Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori.
Nello specifico, le poesie sono stati scritte dalla D.ssa Rosita Taddeini, la grafica e le immagini sono state fornite da Cartantica, trannne quelle realizzate da Andrea Leganza che compaiono nel sito con il link a http://www.flickr.com/photos/neogene
Tutti gli articoli degli altri Settori sono state realizzati da Patrizia di Cartantica che declina ogni responsabilità su quanto fornito dai collaboratori.

"N.B.: L'Autore prescrive che qualora vi fosse un'utilizzazione per lavori a stampa o per lavori/studi diffusi via Internet, da parte di terzi (sia di parte dei testi sia di qualche immagine) essa potrà avvenire solo citando esplicitamente per esteso (Autore, Titolo, Periodico) il lavoro originale."

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SILLOGE DI POESIE

"FAVILLE"

(1987 - 1992)

 

A tutta l’umanità, perché, alla
vigilia dei 2000 riscopra con l’aiuto
Divino il valore della fraternità

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IL DOLORE

Lacera le membra
il male, si che
il cuore sospira
per l’acuto dolore.
Lo spasmo attanaglia
le carni esauste,
offusca la mente.

Confuso vaga
lo spirito silente,
indagando il perché.

Allorchè scopre la Verità,
i nerme giace,
rifiuta la luce
e a se stesso mente,
agognando la pace.

VERONICA

Figlia, figlia mia
chi più di me
può dire:
Ho vissuto il tuo battito,
ho plasmato la tua vita
ho fuso il mio sangue al tuo.

Tu creatura meravigliosa
mia gioia, mio vanto
già accarezzavi il mio viso
sorridevi al mio sorriso.
balbettavi - Mamma -.

Ascolta ora la mia voce angosciosa,
rispondi al mio grido di dolore,
asciuga il mio pianto,
dona al mio cuore
una ragione, senza pietà.

La generazione di una vita:
è amore e la morte………???

Silenzio: odo la tua voce:
‘E’ nascita alla vera vita
quella perduta all’inizio della Creazione,
E conquista della verità,
il possesso della Luce”.

UNA FAVOLA VERA

(Storia letta sulla Rivista ‘‘Gente’’)

Lee
avevi solo 15 anni
e già la vita diligentemente
ti aveva resa sapiente.

Conoscevi la beltà della giovinezza,
l’amarezza del dolore,
la viltà del male
che non perdona,
i silenzi senza speranza
l’impotenza della scienza,
della fine il terrore.

Fortunatamente
la bellezza dei sogni
La potenza dell’amore
trasformarono le tue ultime ore
in un addio dolcissimo
colmo di tenerezza.

Le onde dell’oceano
furono culla
al tuo corpo sfigurato
ed esultò il cuore per l’ebbrezza.
Tornò sul viso il sorriso
allorché i delfini Nat e Tursi,
s ensibilissime creature,
coprirono di baci e carezze
il tuo volto emaciato.
Ti sollevarono dolcemente
e tu nuotasti verso l’infinito.

Appagato il folle desiderio
solo allora affrontasti la tua sorte
nascondendoti fra le braccia
di papà nell’ora della morte.
Per cancellare totalmente il passato,
il tuo cammino doloroso
chiedesti al tuo papà amato
di perpetuare il tuo unico
momento di felicità,
affidando al mare
e ai delfini, le tue ceneri
affinché l’onda dissolvesse
l’olocausto della tua età,
dei tuoi cari il lamento.

Dolce fanciulla
riposa in pace anche
se la tua vita
è durata quanto un fiore.
Ha permesso a molti di consumare
il pane della fraternità,
ha permesso di donare
con La vita all’Umanità
un messaggio d’amore

Ml SEMBRA IMPOSSIBILE
(A mio fratello Giampaolo)

Ho nelle orecchie
la tua voce.
Ho negli occhi
Il Tuo volto.
Ho nella mente
il tuo pensiero.
Ho nel cuore
il tuo sentimento.

Ma vedo il nulla,
sento il vuoto
percepisco il silenzio
ed ogni ricordo si dissolve
nel triste tormento.

