Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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RECENSIONI ED ALTRO SU SAN NICOLA

 

 

http://www.giornaledipuglia.com/2016/12/pubblicato-nicolaus-2016-la-rivista-dei.html

 

 

Pubblicato "Nicolaus’ 2016, la rivista dei padri Domenicani della Basilica di San Nicola"

 

È stato pubblicato in questi giorni il volume dell’anno 2016 di “Nicolaus”, la rivista storico-teologica dei PP. Domenicani della Basilica di San Nicola di Bari (Basilica San Nicola Editore), diretta da p. Gerardo Cioffari o.p., notissimo storico della Basilica, realizzata da Levante Editori.
Padre Cioffari ricorda che nella Basilica di San Nicola di Bari vi sono importanti tracce degli antichi rapporti tra questa istituzione e il mondo ortodosso. Tra i primi contatti concreti notevoli e duraturi vanno menzionati quelli con la Serbia. Infatti, se la Russia ha consacrato i suoi rapporti con la basilica barese già nell’XI secolo attraverso discorsi storici (Slovo) e uffici divini (služba), rinviando a molto più tardi pellegrinaggi e doni, la Serbia li ha fissati in donazioni i cui segni concreti attraverso i secoli sono giunti sino a noi.

«Il particolare modo di vivere la devozione nicolaiana da parte degli zar di Serbia – scrive p. Cioffari – ha perciò la caratteristica dell’unità ecclesiale che continua ad esserci a livello culturale ed agiografico, nonostante le laceranti rotture a livello storico politico e culturale. E se questo discorso vale in generale, ancor più vero si rivela nel particolare del culto verso S. Nicola».

Interessante il sommario che vede nella sezione storica, a cura di p. Gerardo Cioffari, trattare, appunto, degli splendori della grande Serbia nella Basilica di San Nicola di Bari, l’altare d’argento del Milutin, l’icona del Dečanski, la pergamena del Dušan. Di Diego De Ceglia, l’istituzione delle confraternite del Rosario, il ruolo del maestro generale dei Domenicani e degli ordinari diocesani. Donato Giordano tratta del monachesimo benedettino in Basilicata, mentre Antonio Antonetti scrive di Fra Agostino Kažotić o.p., un santo medievale.

Nella sezione teologica, a cura di p. Emmanuel Albano o.p., leggiamo una nota dello stesso curatore che tratta della filosofia ermeneutica in R. Bultmann, il processo di demitizzazione; di Francesco Marino, la dimensione spirituale dell’opera letteraria di Boris Leonidovič Pasternak; di Giovanni Messuti, commento al Salmo 118: interpretazione del versetto 143 secondo Origene ecc. Infine, di Fernando Fiorentino, attualità del mondo di pensare di San Tommaso. Il fascicolo chiude con l’appendice con l’elenco delle riviste della Biblioteca “San Nicola” dei Padri Domenicani.

 

 

http://www.giornaledipuglia.com/2016/12/fatti-e-curiosita-su-san-nicola.html

 

 

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FATTI E CURIOSITA' SU SAN NICOLA


San Nicola di Bari è uno dei Santi più celebri della cristianità.
Nicola o Nikòlaos, che significa vincitore del popolo, è uno dei santi più popolari del calendario liturgico. La sua personalità storica, anche se molto ben conosciuta, non spiega il culto che a lui si rende non solo in Europa ma in ogni parte del mondo.
Del nome Nicola si usano molte varianti, sia al maschile: Nicolino, Nico, Nicol, Nicolò o Niccolò, Nikita, che al femminile: Nicole, Nicoletta, Niki. Nicola è un nome molto diffuso in Italia, soprattutto al Sud e in particolare a Bari.
Tra i personaggi celebri si ricordano il filosofo Nicòla Damasceno (64-4 a.C.), l’astronomo polacco Niccolò Copernico (1473-1543), gli scrittori Niccolò Machiavelli (1469-1527), Niccolò Tommaseo (1802-1874), Nikolaj Gogol (1809-1852), i musicisti Niccolò Piccinni (1728-1800), Niccolò Paganini (1782-1840) e Nikolaj Rimskij-Korsakov (1844-1908), il pianista Nikita Magaloff (1912-1992) e il filosofo e storico Nicola Abbagnano (1901-1990).

San Nicola non è un protettore qualunque, né solo un genio tutelare religioso, ma il Patrono civile di Bari ed i modi con cui onorarlo sono tanti, simbolici e pratici. Egli, infatti, è assertore e difensore del sentimento cittadino e chi trova nel suo culto una semplice forma di superstizione o di fanatismo è un ignorante che non conosce l’anima storica del suo paese.

Il 1° novembre del 1630 fu nominata Santa Teresa protettrice di Bari e l’atto ufficiale fu stipulato nell’ambito dell’Università (il Comune dell’epoca), mentre il giorno dopo, i due sindaci della città, Ferdinando Dottula e Giovanni de Baldis, s’accorsero di aver commesso un grosso errore: l’inversione dell’ordine gerarchico, facendo passare in second’ordine San Nicola e, successivamente, con affannosa corsa procedettero, pur infrangendo le regole del protocollo, a correggere il tabellione municipale (una sorta di albo pretorio sul quale si scrivevano gli atti pubblici). Con una nota a margine dell’atto, si legge tra l’altro “…il gloriosissimo Santo, quale non solo Padre e Padrone di questa città, ma ancora di tutta la Provincia, che perciò si chiama la Provincia di San Niccolò…” (A. Perotti, “Bari dei nostri nonni”, Adriatica Editrice, 1975).

Questo fatto suscitò gran gelosia tra i baresi appartenenti alle due chiese, anche perché era ben noto che il nome del nostro San Nicola è iscritto in testa al volume delle antiche Consuetudini e che la sua effige decorava anche lo stemma urbano di Bari e l’aula del Seggio (sede del magistrato comunale), e poi è arcinoto in qualsiasi latitudine che il nome della città è legato a quello del suo Santo protettore.

I baresi riconoscevano San Nicola anche nell’aspetto fisico coniando una moneta nella quale fu impressa l’immagine del Santo.
Anche nel manuale pittorico del Monte Athos in Grecia, il nostro protettore è effigiato sulla pietra delle laure basiliane (gruppo di celle scavate nella roccia) e sulle bocce della manna. Un giudice barese, Romualdo, utilizzò un sigillo con la più antica immagine barese del Santo.

Il popolo barese quindi riconosce in San Nicola “l’ereditato simbolo della religiosità della stirpe, immutabile essenza se pure variabile apparenza, fiore immortale dell’anima di Bari, che rispunta ogni anno da millenni, in una data prescritta dalle costellazioni, e rinnova nella pienezza di primavera la festa del mare”.

«L’ecumenicità del santo, fece sì che non solo dai paesi di tradizione latina (come Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera, Belgio, Spagna), ma anche da quelli slavi (Russia, Serbia, Croazia, Polonia), giungessero pellegrini, a testimonianza di un culto più forte della stessa divisione delle chiese cattolica e ortodossa. Il pellegrinaggio russo ortodosso a Bari è divenuto oggi quotidiano» (padre Gerardo Cioffari).

Nico Veneziani, cardiologo, che sa molto di San Nicola, in una nota pubblicata su “San Nicola, il dialetto barese e… (Levante), scrive fra l’altro che: «Nei primi anni del novecento, durante il conflitto russo-nipponico, il giornalista Luigi Barzini, noto anche per aver partecipato al raid Pechino-Parigi, capitò in una città giapponese sede di un campo di raccolta di prigionieri russi. Nel silenzio e nella mistica oscurità di un tempio shintoista intravide una icona di San Nicola adorna di numerosi fiori freschi. La popolazione locale aveva adottato tra le sue divinità anche il barbuto Santo di Bari. Potere ecumenico di un Santo occidentale a forte connotazione interreligiosa».

L’inserimento dell’effige di San Nicola in una delle liste elettorali del Comune di Bari del 24 novembre 1946, risultò prima nella competizione per il primo Consiglio Comunale del dopoguerra, con 34287 voti (24 seggi), in concorrenza con la lista “Garibaldi” 30916 voti (22 seggi) e “Scudo crociato” 6882 voti (4 seggi).

Infine mi piace ricordare San Nicola Nero (Sanda Necòle Gnore), la tela presente a Bari, restaurata oltre un decennio fa, che ha un significato particolare per i fedeli baresi e per i pellegrini che visitano la Basilica di San Nicola, oggi retta da padre Ciro Capotosto o.p. Le caratteristiche del dipinto furono all’origine di una leggenda circa il colore scuro della pelle del Santo. Essa rappresenta, una delle immagini cui è legata assoluta devozione. Quando i pellegrini arrivano in Basilica, la prima tappa del loro pellegrinaggio è proprio la visita all’immagine del San Nicola Nero.

 

 

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SAN NICOLA TRA MITO, REALTA' E CURIOSITA'
11/27/2016 11:02:00 AM

 

di VITTORIO POLITO —

San Nicola è uno dei Santi più popolari del calendario liturgico. La sua personalità storica, ben conosciuta, non spiega interamente il culto che gli fu reso in tutta l’Europa. Vescovo di Myra in Licia nel IV secolo fu uno dei grandi artefici del Concilio di Nicea che fissò i punti della fede cristiana nel Credo. Ma proviamo a vedere il significato del nome Nicola che l’etimologia lo fa provenire dal greco nikān (vincere) e laos (popolo).
Se questo nome, sin dall’antichità, ha conosciuto un tale successo in così tanti paesi è senza dubbio perché porta fortuna. È come una pioggia di doni, un capitale d’inestimabile valore. Volitivo fino alla testardaggine, assai poco preoccupato dell’opinione altrui, non è sicuro che il successo professionale lo attira. Si sente certo di vivere a modo suo, l’originalità non lo spaventa, mentre le sue risorse personali sono sufficienti ad affrontare le situazioni. Sottile, eloquente, abile a sbrogliare i problemi più complessi, si sente a suo agio nel campo delle scienze astratte o della metafisica, così come nella politica e negli affari.

Cronache e leggende intorno a San Nicola sono numerose, per la maggior parte conosciute, ma quella del piccolo Adeodato, forse, è la meno nota e viene ricordata da padre Gerardo Cioffari nel libro “Vicoli e Santi” (Levante Editori), nel capitolo dedicato agli “Elementi narrativi dell’iconografia nicolaiana”. Il bellissimo Adeodato, che in certe iconografie lo vediamo in piedi con una coppa in mano, fu rapito dai crudeli saraceni, divenendo coppiere di un ricco principe e che Carlo Rosa, pittore del XVII secolo, fastosamente affrescò sul soffitto della Basilica di Bari. Ma, un giorno, il giovane, mentre ricordava con nostalgia la festa nicolaiana, si levò un vento furioso, si spalancò il tetto e San Nicola irruppe dal cielo nel covo del principe, afferrò Adeodato e volando per mari, terre e monti, lo riportò nel giardino della sua casa riconsegnandolo alla madre. L’episodio di Adeodato fu anche messo in scena nel XII secolo. La più antica drammatizzazione dell’episodio che è giunta a noi è quella contenuta nel libro “Fleury play-book”.

Una curiosità è rappresentata dal “Tesoro di San Nicola”, che i baresi hanno costituito a partire dall’arrivo dei suoi resti a Bari, ma istituito ufficialmente nel 1296. Esso è nato grazie soprattutto ai numerosi e ricchi doni che re e principi offrivano al Santo, per riverenza pia e religiosa ed anche per ingraziarsi il popolo. Come tutti i tesori anche quello di San Nicola è stato cercato e sottratto nel 1480 dai Turchi e nel 1494 da Carlo III di Francia.

Ancora oggi si possono ammirare pregevoli paramenti sacri, tovaglie d’altare, vetri della manna, croci d’argento, corone, gioielli, libri sacri antichissimi, reliquari particolari nei quali sono conservati i pezzetti di cera delle candele che prodigiosamente si accesero il Sabato Santo nel Sacro Sepolcro col fuoco del cielo, le pietre del Calvario e quelle con cui è stato lapidato Santo Stefano.

Uno dei più importanti regali che Carlo D’Angiò fece alla città di Bari fu una grande campana, che installata dapprima su una delle torri della Basilica, fu successivamente rimossa per il grande frastuono che arrecava ai cittadini e, rifusa, se ne fecero due più piccole che attualmente si odono sul campanile della Basilica.

Del Tesoro fa parte anche il pastorale vescovile dell’Abate Elia, fatto di avorio intagliato e lungo circa 112 cm. La peculiarità è che l’avorio non proviene, come si potrebbe pensare dall’elefante, dal momento che non potrebbe fornire una simile lunghezza, ma da un dente di tricheco.

Per concludere, una riflessione di Michele Campione che si domanda: “Che cosa si può chiedere al Santo Taumaturgo che può operare miracoli e prodigi, sospendere le leggi della natura, domare i venti ed il mare, placare gli abissi senza fine delle tempeste e sconfiggere per sempre il Male che corrompe il cuore degli uomini? Si può chiedere la Fede. Si può sollecitare la Carità che, come dice San Paolo, tutto può. Si può impetrare la Misericordia. Ed alla Santità, alleata della salvezza, ci si può affidare totalmente con serena gioia”.

 

 

http://www.giornaledipuglia.com/2016/07/cinzia-castellana-presenta-la-silloge.html

 

 

A TRANI, SAN NICOLA PELLEGRINO
7/15/2016 09:14:00

di VITTORIO POLITO —

Sono trascorsi oltre 920 anni dalla morte del giovane pellegrino greco Nicola, morto a Trani in odore di santità e riconosciuto suo Patrono.

La Cattedrale di Trani si eleva come una gigantesca nave arenata, bianca e monumentale, dominando il centro antico della città, con la facciata che esalta gli elementi architettonici e decorativi particolarmente preziosi. Il campanile, innestato nel corpo dell’edificio, è forato alla base per consentire il passaggio pedonale.

Trani, infatti, è una delle più belle città della Puglia, ricordata proprio per la magnifica Cattedrale, fondata alla fine dell’XI secolo per accogliere le reliquie del giovane pellegrino greco Nicola, morto nella stessa città in odore di santità. La chiesa che si leva altissima sul mare, prese il posto di una basilica più antica intitolata a S. Maria.

Il giovane pellegrino Nicola, proveniente dalla Grecia, è vissuto al tempo in cui Roberto il Guiscardo e il figlio Boemondo realizzavano la loro spedizione in Grecia mirando a Costantinopoli. Era anche il tempo in cui i baresi riuscivano nell’impresa di portare a Bari le reliquie di San Nicola di Myra.

Un San Nicola diverso da quello di Bari, soprattutto per la sua breve vita: nacque infatti nel 1075 e morì nel 1094 e padre Gerardo Cioffari o.p. ha voluto ricordarlo nel volume “S. Nicola Pellegrino - Patrono di Trani”, edito dal Centro Studi Nicolaiani, stampato per i tipi di Levante Editori di Bari, in occasione del IX centenario della morte narrando della sua vita in chiave critica, storica e del messaggio spirituale che ha voluto lasciare ai posteri.

Dopo la sua morte fiorirono numerosi i miracoli e quattro anni dopo, nel 1098, in occasione nel Sinodo Romano, il vescovo di Trani si alzò e chiese all’Assemblea che il venerabile Nicola venisse iscritto nel catalogo dei Santi per i meriti avuti in vita e per i miracoli avvenuti post-mortem.

Il papa Urbano II emanò un ‘Breve’ che autorizzava il vescovo di Trani dopo opportuna riflessione ad agire come riteneva più opportuno. Il vescovo tornato a Trani lo canonizzò e dopo aver fatto erigere una nuova Basilica vi depositò il corpo del Santo.

Per il suo continuo gridare “Kyrie eleison” (Cristo abbi pietà di noi) fu dapprima cacciato di casa dalla madre e durante il suo peregrinare fu fatto fustigare dal vescovo di Lecce, Teodoro Bonsecolo, e successivamente fu fatto frustare a sangue dall’Arcivescovo di Taranto, Alberto. Insomma, una vita breve e travagliata all’insegna del “Kyrie eleison” che non si stanca mai di pronunciare per le strade della città e lo stesso Arcivescovo di Trani, Bisanzio I, lo convoca per conoscere le ragioni del suo comportamento. Egli spiega i motivi del suo modo di agire, richiamando le parole del Vangelo, fino a che il 2 giugno 1094 muore nella casa di un certo Sabino di Trani e sepolto in un angolo della Cattedrale.

Per questi motivi e per il forte impulso alla provocazione egli fu considerato “moros” termine greco usato nella Sacra Scrittura per designare un pazzo, successivamente il termine ha avuto un’accezione meno forte di “moros” e cioè “salòs” (ingenuo, innocente) il quale indica più dabbenaggine che pericolosità.

Monsignor Carmelo Cassati che presenta la pubblicazione dice di lui: «San Nicola Pellegrino vuol ritornare a prendere il suo posto di Patrono nella città che gelosamente conserva le sue ossa, ma ritorna con la forza di chi, avendo scoperto e sperimentato l’amore di Dio, trovò necessario dare altrettanta risposta d’amore accettando di passare “pazzo per Cristo”, nel continuo bisogno di misericordia».

Il patrono di Trani, infine, è considerato uno dei Santi più solidi dal punto di vista della critica storica. Sono pochi, infatti, i patroni “pugliesi” che godono di un “corpus documentario” così ricco e interessante e San Nicola Pellegrino è uno dei pochi grandi Santi che possono vantarlo.

 

 

http://www.giornaledipuglia.com/2016/05/bari-citta-di-san-nicola.html

 

 

BARI, CITTA' DI SAN NICOLA

5/06/2016 09:29:00 AM

Bari e la Puglia hanno avuto sempre un ottimo rapporto con il mare. Cosimo Damiano Fonseca nel suo libro “La Puglia e il Mare” (Electa Editrice) ricorda che già la civiltà micenea (XVI secolo a.C.), consentì intensi e stretti rapporti con il mondo egeo. Ma, nonostante la storia ha fatto segnare il passo alla Puglia con la militarizzazione della coste, lo spostamento e la polarizzazione delle grandi rotte marittime verso l’Atlantico, accentuò sempre di più la sua vocazione mediterranea, prima su attività culturali e successivamente su componenti economiche. Così facendo i caratteri della “nazione pugliese”, si erano definiti grazie alla grande risorsa del mare.

L’olivo e il commercio dell’olio, rappresentano un’altra notevole risorsa commerciale per la Puglia e Bari. L’olivicoltura pare sia praticata nel barese fin dall’età neolitica (5000 a.C.). La sua importanza fu riconosciuta già nell’Impero Romano, quando importazioni ed esportazioni erano regolate dall’Amministrazione Centrale. L’olio di Bari si diffuse fino a Venezia, per essere quindi inviato anche in altre città dell’Europa continentale.

Con l’arrivo delle spoglie di San Nicola a Bari, il commercio marinaro ha assunto un’ulteriore notevole importanza. È notorio che intorno al porto sono concentrate numerosissime chiese, forse a sottolineare significativamente il rapporto con il mare e, nonostante i rischi che all’epoca si correvano per i potenziali attacchi esterni, significava pur tuttavia benessere e prosperità.
Gli effetti della traslazione e la presenza della grandiosa Basilica ebbero sulla città risvolti non solo religiosi, ma anche sociali, culturali, artistici ed economico-politici. La cosiddetta “cittadella nicolaiana”, topograficamente ed idealmente rivolta al mare, si attrezzò per accogliere il flusso ininterrotto di pellegrini che giungevano, e giungono ancora oggi, da terra e da mare. Doni preziosi andarono ad arricchire la casa del Santo crescendo di pari passo con la popolarità del suo culto. E non mancarono le fiere nicolaiane, allestite nei cortili interni della Basilica, affollate da un gran numero di mercanti e mercanzie.

E che San Nicola sia un gran Santo lo scrive anche Vito Maurogiovanni nel suo libro “Un gran Santo…” (Levante Editori).  Innanzitutto perché è venerato in tutto il mondo, le chiese a lui dedicate non si contano, ed anche perché protettore di marinai, bambini, ragazze, orfani, commercianti di grano, sarti, studenti, mercanti, calzolai ed anche dei ladri. I quali ultimi, nel momento che arrivano le guardie per le loro malefatte, invocano San Nicola a loro difesa. E sotto il suo manto ci sono anche birrai, bottai, farmacisti e rigattieri: insomma un Santo per tutte le stagioni ed adatto a tutti i ceti.

Sarebbe oggi auspicabile sfruttare, in senso positivo, le opportunità che noi abbiamo con Bari, il mare e San Nicola. Padre Gerardo Cioffari, storico della Basilica di San Nicola, sostiene che bisogna «Continuare nel grande riassetto urbanistico, senza dimenticare quella memoria che da sola può dare l’orgoglio della baresità». La sagra di San Nicola potrebbe essere l’occasione migliore per questo recupero di memoria, ricordando nelle scuole, nelle università, negli ingressi di stazione, negli aeroporti e nei porti, che questa è la città di San Nicola. Inoltre, intitolare, come è stato fatto per il nuovo stadio, qualche strada al grande Santo e soprattutto dotare le vie di ingresso alla città, della stazione, dell’aeroporto con cartelli che diano il «Benvenuto nella città di San Nicola», come dice Lino Patruno nel suo capitolo «San Nicola e i baresi: il miracolo della luce» nel bel volume “Bari la città di San Nicola” (Adda editore).

 

 

 

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SAN NICOLA E GLI ORTODOSSI RUSSI


12/05/2015 09:25:00 AM Attualità, Bari, Chiesa

 

di Vittorio Polito

In un interessante articolo a firma Vladimir Kuchumov, pubblicato su un numero di “O Odigos – La Guida” del Centro Ecumenico di San Nicola di Bari, si legge della particolare venerazione di San Nicola da parte degli ortodossi russi.

San Nicola è uno dei Santi più venerati da parte dei russi. Infatti, oltre le feste di maggio e dicembre, la memoria di San Nicola è celebrata in Russia, settimanalmente ogni giovedì. Ciò, sta ad indicare il particolare rapporto d’amore del popolo semplice verso il Santo di Myra, anzi di Bari, che lo ama come difensore dei poveri, dei condannati ingiustamente, di coloro che si trovano nelle disgrazie e nelle sofferenze, dei viaggiatori, dei marinai, difensore dei contadini e degli artigiani. Insomma il popolo lo ama come il buon pastore che aiuta tutti ed in ogni circostanza. Anche molti proverbi popolari sono dedicati al “Santo delle genti”, come “Elia lo preghi per la pioggia, Nicola per ogni necessità”.

Si calcola che ogni famiglia di credenti russi possiede una icona di San Nicola, oltre alle migliaia di chiese a lui dedicate, nelle grandi città, come nei piccoli villaggi. I contadini russi considerano il Santo come il loro principale protettore celeste.

I pellegrinaggi dalla Russia verso Bari sono iniziati già nel medioevo per arrivare al culmine verso la fine del ’900. Una pubblicazione di padre Gerardo Cioffari, il colto domenicano e storico della Basilica di Bari, narra di “Viaggiatori russi in Puglia dal ’600 al primo ’900”.

La Chiesa Russa di Bari, rappresenta un monumento unico, che non ha simili in tutta l’Europa occidentale e fu costruita, per volere dell’ultimo Romanov regnante sul trono degli zar, che volle assicurare ai pellegrini provenienti da lontano un luogo di accoglienza e di preghiera

Oggi presso la Chiesa Russa vi è la rappresentanza del Patriarcato di Mosca, che si prodiga ad accogliere i numerosi pellegrini russi che giungono a Bari per venerare la Tomba del Santo. Nell’ultimo quinquennio, si calcola, che la città di Bari, ove ha inizio la reciproca conoscenza e la riconciliazione di due mondi, quello cattolico e quello ortodosso, è visitata da migliaia di pellegrini russi. Un legame che dalle coste dell’Adriatico arriva sino al cuore ortodosso di Mosca. Un filo antico che lega Bari e la Russia.

Una recente testimonianza di come il binomio Bari-San Nicola, non tema scossoni nell’immaginazione dei russi, è data dall’iniziativa degli ambienti del patriarcato, su suggerimento dello stesso rettore della chiesa ortodossa di Bari, di diffondere in Russia bottigliette della manna provenienti da Bari.

