Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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NELL'ORO LA SALVEZZA DELLA NOSTRA FEDE . UN VIAGGIO TEOLOGICO ATTRAVERSO ALCUNI SCRITTI E PADRI DELLA CHIESA

 

 

 

Vogliamo aprire una pagina meravigliosa del vangelo, quella che ci racconta dell’incontro di Gesù, ancora in fasce, deposto nella greppia di Betlemme, e i tre magi che gli donano oro, incenso e mirra.
Tre doni con un altissimo significato teologico. Qual è il significato.?

Lo riprendiamo da una pubblicazione del XVIII secolo:

“La mirra, l’incenso, l’oro offerte che devono fare a Dio le Anime, che dalla vita Secolare sono chiamate alla vita Spirituale, e dal Mondo alla Religione.Opera Spirituale divisa in tre trattati nel Primo de’ quali si tratta della Mirra della Mortificazione; nel secondo dell’Incenso dell’Oratione; e nel terzo dell’Oro delle tre Virtù  Teologali, composta dal Padre Fra Emanuelle di Giesù Maria, Carmelitano Scalzo della Provincia di Napoli. In Napoli, nella Stamperia di Michele Monaco 1677”. 

Di questo testo, tratteremo, più diffusamente sull’oro e dell’oro, visto che questo prezioso metallo è stato fonte ed oggetto, ultimamente, anzi, mai come ora, di animate discussioni all’interno della Chiesa, fino al punto da demonizzarlo, da prescriverne e prevederne l’eliminazione sotto qualsiasi forma esso fosse presentato: anelli episcopali, cardinalizi, papali, croci pettorali, calici, pissidi, pianete, piviali, mitrie.

“Siccome la Mortificatione è ordinata a facilitare l’esercitio santo dell’oratione così l’oratione non ad altro è ordinata, che all’acquisto della Perfettione cristiana con l’esercitio delle virtù, quali sono l’unico mezzo per arrivare alla cima della Santità Evangelica.
E frà tutte le virtù, che a tal fine ci conducono, le principali sono quelle, che da’ Sagri Teologi Teologali vengono addimandate; perché hanno per loro oggetto immediato Iddio.
E siccome la Teologia si dice così, derivato il nome dalla parola greca Theos, che vuol dir, Dio; perché parla di Dio e dà notizia, e scienza di Dio: così Teologali si dicono queste tre virtù, perché il loro oggetto principale, dove riguardano, non è altro, che il medesimo Iddio; mentre la Fede non ad altro batte, che a farci credere Iddio vero, e vivo; La Speranza non in altro si fonda, che in Dio sommamente buono, ed infinitamente misericordioso; e la Carità non ad altro scopo c’indirizza, che ad amar Dio, Sommo Bene, infinitamente amabile.
E perciò quei tre Santi Re Maggi, i quali nel camino, che fecero per andare a Cristo Bambino nel Presepe di Betlemme, figurarono il viaggio, che fanno le Anime per arrivare alla perfetta cognizione, ed unione di Dio: nelle loro tre specie d’oblationi, che offrirono al Re Messia di Mirra, d’Incenso e d’Oro, simboleggiarono le tre offerte, che queste han da fare al medemo Signore, per conseguire il sospirato lor fine della cristiana perfettione, cioè nell’amarezza della Mirra la Mortificatione, nella fragranza dell’Incenso l’Oratione, e nella pretiosità dell’Oro le tre Virtù Teologali, Fede, Speranza, e Carità, quali sono tre Reine delle Virtù, nientemeno che l’Oro dicesi  il Re de’ metalli.


La Fede

Havendo dunque ne’ due precedenti Trattati discorso prima della Mirra della Mortificatione, e poi dell’Incenso dell’Oratione; resta ora trattar dell’Oro di queste tre Virtù, le quali arricchiscono l’anima di tutti i Beni spirituali, e celesti, non meno che l’Oro arricchisce il corpo il corpo di tutti i Beni temporali, e terreni. Ma perché stana non paja la metafora addotta dell’Oro, a significare queste tre Virtù sarà bene stabilirla con le autorità delle Scritture, e de’ Padri.