E’ stata realtà
la tua vita?
abbiamo veramente vissuto
insieme il tempo?
Scoperto giorno per giorno
il miracolo della beltà,
del successo la salita
conosciuto gioie, dolori,
le sconfitte, le vittorie,
vissuto dell’oggi i! momento
con tanto fervore?

Se ti penso polvere
mi assale il terrore,
ritengo inutile ogni fatica,
disprezzo il male
che ha la morte per Amica.

Mi sembra impossibile...
ma dico:
“Sei stato entità
e oggi più di ieri
per Fede hai la Vita,
senza fine".

Cosi insieme costruiamo
ancora con semplicità
quel mondo senza confine
che ha per Re l'‘Amore
e per suddito ogni cuore
che anela all’immortalità.

CARRELLATA Dl RICORDI
(A mio fratello Giampaolo)


Inconscio del pericolo
veloce creasti nella siepe un varco,
ma il tuo piccolo corpo
frenò per miracolo
la corsa del veicolo.
Un di’, a finestra aperta, eretto
su un bianco tavolino
mozzasti il fiato
a chi ti afferrò stretto
prima che volassi nel prato.

Ribelle ad ogni formalità
dichiaravi guerra
con il silenzio più ostinato,
imponendo la tua personalità.
Odiavi lo studio, l’educazione
detestavi il metodo
d’insegnamento
deplorando ogni costrizione.

Poi la maturità, l’esperienza
tracciarono la tua vita,
la scienza arricchì la mente
così fosti uomo di sapienza
e profondità di sentimenti.

Indicasti, come regista
l’entità del sublime
nelle piccole cose del Creato,
rivelandone la vista,
se per ignoranza trascurato.

Ogni silenzio o minima voce,
come per magia
per te, abbandonava il mistero
e diventava pura armonia.

Per te il passato era presente,
ogni immagine vedeva la luce
perché nulla del trascorso si perdeva,
creava bagaglio della mente
e sull’orgoglio faceva leva.
Per te niente era stranezza
portavi alla ribalta
luci ed ombre di ogni cosa,
tutto era ricchezza,
inestimabile tesoro.
Per te la famiglia era nucleo
forza inoppugnabile della società.
Vulcano di ispirazioni
per la formazione di ogni coscienza
proiettata alla lealtà

Sospiravi la longevità,
aspiravi ad un mondo migliore
ove la perfezione, l’ordine, la libertà
si adempissero senza leggi.
Ora il tuo sguardo è spento
tace il tuo cuore ma...
il tuo spirito ci protegge,
or che accedi all’eternità





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ALTERNATIVA DI COLORI

Ondeggiano al sole
le prime gemme dei frassini,
querce, aceri, pioppi.
Prati color smeraldo
brulicano fra riquadri
color ocra e fiori di trifoglio.

Spalliere pendenti di glicini
coprono ridenti margherite,
orgogliose coppe di tulipani rossi
fra ciuffi gialli di ginestra.

Verdi finestre ridono con begonie rosa,
mentre la pioggia del biancospino
racconta il suo risveglio
al giacinto innamorato.

Tra l’edera serpeggia il ranuncolo viola
ed il peloso geranio trasognato
si cimenta nell’aiola con boccioli di rosa.

L’albero di Giuda, ancora insanguinato
fa l’indifferente con il bianco calice
incipriato della magnolia...

Ogni fiore vuole la parola,
desidera con i colori innalzare
di suoni un’armonia,
che si elevi dalla terra, sul mare
fino al cielo, come profumata sinfonia
e nell’etere scrive la parola “AMORE”.