 

 

http://www.giornaledipuglia.com/2015/11/mostra-di-icone-bizantine-e-ampolle.html

 

 

MOSTRA DI ICONE BIZANTINE E AMPOLLE DELLA MANNA DI SAN NICOLA AL COMUNE DI BARI

11/24/2015 06:57:00 PM Cultura e Spettacoli

 

di Vittorio Polito

Nell’ambito delle attività culturali dell’Associazione Culturale Italo-Ellenica “Pitagora” di Bari, in collaborazione con il Comune di Bari, Sabato 5 dicembre alle ore 10,30 nella Sala Giunta del Comune di Bari, Palazzo di Città, sarà inaugurata la mostra di Icone bizantine e ampolle della Manna di San Nicola.

Per l’occasione interverranno Antonio Decaro, Sindaco di Bari, Silvio Maselli e Giuseppe Cascella, rispettivamente Assessore alle Culture e presidente della Commissione Culture del Comune di Bari, Sarina Elefteria Garufi, presidente Associazione Italo-Ellenica “Pitagora” di Bari, Mons. Antonio Magnocavallo, parroco della Chiesa Bizantina di S. Giovanni Crisostomo di Bari e Aldo Luisi, professore di Lingua e Letteratura latina.

L’Associazione Culturale “Italo-Ellenica Pitagora di Bari” è operante dall’anno 2002 e nel corso della sua attività ha organizzato vari eventi, incontri culturali, presentazione di libri, concerti, feste dell’amicizia Italo-Ellenica, con la partecipazione di balletti provenienti dalla Grecia, dal Gargano e dalla Grecìa salentina. Escursioni culturali in Grecia e in Italia, gemellaggio tra Croce Rossa Italiana e Greca con donazione di ambulanze e ausili sanitari. Inoltre ha collaborato per l’organizzazione di mostre di icone bizantine di iconografi greci, in molte città del territorio nazionale.

Tutte le manifestazioni e gli eventi sono stati organizzati per migliorare i rapporti culturali e religiosi tra Italia e Grecia, finalizzati all’ecumenismo e al miglioramento dei rapporti trai due Paesi. Nel corso degli eventi sono intervenuti: il Metropolita di Mira S.E. Chrysostomos Kalaitsis, inviato del Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, S.E. Procopio Metropolita di Kavala (Macedonia) e S.E. Maximo Metropolita di Giannina (Grecia), l’Archimandrita della chiesa di San Nilo di Grottaferrata, padre Emiliano Fabbricatore, S.E. l’Arcivescovo di Bari Mons. Francesco Cacucci, monsignor Antonio Magnocavallo, parroco della Chiesa bizantina di San Giovanni Crisostomo di Bari e monsignor Giacomo Giampetruzzi di Sannicandro di Bari.

 

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I PELLEGRINI A SAN NICOLA DI BARI

11/23/2015 05:16:00 PM Cultura e Spettacoli, Libri

 

di Vittorio Polito

Nell’era cristiana il pellegrinaggio rappresentava un momento importante della vita culturale e sociale. Per molti rappresentava l’unica occasione per uscire dal luogo natio e nella maggior parte dei casi si trattava di persone più facoltose, poiché serviva anche un minimo di disponibilità per pagarsi il necessario nei giorni di lontananza da casa. Le mete? Erano i santuari più conosciuti con le immagini più venerate.

Con l’arrivo a Bari (1087) delle reliquie di San Nicola iniziano anche i pellegrinaggi verso la nostra città, come racconta, il cronista Niceforo nel suo testo “Translatio Sancti Nicolai in Varum”, ricordando anche i miracoli elargiti a favore degli stessi pellegrini. Successivamente una moltitudine di persone accorrono al santuario di San Nicola, anche per i miracoli che si verificano, al punto che il XII secolo, ricco di visitatori illustri, registra la presenza di Papi, re e imperatori.

Tra il 1209 ed il 1214 giunse a Bari il beato Egidio di Assisi, uno dei primi compagni di San Francesco, ma non si esclude il pellegrinaggio dello stesso San Francesco presso le reliquie di San Nicola.

Facendo un salto a piè pari, arriviamo ai giorni nostri registrando la visita di Umberto I, Vittorio Emanuele III e la regina Elena, ed altri.

Il 1951 segna un anno importante per la Basilica, che vede l’affidamento del Santuario ai Domenicani da parte di Papa Pio XII.

Anche Papa Giovanni Paolo II è stato pellegrino presso la Basilica del Santo (26 febbraio 1984), mentre Joseph Ratzinger, non ancora Papa, venne in visita a San Nicola il 29 gennaio 1985. Carlo e Diana d’Inghilterra, fra ali festanti della popolazione del centro storico, fecero visita a San Nicola il 2 maggio 1985.

Ovviamente, fra tutti i pellegrinaggi all’urna del Santo, si registra quello più sentito da parte dei russi che vede anche la presenza il 14 marzo del 2007 del presidente della Russia Vladimir Putin, la cui visita riveste un significato ecumenico eccezionale.

I pellegrinaggi al Santo di Bari non si contano, anzi aumentano di giorno in giorno, oltre che di personaggi di spicco, anche di quelli popolari che giungono da diversi paesi, in massima parte dalla provincia di Chieti.

Le notizie riprese in questa nota sono di p. Gerardo Cioffari o.p., storico della Basilica barese, autore di numerosissime pubblicazioni sul nostro gran Santo , tra cui “Pellegrini a San Nicola di Bari nella storia”(realizzato da Levante Editori per Centro Studi Nicolaiani), il quale nelle conclusioni scrive tra l’altro «Il volto nuovo del pellegrinaggio nicolaiano è quello di essere cattolico ed ortodosso insieme. Non più soltanto cattolico con visite e preghiere degli ortodossi. Oggi si può parlare di un vero e proprio pellegrinaggio ortodosso (prevalentemente russo), costante e non più saltuario. Attraverso il pellegrinaggio S. Nicola è tornato ad essere il Santo di tutti o, come dice uno scrittore tedesco citato da papa Benedetto XVI, il “Santo della Chiesa indivisa”». Insomma il Santo ecumenico per eccellenza.

E poiché siamo in prossimità della sua festa (6 dicembre), mi piace riportare una toccante preghiera di Anonimo recitata dinanzi alla Tomba di San Nicola.

’Nnanze alla tomba  de Sanda Necole

Sanda Necole mi, prime de fermarme ’nnanze a Te, m’agghia genecchià pe salutà, come fascene tutte le vère Crestiane, Gesù Beneditte.
Gesù  buène, t’adoreche ogne memènde in Sacramènte ’nzijme a tutte l’angeue e le sande ca stonne ’ngijle, e che te   adoreche Dio Padre, ca m’à crèate, e u Spirede Sande ca me dà sèmbe lusce e buène penzijre.

E mo m’aggenocchieche pure ’nnanze alla Tomba to, pe discete ca de vogghie bène assà percé tu si u protèttore mi e pe cercarte grazzie e protezzione.
Tu ma da raccomandà sembe a Di percé non ma va mangà ma la grazzia so.   

Non te si scherdanne de tutte chidde de case, de le parijnde mi, de l’amisce e de quande vèlèssere venì  ad acchiarte ma non podene venì o  percè javetene lendane o percé stonne fore  de Bare, ma chiù de tutte arrecuèrdete de tande janeme devote ca non podene cammenà percé stonne cenguate sope a na sègge oppure stennute  ijnde a nu lijtte a seffrì.

Aiute tutte quande, Sanda Necole buène mi.
E cosi sia.

 

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http://www.giornaledipuglia.com/2015/09/storia-della-cattedrale-di-famagosta.html

venerdì, settembre 18, 2015 Attualità, Cultura e Spettacoli, Esteri


STORIA DELLA CATTEDRALE DI FAMAGOSTA:
ERETTA PER SAN NICOLA, OGGI MOSCHEA

 

di Vittorio Polito

È noto che l’isola di Cipro rappresenta uno dei maggiori centri in cui si venera San Nicola, con la imponente Cattedrale il cui stile gotico dell’architettura richiama quello di Reims.

L’ottimo padre Gerardo Cioffari o.p., storico della Basilica di San Nicola di Bari, ha diffuso recentemente il Bollettino “St Nicholas News”, dedicato a Khaled Asaad, martire di Palmira, nel quale fa la storia della Cattedrale di Famagosta (oggi Moschea), ove si incoronavano i re di Gerusalemme.

La Cattedrale, la cui costruzione ebbe inizio sotto il regno di Enrico II, fu realizzata tenendo presente quella di Reims (Francia), e fu terminata intorno al 1328, distinguendosi per l’alto numero dei portali.

Nel 1571, quando Lala Mustafa Pascià conquistò la città, fece abbattere tutte le statue e, forse, anche le vetrate colorate, e vi fece aggiungere tutto il necessario, minareto compreso, per indicare la direzione della Mecca.

Lala Kara Mustafa Pascià, nato in Bosnia, dopo essere stato governatore di Damasco, nel 1565, ebbe il comando della flotta che assediò Malta, ma fu un insuccesso. Forse questa vicenda contribuì a renderlo così spietato nei riguardi di Marcantonio Bragadin (1523-1571), martirizzato sul sagrato della Basilica nell’agosto 1571. Le sue spoglie, o quello che era rimasto, furono trafugate da uno schiavo veneziano, certo Girolamo Polidori, e dal 1596 sono custodite nella chiesa dei santi Giovanni e Paolo, dove si trovano ancora oggi.

La storia ci racconta il fatto, poi gli uomini adeguano l’avvenimento alle proprie convinzioni o aspirazioni personali a testimonianza che: gli uomini, anche i più grandi e famosi, sono e restano soltanto... degli uomini.

 

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http://www.giornaledipuglia.com/2015/03/il-22-marzo-se-mons-cacucci-insediera.html

IL 22 MARZO S.E. MONS. CACUCCI INSEDIERA' FRA' CIRO CAPOTOSTO COME 10MO RETTORE DELLA BASILICA DI SAN NICOLA

martedì, marzo 17, 2015 Attualità , Bari , Chiesa

di Vittorio Polito

Fra Ciro Capotosto, decimo Rettore della Basilica di San Nicola di Bari sarà insediato domenica 22 marzo durante la Concelebrazione Eucaristica presieduta da S. Ecc. Rev. ma  Mons.  Francesco Cacucci,  Delegato Pontificio per la Basilica.

Ho conosciuto qualche anno fa presso casa Levante il cordiale e socievole nuovo priore, che ha il volto generoso e bonario che contraddistingue tutti coloro che sono nati dalla pancia della ‘montagna sacra’, ma conoscendoli ci si rende conto che quella apparente ‘ pasta di pane’ si avvale  e si alimenta  con sostanze genuine e di prima qualità… il cosiddetto ‘lievito madre’. Presso Levante devo ammettere di aver incontrato  la metà dei priori succedutisi negli anni in Basilica. Francesco De Martino, l’unica voce di Levante disposta a rompere la consegna del silenzio, di recente durante un incontro culturale presso l’Università di Bari ha ricordato al riguardo un curioso episodio, non senza prima precisare che ha iniziato a conoscere ‘i baresi e i non baresi importanti’ solo frequentando la sede dell’editrice, nonostante avesse studiato a Bari.

Da don Mario, appellativo con cui era conosciuto il patriarca della famiglia Cavalli, anni fa, ha rimembrato il professore, trovò il giudice Mininni e, dal momento che aveva  avuto l’impressione di averlo conosciuto in precedenza, esternò al magistrato questo suo presentimento. A questo punto il giudice tra il serio e il faceto gli fece notare che era prassi a Bari, quando si aveva difficoltà a ricordare il luogo in cui si era conosciuta una persona, dire semplicemente da: ‘don Mario’ e, aveva aggiunto, si poteva essere certi al 90% di non sbagliare.

Padre Capotosto,  nato a San Severo il 2 ottobre 1968,  diventa domenicano nel 1990, compiendo il noviziato a Firenze. Nel 1992 inizia la sua  formazione filosofico-teologica presso l’Università di Fribourg, dove nel 1997 consegue la licenza teologica. Nello stesso  anno è ordinato presbitero e dopo qualche anno ottiene la licenza in scienze bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico in Roma.
In virtù di questa specializzazione gli viene affidato il corso di greco biblico presso l’ITE ‘San Nicola’ in Bari.

A fine 2002 viene nominato Superiore della Comunità Domenicana di Soriano Calabro. In questo periodo tiene corsi di esegesi biblica presso vari istituti: l’ISR ‘San Giuseppe Moscati’ a Vibo Valentia, lo Studio Teologico ‘'Pio XI’ e l’ISR ‘Mons.V. Zoccali’ a Reggio Calabria e, per un breve periodo, anche presso la Sezione S. Domenico di Bologna  facente parte dello Studio Teologico Accademico Bolognese.

Iscritto al ciclo di dottorato  presso la Pontificia Università ‘San Tommaso D’Aquino’ in Roma il 9 ottobre 2013 porta a termine il lavoro di ricerca in teologia biblica  difendendone pubblicamente la tesi dottorale.
Il 18 novembre dello scorso anno è stato eletto Priore conventuale della comunità SAN NICOLA in BARI. Confermato il 21 novembre, il 22 ha accettato l'ufficio.

Fin qui le notizie in mio possesso fornitemi dall'editore Gianni Cavalli, cui rivolgersi per eventuali inesattezze.

Padre Ciro è di SAN SEVERO, la mamma di don Mario Cavalli  era di Sannicandro Garganico, un amico di Levante, diventato mio con grande onore per me, Joseph Tusiani è nato a San Marco in Lamis: sono tutti figli di una Puglia che vede nel Gargano un  Paradiso da difendere, preservare e affidare alle future generazioni come bene di tutta l’Umanità. Molti si chiederanno il nesso tra il Priore di San Nicola, casa Levante e il grande scrittore-poeta italo-americano. Quando si parla di Grandi il collegamento è scontato e non necessitano spiegazioni. Io ho conosciuto di persona padre Capotosto, in fotografia Joseph Tusiani. Tolta una differenza di bistecche: il Priore, figlio di un Paese che stava vivendo il proprio sviluppo industriale, è un gigante; il poeta di un Paese che mandava i propri figli all’estero per ‘sudarsi’ e ‘conquistarsi’ il necessario per vivere, è un normale individuo che l’America ha reso più largo, ma non più alto. (Il padre di Joseph  era emigrato negli Stati Uniti pochi mesi prima che nascesse il figlio.  Il giovane, studente modello, entrò in seminario - altro anello di contatto con padre Ciro! -  ma nell’anno del noviziato ritenne che la sua vocazione non fosse preminente e decise di iscriversi a Napoli all’Università. Nel 1947 a 23 anni, appena laureatosi in Lettere, raggiunse con la madre il genitore a New York e vide per la prima volta colui che chiamava padre solo  per lettera; nel 1948 già firmò un contratto per un College nel Bronx... il vostro cronista ritiene di avere, con questi dati, contribuito ad una pur sommaria informazione dei gentili lettori).
Il volto di Capotosto ha molti tratti in comune con quelli di Tusiani: ossia una granitica garganica fierezza-gentilezza, sorretta da una fermezza di intenti tipica degli uomini di montagna; con la loro innata modestia aggiungono splendore alla gloria che comunque arriderà loro. Con curiosità ho scoperto che entrambi non hanno mai pubblicato da Levante e, quindi, non posso considerarli della famiglia di cui faccio parte. Giorni fa, l’editore di cui sopra ‘burbero’ ma  con il cuore generoso verso i ‘forestieri’ secondo il dettame nicolaiano, ha letto in pubblico dei versi di Tusiani specificando che il poeta li aveva inviati a lui, appena composti, precisando che l’amico, pur considerandoli semplici, aveva precisato che erano espressione dell’arte lirica che aveva ispirato tutta la sua vita.
A me, che non sono un poeta pur amando la poesia, sono parsi così belli e istruttivi che mi sono fatto una fotocopia e, dopo aver riflettuto sul fatto che abbiamo un papa Francesco e - noi baresi - un Arcivescovo Francesco, ho  deciso di sottoporli al giudizio dei lettori in segno di giubilo per rimarcare che l’investitura di Fra Ciro Capotosto avviene nel segno di una celebrazione allegra-beata che non perde di vista il progetto per cui tutti siamo venuti al mondo.



I Lupetti di Santo Francesco
(ovvero il pregiudizio)

Due bei lupetti orfanelli
(Babbo Lupo era morto nel bosco)
Santo Francesco beato
se li era portati nel chiostro
e lì nel convento di Assisi,
li allevava tra i frati divisi.
La storia di Gubbio e la fede
del povero lupo defunto
il Santo l’aveva più volte narrata
con tono pietoso e compunto.
“Andava e veniva tra i vicoli indenne”?
Ed un bel giorno che avvenne?
Curiosi e arzilli, i due lupetti
scesero giù in paese,
sicuri d’incontrare in ognuno
un’anima pia e cortese.
Ma ci fu presto un fortissimo chiasso
e giunse il primo sasso,
poi il secondo e il terzo.
Per fortuna un buon cane cugino
ai cuccioli disse: “Fuggite,
tornate al vostro convento vicino.
Qui solo è re il vecchio pregiudizio:
la gente cambia giacca, non il vizio.”
Atterriti e frettolosi, i due lupetti
da Francesco tornarono in convento
e al Santo poverello narrarono
il loro passato spavento.
Rispose il Santo: “Di umano pregiudizio
io non m’intendo. Scriveremo al Sant’Uffizio.”

Joseph Tusiani
New York, 27 febbraio 2015



È il  mio modo schietto, alla buona se volete, di partecipare ad un grande evento per Bari come l'insediamento ufficiale del Rettore della Basilica di San Nicola, forse la chiesa più nota al mondo per il culto del Santo, ma è anche un tentativo per dire che il male non può vincere sul bene.
I fedeli di tutto il mondo, cristiani e di altre religioni, devono poter liberamente frequentare i loro luoghi di culto nel massimo rispetto reciproco, il bene e la salvaguardia del CREATO deve interessare tutti dal Gargano a New York perché la poesia del mondo è una musica che suonerà sempre.

AUGURI PADRE CIRO, so che perdonerai le mie divagazioni perché, per tua fortuna, sono... Paganini.

Basilica di San Nicola

San Nicola

 

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Su Facebook viene riportato un servizio di Tg Norba del 23 Dicembre con ancora una intervista a Vittorio Polito sul suo libro dedicato a san Nicola sul dialetto barese e sui Miracoli, leggende e curiosità...

 

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Su Youtube intervista di Tg Norba del 5 dicembre u.s. a Vittorio Polito sul suo libro
"San Nicola, il dialetto barese e... Miracoli, leggende e curiosità"

https://www.youtube.com/watch?v=ChMur95Ml6w

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http://www.giornaledipuglia.com/2014/10/guida-storico-artistica-della-basilica.html

venerdì 24 ottobre 2014


GUIDA STORICO ARTISTICA DELLA BASILICA DI SAN NICOLA DI BARI


di Vittorio Polito -

È stata pubblicata la seconda edizione del volume “La Basilica di San Nicola” di padre Gerardo Cioffari o.p., scrittore e storico della stessa Basilica (Edizione della Basilica Pontificia di San Nicola).


È noto che «San Nicola è il santo che ha goduto nella vita della Chiesa il culto più esteso, dopo quello della Beata Vergine Maria. Uomo della carità si distinse per la sua generosità verso i poveri e i bisognosi. San Nicola di Myra viene detto anche di Bari, perché in questa città fu portato e rimane conservato il suo corpo. Nel 1087, circa 62 marinai si impossessarono delle sue reliquie e le trasportarono a Bari, dove giunsero il 9 maggio, con indescrivibile esultanza della popolazione. I marinai consegnarono il corpo al benedettino Elia, abate di San Benedetto, il quale edificò sul posto la Basilica del santo. Il santo vescovo Nicola è molto venerato in tutto il mondo cattolico e ortodosso e specialmente in Russia dove, come a Bari, oltre alla festa universale del 6 dicembre c’è anche quella del 9 maggio a memoria della traslazione delle reliquie. La maestosa Basilica, a lui dedicata, è ancora oggi meta di numerosi pellegrinaggi che testimoniano l’affetto profondo della gente nei confronti di questo grande uomo di Dio» (dal portale della Basilica di San Nicola).

Il volume, anche se di sole 66 pagine, è ben illustrato e documentato, e si divide in cinque parti: l’introduzione storica; l’architettura esterna; l’interno della Basilica; la Cripta e la Cappella delle reliquie.

Apprendiamo così che la Basilica fu costruita nell’ambito della Corte del Catapano, residenza del governatore bizantino e che rivela la sua storia già dall’architettura esterna, che appare più come una fortezza che una chiesa, anche se nel periodo normanno fu usata proprio come ‘fortezza difensiva’. È dotata di quattro cortili interni, anticamente chiusi e riservati al clero della Basilica che a sua volta li metteva a disposizione dei commercianti in occasione delle fiere nicolaiane di maggio e dicembre. Anche altre chiese, compresa quella di San Gregorio, facevano parte della Corte del Catapano.

Una delle parti più interessanti è rappresentata dalla Cripta, la chiesa sotterranea in corrispondenza del presbiterio e del transetto, che certamente fu la prima parte portata a termine, e che oggi ospita la tomba di San Nicola. Severa e sobria come un’ara pagana – scrive padre Cioffari – fu ben presto rivestita d’argento, assumendo la sua conformazione definitiva nel 1319 con la copertura (altare d’argento e cielo della cappella) donato dallo zar di Serbia Uroš II Milutin (1282-1321).

Anche la cappella orientale, riservata agli ortodossi affinché potessero celebrare la loro liturgia, concretizza il discorso della vocazione ecumenica di Bari e San Nicola.

Infine la Cappella delle Reliquie (o del SS. Sacramento) è stata creata a seguito della nascita del Museo Nicolaiano che ha ospitato tutti i preziosi della ex Sala del Tesoro, ad eccezione dei reliquari contenenti la reliquia. Non è aperta alle visite, ma è riservata alle preghiere personali.

Grazie a padre Gerardo Cioffari oggi è disponibile un piccolo volumetto che la dice lunga sulla Basilica del nostro bel San Nicola: dalla costruzione, alle decorazioni, alla consacrazione, alle facciate interne ed esterne, ai cortili, alla Torre del Catapano, alla Chiesa di San Gregorio, pavimenti e mosaici, dal bel soffitto di Carlo Rosa, al presbiterio, alla manna, alla cappella orientale. E non mancano neanche l’elenco di visitatori ragguardevoli, tra i quali notiamo San Goffredo di Amiens, San Giovanni di Matera, Santa Brigida di Svezia, il Papa Callisto, il re Ruggero, Carlo d’Angiò, il più grande benefattore della Basilica, il re Luigi d’Ungheria, il re Giuseppe Bonaparte, Gioacchino Murat, lo zar Nicola II, Vittorio Emanuele II con la futura regina Elena, Vittorio Emanuele III, Benito Mussolini, per giungere ai nostri giorni con i presidenti della Repubblica Italiana, del Patriarca di Mosca, di Papa Ratzinger e Giovanni Paolo II, i principi inglesi Carlo e Diana, Vladimir Putin, tutti ammirati dalle volte possenti della Basilica e affascinati dalla figura di San Nicola.

 

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Da:

«SAN NICOLA, IL DIALETTO BARESE E…» di Vittorio Polito,

una enciclopedia di baresità ecumenica, europea e mediterranea

 


di Teresa Gentile

È davvero entusiasmante leggere la recente opera di Vittorio Polito dal titolo molto intrigante “San Nicola, il dialetto barese e…miracoli, leggende e curiosità” (Levante Editori, pagg. 257 + 32 ill. € 24).
È una sorta di enciclopedia di una Baresità doc, ecumenica, europea e mediterranea, intessuta da storia, folclore tradizioni, cucina, soprannomi, miracoli, leggende, e poesie in prevalenza vernacolari. Essa ha la propria spina dorsale, il proprio fulcro in una sincera devozione nei confronti di San Nicola.

