Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

 

MOSTRE, RICORRENZE ED INIZIATIVE VARIE 2021

 

In questa pagina troverete, di volta in volta, notizie dedicate ad iniziative e/o Mostre su soggetti di interesse comune: a tematica religiosa, collezionismo vario, recensioni su novità editoriali, ecc. Spero possa esservi utile!

Si declina, comunque, ogni responsabilità circa l'eventuale mancata realizzazione delle stesse o altre inesattezze, non imputabili a Cartantica, che si fa soltanto tramite delle informazioni.

Alcune delle iniziative vengono riportate anche se con ritardo, compatibilmente con gli aggiornamenti del sito.

 

 

 

IL VANGELO DI GAETANO LASTILLA 2021

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III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 24.01.2021

 

Mc 1, 14-20 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini».

E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti.

E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

Il discorso prosegue: Gesù non molla né scende a nessun compromesso, non vuole essere”simpatico” a tutti i costi, non gli interessano gli applausi! Per “andare” da Lui bisogna quindi “convertirsi”, in altre parole “cambiare strada” e “scegliere la sua”: credere al Vangelo.

E’ un ordine ed è quasi antipatico. La conversione però è questa cosa qua… e la condizione per realizzarla è soltanto la mia voglia sincera di verità, di senso da dare a tutto il mio vivere e in pratica all’amore, allo studio, al lavoro, al tempo libero, alla morte, alla sofferenza, ai sogni, alla solitudine e alle mie amicizie...a tutto.

 

La conversione non sarà come un fulmine a ciel sereno (è capitato a San Paolo, a qualcun altro…) ma sarà un cammino lento e costante dietro a Lui, che probabilmente sarà fatto da un continuo cadere e rialzarmi per continuare ancora.

L’ordine rimane secco, e non ammette repliche, e “viverlo” è fatto dai tempi del crescere, di chi ha scelto di partire ma sa che non è ancora arrivato...perchè non basta decidere di andare in cima alla montagna per esserci arrivati: bisognerà andare e camminare sul sentiero, e ci vorrà del tempo e saranno i tempi della conversione.

Devo solo decidere, se ho voglia o no, di “seguirlo”, di “cambiare” le mie strade che non portano a niente…

Il Vangelo sarà il sentiero che porta in cima alla montagna e lì...lo vedremo a faccia a faccia. Il Vangelo sarà il punto di riferimento del mio “convertirmi”, del mio cambiare.

Lo è stato per Pietro e Andrea, per Giacomo e Giovanni...loro gli sono andati dietro fino alla fine, Amici per sempre.

 

Buona vita... e con Lui al Centro sarà un buon cammino.

 

Un grande abbraccio Don Gigi

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 17.01.2021

 

Gv 1, 35-42 In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete».

Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù.

issando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

 

Commento di don Gigi Pini

 

“Cercasi”, un avviso che si trova spesso sui giornali, sui muri, su qualche tram...c’è sempre qualcuno che cerca qualcosa. “Vendesi”, è il cartello gemello che si trova perchè c’è sempre qualcuno che offre qualcosa.

Chi cerca e chi vende: credo che sia così anche per noi. Cerchiamo qualcosa o qualcuno che ci faccia stare bene, che ci riempia le giornate, che ci faccia sentire importanti e siamo pure disposti a “vendere” tutto pur di trovare quello che “cerchiamo”, siamo disposti a vendere il cuore e la testa.

Lui, il Cristo, lo sa e allora è proprio Lui a fare la domanda: “Che cercate? “. Lui conosce la mia fame e sete e gioca d’anticipo. Lui però non vende niente, ci chiede semplicemente “cosa cerchiamo”! A noi tocca capire e dire, chiaro e forte, che cosa stiamo cercando davvero, dirlo senza paura e senza falsità… ma forse non sappiamo bene neppure noi, forse è solo qualcosa di confuso e di precario o qualcosa di vago e lontano.

Non importa, Lui continua a chiedermi che cosa sto cercando nella vita e dalla vita. Il Cristo ha la risposta giusta che non assomiglia per niente a quella dei “venditori nostrani”: Lui ci lancia l’invito ad “andare e vedere”. Ancora una volta è un invito a non rimanere fermi sui nostri rimpianti, sulle nostre nostalgie o sulle nostre sicurezze.

L’invito è a “camminare” per “vedere”: non si “vende” né si “compra” nulla a scatola chiusa, e non c’è neppure chiesta una fiducia immediata e cieca (già per Sua Mamma era stato cosi “...rimase turbata… com’è possibile?). ). Vuole che vediamo!

L’eucaristia è una validissima opportunità per “andare a vedere” perché è il sacramento dell’incontro con Lui che si fa Pane dell’anima. Ogni domenica posso vedere, sentire e rimanere con Lui…stare un poco con Lui.

 

Buona vita allora e avanti, senza paura. Un grande abbraccio. Ciao

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO: "CHI CERCATE...?"

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 
 

BATTESIMO DEL SIGNORE - 10.01.2021 - I DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

Mc 1, 7-11 In quel tempo, Giovanni predicava dicendo: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo». In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.

E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

 

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

«Fu battezzato nel Giordano...» Lui, il Cristo è battezzato. È un altro momento nel quale Lui vuole rendere evidente la sua identità. Non è "un grande", non è "un mito", non è "un profeta"... è Figlio di Dio. Nel fiume Giordano è detto questo, perché tutti lo sappiano, perché nessuno faccia confusione: Gesù di Nazaret è il Figlio di Dio. Il Suo Battesimo allora ci tranquillizza sul senso del nostro scegliere e del nostro servire: non stiamo insomma camminando incontro al vuoto o al personaggio di moda; non stiamo neppure facendo la fatica del cercare per ritrovarci poi con un fantasma inutile anche se, alle volte, divertente. Il Suo battesimo rende vero il mio, il nostro battesimo, anche noi nel Sacramento dell'Inizio siamo riconosciuti figli di Dio, comunità che cammina nella storia per essere sale, luce e lievito... popolo che riconosce il Cristo come capo e pastore: Chiesa appunto. Il mio, il nostro battesimo ci "apre" la strada per battere "il male" perché anche a noi è detto, in maniera chiara e ufficiale, che non siamo degli orfani dispersi nell'universo dell'umanità ma figli. Figli che hanno un Padre che ci ama e un Fratello che ci ama... di un amore che vince il male estremo, quello che ci fa più paura: la Morte. Il battesimo tutto questo me lo dice in modo molto chiaro. Sono un privilegiato.

BATTESIMO DEL SIGNORE - 10 GENNAIO 2021

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EPIFANIA DEL SIGNORE - 06.01.2021

 

Mt 2, 1-12 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.

Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono.

Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

“Adorare” è un verbo che usiamo poco nel nostro linguaggio, ma quando capita è per dire la misura e la forza del nostro amore per qualcuno o per qualcosa. Lo usiamo poco nel parlare ma lo “pratichiamo” molto nel vivere concreto, negli atteggiamenti che sono lo stile della nostra vita.

Sì, perché “adorare” vuol dire “mettere al centro”: e allora qualcuno o qualcosa diventano il punto di riferimento e di motivazione per il nostro stare al mondo.

Adorare il Cristo vuol dire esattamente quello: metterlo al centro e non potrà mai essere un idolo o un portafortuna perché, quando lo diventa o lo è diventato, allora nascono gli errori e le mostruosità per le quali il Papa poi deve chiedere scusa alla Storia.

“Adorarlo” non potrà mai diventare un’ideologia perché essere cristiani non vuol dire scegliere un’idea ma amare una Persona: Gesù di Nazareth, il Figlio.

“Adorare” allora vuole ancora dire avere il coraggio dell’Eucarestia, della Messa come momento d’incontro con Lui nell’ascolto della Parola e nel mangiare il Pane...per sentire, capire, orientare e nutrire le scelte fondamentali della vita; il coraggio dell’Eucarestia per non arrendersi alla banalità e al qualunquismo.

Davvero “adoralo” vuol dire avere il coraggio dell’umiltà per cercare Lui, cercarlo per mantenere i piedi per terra e liberarci finalmente dall’illusione e dall’arroganza del bastarci, del sentirci autosufficienti. Ancora una volta “adorarlo” richiede un cammino: quello del cuore e della testa.

 

Buona camminata allora. Un grande abbraccio.