IN MORTE DI UN ALBERO DI VIA MARGUTTA

Un giorno su carta bianca
una sentenza è stata decretata.
Un sigillo nero segna
l’inconsulta ragione
di una decisione avventata.
In un vicolo ristretto,
un prato di selci
abbracciava le tue radici,
tu innalzavi le braccia al cielo
e difendevi ogni stile e opinioni.
Eri un albero vivo, malizioso
per le tele di un artista;
ispiratore di versi silenzioso
dei poeti più in vista.
Eri un fresco schienale
di conturbanti modelle
suggeritore solerte, leale
di Gattuso, De Chirico, Trilussa.
Eri il polmone di Via Margutta
tra le ombre del giorno e sotto le stelle,
allorché lasciavi cader le foglie
senza incertezza le donavi premio
a cornici pregiate, a tele famose.
Eri scrigno prezioso
di segrete fughe della mente
di poesie scritte con i pennelli,
dei ricordi, successi, fallimenti.
Eri il decoro
di decoratori e pittori
l’ombrello di chi attende
sotto la pioggia o il sole
l’estro e la follia del ricco compratore.
Eri veramente un albero famoso
muto spettatore,
di una Galleria di dolci ritratti
frenetici cavalli, vallate in fiore.
Ora che hanno stroncato la tua vita
la tua assenza offre novità:
Orsù, affida il fruscio delle fronde
alle ali delle rondini
affida il bisbiglio dei tuoi rami
al crepitio della fiamma.
Affida il tuo ricordo e vanità
ai quadri di ‘Roma Sparita”.

 

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SOGNI NOTTURNI

Danzano a centinaia,
nel mondo sfrenato del sogno,
le immagini del passato.

Ti afferrano, circondano
soffocano, serrano
ogni tuo lato.
Sembrano reali
cariche di speranze,
ricche di promesse.

Convinta, ti protendi
ma delusa afferri
un'evanescente messe.
Sono immagini
di un mondo ultraterreno?
Sono ricordi
che popolano la mente,
che riaffiorano nel sonno
ma al risveglio
ti fanno venir meno?

Da chi invochi la risposta?
Corne nella notte,
tutto silenzio.
Allora???

All’aurora ignora quel mondo
Perché tu sia tra i vivi disposta
e perpetuare il girotondo.

LA LIBERTA’ E’ PACE

Da sempre
l’anima umana
voga nel vortice
delle aspirazioni, dei desideri,
dei sogni, delle tentazioni.
S’aggrappa ora all’oro
ora al seggio del potere,
allla voluttuosità dei sensi
al turbinio delle passioni,
alla sete del sapere.

Vuole fendere i cieli
scandagliare i mari,
aspirare l’infinito,
dominare l’umanità
correre senza fiato;
andare, vincere, tornare,
senza fardelli e ataviche tare.

L’impresa è immensa
oltre i confini dell’umano.
Solo un andar lento
senza orgoglio, con umiltà,
immersi nel silenzio
all’unisono con l’immensità
si potrà superare il terrore,
godere la libertà
Conquistare la pace,
vincere ogni timore e dolore.

IL SOGNO

Quanto è bello sognare
tutta l’umanità in pace.
Che ogni mano stringa
qualunque mano.
Che ogni bocca consoli
il fratello sofferente.

Come è bello ascoltare
che l’invidia tace.
Che non è vano sperare
che alcuno finga
ed agisca subdolamente.

Come è bello sognare
che ogni cuore, come ape
voli, aspiri
il nettare di ogni altro cuore
e doni quel miele che è Amore.

LA FANTASIA

O leggiadra fanciulla
che a cavallo del tuo destriero alato
lasci il monte, percorri la vallata
sfiori le onde e raggiungi l’orizzonte,
lasciati afferrare
chiamare con il tuo nome “Fantasia”.

A te affido le mie fughe,
vestile con le note della poesia
porta per coralli i miei sospiri,
sia il vento il mio sentimento,
la molla dei tuoi voli sconfinati.

Nulla ti sia di impedimento
alla tua folle corsa
per raggiungere quel mondo
illuminato dal fulgore dell’Amore.

TERRA SENZA FRONTIERE

Sogno
ambito
agognato
inseguito
sperato
del passato.
Amato
nel presente.
Realizzato
nel futuro?
O terra
dì ognuno
di tutti
sei approdo
di pace
senza bandiere
non ostello
affinché
nessuno
sia Caino
per il fratello.
Oh terra
Sei tu
non scrigno
di lutti
ma oasi
senza frontiere.

