Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

SANTI MEDICI

 

 

In questi ultimi mesi, con l'incremento della pandemia dovuta al Corona Virus, con i milioni di morti in tutto il mondo, un grande e sentito ringraziamento deve andare a tutti i medici, ai loro più stretti collaboratori, ad infermiere ed infermieri e tutti gli altri che attorno a loro si sono prodigati con pazienza, amore, rispetto, con professionalità, verso gli ammalati e i moribondi, non solo in Italia, ovviamente che, purtuttavia, ha pagato questo loro impegno con un incredibile numero di medici, assistenti, infermieri, infermiere, farmacisti, morti, proprio ad opera della pandemia.

Il loro ricordo sarà sempre vivo nel cuore dei loro ammalati e di quelli che, grazie a loro, si sono salvati.

A questo proposito, mi sono ricordata che su Cartantica era già presente un articolo dedicato a dei Santi Medici, i fratelli Cosma e Damiano, due gemelli siriani del III secolo, che, dopo esser diventati cristiani avevano offerto gratuitamente le loro cure ai poveri. Perseguitati e torturati, alla fine vennero decapitati. Cosma è Patrono dei Medici e Damiano dei Farmacisti. L'altro Santo là considerato è San Rocco, grande taumaturgo e guaritore.

Questi Santi sono stati raffigurati da insigni pittori o in alcune chiese a loro dedicate e attorno ad essi, oltre alla devozione, ha avuto una grande diffusione una serie di libri, devozionali e non, statuette, medaglie ed anche una enorme e prolifera fioritura di immaginette devozionali.

San Rocco visita gli appestati - Tintoretto

 

I Santi Cosma e Damiano nella chiesa omonima di Roma

 

* VEDERE ARTICOLO ALLEGATO

 

Cominciando dall'inizio, possiamo proprio iniziare dal "guaritore per eccellenza" che è stato Gesù Cristo che, oltre ad immolarsi per il genere umano, ha aiutato quelli che l'invocavano.


La guarigione della suocera di Pietro


"Gesù e i discepoli, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano."

Il lebbroso

"Un giorno, in un villaggio che Gesù stava visitando, cʼera un uomo lebbroso da molti anni. Quando il poveretto vide Gesù, si gettò ai suoi piedi, supplicandolo perché lo guarisse.

«Signore», disse, «se soltanto lo vuoi, tu puoi guarirmi del tutto!»

Gesù lo toccò, dicendo: «Certo che lo voglio. Sii guarito!» E la lebbra sparì. Allora Gesù gli ordinò di allontanarsi subito, senza dir niente a nessuno e di andare a farsi vedere dal sacerdote giudeo. Poi aggiunse: «Offri il sacrificio richiesto dalla legge di Mosè per i lebbrosi che sono guariti. Ciò proverà a tutti che ora stai bene». 
A questo punto, la notizia della sua potenza si sparse a grande velocità e moltissime persone venivano per sentirlo predicare e per essere guariti dalle malattie.  E Gesù spesso si ritirava in luoghi deserti per pregare.

 

Il paralitico

" Un giorno, mentre insegnava, si erano seduti vicino a lui alcuni capi religiosi giudei e dottori della legge, venuti da molti villaggi della Galilea, della Giudea ed anche da Gerusalemme. E la potenza del Signore era con lui per compiere guarigioni.

Ed ecco che alcuni uomini vennero portando un paralitico in barella. Cercarono di farsi largo fra la folla per raggiungere Gesù, ma non ci riuscirono. Allora salirono sul tetto sopra di lui, tolsero alcune tegole e piano piano calarono la barella con lʼinvalido giù fra la folla, proprio davanti a Gesù.

Vedendo la loro fede, Gesù disse a quellʼuomo: «Amico, i tuoi peccati ti sono perdonati!»

«Ma chi pensa di essere questo qui?» cominciarono a domandarsi i Farisei e i dottori della legge. «Questa è una bestemmia! Chi può perdonare i peccati allʼinfuori di Dio?»

Ma Gesù che conosceva i loro pensieri disse loro: «Perché fate questi ragionamenti?  Io, il Messia, ho lʼautorità qui sulla terra di perdonare i peccati. Ma parlare è facile, chiunque potrebbe dire, ciò che ho detto. Vi proverò quindi la verità delle mie parole, guarendo questʼuomo». Poi, rivolto al paralitico, comandò: «Raccogli la tua barella e vattene a casa, perché sei guarito!»

Immediatamente, sotto gli occhi allibiti dei presenti, lʼuomo si alzò, raccolse la barella e se ne andò a casa, lodando Dio. Tutti quanti furono presi da spavento e timore; e lodavano Dio, ripetendo: «Oggi abbiamo visto cose davvero straordinarie!»

 

 

Il cieco nato

Gesù e i discepoli sono ancora a Gerusalemme. È Sabato e mentre camminano per le vie della città si imbattono in un mendicante cieco dalla nascita. I discepoli domandano a Gesù: “Rabbi, dato che quest’uomo è nato cieco, chi ha peccato? Lui o i suoi genitori?”.

Gesù risponde: “Né quest’uomo né i suoi genitori hanno peccato, ma è così perché in lui possano manifestarsi le opere di Dio”. La cecità di quest’uomo non è riconducibile a qualche errore o peccato che lui o i suoi genitori hanno commesso. A causa del peccato di Adamo tutti gli esseri umani sono imperfetti e soggetti a disabilità, come nel caso di quest’uomo. Tuttavia, la sua cecità fornisce a Gesù l’opportunità di rendere manifeste le opere di Dio, proprio come ha già fatto altre volte guarendo i malati.

Dopo aver sputato per terra e aver fatto un miscuglio con la saliva, Gesù lo applica sugli occhi del cieco dicendogli: “Va’ a lavarti nella piscina di Siloam”). L’uomo ubbidisce e per la prima volta nella sua vita inizia a vedere! Immaginate quanto sarà stato felice.

I vicini e quelli che erano a conoscenza della sua condizione rimangono sbalorditi. “Ma questo non è l’uomo che stava seduto a chiedere l’elemosina?”, domandano. “È lui”, rispondono alcuni, mentre altri non ci credono e sostengono: “No, gli assomiglia soltanto”. Da parte sua, l’uomo insiste: “Sono io”.

Quindi pongono al mendicante la domanda: “E allora come si sono aperti i tuoi occhi?” Lui risponde: “L’uomo chiamato Gesù ha fatto un miscuglio, me lo ha applicato sugli occhi e mi ha detto: ‘Va’ a Siloam e lavati’. Perciò ci sono andato, mi sono lavato e ho ottenuto la vista”. “E lui dov’è?”, proseguono i presenti. “Non lo so”, dice l’uomo).


Nella tradizione giudaica, le malattie venivano collegate direttamente al castigo divino e, in quest'ottica, la lebbra rappresentava “il” castigo divino. Nella Torah (Lv 13,45-46) viene descritto come il lebbroso dovesse essere estromesso dalla società, cioè “scomunicato”, - a causa del carattere contagioso della lebbra. Ogni qual volta un lebbroso avesse visto avvicinarglisi qualcuno, egli avrebbe dovuto gridare «Impuro! Impuro!» per avvertire della propria presenza. Ogni forma di contatto umano, ogni rito di comunione, gli veniva preclusa. Di fatto, un lebbroso era ritenuto già un corpo morto.

 

Il lebbroso si avvicinò a Gesù senza avvertirlo della propria venuta e della sua condizione, gli chiese, solamente, di guarirlo, purificarlo. E Gesù così fece, lasciando che il Padre lo guarisse: «Lo voglio, sii purificato!», non «lo voglio, ti purifico!».

 

Tanti altri miracoli fece Gesù a favore di tanti ammaati che si presentavano a Lui per essere guariti, ma quello che a me è restato sempre impresso più degli altri, è quello della donna che nascostamente tocca il mantello di Gesù sperando, che solo avergli toccato la veste, le avrebbe concesso la guarigione.


 

L'emorroissa


Essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva».4Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.
E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: «Chi mi ha toccato?»». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male».

Molti altri episodi di persone sanate corporalmente ci saranno, ma la sua opera taumaturgica non si limitava solo alle malattie fisiche, ma soprattutto a quelle prodotte dalla psiche e dal demonio:

 

 I due ciechi e il muto indemoniato 

Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

Usciti costoro, gli presentarono un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».

L'indemoniato geraseno

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nella regione dei Geraseni. Come scese dalla barca, gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo. Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo. Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi, e urlando a gran voce disse; “Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!”. Gli diceva infatti: “Esci, spirito immondo, da quest’uomo!” E gli domandò: “Come ti chiami?” “Mi chiamo Legione, gli rispose, perché siamo in molti”. E prese a scongiurarlo con insistenza perché non lo cacciasse fuori da quella regione.
Ora c’era là, sul monte, un numeroso branco di porci al pascolo. E gli spiriti lo scongiurarono: “Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi”. Glielo permise. E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci e il branco si precipitò dal burrone nel mare; erano circa duemila e affogarono uno dopo l’altro nel mare.
I mandriani allora fuggirono, portarono la notizia in città e nella campagna e la gente si mosse a vedere che cosa fosse accaduto. Giunti che furono da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto tutto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, quello che era stato indemoniato lo pregava di permettergli di stare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: “Va’ nella tua casa, dai tuoi, annunzia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ti ha usato”. Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decapoli ciò che Gesù gli aveva fatto, e tutti ne erano meravigliati. 

 

Il ragazzo indemoniato

 

Scesi dal monte, Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni si imbattono in una folla numerosa e capiscono subito che c’è qualcosa che non va: i discepoli sono circondati da scribi che discutono con loro. Le persone sono alquanto sorprese di vedere Gesù e gli corrono incontro per salutarlo. “Di che cosa state discutendo?”, chiede Gesù.

Un uomo esce dalla folla, si inginocchia davanti a Gesù e risponde: “Maestro, ti ho portato mio figlio perché ha uno spirito muto. Ogni volta che lo spirito lo attacca, lo sbatte a terra, e mio figlio schiuma dalla bocca, digrigna i denti e perde le forze. Ho chiesto ai tuoi discepoli di espellerlo, ma non ci sono riusciti”.

A quanto pare gli scribi stanno criticando i discepoli, forse mettendoli addirittura in ridicolo, perché non sono stati in grado di guarire il ragazzo. Anziché rispondere al padre disperato, Gesù dice alla folla: “Generazione priva di fede e perversa, fino a quando devo rimanere con voi e sopportarvi?” Quando pronuncia queste forti parole, Gesù ha senz’altro in mente gli scribi che in sua assenza hanno messo in difficoltà i discepoli. Ora si rivolge di nuovo al padre sconsolato dicendo: “Porta qui tuo figlio”.

Mentre il ragazzo si avvicina a Gesù, il demonio da cui è posseduto lo fa cadere a terra e gli provoca violente convulsioni. Il ragazzo inizia a rotolarsi schiumando dalla bocca. “Da quanto tempo gli succede questo?”, chiede Gesù al padre. “Dall’infanzia, e più volte lo ha buttato nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo”, risponde l’uomo, che poi implora Gesù: “Se puoi fare qualcosa, abbi compassione di noi e aiutaci”

Il padre è affranto perché nemmeno i discepoli di Gesù sono riusciti ad aiutarlo. In risposta alla disperata richiesta dell’uomo, Gesù lo rassicura e lo incoraggia dicendo: “Quel ‘se puoi’! Ogni cosa è possibile per chi ha fede”. Immediatamente il padre grida: “Ho fede! Aiutami dove ho bisogno di fede!”.

Gesù vede la folla corrergli incontro e, con gli sguardi di tutti fissi su di lui, rimprovera il demonio: “Spirito muto e sordo, te lo ordino: esci da lui e non entrare più in lui!” Mentre esce dal ragazzo, il demonio lo fa gridare e lo scuote con molte convulsioni. Il ragazzo rimane a terra immobile, tanto che molti dicono: “È morto!” (Marco 9:25, 26). Ma quando Gesù gli prende la mano, il ragazzo si alza in piedi e ‘in quel momento è guarito’ (Matteo 17:18). Comprensibilmente, le persone sono sbalordite per quello che Gesù ha appena fatto...

Molti altri, guarì Gesù, ma adesso, andiamo ai Medici...

 

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MEDICI SANTI

Chi ama Dio ed è cristiano con tutto il cuore, è anche convinto che in ogni persona ci sia un riflesso di Dio e che, quindi, debba aiutare i fratelli sofferenti ad avvicinarsi a Lui.