Primariamente, l’Oro è simbolo della Fede. Onde il Capo di Cristo, che dalla Sposa fu chiamato d’Oro ottimo, Origene dice, che figura la Fede, florida di tutte le Virtù” Tralasciando alcuni dettagli e puntando sulla essenzialità del pensiero espresso dall’autore del testo oggetto della nostra disamina, continuiamo a leggerlo insieme, in quella sorta di edificazione personale di cui abbiamo bisogno e a cui molti dovrebbero fare riferimento, prima di ingaggiare certe pretestuose discussioni.

“Anzi l’Oro che i Maggi afferirono a Cristo, lo donarono in testimonianza della credenza, che prestavano alla di lui Divinità, come dice Grisologo. Secondariamente l’Oro Simboleggia la Speranza in tutta la sua perfettione. Come l’habbiamo nell’Essodo al 25, dove comandò il Signore, che sopra l’Arca del Testamento si mettesse una Corona d’Oro, che tutta la circondasse, dove la Gloria ordinaria dice, che quest’Oro figurava la speranza dei premij.
Finalmente l’Oro è geroglifico della Carità la quale contiene in se stessa tutte le proprietà, e condizioni dell’Oro. Quello è il più pretioso frà tutti i metalli, e questa è la più eminente di tutte le virtù. Quello non si corrompe, e questa, cessando le altre virtù, sempre resta in piedi, onde anco nella Patria celeste regna nel suo vigore. Quello è di conditione tenacissimo, né si consuma col fuoco, anzi più si purifica, e questa nel fuoco della tribolazione si rende più pura.
Che perciò questa essere ombreggiata ne’ fondamenti d’Oro della Città celeste nell’aureo Reclinatorio della Cantica, nell’Oro, di che si ricoprivano i Cherubini negli anelli d’Oro riposti alli due lati dell’Altare antico, nell’Oro dell’Oracolo, e nelle fascie d’oro, che stringevano il petto degli Angioli dell’Apocalisse, dicono concordemente Agostino, Gregorio, e Riccardo da S.Vittore.
Resta dunque chiaramente esposto come assai bene l’Oro si sia assonto per simbolo e geroglifica delle tre virtù Teologali, Fede, Speranza, e Carità”. Fin qui, quello che volevamo fosse detto da chi ha saputo cogliere meglio di noi certe sfumature e certe verità.

Al di là questo, ove non bastasse questa dissertazione biblico-teologico, affidiamo il prosieguo del discorso a sant’Agostino, che sull’oro, il suo utilizzo, e il cui valore, ci dice e ci fa comprendere, è di natura strettamente teologica. 

“Vuoi vedere come l'oro e l'argento siano cose che appartengono al Giudice giusto? Da tali cose l'avaro è tormentato; dalle stesse il misericordioso è arricchito. La divina giustizia distribuisce i suoi beni, ed ecco ne vengono alla luce le opere buone e ne vengono puniti i peccati. Difatti l'oro, l'argento e ogni possesso di beni terreni è una palestra per la benevolenza e un tormento per la cupidigia. Distribuendo tali beni a noi uomini, Dio in essi rivela quali cose sappia disprezzare l'anima per la quale le vere ricchezze sono colui che [tutto] dona.
Nessuno infatti può manifestamente apparire capace di disprezzare una cosa se non quando ne è venuto in possesso.
Chi non ne possiede, può - è vero - disprezzarla; ma se la disprezzi realmente o solo finga di disprezzarla lo conosce soltanto Dio che scruta i cuori. Quanto agli uomini, perché possano imitarne le opere, il pensiero del disprezzatore lo si vede solo dalle mani del donatore.