La inconfondibile copertina è dell’artista barese Anna Maria Di Terlizzi e riproduce un San Nicola con abiti liturgici ma sul gallo Barium ed ha un volto arso dal sole di un contadino o di un marinaio legato alla propria terra, al proprio mare ma soprattutto ad una devozione che ha radici profonde che si disperdono molto lontano tra i propri avi, e che è giunta sino a lui con poesie, preghiere, poemi, soprannomi, proverbi, ecc.
Ebbene Vittorio Polito che già conoscevamo per altre opere strettamente connesse allo studio approfondito della baresità, ancora una volta, da uomo aduso alla ricerca del sapere e alle biblioteche, in modo certosino e mirabile ha saputo trarre gemme preziose da testimonianze orali e scritte, ha consultato molti testi anche stranieri e poi ha disanimato attentamente testi e contesti storici, lingue e dialetti, racconti e di storie vere e prose scritte in dialetto barese di tutti i tempi, a partire da Francesco Saverio Abbrescia per finire ai giorni nostri.
È riuscito a scoprire tracce di storia, preghiere, poesie, poemi e prose e rare traduzioni edite e inedite, realizzate in una sorta di progressiva contaminazione tra barese, francese, russo, tedesco, inglese e olandese ed ha così confermato come San Nicola, avendo illuminato il cuore di innumerevoli fedeli, sia in Oriente che in Occidente, abbia ancor oggi una straordinaria attualità e sia da considerarsi un autentico e credibile simbolo di pace e riconciliazione tra uomini appartenenti ad etnie diverse, a fedi diverse, ad opposte ideologie e fedi ma la sua straordinaria umanità è ampiamente testimoniata dalla grandezza dei miracoli compiuti.
E proprio questo lo rende luminoso faro di Pace e comprensione sopranazionale. Inoltre molto si deve della diffusione di questa devozione alla presenza di numerose, suadenti e ben ritmate poesie vernacolari baresi.

Ancora una volta i dialetti confermano d’essere gli specchi più fedeli, più spontanei dell’interiore linguaggio che precede ogni fatto linguistico anche se, con le inevitabili traduzioni e “contaminazioni” a volte svuota ogni messaggio della primigenia vitalità capace di comunicare reali emozioni. Interessanti le note di Nico Veneziani su San Nicola nella storia di Bari, il cui testo è stato inviato a Pechino su richiesta dell’Ambasciata Italiana per la traduzione in lingua cinese, gentilmente concessa dall’autore.
Grazie a queste note veniamo a sapere della trasmigrazione dell’immagine di San Nicola anche nelle Americhe nel corso del primo viaggio di Cristoforo Colombo e poi della sua diffusione in Russia e varie altre nazioni.
Davvero ricchi di notizie preziosissime anche i saggi di Augusto Carbonara su San Nicola, le preghiere di un anonimo, le note di Francesco Saverio Abbrescia, di Gaetano Savelli, Felice Alloggio,Vito Barracano, Francesca Romana Capriati, Anna Cassano, Maria D’Apolito Conese, Vincenzo Dammacco, Vito De Fano, Maria De Vanna, Stella Divella, Franz Falanga, Michele Fanelli, Peppino Franco, Pino Gioia, Alfredo Giovine, Mina Grandolfo, Rita Grasso, Natale Lattanzi, Leopoldo Laviosa, Vito Maurogiovanni, Saverio Micunco, Enzo Migliardi, Cristoforo Milella, Clement Clark Moore, Agnese Palummo, Giovanni Panza, Nicola Pende, Sabino Pollonio, Arturo Santoro, Andrea Sassanelli, Giorgio Seferis, Pasquale Traversa, Domenico Triggiani, Rosa Lettini, Santa Vetturi, Peppino Zaccaro e tanti altri poeti e studiosi di folclore, leggende e storia collegata a San Nicola.

Non manca poi il capitolo interessantissimo relativo a tante…curiosità che sono tutte da scoprire e che in gran parte sono inedite: dalla palatinità della Basilica di San Nicola al significato del suo nome, alla motivazione del suo essere patrono, dei marinai, delle ragazze da marito ma povere, dei ladri, alla rievocazione della traslazione ed alle note filateliche, ecc.
È un libro da gustare, da centellinare, da leggere e rileggere perché dalla figura “umana”, paterna e di saggia guida di San Nicola, in ogni latitudine del mondo... tutti abbiamo molto da imparare per evitare la crescente anestesia dei nostri cuori e debellare la crescente abitudine alla negatività, alla violenza, al disfattismo, alla fragilità, alla rassegnazione ed al disimpegno. La presentazione è di padre Lorenzo Lorusso o.p., Priore della Basilica di San Nicola di Bari.

 

domenica 12 ottobre 2014

 

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Da:

lunedì 23 giugno 2014

PRESENTATO NELL'AULA MAGNA DELL'ATENEO BARESE L'ULTIMO LIBRO
DI VITTORIO POLITO


di Vito Ferri -

(Foto dii Rosario De Gaetano)

Entrare nella splendida Aula Magna “Aldo Cossu” dell’ATENEO di Bari ci porta inevitabilmente ad alzare la testa per ammirare ciò che il genio dell’artista Mario Prayer ha saputo donarci.
Non tutti sanno che questo veneziano trasferitosi a Bari, dove mise su famiglia sposando una ragazza del posto, era privo della mano destra e dipingeva con la sinistra per necessità e non perché mancino.

In questo autentico gioiello lo scorso venerdì è stata presentata l’ultima fatica letteraria del giornalista-scrittore Vittorio Polito.
Il volume dal titolo ‘San Nicola, il dialetto barese e…’ (Levante Editori) ha avuto un illustre maestro di cerimonia e moderatore nel cardiologo Nicola Veneziani, noto esperto di tradizioni popolari.
Veneziani dopo aver fatto declamare da Rosa Lettini Triggiani e Felice Alloggio alcuni brani in dialetto barese, presenti nel libro e dedicati a San Nicola, ha ceduto la parola alla prof.ssa Achiropita Lepera, che ha portato il saluto del Rettore, assente per motivi istituzionali.
Il moderatore ha presentato l’autore sottolineando che ormai con questo volume è a quota quattro sull’argomento baresità, tutti presentati in quest’Aula.
Polito, com’è noto, nell’Università è di casa essendo stato assistente bibliotecario per 40 anni. Il cardiologo quindi ha fatto un excursus sul dialetto barese e su San Nicola, prima di sottoporre l’autore ad un fuoco di fila di domande.



Veneziani, tra le altre cose, ha chiesto a Polito come è nata l’idea del libro e cosa intenda per baresità.

«Consentitemi di ringraziare il Magnifico Rettore che ancora una volta mi ha dato l’onore di farmi presentare il libro nel massimo tempio della cultura che è l’Università. È noto che per Baresità s’intende tutto quello che riguarda Bari, dialetto, tradizioni, folclore, cucina, monumenti, chiese, modi di dire, comportamenti, proverbi, soprannomi, usi e costumi, ecc., per cui ho la certezza che anche San Nicola rientri prepotentemente in questo capitolo. L’idea è stata realizzata, dopo aver visto in una personale l’affascinante opera di Anna Maria Di Terlizzi “San Nicola a cavallo del gallo Barium”, che è diventata la copertina della pubblicazione.
Da qui la decisione di curare un libro sul nostro rinomato Santo.
Per questo ringrazio l’artista per avermi “suggerito” l’idea e contestualmente autorizzato a utilizzare la sua opera».

Altra efficace domanda è stata:

“Vittorio ritieni che questa città stia riscoprendo la gioia di produrre cultura per tutti?

” Polito, in questo caso, ha dimostrato di essere una persona che non disdegna la polemica:
«Ho iniziato a collaborare a testate locali, poi con quotidiani, per gioco e per passione, al punto da permettermi di pubblicare, secondo alcuni invidiosi, anche dei libri
Al momento sono quattro: due sulla baresità, uno dedicato alle preghiere tradotte in dialetto barese (in collaborazione con Rosa Lettini Triggiani), e quello che stiamo presentando oggi.
La fortuna di aver conosciuto Vito Maurogiovanni e Mario Cavalli (quest’ultimo fondatore della casa editrice Levante), mi hanno portato a contatto di un mondo affascinante e sconosciuto, un mondo permeato di ‘baresità’.
Quanto sta avvenendo in questi minuti con gente che parla, ascolta, si conosce e riconosce, è testimonianza della baresità più pura.
Oggi molti seguendo il mio esempio hanno deciso di pubblicare, pazienza se tutto ciò per qualcuno sembra lesa maestà, noi italiani abbiamo liquidato la maestà con un referendum e non è detto che noi baresi veraci non possiamo fare altrettanto con tutti coloro che ritengono il nostro passato e la nostra storia proprietà privata
. In quest’aula vi è un vento che tutti noi abbiamo imparato ad amare e difendere da ogni sopruso: questo vento si chiama libertà».

Infine Veneziani ha chiesto all’autore se ha novità in programma ed ecco la risposta del coriaceo collega:
«Sto studiando, mi sto informando, per alcuni perdo tempo, di certo non passo le mie giornate ad oziare ed ho in mente un progetto che riguarda Bari, in collaborazione con due compagni di viaggio, che per ora non mi autorizzano a rivelarne l’identità e che, se andrà a buon fine, prevedo di presentare per Natale 2015».

Ha quindi preso la parola la scultrice Anna Maria Di Terlizzi che ha mostrato il quadro originale dell’opera “San Nicola a cavallo del gallo Barium”, spiegandone con dovizia di particolari le motivazioni e mettendo il pubblico a parte di meticolose ed esaurienti spiegazioni sulla genesi di un’opera in generale.

La declamazione di altri brani da parte di Rosa Lettini Triggiani e Felice Alloggio hanno concluso l’interessante pomeriggio dedicato a San Nicola e al dialetto barese, che ha visto i presenti premiati dal fatto che non hanno assistito all’infelice esibizione degli azzurri contro la Costarica. (Ogni impedimento è un giovamento continua ad imperare !).

 

 

http://www.giornaledipuglia.com/2014/05/san-nicola-e-il-dialetto-barese.html#U2pwpMuKCcw

di Roberta Calò -

«Per quanto un albero possa diventare alto, le sue foglie, cadendo, ritorneranno sempre alle radici» (proverbio cinese). In questo viaggio a ritroso verso le proprie origini, lo scrittore e giornalista Vittorio Polito, presenta il quarto volume «San Nicola, il dialetto barese e ... Miracoli, leggende, curiosità» (Levante ed. pp 152, euro 24).
L'autore, già noto per le numerose e meritevoli pubblicazioni «Baresità e ... maresità (2008), Baresità, curiosità e... (2009), Pregáme a la barése (2012) (in coll. con Rosa Lettini Triggiani)», riprende il suo cammino alla scoperta di quel substrato di storia che ci appartiene ma che non tutti conoscono.

Lui, che così meticolosamente scandaglia il nostro passato, si rifà alla figura del santo dei baresi per eccellenza, San Nicola. Quello che si palesa dinanzi ai nostri occhi non è un mero studio agiografico, ma piuttosto portare alla luce dettagli, informazioni, documenti, leggende, lettere, curiosità riguardanti «chidde brave marenare, nu Sande che non dande calcolame» ma che «Jé u Pritettore neste che nge chiame». In ogni dettaglio emerge un forte orgoglio campanilistico che però supera i confini della baresità per allargarsi all'Oriente e alla storia di questo legame tra due terre così diverse eppure così profondamente unite; un testo per tutti quei baresi che amano San Nicola e la propria terra per tradizione, ma che troverebbero in questo volume le motivazioni fondanti di questo forte e innato sentimento.

Abbiamo rivolto a Vittorio Polito alcune domande in merito al suo ultimo libro.

D - Come mai un titolo che coinvolge San Nicola nel dialetto barese?
R – È ormai acquisito che per Baresità s’intende tutto quello che riguarda Bari: dal dialetto alle tradizioni, al folclore, ai monumenti, alle chiese, ai proverbi, al teatro dialettale, nella quale rientra prepotentemente anche il nostro San Nicola e tutto quello che lo riguarda.

D – Quali elementi caratterizzano questo volume?
R – Ho raccolto una serie di poesie e di prose scritte in dialetto barese sul nostro San Nicola, coinvolgendo circa 50 poeti e scrittori che si sono interessati alle leggende ed ai miracoli del nostro Protettore, i quali hanno scritto di tutto e di più, non dimenticando alcune poesie in russo ed in inglese, tradotte in dialetto e dedicate al Santo di Mira, anzi di Bari. Inoltre ho inserito il poemetto in dialetto barese del secolo XVIII «La leggenda di San Nicola di Bari», ripreso da un Bollettino di San Nicola del 1982, una vera chicca per i cultori e gli appassionati del nostro vernacolo. A tutto ciò si aggiunge la nota di Nico Veneziani “San Nicola nella storia di Bari” ed una serie di “Curiosità” inedite o sconosciute, da me curate, che vedono protagonista il nostro bel Santo. Il contenuto del libro è corposo e non si può in poche parole riassumerlo. Lascio al lettore il piacere di scoprirlo. È il caso di ricordare anche il contributo dell’amico architetto-scrittore-musicista Franz Falanga, che questa volta si è improvvisato commediografo con il lavoro teatrale «Bàre, Sànda Necòle, le marenàre provette la chièssjie de Ròme, le rìcche e le poverjìedde».

D – Si parla tanto del recupero del dialetto: qual è il suo pensiero al riguardo.
R - Il recupero del dialetto è assai importante per tramandare ai posteri, insieme alle tradizioni, il nostro passato e la nostra storia. Chiaramente mi riferisco al dialetto poetico, letterario, teatrale ed a tutti i contributi finalizzati al recupero ed alla valorizzazione della nostra parlata. Ovviamente vanno escluse quelle produzioni dialettali fondate su volgarità e imprecazioni che con il dialetto barese non hanno nulla a che vedere.

D – Quale simbologia richiama la copertina che riproduce San Nicola a cavallo del galletto? R – L’immagine del nostro San Nicola è una figura legata inequivocabilmente a Bari. A questo proposito devo ringraziare l’artista Anna Maria Di Terlizzi, autrice della bella copertina, che con tanta disponibilità ha voluto mettere a disposizione la sua pregevole opera cortesemente e gratuitamente. Ringrazio anche il priore della Basilica di San Nicola, padre Lorenzo Lorusso o.p., che mi ha onorato della sua presentazione e tutti i poeti citati nel testo che hanno consentito la realizzazione di questa pubblicazione, anche se non esaustiva dell’argomento. Un plauso all’Editore Levante per la particolare cura dedicata al testo.

D – Perché San Nicola ha scelto la città di Bari?

R – Con ogni probabilità un Santo come Nicola non poteva che dimorare a Bari, poiché la nostra città, al di là di curiosità e leggende, nella sua triplice dimensione di città ecumenica, europea e mediterranea, reca nella sua storia i tratti del sovrapporsi di molteplici civiltà e culture: romana, bizantina, longobarda, saracena, normanna, angioina, aragonese, identificando così il suo destino in quello del Santo Vescovo di Mira.
E dal momento che San Nicola è anche patrono della Russia e della Grecia, protettore dei fanciulli, degli avvocati, dei mercanti, dei marinai, dei prigionieri e degli studenti, mi chiedo: perché non proclamare San Nicola anche Patrono e protettore del Mediterraneo e dell’Europa?
Una domanda, che l’autore si pone, a cui probabilmente noi lettori potremmo rispondere o a cui potremo unirci per dar sempre maggiore importanza, visibilità e continuità alla nostra memoria. Polito ci offre gli strumenti per far questo, offrendoci una vasta varietà di fonti che toccano la cultura, la politica, l’arte, la tradizione popolare, la musica, l’iconografia, riuscendo, in un contesto così aulico, ad avvicinare il santo e il fedele, «Ma abbuène abbuène, nu vìnde gendìle/scheduèsce le nuvue e iàbbr'u ciele/e da dà mènze, che nu ragge de sòle,/ièsse l’ecchie de Sanda Necòle!" strappando perfino qualche sorriso «Sanda Necole, ce nu zite tu me manne/Mannamiue ricche, sul' e senza mamme/. E c pè combinazione la mamma tenesse/ Cambasse tre ddì e po' meresse».

 

 

 

 

 

 

 

NOVITA' EDITORIALE DI VITTORIO POLITO: "SAN NICOLA, IL DIALETTO BARESE E..."

 

DUE RECENSIONI SULL'ULTIMO LAVORO DEL NOSTRO VITTORIO pOLITO

 

http://www.giornaledipuglia.com/2014/04/con-san-nicola-il-dialetto-barese-e.html - 10 APRILE 2014



Con «San Nicola, il dialetto barese e…» torna in libreria Vittorio Polito (Attualità, Cultura e Spettacoli)
4/10/2014 01:00:00 PM - di Grazia Stella Elia -

 

 

Ecco apparire, in splendida edizione, il quarto libro di Vittorio Polito, il giornalista barese, dinamico topo di biblioteca sempre alla ricerca di chicche straordinarie nel vasto panorama di tradizioni, leggende e curiosità di cui è ricca la città di Bari, da lui incondizionatamente amata.

È del 2012 «Pregáme a la barése» (Preghiamo nel dialetto barese), la precedente opera realizzata insieme all’ottima attrice – demologa Rosa Lettini Triggiani, mentre del 2008 e 2009 sono gli altri due impegnativi libri «Baresità e… maresità» e «Baresità, curiosità e…», tutti gratificati dal consenso sia degli addetti ai lavori, che della gente comune.

Ma veniamo a questo nuovo libro «San Nicola, il dialetto barese e… Miracoli, leggende, curiosità» (pagg. 257 + 32 ill. - € 24), fresco di stampa ed uscito, come gli altri, con Levante editori, casa editrice che, veterana nella sua attività, ha saputo conferire al volume un tocco di gradevole eleganza.

Un impatto meraviglioso ha certamente il lettore con il libro nel momento in cui posa l’occhio sulla copertina e dallo sfondo blu vede arrivargli incontro un San Nicola artisticamente stilizzato che, con fare trionfale, cavalca un candido gallo con bargigli e zampe rosso fuoco, in armonia col mantello e la mitra del Vescovo – Santo. Il merito della copertina va attribuito soprattutto all’artista Anna Maria Di Terlizzi, autrice di moltissime importanti opere, oltre che di questo «San Nicola a cavallo del gallo Barium», che tanta vivacità conferisce appunto alla prima di copertina.

A pagina 9 si legge la sintetica, pregnante dedica di Polito alla moglie Rosa, «insostituibile compagna della mia vita» e, a pagina 11, la dedica alla cara, “felice Bari”, tratta dal «Responsorio a San Nicola». Segue la presentazione di P. Lorenzo Lorusso, Priore della Basilica di San Nicola, il quale sottolinea la presenza agiografica in Oriente e in Occidente del Santo che, col nome Santa Claus, è noto nel mondo come “uomo generoso che porta i doni”.
Leggiamo, a pagina 15, quanto Vittorio Polito scrive del gran Santo, il quale «non poteva che dimorare a Bari, […] città ecumenica, europea e mediterranea», che ha visto il “sovrapporsi di molteplici civiltà e culture”. Secondo Polito sarebbe opportuno che San Nicola fosse proclamato “Patrono e protettore del Mediterraneo e dell’Europa”.
Il seguito è tutto un profluvio di poemi, poesie, prose, preghiere e lettere in dialetto barese: una enorme quantità di scritti riguardanti il tema nicolaiano di autori che vanno da Francesco Saverio Abbrescia fino a scrittori attuali.

Vittorio Polito non è affatto nuovo alle indagini bibliografiche; egli sa bene dove e come cercare le rarità letterarie e pertanto scopre il poemetto «La leggenda di San Nicola di Bari» curato da Luigi Sada e da Vincenzo Valente (mio maestro di dialettologia, a cui devo una profonda, sincera gratitudine) e lo riporta in forma integrale. Non è la sola chicca di questo genere; altre ve ne sono e non meno importanti.
È data l’opportunità di leggere testi poetici di circa cinquanta autori, tra i quali figura perfino Dante Alighieri, che nella sua divina opera parla delle tre fanciulle protette ed aiutate da San Nicola.
Tante sono anche le “curiosità” da Polito cercate e riportate, tra cui «La palatinità della Basilica di San Nicola», «San Nicola patrono dei ladri»,«San Nicola e gli ortodossi russi», «Il Monastero cipriota dei gatti di San Nicola», ecc.

Ancora una volta, dunque, Vittorio Polito ha rivolto la sua attenzione alla “baresità”, a quell’humus tipicamente barese e dialettale che è linfa vitale proveniente dal dialetto, che forse non sbaglieremmo a chiamare “lingua barese”. Il libro si conclude con «… saldi di ironia…» a cura di Giovanni Cavalli, il quale propone pensieri lapidari, molto allusivi, carichi di humour ed ironici ed aggiunge parecchie pagine che fanno da vetrina ad importanti libri pubblicati dalla propria casa editrice.
Al giornalista–scrittore Vittorio Polito le congratulazioni più sincere e l’augurio di impegnare in altri nuovi lavori le sue ancora giovanili energie. Bari ed i Baresi non mancherebbero di continuare ad essergli grati.

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http://www.giornaledipuglia.com/2014/04/novita-editoriale-di-vittorio-polito.html

6  APRILE  2014

 

 

Bari, Territorio - 4/06/2014 10:35:00 AM - di Vito Ferri -

Con la mirabile copertina  della nota artista barese Anna Maria Di Terlizzi «San Nicola a cavallo del gallo Barium», Vittorio Polito, nostro collaboratore, ha pubblicato il suo nuovo volume «San Nicola, il dialetto barese e… - Miracoli, leggende e curiosità» (Levante Editori, pagg. 257 + 32 ill. € 24).

L’autore ancora una volta ha curato un nuovo libro, questa volta dedicato a San Nicola e al dialetto barese che, insieme a tradizioni, storia, folclore, cucina, monumenti, chiese, proverbi, soprannomi e poesie, rientrano in questo importante capitolo della Baresità. San Nicola «che ha illuminato il cuore di milioni di fedeli d’Oriente e d'Occidente» non poteva mancare con i suoi miracoli, leggende e curiosità. Polito con una particolare attenzione ha raccolto poesie, preghiere, poemi e prose scritte in dialetto barese di tutti i tempi, a partire da Francesco Saverio Abbrescia per finire ai giorni nostri.

Polito, con la sua pregressa attività di bibliotecario, è andato anche alla ricerca di qualche chicca, scoprendo il Poemetto in dialetto barese del secolo XVIII: “La leggenda di San Nicola di Bari” di autore Anonimo, che Luigi Sada e Vincenzo Valente hanno curato e pubblicato sul “Bollettino di San Nicola” n. 1-2, 1982, riportandolo integralmente sul suo libro. Non manca neanche un’antica leggenda «La légende du grand Saint Nicolas» (1854)  di Gérard de Nerval, scritto originariamente in 4 lingue (francese, russo, tedesco e olandese), presentato da padre Gerardo Cioffari, noto storico della Basilica di San Nicola, attraverso una ristampa del 1983, aggiungendo altre due lingue: l’inglese, del poeta James Henry Dixon, e l’italiano, nella versione dello scrittore Vito Antonio Melchiorre. Anche il russo è rappresentato con  una poesia, tradotta in barese da Augusto Carbonara.

Numerosi i poeti presenti (circa 50) con numerose poesie e prose e non manca neanche Dante Alighieri che cita nella sua “Commedia” il miracolo delle tre fanciulle beneficiate da San Nicola. È presente Nicola Pende, primo rettore dell’Università di Bari con una poesia dedicata a San Nicola e tradotta dal citato Carbonara.

Anche le curiosità non mancano: «La Palatinità della Basilica di San Nicola», «Significato del nome Nicola», «Che fine fecero i tre ragazzi salvati da San Nicola», «Il Monastero cipriota dei gatti di San Nicola», «San Nicola patrono dei ladri», la commedia di Franz Falanga «Bàre, Sànda Necòle, le marenàre provètte, la chièssjie de Ròme, le rìcche e le poverjìedde». Un inno spagnolo a San Nicola ed altro ancora completano l’interessante novità editoriale che vede protagonista il nostro gran Protettore.