Attraverso l'opera dei medici tutti e, soprattutto di questi Santi Medici, infermieri, farmacisti e di tanti altri meno conosciuti, la cui mano è stata sempre guidata da Dio, si è spesso giunti ad una soluzione del problema e alla guarigione.
Questi elencati sono i più famosi, ma c'è una grande maggioranza di essi, sconosciuti a più, santificati o meno, che hanno vissuto le loro vite, spesso nel silenzio e nella anonimità, alleviando i mali del corpo e della mente dei loro pazienti, profondendo su di essi il loro amore, la cura, la pazienza, la santificazione.

SAN LUCA APOSTOLO

Il primo Medico "famoso" - è infatti il Patrono dei Medici - è forse S. Luca, l'Evangelista, che prima di fare proseliti per Cristo era stato di professione medico.

Dai suoi scritti, estesi e determinati si può dedurre che tra i quattro "redattori" del Vangelo ed Atti degli Apostoli, fosse il più erudito e ricercato. Infatti, aveva fatto i suoi studi a Tarso, in Cilicia.

Talvolta, si esprime in termini medici quando parla di malattie o delle guarigioni effettuate da Gesù.

Luca è, inoltre, il solo che nel Vangelo parla della Parabola del buon samaritano che, per alleviare le pene dell'uomo trovato morente in mezzo alla strada, escogita piccoli "trucchi" (che la sua esperienza medica gli suggeriscono): il ferito viene, infatti, fasciato dal samaritano, dopo che questi gli ha versato sulle piaghe, a mò di disinfettante e lenitivo, olio e vino.
Secondo gli studiosi dal suo modo di esprimersi e di relazionarsi, si evince la sua cultura, la conoscena della lingua greca e la sua preparazione specifica che, probabilmente, erano note nelle comunità che frequentava.

Probabilmente nato ad Antiochia, era pagano ma poi si era avvicinato alla religone ebraica. Non fu discepolo di Gesù, ma si convertì più tardi. Fu al fianco di San Paolo quando questi recò a Filippi, a Gerusalemme e a Roma e di lui condivideva la visione della nuova religione e proprio per le genti evangelizzate da s. Paolo, scrisse il suo Vangelo (60-62) e gli Atti degli Apostoli (63-64 ca.).
Incontrò, inoltre, San Giacomo, il Minore, San Pietro e fu assiduo di Barnaba, ma nulla si sa di lui dopo la morte di San Paolo, nè se sia morto di morte naturale nè se come martire. Tre grandi città hanno rivendicato, nel tempo i suoi resti mortali: Costantinopoli, Venezia e Padova, dove il suo corpo, meno il capo, è sepolto nella Basilica di Santa Giustina:

 

 

 

SANTA ILDEGARDA

Santa Ildegarda è stata ritenuta la prima donna tedesca, riconosciuta come medico, mistica, poetessa, artista, compositrice, guaritrice e scienziata.

Le sue opere, tra cui il “Simplicis Medicinae” e il “Compositae Medicinae”, rivelano la sua geniale intelligenza femminile.

Destinata dai genitori ad una vita spirituale e claustrale, a 8 anni verrò affidata a Giuditta, sorella del conte di Spanheim, che viveva come un'eremita e che la accolse, dandole una solida formazione culturale e spirituale, spronandola a lavori manuali, allo studio e all’approfondimento della Sacra Scrittura.
A quindici anni, Ildegarda scelse la vita monastica, seguendo la Regola di San Benedetto, con approvazione del vescovo Ottone di Bamberga e. in quegli anni di apprendistato, ella aveva continue visioni di cui era a conoscenza solo la sua Maestra Giuditta; più tardi ne verrà messo al corrente anche il monaco Wolmar, sua guida spirituale per anni, che l’avrebbe assistita nella stesura delle sue opere.
Morta Giuditta nel 1136, Ildegarda venne eletta, per le sue capacità, all'unanimità capo della piccola comunità, con la funzione di "magistra". Aveva sempre le visioni, ma col passar del tempo e la maturità, Ildegarda avrà il coraggio di manifestare queste sue esperienze e su consiglio di Wolmar annoterà il contenuto delle sue visioni e, da lui assistita, nel 1141, deciderà di mettere mano alla sua prima grande opera: lo "Scivias", aiutata nella trascrizione di questa e di opere successive, da una giovane monaca, Richardis von Stade. Negli stessi anni in cui era occupata a scrivere lo Scivias iniziò anche la sua produzione musicale.

Ormai famosa, attirava al monastero di Disibodemberg numerose giovani aristocratiche, ma, necessitando di uno spazio per una comunità sempre più folta, ella verrà trasferita con le sue monache in una fondazione indipendente, osteggiata fortemente dai monaci del Disibodemberg, cosa che produrrà nella badessa un nuovo episodio di crisi nella salute.
Nel 1147, Ildegarda con diciotto monache riuscirà, però, a trasferirsi nel nuovo monastero di San Ruperto, sul Reno, grazie anche alla marchesa von Stade, madre della monaca Richardis.

Nel frattempo la stesura dello Scivias proseguirà, sia pure lentamente ed essendo il libro, una vera e propria lettura teologica degli avvenimenti del tempo, che richiedeva anche una divulgazione, si rivolgerà a Bernardo di Chiaravalle, famoso abate cistercense, scrivendogli e lui le darà risposta con una lettera breve ma densa, in cui assicurava Ildegarda della sua preghiera e rassicurandola dell’autenticità della sua umiltà, gioendo con lei del dono di grazia che aveva ricevuto, esortandola a guardarsi dalla presunzione e ad essere sempre umile. Anche la Chiesa di Magonza, sotto cui era la fondazione di Ildegarda, intervenne per sostenere la sua richiesta.

Tra il 1147/48, Papa Eugenio III, tenendo un Sinodo nella sede arcivescovile di Treviri, interpellato sul caso di Ildegarda, lesse davanti all’assemblea riunita, alcuni brani del libro dello Scivias non ancora ultimato. Nel 1151 esso venne concluso e il Papa riconoscerà, in una lettera a Ildegarda, la presenza di Dio in lei. Poi, l’attività di Ildegarda, prima concentrata all’interno del monastero, comincerà a rivolgersi anche all’esterno, con scambi epistolari e frequenti viaggi e in tutti i suoi interventi è evidente la preoccupazione riformatrice nei confronti della politica imperiale, ma soprattutto della Chiesa, attraversata da problemi diversi e contrastanti.

Le sue lettere hanno anche un risvolto personale e ci aiutano a percepire come Ildegarda sia consapevole della propria missione. Ha scambi epistolari con i papi Eugenio III, Adriano IV, Alessandro III, che sprona a compiere il loro dovere, li minaccia, talvolta o li supplica e prega, ammonendo poi il giovane re Enrico II d’Inghilterra,sfrenatamente orgogloso nel non credere che l’ossequio verso la giustizia sminuisca la potenza regale, dono divino, ora esortando la regina Eleonora d’Aquitania ad essere paziente nella tribolazione, così come Berta regina dei Greci e Irene di Costantinopoli.

La corrispondenza più importante è quella tra Ildegarda e gli Hohenstaufen soprattutto con il temibile Federico I il Barbarossa, Imperatore nel 1152, Ildegarda gli scrive congratulandosi e offrendogli consiglio. Sentendosi, non solo rappresentante del potere secolare, ma anche di quello ecclesiastico, l’imperatore si sentiva chiamato ad un rinnovamento. Però, poi, alla morte di Adriano IV, eletto Alessandro III, l'imperatore introdusse l'antipapa Vittorio IV, dando inizio ad un lungo scisma durato ben diciassette anni, in cui elesse altri due antipapi, provocando discordie e divisioni all’interno della Chiesa. Ildegarda, riprese con coraggio l’imperatore, ricordandogli la sua responsabilità nei confronti di Dio e del popolo, minacciandolo di un castigo divino qualche anno dopo, poichè l’imperatore continuava nel suo operato.

 

In questo periodo iniziano anche i viaggi in tutta la Germania e forse anche Parigi e altre citttà, dove predicava, cosa eccezionale per una donna, contattando le comunità monastiche, con cui poi aveva scambi epistolari, occupandosi dell’amministrazione del monastero, viaggiando ed intrattenendo rapporti politico e spirituali. Ildegarda intensificò poi, anche la sua produzione di scritti e tra il 1153-1156, realizzerà l’enciclopedia naturalistico-medica, il Liber subtilitatum diversarum creaturarum e Causae et Curae, dedicate al mondo naturale, in cui enuncerà le caratteristiche di alberi, erbe ed animali per ritrovare nelle piccole realtà invisibili del creato la chiave per la salute degli esseri umani, persa con il peccato originale, che l'aveva destinata alla fatica e alla sofferenza per la separazione tra corpo e anima.

Il rimedio a questa scissione è il tema di fondo che unifica le opere profetiche, le opere scientifiche e musicali, è il motivo che ispira la sua attività di consigliera spirituale e guaritrice di corpi. Questa unità di ispirazione è confermata dal prologo del Liber vitae meritorumrealizzato nel periodo che va dal 1158 al 1163. La riflessione profetica sulle problematiche che l’umanità deve affrontare nel suo viaggio terreno è il tema centrale del libro. A differenza delle altre due opere profetiche, non esistono manoscritti miniati che illustrino le visioni.

Le visioni che la costituiscono, si riferiscono ad un uomo, un gigante che abbraccia tutto il cosmo. Ildegarda analizza in maniera dettagliata i vizi che producono l’attaccamento delle creature umane alla vita terrena e le virtù per vincerli; ma la sua attenzione è concentrata sui vizi. L’immagine dell’uomo si muove, verso i quattro punti cardinali, osservando i luoghi della luce e delle tenebre.

Intorno al 1163, Ildegarda cominciò a comporre la sua terza e ultima opera, il Liber Divinorum operum completato soltanto nel 1174, in cui si raccoglie tutto il suo sapere e la sua esperienza, anche se avanti con gli anni era ancora molto attiva.
A questo periodo risale, nel 1165, la fondazione di un secondo monastero a Eibingen, sulle sponde opposte del fiume Reno. Esse mantennero stretti rapporti e Ildegarda visitava due volte la settimana il nuovo monastero, attraversando il fiume su una piccola imbarcazione. Nel 1173 muore Wolmar, prima della conclusione del Liber Divinorum operum e Ildegarda verrà aiutata nella stesura finale dall’abate Ludwig di Sant’Eucario di Treviri e da Wezelin, prevosto a Colonia. L’anno successivo alla morte di Wolmar, Goffredo, monaco dell’abbazia di Disibodemberg, assumerà il suo compito e scriverà la biografia della badessa, di cui redige la prima parte con dei passi del testo dettato fra il 1170-1173 al primo segretario. A questo scritto fa riferimento anche Gilberto di Gembloux, monaco dell’abbazia di Villers, che intreccia una fitta corrispondenza con Ildegarda sin dal 1175, diventando suo segretario nel 1174. Anch’egli lavorò alla biografia della Santa, ma il secondo e il terzo libro della Vita iniziata da Goffredo, saranno poi redatti dal monaco, Teodorico di Echternach.
Il rapporto con Gilberto di Gembloux si allargò alla sua comunità originaria, Santa Maria di Villers nel Brabante, cui Ildegarda invia in dono un manoscritto del 1175.

 

L'esperienza più negativa, avvenuta un anno prima della sua morte (1179), la sperimentò quando nel cimitero di Rupertsberg, che godeva del beneficio della sepoltura dei nobili, venne sepolto un aristocratico in odore di scomunica. Il clero di Magonza, saputo quanto avvenuto, ordinò che la salma venisse riesumata e messa fuori dalla terra consacrata, ma Ildegarda disse che quello, in punto di morte, si era riconciliato con la Chiesa, ricevendo anche i sacramenti. La risposta da Magonza fu dura e a Ildegarda e alle sue monache, venne proibito il culto, persino il suono delle campane, e la recita dell’Ufficio avrebbe dovuto essere senza musica, a voce sommessa, a porte chiuse.
Essa si rifiutò di obbedire e, dopo aver tracciato col suo bastone un segno di croce sulla tomba, eliminò ogni traccia per poterla riconoscere, affermando che ciò sarebbe stata una disbobedienza a Dio. Sicura di avere ragione e per giustizia, scrisse una lunga lettera con un’esposizione dettagliata dei fatti all’arcivescovo di Magonza, Cristiano I, all’epoca a Roma per i lavori del concilio Lateranense III.

A seguit fu tenuta un’inchiesta per l’accertamento dei fatti e, alla fine di marzo dello stesso anno, l’interdetto fu revocato, ma questo crudele scontro fiaccò il suo corpo gia esile e sofferente, per cui trascorse quasi sempre a letto gli ultimi mesi di vita e, dopo aver predetto alle sue monache la prossima fine che le era stata rivelata da Dio, Ildegarda morirà il 17 Settembre del 1179.

Ildegarda è stata dichiarata dottore della Chiesa da papa Benedetto XVI nel 2013. La sua festa è il 17 settembre.

