Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

SANTI DI SARDEGNA

 

Santi EMILIO, FELICE, PRIAMO E FELICIANO   Martiri venerati in Sardegna

 

 

SAN SATURNINO

 

 

San Saturnino o Saturno di Cagliari, morì martire attorno al 300 durante le persecuzioni di Diocleziano. E' venerato in tutta l'isola.

Secondo la Passio redatta dai monaci che reggevano la basilica intitolata al Santo, egli venne ucciso a causa della sua appartenenza alla religione cristiana che gli impedì di sacrificare agli dei pagani. Venne sepolto là dove poi sorse la basilica, sotto le cui fondamenta vennero ritrovate,solo 1300 anni più tardi, le sue reliquie, trasferite poi nel Duomo di Cagliari, in una cripta dove sono venerate ancor oggi.

E' patrono del capoluogo sardo e viene ricordato il 30 0ttobre.

 

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SANTA GIUSTA

 

 

Santa Giusta, nata attorno al 115 d.c., al tempo dell'imperatore Adriano, nella cittadina di Eaden-Othoca - nome che si ricollega all'invasione fenicio-punica nel VIII secolo - era nata, pare, da nobile famiglia.
Sua madre Cleodonia, pagana, abitava nei pressi dell'attuale Basilica. A dodici anni, Giusta frequentò le lezioni di catechismo del presbitero (o vescovo) Ottazio (Octaten), diventando una fervente cristiana, ricevendo il Battesimo e scontentando la madre che la ostacolava con ogni mezzo a condurre una vita conforme al Vangelo. Seguendo il suo esempio, anche due ancelle della madre, Giustina ed Enedina, abbracciarono la fede cristiana.
Alcune fointi dicono che Cleodonia, che mal sopportava l'aperta ammissione di fede della figlia e delle ancelle, le avesse denunciate al magistrato e questi le avesse condannate a morte, facendole decapitare; altre fonti, invece, sostengono che la madre morisse per il troppo dolore, mentre Giusta si dedicava completamente alla sua religione, aiutando le persone più deboli e povere e che, un giovane pagano di nome Claudio, invaghitosi di lei, l'avesse chiesta in sposa ma rifiutato l'avrebbe tormentata, cercando di rapirla con ogni mezzo, rivolgendosi a degli stregoni, senza tuttavia riuscirci perchè Giusta, con l'aiuto di Dio era sfuggita a tali mire e i suoi persecutori finirono annegati.
Alfine, Giusta però morì col nome del Signore sulle labbra ed il suo corpo venne sepolto nei sotterrranei della sua casa natale.

Successivamente, durante la costruzione del ponte romano sul fiume Tirso venne realizzata una cappella dedicata a Giusta dove i cristiani si riunivano a pregare e più tardi, per preservare i resti della santa dalle scorrerie dei saraceni,questi resti vennero trasferiti a Cagliari dove furono sepolti nella chiesa di Santa Restituta o, secondo altre voci senza però molto credito, pare che venissero portati in una chiesa presso Barcellona, in Spagna.Ma forse si tratta di leggende!
Resta, tuttavia, integro il profondo culto riservato alla santa che si diffuse per tutta la Sardegna e tanto profondo che l'antica città di Othoca venne poi denominata Santa Giusta.
La Santa viene ricordata il 14 maggio, mentre le due ancelle Giustina ed Enedina vengono festeggiate il giorno dopo, 15 maggio


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SANT'AVENDRACE

 

 

Quinto vescovo di Cagliari, del I secolo dopo Cristo, probabilmente tra il 70 ed il 77 (o 87), visse da eremita. E' venerato a Cagliari nella chiesa a lui dedicata, nel luogo in cui si era rifugiato per sfuggire alle persecuzioni in atto e dove sarebbe stato martirizzato.
Attorno al 200 la sua tomba venne scoperta e su tale luogo di culto venne edificata una chiesa intitolata a suo nome.

 

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SAN LUCIFERO

 

 

Di San Lucifero, vescovo di Cagliari, si hanno poche e frammentarie notizie, rilevate dalla Storia di Sardegna di Giuseppe Manno. Non è nota la data della sua nascita che però probabilmente deve essere avvenuta a Cagliari alla fine del III secolo.