EPIFANIA DEL SIGNORE - 6 Gennaio

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

II DOMENICA DOPO NATALE - 03.01.2021

 

Gv 1,1-5.9-14 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

Sono oramai duemila anni che questa Parola è stata scritta; da quel Natale di Betlemme sono duemila anni che quella “tenda” è stata piantata in mezzo a noi perché Lui voleva “abitare” in mezzo a noi…E noi come lo abbiamo accolto, come lo stiamo accogliendo? Imbarazzante l’indifferenza nei confronti di quest’amico. - Credo che dobbiamo recuperare la semplicità e la voglia dei pastori di Betlemme; - credo che dobbiamo recuperare la curiosità intelligente dei Magi d’Oriente... Tutta gente che si è mossa per vedere e per capire e poi...poi, è andata felice e libera nella vita perché si è resa conto che quel bambino non era una bella favola ma, una “carne” capace di ribaltare i sepolcri e ridare la Vita. E’ così anche oggi per noi. Non ci ha lasciato soli: continua ad abitare in mezzo a noi. Siamo solo un po’ distratti o delusi o annoiati...ma Lui è presente in tutti quelli che hanno fame e sete della giustizia, nei prigionieri dalle mille dipendenze moderne, negli ammalati, in quelli soli e abbandonati perché poveri, perché stranieri, perché … “qualsiasi cosa avete fatto al più piccolo di questi miei fratelli, l’avete fatto a me”. La sua tenda è ancora qui. La sua carne è ancora qui. Nei Sacramenti lo possiamo incontrare per poi venir fuori e viverlo con gli altri compagni di viaggio nella vita.

 

Buon anno e buona vita...con Lui sarà "vera". Un grande e forte abbraccio.

 

MARIA SS. MADRE DI DIO - 01.01.2021

 

Lc 2, 16-21 In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Dopo i botti di Capodanno, dopo il “veglione”, dopo i tappi e la musica a palla, dopo i mille auguri e i “tre” baci scaramantici...dopo tutto questo e altro ancora, sarà importante trovare anche il momento del silenzio per dare senso anche al “prima” e non smarrirci in un “dopo” deludente e sempre più uguale.

Allora bisogna che ognuno di noi vada con la stessa semplicità dei pastori a cercare Chi è capace di dare “quel senso”.

Non possiamo permetterci di rimanere fermi ad aspettare......no, non possiamo permettercelo.

Bisogna invece andare, camminare, cercare...dentro, nella nostra anima, nelle strade della gente, nel cuore ribelle e felice e disperato dei nostri anni, dentro la solitudine e ai sogni, dentro il creato, nella musica, nei libri, nel divertimento, dentro al dolore e alla preghiera…

Cercare Lui, il Dio che si è fatto uno di noi per metterci a nostro agio.

Andare senza indugio, liberi nel cuore e nella testa perché sarà Lui a farsi trovare. Troveremo allora il compagno di viaggio per un anno intero: sarà un Buon Anno.

Troveremo Lui e con Lui il coraggio di “riferire” perché sarà troppo più bello camminare la vita in compagnia.

Andare insieme per cercare e trovare assieme: abbiamo tutta la vita per farlo e succederà un poco per volta...perché la vita cresce come i fiori, poco per volta, e sarà profumo, colori, gioia: finalmente... domenica dopo domenica.

 

Buon anno. Buona vita e un grande e forte abbraccio.

MARIA MADRE DI DIO - 1-1-2021

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SANTA FAMIGLIA - 27 .12.2020

 

Lc 2, 22.39-40 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore...

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. ...

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI




A Nazareth: si ritorna alla vita normale del paese e in quella “normalità” il piccolo Gesù è con la sua mamma e papà. Betlemme è lontana, i pastori sono tornati ai loro greggi, i Magi sono rientrati in Oriente, l’Egitto è un ricordo importante, il Tempio di Gerusalemme è appena stato lasciato. ...

A Nazareth: con Maria e Giuseppe è il tempo del “crescere”, del “fortificarsi” e della grazia...è il tempo della famiglia calda e presente. In tutta questa “normalità” ci sono due verbi che non dobbiamo perdere: crescere e fortificarsi.

Per quanto riguarda il primo si tratta solo di aspettare il tempo che passa, non ci vuole molta fantasia per “crescere” perché è ben dentro nella logica della vita...il problema è “fortificarsi”: qui ci vuole fantasia, fatica, regole, impegno, sogni, obiettivi, fiducia, ascolto, amore...e per tutto questo non puoi essere da solo, ci vuole una mano, qualcuno che stia vicino senza toglierti lo spazio.

Nella famiglia di Nazareth c’era la “grazia” di Dio, in altre parole, c’era un punto di riferimento ben preciso che si traduceva nel frequentare la sinagoga, nell’imparare a leggere e a scrivere la Bibbia, nel pregare con i salmi fra le quattro mura di casa… E’ forse quello che manca a noi: la “grazia di Dio”.

Anche noi cresciamo ma forse sono altri i punti di riferimento che non vogliono per niente che diventiamo “forti” perché, a “quei punti di riferimento”, interessano solo il proprio tornaconto e il potere.

E’ tempo allora di riprenderci in mano il nostro crescere per diventare forti davvero!

 

Buona vita allora e felice anno nuovo con un forte, caldo e grande abbraccio

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

S. NATALE - MESSA DEL GIORNO 25.12.2020

 

Gv 1, 1-14 In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo. Questi era in principio presso Dio.

Tutto per mezzo di lui fu fatto e senza di lui non fu fatto nulla di ciò che è stato fatto. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; e la luce nelle tenebre brilla e le tenebre non la compresero. (…)

Era la luce vera, che illumina ogni uomo, quella che veniva nel mondo.

Era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lui e il mondo non lo riconobbe.

Venne nella sua proprietà e i suoi non lo accolsero.

A quanti però lo accolsero diede il potere di divenire figli di Dio, a coloro che credono nel suo nome, i quali non da sangue né da volontà di carne né da volontà di uomo ma da Dio furono generati.

E il Verbo si fece carne e dimorò fra noi e abbiamo visto la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

 

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

«La luce vera... fra la sua gente... figli di Dio...»

Notizie importanti, che fanno bene, di quelle che si aspettano da tanto tempo e finalmente arrivano: sì, arrivano ma... c'è sempre un "ma" o un "eppure" che ci mettono in imbarazzo e non ci lasciano tranquilli.

Le notizie rimangono intatte, sono scolpite e scritte nell'Infinito, ma... eppure...

Siamo davvero gente strana: finalmente arriva Colui che si aspettava da sempre e non riusciamo ad accoglierlo.

Sembrava che tutto fosse pronto e invece ci siamo girati dall'altra parte, perché forse sono arrivate altre notizie che ci sembravano più intriganti, più alla nostra portata, più immediate nel farsi capire...

Finalmente arriva Chi si aspettava da sempre e lo confondiamo con Babbo Natale...

Stiamo brancolando paurosamente nel buio e ci dà fastidio che arrivi la Luce.

Forse perché ci fa sentire nudi e brutti, pallidi o troppo obesi... forse perché ci fa sentire in colpa per le piccole lampadine che ci sembrava fossero sufficienti ad illuminare la nostra storia e la Storia...

Ma niente paura: Lui lo sa e lo sapeva e non si lascia intimorire dalle nostre paure e dalle nostre vergogne, Lui ci chiama ancora la "sua gente", anzi di più, Lui ci chiama Figli e Fratelli, Amici. Natale è la notizia che ci deve ridare il coraggio della fatica e ridare la fatica del coraggio.

Da allora non siamo più soli; c'è un compagno di viaggio che ci starà per sempre al fianco e dipenderà da me accettarlo e lasciargli fare il suo mestiere: quello di illuminare la nostra strada, di scaldarla d’Amore premuroso e sincero.

Attenzione a non farci imbrogliare ancora una volta da chi confonde la Luce vera con una lampadina. Buon Natale.

 

 

 

 

 

Ancona, Sabato 23 gennaio 2021 

 

A LORETO LA SANTA CASA DELLA SACRA FAMIGLIA

 

   LO SPOSALIZIODI MARIA E GIUSEPPE

 

Dalla "MISTICA CITTA' DI DIO"
della Venerabile MARIA D'AGREDA
(Libro 2°, cap. 22)

 

Si celebrano le nozze di Maria santissima

col santo e castissimo Giuseppe

 

 

In alcuni antichi calendari (prevalentemente locali, soprattutto ispanici) si trova, al 23 gennaio, la festa dello Sposalizio di Maria e Giuseppe; dopo aver celebrato le Nozze di Cana al 6 e all’8 di gennaio (e nella seconda Domenica dopo l’Epifania), la Chiesa fa oggi celebrare il ricordo di altre nozze, quelle tra la Madonna e il Suo casto sposo San Giuseppe. La celebrazione liturgica della Festa dello Sposalizio di Maria e Giuseppe risale al XV secolo, come espressione della fede del popolo di Dio, che ha visto in questo matrimonio un evento fondamentale nella storia della salvezza. La festa della santa Famiglia si affianca a questa festa; qui è la celebrazione delle nozze, l'altra, consecutiva, quella della famiglia. Due aspetti interdipendenti, ma distinti e complementari, sia nella vita degli uomini, sia nel progetto di salvezza della Trinità. Uno mette in risalto l’amore sponsale, l’altro il nucleo familiare.

