Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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SANTI DAI NOMI ATIPICI

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APOLLO, UN SANTO DELL'ERA APOSTOLICA

 


“Fu molto utile a quelli che per opera della grazia erano divenuti credenti” (San Luca)

Apollo (in Greco Απόλλων) è una divinità dell'antica religione greca, dio della medicina, della musica e della profezia; in seguito fu venerato anche nella religione romana.
Quando si pensa a questo nome, ormai in disuso all’anagrafe, si pensa al dio greco e poi romano. La tradizione cristiana, annovera alcuni santi di nome Apollo, tra cui il grande collaboratore di San Paolo. Ascoltiamo la catechesi di S. S. Benedetto VI in cui il 31 gennaio 2007 presenta all’udienza generale del mercoledì alcuni collaboratori di San Paolo: Barnaba, Silvano e Apollo.

 

"Cari fratelli e sorelle,
proseguendo il nostro viaggio tra i protagonisti delle origini cristiane, dedichiamo oggi la nostra attenzione ad alcuni altri collaboratori di san Paolo. Dobbiamo riconoscere che l'Apostolo è un esempio eloquente di uomo aperto alla collaborazione: nella Chiesa egli non vuole fare tutto da solo, ma si avvale di numerosi e diversificati colleghi.
Non possiamo soffermarci su tutti questi preziosi aiutanti, perché sono molti. Basti ricordare, tra gli altri, Èpafra (cfr Col 1,7; 4,12; Fm 23), Epafrodìto (cfr Fil 2,25; 4,18), Tìchico (cfr At 20,4; Ef 6,21; Col 4,7; 2 Tm 4,12; Tt 3,12), Urbano (cfr Rm 16,9), Gaio e Aristarco (cfr At 19,29; 20,4; 27,2; Col 4,10). E donne come Febe (cfr Rm 16, 1), Trifèna e Trifòsa (cfr Rm 16, 12), Pèrside, la madre di Rufo — della quale san Paolo dice: "È madre anche mia" (cfr Rm 16, 12-13) — per non dimenticare coniugi come Prisca e Aquila (cfr Rm 16, 3; 1Cor 16, 19; 2Tm 4, 19).
Oggi, tra questa grande schiera di collaboratori e di collaboratrici di san Paolo rivolgiamo il nostro interessamento a tre di queste persone, che hanno svolto un ruolo particolarmente significativo nell’evangelizzazione delle origini: Barnaba, Silvano e Apollo.

Barnaba significa «figlio dell'esortazione» (At 4,36) o «figlio della consolazione» ed è il soprannome di un giudeo-levita nativo di Cipro. Stabilitosi a Gerusalemme, egli fu uno dei primi che abbracciarono il cristianesimo, dopo la risurrezione del Signore. Con grande generosità vendette un campo di sua proprietà consegnando il ricavato agli Apostoli per le necessità della Chiesa (cfr At 4,37). Fu lui a farsi garante della conversione di Saulo presso la comunità cristiana di Gerusalemme, la quale ancora diffidava dell’antico persecutore (cfr At 9,27). Inviato ad Antiochia di Siria, andò a riprendere Paolo a Tarso, dove questi si era ritirato, e con lui trascorse un anno intero, dedicandosi all’evangelizzazione di quella importante città, nella cui Chiesa Barnaba era conosciuto come profeta e dottore (cfr At 13,1). Così Barnaba, al momento delle prime conversioni dei pagani, ha capito che quella era l'ora di Saulo, il quale si era ritirato a Tarso, sua città. Là è andato a cercarlo.
Così, in quel momento importante, ha quasi restituito Paolo alla Chiesa; le ha donato, in questo senso, ancora una volta l'Apostolo delle Genti. Dalla Chiesa antiochena Barnaba fu inviato in missione insieme a Paolo, compiendo quello che va sotto il nome di primo viaggio missionario dell’Apostolo. In realtà, si trattò di un viaggio missionario di Barnaba, essendo lui il vero responsabile, al quale Paolo si aggregò come collaboratore, toccando le regioni di Cipro e dell’Anatolia centro-meridionale, nell'attuale Turchia, con le città di Attalìa, Perge, Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra e Derbe (cfr At 13-14).
Insieme a Paolo si recò poi al cosiddetto Concilio di Gerusalemme dove, dopo un approfondito esame della questione, gli Apostoli con gli Anziani decisero di disgiungere la pratica della circoncisione dall'identità cristiana (cfr At 15,1-35).
Solo così, alla fine, hanno ufficialmente reso possibile la Chiesa dei pagani, una Chiesa senza circoncisione: siamo figli di Abramo semplicemente per la fede in Cristo.

I due, Paolo e Barnaba, entrarono poi in contrasto, all'inizio del secondo viaggio missionario, perché Barnaba era dell’idea di prendere come compagno Giovanni Marco, mentre Paolo non voleva, essendosi il giovane separato da loro durante il viaggio precedente (cfr At 13,13; 15,36 - 40).
Quindi anche tra santi ci sono contrasti, discordie, controversie. E questo a me appare molto consolante, perché vediamo che i santi non sono "caduti dal cielo". Sono uomini come noi, con problemi anche complicati.
La santità non consiste nel non aver mai sbagliato, peccato. La santità cresce nella capacità di conversione, di pentimento, di disponibilità a ricominciare, e soprattutto nella capacità di riconciliazione e di perdono.
E così Paolo, che era stato piuttosto aspro e amaro nei confronti di Marco, alla fine si ritrova con lui. Nelle ultime Lettere di san Paolo, a Filèmone e nella seconda a Timoteo, proprio Marco appare come "il mio collaboratore". Non è quindi il non aver mai sbagliato, ma la capacità di riconciliazione e di perdono che ci fa santi. E tutti possiamo imparare questo cammino di santità.
In ogni caso Barnaba, con Giovanni Marco, ripartì verso Cipro (cfr At 15,39) intorno all'anno 49. Da quel momento si perdono le sue tracce. Tertulliano gli attribuisce la Lettera agli Ebrei, il che non manca di verosimiglianza perché, essendo della tribù di Levi, Barnaba poteva avere un interesse per il tema del sacerdozio. E la Lettera agli Ebrei ci interpreta in modo straordinario il sacerdozio di Gesù.