Nella sua stimolante pubblicazione Polito scrive che «Un Santo come Nicola non poteva che dimorare a Bari, dal momento che la nostra città, al di là di curiosità e leggende, nella sua triplice dimensione di città ecumenica, europea e mediterranea, reca nella sua storia i tratti del sovrapporsi di molteplici civiltà e culture: romana, bizantina, longobarda, saracena, normanna, angioina, aragonese, ecc., identificando il suo destino in quello del Santo Vescovo di Mira», proponendo di proclamare San Nicola Patrono e protettore del Mediterraneo e dell’Europa. Una condivisibile proposta.

La presentazione è di padre Lorenzo Lorusso o.p., Priore della Basilica di San Nicola, che, oltre a ringraziare Polito per “questa raccolta particolare”, a proposito del nostro Patrono scrive:  «L’universalità del suo culto si manifesta nella religiosità, nell’arte, nella letteratura, nel teatro, nelle tradizioni popolari, nella simpatica figura di Santa Claus. Le testimonianze di tale universalità sono numerose e costanti. Pertanto, anche il presente volume “San Nicola, il dialetto barese e… - Miracoli leggende curiosità”, si inserisce bene in questo contesto».

È anche il caso di ricordare le attività dell’autrice della bellissima copertina, Anna Maria Di Terlizzi, già docente di discipline plastiche presso gli Istituti d’Arte di Corato e Bari, le cui realizzazioni sono presenti presso Istituzioni pubbliche e religiose (Basilica di San Nicola, Chiesa di Sant’Enrico, Chiesa di Santa Croce e San Rocco di Bari, Cattedrale di Grumo, monumento di San Pasquale in pietra collocato a Bari nell’omonima piazza, bassorilievo in bronzo e realizzazione della cancellata artistica in acciaio della Chiesa di San Pasquale a Bari, monumento all’On. Giuseppe di Vittorio in Gravina di Puglia. Tutte opere che testimoniano la valenza dell’artista che impreziosisce il libro curato da Polito.

 

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UNA SIMPATICA NOVITA' EDITORIALE:
“LA STORIA DE SANDA NECOLE"

DI VITO SIGNORILE A FUMETTI

Parlare di San Nicola, della storia e delle leggende a lui legate non è mai sufficiente, anche se le pubblicazioni si moltiplicano sempre più. Questa volta è Vito Signorile, direttore artistico del Teatro Abeliano, a proporre a fumetti “La stòrie de Sanda Necòle - La storia di San Nicola”, con disegni di Giuseppe Sansone, progetto di Paolo Azzella e introduzione di Padre Damiano Bova (Gelsorosso Editore, pagg. 16 - € 5).
La novità è che questa volta il fumetto è scritto in dialetto barese con a fronte le corrispondenti nuvolette in lingua per facilitare la lettura e la comprensione del dialetto barese. Una simpatica iniziativa che ha il duplice scopo di far conoscere, soprattutto ai giovani lettori, la vita di San Nicola tra storia e leggende e il nostro vernacolo.

L’intento di Signorile è stato quello di scrivere per i piccoli per parlare anche ai grandi ed ha fatto certamente opera meritoria, poiché l’iniziativa è finalizzata a far conoscere sempre più la figura del nostro bel San Nicola, un Santo ecumenico molto venerato nel mondo e soprattutto in Russia che è definito “il Santo”.
Una bella storia quella di San Nicola, avvincente e straordinaria, che Signorile e Gelsorosso propongono per piccole strenne natalizie, sia per il modesto prezzo di copertina, ma anche per divulgare con molta semplicità “La stòrie de Sanda Necòle”.
Propongo ai lettori la prima ‘nuvoletta’ in dialetto: «Stève na vòlde nu vècchie e na vècchie e stèvene a ressequà le fave drète o spècchie, stève na scala longa longhe p’ascènne, la uè sendì prime ca pigghie sènne? - C’era una volta un vecchio e una vecchia che rosicchiavano fave dietro lo specchio, c’era una scala lunga lunga per scendere, la vuoi sentire prima che ti addormenti?».

 

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IL TESORO DI SAN NICOLA

 


Un simpatico volumetto è stato pubblicato da Antonio Capozza e Xenia Cannata per l’Editore Adda “Il Tesoro di San Nicola” pagine 32, € 8).
La pubblicazione è destinata agli alunni delle scuole elementari e narra della storia di tre ladri (Rasoio, Grimaldello e Pascalina) che tentarono di rubare dal Convento il tesoro di San Nicola, sorvegliato solo dalla statua del Santo. Attraverso varie vicissitudini, i tre malfattori si sentivano certi del riuscito furto, ma non fecero i conti con la severa figura del Santo Patrono di Bari, che impose loro di restituire il maltolto e di tornare a fare una vita onesta e cristiana.
Il volumetto, gradevolmente illustrato, contiene  anche alcune pagine attive per consentire ai ragazzi di ricostruire la storia attraverso una serie di domande-risposte, che invitano i piccoli lettori ad immaginare anche una diversa fine dei tre ladri. Alcuni giochi completano il tascabile illustrato da Laura Fusco.
Consigliabile ad alunni, genitori e docenti per la semplicità della scrittura e delle immagini.

 

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SAN NICOLA, SIMBOLO DI PACE E DI ECUMENISMO

( Dal "Giornale di Puglia" 06/12/201)

Molte testimonianze confermano che San Nicola ha illuminato il cuore di milioni di fedeli d’Oriente e d'Occidente, in quanto simbolo di pace e riconciliazione fra gli uomini, segno di unità nella chiesa, punto di convergenza e di irraggiamento nell’ambito degli itinerari giubilari sulla rotta dei due Poli.
Egli è uno dei Santi più popolari del calendario liturgico, conosciuto e venerato in tutto il mondo sin dal medioevo, quando la grandezza dei suoi miracoli era nota ed apprezzata dalla Groenlandia alla Russia.
È protettore dei bambini, dal momento che, in occasione del Concilio di Nicea, il Vescovo di Mira, invitato insieme ad altri 300 vescovi, si fermò in una locanda: l’oste, grasso e con il viso segnato dal sole, servì della carne prelevata da un tino, conservata in salamoia. Il Santo intuì ciò che il malvagio oste aveva compiuto, aveva cioè sacrificato tre fanciulli e riposto i resti nel contenitore della carne.
Il Vescovo chiese di condurlo lì dove conservava le provviste: giunto in cucina, avvicinatosi alla giara sollevò la mano in segno di benedizione, e questa, come per incanto, si scosse, sussultò, tremò, facendo apparire risanati, tra il terrore dell’oste, i tre ragazzi che fuggirono verso il loro villaggio.
Quantunque parta da Bari la più nota ed amata figura del mondo dell’infanzia, come ricorda Nino Lavermicocca nel suo libro “Bari Vecchia” (Adda Editore), per il portatore di doni per eccellenza, Santa Klaus (O Santa Claus), nella nostra città non vengono prese iniziative, al contrario di quanto avviene in Austria, Svizzera, Germania, Francia, Olanda e Belgio.
In alcune Università, sin dal medioevo, a Parigi, Orléans, Montpellier, Cahors, Eton, Cambridge, Glasgow, Salamanca, Bologna, Padova, Siena, le associazioni di studenti avevano eletto da tempo San Nicola come patrono e si attendeva con ansia il giorno della festa per inscenare manifestazioni di baldoria e organizzare banchetti. Il nome di Nicola si diffuse in molte parti del mondo e numerose chiese furono dedicate al glorioso santo.
Bari, città-culla di San Nicola, nonostante disponga di notevole patrimonio religioso, storico, tradizionale e folklorico, fa poco o nulla per rilanciare il grande Santo con tutte le attività che potrebbero essere a lui legate, anche dal punto di vista culturale e commerciale. A questo proposito Lavermicocca ricorda che a Nancy, Strasburgo, Friburgo, Magonza, Colonia, Amsterdam, Bruxelles, Gand, San Nicola è diventato il buon vegliardo che distribuisce doni, per cui si formano tra il 5 e 6 dicembre, cortei piccoli e grandi che girano casa per casa per raccogliere fondi. In genere i padri vestono i panni del Santo, apparendo nell’insolito abbigliamento ai figli stupiti. In altre città sono i giovani ad indossare i panni del vescovo.
La stessa cosa si potrebbe fare a Bari coinvolgendo bambini e scuole. Anzi, si potrebbe dedicare al nostro protettore la serata dell’inutile notte dei fantasmi, meglio conosciuta come Hallowen, il cui unico significato è meramente commerciale.
E perché non coinvolgere venditori di dolciumi a preparare, come a Losanna, i biscotti di San Nicola, o vendere pacchettini del Santo contenenti riproduzioni in cioccolato della moneta detta “Nicolino d’oro”?
E perché non richiedere agli erboristi o ad altri distillatori di preparare un Elisir di San Nicola, come fanno in molti altri Santuari?
Nel Mediterraneo numerose città (Antalja in Turchia, Leon in Spagna, Venezia, Rimini e Genova), sostengono di possedere spoglie del Santo. Sicuramente la città di St. Nicholas de Port, presso Nancy in Francia, conserva, nella sua Basilica alcune reliquie nicolaiane. La Cattedrale dei Vichinghi in Groenlandia è consacrata a San Nicola, mentre gli spagnoli chiamarono “guado di San Nicola” l’attuale Jacksonville.
D’altro canto un Santo come Nicola non poteva che dimorare a Bari, dal momento che la nostra città, al di là di curiosità e leggende, nella sua triplice dimensione di città ecumenica, europea e mediterranea, reca nella sua storia i tratti del sovrapporsi di molteplici civiltà e culture: romana, bizantina, longobarda, saracena, normanna, angioina, aragonese, ecc., identificando il suo destino in quello di San Nicola, Santo universale.
E dal momento che San Nicola è anche patrono della Russia e della Grecia, protettore dei fanciulli, degli avvocati, dei mercanti, dei marinai, dei prigionieri e degli studenti, viene spontanea la domanda: perché non proclamare San Nicola anche Patrono e protettore del Mediterraneo?

(Articolo pubblicato anche su "Veritas in caritate. Informazioni dall’Ecumenismo in Italia" Fondata e diretta da Riccardo Burigana9

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O'DIGOS, LA GUIDA DEL CENTRO ECUMENICO DI BARI

 

 

È stato pubblicato il n. 4/2011 della rivista “O’Odigos-La guida”, trimestrale del Centro Ecumenico “P. Salvatore Manna”, diretta da padre Giovanni Matera o.p. e redatta da padre Giovanni Distante o.p., realizzata da Levante Editori, Bari.
 La rivista, che si presenta in bella veste grafica e con splendide illustrazioni, propone in questo numero: «Pellegrini della verità, pellegrini della pace», intervento ad Assisi di Benedetto XVI alla giornata della riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo; «Tutti saremo trasformati dalla vittoria in Cristo» di Enrico Sironi; «Raimon Panikkar, il profeta del dopodomani: amicizia, rispetto e dialogo» di Simona Paula Dobrescu; «Recuperare i cardini del dialogo di Dio: la Trinità e l’Incarnazione» di fr. Giovanni Distante o.p.; «Mater Verbi ed Mater Laetitiae» di fr. Francesco La Vecchia o.p.; «La testimonianza della scrittura sul Verbo icnarnato» di fr. Ciro Capotosto o.p.; «S. Anselmo (1033-1109: Perché Dio si è fatto uomo» di Gerardo Cioffari o.p.; «La cristologia delle Teofanie in S. Giustino» di Roberta Simini; «Una ‘rosa’ per Antonio Mennini, Nunzio Apostolico a Londra» di Nicolaus Wyrwoll; «Nicola, Santo ecumenico» del Cardinale Francesco Monterisi; «Discorso di Benedetto XVI al rappresentante del Consiglio della ‘Chiesa Evangelica in Germania’» a cura della redazione.
In chiusura la nota che annuncia l’elezione di padre Lorenzo Lorusso o.p. quale “Priore” del Convento “San Nicola” di Bari, carica che lo vede anche Rettore della Basilica di San Nicola. Va detto che il neo Rettore della Basilica è un volto noto, dal momento che per le sue particolari competenze ha affiancato il precedente Priore, padre Damiano Bova, in qualità di sottopriore. È direttore dell’Istituto di Teologia Ecumenica “San Nicola” in Bari, giudice presso il Tribunale Ecclesiastico Pugliese ed insegna Diritto Canonico Orientale alla Pontificia Università “San Tommaso d’Aquino” ed alla Pontificia Università Urbaniana di Roma ed all’ITE di Bari.
Padre Lorenzo Lorusso, che firma l’editoriale, nel lasciare dopo sei anni la redazione della rivista a padre Giovanni Distante, ideatore e fondatore della rivista ‘Odigos’, si dice certo che il nuovo redattore saprà trasmettere, attraverso il periodico, quell’entusiasmo ecumenico che lo contraddistingue.
In conclusione scrive «È pregando ed operando per la piena unità visibile della Chiesa che noi stessi saremo cambiati, convertiti, trasformati e resi simili a Cristo: Cristo risorto vincitore della morte».

Auguri di buon lavoro al neo Priore, padre Lorusso, ed a tutto lo staff di “O’Odigos”.

        

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GLI ATTI DEL CONVEGNO
"ALLE ORIGINI DELL'EUROPA: IL CULTO DI SAN NICOLA TRA ORIENTE E OCCIDENTE"

 

È stato pubblicato in questi giorni il fascicolo ½-2011, anno XXII, n. 42-43,  della rivista “Nicolaus – Studi storici”, diretta da padre Gerardo Cioffari o.p. (responsabile Giovanni Cavalli), edita dal Centro Studi Nicolaiani. Volume in onore di padre Damiano Bova, che ha retto per molti anni la Basilica di San Nicola di Bari, in occasione del suo 80° genetliaco.
Il voluminoso fascicolo redatto a cura di Gerardo Cioffari, o.p. e Angela Laghezza, riporta gli Atti del Convegno svoltosi a Bari dal 2 al 4 dicembre 2010, sul tema “Alle origini dell’Europa – Il culto di San Nicola tra Oriente e Occidente (Italia-Francia)”, organizzato dall’Università degli Studi di Bari, Dipartimento di Studi classici e cristiani, in collaborazione con la Basilica di San Nicola.
Il culto per San Nicola, dopo quello per la Madonna, è il più praticato sia in Oriente che in Occidente. Sulla diffusione in Europa della devozione per San Nicola ha molto influito la traslazione nel 1087 del corpo del Santo da Myra a Bari. Da qui la chiave di partenza dell’importante Convegno dedicato al Culto di San Nicola.
Il volume, presentato da Giorgio Otranto, ordinario di “Storia del Cristianesimo” nella nostra Università, riporta le varie relazioni tenute per l’occasione, prima delle quali “Il cammino dell’Angelo e di San Nicola” dello stesso Otranto, a cui seguono: “Rapporti religiosi tra Italia e Francia nel secolo XI” (Giuseppe Sergi); “Giovanni Arcidiacono: L’Historia translationis Sancti Nicolai nell’Europa Medievale” (Gerardo Cioffari); “Orderic vitale et la translation du corps de Saint Nicolas” (Pierre Bouet); “I miracoli di San Nicola tra tipologia e storia” (Sofia Boesch Gajano); “Les origines du culte de Saint Nicolas en Normandie” (Véronique Gazeau e Jaques Le Maho); “Le culte de Saint Nicolas dans la ville et le diocèse de Bayeux” (François Neveux); “Il contributo della Società di Storia Patria per la Puglia agli studi Nicolaiani” (Cosimo D’Angela); “Osservazioni sulle metamorfosi occidentali dell’immagine di San Nicola (Michele Bacci); “La ricerca archeologica nella cittadella nicolaiana: risultati e prospettive” (Maria Rosaria Depalo); “S(Ancuts) N(Icolaus): un’insegna di pellegrinaggio dallo scavo del Convento di Largo Abate Elia” (Maria Cioce); “Il restauro e il progetto di ricomposizione dell’Altare d’argento della Basilica di San Nicola” (Fabrizio Vona); “Iconographie des cycles peints de Saint Nicolas ed Normandie du XIII au XVI siècle” (Vincent Juhel); “L’iconographie de Saint Nicolas dans les églises de Troyes – Champagne” (Justyna Switalska); “San Nicola nel calendario folklorico dell’anno” (Anna Benvenuti); “Pèlerins ed pèlerinage à Saint-Nicolas-de-port à la fin du moyen âge” (Catherine Guyon); “L’image de Saint Nicolas dans le prières en français de la fin du moyen âge” (Catherine Vincent); “Per la fortuna del leggendario di San Nicola nel teatro medievale romanzo: una nuova acquisizione” (Marco Piccat); “Conclusion” di André Vauchez. Il volume riporta anche cenni biografici di padre Damiano Bova, domenicano, rettore della Basilica all’epoca del Convegno.
Il prof. Giorgio Otranto, nella presentazione, sottolinea, tra l’altro, che l’organizzazione del Convegno è stato affidata ad un Comitato organizzatore (composto da Alessandra Campione e Angela Laghezza, per il Dipartimento di Studi classici e cristiani, e da Elisa Riggio e Matteo Siciliano, per la Basilica di San Nicola), sapientemente guidato da Damiano Bova, che si è potuto avvalere dei contributi della Camera di Commercio di Bari, della Banca Popolare di Bari, della Regione Puglia, del Comune di Bari e del Comitato San Nicola.  
Un ringraziamento va alla Comunità Domenicana che, oltre all’impegno personale dei singoli Frati, si è fatta carico del sostegno finanziario del Convegno e della pubblicazione del volume degli Atti, curata da Angela Laghezza per il Dipartimento, e da Gerardo Cioffari per la Basilica, dedicato a padre Damiano Bova, in occasione del suo ottantesimo genetliaco: un ulteriore, meritato riconoscimento al suo cinquantennale impegno nel settore degli studi e nella promozione della conoscenza della figura del nostro Santo protettore.
“Nicolaus” è la rivista del Centro Studi Nicolaiani della Comunità dei Padri Domenicani della Basilica Pontificia di San Nicola di Bari, diretta da padre Gerardo Cioffari, o.p., e può essere richiesta in abbonamento alla suddetta Basilica.

      

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Statua in cartapesta di cm 40 ca di altezza, realizzata dalla sig.ra Cristina Linguiti

 

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Da Barisera del 7 maggio 2010, pag. 5

Ricostruzione storica di quanto, nel 1630, Santa Teresa fu nominata protettrice della città

MONETE, SIGILLI E STEMMI PER IL VESCOVO DI MYRA

 

 

Per errore San Nicola era stato “cancellato”: per riparare fu cambiato il tabellone municipale. Nel 1946 l’effige era sulle schede elettorali

San Nicola non è un protettore come gli altri: non è solo un genio tutelare religioso, ma il patrono civile di Bari ed i modi con cui onorarlo sono tanti, simbolici e pratici. Egli infatti è assertore e difensore del sentimento cittadino e chi trova nel suo culto una semplice forma di superstizione o di fanatismo è un ignorante che non conosce l’anima storica del suo paese.
Il 1° novembre del 1630 fu nominata Santa Teresa protettrice di Bari e l’atto ufficiale fu stipulato nell’ambito dell’Università (il Comune dell’epoca), mentre il giorno dopo, i due sindaci della città, (Ferdinando Dottula e Giovanni de Baldis), s’accorsero di aver commesso un grosso errore: l’inversione dell’ordine gerarchico, facendo passare in second’ordine San Nicola, e con affannosa corsa procedettero, pur infrangendo le regole del protocollo, a correggere il tabellione municipale (una sorta di tavoletta sulla quale si scrivevano gli atti pubblici), con una nota a margine dell’atto, nella quale si legge tra l’altro “…il gloriosissimo Santo, quale non solo Padre e Padrone di questa città, ma ancora di tutta la Provincia, che perciò si chiama la Provincia di San Niccolò…” (A. Perotti, “Bari dei nostri nonni”, Adriatica Editrice, 1975).
Questo fatto suscitò gran gelosia tra i baresi appartenenti alle due chiese, anche perché era ben noto che il nome del nostro San Nicola è iscritto in testa al volume delle antiche Consuetudini e che la sua effige decorava anche lo stemma urbano di Bari e l’aula del Seggio (sede del magistrato comunale), e poi è arcinoto in qualsiasi latitudine che il nome della città è legato a quello del suo Santo protettore.
I baresi riconoscevano San Nicola anche nell’aspetto fisico coniando una moneta nella quale fu impressa l’immagine del Santo. Anche nel manuale pittorico del Monte Athos in Grecia, il nostro protettore è effigiato sulla pietra delle laure basiliane  (gruppo di celle scavate nella roccia) e sulle bocce della manna. Un giudice barese, Romualdo, utilizzò un sigillo con la più antica immagine barese del Santo.
Il popolo barese quindi riconosce in San Nicola “l’ereditato simbolo della religiosità della stirpe, immutabile essenza se pure variabile apparenza, fiore immortale dell’anima di Bari, che rispunta ogni anno da millenni, in una data prescritta dalle costellazioni, e rinnova nella pienezza di primavera la festa del mare”.
Merita infine un cenno l’inserimento dell’effige di San Nicola nelle liste delle elezioni comunali baresi del 1946 che dettero i seguenti risultati: lista “S. Nicola” 34287 voti (24 seggi); Lista “Garibaldi” 30916 voti (22 seggi); “Scudo crociato” 6882 voti (nessun seggio) e così via.

 

 

La Riproduzione del Sigillo è stata realizzata dall'orafo Felice Caradonna di Bari

 

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IL MUSEO NICOLAIANO DI BARI

 

Dall’inizio di febbraio 2010 è disponibile al pubblico il Museo Nicolaiano di Bari che espone le opere più significative del patrimonio della Basilica di San Nicola di Bari, insieme alle testimonianze culturali e devozionali provenienti da altri soggetti.
Per l’occasione padre Gerardo Cioffari o.p., ha pubblicato una guida storico-artistica, stampata da Levante Editori di Bari, presentata da padre Alessio Romano o.p., direttore del Museo – il quale sottolinea il ruolo dei Frati Domenicani, da molti anni custodi della Basilica, di accompagnare il visitatore a scoprire e ad ammirare le settantadue opere d’arte di vario valore storico, artistico e religioso, presenti nel Museo.
Padre Damiano Bova, attuale Rettore della Basilica,  sottolinea come il Museo rappresenta la tradizione storica del complesso monumentale della Cittadella Nicolaiana che, insieme ai preesistenti insediamenti, fa parte della stessa storia di Bari. Esso costituisce solo una parte del complesso sistema religioso-turistico-culturale della stessa Cittadella, che comprende, oltre la Basilica, la chiesa di San Gregorio, il Portico dei Pellegrini, il Palazzo Priorale, l’annesso Convento, il palazzotto della Corte del Catapano, l’edificio della Scuola “San Nicola” e altri locali periferici.
Il Museo Nicolaiano, ubicato nei locali dell’Antico Ospizio dei Pellegrini e della cappella di S.Antonio (poi museo civico di Bari) è il riflesso storico, artistico e religioso di questa plurisecolare vicenda. Il Museo è attualmente composto di tre sale: due al primo piano ed una al piano terra, ed in  esse sono esposti tesori storico-artistici legati alla Basilica di San Nicola, cuore spirituale della città.
La città, già nota in epoca romana, è stata frequentata da longobardi, franchi, bizantini, normanni, cagionando così una crisi dei commerci e che solo il trafugamento delle reliquie di San Nicola nel 1087 consentì di superare.  Nicola all’epoca era il Santo più venerato dalla cristianità, come dimostrano le cronache europee dell’epoca, le quali registrarono, quasi all’unisono, l’evento della traslazione a Bari delle sue reliquie.
Un elenco del materiale esposto sarebbe troppo lungo, ma mi limiterò a ricordare solo qualcuno come le monete bizantine (876-1071), il sigillo di Papa Nicola II (1059), la pergamena dei 62 marinai (1175 circa), la pergamena con sigillo in cera di Federico II (1222), il messale angioino (1250), il pastorale dell’Abate Elia (1089), il reliquiario a chiesa gotica di Elisabetta d’Ungheria (1344) e tanti altri ancora.