Tutto ciò che sappiamo sulle nozze di Giuseppe e Maria Vergine ci arrivano dai “Vangeli apocrifi” come “Il Protovangelo di Giacomo“ e “La storia di Giuseppe il falegname“, ma qualcosa è stato scritto anche dalla mistica tedesca Anna Katharina Emmerick e molto è stato rivelato alla Venerabile MARIA D'AGREDA, ne "LA MISTICA CITTA' DI DIO".

Racconto e riflessioni del Protovangelo di Giacomo

Il Protovangelo di Giacomo dà un adeguato risalto al matrimonio di Maria e Giuseppe, inserendolo in un giusto contesto storico-ambientale. Così rileva che la Vergine fu promessa sposa a Giuseppe per scelta di Dio, con la narrazione della colomba che uscì dalla verga di lui, indicando l’uomo prescelto: episodio che richiama alla mente il bastone di Aronne che verdeggiò, manifestando così che lui era stato scelto da Dio per aiutare il fratello Mosè; e richiama anche l’evento della colomba che, al Battesimo di Gesù nel Giordano, lo indicò come il Figlio di Dio [cfr. Gv 1, 32-34].

DALLE PAGINE della Beata Anna Katharina Emmerick
Pagine molto suggestive, ha dettato a sua volta Anna Katharina Emmerick sul fidanzamento e sullo sposalizio di Maria con Giuseppe [cfr. Vita della Santa Vergine Maria, Ed. San Paolo 2004, pp. 82-87]. Così è narrata dalla mistica tedesca la scelta di Giuseppe come promesso sposo di Maria:
“Viveva dunque la santa Vergine nel Tempio con parecchie altre vergini, sotto la sorveglianza di pie matrone. […] Quando queste fanciulle erano cresciute, si sposavano. I loro genitori, portandole al Tempio, le avevano offerte completamente a Dio e gli Israeliti più osservanti nutrivano da molto tempo la tacita fiducia che uno di questi matrimoni avrebbe portato un giorno alla nascita del Messia promesso. Quando la santa Vergine ebbe quattordici anni e insieme ad altre fanciulle doveva prepararsi al matrimonio, ho visto sua madre Anna andare al Tempio e farle visita […]. Quando alla Vergine fu detto che doveva lasciare il Tempio e sposarsi, rimase turbata e disse ai sacerdoti che non voleva lasciare il Tempio perché si era promessa a Dio e non voleva sposarsi. In seguito ho visto la santa Vergine piangere e pregare Dio nella sua cella […]. “La capigliatura della Vergine era abbondante e di un biondo-oro. Ella aveva le ciglia brune, grandi occhi luminosi, naso ben modellato, bocca nobile e graziosa, mento fine. Indossava una bella veste; il suo incedere era dignitoso“.
Ho visto anche il Sommo Sacerdote inviare messaggeri nel territorio e convocare al Tempio tutti gli uomini non sposati della stirpe di Davide. Quando questi si furono riuniti nel Tempio vestiti dei loro abiti migliori, fu loro presentata la santa Vergine, e tra loro vidi un giovane molto devoto della regione di Betlemme; anche lui aveva sempre pregato con grande zelo per l’adempimento della promessa e io ho riconosciuto nel suo cuore il grande desiderio di diventare lo sposo di Maria. Ella però si ritirò di nuovo nella sua cella, versò sante lacrime e cercò di non pensare al fatto che non doveva rimanere vergine. Poi ho visto il Sacerdote, che aveva avuto un’intuizione interiore, consegnare ad ogni uomo un ramoscello e ordinare ad ognuno di contrassegnarlo col proprio nome e tenerlo in mano durante la preghiera e l’offerta […]. A loro fu spiegato che quello il cui ramoscello fosse fiorito era destinato dal Signore a sposare la Vergine Maria di Nazareth.
[…] Successivamente, altri uomini della stirpe di Davide furono convocati nel Tempio; e tra questi Giuseppe, dal cui ramoscello posto sull’altare uscì un fiore simile a un giglio bianco, e vidi una luce come fosse lo Spirito Santo scendere su di lui. In questo modo Giuseppe fu riconosciuto come lo sposo destinato dal Signore alla Vergine Maria, alla quale fu presentato dai Sacerdoti alla presenza della madre Anna”.

Secondo questa veggente tedesca, i genitori di Giuseppe possedevano una grande casa a Betlemme, dove il patriarca trascorse la fanciullezza insieme a cinque fratelli. Poichè Giuseppe era pio, semplice e di carattere mite, i fratelli lo molestavano e talvolta lo maltrattavano. Giuseppe non reagiva, ma preferiva cercarsi un altro sito dove abbandonarsi alla preghiera. Arrivato all’età di 12 anni cominciò a frequentare la bottega di un falegname e imparò il mestiere, ma poichè i fratelli continuavano a rendergli insopportabile la vita, Giuseppe lasciò Betlemme e visse del suo lavoro presso altri artigiani. All’ età di circa 30 anni lavorava a Tiberiade per un altro padrone, ma abitava da solo in una casetta vicina. Nel frattempo i suoi genitori erano morti e i suoi fratelli si erano dispersi. Da tempo il santo giovane non solo credeva nella venuta del Messia, ma pregava Dio che lo inviasse sulla terra. Un giorno, mentre se ne stava occupato a sistemare un oratorio nei pressi della sua casetta allo scopo di avere un posto riservato dove raccogliersi in preghiera, gli apparve un angelo che gli comandò di recarsi al Tempio di Gerusalemme per diventare sposo di una fanciulla ivi custodita. Prima di questo messaggio Giuseppe non aveva mai pensato al matrimonio e perciò evitava la compagnia delle donne. Dopo il fidanzamento Giuseppe si recò a Betlemme per motivi di famiglia, poi si trasferì a Nazareth. In questa cittadina S. Anna possedeva una casa e la preparò per Maria e per Giuseppe. Essa era situata dove attualmente sorge la basilica dell’Annunciazione e, secondo la Emmerich, è proprio quella che si venera a Loreto, ivi trasportata dagli Angeli. Secondo la tradizione Giuseppe aveva, oppure acquistò per la circostanza del matrimonio, una casetta poco distante da quella di Maria. Quivi, al suo ritorno da Betlemme, stabilì la sua bottega di falegname.

Nel primo volume dell‘Evangelo di Maria Valtorta Maria Santissima le fa questa rivelazione:
Dio m’aveva chiesto d’esser vergine. Ho ubbidito. … d’essere sposa. Ho ubbidito, riportando il matrimonio a quel grado di purezza che era nel pensiero di Dio quando aveva creato i due Primi. … mi chiedeva d’esser Madre. Ho ubbidito. Ho creduto che ciò fosse possibile e che quella parola venisse da Dio, perché la pace si diffondeva in me nell’udirla. … Eva volle il godimento, il trionfo, la libertà. Io accettai il dolore, l’annichilimento, la schiavitù. Quel “si” ha annullato il “no” di Eva al comando di Dio.

 

Dalla "MISTICA CITTA' DI DIO"
della Venerabile MARIA D'AGREDA
(Libro 2°, cap. 22)
Si celebrano le nozze di Maria santissima col santo e castissimo Giuseppe