Un altro compagno di Paolo fu Sila, forma grecizzata di un nome ebraico (forse sheal, «chiedere, invocare», che è la stessa radice del nome «Saulo»), di cui risulta anche la forma latinizzata Silvano. Il nome Sila è attestato solo nel Libro degli Atti, mentre il nome Silvano compare solo nelle Lettere paoline. Egli era un giudeo di Gerusalemme, uno dei primi a farsi cristiano, e in quella Chiesa godeva di grande stima (cfr At 15,22), essendo considerato profeta (cfr At 15,32).
Fu incaricato di recare «ai fratelli di Antiochia, Siria e Cilicia» (At 15,23) le decisioni prese al Concilio di Gerusalemme e di spiegarle. Evidentemente egli era ritenuto capace di operare una sorta di mediazione tra Gerusalemme e Antiochia, tra ebreo-cristiani e cristiani di origine pagana, e così servire l'unità della Chiesa nella diversità di riti e di origini.
Quando Paolo si separò da Barnaba, assunse proprio Sila come nuovo compagno di viaggio (cfr At 15,40). Con Paolo egli raggiunse la Macedonia (con le città di Filippi, Tessalonica e Berea), dove si fermò, mentre Paolo proseguì verso Atene e poi Corinto. Sila lo raggiunse a Corinto, dove cooperò alla predicazione del Vangelo; infatti, nella seconda Lettera indirizzata da Paolo a quella Chiesa, si parla di «Gesù Cristo, che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo» (2 Cor 1,19).
Si spiega così come mai egli risulti come co-mittente, insieme a Paolo e Timoteo, delle due Lettere ai Tessalonicesi. Anche questo mi sembra importante. Paolo non agisce da "solista", da puro individuo, ma insieme con questi collaboratori nel "noi" della Chiesa.
Questo "io" di Paolo non è un "io" isolato, ma un "io" nel "noi" della Chiesa, nel "noi" della fede apostolica. E Silvano alla fine viene menzionato pure nella Prima Lettera di Pietro, dove si legge: «Vi ho scritto per mezzo di Silvano, fratello fedele» (5,12). Così vediamo anche la comunione degli Apostoli. Silvano serve a Paolo, serve a Pietro, perché la Chiesa è una e l'annuncio missionario è unico.

Il terzo compagno di Paolo, di cui vogliamo fare memoria, è chiamato Apollo, probabile abbreviazione di Apollonio o Apollodoro.
Pur trattandosi di un nome di stampo pagano, egli era un fervente ebreo di Alessandria d'Egitto. Luca nel Libro degli Atti lo definisce «uomo colto, versato nelle Scritture... pieno di fervore» (18,24-25). L’ingresso di Apollo sulla scena della prima evangelizzazione avviene nella città di Efeso: lì si era recato a predicare e lì ebbe la fortuna di incontrare i coniugi cristiani Priscilla e Aquila (cfr At 18,26), che lo introdussero ad una conoscenza più completa della "via di Dio" (cfr At 18,26).
Da Efeso passò in Acaia raggiungendo la città di Corinto: qui arrivò con l'appoggio di una lettera dei cristiani di Efeso, che raccomandavano ai Corinzi di fargli buona accoglienza (cfr At 18,27). A Corinto, come scrive Luca, «fu molto utile a quelli che per opera della grazia erano divenuti credenti; confutava infatti vigorosamente i Giudei, dimostrando pubblicamente attraverso le Scritture che Gesù è il Cristo» (At 18,27-28), il Messia.
Il suo successo in quella città ebbe però un risvolto problematico, in quanto vi furono alcuni membri di quella Chiesa che nel suo nome, affascinati dal suo modo di parlare, si opponevano agli altri (cfr 1 Cor 1,12; 3,4-6; 4,6). Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi esprime apprezzamento per l’operato di Apollo, ma rimprovera i Corinzi di lacerare il Corpo di Cristo suddividendosi in fazioni contrapposte.
Egli trae un importante insegnamento da tutta la vicenda: sia io che Apollo – egli dice – non siamo altro che diakonoi, cioè semplici ministri, attraverso i quali siete venuti alla fede (cfr 1 Cor 3,5). Ognuno ha un compito differenziato nel campo del Signore: «Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere... Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio» (1 Cor 3,6-9). Rientrato a Efeso, Apollo resistette all’invito di Paolo di tornare subito a Corinto, rimandando il viaggio a una data successiva da noi ignorata (cfr 1 Cor 16,12).
Non abbiamo altre sue notizie, anche se alcuni studiosi pensano a lui come a possibile autore della Lettera agli Ebrei, della quale, secondo Tertulliano, sarebbe autore Barnaba.
Tutti e tre questi uomini brillano nel firmamento dei testimoni del Vangelo per una nota in comune oltre che per caratteristiche proprie di ciascuno. In comune, oltre all’origine giudaica, hanno la dedizione a Gesù Cristo e al Vangelo, insieme al fatto di essere stati tutti e tre collaboratori dell'apostolo Paolo. In questa originale missione evangelizzatrice essi hanno trovato il senso della loro vita, e in quanto tali stanno davanti a noi come modelli luminosi di disinteresse e di generosità.
E ripensiamo, alla fine, ancora una volta a questa frase di san Paolo: sia Apollo, sia io siamo tutti ministri di Gesù, ognuno nel suo modo, perché è Dio che fa crescere.
Questa parola vale anche oggi per tutti, sia per il Papa, sia per i Cardinali, i Vescovi, i sacerdoti, i laici. Tutti siamo umili ministri di Gesù. Serviamo il Vangelo per quanto possiamo, secondo i nostri doni, e preghiamo Dio perché faccia Lui crescere oggi il suo Vangelo, la sua Chiesa.