Se è vero però che Dio concede tali beni anche ai cattivi, mostra in essi come, negli stessi beni che egli elargisce, si tormenti l'animo di colui a cui sia diventato di poco pregio il datore di così grandi doni. In tal modo egli fornisce ai buoni occasione di compiere opere buone, mentre tormenta i cattivi col timore dei danni.
Pertanto, se a tutt'e due vengono a mancare l'oro e l'argento, i primi conservano le ricchezze celesti e ne provano gioia nel cuore; quanto agli altri, invece, la loro casa resterà vuota di beni temporali e la loro coscienza ancora più vuota di beni eterni.

L'oro e l'argento li possiede [realmente] colui che sa ben servirsi dell'oro e dell'argento. Difatti anche fra gli uomini si dice di uno che sa possedere qualcosa quando sa farne buon uso. Per cui uno che non fa delle cose un uso conforme a giustizia non le possiede a buon diritto. E se uno non possiede una cosa a buon diritto, se afferma che è sua non parla da legittimo possessore, ma chi parla in lui è la malizia d'uno sfacciato usurpatore.
Ecco invece un uomo che non dice senza motivo appartenergli una qualche cosa: egli non se n'è impossessato per una bramosia ingiusta e irragionevole ma la domina con sapientissimo potere e con giustissima moderazione.

Con quanta maggiore veracità e proprietà non dirà Dio che sono suoi l'oro e l'argento, avendoli egli creati con generosissima bontà e amministrandoli con giustissimo dominio, al segno che senza il suo cenno e la sua autorizzazione né i cattivi avrebbero l'oro e l'argento per essere condannati di avarizia né li avrebbero i buoni per usarne a misericordia! Nessun uomo tuttavia può disporre che tali metalli ci siano, come nessuno può distribuirli e ordinarli in modo che uno li abbia e un altro no.
Se al contrario l'oro e l'argento fossero dati solo ai cattivi, giustamente li si reputerebbe cattivi; come, se fossero dati solo ai buoni, li si reputerebbe sommi beni. Viceversa, se mancassero solo ai cattivi, la povertà sembrerebbe un grande castigo; mentre, se mancassero solo ai buoni, la povertà sembrerebbe il colmo della felicità.
Ora, se vuoi sapere che l'oro può aversi insieme con la bontà, ecco che l'hanno anche i buoni; se vuoi sapere che questi buoni non sono tali in forza dell'oro [che hanno], ecco che anche i cattivi ce l'hanno. Inoltre, se vuoi sapere come la povertà non sia lo stesso che miseria, ecco che ci sono dei poveri che son beati; se vuoi sapere come la povertà non sia lo stesso che beatitudine, ecco che ci sono dei poveri che sono miseri.
Dio dunque, che è il creatore e il governatore delle cose create, ha distribuito fra gli uomini l'oro e l'argento in modo che apparisse che sono creature buone per loro natura e nella loro specie, sebbene non siano il bene sommo né il bene grande [per eccellenza].
Nell'ordine e grado in cui son collocati debbono mostrare quanto sia meritevole di lode il Creatore dell'universo; e [a livello umano] la loro abbondanza non deve favorire l'orgoglio dei buoni né la loro scarsità deprimerli; mentre invece, riguardo ai cattivi, son destinati ad accecarli quando loro si concedono e a tormentarli quando loro si sottraggono. In una parola, una cosa creata a lode del Creatore e perché costituisse una prova per i buoni e un castigo per i cattivi, nessuno può ragionevolmente vituperarla.
Ed è proprio conforme a verità che Dio la dica sua, non solo per averla creata con munificentissima bontà ma anche perché la distribuisce con misura sommamente provvidente.
Se pertanto il Signore nel Vangelo chiama cose di questo genere iniquo mammona, vuol farci intendere che c'è un altro mammona, cioè altre ricchezze che solo i buoni e i giusti possono possedere, per cui quelle che vengono chiamate iniquo mammona sono ricchezze cui l'iniquità ha imposto appunto il nome di ricchezze.

