Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

PARLIAMO DI ETICHETTE

 

 

ETICHETTE VARIE

 

 

Il mondo delle Etichette è davvero etereogeneo e spazia per ogni dove, rappresentando e pubblicizzando ogni cosa: prodotti alimentari di ogni genere, compresa la frutta e gli agrumi, gli zuccheri, il caffè, i biscotti, le bibite e le bevande varie, specialmente i vini, i liquori, per passare poi a prodotti dei più svariati generi: i tessili, i tabacchi, i profumi, i pennini, i fiammiferi, le lamette e chi più ne ha più ne metta.

Così pure le forme e la composizione di queste etichette sono davvero diverse ed incredibili, come quelle realizzate per incartare le arance, ornate di pizzi e merletti di carta pregiata, con al centro piccole cromolitografie ancora ornate con filini argentati.

Anche per quanto riguarda la grafica bisogna spendere due parole: molti dei più grandi illustratori degli anni 20-40, si sono cimentati in campo pubblicitario, realizzando etichette "preziose" relative ai più svariati prodotti, che oggi sono ricercatissime dai collezionisti.

L'immensa quantità di etichette prodotte costituisce un campionario vastissimo ed impossibile ad essere visualizzato ed elencato più approfonditamente, per cui in questa sede diamo solo un piccolo "assaggio" per stimolare la curiosità e la ricerca.

 

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ETICHETTE DI VINI

 

Si può dire che la storia delle etichette dei vini vada di pari passo con la storia dell'uomo. Difatti, si è riscontrato l'uso - già da tempi antichissimi - di" etichettare" i vini nelle anfore, specificando non solo il contenuto, ma anche il nome del proprietario della vigna o del commerciante, insomma un "identikit" del liquido imbottigliato anche più dettagliato di quanto non sia nei tempi moderni; rara, invece, la precisazione dell'annata. L'uso delle giare o anfore in terracotta si protrasse sino al 1670 ca, poiché in seguito vennero utilizzati contenitori in vetro, usati quindi anche per altre bevande o liquidi, il chè rendeva necessaria un'etichetta che riportasse le caratteristiche principali della bevanda imbottigliata.
La scoperta del metodo di fermentazione "champenois" da parte di Dom Perignon, che consentì allo Champagne e al suo indivisibile contenitore, di dominare il mondo dei vini, liquori ed affini, facendo nascere, contemporaneamente, anche l'etichettatura con l'indicazione dell'annata, della provenienza e della qualità, decretò il "boom" del vino in bottiglia. L'utilizzo della stampa a torchio contribuì, ovviamente, alla diffusione delle etichette nei Paesi produttori di vino, dapprima soprattutto in Francia e in Germania e successivamente in Italia. Quelle nazionali più antiche sono dei produttori piemontesi, fornitori di Casa Savoia e quelle dei siciliani produttori del Marsala, divenuto ben presto un valido concorrente del Porto, prediletto dagli inglesi.

Le etichette italiane ottocentesche, sia di vini che di liquori, sono spesso curiose poiché in esse veniva dato poco spazio alle caratteristiche organolettiche del vino; veniva, invece, privilegiato il disegno, dai vivaci colori e dagli intenti simbolici. Successivamente, esse si ispirarono a tutte le tematiche possibili: moda - costume - eventi bellici, sportivi, politici - personaggi della storia, gastronomia, ecc e quindi moltissime sono le tematiche da seguire in un'eventuale collezione, tenendo presente che però ci si può ispirare ad uno specifico vino, ad una singola regione di produzione, a una casa vinicola e così via.
Molte, inoltre, le etichette "inventate" da piccoli produttori che, ovviamente, sfuggono a qualsiasi tentativo di catalogazione.

In questa tematica possono rientrare anche le etichette dei liquori, vermouth, aperitivi, ecc., anch'esse di grafica eccellente per quanto riguarda i pezzi più antichi, alcune di grandi illustratori.

