Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

 

 

MOSTRE, RICORRENZE ED INIZIATIVE VARIE 2022

 

 

In questa pagina troverete, di volta in volta, notizie dedicate ad iniziative e/o Mostre su soggetti di interesse comune: a tematica religiosa, collezionismo vario, recensioni su novità editoriali, ecc. Spero possa esservi utile!

Si declina, comunque, ogni responsabilità circa l'eventuale mancata realizzazione delle stesse o altre inesattezze, non imputabili a Cartantica, che si fa soltanto tramite delle informazioni.

Alcune delle iniziative vengono riportate anche se con ritardo, compatibilmente con gli aggiornamenti del sito.

 

 

 

IL VANGELO DI GAETANO LASTILLA

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IV^ DOMENICA DI PASQUA anno c Gv 10, 27-30 -

 

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.

Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

Di tutta questa piccolissima “storia” la cosa che non mi piace è la faccenda delle “pecore”.

Sì, perché di là dalla simpatia che esse ispirano per via del presepio a Natale e dei panorami agresti...beh, prendersi della “pecora” non è esattamente un complimento.

Allora chiariamoci, una volta per tutte, che l’animale in questione è solo per farci capire lo stile ed il carattere del pastore. Noi non possiamo, neppure per un momento, paragonarci a loro: è scritto dall’inizio, da quando il Padre ci inventa: ci crea “a sua immagine e somiglianza”.

Creati liberi quindi, “persone” con un cervello e con un cuore che ci devono servire per fare delle scelte, per pensare, per amare, per costruire progetti liberi da qualsiasi condizionamento.

Così il ’linguaggio’ si ribalta e mi viene ancora una volta ripetuto che Lui dà la vita per me...altro che “pecora”, per me che sono una persona che deve imparare a dare la vita per Lui.

Troppo comodo fermarmi ad un’immagine che non vuole neppure essere simbolica, se non per l’atteggiamento naturale che la pecora ha di seguire il suo pastore, ovunque...così come dovrebbe essere il mio di atteggiamento, nei confronti del Pastore.

Lì sì, nel seguire Lui come Pastore, lì si legge correttamente il suo parlare e quello che io devo fare e basta, però devo invece concentrarmi sul “Pastore” perché quella è la scelta che diventerà “strada” da tracciare nella mia vita.

Fare la “pecora”, sceglierlo in pratica come Pastore, vuol dire ricevere da Lui la vita e viaggiare in sicurezza, non perdersi su sentieri inutili e pericolosi. Tutto questo deve diventare il mio atteggiamento nei confronti degli altri: dare la vita, il mio tempo in altre parole, le mie risorse morali e non…

Però il rischio di essere “pecore matte”, che seguono strani pastori, è forte perché sono veramente tanti quelli che si propongono come pastori, capaci di fare tutto e che ti promettono di tutto! Tutto? No, la vita no!

Non scherziamo, la vita è una cosa seria. Appunto, è una cosa seria ed il Pastore lo sa al punto di “donarla”, tutta, per non essere frainteso e per fare in modo che nessuno possa rubarci la nostra di vita e così poi farsi i suoi più o meno sporchi interessi.

Gesù, il Figlio di Dio, la vita ce la regala, è una sua scelta unilaterale, Lui è gratuità e basta...e a me, lascia la libertà della scelta

 

Buona vita e... teniamolo al centro del nostro andare. Un grande e forte abbraccio. Don Gigi Pini

 

III^ DOMENICA DI PASQUA anno c Gv 21, 1-19

 

– In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. (,,,) Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

 

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù.

Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete».

La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare.

Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane

Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò.

Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore.

Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro (…) per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?».

Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi».

Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

La conseguenza della mia sincerità, nel volerla piantare con i se e con i ma che m’immobilizzano, è tutta dentro la voglia e la fatica del “seguimi”. Andargli dietro: sarà la mia grande scelta, quella che mi obbliga a camminare, a non accontentarmi del poco pesce ma subito e a non deprimermi di fronte ai tanti fallimenti del mio lavoro.

Può capitare di sbagliare l’ora e il posto del pescare, e può capitare di starsene fermi e delusi sulle sponde della vita.

Può capitare, ma tutto questo non diventerà regola se imparerò ad accorgermi di Lui, lavorando sulla sua Parola, provando a metterla in pratica nel mio lavoro, nello studio, nel mio tempo libero, nel mio amare.

Non serve gettarsi in mare perché ci vediamo nudi ed inutili. E quante volte però ci capita di farlo e di sentirci stanchi e stufi di nuotare nel nulla.

Quello che serve è “amarlo”. Lo ha detto Lui che non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici.

Lui ha dato la vita perché ci considera amici. “Seguimi” vuol dire dare la vita per Lui. Ci sarà data indietro con “grande quantità di pesci”

E non dire: “A me il pesce non piace“: perché anche a te piace sentirti realizzato e felice nel tuo vivere, sentire che sei capace d’amare e di essere amato, perché anche a te piace provare la soddisfazione del vedere che il tuo darti da fare ha senso e produce dei risultati importanti per te e per gli altri…

Di questo si parla, questa è la “gran quantità di pesci” che ci è data.

La condizione è una sola:“ Seguimi.“ Amarlo, sì, amarlo è la scelta vincente che ti fa nuotare nel senso e nel valore pieno dei tuoi giorni.

Questo è il senso della Pasqua, del “passaggio” dalla morte alla vita: dal tenersi inutilmente fermi... al camminare con il Risorto.

 

Buona vita. Un grande abbraccio. Ciao, Don Gigi

 

2^ DOMENICA DI PASQUA anno c Gv 20, 19-31

 

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!».

Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo:

«Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro:

«Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso.

Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».

Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Quando credo che “studiare la storia” serva solo per completare un cruciverba o a rispondere, pronto e sicuro, ad una interrogazione...beh, allora mi sono fregato da solo. Il dramma è che rischia d’essere proprio così, ma cosa vuoi che m’importi dei miei nonni, dei miliardi di uomini e di donne che prima di me hanno attraversato la vita! Adesso ci sono io! Basta con: “Ai miei tempi”, “Una volta sì che…”

Da una parte credo che espressioni di quel tipo nascondano una paura esagerata del presente e, ancora di più, di un futuro da progettare e da costruire. Dall’altra parte c’è la presunzione di credersi protagonisti unici e veri della storia.

Insomma, quello che ci frega è il non fidarci più di nessuno perché siamo convinti che tutti possano nascondere un qualche nobile o sporco interesse. Così non ci fidiamo più neanche di Lui… “Se non vedo...se non metto…”

...neppure dell’Unico che davvero è “interessato” a noi e solo e semplicemente perché ci vuole “vivi”, ci vuole “veri”.

Siamo alla follia di rifiutarci di credere per paura di credere…

E ancora non riusciamo a capire che il mio fidarmi non è legato a una persona alla quale voglio bene o di cui ho una grande stima...non può essere legato a quello o a quella: gli altri, tutti gli altri mi possono solo e semplicemente dare una mano a cercare l’unico del quale fidarmi davvero.

E’ ora di piantarla di pensare che sia io a scoprire la storia e ad aver capito tutto.

E’ anche ora di piantarla di stare tranquilli dentro alle nostre risposte preconfezionate e mandate a memoria…E’ ora di vivere l’Eucaristia, per mettermi in un ascolto vero e sincero dell’Unico Protagonista che mi vuole in piedi, per scoprire che credere, fidarmi del Risorto, mi rende autentico e mi restituisce umile e forTe alla Storia. È ora di piantarla con i se e con i ma! Buona vita. Un forte abbraccio.

– 2^ DOMENICA DI PASQUA, Vangelo c –

 

DOMENICA DI PASQUA anno c Gv 20,

 

1-9 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.

Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

È il nostro grande problema quello di non avere ancora capito bene “chi è Lui”. Non è un problema d’intelligenza ma di noia e di presunzione.

- Noia perché non ci va di prenderci il tempo per leggere, per studiare, per chiedere, confrontarci, parlare e pregarci sopra. - Presunzione perché pensiamo di aver risolto tutto con il catechismo della 1° Comunione e della Cresima. Ci scappa così la voglia di comprendere l’unica cosa vera per la quale Lui, Dio, si era fatto uomo: risorgere.

Risorgere, allora, è un “dovere”! Proprio per questo era nato: per morire, condizione indispensabile per risorgere. E continua ad impressionarmi e a gasarmi l’espressione...“doveva risorgere” ! “Doveva”... credo voglia dire che Lui nascendo è voluto entrare fino in fondo dentro alle nostre paure o all’unica grande paura che le riassume tutte, la morte: entrare e “sconfiggerla”.

La conseguenza, quindi, è che è voluto entrare dentro, fino in fondo, alla nostra grande ed immensa voglia di vita…Solo caricandosi addosso, tutto questo, poteva essere credibile.

E così ha fatto. Ha affrontato la nostra paura, l’ha affrontata guardandola in faccia e Lui ne è uscito vincitore.

“Doveva risorgere“ per ridarci il gusto sereno e grintoso della vita. Da quella Pasqua in poi non sarà mai più tutto come prima. Lui, il Dio fatto uomo, ha rimesso le cose a posto, ha ridato ordine alla Creazione “bella e buona” del Padre, ha messo dentro all’umanità il fuoco dei testimoni che giorno dopo giorno vogliono ridare il giusto senso e la giusta “allegria” all’unica cosa che ci interessa davvero: vivere, per sempre.- “Doveva risorgere“! È stato di parola.

Adesso tocca a me e a te: - “dobbiamo risorgere” per non consegnare la vittoria al male estremo; - “dobbiamo risorger” per riprendere il sogno concreto di un mondo costruito sulla Giustizia, sulla Libertà, sulla Pace, sull’Amore...sulla Vita.

Pasqua è tutto questo. Buona Pasqua allora: BUONA VITA. Un grande e forte abbraccio. Don Gigi

 
 

DOMENICA DELLE PALME anno c -

Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna -

Erode con i suoi soldati insulta Gesù -

Pilato abbandona Gesù alla loro volontà -

Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me -

Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno -

Costui è il re dei Giudei - Oggi con me sarai nel paradiso -

Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito -

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

 

Questa è una domenica importante che introduce la settimana decisiva, nella quale ci sono i tre giorni che danno senso e spessore a tutto l’esistere e che in un colpo solo recuperano tutta la creazione devastata dalla libera scelta dell’uomo di “bastarsi”, di non voler aver bisogno di un Dio Padre. Quello che si chiama peccato originale è totalmente recuperato e rilanciato durante la settimana santa e trova il senso definitivo nella Pasqua di Risurrezione.

 

La conseguenza di quella prima scelta... che si identificava nella morte, ebbene, quella conseguenza, sarà sconfitta per sempre dal Dio della Vita; e proprio in questa domenica mi è sbattuto in faccia il peccato dell’inizio.

 

- Pietro come “Adamo” prende le distanze dal Maestro: lui non c’entra, lui è una persona libera, non è di nessuno, lui è lui, e basta…E’ così simile a noi questo uomo dall’entusiasmo facile, da reazioni rabbiose e appassionate, così disposto a tutto quando le cose vanno dalla parte giusta. - Pietro, proprio lui, il primo, sempre pronto a riconoscere il Maestro; proprio lui così semplice e così normalmente debole dietro una facciata da “duro”; proprio lui, così simile a noi, pronti sempre a schierarci dalla parte dei più forti… - Pietro, così disposto a morire per il Signore Gesù e così pronto a tradirlo di fronte al momento del buio, di un fallimento apparente…

 

E’ la mia e la tua storia. Andava tutto così bene: si girava alla grande, si camminava sull’acqua, miracoli che non si erano mai visti, parole che spaccavano in due e ti rigeneravano, Lazzaro recuperato dall’odore della morte e quell’inizio con l’acqua che diventava vino… ”Grande, è un grande! “. Tutti, anche lui, a “gasarsi”; e in più lui è uno di loro, lui c’è e lui ha visto con i suoi occhi, lui ha dato una mano...anche a fare i miracoli...c’era anche lui e lui, poi, è il capo! “Anche tu sei di loro.”

 

Ti aspetti che tiri fuori la grinta dei giorni migliori, di quando andava tutto bene, ed invece: “No, non lo sono.“ Tirarsi indietro ... - quando diventa pericoloso “schierarsi”, - quando non va di moda, - quando non è più tempo della Prima Comunione o della Cresima, - quando gli altri ti prendono in giro e ti mettono in un angolo, - quando ti è chiesta la vita o anche solo un pezzo...

Pietro, uno di noi. Almeno però, dopo, tentassimo di guardare Gesù negli occhi come ha fatto lui: sarebbe “conversione”...anche per noi.

 

Buona settimana e buon cammino. Un forte abbraccio.

 

05 DOMENICA DI QUARESIMA anno c Gv 8, 1-11 -

 

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?».

 

Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.

Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».

 

E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo.

Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

 

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Il nostro convertirci, il nostro tornare indietro dal male non sarà né scontato né facile.

Confessarsi non sarà un sistemare la “coscienza” e... tutto è a posto! No, perché faremo i conti con le nostalgie di uno stile vecchio. Il male, d’altra parte, si presenta sempre con la faccia pulita ed accattivante, si presenta sempre come “cosa bella ed affascinante”...non può fare diversamente, altrimenti chi lo seguirebbe e lo sceglierebbe mai?

E così ci toccherà ancora fare l’esperienza del tradimento della Sua Parola, di Lui. Passeremo ancora dentro nei vicoli tortuosi e scuri del nostro “peccato”. Ma la notizia è una di quelle che non ti aspetti, come quella di domenica scorsa. Il nostro è un Dio Padre capace di stupirci sempre con il suo amore senza limiti. Tutti i “perbenisti” e i “farisei” di turno, quelli della “trave nell’occhio” insomma...tutti ci rimarranno male, malissimo.

Sì, perché loro sono pronti ad ucciderti a sassate e già lo fanno, stupidamente convinti di essere così i difensori della Legge, della verità, di Dio. La notizia però è un’altra e c’è da sperare che, prima o poi, riusciamo a capirla: “Non ti condanno “.

 

Lui non condanna. Lui perdona. E subito si rinnova l’invito a non peccare più. Il perdono ed insieme l’indicazione per il dopo: “Convertirsi”, “tornare indietro”...Proprio per questo ci ha lasciato il sacramento che è un segno concreto della sua voglia di perdonarci: la Confessione.

 

E’ il Sacramento del figliol prodigo, del “ritornare” per andare avanti con il cuore pieno di festa e non di casino; - è il Sacramento del Padre che Ama. - E’ il Sacramento del ritorno nella festa di un abbraccio e nella serenità di una Parola che non vuole condannare mai Lui continuerà a perdonare per darci una mano nella nostra battaglia contro il male seducente ma vigliacco che ci vuole schiavi, mentre Lui ci vuole amici: amici liberi e veri.

Sta per finire la Quaresima, sta per finire questo tempo ricco e fortunato per noi che lo possiamo vivere tranquilli ma non sediamoci troppo sulle nostre tranquillità e lasciamoci portare dentro alla fatica e alla durezza dei giorni che verranno. Sono i giorni della “salvezza”...

 

Buona vita...con Lui al centro. Un forte abbraccio.

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

04 DOMENICA DI QUARESIMA c - Lc 15, 1-3.11-32 -  

 

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo:

«Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola:

«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla

Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”.

Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò

Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare.

Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”.

Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Eccolo qua il Dio controcorrente. In qualsiasi manuale di comportamento o in qualsiasi bar….di fronte ad una storia come questa, le reazioni ed i suggerimenti sul “cosa fare” sarebbero stati certamente diversi: credo che si sarebbe passati dallo “sbattergli la porta in faccia”, al “prima chiariamo alcune cosette, e poi vediamo “.

Lui no, Lui da subito si era messo ad aspettare e non coi pugni sui fianchi e lo sguardo duro, ma con le braccia pronte a tenerti stretto sul cuore e gli occhi pieni di nostalgia e amore… aspettando solo la tua libera decisione di “convertirti”, di tornare indietro.

La conseguenza della conversione è “ fare festa “. La conseguenza della non-conversione è “ fare casino “. Dobbiamo ritrovare il coraggio, la forza e l’umiltà di “tornare indietro“ anche noi, perché solo nel suo abbraccio potremo veramente “andare avanti”

“Tornare indietro“ vuol dire che siamo chiamati, tutti, a costruire una pace fatta d’ascolto, di dialogo che inizia nelle nostre case; vuol dire che siamo chiamati a costruire la giustizia che è fatta di comportamenti corretti con le persone che frequentiamo; vuol dire che siamo chiamati a costruire la libertà che è fare le nostre scelte fuori dei condizionamenti anche fin troppo evidenti.

Anche noi come quel giovane dobbiamo “tornare indietro”:

- indietro dalla guerra e dalle guerre che anch’io “alimento” con i miei atteggiamenti d’intolleranza, di antipatie e di odio;

- indietro dalle ingiustizie che noi continuiamo a fare nei confronti dei nostri compagni di vita;

- indietro dagli atteggiamenti che tentano di usare gli altri per i nostri capricci.

Dobbiamo fare come quel giovane: tornare indietro dal male!

Bisogna che mi fermi un momento...un momento per “guardarmi dentro nell’anima, nel cuore “.

Occorre un “bagno” di umiltà e poi...rialzarmi e tornare dal Padre.

Sarà festa, festa grande. Sarà vita finalmente, vita in avanti.

E’ ancora tempo di Quaresima e sarà importante anche per noi fare come quel figlio…”rientrare in noi stessi” e “andare dal Padre”. Sarà il tempo del Sacramento della Riconciliazione, della Confessione, del Perdono...sarà un modo intelligente per ripartire puliti e leggeri e felici nella vita.

 

Buona vita davvero. Un grande e forte abbraccio, Don GigiI

IV DOMENICA DI QUARESIMA

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

III DOMENICA DI QUARESIMA

 

 

c Lc 13, 1-9 In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici.

Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Siloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”.

Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

 

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Convertirsi! È uno dei verbi importanti che spesso ritrovi nei Vangeli. E’ il verbo di Giovanni, il Battista e lo usa per dire cosa si deve fare per accogliere il Messia, il Dio che si fa uomo.

È il verbo che Gesù usa spesso per farci capire l’atteggiamento da tenere nella vita…di fronte alle scelte che ci si parano davanti giorno dopo giorno.

Convertirsi è sentire che niente è scontato; meglio ancora, convertirsi è rendersi conto delle banalità, dei qualunquismi che continuamente ci sono pubblicizzati come nuovi stili di vita.

Convertirsi per andare contro-corrente quindi. Posso anche non farlo questo “cambiamento”, posso anche fregarmene di questo verbo e continuare coi “miei” verbi. Devo però avere chiaro in testa che il tutto non sarà senza conseguenze. “Perirete”...ecco la conseguenza e non è il Signore Gesù che fa il menagramo o che “gufa” contro di noi.

No, Lui fa il tifo per noi, ci ama da morire...appunto. Lui ci vuole vivi! “Perire” è semplicemente la conseguenza di una scelta che non ha senso, non né ha dentro la vita, è schierarsi dalla parte del “Male”...e lì dentro c’è soltanto la morte.

È come buttarsi in un lago e pretendere di non bagnarsi: se ti butti nell’acqua è sicuro che ti bagni.

Così è per le scelte che faccio: ognuna ha una conseguenza e devo saperlo perché devo sapere a cosa vado incontro.

Convertirsi è evitare di “perire”, cioè di morire dentro il brodo insipido e scarso del mio egoismo, del mio qualunquismo, del mio “bastarmi”. Quaresima è imparare a coniugare il verbo convertirsi: imparerò così a coniugare i giorni del mio vivere in Sua compagnia, seguendo la Sua Parola. Quaresima sarà il tempo dell’imparare a vivere.

Non dimentichiamoci mai che lui ci vuole “convertiti” perché non vuole che neppure uno “vada perso”, perché la vita l’ha data per tutti e... l’abbiano in abbondanza.

Ci sono però delle regole, “le Sue”. A noi la “libertà” di scegliere!

 

Buona vita con grande e forte abbraccio. Ciao Don Gigi

III DOMENICA DI QUARESIMA

 
 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.17-2022 
 Ancona, Martedì 10 maggio 2022 

 

  a cura del Prof. Giorgio Nicolini - direttore@telemaria.it - Tel./Fax 071.83552 - Cell. 339.642433


TERSATTO
E LA NOTTE MERAVIGLIOSA 
 DELLA "VENUTA" 
 9-10 maggio 1291: una data storica 

LA PRIMA TRASLAZIONE MIRACOLOSA
DA NAZARETH A TERSATTO
NELLA NOTTE DEL 9-10 MAGGIO 1291

(articolo del Prof. Giorgio Nicolini)

 

NON ESISTEREBBE OGGI LORETO 
 SE PRIMA NON VI FOSSE STATA TERSATTO 

 

Il vincolo che legò Tersatto a Loreto fu sempre forte e costante. Infatti, non solo per diversi secoli i pellegrini da Tersatto vennero in gran numero a Loreto, ma molte famiglie si trasferirono qui dalla Dalmazia dando avvio alla nuova piccola città lauretana, definita da Leone XIII "LA NUOVA NAZARETH". Ancora oggi si trovano nel contado e nella Città cognomi slavi italianizzati. 

Così è descritta l'origine di LORETO dallo storico Guglielmo Garratt nel volume "LORETO, LA NUOVA NAZARET" (1894, p.92):
Gli Slavi Illirici, inconsolabili della perdita fatta, vennero a sfogare il loro dolore appié della buona Madre, e supplicarla che restituisse al diletto Tersatto la sua preziosa abitazione: e quando le navi che li avean condotti furono sul punto di tornare, moltissimi di costoro non seppero decidersi a lasciare la Santa Casa, ma vollero per loro patria il paese che Maria lor Madre avea scelto a sua stabile dimora. Molte famiglie Slave si stabilirono così nel paese all’ombra delle sacre mura, fondando così in parte la città di Loreto.

 

SAN GIOVANNI PAOLO II PELLEGRINO E TESTIMONE
DELLA VERITA' DELLE TRASLAZIONI MIRACOLOSE

A TERSATTO ED A LORETO

 

MENTRE A LORETO E' STATO CELEBRATO IL CENTENARIO
DELLA PROCLAMAZIONE DELLA MADONNA DI LORETO A PATRONA DELL'AVIAZIONE (1920-2020)
DOPO AVER FATTO ABOLIRE LA LITURGIA SECOLARE DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE
(clicca QUI per la documentazione)


A TERSATTO INVECE ANCORA OGGI SI CELEBRA LITURGICAMENTE
IL MIRACOLO DELLA PRIMA TRASLAZIONE MIRACOLOSA IVI AVVENUTA NELLA NOTTE DEL 9-10 MAGGIO 1291
SCONFESSANDO L'APOSTASIA LAURETANA PURTROPPO ANCORA NON SUPERATA

 

LO STRAORDINARIO MANOSCRITTO STORICO DELLA "HISTORIA TERSATTANA"
di Francesco Glavinich del 1646

 

Alcune pagine del raro manoscritto, in cui l'autore Francesco Glavinich riporta la storia della traslazione miracolosa di Tersatto attingendo e riportando i documenti originali  della fine sec. XIII che erano custoditi nella biblioteca del Convento Francescano di Tersatto.

 

PER L'ACQUISIZIONE DELL'INTERO VOLUME
IN LINGUA ITALIANA E CROATA
In preparazione della solenne celebrazione del 10 maggio a Tersatto della Traslazione Miracolosa TELE MARIA rende ora disponibile la scannerizzazione di tutto il volume del 1646 della "HISTORIA TERSATTANA" di Francesco Glavinich, pubblicato in formato PDF, a disposizione per sempre, in tutto il mondo, per chiunque vuole procurarsi il testo, studiarlo e diffonderlo. Il materiale documentale è diviso in tre PDF:
- il testo manoscritto,
- il testo stampato in lingua italiana,
- il testo stampato in lingua italiana e croata.
Di seguito si riportano i "link" in Internet da cui vedere o scaricare i testi.
- (1) HISTORIA TERSATTANA di Francesco Glavinich (del 1646) in versione dall'originale manoscritto ---  http://www.telemaria.it/HistoriaTersattana.pdf
- (2) HISTORIA TERSATTANA di Francesco Glavinich (del 1648) in versione stampata in lingua italiana --- http://www.telemaria.it/HistoriaTersattanaItaliano.pdf
- (3) HISTORIA TERSATTANA di Francesco Glavinich (del 1648) in versione stampata in lingua italiana e croata --- http://www.telemaria.it/HistoriaTersatta

 

Ricorrendo il 700° anniversario del Santuario della Beata Vergine di Tersatto, uniti dalle medesime tradizioni e della stessa fede, nonché dai diuturni vincoli tra i Santuari di Loreto e di Tersatto, dei loro custodi e dei pellegrini, i rappresentanti delle civiche amministrazioni di Loreto e di Fiume sottoscrivono la seguente DICHIARAZIONE SOLENNE, con cui si fanno carico di sostenere e promuovere, con i loro poteri, per quanto modesti siano, l'amicizia tra Loreto e Fiume, i legami fraterni tra i santuari di Loreto e di Tersatto, ed ogni possibile forma di cooperazione volta ad una sempre maggiore comprensione tra gli uomini, al consolidamento della pace tra i popoli, all'amore ed al rispettto reciproco. 

 

 A Fiume, in data 25 maggio 1991 
 Il Sindaco di Loreto: ANCILLA TOMBOLINI 
 Il Sindaco di Fiume: ZELJKO LUZAVEC 

 

 ANCONA E LORETO, CITTA' DELLA FEDE 
Un nuovo libro del Prof. GIORGIO NICOLINI, con la prefazione del Card. ANGELO COMASTRI
liberamente scaricabile con autorizzazione alla pubblicazione in Siti Internet
od alla trasmissione ai propri contatti WhatsApp, Telegram o Posta Elettronica e/o in ogni altro "social"
 Clicca QUI  per scaricare e diffondere il PDF

 

 

Per richieste del libro in stampa scrivere a redazione@telemaria.it oppure telefonare al 339.6424332

 

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.16-2022 
 Ancona, Mercoledì 4 maggio 2022 - San Ciriaco  

 

  San Ciriaco
IL RITROVAMENTO DELLA CROCE DI CRISTO

“Niuno Stato si può conservare nella legge civile
in stato di grazia senza la santa giustizia”

(Santa Caterina da Siena)

 

     San Ciriaco nacque a Gerusalemme con il nome di Giuda, figlio di Simeone e Anna. Nell'anno 326, l'Imperatrice Elena, madre di Costantino, si recò a Gerusalemme per ritrovare la Vera Croce, sulla quale era stato crocifisso Gesù. Qui venne a sapere che un rabbino, di nome Giuda, conosceva il luogo in cui era stata seppellita la Croce in cui fu crocifisso Cristo. Ma Giuda, rabbino ebreo, non volle rivelare le informazioni in suo possesso: ma dopo essere stato messo per sei giorni all'interno di una cisterna vuota, senza cibo né acqua, informò l'Imperatrice di quanto era a sua conoscenza.
     La Croce fu ritrovata il 3 maggio 326, insieme a quelle dei due ladroni. Non riuscendo però a capire quale potesse essere la Croce sulla quale fu inchiodato Cristo, Elena le fece esporre tutte e tre sopra il cadavere di un giovane appena defunto, il quale risorse miracolosamente allorché venne a contatto con la Vera Croce. A quel punto Elena e il suo seguito si inginocchiarono in adorazione e Giuda, alla vista di quel miracolo, si convertì al cristianesimo. Fu battezzato da Macario, vescovo di Gerusalemme, alla presenza di Elena, ed assunse il nome di Ciriaco (che, dal greco, significa "dedicato al Signore").
     Dopo la conversione Ciriaco si adoperò attivamente per la diffusione della fede e nello studio dei Vangeli. Nel 327 Papa Silvestro I lo consacrò Vescovo. Secondo varie fonti svolse il suo ufficio in Ancona, ove era giunto per venerare il famoso Santuario di Santo Stefano ivi esistente e in cui avvenivano molti miracoli.
      Nel 363 fece un viaggio nella sua terra natia. Qui l'Imperatore Giuliano l'apostata lo fece imprigionare e torturare per farlo apostatare dalla fede cristiana. La tradizione elenca le seguenti torture patìte da Ciriaco: la mutilazione della mano destra; l'ingurgitamento forzato del piombo fuso; bruciato sopra una graticola e frustato; gettato in una fossa piena di serpenti velenosi; immerso nel bitume bollente: trafitto al cuore con una spada. Dopo questo Ciriaco morì. La salma del martire fu sepolta a Gerusalemme, in una grotta del Monte Calvario.
     L'8 agosto 418 il corpo venne trasferito dalla Palestina ad Ancona, nella chiesa di Santo Stefano, per l’intervento di Galla Placidia, come ricompensa alla città per non aver potuto ricevere le reliquie del corpo di Santo Stefano, che la città aveva richiesto perché lo venerava sin dalle origini più di ogni altra città, a motivo della conservazione, come reliquia, di uno dei sassi che colpirono il corpo del Santo durante la sua dilapidazione. Nel 1097 le spoglie vennero trasferite nella chiesa di San Lorenzo, che da quel momento viene chiamata di San Ciriaco. Il corpo incorrotto di San Ciriaco è ancor oggi esposto nella cripta della Cattedrale di Ancona. Viene ricordato dalla Chiesa Cattolica il 4 maggio.

     Durante la ricognizione del corpo del martire compiuta in seguito al terremoto avvenuto in Ancona nel 1972, gli studi medici e scientifici confermarono la verità della storia del martirio, così come era stata tramandata dalla tradizione.

 

Le spoglie di San MARCELLINO e di San LIBERIO

tra i compatroni di Ancona accanto a San Ciriaco

 

 

 

 

IMMAGINI E RICORDI
LA PARTECIPAZIONE DI "TELE MARIA"
AL XXV CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE

TENUTOSI IN ANCONA IL 4-11 SETTEMBRE 2011

 

COME NACQUE in Internet "TELE MARIA"
da una "idea" del Prof. Giorgio Nicolini
scaturita nell'Anno Santo del 2000

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Bollettino di Conto Corrente Postale n°2987904

 

L'attività umana nell'universo
Dalla Costituzione Pastorale «Gaudium et spes» del Concilio Ecumenico Vaticano II
sulla Chiesa nel mondo contemporaneo
(nn. 33-34)
     Con il suo lavoro e con l'ingegno l'uomo ha sempre cercato di sviluppare maggiormente la sua vita. Oggi poi specialmente con l'aiuto della scienza e della tecnica ha dilatato e continuamente dilata il suo dominio su quasi tutta la natura e principalmente in forza dei maggiori mezzi dovuti all'intenso scambio tra le nazioni, la famiglia umana poco alla volta si riconosce e si costituisce come una comunità unitaria nel mondo intero. Da qui viene che molti beni che l'uomo si aspettava soprattutto dalle forze superiori, oggi ormai se li procura con la propria iniziativa. Di fronte a questo immenso sforzo che investe ormai tutto il genere umano, sorgono tra gli uomini parecchi interrogativi. Qual è il senso e il valore dell'attività umana? Come si deve usare dei suoi frutti e delle sue risorse? Al raggiungimento di quale fine tendono gli sforzi sia dei singoli che delle collettività?
     La Chiesa, che custodisce il deposito della parola di Dio, fonte dei principi religiosi e morali, anche se non ha sempre pronta la risposta alle singole questioni, desidera unire la luce della rivelazione alla competenza di tutti, perché sia illuminata la strada che l'umanità ha da poco imboccato. Per i credenti è certo che l'attività umana individuale e collettiva, con quello sforzo immenso con cui gli uomini lungo i secoli cercano di cambiare in meglio le condizioni di vita, risponde al disegno divino. L'uomo, creato ad immagine di Dio, ha ricevuto il mandato di sottomettere a sé la terra con tutto ciò che è contenuto in essa, di governare il mondo nella giustizia e nella santità, di riconoscere Dio come creatore di tutto e, conseguentemente, di riferire a lui stesso e tutti l'universo, di modo che, assoggettate all'uomo tutte le cose, il nome di Dio sai glorificato su tutta le terra. Questo vale pienamente anche per il lavoro di ogni giorno.
     Quando uomini e donne per procurare il sostentamento a sé e alla famiglia, esercitano il proprio lavoro così da servire la società, possono giustamente pensare che con la loro attività prolungano l'opera del Creatore, provvedono al benessere dei fratelli e concorrono con il personale contributo a compiere il disegno divino nella storia. I cristiani pensano che quanto gli uomini hanno prodotto con il loro ingegno e forza non si oppone alla potenza di Dio, né creatura razionale sia quasi rivale del Creatore. Sono persuasi che le vittorie del genere umano sono segno della grandezza di Dio e frutto del suo ineffabile disegno.
     Quanto più cresce la potenza degli uomini, tanto più si estende e si amplia la responsabilità, sia individuale che collettiva. Gli uomini non sono distolti dalla edificazione del mondo dal messaggio cristiano, né sono spinti a disinteressarsi del bene dei loro simili, ma anzi ad operare più intensamente per questo scopo.