752. Nel giorno in cui la nostra principessa Maria compiva quattordici anni, si radunarono gli uomini della tribù di Giuda e della stirpe di Davide, da cui discendeva la celeste Signora, i quali si trovavano allora in Gerusalemme. Fra gli altri fu chiamato Giuseppe nativo di Nazaret, che soggiornava nella stessa città santa, perché era uno di quelli della stirpe regale di Davide. Aveva trentatré anni, una bella figura e un aspetto attraente, ma di incomparabile modestia e serietà; dotato di santissime inclinazioni, era soprattutto castissimo nelle opere e nei pensieri e, fin dal dodicesimo anno d'età, aveva fatto voto di castità. Era parente della vergine Maria; in terzo grado, e di vita purissima, santa ed irreprensibile agli occhi di Dio e degli uomini.
753. Dopo essersi riuniti nel tempio, quegli uomini non sposati pregarono il Signore insieme con i sacerdoti, perché tutti fossero guidati dal suo divino Spirito in ciò che dovevano fare. A quel punto, l'Altissimo ispirò al cuore del sommo sacerdote di far si che a ciascuno dei giovani ivi raccolti si ponesse una verga secca nelle mani e che tutti poi domandassero con viva fede a sua Maestà di rivelare con tale mezzo chi aveva scelto come sposo di Maria. Siccome il buon odore della virtù ed onestà di questa vergine, nonché la fama della sua bellezza, dei suoi beni e della sua condizione sociale, come pure il fatto che fosse la figlia primogenita e unica nella sua casa, era già manifesto a tutti, ciascuno ambiva la buona sorte di averla come sposa. Solo l'umile e rettissimo Giuseppe, tra i presenti, si reputava indegno di un bene così grande; ricordandosi del voto di castità che egli aveva fatto e riproponendosene in cuor suo la perpetua osservanza, si rassegnò alla divina volontà, rimettendosi a ciò che volesse disporre di lui, nutrendo tuttavia venerazione e stima per l'onestissima giovane vergine Maria più di chiunque altro.
754. Mentre facevano questa orazione, tutti quelli là radunati videro fiorire solo la verga in mano a Giuseppe. Nello stesso tempo, una colomba candidissima, scendendo dall'alto circonfusa di ammirabile splendore, si posò sopra il capo del santo. Contemporaneamente Dio gli parlò nell'intimo con queste parole: «Giuseppe, servo mio, Maria sarà la tua sposa: accettala con attenzione e rispetto, perché ella è gradita ai miei occhi, giusta e purissima d'anima e di corpo, e tu farai tutto quello che ti dirà». Essendosi il cielo dichiarato con quel segno, i sacerdoti diedero alla vergine Maria san Giuseppe, come sposo eletto da Dio. Chiamandola per celebrare le nozze, la prescelta uscì fuori come il sole, più bella della luna. Alla presenza di tutti, il suo aspetto apparve superiore a quello di un angelo, di incomparabile bellezza, onestà e grazia, e i sacerdoti la sposarono con il più casto e santo degli uomini, Giuseppe.
755. La divina Principessa, più pura delle stelle del firmamento, in lacrime e seria come una regina, con umiltà ma anche con maestà - poiché Maria riuniva in sé tutte queste perfezioni - prese congedo dai sacerdoti, domandando loro la benedizione, come anche alla maestra, e perdono alle compagne, ringraziando tutti per i benefici ricevuti da loro nel tempio. Fece tutto ciò con la più profonda umiltà, misurando con molta prudenza le parole, perché in tutte le occasioni parlava poco e con molta sapienza. Si allontanò così dal tempio, non senza grande dispiacere di lasciarlo contro la propria intenzione e il proprio desiderio. In compagnia di alcuni dei ministri che tervivano nel tempio nelle cose temporali - laici dei più autorevoli - col suo sposo Giuseppe si avviò a Nazaret città ale della felicissima coppia. Sebbene san Giuseppe fosse nato in quel luogo, seguendo quanto l'Altissimo aveva disposto per mezzo di alcune vicende, era andato a vivere qualche tempo a Gerusalemme, per migliorare la sua condizione come infatti avvenne, divenendo sposo di colei che era stata scelta da Dio stesso per essere sua madre.
756. Arrivati a Nazaret, dove la Principessa del cielo aveva i suoi beni e le case dei suoi fortunati genitori, furono ricevuti e visitati da tutti gli amici e i parenti con grida di giubilo e applausi, come si usa fare in tali occasioni. Avendo santamente adempito all'obbligo naturale dei contatti e delle relazioni, i due santissimi sposi Giuseppe e Maria, liberi da impegni, restarono a casa loro. Secondo l'usanza introdotta fra gli Ebrei, nei primi giorni del matrimonio era previsto che gli sposi si prendessero un pò di tempo per verificare, nella convivenza, le abitudini e l'indole di entrambi, in modo da potersi conformare meglio l'uno all'altra.
757. In tali giorni il santo Giuseppe disse alla sua sposa Maria: «Sposa e signora mia, io rendo grazie all'altissimo Dio per il favore di avermi destinato senza merito ad essere vostro sposo, mentre mi giudicavo indegno della vostra compagnia; ma sua Maestà, che quando vuole può sollevare il povero, mi ha usato questa misericordia. Quindi io desidero che voi mi aiutiate, come spero dalla vostra discrezione e virtù, a dargli il contraccambio che gli devo, servendolo con rettitudine di cuore. A tal fine mi riterrete vostro servo, e col vero affetto con cui vi stimo, vi chiedo che vogliate supplire a molta parte del capitale e di altre doti che mi mancano, le quali mi sarebbero utili per essere vostro sposo; ditemi, signora, qual è la vostra volontà perché io l'adempia».
758. La divina sposa ascoltò questo discorso con cuore umile ed affabile severità nel volto, e rispose al santo: «Signor mio, io sono lieta che l'Altissimo, per mettermi in questa condizione, si sia degnato di assegnarmi voi per sposo e signore, e che il servire voi mi sia stato confermato dalla manifestazione della sua divina volontà. Però, se me lo permettete, vi dirò le intenzioni e i pensieri, che a tal fine desidero comunicarvi». L'Altissimo intanto disponeva con la sua grazia il cuore retto e sincero di san Giuseppe e, per mezzo delle parole di Maria santissima, lo infiammò di nuovo di divino amore. Egli così le rispose: «Parlate, signora, il vostro servo vi ascolta». In questa occasione la Signora del mondo era assistita dai mille angeli della sua custodia in forma visibile, come aveva loro richiesto. Ciò era dovuto al fatto che l'Altissimo, affinché la purissima vergine operasse in tutto con maggior grazia e merito, permise che ella sentisse il rispetto e la considerazione con cui doveva parlare al suo sposo, pur lasciandola nella sua naturale ritrosia ed esitazione che sempre aveva avuto a parlare con gli uomini da sola, cosa che fino allora non aveva mai fatto, se non casualmente qualche volta col sommo sacerdote.
759. Gli angeli santi ubbidirono alla loro Regina e l'assistettero, manifestandosi solo alla sua vista. In loro compagnia parlò al suo sposo san Giuseppe, dicendo: «Signore e sposo mio, è giusto che diamo lode e gloria con ogni devozione al nostro Dio e creatore, infinito nella sua bontà e incomprensibile nei suoi giudizi, che con noi poveri ha manifestato la sua grandezza e misericordia, scegliendoci per essere al suo servizio. Io mi considero, fra tutte, la creatura più debitrice a sua Altezza e, anzi, lo sono più di tutte insieme, perché, meritando meno, ho ricevuto dalla sua liberalissima mano più di loro. Nella mia tenera età, costretta dalla forza di questa verità che la luce divina mi comunicò rivelandomi il disinganno di tutto il visibile, mi consacrai a Dio con voto perpetuo d'essere casta nell'anima e nel corpo. Sono sua, e lo riconosco mio sposo e Signore, con volontà immutabile di mantenere la mia promessa di castità. Per adempiere ciò, signor mio, desidero che mi aiutiate, perché nel resto io sarò vostra serva fedele, ed avrò cura della vostra vita quanto durerà la mia. Accettate, signore e sposo mio, questa santa determinazione e confermatela con la vostra, perché come offerta gradita al nostro Dio eterno, egli ci riceva entrambi quale sacrificio di soave odore, e ci conceda di giungere insieme ai beni eterni che speriamo».
760. Il castissimo sposo Giuseppe, pieno d'intimo giubilo per le parole della sua divina sposa, le rispose: «Signora mia, dichiarandomi i vostri pensieri e casti propositi, avete aperto e sollevato il mio cuore, che io non volli manifestarvi prima di conoscere il vostro. Anch'io mi considero, fra gli uomini, debitore al Signore più di tutte le altre creature, perché da molto tempo mi ha chiamato con la sua vera luce, affinché l'amassi con rettitudine di cuore. Voglio, signora, che sappiate che a dodici anni anch'io ho fatto promessa di servire l'Altissimo in castità perpetua. Così ora torno a confermare il medesimo voto, per non invalidare il vostro; anzi, alla presenza di sua Altezza, vi prometto di aiutarvi, per quanto dipende da me, perché in tutta purezza lo serviate e lo amiate secondo il vostro desiderio. Io sarò, con il concorso della grazia, vostro fedelissimo servo e compagno, e vi supplico che accettiate il mio casto affetto e mi riteniate vostro fratello, senza mai dar luogo ad altro lecito amore, fuorché quello che dovete a Dio e poi a me». In questo colloquio l'Altissimo riconfermò nel cuore di san Giuseppe la virtù della castità e l'amore santo e puro che doveva alla sua santissima sposa Maria. Così il santo gliene portava in grado eminentissimo, e la stessa Signora con il suo prudentissimo conversare glielo aumentava dolcemente, elevandogli il cuore.
761. Con la virtù divina con cui il braccio dell'Onnipotente operava nei due santissimi e castissimi sposi, sentirono entrambi incomparabile giubilo e consolazione. La divina Principessa offrì a san Giuseppe di corrispondere al suo desiderio, come colei che era signora delle virtù e, senza difficoltà, praticava in tutto ciò che esse hanno di più sublime ed eccellente. Inoltre l'Altissimo diede a san Giuseppe rinnovata castità e padronanza sulla natura e sulle sue passioni, perché, senza ribellione né istigazione ma con ammirabile e nuova grazia, servisse la sua sposa Maria e, in lei, la volontà e il beneplacito del Signore. Subito distribuirono i beni ereditati da san Gioacchino e da sant'Anna, genitori della santissima Signora. Ella ne offrì una parte al tempio dove era stata, l'altra la distribuì ai poveri e la terza l'assegnò al santo sposo Giuseppe, perché l'amministrasse. Per sé la nostra Regina si riservò solo la cura di servirlo e di lavorare in casa, perché, quanto agli scambi con l'esterno e alla gestione dei beni, degli acquisti o delle vendite, la vergine prudentissima se ne esentò sempre.
762. Nei suoi primi anni, san Giuseppe aveva appreso il mestiere di falegname, come il più onesto e adatto per guadagnarsi da vivere, essendo povero di beni di fortuna. Perciò domandò alla sua santissima sposa se aveva piacere che egli esercitasse quel mestiere per servirla e per guadagnare qualcosa per i poveri, poiché era necessario lavorare senza vivere nell'ozio. La Vergine prudentissima diede a san Giuseppe la sua approvazione, avvertendolo che il Signore non li voleva ricchi, bensì poveri e amanti dei poveri, e che fossero loro rifugio fin dove il loro capitale lo permettesse. Fra i due santi sposi nacque presto una santa contesa, riguardo a chi dei due dovesse prestare ubbidienza all'altro come a superiore. Ma Maria santissima, che fra gli umili era umilissima, vinse in umiltà, né consenù che, essendo l'uomo il capo, si pervertisse l'ordine della natura. Così volle ubbidire in tutto al suo sposo Giuseppe, chiedendogli solamente il consenso per fare l'elemosina ai poveri del Signore; e il santo le diede il permesso di farla.
763. In questi giorni il santo Giuseppe, riconoscendo con nuova luce del cielo le doti della sua sposa Maria, la sua rara prudenza, umiltà, purezza e tutte le sue virtù superiori ad ogni suo pensare ed immaginare, ne restò nuovamente stupito e, con gran giubilo del suo spirito, non cessava con ardenti affetti di lodare il Signore, rendendo-gli ancor più grazie per avergli data tale compagnia e tale sposa superiore ad ogni suo merito. Perché poi quest'opera risultasse in tutto perfettissima, l'Altissimo fece si che la Principessa del cielo infondesse con la sua presenza, nel cuore del suo sposo, un timore ed un rispetto così grande che non è assolutamente possibile spiegare a parole. A provocare ciò in Giuseppe era un certo splendore, come raggi di luce divina, che emanava dal volto della nostra Regina, dal quale traspariva anche una maestà ineffabile che sempre la accompagnava. Le succedeva infatti come a Mosè quando scese dal monte, ma con tanta maggiore intensità, perché si intratteneva con Dio più a lungo e più intimamente. (CONTINUA)

