Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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Nello specifico, il presente articolo è stato realizzato dal Prof. Renzo Barbattini dell'Università di Udine, che ha fornito anche le immagini.
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E VOI CHI DITE CHE IO SIA? CONOSCERE GESU' NELLA SUA TERRA E CONVERTIRSI
PELLEGRINAGGIO IN TERRASANTA

 

 

Questo è il titolo del pellegrinaggio effettuato da alcune famiglie della parrocchia di Roveleto (foto 1) dal 21 al 27 agosto u.s.

I partecipanti al pellegrinaggio ripresi al Monte Scopus; sullo sfondo Gerusalemme.
(Foto Costi)

Rientrati alle nostre abitazioni, posso affermare che è stato proprio un “bel” pellegrinaggio coordinato dal parroco di Roveleto (don Umberto Ciullo).

Don Umberto, nei vari momenti di lectio divina (foto 2), ci ha aiutato a immergerci in Gesù; non è stato il solito pellegrinaggio “mordi e fuggi” (oso dire turistico); siamo, infatti, abituati a pellegrinaggi in cui chi visita la Terra Santa, si ferma principalmente nei santuari cristiani eretti al di sopra dei “luoghi santi”. E’ questo l’approccio più comune dei pellegrini cristiani, i quali visitano il paese fin dal secolo IV; è triste costatare che, per la mancanza di tempo e anche per una diffusa e insufficiente impostazione metodologica e culturale - e forse anche teologica - questi pellegrinaggi si riducono spesso a una corsa da un santuario all’altro.

Lectio divina a Cafarnao

(Foto Foroni)

Così non è stato per il pellegrinaggio coordinato da don Umberto (con la collaborazione fondamentale, per gli aspetti tecno-organizzativi di Graziella Rapacioli e di Davide Narcisi).
Un aspetto che mi ha profondamente colpito e che si è rivelato di fondamentale importanza, per un’ottimale coesione del gruppo dei partecipanti, è stato il non aver soggiornato in alberghi ma in case di “consacrati” (Casanova a Tiberiade e S. Pietro in Gallicantu a Gerusalemme); in esse si è vissuto abbastanza bene ma similmente a un ostello si è operato in autogestione.

Qui di seguito riporto il titolo delle belle riflessioni di don Umberto, fatte in relazione alle divere tappe del pellegrinaggio. “Una giornata con Lui: Gesù a Cafarnao” (Mc 1,14-39; Tiberiade, Cafarnao, Tabga, Monte delle Beatitudini, EinGev); “La grazia dei segni che esplicitano la fede” (Mc 9, 2-10; Monte Tabor); “Tra la coscienza di Gesù e quella dei suoi amici” (Monte Scopus di fronte a Gerusalemme); “Aspettative deluse e tradimenti” (Gerusalemme, città vecchia); “Davvero era il figlio di Dio. Pienezza dell’amore, pienezza della rivelazione” (Mc 15, 25-41; Monte degli Ulivi, Bethesda, Via Crucis, Santo Sepolcro); “Voi cercate Gesù Nazareno” (Mc 16, 1-8; Romitaggio dei Getsemani).

Due incontri hanno caratterizzato questo pellegrinaggio.
Il primo è stato con Yehuda Stolov, fondatore e direttore di Interfaith Encounter Association (IEA, www.interfaith-encounter.org). Quest’associazione d’incontro interreligioso si dedica, fin dal 2001, a promuovere la pace in Terra Santa e in Medio Oriente, attraverso il dialogo interreligioso e interculturale. Lo stesso Stolov ha affermato: ” Crediamo che la religione, piuttosto che essere una causa del problema, può e deve essere una fonte della soluzione per i conflitti che esistono nella regione”. In riconoscimento del suo lavoro, l’UNESCO ha riconosciuto l’IEA come un’organizzazione che sta contribuendo alla cultura della pace.