 

Dagli SCRITTI della Serva di Dio LUISA PICCARRETA La CREAZIONE: ATTO d’AMORE
 La DIVINA VOLONTA’: il "DONO"

 (Vol. 23 - 30.10.1927) 


“... Mia piccola figlia, tu devi sapere che il nostro Amore rigurgitò nella Creazione, e straripando fuori di Noi senza che nessuno aveva meritato un tanto bene neppure con una sola parola, la nostra somma Bontà e Liberalità senza limiti creò con tanta magnificenza, ordine ed armonia tutta la macchina dell’universo per amor di chi non esisteva ancora. Dopo di ciò il nostro Amore rigurgitò più forte e creammo colui per cui tutte le cose furono create. E siccome Noi nell’operare operiamo sempre con magnanimità inarrivabile - e mentre non esauriamo diamo tutto, in modo che nulla deve mancare all’opera nostra di magnificenza, di grandezza e di tutti i beni - nel creare l’uomo senza nessun merito, per dote, per fondamento, per sostanza di tutti i beni, gioie e felicità, gli demmo per Regno la Nostra Volontà, affinché nulla gli mancasse, avendo a sua disposizione una Volontà Divina ed insieme con Essa il Nostro Essere Supremo.
 

Quale onore sarebbe stato per Noi se l’opera della Creazione fosse stata povera, misera di luce, senza la molteplicità di tante cose create, senza ordine e senza armonia, ed il nostro caro gioiello, il nostro caro figlio qual è l’uomo, senza la pienezza dei beni di Colui che lo aveva creato? Non sarebbe stato onore per chi tutto possiede e tutto può, fare opera incompleta; molto più che il nostro Amore, rigurgitando forte forte più che onde impetuose, voleva dare, sfoggiare quanto più poteva, fino a riempire il nostro amato gioiello di tutti i beni possibili ed immaginabili e formare dei mari intorno a lui che straripavano da lui stesso, mari che gli aveva messo il suo Creatore”.

“... Ma non contenti di tutto questo, fummo presi d’amore sì esuberante verso di lui, che la nostra Immensità lo coinvolgeva dappertutto, dovunque ed in ogni istante, la nostra Onniveggenza lo guardava in ogni cosa, e fin nelle fibre del suo cuore la nostra Potenza lo sosteneva, portandolo dappertutto nelle nostre braccia paterne; la nostra Vita, il nostro moto, palpitava nel suo palpito, respirava nel suo respiro, ope-rava nelle sue mani, camminava nei suoi piedi, e giungeva a farsi sgabello fin sotto i suoi passi. La nostra paterna Bontà per tenere al sicuro questo nostro caro figlio, lo metteva in condizione che lui non si poteva separare da Noi, né Noi da lui. Che altro potevamo fare e non facemmo? Ecco perciò l’amiamo tanto, perché molto ci costò, sborsavamo per lui il nostro Amore, la nostra Potenza, la nostra Volontà, e mettevamo in attitudine la nostra Sapienza infinita, e non volevamo altro che ci amasse e che liberamente vivesse in tutto nella nostra Volontà e riconoscesse quanto l’abbiamo amato e fatto per lui” (Vol. 33 - 05.08.1934)

“Se la mia Suprema Volontà operava costituendosi vita in ogni cosa creata, per darsi anche per mezzo di Essa come vita alle umane generazioni, il mio Amore facendo la sua via nel mio Eterno Fiat Mi accentrava per amare l’uomo.

Sicché in ogni cosa creata, nel vento, nel mare, nel piccolo fiore, nell’uccellino che canta, in tutto Io accentravo il mio amore, affinché tutti gli portassero amore; ma per sentire e comprendere e ricevere questo mio linguaggio d’amore, l’uomo doveva amarmi, altrimenti sarebbe stata tutta la Creazione come muta per lui e senza vita ”. ( Vol. 20 - 29.10.1926) (CONTINUA)

 

Padre Pio attendeva con grande gioia il mese di Maggio e diceva:
E’ il mese delle grazie!

 

   Il mese di maggio era atteso da Padre Pio con gioiosa ansia. In questo mese a Lei particolarmente dedicato, la Madonna faceva sfoggio della sua bontà e dei ritrovati di una delicata pedagogia nei riguardi del nostro Frate cappuccino.
   La lettera scritta a Padre Agostino il l° maggio 1912 è un resoconto preciso delle gioie e delle grazie, che Maria gli procura nel suo bel mese: «Babbo carissimo, oh! le joli mois que le mois de mai! C’est le plus beau de l’année. Sì, padre mio, questo mese come predica bene le dolcezze e la bellezza di Maria! La mia mente nel pensare agl’innumerevoli benefici che ha fatto a me questa cara mammina mi vergogno di me stesso, non avendo guardato mai abbastanza con amore il di lei cuore e la di lei mano, che con tanta bontà me li compartiva; e quel che più mi dà afflizione è di aver ricambiato le cure affettuose di questa nostra madre con tanti continui disgusti. Quante volte ho confidato a questa madre le penose ansie del mio cuore agitato! e quante volte mi ha consolato! Ma la mia riconoscenza quale fu?… Nelle maggiori afflizioni mi sembra di non aver più madre sulla terra; ma di averne una molto pietosa nel cielo. Ma quante volte il mio cuore fu calmo, tutto quasi dimenticai; dimenticai quasi perfino i doveri di gratitudine verso questa benedetta mammina celeste! Il mese di maggio per me è il mese di grazie…» (Epistolario I, pp. 275-276).
   In questa lettera notiamo due cose: le parole scritte in francese e la straordinaria intimità tra la Vergine e Padre Pio. Egli non aveva mai studiato la lingua francese e, interrogato da Padre Agostino su chi gliela avesse insegnata, risponde: «Alla vostra dimanda riguardante il francese, rispondo con Geremia: “A, a, a… Nescio loqui”» (ivi, p. 277). Dalla lettera del 20 settembre 1912, invece, sappiamo chi è tale insolito professore di lingue straniere: «I celesti personaggi non cessano di visitarmi e farmi pregustare l’ebbrezza dei beati. E se la missione del nostro angelo custode è grande, quella del mio è di certo più grande dovendomi fare anche da maestro nella spiega di altre lingue»(ivi, p. 304). […].
   La lettera citata del l° maggio 1912 lascia trasparire, tra l’altro, la gioia e la calma sicurezza del figlio che sa di essere sotto la protezione di «questa benedetta mammina celeste»: sono segreti soprannaturali dell’unione mistica con Maria, che appartengono in larga misura al campo dell’ineffabile e dell’indicibile. Questi momenti di intimità sono più frequenti nel mese di maggio, come dice lo stesso interessato: «Il mese di maggio per me è il mese di grazie, e quest’anno spero di riceverne due sole» (Epistolario I, p. 276).
   La devozione mariana di Padre Pio non è certamente sentimentale o passeggera, ma poggia su solide fondamenta e vanta origini nobili: infatti egli contempla Maria nella Rivelazione biblica e nella Storia della Salvezza. In questo contesto la percepisce come un legame molto stretto e forte tra lui e Gesù e la invoca teneramente «con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, mediatrice». […]. In realtà «la mediazione di Maria è strettamente legata alla sua maternità»(Redemptoris Mater, n. 38) e «non impedisce minimamente l’unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita»(Lumen gentium, n. 60). E siccome «Maria guida i fedeli all’Eucaristia» (ivi, n. 44), proprio durante la celebrazione della Santa Messa il primo Sacerdote stimmatizzato ha raggiunto il culmine dell’unione mistica con la Vergine Addolorata: «Povera Mammina, quanto bene mi vuole. L’ho constatato di bel nuovo allo spuntare di questo bel mese. Con quanta cura mi ha ella accompagnato all’altare questa mattina. Mi è sembrato ch’ella non avesse altro a pensare se non a me solo col riempirmi il cuore tutto di santi affetti» (Epistolario I, p. 276).
   Perciò ad una persona dice: «Se vuoi assistere con devozione e con frutto alla Santa Messa, pensa alla Vergine Addolorata ai piedi del Calvario». […].
   Il mese di maggio olezzante di rose e radioso di luce è per il Frate portatore di gioie e di grazie, nel cui mare egli vorrebbe immergere i suoi Direttori spirituali. Per esempio, a Padre Agostino scrive il 20 maggio 1912: «Amatissimo babbo, que je suis content! Réjouissons-nous, mon cher père: vive la joie!… Gesù e Maria seguitano a farmi da genitori. O padre mio, chi può trascrivervi le consolazioni, che mi fa sentire in questo mese la celeste mammina!»(Epistolario I, pp. 284-285).
   Le cure materne di Maria verso il suo devoto figlio hanno delle sfumature delicatissime, che sono registrate nella lettera del 6 maggio 1913 a Padre Agostino: «Babbo carissimo… Ecco finalmente ritornato il mese della bella Mammina… Questa cara Mammina seguita a prestarmi premurosamente le sue materne cure, specialmente in questo mese. Le di lei cure verso di me toccano la ricercatezza… Che cosa ho io fatto per aver meritato tanta squisitezza? La mia condotta non è stata forse una smentita continua, non dico di suo figlio, ma anche al nome stesso di cristiano? Eppure questa tenerissima Madre nella sua grande misericordia, sapienza e bontà ha voluto punirmi in un modo assai eccelso col versare nel mio cuore tali e tante grazie, che quando mi trovo alla presenza sua ed a quella di Gesù sono costretto ad esclamare: “Dove sono, dove mi trovo? chi è che mi sta vicino?”. Mi sento tutto bruciare senza fuoco; mi sento stretto e legato al Figlio per mezzo di questa Madre, senza neanche vedere le catene che tanto stretto mi tengono; mille fiamme mi consumano; sento di morire continuamente e pur sempre vivo»(Epistolario I, pp. 356-357).  C’è nel brano un amore mistico, che infiamma l’anima e puntualizza bene il ruolo della Santa Vergine nella nostra vita: e cioè la sua maternità e la sua mediazione in Cristo, per cui vale la pena tenersi strettamente avvinti a «Gesù ed alla sua diletta Madre» (ibidem).
    Padre Pio, illuminato dallo Spirito Santo, comprende per esperienza che nel prestabilito disegno divino si va a Gesù per mezzo di Maria: Ella attua una «mediazione in Cristo» (Redemptoris Mater, n. 38) e ogni suo salutare influsso verso di noi «non nasce da reale necessità, ma dal beneplacito di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo» (Lumen gentium, n. 60).
   Il Papa sa e insegna che «questo salutare influsso è sostenuto dallo Spirito Santo, che, come adombrò la Vergine Maria dando in Lei inizio alla maternità divina, così ne sostiene di continuo la sollecitudine verso i fratelli del suo Figlio» (Redemptoris Mater, n. 38).
   Questa dottrina costante della Chiesa ha sperimentato il Frate di Pietrelcina nella sua lunga vita.

Da: Il Settimanale di Padre Pio
 Angelo Pizzarelli,
Padre Pio: Maestro di devozione Mariana,

 

SANTA VERONICA GIULIANI
E I SUOI “VOLI MISTICI” NELLA SANTA CASA DI LORETO
I  momenti significativi della vita e dei pellegrinaggi mistici di Santa Veronica Giuliani a Loreto negli anni 1714 e 1715.

 

Notiziario periodico di Tele Maria / 14-2022
Ancona, Domenica 24 aprile 2022

FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA

 

COME UN SECONDO BATTESIMO
NELLA FESTA

DELLA DIVINA MISERICORDIA

FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA

Chi in quel giorno si accosterà alla Sorgente della Vita
otterrà la remissione completa delle colpe e delle pene.

Indulgenza plenaria
La Festa della Misericordia


(Diario, Introduzione [Suor Maria Elżbieta Siepak])

Occupa il posto più importante tra tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia che sono state rivelate a Santa Faustina. Per la prima volta Gesù le ha parlato dell'istituzione di questa festa a Płock nel 1931, quando le trasmise la sua volontà riguardo all'immagine: «Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, sia solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia» (Diario, 49).

La scelta della prima domenica dopo Pasqua per la festa della Misericordia ha un suo profondo significato teologico, che indica uno stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e il mistero della Divina Misericordia. Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla Novena alla Divina Misericordia, che precede la festa e inizia il Venerdì Santo e durante la quale si recita la Coroncina.

La festa è non solo un giorno di particolare adorazione di Dio nel mistero della misericordia, ma anche un tempo di grazia per tutti gli uomini. «Desidero — ha detto Gesù — che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime e specialmente per i poveri peccatori» (Diario, 699). «Le anime periscono nonostante la Mia amara Passione. Do loro l'ultima tavola di salvezza, cioè la festa della Mia Misericordia. Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre» (Diario, 965; cfr 998).

L'importanza di questa festa si misura con le straordinarie promesse che Gesù ha legato ad essa. «Chi in quel giorno si accosterà alla Sorgente della Vita — ha detto Cristo — otterrà la remissione completa delle colpe e delle pene» (Diario, 300). «In quel giorno sono aperte le viscere della Mia misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia. (...) Nessun'anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto» (Diario, 699).

Per ottenere questi grandi doni bisogna adempiere alle condizioni della devozione alla Divina Misericordia (fiducia nella bontà di Dio e carità attiva verso il prossimo) ed essere in stato di grazia (dopo la confessione) e ricevere degnamente la santa Comunione.

«Nessun'anima troverà la giustificazione finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia misericordia e perciò la prima domenica dopo Pasqua dev'essere la festa della Misericordia ed i sacerdoti in quel giorno devono parlare alle anime della Mia grande e insondabile misericordia» (Diario, 570

 

Nel Catechismo di San Pio X, in 100 domande e risposte, che i bambini imparavano a memoria; al numero 70, recitava:

Che cos’è la santa Messa? La Santa Messa è il sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo che sotto le specie del pane e del vino, si offre dal sacerdote a Dio sull’altare, in memoria e rinnovazione del sacrificio della Croce.

 

LA SANTA CASA DI LORETO
SANTUARIO DELLA MISERICORDIA

San Giovanni Paolo II insegnava che la Santa Casa è il santuario della riconciliazione per eccellenza quando così scrive nella «Lettera» per il VII Centenario della Miracolosa Traslazione della Santa Casa:


«La Santa Casa di Loreto dove ancora risuona, per così dire, il saluto “Ave piena di grazia”, è un luogo privilegiato, non solo per meditare sulla grazia, ma anche per riceverla, incrementarla, ritrovarla, se persa, mediante i sacramenti. Soprattutto il sacramento della riconciliazione, che ha avuto sempre un posto così rilevante nella vita del santuario».
Durante la recita dell’Angelus dell’8 dicembre 1987,  lo  stesso  santo pontefice  aveva  detto:
«Il  pensiero dell’umile Casa in cui il Verbo incarnato visse per anni convince il pellegrino che davvero Dio ama l’uomo così come è e lo chiama, lo segue, lo illumina, lo perdona, lo salva». E annota: «Infatti a Loreto folle innumerevoli di pellegrini, ogni giorno, e da tutto il mondo, si accostano al sacramento della confessione e dell’Eucaristia e molti si convertono dall’incredulità alla fede, dal peccato alla grazia, dalla tiepidezza e dalla superficialità al fervore spirituale ed all’impegno della testimonianza».
Il perdono ottenuto da Dio nel sacramento della confessione  è  espressione  della  sua infinita misericordia. Dio accoglie tutti i «figli prodighi» che, pentiti, tornano a lui e sperimentano il suo abbraccio di Padre del perdono.

Nella Santa Casa il pellegrino può invocare anche Maria, «Madre di Misericordia», colei che ha dato alla luce Gesù, «Misericordia incarnata del Padre». 

 

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.132022 
 Ancona, Domenica 17 aprile 2022 - RISURREZIONE DI NOSTRO SIGNORE 

 Agli utenti di TELE MARIA
e LA VOCE CATTOLICA 
 i più sentiti auguri 
 di una serena e Santa Pasqua
nel ricordo del Signore Risorto! 

 dal Prof. GIORGIO NICOLINI

 

 

 Fratelli e Sorelle carissimi,
la Parola e il Pane dell'Eucaristia,
mistero e dono della Pasqua,
restano nei secoli come memoria perenne
della passione, morte e risurrezione di Cristo!
Anche noi oggi, Pasqua di Risurrezione,
con tutti i cristiani del mondo ripetiamo:
Gesù, crocifisso e risorto, rimani con noi!
Resta con noi, amico fedele e sicuro sostegno
dell'umanità in cammino sulle strade del tempo!
Tu, Parola vivente del Padre,
infondi fiducia e speranza in quanti cercano
il senso vero della loro esistenza.
Tu, Pane di vita eterna, nutri l'uomo
affamato di verità, di libertà, di giustizia e di pace.

San Giovanni Paolo II

 

 

 

LA RISURREZIONE DI GESU'
tratto da
LA MISTICA CITTA' DI DIO
Vita di Maria scritta dalla Venerabile Maria d'Agreda
 
Venerabile Maria di Gesù d'Agreda
(1602-1665)
Trasformò la sua casa in un convento di cui venne eletta priora e condusse una vita di austera penitenza. In bilocazione annunciò il Vangelo agli Indiani del Nuovo Messico. Nel 1637, su ispirazione soprannaturale, iniziò a scrivere La Mistica Città di Dio e Vita della Vergine, ritrascritta poi dal 1655 al 1660. L'Immacolata è la protagonista del cielo, è la città mistica nella quale Dio si compiace di abitare. Si prodigò per la pace delle nazioni, scrivendo ad Alessandro VII e a Filippo IV di Spagna. Afferma che la Madonna ha visto con una visione dettagliata, con un'esperienza spirituale, i vari momenti della Passione e i motivi profondi per i quali Gesù ha affrontato la flagellazione, la coronazione di spine, la croce.
 
Cristo, nostro salvatore, risorge
ed appare alla sua Madre beatissima,
accompagnato dai santi padri del limbo

1466. L'anima santissima di Cristo si trattenne nel limbo dalle tre e mezzo pomeridiane del venerdì sino a dopo le tre del mattino della domenica seguente. A tale ora egli tornò al sepolcro, accompagnato come principe vittorioso dagli stessi angeli che aveva portato con sé e da coloro che aveva riscattato da quelle carceri sotterranee, come spoglie della sua conquista e come pegno del suo magnifico trionfo, abbandonando prostrati e castigati i suoi ribelli nemici. Là c'erano molti altri spiriti celesti, che custodivano la tomba onorando le sacre membra unite alla divinità. Alcuni di essi, per comando della loro Regina, avevano recuperato il sangue sparso, i brandelli di carne saltati per le ferite, i capelli strappati dal sublime capo e il resto che apparteneva all'ornamento e alla totale integrità della sua umanità beatissima; di tutto ciò si prese cura la Madre della prudenza. Conservavano queste reliquie, esultando ciascuno per la parte che gli era toccato in sorte di raccogliere. Prima di ogni altra cosa, fu mostrato ai padri il corpo del loro Salvatore, piagato, lacerato e sfigurato, come lo aveva ridotto la crudeltà dei giudei. Tutti costoro lo adorarono, riconoscendolo anche da morto, e proclamarono di nuovo che veramente il Verbo fatto uomo si era caricato dei nostri dolori e aveva estinto il nostro debito, pagando con sovrabbondanza alla giustizia dell'eterno Padre quello che noi meritavamo, essendo egli irreprensibile e senza colpa. I nostri progenitori Adamo ed Eva compresero la strage compiuta dalla loro disobbedienza, il penoso rimedio che essa aveva avuto e l'immensa bontà e misericordia di Gesù. I patriarchi e i profeti videro adempiuti i loro oracoli e le speranze delle promesse superne. Sentendo nella gloria delle loro anime l'effetto della copiosa redenzione, lodarono ancora l'Onnipotente e il Santo dei santi, che l'aveva operata con una disposizione tanto meravigliosa della sua sapienza.

1467. Dopo di ciò, davanti a tutti loro, i ministri dell'Altissimo restituirono al corpo defunto i pezzi che avevano radunato come frammenti venerabili, riportandolo alla sua completezza e perfezione; nel medesimo istante l'anima santissima del Signore si ricongiunse ad esso, dandogli vita e splendore immortale. Al posto del lenzuolo e delle unzioni con cui era stato sepolto, fu rivestito dei quattro doni della gloria, cioè della chiarezza, dell'impassibilità, dell'agilità e della sottigliezza, e questi dall'anima si trasmisero al corpo divinizzato. Erano dovuti all'Unigenito come per eredità e partecipazione naturale dall'istante della sua concezione, perché fin da quel momento la sua anima santissima era stata glorificata e la sua umanità innocentissima unita alla divinità; in tale occasione, però, essi erano rimasti sospesi, senza ridondare nel corpo purissimo, per lasciarlo soggetto alle sofferenze e permettergli, privandosene, di conseguire la nostra gloria. Quando risorse gli vennero con ragione riconsegnati in misura proporzionata all'unione della sua anima con la divinità e alla gloria corrispondente. Come questa è inspiegabile ed ineffabile per la nostra scarsa capacità, così è impossibile anche definire adeguatamente con parole e con esempi quella delle sue membra divinizzate, perché a paragone anche il cristallo è oscuro. La luce che contengono e riflettono sovrasta quella degli altri corpi gloriosi come il giorno vince la notte e un migliaio di soli una singola stella. Se anche si facesse confluire in qualche essere la bellezza di tutti gli altri, sembrerebbe bruttezza al confronto e nell'intero universo non ce n'è alcuno simile.

1468. L'eccellenza di tali quattro doti superò allora di gran lunga quella che esse avevano avuto sul Tabor ed in altri frangenti nei quali Cristo aveva mutato il suo aspetto: il suo sacro corpo le aveva sempre avute di passaggio e nel modo conveniente al fine per il quale si era trasfigurato, mentre in questo caso le ebbe con pienezza per goderne perennemente. Per mezzo dell''impassibilità" esso divenne invulnerabile rispetto ad ogni potere creato, perché niente era in grado di alterarlo o cambiarlo. Tramite la "sottigliezza" fu purificato a tal punto da poter penetrare negli altri corpi senza incontrare resistenza, come un semplice spirito; così, attraversò la pietra del sepolcro senza muoverla né spezzarla, nella stessa maniera in cui era uscito dal grembo verginale della castissima Madre. L'"agilità" lo rese tanto libero dal peso e dalla lentezza della materia da oltrepassare quella degli angeli immateriali e da dargli facoltà di spostarsi da un luogo all'altro con più rapidità di loro, come accadde nelle apparizioni agli apostoli e in altre circostanze. Le sacre piaghe, che prima deformavano il suo beatissimo corpo, diventarono nei piedi, nelle mani e nel costato così graziose e sfavillanti da farlo stupendo, in modo ammirevole. Il nostro Salvatore si alzò dalla tomba con tutta questa magnificenza e maestà, e alla presenza dei santi e dei patriarchi promise a tutto il genere umano che, come frutto della sua risurrezione, ciascuno sarebbe risuscitato nel proprio corpo e i retti sarebbero stati glorificati in esso. Come pegno di questa assicurazione e come caparra della risurrezione universale, ordinò alle anime di molti tra coloro che si trovavano lì di ricongiungersi ai loro corpi e di risuscitarli per l'immortalità. Tale comando fu immediatamente eseguito ed essi tornarono in vita, come riferisce Matteo anticipando il mistero. Fra di loro vi furono sant'Anna, san Giuseppe, san Gioacchino ed altri padri che si erano distinti nella fede e nella speranza dell'incarnazione, desiderandola e domandandola con più insistenza. Come premio per queste opere, fu anticipata la glorificazione dei loro corpi.

1469. Oh, come già si mostrava vigoroso e mirabile, vittorioso e forte questo leone di Giuda, figlio di Davide! Nessuno si destò mai dal sonno con la velocità con cui egli si svegliò dalla morte. Subito, alla sua voce imperiosa, le ossa rinsecchite e disperse di tali vecchi cadaveri si accostarono e la carne, ormai trasformata in polvere, si formò di nuovo e si unì ad esse ricostituendo l'antico corpo, migliorato dai doni di gloria che ridondavano dall'anima glorificata da cui riceveva vita. Tutti quei giusti furono fatti risorgere in un attimo e stettero in compagnia del loro Redentore, più rifulgenti del sole stesso, puri, leggiadri, trasparenti e leggeri per seguirlo ovunque. Con la loro sorte beata ci confermarono nella fiducia di contemplarlo nella nostra stessa carne, con i nostri stessi occhi, e non con quelli di altri, come aveva profetizzato Giobbe per darci consolazione. La Regina era informata di tutti questi segreti e partecipava di essi con l'illuminazione che aveva nel cenacolo. Nell'istante in cui l'anima santissima di Gesù entrò nel proprio corpo fu comunicato a quello di Maria il gaudio che era rimasto trattenuto nella sua anima, e come concentrato in essa in attesa della risurrezione di lui. Questo beneficio fu tale da portarla dalla pena alla letizia, dalla tristezza alla contentezza, dal dolore alla felicità ineffabile e al riposo. In quell'occasione Giovanni si recò a visitarla, come aveva fatto il giorno precedente, per rincuorarla nella sua amara solitudine, e scorse improvvisamente colma di splendore e di contrassegni di gloria colei che poco innanzi riconosceva appena nella sua afflizione. Si meravigliò e, avendola osservata con grande riverenza, giudicò che Cristo dovesse essere già risorto, poiché ella era così rinnovata.

 

1470. La Signora, con questa eccezionale esultanza e con atti sublimi che compiva di fronte a realtà tanto eccelse, cominciò a disporsi all'incontro con il suo diletto, al quale era già molto vicina. Tra gli inni, i cantici e le preghiere, sentì in sé un altro mutamento, cioè una specie di giubilo e sollievo celeste, corrispondente in modo straordinario alle tribolazioni che aveva sostenuto. Questo era differente e più elevato della ridondanza di gioia che dalla sua anima traboccava in maniera naturale nel corpo. Dopo tali effetti provò subito un terzo favore di altre elargizioni superne: avvertì che le erano infuse con diversa luce le qualità che precedono la visione di Dio, nell'illustrazione delle quali non mi soffermo, avendolo già fatto nella prima parte. Aggiungo solo che in questa circostanza ella ottenne grazie più abbondanti ed eccellenti che nelle altre, per il sacrificio di sua Maestà e i meriti da lei acquistati in esso; il conforto che le veniva dalla mano onnipotente di lui era proporzionato ai suoi molteplici affanni.

 

1471. Il nostro Salvatore, risorto e glorioso, arrivò da lei, che era così preparata, accompagnato da tutti i santi e i patriarchi; ella, sempre umile, si prostrò a terra e adorò il suo Unigenito, che la fece alzare e la strinse a sé. Con questo abbraccio, più intimo di quello che Maria di Màgdala bramava con la sua umanità e le sue piaghe, alla Madre vergine fu fatta una concessione assolutamente singolare, di cui ella soltanto fu degna, in quanto libera dalla legge del peccato. Anche se allora non fu la più considerevole, non avrebbe potuto accoglierla se non fosse stata sorretta dagli angeli e dal Signore stesso, perché non venissero meno le sue facoltà. Il prodigio fu che il corpo glorioso racchiuse quello della sua castissima genitrice, compenetrandosi con lei o penetrandolo con se stesso, come se un globo di cristallo tenesse dentro di sé il sole, che con i suoi raggi lo riempisse tutto di luminosità e di bellezza. Così ella si unì a lui per mezzo di quel divinissimo contatto, che fu come una porta per entrare a comprendere la gloria della sua anima e del suo corpo. Per tali privilegi, come per gradi di doni ineffabili, il suo spirito si innalzò alla cognizione di profondi arcani; mentre era in essi, udì una voce che le diceva: «Amica, ascendi più su». Per essa fu trasformata completamente e ammirò l'Altissimo in modo chiaro e intuitivo, trovando in lui, benché di passaggio, il riposo e il premio di tutte le sue angustie. Qui è necessario il silenzio, perché mancano le parole e la capacità per riferire ciò che le avvenne in tale visione, che fu più mirabile delle altre che aveva avuto. Celebriamo questo evento con stupite lodi, con congratulazioni, con amore e con riverenti ringraziamenti per quanto ci guadagnò e per quanto fu sollevata.

1472. Per alcune ore la Principessa godette di Dio con suo Figlio, partecipe della sua gloria come lo era stata del suo strazio; quindi, discese attraverso gli stessi gradi per i quali era salita e alla fine restò di nuovo reclinata sul braccio sinistro della santissima umanità, accarezzata in altra maniera dalla destra della sua divinità. Ebbe con Gesù dolcissimi colloqui sugli inesprimibili misteri della sua passione e della sua esaltazione, rimanendo in essi un'altra volta inebriata dal vino della carità, che bevve senza limitazione alla sua stessa fonte. In tale occasione le fu dato con larghezza quanto una semplice creatura poté mai ricevere, perché l'equità celeste volle compensare il "quasi aggravio" - lo chiamo così perché non mi so spiegare meglio - che, tanto integra e senza macchia, aveva sofferto con gli spasimi della crocifissione e di quanto la precedette, che furono gli stessi di Cristo; il gaudio e il beneficio corrisposero alle pene che ella aveva subito.

 

1473. Quindi, sempre in uno stato eccelso, si rivolse ai presenti, che riconobbe tutti insieme e ciascuno individualmente secondo il loro ordine, magnificando l'Onnipotente per ciò che la sua sconfinata misericordia aveva realizzato in ognuno. Le dette particolare gioia incontrare i suoi genitori Gioacchino e Anna, il suo sposo Giuseppe e Giovanni il Battista. Parlò a loro e poi ai patriarchi, ai profeti e ai progenitori Adamo ed Eva. Tutti si inginocchiarono contemporaneamente davanti a lei, Madre del Salvatore, causa del loro rimedio e cooperatrice della loro redenzione. Come tale vollero venerarla adeguatamente, poiché così dispose la sapienza superna; la Regina delle virtù e maestra dell'umiltà, però, si chinò al suolo e rese omaggio a tutti come era loro dovuto. Sua Maestà le permise di farlo perché costoro, benché inferiori nella grazia, le erano superiori essendo nella condizione di beati con gloria perenne, mentre ella era ancora viatrice. Continuò poi tale conversazione dinanzi all'Unigenito, e invitò loro e gli angeli ad acclamare colui che aveva prevalso sulla morte, sul peccato e sull'inferno; questi, dunque, intonarono altri cantici, salmi ed inni. Giunse così l'ora nella quale il Risorto apparve altrove.

Insegnamento della Regina del cielo.

1474. Carissima, rallegrati nell'afflizione che provi nel riconoscere il tuo discorso insufficiente per esporre ciò che il tuo intimo afferra di realtà tanto sublimi quali sono quelle delle quali hai scritto. È trionfo della persona e onore del suo Autore che essa si dia per vinta di fronte ad arcani così ammirevoli, tanto più che nella carne peritura si possono capire in misura minore. Io sentii i tormenti del mio adorato e, anche se non persi la vita, sopportai in maniera inesplicabile i dolori propri del decesso. A questo ebbe proporzionatamente seguito in me una straordinaria risurrezione mistica ad un modo di essere più elevato nella perfezione e negli atti. Essendo l'Altissimo infinito, quantunque se ne partecipi molto si ha ancora tanto da intendere, gustare, amare. Perché adesso tu possa indagare qualcosa della gloria del mio Signore, della mia e di quella degli eletti, scorrendo le doti del corpo glorioso, ti voglio proporre la regola per passare a quelle dell'anima. Ti è noto che queste sono: "visione", comprensione e fruizione; le prime, invece, sono quelle che hai già ripetuto: "chiarezza", "impassibilità", "sottigliezza" e "agilità".

 

1475. A tutte queste qualità si collega in chi è in stato di grazia qualche incremento per qualsiasi azione apprezzabile, benché non maggiore del muovere una pagliuzza per amor di Dio o del porgere un bicchiere di acqua'. Per ciascuna, sebbene piccolissima, costui si procura per quando sarà in paradiso più "chiarezza" di quella di molti soli. Con l"’impassibilità" si allontana dalla corruzione mondana più di quanto riesca a respingerla con tutti i suoi sforzi, scostando da sé ciò che lo può offendere o alterare. Con la "sottigliezza" avanza nell'essere al di sopra di quello che gli può resistere e acquista nuova forza su ciò che cerca di penetrare. Riguardo all"’agilità", per ogni opera buona gli è data più velocità di quella degli uccelli, dei venti, del fuoco e di tutti gli altri elementi nel tendere verso il loro centro di attrazione. Dall'aumento delle doti del corpo dedurrai che cosa ottengano quelle dell'anima, alle quali esse corrispondono e dalle quali derivano. Nella "visione" beatifica ogni atto lodevole garantisce una cognizione degli attributi e delle prerogative dell'Eterno più profonda di quella conseguita da tutti i dottori e i dotti dei quali la Chiesa si vanta. Si estende pure la "comprensione" di tale oggetto, perché per la fermezza con cui si possiede quel sommo e inesauribile bene viene concessa al giusto ulteriore sicurezza e riposo più stimabile che se fosse suo quanto vi è di più prezioso, ricco e desiderabile, anche se l'avesse tutto senza timore di esserne privato. Nella "fruizione", per la carità con cui si agisce, sono elargiti in cielo eccellenti gradi di amore fruitivo. Mai il più intenso affetto che i mortali hanno per ciò che è materiale arrivò a poter essere paragonato con tale accrescimento, né il godimento che risulta da esso con tutto quello che si trova nell'esistenza terrena.