 

 

SAN SILVESTRO II, PAPA

 

 

Silvestro II, Gerberto di Aurillac (Aurillac940-950 circa – Roma12 maggio 1003), fu il 139° papa, il primo francese della storia, dal 999 fino alla morte.
Aveva studiato l’arte medica in Spagna su testi arabi e le sue conoscenze non si fermarono alla medicina, ma si industriò anche nel campo matematico ed astronomico.

Durante il suo soggiorno a Reims riordinerà i testi greci di medicina della locale biblioteca, consigliando il vescovo della città, Adalberone, affetto da calcolosi vescicolare, di recarsi a Salerno e a Castellamare di Stabia per curarsi con le acque termali di quei luoghi.

Entrato in contatto con la cultura araba, ne fu interessato e introdusse le conoscenze di aritmetica e astronomia degli arabi  in Europa, dimostrando grande versatilità sia nelle scienze applicate, che in quelle teorico-filosofiche. Cesare Baronio, attraverso i suoi Annales Ecclesiastici, diede la possibilità di riscoprire le sue capacità intellettuali e politiche.

 

Insegnò a Reims (dove però il suo arcivescovado fu contestato canonicamente), raggiungendo alte vette ecclesiastiche, fino ad arrivare a Roma come sommo pontefice.


Guida e precettore del giovane imperatore Ottone III, assieme a lui cercò di restaurare l'ordine politico e religioso nell'Europa del Secolo oscuro, idealizzando un rinnovamento dell'impero.
Il suo breve pontificato, fu veramente attivo dal punto di vista missionario, nelle disposizioni relative alla morale religiosa e verso la difesa della cristianità.

 

 

SANT'ALBERTO MAGNO

Alberto Magno di Bollstädt o  Alberto il Grande di Colonia, nato a Lauingen nel 1206  e morto a Colonia, nel 1280, fu vescovo cattolico  domenicano, scrittorefilosofo medievale, impegnato a separare la filosofia dalla teologia.


Figlio minore del Conte di Bollstädt, non si sa la data di nascita precisa, avvenuta a Lauingen (Svevia) tra il 1205-1206, o addirittura prima e non si sa nulla di preciso sulla sua istruzione iniziale, finchè non frequentò l'Università di Padova, doe viveva un suo zio, che era nota per la cultura delle arti liberali, che a lui piacevano molto.

Aveva intrapreso gi studi di medicina, frequentati con grande impegno e conclusi, ma, poichè aveva deciso di entrare nell'Ordine dei domenicani, la regola monastica gli impediva di esercitare la professione di medico, anche se nel suo settore, viene considerato il medico più importante del medioevo.

Studiò logica, fisica, astronomia, biologia e mineralogia oltre alle discipline filosofiche, consentendo all'Occidente, di interpretare i testi di Aristotele.

Ultimati gli studi, insegnò teologia in varie aree della Germania e, nel 1240, venne mandato a Parigi, dove si laureò in teologia.

In quest'epoca venne avvicinato da Tommaso d'Aquino, a cui si legò molto, immaginandone il genio e la futura grandezza e di cui fu maestro. Questi lo accompagnò a Parigi e nel 1248 tornò con lui al nuovo Studium Generale di Colonia, del quale Alberto era stato nominato Rettore, mentre Tommaso era stato, invece, nominato secondo professore e Magister Studentium.

Fu presente al Capitolo Generale dei Domenicani di  Valenciennes del 1250, che condivise con Tommaso d'Aquino e Pietro di Tarantasia (futuro papa dell'Ordine); nel 1254 venne nominato provinciale della Germania, incarico che ricoprì con efficienza e responsabilità. Poi fu a  Roma per difendere gli ordini mendicanti dagli attacchi di Guglielmo di Saint-Amour, il cui libro " De novissimis temporum periculis", fu condannato da papa Alessandro IV  nel 1256.

Durante tale permanenza, Alberto fu  maestro del Sacro Palazzo, commentando il Vangelo di Giovanni. Nel 1257, si dedicò allo studio ed all'insegnamento e venne nominato arcivescovo di Ratisbona, pur osteggiato dal maestro generale dei Domenicani, che temeva di perderlo. Successivamente, Alberto governò la diocesi fino al 1262 quando, dopo le sue dimissioni, riprese volontariamente l'ufficio di professore presso lo Studium di Colonia.

Aiutò Tommaso d'Aquino nella disputa contro gli averroisti, realizzando il suo secondo trattato contro il filosofo arabo.
Nel 1274 fu invitato da papa Gregorio X a partecipare ai lavori del secondo Concilio di Lione, alle cui conclusioni prese parte attiva. La morte di Tommaso, avvenuta a Fossanova, che egli apprese durante il viaggio intrapreso per partecipare ai lavori del Concilio, fu un duro colpo per lui, che lo commentò affermando che "La luce della Chiesa" si era estinta.
Successivamernte nel 1277 si riprese, quando alcuni scritti di Tommaso vennero condannati perché considerati poco ortodossi e si avviò verso Parigi, per difendere la sua memoria. Qualche tempo dopo, nel 1278  ebbe, però, modo di notare alcuni disturbi e vuoti di memoria e, mentre la sua grande mente si offuscava, venne relegato nell'isolamento totale, mentre il suo corpo, spezzato dall'austerità e dalle privazioni, cedeva sotto il peso degli anni. Morì nel 1280 e venne sepolto nella chiesa parrocchiale di sant'Andrea a Colonia.
Beatificato da papa Gregorio XV nel 1622, viene ricordato il 15 novembre. Nel 1931 fu proclamato santo e dottore della Chiesa da papa Pio XI, mentre, dieci anni più tardi, papa Pio XII lo dichiarerà patrono dei cultori delle scienze naturali, collegato al loro utilizzo nella medicina.

 

 

SAN GIOVANNI DI DIO - FONDATORE DELLL'ORDINE OSPEDALIERO DEI FATABENEFRATELLI -

PATRONO DEGLI AMMALATI, DEI MORIBONDI, DEGLI OSPEDALI E DELLE INFERMIERE

Nato in Portogalo, vicino Lisbona, nel 1495, Juan Ciudad, passato poi in Spagna, sin dalla fanciullezza sarà un pò scapestrato (a 8 anni fuggirà di casa) e vivrà spericolatamente, passando dai lavori di campagna alla carriera militare, combattendo per Carlo V, collezionando tante altre esperienze. Vagabondando attraverso l'Europa, arriverà anche in Africa, poi a Gibilterra ed, infine, a Granada dove aprirà una libreria.

La sua vita avventurosa, dovuta soprattutto ai suoi eccessi, avrà una svolta.
A seguito, dell'ascolto di una predica del B. Giovanni d'Avila, abbandonata ogni cosa, vendette libri e negozio e, andò a chiedere l'elemosina, privandosi anche di scarpe e vestito, rivolgendosi a chi passava, dicendo: "Fate (del) bene, fratelli, a voi stessi".
La carità ricevuta la condivideva coi più bisognosi.
Questo suo modo di agire, lo porterà ad essere persino ricoverato in ospedale, per presunta "infermità mentale". Là, ovviamente avrà modo di vedere le condizioni dei malati soli e sofferenti, sopratutto della inadeguatezza delle cure nei confronti dei malati mentali. Questo gli darà sprone ad aiutare tali ammalati, tentando anche i metodi più tardi applicati da Freud ed altri.
Intorno a lui furono molti i collaboratori che lui raccolse, fondando a Granada un Ordine religioso, innovativo, che prese il nome di Ordine Ospedaliero dei Fatebenefratelli.


Morirà l'8 marzo del 1550 e nel 1630 sarà Beato, sotto Papa Urbano VII e nel 1690 proclamato santo da Papa Alessandro VIII.

Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 verrà proclamato Patrono degli ammalati, degli ospedali, degli infermieri e delle loro associazioni e, infine, patrono di Granada.

 



 

SAN BERNARDO DA MENTONE
- CREATORE DELLA CONGREGAZIONE OSPEDALIERA DEI CANONICI DEL GRAN SANBERNARDO -

Viene ricordato principalmente per aver creato due ospizi, gestiti dai canonici che seguivano la regola di Sant'Agostino, cioè quella che sarebbe diventata la Congregazione ospedaliera dei Canonici del Gran San Bernardo.

Questo, soprattutto, perchè aveva preso a cuore la sorte dei viaggiatori che a quel tempo avevano grandi problematiche da superare per l' attraversamento degli impervi valichi alpini.


Questi generosi religiosi si fecero aiutare nelle loro ricerche da cani addestrati appositamente: i cani di san Bernardo, una razza particolarmente ben adattata alla montagna.

Non si sa bene dove sia nato, se in Alta Savoia o ad Aosta, dove fu canonico e Arcidiacono della Cattedrale.


San Bernardo morì a Novara nel 1081 durante un viaggio e lì fu sepolto. Alcune delle sue ossa sono conservate nel duomo di Novara all'interno di due reliquiari e di un busto del santo.


Nel 1923 è stato nominato da papa Pio XI santo Patrono degli alpinisti e del soccorso medico in montagna.

 

SAN FERDINANDO III, RE DI SPAGNA - FONDATORE DELLA SCULA MEDICA DI SALAMANCA

Figlio di Alfonso IX, re di León e Berenguela di Castiglia, fu un monarca dagli ineccepibili e solidi principi cristiani. Nel 1217, all'età di 18 anni, ereditò la Castiglia, terra di sua madre e nel 1230 il León, quella di suo padre, unificando così i due regni.
Fu un regnante prudente, che amava circondarsi di persone fidate, con cui si consultava per le questioni più gravi e urgenti.
Aveva grande e profonda devozione per la Madonna. Sposò, nel 1219, in prime nozze, Beatrice di Svezia e, nel 1235, Maria de Ponthieu. Ebbe complessivamente 13 figli e figlie.

Fu abile condottiero, tanto da riconquistare al mondo cattolico diverse città tra cui Cordova, Siviglia, Jaén e Murcia ed è detto "il re delle tre religioni".
Nel 1221, Ferdinando fondò la cattedrale di Burgos e si deve a lui anche l'ampliamento dell'università di Salamanca, dove aveva fondato una fiorente Scuola Medica, arricchendone la biblioteca con più di 80.000 volumi.
Morì nel 1252 e venne sepolto nella cattedrale di Santa Maria a Siviglia.

 

Venne canonizzato da papa Clemente X, nel 1671.

San Ferdinando è patrono della città di Siviglia e di varie altre città spagnole e della Università di La Laguna, dal momento che questa istituzione è stata fondata con il nome di Università letteraria di San Fernando.

In Italia è patrono di un paese italiano in provincia di Barletta-Andria-Trani chiamato appunto San Ferdinando di Puglia e la sua statua è presente nell'altare maggiore della Chiesa Madre, mentre in Calabria è patrono di San Ferdinando, cittadina fondata dopo la bonifica voluta dai regnanti Borbone.

 

È anche patrono dell'Arma del Genio dell'Esercito spagnolo.

 

SANTI TAUMATURGHI

 

Tra i santi Taumaturghi, vengono ricordati anche San Sebastiano e San Pantaleone che troveremo tra I 14 SANTI AUSILIATORI e
i Santi Cosma e Damiano sono in una pagina ad hoc che troverete linkata

 

SAN DIOMEDE

Diomede, il primo medico dei carcerati, nacque a Tarso in Cilicia, la città di san Paolo, da una famiglia nobile e morì a Nicea tra il 302 ed il 305.

Prima improntato verso studi umanistici, si dedicò poi allo studio della medicina presso la fiorente scuola medica locale.
Sin dall'inizio dell’esercizio della sua professione, fu medico bravo e compassionevole, che si affidava, oltre che alle indicazioni mediche degli antichi maestri, come Ippocrate e Galeno, specie per i casi gravi, alla divina Provvidenza.Esercitò per lungo tempo a Costantinopoli.


Successivamente trasferitosi a Nicea, attorno al 288, Diomede svolse la sua attività soprattutto tra i carcerati e i perseguitati da Diocleziano. Egli ne curava i corpi martoriati e straziati dalle carceri e dalle torture, ma nel contempo, suscitava numerose conversioni tra i tanti che lo frequentavano e questo gli valse una denuncia.
Venne quindi arrrestato da alcuni uomini mandati da Diocleziano, ma sembra che, quando questi arrivarono egli fosse già morto, cosicchè gli inviati gli tagliarono la testa e la portarono all'Imperatore. Tutti i presenti in quel momento, vennero colpiti da improvvisa cecità, che li abbandonò quando Diocleziano, ordinò ai suoi uomini di riportare indietro la testa e rimetterla sul corpo di Diomede per la sepoltura.