VORREI

Vorrei
fuggire i! mondo
correre senza piedi,
il fondo toccare
dì una strada senza fine.
Vorrei
dormire su un ramo,
all’alba afferrare
un raggio di sole
e fra i fiori far girotondo.
Vorrei salire su un pioppo
e le foglie più alte toccare
raccogliere le stelle
una corona foggiare.
Vorrei
saltare tra i flutti
del mare penetrare
le acque profonde,
indenne risalire.
Vorrei
soffiare come alito di vento,
fra gli alberi scherzare
far udire il mio lamento,
intonare un’armonia di pace.
Vorrei, Vorrei, Vorrei
sconfiggere il dolore
tutti abbracciare
e travolgere in un canto d’amore

FINESTRA APERTA

Lo sguardo si perde nel vuoto,
solca il cupo firmamento
gemmato di stelle.
La falce pallida della luna
respinge i sospiri e
ingigantisce il sentimento.

L’occhio cerca le galassie disperatamente
dirige a quelle strade bianche i suoi passi,
per evadere totalmente la realtà.

Esplode dalla finestra aperta
un mondo perenne di luce
d’immensa, profonda beltà.
Dona pace, come natalizia offerta
al tumulto dei sogni:
Dona forza al caos delle delusioni
Dona amore per l’umanità.

 

L’ALTALENA


3 tronchi
2 catene
1 asse
tanti voli.
Quanti sogni!

Una fuga
nel passato
tra le cime.

Tanti sospiri
Per una ascesa
quasi al cielo
di un corpo
senza ali.

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LACRIME DEL RITORNO
(Dalla guerra contro Saddam)

E’ un ondeggiare
di bandiere
piccole, grandi
di braccia alzate,
festanti:
di voci, di canti
osannanti

Ali di corpi frenetici
che sulla terra vibrano,
come sparvieri
nell’etere...

Sono tanti, tanti
anelli vivi
di una catena
che serrano
soldati stanchi
stremati dall’attesa,
volti solcati di lacrime
di commozione

Ma il loro è un andare
lento, quasi frenato
dal bagliore di bombe
già cadute
ma che ancor bruciano
i loro occhi attoniti
i loro cuori frenetici.

Le carezze dei figli
li sfiorano
ma credono sia il vento
del deserto, che ancora li avvolge
in terra straniera
E vanno, vanno, vanno
perché fissano un punto lontano,
e l’ora della pace attesa.

CAMPIONATI SUL GHIACCIO 1987

Quali farfalle
librate nell’etere
per desio d’amore,
dolcemente
lambiscono il fiore
e nell’etere si dissolvono
fuse al suo odore,
così a Cincinnati
creature in fiore
strettamente avvinte
nel vortice dello danza
- per desio dell’oro -
freneticamente
sfiorano il ghiaccio,
figurano ogni nota
dei valzer inebrianti
e fusi alla dolce melodia,
strappano di applausi un coro.

In quell’arte di poesia
di grazia e maggior destrezza.
si compete per un titolo di priorità

Così corpo, braccia, mani
gambe, vesti, fisico, bellezza,
chioma, sguardi, sorrisi
tutto volteggia, danza
velocemente,
due in uno
quale trionfo di giovinezza,
in questa fuga
sull’ali della musica,
spirale di pura eleganza.

Splendore armonico
di un quadro vivente
di membra in corsa.

A Cincinnati è una gara
ma sembra l’apoteosi della vita.

IL PENSIERO

Concepisce
analizza,
genera,
immagina,
sintetizza,
costruisce,
percepisce,
valorizza,
corre,
guida,
spazia,
trionfa,
distrugge frontiere,
annulla conflitti,
elabora folle,,
sopprime barriere.

Supera difficoltà
alla ragione impossibili
e tutto fà
perché possiede
il dono
della libertà.

IL SENTIMENTO

Dal cuore
il sentimento
erompe improvviso,
di odio,
di riconoscenza,
di ribellione,
di sottomissione,
di tristezza,
di disponibilità,
di annullamento,
di letizia,
di libertà,
di sicurezza
di terrore
di unione
di amore
dì fraternità
creando inconsciamente
dì ognuno
la personalità.

LA MAMMA

Due occhi profondi
effondono luci.
Due braccia sicure
stringono un miracolo.

Sono due corpi avvinti
ma un anima sola.
Due mondi, ma...
in un tutt’uno assorti
in una dolce contemplazione.

Ammirate, sentirete
tanta commozione.

Nel silenzio totale
quelle bocche senza parole
si donano il più silenzioso
colloquio.
Baci appena accennati,
impalpabili carezze
figurano la sublime
armonia.