 

  Ancona, Mercoledì 20 gennaio 2021 

 

   IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE
DI ALFONSO RATISBONNE

 L'ebreo convertito da Maria   nella chiesa di Sant'Andrea delle Fratte a Roma 
 per la grazia  della Medaglia Miracolosa 

 

P. Alfonso M. Ratisbonne
l’ebreo convertito da Maria


La conversione di Alfonso Ratisbonne | Innamorati di Maria (wordpress.com)

Due uomini discutono serenamente tra loro, in una villa di Roma.
L’uno è il barone De Bussières. L’altro è il giovane Alfonso Ratisbonne, ebreo. Siamo nel 1842.
Ascoltiamo che cosa stanno dicendo.
– Vorrei chiedervi un favore – dice il barone De Bussières al giovane Ratisbonne.
– Vediamo di che si tratta? – risponde il giovane.
– Semplicemente di questo; accettare di portare indosso questa medaglia, la medaglia miracolosa. Secondo il vostro modo di vedere, la cosa dovrebbe essere del tutto indifferente, mentre a me recherebbe un grande piacere.
– Se è così, per dimostrarvi che gli ebrei non sono poi tanto ostinati e testardi come si crede, accetto di portare la vostra medaglia.
A questo punto, il giovane Ratisbonne racconta lui stesso ciò che avvenne e ciò che egli disse: – Detto, fatto. Il barone mi mette al collo la medaglia, mentre io, scoppiando a ridere, esclamo: “Eccomi ormai cattolico, apostolico, romano.”
Chi è Alfonso Ratisbonne?

È un giovane ebreo, già al colmo della sua fortuna. Dalla vita ha avuto tutto. Da poco tempo si è anche fidanzato con una ragazza di nome Flora. Quanto alla sua fede: “Non credevo più neanche in Dio“, confesserà dopo.
Ma la Madonna, Madre universale, vegliava su di lui, e lo attendeva a Roma. Qui lo fece capitare per caso nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte, e gli operò il miracolo che avrebbe rivoluzionato tutta la sua vita brillante quanto effimera e fatua.
Tutto era iniziato appunto da quella medaglietta miracolosa che gli era stata offerta dall’amico barone De Bussières, e che egli aveva accettato solo per fargli piacere.
Si era lasciato mettere al collo la Medaglia; ci aveva scherzato sopra, ma già non ci pensava più.
L’amico barone, però, sapeva quel che faceva era uomo di fede, confidava nella potenza miracolosa della medaglietta, e pregava intensamente perché l’Immacolata operasse nell’animo di Alfonso, disfatto dall’incredulità.

 

La notte di quello stesso giorno, svegliatosi di soprassalto, Alfonso vide alta dinanzi a sé l’immagine di una grande Croce, di forma particolare, senza Gesù Crocifisso, che egli inutilmente tentò di scacciare.
Era la Croce della Medaglia miracolosa. Ma egli non lo sapeva, perché non aveva neppure guardato la Medaglia che portava indosso, né lo interessava affatto guardare una Medaglia! Proprio lui !

Il giorno seguente…
Il giorno seguente, stranamente, Alfonso si sentì spinto ad accompagnare lo stesso amico De Bussières alla Chiesa di S. Andrea delle Fratte, dove il barone aveva da sbrigare una commissione di lavoro.
La carrozza si fermò sulla piazzetta della Chiesa. Scesero tutti e due. Il barone entrò in Chiesa e si recò subito in sacrestia per incontrarsi con le persone interessate alla commissione. Alfonso, invece, dapprima esitante, entrò poi anche lui nella Chiesa. E si trovò solo, distratto e vuoto.
“La Chiesa di S. Andrea delle Fratte – così egli stesso racconta in seguito – è piccola, povera e quasi sempre deserta. Quel giorno ero solo o quasi solo. Nessun oggetto d’arte attirava la mia attenzione. Passeggiavo macchinalmente girando gli sguardi attorno a me. Ricordo soltanto che un cane nero scodinzolava dinanzi a me… Ben presto anche quel cane disparve. La Chiesa intera disparve; io non vidi più nulla… O meglio, mio Dio, io vidi una sola cosa! … Come potrei parlarne? La parola umana non può facilmente esprimere ciò che è inesprimibile.

Quando arrivò il barone De Bussières mi trovò col volto rigato di pianto. Non potei rispondere alle sue domande… tenevo in mano la medaglia che avevo appesa al collo e coprivo di baci l’immagine della Vergine… Era Lei, sicuramente Lei! Non sapevo dove ero, non sapevo se ero Alfonso o un altro; provavo in me un tale cambiamento che mi pareva essere un altro; cercavo di ritrovare me stesso e non mi ritrovavo… Non riuscivo a parlare; non volevo dire niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi costringeva a cercare un sacerdote”.

Più tardi, calmatasi la vivissima emozione provata, così spiegò all’amico “Ero da pochi istanti nella chiesa di S. Andrea, quando, improvvisamente, mi sentii afferrato da un turbamento inesprimibile. Alzai gli occhi; l’edificio intero era come scomparso ai miei sguardi; una sola cappella aveva concentrato tutta la luce. In un grande fascio di luce, mi è apparsa, dritta, sull’altare, alta, brillante, piena di maestà e di dolcezza, la Vergine Maria, quale si vede sulla Medaglia Miracolosa; una forza irresistibile mi ha spinto verso di Lei. La Vergine mi ha fatto segno con la mano di inginocchiarmi. Mi è parso che dicesse: ‘Bene!‘ Non mi ha parlato, ma io ho compreso tutto”.
Proprio la Vergine della Medaglia Miracolosa era dunque apparsa ad Alfonso Ratisbonne quel giovedì 20 gennaio 1842

75 anni più tardi.
75 anni più tardi, il 20 gennaio 1917, a Roma, nella Cappella del Collegio Internazionale dei Frati Minori Conventuali, il Padre Rettore sta raccontando ai giovani frati l’episodio della prodigiosa conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne, divenuto poi gran Servo di Dio e morto in concetto di santità.

