Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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SAN GIUDA TADDEO - UNA STELLA DEL FIRMAMENTO

Fig. 1 - Luca da Leida - Calcografia

Ecco apparire la prima figura contenente una eccezionale incisione in calcografia di Lucas van Leyden, italianizzato in Luca da Leida, pseudonimo di Lucas Hugenszoon, vissuto tra il 1494 e il 1533, famoso e brillante artista olandese rinascimentale, abile pittore ed incisore su legno e su rame.
Formatosi alla scuola del padre, era già attivo all’età di 14 anni, ispirato da tematiche religiose, ma anche mitologiche e della vita di tutti i giorni.
Nell’opera qui presentata è apprezzabile la complessità, il dettaglio e l’accuratezza conseguibili con la tecnica dell’acquaforte su rame, molto più duttile nei risultati rispetto alla xilografia cinquecentesca.
L’incisione appartiene ad una serie di immagini di Cristo e i dodici apostoli, ideata e realizzata da Luca nel 1510, quindi all’età di 16 anni, in calcografia a bulino, stampata su carta vergellata (lavorata con la vergella metallica), non filigranata.
La preziosa immaginetta (cm 12 x 7.5) fa parte della ricca raccolta di immagini sacre del collezionista, socio dell’AICIS, Ennio Belotti di Lovere (BS). La lettera L riconoscibile a destra sullo sfondo contraddistingue, quale firma autografa, le opere dell’incisore.

L’originalità della rappresentazione dell’apostolo san Giuda Taddeo, fratello di Giacomo il minore, si impone, suscitando piacevoli sorprese: nella posizione del personaggio, che campeggia in una visuale laterale nello spazio vuoto, in atteggiamento dinamico e deciso, come ad esprimere impegno intenso (chioma scomposta, panneggio pittoricamente agitato); nello strumento che il santo tiene in mano, una grossa squadra ad angolo retto, che suggerisce la sua attività lavorativa ed il suo speciale patronato, quello dei tagliatori di marmo e di legno (cfr. anche figura 2); nella precisione tipicamente rinascimentale della esecuzione delle parti esposte del corpo umano, piedi nudi, gambe, mani, che ci trasmette un uomo, in età non giovanile, ma uomo del suo tempo, il tempo di Gesù, anche un uomo del ‘500, tempo dell’autore, ed infine un uomo di oggi, attivo ed universale nei profondi sentimenti, a significare forse il suo ulteriore patronato, quello delle persone bisognose di un aiuto speciale, che sono di ogni epoca; infine stupisce ancora nella ampia doppia raggiera di luce, non più un’aureola, ma un riflettore-diffusore sulle doti umane e spirituali del personaggio.

Fig. 2 - Giuda Taddeo (1620) di Anthony Van Dyke (1599-1641)

Secondo fonti canoniche ed apocrife, Giuda, come fratello di Giacomo il Minore, capo della chiesa gerosolimitana, (egli stesso autore di un vangelo apocrifo), sarebbe stato parente stretto di Gesù, forse cugino, ma detto anche “fratello del Signore”. Infatti il loro padre, Cleofa, è riportato come fratello di san Giuseppe, mentre la madre, Maria (moglie) di Cleofa, cugina della Madonna, fu una delle “tre Marie” del Calvario. Secondo altra fonte il padre di Giuda Taddeo sarebbe Alfeo, padre anche di Simone. San Giuda sarebbe anche lo sposo delle nozze di Cana, occasione e teatro del primo miracolo di Gesù.
Il riferimento onomastico, in ebraico “lode”, è al Vecchio Testamento e richiama il quarto figlio di Giacobbe e della moglie Lia, ma anche  una delle 12 tribù di Israele, nella terra della quale, a Betlemme, sarebbe nato il Messia.
L’attributo Taddeo, che lo distingue dal discepolo traditore, l’Iscariota, si interpreta come “dal petto largo”, ovvero “magnanimo”.

Nell’ultima cena (Gv. 14, 21-24) egli ebbe un dialogo con Gesù, l’unico riportato dai vangeli, in merito al quale Gesù rispose con l’enfatizzazione dell’amore: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio l’amerà, e verremo a Lui, e faremo una cosa sola”.