Il Martirologio Romano (M.R.) annovera alcuni santi di nome Apollo o Apollonio:

Sant'Apollo di Bawit, abate

Sant'Apollo di Bawit abate, venerato il 22 ottobre.

È vissuto nel secolo IV, probabilmente tra gli anni 316 e 395. Eremita, di origine egiziana che dopo un primo momento di solitudine ed isolamento, circa quarant'anni nella Tebaide, come altri padri del deserto divenne guida-abate di un cenobio presso Hermopilis.

È anche da ricordare anche il suo ritorno nella vita ecclesiale e civile quando, come  aveva fatto anche sant’Antonio il Grande, lascia il deserto per combattere Giuliano l'Apostata.

Santi Apollonio e Filemone martiri in Egitto (8 marzo)

Sant' Apollonio il filosofo e martire di Roma (21 aprile)

Sant' Apollonio il filosofo e martire di Roma (21 aprile)

Santi Apollonio e Filemone martiri in Egitto (8 marzo)

Santi Marciano, Nicandro, Apollonio (Apollo) e compagni martiri in Egitto (5 giugno)

 

Sant'Apollonio martire, venerato il 10 aprile. “Ad Alessandria d’Egitto, sant’Apollonio, sacerdote e martire”.

Tra gli altri santi di nome Apollo non riportati nel Martirologio Romano, ricordiamo:

  • Apollo (Apollonio) eremita in Nitria


  • Apollo martire in Bitinia, con Isacco e soci


  • Apollo di Pelusio, eremita


  • Apollo vescovo, ricordato con il vescovo Alessio in Bitinia


  • Apollo collaboratore di San Paolo

 

Infine le Chiese Orientali ricordano;

  • Apollo “Il Pastore”, monaco, venerato nella Chiesa Copta il 30 gennaio


  • Apollo, venerato nella Chiesa Copta il 13 ottobre

Sant'Apollonio martire in Egitto con Marciano

Concludendo, la figura di sant’Apollo ci rammenta che ognuno di noi ha un suo ruolo nell’avvento del Regno di Dio, il quale è veniente per grazia, come ci ricorda san Paolo: : «Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere... Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio» (1 Cor 3,6-9).

“Ad una comunità parrocchiale  fu annunciato che nella notte solenne del sabato di Pasqua il Messia sarebbe ritornato. Il Regno dei Cieli sarebbe stato portato a pieno compimento: era giunta la fine dei tempi.
Il Messia avrebbe cominciato la sua missione proprio dalla loro comunità. Il giorno di sabato, si radunarono tutti.
Le donne avevano preparato la cena,  gli uomini avevano provato a lungo la musica, i canti e le danze.
Sapevano che in quella notte, finalmente, il Messia sarebbe arrivato.
La festa incominciò...
Mezzanotte: di lì a poco l'avrebbero visto! L'una del mattino: il suo arrivo era imminente. Le due: i cuori battevano più forte. Le tre: la stanchezza cominciava a farsi sentire. Le quattro: alcuni cominciarono a perdersi d'animo. Le cinque: sonnecchiavano e sbadigliavano tutti ... Non arrivava ancora ...
A mezzogiorno, il Messia bussò finalmente alla porta!
Entrando disse educatamente:
«Scusatemi, ma ho incontrato un bambino che piangeva e mi sono fermato a consolarlo...». Finché ci saranno bambini che piangono, il Messia non arriverà...” (da “il Gufo”).

Bibliografia:

  • AA. VV., Enciclopedia dei Santi “Bibliotheca Sanctorum”, 12 voll., Città Nuova, 1990

  • C.E.I., Martirologio Romano, Libreria Editrice Vaticana, 2007, pp. 1142

  • Sito web de “il Gufo”

  • Sito web della Santa Sede

  • Sito web di Wikipedia

  • Damiano Marco Grenci, collezione privata di immaginette sacre, 1977 - 2008


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GENOVEFFA DETTA GINEVRA

 

 

 

Il nome ha origini letterarie, essendosi diffuso durante il tardo Medioevo con l'affermarsi del ciclo di avventure di Re Artù. Deriva dal nome di una divinità celtica, a sua volta derivato dal normanno Gwenhwyar, col significato di "risplendente tra gli Elfi".
Esso fu ripreso da Chrétien de Troyes, che diede questo nome al famoso personaggio della moglie di Re Artù. Egli lo tradusse in francese antico, trasformandolo in Guenievre, da cui deriva anche l'italiano Ginevra. Nella versione anglosassone della leggenda, compare anche la variante Guinivere. Altri significati attribuiti a questo nome sono tessitrice, anch'esso di derivazione celtica, e onda bianca.

GINEVRA, NEI SANTI

Non vi sono attualmente sante di nome Ginevra, ma poiché il nome Genoveffa deriva dalla stessa radice, solitamente l'onomastico viene celebrato il 3 gennaio, giorno dedicato a Santa Genoveffa di Parigi.

 

Santa Geneviève di Parigi
(in italiano Genoveffa)

Nanterre, 422 - Parigi 3 gennaio 512

Santa Geneviève è venerata dalla Chiesa cattolica come santa e patrona della città di Parigi e della polizia.
Il suo culto è stato riscoperto anche dalle Chiese Ortodosse in Occidente.

3 gennaio - Martirologio Romano (M.R.):

“A Parigi, in Francia, deposizione di santa Genoveffa, vergine di Nanterre, che a quindici anni, su invito di san Germano vescovo di Auxerre, prese il velo delle vergini, confortò gli abitanti della città atterriti dalle incursioni degli Unni e soccorse i suoi concittadini in tempo di carestia”.

