Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

IL SANTO VOLTO DI GESU'

 

 

Premessa

 

Dopo le note polemiche attorno alla rappresentazione di quella "pièce teatrale" che sta andando in scena a Milano, avevo subito pensato ad un articolo che sottolineasse, invece, la devozione che suscita ed ha suscitato nei secoli la raffigurazione visiva, dipinta o stampata del volto di Cristo. Ed il mio pensiero è andato alla Sacra Sindone - vedere articolo correlato, già presente da anni su Cartantica - e al Telo di Manoppello che ho avuto occasione di vedere molti anni fa.
Avevo appena iniziato a scrivere il presente articolo quando ho visto che sul web "La Bussola quotidiana" - significativo ed importante quotidiano virtuale su cui scrivono insigni giornalisti - il 24 gennaio e nei giorni successivi, aveva toccato lo stesso argomento, con maggior chiarezza ed esperienza di quanto avevo cominciato a fare io. Ma non ho rinunciato, comunque, a concludere il mio articolo che forse avrà qualche sfaccettatura diversa - oppure no - che vi sottopongo.

 

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IL SACRO VELO DI MANOPPELLO

Il telo sacro di Manoppello è un velo leggero, intessuto normalmente di cm 17x24 e rappresenta un volto, tumefatto, un pò allungato, di un uomo dai lunghi capelli, con la barba. Le due guance sono dissimili, una più arrotondata dell'altra, ben più rigonfia, a causa di colpi subiti. Gli occhi guardano più intensamente da una parte e verso l'alto, tanto che si può vedere il bianco degli occhi sotto l'iride. Le pupille sono del tutto aperte, anche se irregolarmente...

 

 

La sua primaria particolarità, a parte il colore brunito del volto rappresentato, è la sua intensità dolorosa, la sua forza suggestiva, ma soprattutto il fatto che l'immagine appare identica, sia guardandolo di fronte che dal retro. Vedi sempre quegli occhi dolorosi, con le pupille aperte, che ti guardano diritti nel cuore e che ti si insinuano dentro... è il volto vivo di Cristo nel momento drammatico della passione.

Le prime notizie attorno al velo risalgono al 1640, tratte da una Relazione di un Padre cappuccino, P. Donato da Bomba, che racconta quanto segue:

"All'inizio del 1500, a Manoppello - piccolo centro abruzzese, allora sotto il Regno di Napoli - viveva un certo Giacomo Antonio Leonelli, un fisico dedito anche ad altre arti, ricco di virtù e molto religioso.
Un giorno, mentre parlava con dei compaesani presso la chiesa madre del paese, un pellegrino gli si avvicinò e, presolo in disparte, gli affidò un piccolo involto "da trattare con molta reverenza e devozione". Detto questo, sembrò sparire alla vista dell'uomo che, incuriosito, si appartò per vedere cosa ci fosse nell'involto e la sua sorpresa fu grandissima osservando quel dono arrivatogli dal cielo: su un piccolo telo leggero era impresso il Santo Volto di Cristo.
Cercò subito il pellegrino ma i suoi amici gli assicurarono di non averlo mai visto uscire dalla chiesa dopo che con lui vi era entrato. Con il suo meraviglioso fardello che, secondo lui gli era stato portato da un angelo, se ne tornò a casa accogliendo chiunque volesse vedere quella meraviglia. Poi fece aprire una finestra nel muro del suo studio con tanto di porta e chiavistello dove pose la santa immagine davanti a cui ardeva sempre una lampada e non faceva entrare nessuno nella stanza se non c'era anche lui.
Alla sua morte, però, i suoi discendenti cominciarono a litigare fra loro per dividersi il patrimonio ed uno di essi prese la santa immagine e la portò in casa sua, senza però tenerla con il dovuto rispetto e devozione.
Questi, poi, essendo finito in carcere, pregò la moglie di vendere la sacra immagine, desiderata da molti, per poter uscir di prigione ed essa la vendette nel 1618 a Donato Antonio De Fabnitiis che gliela acquistò al prezzo di 4 scudi, incamerandola nel suo patrimonio senza neanche aprirla.
A tempo debito, poi, dispiegò il velo e con grande delusione vide che esso era stato tenuto malamente e risultava spiegazzato, stracciato ai bordi, insomma non era più integro. Tuttavia il centro del telo su cui era impressa la sacra immagine, benchè un pò aggrinzito, era intatto. L'uomo pensò di aver fatto un cattivo affare e decise di restituirla richiedendo indietro i soldi, ma di lì a poco ricevette la visita del Priore dei Cappuccini, P. Clemente da Castelvecchio, a cui Donato Antonio raccontò tutta la storia, mostrandogli il telo. Il cappuccino al vedere quella raffigurazione del volto di Cristo esortò l'uomo a trattenere il telo presso di sè, trattandolo con devozione e lo aggiustò ripulendolo per bene e tagliando i contorni stracciati..
Donato Antonio fece applicare l'immagine su un telaio di legno e la rifinì adeguatamente con cornice di legno e cristalli, ma successivamente pensando che l'immagine era destinata ad altro e più santo luogo la regalò al convento dei cappuccini che la tennero con la massima devozione".