E' venerato sia nella Chiesa Cattolica che nelle Chiese Orientali ed è ricordato il 16 agosto.

 

 

SAN SANSONE

 

Altro medico che si dedicò, supportato dalla sua fede e da un gran talento, agli ammalati, fu San Sansone.

Nato a Roma verso il finire del V secolo da una ricca famiglia aristocratica, già cristiano, si dedicò alla professione di medico, prendendo a cuore, particolarmente chi era nel bisogno.

Divenne ben presto apprezzato e famoso, soprattutto dopo la guarigione dell'Imperatore Giustiniano. Questi si era ammalato con dei noiosi disturbi che nessuno tra i medici di corte era riuscito a guarire, tanto che l'imperatore li aveva cacciati via, decidendo di non curarsi più.

Ma, dopo un sogno, Giustiniano fece cercare il medico Sansone che finalmente lo guarì.

 

Riconoscente, l'imperatore gli offrì il posto di primo medico di corte, ma egli rifiutò. Poi gli offrì altre mansioni importanti, ma Sansone rigettò ancora le sue offerte, facendogli notare che lui avrebbe voluto solo curare i malati più poveri.


Giustiniano, allora, fece costruire, vicino alla erigenda chiesa di Santa Sofia, un edificio dove Sansone avrebbe potuto mettere a disposizione dei malati più poveri, i suoi talenti di medico e di uomo compassionevole.

Morì a Costantinopoli, il 27 Giugno 530.

 

 

 

 

SANT'ISIDORO

Isidoro, nacque a Cartagena, verso il 560, nella Spagna allora dominata dai Visigoti, da una nobile famiglia. Suo padre era il governatore della città.

Dalla madre Teodora ricevette un'ottima formazione cristiana ed ebbe due fratelli che successivamente diventeranno, uno, Leandro, il Vescovo di Siviglia, l'altro, Fulgenzio, sarà Vescovo a Cartagena. Tutti e tre i fratelli diventeranno poi santi.

Isidoro, dopo gli studi connessi si darà alla professione medica, con competenza, cure e per lo spirito di carità verso tutti coloro che ricorrevano a lui, ma soprattutto con profonda fede religiosa.

Nel 601 venne nominato Vescovo di Siviglia, per le sue doti umane, per la sua carità e per il suo spirito profondamente religios. Successe a suo fratello Leo, morto giovane, e probabilmente fu il primo medico Vescovo.

Inoltre scrisse vari ed importanti libri di medicina.
La sua opera più importante fu l’Originum sive Etymologiarum,  una vera e propria enciclopedia di tutte le scienze, in venti volumi.
Nel quarto di questi volumi, venivano trattate a fondo le origini delle malattie, parlando poi della vera salute del corpo, delle malattie acute e croniche, delle patologie cutanee, delle varie terapie, dei medicinali e dei vari strumenti e ferri chirurgici.
Inoltre, veniva dispiegata ampiamente l’anatomia umana, con annesso un dizionario anatomico.

 

 

SANTA TERESA D'AVILA

Teresa Sanchez De Cepeda Y Ahumada, nota ai più come Santa Teresa d’Avila, suora, Riformatrice del Carmelo e fondatrice del convento di san Giuseppe presso Avila.

Durante l'infanzia desiderò spesso di andare in missione verso terre lontane. A 15 anni entrò tra le Agostiniane ma poi passò al Carmelo nel 1535. Prese i voti mel 1537.

Negli anni successivi, di salute cagionevole, venne colpita da varie malattie misteriose, ma poi avendo chiara la missione a cui Dio la chiamava, attraverso esperienze mistiche, si spinse verso la perfezione. Realizzò la riforma dell'Ordine Carmelitano che si stava allontanando dagli iniziale ideali di spiritualità.

Diede vita a molti Monasteri, sia femminili che maschili, aiutata anche da S. Giovanni della Croce, altro grande santo del Carmelo, suo confessore e testimone delle estasi di cui spesso era protagonista.

Nel 1572 creò grandi contrasti anche nel Convento in cui abitava che voleva riformare, venne quindi portata in quello di Toledo, in cui seppe che il Papa aveva confermatole sue richieste, riconoscendo la Regola dei Carmelitani Scalzi.
Aveva, intanto, scritto alcune opere in cui narrava le sue esperienze mistiche ed un Epistolario.

Morì nel 1582, fu beata nel 1614 e santa nel 1622. Nel 1970, Papa Paolo VI la definì Dottore della chiesa, Madre delle Carmelitane e Carmelitani Scalzi.

E’ stimata in campo medico per il grande contributo dato allo sviluppo della psicologia.

Teresa d’Avila è invocata contro varie malattie del corpo, malattie cardiache ed ictus.

E' anche patrona di scrittori, cordai ed orfani. Viene ricordata il 15 ottobre.

 

 

 

SANT'ANTIOCO DI SULCIS

Sant'Antioco, martire, viene ricordato soprattutto in Sardegna-

Martire del sec. II, è una figura tipicamente isolana legata alle miniere di piombo del Sulcis dove molti cristiani erano stati adibiti come scavatori. Antioco era un medico orientale che, nella prima metà del II sec. d.C. viaggiando tra la Galizia e la Cappadocia, portava le sue cure ed anche le sue parole di testimonianza cristiana, alle persone che incontrava, convertendone molte.

Proprio queste conversioni lo condussero all'arresto e al suo invio in Sardegna, sulle coste meridionali, tra Capo Spartivento e Punta Teuleda, dove si trovano appunto l'isola di S. Antioco e quella di S. Pietro.

Stabilendosi in una grotta sulla costa, purtuttavia, là continuò a far proseliti e, tra gli altri, anche il soldato Ciriaco, suo carceriere. Venutene a conoscenza le autorità imperiali, questi lo condannarono a morte.
Ma, prima di morire, Antioco invocò Dio di proteggere la Sardegna ed il suo popolo.

Egli è Patrono di Iglesias.
Viene festeggiato il 13 dicembre, ma in molte località della sardegna viene ricordato il 13 novembre.

 

 

SAN CIRO

Nato verso il 250 ad Alessandria d'Egitto, da famiglia cristiana, si dedicò a studi sulla medicina eppoi alla sua professione, si sistemò in un locale attrezzato dove esercitò la sua professione di medico, con grande dedizione, a ricchi e poveri, senza pensare al denaro, esortando i suoi malati a rivolgersi a Dio.

Purtroppo, nel finire del secolo, per distruggere l'Imper Romano, molti medici vennero accusati di magie e stregoneria e l'imperatore Diocleziano cominciò ad accanirsi contro chi esercitava la professione medica.

Nel 303, Siriano, a quel tempo governatore d'Egitto, venne informato sull'opera svolta da Ciro, e decise di farlo imprigionare, ma egli si rifugiò in una zona desertica, dove c'era molta acqua, di una provincia vicina.
Mentre cominciava la decadenza, anche morale, dell'Egitto, che spendeva in oziosità, Ciro, pur avendo rinunciato alla sua professione, stava conducendo una conduceva una vita dedicata a Dio,cercando di trasforndeere in altri conoscenze ed esperienze mediche, diventando, così, un punto di riferimento per chi voleva dedicarsi ad una vita meditativa. Ad esempio, un certo Giovanni, soldato di una legione romana che, pur di rimanere nella religione cristiana si era allontanato dalla carriera militare e si era accompagnato a Ciro per vivere in eremitaggio. Questo, per circa 4 anni.

Diocleziano aveva, intanto, imposto ai cristiani nuove leggi che li privavono di diritti civili, destinandoli alla prigione e alle torture, se non avvesero rinnegato l'appartenenza al Cristianesimo. Questo avvenne, soprattutto, in Asia minore, Palestina e Africa.

Ciro e Giovanni, dunque, si allontanarono dal loro rifugio, per recarsi ad Alessandria d'Egitto, passando per la città di Canopo. Là, erano state arrestate tre sorelle, cristiane, con la madre, a cui volevano far rinnegare la loro Fede ed essi, impietositi, volevano essere solidali con le prigioniere ed il piccolo gruppo di cristiani che là viveva.

La loro condotta, ritenuta colpevole, li condusse davanti a Siriano che li condannò a varie torture, finchè non avessero deciso di sacrificare agli dei. Essi, però, con fede e coraggio resistettero, morendo però poco dopo e, alla fine, venne loro tagliata la testa. Quella esperienza, rafforzò le sorelle e la madre che anch'esse affrontarono la morte, impavide.

I due santi vennero sepolti nella chiesa di S. Marco ad Alessandria, poi nel V secolo, i loro corpi vennero trasferiti in una chiesa nelle vicinanze di Canopo, frequentata da molti devoti che, spesso dormivano là, attendendo nel sonno la visione di San Ciro che dicesse loro le medicine da prendere per curarsi delle loro malattie.


Molte le guarigioni, ma, con l'occupazione araba dell'Egitto, la chiesa venne dimenticata e solo nel X secolo, i due corpi vennero portati a Roma e collocati el sotterraneo di una chiesa. Nel XV secolo, però, le reliquie vennero trasferite nella chiesa di Sant'Angelo in Pescheria e, alla fine, nel XVII sec. portate a Napoli, nella Chiesa di "Gesù nuovo", dove i due santi erano già conosciuti per la presenza di molti commercianti, provenienti dall'Egitto.
Con l'arrivo di San Francesco De Geronimo, gesuita, il loro culto si diffuse e si accrebbe la devozione ai due Santi martiri.

La solennità liturgica è il 31 di gennaio.

 

 

SAN CAMILLO DE LELLIS - FONDATORE, PATRONO IN TUTTO IL MONDO DEGLI OSPEDALI, DEGLI INFERMI, DEGLI INFERMIERI E DEL PERSONALE OSPEDALIERO, NONCHE' DELLA CROCE ROSSA. PATRONO DI CHIETI E MOLTO VENERATO IN TUTTO L'ABRUZZO (14/7)

Di famiglia nobile, nato nel 1550, da giovane s'era arruolato come combattente per la Spagna e per Venezia e da uomo d'arme aveva virtù e vizi, tra cui quello del gioco, per cui lasciava tutto e tutti.
Sua madre, piuttosto anziana, nel metterlo al mondo, lo volle far nascere, come San Francesco, sulla nuda terra di una stalla e nel partorirlo ebbe la visione di un fanciullo con una croce sul petto e dietro di lui tanti altri con la stessa insegna.

Nonostante le sue tendenzw, però, sentendo dentro di sè la vocazione ad una vita dedicata agli altri, tentò di entrare in convento senza riuscirvi; poi, nel 1575, venuto a contatto con i Padri Cappuccini, per curare una piaga alla gamba che ogni tanto si riacutizzava, si fermò presso l'Ospedale San Giacomo di Roma, dove divenne inserviente ma, a causa del suo carattere collerico e dei suoi vizi, venne allontanato.

Sempre per quella piaga aperta sulla gamba, ritornò all'Ospedale di Roma dove, dopo aver conosciuto Padre Angelo che, subito compresa la sua grande anima, gli rivelò una grande verità: “Tutta passa, tutto è vanità. Solo in Cristo vi è certezza, solo per lui vale di spendere la vita!”.
Queste parole colpirono Camillo che a 25 anni, pur non comprendendo ancora i disegni di Dio, si metterà alla sua sequela, ritirandosi in convento per alcuni mesi. Intanto aveva conosciuto san Filippo Neri, divenuto poi suo confessore, che gli indicò la strada da seguire: poichè spesso doveva recarsi in ospedale per via della sua gamba, forse Dio lo chiamava proprio là.

Guardando le corsie affollate del san Giacomo di Roma, la solitudine degli ammalati, le condizioni in cui venivano spesso abbandonati, decise quindi di servire proprio i malati nell’Ospedale degli Incurabili e in quello di Santo Spirito. Era sempre attivo e presente, accoglieva i malati a braccia aperte, li serviva, li consolava, si prendeva cura di ognuno di essi, dava speranza e sollievo, come se ognuno fosse il Cristo dolorante e moribondo della Croce.

Riscontrati i suoi progressi, venne assunto come sovraintendente generale, avendo modo di lavorare intensamente a favore degli malati, arrivando poi, tra varie difficoltà, a creare un Ordine religioso che di essi si occupasse esclusivamente.

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Infine, diventò sacerdote, insieme ad altri compagni che avevano accettato le sue regole, dedicandosi completamente a ristrutturare l'organizzazione dell'Ospedale di Santo Spirito.

Osteggiato però da molti, anche da San Filippo Neri, in questa impresa, un giorno s'inginocchiò davanti ad un Crocifisso a cui era molto devoto e mentre era assorto nella contemplazione, il Crocifisso staccò le braccia dalla croce tendendole verso di lui, come a a rincuorarlo.