Il secondo con Fra Pierbattista Pizzaballa , attuale Custode di Terra Santa (it.custodia.org); l’origine della Custodia di Terra Santa è fatta risalire al 1217, anno in cui a Santa Maria degli Angeli, presso Assisi, si celebrava il primo Capitolo Generale dei Frati Minori. S. Francesco, con gesto ispirato, decise di mandare i suoi frati in tutte le nazioni . Nel sito, infatti, si legge: “Francescani missionari a servizio della Terra Santa. Siamo una fraternità di religiosi chiamata da Dio da tutte le parti del Mondo per una missione speciale: "custodire i luoghi della Redenzione".
Siamo parte di un Ordine Religioso della Chiesa Cattolica, l’Ordine dei Frati Minori, conosciuti come i francescani. Il nostro fondatore, san Francesco d’Assisi, all’inizio del secolo XIII mosso dall’amore per Cristo Povero e Crocifisso si recò in Medio Oriente per “toccare” quei luoghi che fino ad oggi costituiscono una testimonianza insostituibile della rivelazione di Dio e del suo amore per l’uomo.
In quel suo pellegrinaggio, nonostante il guerreggiare delle crociate, incontrò e dialogò a Damietta, in Egitto, con il sultano Melek al-Kamel, il cui governo si estendeva fino alla Terra Santa. Fu un incontro pacifico, che diede inizio alla presenza dei francescani in Terra Santa e che segnò anche lo stile della nostra presenza lungo il corso dei secoli, fino ad oggi”.
Queste sono alcune delle parole di Fra Pierbattista Pizzaballa: “Il compito della Custodia è una grande grazia, che la Provvidenza ci ha affidato.
Ma la tensione è sempre quella di interrogarsi sulla persona di Gesù. Perché questi luoghi ci devono rimandare a Lui. Nazareth, Betlemme, Cafarnao Gerusalemme invitano alla preghiera, ma invitano anche a interrogarci su quel Gesù che qui compì i suoi passi e sulla Chiesa che in questi luoghi celebra e ricorda ogni volta un momento particolare della sua vita. Custodire significa innanzitutto amare, curare, avere a cuore, avere vicino. Custodire per noi oggi significa essere su quei luoghi, dar loro vita con la liturgia, pregando e animandoli”.

Il pellegrinaggio è terminato con la celebrazione della liturgia eucaristica presso il Romitaggio dei Getsemani, preceduta da un lungo momento di riflessione in questo luogo dove Gesù era “solito venire”; qui Gesù ha fatto la sua più grande Preghiera, di qui è partito per andare al Calvario e al Sepolcro; sono soprattutto questi i “fatti che ci salvano”.
Nonostante un lieve disturbo causato dalla vicina strada è ugualmente bello pregare qui, perché Gerusalemme è solo qui.

Stemma della Custodia di Terra Santa
(Foto Costi)

 

Stemma della Custodia di Terra Santa

Nella parte inferiore risalta la “croce di Gerusalemme” o croce gerosolimitana (detta anche “croce cosmica”): una croce greca (avente cioè tutti i bracci uguali) “potenziata” (cioè con le estremità terminanti in una piccola traversa) di colore rosso su sfondo bianco cantonata da quattro croci più piccole; dal XV secolo è il simbolo della Custodia di Terra Santa.

Riprende lo stemma del Regno Cristiano di Gerusalemme, nel quale però la croce, nota anche come “croce di Goffredo di Buglione” era d’oro su fondo argento (e presente ancor oggi negli stemmi delle famiglie che hanno avuto membri sul trono del Regno crociato: Savoia, Asburgo…). Essa contravveniva volontariamente alla regola araldica che proibisce di "sovrapporre" gli stessi “colori” (o, come in questo caso, “metallo” su “metallo”), le croci d'oro sono sovrapposte al fondo d'argento, per meglio marcare il prestigio totalmente particolare di questa città. Fu anche emblema dei Canonici Regolari del Santo Sepolcro e, attualmente, la croce in smalto rosso è anche il simbolo dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme (Ordine ancora vigente, da non confondere con i Templari) i cui cavalieri ricevevano l’investitura dai Francescani (oggi dal Gran Maestro dell’Ordine: un cardinale residente a Roma).

Il significato per il quale la Custodia francescana l’ha adottato, consiste nel ricordare la Passione di Cristo e il suo “dominio” universale. Per molti, infatti, il numero delle croci (quattro piccole più una grande) simboleggia le cinque piaghe di Gesù sulla croce. Mentre la croce, da sempre simbolo del cosmo attraverso il numero quattro che rimanda ai quattro punti cardinali e dell’infinito, sta a significare la presenza cosmica della potenza divina. Nel XVII secolo, grazie allo studioso francescano Francesco Quaresmius fu promossa in modo particolare la devozione delle cinque piaghe di Gesù. Francesco Quaresmius evidenziò l’unicità del suo Ordine, sottolineando il collegamento tra le cinque piaghe di Gesù e le cinque stigmate del fondatore dell’Ordine, san Francesco. Oggi la croce “di Gerusalemme” si trova anche sulla bandiera nazionale dello stato (ex URSS) della Georgia, negli stemmi dell'isola di Portorico, della città francese di Aix-en-Provence e negli stemmi dei Comuni italiani (tra gli altri) di Aci Sant’Antonio, Paesana e Canosa di Puglia.