E’ considerato anche l’autore dell’ ultima delle sette lettere cattoliche del Nuovo Testamento, nella quale il santo si scaglia contro i fomentatori di discordie, spinti, a suo dire, da appetiti, interessi e superbia, lettera giudicata dalla Chiesa "piena della forza e della grazia del cielo".

Nel VI secolo la memoria di san Giuda Taddeo fu posta al 28 ottobre, insieme a quella di Simone, suo compagno di evangelizzazioni e di patronati. I due apostoli, in Persia e a Babilonia, in tredici anni di viaggi convertirono e battezzarono una moltitudine di persone, combattendo anche le eresie dei sacerdoti idolatri.

Fig. 3 - Immaginetta

Alla fine, l’ira e la reazione violenta degli idolatri fomentò e rivolse una massa di turbolenti accaniti contro di loro, che subirono il martirio per lapidazione, secondo altre fonti con un bastone (figure 3, 7, 9 e 10) o anche per decapitazione con la spada o l’ascia (figura 5). Questo avvenimento risalirebbe al 70 dopo Cristo, 36 anni dopo l’Ascensione di Gesù.

Fig. 4 - Pietro Paolo Rubens - Immagine di Giuda Taddeo (Sec. XVII)

Fig. 5 - Immaginetta

Fig. 6 - Statua di san Giuda Taddeo
nella Basilica di san Giovanni in Laterano

Di lui Luca da Leida ci comunica con la sua arte una forte e affascinante figura che non si dimentica facilmente. Sono in questa sede appropriate le parole del profeta Daniele (12,3):
 “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.”

Alcune differenti interpretazioni iconografiche del personaggio nelle opere pittoriche di artisti famosi (figure 2 e 4), nella statua (figura 6) e nei santini (figure 3, 5 e 7), qui selezionati, offrono testimonianza dell’importanza del santo e dell’interesse a lui indirizzato in epoche passate e anche attualmente.

L'imponente statua in marmo, collocata nella Basilica di san Giovanni in Laterano a Roma, è opera di Lorenzo Ottoni (1648-1736).

La fiamma dello Spirito Santo, rappresentata sul suo capo nel dipinto collocato nella chiesa dei ss. Vincenzo e Anastasio, in piazza di Trevi, a Roma, simbolicamente ricorda l’opera di apostolato ed evangelizzazione iniziata e condotta dal santo  dopo la discesa dello Spirito Santo, la Pentecoste.


In altre raffigurazioni san Giuda esibisce una icona con l’immagine del volto di Gesù, in alternativa una piccola medaglia appesa ad un collare, quasi a voler suggerire ed enfatizzare la somiglianza. (figure 3 e 7).

Fig. 7 - Immaginetta

Fig. 8 - Mosaico, Chiesa di San Giuda, Roma

Fig. 9 - Statua
Cchiesa di San Giuda, Roma

Nella chiesa parrocchiale dedicata a san Giuda Taddeo, a Roma, in via Crivellucci, nel quartiere Appio Latino, edificata nel XX secolo e arricchita di bassorilievi e mosaici in occasione del Giubileo del 2000 ( figura 8), è collocata, a fianco dell’altare, la statua del’apostolo, che mostra un panno con impresso il volto di Gesù (figura 9); in sacrestia è il quadro (figura 10).
Numerose sono le chiese, antichi luoghi di culto intitolati a san Giuda e san Simone in Italia: a Firenze, in piazza san Simone (epoca 1100-1600); a Lucca, in via Guinigi (XIII secolo); a Minucciano, in Garfagnana (XII-XVIII secolo); a Nodica (Pisa, 1300); a Libbiano (Pisa, 1800); a Santallemura (Pistoia, XIII-XVII secolo); a Radicondoli (Siena, 1500); a Roma, nel rione Ponte in fondo al vicolo san Simone (ora sconsacrata).

Fig. 10 - Chiesa di San Giuda Taddeo, Roma

Della stessa Autrice:

- Chiesa di Santa Maria del Popolo - Roma

- Chiesa di Santa Maria del Riposo - Roma

- Chiesa e monastero di santa Maria del Rosario al Trionfale

- La Basilica dei 14 Santi Ausiliatori

- Rachele, una grande matriarca della Bibbia

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