Santa Genoveffa di Brabante


Esistono quattro racconti in latino che riguardano Genoveffa e si fondano su un modello comune: una donna innocente (sposa di Sigfrido conte palatino), sedotta (dal maestro di corte), calunniata dal suo seduttore e vittima di un castigo iniquo (annegata con il suo bimbo).
C’è anche la cerva dispensatrice di latte, la battuta di caccia che conduce alla scoperta di chi è stata abbandonata ed altro.
La vicenda storica di Genoveffa l’avvicina al racconto di Maria di Brabante, consorte di Luigi II, duca di Baviera, punita per un presunto adulterio nel 1256 a Mangeistein.
Archeologicamente ci sono tracce di culto nella cappella di Fraukirch, presso Thür, e recenti scavi (1951) hanno rivenuto una sepoltura, che si desidera sia quella di Genoveffa.
Si racconta che il marito durante una battuta di caccia ha la prova della sua innocenza.
Il culto a santa Genoveffa non è ufficiale. Dal XVII secolo è venerata come santa il 18 gennaio.

Santa Genoveffa Torres Morales

Fondatrice della Congregazione delle Suore del Sacro Cuore e dei Santi Angeli.
Nata ad Almenara nel 1870, muore a Saragozza, 5 gennaio 1956. la sua canonizzazione è del 2003.

Il M.R. la ricorda il 5 gennaio:

A Saragozza in Spagna, santa Genoveffa Torres Morales, vergine, che, provata fin dalla fanciullezza dalle durezze della vita e affetta da cattiva salute, fondò la Congregazione delle Suore del Sacro Cuore di Gesù e dei Santi Angeli per l’assistenza alle donne”.

Beata Maria Geneviève (Genoveffa) Meunier (Costanza), Carmelitana Scalza.

Nata il 28 maggio 1765 a Saint-Denis e morta a Parigi il 17 luglio 1794.
Fa parte delle Carmelitane di Compiègne, beatificate nel 1906.

Il M.R. la ricorda il 17 luglio:

“A Parigi in Francia, beate Teresa di Sant’Agostino (Marta Maddalena Claudina) Lidoine e quindici compagne, vergini del Carmelo di Compiègne e martiri, che durante la rivoluzione francese furono condannate a morte per avere fedelmente osservato la disciplina monastica e, giunte sul patibolo, rinnovarono le promesse di fede battesimale e i voti religiosi”.

Beata Maria Geneviève (Genoveffa) Giuseppina Ducrez (Maria Luisa di san Francesco), religiosa Orsolina di Sant’Angela Merici.

Nata il 27 settembre 1756 a Condé. Mort il 17 Ottobre 1794 a Valenciennes.
Fa parte del gruppo delle Orsoline di Valenciennes, beatificate nel 1906.

Il M.R. la ricorda il 17 ottobre:

“A Valencienne in Francia, beata Maria Natalia di San Luigi (Maria Luisa Giuseppa) Vanot e quattro compagne, vergini dell’Ordine delle Orsoline e martiri, che, condannate a morte durante la rivoluzione francese in odio alla fede cattolica, salirono il patibolo recitando il salmo Miserere”.

Beata Maria Geneviève (Genoveffa) de la Foresterie, laica della diocesi di Angers.

Nata a il 3 gennaio 1741 a Lion-d’Angers; morta il 16 aprile 1794 ad Avrillé. Fa parte del gruppo dei martiri di Angers, beatificati nel 1984.

Il M.R. la ricorda il 1 febbraio:

“In Francia, la passione delle beate Maria Anna Vaillot e quarantasei compagne, martiri; raggiunsero la corona del martirio durante la rivoluzione francese”.

Venerabile Genoveffa De Troia, laica della diocesi di Foggia. Terziaria Francescana.

Nata a Lucera (FG), il 21 dicembre 1887; morta a Foggia l’11 dicembre 1949. È venerabile nel 1992.

Serva di Dio Geneviève (Genoveffa) de Trudaine vedova Quarré de Chelers, laica della Diocesi di Arras.

Nata a Parigi nel 1744; morta a Arras, il 15 maggio 1794. fa parte del gruppo dei martiri in corso di canonizzazione della Diocesi di Arras e Cambrai.

Serva di Dio Geneviève (Genoveffa) Barbe Goyon, monaca domenicana.

Nata a Parigi nel 1717, morta a Parigi il 1 maggio 1794. fa parte del gruppo dei martiri della diocesi di Parigi e Montpellier in corso di canonizzazione.

BIBLIOGRAFIA E FONTI

  1. AA. VV. da newsaints.faithweb.com

  2. AA. VV., Enciclopedia dei Santi “Bibliotheca Sanctorum”, 12 voll., Città Nuova, 1990

  3. C.E.I., Martirologio Romano, Libreria Editrice Vaticana, 2007, pp. 1142

  4. Damiano Marco Grenci, collezione privata di immaginette sacre, 1977 - 2008

  5. Sito web di Wikipedia


LA "FIGLIA DEL SOLE", ELIANA

 

La Bibliotheca Sanctorum riporta a pagina 680 il ricordo di santa Eliana. Risulta compagna di fede e di martirio delle sante Filantia, Taziana e Marciana di Amasea nel Ponto.
La fonte, memoria della loro testimonianza a Cristo, è il Martirologio Siriaco e il Martirologio Geronimiano che le ricordano il 18 agosto.

Una traccia di culto di santa Eliana è nella cappella delle S. Reliquie presso il Cottolengo di Torino. È custodita un’urna, di splendida fattura, che custodisce il simulacro in cera della Martire. Visto il caso, viene da pensare se non sia un “corpo santo”; ma non ci sono documenti.

Come mai questo culto?

Un po’ di storia del Santo torinese.

Dopo la chiusura forzata dell’ “Ospedaletto”, san Giuseppe Benedetto Cottolengo non si scoraggia e sempre a Torino, in zona Valdocco (l’attuale sede centrale), dà inizio alla “Piccola Casa della Divina Provvidenza”.

Acquista alcuni locali per ospitare nuovi malati e, ogni volta che se ne presenta la necessità, accoglie le persone bisognose creando locali appositi, senza pensare assolutamente alla disponibilità di risorse per sostenerle, confidando solo nella Divina Provvidenza.