 

 

 

Come conservarle

Se si tratta di etichette usate, quindi provenienti da bottiglie, il problema maggiore è quello di staccarle in modo corretto: il sistema migliore è quello di immergere
nell'acqua la bottiglia e attendere che l'etichetta si stacchi. Poi andrà poggiata dalla parte esterna su una carta assorbente fino a completa asciugatura. Si possono conservare in taschine di plastica trasparente o nei soliti album per fotografie di cui in commercio c'è un'ampia scelta di misure. Si sconsiglia, comunque, di attaccarle su cartoncini o albums.



- Per altre notizie sulle etichette dei vini a tematica religiosa, vedere l'articolo di Giancarlo Gualtieri in Collaborazioni:

- L'immagine sacra nel collezionismo minore

e in Di tutto un pò, Mostre al Machiavelli's Club:

- Mostra sul vino e la Birra - Dal Barolo alla Moretti... una mostra fatta di etichette

 

Bibliografia: COLLEZIONISMO ITALIANO - VOLUME IV - Compagnia Gen. Editoriale - 1980

 

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ETICHETTE DA VALIGIA

Le etichette da valigia nacquero verso la fine dell'Ottocento quando, grazie ai nuovi mezzi di trasporto, diventò più agevole effettuare viaggi in tutto il mondo.
Esse da sole, raccontavano di trasferimenti verso luoghi più o meno esotici non a tutti accessibili e comunque costosi, in cui per lo più si ritrovavano personaggi famosi e tutti i principali esponenti della nobiltà e dell'alta borghesia, finanzieri e magnati, avventurieri, divi del cinema, ecc. che facevano tappa nei migliori alberghi, interdetti alle classi medie o meno abbienti.

Le etichette, dunque, erano sinonimo di lusso e di distinzione, uno status symbol da mostrare, con vanità sulle valigie. Generalmente esse vi erano applicate dai facchini quando i bagagli venivano ritirati dalle stazioni e dagli aeroporti. Essendo però poi diventata un'abitudine inveterata quella di attaccare le etichette sulle valigie, per evitare che se ne rovinasse il costoso cuoio con l'utilizzo smodato di colla, si ricoprirono i bagagli di una pesante tela che li preservava da ogni danno.

Agli inizi del 900 la distribuzione fu incoraggiata anche dagli enti nazionali del turismo poichè, alla fine, l'etichetta era una specie di dépliant illustrativo delle bellezze turistiche o di un albergo.
Infatti, molte di esse rappresentavano il monumento più importante della Città, legato spesso alle tradizioni e alle caratteristiche dei luoghi: il Colosseo per Roma, la Lanterna per Genova, Palazzo della Signoria per Firenze, mulini a vento, qualche volta la struttura architettonica dell'albergo e così via...

Per gli albergatori esse erano un eccezionale veicolo di pubblicità che, attraverso il flusso della clientela, diffondevano la loro immagine nel mondo, raggiungendo quindi anche piccolissimi e sconosciuti luoghi che, però, potevano essere nuovi bacini di utenza.

Le più pregiate, frutto di una grafica accurata e significativa, disegnate dai più valenti illustratori dell'epoca, vennero stampate tra gli anni 1019-1925, con colori vivaci, mentre successivamente la produzione tenderà a privilegiare (come dimensione) il nome del'albergo e della località a scapito dell'immagine che negli esemplari più antichi è invece curata e più fantasiosa.
La più grande stamperia del settore fu la Cromolitografia Richter di Napoli.

L'uso delle etichette da valigia venne abbandonato dopo gli anni 50 - resistendo ancora un pò nell'America Latina e in Spagna - a seguito degli sviluppi tecnologici e del boom economico che rese sempre più abbordabile i viaggi in tutto il globo, diventando oggi come oggi, un fenomeno di massa.
Senza contare che oggi vanno per la maggiore... le valigie firmate!

Rimangono, comunque, testimoni di un'epoca non troppo lontana nel tempo e di luoghi conosciuti ma ormai differenti da quelli odierni.

 

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ETICHETTE PROFUMATE

 

Un altro settore del "cartaceo" interessante è quello riguardante le etichette da profumeria: bei disegni, bei colori, nomi musicali e carichi di suggestione, donnine eleganti e leziose...
Insomma, un mondo piccolo ma prezioso, popolato di silhouettes eleganti e di fiori, creato anche da illustri disegnatori dell'epoca per reclamizzare saponi, acque da toletta, talchi, ciprie e profumi.