Difese l'ortodossia cristiana nel concilio di Nicea del 325 contro l'eresia di Ario che si era imposta in quegli anni e che aveva fatto molti proseliti anche tra i Vescovi e si oppose alla condanna di Atanasio di Alessandria che anche lui sosteneva la duplice natura di Cristo, divina e umana, al Concilio di Milano del 355 e per questo venne condannato all'esilio - assieme all'amico fedele, Eusebio da Vercelli - in vari paesi dall'imperatore Costanzo II, che sosteneva la dottrina ariana.
Alla morte di Costanzo, l'imperatore Giuliano lo richiamò alla guida della sua Diocesi da cui continuò la sua opera di evangelizzazione e di opposizione alle eresie, recandosi anche in paesi lontani per sostenere le sue tesi. Venne criticato aspramente da molti per il suo ferreo rigore che, pur perdonando gli errori, gli suggeriva di non reintegrare al proprio posto i vescovi che avevano aderito all'arianesimo.

Morì a Cagliari nel 370 e le sue reliquie vennero ritrovate attorno alla Basilica di San Saturnino durante alcuni scavi nel corso del XVII secolo e si trovano oggi nella Cattedrale della sua città natale. Viene ricordato il 20 maggio.

 

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SANTI LUXORIO, CESELLO E CAMERINO

 

La tradizione popolare identifica il luogo del martirio del soldato Luxorio o Lussorio (Luce che sorge) e di due giovinetti di nome Cesello e Camerino, al suo seguito, vicino alla chiesa sorta accanto alla porta Cabaňa o Cavagna (dal nome di un tipo di cesta usata dai contadini) che collegava Villanova alle vicine campagne, chiesa poi dedicata al solo Ceselli,
Si ritiene che San Luxorio, di famiglia pagana, sia nato a Cagliari nella seconda metà del III secolo, verso il 270 d.c. e successivamente cresciuto, sia stato avvinto dalle novità del Cristianesimo, diventandone fervente seguace. Intrapresa la carriera militare, in cui si distinse per valore e competenza, senza lasciarsi fuorviare da altre mete e miti, diventando Guardia del Preside romano, ma continuando a proclare, con la sua vita, la verità del Vangelo.
Si dice che egli abbia abbandonato la sua carriera militare e che si sia ritirato per un certo periodo in una grotta a monteleone dove pregava erfaceva penitenza, preparandosi a dar prova della sua fede. Sotto le persecuzioni di Diocleziano venne accusato per aver aderito alla fede di Cristo e venne portato davanti al Preside Delasio, forse a Fordongianu, dove seppur minacciato o lusingato egli tenne alto l'emblema di Cristo, riconfermando ripetutamente la sua fede in Lui.
Pur essendo stato sottoposto a dolorose prove fisiche egli si riprese, continuando a spargere il seme del cristianesimo ma infine nel 304 venne condannato a morte e decapitato.
Con lui vennero messi a morte anche due giovanetti, Cesello e Camerino.

 

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SAN SIMPLICIO

 

 

San Simplicio, di Olbia (dall'antico nome Fausiana), visse nel terzo secolo e la sua esistenza è ricordata in vari martirologi. Viene ricordato il 15 maggio.
Si dice che sia stato Vescovo di Olbia, ma altri lo ricordano come semplice presbitero, tuttavia, un'antica Passio lo ricorda come vescovo e martire sotto Diocleziano nel 304.

Le sue reliquie sono sotto l'altare è conservato il busto reliquiario in legno policromo raffigurante il santo titolare, ai cui piedi, in una teca, sono conservate le presunte reliquie del santo, rinvenute nel 1630.

 

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SANT'EFISIO


Sant'Efisio martire, santo martire sardo nacque nel III secolo nei pressi di Antiochia, è molto venerato in Sardegna dove morì martire.

Nato da padre cristiano e madre pagana, si convertì solo in età adulta al Cristianesimo, dopo essersi arruolato come soldato sotto l'imperatore Diocleziano ed essere stato inviato in Italia.
Secondo un racconto agiografico la sua conversione è dovuta al sogno di una croce risplendente nel cielo nel quale una voce gli preannunciava il martirio.