Attorno al 1582, un gruppo di persone colpite dalla sua testimonianza, decise di unirsi a lui. Nacque così, la Congregazione dei Ministri degli Infermi, dedita a curare gli ammalati anche con i più sofisticati mezzi tecnici, ma soprattutto con amore e dedizione, caritas et scientia. Essa verrà perfezionata nella struttura nel 1600 e i suoi membri porteranno una croce rossa sul petto. L’Ordine si diffuse subito largamente e alla sua morte erano già oltre 300 i Camilliani che lavoravano in otto ospedali.

Accanto al ramo maschile, verrà poi creato anche quello femminile delle Ministre degli Infermi, fondate dalla beata Maria Domenica Brun Barbantini e le Figlie di San Camillo, fondazione realizzata dalla beata Giuseppina Vannini e da Padre Luigi Tezza. Si può ritenere derivante dall’idea di san Camillo anche la fondazione delle Missionarie degli Infermi, realizzata da Germana Sommaruga.

Nel 1607, fiaccato dalle malattie, lascio' la direzione della Compagnia ma continuo' a servire i poveri e i malati fino alla morte che lo colse il 14 luglio 1614 nell’oratorio della Maddalena. Fu sepolto a Roma, nella Chiesa della Madonna della Salute, che gli era stata concessa nel 1586 ae dove aveva isituito la sede della sua Congregazione dei Ministri degli infermi e dove sono presenti dei quadri che rappresentano varie scene della sua vita (S. Camillo e la visione della Croce, Gloria di San Camillo .


Nella chiesa è conservata un’urna con le spoglie mortali di San Camillo, mentre la reliquia del suo cuore fu portata a Bucchianico, dov'era nato. Fu santificato nel 1746.

 

 

SAN GIUSEPPE MOSCATI

San Giuseppe Moscati, nato a Benevento il 25 luglio 1880 e morto a Napoli il 12 aprile 1927, era un medico, definito "medico dei poveri".

La famiglia di Moscati proveniva da Avellino, dov'era nato suo padre, laureato in giurisprudenza che ricoprì molte alte cariche nei Tribunali di Cassino, Benevento, Napoli.

A Cassino sposò Rosa De Luca, dei Marchesi di Roseto e la coppia ebbe nove figli.

La famiglia si spostò poi a Benevento, dove nacque Giuseppe.
Poco dopo si trasferì ad Ancona, poi ancora a Napoli, dove il bambino riceverà la Prima Comunione nel 1888. Lui e la sua famiglia conoscevano il Beato Bartolo Longo, fondatore del Santuario di Pompei e Caterina Volpicelli, più tardi santa.
Giuseppe frequentò le scuole superiori con grande impegno e nel 1892 cominciò a curarsi di suo fratello Alberto che era caduto da cavallo durante il militare e che spesso aveva attacchi di epilessia e convulsioni e forse per questa esperienza, e per attitudine, si iscrisse a medicina. Nel 1897. Il padre morì con un'emorragia celebrale.


Nel 1900 verrà cresimato. Nel 1903 si laurea con ottimi voti e dopo poco comincerà a fare concorsi, passati a pieni voti, come assistente ordinario e coadiuatore straordinario agli Ospedali Riuniti degli Incurabili. L'anno dopo morirà il fratello già malato per complicazioni sopravvenute.

Nel 1906, quando il Vesuvio iniziò la sua attività gettando cenere e lapilli su Torre del Greco, Giuseppe vi corse subito, facendo evacuare gli ospiti dell'Ospedale lì presente, giusto in tempo per non vederlo crollare sugli ammalati.

Nel 1908, superò il concorso di assistente ordinario in Chimica Fisiologica ed iniziò a lavorare in laboratorio per la ricerca delle malattie infettive, divenendo socio aggregato della regia Accademia Media Chirurgica.

Nel 1911 Napoli venne colpita dal colera e Moscati, chiamato all'Ispettorato alla Sanità, presentò una relazione su ciò che era necessario per combattere il morbo. Venne proposto per la libera docenza in chimica biologica. Vinse poi il concorso come aiuto ordinario negli Ospedali riuniti e poco dopo ebbe la libera docenza in chimica fisiologica e cominciò l'insegnamento.

Lo stesso anno venne mandato a Vienna per assistere al Convegno int.le di Fisiologia, Poi contribuì alla testata "La Riforma medica".

Fu anche direttore dell'Istituto di Anatomia Patologica.

Nel 1914 gli morì la madre e, allo scoppio della prima Guerra mondiale si arruolò ma la sua domanda venne respinta per poterlo avere a soccorrere i soldati feriti. Venne nominato direttore del reparto militare per tutta la guerra e si conta che abbia visitato più di 2500 soldati.

Dal 1916 al '17 tenne corsi di chimica fisiologica, dal '17 al '20 lavorò da biochimico, rinunciando alla cattedra universitaria e all'insegnamento per lavorare in ospedale. Nel 1919 venne nominato Primario dell'Ospedale degli Incurabili e nel '21 fece domanda per essere abilitato alla libera docenza in Clinica Medica Generale e la Commissione, vedendo il suo excursus, lo ritenne idoneo, senza discussione, lezioni o prove pratiche.

All'inizio degli anni '20 si dedicò a studi di storia della medicina redatti di importanti studiosi precedenti e nel '22 sperimentò personalmente l'insulina come nuova cura per il diabete.

Nel '23 sarà a Edimburgo per un congresso di fisiologia. Varie sue ricerche saranno pubblicate su riviste italiane ed estere.

Il 12 aprile 1927, dopo aver assistito alla Messa, e ricevuta la Comunione, dopo aver svolto il suo lavoro in ospedale e nel suo studio, si sentì male e morì. Al suo funerale vi fu la partecipazione di tutto il popolo.

Il 16 novembre, i suoi resti vennero portati dal cimitero di Poggioreale alla chiesa del Gesù Nuovo e quella rimarrà la data della sua memoria liturgica, assieme a quella del 12 aprile.


Papa Paolo VI lo proclamerà Beato il 16 novembre 1975 e nel 1987 sarà proclamato santo da San Giovanni Paolo II, dopo il secondo miracolo accertato e che riguarda Giuseppe Montefusco, di Somma Vesuviana, che nel 1978, ventenne, cominciò ad avere problemi finchè non fu ricoverato all'ospedale Cardarelli di Napoli, dove gli venne segnalata una leucemia acuta mieloblastica. Non rispondeva alle cure e si disperava per la sua guarigione-
Una notte, sua madre aveva sognato la foto di un medico in camice bianco e dopo aver parlato col suo parroco, si era recata nella Chiesa del Gesù Nuovo, dove riconobbe nella foto di Giuseppe Moscati, quello stesso medico visto in sogno.

Vennero, dunque, rivolte a Moscati, all'epoca beato, delle preghiere e il Montefusco, nel giugno 1979, guarì, interrompendo ogni cura e riprendendo il suo lavoro di fabbro.

Il caso venne presentato alla  Congregazione per le Cause dei Santi che, il 27 marzo 1987, promulgò il decreto sul miracolo, confermando che le modalità della guarigione erano davvero inspiegabili.

Il 25 ottobre 1987, in piazza San PietroGiovanni Paolo II canonizzò il santo medico, ed alla cerimonia era presente anche il Montefusco, che in quell'occasione donò un volto di Gesù in ferro battuto, da lui realizzato, al Pontefice che, del nuovo santo, disse durante l'omelia

che Moscati era stato soprattutto il medico che cura e per lui rispondere alle necessità degli uomini e alle loro sofferenze, fu un bisogno imperioso e imprescindibile. Il dolore del malato gli arrivava come richiesta di aiuto di un fratello a cui un altro fratello, il medico, doveva accorrere con amore. La sua attività come medico non fu solo dovere professionale, ma sapere di essere stato messo nel mondo da Dio per realizzare i suoi piani, per portare, con grande amore, il sollievo che la scienza medica offre nel lenire il dolore e ridare la salute.

Spesso curava gratuitamernte i suoi pazienti, a cui dedicò ogni attimo della sua vita com amore e professionalità. sostenemdo che non dovesse esserci antitesi tra scienza e fede, ma il concorso di entrambe.

Amava molto la Veergine e si preparava ale sue feste con grande impegno, anche col digiuno.

Mai venne meno al suo quotidiano servizio di assistenza a favore, sopratutto dei meno abbienti, che curava, spesso, gratuitamente.

 

Le sue reliquie si trovano nella Cappella della Visitazione della Chiesa del Gesù Nuovo. Inoltre, in un reliquiario argenteo si conserva un dito del piede destro che viene esposto durante la ricorrenza del Santo e che viene portato nelle chiese che ne fanno esplicita richiesta. Altre reliquie del santo si conservano in varie chiese della Campania ed oltre.

 


Scritti: dal 1903 al 1923 la sua produzione di scritti tecnici, in varie lingue, fu proficua e riproposta in varie lingue.

 

 

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I QUATTORDICI SANTI SOCCORRITORI o AUSILIATORI *

Un santuario è dedicato proprio ai quattordici santi Ausiliatori ed è meta di numerosi pellegrinaggi, in Germania, Bamberg

 

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I quattordici santi soccorritori o ausiliatori sono dei santi alla cui intercessione i cristiani ricorrevano generalmente per problemi di salute, sin dal Medioevo.

Eccone i nomi:


SANTA BARBARA INVOCATA PER UNA MORTE SERENA, PROTETTRICE DEI MINATORI, DEI CUSTODI DEGLI ESPLOSIVI, INVOCATA DAI MILITARI, PROTETTRICE DELLA MARINA MILITARE, DEI VIGILI DEL FUOCO, DELL'ARTIGLIERA E DEL GENIO

Santa Barbara, martire di Nicomedia, in Bitinia, viene ricordata il 4 Dicembre. E' invocata contro i fulmini, gli incendi, la morte improvvisa, è anche Patrona della Marina e dell'Artiglieria, dei Genieri, dei Vigili del fuoco, degli Architetti, dei Minatori, dei Cuochi.

Santa Barbara è una martire cristiana. Il luogo e l'epoca in cui è vissuta, a causa delle numerose leggende sorte intorno al suo nome, non sono chiare, ma il suo culto è attestato presso le comunità cristiane d'Oriente (EgittoCostantinopoli) e Occidente (RomaFrancia) sin dal VI-VII secolo e conobbe una grande popolarità nel Medioevo grazie alla Legenda Aurea. Rimossa dal calendario romano generale nel 1969 a causa dei dubbi sulla sua storicità, rimane una santa molto popolare grazie al numero dei suoi patronati.


In una storia viene definita figlia di Dioscuro, pagano, cosicchè lui, a causa della sua bellezza la rinchiude in una torre per proteggerla dgli eventuali pretendenti e a causa della relligione cristiana abbracciata dalla figlia.
In un'altra versione, viene rinchiusa per la sua disubbidienza, ma durante la prigionia, istruita, viene alla conclusione di non credere a politeismo e, dopo esser stata liberata, si avvicina alla religlione cristiana.
Ancora si dice che la ragazza si fa cristiana dopo aver letto Origene e uscita dalla torre, andrà a farsi battezzare da lui.

In un'altra versione, viene torturata e condannata alla decapitazione che doveva essere effettuata dal proprio padre, ma durante l'esecuzionefu salvata da un fulmine che colpì il genitore, incenerendolo.

 

Comunque, a parte questo incipit, il padre tenterà di ucciderla e Barbara, sfuggitagli in modo miracoloso, dopo varie peripezie, verrà trascinata da lui stesso davanti ad un prefetto che le ingiungerà di sacrificare agli dei ma, dopo il suo rifiuto la destinerà a varie torture, da cui uscirà indenne, fino alla morte.

Ma la sua nebulos storia, ha alre discordanze, compresi temi e luoghi, si parla di Nicomedia, Aniochia, Eliopoli, Roma...

Benchè si ritrovino testi del IV sec., Il suo culto si amplia durante il VII sec., a seguito di scritti ed agiografie e nel VII e VIII sec. il suo culto si diffonde in Sabina ed Umbria. Era venerata sia in Occidente che in Oriente.

Secondo alcune fonti le sue reliquie erano a Costantinopoli nel VI sec poi addirittura a Kiev, mentre per altri erano state trasferite a Venezia e poco dopo nella vicina Torcello, poi a Burano, dove sono ancora oggi.

Con la Riforma del Calendarìo nel 1969, ma è ancora presente nel Martirologio.

Viene spesso rappresentata col calice e l'Ostia, unica santa assieme a S. Chiara e la spada, arma con cui venne uccisa.