Sin dagli inizi del secolo, le fabbriche produttrici di prodotti di bellezza e profumi, realizzarono carte di questo genere sia da applicare su singole confezioni, saponie ciprie in particolare, che sulle scatole che potevano contenere più pezzi (varie saponette, sapone e profumo coordinato, ecc.).
La ditta Kamp & Co. di Offenbach realizzava una vasta gamma di etichette con motivi Liberty e Déco che personalizzava poi per le singole ditte.

In esse viene soprattutto evidenziato il fiore corrispettivo alla profumazione del prodotto che si andava a pubblicizzare: la Violetta per il famoso Profumo di Parma, la rosa, il mughetto, il gelsomino o essenze esotiche ed altri fiori che poi col passare del tempo e delle mode verranno dimenticati, quali la reseda e l'eliotropio.

Forse non tutti sanno che la creazione dei profumi è avvenuta proprio in Italia ad opera di alcuni monaci e la loro "esportazione" fu attuata da Caterina de' Medici, figlia del Magnifico, che diventata regina di Francia, ne diffuse l'uso presso la sua nuova Corte.
Anche la famosa Acqua di Colonia venne "inventata" da un italiano nel 1600. Verso la fine del 1700, a Milano nacque la famosa ditta Migone e successivamente le altre quali Borsari, Bertelli, Vidal, Bortolotti, Paglieri, ecc.

Molte di queste ditte pubblicizzarono i loro prodotti anche attraverso i calendarietti profumati - vedi in home Page la sezione Calendarietti per notizie relative a tali oggetti - sempre eleganti, dotati di immagine raffinate e molto ricercati dai collezionisti.

 


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ETICHETTE DEI FIAMMIFERI

 

Anche per la storia dei fiammiferi, si può dire che essa sia cominciata con la storia dell'uomo, il quale, appena scoperto il fuoco, tentò in tutti i modi di trovare un sistema per accenderlo più agevolmente: dapprima sfregando insieme i primi rudimentali mezzi, successivamente sfregando la pietra focaia, nel Medio Evo con l'acciarino e finalmente, quando vennero scoperte le sostanze incendiarie, con i fiammiferi.

Nel 1827, infatti, John Walker mise in commercio l'ultimo ritrovato, confezionato in scatole con la carta vetrata per permettere l'accensione dei fiammiferi. La sua idea venne sfruttata su scala industriale e perfezionata definitivamente nel 1850 per merito di uno svedese, che produsse quelli che poi verranno chiamati "svedesi". La produzione dei fiammiferi diventerà poi esclusività dei vari Monopoli di Stato.

I fiammiferi venivano venduti in scatole di varie dimensioni su cui venivano applicate delle etichette dalle immagini e dai colori accattivanti e dunque ci si pose il problema di rendere tali confezioni graficamente sempre più accettabili.
In Italia vennero usate etichette con figure caricaturali, con maschere, con immagini di uomini illustri e donnine, monumenti, personaggi di Casa Savoia e paesaggi..

Successivamente nacquero delle confezioni ancora più commerciabili, in cui non si utilizzavano più le scatoline ma del cartoncino ripiegato contenente all'interno una quantità relativa di fiammiferi, da noi chiamati Minerva.
Il cartoncino diverrà subito oggetto di una massiccia pubblicità da parte di ditte produttrici di numerosissimi prodotti e durante la seconda guerra mondiale, le due piccole facciate saranno utilizzate per fini propagandistici.

 

Bibliografia: COLLEZIONISMO ITALIANO - Volume III - compagnia Gen. Editoriale 1979

 

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BUSTINE PER LAMETTE

Possiamo far rientrare in questa sede anche le Bustine delle Lamette, in quanto il collezionista cartaceo di esse apprezza non tanto la lama d'acciaio, quanto la confezione che la contiene, usualmente molto colorata e graficamente valida e d'impatto. Si parla sempre di materiale ormai d'epoca, con immagini relative ad argomenti sportivi, politici e storici che vanno dagli anni 20 agli anni 50.