La giustizia per contro conosce l'esistenza di altre ricchezze, che adornano l'uomo interiore, come dice l'apostolo Pietro: Colui che è ricco agli occhi di Dio. Queste meritano il nome di ricchezze giuste poiché vengono concesse come retribuzione a meriti buoni e giusti; meritano il nome di ricchezze veraci, poiché chi le possiede non si trova nell'indigenza. Quanto alle altre, cioè alle ricchezze ingiuste, esse son così non perché siano rei d'ingiustizia l'oro e l'argento ma perché è ingiusto chiamarle ricchezze, in quanto non liberano dall'indigenza.
Anzi, tanto più l'uomo arderà di miseria quanto più le ama e ne vorrebbe di più abbondanti. Come sarebbero ricchezze quelle che più crescono e più cresce la miseria? quelle che a chi le ama quanto più diventano copiose tanto meno arrecano sazietà ma accendono la cupidigia? Sei tu convinto che ricco è colui che ha meno esigenze quando dispone di meno cose?
In effetti, noi vediamo certuni che, avendo poco denaro, si allietano per modesti profitti. Che se invece col passar del tempo il gruzzolo effettivo di oro e di argento comincia ad ingrossare - parlo ovviamente delle ricchezze false - li vedrai rifiutare le offerte minute.
Li crederesti ormai sazi; ma ciò è falso. Infatti l'aumento del denaro non ottura le fauci all'avarizia ma le dilata; non le bagna ma le infuoca. Rifiutano il bicchiere perché vorrebbero dissetarsi in un fiume. Ma in questo caso è da definirsi più ricco o più povero colui che, avendo smaniato d'avere qualcosa per non trovarsi in povertà, in tanto possiede di più in quanto non vuol contentarsi del meno?

Ma questo non è colpa dell'oro o dell'argento. Supponi, per esempio, che un uomo misericordioso trovi un tesoro. Forse che, sospinto da misericordia, non ci offrirà ospitalità ai pellegrini, non ci sfamerà gli affamati, vestirà i nudi, soccorrerà i bisognosi, riscatterà i prigionieri, costruirà le chiese, ristorerà i languenti, pacificherà i litiganti, accoglierà i naufraghi, curerà gli ammalati, distribuendo qui in terra beni materiali per ritrovarsi, nascosti in cielo, i beni spirituali?
Chi compie queste opere? L'uomo misericordioso e buono. Con che cosa le compie? Con l'oro e l'argento. E chi intende onorare nel compiere tutto ciò? Colui che dice: Mio è l'oro e mio l'argento.

Come suppongo, voi v'accorgete, fratelli, qual grande errore e quale demenza sia riversare sulle cose che si usano sregolatamente la colpa di coloro che appunto le usano male.
Se infatti si condannano l'oro e l'argento perché certi uomini viziati dall'avarizia, disprezzando i comandamenti dell'onnipotentissimo Creatore, si lasciano trascinare da riprovevole cupidigia ad ammassare beni creati, si dovrebbero condannare tutte le cose create da Dio, in quanto, al dire dell'Apostolo, certi uomini perversi le venerano e tributano il culto alla creatura anziché al Creatore, che è benedetto nei secoli.
Dovrebbe pertanto detestarsi anche questo sole, che invece i manichei, non comprendendo come sia una creatura, con sicumera non cessano di venerare e d'adorare come se fosse il creatore o una qualche sua parte. Perché non detestare questo sole, se è vero - com'è vero - che spesse volte per l'uso del sole e della luce nel costruire i suoi edifici la gente solleva liti ingiustissime?