Questo ci raccontano le cronache...

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Il piccolo velo si trova all'interno della cattedrale

Le notizie intorno a telo sono poche e frammentarie, ma non possiamo dimenticare i brevi accenni che due degli Evangelisti fanno, a proposito di un telo simile, nei loro scritti:

 

Vangelo di Luca, Cap. 24

Pietro alla tomba

[12] Pietro tuttavia corse al sepolcro e chinatosi vide solo le bende. E tornò a casa pieno di stupore per l'accaduto.

 

Giovanni, Cap. 20 - 3

La tomba vuota

[1] Nel giorno dopo il sabato, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. [2] Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». [3] Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. [4] Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. [5] Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. [6] Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, [7] e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. [8] Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. [9] Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. [10] I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa.

 

 

Le ipotesi attorno al velo sono molte:

- stando ai Vangeli, anche il Volto Santo di Manoppello si potrebbe essere formato nella tomba di Gesù a Gerusalemme, durante o ad opera della Resurrezione e potrebbe essere stato consegnato alla Madonna e da lei portato poi con sè ad Efeso dove andò con l'apostolo Giovanni che l'avrebbe successivamente conservato gelosamente.
Il velo acheropita, chiamato anche "immagine di Camulia" perchè pare che là si trovasse fino al 574, venne poi portata a Costantinopoli, dove rimase sino al 705 circa.

- tale reliquia non sembra essere stata dipinta nè tessuta da mano umana e quindi è un'immagine acheropita misteriosa e miracolosa, con una identica rappresentazione su ambedue le parti

- le dimensioni del volto della Sindone e quelle del velo di Manoppello sono identiche e perfettamente sovrapponibili, la sola differenza e che il volto del Cristo sul velo ha occhi e bocca dischiusi.

- secondo alcune tesi il velo di Manoppello era stato incollato - per nasconderlo all'imperatore bizantino - sul Volto Santo della Cappella del Sancta Sanctorum. Successivamente poi esso venne rimosso, trasferito in San Pietro e successivamente a Manoppello.

Su questa reliquia sono state iniziate, non tanti anni fa, delle rilevazioni scientifiche con strumentazioni fotografiche ad alta risoluzione che non hanno però, a tuttora, rilevato particolari essenziali per risolvere l'enigma attorno al velo. Dalle indagini non emergono depositi di colore di nessun genere tra trama e ordito, nè tantomeno di stampa, considerando poi che le tecniche ad essa relative nel 1500 erano molto grossolane e non perfezionate come oggi.
Con l'aiuto dei più sofisticati computer forse si potrà dare qualche risposta più specifica ma per ora non si sono fatti passi avanti nell'identificazione del velo di Manoppello.

 

Il velo ha anche molta somiglianza con l'immagine acheropita conservata nel Sancta Sanctorum della Scala Santa, a Roma, a cui ci si trova davanti, appena terminata la pia devozione che si compie in ginocchio lungo tutti i 28 gradini che conducono sino alla sommità della Scala. Secondo la tradizione, la Scala Santa è quella percorsa dal Cristo nel Sinedrio, per arrivare dinanzi a Ponzio Pilato.
Essa, assieme ad altre importanti reliquie di Gesù (il legno della Croce, l'iscrizione in varie lingue, i chiodi e la corona di spine, che si trovano nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme) venne portata a Roma da sant'Elena, madre dell'Imperatore Costantino.