Smalto di san Nicola

Piviale della Principessa di Policastro


Foto di Giuseppe Gernone

 

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LA CHIESA DI SAN NICOLA DI MIRA A LOCOROTONDO

 

La città di Locorotondo (BA), risale al XII secolo. In un diploma del 1195 è citato infatti un piccolo feudo denominato appunto Locus Rotundus.
Il centro urbano di Locorotondo, come risulta dal volume di Rosalba Laghezza “La chiesa di San Nicola di Mira” (Schena Editore), è unico per il suo singolare aspetto architettonico con la copertura a Cummersa, tipiche case base imbiancate a calce e con caratteristici tetti aguzzi realizzati  con “chiancarelle” di pietra, come può notarsi nella foto 1.

Prospetto della Chiesa

La Crocifissione di Cristo e le due Marie

 


Una delle chiese degne di particolare attenzione è quella di San Nicola di Mira, un luogo di culto privato edificato intorno al ’600, come testimonia l’epigrafe di una lapide ancora oggi visibile nell’edificio la cui edificazione pare sia avvenuta su commissione del notabile locorotondese Paolo De Aprile.
La chiesa rimane aperta al culto fino al 1924, dopo di che le sue caratteristiche storiche, architettoniche e decorative, fanno sì che nel 1977 la Sovrintendenza ai Beni Culturali ed Artistici inserisce la Chiesa di San Nicola tra gli edifici di interesse storico-artistico della Curia di appartenenza.
L’aspetto più suggestivo della chiesa è rappresentata da decorazioni pittoriche ad affresco che occupa buona parte della superficie muraria interna dell’edificio, il cui tema principale è San Nicola, i quattro evangelisti ed alcune immagini del Santo di Mira.
È abbastanza evidente che l’edificazione e le decorazioni pittoriche di una cappella privata realizzata a devozione di un Santo è finalizzata a mostrare la propria cristianità e ad ostentare il proprio ruolo sociale.
Le decorazioni della cappella meritano grande attenzione e ammirazione per le soluzioni tematiche adottate, dimostrando la profonda cultura teologica, agiografica ed iconografica del progettista e delle maestranze. Va segnalata anche la riproduzione dei dieci episodi più noti della biografia nicolaiana.

Vita e miracoli di San Nicola -"Adeodato" (volta)

Cummerse


      Le foto allegate, tratte dal volume, sono dello Studio Calabretto, tranne quella della cummerse, che è del sottoscritto.

 

 

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Da un'intervista di Barisera, 4 Gennaio 2010

 

CORO DI "NO" ALLA RICHIESTA DELLA TURCHIA DI RIAVERE IL SANTO DI MYRA

LE OSSA DI SAN NICOLA? DEBBONO RESTARE A BARI

 

Basilica di San Nicola

 

"Capita che qualche ministro, anche se della Cultura, possa dare i numeri. Sì, numeri buoni da giocare al lotto".
Si esprime così Vittorio Polito, giornalista barese, profondo conoscitore della storia e delle tradizioni culturali e religiose del capoluogo pugliese, in merito alla richiesta arrivata dalla Turchia di riavere le ossa del Patrono di Bari. Il ministro turco, secondo Polito, "probabilmente si è svegliato da qualche brutto incubo quando ha lanciato ancora una volta la richiesta di far ritornare nel Paese della Mezzaluna le ossa del nostro San Nicola, che invece devev restare qui".

Lo stesso Padre Mihai Driga, parroco della Comunità ortodossa rumena qui a Bari non è d'accordo sostenendo che "la Turchia non è un ambiente cristiano ma musulmano. Il territorio turco non è quindi un luogo nel quale le ossa possano essere oggetto di venerazione". In effetti sono molti a temere che dietro la richiesta turca ci siano solo obiettivi di carattere turistico e commerciale, non certo di fede.

Vi è anche un altro importante motivo per padre Driga: "Basti pensare che i vertici del clero di Bucarest hanno deciso di intitolare la nuova chiesa in costruzione a Mungivacca, a san Nicola, in romeno Sfantul Nicolaie".

Lo stesso padre Damiano Bova, attuale priore della basilica, qualche giorno fa, ha nettamente bocciato la proposta del governo turco, anche perchè San Nicola non è oggetto da museo. Quindi è bene che le spoglie di San Nicola restino in un paese cristiano come l'Italia e quindi a Bari, dove è ben custodito nella sua bellissima Basilica, nella quale l'accesso è libero a tutti e non corre rischi di sorta. E poi nelle vicinanze oggi c'è "Largo Vito Maurogiovanni", la piazzetta dedicata al grande scrittore scomparso alcuni mesi fa, tanto devoto a San nicola, "per cui - dice Polito - farà da guardia d'onore al nostro protettore e vigilerà anche sulle intenzioni di qualche sprovveduto farabutto".

I "no" all'ipotesi di riportare in Turchia le spoglie di San Nicola, trafugate dai 62 marinai baresi nel 1087, stanno diventando un coro. Tra l'altro, sino ad oggi, non è arrivata nessuna richiesta ufficiale da parte del governo turco. Forse si sta facendo tanto rumore per nulla.

 

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BARI, CITTÀ DI SAN NICOLA

 

Bari e la Puglia hanno avuto sempre un ottimo rapporto con il mare. Cosimo Damiano Fonseca nel suo libro “La Puglia e il Mare” (Electa Editrice) ricorda che già la civiltà micenea (XVI secolo a.C.), consentì intensi e stretti rapporti con il mondo egeo. Ma, nonostante la storia ha fatto segnare il passo alla Puglia con la militarizzazione della coste, lo spostamento e la polarizzazione delle grandi rotte marittime verso l’Atlantico, essa accentuò sempre di più la sua vocazione mediterranea, prima su attività culturali e successivamente su componenti economiche. Così facendo i caratteri della “nazione pugliese”, si erano definiti grazie alla grande risorsa del mare.
Da qui al commercio il passo è stato breve, e si è iniziato con le botteghe e soprattutto con la vendita del vino, che richiedeva all’epoca locali particolari, per estendersi poi ad altre attività come arti e mestieri.
Calderai, vasai, sarti, barbieri, fornai, ebanisti, stampatori, come ricorda Franco Martino nel suo volume “Botteghe e bottegai nell’ottocento barese. Il Tribunale di Commercio a Bari” (Levante Editori), erano soliti raggrupparsi per mestieri lungo i vicoli dei quartieri, chiamati maestri di bottega, per distinguersi dai bottegai veri e propri. Anche gli artisti avevano le loro botteghe, per cui pittori e scultori si organizzavano con vere e proprie scuole dalle quali originarono i moderni studi professionali.
L’olivo e il commercio dell’olio è stata un’altra notevole risorsa commerciale per la Puglia e Bari. L’olivicoltura pare sia praticata nel barese fin dall’età neolitica (5000 a.C.). La sua importanza fu riconosciuta già nell’Impero Romano, quando importazioni ed esportazioni erano regolate dall’Amministrazione Centrale. L’olio di Bari si diffuse fino a Venezia, per essere quindi inviato anche in altre città dell’Europa continentale.
Con l’arrivo delle spoglie di San Nicola a Bari, il commercio marinaro ha assunto un’altra notevole importanza. È notorio che intorno al porto sono concentrate numerosissime chiese, forse a sottolineare significativamente il rapporto con il mare, e che nonostante i rischi che all’epoca si correvano per i potenziali attacchi esterni, significava pur tuttavia benessere e prosperità.
 Gli effetti della traslazione e la presenza della grandiosa basilica ebbero sulla città risvolti non solo religiosi, ma anche sociali, culturali, artistici ed economico-politici. La cosiddetta “cittadella nicolaiana”, topograficamente ed idealmente rivolta al mare, si attrezzò per accogliere il flusso ininterrotto di pellegrini che giungevano da terra e da mare. Doni preziosi andarono ad arricchire la casa del Santo crescendo di pari passo con la popolarità del suo culto. E non mancarono le fiere nicolaiane, allestite nei cortili interni della Basilica, affollate da un gran numero di mercanti e mercanzie.
E che San Nicola è un gran Santo lo dice anche Vito Maurogiovanni, scomparso recentemente,  nel suo libro “Un gran Santo” (Levante Editori).  Innanzitutto perché è venerato in tutto il mondo, le chiese a lui dedicate non si contano, ed anche perché protettore di marinai, bambini, ragazze, orfani, commercianti di grano, sarti, studenti,  mercanti, calzolai ed anche dei ladri. I quali ultimi, nel momento che arrivano le guardie per le loro malefatte, invocano San Nicola a loro difesa. E sotto il suo manto ci sono anche birrai, bottai, farmacisti e rigattieri: insomma un Santo per tutte le stagioni ed adatto a tutti i ceti.
Sarebbe oggi opportuno sfruttare, in senso positivo, le opportunità che noi abbiamo con Bari, il mare e San Nicola. Padre Gerardo Cioffari, storico della Basilica di San Nicola, sostiene che bisogna «Continuare nel grande riassetto urbanistico, senza dimenticare quella memoria che da sola può dare l’orgoglio della baresità».
Sarebbe auspicabile, ad esempio, che il Corteo Storico fosse l’occasione migliore per questo recupero di memoria, ricordando nelle scuole, nelle università, negli ingressi di stazione, negli aeroporti e nei porti, che questa è la città di San Nicola. Inoltre, intitolare, come è stato fatto per il nuovo stadio, qualche strada al grande Santo e soprattutto dare ai visitatori ed ai pellegrini un «Benvenuto nella città di San Nicola», come dice Lino Patruno nel suo capitolo «San Nicola e i baresi: il miracolo della luce» nel bel volume “Bari la città di San Nicola” (Adda editore).
E, infine, perché non coinvolgere anche venditori di dolciumi a preparare, come a Losanna, ad esempio, i biscotti di San Nicola, o vendere pacchettini del Santo contenenti riproduzioni in cioccolato della moneta detta “Nicolino d’oro”, ovvero diffondere prodotti col nome del Santo? E perché non richiedere agli erboristi o ad altri distillatori di preparare un Elisir di San Nicola, come fanno in molti Santuari? Insomma, si potrebbero creare nuove attività commerciali, industriali, artigiane e religiose e/o rilanciare quelle esistenti, anche perché a Bari si incrociano i passi di molte genti, di diversa nazionalità e confessione religiosa e quindi un ottimo veicolo pubblicitario per il commercio. Anche perché la Basilica dedicata al gran Santo è luogo d’incontro e di dialogo, quasi avamposto di comunione in vista dell’auspicata riconciliazione di tutte le Chiese.

 

Da “Confcommercio Magazine” Anno I, n. 2, maggio 2009, pag. 40

 

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LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA RUSSA DI BARI HA RADICI LONTANE CHE PORTANO A ROSTOV

 

 

In questi giorni non si fa che parlare di San Nicola, un po’ per l’avvicinarsi della sua festa e il passaggio di consegne del complesso della Chiesa Russa ai russi ed un po’ perché si vorrebbe inaugurare il ricostruito Teatro Petruzzelli di Bari, cosa che invece appare sempre più lontana.       

Ma parliamo della Chiesa Russa e della recente pubblicazione tascabile di Mariagraziella Belloli, docente presso l’Università di Bari, “Il pellegrino di Rostov” (Stilo Editrice).
Nella breve storia l’autrice ricostruisce le motivazioni che hanno portato alla costruzione della Chiesa Russa di Bari, rintracciando un itinerario che inizia dalla lontana Rostov, ove la tradizione vuole sia stata portata, da Bari, la prima miracolosa icona di San Nicola, passando da Myra in Turchia, ove esiste la Basilica nella quale era conservato il corpo del Santo per concludersi a Bari, città che ospita nella bella Basilica le sue spoglie.      
Il prezioso volumetto è corredato anche da varie illustrazioni messe a disposizione dai professori Carmelo Calò Carducci e Marco Pesola e dall’Editrice Stilo, immagini di notevole interesse, alcune inedite, che propongono anche antiche icone di San Nicola della tradizione russa.
La ricerca dell’autrice ha contribuito, tra l’altro, a comprendere come la costruzione della Chiesa Russa di Bari rientri in un più ampio movimento artistico che ha visto sorgere in Europa, una serie di edifici di culto, preziose testimonianze della fede ortodossa.

Da Barisera del 1° dicembre 2008, pag. 18

 

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UN PORTALE WEB PER LA BASILICA DI SAN NICOLA DI BARI

 

 

Il Bollettino di San Nicola n. 3/2008, in un’ampia nota di padre Damiano Bova, o.p., e rettore della Basilica di San Nicola, ci informa, tra l’altro, che dallo scorso maggio è operativo su internet il nuovo portale della stessa Basilica www.basilicasannicola.it.

I domenicani, frati predicatori, posti al servizio della Basilica di San Nicola, sono per loro connaturalità portatori di messaggi spirituali, di fede e di cultura, nonché esperti della comunicazione.
Il loro stile universale, ben si collega con l’universalità del Santo di Mira (anzi di Bari), sotto  vari aspetti (geografico, ecclesiale, ecumenico e interculturale), per poter offrire un ulteriore strumento di comunicazione.
Internet ha accelerato di molto il processo di globalizzazione ed ha quindi permesso di superare facilmente le distanze geografiche, facilitando le relazioni tra e la costituzione di reti sociali basate sulla collaborazione.

Nel portale di cui si parla sono integrati i siti del Centro Ecumenico e del Centro Studi Nicolaiani, che per la prima volta aprono agli utenti i propri archivi, fornendo anche informazioni aggiornate sulla propria attività.
Navigando attraverso le varie sezioni e ammirando le gallerie fotografiche, si entra in contatto con una realtà concreta e vivace dalla quale si possono osservare le tante persone che celebrano quotidianamente la propria fede, l’identità religiosa e civile di una città, la comunità religiosa che è punto di riferimento culturale e ecumenico. Infine, le “comunità virtuali di fede”, che possono essere considerate un po’ la trasposizione di quegli antichi sodalizi nati intorno a un santuario o nel nome di un Santo.
Padre Gerardo Cioffari, o.p., direttore del Centro Studi Nicolaiani della Basilica, ha evidenziato i contenuti di cui egli si interessa a livello soprattutto scientifico: in particolare ha parlato sulla figura storica di San Nicola e sul suo culto universale, nonché della rilevante valenza ecumenica della Basilica barese.

Altro argomento interessante è quello che riguarda la Basilica di San Nicola tra storia e arte. Basti pensare che sono state messe in rete quaranta bolle pontificie sulla Basilica.
Un notevole contributo alla realizzazione del sito ed alla continuità nel futuro è stato dato dalle Suore Domenicane della Congregazione di Santa Caterina da Siena insieme all’assiduo impegno di padre Santo Pagnotta, o.p., i quali hanno dimostrato competenza, impegno e grande amore per questo non sempre facile e comodo lavoro.
       
L’apertura del portale – ha sottolineato il rettore della Basilica, padre Bova - «costituisce sicuramente un primo passo verso la costituzione di una rete tra le chiese che in ogni parte del mondo sono intitolate a San Nicola. Una rete basata sul dialogo, sul rispetto e l’amicizia, attraverso la quale potrà esprimersi l’aspirazione all’unità che viene dalla gente».

 

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SAN NICOLA E IL MIRACOLO DELLE NAVI GRANARIE

 

 


La vita di San Nicola è ricca di fatti, curiosità, leggende e miracoli e tra questi ultimi il miracolo delle navi granarie, come ricorda Maria Teresa Bruno nel libro da lei curato “S. Nicola nelle fonti narrative greche”, pubblicato nel 1985 nella collana della Biblioteca del Centro Studi Nicolaiani per i tipi di Levante Editori.
L’autrice narra di un episodio avvenuto nel territorio della Licia.
In un periodo in cui scarseggiava il grano approdarono nel porto di Andriake delle navi alessandrine cariche di grano ed i mercanti riferirono del loro arrivo a San Nicola. Il Santo sopraggiunse da Mira ad Andriake chiedendo ai marinai delle navi di scaricare un po’ di grano da ogni nave «affinché non moriamo di fame».
I marinai si opposero, ribadendo «non possiamo fare questo, poiché il grano è del popolo della capitale». Ma San Nicola chiese ancora una volta di scaricare da ciascuna nave cento moggi dal carico (il moggio è un’antica misura di capacità per aridi, soprattutto per le granaglie), impegnandosi di salvaguardare l’impunità per i marinai presso il ricevitore di Costantinopoli.
I marinai scaricarono il grano, ripartendo quindi per Bisanzio e appena giunti misurarono il grano, trovando i loro carichi così come li avevano caricati ad Alessandria. Non mancava proprio nulla. L’equipaggio si meravigliò di questo prodigio e raccontò ai ricevitori il miracolo straordinario di San Nicola e tutti gloriarono Dio, che dà sempre grazia a quelli che lo amano.
Il Santo, a sua volta, fece misurare il grano prelevato dalle navi e lo distribuì a tutti. E tutti glorificarono Dio in ogni occasione, poiché il grano ricevuto bastò per ben due anni. E poiché avevano conservato parte per la semina, godettero anche successivamente dei benefici di Dio, per mezzo dell’intercessione del suo servo Nicola.
Alcuni monaci hanno raccontato che San Nicola era venerando ed angelico nell’aspetto e che emanava profumi fragranti di santità tali, che con una sola apparizione rendeva migliori coloro che si imbattevano in lui, rendendoli migliori.

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SAN NICOLA A FUMETTI

 

 

Il nome di San Nicola si impone sempre più ai bambini ed agli adulti anche attraverso una serie di pubblicazioni. Ultima in ordine di tempo, “San Nicola di Bari” a fumetti, di Don Renato D’Amico, pubblicata dall’Editore Di Vitto di Scanno (Aq), pagg. 100, euro 8.
Il volume di 100 pagine, coloratissimo, oltre a riportare il racconto della storia del Santo di Bari, pubblica anche i luoghi di culto in Italia suddivisi per Regione e dai quali si rileva che sono tantissimi i paesi, piccoli e grandi, che onorano il nostro Santo anche attraverso le numerose chiese a Lui dedicate.
L’autore, che ha diffuso altre opere a fumetti dedicate ad altri Santi (Domenico, Rocco), tutte colorate da Raffaella Seccia, esprime un vivo ringraziamento a tutti i sacerdoti che hanno fornito il materiale sul culto di San Nicola presente nelle loro parrocchie.
Il volume si avvale della presentazione del nostro arcivescovo, Monsignor Francesco Cacucci, che ricorda che nel Medioevo San Nicola aveva un contatto decisamente più diretto col mondo dei bambini, dal momento che in occasione della Sua festa le autorità organizzavano manifestazioni particolari con larga partecipazione dei fanciulli.
Il Patriarca di Venezia, Cardinale Angelo Scola, si augura che attraverso questo fumetto, la devozione a San Nicola cresca e si faccia più consapevole.
La pubblicazione presenta anche un capitolo firmato da padre Gerardo Cioffari, storico della Basilica di San Nicola di Bari, dedicato al culto del Santo, all’architettura della Basilica, alle sculture, alle pitture, sottolineando che la Basilica di Bari è meta di pellegrinaggi ortodossi, soprattutto russi che considerano il nostro protettore “Il Santo”.
Angela Nuovo firma il capitolo “Un Santo che unisce la gente”, soffermandosi su origini e diffusione del culto di San Nicola in Europa. Testo e disegni sono di Domenico e Stefano Di Vitto.
Il volume è disponibile esclusivamente presso la Libreria San Paolo di Bari e presso l’editore Di Vitto, Viale del Lago, 44 67038 Scanno (Aq), e può essere richiesto via internet al sito www.divittoeditore.com.
Va, infine, ricordato che la Basilica di San Nicola di Bari, per la prima volta nella storia, è stata visitata da Vladimir Putin, capo di Stato della Russia, la nazione che certamente vanta il primato nella venerazione a S. Nicola, varcando la soglia della Basilica come uno dei tanti pellegrini russi, per inginocchiarsi davanti alla tomba del Santo per venerarlo.

 

 

 

 

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SAN NICOLA, LA MANNA E IL PRESIDENTE PUTIN

 


È stato appena pubblicato il “Bollettino di San Nicola”, anno LVI, n. 4, un numero speciale dedicato al calendario 2008.
Il fascicolo è da considerare storico, poiché riporta un’ampia nota relativa alla “Manna di San Nicola”, ma vi sono anche le immagini della eccezionale visita del Presidente russo Putin e del Presidente del Consiglio italiano, Prodi, al nostro San Nicola.
La manna (liquido che trasuda dalle ossa di San Nicola), quest’anno è stata prelevata alla presenza dell’Arcivescovo Francesco Cacucci, di mons. Chrysostomos Sabatos, Metropolita greco ortodosso di Messenia in Grecia e delle massime autorità civili e militari e di una incontenibile folla di fedeli. La cerimonia è stata diffusa anche in diretta su grandi maxischermi.
Secondo una pia tradizione, scrive Padre Damiano Bova, rettore della Basilica, la manna sarebbe un segno di soddisfazione del Santo per gli eventi che hanno segnato la vita della Basilica e di Bari in questi ultimi tempi, ma anche di buon auspicio per quanto accadrà nel prossimo futuro. E la misura di tanta soddisfazione si può calcolare con la gran quantità di manna che quest’anno è stata raccolta, 5-6 volte in più rispetto agli altri anni. È il segno di quanto ci vuole bene il Santo di Myra, anzi di Bari.

Sagra di San Nicola
Due Vescovi, uno cattolico e l'altro ortodosso, versano nel mare la Manna di San Nicola.
Il mare che divide, nel nome del Santo, unisce l'Occidente e l'Oriente.


Per la prima volta nella storia il capo di Stato della Russia, la nazione che certamente vanta il primato nella venerazione a S. Nicola, ha varcato la soglia della Basilica come uno dei tanti pellegrini russi, per inginocchiarsi davanti alla tomba del Santo per venerarlo. Padre Bova auspica la visita del Patriarca di Mosca, Alessio II, perché rappresenti il cuore di milioni di ortodossi russi consentendo anche a loro di manifestare la loro devozione verso il Santo.
Nello scorso maggio il Metropolita ortodosso greco di Messenia, con la sua presenza ha dato un tocco ecumenico alla festa del Santo Patrono di Bari e attualmente si spera nella visita del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I. Lo stesso Primate d’Inghilterra, Williams, ha espresso il desiderio di ritornare a Bari, per un incontro di preghiera insieme ai cattolici sulla tomba del Santo.
La statua del Santo quest’anno è stata richiesta da una comunità della Campania e per 8 giorni è stata venerata a Frignano Cilento (SA), nella diocesi di Vallo della Lucania, che conta 20 parrocchie dedicate al Santo, a dimostrazione che l’immagine di San Nicola viene accolta dovunque con entusiasmo, come fosse il Patrono del luogo.

Il Presidente Putin con il Priore P. Damiano Bova, sull'altare della tomba di San Nicola

Il Presidente Putin firma sull'Albo d'oro. Accanto il Presidente del Consiglio Prodi e P. Cesare Arezzo


Il Rettore della Basilica si dice certo che San Nicola ha voluto manifestare attraverso l’abbondante trasudazione delle sue ossa, il compiacimento, ma anche il suo incoraggiamento in merito agli sforzi e al positivo cammino che, cattolici e ortodossi, stanno compiendo per la piena e definitiva riconciliazione.
Non va dimenticato infine, che la manna, spesso, rappresenta l’ultima ancora a cui i malati ricorrono dopo l’esaurimento dei metodi della medicina scientifica, «prescindendo dal problema se si tratti di miracolo o meno, quest’acqua ha le caratteristiche della reliquia. Il fedele nel berla o nell’ungere la parte malata del corpo, crea una vicinanza del proprio corpo a quello di S. Nicola. A questo punto tutto passa in secondo piano, scienza, arte, letteratura, per fare spazio alla fede; non la fede cristiana in quanto tale, che non viene messa in discussione dal credere o meno ai miracoli connessi alle reliquie, ma la fede come fiducia nell’aiuto del Santo». E i miracoli sono una risposta alla richiesta di aiuto.