È così che nascono numerosi gruppi che denomina “famiglie”: l’ospedale per i malati, la casa per uomini e donne anziani, le famiglie dei sordomuti, degli epilettici, dei disabili psichici detti “Buoni Figli” e “Buone Figlie”, ecc. Per il servizio dell’Opera, Cottolengo fonda diverse congregazioni religiose.

Ecco.. il santo Cottolengo denomina queste “famiglie” con il nome di un santo. Santa Eliana è una di loro. Oltre il simulacro suddetto, la Chiesa custodisce altri immagini che richiamano il culto alla Martire di Amasea.

 

 

Infine. Eliana. L'interpretazione di questo nome è duplice. Potrebbe derivare dalla parola greca élios (sole) ed assumere il significato di figlia del sole. Oppure può significare discendente di Elia (quindi: Nome maschile di origine ebraica. E' il nome di uno dei profeti della Bibbia. E' composto dalle radici El - abbreviazione di Elohim che vuol dire Dio - e yah - abbreviazione di Yahvè che vuol dire Dio; assume il significato di Dio è Dio).

 

Scrive san Pietro Giuliano Eymard: “(L’anima) Nell’adorazione si slancia come aquila sino alla cima della montagna, ove l’amore ha la sua dimora. E là contempla il Sole d’amore per conoscerne la bellezza e la sua potenza.

Egli osa, come il discepolo prediletto, riposare sul divin petto del Salvatore, per riscaldarsi, ritemprarsi, e corroborare le forze e quindi partirne come il raggio dal Sole da cui emana”.

E scrive anche: “L’eucaristia è la vita dell’anima e dell’umana società, come il sole è la vita dei corpi e del mondo. Senza il sole la terra è sterile.

Ma l’astro del giorno obbedisce al sommo Sole, il verbo divino Gesù Cristo che illumina ogni uomo e agisce per mezzo della sua eucaristia nell’intimo delle anime così da trasformare le famiglie e le nazioni”.

 

Concludendo. Pensando al significato del nome “Eliana” e alla simbologia Sole - Eucaristia: buona "abbronzatura" alla luce del Tabernacolo, per essere figli e figlie nel “Sole che sorge dall’alto”!

 

“Signore,
che io mai più torni a volare rasoterra!
Che sia sempre illuminato
dai raggi del Sole divino – Cristo – nell’Eucaristia!,
che il mio volo non si interrompa,
fino a trovare il riposo del tuo Cuore!”

(San Josè Maria Escrivà. de Balaguer)

 

Bibliografia:

  • AA. VV., Enciclopedia dei Santi “Bibliotheca Sanctorum”, 12 voll., Città Nuova, 1990

  • C.E.I., Martirologio Romano, Libreria Editrice Vaticana, 2007, pp. 1142

  • Sito web della Santa Sede

  • Damiano Marco Grenci, collezione privata di immaginette sacre, 1977 – 2008

 

 

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LUDOVICA : "COLEI CHE E' GLORIOSA IN BATTAGLIA"

Introduzione

Eccomi ad una mia nuova ricerca nata da una promessa a me stesso quando ho saputo il sesso certo del primo nipote di Lorenzo G., il figlio di Adriano M. e Pamela. Ricordo la gioia, “è una femmina!, quindi si chiamerà Ludovica”.

L’etimologia del nome Ludovica. È di origine germanica e di tradizione francona. Deriva dalle forme medioevali Clodovicus e Clodoveo, adattati poi come Lodovicus e Ludovicus sul modello del francone Hlodowig. È composto dalle radici germaniche "hloda", gloria, e "wig", battaglia.

Quindi è un nome che può tradursi in “celebre guerriera”, oppure “gloriosa in battaglia”.. vedremo!

La tradizione cristiana elenca solo beati con questo nome, anche se nella forma “Luisa” ci sono anche alcune sante. Noi però consideriamo solo nella forma “Ludovica”. Eccole!

Appunti agiografici

 

 

Beata Ludovica Albertoni, terziaria francescana

Martirologio Romano, 31 gennaio (1 febbraio nel proprio Diocesi di Roma): A Roma, beata Ludovica Albertoni, che, dopo avere educato cristianamente i figli, alla morte del marito, entrata nel Terz’Ordine di San Francesco, portò aiuto ai poveri, scegliendo di divenire da ricca poverissima.

 

Beata Ludovica di Savoia, principessa e monaca clarissa
Bourg-en-Bresse, Francia, 28 luglio 1462 - 24 luglio 1503

Martirologio Romano, 24 luglio: A Orbe nella Savoia, beata Ludovica, religiosa, che, figlia del beato duca Amedeo, sposò Ugo principe di Châlon e alla sua morte abbracciò in umiltà e fedeltà la regola di santa Chiara secondo la riforma di santa Coletta.

 

Beata Maria Ludovica di Gesù Trichet, religiosa e cofondatrice
Poitiers, Francia, 7 maggio 1684 – Saint-Laurent-sur-Sèvre, Vandea, 28 aprile 1759

Martirologio Romano, 28 aprile: Nel villaggio di Saint-Laurent-sur-Sèvre in Francia, beata Maria Luisa di Gesù Trichet, vergine, che vestì come prima associata l’abito della Congregazione delle Figlie della Sapienza, che governò con saggezza.

 

Beate Maria Natalia di S. Ludovico (Maria Ludovica Giuseppa) Vanot e compagne martiri

Martirologio Romano, 17 ottobre

A Valencienne ancora in Francia, beata Maria Natalia di San Luigi (Maria Luisa Giuseppa) Vanot e quattro compagne, vergini dell’Ordine delle Orsoline e martiri, che, condannate a morte durante la rivoluzione francese in odio alla fede cattolica, salirono il patibolo recitando il salmo Miserere.

 

Beata Ludovica Hashimoto [ルドビコ 橋本]


Bambina della diocesi di Funai
Nata nel 1616 a Kyōto in Giappone.