Tra questi c’è un giovane straordinario, fra’ Massimiliano Maria Kolbe, l’ardente innamorato dell’Immacolata, colui che darà vita al Movimento mariano più vasto dell’epoca moderna, la Milizia dell’Immacolata, un esercito di cavalieri schierati in campo sotto la guida dell’Immacolata, la Celeste Condottiera e Invincibile guerriera che “schiaccerà il capo” al nemico (Gn 3,15).
Con estremo interesse fra’ Massimiliano ascolta il racconto della conversione di Alfonso Ratisbonne. Ne rimane visibilmente commosso. Si rende conto del valore della Medaglia miracolosa, di cui l’Immacolata si serve per operare fatti di grazia anche portentosi.
Gli balena allora nell’animo l’ispirazione di servirsi della Medaglia miracolosa come scudo e insegna dei “cavalieri dell’Immacolata”, come scorta di “proiettili” e “mine” spirituali che i cavalieri dovranno adoperare per fare breccia negli animi chiusi e duri alle operazioni della grazia divina.

È un’ispirazione. Fra’ Massimiliano non la lascia passare a vuoto. L’accoglie e la custodisce nel cuore. Un giorno non lontano la Milizia dell’Immacolata – il 16 ottobre dello stesso anno – partirà con la Medaglia miracolosa quale insegna e arma dei novelli cavalieri.
Da quel 20 gennaio, inoltre, fra’ Massimiliano amò di un amore speciale la Chiesa di S. Andrea delle Fratte; la visitava frequentemente e vi sostava in devota orazione. Quando divenne Sacerdote, infine, volle celebrare la sua prima S. Messa all’altare dove la Madonna era apparsa all’ebreo Alfonso Ratisbonne.
Sacerdote di Gesù e Cavaliere dell’Immacolata, San Massimiliano è l’apostolo mariano dei tempi nuovi, folle di amore, ardente di zelo, forte del celeste pegno della Medaglia miracolosa.


A San Massimiliano, per la famiglia

San Massimiliano, dopo aver speso le tue energie
per l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini sotto la guida di Maria,
ad Auschwitz hai offerto la tua vita
affinché una famiglia non fosse privata dello sposo e del padre.
Per il tuo eroico martirio di carità,
insegnaci che la famiglia è un dono
per il quale vale la pena sacrificare noi stessi.
Tu hai trovato in Maria la fonte alla quale attingere le grazie
per essere un coraggioso e fedele discepolo di Gesù.
Aiutaci ad accoglierla come nostra Madre
per sperimentare la forza della sua intercessione nel cammino della vita.
Sii con noi, san Massimiliano,
e prega per le necessità della nostra famiglia.
Amen.

  Ancona, Lunedì 18 gennaio 2021 

 

   DALLA SANTA CASA
L'UNITA' DEI CRISTIANI

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

 

Le principali documentazioni storiche che comprovano la “veridicità storica” di “almeno” cinque “traslazioni miracolose” della Santa Casa di Nazareth, avvenute tra il 1291 e il 1296: a Tersatto (nell’ex-Jugoslavia, dal 9-10 maggio 1291 al 9-10 dicembre 1294), ad Ancona (località Posatora, nel 1295, per nove mesi), nella selva della signora Loreta nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto”, il cui nome deriva proprio da quella signora di nome “Loreta” (dal dicembre 1295 all'agosto 1296, per otto mesi); poi sul campo di due fratelli sul colle lauretano o Monte Prodo (dall'agosto al dicembre 1296, per quattro mesi) e infine sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica (dicembre 1296).

 

MARIA E’ MADRE “CATTOLICA” DI TUTTI I CRISTIANI

 

E IL VERBO SI FECE CARNE NEL GREMBO DI MARIA
NELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO
TUTTI LA’ SONO NATI
 (Sal.87,2)

Il Papa Giovanni Paolo II, in occasione del VII Centenario della Traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto, nel 1994, così si esprimeva nella sua “Lettera” scritta per la circostanza: “San Leone Magno diceva che “i figli della Chiesa sono stati generati con Cristo nella sua nascita” (Sermo VI, 2, PL 54, 213) e la Lumen Gentium afferma, a sua volta, che Maria “è veramente madre delle membra di Cristo, perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra” (n.53). Questo viene a dire che il sì di Maria fu, in qualche modo, anche un sì detto a noi. Concependo il capo, ella “concepiva”, cioè, alla lettera “accoglieva insieme con lui”, almeno oggettivamente, anche noi, che siamo le sue membra. In questa luce la Santa Casa nazaretana ci appare come la Casa comune nella quale, misteriosamente, anche noi siamo stati concepiti. Di essa si può dire ciò che un salmo dice di Sion:

“Tutti là sono nati” (Sal.87,2)”. 

 

LA PRIMA MESSA CELEBRATA NELLA SANTA CASA
DA SAN PIETRO CON GLI APOSTOLI E LA VERGINE MARIA

Secondo la Tradizione Millenaria - mai smentita da alcuno - la PRIMA SANTA MESSA, dopo l'Ascensione al Cielo di Gesù, VENNE CELEBRATA PROPRIO NELLA SANTA CASA, a Nazareth, da San Pietro, con gli Apostoli e con la presenza di Maria Vergine, ancora vivente e ancora abitante la stessa Casa Nazaretana, che DA ALLORA FU TRASFORMATA IN CHIESA, con la presenza permanente della SS.ma Eucaristia.

Nella Santa Casa, perciò, il Figlio di Dio si incarnò "la prima volta" in Maria Vergine, ed "una seconda volta" sempre nella Santa Casa con la Prima Consacrazione Eucaristica celebrata da San Pietro, capo degli Apostoli, con la presenza di Maria.

Non per niente a Loreto è stato trasportato dagli Angeli (del Cielo!), MIRACOLOSAMENTE, insieme alla Santa Casa, anche l'ALTARE DEGLI APOSTOLI ove fu celebrata la Prima Santa Messa della storia della Chiesa: quell'ALTARE DEGLI APOSTOLI sopra il quale era stato collocato per MILLENNI il TABERNACOLO, ora RIMOSSO dissacratoriamente, con falsi pretesti liturgici.

Vi è quindi da sottolineare come la Santa Casa fu LA PRIMA CHIESA della nascente Comunità Cristiana, consacrata direttamente dagli Apostoli e da essa - se venerata - l'intera Chiesa anche attuale può ottenere ogni grazia, anche l'unità dei cristiani, come ben testimonia l'esperienza mistica di San Giuseppe da Copertino sotto riportata.

LA SANTA CASA FU DAVVERO PORTATA A LORETO IN ARIA DAGLI ANGELI
(NON IN NAVE DAGLI UOMINI)
di Federico Catani
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5299

 


   Nella notte tra il 9 e il 10 maggio 1291 avvenne un fatto straordinario in Palestina. Erano i giorni in cui si stava approssimando la fine della presenza crociata in Terra Santa. Di lì a poco, con la sconfitta di San Giovanni d'Acri, le forze maomettane avrebbero ripreso pienamente il controllo dei luoghi dove Nostro Signore era nato, vissuto, morto, risorto e asceso al Cielo.
   In quella notte di maggio a Nazareth, del tutto inspiegabilmente, nella Basilica dell'Annunciazione sparì la preziosissima reliquia ivi custodita da secoli, una delle più importanti della Cristianità: la Santa Casa in cui la Madonna aveva ricevuto l'annuncio dell'angelo e dove il Verbo si era fatto carne, dando cosi inizio alla Redenzione dell'umanità. Occorre specificare che l'abitazione di Gesù, Maria e Giuseppe era quella tipica della gente comune dell'epoca in Palestina: tre pareti addossate ad una grotta. Questo spiega il perché dell'assenza di un quarto muro. Ebbene, chiunque fosse andato a Nazareth il 10 maggio 1291 non avrebbe più trovato le tre pareti della dimora della Sacra Famiglia, presenti invece fino al giorno prima. Cosa era accaduto? Come era stato possibile far sparire la Santa Casa? E soprattutto, che fine aveva fatto?