1476. Figlia mia, innalza le tue riflessioni: dai mirabili premi anche di un solo gesto fatto per l'Onnipotente pondera a fondo quale sarà quello dei santi, che per lui ne compirono di tanto eroici e magnifici, e patirono torture e martiri così crudeli come sono attestati. Se accade questo in loro, che sono semplici uomini e soggetti a colpe e mancanze che ritardano il merito, considera quanto più potrai quale debba essere l'enorme grandezza del mio Unigenito, e coglierai sino a che punto sia limitata la vostra capacità, soprattutto nel tempo del pellegrinaggio, per abbracciare degnamente questo mistero e farsene un giudizio appropriato. L'anima santissima di Cristo era congiunta sostanzialmente alla Persona divina ed era conseguente che Dio, dopo averle comunicato in modo ineffabile il suo stesso essere, riversasse in essa l'oceano sconfinato della medesima divinità, beatificandola in misura adeguata. Anche se Gesù non guadagnò questa gloria, perché l'ebbe fin dall'istante della sua concezione nel mio grembo per l'unione ipostatica, quello che fece in trentatré anni, nascendo in povertà, vivendo in mezzo a tribolazioni, amando come viatore, ammaestrando, soffrendo, acquistando meriti, redimendo l'intero genere umano, fondando la comunità ecclesiale e quanto la fede cattolica insegna, procurò al suo corpo purissimo gloria proporzionata a quella dell'anima. Ciò è inesprimibile ed immenso, e sarà manifestato solo quassù. Il braccio vigoroso dell'Altissimo realizzò anche in me, umile creatura, cose stupende, che mi fecero subito dimenticare i tormenti della passione. Lo stesso avvenne ai padri del limbo e avviene agli altri retti quando ricevono la ricompensa. Scordai l'amarezza e le pene che avevo dovuto sopportare, perché il sublime gaudio bandì il dolore, ma non cancellai mai dalla mia mente quello che il Redentore aveva sostenuto per tutti.

 

 Notiziario periodico di Tele Maria / n.12/2022 
 Ancona, Venerdì 8 aprile 2022  

 

INVITO ALLA CONFERENZA SULLA SANTA SINDONE

CON IL DOTT. FABIO QUADRINI

 

 

Fine stato di emergenza COVID-19
Suggerimenti per le celebrazioni liturgiche e Orientamenti per la Settimana Santa
Pubblichiamo di seguito la Lettera della Presidenza CEI in merito alla fine dello stato di emergenza COVID-19, contenente consigli e suggerimenti circa le celebrazioni liturgiche insieme agli Orientamenti per i riti della Settimana Santa.

Il superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza (cfr DL 24 marzo 2022, n.24), offre la possibilità di una prudente ripresa. In seguito allo scambio di comunicazioni tra Conferenza Episcopale Italiana e Governo Italiano, con decorrenza 1° aprile 2022 è stabilita l’abrogazione del Protocollo del 7 maggio 2020 per le celebrazioni con il popolo.
Tuttavia, la situazione sollecita tutti a un senso di responsabilità e rispetto di attenzioni e comportamenti per limitare la diffusione del virus. Condividiamo alcuni consigli e suggerimenti:
obbligo di mascherine: il DL 24/2022 proroga fino al 30 aprile l’obbligo di indossare le mascherine negli ambienti al chiuso. Pertanto, nei luoghi di culto al chiuso si acceda sempre indossando la mascherina;
distanziamento: non è obbligatorio rispettare la distanza interpersonale di un metro. Si predisponga però quanto necessario e opportuno per evitare assembramenti specialmente all’ingresso, all’uscita e tra le persone che, eventualmente, seguono le celebrazioni in piedi;
igienizzazione: si continui a osservare l’indicazione di igienizzare le mani all’ingresso dei luoghi di culto;
acquasantiere: si continui a tenerle vuote;
scambio di pace: è opportuno continuare a volgere i propri occhi per intercettare quelli del vicino e accennare un inchino, evitando la stretta di mano o l’abbraccio;
distribuzione dell’Eucaristia: i Ministri continueranno a indossare la mascherina e a igienizzare le mani prima di distribuire l’Eucaristia preferibilmente nella mano;
sintomi influenzali: non partecipi alle celebrazioni chi ha sintomi influenzali e chi è sottoposto a isolamento perché positivo al COVID-19;
igiene ambienti: si abbia cura di favorire il ricambio dell’aria sempre, specie prima e dopo le celebrazioni. Durante le stesse è necessario lasciare aperta o almeno socchiusa qualche porta e/o finestra. I luoghi sacri, comprese le sagrestie, siano igienizzati periodicamente mediante pulizia delle superfici con idonei detergenti;
processioni: è possibile riprendere la pratica delle processioni.
Nella considerazione delle varie situazioni e consuetudini locali si potranno adottare indicazioni particolari.

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Notiziario periodico di Tele Maria / n.11/2022 
 Ancona, Venerdì 25 marzo 2022  

 

 LA RUSSIA NEL CUORE DI MARIA 
 concepita Immacolata nella Santa Casa 

 

L'ANNUNCIAZIONE
NEGLI SCRITTI DI LUISA PICARRETTA

 

La Mamma Celeste:


"La tua Mamma si sentiva incendiata d’amore e facendo eco all’amore del mio Creatore, volevo formare un solo mare d’amore, affinché scendesse in esso il Verbo sulla terra. Le mie preghiere erano incessanti e, mentre pregavo nella mia stanzetta, un angelo venne spedito dal Cielo come messaggero del gran Re; mi si fece davanti ed inchinandosi mi salutò: ‘Ave, O Maria, Regina nostra; il Fiat Divino ti ha riempito di grazia. Già ha pronunziato il Fiat che vuole scendere; già è dietro le mie spalle; ma vuole il tuo Fiat per formare il compimento del suo Fiat’.
Ad un annuncio sì grande, da me tanto desiderato, ma che non avevo mai pensato di essere io la eletta, io restai stupita ed esitai un istante; ma l’angelo del Signore mi disse: ‘Non temere, Regina nostra, tu hai trovato grazia presso Dio. Tu hai vinto il tuo Creatore; perciò, per compiere la vittoria, pronuncia il tuo Fiat’.
Io pronunziai il Fiat, ed oh, meraviglia! I due Fiat si fusero insieme, ed il Verbo divino scese in Me. Il mio Fiat, avvalorato dallo stesso valore del Fiat divino, formò dal germe della mia umanità, la piccina piccina umanità che doveva racchiudere il Verbo e così fu compiuto il gran prodigio della

 

(Da "La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà"; Giorno 19

 

SUPPLICA ALLA MADONNA DI LORETO

Questa supplica si recita il 10 dicembre, il 25 marzo, il 15 agosto, l'8 settembre

Nel nome del padre e del Figlio e dello Spirito santo. Amen.
   O Maria Loretana, Vergine gloriosa, noi ci accostiamo fiduciosi a Te: accogli la nostra umile preghiera. L’umanità è sconvolta da gravi mali dai quali vorrebbe liberarsi da sola. Essa ha bisogno di pace, di giustizia, di verità, di amore e si illude di poter trovare queste divine realtà lontano dal Tuo Figlio.
   O Madre! Tu portasti il Salvatore divino nel tuo seno purissimo e vivesti con Lui nella Santa Casa che noi veneriamo su questo colle loretano; ottienici la grazia di cercare Lui e di imitare i suoi esempi che conducono alla salvezza. Con fede e amore filiale, ci portiamo spiritualmente alla tua Casa benedetta.
   Per la presenza della tua Famiglia essa è la Casa santa per eccellenza alla quale vogliamo si ispirino tutte le famiglie cristiane: da Gesù ogni figlio impari l’ubbidienza e il lavoro; da Te, o Maria, ogni donna apprenda l’umiltà e lo spirito di sacrificio; da Giuseppe, che visse per Te e per Gesù, ogni uomo impari a credere in Dio e a vivere in famiglia e nella società con fedeltà e rettitudine.
   Molte famiglie, o Maria, non sono un santuario dove si ama e si serve Dio; per questo ti preghiamo affinché Tu ci ottenga che ognuna imiti la tua, riconoscendo ogni giorno e amando sopra ogni cosa il tuo Figlio divino. Come un giorno, dopo anni di preghiera e di lavoro, egli uscì da questa Casa santa per far sentire la Sua Parola che è Luce e Vita, così ancora dalle Sante Mura che ci parlano di fede e di carità, giunga agli uomini l’eco della sua parola onnipotente che illumina e converte.
   Ti preghiamo, o Maria, per il Papa, per la chiesa universale, per l’Italia e per tutti i popoli della terra, per le istituzioni ecclesiali e civili e per i sofferenti e i peccatori, affinché tutti divengano discepoli di Dio. O Maria, in questo giorno di grazia, uniti ai devoti spiritualmente presenti a venerare la Santa Casa ove fosti adombrata dallo Spirito Santo, con viva fede Ti ripetiamo le parole dell’Arcangelo Gabriele: Ave, o piena di grazia, il Signore è con Te!
   Noi ti invochiamo ancora: Ave, o Maria, Madre di Gesù e Madre della Chiesa, Rifugio dei peccatori, Consolatrice degli afflitti, Aiuto dei Cristiani. Tra le difficoltà e nelle frequenti tentazioni noi siamo in pericolo di perderci, ma guardiamo a Te e Ti ripetiamo: Ave, Porta del Cielo; Ave, Stella del Mare! Salga a Te la nostra supplica, o Maria. Essa ti dica i nostri desideri, il nostro amore a Gesù e la nostra speranza in Te, o Madre nostra. Ridiscenda la nostra preghiera sulla terra con abbondanza di grazie celesti. Amen 

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Racconta Santa Faustina Kowalska:“Un giorno Gesù mi disse che avrebbe fatto scendere il castigo su di una città, che è la più bella della nostra Patria. Il castigo doveva essere uguale a quello inflitto da Dio a Sodoma e Gomorra.” A questo proposito il direttore spirituale di Santa Faustina, don Sopocko, durante la deposizione testimoniale, ha fatto la seguente dichiarazione: “Aveva scritto inoltre nel ‘Diario’ che Gesù le aveva detto che avrebbe distrutto come Sodoma una delle più belle città della nostra patria a causa dei peccati che vi si commettevano. Quando in seguito, dopo aver letto il ‘Diario’ le chiesi chiarimenti su tale questione, confermò che le cose stavano così. Avendole poi domandato per quali peccati Iddio infliggeva tale punizione, rispose che ciò sarebbe avvenuto soprattutto per l’uccisione dei bambini non fatti nascere, essendo questo il più grave peccato che vi si commetteva”.
(Santa Faustina Kowalska, Diario, 39)

 

 

San Pio da Pietrelcina nei lontani anni ’60, molto prima del dilagare dell’aborto procurato dopo la famigerata legge 194 ebbe a dire: “Basterebbe un giorno senza nessun aborto e Dio concederebbe la pace al mondo fino al termine dei giorni" (San Padre Pio, risposta ad una domanda del dott. Lotti.

 

 

LA SEVERITA' DI SAN PIO DA PIETRELCINA CONTRO L'ABORTO
 
Padre Pellegrino un giorno disse a Padre Pio: «Padre, lei stamattina ha negato l’assoluzione per procurato aborto ad una signora. Perché è stato tanto rigoroso con quella povera disgraziata?»
Rispose Padre Pio: «Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore». Poi, afferrato con la mano destra l’interlocutore con il saio, gli calcò la sinistra sul petto, come se volesse impadronirsi del suo cuore, e riprese con un fare molto perentorio: «L’aborto non è soltanto omicidio, ma pure suicidio. E con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un solo colpo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli sì o no?!».
«Perché suicidio?» domandò Padre Pellegrino.
Assalito da una di quelle, non insolite furie divine, compensate da uno sconfinato entroterra di dolcezza e di bontà, Padre Pio rispose: «Capiresti questo suicidio della razza umana, se, con l’occhio della ragione vedessi ‘la bellezza e la gioia’ della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi allora sì che capiresti la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori. Questi genitori vorrei cospargerli con la cenere dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un’abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei loro genitori assassini. A lasciarli in buona fede mi sentirei coinvolto nei loro stessi delitti. Vedi, io non sono un santo, eppure non mi sento mai così vicino alla santità, come quando dico parole forse un po’ forti ma giuste e necessarie a quelli che commettono questo crimine. E sono sicuro di avere ottenuto l’approvazione di Dio per il mio rigore, proprio perché da Lui, dopo queste dolorose lotte contro il male, ottengo sempre, anzi mi sento imporre qualche quarto d’ora di meravigliosa calma».
Obiettando Padre Pellegrino che, “se non riesci ad estirpare le fissazioni ossessive dalla mente dei procuratori di aborti, è inutile maltrattarli con i rigori della Chiesa”.
Padre Pio disse: «Il mio rigore, in quanto difende il sopraggiungere dei bambini del mondo, è sempre un atto di fede e di speranza nei nostri incontri con Dio sulla terra. Purtroppo con il passare del tempo la battaglia diventa superiore alle nostre forze, ma deve essere combattuta ugualmente, perché dalla certezza della sconfitta sulla carta, la nostra battaglia attinge la garanzia della vera vittoria: quella della nuova terra e dei nuovi cieli».
Che ragioni o giustificazioni di tale peccato si possono opporre a considerazioni simili?
Per la Chiesa anche “la cooperazione formale all’aborto costituisce una colpa grave”.
In sagrestia di fronte al confessionale, dove Padre Pio ascoltava i penitenti, attendeva il suo turno Mario Tentori, seduto sulla panca. Mentre era intento a fare il suo esame di coscienza, sentì il Padre gridare: «Vai via, animale, vai via…!». Le parole del Santo erano indirizzate ad un uomo, che si era appena inginocchiato ai suoi piedi per confessarsi e che usciva da dietro la tendina umiliato, sconvolto e confuso.
Il giorno dopo Mario si mise sul treno a Foggia per far ritorno a Milano. Prese posto in uno scompartimento in cui c’era un solo viaggiatore. Questi cominciò a guardarlo ed esprimeva nel suo atteggiamento voglia di iniziare un discorso. Finalmente ruppe gli indugi, e domandò: «Tu ieri non eri a San Giovanni Rotondo, in sagrestia, per confessarti da Padre Pio?».
«Sì!» rispose Tentori.
Riprese l’altro: «Noi eravamo seduti sulla stessa panca, io ti precedevo nel turno. Io sono quello che Padre Pio ha cacciato, appellandolo col titolo di ‘animale’. Ricordi?».
«Sì!», disse ancora Mario.
Continuò il compagno di viaggio: «Voi che stavate intorno al confessionale forse non avete sentito le parole che hanno motivato il Padre a cacciarmi via. Ebbene, Padre Pio ha detto testualmente: Vai via, animale, vai via, perché d’accordo con tua moglie hai abortito tre volte”. Capisci? Il Padre ha detto “Hai abortito!”. Si è diretto a me, perché l’iniziativa di fare abortire mia moglie era partita sempre da me».
E scoppiò in un pianto dirotto che esprimeva – come egli stesso confessò – dolore, volontà di non peccare più e la ferma determinazione di tornare da Padre Pio per ricevere l’assoluzione e cambiar vita.
Il rigore di Padre Pio aveva salvato la vita di un padre che, dopo aver negato la vita a tre creature, stava correndo il pericolo di perdere la sua anima per tutta l’eternità.

 

 

LA GUERRA SECONDO LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
di Stefano Fontana
 
     La Dottrina sociale della Chiesa si è molto occupata della pace e quindi anche della guerra. In questo momento di pericolo e tragedia possiamo attingere ancora una volta ai suoi criteri di giudizio. È bene cercare di capire i fatti e i comportamenti degli attori e studiare gli antecedenti dei conflitti, Per non perdersi, però, nella complessità della casistica rimane fondamentale rifarsi ai principi. La Dottrina sociale della Chiesa dà i propri insegnamenti alla luce del diritto naturale elevato e purificato, ma mai negato o soffocato, dalla morale evangelica delle beatitudini.
     La guerra può essere di aggressione o di difesa. La guerra di aggressione è sempre da condannarsi e sempre va confermato il diritto alla legittima difesa della patria, come sempre vale il diritto alla legittima difesa della famiglia da chi la minaccia gravemente. L’uso delle armi, anche in caso di una chiara motivazione difensiva, è comunque sottoposto a limiti etici. Il danno provocato dall’aggressione deve essere “durevole, grave e certo”. Si richiede inoltre che siano stati fatti senza esito tutti i passi necessari per evitare la necessità dell’uso delle armi anche per difendersi. che ci siano “fondate condizioni di successo” onde evitare il sacrificio di una intera nazione e, infine, che l’uso delle armi non provochi danni e disordini maggiori del male da evitare. I due criteri principali sono quindi quello della necessità e quello della proporzionalità. Non esiste un diritto alla guerra di aggressione, ed anche la guerra di difesa è sottoposta a criteri molto esigenti.
     Il diritto delle nazioni alla difesa può permettere forme di alleanze tra Stati affinché anche i più deboli possano essere protetti. Le alleanze difensive, però, non devono trasformarsi in alleanze offensive e minacciose per la pace. Il ricorso agli armamenti per motivi difensivi non deve avvenire trascurando i doveri di cercare strenuamente accordi internazionali per il disarmo bilanciato e progressivo. Il possesso degli armamenti per la difesa non è quindi indifferente dal punto di vista morale e politico, come se la questione si ponesse solo per il loro uso. Il possesso non è una variabile indipendente, esso trova la sua legittimazione nello sforzo mai interrotto di concordare un progressivo disarmo al fine di ridurre anche i limiti del possesso. I due criteri della necessità e della proporzionalità riguardano quindi non solo l’uso delle armi ma anche il loro possesso, nell’impegno di alzare progressivamente la soglia dei due criteri. Senza questo impegno reale la corsa agli armamenti diventa colpevole. Non vale nemmeno l’accumulo di armi per scopi di deterrenza, ossia per trattenere o dissuadere gli avversari da possibili aggressioni. La deterrenza diventa uno stimolo alla rincorsa verso armamenti sempre maggiori e fa aumentare il pericolo.
     La Dottrina sociale della Chiesa ha posto limiti molto rigidi non solo all’inizio di una guerra ma anche all’uso delle armi dopo lo scoppio di una guerra, da qualsiasi parte in conflitto. Nel rispetto del diritto internazionale umanitario devono essere preservati i civili, sia da parte dell’eventuale aggressore sia da parte di chi organizza le azioni militari di difesa. L’uso di milizie civili e di resistenza civile, soprattutto l’utilizzo di donne e bambini, deve essere evitato dalle parti belligeranti. Coloro che cercano rifugio in altri Paesi per fuggire dalla guerra che ha colpito il proprio devono poter contare su corridoi riservati e sull’aiuto della comunità internazionale. In queste occasioni si deve porre particolare attenzione a non dividere le famiglie.
     È possibile che una minoranza sia sottoposta a gravi minacce non solo per la sua libertà ma anche per la sua stessa sopravvivenza. In questi casi la comunità internazionale ha un dovere di ingerenza umanitaria, sulla base del quale intervenire a protezione delle vittime e per impedire violenze sistematiche che talvolta arrivano anche al genocidio. In questi gravissimi casi si può anche non rispettare la sovranità degli Stati,. Bisogna però porre grande attenzione perché quello all’ingerenza umanitaria non è un diritto, è un dovere. Quindi è sottoposto ai principi generali che rendono legittima la guerra già visti sopra nonché al diritto internazionale.
     Le sanzioni, soprattutto quelle economiche, possono essere assunte solo a determinate condizioni e finalità. Devono indurre alla trattativa e al dialogo, non devono gravare sulla popolazione come una punizione indiscriminata, devono essere limitate nel tempo, saggiamente monitorate affinché non facciano soffrire l’intera popolazione. 
     Ogni guerra ha una storia dietro le spalle. Si è trattato di una serie di incomprensioni, violenze e ingiustizie accumulatesi e diventate poi “strutture di peccato” (Giovanni Paolo II). Le iniquità producono danni lungo il tempo e lasciano tracce che pesano sul futuro. È doveroso risalire all’indietro, riprendere il passato, chiarirlo alla luce della ragione e perdonarlo alla luce della fede. Ideologie politiche atee e disumane sono state e sono tuttora grandi cause di guerre. La verifica e purificazione del passato comporta anche di liberarsi da esse. L’Europa, in particolare, ne è ancora molto gravata e questo ha comportato e comporta ancora forme di “guerra civile” europea da superarsi.

Stefano Fontana

 

PREGHIERA PER LA PACE
di San Giovanni Paolo II

 

 

Dio dei nostri Padri, grande e misericordioso, Signore della pace e della vita, Padre di tutti.
Tu hai progetti di pace e non di afflizione, condanni le guerre e abbatti l' orgoglio dei violenti.
Tu hai inviato il tuo Figlio Gesù ad annunziare la pace ai vicini e ai lontani,
a riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe in una sola famiglia.
Ascolta il grido unanime dei tuoi figli, supplica accorata di tutta l'umanità:
mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza;
minaccia per le tue creature in cielo, in terra e in mare.
In comunione con Maria, la Madre di Gesù, ancora ti supplichiamo:
parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli, ferma la logica della ritorsione e della vendetta,
suggerisci con il tuo Spirito soluzioni nuove, gesti generosi ed onorevoli, 
spazi di dialogo e di paziente attesa più fecondi delle affrettate scadenze della guerra.
Concedi al nostro tempo giorni di pace.

 

MAI PIU' LA GUERRA!

 

Predizioni assai chiare sui tempi futuri sono attribuite a Suor Elena Aiello, la monaca santa, famosa per aver inutilmente preavvisato Benito Mussolini di tutti i disastri che sarebbero avvenuti in Italia se fosse entrato in guerra a fianco di Hitler. “Una propaganda empia ha diffuso nel mondo molti errori, suscitando ovunque persecuzioni, rovine e morte. Se gli uomini non cesseranno di offendere il Figlio mio, il tempo non sarà lontano che la giustizia del Padre manderà sulla terra il flagello dovuto, e sarà il peggiore castigo che mai si sia visto nella storia dell’umanità. Quando nel cielo apparirà un segno straordinario, sappiano gli uomini che prossima sarà la punizione del mondo !” (7 Gennaio 1950)

 

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.10-2022 

 Ancona, Sabato 19 marzo 2022 

 

  SAN GIUSEPPE 
 CUSTODE DELLA SACRA FAMIGLIA 

 

 SPOSO DI MARIA VERGINE MADRE DI DIO 
 PADRE PUTATIVO DEL FIGLIO DI DIO 
 PATRONO DELLA SANTA CHIESA 
 TERRORE DEI DEMONI 

SAN GIUSEPPE, UOMO GIUSTO

OMELIA DI SAN GIOVANNI PAOLO II
Livorno, 19 marzo 1982 

   Sono qui oggi, insieme con voi per venerare san Giuseppe nel giorno in cui lo venera la Chiesa intera. Essa lo venera come merita quell’ammirevole “uomo giusto”, sposo – dinanzi alla legge – di Maria, Vergine di Nazaret, Madre del Figlio di Dio.
   (... omissis ...)
 E questo “uomo giusto”, nello stesso tempo, rimane inserito con tutta la sua vita e la sua vocazione nel mistero della Chiesa. Conosciamo la sua vita “nascosta” e la sua vocazione “silenziosa”. La conosciamo sufficientemente dal Vangelo; ma non leggiamo nel Vangelo nessuna parola pronunciata da san Giuseppe di Nazaret. Invece siamo testimoni degli avvenimenti che dicono quanto profondamente Dio stesso consolidò la vocazione di san Giuseppe nel mistero della Chiesa.
   Il mistero della Chiesa, cioè la realtà della Chiesa è nata già in qualche modo dalla promessa che Dio fece ad Abramo, e contemporaneamente da quella fede, con la quale Abramo rispose alla chiamata di Dio. Giustamente, nel giorno di san Giuseppe, leggiamo la seguente frase dalla lettera ai Romani: “Non infatti in virtù della legge fu data ad Abramo e alla sua discendenza la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede... Eredi quindi si diventa per la fede, perché ciò sia per grazia e così la promessa sia sicura per tutta la discendenza, non soltanto per quella che deriva dalla legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo” (Rm 4,13-16). E, più avanti, dello stesso Abramo scrive l’Apostolo: egli “è padre di tutti noi. Infatti sta scritto: ti ho costituito padre di molti popoli; è nostro padre davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono” (Rm 4,16-17).
Di pari passo con la fede va la speranza. Abramo è “padre” della nostra fede e della nostra speranza: “Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli” (Rm 4,18). E san Paolo continua: “Ecco perché gli fu accreditato come giustizia” (Rm 4,22).
   Giustamente rileggiamo queste parole nella Liturgia della festa odierna. Le rileggiamo con il pensiero a san Giuseppe di Nazaret, il quale fu “uomo giusto”, a cui fu accreditato “come giustizia” il fatto che credette nel Dio, “che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono”. Queste parole, scritte da Paolo nei riguardi di Abramo, le rileggiamo oggi con il pensiero a Giuseppe di Nazaret, che “ebbe fede, sperando contro ogni speranza”. Ciò avvenne nel momento decisivo per la storia della salvezza, quando Dio, Padre eterno, compiendo la promessa fatta ad Abramo, “ha mandato il suo Figlio al mondo”. Proprio allora si è manifestata la fede di Giuseppe di Nazaret, e si è manifestata a misura della fede di Abramo. 
   Si è manifestata maggiormente quando il Verbo del Dio Vivente si fece carne in Maria, sposa di Giuseppe, la quale all’annuncio dell’Angelo “si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”. E questo avvenne – come scrive l’evangelista Matteo – dopo le nozze di Maria con Giuseppe, ma “prima che andassero a vivere insieme”. Così, dunque, la fede di san Giuseppe si doveva manifestare dinanzi al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Proprio allora Giuseppe di Nazaret passò la grande prova della sua fede, così come l’aveva passata Abramo. È allora che Giuseppe, “uomo giusto”, credette a Dio come a colui che “chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono”. Infatti, Dio stesso, con la potenza dello Spirito Santo, ha chiamato all’esistenza nel seno della Vergine di Nazaret, Maria, promessa sposa di Giuseppe, l’umanità che fu propria dell’unigenito Figlio di Dio, il Verbo Eterno del Padre. Egli, Dio, è colui che chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono. 
   E Giuseppe di Nazaret credette a Dio. Credette così come una volta già aveva fatto Abramo. Credette quando Dio gli parlò con la parola dell’Angelo del Signore. Queste parole suonano così: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-22). Giuseppe, che prima “non volendo ripudiarla, decise di licenziarla in segreto” (Mt 1,19), ora “fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore” (Mt 1,24). Prese con sé Maria – e Quel che era stato generato in lei. Si dimostrò così un vero discendente di Abramo secondo la fede. Un discendente privilegiato.
   Infatti gli fu dato di diventare il testimone più diretto, e quasi il testimone oculare del compimento della promessa, data una volta ad Abramo e accolta mediante la fede. Questi “ebbe fede sperando contro ogni speranza” – e Giuseppe credette in egual modo. Egli è stato chiamato con la voce di Dio, perché la speranza della salvezza potesse compiersi nel mondo.
   La Chiesa vive dalla eredità della fede di Abramo. La Chiesa è sorta ed esiste perché la promessa data una volta ad Abramo potesse compiersi nel mondo. La Chiesa lega il suo inizio – il compimento della speranza nel mondo – anche con la fede di Giuseppe di Nazaret. Ciò che spira da tutta la sua figura è la fede, la vera eredità della fede di Abramo. La sua fede è la più vicina somiglianza e analogia con la fede di Maria di Nazaret. Ambedue – Maria e Giuseppe – sono uniti con questo mirabile vincolo. Dinanzi agli uomini, il loro vincolo è quello matrimoniale. Dinanzi a Dio ed alla Chiesa, sono le nozze nello Spirito Santo. Mediante queste nozze nella fede sono diventati ambedue, Maria e accanto a lei Giuseppe, i testimoni e dispensatori del mistero, mediante il quale il mondo creato e soprattutto i cuori umani diventano di nuovo dimora del Dio Vivente.
   Giuseppe di Nazaret è “uomo giusto”, perché totalmente “vive dalla fede”. È santo, perché la sua fede è veramente eroica. La Sacra Scrittura parla poco di lui – poco più di quello che leggiamo nella Liturgia di oggi. Non registra neanche una parola che abbia pronunciato Giuseppe, falegname di Nazaret. E tuttavia, anche senza parole, egli dimostra la profondità della sua fede, la sua grandezza. San Giuseppe è grande con lo spirito. È grande nella fede, non perché pronuncia parole proprie, ma soprattutto perché ascolta le parole del Dio vivente. Ascolta in silenzio. E il suo cuore persevera incessantemente nella prontezza ad accettare la Verità racchiusa nella parola del Dio vivente. Per accoglierla e compierla con amore. Perciò, Giuseppe di Nazaret diventa veramente un mirabile testimone del Mistero Divino. Diventa un dispensatore del Tabernacolo, che Dio ha scelto per sé sulla terra per compiere l’opera della salvezza.
   Guardando oggi con venerazione e con amore la figura di san Giuseppe, dobbiamo in questo sguardo rinnovare la nostra propria fede. Vediamo come la Parola del Dio vivente cade profondamente nell’anima di quell’Uomo – di quell’Uomo giusto. E noi, sappiamo ascoltare la Parola di Dio? Sappiamo assorbirla con la profondità del nostro “io” umano? Apriamo dinanzi a questo verbo la nostra coscienza? Oppure – al contrario – ci fermiamo soltanto alla superficie della Parola di Dio? Non le dischiudiamo un più profondo accesso all’anima? Non accogliamo questa Parola nel silenzio della prontezza interiore, così come Giuseppe di Nazaret?
   Ascoltiamo la Parola di Dio? Come l’ascoltiamo? Leggiamo la Sacra Scrittura? Partecipiamo alla catechesi? Abbiamo tanto bisogno della fede! È tanto necessaria la fede all’uomo dei nostri tempi, della difficile epoca odierna! È tanto necessaria una grande fede! 
   “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria... perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo" (Mt 1,20). Popolo di Dio! Non temere di prendere, insieme con Giuseppe di Nazaret, Maria. Non temere di prendere Gesù Cristo, il suo Figlio, in tutta la tua vita. Non temere di prenderlo in una fede simile alla fede di Giuseppe. Non temere di prenderlo sotto i tetti delle tue case – così come Giuseppe ha accolto Gesù sotto il tetto della casa nazaretana. Non temere di prendere Cristo nel tuo lavoro quotidiano. Non temere di prenderlo nel tuo “mondo”. Allora questo “mondo” sarà veramente “umano”. Diventerà sempre più umano. Infatti, soltanto il Dio-Uomo può fare il nostro “mondo umano” pienamente “umano”.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 1,16.18-21.24
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

 

Maria Valtorta
L’Evangelo come mi è stato rivelato
[26.1-9], ed. CEV.
 Giuseppe chiede perdono a Maria. Fede, carità e umiltà per ricevere Dio.

