Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

PARLIAMO DI... CALENDARIETTI

 

 

E' ipotizzabile che il calendarietto sia una semplificazione dei lunari contadini dell'Ottocento, a loro volta derivati dagli almanacchi murali, calendari popolari che per consuetudine venivano appesi nelle case rurali e nelle stalle, utilizzati nella civiltà contadina poichè caratterizzati da notizie riguardanti l'agricoltura, i segni zodiacali, le previsioni metereologiche, ecc.

L'origine degli almanacchi deriva presumibilmente dalla parola araba "al-manakh" (numero, computo), con riferimento alle lunazioni e comunque all'astronomia e astrologia.

Dapprima perpetui, illustrati con immagini in bianco e nero, in xilografia (XV secolo), successivamente con lo sviluppo della stampa divennero annuali e si diffusero in due diverse forme: il calendarietto-libretto tascabile e quella del foglio murale.

Prendiamo in esame i calendarietti tascabili che sono quelli più reperibili, nati come veicolo pubblicitario soprattutto di profumi, cosmetici e saponi, regalati nei negozi dei barbieri da uomo e signora e nelle profumerie.
In campo maschile, non esistevano ancora, difatti, rasoi e lamette di sicurezza e oltretutto la moda corrente era legata a personaggi con baffi e barba fluenti, quindi l'unico modo di tenerli in ordine e di farsi la barba era quello di frequentare il barbiere.
Il "salone" diventava, quindi, in vero e proprio luogo di contatto sociale in cui si stringevano rapporti ed affari, si scambiavano chiacchiere e confidenze ed i gestori erano quindi particolarmente interessati a conservarsi la clientela a cui, a fine anno, regalavano questi piccoli libretti - con la propria pubblicità - da conservare nel portafoglio.
La loro utilità pratica era legata all'opportunità di avere sempre sottomano un calendario che consentisse di sapere subito quali fossero i giorni festivi e quelli lavorativi, in una società ormai sempre più attiva nei commerci.
Essendo per la maggior parte destinati ad un pubblico maschile, una presenza costante è quella delle "donnine", dapprima come fatto esclusivamente decorativo e successivamente anche erotico.
Interessante fatto di costume, quindi, da cui si può documentare storia, usi e costumi, non ultima la moda femminile.

Le principali ditte del settore che utilizzarono i calendarietti sono la Migone, la Bertelli, i Cella e la profumeria Sirio, moltissime poi quelle del settore dolciario ed infine un gran numero di "saloni" realizzavano in proprio calendarietti ad hoc per i loro clienti.
Un caso particolare quello della Bemporad e Figlio di Firenze che ovviamente non producevano profumi.

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Le tematiche trattate dai calendarietti sono state innumerevoli, ma si possono dividere soprattutto in due grandi categorie:

la prima, quella dedicata al fascino femminile,

la seconda, invece, dedicata a fatti, avvenimenti o interessi legati al momento storico, come la deposizione della salma del Milite Ignoto sull'Altare della Patria

o le nozze del Principe Umberto di Savoia con Maria Josè...

... oppure illustravano le opere più in voga in quel periodo

e la vita ed i successi dei loro compositori...

Oppure erano dedicati ai divi del Cinema

 

 

o a quelli dello sport, tra cui predominante era il Calcio...

 

Altri invece si riferivano a guerre o a imprese coloniali,

 

alle nuove scoperte, come la radio, l'automobile, ecc.

Il calendarietto classico è quello a forma di libriccino, dalle 16 alle 20 pagine e i più ricercati sono quelli che hanno una forma non regolare, ma scontornata, quelli con motivi a rilievo in copertina o fondi oro.
Molto bella e copiosa la produzione della Francia.

L'altro grande settore è quello dei calendarietti a fisarmonica, composti cioè da una copertina da cui scaturiscono in sequenza e si distendono le pagine ricche di immagini.
Un settore a parte è quello riguardante i calendarietti semestrali, cioè composti da un foglietto ripiegato contenente all'interno i due semestri del calendario, meno apprezzati dai collezionisti.
Piuttosto consistente anche la realizzazione di cartoline-calendario, quest'ultimo applicato sul davanti, mentre sul retro c'era lo spazio per il francobollo, l'indirizzo, ecc.