Arrivati, dunque, in cima alla Scala ci si trova davanti una finestra a vetri con grata da cui si può osservare il Sancta Sanctorum. Ma io sono stata fortunata e sono riuscita ad entrare in quel luogo speciale - oggi è possibile, accedere in gruppi limitati ad una visita diretta - realizzando anche la serie di fotografie che vedete.

Sancta Sanctorum era la definizione del luogo più inviolabile del Tempio di Salomone, dov'era custodito il tesoro ma soprattutto l'Arca dell'Alleanza con le Tavole della Legge e in cui poteva entrare solo il gran sacerdote.
Qui si tratta della Cappella privata dei Papi che prima risiedevano al Laterano, ritenuto comunque uno dei luoghi più sacri, tanto che sulla parete esterna della cappella è stata impressa a lettere dorate la frase: "NON EST IN TOTO SANCTIOR ORBE LOCUS", ovvero "non esiste al mondo luogo più santo".

 


La cappella, dedicata a San Lorenzo e realizzata nel 1278 per volere di papa Niccolò III, custodisce varie reliquie tra cui la più importante è l'immagine acheropita di Gesù, tradizionalmente attribuita a San Luca, una tempera su legno con rivestimento in argento. Purtroppo la figura non appare intera, se ne vede solo il volto ma si presume rappresentasse il Cristo in trono.
Anche su questa icona fioriscono tante leggende che la vogliono poi trasferita in Vaticano col nome di "veronica".


L'immagine veniva portata in processione per le vie di Roma ma per non portarle nocumento venne ricoperta da una lamina d’oro sbalzato con varie aperture per permettere di visionarne il volto, le mani, i piedi ed il costato. Tali sportelli venivano aperti durante la Quaresima per adorare le Cinque Piaghe della Passione. Purtroppo l'usura del tempo portò grandi nocumenti all'immagine del volto che venne poi sostituita con una copia.


Sempre nel Sancta Sanctorum, esiste un mosaico, che deriva dall'immagine acheropita là conservata e che risale al 1280, ricco di intensità e di sovranità.

 


La definizione "acheropita" significa "non realizzato da mano umana" e viene generalmente usata per definire le immagini sacre o reliquie che sarebbero comparse per intervento soprannaturale, come la Sacra Sindone o il Mandylion, telo venerato dai cristiani d'Oriente sul quale si vedeva il volto di Cristo.

Secondo un'antica leggenda questo ritratto di Cristo, il Mandylion - chiamato anche "immagine di Edessa" - era apparso dopo che Gesù si era asciugato il volto su un telo ripiegato in otto parti, telo che era stato poi consegnato al re Abgar di Edessa, ammalato, che una volta sanato dall'immagine la venerò devotamente e la fece applicare su una tavola. Alcune fonti illustrano alcuni miracoli derivanti appunto dalla presenza ad Edessa di quella sacra immagine che, scomparsa, venne poi ritrovata attorno al 525. Probabilmente anni prima era stata custodita ad Antiochia. La sacra reliquia venne poi portata a Costantinopoli, dapprima collocata nella chiesa della Vergine di Pharos, poi ancora trasferita a Blacherne e infine dispersa con la Quarta Crociata che mise a ferro e a fuoco Costantinopoli (1200 ca.).


Altri studiosi, tra cui Markwardt, che si rifà agli scritti di Giovanni Damasceno che parlava di una immagine non quadrata ma oblunga, ritengono invece che il Mandylion non sia altro che la Sindone.
Il giornalista Ian Wilson, invece, ha ipotizzato che esso sia la Sindone di Torino, sottolineando la tesi dell'origine miracolosa per ambedue i teli, avvenuta per contatto col volto e corpo di Cristo e spiegando che si riteneva che il Mandylion fosse poco più grande di un fazzoletto per il fatto che il telo sindonico era ripiegato più volte su se stesso ed inserito poi in un reliquiario che faceva vedere solo la parte relativa al viso dell'uomo crocifisso.
Secondo lui, alcuni scritti del 944 che parlano del sacro telo potrebbero benissimo riferirsi anche alla Sindone - che il crociato Roberto di Clary riferisce di aver visto a Costantinopoli durante la Quarta Crociata, specificando che vi si vedeva la figura intera di Gesù - portata poi in Europa da un crociato.