   (...) Riprende la Mamma a mostrarsi con questa visione che mi dice da segnare in questo libro. La gioia si riversa in me. Perché vedere Maria è possedere la Gioia.
   Vedo dunque l’orticello di Nazaret. Maria fila all’ombra di un foltissimo melo stracarico di frutta, che cominciano ad arrossare e sembrano tante guance di bambino nel loro roseo e tondo aspetto.
     Ma Maria non è per nulla rosea. Il bel colore, che le avvivava le guance a Ebron, le è scomparso. Il viso è di un pallore di avorio, in cui soltanto le labbra segnano una curva di pallido corallo. Sotto le palpebre calate stanno due ombre scure e i bordi dell’occhio sono gonfi come in chi ha pianto. Non vedo gli occhi, perché Ella sta col capo piuttosto chino, intenta al suo lavoro e più ancora ad un suo pensiero che la deve affliggere, perché l’odo sospirare come chi ha un dolore nel cuore. È tutta vestita di bianco, di lino bianco, perché fa molto caldo nonostante che la freschezza ancora intatta dei fiori mi dica che è mattina. È a capo scoperto e il sole, che scherza con le fronde del melo mosse da un lievissimo vento e filtra con aghi di luce fin sulla terra bruna delle aiuole, le mette dei cerchiolini di luce sul capo biondo, e là i capelli sembrano di un oro zecchino.
     Dalla casa non viene nessun rumore, né dai luoghi vicini. Si sente solo il mormorìo del filo d’acqua che scende in una vasca in fondo all’orto.
     Maria sobbalza per un picchio dato risolutamente all’uscio di casa. Posa conocchia e fuso e si alza per andare ad aprire. Per quanto l’abito sia sciolto e ampio, non riesce a nascondere completamente la rotondità del suo bacino.  Si trova di fronte Giuseppe. Maria impallidisce anche nelle labbra. Ora il suo viso pare un’ostia, tanto è esangue. Maria guarda con occhio che interroga mestamente. Giuseppe guarda con occhio che pare supplichi. Tacciono, guardandosi. Poi Maria apre la bocca: «A quest’ora, Giuseppe? Hai bisogno di qualche cosa? Che vuoi dirmi? Vieni».
     Giuseppe entra e chiude la porta. Non parla ancora.
      «Parla, Giuseppe. Che vuoi da me?».
     «Il tuo perdono». Giuseppe si curva come volesse inginocchiarsi. Ma Maria, sempre così riservata nel toccarlo, lo afferra per le spalle risolutamente e glielo impedisce. Il colore va e viene dal volto di Maria, che ora è tutta rossa e ora di neve come prima.
     «Il mio perdono? Non ho nulla da perdonarti, Giuseppe. Non devo che ringraziarti ancora per tutto quanto hai fatto qui dentro in mia assenza e per l’amore che mi porti».
     Giuseppe la guarda, e vedo due grossi goccioloni formarsi nell’incavo del suo occhio profondo, stare lì come sull’orlo di un vaso e poi rotolare giù sulle guance e sulla barba.
     «Perdono, Maria. Ho diffidato di te. Ora so. Sono indegno di avere tanto tesoro. Ho mancato di carità, ti ho accusata nel mio cuore, ti ho accusata senza giustizia perché non ti avevo chiesto la verità. Ho mancato verso la legge di Dio non amandoti come mi sarei amato…».
     «Oh! no! Non hai mancato!».
   «Sì, Maria. Se fossi stato accusato di un tal delitto, mi sarei difeso. Tu… Non concedevo a te di difenderti, perché stavo per prendere delle decisioni senza interrogarti. Ho mancato verso te recandoti l’offesa di un sospetto. Anche solo un sospetto è offesa, Maria. Chi sospetta non conosce. Io non ti ho conosciuta come dovevo. Ma per il dolore che ho patito… tre giorni di supplizio, perdonami, Maria».
     «Non ho nulla da perdonarti. Ma, anzi, io ti chiedo perdono per il dolore che ti ho dato».
     «Oh! si, che fu dolore! Che dolore! Guarda, stamane mi hanno detto che sulle tempie sono canuto e sul viso ho rughe. Più di dieci anni di vita sono stati questi giorni! 4Ma perché, Maria, sei stata tanto umile da tacere, a me, tuo sposo, la tua gloria, e permettere che io sospettassi di te?».
     Giuseppe non è in ginocchio, ma sta così curvo che è come lo fosse, e Maria gli posa la manina sul capo e sorride. Pare lo assolva. E dice: «Se non lo fossi stata in maniera perfetta, non avrei meritato di concepire l’Atteso, che viene ad annullare la colpa di superbia che ha rovinato l’uomo. E poi ho ubbidito… Dio mi ha chiesto questa ubbidienza. Mi è costata tanto… per te, per il dolore che te ne sarebbe venuto. Ma non dovevo che ubbidire. Sono l’Ancella di Dio, e i servi non discutono gli ordini che ricevono. Li eseguiscono, Giuseppe, anche se fanno piangere sangue».
     Maria piange quietamente mentre dice questo. Tanto quietamente che Giuseppe, curvo come è, non se ne avvede sinché una lacrima non cade al suolo. Allora alza il capo e - è la prima volta che gli vedo fare questo gesto - stringe le manine di Maria nelle sue brune e forti e bacia la punta di quelle rosee dita sottili, che spuntano come tanti bocci di pesco dall’anello delle mani di Giuseppe.
     «Ora bisognerà provvedere perché…».
     Giuseppe non dice di più, ma guarda il corpo di Maria, e Lei diviene di porpora e si siede di colpo per non rimanere così esposta, nelle sue forme, allo sguardo che l’osserva.
     «Bisognerà fare presto. Io verrò qui… Compiremo il matrimonio… Nell’entrante settimana. Va bene?».
     «Tutto quanto tu fai va bene, Giuseppe. Tu sei il capo di casa, io la tua serva».
     «No. Io sono il tuo servo. Io sono il beato servo del mio Signore che ti cresce in seno. Tu benedetta fra tutte le donne d’Israele. Questa sera avviserò i parenti. E dopo… quando sarò qui lavoreremo per preparare tutto a ricevere… Oh! come potrò ricevere nella mia casa Dio? Nelle mie braccia Dio? Io ne morrò di gioia!… Io non potrò mai osare di toccarlo!…».
     «Tu lo potrai, come io lo potrò, per grazia di Dio».
     «Ma tu sei tu. Io sono un povero uomo, il più povero dei figli di Dio!…»
     «Gesù viene per noi, poveri, per farci ricchi in Dio, viene a noi due perché siamo i più poveri e riconosciamo di esserlo. Giubila, Giuseppe. La stirpe di Davide ha il Re atteso e la nostra casa diviene più fastosa della reggia di Salomone, perché qui sarà il Cielo e noi divideremo con Dio il segreto di pace che più tardi gli uomini sapranno. Crescerà fra noi, e le nostre braccia saranno cuna al Redentore che cresce, e le nostre fatiche gli daranno un pane… Oh! Giuseppe! Sentiremo la voce di Dio chiamarci “padre e Madre!”. Oh!…». Maria piange di gioia. Un pianto così felice!

     E Giuseppe inginocchiato, ora, ai suoi piedi, piange col capo quasi nascosto nell’ampia veste di Maria, che le fa una caduta di pieghe sui poveri mattoni della stanzetta.

 

 
 
 

Ricevo e trasmetto, un messaggio di Ezio Flammia:

 

 Gentile Patrizia, le comunico, con molto piacere, che la casa editrice “Dino Audino Editore” ha pubblicato, nonostante la pandemia, il mio libro-manuale dal titolo: ”L’arte della maschera di stoffa”con la prefazione del prof. Luciano Mariti. Il libro, insieme ad altri, è ora alla Fiera del libro di Torino.  Le comunico anche, che una mia maschera, un "Maccus"della "farsa atellana, " è entrato a far parte del patrimonio culturale della Biblioteca di Grottaferrata; infine,  uscirà il 16 giugno nelle sale cinematografiche il film di Laura Bispuri: "Il paradiso del pavone" in cui si vedono alcune mie opere del periodo giovanile. Un caro saluto,  Ezio Flammia.

Questo manuale, dopo aver esposto gli aspetti salienti del percorso storico della maschera di stoffa, a iniziare dal cartonnage egiziano, si rivolge al lettore per guidarlo, in modo semplice e piacevole, all’apprendimento delle tecniche per realizzarne alcune.

 Il manuale è, per questo, una guida alle esecuzioni delle maschere, sia secondo le tecniche tradizionali, sia mediante nuovi metodi più pratici e veloci. Quest’ultime sono più appropriate non solo agli “addetti ai lavori“ come scenografi e scenotecnici, maestri cartapestai, studenti delle Accademie di Belle Arti e dei Licei artistici, ma anche a chi vuole cimentarsi nell’arte della maschera pur senza avere alcuna esperienza manipolativa nel settore. Le maschere, realizzate con le metodologie aggiornate, sono eseguite, non solo in tempi brevi, ma con materiale per lo più del riciclo e meno ingombrante.

Le fasi esecutive delle maschere, dalle più semplici a quelle complesse, dall’inizio alla conclusione del lavoro, sono descritte minuziosamente e corredate da un’accurata documentazione fotografica che oltre a fare da  supporto al testo, aiuta ad apprendere meglio i vari passaggi dell’esecuzione.
Il percorso comincia dall’esposizione delle maschere eseguite secondo la tecnica tradizionale e termina, dopo aver illustrato, con esempi pratici, le varie realizzazioni, con l’esecuzione di una maschera sovradimensionata, per uso scenico, senza l’utilizzo sia del prototipo d’argilla e sia del calco di gesso.

Ezio Flammia artista e scenografo, maestro e storico dell’arte della cartapesta.

È autore di Maschere di stoffa, di ferro. Mito materia e ragione (Roma 1996); Storia dell’arte della cartapesta - La tecnica universale (Roma 2011); Fare cartapesta e scultura di stoffa (Roma 2014); Storia dell’arte della cartapesta (Prefazione di Claudio Strinati- Roma 2017); L’arte della maschera di stoffa (Prefazione e postfazione di Luciano Mariti – Roma 2022) Ha condotto numerosi laboratori, in Italia e all’estero, per lo studio e la realizzazione di maschere, burattini e marionette.Ha realizzato scenografie e costumi per 22 opere teatrali, ha collaborato all’allestimento di varietà in prima serata per la TV- Rai 2. Ha diretto 2 spettacoli di teatro di figura con suoi burattini a bastone in rete metallica. Sue opere fanno parte delle collezioni di 8 musei italiani e 2 esteri.

     Nel 1996 ha ricevuto: presso la Camera dei Deputati (Sala del Cenacolo), il premio internazionale alla carriera per le arti”La Plejade” e nel 1967, il1° Premio “Conseil Mondial de la Paix”- Vienna.  Ha restaurato importanti opere di cartapesta per il Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. Sue mostre personali sono state promosse da Istituti di Cultura ed Enti pubblici, in Italia e all’estero.

Luciano Mariti, professore ordinario di Discipline dello Spettacolo, è stato Direttore del Dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo dell’Università di Roma La Sapienza.

 

Tra le pubblicazioni: Commedia Ridicolosa. Comici di professione, dilettanti, editoria teatrale nel Seicento, 1978; Il paese di Carnevale, 1983; Don Giovanni  o l’estrema avventura del teatro, 2003, insieme a Silvia Carandini; La Giudiata. La tradizione in vita di una Sacra Rappresentazione anonima del Quattrocento, 2011. Cura, insieme a Rino Caputo e Florinda Nardi, dal 2013, i volumi annuali degli atti di Culture del Teatro moderno e contemporaneo.

 

 

"LA NUOVA CALABRIA HA RADICI ANTICHE"
PROGETTO 2000 AL SALONE DI TORINO

 

 

 



La casa editrice cosentina Editoriale Progetto 2000 parteciperà con i propri libri e alcuni eventi allo stand della Regione Calabria (Padiglione Oval V162-W161) al Salone del libro di Torino che si terrà nella città sabauda da giovedì 19 a lunedì 23 maggio 2022.
Con lo slogan "La nuova Calabria ha radici antiche" l'editore Demetrio Guzzardi in una nota alla stampa ha dichiarato: "A Torino portiamo gli ultimi titoli pubblicati e presenteremo le tematiche che da oltre 35 anni ci stanno a cuore. Abbiamo avuto dalla Regione Calabria due ore da riempire giovedì 19 maggio dalle 13 alle 15 e in questo contenitore presenteremo il quarto quaderno della collana "Studi e ricerche su don Carlo De Cardona e il Movimento cattolico in Calabria", partecipano il presidente della BCC Mediocrati Nicola Paldino e il vescovo di Cassano Jonio mons. Francesco Savino, diocesi che ha aperto il processo di beatificazione dell'apostolo calabrese della Rerum novarum.
Il secondo appuntamento è per la presentazione in anteprima nazionale del libro curato da Rosario Sprovieri, originario di San Pietro in Guarano e funzionario del Ministero della cultura, che attraverso i racconti di Gaspare Giansanti, ripercorre i successi della galleria romana "La Nuova Pesa" che nei primi anni Sessanta fece conoscere l'arte contemporanea nella capitale. In quella straordinaria esperienza ci fu spazio anche per l'artista calabrese Aldo Turchiaro di Celico che fu allievo, amico e collaboratore di Renato Guttuso che era di "casa" a La Nuova Pesa.
Il terzo momento è dedicato alla presentazione del libro di don Enzo Chiodo, parroco di Pazzano nella Locride, che affronta le sfide della modernità nella famiglia cristiana calabrese; in questo spazio verrà ricordato mons. Ignazio Schinella che scrisse un saggio introduttivo al testo di don Chiodo; partecipano  Antonino Schinella sindaco di Arena paese natale di don Ignazio la cui amministrazione ha deliberato di dedicare una via al teologo defunto 5 anni or sono e l'antropologa Mara Francese dell'Università di Torino.
Nell'ultima mezz'ora ci sarà la presentazione ufficiale della XII edizione della Settimana della cultura calabrese che si terrà da giovedì 4 a giovedì 11 agosto 2022 nei ruderi dell'abbazia di Corazzo con i video di saluto dei sindaci di Carlopoli (Emanuela Talarico), Soveria Mannelli (Michele Chiodo), Bianchi (Pasquale Taverna) e Panettieri (Salvatore Parrotta) che patrocinano la manifestazione.
L'appuntamento finale con la rassegna dei libri targati "Editoriale Progetto 2000" si terrà domenica 22 maggio 2022 alle ore 19 (Padiglione Oval V162-W161) con il volume "Mastru Runcigghju e altri racconti di Arena di Calabria" scritto da Salvatore Francese; oltre all'autore e all'editore partecipano Antonino Schinella, Mara Francese e il deputato piemontese Davide Gariglio".

 
 
 

La Pace sia con tutti noi.


Abbiamo dedicato la newsletter di questo mese all’Ucraina. Un’edizione speciale per ringraziare e rendere conto di quanto si sta facendo a tutti quelli che continuano ad affiancarci in questa grande tragedia, per tutti un’esperienza di missione umanitaria. Aggiungo, anche far comprendere cosa significa portare aiuti in un Paese in guerra.
Difficoltà nel trovare i mezzi, le coperture assicurative, l’approvvigionamento di combustibile, le interrotte vie di comunicazione e la comprensibile paura degli autisti.
Quattro viaggi, due ai confini con la Polonia, uno al confine con la Romania, e quello più temerario per raggiungere Leopoli e alcuni borghi circostanti.
L’emergenza sarà lunga e, mentre vi scrivo, le telefonate che riceviamo sono prevalentemente richieste di aiuti alimentari. Speriamo che tutto possa finire al più presto.
Il 10 maggio alle ore 19, nel Duomo di Benevento, diamo appuntamento a chi potrà raggiungerci ad ascoltare la Santa Messa celebrata dall’Arcivescovo S.E. Felice Accrocca, per pregare attraverso l’intercessione di Rachelina per il silenzio delle armi e un’auspicata e solida Pace.
Tommaso Maria Ferri

 

Offri il tuo contributo per i Luoghi Santi e i cristiani di Terra Santa 
“Rinnovo l’appello a tutti perché si riscopra l’importanza di questa carità”
papa Francesco

 

Scarica subito il Manifesto, la Brochure e la Via Crucis

 

 

 

I CAMMINI DI GIOACCHINO DA FIORE
alla quarta edizione la passeggiata 
da Borgo Partenope a Canale di Pietrafitta

Sabato 26 marzo 2022 si terrà la quarta edizione della passeggiata da Borgo Partenope a Canale di Pietrafitta dove il 30 marzo 1202 concluse la sua esistenza terrena Gioacchino da Fiore; quest'anno ricorrono gli 820 anni della morte dell'abate celichese, fondatore dell'Ordine florense.

Come nelle precedenti edizioni si partirà a piedi da Borgo Partenope (frazione di Cosenza) e si giungerà a Canale di Pietrafitta dopo un percorso di 7,200 km.  Diversi i gruppi partecipanti: quello cosentino e quelli silani.

Il gruppo "cosentino" che inizierà alle 11.30 il cammino da Borgo Partenope farà una sosta per il pranzo al Convento Sant'Antonio di Pietrafitta, accolti dal parroco don Antonio Abruzzini; mentre i vari gruppi "silani" partiranno alle 13.30 dal convento di San Francesco di Paola di Pedace; i gruppi si incontreranno alle 14  nel sito denominato Croce Tignano. L'arrivo alla grancia di San Martino di Canale è prevista per le ore 16.30; per ulteriori informazioni ci si può rivolgere a: Demetrio Guzzardi (347.4829232) o Lorenzo Coscarella (348.9164160) 

NELL’ANNO DEI 150 ANNI DALLA NASCITA DI DON CARLO DE CARDONA
LA CITTA’ DI BISIGNANO GLI INTITOLA UNA STRADA

PROPRIO A BISIGNANO UNA DELLE PRIME BANCHE
VOLUTE DAL SERVO DI DIO PER COMBATTERE L’USURA

Martedì 29 marzo 2022 a Bisignano si terrà la cerimonia di intitolazione di una strada a don Carlo De Cardona nel 150° anniversario della sua nascita. Nella cittadina di Val di Crati l'evento assume una grande rilevanza, non solo perché De Cardona è il fondatore delle Casse Rurali Calabresi ma soprattutto, perché a Bisignano il 24 giugno 1906, «un manipolo d'audaci operai promotore il prof. Carlo De Cardona», come si legge in una lapide murata nella sede della banca, fondò la Cassa Rurale di Bisignano, oggi Credito Cooperativo. 
L’intitolazione della strada, voluta dal sindaco della città Francesco Fucile, la delibera è la 26 del 1 dicembre 2021, si cala nell’ambito delle iniziative promosse dell'Universitas Vivariensis che, in quest’anno celebrativo, ne ha divulgato l’opera attraverso una serie di manifestazioni promosse in tutta la Calabria.

La targa con l'intitolazione a "Don Carlo De Cardona servo di Dio e fondatore delle Casse rurali calabresi", benedetta dal parroco di Bisignano Centro don Cesare De Rosis, verrà scoperta alle ore 12.00, il raduno è nella vicina piazzetta dedicata a Padre Pio. Prima di togliere il drappo alla nuova indicazione della strada, il sindaco ha fortemente voluto che i maturandi di Bisignano conoscessero De Cardona e la grande storia del cattolicesimo sociale che il prete di Morano ha rappresentato per tutto il cosentino. 
L’appuntamento è alle 10.30 nell’aula magna dell’Istituto di Istruzione Superiore “E. Siciliano”. Dopo i saluti dei sindaci di Bisignano Francesco Fucile e di Morano Nicolò De Bartolo, dei dirigenti scolastici Francesco Talarico e Andrea Codispoti, gli interventi del presidente della BCC Mediocrati Nicola Paldino e del rettore dell’Universitas Vivariensis Demetrio Guzzardi. L’incontro sarà introdotto e moderato dal giornalista Rino Giovinco.


Apprezzamento per l'iniziativa è stata espressa da Nicola Paldino, bisignanese, e presidente della BBC Mediocrati: «Tutta la nostra organizzazione, locale, regionale e nazionale, ha accolto di buon grado questa intitolazione; per noi De Cardona è un faro. Abbiamo sempre avuto per don Carlo un sentimento di riconoscenza, fare credito in un territorio come quello calabrese ha bisogno di forti motivazioni etiche. Nella nuova sede di Rende abbiamo dedicato a De Cardona il grande salone, che concediamo a tutti gli operatori culturali che ne fanno richiesta, e abbiamo voluto patrocinare la collana di quaderni "Studi e ricerche su don Carlo De Cardona". Far conoscere il pensiero di questo grande pioniere dell'apostolato sociale dei contadini e artigiani calabresi, per noi è motivo di orgoglio».

 

Nelle immagini allegate: la locandina dell'iniziativa, una delle ultime foto di don Carlo De Cardona (Morano 1871-1958), la sede della Cassa rurale di Bisignano fondata nel 1906.



 

CONVERSAZIONE SU SAN FRANCESCO DI PAOLA
DAVANTI IL MOSAICO 
DELLA CHIESA COSENTINA DI SANTA TERESA

 

Sabato 2 aprile 2022 alle ore 15.30 nella Chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù a Cosenza si terrà una conversazione su "Francesco di Paola il nostro santo"; all'incontro interverranno il parroco don Dario De Paola e Demetrio Guzzardi, rettore dell'Universitas Vivariensis.
L'iniziativa rientra nel novero degli incontri periodici organizzati dalla Parrocchia di Santa Teresa per far conoscere il ricco patrimonio di opere d'arte moderne presenti nella Chiesa. 
La conversazione si terrà davanti il grande mosaico del santo paolano, realizzato negli anni Settanta dalla ditta Mellini di Firenze, su disegno del prof. Giovanni Bassan di Belluno.
Il parroco di Santa Teresa in una nota ha voluto ricordare quanto disse Giovanni Paolo II ai giovani cosentini, che in occasione della visita in Calabria (5-7 ottobre 1984) del papa polacco con una fiaccolata andarono a salutarlo davanti il Santuario di Paola: "San Francesco di Paola è un calabrese, un santo di questa regione, un santo di questa terra, un santo di questo popolo. Si sente la forza del suo spirito, della sua fede, della sua speranza e della sua carità nella vita di questo popolo e specialmente nella vita di voi giovani".

 

A TIRIOLO FESTEGGIAMO
LA GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DELLA CULTURA CHE UNISCE I POPOLI


Da giovedi 21 a sabato 30 aprile 2022 nel Polo museale TirioloAntica


la mostra fotografica di Mario Greco Calabria. Storie di uomini e di terre e l’esposizione d’arte di Antonio La Gamba, dal titolo Rinascita. 
Tutti i giorni ci sarà il banchetto ScambiaLibro.

In occasione della XXVII Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, che si celebra il 23 aprile, il Comune di Tiriolo, l’Istituto comprensivo “Giuseppe Guzzo” e il Polo museale di TirioloAntica, in collaborazione con la Biblioteca comunale di Tiriolo, Scherìa Comunità Cooperativa di Tiriolo, l’Universitas Vivariensis, la Cineteca della Calabria, la Pro Loco Tiriolo Terra dei Feaci e l’Associazione video-fotografica L’Obiettivo, hanno organizzato la prima edizione della Festa del Libro (e della cultura che unisce i popoli) per celebrare la cultura locale e universale con un festoso programma di eventi, che quest’anno assume anche il valore di una ripartenza. Nel programma  di questa grande festa da giovedì 21 a sabato 30 aprile 2022 si parlerà di libri, di arte, fotografia, del nostro territorio e del nostro passato, più o meno recente.
Il Polo museale TirioloAntica, casa dei nostri antenati, sarà il luogo in cui ci incontreremo, ma alcune iniziative toccheranno vari punti del nostro paese. Convinti che lo scambio sia alla base di ogni civile convivenza, porteremo i libri in piazza per un bookcrossing (ScambiaLibro), per poter gustare e scambiarci la bellezza della lettura e della conoscenza.
All’interno del Museo un ampio spazio sarà dedicato alla fotografia e all’arte: Mario Greco, fotografo di Carlopoli, ci inviterà a guardare il mondo rurale attorno a noi con occhi diversi; mentre l’artista vibonese Antonio La Gamba esporrà le sue opere dall’eloquente titolo di Rinascita.
Un segnalibro realizzato da un suo bozzetto è il dono per chi visiterà le mostre: un San Giorgio che con la sua lunga lancia uccide il mostro della guerra. Un monito a guardare anche quello che succede intorno a noi, e poi non così lontano, se si pensa che alcune opere dell’artista ucraino Yury Kuku sono esposte nella Chiesa della Madonna delle Grazie. Un motivo in più per affermare che non esistono guerre giuste. Tutto questo lo faremo nella convinzione che la cultura del dialogo, dello scambio e della condivisione ci arricchiscono, ci uniscono e ci rendono parte della grande e unica famiglia umana.

 

 

A tutti gli espositori
siamo lieti di comunicarvi il programma fieristico del 2022 che comprende alcune importanti novità.

Dal 23 Maggio fino all’ 8 Agosto 2022
Mercatino estivo serale a Castrocaro Terme (FC)
Ogni Lunedì, dalle ore 18.30 alle 23.00
Costi: € 20,00 per spazi fino a 3x3 - € 30,00 per spazi fino a 6x3
Si consiglia di portare il proprio gazebo.

15-16 Ottobre 2022
FIERA DELLA CREATIVITA’
PalaGenius di Imola
Costi: € 50,00 al metro lineare
Spazi profondi 3 metri.
Tavoli in affitto € 10,00 cad.
Incluso corrente elettrica, pulizie, assicurazione, ecc.
Si consiglia di portare il proprio gazebo.

3-4 Dicembre 2022
NATALISSIMO
Fiera di Ferrara
Costi: € 50,00 al metro lineare
Spazi profondi 3 metri.
Tavoli in affitto € 10,00 cad.
Incluso corrente elettrica, pulizie, assicurazione, ecc.
Si consiglia di portare il proprio gazebo.

NATALISSIMO, dopo 17 anni, si sposta a Ferrara, perché a Forlì ha esaurito, ormai, la sua storia, dato che negli ultimi anni il pubblico è andato via via diminuendo.
Ci trasferiamo a Ferrara, perché è una città che risponde bene ai nuovi eventi, in un ambiente nuovo, pulito e ben organizzato, dotato di ogni servizio.
Sarà compito nostro pubblicizzare bene Natalissimo per farla partire subito con il piede giusto.

Ci piacerebbe molto sapere se condividete questa scelta, resasi necessaria in seguito ai tanti problemi che abbiamo patito a Forlì, fra cui l’acqua nei padiglioni, il riscaldamento difettoso, la scarsa illuminazione e i bagni fatiscenti.

Attendiamo, quindi, una vostra preadesione, non impegnativa, semplicemente rispondendo a questa email con quello che volete, possibilmente entro pochi giorni dal ricevimento di questa comunicazione.
Questa risposta avrà molta influenza sulla scelta delle postazioni, visto che la fiera va costruita da zero.

Se raccoglieremo il consenso di un numero sufficiente di espositori, come speriamo, perché su questa nuova sede di Ferrara contiamo moltissimo, partirà la macchina organizzativa.

Per informazioni, potete inviare un messaggio WhatsApp al telefono 3757817524.
Lo stesso numero è valido anche per chiamate vocali, tuttavia un messaggio WhatsApp è preferibile, in quanto non è detto che si riesca a rispondere al telefono. Grazie.

Cordiali saluti.

Idealfiere Srls
Miliano Menghi

Tel. 3757817524



Se non vuoi ricevere più nostre comunicazioni, rispondi RIMUOVI.

 

 

info@promoberg.it - www.bergamoartefiera.it

 

 

 


 

LE OPERE DI BERGAMO ARTE FIERA
COLORANO LA PRIMAVERA E FANNO RIPARTIRE
L’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA


Con la primavera nell’aria sta per tornare la bellezza di Bergamo Arte Fiera (BAF), la mostra mercato di Promoberg Srl dedicata all’Arte moderna e contemporanea giunta alla 17esima edizione. L’evento è di scena dal 25 al 27 marzo 2022 alla Fiera di Bergamo, distribuito su 7000 metri quadrati di superficie.

 

Scopri le ottantasei gallerie d’arte che affiancheranno alle opere di artisti già affermati in tutto il mondo (da Matisse a Picasso, da Boccioni a Crippa, da Fontana a Gottuso, etc..), nuove correnti e pittori emergenti tutti da scoprire e da valorizzare.

Bergamo Arte Fiera anche quest’anno si arricchisce di iniziative collaterali legate alla storia dell’Arte, consentendo così al pubblico di conoscere e approfondire tematiche anche meno note ma di grande rilevanza e interesse culturale.

 

TALK
26.03.2022 - 27.03.2022

 
 

Carissimi amici

 

 

di Dominus

con gioia annunciamo che l’emozionante romanzo storico Ora Pro Nobis - Storia di Ussari Alati, la cui prima edizione si è esaurita in pochi giorni, è finalmente tornato disponibile ed è ora acquistabile sul sito www.dominusproduction.com/editoria/ora-pro-nobis

 

ORA PRO NOBIS è un libro epico che, oltre ad offrire un inquadramento storico impeccabile, avvolge il lettore in una storia emozionante ed estremamente attuale, mantenendolo con il fiato sospeso per tutta la narrazione. 

 

ORA PRO NOBIS è un libro ricco di valore e altamente formativo che consigliamo come lettura estiva a tutte le scuole secondarie di secondo grado. Per ogni insegnante o educatore che richiederà il libro con il fine di adottarlo nella propria classe, usando il codice FORMAZIONE al momento del pagamento, includeremo le nostre schede formative e un piccolo dono di lettura.

 

Grazie ad ognuno di voi per essere parte integrante di questa preziosa Missione Culturale. Federica Picchi 

🗣 ATTENZIONE ATTENZIONE!

 

Data l'elevata richiesta, solo per il giorno giovedi 21 APRILE si può acquistare e vedere in streaming comodamente a casa il film

 

UNPLANNED - LA STORIA VERA DI ABBY JOHNSON: un film fondamentale per la formazione dei nostri giovani.

Il film potrà essere acquistato fino al giorno prima (20 Aprile) con uno sconto del 20% per tutti gli educatori e per tutti coloro che non l’hanno ancora visto (ma desiderano portarlo nelle scuole!), digitando il codice SCONTOSCUOLA al momento del pagamento.

 

Link per acquisto: https://dominusproductionstore.com/home/789-unplanned-guarda-il-film-su-vimeo.html

 

Dal 28 Aprile, infatti, su richiesta e solo per le scuole il film sarà disponibile al mattino (sia al cinema che in streaming). Per maggiori informazioni chiamateci allo 055.0468068 (Lun. Ven. 9-18) oppure visitate www.unplanned.it

 

p.s. perché insistiamo tanto con il portare UNPLANNED nelle scuole? 

Perché tutti i giovani che lo vedono ne rimangono profondamente toccati e maturano una nuova consapevolezza su un tema tanto importante come la difesa della Vita nascente. I giovani sono la nostra speranza per una società migliore, quindi vale la pena affrontare qualche piccolo ostacolo per proporre UNPLANNED nelle scuole, anche tramite gli stessi ragazzi! Questo è il nostro migliore investimento! Grazie🙏🔥

 

Carissimi amici,

ricordiamo che domani Mercoledì 20 Aprile, è l’ultimo giorno per acquistare la possibilità di visione in streaming del film UNPLANNED - La Storia Vera di Abby Johnson del 21 Aprile.

Il link per la visione infatti arriva qualche ora dopo l’acquisto, quindi importante comprarlo in anticipo per non rischiare ritardi.

Per tutti gli insegnanti, educatori e per tutti coloro che sono interessati a presentare il film nelle scuole, c’è uno speciale sconto visione inserendo il codice SCONTOSCUOLA come codice promozionale al momento del pagamento.

Infatti, dati gli ottimi riscontri ricevuti dagli studenti, è per noi fondamentale portare questo film in tutte le scuole superiori italiane e siamo certi che, dopo aver visto il film, anche voi sarete del nostro stesso parere!

Ricordo che il p

rogetto per le scuole può essere scaricato dal sito www.unplanned.it, insieme a tutti i consigli di visione del film.

 

Ringraziando per l’attenzione, auguriamo un felice Tempo Pasquale a ognuno di voi e alle vostre famiglie.

 

 

DOMINUS PRODUCTION by ESTPRETIOSA srl
Via Il Prato 19a, Firenze
Tel. 055 0468068
(Lun.-Ven. 9-18 orario continuato)
info@unplanned.it
www.dominusproductionstore.it

 

 

 

 

IL VANGELO DI GAETANO LASTILLA

https://www.centromissionariomedicinali.org/

 

CENTRO MISSIONARIO MEDICINALI
Via Degli Agli 50123 - FIRENZE  055 294501
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5 per mille

Scegli di destinare il 5 per mille al Centro Missionario Medicinali



 

 

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02 DOMENICA DI QUARESIMA

 

c Lc 9, 28b-36 In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.

Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.

Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.

Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.

Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva

«Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».

Appena la voce cessò, restò Gesù solo.

Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI


Se serve far qualcosa di eclatante, Gesù non si tira indietro. In fondo Lui è una persona speciale, anche se il Signore Gesù, per la verità, non ci tiene molto a queste cose.

Almeno una volta però, a tre dei suoi amici che aveva che aveva chiamato e che avevano accettato di seguirlo, almeno una volta a loro concede di assistere ad un “effetto speciale”.

Si tratta, adesso, di capire perché si concede questa pausa, questa “eccezione”, non è certo per uno sfizio di spettacolarità o per dimostrare di essere più bravo degli altri.

Non si fa neppure tanta fatica a cercare la risposta: è già nella Parola che tutti sentono.

Momento speciale allora per dire una cosa straordinaria: Gesù non è un mago, un illusionista e neppure un venditore di sogni inutili o di futuri “vincenti”…Lui è il Figlio di Dio, è il Dio che si è fatto Figlio, fratello, amico, carne, persona. Quello è il Figlio che vale la pena di ascoltare. Ci siamo allora !

Ci aveva già fatto capire che fare Quaresima vuol dire “andare” nel deserto, il luogo del silenzio, per poter ascoltare il rumore delle stelle, del cuore, dei pensieri che premono dentro.

Oggi ci insegna un modo concreto per “andarci”, per “farlo sul serio”: dovrò salire sulla montagna, dovrò andare a ricevere l’Eucaristia.

È tempo di cercarceli allora questi spazi per andare a Messa, perché saranno i miei momenti di silenzio e di ascolto come ci sono nel deserto o in cima alla montagna, saranno i momenti per stare con Lui come ci sono stati i suoi amici. L’Eucaristia può essere veramente uno di questi momenti.

La Messa davvero può diventare il mio salire con Lui sulla montagna, e lì, tranquillo, ascoltarlo, ricaricarmi, rimotivarmi, incontrarmi con Lui e con la gente.

Tocca a me, tocca a te darci da fare. Se voglio “imparare” la sua logica, se davvero voglio seguirlo non posso tirarmi indietro da questa scelta.

Attenzione, perché Lui, dopo, mi rimanderà durante la settimana, in mezzo alla gente, a provare a vivere uno stile nuovo, a lottare contro “il male”.

Mi rimanderà ma non mi lascerà solo. Dipende da me, soltanto da me. Il Signore Gesù c’è, sempre.

Quaresima è un tempo favorevole per “provare”.

Buona vita. Un forte abbraccio, Don Gigi

II DOMENICA DI QUARESIMA - LA TRASFIGURAZIONE

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01 DOMENICA DI QUARESIMA

 

c Lc 4, 1-13 In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.

 

Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».

Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo».

Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”» .

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».

Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

 

COMMENTO DI DON GIGI

 

C’è qualcuno che proprio non lo sopporta questo “tipo“, ha capito tutto e vuole mettersi di traverso.

Questo “qualcuno” ha capito che se la logica di “quel” tipo vince, per lui sarà la fine, per lui e per tutto quello che a lui interessa.

Questo “qualcuno” rappresenta un mondo che è l’esatto opposto di quello immaginato, voluto e fatto per mezzo di Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio.

Questo “qualcuno” è il capo del Male, del segno meno, che però non è così ingenuo da rappresentarlo come una realtà schifosa ma al contrario la trucca d’effetti speciali ed affascinanti, di colpi di scena intriganti e di situazioni vincenti... mica stupido il “diavolo”.