Mi riferisco al fatto di quei tali che, per permettere che nelle loro finestre si spandano più liberi e con alquanto maggiore ampiezza i raggi del sole, spesso brigano per far demolire le case altrui, e, se qualcuno si oppone avendone il più sacrosanto dei diritti, lo perseguitano con atrocissime inimicizie. Se dunque un potente per l'uso del sole opprime ingiustamente e barbaramente un debole, lo spoglia dei beni, lo caccia in esilio o lo fa condannare a morte, forse che questo è colpa del sole, che quel tizio desidera godersi più copiosamente, o non è piuttosto colpa della cattiveria dell'uomo che voleva usarne malamente?, dell'uomo che, mentre desidera acquistarsi uno specchio più ampio di luce temporale per contentare gli occhi del corpo, non apre la stanza interiore del cuore alla luce dell'onestà?
Da questo comprendano i nostri avversari - se ne sono in grado - che non debbono prendersela con l'oro e l'argento, sebbene ci sia della gente che nella propria smodata cupidigia spesso litiga proprio a motivo dell'oro e dell'argento. Costoro dovrebbero spostare le loro accuse e farne oggetto non la terra ma il cielo, non i metalli rilucenti ma gli astri e lo stesso sole dal momento che ci sono degli iniqui che si combattono con insanabile discordia per possedere la luce del sole.
Dovrebbero poi imparare quanta distanza vi sia fra questa luce visibile e la luce della giustizia. Può infatti succedere che, quanto maggiore è l'avidità con cui ciascuno vuol godersi la luce di questo mondo, tanto maggiore sia ancora la cecità che lo priva della luce della giustizia.
Non c'è infatti creatura alcuna ad opera della quale l'uomo possa essere giustificato, ma dev'essere giustificato dal Creatore per poi potersi servire secondo giustizia di tutte le creature.
A tal fine lo stesso nostro Signore, sebbene da giudice giusto condanni sempre l'avarizia, tuttavia da vero maestro volle mostrare che c'è un uso retto della ricchezza terrena: ciò fece in quel passo che i manichei volevano opporre come contrastante con quanto asserisce il profeta.
Diceva: Fatevi degli amici con l'iniquo mammona, che è come se dicesse: Quel mammona che è iniquo non dev'essere il vostro mammona. Allora potete servirvi conforme a giustizia delle cose temporali che possedete con larghezza e farvi con esse degli amici che vi accolgano nei padiglioni eterni, qualora non possedete quell'altro mammona, cioè se non vi reputate ricchi sulla base di quello.

Le vostre ricchezze, che sono le vere ricchezze, capaci di liberarvi da ogni indigenza, non debbono essere paragonate ai tesori d'indole terrena. Tuttavia, per poter godere a buon diritto di quelle ricchezze, dovete prima cominciare a usar bene di queste, che non sono le vere ricchezze né sono le vostre ricchezze, poiché vengono chiamate ricchezze ingiuste.
Esse non tolgono la miseria, e [solo] gli iniqui le chiamano ricchezze; loro soli pensano che per mezzo di esse vengano liberati dall'indigenza. Quanto a voi dovete desiderare le vere ricchezze, che son poi le vostre ricchezze.
Ma se non sarete stati fedeli nell'amministrare l'ingiusto mammona chi vi darà la ricchezza vera? E se non sarete stati fedeli nell'amministrare la roba altrui, chi vi affiderà della roba come vostra?
Quanto poi ai manichei, è chiarissimo che essi, secondo il loro solito, sollevano calunnie contro i detti profetici.
In effetti, chiunque anche alla buona si pone a osservare il contesto di quel passo scritturale trova subito che il profeta non ha inteso parlare di quest'oro né di questo argento per il quale insipientemente impazzisce l'avarizia ma piuttosto di quell'altro, ricordato anche dall'Apostolo, dove dice:

"Se uno sopra il fondamento edifica oro, argento e pietre preziose. Di quest'oro e di questo argento abbonda quel tesoro che il Signore stesso riferisce essere stato ritrovato in un campo  da quell'uomo mirabilmente ed encomiabilmente avaro che per esso vendette tutti i suoi averi.
Difatti il profeta, preannunziando il Signore e designando secondo il costume con linguaggio figurato i tempi dell'era nuova, cioè della Chiesa, si esprime così:

"Ancora un poco e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e i continenti; io scuoterò tutte le nazioni. E verrà il Desiderato da tutte le genti, e riempirò di gloria questa casa, oracolo del Signore degli eserciti. Mio è l'oro e mio l'argento, oracolo del Signore degli eserciti.
Grande sarà alla fine la gloria di questa casa, più grande che non agli inizi, oracolo del Signore degli eserciti. E in questo luogo io spanderò la pace, oracolo del Signore degli eserciti.