Fa parte del gruppo di 188 martiri giapponesi († 1603-39), il cui capo lista è Pietro Kibe, che saranno beatificati il 24 Novembre 2008.

 

Beata Lucia Ludovica [ルシア・ルイサ]


Donna sposata della diocesi di Funai; terziaria dell’Ordine Domenicano e Francescano.

Nata nel 1548 a Nagasaki in Giappone. Fa parte del gruppo dei beati 200 martiri giapponesi († 1597-1637), il cui capo lista è il beato Alfonso Navarrete Benito.

 

CONCLUSIONE

Siamo alla conclusione dopo questa carrellata di santità di nome Ludovica.
Concludiamo con una preghiera che ha come titolo “Una vita nuova”:

Seguire Gesù e restare
in comunione con Lui
fino alla fiducia estrema in Dio
al di là di ogni dubbio e sofferenza,
vuol dire accogliere l’eternità in una vita colma di morti,
e intravedere al di là dei fallimenti e delle paure
la vita nuova e il mondo nuovo
dove né lacrime né peccati
potranno separarci dall'amore di Dio.

Seguire Gesù e restare
in comunione con lui,
fino all’amore estremo e al dono di sé,
certi che il perdono e la riconciliazione
possono vincere ogni odio, diffidenza ed esclusione,
che la solidarietà e la condivisione possono superare
ogni barriera, ogni conflitto tra egoismo ed ingiustizia,
significa - al di là di ogni morte che ci minaccia -
accogliere nella propria vita il Regno di Dio
che ha fatto nuova ogni cosa
e aprire a questo mondo che muore
per gli antichi odi
il sentiero della vita nuova, nell’amore
vissuto in modo vero e concreto.

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Bibliografia e fonti

   .     AA. VV., Enciclopedia dei Santi “Bibliotheca Sanctorum”, 12 voll., Città Nuova, 1990
   .     C.E.I., Martirologio Romano, Libreria Editrice Vaticana, 2007, pp. 1142

   .     Damiano Marco Grenci, collezione privata di immaginette sacre, 1977 - 2008
   .     sito web di Newsaints.faithweb.com

   .    sito web di Wikipedia


da: Quaderno 54

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BELLA COME UN GIGLIO - GIGLIOLA

Tra i molti nomi atipici c’è anche Gigliola. Il nome deriva in parte da Gilio, Gilles (ovvero Egidio), ma anche da Lilius, che significa "bella come un giglio".

 

Il nome “Egidio” nei Testimoni del Vangelo,
tra Martirologio Romano e “santa memoria”

 

Sant'Egidio, abate
1 settembre. Martirologio Romano.

 

Nel territorio di Nîmes nella Gallia narbonense, ora in Francia meridionale, sant’Egidio, da cui poi prese il nome la cittadina fiorita nella regione della Camargue, dove si tramanda che egli costruì un monastero e pose termine al corso della sua vita mortale.

 

Sant’Egidio da Sansepolcro, pellegrino eremita
Venerato il 1 settembre.

La tradizione vede in Egidio, e nel suo compagno Arcano, i pellegrini del X secolo che avrebbero costruito la primitiva cappella dedicata al Santo Sepolcro di Cristo, attorno alla quale sorsero un’abbazia benedettina (successivamente camaldolese) e il borgo che darà origine alla città di Sansepolcro, nei pressi di Arezzo.

 

Sant' Egidio Maria di San Giuseppe (Francesco Pontillo), religioso dei Frati Minori


7 febbraio.

Martirologio Romano: A Napoli, sant’Egidio Maria di San Giuseppe (Francesco) Pontillo, religioso dell’Ordine dei Frati Minori, che ogni giorno per le vie della città mendicava con grande umiltà dal popolo l’elemosina, dando in cambio parole di consolazione

 

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Sant’Egidio, martire dell’Ordine Mercedario


Egidio con tre compagni (Luigi, Giovanni e Paolo), inviati in missione a Fez in Marocco e mentre stavano predicando la fede in Cristo, vennero catturati dai mussulmani.

Subirono diversi maltrattamenti ed infine furono decapitati coronando la fede con il martiri. Non sono inseriti nel Martirologio Romano, ma l’Ordine li ricorda, insieme, il 17 giugno.

 

Beato Egidio da Laurenzana, eremita francescano


10 gennaio.

Martirologio Romano: A Laurenzana in Basilicata, beato Egidio (Bernardino) Di Bello, religioso dell’Ordine dei Frati Minori, che visse segregato in una grotta.

 

Beato Egidio Rodicio Rodi, religioso salesiano, martire


4 agosto. Martirologio Romano: A Barcellona sempre in Spagna, beati martiri Giuseppe Batalla Parramòn, sacerdote, Giuseppe Rabasa Bentanachs e Egidio Gil Rodicio, religiosi, della Società Salesiana, che nella stessa persecuzione combattendo per la fede ricevettero la vita eterna.

 

Beato Egidio di Santarem (da Vaozela), sacerdote Ordine dei Predicatori


14 maggio.

Martirologio Romano: A Santarém in Portogallo, beato Egidio da Vaozela, sacerdote, che, docente di medicina a Parigi, abbandonò la sua vita di dissolutezze e, entrato nell’Ordine dei Predicatori, respinse tutte le tentazioni con le lacrime, la preghiera e i digiuni.

 

 

Beato Egidio d’Assisi, religioso


23 aprile.

 

Martirologio Romano: Venerato a Perugia, il beato Egidio da Assisi, religioso dell’Ordine dei Minori, fu compagno di san Francesco e rifulse nelle sue peregrinazioni per la fede intrepida e la mirabile semplicità.

 

 

Beato Egidio Dalmasia, religioso dell’Ordine Mercenario


Morto santamente nel 1399 con la fama di sapiente letterato e teologo, zelante missionario e evangelico conquistatore alla fede cristiana dei Mori in Africa.