Così succede che, per noi, è anche fin troppo facile cedere alla tentazione delle sue provocazioni e, convincerci anche, d’essere persone libere ed intelligenti.

 

All’inizio della Quaresima allora c’è questo richiamo forte perché ognuno di noi possa “vincere” nella vita e ci è svelato il “come”: andare nel “deserto”, fare un po’ di “deserto” in noi (fuggendo dal chiasso del mondo).

La Quaresima sarà un tempo discretamente lungo per allenarsi a scoprire, nella normalità dei nostri giorni, i minuti regalati a Lui lungo la mia giornata... (sarà anche questo il nostro “deserto”); sarà un tempo per allenarmi a scoprire dove c’è la “tentazione”, la “mia tentazione”, la provocazione affascinante che mi porterebbe lontano da lui.

La Quaresima sarà il nostro deserto che diventa fatica e attenzione costante nei confronti di Uno che ci Ama davvero.

- Fare Quaresima vorrà dire mettere in discussione la nostra logica di “persone libere ed intelligenti” per provare a prendere in considerazione, e sperimentare, la Sua Parola e vivere il Suo mondo, quello che è stato fatto per mezzo di Lui.

- Fare Quaresima vuol dire vivere davvero la Domenica, frequentare quel “deserto settimanale” che mi permette di incontrarlo nella calma e nel silenzio, nel pregare e nel cantare, nel mangiare il Pane che mi rimanderà “nutrito”nella vita di tutti i giorni. Con la Quaresima inizia questo cammino nuovo che, Eucaristia dopo Eucaristia, mi insegnerà a vincere tutte le tentazioni che ci fanno vivere di meno, in altre parole, tutti quei condizionamenti che mi impediscono di essere persona libera e vera nel Suo nome.

Non sarà un cammino triste ma sarà un andare sereno nella vita, carichi di prospettive positive e belle. Buon “deserto”.

 

Buona Quaresima. Un grande e forte abbraccio Don Gigi

PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA

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TEMPO DI QUARESIMA

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VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

c Lc 6, 39-45 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:

 

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?

Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.

L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

...C’è davvero poco da commentare! ...più chiaro di così! L’unica cosa da fare davvero è quella di smetterla di far finta d’aver capito...tanto poi mi faccio gli affari miei.

 

- Lui, Gesù di Nazareth, mi vuole dare la “vista”, vuole essere per me la Luce capace di orientare nell’Amore i giorni del mio vivere ma, se poi non pratico il Sacramento, che proprio Lui mi lasciato per nutrire la mia vita... se non lo penso... se non trascorro un poco di tempo con Lui...come faccio ad andare nella direzione giusta? Come faccio a portare “frutti buoni”?

 

Saranno “altri” ad orientare le mie scelte ma…i risultati sono lì da vedere.

 

- Lui, Gesù di Nazareth, dice: “Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.” (Gv 12, 47) E io, invece, “perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? (Lc 6, 40) ...ma se non riprendo anche l’altro Sacramento, che sempre Lui ci ha lasciato, quello del Perdono...se non mi riprendo quel “Segno della Sua Presenza” che mi fa “scendere” dentro me stesso per capire dove e come correggere il senso del mio andare nei giorni del vivere...se non mi riprendo quel Momento Forte, come posso pensare di portare “frutti buoni” per me e per gli altri?

Tocca a me, tocca a te “decidere” da che parte stare.

 

Buona vita allora...con Lui al centro. Un grande e forte abbraccio. Ciao, don Gigi

VIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 



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VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

c Lc 6, 27-38 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 

 

«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.

A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica.

Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro.

Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano.

E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso.

E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto.

Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati.

Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Il Cristo è uno tosto, non ci molla. Tanto strane le Sue Parole... da sentire dentro una voglia incredibile di mandarlo a quel paese e catalogarlo come un pazzo visionario, buono per farsi quattro risate e poi lasciarlo stare.

Mai si era sentito dire: “Amate i vostri nemici, non giudicate, non condannate, perdonate, date…”. No, non è logico…né è quello che si sente dire in giro!

Ma Lui è fatto così: prendere o lasciare, ascoltarlo o ignorarlo! -

 

“Amare” è un verbo impegnativo e applicato ai nemici sembra impossibile da coniugare…Intanto però una cosa è certamente chiara: non è peccato avere dei nemici ma è odiarli!

 

Avere dei nemici fa parte della vita e amarli, del vivere davvero controcorrente come l’insegna e l’ha vissuta Lui. - “Amare i nemici” quindi… cioè preferire il dialogo allo scontro frontale: scegliere il sentiero del confronto; preferire l’ascoltarsi e cercare “mediazioni” piuttosto che ignorarsi e cercare alleati per combatterli. E’ un cambiamento di stile, è un modo concreto di vivere le situazioni di tutti i giorni. -

 

“Amare“ non è, né sarà mai, una bandiera da sventolare, ma una vita da vivere, sempre, anche nei momenti difficili, anche quando scopri d’avere qualcuno che avverti, e ti sente, come “nemico”.

La stessa cosa vale per il “condannare” perché non è attitudine che Lo riguarda, e ciò lo asserirà anche in modo chiaro: “Non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo…” (Gv 12, 47). “Condannare” è un’attività da giudici e magistrati, non è un per noi che siamo invitati a non “giudicare”, mai!

 

Ancora una volta la Sua Parola c’impegna in un atteggiamento nuovo che tende a cercare di capire le ragioni dell’altro, di spiegarci il perché ci sono cose giuste e sbagliate, cercare di prendere le distanze dal male… in modo chiaro e deciso, ma con una mano tesa alla persona. Se provassimo davvero a dar retta a Gesù e rinunciassimo alle logiche di questo nostro strano e affascinante tempo? Cambiare la cultura del “vivere”! Eccolo il Suo “pressing”! Proviamo ad ascoltarlo davvero...

 

Buona vita. Un grande abbraccio. Ciao Don Gigi Pini

 

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

c Lc 6, 17.20-26 In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.

Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

 

«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.

Beati voi, che ora piangete, perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo.

Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo.

Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.

Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.

Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Gesù, ancora una volta, mi dice in che cosa consiste “prendere il largo” nella vita: la strategia per riempire “le reti”. “ Essere poveri, affamati, nel pianto, odiati ed insultati “

…ma che cavolo di strategia è? “ Essere ricchi, saziati, esaltati e famosi”… qui sì che si capisce già meglio: c’è più logica, è più condivisibile.

Il Cristo invece rovescia tutto. Tutto da rifare, per Lui il problema è di prospettive.

Ci sta affermando che non ci sarà nulla che potrà davvero riempire “una vita” se non Lui. Il resto, tutto il resto, ci mette in un sacco di guai.

La ragione sta nel fatto che solo Lui “ha dato la vita”, tutta, fino alla fine...e l’ha fatto per ridarci indietro la nostra vera identità di persone “create ad immagine e somiglianza” del Padre, quindi destinati all’eternità, al Sempre. Il resto, tutto il resto è legato all’interesse di qualcuno, al loro guadagno o allo sfruttamento dei bisogni veri ed autentici di ciascuno di noi.

 

Allora usciamo dagli equivoci: - i poveri saranno tutti quelli che sanno di non bastarsi, sanno di non avere le verità in tasca; - gli affamati sono tutti quelli che cercano la verità, la giustizia, la pace e si danno da fare per costruirla; - e quando dice “beati voi che ora piangete”...non sta parlando dei pessimisti o dei “delusi” o di quelli che vedono tutto nero, ma sta parlando di quelli che vogliono stare dalla parte degli ultimi, degli sfruttati, dei violentati e lo fanno con scelte concrete di partecipazione; - e quando parla di quelli che sono odiati ed insultati sta parlando di tutti quelli che non scendono a compromessi con le mode e le “bandiere vincenti”, sta parlando di tutti quelli che non si precipitano “sul carro del vincitore” di turno...ma sanno stare con dignità e rispetto dalla Sua parte, sempre; - e i ricchi invece, e i saziati, ecc….sono tutti quelli che “si bastano”, quelli del “contento io, contenti tutti”, quelli delle verità a buon mercato o delle mezze verità, quelli del giudizio facile su tutto e su tutti, ma sempre sugli altri però…

 

Ancora una volta l’invito è di scegliere per uscire dagli equivoci. Il Cristo non è ambiguo, non vuole fare il “simpatico” o l’accomodante. Il Cristo ci lascia liberi di scegliere... di scegliere però: in modo definitivo. Sarà una "Buona Vita"...anche per noi.

 

Un grande e forte abbraccio. Ciao, Don Gigi

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

c Lc 5, 1-11 In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda.

I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra.

Sedette e insegnava alle folle dalla barca.

Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca».

Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».

 

Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano.

Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli.

Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.

Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore».

Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone.

Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».

E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Credo che se la mattina presto, dopo una notte di fatica bestia senza aver pescato un solo pesce, vai a domandare ad un pescatore che attracca al molo, com’è andata la pesca... credo che, se ti va bene, ti fulmina con un’occhiataccia altrimenti, ti ricopre d’insulti.

 

Gesù invece non chiede nulla, sa già e così invita gli apostoli a riprendere il largo, non prima di aver detto qualcosa alla gente che era lì, in riva al lago.

Sembrerebbe una presa per i fondelli, una di quelle provocazioni che finisce a scazzottate.

Loro, stravolti dalla fatica e dalla rabbia, hanno appena la forza di una delusa replica e, quasi per inerzia o per mancanza di forza per arrabbiarsi di brutto… loro riprendono il largo e ributtano le “vuote reti”.

Succede quello che non ti aspetti. Risultato? Lasciano tutto e vanno dietro al Maestro.

 

Mi viene da pensare che, ancora una volta, non ho capito niente. Sto facendo una gran fatica per vivere un sogno che è un progetto concreto dentro la mia vita...e troppo spesso, se guardo dentro la mia rete...mi viene da dire di lasciar stare che è meglio!

Vado a dormire deluso e stanco. Perché questo vuoto? Perché? Perché tanta delusione e tanta stanchezza? - Non sarà che lavoro senza ascoltare la Parola, quello che la Parola, Lui, il Signore Gesù mi suggerisce? E non la prendo in mano neppure per “sfogliarla”... - Non sarà che mi fido solo delle mie strategie, delle mie intuizioni, del mio “io”? - Non sarà che m’impegno troppo poco nel "buttarmi" sulla sua Parola che domenica dopo domenica mi indica i traguardi, lo stile, l’anima del vivere. E che in questa domenica mi invita, ancora una volta, a non restare deluso e stanco ai bordi della vita? Perché non mi fido di Lui che mi invita a “prendere il largo”, “insieme”...non da solo come un disperato vagabondo, ma con Lui? Che cosa sto aspettando ancora? Di quanti “maestri” mi devo ancora fidare prima di scegliere “il Maestro” e andargli dietro davvero finalmente? Quante “reti vuote” ancora per decidermi a capire? Dai, una "buona vita" è possibile.

 

Un grande e forte abbraccio. Ciao, Don Gigi

 

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Notiziario periodico di Tele Maria / n.9/2022 
 Ancona, Domenica 13 marzo 2022  

 

IL SANTO ROSARIO E LA BOMBA ATOMICA
IL MIRACOLO DI HIROSHIMA E DI NAGASAKI
by Fr. John Francesco Maria Lim - Posted on August 8, 2018

 

   Fu nel 1945 che fu sganciata la bomba atomica su Hiroshima. La piccola comunità di quattro gesuiti, situata in una canonica distante solo otto isolati dallo scoppio della bomba, rimase miracolosamente illesa insieme alla casa, mentre non scampò alcuna persona nel raggio di un chilometro e mezzo dal centro dell’esplosione. Lo scopo dichiarato era quello di annientare il potere militare giapponese.
   I quattro Padri gesuiti vivevano in una parrocchia distante solo otto isolati dal centro dell’esplosione. Per un giorno intero i quattro gesuiti furono avvolti in una specie di inferno di fuoco, di fumo e di radiazioni. Nessuno dei quattro Padri fu contaminato dalle radiazioni atomiche, e la loro casa era rimasta ancora in piedi, mentre tutte le altre case intorno furono distrutte e ridotte ad un cumulo di macerie incenerite. Nessuno dei duecento medici americani e giapponesi, seppero mai spiegare come mai, dopo 33 anni dallo scoppio dell’atomica, nessuno dei quattro Padri aveva mai sofferto o aveva riportato conseguenze da quella esplosione atomica e continuavano a vivere in ottima salute.
   Interrogati, i Padri avevano sempre risposto: «Avevamo sempre recitato il Rosario tutti i giorni, per cui abbiamo concluso che la preghiera del Rosario fu più forte della bomba atomica».
   Oggi, nel centro risorto di Hiroshima sorge una chiesa dedicata alla Madonna. Le 15 vetrate mostrano i 15 misteri del Rosario, dove si prega giorno e notte.

 

L'ESPLOSIONE DELLA BOMBA ATOMICA SU HIROSHIMA


   Verso le 8,15 del 6 agosto 1945, la prima bomba atomica, mai sganciata nella storia dell’umanità, esplodeva, approssimativamente, ad un’altezza di 580 metri sul centro di Hiroshima, portata sulla città dal bombardiere B29 Enola Gay, partito dall’isola di Tinian, nella base navale di Guam. In pochi istanti, la città si ridusse ad una piana inaridita. Ancora oggi, è difficile arrivare ad una stima precisa del numero totale delle persone che perirono a Hroshima, in seguito all’esplosione atomica. Poiché gli effetti della bomba si manifestarono per un lungo periodo di tempo, il totale dei morti stimati varia a seconda della data in cui venne fatto il rilevamento. Si calcola comunque che, alla fine del dicembre 1945, il numero delle vittime fosse di ben superiore alle 150.000.
   Padre Hubert Schiffer aveva 30 anni e lavorava nella parrocchia dell’Assunzione di Maria, a Hiroshima. Ha dato la sua testimonianza davanti a decine di migliaia di persone: “Attorno a me c’era soltanto una luce abbagliante. Tutto a un tratto, tutto si riempì istantaneamente da una esplosione terribile. Sono stato scaraventato nell’aria. Poi si è fatto tutto buio, silenzio, niente. Mi sono trovato su una trave di legno spaccata, con la faccia verso il basso. Il sangue scorreva sulla guancia. Non ho visto niente, non ho sentito niente. Ho creduto di essere morto. Poi ho sentito la mia propria voce. Questo è stato il più terribile di tutti quegli eventi. Mi ha fatto capire che ero ancora vivo e ho cominciato a rendermi conto che c’era stata una terribile catastrofe! Per un giorno intero i miei tre confratelli ed io siamo stati in questo inferno di fuoco, di fumo e radiazioni, finché siamo stati trovati ed aiutati da soccorritori. Tutti eravamo feriti, ma con la grazia di Dio siamo sopravvissuti”.
   Nessuno sa spiegare con logica umana, perché questi quattro padri gesuiti furono i soli sopravvissuti entro un raggio di 1.500 metri. Per tutti gli esperti rimane un enigma, perché nessuno dei quattro padri è rimasto contaminato dalla radiazione atomica, e perché la loro casa, la casa parrocchiale, era ancora in piedi, mentre tutte le altre case intorno erano state distrutte e bruciate.

Anche i 200 medici americani e giapponesi che, secondo le loro stesse testimonianze, hanno esaminato padre Schiffer, non hanno trovato nessuna spiegazione a perché mai, dopo 33 anni dallo scoppio, il padre non soffriva nessuna conseguenza dell’esplosione atomica e continuava a vivere in buona salute. Perplessi, hanno avuto tutti sempre la stessa risposta alle tante loro domande: “Come missionari abbiamo voluto vivere nel nostro paese il messaggio della Madonna di Fatima e perciò abbiamo pregato tutti i giorni il Rosario”. Ecco il messaggio pieno di speranza di Hiroshima: La preghiera del Rosario è più forte della bomba atomica! Oggi, nel centro della città ricostruita di Hiroshima, si trova una chiesa dedicata alla Madonna. Le 15 vetrate mostrano i 15 misteri del Rosario, che si prega in questa chiesa giorno e notte.
   Un altro racconto di padre Schiffer aggiunge che avevano appena finito di dire Messa, e si erano recati a fare colazione, quando la bomba cadde: “Improvvisamente, una terrificante esplosione riempì l’aria come di una tempesta di fuoco. Una forza invisibile mi tolse dalla sedia, mi scagliò attraverso l’aria, mi sbalzò, mi buttò, mi fece volteggiare come una foglia in una raffica di vento d’autunno". Quando riaprì gli occhi, egli, guardandosi intorno, vide che non vi erano più edifici in piedi, fatta eccezione per la casa parrocchiale. Tutti gli altri, in un raggio di circa 1,5 chilometri, morirono immediatamente, e quelli più distanti morirono in pochi giorni per le radiazioni gamma. Tuttavia, il solo danno fisico che padre Schiffer accusò, fu quello di sentire alcuni pezzi di vetro dietro il collo.
   Dopo la resa del Giappone, i medici dell’esercito americano gli spiegarono che il suo corpo avrebbe potuto iniziare a deteriorarsi a causa delle radiazioni. Con stupore dei medici, il corpo di padre Schiffer sembrava non contenere radiazioni o effetti dannosi della bomba. In realtà, egli visse per altri 33 anni in buona salute, e partecipò al Congresso Eucaristico tenutosi a Philadelphia nel 1976. In quella data, tutti i quattro membri della comunità dei Gesuiti di Hiroshima erano ancora in vita. Questi sono i nomi degli altri sacerdoti gesuiti che sopravvissero all’esplosione: Fr. Hugo Lassalle, Fr. Kleinsorge, Fr. Cieslik.
   Dal giorno in cui le bombe caddero, i gesuiti superstiti furono esaminati più di 200 volte dagli scienziati senza giungere ad alcuna conclusione, se non che la loro sopravvivenza all’esplosione fu un evento inspiegabile per la scienza umana.

 

IL MIRACOLO DI NAGASAKI
Un miracolo simile avvenne anche a Nagasaki, dove un convento francescano – “Mugenzai no Sono” (“Giardino dell’Immacolata”) – fondato da San Massimiliano Kolbe rimase illeso come a Hiroshima.

   Un miracolo simile avvenne anche a Nagasaki, la città cattolica del Giappone, dove viveva il 70% dei cattolici giapponesi. In questa città, vi era il convento francescano “Mugenzai no Sono” (Giardino dell’Immacolata), fondato da San Massimiliano Kolbe. Con lo scoppio della bomba atomica, anche questo convento rimase illeso come accadde a Hiroshima con la casa dei Gesuiti. Nel cuore di tutti quei Frati si vedeva l’immagine dell’Immacolata. Tutti e ovunque portavano l’immagine di Lei e ovunque cantavano il canto soave di Fatima.

I gesuiti sono sopravvissuti alla bomba atomica grazie al Rosario
Questa storia, documentata da storici e medici, è nota come “il Miracolo di Hiroshima”.

   I gesuiti Hugo Lassalle, superiore in Giappone, Hubert Schiffer, Wilhelm Kleinsorge e Hubert Cieslik si trovavano nella casa parrocchiale della chiesa gesuita di Nostra Signora dell'Assunzione, uno dei pochi edifici che hanno resistito alla bomba. Al momento dell'esplosione, uno dei gesuiti stava celebrando l'Eucaristia, un altro stava facendo colazione e gli altri erano nei pressi della parrocchia. In base a quanto ha scritto padre Hubert Cieslik, hanno riportato solo ferite di poco conto a causa dei vetri rotti, ma nessun effetto delle radiazioni né perdita dell'udito o qualsiasi altro danno. I medici che hanno assistito i gesuiti alcuni giorni dopo l'esplosione li hanno avvertiti che le radiazioni avrebbero potuto provocare loro gravi lesioni, nonché malattie e morte prematura, ma questa diagnosi non si è mai realizzata.
   Non hanno sviluppato alcun disturbo, e nel 1976, 31 anni dopo l'esplosione della bomba, padre Schiffer si è recato al Congresso Eucaristico a Philadelphia, ha raccontato la sua storia e ha detto che tutti e quattro i gesuiti erano ancora vivi e non avevano alcuna malattia.
   I sacerdoti sono stati esaminati da decine di medici circa 200 volte negli anni successivi, e sul loro corpo non è mai stata rinvenuta alcuna conseguenza delle radiazioni.
   I quattro religiosi non hanno mai dubitato del fatto di aver goduto della protezione divina, e in particolare della Madonna: “Crediamo di essere sopravvissuti perché stavamo vivendo il Messaggio di Fatima. Vivevamo e recitavamo il Rosario quotidianamente in quella casa”, hanno spiegato.
   Padre Schiffer ha scritto “Il Rosario di Hiroshima”, un libro in cui racconta tutto ciò che ha vissuto.
A Hiroshima e Nagasaki (l'altra città sulla quale è stata sganciata la bomba atomica) sono morte circa 246.000 persone, la metà delle quali al momento dell'impatto e il resto qualche settimana dopo per gli effetti delle radiazioni.
   La bomba di Hiroshima ha coinciso con la solennità della Trasfigurazione del Signore, e la resa del Giappone è avvenuta il 15 agosto, solennità dell'Assunzione della Vergine Maria.

 

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

 LA TRAGEDIA DI HIROSHIMA E IL MIRACOLO DEI QUATTRO FRATI GESUITI ILLESI 


Forse non tutti sanno che proprio durante il lancio della bomba atomica avvenne un incredibile miracolo: La Madonna del Rosario salvò 4 frati dalla morte certa là dove ogni cosa fu polverizzata e spazzata via nel raggio di chilometri. Nessuno sa spiegare con logica umana, perché questi quattro padri gesuiti furono i soli sopravvissuti. Per tutti gli esperti rimane un enigma, perché nessuno dei quattro padri sia rimasto neanche contaminato dalla radiazione atomica, e perché la loro casa parrocchiale, era ancora in piedi, mentre tutte le altre case intorno erano state distrutte e bruciate. Anche i 200 medici americani e giapponesi che, secondo le testimonianze, hanno esaminato padre Schiffer, non hanno trovato nessuna spiegazione al fatto che, dopo 33 anni dallo scoppio, il padre non soffriva nessuna conseguenza dell’esplosione atomica e continuava a vivere in buona salute. 


 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.8/2022 
 Ancona, Martedì 8 marzo 2022  

 

 

 

L'insegnamento biblico e magisteriale  
 UNA DONNA PERFETTA 
 CHI POTRA' TROVARLA? 

L'INSEGNAMENTO DELLA PAROLA DI DIO
Dal libro dei Proverbi (31,10-31)

Una donna perfetta chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore.
In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto.
Essa gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita.
Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani.
Ella è simile alle navi di un mercante, fa venire da lontano le provviste.
Si alza quando ancora è notte e prepara il cibo alla sua famiglia e dà ordini alle sue domestiche.
Pensa ad un campo e lo compra e con il frutto delle sue mani pianta una vigna.
Si cinge con energia i fianchi e spiega la forza delle sue braccia.
E' soddisfatta, perché il suo traffico va bene, neppure di notte si spegne la sua lucerna.
Stende la sua mano alla conocchia e mena il fuso con le dita.
Apre le sue mani al misero, stende la mano al povero.
Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste.
Si fa delle coperte, di lino e di porpora sono le sue vesti.
Suo marito è stimato alle porte della città dove siede con gli anziani del paese.
Confeziona tele di lino e le vende e fornisce cinture al mercante.
Forza e decoro sono il suo vestito e se la ride dell'avvenire.
Apre la bocca con saggezza e sulla sua lingua c'è dottrina di bontà.
Sorveglia l'andamento della casa; il pane che mangia non è frutto di pigrizia.
I suoi figli sorgono a proclamarla beata e suo marito a farne l'elogio:
«Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, ma tu le hai superate tutte!».
Fallace è la grazia e vana è la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare.
Datele del frutto delle sue mani e le sue stesse opere la lodino alle porte della città.

 

 

*Dalla lettera alla donna di Giovanni Paolo II - 1995*

 

La Chiesa vede in Maria la massima espressione del « genio femminile » e trova in Lei una fonte di incessante ispirazione. Maria si è definita « serva del Signore » (Lc 1, 38).

È per obbedienza alla Parola di Dio che Ella ha accolto la sua vocazione privilegiata, ma tutt'altro che facile, di sposa e di madre della famiglia di Nazaret. Mettendosi a servizio di Dio, Ella si è posta anche a servizio degli uomini: un servizio di amore. Proprio questo servizio le ha permesso di realizzare nella sua vita l'esperienza di un misterioso, ma autentico « regnare ».

Non a caso è invocata come « Regina del cielo e della terra ». La invoca così l'intera comunità dei credenti, l'invocano « Regina » molte nazioni e popoli. Il suo « regnare » è servire! Il suo servire è « regnare »!

 

LA MODESTIA NEL VESTIRE


(da "La Somma Teologica" di San Tommaso d'Aquino)

Circa il vestire c'è una virtù, che consiste nell'evitare tutto ciò che vi di è vizioso; questo poi può trovarsi nella foggia del vestire contraria ai costumi umani; nel vestito troppo lussuoso che può avere senso o di libidine o di pompa, o di troppa delicatezza o di troppa ricercatezza; o anche nel vestito troppo trasandato, quando lo è per poltroneria o per ambizione nascosta; quanto poi alle donne c'è da aggiungere che il loro abbigliamento provoca gli uomini alla lascivia; perciò se si tratta di una donna che ha da piacere al marito non è peccato; ma se si tratta di chi non ha da piacere a nessuno è peccato mortale se c'è lo scopo di provocare l'altrui concupiscenza; se invece lo si fa per leggerezza o vanità non è sempre peccato mortale.
                                                                                                                                         (San Tommaso d'Aquino)  

 

“L’occhio è la luce del tuo corpo”

CASTITA' E PUREZZA NELLO SGUARDO

 

Innanzitutto, è necessario delineare brevemente la dottrina cattolica riguardo la concupiscenza degli occhi, citata da san Giovanni in una delle sue epistole (cfr. 1 Gv 2, 16).

La virtù della castità regna in pace solo nei cuori che si custodiscono erigendo il muro di protezione per gli occhi. Senza questa difesa essa sarà detronizzata e la rovina dell’anima diventerà irrimediabile. Così lo dimostra la Storia, come vedremo in alcuni esempi.

Davide, il re-profeta, si precipitò nell’abisso dell’adulterio e dell’omicidio perché fissò maliziosamente Betsabea (cfr. 2 Sam 11, 2-27). Lo sguardo impuro accese nel suo spirito una fiamma divoratrice. E, come dice giustamente il Libro dei Proverbi, “Si può portare il fuoco sul petto senza bruciarsi le vesti”? (6, 27).

Ai tempi del profeta Daniele, due anziani malvagi bramarono in cuor loro la casta Susanna e cercarono, invano, di peccare con lei, costringendola con minacce. Vedendosi respinti dall’integra donna, l’accusarono falsamente di adulterio, ma Dio venne in soccorso della sua figlia innocente. Per mezzo di Daniele, la salvò dalle grinfie di quegli uomini perversi che furono condannati alla pena che avevano tentato di infliggere alla vittima del loro animo lussurioso. Vecchi rattrappiti, meritarono di udire il rimprovero del profeta: “Razza di Cànaan e non di Giuda, la bellezza ti ha sedotto, la passione ti ha pervertito il cuore” (Dn 13, 56). Per questi due miserabili sarebbe stato utile applicare i saggi principi del Siracide: “Distogli l’occhio da una donna bella, non fissare una bellezza che non ti appartiene. Per la bellezza di una donna molti sono periti; per essa l’amore brucia come fuoco” (9, 8-9).

Anche il patriarca Giuseppe divenne il bersaglio della concupiscenza degli occhi. Fatto schiavo per il tradimento dei suoi fratelli, fu venduto in Egitto a Putifar, capo delle guardie del re, il quale, ammirato per la virtù di quell’ebreo, gli affidò la cura dei suoi beni. Ora, Giuseppe “era bello di forma e avvenente di aspetto” (Gn 39, 6) e la moglie di Putifar, presa da una passione disordinata, “gettò gli occhi” (Gn 39, 7) sullo schiavo del marito e gli propose ciò che non è gradito al Signore. Giuseppe, fedele alla Legge Divina, respinse la terribile sollecitazione della donna, ricevendo in cambio la calunnia e la prigione. La fedeltà del grande patriarca fu più tardi ricompensata da Dio, che gli fece conquistare la fiducia del faraone (cfr. Gn 41, 42-44).

Questi episodi mostrano il senso profondo dell’insegnamento del Divino Maestro: “La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!” (Mt 6, 22-23). Infatti, la vista è la porta dei desideri, in un modo tale che “chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Mt 5, 28). La concupiscenza dello sguardo proviene dalla ferita causata nel cuore umano dal peccato originale, che colpì tutti gli uomini e tutte le donne.

Come ignorare, allora, l’esistenza di modi di vestire pericolosi, che mettono a repentaglio la purezza di coloro che vedono e osservano chi si presenta in questo modo? In senso contrario, gli abiti ideati con modestia ed eleganza aiutano la casta protezione degli occhi

IL MAGISTERO PONTIFICIO
SULLA GUERRA

 

LA GUERRA SECONDO LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
di Stefano Fontana
 
     La Dottrina sociale della Chiesa si è molto occupata della pace e quindi anche della guerra. In questo momento di pericolo e tragedia possiamo attingere ancora una volta ai suoi criteri di giudizio. È bene cercare di capire i fatti e i comportamenti degli attori e studiare gli antecedenti dei conflitti, Per non perdersi, però, nella complessità della casistica rimane fondamentale rifarsi ai principi. La Dottrina sociale della Chiesa dà i propri insegnamenti alla luce del diritto naturale elevato e purificato, ma mai negato o soffocato, dalla morale evangelica delle beatitudini.
     La guerra può essere di aggressione o di difesa. La guerra di aggressione è sempre da condannarsi e sempre va confermato il diritto alla legittima difesa della patria, come sempre vale il diritto alla legittima difesa della famiglia da chi la minaccia gravemente. L’uso delle armi, anche in caso di una chiara motivazione difensiva, è comunque sottoposto a limiti etici. Il danno provocato dall’aggressione deve essere “durevole, grave e certo”. Si richiede inoltre che siano stati fatti senza esito tutti i passi necessari per evitare la necessità dell’uso delle armi anche per difendersi. che ci siano “fondate condizioni di successo” onde evitare il sacrificio di una intera nazione e, infine, che l’uso delle armi non provochi danni e disordini maggiori del male da evitare. I due criteri principali sono quindi quello della necessità e quello della proporzionalità. Non esiste un diritto alla guerra di aggressione, ed anche la guerra di difesa è sottoposta a criteri molto esigenti.
     Il diritto delle nazioni alla difesa può permettere forme di alleanze tra Stati affinché anche i più deboli possano essere protetti. Le alleanze difensive, però, non devono trasformarsi in alleanze offensive e minacciose per la pace. Il ricorso agli armamenti per motivi difensivi non deve avvenire trascurando i doveri di cercare strenuamente accordi internazionali per il disarmo bilanciato e progressivo. Il possesso degli armamenti per la difesa non è quindi indifferente dal punto di vista morale e politico, come se la questione si ponesse solo per il loro uso. Il possesso non è una variabile indipendente, esso trova la sua legittimazione nello sforzo mai interrotto di concordare un progressivo disarmo al fine di ridurre anche i limiti del possesso. I due criteri della necessità e della proporzionalità riguardano quindi non solo l’uso delle armi ma anche il loro possesso, nell’impegno di alzare progressivamente la soglia dei due criteri. Senza questo impegno reale la corsa agli armamenti diventa colpevole. Non vale nemmeno l’accumulo di armi per scopi di deterrenza, ossia per trattenere o dissuadere gli avversari da possibili aggressioni. La deterrenza diventa uno stimolo alla rincorsa verso armamenti sempre maggiori e fa aumentare il pericolo.
     La Dottrina sociale della Chiesa ha posto limiti molto rigidi non solo all’inizio di una guerra ma anche all’uso delle armi dopo lo scoppio di una guerra, da qualsiasi parte in conflitto. Nel rispetto del diritto internazionale umanitario devono essere preservati i civili, sia da parte dell’eventuale aggressore sia da parte di chi organizza le azioni militari di difesa. L’uso di milizie civili e di resistenza civile, soprattutto l’utilizzo di donne e bambini, deve essere evitato dalle parti belligeranti. Coloro che cercano rifugio in altri Paesi per fuggire dalla guerra che ha colpito il proprio devono poter contare su corridoi riservati e sull’aiuto della comunità internazionale. In queste occasioni si deve porre particolare attenzione a non dividere le famiglie.
     È possibile che una minoranza sia sottoposta a gravi minacce non solo per la sua libertà ma anche per la sua stessa sopravvivenza. In questi casi la comunità internazionale ha un dovere di ingerenza umanitaria, sulla base del quale intervenire a protezione delle vittime e per impedire violenze sistematiche che talvolta arrivano anche al genocidio. In questi gravissimi casi si può anche non rispettare la sovranità degli Stati,. Bisogna però porre grande attenzione perché quello all’ingerenza umanitaria non è un diritto, è un dovere. Quindi è sottoposto ai principi generali che rendono legittima la guerra già visti sopra nonché al diritto internazionale.
     Le sanzioni, soprattutto quelle economiche, possono essere assunte solo a determinate condizioni e finalità. Devono indurre alla trattativa e al dialogo, non devono gravare sulla popolazione come una punizione indiscriminata, devono essere limitate nel tempo, saggiamente monitorate affinché non facciano soffrire l’intera popolazione. 
     Ogni guerra ha una storia dietro le spalle. Si è trattato di una serie di incomprensioni, violenze e ingiustizie accumulatesi e diventate poi “strutture di peccato” (Giovanni Paolo II). Le iniquità producono danni lungo il tempo e lasciano tracce che pesano sul futuro. È doveroso risalire all’indietro, riprendere il passato, chiarirlo alla luce della ragione e perdonarlo alla luce della fede. Ideologie politiche atee e disumane sono state e sono tuttora grandi cause di guerre. La verifica e purificazione del passato comporta anche di liberarsi da esse. L’Europa, in particolare, ne è ancora molto gravata e questo ha comportato e comporta ancora forme di “guerra civile” europea da superarsi.