Se costoro rifiutassero d'essere quei cani o porci ai quali ci è vietato di dare le cose sante e di gettare le perle, ma chiedendo desiderassero ricevere, cercando trovare e picchiando avere la porta aperta, forse potrebbero anche senza l'aiuto di interpreti con la sola guida dello Spirito Santo comprendere rettamente quanto [ivi] detto.
Comprenderebbero certamente, senza alcuna caligine, che si riferisce al nuovo popolo (cioè al popolo cristiano, di cui è sommo sacerdote Gesù, Figlio di Dio) almeno quel passo dov'è detto:
" Ancora un poco, e io scuoterò il cielo e la terra, e scuoterò tutte le nazioni. E verrà il Desiderato da tutte le genti".

Questo verso, dove il profeta dice: "E verrà il Desiderato da tutte le genti", fu pronunziato in riferimento all'ultima, cioè alla seconda, venuta del Signore, quando verrà nel suo splendore.

La prima volta infatti, quando venne nella sua carne mortale ad opera di Maria Vergine, non era ancora desiderato da tutte le genti, in quanto queste non avevano ancora creduto

Da quando invece la semente del Vangelo è stata sparsa fra tutte le genti, in tutte le genti si è acceso il desiderio di lui.

In tutte le genti ci sono e ci saranno dei suoi eletti che con tutto il cuore gli dicano nell'orazione:

"Venga il tuo regno".

Ma quella prima venuta servì a seminare la misericordia che precedeva il giudizio; nel giudizio viceversa, che si farà alla seconda venuta, risplenderà la [pienezza della] gloria. In un primo tempo bisognava che si muovesse il cielo, e ciò fu quando l'angelo lo annunziò alla Vergine che doveva concepirlo, quando la stella accompagnò i magi ad adorarlo, e ancora quando gli angeli lo rivelarono ai pastori.
Occorreva che si muovesse la terra, e fu quando fu turbata dai suoi miracoli; che si muovesse il mare, e fu quando il mondo presente cominciò a fremere per le persecuzioni; che si muovessero i continenti, e fu quando coloro che avevano creduto in lui cominciarono ad aver fame e sete della giustizia.
Occorreva finalmente che si muovessero tutte le nazioni, e fu quando il suo Vangelo cominciò a diffondersi velocemente per ogni dove. Allora finalmente sarebbe venuto il Desiderato da tutte le genti; come, a quel che attesta il profeta, ha da venire.
Allora questa casa, cioè la Chiesa, sarà riempita di gloria.

Continuando soggiunge: "Mio è l'argento e l'oro".
Col nome di oro nel linguaggio figurato si indicano tutte le specie della sapienza, "e le parole del Signore, parole caste, sono argento purificato della terra, purificato sette volte".
Ogni argento e oro di questa sorta non è roba degli uomini ma del Signore, per cui, se la casa sarà riempita di gloria, chi si gloria si glori nel Signore. Ora sacerdote grande  che abita in questa casa è il nostro Signore Gesù Cristo.
Egli per offrire una via di ritorno all'uomo che per superbia era uscito fuori del paradiso si degnò mostrargli in se stesso la via dell'umiltà.

Lo attesta quando nel Vangelo esclama: "Imparate da me che sono mite ed umile di cuore".
Ebbene, affinché nessuno nella sua casa, che è la Chiesa, se fosse riuscito a sentire o a parlare con sapienza, si inorgoglisse quasi volendo far mostra di risorse proprie, vedete con quanto efficace medicina gli si dice dal Signore Dio:"Mio è l'oro e mio l'argento".