 



 

SAN BIAGIO, VESCOVO E MARTIRE

- INVOCATO CONTRO LE MALATTIE INFETTIVE, LA BALBUZIE E IL MAL DI GOLA . PROTETTORE DEI CARDATORI DI LANA E MATERASSAI

Originario di Sebaste, in Armenia, Biagio visse tra la fine del terzo e l'inizio del quarto secolo. Si dedicò allo studio della medicina e quindi della professione medica con grande impegno, cura e dedizione, cercando non solo di lenire il dolore fisico dei suoi ammalati ma anche quello morale.

Diventò Vescovo della sua città, in cui vi era già la libertà di culto nell'Impero Romano, ma nonostante questo venne messo a morte, per la sua Fede, dapprima torturato con i pettini di metallo poi giustiziato con il taglio della testa. Probabilmente ci sarà stato un contrasto su di lui da parte dei due imperatori-cognati, Costantino e Licinio che aveva creato malumori e contrasti con i cristiani, che venivano a volte condannati ai lavori forzati o alla morte.

Viene ricordato il 3 febbraio in cui viene officiato un rito particolare, proprio per la sua protezione contro il mal di gola, in cui due candele benedette vengono poste, incrociate sulla gola dei fedeli. E' infatti noto per il miracolo di aver salvato un bambino che stava soffocando per una lisca di pesce che gli si era fermata, appunto, in gola.

 

È venerato come santo dalla Chiesa cattolica (che celebra la sua memoria il 3 febbraio) e dalla Chiesa ortodossa.

Nella città e diocesi di Milano, il culto di san Biagio è molto vivo, vi è la tradizione familiare di mangiare un pezzetto del tradizionale panettone natalizio.

 

Molte sue reliquie sono conservate in ornamentli reliquiari conservati in Croazia, a Dubrovnik, di cui S. Biagio è Patrono, in Austria e in Germania. Il suo culto è presente anche in Russia attraverso le icone di Novgorod.



 

SAN CRISTOFORO

- PROTETTORE CONTRO LA PESTE, CONTRO I RISCHI DI VIAGGIO E GLI URAGANI, INVOCATO CONTRO LE MALATTIE REUMATICHE, PATRONO DEGLI AUTOMOBILISTI, DEGLI AUTIERI, BATTELLIERI, DEI TASSISTI

San Cristoforo di Licia, martire, oriundo cananeo, è venerato sia dalla Chiesa Cattolica che da quella Copta.

Guerriero di grande statura, dopo essersi convertito al Cristianesimo, attraverso l'opera del Vescovo di Antiochia, Babila, si mise alla ricerca di Cristo dando il suo aiuto a chi glielo chiedeva, offrendosi di portare sulle spalle tutti coloro che volessero attraversare un fiume. Da allora fu invocato da chi doveva intraprendere un viaggio.
Per questa sua attitudine viene rappresentato con vesti da viaggio ed un bastone, mentre traghetta, a spalla, il Bambino Gesù.

 

Venne martirizzato per la sua Fede, sotto Decio, nel 250.

Il Martirologio Romano riporta la memoria del suo culto il giorno 25 luglio: “In Licia nell’odierna Turchia, san Cristoforo, martire”.

 

 

SAN CIRIACO DI ROMA -

PROTEGGEVA DALLA POSSESSIONE DEL DIAVOLO

La storia di Ciriaco e compagni, riportata dalla ‘Passio Marcelli’, parla della decisione dell’ imperatore Massimiano (250-310) di edificare a Roma le terme in onore di Diocleziano, coimperatore, utilizzando  per i  lavori anche i cristiani già in prigione; questi vennero aiutati dal ricco Tresone, tramite Ciriaco, Sisinnio, Smaragdo e Largo.

I primi due erano stati ordinati diaconi da papa Marcello  e incaricati di aiutare ed assistere i cristiani arrestati a seguito della persecuzione in atto, ma il gruppo venne scoperto e condannato con gli altri a lavorare alle terme.

Rinfocolata la persecuzione, Sisinnio venne incarcerato e poi martirizzato insieme al vecchio Saturnino il 29 novembre; Ciriaco, Largo e Smaragdo rimasti in carcere, vengono visitati da altri cristiani e operano anche miracoli, come Ciriaco che esorcizza Artemia, figlia di Diocleziano, posseduta dal demonio e poi la battezza.

Diocleziano riconoscente, lasciò liberi i tre cristiani donando loro anche una casa; la leggenda racconta ancora che i tre si recarono in Persia, dove operarono un analogo prodigio con Giovia, figlia del re Sapore, poi ritornano a Roma, dove nella casa a loro donata istituirono un fonte battesimale in cui papa Marcello battezzava i convertiti.

Dopo l’abdicazione di Diocleziano nel 305, l’altro imperatore Massimiano fece arrestare i tre cristiani, insieme a Crescenziano che,  sottoposto a supplizi, morirà per primo il 24 novembre e sarà seppellito nel cimitero di Priscilla.

Ciriaco, Largo e Smaragdo, insieme ad altri cristiani tra i quali Memmia e Giuliana, verranno condotti sulla via Salaria e lì decapitati il 16 marzo e sepolti.

 

L’8 agosto successivo papa Marcello trasferirà i loro corpi al VII miglio della via Ostiense. La loro casa assegnata in un primo tempo al prefetto Carpasio, verrà trasformata in un bagno pubblico e in seguito chiusa e abbandonata.


Il culto per Ciriaco si diffuse ben presto, come dimostrano le chiese erette in suo onore a Roma, oggi quasi tutte scomparse. Nel ‘Liber Pontificalis’ si riporta che papa Onorio (625-638) fece fabbricare una chiesa in onore del solo s. Ciriaco e così pure nelle biografie di papa Leone III e papa Benedetto III viene ricordata questa chiesa, i cui ; i ruderi  vennero  riscoperti nel 1915 sulla via Ostiense. Molte altre, poi, ne sorsero in Roma durante il Medioevo, quasi tutte scomparse. Nell’817, ad opera di papa Pasquale I, le reliquie del santo vennero portate dalla chiesa sulla via Ostiense, nella chiesa di Santa Prassede e successivamente nella chiesa di S. Ciriaco di Neuhausen presso Worms, e in questa zona della Sassonia il santo ha avuto un grande culto e tutta una tradizione iconografica

 

 

 

SAN DIONIGI
- PROTETTORE CONTRO IL MAl DI TESTA E LA SIFILIDE -

San Dionigi (Saint Denis in francese) del III secolo fu il primo vescovo di Parigi. La Chiesa lo venera come santo, martire e patrono della Capitale francese, morto tra il 250-270 e sul luogo della sua sepoltura vennero erette la basilica e poi l'Abbazia di Saint Denis. Viene ricordato il 9 ottobre: “Santi Dionigi, vescovo, e compagni, martiri: si tramanda che san Dionigi sia giunto in Francia inviato dal Romano Pontefice e, divenuto primo vescovo di Parigi, morì martire nelle vicinanze di questa città insieme al sacerdote Rustico e al diacono Eleuterio”, lo stesso giorno in cui viene commemorato anche San Donnino martire, Patrono di Fidenza e anche lui cefaloforo.
Secondo la leggenda, egli dopo essere stato colpito, si sarebbe alzato e avrebbe raccolto da terra la sua testa, avrebbe camminato per oltre 6 km, pregando, si sarebbe addirittura fermato a lavare presso una fontana la sua testa mozza e finalmente avrebbe concluso il suo cammino in un piccolo centro che oggi porta proprio il suo nome, Saint Denis.

Sul luogo di sepoltura venne innalzato un piccolo santuario, poi l'Abbazia di Saint Denis, che più tardi venne destinata a contenere i resti dei Re di Francia.

Forse è uno dei più conosciuti Santi Cefalofori, rappresentato, specie in Francia, in molte statue, persino sulla facciata di Notre Dame, con la sua testa stretta tra le mani.

 

Inviato nel III sec. dall'Italia per diffondere il Cristianesimo in Francia, venne nominato primo Vescovo di Parigi, di cui è Patrono. La sua fluente parola si diffuse in lungo e largo, facendo molti proseliti e destando fastidio nei sacerdoti pagani che lo imprigionarono per mandarlo a morte. Fu il primo santo cefaloforo ricordato. Fu infatti decapitato nel 25-270 d.C, a Montmartre assieme al sacerdote Rustico e al diacono Eleuterio.


 

 

SANT'EGIDIO

- INVOCATO CONTRO LA STERILITA', L'EPILESSIA, LE ERUZIONI CUTANEE, LA LEBBRA - PATRONO DEGLI STORPI E DEI TESSITORI -

 

Santo Egidio,ricordato in francese come Saint Gilles, forse nato ad Atene nel secolo VII eppoi trasferitosi in Francia, dove fondò vicino ad Arles un monastero, in cui morì nel 725, fu un eremita.
Il Martirologio Romano riporta la memoria del suo culto il giorno 1 settembre: “Nel territorio di Nîmes nella Gallia narbonense, ora in Francia meridionale, sant’Egidio, da cui poi prese il nome la cittadina fiorita nella regione della Camargue, dove si tramanda che egli costruì un monastero e pose termine al corso della sua vita mortale”.


La Legenda Aurea, racconta che Egidio,  proveniente da Atene, dopo breve sosta in Provenza, si era dato alla vita eremitica in un posto deserto della Settimania, insieme ad una cerva che gli prourava da bere il suo latte. L'animale si era salvato in una battuta di caccia, mentre Egidio venne colpito al suo posto ad una gamba da una freccia lanciata dal re dei Goti.
Il monarca regalò delle terre
all'eremita su cui questi costruì un monastero di cui divenne abate

Era stato persino invitato da Carlo Martello che lo pregava di dargli il perdono per una sua gravissima colpa e, si dice che, la domenica successiva, quando il santo celebrava la messa, a lui fosse apparso un angelo che aveva deposto sull'altare un biglietto su cui era scritto il peccato segreto del sovrano, che alla fine erastato perdonato.


La sua fama di santo si era intanto diffusa ed Egidio si recò a Roma per mettere il suo monastero sotto la protezione del papa, cosa che avvenne senza problemi. Poco dopo il suo ritorno, egli morì, forse nel 725.

Sul luogo della sua depoisizione, alla fine del IX secolo, venne costruita una basilica in cui sarebbe stato conservato il suo corpo. L'abbazia di sant'Egidio divenne meta di pellegrinaggi dal X secolo in poi. Nel Medioevo, Francesivalloni e sassoni diffusero il suo culto, portandolo anche nell'Europa Orientale, in SlovacchiaUngheria e Transilvania.

 

Patrono di numerosi paesi in tutta Italia,



 

SANT'ERASMO (SANT'ELMO)

- VIENE INVOCATO DALLE PARTORIENTI, CONTRO I DOLORI ADDOMINALI E COLICHE -

 

San Erasmo viene ricordato come Vescovo di Antiochia. Viene ricordato in recensioni greche e latine e di lui parla più tardi nell'anno 1000 il monaco Giovanni che redisse un completo testo su di lui, inclusa la sua morte.

Il Martirologio Romano lo ricorda il 2 giugno: “A Formia nell’odierno Lazio, sant’Erasmo, vescovo e martire”.

Sant'Erasmo o Elmo, fors'anche Telmo, probabilmente diventato Vescovo di Antiochia, in Siria, ai tempi di Diocleziano.
Era stato però costretto a fuggire, rifugiandosi in Libano dove secondo la leggenda, sarebbe stato nutrito dai corvi.

Tornato, però, ad Antiochia era stato sottoposto a feroci supplizi, ma venne salvato da S. Michele Arcangelo Michele, che lo portò in Italia, in Campania, dove il Santo poi annunciò il Vangelo alle genti.


Morì a Formia nel 303 e le sue reliquie vennero poi traslate a Gaeta, divenuta nel frattempo sede episcopale, poi, la sua venerazione si diffuse in tutta Europa, in Finlandia, Austria, Danimarca.

Nel Duomo di Gaeta c'è un candelabro con un cero pasquale della fine del XIII secolo, con un ciclo di 24 episodi, tutte scene del suo martirio.