Stefano Fontana 

 

PREGHIERA PER LA PACE
di San Giovanni Paolo II

 

Dio dei nostri Padri, grande e misericordioso, Signore della pace e della vita, Padre di tutti.
Tu hai progetti di pace e non di afflizione, condanni le guerre e abbatti l' orgoglio dei violenti.

 

Tu hai inviato il tuo Figlio Gesù ad annunziare la pace ai vicini e ai lontani,
a riunire gli uomini di ogni razza e di ogni stirpe in una sola famiglia.

 

Ascolta il grido unanime dei tuoi figli, supplica accorata di tutta l'umanità:
mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza;
minaccia per le tue creature in cielo, in terra e in mare.

 

In comunione con Maria, la Madre di Gesù, ancora ti supplichiamo:
parla ai cuori dei responsabili delle sorti dei popoli, ferma la logica della ritorsione e della vendetta,
suggerisci con il tuo Spirito soluzioni nuove, gesti generosi ed onorevoli, 
spazi di dialogo e di paziente attesa più fecondi delle affrettate scadenze della guerra.

 

Concedi al nostro tempo giorni di pace.

Mai più la guerra.

 

Predizioni assai chiare sui tempi futuri sono attribuite a Suor Elena Aiello, la monaca santa, famosa per aver inutilmente preavvisato Benito Mussolini di tutti i disastri che sarebbero avvenuti in Italia se fosse entrato in guerra a fianco di Hitler. “Una propaganda empia ha diffuso nel mondo molti errori, suscitando ovunque persecuzioni, rovine e morte. Se gli uomini non cesseranno di offendere il Figlio mio, il tempo non sarà lontano che la giustizia del Padre manderà sulla terra il flagello dovuto, e sarà il peggiore castigo che mai si sia visto nella storia dell’umanità. Quando nel cielo apparirà un segno straordinario, sappiano gli uomini che prossima sarà la punizione del mondo !” (7 Gennaio 1950)

 

Dal messaggio del 16 aprile 1954:
“Il mondo è sprofondato in una corruzione strabocchevole… Quelli che governano si sono resi veri demoni incarnati, e mentre parlano di pace, preparano le armi più micidiali… per distruggere popoli e nazioni”.
Dal messaggio del 1959: “Il materialismo avanza veloce in tutte le nazioni e continua la sua marcia segnata di sangue e di morte!… Se gli uomini non torneranno a Dio, verrà una grande guerra da est ad ovest, guerra di terrore e di morte, ed infine il fuoco purificatore cadrà dal cielo come fiocchi di neve su tutti i popoli e una gran parte dell’umanità rimarrà distrutta.... Mai come in queste ore tragiche il mondo ha bisogno di preghiere e di penitenze, perché il Papa, la Chiesa e i sacerdoti sono in pericolo, e se non si prega la Russia marcerà sull’Europa e particolarmente sull’Italia, con molte rovine e stragi… Coloro che governano non comprendono questo perché non hanno il vero spirito cristiano e sono anche ciechi nello spirito, perché non vedono la verità. Anche in Italia sono come lupi rapaci rivestiti da pelli d’agnello, perché mentre si dicono cristiani aprono le porte al materialismo, facendo dilagare la disonestà dei costumi, e porteranno l’Italia alla rovina; ma molti di essi andranno in confusione… Manifesterò la mia predilezione per l’Italia, che sarà preservata dal fuoco; ma il cielo si coprirà di densa tenebra e la terra sarà scossa da spaventosi terremoti che apriranno profondi abissi, e verranno distrutte città e province; e tutti grideranno che è la fine del mondo! Anche Roma sarà punita secondo giustizia per i suoi molti e gravi peccati, perché lo scandalo è arrivato al colmo. I buoni però, che soffrono e i perseguitati per la giustizia e le anime giuste non debbono temere, perché saranno separati dagli empi e dai peccatori ostinati, e saranno salvati!
Questo l’ultimo messaggio del 22 agosto 1960:“L’umanità si è allontanata da Dio e, allucinata dai beni terreni, ha dimenticato il cielo e si è sprofondata in una corruzione strabocchevole, che non trova riscontro neppure con i tempi del diluvio!… Ma l’ora della giustizia di Dio è vicina e sarà terribile! Tremendi flagelli sovrastano il mondo e diverse nazioni saranno colpite da epidemie, carestie, forti terremoti, terrificanti uragani e morte!… E se gli uomini non ravviseranno in questi flagelli i richiami della Divina Misericordia e non ritorneranno a Dio con una vita veramente cristiana, un’altra guerra terribile verrà da Est ad Ovest, e la Russia con le sue armi segrete, combatterà l’America, travolgerà l’Europa e si vedrà specialmente il fiume del Reno della Germania pieno di cadaveri e di sangue. Anche l’Italia sarà travagliata da una grande rivoluzione e il Papa dovrà molto soffrire. Il nemico, come leone ruggente, avanzerà su Roma e il suo fiele avvelenerà popoli e nazioni

 

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.7-2022 
 Ancona, Giovedì 24 febbraio 2022  

  a cura del Prof. Giorgio Nicolini - direttore@telemaria.it

 

  INSEGNAMENTI E PROFEZIE DI SANTA GIACINTA MARTO 

 L'insegnamento dei Santi 

 

SUL PECCATO  CAUSA DELLA GUERRA 
 BENEDETTO XV, PIO XII, PAOLO VI, GIOVANNI PAOLO II 

 

 LE GUERRE  NON SONO ALTRO CHE IL CASTIGO  PER I PECCATI DEGLI UOMINI 

Santa Giacinta Marto era stata, fino al momento delle apparizioni dell’Angelo del Portogallo (1916) e quelle di Nostra Signora di Fatima, una bambina solare, allegra, spensierata, che amava cantare e ballare, si trasforma dopo le apparizioni e diventa, come stanno a dimostrare sia le testimonianze che le fotografie che la ritraggono, serissima e con pupille che trafiggono come lame lucenti. Abbiamo bisogno dello sguardo di Giacinta, quello dei lottatori, di coloro che sanno che la vittoria sul male costa sudore e sangue.

E il mondo ha paura del suo sguardo severo: sono occhi che parlano di Dio e della Sua Grazia, degli uomini e dei loro peccati. Giacinta, infatti, sembrava preoccupata nell’unico pensiero di convertire i peccatori e salvare le anime dall’Inferno.

*********

Benedetto XVI parla della preghiera di intercessione di Abramo per Sodoma e Gomorra, le due città bibliche punite da Dio a causa dei loro peccati, perché Abramo non poté trovare in esse neppure dieci giusti, che ne meritassero la salvezza.

Il Signore voleva questo: un numero anche minimo di giusti per salvare la città. 

“Ma – afferma Benedetto XVI – neppure dieci giusti si trovavano in Sodoma e Gomorra, e le città vennero distrutte. Una distruzione paradossalmente testimoniata come necessaria proprio dalla preghiera d’intercessione di Abramo. Perché proprio quella preghiera ha rivelato la volontà salvifica di Dio: il Signore era disposto a perdonare, desiderava farlo, ma le città erano chiuse in un male totalizzante e paralizzante, senza neppure pochi innocenti da cui partire per trasformare il male in bene. Perché è proprio questo il cammino della salvezza che anche Abramo chiedeva: essere salvati non vuol dire semplicemente sfuggire alla punizione, ma essere liberati dal male che ci abita. Non è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato, quel rifiuto di Dio e dell’amore che porta già in sé il castigo. Dirà il profeta Geremia al popolo ribelle: «La tua stessa malvagità ti castiga e le tue ribellioni ti puniscono. Renditi conto e prova quanto è triste e amaro abbandonare il Signore, tuo Dio» (Ger 2,19)”. Il Papa ricorda dunque che “non è il castigo che deve essere eliminato, ma il peccato, quel rifiuto di Dio e dell’amore che porta già in sé il castigo” 

(Benedetto XVI, Udienza generale, 18 maggio 2011). Il peccato porta con sé, come conseguenza, il castigo, sia sul piano individuale che su quello collettivo.

 

CITAZIONI DEL MAGISTERO PONTIFICIO

 

  Papa Benedetto XV ricorda, nel corso della Prima Guerra mondiale, che “(…) le private sventure sono meritati castighi, o almeno esercizio di virtù per gli individui, e che i pubblici flagelli sono espiazione delle colpe onde le pubbliche autorità e le nazioni si sono allontanate da Dio” (Benedetto XV, Discorso ai predicatori quaresimali di Roma, 19 febbraio 1917).

♦  Ancora papa Benedetto XV: “Dio, che governa il mondo nel tempo e nell’eternità, premia e punisce gli uomini, sia individualmente, sia nelle comunità, secondo le loro responsabilità” (Benedetto XV, Enciclica In praeclara summorum, 30 aprile 1921).

♦ Pio XII, in occasione della rivolta di Ungheria, insegna che il Signore “(…) come giusto giudice, se punisce spesso i peccati dei privati soltanto dopo la morte, tuttavia colpisce talora i governanti e le nazioni stesse anche in questa vita, per le loro ingiustizie, come la storia ci insegna” (Pio XII, Enciclica Datis Nuperrime, 5 novembre 1956).

♦ San Giovanni XXIII afferma che “(…) l’uomo, che semina la colpa, raccoglie il castigo. Il castigo di Dio è la risposta di Lui ai peccati degli uomini”; perciò “Egli (Gesù) vi dice di fuggire il peccato, causa principale dei grandi castighi” (Giovanni XXIII, Radiomessaggio, 28 dicembre 1958).

♦ San Paolo VI: “Come siamo meschini, come siamo davvero colpevoli al punto da meritare i castighi del Signore!” (Paolo VI, Omelia, 13 marzo 1966).

♦ San Giovanni Paolo II spiega che Dio “(…) esige sì soddisfazione, e tuttavia è anche clemente, e non ci punisce tanto quanto meriteremmo” (Giovanni Paolo II, Omelia, 22 febbraio 1987). Il che vuol dire che Dio comunque punisce.

♦ Ancora San Giovanni Paolo II: “Dio ricorre al castigo come mezzo per richiamare sulla retta via i peccatori sordi ad altri richiami” (Giovanni Paolo II, Udienza generale, 13 agosto 2003).

 

L'INSEGNAMENTO DEI SANTI

 

Sant’Annibale di Francia (1851-1927) il 16 novembre 1905 profetizzò il terribile terremoto di Messina che avvenne il 28 dicembre 1908. Ecco le sue parole: “Senza mezzi termini, senza reticenze e timori, io vi dico, o miei concittadini, che Messina è sotto la minaccia dei castighi di Dio: essa non è meno colpevole di tante altre città del mondo che sono state distrutte o dal fuoco o dalle guerre o dai terremoti: deve dunque aspettarsi da un momento all’altro di subire anch’essa la stessa sorte (…). Ecco il terribile argomento del mio lacrimevole discorso. Io comincio da farvi una enumerazione di tutti quei motivi pei quali i castighi del Signore su questa città appariscono alla mia atterrita fantasia quasi inevitabili. Il primo motivo è che i nostri peccati reclamano i castighi di Dio. Presso di noi “peccato” è una parola di poco peso. Lo commettiamo con la massima facilità, ci abituiamo assai naturalmente, arriviamo a bere l’iniquità come acqua e con l’anima piena di peccati e di delitti ridiamo, scherziamo, dormiamo e pensiamo ad acquistarci il ben vivere per peccare ancora di più. Se qualche volta ci pentiamo, è un pentimento superficiale e momentaneo: ben presto si torna al vomito. Leggiamo la Sacra Scrittura, interroghiamo la storia di tutti i secoli, e noi troviamo che Dio punisce non solo nell’altra vita, ma anche in questa. Diluvi sterminatori, terremoti distruttori, guerre, epidemie devastatrici, carestie, siccità, mali sempre nuovi e incogniti: tutto dimostra che Iddio castiga severamente i peccati anche in questa vita. (…) Un secondo motivo per cui dobbiamo ritenere per certi i castighi di Dio, è che tante altre città a noi vicine hanno già avuto questi castighi, appunto perché avevano i nostri stessi peccati. Ora, se Dio punì quelle città che avevano questi stessi peccati, perché non punirà anche noi? Dio è giusto. Terzo motivo: i castighi di Dio verranno su di noi perché abbiamo avuto diversi avvisi e non ne abbiamo fatto caso. Undici anni or sono, la terra ci tremò sotto i piedi. Dopo 4 anni, il 1898, terremoti: minore fervore. Finalmente 40 giorni fa terremoti. Che si fece? Nulla! Il popolo, le famiglie rimasero indifferenti! Ci siamo abituati. Ci sembra che godiamo d’un privilegio d’immunità presso Dio e che possiamo peccare a nostro bell’agio. Ah, non è così! Tutti questi replicati avvisi non sono che i lampi e i tuoni precursori dell’imminente scoppio dell’uragano! Quarto motivo: la nostra storia, fin dall’origine, ci accerta che Messina, quando in un’epoca quando in un’altra, è stata visitata sempre dal divino flagello. Il passato insegna l’avvenire. Se Iddio per tanti secoli ha fatto così con questa città, perché deve mutare adesso la sua condotta?. (…) Il terremoto, per quanto è terribile, ha però questo di buono, che apporta una conversione generale! È un gran missionario” (Sant’Annibale Di Francia, Appunti di predica, 15 novembre 1905, in Scritti, s. d., Curia Generalizia dei Rogazionisti, vol. 55, doc. 2005. Cfr. anche Ignazio Cannavò, Chiesa e terremoto (Messina 1908). Solidarietà e polemiche, Bonanno, Acireale-Roma 2009, pp. 133-135).

Alla vigilia della seconda sessione del Concilio Vaticano I, il 6 gennaio 1870, San Giovanni Bosco ebbe una visione in cui gli fu rivelato che “(…) la guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui sarà percossa la superbia e la malizia degli uomini. Così si espresse il Signore: ‘Voi, o sacerdoti, perché non correte a piangere tra il vestibolo e l’altare, invocando la sospensione dei flagelli? Perché non prendete lo scudo della fede e non andate sopra i tetti, nelle case, nelle vie, nelle piazze, in ogni luogo anche inaccessibile, a portare il seme della mia parola? Ignorate che questa è la terribile spada a due tagli che abbatte i miei nemici e che rompe le ire di Dio e degli uomini?’ (Cit. in “La Civiltà Cattolica” dell’anno 1872, vol. VI, serie III, pp. 299-303. Cfr. anche Memorie biografiche del venerabile don Giovanni Bosco. Raccolte del sacerdote Salesiano Giovanni Battista Lemoyne, edizione extra commerciale, vol. IX, Tipografia S.A.I.D. “Buona Stampa”, Torino 1917, p. 782).

Racconta santa Faustina Kowalska“Un giorno Gesù mi disse che avrebbe fatto scendere il castigo su di una città, che è la più bella della nostra Patria. Il castigo doveva essere uguale a quello inflitto da Dio a Sodoma e Gomorra.” A questo proposito il direttore spirituale di Santa Faustina, don Sopocko, durante la deposizione testimoniale, ha fatto la seguente dichiarazione: “Aveva scritto inoltre nel ‘Diario’ che Gesù le aveva detto che avrebbe distrutto come Sodoma una delle più belle città della nostra patria a causa dei peccati che vi si commettevano. Quando in seguito, dopo aver letto il ‘Diario’ le chiesi chiarimenti su tale questione, confermò che le cose stavano così. Avendole poi domandato per quali peccati Iddio infliggeva tale punizione, rispose che ciò sarebbe avvenuto soprattutto per l’uccisione dei bambini non fatti nascere, essendo questo il più grave peccato che vi si commetteva” (Santa Faustina Kowalska, Diario, 39).

A proposito dell’ira di Dio, sempre santa Faustina scrive: “Oggi il Signore mi ha fatto conoscere la sua ira contro l’umanità, che per i suoi peccati merita che vengano accorciati i suoi giorni. Mi ha fatto conoscere inoltre che l’esistenza del mondo è sostenuta dalle anime elette, cioè gli ordini religiosi. Guai al mondo, se venissero a mancare gli ordini religiosi” (Santa Faustina Kowalska, Diario, 1434).

Tra le tante cose che Gesù disse a santa Faustina vi sono anche queste parole: “Faccio uso dei castighi solo quando essi stessi Mi costringono a questo; la Mia mano afferra malvolentieri la spada della giustizia. Prima del giorno della giustizia mando il giorno della Misericordia” (Santa Faustina Kowalska, Diario, 1588). E ancora: “Se tu non Mi legassi le mani, manderei molti castighi sulla terra.” (Santa Faustina Kowalska, Diario, 1722).

San Pio da Pietrelcina disse ad un suo figlio spirituale: “Ringrazia e bacia dolcemente la mano di Dio che ti percuote: è sempre la mano di un Padre che ti percuote perché ti vuol bene.” E ancora: “O Dio, se tutti conoscessero la vostra severità, al pari della vostra dolcezza, quale creatura sarebbe così stolta che oserebbe offendervi?” (San Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, 191). Un giorno Gesù gli disse: “Figlio mio, ho bisogno delle vittime per calmare l’ira giusta e divina del Padre mio; rinnovami il sacrificio di tutto te stesso e fallo senza riservatezza alcuna.” (San Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, 118).

A proposito della Prima Guerra Mondiale san Pio dice: “Il flagello attuale nei fini di Dio è di avvicinare l’uomo alla divinità, come fine principale; come fine secondario ed immediato poi è di scagionare le persecuzioni contro i figli di Dio che ne seguirebbero per parte dei figli di questo, qual giusto frutto della presente guerra.”  (San Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, 510). Poi ancora: “Innanzitutto tutte le nostre preghiere siano rivolte a disarmare la collera divina verso la nostra patria. Anch’essa ha molti conti da saldare con Dio. Impari almeno dalle sventure altrui, massime da quelle della sua consorella la Francia, quanto dannoso sia per la nazione l’allontanarsi da Dio ed intoni a suo tempo il ‘miserere’.”  (San Pio da Pietrelcina, Epistolario, I, 206).

Nella Summa c’è una quaestio dedicata alla liceità della “vendetta”, considerata da san Tommaso d’Aquino una specifica virtù (Tommaso d’Aquino, Summa Theologica, q. 108, a. 2.), una perfezione divina che “consiste nel punire, rispettando in tutte le circostanze la debita misura.” (Ivi, IIª-IIae q. 108 a. 2 ad 3). Scrive il Dottore Angelico: “Quando è tutto il popolo che pecca, la vendetta va fatta su tutto il popolo, come furono sommersi nel mar Rosso gli Egiziani che perseguitavano i figli d’Israele, e come furono colpiti in blocco gli abitanti di Sodoma; oppure va colpito un numero rilevante di persone, come avvenne nel castigo inflitto per l’adorazione del vitello d’oro. Invece altre volte, se si spera l’emenda di molti, la severità della vendetta deve colpire pochi esponenti, la cui punizione incuta timore negli altri: come si legge nel libro dei Numeri, che il Signore comandò di impiccare i capi per il peccato di tutto il popolo. Se invece il popolo non ha peccato in blocco ma in parte, quando i colpevoli possono essere riconosciuti, la vendetta deve esercitarsi su di essi: se però il castigo è possibile senza pregiudizio per gli altri. Altrimenti si deve perdonare al popolo a scapito della severità. Lo stesso si dica per il principe che rappresenta il popolo. Infatti il suo peccato va tollerato, se non può essere punito senza scandalo dei sudditi: a meno che non sia tale da nuocere al popolo, nell’ordine spirituale o temporale, più dello scandalo che potrebbe nascere dalla punizione” (Ivi, IIª-IIae q. 108 a. 1 ad 5).

A chi dice che, poiché il castigo è dovuto al peccato, ogni peccato è volontario, e dunque la vendetta deve esercitarsi solo su coloro che han voluto la colpa, san Tommaso risponde: “La pena, o castigo, può essere considerata sotto due aspetti. Primo, sotto l’aspetto di punizione. E come tale, la pena è dovuta solo al peccato: perché con essa viene ristabilita l’uguaglianza della giustizia, nel senso che colui il quale peccando aveva troppo assecondato la propria volontà, viene a subire cose contrarie al proprio volere. Perciò, siccome ogni peccato è volontario, compreso quello originale, secondo le spiegazioni date, è evidente che nessuno viene punito in questo senso, se non per atti compiuti volontariamente. Secondo, una pena può essere considerata come medicina, non solo per guarire dai peccati già commessi, ma per preservare dai peccati futuri, e per spingere al bene. E sotto quest’aspetto uno può essere castigato anche senza colpa: però non senza una causa. – Si deve però notare che una medicina non priva mai di un bene maggiore, per procurarne uno minore: un medico, per esempio, non accecherà mai un occhio per sanare un calcagno; tuttavia egli potrà infliggere un danno in cose secondarie per soccorrere quelle principali. E poiché i beni spirituali sono i beni supremi, mentre quelli temporali sono tanto piccoli; talora uno viene castigato nei beni temporali senza alcuna colpa, ed è così che Dio infligge molte penalità della vita presente come prove e umiliazioni: nessuno invece viene mai punito nei beni spirituali, sia nel tempo presente che nella vita futura, senza sua colpa; poiché codeste punizioni non sono medicinali, ma accompagnano la dannazione dell’anima.”  (Ivi, IIª-IIae q. 108 a. 4 co).

Quando si parla della possibilità dei castighi divini, vien naturale un’obiezione: ma con le catastrofi a morire sono anche gli innocenti e anche i bambini. Sentiamo cosa ha da dirci san Tommaso d’Aquino a riguardo: “L’ignoranza causa involontarietà. Ma talora la vendetta raggiunge anche chi è nell’ignoranza. Infatti i bambini dei Sodomiti, sebbene fossero nell’ignoranza invincibile, perirono insieme ai loro genitori, come si legge nella Scrittura. Parimenti per il peccato di Datan e di Abiron furono ingoiati anche i loro piccoli. Anzi, per il peccato degli Amaleciti, Dio comandò di uccidere persino gli animali bruti privi di ragione. Perciò la vendetta talora va esercitata anche contro le colpe involontarie.” (Ivi, IIª-IIae q. 108 a. 4 arg.3).

Tutte le pene di questa vita, anche quelle degli innocenti, come i bambini, sono pene o conseguenze del peccato originale. Infatti, spiega san Tommaso, “(…) secondo il giudizio di Dio i bambini sono puniti con le pene temporali assieme ai genitori, sia perché appartengono ad essi, e sia perché in loro Dio punisce i genitori. E infine anche perché questo ridonda a loro bene: perché se dovessero sopravvivere, sarebbero portati a imitare le colpe dei genitori, e quindi meriterebbero pene più gravi. La vendetta poi viene esercitata sugli animali e sulle altre creature prive di ragione, perché in tal modo ne vengano puniti i proprietari. E anche per incutere orrore del peccato”.

Negare che Dio possa castigare per salvaguardare la “bontà” di Dio è urmissione della sofferenza, per cui a riguardo si dovrebbe ipotizzare o che Dio sia impotente dinanzi alle catastrofi e alla morte (convinzione, questa, di teologie gnostiche che parlano della “debolezza” di Dio) oppure che, pur potendo intervenire, sia indifferente n’assurdità. E’ un’assurdità, perché è proprio il contrario. Un Dio che non castiga non spiega la sua pedinanzi a ciò che accade. Ovviamente siamo all’assurdo tanto nella prima quanto nella seconda ipotesi.

Notiziario periodico di Tele Maria / n.6-2022 
 Ancona, Lunedì 14 febbraio 2022  

 

 

 

  VENTI DI GUERRA SULL'EUROPA  
 

SANTI CIRILLO E METODIO
EVANGELIZZATORI E PATRONI D'EUROPA

 

Nello stesso giorno di san Valentino, vescovo di Terni e martirizzato a Roma, la Chiesa celebra la festa dei santi fratelli Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi e proclamati compatroni d’Europa da Giovanni Paolo II, con la lettera apostolica Egregiae Virtutis del 31 dicembre 1980. Nel 1985 il santo pontefice polacco dedicò ai due anche un’enciclica (come già aveva fatto Leone XIII), la Slavorum Apostoli, in cui scrisse che «Cirillo e Metodio sono come gli anelli di congiunzione, o come un ponte spirituale tra la tradizione orientale e la tradizione occidentale, che confluiscono entrambe nell’unica grande Tradizione della Chiesa universale. Essi sono per noi i campioni ed insieme i patroni dello sforzo ecumenico delle Chiese sorelle d’Oriente e d’Occidente, per ritrovare mediante il dialogo e la preghiera l’unità visibile nella comunione perfetta e totale […]. L’unità è l’incontro nella verità e nell’amore, che ci sono donati dallo Spirito».

 

LEGGI L'IMPORTANTE ENCICLICA DI GIOVANNI PAOLO II "SLAVORUM APOSTOLI"
Clicca QUI
https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/encyclicals/documents/hf_jp-ii_enc_19850602_slavorum-apostoli.html

 

 DALLA “VITA” IN LINGUA SLAVA DI COSTANTINO 

 

 

VENTI DI GUERRA SULL'EUROPA

 

 IL POPOLO UCRAINO IN GINOCCHIO, 
 FUORI ALL'APERTO CON LA NEVE, 

 A PREGARE AFFINCHE' IL SIGNORE LI LIBERI DALLA GUERRA 


 

 Notiziario periodico di Tele Maria / n.5-2022 

 Ancona, Domenica 6 febbraio 2022  

 

 6 febbraio 2022: NELLA 44^ GIORNATA PER LA VITA 
  L'ESEMPIO DEL RE BALDOVINO: 
 DALLA SANTA CASA  LA FORZA PER DIFENDERE LA VITA 

 DALLA SANTA CASA 
 IL RE BALDOVINO DEL BELGIO OTTENNE LA FORZA PER ABDICARE 
 PER NON DOVER FIRMARE LA LEGGE SULLA LEGALIZZAZIONE DELL'ABORTO

Baldovino I re dei Belgi - (Castello di Stuyvenberg 1930 - Motril 1993)
Figlio del re Leopoldo III e di Astrid di Svezia, luogotenente generale del regno con poteri reali dal 5 agosto 1950 per delega del padre, che con tale atto chiuse la spinosa e delicata questione reale provocata dal proprio atteggiamento nel 1940, è salito al trono il 17 luglio 1951 a seguito dell'abdicazione del padre ed ha regnato fino alla morte; gli è succeduto il fratello Alberto II. Nel dicembre 1960 sposò la nobile spagnola Fabiola de Mora y Aragón (Madrid 1928 - Bruxelles 2014), dalla quale non ebbe figli. Fervente cattolico, nel 1992 abdicò per 36 ore per non dover firmare la legge sulla legalizzazione dell'aborto.

AVVERTENZE
PER LA VISIONE DEL FILMATO
IL GRIDO SILENZIOSO

 

IL METODO DELLA VIDEOCASSETTA
“IL RISPETTO DELLA VITA UMANA NASCENTE”

 

 PER VEDERE E FAR VEDERE IL FILMATO
SI CONSIGLIA DI SEGUIRE IL METODO SOPRA INDICATO

 

PERCHÉ IL SIGNORE
VUOLE CHE CONFESSIAMO I NOSTRI PECCATI?

 

 QUANDO VOGLIONO METTERVI DEI LEGAMI E USARVI 

 QUESTO NON VIENE DA DIO 


L'amore è pazienza, l'amore è obbedienza, è dolcezza, è fortezza, è pace, è tutto; sicché tutte le virtù se non hanno vita dall'amore al più si possono chiamare virtù naturali, ma l'amore le cambia in virtù divine (Luisa Piccarreta Vol X, 23 novembre 1910)

 

I PICCOLI PECCATI

     Il mondo li chiama inezie. Non solo i cattivi che, avvezzi al peccato, vivono senza tanti scrupoli, com'essi dicono; ma gli stessi buoni con che facilità scusano e si permettono i piccoli peccati deliberati! Chiamano inezie le bugie, le impazienze, le piccole trasgressioni; inezie e malinconie il guardarsi dalle piccole malignità, dalle mormorazioni, dalle distrazioni... E tu come le chiami? Come te ne guardi?
     Gesù li condanna come peccati. Una trasgressione della legge, sebbene piccola, ma di volontà deliberata non può essere cosa indifferente a Dio. Autore della legge, che ne intima la perfetta osservanza. Gesù condannava le cattive intenzioni dei farisei; Gesù diceva: Non giudicate, e non sarete giudicati; anche d'una parola oziosa renderete ragione al Giudizio. A chi dobbiamo credere, al mondo o a Gesù? Vedrai sulla bilancia di Dio se erano inezie, scrupoli, malinconie.
     In Paradiso non entrano. Sta scritto che nulla di macchiato entra lassù. Sebbene siano piccoli, e Iddio non condanni all'Inferno i piccoli peccati, noi, piombati nel Purgatorio vi staremo finché sussista l'ultimo briciolo, tra quelle fiamme, tra quei dolori, tra quelle pene cocenti; quale conto faremo allora dei piccoli peccati? Anima mia, rifletti che toccherà a te il Purgatorio, e chi sa per quanto tempo... E vuoi seguire a peccare? E dirai ancora inezia un peccato punito da Dio cosi severamente?

PRATICA. — Fa un atto di sincera contrizione; proponi di evitare i peccati volontari.

Tratto da:

Brevi meditazioni per tutti i giorni dell'anno e sopra le solennità della Chiesa proposte alle anime pie (Agostino Berteu)

 

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.8/2022 
 Ancona, Martedì 8 marzo 2022  

 

LE PROFEZIE  DELLA MADONNA  
 DEL BUON SUCCESSO  

  San Giovanni Bosco e l'Ausiliatrice

DON BOSCO  E IL PICCOLO CARLO 

 

LE VERITA' DELLA FEDE CATTOLICA

 

 Nel 1849 cadeva gravemente ammalato un giovane sui 15 anni di nome Carlo, che frequentava l’Oratorio di Don Bosco come esterno. Era figlio dell’albergatore di una vicina trattoria e, quando il medico lo diede spacciato, si pensò di chiamargli un sacerdote. Carlo voleva don Bosco, suo confessore solito, e don Bosco era fuori Torino. Nella notte il ragazzo morì, sempre chiamando don Bosco.
 

 Quando questi giunse e seppe di Carlo si affrettò a quella casa. Quando vi giunse, il cameriere gli si fece incontro, singhiozzando.
- Troppo tardi, don Bosco, troppo tardi! Carlo è morto stanotte.
- Ma che?!… Egli dorme.
E siccome il cameriere lo guardava con aria ironica, soggiunse:
– Volete scommettere una pinta, che Carlo non è morto? 
In quel mentre, sopraggiunsero gli altri di casa, che piangendo gridarono:
– Sì, sì! è proprio morto! Ah!… il povero Carlo non è più!
- Andiamo a vedere – continuò il Santo.
   E subito fu condotto nella camera dove il cadavere, già vestito dei suoi abiti, era ricoperto di un velo bianco. Don Bosco si appressò, fece una fervida preghiera, poi disse ai presenti:
– Ritiratevi un momento; lasciatemi solo con lui. Dopo quella preghiera, in tono di comando lo chiamò:
- Carlo… Carlo… alzati!
 

 A quella voce, il giovane si muove, e come svegliandosi da un profondo sonno, apre gli occhi, li volge attorno, e dice: – Dove sono? Oh don Bosco!… è proprio lei?… Se sapesse quanto l’ho sospirato!… Ho bisogno di lei; ha fatto bene a svegliarmi.
   Intanto la madre, che origliava, udita la voce del figlio, si precipitò nella stanza. Don Bosco gridò:
– Aspettate, non è ancora tempo. Andate a richiamare la famiglia; vi avvertirò io.
Rivolto di nuovo a Carlo, continuò:
– Sono qui per te; di’ pure tutto quello che vuoi.
– Oh, don Bosco! Io dovevo essere all’inferno! L’ultima volta che mi confessai, non osai palesare un peccato. Ora, ho fatto un sogno spaventoso. Ho sognato di essere sull’orlo di un’immensa caverna… molti demoni mi spingevano, volevano precipitarmi dentro, quando ho sentito la sua voce. Voglio confessarmi!
   E cominciò subito la sua confessione coi segni del più grande pentimento. Appena finito, ad un cenno di don Bosco, rientra la madre con tutti quelli di casa, e Carlo, volgendosi a loro, grida:
– Don Bosco mi ha salvato! Mi ero confessato male. Don Bosco mi ha salvato dall’inferno!
   Stette circa due ore, pienamente padrone della sua mente, rispondendo a tutte le interrogazioni. Ma intanto, per quanto si muovesse e parlasse, il suo corpo era sempre freddo, la sua faccia cerea, i suoi occhi smorti e smarriti.
   Finalmente, don Bosco gli disse:
– Ora sei in grazia di Dio. Il Paradiso è aperto per te… Vuoi andare lassù, o rimanere con noi?
E Carlo rispose risoluto e festante:
– Desidero andare in Paradiso! Arrivederci in Paradiso!!!
E si lasciò cadere sul guanciale, immobile, ríaddormentato nel Signore.