Non è inserito nel Martirologio Romano, ma l’Ordine lo ricorda il 29 maggio.

 

Venerabile Egidio Bollesi, laico OFS


24 agosto 1905 – 25 aprile 1928 a Pola (Istria)

 

Venerabile Egidio (Giovanni Battista) Laurent, religioso dei Canonici Regolari Lateranensi


Montjovet, Aosta, 12 settembre 1884 - Verrès, Aosta, 30 dicembre 1941
Giovanni Battista Laurent, religioso dei Canonici Regolari Lateranensi col nome di Egidio, è dichiarato “venerabile” il 14 maggio 1991 dal servo di Dio Giovanni Paolo II.

 

Venerabile Egidio del Sacro Cuore di Gesù (Severino Malacarne), sacerdote passionista


11 Aprile 1877 a Gualdo di Portomaggiore (FE) - 29 Novembre 1953 a Roma.

Le sue spoglie mortali sono presso la chiesa dei Passionisti di Cesta di Copparo (FE).

È proclamato Venerabile il 26 marzo 1999 dal servo di Dio Giovanni Paolo II.

 

Servo di Dio Egidio Marcelli (Lorenzo dello Spirito Santo), religioso passionista

30 agosto 1874 a Caprarola (VT) - 14 Ottobre 1953 a Nettuno (RM)

 

Servo di Dio Egidio (Gil) Parés Vilasau, sacerdote diocesano, martire


3 ottobre 1880 a Barcellona – 26 luglio 1936 a Guinardó, Barcellona

 

Servo di Dio Egidio (Gil) Belascain Ilagorri, religioso vincenziano, martire
1 Settembre1883 a Legarda in Navarra – 7 novembre 1936 a Paracuellos de Jarama, Madrid.
Fa parte del gruppo di 33 martiri il cui capo lista  è il servo di Dio Giuseppe Maria Fernàndez Sànchez.

 

Egidio Biscaro, sacerdote comboniano, martire


22 settembre 1928 a Foresto di Cona (VE) - 29 gennaio 1990 a Pajule (Uganda),

 

Egidio Delle Ponti, laico miracolato a Lourdes


10 agosto 1880 a Pulsano – 22 luglio 1948 a Ravenna

 

Egidio Negrin, vescovo diocesano


Detto il “vescovo dell’Eucarestia”.
4 aprile 1907 a Santa Maria (TV) - 15 gennaio 1958 a Treviso

 

Bibliografia e fonti

  • AA. VV., Enciclopedia dei Santi “Bibliotheca Sanctorum”, 12 voll., Città Nuova, 1990

  • C.E.I., Martirologio Romano, Libreria Editrice Vaticana, 2007, pp. 1142

  • Grenci Damiano Marco, collezione privata di immaginette sacre, 1977 – 2008

  • Sito web di newsaints.faithweb.com

  • Sito web di santibeati.it

  • Sito web di Wikipedia

 

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UN SANTO DI NOME VILMO

Il nome Vilmo è presente nella tradizione italiana. Tutti si chiedono: ma esiste un santo con questo nome?
L’unico testimone della fede di nome Vilmo è il beato di origine ungherese, nato il 29 febbraio 1892 a Sighişoara (Segesvár), anticamente in Ungheria, ora Romania: Vilmos Apor.

Il nome Vilmos è la versione ungherese del nome Guglielmo.

Guglielmo deriva dal nome germanico Willihelm, giunto in Italia per tradizione francone. Documentato nelle forme medioevali Guilihelmus, Guillelmus, Gulliemus, Guilgelmus e Wilielmus e negli ipocoristici Lemnus, Memmus, Welmus e Willus. Deriva dalle radici germaniche wilja, volontà, e helma, elmo, di incerto significato complessivo.
Il nome Guglielmo ha altre versioni linguistiche: Guillem (catalano); Viljami, Vilhelmi, Ville (finlandese); Guillaume (francese); William, Will, Willy, Bill, Billy (inglese); Vilius, Viliumas (lituano); Willem (olandese); Guilherme (portoghese); Guillermo (spagnolo) e Willhelm, Willi (tedesco).
Le varianti Zelmo e Azelma sono caratteristiche dell'Emilia-Romagna, Memmo è toscano, mentre Gelmo-Gelma e Vilmo-Vilma sono caratteristiche delle Venezie.

 

 

Vilmos Apor, figlio di nobili ungheresi, nasce nel 1892. Nel 1909 entrò nel seminario di Györ. Il vescovo Széchényi lo inviò all'Università dei Gesuiti di Innsbruck, dove conseguì la laurea in teologia. Venne ordinato sacerdote il 24 agosto 1915.
Durante la prima guerra mondiale fu cappellano militare su un treno ospedale della Croce Rossa. A 26 anni divenne il più giovane parroco d'Ungheria, a Gyula. Nella travagliata situazione sociale e politica fu un punto sicuro di riferimento per i suoi parrocchiani.

Il 21 gennaio 1941 papa Pio XII lo nominò Vescovo di Györ, diocesi fondata da Santo Stefano. Durante la seconda guerra mondiale il Vescovo difese gli ebrei, alzando la voce anche contro gli stessi politici al potere.
Nel 1945 i russi, nella Settimana Santa, attaccarono Györ e Vilmos venne colpito a morte da alcuni soldati per difendere alcune ragazze rifugiatesi nell'episcopio. Questo accadeva il Venerdì santo. Vilmos morì il lunedì di Pasqua seguente: 2 aprile 1945.

La causa di canonizzazione ebbe inizio nel 1989. la Congregazione per le cause dei santi riconobbe il martirio “in odium fidei” il 7 luglio 1977, fu beatificato dal beato Giovanni Paolo II il 9 novembre 1997, in piazza S. Pietro a Roma.