Nel mondo, c’è male,
ansia, terrore, ma loro due
sono un'oasi di pace.

Chi difenderà l’inerme
con tenerezza?

Solo quell’Amore
donerà gioia, fortezza
e genererà l’uomo
del domani.

TROFEO Dl SCACCHI

Su una scacchiera
dame e cavalieri
bianchi e neri.
Un tavolo
due sedie
speranze e ansie.
Un trofeo
due uomini ……….
risoluzioni immani.

Il volto è teso
le labbra senza sorrisi,
sono maschere in lotta
con fiato sospeso.
Un duello silenzioso
di Re e Fanti
senza invocazione di Santi.

Le dita si muovono appena
ma i corpi sussultano:
il fuoco d’attenzione
è molto ristretto
la regola del gioco frena,
invano, gli impulsi.

Il silenzio rifiuta
ogni eccitazione:
la mossa è muta.
Vedi distintamente.
rapida, la risposta
delle sinapsi della mente.
La rete nervosa
capta, restituisce
lo scacco matto
senza posa.

Ore interminabili
prive di commento
travolgono detto fatto
geni veramente abili.
Ma improvvisamente...
l’ultima torre cade,
perché l'alfiere
non ha saputo anteporre
ottime barriere.

Un'esclamazione
chiude la partita!
Solo ora gli sguardi si incrociano
sull’esaltazione
di un reciproco valore
e le labbra pronunciano
un grazie di cuore.

IL SANGUE

Ninfa preziosa
che scorri nell’immane
groviglio di vie pulsanti,
tu doni ossigeno, vitalità
alla cellula che rigogliosa
risveglia la sua cariocinesi misteriosa.

Sei come l’albero della mimosa
carico di mille sfere
che ai primi tepori
si ammanta di fiori
ed annuncia la nuova primavera.

Tu non hai il colore del sole
sei rosso come il fuoco,
indispensabile come l’aria
quale fonte di vita
per ogni vita.

TERZA ETA’

Il tempo scorre,
i ricordi si avvolgono
in un gomitolo stretto:
le ore, i giorni formano
un unico filo
difficile a dipanare.

La vita, come veste logora
ha perso colore,
cade informe
dalle membra stanche.

In fondo al cuore
languisce la speranza
senza più luce.
Silenzio, ombre
accentuano il terrore,
imprigionano lo spirito,
frenano ogni tracotanza.

Questo tempo non è
più il proprio tempo,
il mondo ha un volto nuovo,
mantiene la distanza
come fossi un esule
di terre sconosciute.

Lo sguardo attonito
nel vuoto, perché
non vuole più guardare.
Ode, ma non ascolta
e il cuore più non freme
non sa, non vuole
più amare.

La tua era è finita,
lascia cadere a terra
il gomitolo della vita
e fra le mani serra
l’attesa del tramonto.

AL CLOWN DELLA VITA QUOTIDIANA


Ridi pagliaccio
ma nascondi le lacrime
con la cipria.
Anche se scoppia il cuore,
esploda la risata
sulle tue labbra.

Cela ogni triste fatto
quando affronti le cime
dell'ilarità.
Porgi come un fiore
a quelli della tua cordata
l'oppio del ricordo
con genialità.

Sospira con il canto
quell'era lontana
che fa danzare il cuore
nudo da ogni maschera.

Oggi la risata, tuo vanto,
per gli altri è dolce,
al sofferente è amore:
Vera fraternità.

IN GIARDINO

Odo il fruscio delle fronde
mentre il vento accarezza
le tue labbra desiderose
di luce, di vita.

 

 

 


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SETE D’INFINITO

Bevo
la goccia di pioggia
che corre sulle foglie
velocemente.

Bevo
il raggio di sole
che gioca con i petali
di un fiore gioiosamente.

Bevo
il sorriso di un bimbo
che nasconde
tra le braccia materne
il suo timore

Bevo
la luce brillante
delle stelle a sera
nell’ultimo chiarore

Bevo
la gamma dei colori
che nell’orizzonte si specchia
nei flutti del mare.

Bevo
il fuoco del tramonto
dietro il monte
cupo per le ombre della notte

Bevo ogni sentimento
dell’umanità
dal pozzo della vita
avidamente.