Anche se generalmente le figurazioni dei calendarietti vennero affidate ad artisti non di primo piano, che realizzavano rappresentazioni di tipo "naif", facilmente "leggibili", molti furono i grandi illustratori raffinati e prolifici, che si impegnarono nella realizzazione di questi piccoli oggetti.
Ovviamente sono questi i calendarietti più ricercati dai collezionisti, specialmente quelli rappresentativi dell'art Dèco e del Liberty, con fondi dorati o argentati, volute, motivi floreali e molto decorati o quelli in stile "novecento".
Tra i nomi illustri, sono da citare, Rubino, Depero, Della Valle, Brunelleschi.

Interessanti sono i calendarietti dedicati ad avvenimenti bellici, ispirati alle imprese coloniali e più tardi al conflitto italo-turco conclusosi con la conquista della Libia e del Dodecanneso, illustrati con immagini di soldati, bandiere, divise, immagini sempre molto estetiche e non realistiche che davano a chi li sfogliava un'immagine edulcorata della guerra.
Anche quelli politici hanno una loro particolare vitalità, a cominciare da quelli utilizzati dal partito socialista, con risultati stilistici notevoli, fino a quelli della propaganda fascista.
All'inizio questo tipo di propaganda, più che sull'immagine faceva leva sui simboli e sulle raffigurazioni di tipo ideale, su figure come quella del vate D'Annunzio, il poeta-combattente che incitava gli italiani a far valere quei diritti che gli alleati e il trattato di Versailles avevano calpestato, sui grandi uomini quali Leonardo da Vinci, Ettore Fieramosca e altri condottieri rappresentativi dell'eroismo italico.

Lo stile degli illustratori va da immagini retoriche e pompose a figure che hanno chiari legami col Déco e con il razionalismo tedesco, arrivando poi verso gli anni 35 ad una propaganda più diretta ed esplicita, con serie di calendarietti dedicati agli usi e costumi del mondo africano conquistato, agli imperatori romani, dominatori del mondo e predecessori dei conquistatori contemporanei.
Si sottolinea, inoltre, insieme ad altri miti, anche quello della "maschia virilità", in cui il militante fascista si riconosce e che dà modo agli illustratori di far comparire nelle loro figurazioni soggetti femminili più o meno vestiti, donnine moderne e leggiadre che con le loro fattezze distolgono dalla realtà di una nuova guerra da combattere.
Mentre l'Italia riprecipita nel buio, il fascismo ormai con le ore contate, non può far altro che continuare a propagandare i suoi slogan e i suoi simboli, così anche nei calendarietti tipicamente militaristi in cui sono prevalenti immagini di soldati e motti come "Vincere".

La consuetudine di regalare calendarietti restò ancora viva negli anni successivi e, pur non producendosi più pezzi di valore sia grafico che di contenuto, si possono reputare interessanti e gradevoli quelli degli anni 50 e 60, dedicati al cinema e alle giovani donne un pò osé, ancora di buona fattura.
Notevole interesse suscitarono poi, per i patiti del settore, quelli dedicati al calcio.

 

COME CATALOGARLI

Molti collezionisti seguono il concetto cronologico, cioè si sforzano di avere un calendarietto per ogni anno che sia significativo, altri invece privilegiano le tematiche: le donne - gli avvenimenti sportivi - gli spettacoli - la tematica politica. Una tendenza che meriterebbe di essere seguita, sarebbe quella di affiancare, tenendo conto dei cento anni di vita del calendarietto, accanto ad un esempio valido graficamente, anche quello - nello stesso anno - più popolare o corrente.
La difficoltà di conservarli e nel contempo di "vederli" al meglio, porta il collezionista a tenerli entro bustine di plastica trasparente oppure, nel caso di calendarietti tenuti insieme dal cordoncino di seta, le pagine possono essere sfilate e sistemate in album dalle taschine di plastica; in quest'ultimo modo si possono ammirare tutte le immagini ma in qualche modo si perde il valore dell'oggetto.
Si deve, tuttavia, considerare che, di tanto in tanto - come tutte le cose di carta - essi andrebbero tenuti all'aria.

Bibliografia: Collezionismo Italiano - Compagnia Gen. Editoriale - I volume, 1979

 

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