Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

SILLOGE DI POESIE

 

MAREMMA

 

 

 

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ALTRA ILLUSIONE 


Qui la terra
dà pienezza e turgore
alla vita
e quella mia di ieri
già sembra lontana e irreale
astrazione,
quasi non vissuta.
              
Altra illusione è questa,
legata a limiti,
al tempo delle cacce
e delle messi,
alla natura amica o perversa.
Anche qui ci disabitua
al pensiero, al sentimento
e le parole scorrono
imprecise, a volte sterili.

Anche qui, la terra infedele
matura mutamenti,
transumanze,
sognando ruscelli e cieli
trasmigranti.

Ma il riso è un fiume
senz'argini
che nutre
l'aridità avara
dell'animo.

- Poesia finalista al Premio Vittorio Alfieri promosso dalla Rivista Toscana Arte e dall'Accademia Universale Vittorio Alfieri - Pubblicata nella relativa Antologia

 

 

NONNA ANGIOLINA


Con tenera cantilena
richiami
i piccoli animali da cortile
che accorrono,
afferrando coi becchi aguzzi
i chicchi del granturco,
dorata cascata che erompe
dalle cocche giunte
del tuo grembiule.

La tua esile figura
si disegna
contro il muro grezzo
di mattoni
come un'iscrizione
antica di migliaia d'anni...

Poesia presentata con altre al Concorso Primavera Strianese - 1988 - Striano - II Premio ex-aequo e - Pubblicazione sull'Antologia: "La Parola delle Donne"

 

 

UNA VECCHIA


La vecchia siede,
dimentica del mondo,
sulla pietra grigia del portico.

Nell'aria risuonano
vicine voci di bimbi 
e una campana lontana.
eco della sua vita passata...

Scuote il capo ai ricordi
e le rughe scolpite
sulla sua faccia
dal vento, dal tempo,
per un attimo si dilatano
a mostrare
una remota bellezza.

Rasserenata
dall'ultimo raggio di sole,
chiude gli occhi
e riposa...

 

 

ADDIO AD UN CACCIATORE


I piccioni svolazzano quieti...

Il vecchio attende
alle agresti fatiche
ed in sè trova,
oltre il dolore incredulo,
ancora il coraggio di sperare
nell'imminente primavera.

Per te, Azzurro,
niente più cacce,
niente più canizze,
nè albe appena soffuse di rosa
quando, la macchia complice,
tu t'appostavi in attesa
d'inermi ma selvaggi cinghiali
o per stanare altre bestie
( una volpe appena uccisa, ricordo,
la pelle rossiccia tesa nell'aia
ed una spinosa...).
Grida acute nell'aria,
antico rituale,
e tu per primo fuori,
agile benchè pesante,
all'inseguimento,
col tuo berciare
rozzo, alle volte,
ma necessario ad aizzare la muta
addestrata, obbediente,
a temprare alla pazienza, alla fatica
i giovani nipoti ancora impulsivi.
A fine caccia, intorno li riunivi,
agli uni e agli altri
dispensando in premio rudi carezze
con le tue forti mani contadine...

Attenta, la vecchia spia
l'arrivo d'ogni nuovo
consolatore
poi, di nuovo smarrita
nella cruda realtà,
cerca inutile conforto
in un andirvieni sconnesso.
tra l'orto e la casa.
 
Dietro la collina di nubi rosse,
quasi un tramonto africano,
la notte sarà per te,
Azzurro, un nero sudario.
E intanto, i piccioni sospesi
su questo scenario irreale,
svolazzano ancora...

 

 

IL PASTORE


La faccia scottata dal sole,
battuta dalla pioggia,
un corpo ancora vigoroso,
nonostante gli anni,
il vecchio pastore
poggiato sul rozzo bastone
scruta nel verde,
cercando un facile pascolo
al gregge.
 
Finalmente un mare d'erba
che si culla al vento,
una sorgente chiacchierina
a cui dissetarsi,
una quercia ombrosa e amica
sotto cui sostare.