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SAN NICOLA E LA RELIQUIA DI RIMINI

 


L’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Alberto Marvelli” della Diocesi di Rimini ha pubblicato il bel volume di grande formato “San Nicola e la reliquia di Rimini”, a cura di Andrea Donati e Natalino Valentini), in relazione alla solennità del dono della sacra reliquia di San Nicola alla Chiesa Greco-Ortodossa di Dimitriade (Piergiorgio Pazzini Stampatore Editore – euro 35).
Da molti secoli la Diocesi di Rimini custodisce e venera nella Chiesa di San Nicolò, completamente distrutta dalla guerra e successivamente ricostruita, una sacra reliquia che la devozione dei fedeli e le autorità religiose hanno sempre attribuita a San Nicola di Myra. Si tratta dell’omero sinistro, giunto in maniera fortunosa a Rimini alla fine del dodicesimo secolo e mancante nelle spoglie conservate nella Basilica di Bari a Lui dedicata.
San Nicola, come è ampiamente noto, viene venerato come modello di carità e giustizia, difensore della retta dottrina contro ogni tentativo di divisione e di eresia. Inoltre, è tra i Santi più amati e venerati dalle Chiese ortodosse sia greche, russe e slave che da quella Cattolica latina e dalle Chiese orientali cattoliche. Questi, tra i motivi che fanno considerare San Nicola un Santo ecumenico. Giovanni Paolo II, nella sua storica visita nel 1984 a Bari, disse che il vescovo di Myra «risveglia in noi la nostalgia dell’unità che è forma dell’amore».
Il volume, che è frutto della appassionata tessitura di Natalino Valentini, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Rimini, oltre a documentare con cura la rilevanza della celebrazione ecumenica, si offre soprattutto come prezioso e innovativo strumento di ricognizione storica, iconografica, teologica, liturgica e spirituale sulla presenza di San Nicola di Myra a Rimini e nell’area centro-adriatica, privilegiando il confronto e il dialogo con la tradizione ortodossa greca e slava e russa, in particolare.
Sua Eminenza il Cardinale Walter Kasper, che firma la prefazione, auspica che: «Il dono della reliquia di San Nicola e le relazioni stabilite tra le due chiese, cattolica e ortodossa, siano lievito di più intense collaborazioni fra cattolici e ortodossi e che San Nicola, venerato insieme interceda presso il Signore perché cattolici e ortodossi possano ritornare nella piena unità, a celebrare insieme l’Eucaristia, l’unico sacrificio di Cristo».
Il volume, che è corredato da molte illustrazioni e foto dell’importante avvenimento, ha visto la partecipazione della Delegazione della Diocesi di Rimini, di quella Metropolita di Dimitriade e di quella Ortodossa d’Italia, riporta nei diversi capitoli storia, arte, tradizione liturgica, esperienza ecumenica, innologia e poesia, ricognizioni anatomiche e, in appendice, i decreti canonici sul dono della reliquia, l’atto della Cancelleria sulla ricognizione e l’elenco delle delegazioni ufficiali. Insomma un libro-documento che non può mancare nelle biblioteche degli studiosi nicolaiani e dei devoti del Santo, ormai considerato di Bari.
Alla realizzazione della pubblicazione hanno collaborato Mons. Aldo Amati, Enrico Morini, Gian Lodovico Masetti Zannini, Gioacchino Maria Vaccarini, Andrea Donati, Michele Bacci, Natalino Valentini, Georgios I. Mantzarides, Lev. G. Lebedev, Nicola Bux, Michail Talalay, Gerardo Cioffari, Luigi Martino, Fiorenzo Facchini, Alba Tontini, M. Sabbatini, A. Pasquinelli.

La Delegazione della Diocesi di Rimini

Il Metropolita di Dimitriade saluta il Sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli

La Delegazione Ortodossa

Il Vescovo Mariano De Nicolò porge il Decreto del dono ai Metropoliti Gennadios e Ignazio.

 

 

 

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SANDA NECÒLE GNORE
QUEL VOLTO NERO CHE GUARDA ALL’ORIENTE

 

 


Sanda Necòle Gnore (San Nicola Nero), così il popolino barese indicava una immagine del nostro Santo in cui appariva con un volto più che bruno, per cui molti erano convinti che San Nicola fosse stato moro, anche per i suoi natali avvenuti in un misterioso lontano paese asiatico, dal quale da secoli venivano a Bari gli schiavi di colore.
Questa è la descrizione che Armando Perotti fa del Santo di Myra nel suo libro “Bari Ignota” (Arnaldo Forni Editore).
Padre De Brailon ipotizza in un suo rarissimo opuscolo del 1646 che alcuni antichi dipinsero il Santo color nero, a causa delle sue sofferenze nella persecuzione liciniana, ma tutto ciò andrebbe meglio provato.
Anticamente era consuetudine conservare nelle chiese vescovili i ritratti dei pastori delle anime e probabilmente un antico ritratto di San Nicola si trovava nella chiesa di Myra e quattro secoli dopo la sua morte, esso c’era ancora, citato da Teodoro, vescovo della stessa città, negli atti del secondo Concilio Niceno e che così possono essere tradotte “rosso in viso e nei capelli bianco per vecchiezza”.
“Dunque rosso, di un bel colore rubicondo che rivelava la sanità e il sanguigno temperamento dell’uomo, il quale non si peritò di schiaffeggiare, in pieno concilio, e in presenza dell’imperatore, l’arrogante Ario, il più famoso eresiarca del IV secolo, che si permetteva di avere un’opinione diversa dalla sua”.
Il ritratto di cui si parla rappresentava il Santo quand’era già vecchio, per cui il suo tipo è così pervenuto a noi. I capelli che in gioventù furono biondi, come è proprio dei rossi di pelle, sono divenuti bianchi, la fronte calva non serba che un piccolo ciuffo, e pochi altri avanzi di chioma. Altra caratteristica è la barba, indispensabile segno di dignità per un orientale, che appare piena, arrotondata e curata.
Quella barba ha una storia. Quando Nicola diede il memorabile schiaffo ad Ario, che per poco non stramazzò, l’imperatore avrebbe dovuto, secondo la legge, ordinare il taglio della mano a chi aveva osato attentare alla sua augusta persona, ma i padri del Concilio ottennero il suo imprigionamento, sino a che non fosse stato deciso a chi spettava il torto e la ragione. Per l’occasione gli furono tolte le insegne e privato anche della barba, che il cappuccino Silvestro da Rossano, afferma di aver letto in antichi manoscritti greci calabresi, che la stessa gli fu bruciata.
Ma a Nicola in prigione apparvero il Cristo e la Vergine, i quali gli restituirono il libro dei vangeli e il pallio (un indumento sacro). Diffusasi la notizia del prodigio fu scarcerato. Mentre officiava una messa di ringraziamento un angelo gli pose in testa la mitra e la barba gli crebbe più ricca e più bella di prima.
Il benedettino Niceforo, che ha lasciato un racconto della traslazione delle ossa di San Nicola, narra che i baresi pur posando gli occhi su un bellissimo quadro nel quale era dipinta l’immagine del taumaturgo non riuscirono a portarla via. Quell’icona probabilmente era il ritratto visto da Teodoro nel 787 o una copia di esso, ma sembra destino dei baresi, non riuscire mai a far le cose complete, in questo caso, molto probabilmente, per la paura di essere sorpresi.
L’iconografia su San Nicola è numerosa e si avvale anche di prestigiose firme: da Andrea da Salerno a Luca Giordano, al Beato Angelico, al Veronese, tutte opere presenti in Italia e nel mondo.


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SAN NICOLA NEL MONDO

 

 

Bari, fino al 6 maggio 2007, è sede della importante Mostra di icone “San Nicola splendori d’arte tra Oriente e Occidente”, allestita nelle sale del Castello Svevo.
La mostra si è arricchita anche di una serie di icone provenienti dal Monte Sinai: otto tesori databili tra VII e XIV secolo dal valore inestimabile sulle quali poter “leggere” il volto di San Nicola. Le icone mostrano lo straordinario stato di conservazione, dovuto anche al fatto che il Monastero si trova a 1500 metri d’altezza e lontano da tutto e da tutti.
Per questo motivo riporto dal prestigioso volume di Vito Maurogiovanni “San Nicola nel mondo”, non più disponibile, alcune note sulla presenza del Santo di Mira (anzi di Bari) nel mondo.
Il volume è stato pubblicato in occasione del 900esimo anniversario della traslazione delle ossa di San Nicola dalla casa editrice CEDIM (Gruppo Editoriale Meridionale) di Bari nella collana “Testimonianze”, nel quale vengono raccontate piccole e grandi storie, leggende, miti, cronache e aneddoti sulla vita e sulla devozione di San Nicola di Bari, largamente conosciuto in tutto il mondo, come sottolinea il giornalista Nicola Bellomo nella presentazione.
Il volume è scritto in tre lingue (italiano, francese e tedesco), per far si che dalla Basilica di San Nicola di Bari, parta un messaggio universale di fede, amore e pace.
L’autore descrive, con la semplicità che lo contraddistingue e la dovizia di particolari, San Nicola quale Santo caro all’oriente e all’occidente, sottolineando come alcune fonti storiche sostengono che il nostro protettore sia la somma di due Santi: il buon Vescovo dell’Asia lontana e un altro monaco, Nicola da Sion, anch’egli cristiano di somme virtù.
Lunghe sono le storie dei miracoli del Santo ampiamente conosciuti, ma Maurogiovanni sottolinea come il buon Nicola affrontò tre importanti viaggi: nel primo in Terra Santa calmò le onde del mare infuriato e visitò il Calvario; nel secondo viaggio toccò Costantinopoli, Rodi e altre isole greche e per testimoniare la sua riconoscenza ai contadini che gli avevano indicata la strada, ottenne da Dio che i loro aratri non si sarebbero mai logorati. Nel XVII secolo questa tradizione era ancora in vita e si diceva che i contadini si trasmettevano questi strumenti come una preziosa eredità. Nel terzo viaggio, quello in Italia, avrebbe esclamato: “Qui riposeranno le mie ossa”, e così è stato.
Nel libro si parla della traslazione, delle tre caravelle, dei 62 marinai, dello stupore dei poveri custodi del luogo ove erano custodite le ossa del Santo e del viaggio di ritorno che fu colpito da numerose tempeste, finché si levò un vento favorevole e una mattina, all’alba, si vide una città lontana che non poteva essere che Bari, come descrive un geografo arabo del 1000, e precisamente il 9 maggio del 1087.
Anche la più bella Basilica di Puglia è citata da Maurogiovanni come ottimo esempio di romanico pugliese ed anche come oggetto di discussione da parte dei baresi, che ritornando da Myra, vollero subito scegliere il luogo nel quale far erigere un grandioso tempio. Ma il vescovo Ursone frenò in parte i bollenti spiriti dei marinai sostenendo che il sacro carico andava custodito in Cattedrale. Ma la disputa fu oggetto di una cruenta lotta fra popolo, clero ed aristocrazia fino a che intervenne l’Abate Elia e fece accogliere le ossa nella Chiesa di San Eustazio per poi porre mano alla erezione del grande tempio.
E in tutto questo bailamme spunta il “giallo” del seggio dell’Abate Elia, ovvero la sua datazione, che secondo il domenicano Gerardo Cioffari, storico di San Nicola, risale al 1098, mentre secondo Pina Belli D’Elia, direttrice della Pinacoteca Provinciale di Bari, si può far risalire tra il 1160 e il 1170, nel tempo della ripresa barese dopo la distruzione operata dai normanni. A tutt’oggi il giallo è ancora irrisolto.
Tornando al tema del volume, non vi sono dubbi sulla diffusione nel mondo della fama di San Nicola a cominciare dalla Grecia, dove il prezioso carico è approdato e delle cerimonie che annualmente ricordano “ad memoriam” il particolare avvenimento.

In Russia San Nicola è considerato “Il Santo”, poiché i miracoli e le leggende hanno colpito fede e immaginazione del popolo. La sua devozione era diffusa presso tutti le comunità cristiane dell’impero zarista. Tradizione vuole che il fatidico 9 maggio è avvenuto il primo miracolo di San Nicola: la resurrezione di un giovane travolto dalle tumultuose acque del fiume Dnièper.
In Polonia, nonostante i limiti delle situazioni politiche, le feste celebrate in onore del Santo hanno una grande solennità, in linea con l’anima popolare di quel popolo.
Anche in Francia è grande la popolarità di San Nicola. È patrono dei marinai, dei naviganti e di tutti coloro che vivono dai lavori del mare e per questo motivo è stato dato il suo nome a porti e opere che sorgono sulle rive di fiumi e mari. Pare che in Francia il culto per San Nicola è antecedente alla traslazione delle sue ossa, dal momento che è stato accertato già nel 1038 l’esistenza di un tempo consacrato a “Notre-Dame e Saint-Nicolas”.
In Germania sono numerose le chiese dedicate al Taumaturgo d’Oriente. Qualche autore fa risalire la diffusione del suo culto al 972, allorché il futuro Imperatore Ottone II sposò la principessa bizantina Teofano, la quale se ne venne in Europa con il suo bagaglio culturale e la memoria del Santo. E così dopo il suo arrivo, in Germania, si contarono 13 chiese consacrate a Nicola. In Svizzera San Nicola è equamente diviso tra protestanti e cattolici. Grande festa il 6 dicembre a Friburgo, capitale del Cantone, dove insiste una Cattedrale gotica dedicata a San Nicola. La festa nicolaiana è prima religiosa e poi si trasforma in una grande manifestazione popolare nella quale si inserisce anche una fiera.
In Inghilterra il culto a San Nicola si è ampiamente diffuso dopo l’impresa dei marinai baresi che Maurogiovanni definisce “europea”. La Gran Bretagna conserva una delle più belle immagini di San Nicola: la “Pala Ansidei”, di Raffaello Sanzio, che raffigura la Madonna fra Giovanni Battista e un San Nicola dalla fronte alta, senza barba e con il pastorale nella mano destra. Nel 1885 fu acquistata per 70 mila sterline.
E in Puglia che succede? C’è l’usanza di dedicare al Santo chiese, luoghi di mare o di difesa. Nell’isola di San Nicola delle Tremiti, c’è un grande torrione che un tempo serviva da difesa di quel lembo di Mare Adriatico che è chiamato “Cavaliere di San Nicola”.
A Torre a Mare c’è una Parrocchia dedicata al Santo e nel mese di agosto c’è l’usanza di portare la statua per mare, alla stregua di quanto avviene a Bari. La processione a mare sfiora anche il vicino porto di San Giorgio, ove nel 1087 sbarcarono le sacre reliquie.
Le città pugliesi che hanno dedicato chiese al Santo non si contano: Mola, Brindisi, Carovigno, Aradeo, Caprarica, Corigliano d’Otranto, Maglie, Marciano di Leuca, Squinzano, Castellaneta, Lizzano, Manduria, Palagiano, per non parlare di quelle esistenti in altre regioni e città italiane.
Nel volume si parla anche della devozione dei pellegrini, i quali venivano accolti con carità e godevano anche di una speciale assistenza sanitaria, come ricorda padre Cioffari che ha rinvenuto un documento dal quale si ricava un quadro esauriente dello “Spedale della Real Chiesa di San Nicolò di Bari”.
Tra le visite importanti si registra quella del Principe Carlo d’Inghilterra e di Lady Diana del 2 maggio 1985, accolti dall’arcivescovo Mons. Mariano Magrassi, dal provinciale dei Domenicani Enrico De Cillis e dal Rettore padre Damiano Bova. Speciale “cicerone” padre Gerardo Cioffari.
Infine vengono ricordati gli abati, i priori e i grandi priori che si sono succeduti al governo della splendida Basilica di San Nicola di Bari.

 

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NICOLA, IL SANTO CHE ABBATTÈ LE TASSE

 


La vita di San Nicola è ricca di fatti, curiosità, leggende e miracoli e tra queste il suo intervento per la riduzione delle tasse, come ricorda Maria Teresa Bruno nel libro da lei curato “S. Nicola nelle fonti narrative greche”, pubblicata nel 1985 nella collana della Biblioteca del Centro Studi Nicolaiani per i tipi di Levante Editori.
L’imperatore Costantino dispose il pagamento da parte della città di Myra di diecimila monete e incaricò un suo addetto di recarsi in quella città con lo scopo di incassare l’iniqua imposizione e incalzare e angustiare i cittadini, umiliando il popolo con terribili oltraggi, costringendoli alla fame e alla miseria.
Il popolo si rivolse a padre Nicola, prostrandosi ai suoi piedi e pregandolo di scrivere all’Imperatore informandolo della povertà del popolo e dei guai a cui andavano incontro.
San Nicola, testimone della povertà e dell’angoscia che si abbatteva sulla città, offrì loro il suo aiuto, dicendo: “Figli miei amati, non solo vi aiuterò scrivendo, ma andrò io stesso, di persona, dal nostro imperatore, per questa faccenda di vitale importanza”.
Intraprese così il viaggio, fermandosi nel tempio di Blacherna per pregare insieme al vescovo del luogo ed ai monaci, affinché il Signore Iddio, addolcisse il cuore dell’imperatore.
Giunto al Palazzo dell’imperatore, salì sopra quando i raggi del sole entrarono attraverso le finestre, l’imperatore si sedette e gettò il suo mantello su un raggio di sole e il mantello rimase sospeso su di esso. Costantino, quando vide il miracolo, impaurito, si alzò e fece dimostrazioni di affetto al nostro santo e lo invitò a sedersi insieme a lui chiedendogli “Chi ha spinto il nostro santo padre Nicola ad accusare la nostra vile condotta?”. San Nicola risposte: «Sire, imperatore, siccome alcuni, nonostante il borbottare e la nostra opposizione, hanno aumentato le imposte della città di Myra, tutto il popolo è giunto ad una miseria estrema e la gente continua a morire di fame, incalzata dal servo dell’imperatore. Per questo cerco di piegare la tua maestà».
Il piissimo imperatore, dopo aver ascoltato il Santo, chiamò Teodosio, notaio e archivista, si fece portare carta e penna e chiese a Nicola: “Quando vuoi che prenda di tributo, padre? Quello rispose “Scrivi cento monete”. L’imperatore scrisse e consegnò la carta al Santo che, dopo aver pregato, se ne andò dal palazzo e trovata una canna legò ad essa la carta e la gettò in mare.
Per disposizione di Dio, la canna con la carta giunse ad Andriake, porto della città di Myra, ed alcuni pescatori la trovarono e la portarono ai cittadini più in vista della città e la mostrarono al governatore, il quale vedendo il sigillo dell’imperatore la prese e la pose nell’archivio. Ma alcuni uomini si recarono dall’imperatore, ricordandogli che la maggior parte dei tributi provenivano proprio dalla città di Myra, così facendo, dissero, hai sottratto ai tuoi proventi la maggior parte del contributo.
Il pio imperatore richiamò San Nicola chiedendogli la restituzione della carta, ma il Santo disse: “Sire imperatore, mandai un angelo in città col tuo ordine; e se non è come ho detto, avvenga ciò che ordina la tua regia volontà”.
L’imperatore mandò a Myra un suo incaricato per accertarsi che quanto diceva Nicola corrispondeva al vero, cosa che fu accertata. Il messaggero ritornò dall’imperatore, assicurandolo che il foglio da lui firmato giunse a Myra nello stesso giorno e così l’imperatore disse: “Sia convalidato l’ordine secondo la carta del santo, così come la stilammo allora”.
Così, grazie all’intelligenza ed all’intercessione di San Nicola fu convalidata la disposizione ottenuta tramite la sua intercessione.
Ritornato a Myra fu glorificato e lodato da tutti gli abitanti della città per averli liberati dalla iniqua tassa che li portava alla miseria e alla fame.

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IL CALENDARIO 2007 DELLA BASILICA DI SAN NICOLA DI BARI

 

 


Il numero speciale del Bollettino di San Nicola riporta la splendida realizzazione del calendario 2007 dei Frati Domenicani della Basilica di San Nicola, tornata ad essere guidata da quel trascinatore di folle e fonte inesauribile di nuove iniziative che corrisponde al nome di Padre Damiano Bova o.p. (Stampa Levante Editori).
Il calendario riporta il saluto del rettore della Basilica (Padre Bova), due note di Nicola Cortone “Sulla formazione della iconografia popolare religiosa”e “La manna di San Nicola”e quelle di Nino Lavermicocca “Andare a San Nicola, ieri, come oggi” e “Come è dolce San Nicola”.
In molte località (Francia, Svizzera, Germania, Austria, Olanda, Belgio e Danimarca), il 6 dicembre è l’evento più atteso dell’anno. In questi paesi, è infatti San Nicola a portare doni e dolci ai bambini buoni, anziché la nostra vecchia befana un mese dopo.
L’almanacco che è dedicato a “San Nicola nell’iconografia popolare europea”, presenta bellissime immagini sul Santo di Bari, la cui grafica è stata curata dal noto designer barese Vincenzo Catalano in maniera davvero accattivante con elevatissimi punti di buon gusto, elemento oggi divenuto una rarità.
Il calendario mostra infatti le varie facce con cui San Nicola è conosciuto in Europa e nel mondo, che ci esorta a seguirlo dovunque Egli è, così come faceva in vita il Santo di Myra. Un Santo speciale che si fa greco con i greci, ebreo con gli ebrei, cattolico con i cattolici, ortodosso con gli ortodossi per portare tutti a Dio.
Comunque l’ideazione e la realizzazione del progetto si deve a un frate domenicano, barese purosangue, che attualmente ricopre, con rigore ed efficienza, il ruolo di amministratore della Basilica, Fra Cesare Arezzo, che con grande spirito di sacrificio si dedica al culto di San Nicola.
Il calendario riporta in prima di copertina la famosa nenia popolare “Sanda Nicole va pe mare” (San Nicola va per mare), che tutti i baresi e i pellegrini sanno ormai a memoria, ma che certamente non guasta riproporla ai giovani ed a quei pochi che ancora non la conoscono.


E per concludere ricordo dal Catechismo della Chiesa Cattolica un pensiero di San Giovanni Damasceno, riportato sullo stesso calendario, a proposito delle immagini sacre:

 

 

“La bellezza e il colore delle immagini
Sono uno stimolo per la mia preghiera.
È una festa per i miei occhi,
così come lo spettacolo della campagna
sprona il mio cuore a rendere gloria a Dio”.


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SAN NICOLA E LA LEGGENDA DELLA COPPA D’ORO

 


San Nicola non finisce mai di stupire sia per i numerosi miracoli compiuti, sia per le numerose leggende e fiabe legate al suo nome che molti studiosi della materia riportano su libri e pubblicazioni.
Oggi vogliamo ricordare la leggenda di “San Nicola e la coppa d’oro” pubblicata sul volume del normanno Robert Wace “Il Poema di S. Nicola”, a cura di Rosanna Brienza Lagala, edito dal Centro Studi Nicolaiani per i tipi di Levante Editori.
Nonostante la notevole importanza del poema dal punto di vista filologico, sostiene p. Gerardo Cioffari nella presentazione, non si può dire che esso sia adeguatamente conosciuto e popolare.
Si narra di un uomo che aveva fatto voto di offrire al Santo di Mira una coppa d’oro senza badare a spese. Quando la coppa fu realizzata apparve così bella agli occhi del devoto che pensò bene di tenersela per sé e di farne fare un’altra uguale. Ma la seconda coppa riuscì più leggera e di minor valore della prima anche perché era d’argento. Ma lo sprovveduto devoto fece ugualmente organizzare il suo viaggio facendo portare anche la seconda coppa e accompagnandosi alla moglie ed al figlio, oltre che ad altra gente.
Quando furono in alto mare e giunse l’ora del pranzo fece portare in tavola la coppa più preziosa ordinando al figlio di prendere la coppa e lavarla in mare. Il giovane quando si sporse per lavare l’oggetto finì in mare con tutta la coppa e scomparve con grande dolore e smarrimento dei genitori che manifestarono l’intenzione di gettarsi anch’essi in mare. Ma i marinai e gli altri passeggeri impedirono tale gesto e il rafforzamento del vento fece in modo che la nave si allontanò ben presto dal luogo della disgrazia.
Giunti al porto si recarono immediatamente alla vicina Chiesa di San Nicola portando la coppa d’argento, cioè quella fabbricata per seconda. Dopo veglie e penitenze posero la coppa sull’altare, ma questa rimbalzò e cadde a terra. Subito ripresa fu riportata sull’altare ma questa volta la coppa rimbalzò molto in alto finendo dietro al coro. Ripresero di nuovo la coppa, con grande timore, e la rimisero ancora una volta sull’altare, ma non riuscirono a tenerla ferma, né a mantenerla, né a conservarla senza che sfuggisse dalle loro mani.
Gridando e piangendo confessavano i loro peccati ed invocavano Dio, riconoscendosi peccatori e sfortunati, pur sapendo che il loro figlio era annegato in mare e la loro offerta rigettata dall’altare. E così fecero chiamare i preti raccontando come avevano agito e raccontando della coppa che avevano sostituita. Dopo questa confessione non passò molto tempo che San Nicola riportò in chiesa sano e salvo il figlio annegato, il quale si avvicinò all’altare con la coppa in mano, la baciò e la depose e, lasciandola, si tirò indietro. La coppa non si mosse più ed i genitori riconobbero il figlio e corsero verso di lui, lodando Dio e San Nicola per avergli salvato il figlio guidandolo al porto sano e salvo.