Bevo
ogni espressione
di beltà quale frutto
dell’Amore Divino
immeritatamente.

Tutto
ho bevuto senza fiato;
ora il cuore assetato
è placato.

Ho trovato in ogni cosa
la Voce dell’infinito.


TACI

0do il silenzio
nell’armonico
incanto dell’aurora.
nella sinfonia rosa
dei tramonto.

I pensieri
silenziosi si infilano
in ipotetiche spire
di profumo e...
scrivono nell’etere
l’imperativo:
“Taci”

Lascia che l’azzurro
intersechi il rosa,
il giallo coroni
il rosso, il viola.
Che un arcobaleno
congiunga terra e cielo.
c on le corolle dei fiori
nella pace silenziosa
percepisci,
o meraviglia,
la più dolce melodia:
suona in sintonia
con il creato.
Il bianco diventa luce
Il silenzio: Parola.

L’IO

Entità
spesso sconosciuta
per la corsa frettolosa
fra i meandri della vita.
L’età
sveglia la coscienza inaridita,
l’ignoranza pericolosa.
Su via
conosci te stesso,
ma non abissarti
nel mare della malinconia.
Risali
il fiume del tempo,
che silenzioso va
verso la pace dell’Eternità.
Conoscerai te stesso
godrai la felicità
se solo guarderai
le pallide ninfe dei ricordi
senza pungerti
con le spine dei desideri
rimasti lungo le rive,
Inconsciamente
scoprirai te stesso
e la verità
per l‘Amore
sole di vita.
Finalmente
rinuncerai a tutti i regni
allorché
capirai che l’io
è un riflesso di Dio.

 


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CONCERTO DI CAPODANNO

Sol, mi, do
do, re, mi...
un’alternanza
travolgente di suoni
luci ed ombre musicali,
colori, fiori...

Nel silenzio osannante
la magia della musica
esplode dolce,
ritmica, penetrante,
travolgendo cuore e mente
sulle onde di un valzer
inebriante, conturbante,
che muove ogni membra
in un unico sussulto.

L’armonia celeste
visualizza il fulgore
dell’aurora, il trionfo
della luce, il connubio
del divino con l’umano.

Non è una mano che
ondeggia veloce su un'arpa
né dita che danzano
sulle corde dei violini
ma ali angeliche che
umanizzano in suoni
e creano un armonia di estasi
per i! Nuovo Anno.

RICORDO DEL 16 AGOSTO A CASTRQCARO (1936)

Nel giorno di San Rocco
un lontano di’ a Castrocaro
avveniva una festa particolare.
Campanacci con il loro batocco
chiamavano all’avvenimento raro
i cittadini dal loro focolare.
Tori, mucche, pecore, vitelli
bardati con cinghie e nastri rossi
sfilavano per le strade lentamente.
Dei destrieri non avevano i mantelli
ma trascinavano carri e vincastri,
che mostravano orgogliosamente.
I loro zoccoli non affondavano
il 16 d'agosto, nella zolla arata.
Quel giorno era festa
con altro la via era segnata
ad ogni loro giusta siesta.
Il viale di zucchero profumato,
croccanti, biadine appena sfornate
attiravano il passante.
il ragazzo tutto agghindato,
le ragazze innamorate
il forestiero senza volante.
Il sole dardeggiava il viale Marconi,
il viavai festante
brulicante e multicolore
Rideva con i fiori ogni balcone,
salutava con gioia i! viandante.
Il Santo dell’Amore per il prossimo
pur morto, riuniva come nell’arena
dopo tanti anni, ogni creatura viva.
Voleva ancora che tutti fratelli fossero
per superare con l’unione ogni pena,
d’ogni lavoro l‘iniziativa
e felici far festa al Signore,
di ogni dono della terra dispensatore.

POESIA

Non è poesia
sol quel verso
che suona
melodico
sul foglio terso.
Ma è poesia
ciò che il cuore
canta
nell’esuberanza
di un evento.
E’ poesia
la scintilla
che illumina
un momento dì vita
di un intenso
sentimento.

IL VERSO

Rientrare nel mondo dei versi
è un vortice
di ricordi del passato,
di voci e silenzi del tempo,
oblio di realtà,
luci e ombre di vita
di volti senza età.