Un fischio nell'aria
ed ecco Musetta,
che ha compreso al volo,
lo precede, scortando
il gregge irrequieto.
Il vecchio siede, divide il pasto
con l'inseparabile amica
e intanto lo sguardo
gli spazia lontano...
Poi, stanco, s'appisola un poco,
persuaso della presenza vigile
della cagna fedele.

Solo un coro di grilli
disturba la quiete
e il brucare delle bestie
mai sazie...

 

 

IL SEMINATORE


Chissà se sente la solitudine
il seminatore intento ai campi
e se mentre sparge i suoi semi pensa
al piccolo germe che in sè racchiude
un'immensa forza
e dalla terra avida e pronta
erompere, fremendo di vita.

 .. Se si sente inerme, confuso
di fronte al creato e prova
la consueta ansia d'infinito
d'ogni essere umano.

O solo è soddisfatto
se il cielo dimostra
voglia di pioggia,
dopo un'incessante calura..

 

 

GEMMA  DI  LUCE


Nel  bosco  dei  castagni  mi  persi...

China  sotto  i  rami  contorti
mi  facevo  strada,
foglie  e  rovi  graffianti  sul  viso
e  il  fischio  d'un  merlo  nascosto
come  guida...
Il  sole,  a  tratti  dispensava
pennellate  d'oro  e  viola
su  un  tappeto  di  funghi
che  profumavano  l'aria.

Solitaria,
inattesa  nitida  macchia
biancoarancio,  un  ovulo,
gemma  di  luce...

- Poesia presentata al Centro Culturale Michelangelo - Premio Casentino - Poppi (AR) - 30/6/1984 - Premio di Rappresentanza (Targa) e Diploma in pergamena

 

 

ATTESA


Spiare pigre costellazioni
nell'ombra della notte,
ombra io stessa,
al riparo di un intreccio
di canne...

Aspettare
un'esile vibrazione
nell'aria che annunci
il rapido migrar
d'attesi storni.

Sgranare
gli occhi assopiti
verso una nuova alba
riflessa
nell'acqua torbida
d'un fossato,
ora prisma multicolore,
dove s'immergono
diafane sagome d'erbe lacustri...

 

 

SOTTO IL SOLE D'AGOSTO


Nicchie d'ombra cercavano i cani
tra covoni di paglia,
al riparo dal sole d'agosto
e i timidi agnelli
tra cascate di foglie e cespugli.

Nel campo,
solo due buoi
che trascinavano un carro,
greve di grano...

Nell'aia,
uomini a torso nudo
innalzavano, con leggerezza
ed agilità inspiegabili,
solide piramidi di fieno.
I muscoli tesi guizzavano
sotto la pelle brunita,
come corde tese d'un arco.

Nell'aria immobile,
solo le loro voci
d'incitamento, di fatica
e il gorgoglio dei colombi,
già stanchi dei voli mattutini...

 

 

PASTORELLO


Pastore d'un piccolo gregge,
felice te ne andavi tra i campi,
seguivi tuo nonno già anziano
stringendo nell'esile mano
un lungo, nodoso bastone,
invincibile lancia
con cui trafiggevi
mostri e immaginari nemici.
 
Poi dietro un carro abbandonato
t'appostavi,
l'orecchio teso
ad ogni minimo rumore
ma ecco, ad un tratto,
svelto saltavi su,
fingendoti spavaldo. 

Ma presto, annoiato, sparivi 
in una stradina nascosta
che conduceva a un ruscello
e sulla riva proteso,
scagliavi sassi piatti e lucenti
che, rimbalzando nell'acqua
creavano creste spumose.

A sera poi,
stanco di giochi e di fatiche,
nell'ombra incerta sostavi,
sonnolento,
sull'ultimo scalino della casa
e carezzando il cucciolo più amato,
privo com'eri di compagni,
a lui, sottovoce raccontavi
le ultime avventure straordinarie...