Interno della Basilica di San Nicola e della Cripta




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SAN NICOLA
UN SANTO CHE STUPISCE SEMPRE

 

 

Lo sapevate che San Nicola è stato eletto vescovo da laico?, che ha abbattuto il tempio di Diana? e che ha fatto ridurre le tasse? Le risposte a queste domande ed altre inedite notizie le troverete sul volume “San Nicola – La vita, i miracoli, le leggende” di padre Gerardo Cioffari o.p., edito per i tipi di Levante Editori di Bari, per la collana del Centro Studi Nicolaiani.
Padre Gerardo Cioffari o.p., noto domenicano della Basilica di S. Nicola, archivista, bibliotecario e storico della Basilica e Direttore del Centro Studi Nicolaiani, autore di numerose pubblicazioni sul nostro bel San Nicola, ha voluto questa volta divulgare un agile volumetto che ha diviso in tre parti:
- nella prima racconta della vita del Santo, dalla nascita a Patara verso il 260 d.C. alla elezione a Vescovo, ai suoi miracoli, al fenomeno della “manna”, alle note sulle Basilica di Bari;
- nella seconda parte riferisce di miracoli, fiabe e leggende;
- nella terza è riportata la novena che si recita ogni mercoledì nella Basilica al termine delle Sante Messe.
L’autore che è un autorevole studioso della storia del Santo di Bari, ha scritto anche una “Storia della Basilica di S. Nicola – L’epoca normanno-sveva”, “S. Nicola nella critica storica”, “Storia di Bari. Figure e vicende dell’epoca medioevale” e “Bona Sforza. Donna del rinascimento tra Italia e Polonia”.
Cioffari in questa sintetica pubblicazione, molto ben illustrata, riporta anche miracoli e leggende poco conosciute della vita del Santo, per cui è indispensabile a coloro che del Santo di Bari desiderano sapere proprio tutto.

 

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IL SANTO CHE DIFENDE I POVERI
(San Nicola e gli ortodossi russi)

 

 

In un interessante articolo a firma Vladimir Kuchumov, rappresentante del Patriarca Alessio II a Bari, pubblicato su “O Odigos – La Guida” del Centro Ecumenico di San Nicola (Levante Editori), si legge della particolare venerazione di San Nicola da parte degli ortodossi russi.
San Nicola è uno dei Santi più venerati da parte dei cristiani russi. Infatti, oltre le feste di maggio e dicembre la memoria di San Nicola è celebrata in Russia, settimanalmente ogni giovedì. Ciò, sta ad indicare il particolare rapporto d’amore del popolo semplice verso il Santo di Myra, che lo ama come difensore dei poveri, dei condannati ingiustamente, di coloro che si trovano nelle disgrazie e nelle sofferenze, dei viaggiatori, dei marinai, difensore dei contadini e degli artigiani. Insomma il popolo lo ama come il buon pastore che aiuta tutti ed in ogni circostanza. Anche molti proverbi popolari sono dedicati al “Santo delle genti”, come “Elia lo preghi per la pioggia, Nicola per ogni necessità”.
Ogni famiglia di credenti russi, ad esempio, possiede una icona di San Nicola, oltre alle migliaia di chiese a lui dedicate, nelle grandi città, come nei piccoli villaggi. I contadini russi considerano il Santo come il loro principale protettore celeste.
I pellegrinaggi dalla Russia verso Bari sono iniziati già nel medioevo per arrivare al culmine verso la fine del ’900. Una pubblicazione di padre Gerardo Cioffari, storico della Basilica di Bari, narra di “Viaggiatori russi in Puglia dal ’600 al primo ’900.
La Chiesa Russa di Bari, ad esempio, rappresenta un monumento unico, che non ha simili in tutta l’Europa occidentale e fu costruita, per volere dell’ultimo Romanov regnante sul trono degli zar, che volle assicurare ai pellegrini provenienti da lontano un luogo di accoglienza e di preghiera
Oggi presso la Chiesa Russa vi è la rappresentanza del Patriarcato di Mosca, che si prodiga ad accogliere i numerosi pellegrini russi che giungono a Bari per venerare la Tomba del Santo. Nell’ultimo triennio, si calcola, che la città di Bari, ove ha inizio la reciproca conoscenza e la riconciliazione di due mondi, quello cattolico e quello ortodosso, è stata visitata da oltre diecimila pellegrini russi.
Bari, dopo Gerusalemme e insieme al Monte Athos, è uno dei principali luoghi di pellegrinaggio. Una recentissima testimonianza di come il binomio Bari-San Nicola, come ricorda padre Gerardo Cioffari, non tema scossoni nell’immaginazione dei russi, è data dall’iniziativa degli ambienti del patriarcato (su suggerimento dello stesso rettore della chiesa ortodossa di Bari), di diffondere in Russia bottigliette di olio e manna provenienti da Bari con un dépliant contenente la dichiarazione congiunta di autenticità del rettore domenicano della Basilica e del rettore della Chiesa ortodossa russa di Bari.


L’immagine dal titolo “Maggio di Bari” è di Carmela Boccasile

 

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STUDI STORICI DEDICATI ALLA LITURGIA DELLA SACRA SPINA

 

 

È stato pubblicato il fascicolo 2, 2004 della rivista “Nicolaus – Studi storici”, diretta da padre Gerardo Cioffari o.p. (responsabile Giovanni Cavalli), edita dal Centro Studi Nicolaiani per i tipi di Levante Editori di Bari.
Il voluminoso fascicolo è dedicato per buona parte alla storia ed alla liturgia della Sacra Spina, dal momento che lo scorso anno ha coinciso, com’è noto, la coincidenza dell’Annunciazione con il venerdì Santo, giorno in cui si manifestano straordinari fenomeni prodigiosi sia morfologici che soprannaturali.
Cioffari descrive la storia della più venerata reliquia, dopo quella di San Nicola, esistente nella Sala del Tesoro della Basilica barese. Nel suo viaggio storico ci riporta dalla Passione di Gesù ai successivi passaggi della corona da Gerusalemme, Costantinopoli, Parigi, per giungere infine a Bari quale dono di Carlo II d’Angiò alla sua Cappella regia di Bari, per finire alle testimonianze del miracolo a Bari.
La liturgia della Sacra Spina «È un riflesso delle sue vicende storiche. Per esemplificare, con tutte le approssimazioni derivanti dalle schematizzazioni, si potrebbero distinguere tre periodi. Quello anteriore al Concilio di Trento, che è l’espressione della glorificazione della Francia e del suo Regno; quello posteriore al concilio tridentino che riflette l’universalità del barocco; e quello di oggi che tende ad una liturgia tutta spirituale e verticale, disincarnata dalla storia del tempo».
Il fascicolo, inoltre, riporta la II parte dei “Momenti di vita barese”, a cura di Vito Antonio Melchiorre, nel quale sono riportate note relative a fatti e personaggi storici della nostra città nei tempi andati. Nelle suddette note si narra, ad esempio, della nascita di alcuni quartieri di Bari come il Marconi S. Girolamo Fesca, Japigia, Libertà, San Pasquale Mungivacca, Madonnella e tante altre utili notizie e curiosità baresi dell’epoca. Si parla anche di Garibaldi a Bari, del Teatro del Sedile, dei disservizi postali, della polizia urbana, delle raccomandazioni, delle evasioni fiscali, ecc. Insomma, molti dei problemi ancora oggi di grande attualità.
Infine, il periodico riporta in fac-simile “The legendary life of St. Nicholas”, (La leggendaria vita di San Nicola), di Walter de Gray Birch, pubblicata sul “The Journal of the British Archaeological Association” tra il 1886 e il 1888.

 

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IL GIALLO DI SAN NICOLA

 


Scrivere su San Nicola non è facile, ma se poi si deve inventare tutto o quasi diventa ancora più difficile. Per Francesco Paolo Percoco, non nuovo a queste novità, non è stato laborioso scrivere “Il viaggio del vescovo” (Adda Editore, euro 7,00), un racconto in chiave thrilling sul viaggio di Nicola, un vescovo verso Nicea in occasione dell’omonimo Concilio.
L’autore, ha ricavato dall’episodio del miracolo dei tre bambini un romanzo abilmente impostato su criteri narrativi storici, immaginando San Nicola nelle vesti di un detective dell’epoca, riuscendoci benissimo. La finalità del romanzo è quella di difendere a spada tratta l’infanzia e la scena in cui scorre il romanzo è rappresentata dall’Oriente e dall’Occidente.
Percoco, avvocato, narratore e poeta, si ritrova un grande amore per i bambini, dimostrando nel suo libro rispetto e poesia nei confronti dell’infanzia. “Una storia più che attuale e sentita - come ricorda Domenico D’Oria nella presentazione - argomento, oggi più che mai, meritorio di essere affrontato, ottima occasione per parlare di diritti dei bambini, proponendo agli adulti una riflessione nei confronti del mondo dell’infanzia”. Insomma un bel racconto storico intriso di poesia.
Una curiosità: nel romanzo la penna di Percoco ha trasformato i tre bambini in due maschi ed una femminuccia rendendo i lettori felici e contenti.



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SAN NICOLA SIMBOLO DI PACE

 


Molte sono le testimonianze che confermano San Nicola - «che ha illuminato il cuore di milioni di fedeli d’Oriente e d'Occidente» - simbolo di pace e riconciliazione fra gli uomini, segno di unità nella chiesa, punto di convergenza e di irraggiamento nell’ambito degli itinerari giubilari sulla rotta dei due Poli. Egli è uno dei Santi più popolari del calendario liturgico, conosciuto e venerato in tutto il mondo sin dal medioevo, quando la grandezza dei suoi miracoli era nota ed apprezzata dalla Groenlandia alla Russia. È protettore dei bambini, dal momento che, in occasione del Concilio di Nicea, il Vescovo di Mira, invitato insieme ad altri 300 vescovi, si fermò in una locanda: l’oste, grasso e con il viso segnato dal sole, servì della carne conservata in salamoia e prelevata da un tino. Il Santo intuì ciò che il malvagio oste aveva compiuto, aveva cioè sacrificato tre fanciulli e riposto i resti nel contenitore della carne. Chiese di condurlo lì dove conservava le provviste: seguitolo in cucina, avvicinatosi alla giara sollevò la mano in segno di benedizione, e questa, come per incanto, si scosse, sussultò, tremò, facendo apparire risanati, tra il terrore dell’oste, i tre ragazzi che fuggirono verso il loro villaggio.
Quantunque parta da Bari la più nota ed amata figura del mondo dell’infanzia, come ricorda Nino Lavermicocca nel suo libro “Bari Vecchia” (Adda Editore), per il portatore di doni per eccellenza, Santa Klaus (O Santa Claus), nella nostra Bari non vengono prese iniziative, al contrario di quanto avviene in Austria, Svizzera, Germania, Francia, Olanda e Belgio. In alcune Università, sin dal medioevo, a Parigi, Orléans, Montpellier, Cahors, Eton, Cambridge, Glasgow, Salamanca, Bologna, Padova e Siena, le associazioni di studenti avevano eletto da tempo San Nicola come patrono e si attendeva con ansia il giorno della festa per inscenare manifestazioni di baldoria e organizzare banchetti. Il nome di Nicola si diffuse in molte parti del mondo e numerose chiese furono dedicate al glorioso Santo. San Nicola, inoltre, è il leggendario Santa Claus dei paesi anglosassoni e il Nikolaus della Germania che a Natale porta doni ai bambini.
Bari, città-culla di San Nicola, nonostante disponga di notevole patrimonio religioso, storico e folklorico, fa poco o nulla per rilanciare il grande Santo con tutte le attività che possono essere a lui legate, anche dal punto di vista culturale e commerciale. A questo proposito Lavermicocca ricorda che a Nancy, Strasburgo, Friburgo, Magonza, Colonia, Amsterdam, Bruxelles, Gand, San Nicola è diventato il buon vegliardo che distribuisce doni, per cui si formano tra il 5 e 6 dicembre, cortei piccoli e grandi che girano casa per casa per raccogliere fondi. In genere i padri vestono i panni del Santo, apparendo nell’insolito abbigliamento ai figli stupiti. In altre città sono i giovani ad indossare i panni del vescovo. La stessa cosa si potrebbe fare a Bari coinvolgendo bambini e scuole.

Quadro di AnnaMaria Suppa

Quadro di Armando Coppola


A questo punto si potrebbe dedicare a San Nicola la sera del 5 dicembre in sostituzione della inutile notte dei fantasmi, meglio conosciuta come Hallowen, il cui unico significato è meramente commerciale. E perché non coinvolgere venditori di dolciumi a preparare, come a Losanna, i biscotti di San Nicola, o vendere pacchettini del Santo contenenti riproduzioni in cioccolato della moneta detta “Nicolino d’oro”? E perché non richiedere agli erboristi o ad altri distillatori di preparare un Elisir di San Nicola, come fanno in molti altri Santuari?
Nel Mediterraneo numerose città (Antalja in Turchia, Leon in Spagna, Venezia, Rimini e Genova), sostengono di possedere spoglie del Santo. Sicuramente la città di St. Nicholas de Port, presso Nancy in Francia, conserva, nella sua Basilica alcune reliquie nicolaiane. La Cattedrale dei Vichinghi in Groenlandia è consacrata a San Nicola, mentre gli spagnoli chiamarono “guado di San Nicola” l’attuale Jacksonville.
D’altro canto un Santo come Nicola non poteva che dimorare a Bari, dal momento che la nostra città, al di là di curiosità e leggende, nella sua triplice dimensione di città ecumenica, europea e mediterranea, reca nella sua storia i tratti del sovrapporsi di molteplici civiltà e culture: romana, bizantina, longobarda, saracena, normanna, angioina, aragonese, ecc., identificando il suo destino in quello di San Nicola, Santo universale.
E dal momento che San Nicola è anche patrono della Russia e della Grecia, protettore dei fanciulli, degli avvocati, dei mercanti, dei marinai, dei prigionieri e degli studenti, viene spontanea la domanda: perché non proclamare San Nicola anche Patrono del Mediterraneo?


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LA BASILICA DI SAN NICOLA

 


Padre Gerardo Cioffari, o.p., noto domenicano, archivista e bibliotecario della Basilica di San Nicola, Direttore del Centro Studi Nicolaiani, non finisce mai di scrivere sulla storia di San Nicola e sulla Basilica a lui dedicata.
È stata pubblicata in questi giorni una nuova breve guida storico-artistica, “La Basilica di San Nicola”, edita dalla stessa Basilica Pontificia dei Padri Domenicani per i tipi di Levante Editori.
La guida non ha grandi pretese ma è di utile ausilio a quanti si accingono a visitare la Basilica e vogliono sapere qualche cosa in più sul nostro bel Duomo e sul Santo di Mira.
La pubblicazione contiene brevi capitoli relativi alla introduzione storica, l’architettura esterna, l’interno della Basilica, la Cripta e la Sala del Tesoro, ma soprattutto e ben illustrata con numerose foto che danno la esatta dimensione del tempio. Inoltre descrive la Corte del Catapano, la Chiesa di San Gregorio e la Sala del Tesoro attraverso la illustrazione dei preziosi oggetti presenti.


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AVVICINARE I BARESI ALLE LORO RADICI CULTURALI

 


Le mostre sono manifestazioni finalizzate a far sospendere per un attimo il ritmo incalzante della vita quotidiana consentendo un momento di godimento dello spirito. Ma, una mostra su San Nicola quale godimento può offrire? La risposta esauriente e completa la troviamo nel volume “Nicolaus – Studi storici”, una interessante rivista del Centro Studi Nicolaiani della Comunità dei Padri Domenicani di San Nicola, stampata per i tipi di Levante Editori di Bari, diretta da padre Gerardo Cioffari, o.p., noto domenicano, archivista e bibliotecario della Basilica di San Nicola, direttore del Centro Studi Nicolaiani.
Il volume in bella veste tipografica illustra l’interessante Mostra organizzata dalla Provincia di Bari, in occasione del Giubileo 2000, su “Stampa e stampe di S. Nicola” finalizzata ad avvicinare i cittadini della provincia di Bari alle loro radici culturali e spirituali.
Spesso chiediamo che bisognerebbe fare di più per far conoscere San Nicola nel mondo. In realtà Il centro Studi Nicolaiani nell’ultimo quarto di secolo ha fatto molte ricerche avviate da padre Armando Bezzecca, sviluppate da padre Damiano Bova e continuate da padre Gerardo Cioffari e dai suoi collaboratori.
La pubblicazione presenta una ricca iconografia con relativo commento relativa ai libri sul nostro Santo, ad iniziare dalla “Historia di San Nicolò” di Antonio Beatillo, opera classica su San Nicola, seguita da quelle di Putignani, di Francesco Saverio Abbrescia e numerose altre. Ma la rivista non si ferma a mostrarci solo i libri italiani, ma va oltre mostrandoci anche i libri anglo-americani, russi, tedeschi, francesi, spagnoli ed anche quelli in lingue nordiche.


Anche le immagini di San Nicola, numerose, riproducono quelle conservate nell’Archivio di San Nicola che rappresentano quelle di origine barese e pugliese, romane, di Milano, del Nord e le immagini estere.
La interessante e bella rivista contiene anche articoli di Rosangela Di Monte relativa al monastero Benedettino “Ognissanti di Valenzano” e alle sue vicende storiche, di Vito Antonio Melchiorre su “Un tumulto popolare nel 1784”, nel quale narra la vicenda della volontà di una famiglia della città vecchia di far demolire il campanile del Duomo, di Delia Maselli su “San Nicola nell’arte bizantina. Infine una nota di Laura Floro illustra “Il Convento dei domenicani di Casalnuovo di Manduria (TA).
Una rivista per studiosi e appassionati della nostra città e del nostro San Nicola. Da non perdere.

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DOMENICHELLA, IL DIALETTO E SAN NICOLA

 


“Il rapporto fra santi e comuni mortali ha aspetti diversi”, ricorda Vito Maurogiovanni nella sua recensione al recente volume di Maria D’Apolito Conese, “Lettere a San Nicola” (Lèttre a San Nicola). Infatti, l’autrice, scopre un nuovo rapporto che può intercorrere fra devoti e Santi: le lettere, che nel suo libro se ne contano ben 22, scritte dal 1984 al 2004 in dialetto, con versione in lingua. Prefazione di Rosy Gambatesa (Ed. Progedit, pag. 56, euro 10,00).
Si tratta di una raccolta di lettere che Domenichella Jusco, una popolana di Bari vecchia, scrive a San Nicola con religiosa spontaneità e sincerità, riconoscendolo come padre e quindi meritevole di riverenza e rispetto. Per Domenichella le lettere sono una meravigliosa risorsa, forse l’ultima per dare vita e legittimità al proprio mondo di riflessioni.
L’originalità del volume sta nel fatto che le lettere sono scritte in dialetto barese, a testimonianza della fede popolare verso San Nicola. E, dal momento che San Nicola è un Santo universale, comprende benissimo anche il nostro vernacolo, diversamente non poteva dimorare a Bari e per giunta nella città vecchia.
Maria D’Apolito Conese, pur non barese, vive a Bari conquistata dal fascino della nostra lingua dialettale e ne “approfitta” per dare attraverso questo linguaggio la voce al cuore. Ha scritto, infatti altre pubblicazioni in dialetto ottenendo nel 1996 la Caravella d’argento per la Piedigrotta barese e nel 1997 il premio Antigone per la poesia.

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SAN NICOLA TRA FEDE E ARTE

 

Quadro di Carlo Fusca

Quadro di Nino Perrone

Con la partecipazione di numeroso pubblico si è svolta, presso il locale di Ruggeri -Arte Sacra, in Bari, una interessante serata culturale dedicata all’intrigante tema “San Nicola tra fede e arte in Grecia”, che gli illustri relatori padre Rosario Scognamiglio o.p., Nino Lavermicocca e Nico Veneziani, hanno svolto magistralmente.
Dopo i saluti di Gianfranco Ruggieri, organizzatore dell’incontro, il moderato Nico Veneziani, cardiologo prestato allo studio delle tradizioni popolari, ha provocatoriamente riproposto il vecchio tema se fu traslazione o furto l’arrivo delle reliquie nicolaiane a Bari: antico dilemma, riaperto dal moderatore, in riferimento a uno scritto di Norberto Ohler, docente di storia medievale all’Università di Friburgo. Dopo aver analizzata la situazione storico-geografica nell’alto medioevo in Europa, e le condizioni socio economiche del tempo, sono state sottolineate le motivazioni che hanno portato alla diffusione della peregrinazione nei secoli, definiti i contorni della figura del pellegrino e giustificato l’operato dei 62 marinai baresi nel 1087.
L’arrivo delle ossa del Santo di Mira ha comunque determinato effetti importanti: primo fra tutti elevare Bari a epicentro della religiosità cristiana indivisa di Oriente e Occidente, essendo la tomba di San Nicola e la romanica basilica, successivamente eretta, luogo sacro di incontro per i cristiani romani e quelli delle chiese orientali, soprattutto greci e russi.
L’accordo di Colonia del 1083 ad opera di vescovi tedeschi e francesi e poi la “pace di Dio” della Diocesi di Bamberga, proibirono la guerra in certi periodi e promisero protezione per viaggiatori, mercanti, donne e chierici.
Ha fatto seguito la relazione di padre Scognamiglio che ha compiuto un ampio excursus sulla storia dei monasteri ortodossi greci da lui visitati, alla ricerca di iconografie dedicate al nostro Protettore, con la proiezione di affascinanti immagini delle Meteore.
Nino Lavermicocca, archeologo medievista, ha illustrato le qualità artistiche della iconografia tradizionale dei monasteri ortodossi greci dedicata al Santo di Mira, soffermandosi lungamente sull’immagine inconsueta di San Nicola al Concilio di Nicea.
Concludendo, il moderatore ha rimarcato come la presenza delle reliquie nicolaiane nella città di Bari, sia divenuta nel tempo, per commercianti, pellegrini e religiosi motivo autorevole per momenti di concordia e si è configurato nei secoli, per il Santo, l’appellativo di apportatore di pace. Oggi può essere reale la possibilità di identificare il “corridoio 8” quale “cammino di San Nicola”, lungo percorso che unisce Oriente e Occidente in nome dell’armonia tra i popoli. Ma fu, comunque, traslazione o furto? L’intrigante enigma perdura, così ha concluso l’oratore, dando appuntamento, per ulteriori certezze e approfondimenti, al prossimo incontro.
Infine, Lorenzo Gentile, poeta e commediografo dialettale barese ha declamato la poesia di Peppino Franco, “La staddue de Sanda Necòle”, che evidenzia la soggezione che emana lo splendido viso del Santo di Bari scolpito con grande perizia da Giovanni Corsi nel 1794 al quale volle dare l’espressione di un filosofo greco.

Quadro di Lino Sivilli

Quadro di Pino Patruno



LA STADDUE DE SANDA NECÒLE


Mbàcce a nnu quàddre o ngòcche stàddua bbèdde.
tu sijnde mbrìme ca la ggènde disce:
- Iè bbèdd’assà!... L’ha ffàtte Sande Luche! -
E au Sande nèste, allòre, ci l’ha ffàtte?,
ca ddà nu Sande Luche non avàste! –
Ddà mbàcce ci s’affèrme, beh!... se ngànde,
chiamènde sèmbe… e non nze sàzzie mà!
Pedènne so ssicùre ca pe’ ffà
la Stàddue de Sanda Necòle nèste,
le màne ha ppuèste pùre ’u Paddretèrne.
Percè, iè vvère ca nguèdd’alla Stàddue,
vestùte mègghie de nnu Menzegnòre,
a cchìle stà scettàte ’u argijnde e ’u òre,
ma la bbellèzze non è chèdda ddà…
La fàcce e ll’ècchie de Sande Necòle
te fàscene tremuà ci l’acchiamijnde…
te crijnze ca la vocche àva parlà!
Tu ’u sà ca ’u Sande è de legname, embè…
acquànne t’àcchie mbàcce mbrònde a Jìdde,
acchiamendànnue fisse… vène ’u ffrìdde!