La prima lametta vide la luce negli Stati uniti nel 1903, insieme al primo rasoio di sicurezza, ideata da King Campbell Gillette che la mise in vendita - a singoli pezzi - con la sua immagine stampata sull'involucro (Gillette blade), creando nel contempo la "Safety Razor Co., con sede in Boston. La confezione di lamette e rasoio con 12 lamette, contenuta in un astuccio venne messa in vendita nelle ferramenta e nelle farmacie. Dal 1932 in poi le lamette verranno distribuite in confezioni da 5 o 10 pezzi.

L'inizio non fu molto positivo ma, grazie ad una campagna pubblicitaria, l'uso delle lamette si diffuse a macchia d'olio, suscitando l'interesse dei produttori di acciaio di altri Paesi che crearono confezioni da 5 o 10 pezzi dai nomi esotici ed accattivanti. Anche alcuni fabbricanti di sigarette ne sponsorizzeranno la produzione (Morris, Camel, ecc.), come pure alcune ditte produttrici di Saponi da Barba o cosmetici (Palmolive, Gibbs).

In Italia la prima lametta prodotta sembra essere stata quella denominata "Luna" che non ebbe però un gran successo, subito soppiantata dalla ricercata "Croce di Malta" che anch'essa sparì quasi subito dal mercato, soppiantata dalla "Italia" e dalla "Sport". Grande diffusione ebbero le Lame Bolzano e le Tre Teste.

Attorno agli anni 20 i fabbricanti italiani si interessarono, oltrechè alla realizzazione di un ottimo prodotto anche e soprattutto alla ideazione di un incarto variopinto e ben disegnato, che colpisse la fantasia del potenziale acquirente.

Le illustrazioni delle bustine spaziarono in tutti i campi, toccando ogni argomento: alcune si ispirarono allo charme femminile (Cleopatra - Garbo - Juanita) altre agli idoli del calcio o del ciclismo - come Coppi e Bartali), altre si riferivano al mondo animale ( Puma - Colibrì - Sparviero - Toro) o a quello floreale (Edelweiss, Palma - Giglio), altre ancora alle città o ai monumenti (Colosseo - Etnea - Bologna), agli uomini illustri (Dante - cicerone - Nerone) e ad ogni altro genere di prodotto che poteva essere pubblicizzato (Riccadonna - Banfi).

Numerose anche quelle prodotte durante il Ventennio che, ovviamente, inneggiavano ad eroiche imprese aviatorie (Armata Azzurra - Stormo) o evocavano, con nomi esotici le conquiste territoriali (Sahariana gold - Palma - Oasis - Adua - Africa Orientale - Etiopia - Faccetta nera), che esaltavano l'amor patrio e la bandiera (Italianissima - Lama Regale, Lama Italia) o comunque si ispiravano ai dettami correnti (Super Vir - Impero - Lama Balilla - Ardita - Littoria, ecc).

 

 

 

COME CONSERVARLE

La catalogazione potrà avvenire sistemando le bustine, chiuse e con la lame ancora inserita, negli appositi fogli a taschine in plastica, raggruppati in contenitori ad hoc, oppure collezionando solo le bustine senza lama che si potranno conservare aperte ed eventualmente applicandole su fogli di cartoncino.

Per maggiori e più approfondite informazioni si consiglia di consultare le varie pubblicazioni sull'argomento redatte dal maggior collezionista italiano, sig. Alfonso Tozzi che, tra l'altro è autore di un preziosissimo Catalogo delle lamette italiane - Roma,1990.

Bibliografia: COLLEZIONISMO ITALIANO - Volume 4 - Compagnia Gen. Editoriale - 1980

 

 

Per altre notizie sull'argomento vedere l'articolo di Giancarlo Gualtieri in Collaborazioni

- L'Immagine sacra nel collezionismo minore 1) - Etichette di vini, liquori, ecc - Incarti di agrumi - Pacchetti di sigarette ed affini

 

 

Per altri articolii sul Collezionismo Cartaceo:

 

- Parliamo di Calendarietti

- Parliamo di Chiudilettera (o Erinnofili o vignette)

- Parliamo di Figurine (Storia delle figurine - Figurine Liebig - Figurine Lavazza - Figurine di sigarette e di the -
Figurine italiane


- Parliamo di Letterine di Natale

 

- Parliamo di Quaderni

- Parliamo di Segnalibri

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