 

 



POMERIGGIO IN MAREMMA

 

Il sole rifrange
sui battenti bianchi della finestra
e riverbera righe parallele
sulle pareti in penombra.
Catinelle d'acqua
sul cotto dei mattoni sbreccati,
per un momento lucidi,
l'odore pungente dell'insetticida
nel chiuso delle persiane scrostate
e un pugno di mosche morte
sulla pietra bianca dell'acquaio,
nel vano chiaro della finestra
dove, accalcate, cercavano
un inutile scampo.
Sulla trama scompaginata d'una sedia
il gatto disegna un'esse incompleta
e il nero mantello assorbe
un raggio di sole disperso,
sprigionando riflessi cangianti.
 
Fuori, lo schiocco dei panni
tesi contro il vento,
che già sanno di sole
e un conciliabolo d'oche starnazzanti...
Tra due alberi
il peso di cascatelle rossicce
di cipolle e la vite che arranca,
faticosamente, sul palo contorto,
sul muro rozzo di mattoni,
cornice ancora incompiuta.

Sulla verde tettoia
pigramente zampettano i piccioni.
Le rondini nella stalla,
da cui rifuggo,
incrociano rapidi voli
per posarsi poi, poco lontano.
Baffino, zoppicando
sulle tre zampe superstiti,
intreccia una magica danza
rammentando forse l'ultima,
cruenta caccia al cinghiale.

Nel silenzio assonnato
del meriggio,
solo il monotono verso chioccio
delle faraone,
che trapassa il cervello
e le voci insistenti dei piccoli,
il canto tedioso delle cicale...
Ai miei piedi la Chicca
abbandona il mobile muso
tra le zampe,
l'orecchio teso a chissà quali
remoti richiami.

Folate di vento portano
l'acre odore di stalla
e un sentore di mare oltre le colline.
Dune erbose intorno dirompono,
costeggiando distese di stoppie
imputridite, suolo e concime
a future messi.
Sulla lamiera argentata del capanno
il sole accende rivoli di luce
assopiti al chiudersi, improvviso,
del cielo.

Sulle fasce collinose
s'addensa e spinge minaccioso
il temporale,
contro cui s'alza,
fragile barriera,
un nugolo di piccioni.
Cade, senz'altro preavviso,
la pioggia subito gonfia, ribelle,
sferzando gli alberi prima statici
nel sole pomeridiano,
ora ricurvi archi mobili.
Rassoda la terra riarsa
in grumi succosi,
zittisce il gorgoglio delle tortore,
rinnova il rosso spento delle tegole...

Dentro di me non intravvedo
che una solitudine vaga, informe
che spazia come una nube dispersa
e un'ansia che ben conosco
di cose indefinite, irragiungibili...

Poesia segnalata al Concorso di Poesia Città di Follonica 1985 e pubblicata sull'Antologia del Premio.

 

 

CANTO DEL CHIÙ


Nell'ora che precede la notte,
seduto sotto il susino,
il vecchio evoca ai nipoti attenti
gesta lontane, compagni d'arme caduti,
la paludosa Maremma della sua gioventù,
festose processioni di casa in casa
al Calendimaggio,
ore di duro lavoro nei campi,
non sempre gratificato
da abbondanti raccolti.

E il canto del chiù
che accompagnava
l'ininterrotto pascolar
del gregge...

Il colpo d'una baionetta nemica,
infertogli sui monti della Carnia,
gli desta un ritmico batter di ciglia
e la sua mano trema disegnando
nell'aria della sera
un arco breve
tra passato e presente.

A pochi passi, sul susino,
ancora il canto monocorde del chiù...

- Poesia presentata alla VII Edizione 1985 Premio di Poesia e Narrativa "Castelli Romani" - Albano Laziale - legata alla rivista il Punto - Poesia Singola: 8° Premio Targa e Diploma

 

 

L'ULTIMA VEGLIA


... Finite son le veglie
accanto al fuoco
che allegro divampava
sotto la volta oscura
del camino.
Mentre tu, Angiolina,
ravversavi lesta la cenere,
impavida brandendo
il greve alare.
 
E noi bambini,
gli occhi sfavillanti
di scintille,
intenti seguivamo
la tua scarna figura
incurante di pene e di fatiche,
le alacri dita
che dalla candida fontana
di farina
traevan cascatelle
di tagliolini e dolciumi.