 

LE PROFEZIE DI SAN GIOVANNI BOSCO 
 GIA' AVVERATE E QUELLE FUTURE

 

   [...] Ma tu Italia, terra di benedizioni, chi ti ha immersa nella desolazione? Non dire: nemici, ma gli amici. Non senti che i tuoi figli domandano il pane della Fede e non trovano chi loro lo spezzi? Che farò?… Io picchierò i pastori, Io disperderò il gregge, affinché coloro che siedono sulla cattedra di Mosè cerchino dei buoni pascoli e il gregge ascolti docile e si nutra.
   Ma sopra il gregge e sopra i pastori peserà la mia mano: la carestia, la pestilenza e la guerra faranno sí che le madri dovranno piangere il sangue dei figli e dei mariti, morti su terra nemica!
   E di te Roma, che sarà?… Roma ingrata, Roma effeminata, Roma superba!… Tu sei giunta a tale che non cerchi altri, né altro ammiri nel tuo Sovrano se non il lusso, dimenticando che la tua e la sua gloria sta nel Golgota!… Ora egli è vecchio, cadente, inerme, spogliato; però con la sua sola parola, egli fa tremare il mondo!   Roma!… Io verrò quattro volte a te!…
   La prima volta, percuoterò le tue terre e gli abitanti di esse. La seconda volta, porterò la strage e lo sterminio fino alle tue mura. La terza volta, abbatterò le difese e i difensori, e per comando del Padre installerò il regno del terrore, dello spavento e della desolazione!
   Ma i miei saggi fuggono, la mia legge è calpestata… perciò io ritornerò per la quarta volta. E allora guai a te se la mia legge sarà ancora un nome vano! Vi saranno prevaricazioni tra i dotti e gli ignoranti; e il tuo sangue e quello dei tuoi figli laveranno le macchie che tu fai alle leggi del tuo Dio. La guerra, la peste, la fame sono i flagelli con cui sarà percossa la superbia e la malizia degli uomini. Dove saranno, allora, o ricchi, le vostre magnificenze, le vostre ville, i vostri palazzi?… Saranno diventati la spazzatura delle piazze e delle strade!
   E voi, sacerdoti, perché non correte a piangere, tra il vestibolo e l'altare, invocando la sospensione dei flagelli? Perché non prendete lo scudo della Fede e non andate sopra i tetti, nelle case, nelle vie, sulle piazze, in ogni luogo, anche inaccessibile, a portare il seme della mia parola? Ignorate, forse, che essa è la terribile spada a due tagli che abbatte i miei nemici e che infrange l'ira di Dio e degli uomini?
   Queste cose dovranno inesorabilmente venire, l'una dopo l'altra. Ma l'augusta Regina del Cielo è presente. La potenza del Signore è nelle sue mani. Ella disperde i suoi nemici come nebbia! Ella riveste il venerando vecchio di tutti i suoi antichi paramenti!    (...)
   Arriverà ancora un violento uragano. L'iniquità è consumata; il peccato avrà fine e, prima che trascorrano due pleniluni del mese dei fiori, l'iride di pace comparirà sulla terra.
   Il gran Ministro vedrà la Sposa del suo Re vestita a festa. Su tutto il mondo apparirà un sole cosí luminoso quale non fu mai dalle fiamme del Cenacolo fino ad oggi, né piú si vedrà fino all'ultimo dei giorni.

 LE PROFEZIE 
 DELLA MADONNA DEL BUON SUCCESSO 
 PER IL SECOLO XX E XXI 
della Venerabile Mariana de Jesus Torres (1563-1635)

 

PROFILO BIOGRAFICO DELLA VENERABILE
   Il 30 dicembre 1576 nella città di Quito, capitale di una provincia spagnola situata nell’America meridionale, retta da un Viceré per conto di Filippo II, giunsero cinque monache dell’Immacolata Concezione guidate da Madre Maria de Jesus Taboada, cugina dello stesso re. Le religiose erano state chiamate dalla Spagna per istituire anche in quella terra un convento di concezioniste, Ordine fondato nel 1484 a Toledo dalla portoghese Santa Beatriz de Silva.
     A tale scopo era già sta nominata superiora Madre Maria, che aveva condotto con sé come postulante una nipote di tredici anni, Mariana Francisca Torres y Berriochoa (1563-1635), la quale, saputo della nuova fondazione, aveva insistito a tal punto con i familiari per partire da rendere impossibile il trattenerla.
     Già durante la lunga traversata si era reso evidente che la missione delle nuove fondatrici avrebbe prodotto frutti straordinari e che vi sarebbe stata l’opposizione del perenne nemico del bene, infatti una terribile tempesta aveva messo a rischio l’integrità della nave e la vita dei passeggeri.
     Mariana, che era dotata di una profonda spiritualità arricchita da fenomeni mistici, aveva visto un enorme serpente avvinghiarsi intorno al vascello nell’atto di stritolarlo, impresa non riuscita per il subitaneo apparire della SS. Vergine che, reggendo sul braccio sinistro il Bambino Gesù e portando sul petto un ostensorio con il Santissimo Sacramento, per mezzo di una croce d’oro, che terminava con una lancia, insieme al Bambino aveva trafitto la testa del serpente.
     Tale veridicità fu data alla visione che ancora oggi le monache portano sull’abito un medaglione con l’immagine che rappresenta la scena che Mariana raccontò di aver visto.
     Dopo aver professato i voti, Mariana, morta la zia e appena trentenne, divenne la superiora del Convento e fu rieletta per tre volte rimanendo priora fino alla sua morte.
     La vita di questa religiosa fu straordinaria, sia per il numero delle grazie spirituali di cui il Signore la abbellì, sia per le visioni e i numerosi miracoli intercessi. Nel suo primo mandato come Abbadessa soffrì persecuzioni da parte di un gruppo di suore ribelli che, volendo mitigare la regola dell’Ordine, la diffamarono a tal punto da convincere il Vescovo ad incarcerarla nel suo stesso convento insieme alle fondatrici giunte con lei dalla Spagna.
     Madre Mariana sopportò pazientemente le ingiustizie accettando la condizione che le pose il Signore di soffrire per cinque anni i tormenti dell’inferno al fine di ottenere la conversione delle monache ribelli.
     Infatti le consorelle, pentitesi, confessarono le loro colpe al Vescovo, che riabilitò la Madre e le altre fondatrici ristabilendo la regola originaria.
    Fra le esperienze più straordinarie di Madre Mariana vi furono i fenomeni mistici di pre-morte, documentati sia negli archivi del Convento sia in quelli diocesani unitamente a tutte le profezie rivelatele dalla Madonna.
     La sua prima morte avvenne nel 1582. In piedi dinnanzi ad un tribunale subì un processo alla fine del quale le fu offerta una scelta: rimanere subito nella gloria celeste o tornare sulla terra e soffrire, come capro espiatorio, per i peccati del XX secolo. Lei scelse la seconda possibilità.
     La sua seconda morte avvenne il Venerdì Santo dell’anno 1588 a seguito di un’apparizione in cui le furono mostrati gli orribili abusi e le eresie che si sarebbero perpetrati nella Chiesa odierna. Si risvegliò due giorni dopo, mattina della domenica di Pasqua.
     La morte definitiva arrivò il 16 gennaio 1635 e immediatamente si verificarono molti miracoli ottenuti con la sua intercessione.
www.lamadredellachiesa.it/nostra-signora-…

Nel 2008, in occasione della chiusura della XX Settimana della Fede nell’arcidiocesi di Lecce (16 febbraio), "La Voce di Padre Pio" pubblicò una profezia che la Serva di Dio Suor Lucia di Fatima (Suor Maria Lucia del Cuore Immacolato) rivelò al cardinale Carlo Caffarra fondatore del "Pontificio Istituto per Studi su Matrimonio e Famiglia". All’inizio del lavoro affidatogli da Giovanni Paolo II, il Cardinale scrisse a Suor Lucia dos Santos. 
     L’Arcivescovo di Bologna, racconterà: «Inspiegabilmente, benché non mi attendessi una risposta, perché chiedevo solo preghiere, mi arrivò dopo pochi giorni una lunghissima lettera autografa – ora negli archivi dell’Istituto – in cui è scritto: lo scontro finale tra il Signore e il regno di Satana sarà sulla famiglia e sul matrimonio. Non abbia paura, aggiungeva, perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo. E poi concludeva: ma la Madonna gli ha già schiacciato la testa. Si avvertiva, anche parlando con Giovanni Paolo II, che questo era il nodo, perché si toccava la colonna portante della creazione, la verità del rapporto fra l’uomo e la donna e fra le generazioni. Se si tocca la colonna portante crolla tutto l’edificio, e questo adesso noi lo vediamo, perché siamo a questo punto, e sappiamo. E mi commuovo, leggendo le biografie più sicure di Padre Pio, di come quest’uomo fosse attento alla santità del matrimonio, alla santità degli sposi, anche con giusto rigore più di una volta».
     Suor Lucia sapeva dunque, attraverso i suoi colloqui celesti, che la famiglia era il nucleo dello «scontro finale».
     Ci furono chiare profezie mariane sul tragico sfaldamento della cellula famiglia. Si tratta delle apparizioni della Madonna del Buon Successo, che avvennero in Ecuador: la Vergine Maria parlò allora dei nostri tempi. All’una di notte del 2 febbraio 1594, la giovane badessa del convento dell’Immacolata Concezione della città di Quito, Madre Mariana de Jesus Torres (1563-1635), scese a pregare nel coro della cappella.
     Ad un certo punto ebbe la sensazione che qualcuno fosse presente e dopo poco si sentì chiamare per nome; di fronte a lei apparve una bellissima Signora circondata di gloria e di splendore, vestita da monaca, che con la mano sinistra sosteneva un Bambino di celestiale bellezza, mentre con la mano destra stringeva un pastorale abbaziale di oro brunito e costellato di pietre preziose.

     La Badessa era attonita e contemplava, con una gioia inesprimibile, quella Signora di ultraterrena beltà; allo stesso tempo provò un amore così immenso per Dio che, come lei stessa racconterà, se non avesse avuto una speciale protezione, ne sarebbe morta all’istante. Quando riuscì a parlare chiese alla Signora chi fosse, ed ella rispose: «Sono Maria del Buon Successo, regina dei Cieli e della terra». Ebbe inizio così la prodigiosa serie di apparizioni mariane. Furono sette visite che si verificarono fra il 1588 e il 1634. La Madonna, quattro secoli fa, descrisse la situazione del mondo e della Chiesa di oggi, ammonendo (CONTINUA)

 La ri-elezione di Sergio Mattarella 
 Alcune (preoccupate) considerazioni dell’Osservatorio Van Thuan
 di Stefano Fontana

 

 


Collactio appunti vari e fotografie sul quotidiano Newsletter febbraio 2022 19/02/2022 25 KB

 
 

Gentile Direttore,
Le invio un comunicato stampa al riguardo un'iniziativa promossa dalla Fondazione Rachelina Ambrosini insieme all'Arcidiocesi di Benevento.
Un cordiale saluto e grazie,
Tommaso Maria FErri

 

FONDAZIONE RACHELINA AMBROSINI Comunicato stampa, 7 maggio 2022. Martedì 10 maggio alle ore 19, nel Duomo di Benevento, sarà celebrata una Santa Messa nel decimo Anniversario della proclamazione della Venerabilità di Rachelina Ambrosini. Presiede l’Arcivescovo S.E. Mons. Felice Accrocca. Interviene la postulatrice Suor Francesca Caggiano dell’Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice, Salesiane di Don Bosco.

 

 

 

RACHELINA AMBROSINI Venerabile Serva di Dio (1925 – 1941)

 

 

La breve esistenza di questa creatura, privilegiata dal Signore, si racchiude in alcune sue specifiche qualità, cardini essenziali della sua vita: intenso e profondo senso della famiglia, grande amore e impegno nella scuola, straordinaria bontà associata a quotidiani gesti di carità verso i più fragili, vivo spirito di pietà, semplicità ed umiltà, serenità di fronte alla preannunziata morte. L’unica ricchezza per Rachelina è Dio che le ha dato la gioia della vita. Il cammino della santità in lei florilegio di virtù, testimonia come il Signore sparge il seme ovunque e coglie frutti da qualsiasi terreno. Santi a qualsiasi età e condizione sociale, Rachelina raggiunge la maturità spirituale a soli 15 anni. Il corpo di Rachelina Ambrosini riposa nella Chiesa Badiale di Santa Maria e Sant’Alessio in Venticano, nella Città del Vaticano è in corso il processo di Beatificazione e Canonizzazione. Tommaso Maria Ferri Presidente della Fondazione Ambrosini  Si allega la locandina.

 

Fondazione Rachelina Ambrosini Ambrosini <fondazioneambrosini@gmail.com>

 

Newsletter n.1 del 2022

 

 

Cari amici,
con la newsletter, la prima di questo nuovo anno, giungano i saluti più affettuosi a quanti ci seguono, ci affiancano, ci sostengono, in questa responsabilità che da tempo ci è stata affidata.

 

Alcuni appuntamenti,
indicativi che pian pianino stiamo tornando alla normalità:

·         Il 5 e 6 marzo saremo a Salerno, presso la Chiesa del Rosario di Pompei (quartiere di Mariconda). Invitati da don Angelo Barra parleremo di Rachelina e delle missioni.

 

Il 5 marzo alle ore 18,30 e domenica 6 alle ore 8 e 10,30.
·         Il 10 marzo a Venticano alle ore 18, nella Chiesa di Santa Maria e Sant’Alessio, sarà celebrata la Santa Messa a ricordo del pio transito di Rachelina.
·      

   Il 31 marzo a Baronissi alle ore 18, ospiti della Consulta della Cultura, presenteremo il progetto “Una vita tra le tue dita”.

 

·         Il 10 maggio, solenni celebrazioni a ricordo della proclamazione della Venerabilità di Rachelina Ambrosini e 49° anniversario della Costituzione della Fondazione (programma da definire).

 

·         Il 2 luglio dalle ore 18, nei giardini di Palazzo Ambrosini a Venticano, Santa Messa e visita guidata al museo con la presenza di alcuni responsabili nelle missioni.

 

Tommaso Maria Ferri

 

Comunicato dell’Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita”

 

L'Associazione "Ora et Labora in Difesa della Vita" plaude alla sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuto inammissibile il quesito referendario  sull’

 

<<Abrogazione parziale dell’articolo 579 del Codice penale (omicidio del consenziente), in quanto, a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili >>.

 

Con questa importante sentenza si ribadisce che il diritto non deve farsi strumento di morte e che ogni uomo, anche se gravemente malato o impedito nell’esercizio delle sue funzioni più alte, è e sarà sempre una persona con il suo valore e la sua dignità.

Ricordiamo le parole di Papa Benedetto XVI: “L’eutanasia è una falsa soluzione al dramma della sofferenza, una soluzione non degna dell’uomo, la vera risposta non può essere infatti dare la morte, per quanto “dolce”, ma testimoniare l’amore che aiuta ad affrontare il dolore e l’agonia in modo umano. Siamone certi: nessuna lacrima, né di chi soffre, né di chi gli sta vicino, va perduta davanti a Dio”.

 

Non dimentichiamoci mai che, lo sguardo che portiamo sull’altro, decide della nostra umanità.

 

Giorgio Celsi, presidente dell’Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita

 

«Difendi la Vita, rinascerà la Speranza»
http://www.oraetlaboraindifesadellavita.org/
https://www.facebook.com/giorgio.celsi
ti preghiamo di diffondere fra i tuoi contatti le iniziative di "ORA et LABORA in Difesa della Vita" a difesa della vita dal concepimento alla morte naturale

 

… ultimi giorni per inviare gli elaborati al Premio Nazionale di poesia “La Gorgone d’Oro”. Si può partecipare fino al 28 febbraio 2022
Gli elaborati per le sezioni A – B e D si possono inviare anche con posta elettronica. Penseremo noi a fare le fotocopie e numerarle.

Come noterà, nel regolamento in allegato, abbiamo eliminato anche la clausola che prevedeva l'assegnazione del premio in denaro solo in presenza.

Non aspettiamo l’ultimo momento per partecipare !

L'occasione è gradita per formularVi fervidi auguri di buon 2022.

 

W la Poesia!

 

La segreteria del premio

 

Regolamento 22 Gorgone d'Oromento 22 Gorgone.docx

 

Dato il momento delicato in cui ci troviamo, invitiamo alla lettura di uno dei libri piu’ belli e carichi di significato di questi tempi, il Mio Cuore Trionferà: un libro che fa comprendere la potenza della preghiera e la grandezza della Fede, un libro di Forza e di Speranza, da leggere e far leggere. 

Per dare la possibilità di diffonderlo a più persone possibili, magari regalandolo al proprio collega o vicino di casa, abbiamo messo in promozione speciale il libro (9euro invece di 17,50euro) da oggi fino al 18 Marzo. Includeremo inoltre un dono speciale a chi ne acquista più di una copia. 

"Quando si è di fronte ad un abisso di male, l'unica risposta è un abisso di AMORE" (Giovanni Paolo II)

Link per l'acquisto diretto: https://dominusproductionstore.com/ oppure chiamare lo 055.0468.068 (Lunedi-Venerdi dalle 9 alle 18 orario continuato)

 

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Data la grande richiesta del film UNPLANNED - LA STORIA VERA DI ABBY JOHNSON per la visione in famiglia, abbiamo deciso, in via eccezionale, di riproporre la visione in streaming, solo per il giorno Sabato 26 Febbraio (un solo giorno per non fare concorrenza alle sale cinematografiche che riprenderanno gli eventi di proiezione con la primavera).

 

Il link per la visione è acquistabile da ora fino al giorno prima della proiezione (Venerdi 25 Febbraio) e fino ad esaurimento dei link di collegamento. Una volta acquistato, riceverete il link entro 12ore all'indirizzo email indicato in fase di acquisto. Raccomandiamo quindi di acquistare il proprio link ed eventualmente quello per i propri parenti e amici (i link aggiuntivi sono scontati) con anticipo, onde rimanerne senza

.

Insieme al link del film UNPLANNED, riceverete anche quello del film UNA CANZONE PER MIO PADRE (attivo da subito per 24 ore successive all’attivazione) e che vi invitiamo a vedere appena possibile per fare le prove di visualizzazione e collegamenti con i vostri dispositivi*. Il film potrà essere visualizzato sulla piattaforma Vimeo e, per chi non l'avesse mai utilizzato, abbiamo creato un piccolo video di spiegazione.

 

Il link può’ essere acquistato qui: www.dominusproductionstore.it Per ulteriori informazioni o necessità di chiarimenti contattarci al numero 0550468068 dal lunedi al sabato dalle 9.00 alle 18.00 orario continuato.

Chi non riuscisse a vedere il film per la data del 24 Febbraio non si preoccupi, da questa primavera riprenderemo le proiezioni pubbliche nelle sale cinematografiche in tutte le provincie italiane, per prenotazioni o domande contattateci allo 0550468068 (lun-sab 9-18) oppure scriveteci a info@unplanned.it

 

Un abbraccio e grazie per essere parte integrante di questa piccola, ma preziosa Missione Culturale!


Federica Picchi

 

*Non possiamo suggerire come utilizzare i vostri dispositivi o le vostre smart TV, ma vi mandiamo un link aggiuntivo, il film  UNA CANZONE PER MIO PADRE, utilizzabile da subito per 24h successive all'attivazione, per fare un test di prova e vedervi un altro nostro MERAVIGLIOSO film.

 

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Cari amici,

Per festeggiare con voi la data del 2 Febbraio, giornata in cui si celebra la Presentazione di Gesù al Tempio, anche conosciuta come la festa della Candelora - la giornata della Luce ovvero della Vita - desideriamo, in via eccezionale, rendere possibile la visione del film UNPLANNED - LA STORIA VERA di ABBY JOHNSON in streaming per gli iscritti a questa nostra Newsletter.

Vedere il film sul piccolo schermo non è altrettanto emozionante come vederlo in sala cinematografica, magari insieme ai propri familiari e amici. Stando, però, al periodo delicato che stiamo affrontando, è importante celebrare la Giornata per la Vita con un segnale forte e positivo, come la possibilità’ di vedere questo meraviglioso film, UNPLANNED, nelle proprie case.

Ci riserviamo, in ogni caso, di darci appuntamento nuovamente questa primavera per riprendere gli emozionanti eventi di presentazione del film nelle sale. Inoltre, donare il link a qualche educatore o persona dubbiosa, che non avesse ancora visto il film, potrebbe essere un ottimo modo per motivarlo a supportare le prossime proiezioni pubbliche. Crediamo, infatti, che le proiezioni in sala siano di grande valore educativo e culturale: tutti coloro che hanno partecipato ad un evento di presentazione in sala, non possono che esserne d'accordo.

Link per la visione: https://dominusproductionstore.com/4-film

RIngraziandovi per essere parte integrante di questa piccola, ma preziosa missione culturale, vi auguriamo una straordinaria festa della Vita. 

 

Federica Picchi

Buon pomeriggio, gentilmente, se possibile, segnalare la 54° manifestazione di collezionismo che organizziamo il 19 e il 20 febbraio 2022 a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli,  allego comunicato stampa, locandina e immagini da inserire a vostra discrezione.
Certi di una fattiva collaborazione di fronte a uno dei pochi eventi di rilevanza nazionale organizzati dal 1994 in Campania, punto d'incontro di tutto il Sud Italia, siamo a disposizione per ogni eventualità.
In attesa, colgo l'occasione per invitarvi all'evento, distinti saluti da Attilio Maglio.

 

 

 

 

IL VANGELO DI GAETANO LASTILLA

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CENTRO MISSIONARIO MEDICINALI
Via Degli Agli 50123 - FIRENZE  055 294501
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5 per mille

Scegli di destinare il 5 per mille al Centro Missionario Medicinali



 

 

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indicando  il Codice Fiscale  94073610480
Così sosterrai la nostra attività di invio di
medicinali nel Sud del mondo, che da anni sta
salvando migliaia di vite.
Aiutaci ad aiutare!

 

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO c

 

Lc 4, 21-30 In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga:

«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?»

. Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio:

“Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria.

Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».

All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù.

 

Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

 

Roba da pazzi! Diamo credito a tutti, a quasi tutti...a Lui, No. Chi sarà mai questo qui? Chi si crede di essere?

E’ il figlio di Giuseppe... o no? E' il figlio del falegname di Nazareth... o no? E allora! Fosse almeno il figlio del governatore, del capo della sinagoga, di un ricco industriale, di un attore, di un politico, di un cantante; insomma, fosse almeno figlio di un potente o, in ogni caso, di un personaggio famoso! Invece no!

E’ uno qualsiasi. Bocciato, “segato”. Niente credito ad uno così.

La gente allora lo butta fuori senza tante storie e vorrebbero anche farla finita con Lui, per sempre: così impara!

Lui, il Figlio del falegname di Nazareth: - è sempre quello di domenica scorsa, - è sempre quello che ha “lasciato tutto”, ha lasciato il suo Paradiso per farsi Uno di noi e darci la Luce e il Fuoco dei risorti, per darci prospettive serie e concrete di Vita...

. Lui continua ad essere quello che ci vuole ridare il coraggio dell’àmare fino alla fine e che lotta, come nessuno mai ha fatto, contro la sofferenza, il dolore, la malattia, la paura.

- Lui è quello che è venuto per sfidare la morte in un duello decisivo e... vincerà Lui. - Lui continua ad essere quello che ci ha regalato la vita oltre il buio della morte ed è sempre Lui che ci regala la sua Parola e si è fatto Pane per aiutarci a vivere bene la vita, ma viverla adesso. Eppure uno così va buttato fuori, va eliminato. Roba da pazzi.

 

Se non stiamo attenti rischiamo anche noi di dare credito al primo venditore di passaggio o al "burattinaio" di turno.

Se non stiamo attenti rischiamo anche noi di fidarci di più delle pubblicità che di una vita concreta come la Sua Se non stiamo attenti rischiamo di dare credito agli sconti sulla fatica e ai saldi sulle regole o ai mutui agevolati sulle responsabilità…

Non sarà facile, ma io dico che a Lui, ad uno come Lui, vale la pena di dare credito, e tanto! Ci capiterà ancora di andare in crisi, di "dubitare", di pensare che "andava meglio quando andava peggio", ci capiterà ancora di "volerlo sbattere fuori" dalla nostra vita perché ci sembra un Dio impossibile e riduttivo…

Mettiamoci in testa che non sarà facile, ma tornerà ancora la domenica e noi saremo con Lui, per riprenderci il coraggio e la voglia di vivere sul serio.

 

Buona vita allora. Un grande abbraccio. Cia

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

 

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III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

c Lc 1, 1-4; 4.14-21 Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

 

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere.

Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore».

 

Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui.

Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Ragazzi, ci sono un sacco di buone notizie! Finalmente qualcosa che tira su il morale e ti mette addosso ad un desiderio grande di “esserci” dentro a quest’elenco di situazioni straordinarie. Felicità, libertà, vederci chiaro, star bene: e chi non vorrebbe esser dentro a queste quattro situazioni?...e dentro di tutte contemporaneamente?

Non è un’offerta commerciale o una promozione turistica, non è neppure una pubblicità progresso o un programma elettorale...è semplicemente la missione di Uno che ha dato la vita, fino ad arrivare in cima al Calvario, e ha “battuto” la morte in modo definitivo.

E’ la “missione” del Risorto, del Figlio che si è fatto uomo per accompagnarmi nella vita e motivarla.

E chi non vorrebbe essere felice? ...Sentire di essere una persona libera? ...Vedere chiaro dove mettere i piedi nella storia?

E chi non vorrebbe star bene davvero? Siamo tanto pazzi da non volerlo? Ci capita però di sbagliare i punti di riferimento e di ascoltare più facilmente chi ci promette facili autostrade, interessi zero, sconti e saldi su tutto...anche sulla fatica, sulla sofferenza, sulla vita.

 

Lui, no! - Lui non ha voglia né il tempo per “prenderci in giro”. - Lui è il primo grande testimone di uno stile nuovo, quello di un Dio che si rifiuta di stare nel suo calmo e tranquillo Paradiso e decide di farsi Carne, sporcarsi di morte per poterla sconfiggere e regalarci la Vita. - Lui non ci imbroglia né ci prende in giro. - Lui la sua Croce se la carica sulle spalle e i chiodi rimarranno per sempre un segno della sua fedeltà alla Parola, all’Umanità tutta intera. - Lui non ci prende in giro e lo dirà chiaramente che le dimensioni nuove, le “grandi notizie” prevedono che ognuno si carichi della propria croce e gli vada dietro.

 

Non sarà proprio una passeggiata ma varrà la pena di vivere la vita, finalmente.

 

Buona vita...ma con Lui al centro. Un forte abbraccio. Ciao

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

 

c Gv 2, 1-12 In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.

 

Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino».

E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora».

Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri.

E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto».

Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse:

«Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora»

 

Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Chissà quando riuscirò a capire davvero questa parola. La realtà è che ho sempre voglia di fare quello che dico io e, cerco anche, di impegnarmi con tutte le mie forze, ci penso e mi confronto e poi mi arrabbio o sono contento...ma voglio fare quello che dico io. Sbatto contro muri di gomma, faccio i conti con la mia scarsa capacità di andare “oltre” alle solite analisi banali e vuote, non riesco a vedere la “novità” e la “prospettiva” che esca dalle solite soluzioni di comodo o di parte…succede di tutto insomma, ma, testardo come un mulo, voglio fare quello che dico io.

 

E così il “miracolo” non succede

. Eppure lei, la Mamma, lo ha detto da sempre: “Fate quello che vi dirà.“

E proprio nella capacità dei “servi” (che Lui chiama “Amici”!) di mettere in pratica quello che Lui ha detto... è proprio in questa capacità che si rende possibile il miracolo.

 

Ascoltare la sua Parola e metterla in pratica: è l’inizio del “miracolo”. Fidarsi..è l’inizio e la voglia di “miracolo”.

Devo rivedermi e riesaminarmi un po’ tutto. Devo riprendere il tempo del frequentarlo: dell’Eucaristia. Devo riprendermi il tempo della sua Parola, perché nell’ascoltarlo possa capire cosa devo fare finalmente. Devo piantarla con la mia presunzione e arroganza di sapere tutto, di sapere sempre “cosa fare” e “come farlo”.

ho voglia di fidarmi di lui. - Ho voglia di miracolo. - Ho voglia del miracolo semplice e stupendo di una vita che prende senso nel “fare quello che Lui mi dice”... - Ho voglia di uscire dalla palude annientante del qualunquismo e dello scontato.. - Ho voglia del miracolo della fede semplice e vera della mia mamma Rosa, di don Siro, di tanti giovani, uomini e donne che ho conosciuto nella mia vita. - Ho voglia di fidarmi come loro si sono fidati...sì, si sono fidati a fare quello che Lui voleva dalla loro vita.

E’ il miracolo che si ripete tutti i giorni intorno a noi, ma forse siamo troppo distratti per vedere e meravigliarci ancora.

Sono troppo intento “a fare quello che dico io”. Peccato! Proviamo a “reagire”...Lui, una mano ce la darà.

 

Buona vita. Un grande abbraccio.

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

BATTESIMO DEL SIGNORE

 

Lc 3, 15-16.21-22 In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo.

Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».

Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Battesimo: è il Sacramento che tutti abbiamo ricevuto.. Sacramento che ci siamo ritrovati addosso senza averlo né chiesto né scelto...così come non abbiamo scelto il nome né abbiamo scelto il papà e la mamma.

Attenzione però che la Parola oggi ci aiuta a capire che cosa c’è successo, allora, e c’invita ad impegnarci in prima persona.

 

La prima cosa quindi che vuole farmi capire è che io sono stato battezzato “in Spirito Santo”! Tutti sappiamo che proprio lo Spirito fa nascere la Chiesa, perché è lo Spirito Santo che libera gli Apostoli da antiche paure e li fa uscire dal Cenacolo per diventare, nel mondo, testimoni della Parola e del Pane, testimoni controcorrente di un Amore che vince sull’odio e l’intolleranza, testimoni di dialogo e di vita che vince sulla morte.

Noi siamo stati battezzati in Spirito Santo attraverso l’acqua e, come per gli Apostoli, la conseguenza è di “venir fuori” per diventare “testimoni”...di provarci almeno, così come hanno fatto loro e, milioni di persone, dopo di loro.

Un bambino questo non sa, né può saperlo ma tocca ai papà e alle mamme dirlo ai loro figli per i quali si è voluto e si continua a volere fortemente il Battesimo.

Tocca ai preti, ai nonni, ai padrini e alle madrine…Tocca un po’ a tutti dire il perché abbiamo voluto questo sacramento e provare a far vedere con la vita che, per noi, il Battesimo è diventato una "scelta" importante per ragionare, per scegliere i sentieri dell’andare contro-corrente dentro ai giorni del nostro vivere, per affrontare le tante provocazioni che il tempo ci pone davanti.

Tocca un po’ a tutti dimostrare che il Battesimo è il sacramento del "vivere" come figli dell’unico Padre che ci vuole bene. La Parola parla anche di “fuoco” che è, allo stesso tempo, caldo e luce, energia e distruzione, vita e morte.

Il Battesimo... è tutto questo per ognuno di noi: - cancella e distrugge la Storia sbagliata che abbiamo ereditato; - e c’impianta dentro in una Storia nuova che insieme con il Signore Gesù dobbiamo costruire; - c’inserisce come tralci nella vite..dentro di Lui; - toglie il Peccato dell’Origine perché possiamo continuamente ritrovare l’energia per lottare contro il Male, giorno dopo giorno; - ci regala la Vita Eterna, quella che è per sempre, ma che devo cominciare già da adesso a costruire.

 

Buona vita. Un grande e forte abbraccio. Ciao, don Gigi

 

BATTESIMO DEL SIGNORE

 

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EPIFANIA DEL SIGNORE

Mt 2, 1-12 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano:

«Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.

Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».

Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino.

Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

E’ tutta questione di stelle! Con le "stelle" si allestiscono programmi televisivi, si pubblicano riviste e calendari, si attira gente agli stadi strapieni per concerti, si fanno manifestazioni politiche e sindacali, si fanno olimpiadi e campionati mondiali...con le "stelle" l’economia funziona!

Sembrerebbe di abitare sotto un cielo pieno di stelle. La conclusione potrebbe essere che tutti “proviamo una gran gioia“ e forse è vero che per un momento sia davvero così. Per un momento…

Poi si ripiomba nel terribile quotidiano e ti pare che la tristezza e la delusione abbiano il sopravvento perché prendono grande spazio le notizie di morte, guerre, corruzioni, incidenti, stragi...-

Non sarà allora che ci manchi la “stella” giusta? - Forse costruiamo troppo intorno a tante altre stelle e poco intorno a Lui, la Stella che è venuta per portare la luce nel mondo? -

Sarà che non abbiamo più nessuna voglia di “vedere” davvero? Di “ vedere ” Lui? - Non sarà, forse, che ci lasciamo abbagliare da fuochi che, pur con tutta la buona volontà, non possono riempirci di felicità, di grinta? - Non sarà che “tutte queste stelle”, alla fine, non ci danno la voglia di combattere, con l’unica arma vincente che è quella dell’Amore che Lui ci ha insegnato e, quindi, c’impediscono di incontrarci con il Cristo?