 

 

SAN GIORGIO

- INVOCATO CONTRO LA PESTE E LA LEBBRA E LA SIFILIDE, CONTRO I MORSI DEI SERPENTI E INFEZIONI DELLA PELLE E' PATRONO DEGLI SCOUTS, DEGLI ESPLORATORI, DELLA CAVALLERIA, DEGLI ARCIERI, ALABARDIERI. E' PROTETTORE DEGLI AGRICOLTORI E DEGLI ARMAIOLI, DEI SELLAIE VIENE INVOCATO ANCHE CONTRO LE SICCITA' -

San Giorgio, probabilmente nato in Cappadocia, probabilmente da famiglia cristiana, attorno al 303, avviato alla carriera militare, santo e martire, è venerato da tutte le chiese cristiane. Visse nel III secolo e morì prima di Costantino, probabilmente a Lydda secondo alcune fonti nel 303; il suo martirio sarebbe avvenuto sotto Daciano imperatore dei Persiani ( e non sotto Diocleziano, imperatore dei Romani), quando infuriavano le persecuzioni contro i cristiani.
Giorgio, ufficiale dell’esercito, venne denunciato alle autorità, confesserà la propria fede, rifiutando di sacrificare agli dei, subendo interrogatori e torture, fino alla decapitazione.
Il suo culto risale al IV secolo. Viene ricordato il 23 Aprile: “San Giorgio, martire, la cui gloriosa lotta a Diospoli o Lidda in Palestina è celebrata da tutte le Chiese da Oriente a Occidente fin dall’antichità”, secondo la data ricordata nelle Passiones conosciute e questo vale anche per il “Calendario marmoreo” di Napoli (sec. IX), e i Calendari liturgici delle Chiese occidentali.
Però, le chiese dell'Italia settentrionale lo commemorano il giorno successivo, 24 aprile, come attestano Calendari, Messali e Breviari.

La vita del Santo, abbastanza ignota, è via via stata arricchita da episodi leggendari. Il suo culto è diffuso sin dall'antichità, poichè la figura di San Giorgio, cavaliere valoroso che combatte in favore dei più miseri ed indifesi, simbolizza l'eterna lotta del Bene contro il Male.

La devozione nei suoi confronti si diffuse specialmente in Inghilterra, poichè, verso la fine dell'anno 1000, sembra essere comparso per guidare i Crociati alla conquista di Antiochia, mentre successivamente apparve in sogno al Re Riccardo Cuor di Leone che combatteva nella III Crociata.
Il simbolo di San Giorgio, una croce rossa su sfondo bianco, diventò l'emblema dei Crociati e del Regno inglese; Re Edoardo III, vincitore contro la Francia, proclamò San Giorgio protettore dell'inghilterra, fondando l'Ordine di San Giorgio, o della Giarrettiera.

S. Giorgio, arruolatosi in giovane età come soldato, si distinse per il suo valore ed il suo coraggio. Cristiano, manifestò apertamente la sua fede, opponendosi all'editto che Diocleziano aveva emanato contro i seguaci di Cristo e così venne sottoposto a varie torture da cui però scampò, finchè fu decapitato e sepolto proprio nella terra in cui era nato Gesù.

Riguardo agli episodi leggendari, il più noto - e che rievoca la figura dell'Arcangelo Michele che lotta contro il diavolo - è sicuramente quello relativo al drago.
Questo essere mitico e mostruoso pare vivesse in una palude vicina alla città di Silene (o Selem), uccidendo con il suo fiato di fuoco chi gli veniva a tiro, uomini o animali. Gli abitanti del luogo gli davano in pasto delle pecore ma poi, finite queste, dovettero sorteggiare una vittima tra i loro giovani.

Arrivò anche il turno della principessa, (chi dice si chiamasse Cleolinda, chi Sabra), fortunatamente difesa da San Giorgio - che si trovava in quella zona - il quale si battè contro il drago, ferendolo, incatenandolo e portandolo in città, dove riuscì addirittura a convertire tutta la popolazione e ad avere in sposa la giovane principessa - questo secondo una versione - o uccidendolo, secondo un'altra versione della leggenda.

 

Baden Powell prese a modello San Giorgio perchè i suoi Scouts e le sue Guide dovevano essere come lui impegnati nelle lotte della vita, fedeli a Cristo e ai Suoi ideali, come lui valorosi contro le tentazioni, umili e disponibili verso gli altri, per la cui salvezza è necessario anche sacrificarsi.
Con la loro Promessa, gli Scouts si sforzano di tramutare in realtà queste aspirazioni, mettendo, appunto, la propria vita al servizio di Dio e dei fratelli, cercando di viverla santamente. In ogni ricorrenza annuale della festività di San Giorgio, B.P. consigliava di riconfermare tale Promessa con rinnovato ardore.

S. Giorgio fa anche parte dei 14 Santi Ausiliatori, Patrono di molte città marinare, tra cui Genova, Venezia e Barcellona, particolarmente legate da relazioni commerciali con l’Oriente.

 

Oltrechè Patrono degli Scout, S. Giorgio è venerato da molti Ordini religiosi e cavallereschi, oltre ai Benedettini; l'Ordine Teutonico, l’«Ordine della Giarrettiera», l'Ordine militare di Calatrava di Aragona, ed il «Sacro militare Ordine Costantiniano di S. Giorgio», che si vuole far risalire a Costantino, da alcuni, e da altri ad Angelo Comneno nel 1190. San Giorgio è protettore, anche con San Sebastiano e San Maurizio, dei cavalieri e dei soldati.

Le reliquie  hanno goduto nei secoli una grande venerazione. A Roma il cranio del martire è onorato dal sec. VIII a S. Giorgio al Velabro; nel 1600 una parte venne donata a Ferrara. Un’insigne reliquia venne accolta a Venezia, in S. Giorgio Maggiore.

La vita e le gesta devono la loro diffusione soprattutto alla Legenda aurea di Jacopo da Varazze, da cui presero spunto predicatori, artisti e letterati, con raffigurazioni, canti popolari e Sacre Rappresentazioni, che si ispiravano all’epica cavalleresca bretone e carolingia.

Gli islamici o definiscono "profeta", tramandandone gesta leggendarie della tradizione siriaca, che non tiene conto del guerriero, che rimane solo nella devozione popolare.

 

L'arte occidentale, invece, si è, invece, nella riproduzione figurativa, ispirata alla leggenda della battaglia col drago, che lo riallaccia anche ad altri santi (San Giacomo, S. Maurizio, S. Martino e addirittura Costantino). Per lo più raffigurato come un giovane dai lunghi capelli, vigoroso, che indossava corazza. lancia e scudo e montava un cavallo bianco, mentre lotta contro il dragone; vicino è presente un principessa che aspetta la fine del combattimento.
Spesso viene rappresentato come Santo Cefaloro, che porta, cioè, la propria testa appena mozzata.

La sua devozione è sparsa in tutta Europa, a lui sono dedicate innumerevoli Chiese e monasteri.

 

 

SANT'ACACIO - PROTETTORE CONTRO L'EMICRANIA

Sant'Agazio o Sant'Acacio (m. a Bisanzio, 8 maggio 303-304), era soldato e martire cristiano, proveniente dalla Cappadocia, che di stanza a Bisanzio, venne accusato per la sua religione e dopo essere stato torturato, venne ucciso col taglio della testa.

E' venerato come santo sia dalla Chiesa cattolica che da quella Ortodossa che lo ricorda il 17 aprile.

 

Sant'Acacio (o Agazio) è invocato contro l'emicrania.

 

 

SANT'EUSTACHIO
- PROTETTORE DEI NUCLEI FAMILIRI, DEI CACCIATORI E DEL GUARDACACCIA - INVOCATO NELLE PATOLOGIE DELL'INTESTINO -

Sant'Eustachio di Roma, vi morì durante le persecuzioni di Adriano del II secolo. Prima di convertirsi, nonostante fosse pagano, si chiamava Placido, era solito dedicarsi alla beneficenza.
Viene spesso rappresentato con un cervo che ha una croce tra le corna, talvolta con un modello di chiesa nella mano, arnesi da caccia e cani.

Viene invocato nelle patologie dell'intestino perchè la sua Passio narra che durante la sua persecuzione gli vennero trafitti gli intestini.

Il Martirologio Romano riporta la memoria del suo culto il giorno 20 settembre.

 


 

 

SAN SEBASTIANO
- PROTETTORE CONTRO LA PESTE ED EPIDEMIE IN GENERE, FERITE DA FRECCIA, MALATTIE PROVOCATE DA ANIMALI -

Figlio di un funzionario imperiale, originario della Gallia, visse tra il III e il IV sec. Era ufficiale pretoriano e faceva parte del corpo scelto di Diocleziano, una sua guardia personale. Essendosi convertito al Cristianesimo, cercava di fare proseliti anche nella corte, soccorreva i detenuti cristiani e seppelliva i martiri che venivano uccisi.

Scoperta la sua appartenenza alla nuova religione, venne convocato dall'imperatore che l'avrebbe perdonato se avesse sacrificato agli dei pagani, ma poichè egli si oppose fermamente, lo fece sottoporre alla tortura delle frecce.
Venne lasciato legato al palo che lo sosteneva e creduto morto, ma dei volenterosi cristiani, nottetempo lo liberarono e lo curarono, guarendolo.
Un giorno l'imperatore si recò al tempio di Ercole per un sacrificio e Sebastiano lo affrontò accusandolo apertamente di aver mandato a morte moltissimi cristiani. Venne di nuovo imprigionato e flagellato ed infine gettato nelle fogne, affinchè il suo corpo non potesse essere più trovato.
Ma il santo comparve in sogno alla matrona Lucina e le indicò il luogo in cui si trovava. Venne sepolto nelle Catacombe della via Appia.


Viene invocato come protettore contro la peste, vista come una sorta di freccia che colpisce silenziosamente, che punge la pelle e penetra nelle viscere, fin dall’anno 680, quando, scoppiata a Roma una furiosa pestilenza, si ricorse all’intercessione di san Sebastiano ed immediatamente l’epidemia cessò. A lui si ricorre, inoltre, per le epidemie in genere, per ferite da freccia, contro le malattie provocate dagli animali.
E' venerato come patrono dei vigili urbani, degli arcieri, tappezzieri ed atleti.

Viene raramente rappresentato come soldato; il più delle volte è ritratto col corpo nudo, trafitto da frecce. Viene ricordato il 20 gennaio.

 

 

 

SANTA CATERINA DI ALESSANDRIA
- INVOCATA CONTRO LE MALATTIE DELLA LINGUA -

Caterina, probabilmente figlia di re, istruita e bella, attorno al 305 d.c., chiamata con gli altri sudditi dall'imperatore Massimino per sacrificare agli dei, pena la morte, esortò i cristiani a desistere. Davanti a lui, ai retori e filosofi convocati, espose la sua fede, convincendo molti ad abbracciare la sua religione.

Massimino condannò tutti al rogo mentre tenne in vita Caterina, colpito dalla sua bellezza e dalla sua erudizione, ma al suo rifiuto la fece gettare in prigione. Si racconta che là ella venne visitata dall'imperatrice e da un tribuno, Porfirio - che poi si convertì ed evangelizzò l'intera coorte dell'imperatore - che ordinò la soppressione di Caterina, dopo averla sottoposta al supplizio della ruota dentata che però si ruppe e infine venne decapitata.

Viene ricordata il 25 novembre.
E' annoverata tra i 14 Santi Ausiliatori. Protettrice dei prigionieri, Patrona dell'Ordine Domenicano, dei costruttori di ruote, dei notai, di ciclisti e carrozzieri, delle ragazze da marito e delle sarte, modiste e filatrici (chiamate un tempo "caterinette"), venerata anche come Patrona di filosofi, di oratori e teologi. E' invocata dalla puerpere Compatrona di Venezia, di Mantova e dei Domenicani.
Viene rappresentata come una giovane dagli attributi regali (la corona), con la palma in mano, talvolta con a fianco una spada o una ruota, spesso spezzata, dalle punte acuminate, che forse rappresentava la sapienza, oppure come segno di martirio.
E' venerata anche nella Chiesa Ortodossa e nel Monastero che porta il suo nome, sul Monte Sinai, dove, secondo leggenda, il suo corpo venne trasportato dagli angeli.

 

 

SANTA MARGHERITA (O MARINA) DI ANTIOCHIA
- INVOCATA DALLE PARTORIENTI E CONTRO LE FEBBRI MALARICHE -

 

Santa Margherita di Antiochia (Antiochia, 275 - 20 luglio 290), in Oriente venerata come Santa Marina.
Nata nel III secolo è venerata come santa, vergine e martirizzata, all'inizio del IV secolo, durante le persecuzioni di Diocleziano, viene ricordata dalla Chiesa Cattolica e da quella Ortodossa, che ne celebrano la memoria il 20 luglio. Il Martirologio Romano riporta la memoria del suo culto il giorno 20 luglio: “Ad Antiochia di Pisidia, nell’odierna Turchia, santa Marina o Margherita, che si ritiene abbia consacrato il suo corpo a Cristo nella verginità e nel martirio”.


Era figlia di un sacerdote pagano e, rimasta orfana di madre, venne allevata da una nutrice cristiana che la istruì nella fede.
Giovinetta, un giorno venne notata da Olibrio, governatore che voleva farne la sua concubina ma ella subito si dichiarò cristiana e gettata in carcere dove subì varie torture e dove una notte le apparve il demonio sotto forma di dragone, circondato da serpenti che la ingoiò.
Ma la santa riuscì a squarciarne il ventre con un crocifisso che serrava nella mano e a liberarsi. Subì successivamente altre torture fisiche e alla fine venne decapitata.