TRASLAZIONI MIRACOLOSE DELLA SANTA CASA


   La mattina di quello stesso giorno, in un bosco dalle parti di Tersatto (oggi un quartiere della città di Fiume, in Croazia), alcune persone videro proprio tre pareti. Incuriosite e non sapendo di cosa si trattasse, andarono dal parroco del luogo, in quel momento gravemente malato, al quale proprio quella notte era apparsa in sogno la Madonna. Nella visione, la Madre di Dio gli aveva annunciato l'arrivo della sua Santa Casa e per dargliene conferma lo aveva miracolosamente guarito. Da quel momento, l'insigne reliquia divenne meta di pellegrinaggi e di devozione. Il tutto durò tre anni. Poi, la notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294, la Santa Casa sparì miracolosamente cosi come era arrivata. Ma in ricordo della sua presenza in terra croata, nel luogo dove si era posata venne costruito un santuario, ancora oggi uno dei principali del Paese.
   Le tre pareti consacrate dalla presenza della Santa Famiglia, quelle tre pareti che avevano visto Gesù crescere e lavorare, giunsero in Italia, nelle Marche, all'epoca territorio appartenente allo Stato Pontificio. Storicamente la sua presenza è accertata in tre luoghi prima di giungere dove ancora possiamo venerarla. Ad Ancona (attuale località di Posatora) e nel territorio di Loreto, dapprima in pianura (attuale località di Banderuola), poi nel campo di proprietà di due fratelli (grosso modo di fronte all'attuale santuario). Infine, nel dicembre 1296, la Santa Casa si posò nel luogo in cui ancora si trova. Non a caso diciamo "si posò". Infatti le traslazioni di cui abbiamo parlato avvennero tutte miracolosamente, secondo la tradizione (immortalata in innumerevoli dipinti e sculture) ad opera degli angeli.
   L'Italia ha il grande privilegio di ospitare questa preziosissima reliquia della Cristianità. Purtroppo però, molti oggi tendono a dimenticare Loreto o a considerarlo un santuario tra i tanti. Eppure Giovanni Paolo II lo ha riconosciuto come il "primo Santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine e, per diversi secoli, vero cuore mariano della Cristianità".

UN MIRACOLO PERMANENTE


   Dato ancor più grave, in troppi oggi ignorano la storia del Santuario Lauretano o prestano fede a manipolazioni della verità. In effetti, da alcuni decenni, se almeno ufficialmente nessuno nel mondo cattolico mette in dubbio che a Loreto vi sia la vera Santa Casa di Nazareth, la Traslazione angelica della stessa è stata derubricata a una mera leggenda. Ma è credibile pensare che il trasporto delle sante pareti sia avvenuto per mezzo degli uomini? Come spiegare ad esempio così tanti spostamenti? Sarebbe stato tecnicamente possibile trasportare per nave così tante volte delle pietre che poi sono state perfettamente risistemate? E ancora: perché collocare definitivamente la Santa Casa nel mezzo di quella che all'epoca era una strada pubblica dove, secondo la legge locale, nulla si doveva costruire, pena l'abbattimento coatto?
   L'architetto Federico Mannucci, in una relazione del 1923, ebbe a scrivere che «è assurdo solo pensare che il sacello possa essere stato trasportato con mezzi meccanici» e rivelò pure che «è sorprendente e straordinario il fatto che l'edificio della Santa Casa, pur non avendo alcun fondamento, situato sopra un terreno di nessuna consistenza e disciolto e sovraccaricato, seppure parzialmente, del peso della volta costruitavi in luogo del tetto, si conservi inalterato, senza il minimo cedimento e senza una benché minima lesione sui muri». Anche l'architetto Giuseppe Sacconi constatò che «la Santa Casa sta parte appoggiata sopra l'estremità di un'antica strada e parte sospesa sopra il fosso attiguo», ragion per cui non può essere stata fabbricata o rifabbricata, come è, nel posto in cui si trova.
   C'è pure un altro elemento da rilevare. La malta con cui le sante pietre sono murate proviene dalla Palestina. Come può questo dato essere compatibile con una ricostruzione successiva al trasporto su nave? E come è possibile che, a seguito di tanti spostamenti e di molteplici riedificazioni, non si sia minimamente alterata la perfetta geometria della Santa Casa, che combacia esattamente con le dimensioni delle fondamenta rimaste a Nazareth? La Santa Casa di Loreto infatti non ha fondamenta. Per trovare queste bisogna spostarsi proprio a Nazareth.
   Recentemente inoltre è stata acclarata la falsità storica del Chartularium culisanense, documento spesso citato perché proverebbe il trasporto umano delle pietre della dimora nazaretana per mezzo della famiglia Angeli o De Angelis (da cui poi sarebbe sorta la "leggenda" degli angeli...). Il testo in questione però risalirebbe al 1294, tre anni dopo il primo miracoloso trasporto della Santa Casa a Tersatto. E poiché è attestato che nel 1294 questa non era più a Nazareth ma in Dalmazia, la famiglia Angeli non avrebbe potuto portar via nulla direttamente dalla Palestina, come invece si è detto. Inoltre, vi si parla dell'asporto di alcune pietre e non delle tre pareti integre, come sempre si è detto e si è inteso. Quindi quella del trasporto umano della Santa Casa è una mera ipotesi, senza alcuna prova, che produce solo l'effetto di minare la fede dei semplici e contraddice secoli di studi e dimostrazioni.

L'APPROVAZIONE DELLA CHIESA


   Peraltro, in tutti i luoghi in cui la Santa Casa si è posata furono costruite delle chiese a testimonianza dell'evento prodigioso. È mai possibile che le autorità ecclesiastiche, sempre così prudenti, abbiano edificato luoghi di culto in ricordo del "miracolo" senza mai essere smentite da nessuno? Se davvero il trasporto fosse avvenuto per mano umana, perché la gente avrebbe dovuto accettare la versione miracolosa dei fatti?
   Non possiamo poi ignorare che lungo i secoli i Papi hanno sempre ribadito sia l'autenticità della Santa Casa sia il suo arrivo prodigioso in Italia. Basti pensare, solo per citarne alcuni, a Paolo II, Giulio II, Leone X, Pio IX e Leone XIII. Inoltre, per essere precisi, il 10 dicembre ricorre liturgicamente la festa della miracolosa Traslazione della Santa Casa, non quella della Madonna di Loreto. Benedetto XV, poi, nel dichiarare la Beata Vergine Lauretana Patrona degli aviatori nel 1920 riconobbe come autentico il "volo miracoloso" della Santa Casa. Senza contare infine le rivelazioni private avute al riguardo da numerosi santi. E l'enorme quantità di miracoli (guarigioni e conversioni) avvenuti all'interno della dimora della Sacra Famiglia. Vi è poi la tradizione folcloristica popolare a contrastare le ipotesi razionaliste degli ultimi decenni. Non a caso da secoli nelle Marche, la sera del 9 dicembre, si celebra la "Venuta" della Santa Casa con l'accensione di falò, come per illuminare la strada alla Vergine che arriva nei cieli con la sua dimora. Attorno ad essi si recita il S. Rosario e alle tre di notte un tempo si suonavano le campane per segnalare l'avvenuto arrivo della Santa Casa.
   Proprio per far conoscere meglio questa perla che abbiamo l'onore e la grazia di ospitare nel nostro Paese, Luci sull'Est ha deciso di pubblicare e diffondere un libro che, in maniera sintetica ma esaustiva, parla della storia della Santa Casa di Loreto e della sua importanza per la fede cattolica.

LORETO BALUARDO CONTRO ISLAM


   Tra gli aspetti forse più ignorati c'è anche il ruolo decisivo svolto dal Santuario Lauretano nella preservazione dell'Europa cristiana. Infatti è alla Madonna di Loreto che i Papi e i condottieri si sono rivolti prima di affrontare - tra le altre - le due battaglie più decisive e celebri contro l'islam: quella di Lepanto (1571) e quella di Vienna (1683). In entrambe, la vittoria dell'esercito cristiano si è dovuta all'intervento della Beata Vergine Maria.
   Prima dello scontro navale di Lepanto, Marcantonio Colonna, comandante della flotta pontificia, si recò a Loreto con la sposa per mettere nelle mani di Maria Santissima la sorte della guerra. E dopo la sconfitta della flotta maomettana, tornò nella città mariana per ringraziare la Madre di Dio, insieme a tutta l'armata papale. Peraltro i prigionieri cristiani liberati dalla schiavitù cui erano stati sottoposti dagli ottomani, in segno di riconoscenza verso la Virgo Lauretana donarono al santuario le loro catene, che vennero fuse per costruire porte e cancelli della Santa Casa e delle varie cappelle laterali della chiesa.
   Anche dopo la battaglia di Vienna, il re polacco Giovanni Sobieski volle celebrare la Madonna di Loreto. Uno stendardo con la sua immagine venne portato trionfalmente in processione per le vie della capitale asburgica da padre Marco d'Aviano. Sobieski lo fece poi collocare nella sua cappella e ogni giorno faceva celebrare dinanzi alla Santissima Vergine la Santa Messa e cantare le Litanie Lauretane.