In tal modo si realizzerà ciò che vien dopo, e cioè che la gloria di questa casa sarà grande più alla fine che non agli inizi. La casa degli inizi infatti, cioè i cittadini della Gerusalemme terrena, come dice l'Apostolo, ignorando la giustizia di Dio e volendo stabilire la propria, non si assoggettarono alla giustizia di Dio.
Osservate se costoro, mentre dicono di loro proprietà l'oro e l'argento, siano riusciti a raggiungere la gloria eterna promessa alla casa che esisterà ai tempi della fine.
Tuttavia, siccome il profeta dice: "Grande sarà la gloria di questa casa alla fine più che non agli inizi", dimostra con ciò stesso che nemmeno agli inizi fu del tutto priva di gloria.
Di lei infatti parlava anche l'Apostolo quando diceva: "Se infatti ciò che viene eliminato è rivestito di gloria, molto più sarà glorioso ciò che rimane".

L'ultimo verso, con cui si chiude il presente oracolo profetico, suona: "E in questo luogo darò la pace, oracolo del Signore degli eserciti".
Cos'è quell'in questo luogo, se non come un mostrare a dito una realtà, diciamo così, terrena? Cosa infatti può essere racchiuso in un luogo se non ciò che è corporeo?
Non è quindi assurdo intendervi la resurrezione del corpo, che avverrà alla fine. Con essa raggiungerà il termine la beatitudine perfettissima, quando la carne non avrà più desideri contrastanti con quelli dello spirito né lo spirito desideri contrastanti con quelli della carne.
In effetti, questo corpo corruttibile si rivestirà d'incorruzione e questo corpo mortale si rivestirà d'immortalità.
Non ci sarà più un'altra legge che si ribelli alla legge della mente, poiché in questo luogo darò la pace, oracolo del Signore degli eserciti. Cosa infatti dicano i profeti riguardo al disprezzo dell'oro e dell'argento terreni, che è così sordo nei confronti della parola divina da ignorarlo?
Loro, per ingannare gli uomini, ricavano la testimonianza dall'Apostolo, dove dice: "Radice poi di tutti i mali è l'avarizia, appetendo la quale alcuni fecero naufragio nella fede e si cacciarono in molti dolori", quasi che sia facile trovare un libro delle sacre Scritture del Vecchio Testamento dove non si ritenga come colpa l'avarizia e non la si condanni con adeguata esecrazione.

Ma poiché ora la questione vien mossa circa l'oro e l'argento, perché non ascoltare la voce del profeta che dice: "Ma il loro oro e il loro argento non li potrà liberare nel giorno dell'ira del Signore?"
Se uno assetato [di verità] ascoltasse magari queste sole parole e se le cacciasse dentro le midolla della sua anima, non si estranierebbe totalmente dalle attrattive della falsa felicità e si abbandonerebbe all'abbraccio di Dio, spogliandosi dell'uomo vecchio per rivestirsi di immortalità?
Ma perché intrattenerci più a lungo su una questione come questa?
Credo che ormai sia noto alla vostra Carità come la setta dei manichei tratta con gli inesperti sulla base non della verità ma dell'inganno. Le Scritture non le recitano tutte a tutti, ma preferiscono quelle del Nuovo Testamento a quelle del Vecchio.
Essi fanno cernita di frasi che dimostrano esser come fra loro in contrasto per ingannare la gente impreparata.
Ora nello stesso Nuovo Testamento non c'è o lettera dell'Apostolo o libro del Vangelo su cui non si possa fare lo stesso [lavoro], cioè mostrare, sulla base di certe frasi, come un libro sia in contrasto con se stesso, se non viene trattato tutto intero il suo contesto con la massima diligenza e attenzione possibili da parte del lettore”. (Discorso n.50 di sant’Agostino contro i manichei sulle parole del profeta Aggeo: “Mio è l’oro e mio è l’argento).