E’ un riaffiorare di ritmi
che nell’amplesso della danza
proietta all’eternità.

Poesia è armonia,
sincera coppa di elisir
che inebria il cuore
e lo travolge d’Amore.


UN PIANOFORTE

Roma è in vacanza.
E’ chiusa ogni finestra e soglia.
L’etere ricco di umidità
immobilizza ogni foglia
anche se una campana
oggi, giorno di festività,
suona in lontananza...

Un pianoforte improvvisamente
rompe il silenzio
Dall’alto le note
come fresca cascata
rotolano impetuosamente.

Le labbra rimangono immote.
Non vogliono accompagnare
la musica con il canto
ma solo ascoltare
quella melodia amata.

Dita invisibili
toccano velocemente
tasti bianchi e neri,
le corde della tastiera frenano
per mano guidata
dalla mente sapientemente.
Di suoni, l’aria è impregnata,
da fili multicolori
pare attraversata,
che invitano alla danza, i fiori.
D’ora in ora il tempo vola,
l’anima, rapita nell‘estasi
di un età lontana,
non piange sola,
ma balla con i ricordi
al suono della dolce musica,
nella reale pista della vita

 

 

 

 

 

 

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TEMPORALE D’ESTATE

Improvviso
un fragore di tuoni
un lampeggiare di fulmini
è l’avviso
di un temporale,
Corrono
nel plumbeo cielo
nuvole arruffate
Ogni foglia per il vento
si libera dal suo stelo
ed è percossa da goccie
di pioggi0 arrabbiate
In un momento
luce e suoni sono in guerra
sterzano l’aria
percuotono la terra.
Poi lentamente
il cielo si squarcia
emerge un raggio dì luna
che timidamente
tra le nuvole in marcio
accarezza le stelle
consola la loro caduta
nella notte d’Estate

LE VOCI DELLA CAMPAGNA
NELLE ORE DEL GIORNO


Bisbiglia la campagna
sommessamente
con l’ugola di cento
passeri

Mormora l’ulivo
flebilmente
all’alba per la carezza
del vento.

I primo canto del gallo
Improvvisamente
evidenzia il suo procedere
lento

Chiama rauco fagiano
ripetutamente
la campagna, per mostrare
il suo vanto.

Un cane rompe
fedelmente
del silenzio
l’incanto.

La musica del primo mattino
lentamente,
carica di suoni
le ore

L'aria ormai è tagliata
ferocemente
dal fragore incessante
del trattore.

Un bimbo provoca
scherzosamente
il disperato miagolio
di un gatto

Il sole alto nel cielo
inesorabilmente
accende il canto delle cicale.

L'orecchio è percosso
ininterrottamente
dal volo di api e altri insetti
di ogni grandezza.

Al tramonto ogni voce
sensibilmente
si dissolve nell'etere
carica d'ebrezza.

L'eco della campana
diffusamente
unisce per l'Ave Maria
ogni preghiera.

Ogni nota attende
silenziosamente
il volo luminoso
delle lucciole a sera.

Il bacio misterioso
evanescente
della luna nel cielo
annuncia la notte ormai
come una chimera,
lascia danzare i sogni
abbracciati alle ombre della notte
e finalmente
suona il silenzio
per ogni voce della campagna.

ALL’AURORA

Quale venere sinuosa
sorge dalla spuma delle acque
e lentamente erige
la sua bellezza, imponendola
allo sguardo
Così dalle nebbie del mattino
ai limiti del monte
il sole lentamente
si erige all’orizzonte
folgorando lo sguardo.
Più gli occhi rimirano
o splendore di luce
la vista perde ogni luce,
che miracolosamente
ritrova riflessa nel creato
allorché volge lo sguardo
e tuffa la mente nell’Amato.