Mandato in Sardegna con le truppe, venne poi accusato di essere cristiano ed egli stesso si rivelò tale davanti a Diocleziano chre lo condannò a morte.Rinchiuso in prigione venne poi torturato ed ucciso nelle vicinanze di Cagliari , nell'antica città di §Nora Inviato in Sardegna per difendere gli interessi dell'Impero romano, fu accusato di infedeltà ed egli stesso rivelò a Diocleziano di essersi convertito alla fede cristiana. Venne imprigionato, torturato e decapitato a Pula, nelle vicinanze dell'antica città di Nora nel 303.

Viene ricordato il 15 gennaio e a Cagliari, di cui è patrono - come pure è Patrono della Brigata Sassari - , anche il 1° maggio, con un'imponente e coreografica processione composta di gente di tutti i paesi della Sardegna che partecipano con i costumi tipici delle varie zone dell'isola.

 

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SAN SIMMACO PAPA

 

 

Nato in Sardegna, forse nel piccolo paese della provincia di Oristano chiamato Simaxis, da cui deriva il suo nome Simmaco, a Roma venne battezzato, divenendo poi diacono. Venne eletto come cinquantunesimo Papa nel 498, ma la sua elezione non fu che l'inizio di un lungo, doloroso contrasto con i vescovi, una parte dei quali era di origini bizantine ed aveva nominato papa Lorenzo, con re Teodorico. che ascoltò entrambi a Ravenna e che si pronunciò per Simmaco, mentre l'altro si sottomettava docilmente a questo responso. Ma i suoi sostenitori fecero ostruzionismo in ogni modo, riuscendo anche ad occupare il Laterano e a scacciarne l'illustre ospite che si rifugiò nei pressi del Vaticano, mentre veniva sostituito momentaneamente da un reggente che però prese posizione a favore di Lorenzo, l'antipapa. Simmaco, accusato si oppose e mentre andava a difendersi per strada venne assaltato dai suoi denigratori, salvandosi a stento, riuscendo a tornare in S. Pietro. Le fasi successive di questi eventi furono molto turbolente finchè Simmaco non fu riconosciuto degno del titolo che gli era stato concesso mentre l'antipapa venne relegato in campagna.
Simmaco, una volta riconsolidato il suo potere, si adoperò per la liberazione degli schiavi, affermò con forza diritti e libertà della Chiesa, sedò dispute, soistenne severe misure contro gli eretici, ordinando di bruciarne i libri e di espellerli dalla città. Fece erigere varie chiese ed altri monumenti, tra cui il palazzo del Vaticano, costruì degli asili per i poveri vicino ad alcune basiliche e sostenne i vescovi dell'Africa.
Morì il 19 luglio 514, giorno in cui viene ricordato liturgicamente.

 

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SANT'EUSEBIO

 


Gloria di Sant'Eusebio di Anton Raphael Mengs

 

Sant'Eusebio, detto da Vercelli, nacque in Sardegna verso la fine del III secolo e secondo le fonti agiografiche si sarebbe trasferito dall'isola natia a Roma assieme alla madre ed alla sorella dopo la morte per matirio del padre e lì venne nominato dapprima lettore poi, dopo aver concluso gli studi di preparazione, venne nominato sacerdote dal Marco papa e nominato poi Vescovo di Vercelli dove si trasferì.

Fu uno dei più importanti esponenti religiosi che si contrappose alla diffusione dell'eresia ariana assieme al già citato San Lucifero e con lui partecipò al Concilio di Milano del 355 che doveva metter fine alle controversie sorte con gli eretici ma, essendo i vescovi ariani in maggioranza, Eusebio si rifiutò di sottoscriverne gli editti. Per questo venne esiliato in Palestina, in Cappadocia e nella Tebaide dall'imperatore e alla morte di questi, nel 361, ritornò alla sua sede primaria

Si battè per convincere gli ecclesiastici della sua diocesi a vivere come i monaci una vita comune ed è per questo ricordato come co-fondatore dei Canonici Regolari di sant'Agostino.

Morì a Vercelli nel 371. Viene ora ricordato il 2 agosto. E' Patrono del Piemonte e viene in questa veste festeggiato il 1° agosto.