Si stava a veglia sino a notte
immagini passate rinvangando,
giovanili avventure, le cacce
e le trebbie sotto il sole
quando ai buoi s'approntavan
gli stradelli
ed il sudore colava giù
liberatore,
a riscattar gli stenti.

Ed ora eccoti,
il piccolo corpo scavato
in riposo,
le rughe contratte del volto
finalmente distese
nell'intenso letargo della morte.
Intorno, per non turbare
la tua raggiunta quiete,
bisbigli quasi furtivi
di figli, di nipoti.

Io sola manco,
rammaricata,
accanto al tuo letto
dove il vecchio assiste
rassegnato e discreto
all'ultima tua veglia...

 

 

 

SAGOME


Il cucciolo giace, il muso riverso
alla frescura che sale
all'impiantito,
si sottopone paziente ai tuoi giochi,
alle tue ruvide carezze
che vorrebbero distoglierlo da quella
raggiunta quiete.
 
E tu insisti, sollevi
le mobili orecchie, le lasci cadere
di nuovo inerti
e Tila, benchè immersa nell'afa pesante
dell'estate, apre gli occhi:
Il suo sguardo assonnato
col tuo, ilare e sovversivo,
s'incontra.
La sproni, la inviti...

Ed eccola, ormai distolta
dal sonno,
seguirti in corse giocose, sostenute,
rimpiattarsi nell'ombra
d'enormi girasoli ormai appassiti,
rincorrerti ancora
per poi abbandonarsi
al tuo fianco, sull'erba gonfia
d'umori e di profumi,
sotto la quercia centenaria.

Mobili sagome,
nell'immobilità greve
del primo pomeriggio,
solo voi due,
così vitali, così vibranti
d'energia...

- Poesia presentata in una silloge al Premio di Poesia "Le Muse" - Sutri - Ed V 1986 - Diploma e coppa per VII Premio Congiunto - Poeta inserito nel Programma Radio "Musica e Poesia" condotto e diretto da Ignazio Privitera.

 

 

A ZIO ARNALDO

 

Agili, i gabbiani saettano
intrecciando acrobatici voli,
ma il loro richiamo perverso
incrina lo splendore dell’alba ed il silenzio…
E’ un giorno triste…

Accanto a te, nell’ultimo, breve viaggio,
i tuoi nipoti,
compagni di giochi e d’avventure…

Li ho rivisti tutti,
alcuni un po’ invecchiati, forse,
ma sempre solari e vivi dentro,
facili al riso ed alla commozione,
per quegli anni splendidi
di gioventù, di condivisione,
per quei momenti magici,
tragici o lieti,
di cacce e d’avventure,
vissuti fianco a fianco…

E un unico pensiero li accomuna
ora, in questo addio,
in cuor loro t’augurano ancora,
agile e pronto, altre prede da seguire,
nell’immensa distesa del cielo…

 

 

A TILA


 … S'usciva avanti l'alba
in un tenue chiarore
che abbozzava appena
le nostre due sagome furtive.

Liete eran le cacce
e liete le fatiche,
ambedue immersi
nella brina invernale
o nei profumi.
E quando a un mio richiamo,
quando a un rumore sia pur lieve
scaturito dalla sterpaia lontana,
il sensibile orecchio tendevi
già consapevole
d'un'altra presenza.
Inquieto, allora, fremeva
Il tuo corpo ansioso di scattare
e poi con vigorose falcate raggiungevi
la preda nella macchia,
mentr'io di buon passo ti seguivo.

Nell'aria i tuoi latrati
Risuonavano, inno vittorioso...

Festoni d'erba verde appena nata,
vivide sotto la pioggia d'oggi,
decorano l'intenso marrone delle zolle,
ricoprono, Tila, la tua tomba.
La terra avida riceve
queste stille di vita
e sul tuo corpo esangue
le riversa ad innescare
l'incessante ciclo dell'esistenza,
a perpetuare una sorta
d'immortalità...

 

 

******

 

 

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