Da notare che i bracci della croce sono “potenziati”, essi ricordano una “T” (tau) e questo simbolo, mutuato dalla tradizione ebraica, era il simbolo degli eletti, ricordava il sangue dell’agnello pasquale con il quale furono cosparsi gli stipiti e l’architrave delle porte di casa degli ebrei durante la cattività egiziana, la notte che l’angelo della morte passò per prendere con sé i primogeniti di coloro che non avessero adempiuto a questa prescrizione (è una delle celebri “Piaghe” della Bibbia). Per i primi Cristiani la “tau” rappresentava la croce di Cristo (studi recenti hanno dimostrato che lo strumento romano per la pena capitale aveva una forma più simile a una T che a una vera e propria croce). San Francesco usò il simbolo della “tau” nell’unico suo autografo pervenutoci: la “Benedizione a Frate Leone” e ne prescrisse la rappresentazione nelle celle dei monaci. Inoltre egli aveva visto come questo simbolo fosse portato anche dai Frati dell’Ordine Ospedaliero di Sant’Antonio di Vienne (città del Definato), organizzazione dedita all’assistenza dei poveri e dei viandanti, diffuso in tutto l’Occidente, che egli aveva incontrato e ammirato per la loro dedizione a Roma. Per questa ragione ancora oggi la “T” è un diffusissimo simbolo francescano.
Quaresmius introdusse un’importante aggiunta nella parte superiore dello stemma della Custodia di Terra Santa: le braccia incrociate simbolo dell’ordine Francescano. Questa rappresentazione è molto conosciuta, si trova su tutti i monumenti legati all’Ordine e si blasona: “D’azzurro, alle due braccia passate in decusse (incrociata ad X) uscenti dai lati, il sinistro vestito del saio francescano con il segno del chiodo nel palmo della mano, il secondo nudo al naturale e attraversante con lo stesso segno alla palma della mano; alla croce latina d’oro raggiante tra le braccia”. Non è chiara l’origine di questo simbolo: secondo la leggenda più nota, narrata da San Bonaventura, sul punto di morte il santo fece chiamare tutti i fratelli e “…quasi cieco e ormai prossimo a morire, incrociò le braccia e stese su di loro le mani in forma di croce (aveva sempre amato questo gesto) e benedisse tutti i frati, presenti e assenti, nella potenza e nel nome del Crocifisso”. Per indicare che la benedizione era impartita da Francesco “nella potenza del Crocifisso”, le due braccia dello stemma sono raffigurate una vestita e una nuda a indicare il braccio di Francesco e quello di Gesù.
Un’altra leggenda racconta che nel 1213 Francesco fu ospite a Susa della contessa Adelaide, moglie di Tommaso I di Savoia, il quale donò al santo un terreno per edificarvi un monastero. In cambio ella chiese un ricordo e Francesco gli donò una manica del suo saio (che è tutt’ora venerata nella cattedrale di Chambery in Savoia) e durante il viaggio di ritorno ad Assisi tutti lo videro benedire con un braccio nudo e uno vestito.

Questo stemma è sovrastato dalla colomba dello Spirito Santo, indicante che in quella Terra è avvenuta l’incarnazione di Gesù, e da una corona nobiliare simbolo di sovranità (tecnicamente si dice che lo scudo è timbrato dalla corona) a sottolineare l’indipendenza della Custodia dal potere temporale locale (e soggetta, purtuttavia, al Santo Padre), in passato indicava anche che la sede deteneva un titolo nobiliare (in questo caso di rango Principesco) o che il Capitolo Canonicale possedeva un titolo nobiliare per i loro membri). Lo scudo, posto all’interno di un “cartoccio” di forma neo-barocca è contornato da due rami: uno di palma (simbolo di regalità e martirio) e uno di alloro (simbolo di gloria e immortalità).
Dallo stemma si diparte un motto (S[anctus] Mons Sion in Jerusalem) che sta a indicare “il Sacro Monte Sion in Gerusalemme”: il Sion è una modesta altura di circa 700 metri d’altezza sul livello del mare, sulla quale avvenne l’insediamento del nucleo originario della città di Gerusalemme, sede dell’Ente.

 

 

 


Note:

1) Una simpatica nota: Fra Pierbattista Pizzaballa è parente del famoso portiere di calcio che negli anni ’60 e  ’70 militò nell’Atalanta, Roma e Milan; ancor oggi Pierluigi Pizzaballa deve la sua fama soprattutto alla leggenda della figurina introvabile nelle collezioni Panini.
2) Nel box in alto è riportata la descrizione araldica dello stemma della Custodia di Terra Santa (foto 3).
3) Per “Romitaggio del Getseman” si intende tutto il grande giardino che si trova di fianco alla Basilica dell'Agonia e si estende fino al cimitero ebraico. È stato trasformato in un “luogo per pregare a Gerusalemme” per interessamento di Fra. Giorgio Colombini ofm.

 

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