 

 

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SANT'IGNAZIO DA LACONI

 

 

Francesco Ignazio Vincenzo nasce a Laconi, in provincia di Nuoro, nel 1701, in una famiglia numerosa e molto religiosa, in cui visse un'infanzia scandita da una fede viva e appena potè diede una mano a suo padre nei lavori agresti.
A 18 anni, però, una grave malattia gli impedì di lavorare e decise, anche spinto dalla madre, di dedicarsi anima e corpo a Dio, ma il suo desiderio sembrò realizzarsi solo due anni dopo, a 20 anni, quando si presentò al convento dei Cappuccini di Buoncammino, a Cagliari, per diventare Fratello Laico. Il P. Provinciale, però, si trovò davanti un ragazzo piccolo e gracile e questo lo convinse a rifiutargli l'entrata in convento.
Nonostante la delusione, tuttavia, Francesco Ignazio - poichè la sua era una scelta decisiva - convinse il Marchese di Laconi a mettere una buona parola per lui col Provinciale. Il Marchese propose un anno di prova e così Ignazio, dopo un anno, nel 1722, venne ammesso alla professione.
Al Convento di Buoncammino gli vennero affidati lavori di cucina, poi da Cagliari venne trasferito ad Iglesias dove lavorò come dispensiere e cercatore di questue; successivamente venne trasferito ad altri conventi, fino a ritornare a Cagliari per occuparsi del lanificio del Convento che confezionava abiti religiosi. Nel 1741 venne nominato questuante e per quarantanni svolse quest'occupazione con tutto il suo impegno.
Già ritenuto santo in vita da molti, per quel suo pellegrinare per la città con ogni temperatura, senza sandali, ma sempre con un sorriso d'amore, di pietà, di condivisione, gli venivano rivolte richieste di preghiere, di risanamento e con i pochi mezzi a sua disposizione, un pezzo di pane, frutta secca, un pò d'acqua, questo inconsueto santo riusciva a guarire molti infermi. Si raccontano su di lui tante storie miracolose di malati guariti all'istante e addirittura di morti ritornati in vita.
Morì il Venerdì Santo del 1781, alle 3 del pomeriggio, come Gesù.
I miracoli continuarono, per sua intercessione, ma solo nel 1844 venne aperta la causa di beatificazione. Venne proclamato Beato nel 1940 e Santo nel 1951 da Papa Pio XII. Viene ricordato liturgicamente l'11 maggio.

 

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SAN CRESCENZIANO

 

Secondo un'antica storia della Sardegna, San Crescenziano viene ricordato assieme ad altri martiri, Gabino, Crispolo e Salustiano, uccisi sotto il regno dell'imperatore Adriano, nella città sarda di Torres.
La sua festa è il 31 maggio.

 

 

 

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SANT'ANTIOCO

 

Da non confondersi con sant'Antioco di Sebaste, il Sant'Antioco sardo, precisamente del Sulcis, è venerato da secoli nell'isola e a lui sono dedicate molte chiese. Venne nominato Patrono della Sardegna solo nel 1648, ma già da secoli la popolazione dell'isola lo riteneva tale, tanto che a lui già nel 1124, venne intitolata un'isola del Sulcis, chiamata proprio Sant'Antioco.
Le sue reliquie vennero ritrovate nel marzo del 1615.
Pare che Sant'Antioco fosse venerato già in oriente; infatti a Gerusalemme, è stata ritrovata un'icona con le sue fattezze. Viene rappresentato già avanti con gli anni, con la palma del martirio, rivestito del saio, con capelli lunghi e barba.
Un altro quadro, che invece lo raffigura assieme al fratello Platano si trova, invece, in una chiesa rurale nei pressi di Villaspeciosa, sempre in Sardegna.
Viene ricordato liturgicamente il 19 Aprile.

 

 

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SANTA SAVINA ( o SABINA) MARTIRE

 

 

Molto venerata in Sardegna, è Santa Savina o Sabina, martire di Roma del II secolo.
Patrizia romana, venne perseguitata a causa della sua fede, poichè assieme all'ancella Serapia, artefice della sua conversione, si recava di nascosto nelle catacombe con altri devoti. L'ancella venne catturata e torturata e Sabina ne volle seguire la sorte, subendo anch'essa il martirio.
La devozione in Sardegna alla Santa deriva da una sua apparizione ad una contadina a cui chiese di far costruire una chiesa a lei dedicata.