IL PRIMO TEMPORALE D’AUTUNNO

Brontola il firmamento
mentre nuvole arrabbiate
solcano il cielo.
La furia del vento
strapazza i fiori
e li somma
alle foglie ammucchiate
La pioggia sferza le piante
gli alberi, le cose, le strade
e straripa fuori
dalla terra, che ancor
non accetta la fine
dell’Estate errante.
Quel ticchettio veloce
dell’acqua balle e ribatte
sulla tastiera del tempo
e scrive la nuova stagione
a nome “Autunno”.
Un sogno improvvisamente
e ricordo rimane
l’Estate, a Primavera
un tempo lontano.
Cerchi inutilmente
in alto il sole.
Vorresti ancora toccare
con mano, la luce
all’arrivo della sera
sentire il caldo quasi afoso
nell’era dei Sol Leone.
Ma l’asfalto luccica
per la pioggia, anche se
riporta la mente a ritroso
e quasi unisce le tue lacrime
alle goccie di pioggia
del primo temporale d’Autunno.

 

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CREDO

APRI LE BRACCIA

Sorge il sole all’orizzonte
dissolve la luna velocemente,
la luce rosea accarezza le foglie
e la brezza solletica i fiori
dolcemente

Svegliati, canta
inneggia alla fonte
di tanta bellezza nascente,
abbandona ogni tormento
tristezza della notte
morente.

Guarda, sorridi
alla luce, all’Amore
che prorompe dal cuore
immenso, senza limiti
freneticamente.

CONSAPEVOLEZZA


Gli anni della vita
come parole
di un discorso muto
rotolano ai piedi
del tuo altare,
non giacciono
come reliquia
ma hanno ali
per la nuova salita.

O meravigliosa sorte
In essa è seminata
la potenza forte
di amare
L’Amore che...
ha vinto la morte.

S. DOMENICO (a Betania) LODE


Dal sorger del sole
al sorger della luna
affacciata alla finestra della vita
l'anima grida
"Son tua Signore"

Non c'è ombra né timore
non solitudine nella salita
in Te, solo fida,
nel Tuo immenso Amore.

Dalle luci dell'alba
alle stelle del tramonto
ogni gioia, ogni dolore
all'ascesa invita.

Per unirmi a Te Signore
nel tempo, nello spazio
nell'ora indefinita
ove regna solo Amore
nella Sua totalità: il Tuo Splendore


A MARIA SANTISSIMA

Ti saluto Maria
calice di purezza
scrigno d’Amore.
Nulla può paragonarsi
alla tua bellezza
nè alcun fiore confrontarsi
con il tuo splendore.

Ti saluto Vergine dolcissima
ancella e Sposa del Signore
figlia e Madre di Dio
avvocata di ogni peccatore
di ogni male oblio
in cielo per la tua umiltà fortissima.

Ti saluto Madre di Grazia
sensibile ad ogni dolore
dell’Umanità.
Ti imploro senza timore:
ascolta ogni cuore
pellegrino su questa terra.
Donaci il Tuo Amore
per sperare l’Eternità.

FINALMENTE

Finalmente
ho acceso
nella grotta di Maria
una luce.

Non è lampada ma fiammella
è una preghiera
che non si spegne
al calar della sera.

Finalmente
Ho portato
alla grotta
un fiore

Non è giglio né rosa
è l’anima mia
che invoca,
ringrazia Maria
senza posa.

Finalmente
alla grotta
ho offerto
il mio io
perché divenga
fuoco d’Amore
per Dio.

NELLA CHIESA Dl 5. FRANCESCO A CASTROCARO

Quanto parla
con il Suo silenzio
un'effige
nascosta fra i fiori
d’avorio.
Gli occhi negli occhi
della Madre più pura,
nel Figlio più Santo.

Sono un effluvio
di vita perenne
all’uomo,
guida sicura.
L’abbraccio materno
al Figlio dell’Eterno
rivela
quell’amore vitale
che unisce al Creatore
ogni creatura.

Il Verbo incarnato
non ha adombrato
di Maria, la Verginità
Ella Lo circonda
con tutta la Sua maternità
ma accetta fra le Sue braccia
anche la nostre umanità.

La Tua immagine, o Maria
non è statica
ma vita.
Effonde Amore
dona pace
ad ogni dolore.

RIFLESSIONE

 

Muore chi nasce
Chi nasce vive per
Morire ………..
e della morte vive
la vita, che non dà
morte

LE STIGMATE Dl S. FRANCESCO

“Quanto amore
con il Suo dolore
ci donò.
Possa anch’io
soffrir quel dolore
per donarGli
un immenso Amore”.

 

 

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