A conclusione di tutto ciò, auguriamo a noi stessi e a tanti altri un inversione di tendenza. Una conversione radicale, sul modo di essere e di apparire e di operare, per evitare di deviare le coscienze, così come è sempre facile quando da certi troni, da certe posizioni si vogliono dettare alcuni insegnamenti, e questi, soprattutto, alla luce di quello che abbiamo scritto e riportato, risultano falsi, sbagliati, scorretti.

Nell’oro, forse, dovremmo trovare un po’ più di umiltà del e nel nostro agire quotidiano, nelle nostre azioni, che devono essere da maestri e non da saccenti del propagandismo e del populismo a buon mercato.

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- sempre di Giuseppe Massari:



- VIAGGIO NELLA STORIA TRA LE PIETRE VIVE DELLA MEMORIA - RICERCA  STORICO -  ICONOGRAFICA A CURA  DI  GIUSEPPE MASSARI SULL’ORSINI CARDINALE, ARCIVESCOVO, PAPA

(I Parte - 1) - Introduzione - Presentazione - Le Origini, la dinastia, la discendenza - Il presagio - A capo della chiesa Sipontina - Vescovo a Cesena - Lo sposo di Benevento - Contestualmente Vescovo di Frascati (1791 - 1716) e Porto - Santa Rufina (1715 - 1724) - Nei paesi della vasta Diocesi Beneventana, tra il Sannio, l'Irpinia, la Provincia di Campobasso e parte della Daunia Settentrionale - L
'innamorato di San Filippo Neri - Sede vacante 1724 -

 

(I Parte - 2) Dalla Porpora al Papato - I Conclavisti del 1724 per la elezione del Cardinal Orsini - La continuità domenicana di chiamarsi Benedetto - Vescovo di Roma - Medaglie e monete - Presentazione della chinea - I 29 Cardinali creati durante il suo Pontificato - I Santi Canonizzati - I Beati proclamati - Nuove feste liturgiche, nuove celebrazioni, nuovi culti riconosciuti ed introdotti durante il Pontificato  - Tra le Basiliche maggiori e minori di Roma - Ricognizione del corpo di Sant'Agostino - Il Museo Piersanti di Matelica (Mc)

(II Parte - 1) L'omaggio scultoreo di Pietro Bracci - Celebrazione del 17° Giubileo, la Porta Santa nel 1725 - Medaglie pontificie del Giubileo - L'Ospedale S. Gallicano - Agnus Dei - Altre curiosità sul Giubileo - Il Concilio - Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane - Scalinata di Trinità dei Monti - Nell'anno del Signore 1725 - Visita a Torre in Pietra e a Vignanello - Altre curiosità - Da Papa due volte a Benevento - Le soste di Benedetto XIII ad Albano nel Casino Lercari - Passndo da Caserta... - ... Per Capua... - Due giorni a Maddaloni - ...con breve sosta a Calvi e a Teano... - …Anche a Fondi una permanenza sulle orme di San Tommaso D Aquino... - Soggiorno a Montecassino - ...Facendo sosta a Frosinone - Si fermò anche a Sezze Romano - Alla Abbazia di Fossanova - ...Toccando Carinola... - Anche Terracina fu onorata dal passaggio papale - Instancabile timoniere sulla barca di Pietro - Il carcere di Corneto - Il Papa pellegrino a Viterbo - Impegno per la crescita culturale e spirituale dei Camertesi

 

- (II Parte - 2) Considerato, amato per essere ricordato - Testimonianze in Italia e nel mondo -

 

- (III Parte) - Bibliografia libraria ed archivistica - Appendice documentaria - Ringraziamenti



- Il Cardinale e Papa Orsini prima e dopo Benevento - Presentazione dell'Opera Benevento il 22 ottobre 2012



- Fase Diocesana del processo di Beatificazione e Canonizzazione del Papa pugliese Benedetto XIII

 

- In viaggio tra i Musei ecclesiastici italiani

- Interviste e Recensioni


- La Puglia, terra di Papi e di Santi

 

- San Sabino, Patrono di Gravina?

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