Peppino Franco

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IL SEGRETO DEL CRIPTOGRAMMA DI SAN NICOLA

 


Albert Einstein sosteneva che “Colui che non ha mai conosciuto l’emozione del mistero e che non possiede il dono dello stupore, tanto varrebbe che fosse morto: egli ha gli occhi chiusi”.
Questa forse l’esortazione che ha invogliato Vincenzo Dell’Aere e Pierfrancesco Rescio alle ricerche prima e alla pubblicazione poiM dei risultati dei loro studi in un corposo volume di oltre seicento pagine: “Il grande segreto - Dallo Zep tepi ai templari ed oltre…”, per i tipi di Levante Editori di Bari (pp. 638, euro 36,00), in bella veste tipografica.
Gli autori attraverso studi e ricerche, intendono dimostrare come Conoscenza e Scienza possano tranquillamente convivere ed interagire tra loro, nel rispetto dei propri ruoli e delle proprie competenze, per raggiungere il medesimo obiettivo: riscoprire tutte quelle verità storiche che alcuni cronisti dell’epoca hanno riportato in maniera distorta o, peggio, ignorato. Inoltre, ritengono che ogni ricercatore serio debba, in piena onestà intellettuale e senza pregiudizio alcuno, riportare alla luce tutto ciò che da tempi remoti è stato occultato o dissimulato all’opinione pubblica attraverso un “filtro anestetizzante dell’informazione” per impedire la divulgazione di notizie che avrebbero potuto rimettere in seria discussione non solo le conquiste scientifiche ma anche le “certezze” filosofiche e religiose dell’intera umanità.
Il testo, scorrevole e intrigante, illustra in maniera chiara quelle che sono state le tappe fondamentali del cammino spirituale e sapiente dell’uomo sin dal suo apparire sulla Terra. Un lungo viaggio porta il lettore attraverso il cammino dell’uomo e del suo Sapere partendo dalle numerose tracce lasciate da antichissime civiltà evolute. Le origini dell’umanità e le sconvolgenti tappe della sua “rapida evoluzione” dimostrano, inequivocabilmente, secondo gli autori, che entità superiori hanno “visitato” il nostro Pianeta.


Interessante lo svolgersi dei capitoli che trattano dell’origine misteriosa della specie umana e della caduta degli Dei dalle stelle nell’antico Egitto, al simbolismo ermetico, ai codici e metodi segreti per trasmettere il Sapere non rivelato. Si parla anche di Bari città segreta, ma soprattutto dell’enigma della Basilica di San Nicola, della Prima Crociata e del mistero di San Galgano, per finire alle misteriose tracce dei templari, alle energie sconosciute. Insomma un libro dal quale ottenere risposte a tanti interrogativi come quello del significato del criptogramma dell’altare argenteo della Basilica di San Nicola, oggetto di studio dal 1987, nonché i suoi collegamenti con altri luoghi misteriosi ubicati in Italia ed all’estero.
Cose incredibili sono state raccolte e spiegate con dovizia di particolari nella preziosa pubblicazione, molto ben illustrata, documentata e completata da un utile glossario e da una corposa bibliografia.


 

 

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MEDIOEVO FANTASTICO NEI CODICI LITURGICI DELLA BASILICA DI SAN NICOLA

 

 


Il Medioevo, fino ad un secolo fa, è stato considerato come epoca dell’oscurantismo, dell’intolleranza, della superstizione, ma oggi grazie ad alcuni studiosi si ha una concezione più equilibrata e più positiva di questo periodo storico. Le cattedrali romaniche e gotiche che in quel periodo venivano considerate con disprezzo arte “gotica”, ancora oggi sono a testimoniare la grandezza di quell’epoca.
Padre Gerardo Cioffari o.p., noto domenicano della Basilica di S. Nicola, archivista e bibliotecario della Basilica, Direttore del Centro Studi Nicolaiani, ha pensato bene di riprendere l’argomento dando alle stampe l’interessante pubblicazione “Il mondo fantastico del Medioevo nei codici liturgici della Basilica di S. Nicola”, pubblicato da “Laterza – Edizioni d’Arte della Libreria” (pp. 160, Euro 45,00).
Solitamente, sostiene l’autore, si crede che un codice liturgico porti l’impronta esclusiva della Chiesa, che è appunto il luogo in cui per eccellenza viene impiegato. In realtà è così, ma è un’impronta correlata alla vivacità e varietà della liturgia medievale, rispetto a quella più uniforme dell’età moderna e contemporanea impostata quasi interamente su quella romana.

Breviarum "parvum" X.39, f. 27

Croce angioina. il bellissimo reliquiario
contiene il legno della croce incastonato
internamente in un altro reliquiario
costantinopolitano del IX-X sec.
con iscrizione in greco. Bari, Tesoro di S. Nicola


La vivacità e la ricchezza dei codici liturgici nel Medioevo era dovuta alla sentita partecipazione alle funzioni liturgiche per cui i copisti riversavano la ricchezza della propria esperienza di vita, differenziando così ogni esemplare, al contrario di quanto avviene oggi con la stampa che rende uguali tutte le copie. Infatti, i miniatori hanno valorizzato un repertorio iconografico di eccezionale varietà e qualità: dalle storie bibliche alle funzioni ecclesiastiche, dalla musica all’astrologia, dagli animali fantastici alle maschere e alle caricature
L’Archivio della Basilica di San Nicola presenta una delle raccolte di codici liturgici più interessanti, pur non potendosi paragonare a quelle di Montecassino e di Cava dei Tirreni, ma la sua preziosità è indiscutibile, dal momento che la loro provenienza, oltre l’area campano-pugliese, comprende quella francese e quella umbro-toscana, queste ultime stavano esprimendo il meglio nel campo della miniatura.
Il volume propone nel primo capitolo la storia dell’Archivio di San Nicola, mentre nel secondo espone una descrizione sistematica dei singoli codici (breviario, messale, benedizionale, epistolario pontificale, antifonario, ecc.), articolata in schede con l’indicazione dei dati tecnici e contenutistici, utili per eventuali ulteriori approfondimenti. Nel terzo capitolo il lettore entra nel “mondo fantastico del Medioevo” ed ogni paragrafo ha solo qualche pagina di introduzione ai singoli temi (reliquie di Costantinopoli, storie della Bibbia, calendario e segni zodiacali, musica e strumenti musicali, animali fantastici, caricature, maschere e ghigni), mentre ampio spazio viene dato alle bellissime immagini, accompagnate da didascalie per una migliore comprensione.

Le immagini sono tratte dal volume

 

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LA MANNA DI SAN NICOLA IN ALCUNE TESTIMONIANZE STORICHE

 


Il fascicolo 1, 2004 della rivista “Nicolaus – Studi storici”, diretta da padre Gerardo Cioffari o.p. (responsabile Giovanni Cavalli), edita dal Centro Studi Nicolaiani per i tipi di Levante Editori di Bari, riporta un interessante capitolo a cura di Vito Antonio Melchiorre, sui “Momenti di vita barese”, nel quale sono riportate note relative a fatti e personaggi della nostra città nei tempi andati. Dalle suddette note, apprendiamo che già nel Quattrocento si svolgevano a Bari partite di calcio, che anche allora si facevano brogli elettorali, veniamo a conoscenza del patriottismo dei Padri di S. Antonio, dell’origine dei quartieri di Bari, dei riti natalizi baresi, della scelta dell’area su cui costruire il Teatro Piccinni, dopo la chiusura di quello del Sedile, delle infrazioni edilizie nel medioevo, del problema dell’acqua, della disoccupazione, ecc. Insomma tutti problemi che sono ancora oggi di viva attualità.
Padre Gerardo Cioffari, invece, nel suo capitolo tratta della devozione per la “Manna di S. Nicola”, attraverso testimonianze storiche, riportando nelle sue note alcune curiosità. San Nicola, ad esempio, non è l’unico Santo a cui è connessa la devozione della manna (quel liquido variamente designato, ma che in realtà è acqua pura). Prima di lui fu celebre San Menas, un soldato romano di stanza in Palestina e in Siria, che rimase folgorato dall’insegnamento di Gesù e si convertì al cristianesimo; ma con l’avanzare della devozione nicolaiana gli cedette il passo e San Nicola divenne il Santo per eccellenza. Le testimonianze in tal senso non si contano e vengono da molto lontano e certamente l’attrattiva della sua figura, come sostiene padre Cioffari, è legata proprio a questo fenomeno.
Cioffari sostiene anche che il termine “manna”, da tempo in uso nella chiesa occidentale e specificatamente riferito a San Nicola, è alquanto fuorviante. Il pensiero va, infatti, a quel cibo leggero piovuto dal cielo per salvare dalla fame gli Israeliti che in fuga dall’Egitto erano diretti alla Terra promessa.
Il domenicano colto nel suo capitolo parla anche della manna nel mondo greco, come fattore trainante per i pellegrinaggi, dell’antica liturgia ed anche di alcuni componimenti poetici sull’argomento.
Il più importante è certamente il poema in antico francese del normanno Robert Wace (1150 circa), autore di romanzi che sono entrati a far parte del ciclo dei cavalieri della Tavola Rotonda. Sorprende il fatto come questo autore pur tacendo sulla traslazione del corpo di San Nicola a Bari, dedica parecchi versi alla manna:

Quando S. Nicola morì e trapassò da questa vita,
il suo corpo fu tenuto in venerazione
ed in molta grande autorità.
Fuori dalle mura, presso la città di Mira,
c’era un’antica chiesa, ove fecero seppellire il corpo.
Vi erano monaci che servivano Dio.
Dalla tomba ove giaceva il corpo usciva una specie di olio.
Le persone che avevano qualche male si ungevano e guarivano.
I sani si lavavano per la santità, i malati per la salute.
Molti miracoli ha già fatto Dio. Molti paralitici e molti storpi,
molti fiaccati dalla febbre e molti malati
ottennero per questo olio la salute.

Non va, infine, dimenticato che la manna, spesso, rappresenta l’ultima ancora a cui i malati ricorrono dopo l’esaurimento dei metodi della medicina scientifica, «prescindendo dal problema se si tratti di miracolo o meno, quest’acqua ha le caratteristiche della reliquia. Il fedele nel berla o nell’ungere la parte malata del corpo, crea una vicinanza del proprio corpo a quello di S. Nicola. A questo punto tutto passa in secondo piano, scienza, arte, letteratura, per fare spazio alla fede; non la fede cristiana in quanto tale, che non viene messa in discussione dal credere o meno ai miracoli connessi alle reliquie, ma la fede come fiducia nell’aiuto del Santo». E i miracoli sono una risposta alla richiesta di aiuto.

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SAN NICOLA, UN GRAN SANTO

 

 

 

Per la Collana di Didattica e Manualistica, diretta da Francesco De Martino, è uscito in questi giorni il volume di Vito Maurogiovanni “Un gran Santo…”, edito da Levante Editori.
Ovviamente il gran Santo non poteva essere che San Nicola, ben raffigurato nella copertina dall’opera del pittore Benito Gallo Maresca che rappresenta “San Nicola in mezzo ai giovani”.
L’interesse di Maurogiovanni per San Nicola non è nuovo, è arcinoto che lo scrittore e giornalista rappresenta la memoria storica della nostra città e quindi sa tutto su storia, tradizioni, folclore, ecc. Infatti, ricordando scrive e scrivendo ricorda. Tra le sue numerose opere è presente anche “La storia di San Nicola a fumetti”.
Perché un gran Santo? È presto detto.
Innanzitutto perché è venerato in tutto il mondo, le chiese a lui dedicate non si contano, ed anche perché protettore di marinai, bambini, ragazze, orfani, commercianti di grano, sarti, studenti, mercanti, calzolai ed anche dei ladri. I quali ultimi, nel momento che arrivano le guardie per le loro malefatte, invocano San Nicola a loro difesa. E sotto il suo manto ci sono anche birrai, bottai, farmacisti e rigattieri: insomma un Santo per tutte le stagioni ed adatto a tutti i ceti.

Vinicio Aquaro, presidente del Premio Nazionale “Valle dei Trulli”, che presenta l’opera, sottolinea che San Nicola è uno dei grandi Santi universali della Chiesa, è una Figura che sta nella storia superando barriere di anni, secoli e millenni. Mentre di Maurogiovanni dice che “È un personaggio che non si sdoppia; la sua identità festiva e feriale è sempre la stessa, le sue coordinate rientrano in una volumetria compiuta. E in queste condizioni non può scattare un problema di coerenza; in lui la coerenza concettuale ed espositiva è un dato esistente”.
Aquaro sostiene anche che l’autore riesce a cogliere e a trasmettere, senza la pesantezza dell’indottrinato, i profili più emblematici della teologia nicolaiana: quell’ecumenismo completo e senza veli che rende San Nicola universale, contemporaneo, giovane e pedagogico.

Le pagine del libro rappresentano scorribande tra ricchi e poveri, tra oriente e occidente, tra papi, re, principi e potenti e gente semplice e laboriosa che vuole affidato il suo sudato giorno a un Patrono Santo e disponibile. E San Nicola lo è.
I riferimenti alla vita del Santo di Bari sono numerosi: dai miracoli ai viaggi, al mondo russo, alle leggende, al teatro, agli aspetti devozionali, alla sua presenza in Europa e nel mondo.

Una pubblicazione da leggere, consultare e conservare.

 

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SAN NICOLA? UN SANTO UNIVERSALE

 



Avreste mai immaginato che un clamoroso furto, come quello perpetrato dai marinai baresi a Mira avrebbe dato tanta popolarità alla città di Bari, in Oriente e Occidente e tra cattolici, ortodossi e protestanti?
Ebbene per San Nicola, che è amante dei forestieri, è stato proprio semplice. Un Santo come Nicola non poteva che stare a Bari, dal momento che al di là di curiosità e leggende, nella sua triplice dimensione di città ecumenica, europea e mediterranea, Bari reca nella sua storia i tratti del sovrapporsi di molteplici civiltà e culture: romana, bizantina, longobarda, saracena, normanna, angioina, aragonese, ecc., identificando il suo destino in quello di San Nicola, «che ha illuminato il cuore di milioni di fedeli d’Oriente e d’Occidente», simbolo di pace, di riconciliazione fra gli uomini e segno di unità nella chiesa, insomma un Santo universale.
Una conferma in tal senso la condivide anche Nico Veneziani, medico cardiologo con l’hobby dello studio delle tradizioni, in una splendida nota pubblicata sulla rivista “Puglia in Tavola”, diretta da Vinicio Coppola, edita da Progress Communication Srl.
L’autore ricorda come il Santo di Mira è venerato in una vasta area, da Oriente a Occidente, convogliando ancora oggi, in occasione della festività di primavera, migliaia di fedeli verso il Santuario di Bari. Infatti, San Nicola deve al mare la diffusione del suo culto nel mondo, dal momento che è giunto dal mare e vive sul mare, sostenendo la suggestiva ipotesi che non è improbabile che qualche marinaio di Colombo abbia portato la sua immagine nei Caraibi, dal momento che ad Haiti è diffusa una pianta medicinale chiamata Flor de San Nicolas.
Ed a proposito di mare anche Armando Perotti ha espresso la sua opinione: «Arditi navigatori ne rapirono le spoglie; marinai le guardarono in armi sinchè non le ebbero deposte nella tomba, nella città del mare e presso il mare, in un pozzo che sentiva le vicende delle maree, e da quelle acque distilla ancora la linfa incorruttibile che placa oceani e vivifica cuore e salute degli uomini».
Nel Mediterraneo, riferisce sempre Veneziani, vi sono numerose città (Antalja in Turchia, Leon in Spagna, Venezia e Genova) che sostengono di possedere spoglie del Santo. Sicuramente la città di St. Nicholas de Port, presso Nancy in Francia, conserva, nella sua Basilica alcune reliquie nicolaiane. Anche la Cattedrale dei Vichinghi in Groenlandia è consacrata a San Nicola. Gli spagnoli chiamarono “guado di San Nicola” l’attuale Jacksonville.
L’autore riporta anche alcune curiosità come quella che a Zurigo veniva venduto in occasione del Natale, l’Albero di San Nicola. Infatti, «...in un colorito disegno del 1748 è raffigurato un venditore di piccoli pini (V. foto 2), mentre lancia il suo grido - Alberi, Alberi di San Nicola -. Nell’effigie è posta su ogni alberello una scala, ricordo del noto miracolo del Santo di Mira, il quale donò a tre fanciulle un sacchetto di monete quale dote matrimoniale».
Concludendo, si può realisticamente concordare con Vito Maurogiovanni, scrittore, giornalista e storico di Bari, quando sostiene che «…per coloro che hanno fede delle cose sospese tra cielo e terra, un Santo di questo genere aiuta l’umanità a sopportare meglio quel che è il fardello spesso drammatico dell’esistenza»

 

Foto 1: San Nicola
Foto 2: Venditore di alberi
Entrambe le foto sono state riprese dalla rivista citata “Puglia in Tavola”.



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ANCHE CON LA FILATELIA
SAN NICOLA GIRA NEL MONDO

 


Federico Zeri, storico e critico d’arte, scomparso nel 1968, sosteneva che è attraverso il bollo per spedire una lettera, che lo Stato che lo emette cerca di significare e rappresentare sé stesso.
Allo stesso modo anche per far conoscere San Nicola nel mondo la filatelia ci dà una mano. Infatti, questa nota è dedicata ai “Francobolli di San Nicola nel mondo”, che sono stati oggetto, oltre un decennio fa, di una pubblicazione di Mario Villani per il Centro Studi Nicolaiani, diretto da padre Gerardo Cioffari o.p., stampato per i tipi di Levante Editori (Foto 1).
La speciale pubblicazione lancia una nuova luce sul culto del Santo di Myra (anzi di Bari), studiato in vari altri aspetti, a testimonianza della universalità del culto del Santo, oltre alla poliedricità della sua figura, che tocca religiosità, arte, letteratura, teatro, tradizioni popolari ed ora anche la filatelia.
È ben noto che i francobolli girano per il mondo annunciando fatti, avvenimenti e storia dei paesi emittenti e Mario Villani, appassionato di filatelia e di San Nicola, ha voluto lasciare un segno tangibile dei suoi sentimenti attraverso la pubblicazione della quale parliamo.
La ricerca è stata facilitata dagli elenchi di chiese dedicate a San Nicola, che sono continuamente aggiornati nella Basilica barese, insieme alle indicazioni storiche contenute nei cataloghi filatelici e nelle rassegne stampa specializzate.
Tra i primi francobolli emessi che in qualche modo fanno riferimento al nostro San Nicola, vanno ricordati quelli del Montenegro (1905), della Romania (1906), della Cecoslovacchia (1918-1920).
I paesi, sia europei che extraeuropei, che hanno emesso francobolli in onore del nostro protettore non si contano: le Bahamas hanno emesso (1981), un francobollo che raffigura San Nicola in abiti vescovili e barba bianca, proposto come personaggio natalizio; la Svezia propone, tra gli altri, un esemplare (1981), che lo raffigura in versione Babbo Natale corredato di renne, slitta e doni per bambini; la Germania Orientale ha riprodotto in un francobollo (1990), la Chiesa di San Nicola a Lipsia; l’Italia ha emesso, tra gli altri, un francobollo che mostra la cripta della Basilica di San Nicola di Bari allo stato attuale (1989); la Città del Vaticano ha emesso (1987), tre francobolli stilizzati, raffiguranti l’arrivo a Bari da Myra delle reliquie del Santo, l’offerta di borse d’oro per salvare dal disonore le tre fanciulle, figlie di un uomo caduto in miseria, ed infine il salvataggio miracoloso di una nave da parte di San Nicola. Tanto per citarne qualcuno.
Dal Nicaragua arriva un’altra curiosità. Attraverso l’emissione di un foglietto dedicato al Natale (1973), un giornalista risponde a Virginia, una bimba che gli aveva scritto chiedendogli di dirle la verità sull’esistenza di Santa Claus (Foto 2).
Infine vanno segnalate due mostre dedicate a San Nicola: la prima a Basilea dal 12 novembre 2005 all’8 gennaio 2006, la seconda a Friburgo dal 3 dicembre 2005 al 29 gennaio 2006 e l’emissione a Friburgo di un francobollo dedicato a San Nicola prevista per dicembre 2005.
Oggi, pur riconoscendo universalmente la valenza del francobollo quale messaggero e narratore di eventi che si verificano nel mondo, si deve ammettere che con il progresso e con l’avvento dell’informatica, della posta elettronica e di internet, i francobolli stanno perdendo la loro primitiva importanza. Molta corrispondenza, infatti, non è più inviata per le vie ordinarie e quindi la diffusione dei francobolli è sempre più scarsa e, probabilmente, di questo passo, diventeranno solo oggetti da collezione.


 

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L’ARTE DI CAROFIGLIO
PER BARI E SAN NICOLA

 

 

La fede e la devozione di un artista verso un Santo, qualche volta lo porta ad esteriorizzare i suoi sentimenti attraverso l’arte, la capacità creativa e la maturità artistica. Stiamo parlando di Michele Carofiglio (Mica) che in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II a Bari nel 1984, pubblicò un libro di grandi dimensioni “Bari e San Nicola” (Adda Editore). Il commento alle tavole è a cura di padre Gerardo Cioffari, o.p., e di Vito A. Melchiorre.
Carofiglio, pittore, incisore, figurativo e paesaggista, con alle spalle un lungo periodo di attività e di riconoscimenti che testimoniano la sua valenza artistica, ha voluto esternare la sua fede disegnando cinquanta chine che rappresentano la storia e l’esaltazione del tempio dedicato a San Nicola, simbolo di Bari, nella sua romantica austerità e bellezza, che rappresentano le copertine del “Bollettino di S. Nicola”, il periodico della Basilica, pubblicate di volta in volta, e qui raccolte per una storica possibilità.
L’occasione è stata propizia per meglio far conoscere il tempio e San Nicola ai tanti baresi, e non solo, che ignorano completamente storia e luoghi e non conoscono affatto la cripta che ospita il Santo.
Carofiglio si è divertito, si fa per dire, ad evidenziare con le sue tecniche pittoriche una serie di cinquanta tavole relative a particolari di opere presenti in Basilica e ad esterni ed interni dello stesso Duomo, per meglio farli conoscere al grande pubblico.
La rassegna è notevole: si passa dalle rappresentazioni del Santo orientale e occidentale, alla scena della liberazione degli innocenti, alla dote alle tre fanciulle, a riproduzioni della Basilica vista dall’alto, alla facciata, ai cortili, agli interni, ai portali dei leoni, all’altare d’argento, al ciborio, alla cripta, alla cappella orientale, all’ostensorio, al reliquiario, per finire alla caratteristica imbarcazione che il popolo chiama “Caravella”, che trainata da marinai fa il giro della città con un antico quadro del Santo per finire al Corteo storico e alla Processione a mare.
La pubblicazione si conclude con il disegno di una antica veduta di Bari che rappresenta la parte più interna dell’antico porto, compresa fra la costa e l’ansa del Molo S. Nicola, nel quale si cullano alcune barche da pesca. Fanno da sfondo uno scorcio di Piazza del Ferrarese e il tratto iniziale della muraglia.
“Le chine – scrive Gustavo Delgado nella presentazione – sono anche un atto di fede e di omaggio per Bari, la sua amata città, per la Puglia, di cui Michele è prezioso ambasciatore e per questo nostro Sud, capace ancora di affascinare e di esaltare con i paesaggi, il mare, la poesia, le vocazioni, il misticismo”. Questo sembra il messaggio che emerge dalle tavole che, cogliendo un giorno di intensa luce nella storia religiosa, umana e storica di Bari e della Sua Basilica viene lanciato ai baresi ed ai fedeli del grande Vescovo di Mira.

 

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