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Il nome Guglielmo è presente nel Martirologio Romano ben 50 volte. Ecco l’elenco in ordine di data di commemorazione:

San Guglielmo di Volpiano o di Fruttuaria, abate di S. Benigno di Digione (1 gennaio)
Beato Guglielmo Repin, sacerdote e martire (2 gennaio)
San Guglielmo di Bourges, vescovo (10 gennaio)
Beato Guglielmo Carter m. (11 gennaio)
Beato Guglielmo Giuseppe Chaminade, sacerdote, fondatore (22 gennaio)
Beato Guglielmo Patenson, sacerdote e martire (22 gennaio)
Beato Guglielmo Ireland, martire (24 gennaio)
Beato Guglielmo Saultemouche, martire 87 febbraio)
San Guglielmo il Grande (di Malavalle), eremita 810 febbraio)
Beato Guglielmo Harrington, martire (18 febbraio)
Beato Guglielmo Richardson, sacerdote e martire (27 febbraio)
Beato Guglielmo Hart, sacerdote e martire (15 marzo)
Beato Guglielmo Pike, martire (21 marzo)
San Guglielmo Tempier di Poitiers, vescovo (29 marzo)
Beato Guglielmo Gnoffi di Noto, eremita (4 aprile)
San Guglielmo di Eskill, abate (6 aprile)
Beato Guglielmo Thomson, martire (20 aprile)
San Guglielmo Firmato da Mantilly, eremita (24 aprile)
Beato Guglielmo Marsden, martire (25 aprile)
San Guglielmo da Foggia, eremita (26 aprile)
San Guglielmo Southernem martire (30 aprile)
Beato Guglielmo Tirry, agostiano martire(2 maggio)
San Guglielmo di Pontoise, sacerdote (10 maggio)
Beato Guglielmo da Tolosa, agostiniano (18 maggio)
San Guglielmo di Gellone, monaco (28 maggio)
Beato Guglielmo Arnaud, martire di Avignonet (29 maggio)
Beato Guglielmo Scott , martire (29 maggio)
Beato Guglielmo Filby, sacerdote e martire (30 maggio)
Beato Guglielmo Greenwood, sacerdote certosino, martire (6 giugno)
San Guglielmo di York, vescovo (8 giugno)
Beato Guglielmo Exmew, sacerdote certosino, martire (19 giugno)
San Guglielmo da Montevergine o di Vercelli, abate (25 giugno)
Beato Guglielmo Andleby, martire (4 luglio)
Beato Guglielmo Webster, martire (26 luglio)
Beato Guglielmo Davies, martire (27 luglio)
San Guglielmo Pinchon, vescovo (29 luglio)
Beato Guglielmo Horne, certosino, martire (4 agosto)
Beato Guglielmo Plaza Hernandez, sacerdote e martire (9 agosto)
Beato Guglielmo Lampley martire (11 agosto)
Beato Guglielmo Freeman, martire (13 agosto)
Beato Guglielmo Lacey , sacerdote e martire (22 agosto)
Beato Guglielmo Dean, martire (28 agosto)
Beato Guglielmo Browne, martire. (5 settembre)
Beato Guglielmo Way, martire (23 settembre)
Beato Guglielmo Spenser, martire (24 settembre)
San Guglielmo Courtet, martire (29 settembre)
Beato Guglielmo Hartley, martire (5 ottobre)
Beato Guglielmo Knight martire (29 novembre)
Beato Guglielmo di Fenoglio, certosino (19 dicembre)
Beato Guglielmo Howard, Visconte di Stafford, martire (29 dicembre)

 

Altri santi e beati i cui nomi sono ricordati localmente o all’interno degli ordini religiosi sono:

San Guglielmo di Fruttuaria, abate (senza data)
Beato Guglielmo de Loarte, mercedario (2 gennaio)
Beato Guglielmo Vives, mercedario (3 gennaio)
Beato Guglielmo de Sanjulia, mercedario (14 gennaio)
Beato Guglielmo di Morgex, sacerdote (7 febbraio)
Beato Guglielmo Zucchi, sacerdote (7 febbraio)
San Guglielmo d'Aquitania, duca (10 febbraio)
Beato Guglielmo Giraldi, mercedario (6 marzo)
Beato Guglielmo di Norwich, martire (25 marzo)
Beato Guglielmo di San Romano, mercedario (6 aprile)
San Guglielmo da Firenze, mercedario, martire (3 maggio)
Beato Guglielmo Tandi, mercenario (6 maggio)
Beato Guglielmo di Monferrato, domenicano (16 giugno)
San Guglielmo di Hirsau, abate (5 luglio)
Beato Guglielmo di Altavilla, mercedario (6 agosto)
San Guglielmo Sanz, mercenario, martire (6 agosto)
Beato Guglielmo da Castellammare di Stabia, francescano, martire (8 agosto)
Beato Guglielmo da Parma, mercedario (14 agosto)
Beato Guglielmo de Eril, mercedario (15 ottobre)
Beato Guglielmo da Montreal, mercedario (21 ottobre)
Beato Guglielmo da Granada, mercedario (21 ottobre)
Beato Guglielmo de Anglesi, mercedario (24 ottobre)
Beato Guglielmo di Paolo  da Maniace, abate (30 novembre)
Beato Guglielmo de Bas, mercedario (3 dicembre)
San Guglielmo di San Leonardo, mercenario, martire (4 dicembre)
San Guglielmo Saggiano, mercenario, martire (5 dicembre)
Beato Guglielmo de Carraria, mercedario (10 dicembre)
Beato Guglielmo de Rovira, mercedario (14 dicembre)

Concludo con il testo del Martirologio Romano che fa memoria del beato Vilmos:

“A Györ in Ungheria, beato Guglielmo Apor, vescovo e martire, che, durante la guerra, aprì la sua casa a circa trecento profughi e, percosso la sera del Venerdì Santo per aver difeso alcune ragazze dalle mani dei soldati, tre giorni dopo spirò”.

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BIBLIOGRAFIA E SITI

* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2013
* sito web di newsaints.faithweb.com
* sito web di wikipedia.org

 

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- Siti personali di Don Damiano Grenci:

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