Alcune immagini antiche del Mandylion, in effetti, fanno vedere il reperto religioso attraverso un reliquiario ma rimane un interrogativo: l'uomo della Sindone ha gli occhi chiusi, quello dell'immagine del volto santo li ha aperti e lo stesso cronista crociato riferisce, inoltre, che in un altro luogo della stessa città, in un vaso d'oro, era conservato il Mandylion.

 

 

Altra curiosità sulle immagini del volto di Cristo è rappresentata dal “Sacro Volto” di Genova e dal "Velo della Veronica".

Il primo, conservato nella chiesa di san Bartolomeo degli Armeni, verso la fine del XIV secolo venne donato dall'imperatore bizantino Giovanni V Paleologo al capitano genovese Leonardo Montaldo e portato a Genova. Per lungo tempo venne ritenuto un possibile Mandylion, ma ciò non può essere vero soprattutto perchè è sicuramente d'epoca più tardiva e, mentre l'originale era impresso sulla stoffa, questo è su tavoletta di legno con tela applicata sopra. Eppoi i rilievi radiografici fanno intravvedere sotto un'immagine precedente. L'immagine è formata da tre distinte parti: l'incassatura della cornice esterna, il rivestimento d’argento dorato e la tavola di legno. Probabilmente venne denominata Mandylion solo perchè era venuta a contatto con il telo originale.
Questi elementi visibili e le analisi scientifiche portano a credere che tale immagine provenga da un antico trittico, di cui sembra che nel monastero di S.ta Caterina del Sinai, in Egitto, si conservino due ante, dipinte attorno al 945, che nelle misure ed altri particolari corrispondono alla raffigurazione di Genova. Presso il Monastero è conservato un encausto in legno del Cristo Pantocrator, icona del VI sec..

Del "velo della Veronica" su cui era impresso il volto di Cristo si ha notizie addirittura da Dante nella divina Commedia (Paradiso, XXXI, 103-108)

"Qual è colui che forse di Croazia
viene a veder la Veronica nostra,
che per l’antica fame non sen sazia,
ma dice nel pensier, fin che si mostra:
’Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace,
or fu sì fatta la sembianza vostra?"

 

reiterando poi nella Vita Nova, XL, 1:

"In quel tempo che molta gente va
a vedere quell’immagine benedetta,
la quale Jesù Cristo
lasciò a noi per esempio
de la sua bellissima figura...

ma se ne conoscono varie versioni, di cui due conservate in Vaticano, una in San Pietro, che da Kamulia fu portata a Costantinopoli nel 574 e successivamente a Roma nel 707, conservata dapprima in Laterano nella cappella dei papi eppoi nel 1292 portata in s. Pietro e definita " veronica", cioè vera icona e l'altra nella Cappella Matilde, mentre una copia della prima è custodita in un Monastero di Tagliacozzo (Aq).
Ce ne sarebbero poi altre, non copie di quella citata prima, ma originali, una a Vienna e due in Spagna.

 

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Qui si conclude, almeno per il momento, questa mia piccola frammentaria indagine sul Volto di Cristo, ma restano ancora tanti interrogativi, tante domande insolute non solo per la mia inesperienza in questo campo ma proprio perchè il Volto Santo di Gesù è il condensato di un amore divino ben al di sopra di quello umano e soprattutto al di sopra della nostra concezione dell'amore.

Contempliamo, ogni tanto, un'immagine del viso di Gesù, mettiamoci di fronte a lui con le nostre povertà spirituali, preghiamolo di trasfonderci un pò della sua indulgenza e del suo amore infinito per noi, andiamo in fondo alla sua sofferenza ed entreremo nel suo mistero, vedremo non solo il suo volto distorto dal dolore dell'uomo crocifisso ma il volto glorioso del figlio prediletto, del Risorto.

 

 

 

 

Biografia

http://www.diocesi.genova.it/museodiocesano/mandylion.php

http://www.voltosanto.it/Italiano/dettagliostudi.php?x1=2

http://it.wikipedia.org/wiki/Mandylion

http://it.wikipedia.org/wiki/Velo_della_Veronica

http://www.astori.it/media/astori/documenti/_Il_Volto_dei_Volti__mod.__Il_Volto_dei_Volti__mod..pdf

 

- Studio sulla Sacra Sindone

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