 

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S. Giusto Martire Cagliaritano è spesso raffigurato in vesti militaresche e con in mano la palma che, appunto, rappresenta il martirio. Venne ucciso durante le persecuzioni scatenate da Diocleziano e che si protrassero per decine di anni.
Della sua vita non si hanno notizie; diversamente, invece, che per le sue reliquie che, ritrovate a Cagliari, il 26 novembre 1645, vennero però donate, con atti notarili tuttora esistenti, ad un notabile di Sicilia, Don Francesco Del Bosco, principe de Cattolica e duca di Misilmeri e da questi poi regalate alla Chiesa Maggiore di Misilmeri, città della quale San Giusto divenne il Patrono.

 

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San Sisinnio di Leni nacque nella prima metà del II secolo d.C nell'antico borgo vicino a Villacidro e venne martirizzato attorno al 185, notizie che si evincono da una epigrafe che parla di lui, ritrovata nella chiesa di san Lucifiero a Cagliari.
Ma anche su di lui le notizie sono pochissime ed incerte; si dice che avesse una voce dolcissima e che sia morto cantando.
Molto venerato dalla popolazione del Campidano, la sua festa diede origine ad un'importante sagra popolare

 

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San Gavino, ricordato particolarmente in Sardegna dove morì, deriva invece il suo nome dalla zona di provenienza, cioè l'antica Gabium", città laziale, dove probabilmente nacque verso la fine del terzo secolo.
Sembra fosse un soldato romano che prestava servizio presso la città di Turris - poi divenuta Porto Torres - durante l'impero di Diocleziano e Massimiano e che fosse stato messo a guardia di due cristiani che professavano apertamente la propria fede, il sacerdote Proto e il Diacono Gianuario o Gennaro.

Gavino non era stato allevato nella fede cristiana e esercitava la sua professione con diligenza e obbedienza ma quando il prefetto Barbaro chiamò dinanzi a lui i due cristiani cercando di farli abiurare la fede cristiana per sacrificare agli dei, essi si rifiutarono con fermezza, suggerendo al prefetto di farsi seguace di Cristo. Essi vennero messi dunque in carcere ed affidati alla guardia di Gavino che venne così in contatto coi due cristiani che ardentemente lodavano Dio e si auguravano di servirlo in questa e nella futura vita. Il soldato venne affascinato dalla loro professione di fede ed illuminato dalla Spirito, abbracciò all'istante la fede cristiana, liberando i due prigionieri che si rifugiarono in un luogo sicuro.
Il giorno seguente il prefetto convocò i due prigionieri ma gli si presentò Gavino che per quanto aveva fatto venne prontamente condannato a morte e decapitato. La sua passio narra di essere però apparso a Proto e Gianuario e averli incitati a tornare alla presenza del prefetto per seguire la sua sorte. Anche i due vennero quindi condannati a morte ed accettarono le loro sofferenze con grande serenità.

In Sardegna San Gavino è molto venerato, esiste persino una cittadina che porta il suo nome - San Gavino Monreale - e molte chiese dell'isola sono a lui dedicate. La più importante ed imponente si trova a Porto Torres, nella cui cripta sono conservate le reliquie dei tre martiri succitati. San Gavino viene ricordato liturgicamente il 25 ottobre e il 30 maggio dal Martirologio romano.

 

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Santa Rosa martire di Sulcis è strettamente legata a Sant'Antioco, perchè ne era la madre naturale e, secondo la tradizione popolare, sarebbe stata anch'essa martirizzata in Sardegna, come pure l'altro suo figlio, Platano.

 

 

 

 

 

 

Bibliografia

http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Simmaco

http://it.wikipedia.org/wiki/Simplicio_di_Olbia

http://web.tiscalinet.it/sanlussorioditortoli/La%20storia%20del%20Santo.htm

http://www.santuantiogu.it/653d-sagra-di-santioco-martire/63-s-antioco-patrono-della-sardegna-tra-oriente-e-occidente.html?start=1

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