Sì, proprio Lui, che si manifesta al mondo come “luce” per illuminare i sentieri del nostro andare dentro nella vita: - illuminarli perché possiamo camminare sicuri e decisi; - illuminarli perché anche noi possiamo “essere luce” per gli altri, anche noi capaci d’amare e anche noi pieni di gioia.

Se ritrovassimo la semplicità dei pastori di Betlemme credo che tutti vivremmo meglio sotto un cielo di pace e di serenità e credo anche che sapremmo dare il giusto peso e valore a tutte le altre "stelle" e "luci" che si accendono nei giorni della nostra vita.

E anche quando i fatti, le notizie, gli eventi renderanno il nostro cielo buio e scuro, anche allora Lui sarà sempre lì per farci vedere dove mettere il cuore e la testa per non perderci sotto un cielo disperato. Anche allora saremo chiamati ad essere “luce del mondo”, chiamati ad essere epifania!

Buona vita. Un grande abbraccio.

 

È MOLTO BELLO RICEVERE E DIFFONDERE LA PAROLA DEL SIGNORE

 

MARIA SS. MADRE DI DIO

 

Lc 2, 16-21 In quel tempo, i pastori andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.

Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, com’era stato chiamato dall'angelo, prima di essere concepito nel grembo della madre.

 

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Capodanno... la preoccupazione è per "l'intimo rosso": porta fortuna! Capodanno... scatta la corsa ai locali, ai ristoranti, alle feste organizzate da Comuni, Oratori, Associazioni, amici! È Capodanno, è tempo di festa e di novità. In tutti c'è voglia di fortuna, risate, serenità, festa... di cose belle insomma, emozioni forti, sorprese simpatiche.

Mi stupisce pensare che è la stessa voglia dei pastori dopo aver visto e "sentito" Lui: la voglia di lodare (cantare) e di glorificare (dire e fare cose belle).

È la nostra stessa voglia di Capodanno, di un qualcosa che deve incominciare facendo festa, con il sorriso e con la musica dentro e addosso. È un bisogno enorme che ti esplode dentro: cominciare bene!

 

La Parola ci suggerisce come fare per rendere questa voglia più vera e che duri nel tempo.

Ci propone l'atteggiamento di Maria che è diventato il suo stile concreto di vita: meditare nel suo cuore quello che vede e che sente. Maria diventa "modello" per capire cosa non serve per tenere, invece, quello che farà del nostro un tempo affascinante e prezioso: meditare.

Per farlo bene bisogna ascoltare, guardare, capire, confrontare e dopo, solo dopo, devo... meditare. Rimane però indispensabile il "prima", perché se il prima è fatto di niente... il mio meditare è sul niente. Rimane indispensabile il "dopo", il rendermi conto in pratica di tutto quello che deve cambiare nella mia vita: - che potrebbe essere la mia superficialità e la mia indifferenza, il mio fregarmene di tutto e di tutti; - che potrebbe essere il mio "non guardare più" quello che capita intorno e dentro di me; - che potrebbero essere le troppe parole che non dico più, neppure quelle belle e preziose che fanno star bene chi mi sta vicino.

Riprendiamoci il cuore e la testa, facciamo come i pastori e come Maria.

 

Come Maria capace di meditare... perché la festa non diventi una tragica farsa o un vuoto casino; e come i pastori capaci di "trasformarla". Sarà un buon anno per tutti.

Auguri sinceri.don Gigi

MARIA SS.MADRE DI DIO 

 

 

 

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  Notiziario periodico di Tele Maria / n.1-2022 
  Ancona, Sabato 1° gennaio 2022 
   A cura del Prof. Giorgio Nicolini 
   direttore@telemaria.it - Tel,/Fax 071.83552 - Cell. 339.6424332 

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n°3-2022 
  Ancona, Domenica 23 gennaio 2022 

23 GENNAIO
LO SPOSALIZIO DI MARIA E GIUSEPPE

 

In alcuni antichi calendari (prevalentemente locali, soprattutto ispanici) si trova, al 23 gennaio, la festa dello Sposalizio di Maria e Giuseppe; dopo aver celebrato le Nozze di Cana al 6 e all’8 di gennaio (e nella seconda Domenica dopo l’Epifania), la Chiesa fa oggi celebrare il ricordo di altre nozze, quelle tra la Madonna e il Suo casto sposo San Giuseppe. La celebrazione liturgica della Festa dello Sposalizio di Maria e Giuseppe risale al XV secolo, come espressione della fede del popolo di Dio, che ha visto in questo matrimonio un evento fondamentale nella storia della salvezza. La festa della santa Famiglia si affianca a questa festa; qui è la celebrazione delle nozze, l'altra, consecutiva, quella della famiglia. Due aspetti interdipendenti, ma distinti e complementari, sia nella vita degli uomini, sia nel progetto di salvezza della Trinità. Uno mette in risalto l’amore sponsale, l’altro il nucleo familiare.

Tutto ciò che sappiamo sulle nozze di Giuseppe e Maria Vergine ci arrivano dai “Vangeli apocrifi” come “Il Protovangelo di Giacomo“ e “La storia di Giuseppe il falegname“, ma qualcosa è stato scritto anche dalla mistica tedesca Anna Katharina Emmerick e molto è stato rivelato alla

 

Venerabile MARIA D'AGREDA, ne "LA MISSTICA CITTA' DI DIO".

Racconto e riflessioni del Protovangelo di Giacomo


Il Protovangelo di Giacomo dà un adeguato risalto al matrimonio di Maria e Giuseppe, inserendolo in un giusto contesto storico-ambientale. Così rileva che la Vergine fu promessa sposa a Giuseppe per scelta di Dio, con la narrazione della colomba che uscì dalla verga di lui, indicando l’uomo prescelto: episodio che richiama alla mente il bastone di Aronne che verdeggiò, manifestando così che lui era stato scelto da Dio per aiutare il fratello Mosè; e richiama anche l’evento della colomba che, al Battesimo di Gesù nel Giordano, lo indicò come il Figlio di Dio [cfr. Gv 1, 32-34].

DALLE PAGINE della Beata Anna Katharina Emmerick
Pagine molto suggestive, ha dettato a sua volta Anna Katharina Emmerick sul fidanzamento e sullo sposalizio di Maria con Giuseppe [cfr. Vita della Santa Vergine Maria, Ed. San Paolo 2004, pp. 82-87]. Così è narrata dalla mistica tedesca la scelta di Giuseppe come promesso sposo di Maria:
“Viveva dunque la santa Vergine nel Tempio con parecchie altre vergini, sotto la sorveglianza di pie matrone. […] Quando queste fanciulle erano cresciute, si sposavano. I loro genitori, portandole al Tempio, le avevano offerte completamente a Dio e gli Israeliti più osservanti nutrivano da molto tempo la tacita fiducia che uno di questi matrimoni avrebbe portato un giorno alla nascita del Messia promesso. Quando la santa Vergine ebbe quattordici anni e insieme ad altre fanciulle doveva prepararsi al matrimonio, ho visto sua madre Anna andare al Tempio e farle visita […]. Quando alla Vergine fu detto che doveva lasciare il Tempio e sposarsi, rimase turbata e disse ai sacerdoti che non voleva lasciare il Tempio perché si era promessa a Dio e non voleva sposarsi. In seguito ho visto la santa Vergine piangere e pregare Dio nella sua cella […]. “La capigliatura della Vergine era abbondante e di un biondo-oro. Ella aveva le ciglia brune, grandi occhi luminosi, naso ben modellato, bocca nobile e graziosa, mento fine. Indossava una bella veste; il suo incedere era dignitoso“.

 

Ho visto anche il Sommo Sacerdote inviare messaggeri nel territorio e convocare al Tempio tutti gli uomini non sposati della stirpe di Davide. Quando questi si furono riuniti nel Tempio vestiti dei loro abiti migliori, fu loro presentata la santa Vergine, e tra loro vidi un giovane molto devoto della regione di Betlemme; anche lui aveva sempre pregato con grande zelo per l’adempimento della promessa e io ho riconosciuto nel suo cuore il grande desiderio di diventare lo sposo di Maria. Ella però si ritirò di nuovo nella sua cella, versò sante lacrime e cercò di non pensare al fatto che non doveva rimanere vergine. Poi ho visto il Sacerdote, che aveva avuto un’intuizione interiore, consegnare ad ogni uomo un ramoscello e ordinare ad ognuno di contrassegnarlo col proprio nome e tenerlo in mano durante la preghiera e l’offerta […]. A loro fu spiegato che quello il cui ramoscello fosse fiorito era destinato dal Signore a sposare la Vergine Maria di Nazareth.
[…] Successivamente, altri uomini della stirpe di Davide furono convocati nel Tempio; e tra questi Giuseppe, dal cui ramoscello posto sull’altare uscì un fiore simile a un giglio bianco, e vidi una luce come fosse lo Spirito Santo scendere su di lui. In questo modo Giuseppe fu riconosciuto come lo sposo destinato dal Signore alla Vergine Maria, alla quale fu presentato dai Sacerdoti alla presenza della madre Anna”.

Secondo questa veggente tedesca, i genitori di Giuseppe possedevano una grande casa a Betlemme, dove il patriarca trascorse la fanciullezza insieme a cinque fratelli. Poichè Giuseppe era pio, semplice e di carattere mite, i fratelli lo molestavano e talvolta lo maltrattavano. Giuseppe non reagiva, ma preferiva cercarsi un altro sito dove abbandonarsi alla preghiera. Arrivato all’età di 12 anni cominciò a frequentare la bottega di un falegname e imparò il mestiere, ma poichè i fratelli continuavano a rendergli insopportabile la vita, Giuseppe lasciò Betlemme e visse del suo lavoro presso altri artigiani. All’ età di circa 30 anni lavorava a Tiberiade per un altro padrone, ma abitava da solo in una casetta vicina. Nel frattempo i suoi genitori erano morti e i suoi fratelli si erano dispersi. Da tempo il santo giovane non solo credeva nella venuta del Messia, ma pregava Dio che lo inviasse sulla terra. Un giorno, mentre se ne stava occupato a sistemare un oratorio nei pressi della sua casetta allo scopo di avere un posto riservato dove raccogliersi in preghiera, gli apparve un angelo che gli comandò di recarsi al Tempio di Gerusalemme per diventare sposo di una fanciulla ivi custodita. Prima di questo messaggio Giuseppe non aveva mai pensato al matrimonio e perciò evitava la compagnia delle donne. Dopo il fidanzamento Giuseppe si recò a Betlemme per motivi di famiglia, poi si trasferì a Nazareth. In questa cittadina S. Anna possedeva una casa e la preparò per Maria e per Giuseppe. Essa era situata dove attualmente sorge la basilica dell’Annunciazione e, secondo la Emmerich, è proprio quella che si venera a Loreto, ivi trasportata dagli Angeli. Secondo la tradizione Giuseppe aveva, oppure acquistò per la circostanza del matrimonio, una casetta poco distante da quella di Maria. Quivi, al suo ritorno da Betlemme, stabilì la sua bottega di falegname.

 

Nel primo volume dell‘Evangelo di Maria Valtorta Maria Santissima le fa questa rivelazione:

Dio m’aveva chiesto d’esser vergine. Ho ubbidito. … d’essere sposa. Ho ubbidito, riportando il matrimonio a quel grado di purezza che era nel pensiero di Dio quando aveva creato i due Primi. … mi chiedeva d’esser Madre. Ho ubbidito. Ho creduto che ciò fosse possibile e che quella parola venisse da Dio, perché la pace si diffondeva in me nell’udirla. … Eva volle il godimento, il trionfo, la libertà. Io accettai il dolore, l’annichilimento, la schiavitù. Quel “si” ha annullato il “no” di Eva al comando di Dio.

 

Dalla "MISTICA CITTA' DI DIO"
della Venerabile MARIA D'AGREDA
(Libro 2°, cap. 22)


Si celebrano le nozze di Maria santissima col santo e castissimo Giuseppe

 

752. Nel giorno in cui la nostra principessa Maria compiva quattordici anni, si radunarono gli uomini della tribù di Giuda e della stirpe di Davide, da cui discendeva la celeste Signora, i quali si trovavano allora in Gerusalemme. Fra gli altri fu chiamato Giuseppe nativo di Nazaret, che soggiornava nella stessa città santa, perché era uno di quelli della stirpe regale di Davide. Aveva trentatré anni, una bella figura e un aspetto attraente, ma di incomparabile modestia e serietà; dotato di santissime inclinazioni, era soprattutto castissimo nelle opere e nei pensieri e, fin dal dodicesimo anno d'età, aveva fatto voto di castità. Era parente della vergine Maria; in terzo grado, e di vita purissima, santa ed irreprensibile agli occhi di Dio e degli uomini.

753. Dopo essersi riuniti nel tempio, quegli uomini non sposati pregarono il Signore insieme con i sacerdoti, perché tutti fossero guidati dal suo divino Spirito in ciò che dovevano fare. A quel punto, l'Altissimo ispirò al cuore del sommo sacerdote di far si che a ciascuno dei giovani ivi raccolti si ponesse una verga secca nelle mani e che tutti poi domandassero con viva fede a sua Maestà di rivelare con tale mezzo chi aveva scelto come sposo di Maria. Siccome il buon odore della virtù ed onestà di questa vergine, nonché la fama della sua bellezza, dei suoi beni e della sua condizione sociale, come pure il fatto che fosse la figlia primogenita e unica nella sua casa, era già manifesto a tutti, ciascuno ambiva la buona sorte di averla come sposa. Solo l'umile e rettissimo Giuseppe, tra i presenti, si reputava indegno di un bene così grande; ricordandosi del voto di castità che egli aveva fatto e riproponendosene in cuor suo la perpetua osservanza, si rassegnò alla divina volontà, rimettendosi a ciò che volesse disporre di lui, nutrendo tuttavia venerazione e stima per l'onestissima giovane vergine Maria più di chiunque altro. (CONTINUA)

 

 

  Notiziario periodico di Tele Maria / n.2-2022 
  Ancona, Domenica 16 gennaio 2022 

 

Banneaux, la Vergine dei poveri
“Vengo per dare sollievo alle sofferenze”
“Credete in Me, io crederò in voi. Pregate molto.”

 

     Le apparizioni della Vergine a Banneux nel gennaio del 1933 sono state una luce nella notte del dolore e della sofferenza che l'umanità ha vissuto come conseguenza dell'illuminismo e del nazionalsocialismo.
   Nella notte la Vergine dei Poveri viene per richiamare alla fede, per invitare a rimettersi in cammino, per sollecitare alla confidenza in Dio, per accompagnare l'umanità a Cristo Gesù.
   Solo dodici giorni dopo la fine delle apparizioni a Beauraing la Madonna appare ad una bambina di 11 anni di nome Mariette Beco, a Banneaux, un paesino del Belgio non molto distante da Beauraing.
   La sera del 15 gennaio 1933, Mariette si trova in casa con la madre. Ad un tratto vede nel cortile una giovane signora che "sembra fatta di luce" e che le sorride. La Signora indossa una veste bianca con un nastro blu che le cinge la vita e un velo bianco e trasparente sulla testa. Mariette nota anche una rosa d’oro sul Suo piede destro e nella mano un rosario che sembra fatto anch’esso d’oro. La Signora ha le mani giunte come se pregasse. Mariette inizia a recitare il Rosario e mentre prega ha l’impressione che anche la Signora fuori dalla finestra muova le labbra come se pregasse. La Signora fa cenno a Mariette di uscire e quando la bambina fa per dirigersi verso la porta la madre preoccupata chiude a chiave. Quando Mariette guarda di nuova dalla finestra la Signora è ormai scomparsa.
   La sera del 18 gennaio Mariette esce di casa, mossa da un impulso interiore va ad inginocchiarsi vicino al cancello e inizia la recita del Rosario. Improvvisamente ecco la Vergine comparire fra due pini. La Signora si unisce alla preghiera della bambina. Mariette allora si alza e seguendo le indicazioni della Vergine, che le fa segno di seguirla, esce dal cancello del cortile di casa e si dirige verso la strada. Qui, cadendo in ginocchio va in estasi; la Madonna allora chiede a Mariette di immergere la mano in un corso d’acqua che si trova lì. La gente che intanto è intervenuta le sente ripetere ad alta voce le parole che le dice la Madonna: "Questo ruscello è riservato a Me". Subito dopo la Signora scompare.

   Nel frattempo il padre della bambina (che da anni non entrava in una chiesa) chiede al parroco di potersi riaccostare ai sacramenti. Il sacerdote rimane colpito poiché aveva chiesto a Dio come segno che dimostrasse la veridicità delle apparizioni, proprio la conversione del padre di Mariette

   La sera del 19 gennaio, alle 19.00 in punto, Mariette si inginocchia sulla neve ed inizia a pregare. Dopo aver recitato un paio di decine del Rosario compare la Madonna che le dice: "Io sono la Vergine dei Poveri". La bambina allora si dirige verso il ruscello e cade nuovamente in ginocchio. Maria le dice: "Questa sorgente è riservata a tutte le nazioni per dare sollievo agli ammalati". Alla fine di questa breve apparizione che durerà circa sette minuti, Mariette ripete le ultime parole della Signora: "Pregherò per te. Arri vederci".
   Nell’apparizione del 20 gennaio Mariette chiede alla Madonna: "Che cosa volete?", "Una piccola cappella" risponde la Madonna e benedice la bambina con un segno di croce. La sera dell’11 febbraio, la festa di Nostra Signora di Lourdes, la Madonna appare di nuovo e dice a Mariette: "Vengo per dare sollievo alle sofferenze". Durante l’apparizione i presenti vedono Mariette immergere la mano nell’acqua e farsi il segno della Croce.
   La successiva apparizione ha luogo il 15 febbraio. Durante il suo colloquio con la Vergine, Mariette le chiede un segno, come il parroco le aveva suggerito di fare. Alla fine dell’apparizione Mariette scoppia in lacrime - probabilmente a causa di un segreto che pare le avesse confidato la Madonna - e tutto quello che riesce a dire è che la Vergine le ha detto: "Credete in Me, io crederò in voi. Pregate molto. Arrivederci".
   La sera di lunedì 20 febbraio Mariette si dirige verso il ruscello e quando la Madonna compare le dice: "Mia cara bambina, prega molto".
   L’ottava ed ultima apparizione avverrà il 2 marzo 1933. Mariette attende la venuta della Vergine sotto una pioggia battente. Improvvisamente, un po’ prima dell’apparizione, il maltempo cessa e il cielo si rasserena. A questo avvenimento assistono stupefatti numerosi testimoni. In quel momento la Madonna appare a Mariette e le dice: "Io sono la Madre del Salvatore, la Madre di Dio. Pregate molto", Mariette risponde "Si, si"; allora la Madonna benedice la bambina e prima di scomparire la saluta con un "Addio" anziché con l’ormai abituale "Arrivederci" delle precedenti apparizioni.
   Una commissione episcopale venne incaricata nel 1935 di investigare sugli avvenimenti di Banneaux. Nel maggio del 1942 il Vescovo di Liegi approvò il culto della Vergine dei Poveri. Le apparizioni ricevettero un’approvazione preliminare nel 1947 e quella definitiva nel 1949.
   Mariette Beco dopo la fine delle apparizioni e per il resto della sua vita ha cercato di condurre una vita normale, cercando di evitare ogni sorta di clamore e pubblicità.

 

DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO XII
AD UN GRUPPO DI PARLAMENTARI D'ITALIA*

Mercoledì, 13 dicembre 1950

 

   (...) Chiunque, ai giorni nostri, è chiamato a collaborare nell'opera legislativa, assume con ciò stesso un ufficio, da cui dipendono spesso la vita o la morte, la contentezza o la esacerbazione, il progresso o il decadimento d'innumerevoli esseri umani. Dal momento in cui depongono la loro scheda nell'urna, migliaia di elettori mettono la loro sorte nelle vostre mani. Per la durata della legislatura, la loro felicità o infelicità, la loro prosperità economica, sociale, culturale, spirituale, sono, più o meno definitivamente, sospese al voto affermativo o negativo, che voi date alle proposte di legge, le quali formano oggetto delle vostre discussioni e deliberazioni.
   È per questo che voi, pur associati in sincera volontà per il bene della Nazione, andate sperimentando, come pochi altri, l'inferiorità dell'uomo ai doveri della vita specialmente pubblica, e che non vi è superiorità d'ingegno, profondità di scienza, vastità di coltura, singolarità di doti, che garantisca, in così complessa concorrenza di uffici, il necessario favorevole successo ai fini del buon governo dello Stato. Voi sentite come questo non si regge con le sole forze umane, ma occorre lume di sapienza dall'alto, affinchè qualunque cosa facciate nell'interesse del Paese, sia in voi constantemente virtù, probità, integrità, e a quella dedichiate interamente voi stessi, lasciando da parte ogni mira personale.
   A voi, come a quanti sono collocati in posizione di superiorità e di comando, possono applicarsi le parole di Gesù Cristo : «Filius hominis non venit ministrari, sed ministrare» (Matth. 20, 28): la superiorità è un servizio, il comando non un arbitrio, ma un atto di ubbidienza alle leggi eterne della verità e della giustizia.
   E voi sentite altresì — come tutti debbono sentire — quanta forza occorra da Dio, per reagire fermamente, nell'esercizio del dovere, contro l'egoismo e l'orgoglio, e proporre sempre ai vantaggi particolari — dell'individuo del gruppo, del partito — i vantaggi comuni, e ciò unicamente al lume della giustizia, della carità, della fede.
   A voi pertanto è doveroso tener presente, nel travaglio della vostra missione e della vostra responsabilità, l'avvertimento del Salmo, confortato dalla esperienza universale : « Se il Signore non edifica la casa, invano si affaticano gli edificatori. - Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode » (Ps. 126, 1).
   Questa superna assistenza voi siete venuti a implorare da Dio con la vostra manifestazione collettiva di fede e di pietà religiosa mentre è vicino a chiudersi l'Anno Santo.
   E noi, interpretando il vostro pensiero, chiediamo al Signore che l'indulgenza di questo gran Giubileo, così fruttuoso per tutti e così consolante per Noi, si effettui per le vostre persone e per l'Italia in ogni sorta di grazie; che per la divina assistenza e per la vostra saggezza siano resi meno duri alla Patria i trepidi giorni che essa con tutto il mondo attraversa; che questo diletto popolo sia con tutti i popoli fratelli salvo, oggi e sempre, dalla calamità di nuove guerre, per attuare, in una pace feconda di lavoro e di civile progresso, i fini terreni ed eterni della umanità redenta da Cristo.
   Con questi sensi, raccogliendo nel Nostro cuore i voti e le preghiere di ciascuno di voi, impartiamo con affetto a voi stessi, alle vostre famiglie, alle popolazioni dalle quali avete ricevuto il man dato parlamentare, la Nostra paterna Apostolica Benedizione.
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*Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, XII,
 Dodicesimo anno di Pontificato, 2 marzo 1950 - 1° marzo 1951, pp. 369 - 370

 

LA FIGLIA DI ALDO MORO

SCRIVE QUESTO SPLENDIDO PENSIERO SUL COVID

 

 

 

 

I PIU' SENTITI AUGURI DI OGNI BENE
e di ogni benedizione da Dio
PER IL NUOVO ANNO 2022
agli amici e simpatizzanti di questo Notiziario
di Tele Maria / La Voce Cattolica
Prof. GIORGIO NICOLINI 

 

Dal libro dei Numeri (6,22-27)
IL SIGNORE AGGIUNSE A MOSE':
"VOI BENEDIRETE COSI' GLI ISRAELITI; DIRETE LORO:
TI BENEDICA IL SIGNORE E TI PROTEGGA.
IL SIGNORE FACCIA BRILLARE IL SUO VOLTO SU DI TE
E TI SIA PROPIZIO.
IL SIGNORE RIVOLGA SU DI TE IL SUO VOLTO
E TI CONCEDA PACE".

 

1° GENNAIO
MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO
CONSACRAZIONE DELL'ANNO A MARIA

 

Sono arrivato per divina misericordia al principio di questo nuovo anno, e a te, dopo Gesù, ne consacro le primizie, o cara o dolce madre Maria.
Deh! Quanto ho bisogno di te per passare quest'anno, come si conviene a un vero cristiano, e a chi si professa di essere tuo figlio!
Da te, o cara Madre, io aspetto tutto, per tuo mezzo io spero di ottenere ogni grazia.
Deh! Ricevimi sotto il manto della tua protezione, custodisci i sensi del corpo, le potenze dell'anima e gli affetti del cuore, affinché io viva solo per servire ed amare il mio Dio, tutto operi per la sola sua gloria, tutto io prenda dalle sue santissime mani, e in tutto quello che mi accadrà di contrario io mi rassegni alla sua Divina volontà.
Tu difendimi nelle tentazioni, tu assistimi nei pericoli, tu confortami nelle tribolazioni, tu soccorrimi nelle necessità, tu liberami dal peccato, tu fammi crescere nelle virtù, tu soprattutto impetrami un ardente e sincero amore verso il mio Dio e Salvatore Gesù Cristo.
Sì, cara Madre, per quel Sangue Preziosissimo, che sparse in questo giorno il tuo Divin Figlio, per il dolcissimo nome di Gesù che gli fu imposto, e per l'infinita carità del suo amorosissimo Cuore, ti supplico e scongiuro, che tu mi ottenga la grazia di sempre più amarlo, servirlo e glorificarlo in tutto il tempo della mia vita, per essere fatto degno per gli infiniti meriti suoi e per la tua intercessione di venire ad amarlo e goderlo eternamente in tua compagnia nel Santo Paradiso.
O Maria, Vergine Immacolata, Augustissima Madre di Dio, Regina degli Angeli e degli uomini, tesoriera di grazie, speranza e consolazione, gloria e delizia di tutto il genere umano, deh!, per il tuo purissimo e amantissimo Cuore, fà che non rimanga delusa la fiducia che in te io ripongo della mia eterna salvezza.
E se quest'anno avesse ad essere per me l'ultimo della vita, io ti invoco, o cara Madre, con tutto l'affetto dell'anima mia, e ti prego che tu mi voglia assistere nel punto terribile della mia morte, così che, trafitto dal più vivo dolore dei miei molti e gravissimi peccati, fermo nella Santa ed unica Fede Cattolica saldo nella speranza della Divina misericordia, e i meriti della Passione, morte e del Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo, e acceso del più fervente amore di Dio, io spiri in pace tra le tue braccia l'anima mia, e venga a ringraziarti e ad amarti in Cielo con tutti gli Angeli e i Santi per tutta l'eternità. Amen.


 MARIA, MADRE DI DIO E DELLA VITA 

LA VERGINE MARIA, MADRE DI DIO
IL SOLE DELLA PUREZZA CHE INTERCEDE PER NOI PER UN FUTURO DI PACE
  


Madre di Dio, Theotokos in greco, è il più alto titolo mai attribuito a Maria. Le è stato conferito durante il Concilio di Efeso nel 431 d.C.. Il Concilio ha stabilito che l'umanità e la divinità di Gesù non potevano essere separate, e quindi Maria meritava a ragione il titolo di Madre di Dio. Maria ha messo al mondo Gesù, e quindi è veramente madre di Dio, visto che Gesù è la seconda Persona della Trinità. La solennità di Maria, Madre di Dio, è la più antica festa di Maria celebrata nella Chiesa cattolica. Maria non è solo Madre di Dio, ma anche la nostra vera madre. Quando ha detto di sì all'angelo Gabriele in occasione dell'Annunciazione, ha detto di sì all'essere madre di Gesù, e allo stesso tempo ha detto di sì al fatto di diventare la nostra madre spirituale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che Maria è nostra madre nell'ordine della grazia. “Il suo ruolo in rapporto alla Chiesa e a tutta l'umanità va ancora più lontano. Ella ha cooperato in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo è stata per noi la Madre nell'ordine della grazia”. “Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso prestato nella fede al tempo dell'annunciazione, e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna. [...] Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice” (CCC 968, 969). Il ruolo di Maria come nostra madre è iniziato con l'Annunciazione e continua per tutta l'Eternità. Visto che ama tanto suo Figlio, ci ama teneramente come membra del suo Corpo Mistico.
  
DALLA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI PER LA SANTA CASA DI LORETO

Santa Maria, Madre di Dio, ti salutiamo nella tua casa. Qui l’arcangelo Gabriele ti ha annunciato che dovevi diventare la Madre del Redentore; che in te il Figlio eterno del Padre, per la potenza dello Spirito Santo, voleva farsi uomo. Qui dal profondo del tuo cuore hai detto: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc.1,38). Così in te il Verbo si è fatto carne (Gv.1,14). Così tu sei diventata tempio vivente, in cui l’Altissimo ha preso dimora corporalmente; sei diventata porta per la quale Egli è entrato nel mondo.

 

 

Per festeggiare insieme la data del *2 Febbraio*, la festa della Candelora, giornata in cui si celebra la Presentazione di Gesù al Tempio, anche conosciuta come la festa della Luce ovvero della Vita, desideriamo, in via eccezionale, rendere possibile la visione del film *UNPLANNED - LA STORIA VERA di ABBY JOHNSON* in streaming in italiano.

Il film unplanned è una commovente testimonianza di vita vissuta sul dramma dell'aborto: una storia vera.

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Buona preparazione alla *Festa della Vita*!

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Carissimi amici, alcune precisazioni riguardo il link di *UNPLANNED in streaming in Italiano per il giorno 2 Febbraio*.

Il link di visione è a pagamento ed è valido SOLO per la giornata del 2 febbraio (diversamente non sarebbe corretto nei confronti delle sale cinematografiche e di chi sta organizzando le proiezioni sul territorio). In ogni caso con un solo link lo può vedere tutta la famiglia!

Il link *è valido dalle 00:01 del 2 Febbraio alle 23:59 sempre del 2 Febbraio* e può essere visto piu’ volte nello stesso giorno (sempre e solo il 2 Febbraio) sempre e SOLO dallo stesso dispositivo con cui avete fatto l’accesso la prima volta.

Ovviamente il piccolo schermo non regala la stessa emozione dell’evento al cinema, quindi ci riserviamo di riprendere *tutti gli eventi di presentazione questa primavera*, sperando di essere tornati ad una piena normalità’! 🔥❤️🙏

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Ricordo che chi acquista piu’ link - per consentire ad altri di vederlo - può beneficiare di sconti quantità’. ( il link singolo costa 10 euro, se si acquistano 3 link costano 7 euro l’uno, se se ne acquistano 15 o piu’ link costano 5 euro l’uno). Fate però presente ai destinatari del vostro dono che è un link che avete acquistato e che *è valido solo per il 2 Febbraio*, quindi se non hanno possibilità’ di vederlo, ve lo dicano così che non vada sprecato 🙏🔥❤️😘

Qualsiasi altro dubbio o richiesta prego chiamare lo 0550468068 (lun-ven 9-18 orario continuato) oppure scrivere a web@estpretiosa.com grazie 🙏❤️ Federica Picchi
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Federica Picchi

 

 

 

Quest'anno facciamo una calza speciale ai piccolini di casa, insieme ai dolci, regala un bel libro e magari una piccola icona che rimarrà con loro per sempre!

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Gent.ma/o,
con questa mail La informiamo della modifica all'articolo 3 del bando della XXXII edizione del Premio nazionale di Poesia "La Gorgone d'Oro".

 

Abbiamo eliminato la clausola che prevede l'assegnazione del premio in denaro solo in presenza.

 

L'organizzazione ha ritenuto di intervenire su questo punto del bando alla luce della proroga dello stato di emergenza in Italia, quindi consapevole dell'attuale situazione pandemica che renderebbe - al momento - gli spostamenti difficoltosi, ha votato all'unanimità di annullare la clausola di cui sopra.
Dunque, chiunque dei partecipanti dovesse essere impossibilitato a presenziare alla cerimonia di premiazione, riceverà ugualmente l'assegno in caso di vittoria.
L'occasione è gradita per formularVi fervidi auguri di buon 2022.
W la Poesia!
La segreteria del premio

 

 

Gent.mo Poeta, Gentilissima Poetessa
Nell’augurarLe un Buon Natale ed un felice Anno nuovo Le trasmettiamo, in allegato, il bando di partecipazione alla XXII edizione con preghiera di estenderlo ai poeti di Sua conoscenza. Grazie.
Partecipiamo da subito, senza aspettare la scadenza che avrà luogo il 31 gennaio 2022.
Per qualsiasi informazione scrivete a questa mail o contattateci al numero 339 2626015.

 

Grazie!

 

W la Poesia! 

Andrea Cassisi (Presidente dell’Associazione)

 

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Aspettiamo i vostri libri per il
CENTRO DI RICERCA SULLA POESIA CONTEMPORANEA

 

Informiamo i Signori poeti che la nostra Associazione ha istituito il Centro di ricerca “Salvatore Zuppardo” sulla poesia contemporanea.
Invitiamo quanti lo vogliono ad inviare una copia dei loro libri di poesia con le biografie al fine di poterli catalogare e archiviare.
Ciò creerà una Biblioteca specializzata sulla poesia italiana (comprensiva delle lingue e dialetti regionali), punto di riferimento per ricercatori e studiosi della poesia del nostro tempo.
L’archiviazione (della quale l’autore riceverà certificazione) avverrà con criteri informatici e cartacei tali da consentire una facile metodica di ricerca biografica e bibliografica di quanti aderiscono.

 

 

Bando corretto 22° Concorso Gorgone d'Oro - PDF


Regolamento 22 Gorgone d'Oro - WORD

 
 
 

 

 

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