Anche Santa Margherita è ricordata tra i 14 Santi Ausiliatori. E' Protettrice delle partorienti e dei moribondi.
E' invocata contro le tempeste e le febbri malariche, è Patrona degli insegnanti, dei soldati e degli agricoltori.

 

 

SAN PANTALEONE
- PATRONO DEI MEDICI E DELLE OSTETRICHE, INVOCATO CONTRO LE INFERMITA' DA CONSUNZIONE -

 

Pantaleone, era nato a intorno all’anno 280 a Nicomedia, in Bitinia, Asia Minore, da un'illustre famiglia. Suo padre, infatti, era senatore, ma pagano. Lo fece studiare presso il grande medico, Eufrosino, che curava lo stesso imperatore Massimiano, che lo teneva in gran conto.
Pantaleone si avvicinò alla fede cristiana, colpito dall’esempio e dalla testimonianza di Ermolao, un presbitero cristiano che, nonostante le persecuzioni in atto contro i cristiani, cercava di far proseliti.

Attraverso il suo agire, le sue opere di carità, i suoi miracoli - una volta risuscitò, invocando solo Gesù, un bambino morto per il morso di una vipera - Pantaleone lasciò il culto pagano del dio della medicina Esculapio, abbracciando la fede cristiana, cambiando anche il suo modo di essere medico.
Avvenne poi la guarigione di un cieco che aveva ascoltato già molti medici e spese molti soldi ma senza aver avuto nessun risultato positivo e questo portò alla conversione sia del cieco che del padre, ancora pagano. La sua fama si estese in tutta la regione e molti ammalati accorrevano da lui, ma la sua fama fu minata da gelosie e rancori presso gli altri medici e qualcuno lo denunciò come cristiano, accusandolo di esercitare la sua professione non solo nel palazzo dell'imperatore, ma fuori ed anche nelle carceri dove c'erano i cristiani.
L'imperatore cercò di allontanare Pantaleone da Cristo a favore di Esculapio, ma egli, rifiutando, propose ai pagani di mettere a confronto la sua capacità contro di loro; venne portato, dunque, un paralitico e i sacerdoti pagani, invocando i vari dei, non conclusero nulla, pi, quando Pantaleone ebbe pronunciato il nome di Cristo, l'ammalato guarì improvvisamente. molti dei presenti si convertirono, ma i sacerdoti e l'imperatore, furibondi, lo fecero arrestare e lo sottoposero a vari supplizi, facendolo morire sotto le torture. Era il 27 luglio 305.

E' Patrono dei medici, assieme ai Santi Cosma e Damiano e delle ostetriche, anche lui fa parte dei Santi Ausiliatori ed è invocato contro le infermità da consunzione, ma in generale contro ogni malattia. il suo nome, infatti, significa "Colui che ha compassione di tutti" o "Tutto compassione".
Viene ricordato il 27 luglio.

 

 

SAN VITO
- INVOCATO CONTRO MALATTIE PSICHICHE, LETARGIA, MALATTIE DEGLI OCCHI, DAI MORSI DEGLI ANIMALI, INSETTI COMPRESI -
PATRONO E PROTETTORE DEI DANZATORI

San Vito di Lucania o  martire, forse nato nel III secolo in Sicilia, a Mazzara da padre pagano, e morto in Lucania,  era un giovane cristiano che subì il martirio, durante la persecuzione  di Diocleziano.

Venerato in tutta Europa come santo da tutte le chiese, è annoverato tra i santi ausiliatori, dai primi secoli dopo il suo martirio. La sua memoria liturgica è ricordata nei giorni 15 giugno e 20 marzo.

La sua origine è incerta; secondo una Passio del VII secolo, il siciliano Vito, orfano di madre, era stato affidato dal padre pagano alle cure di Crescenzia e di Modesto, che lo portarono alla fede cristiana.
Dopo aver operato già molti miracoli, Vito sarebbe stato fatto arrestare, assieme ai tutori, dal preside Valeriano, avrebbe subito torture e sarebbe stato gettato in carcere senza che però avesse rinnegato la propria fede.
I tre, liberati poi miracolosamente, si sarebbero recati in barca in Lucania. La leggenda vuole che, durante il viaggio, i tre fossero nutriti da un'aquila che portava loro cibo ed acqua finché sbarcarono esulle coste del Cilento.

La sua fama di guaritore, dopo esser stato portato a Roma, avrebbe coinvolto addirittura Dioclezianoche lo pregò di liberare il figlio dal demonio, ma che, pur ottenuto il miracolo, fece poi arrestare lui e i suoi tutori, sottoponendoli a varie torture da cui però uscirono indenni, finchè vennero liberati, giunsero presso il fiume Sele, dove morirono per le sofferenze il 15 giugno dell'anno 303.


 

Le salme dei tre martiri Vito, Modesto e Crescenzia sarebbero state in seguito ritrovate e sepolte da una matrona, Fiorenza, in un luogo chiamato "Marianus", nella provincia di Bari.
Dopo il martirio dei tre, Fiorenza, che stava viaggiando in mare, in balia di una tempesta, chiese aiuto a Dio che le inviò in soccorso San Vito. Essa, per ringraziare il santo, decise di dare degna sepoltura a lui e ai suoi compagni in un luogo mariano, così come richiesto dallo stesso Santo, luogo che essa, però, cercò a lungo, senza trovarlo. Rassegnata, decise di seppellire i tre corpi là dove li aveva trovati. Tempo dopo, chiese a Dio aiuto per suo fratello ammalato e, apparsole in sogno San Vito, le disse che avrebbe guarito suo fratello se lei avesse seppellito lui, Modesto e Crescenzia nel "locus marianus", di cui le aveva accennato.

La donna, al risveglio, trovò davanti a sé un giovane medico che le chiese, in cambio della guarigione del fratello, di poter andare con lei in quel luogo mariano che si trovava in Puglia, a Polignano a Mare. Arrivata là, la principessa fece costruire una chiesa in onore dei tre martiri, donando ai monaci benedettini dei terreni, per farvi venerare per sempre i Santi Martiri.

 

Molte le leggende fiorite attorno a San Vito, sempre in Sicilia, a Regalbuto, dove, fermatosi per riposare nel luogo dove ora sorge la chiesa dei cappuccini, avrebbe incontrato dei pastori disperati perché alcuni cani avevano sbranato un bambino; allora il Santo, richiamati i cani, si sarebbe fatto restituire da essi i resti del corpo del bambino a cui avrebbe ridonato la vita.

La Basilica nata nel 900 d.C. venne distrutta nel 1300 dagli Ottomani e ricostruita poi dai veneziani, scacciati a loro volta. Nel 1700 la basilica venne donata all'ordine benedettino e destinata ad abbazia. Passata poi passò al Regio Demanio, venne poi venduta ai Marchesi La Greca, ancora oggi proprietari dell’intero edificio, meno la chiesa.

 

Il culto per san Vito e per i santi Modesto e Crescenzia è documentato nel Martirologio Gerolimiano e nel Liber Pontificalis, di Gregorio Magno, dove si parla di una diaconia di San Vito. Le sue reliquie erano sparse in tutta Europa, da Parigi alla Germania e a Pavia, finchè non vennero traslate a Praga dall'imperatore Carlo IV. Ma la maggior parte del le sue reliquie sono sparse in vari paesi della Campania in cui il Santo è particolarmente ricordato e venerato.

È venerato come santo martire dalla Chiesa cattolica, na è ricordato anche dalla Chiesa ortodossa serba e quella bulgara. La sua ricorrenza è nei giorni del 20 marzo e del 28 giugno del calendario gregoriano che corrisponde al 15 giugno del calendario giuliano.

Il simbolo che lo rappresenta è la palma del martirio e il calderone dentro il quale avrebbe subito il martirio e la presenza di due cani.

Viene invocato contro le malattie psichiche, quali la Corea di Sydenham, una forma di encefalite nota proprio come ballo di San Vito, dall'idrofobia, da malattie degli occhi, dalla letargia, dai morsi degli animali in generale, e dalle punture di insetti.

 

 

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SANTI PROTETTORI CONTRO OGNI MALATTIA

SANT'ACAZIO - Proteggeva nella malattia e nell'agonia.

 

SANT'AGATA - Invocata in caso di mastiti e tumori al seno, montata lattea, mastiti, coliche, gelo delle culture, fuoco

BEATO AMATO RONCONI - Contro le Ernie inguinali dei bambini -

 

SANT'ANASTASIA - Contro la Malaria

SANT'ANGELO - Cura il latte materno

 

SANT'ANTONIO ABATE - Libera dall’Herpes Zoster (Fuoco di Sant’Antonio) perché in vita ne soffrì ed imparò a curarlo fondando dei veri ospedali, difensore dal demonio, invocato contro la peste

 

SANTA APOLLONIA - Contro il mal di denti

 

AURELIANO Contro le malattie delle orecchie

 

- SAN BERNARDINO DA SIENA - Protegge i polmoni e guarisce dalla raucedine

 

 SAN BARTOLOMEO - Viene invocato per ogni problema dermatologico 

 

SAN BENEDETTO - Contro gli avvelenamenti 

 

SAN BERNARDO DA CHIARAVALLE - Contro i disturbi della motilità, cecità o disturbi della vista, mutismo, febbre, malattie nervose

 

SAN CALIMERO - Conro l'otite

CARLO BORROMEO - Contro le epidemie

 

SAN CATALDO - Contro le ernie

 

SAN CELESTINO V - Contro l'ernia iatale

SANTA CHIARA - Contro le malattie degli occhi e disturbi della vista in genere - Invocata contro le valanghe e le frane

SANTA CRISTINA - Contro le piaghe ribelli

SAN DEFENDENTE - Contro la peste, i lupi e gli incendi

SAN DIEGO D'ALCANTARA - contro il Vaiolo

 

SAN DOMENICO SAVIO - Patrono delle gestanti e dei fanciulli

 

SANT'EGIDIO - Contro il panico e la pazzia

 

SANT'ELENA - Contro l' Epilessia


SANT'EUSTORGIO - Contro il mal di testa

 

SAN FABIANO - Invocato contro la peste

 

SANTA FARA - Contro i disturbi della vista

 

SANTA FELICITA - Contro le malattie infantili

 

SAN FILIPPO - Contro le malattie infantili

 

SAN FRANCESCO DI PAOLA - Contro la sterilità

SAN FRANCESCO DI SALES - Invocato conro le febbri, contro la paralisi e contro la pazzia

SAN GIACOMO MAGGIORE - Contro le malattie reumatiche -

SAN GIOVANNI CRISOSTOMO - - Problemi di stomaco


SAN GIULIO - Contro le punture di insetti velenosi

 

SAN GOTTARDO - Contro i Calcoli


SAN GREGORIO - Casi disperati

 

SANTA LIBERATA - Contro i problemi del parto


SAN LORENZO -  Contro ustioni dolori lombari

SANTA LUCIA- Contro i problemi della vista -

 

- SAN MAURO - (cura il raffreddore); per polmoniti e bronchiti, dolori reumatici

 

SANTA ODILA - Contro la peste

SAN PAOLO - Contro il morso di vipere e di ragni


SAN PASQUALE BAYLON – Contro la sterilità e l’impotenza maschile

 

SAN PIETRO APOSTOLO - Contro il mal di testa

 

SAN PIETRO L'EREMITA - Contro il mal di denti

 

SAN PIETRO MARTIRE - Contro il mal di testa

SAN PLACIDO - Contro gli annegamenti

SANTA RITA - Viene invocata per i casi disperati

SAN ROCCO - Contro, non solo le pestilenze, ma contro ogni malattia che produca piaghe

 

SAN SATURNINO - Contro le vertigini

 

SAN SERVOLO - Contro la Paralisi

 

SANTO STEFANO - Contro i Calcoli -


SAN TIMOTEO - Contro difficoltà digestive

 

SAN VALENTO - Contro l'Epilessia

 

SAN VENANZIO - Contro le Cadute gravi

 

SANT'UBERTO - Aiuto in caso di pazzia

 

 

 

 

mentre per le numerose malattie infantili gli specialisti son ben tre: SAN ROMANO, SAN FILIPPO e SANTA FELICITA

 

 

 

 

 

Bibliografia.

 

https://www.ilpostalista.it/medicina/santi.htm

https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/3736707/Artigianato+dell%27Italia+meridionale+sec.+XIX%2C+Statua+con+Sant%27Erasmo

https://www.alibionline.it/a-roma-una-mostra-su-antioco-il-santo-moro-venuto-dal-mare/

 

+ Immagine fornita dalla Prof.sa Stefania Colafranceschi

 

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