LA SCHIAVITÙ MARIANA


   L'auspicio è che il libro offerto da Luci sull'Est aiuti ad accrescere la nostra devozione mariana e la consapevolezza della grandiosità della Santa Casa di Loreto. Non va peraltro dimenticato che il Santuario Lauretano è il luogo per eccellenza della schiavitù mariana, così come insegnata e predicata da San Luigi Maria Grignion de Montfort, che proprio fra quelle pareti ebbe l'ispirazione di scrivere il Trattato della Vera Devozione a Maria. Del resto, è nella Santa Casa che lo stesso Gesù, come insegna il santo francese, si fece schiavo di sua Madre, chiudendosi nel suo grembo santissimo.

 

  Ancona, Mercoledì 6 gennaio 2021 

 

 PER NON VIVERE ALLA MANIERA DEI PAGANI

 

E il Verbo si fece carne

e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

 

L'ADORAZIONE DEI MAGI

MARIA VALTORTA
L'EVANGELO COME MI E' STATO RIVELATO
(34 - Poema: I, 56 - 28 febbraio 1944 - ed. CEV)

 

Giuseppe e Maria sono rimasti a Betlemme per dare a Gesù la possibilità di crescere nella città di Davide, suo padre, come richiesto da Zaccaria e come a lui promesso. Una decina di mesi sono ormai trascorsi dalla sua nascita ed una notte arrivano a Betlemme i tre Savi d'Oriente.

 

Il mio interno ammonitore mi dice: «Chiama queste contemplazioni, che avrai e che ti dirò, “I Vangeli della Fede”, perché a te e agli altri verranno ad illustrare la potenza della fede e dei suoi frutti e a confermarvi nella fede in Dio».

     Vedo Betlemme piccola e bianca, raccolta come una chiocciata sotto al lume delle stelle. Due vie principali la tagliano a croce, l’una venendo da oltre il paese, ed è la via maestra che poi prosegue oltre il paese, l’altra andando da un’estremità all’altra dello stesso, ma non oltre. Altre viuzze lo segmentano, questo piccolo paese, senza la più piccola norma di piano stradale come noi lo concepiamo, ma anzi adattandosi al suolo che è a dislivelli ed alle case sorte qua e là, secondo i capricci del suolo e del loro costruttore. Volte quali a destra e quali a manca, chi messa per spigolo, rispetto alla via che le costeggia, obbligano questa ad essere come un nastro che si sgomitola sinuosamente e non un rettilineo che va da qua a là senza deviare. Ogni tanto una piazzetta, sia per un mercato, sia per una fontana, sia perché, costruito qui e là senza regola, è rimasto uno scampolo di suolo sghimbescio su cui non è possibile costruire più nulla.
     Nel punto dove mi pare di sostare particolarmente è proprio una di queste piazzette irregolari. Dovrebbe essere quadrata o quanto meno rettangolare. Invece è venuta un trapezio tanto strano da parere un triangolo acuto smusso nel ver­tice. Nel lato più lungo – la base del triangolo – vi è un fabbricato largo e basso. Il più largo del paese. Di fuori è un muraglione liscio e nudo, sul quale si aprono appena due portoni, ora ben serrati. Dentro invece, nel suo largo quadrato, si aprono molte finestre al primo piano, mentre sotto vi sono porticati che cingono cortili sparsi di paglia e detriti, con delle vasche per abbeverare cavalli e altri animali. Alle rustiche colonne dei portici sono anelli per tenere legate le bestie, e su un lato vi è una vasta tettoia per ricoverare mandre e cavalcature. Comprendo che è l’albergo di Betlemme.
     Sugli altri due lati uguali sono case e casette, quali precedute e quali no da un poco d’orto, perché fra esse vi è quella che è con la facciata sulla piazza, e quella col retro della casa sulla piazza. Sull’altro lato più stretto, fronteggiante il caravanserraglio, un’unica casetta dalla scaletta esterna che entra a metà facciata nelle camere del piano abitato. Sono tutte chiuse perché è notte. Non vi è nessuno per le vie, data l’ora.
     Vedo aumentare la luce notturna piovente dal cielo pieno di stelle, così belle nel cielo orientale, così vive e grandi che paiono vicine e che sia facile raggiungerle e toccare quei fiori splendenti nel velluto del firmamento.
     Alzo lo sguardo per comprendere la fonte di questo aumento di luce. Una stella, di insolita grandezza che la fa parere una piccola luna, si avanza nel cielo di Betlemme. E le altre paiono eclissarsi e farle largo come ancelle al passare della regina, tanto il suo splendore le soverchia e annulla. Dal globo, che pare un enorme zaffiro pallido, acceso internamente da un sole, parte una scia nella quale, al predominante colore dello zaffiro chiaro, si fondono i biondi dei topazi, i verdi degli smeraldi, gli opalescenti degli opali, i sanguigni bagliori dei rubini e i dolci scintillii delle ametiste. Tutte le pietre preziose della terra sono in quella scia, che spazza il cielo con un moto veloce e ondulante come fosse viva. Ma il colore che predomina è quello piovente dal globo della stella: il paradisiaco colore di pallido zaffiro che scende a fare di argento azzurro le case, le vie, il suolo di Betlemme, culla del Salvatore. Non è più la povera città, per noi meno di un paese rurale. È una fantastica città di fiaba in cui tutto è d’argento. E l’acqua delle fonti e delle vasche è di liquido diamante.
     Con un più vivo raggiare di splendori la stella si ferma sulla piccola casa che è sul lato più stretto della piazzetta. Né i suoi abitanti, né i betlemmiti la vedono, perché dormono nelle chiuse case, ma essa accelera i suoi palpiti di luce, e la sua coda vibra e ondeggia più forte tracciando quasi dei semicerchi nel cielo, che si accende tutto per questa rete d’astri che essa trascina, per questa rete piena di preziosi che splendono tingendo dei più vaghi colori le altre stelle, quasi a comunicare loro una parola di gioia.
     La casetta è tutta bagnata da questo fuoco liquido di gemme. Il tetto della breve terrazza, la scaletta di pietra scura, la piccola porta, tutto è come un blocco di puro argento sparso di polvere di diamanti e perle. Nessuna reggia della terra ha mai avuto od avrà una scala simile a questa, fatta per ricevere il passo degli angeli, fatta per esser usata dalla Madre che è Madre di Dio. I suoi piccoli piedi di Vergine Immacolata possono posarsi su quel candido splendore, i suoi piccoli piedi destinati a posarsi sui gradini del trono di Dio. Ma la Vergine non sa. Essa veglia presso la cuna del Figlio e prega. Nell’anima ha splendori che superano gli splendori di cui la stella decora le cose.
     Dalla via maestra si avanza una cavalcata. Cavalli bardati ed altri condotti a mano, dromedari e cammelli cavalcati o portanti il loro carico. Il suono degli zoccoli fa un rumore di acqua che frusci e schiaffeggi le pietre di un torrente. Giunti sulla piazza, tutti si fermano. La cavalcata, sotto il raggio della stella, è fantastica di splendore. I finimenti delle ricchissime cavalcature, gli abiti dei loro cavalcatori, i volti, i bagagli, tutto splende unendo e ravvivando il suo splendore di metallo, di cuoio, di seta, di gemma, di pelame, al brillio stellare. E gli occhi raggiano e ridono le bocche, perché un altro splendore si è acceso nei cuori, quello di una gioia soprannaturale.
Mentre i servi si avviano verso il caravanserraglio con gli animali, tre della carovana smontano dalle rispettive cavalcature, che un servo subito conduce altrove, e a piedi vanno verso la casa. E si prostrano, fronte a terra, a baciare la polvere. Sono tre potenti. Lo dicono le vesti ricchissime. Uno, di pelle molto scura, sceso da un cammello, si avvolge tutto in uno sciamma di candida seta splendente, stretto alla fronte ed alla vita da un cerchio prezioso, da cui pende un pugnale o una spada dall’elsa tempestata di gemme. Gli altri, scesi da due splendidi cavalli, sono vestiti l’uno di una stoffa rigata, bellissima, in cui predomina il color giallo, fatto quest’abito come un lungo domino ornato di cappuccio e di cordone, che paiono un sol lavoro di filigrana d’oro tanto sono trapunti di ricami in oro. Il terzo ha una camicia setosa, che sbuffa da larghe e lunghe brache strette al piede, e si avvolge in uno scialle finissimo, che pare un giardino fiorito tanto sono vivi i fiori che lo decorano tutto. In testa ha un turbante trattenuto da una catenella tutta a castoni di diamanti.
     Dopo avere venerato la casa dove è il Salvatore si rialzano e vanno al caravanserraglio, dove i servi hanno bussato e fatto aprire.
      E qui cessa la visione. Che riprende, tre ore dopo, con la scena dell’adorazione dei Magi a Gesù.
     È giorno, ora. Un bel sole splende nel cielo pomeridiano. Un servo dei tre traversa la piazza e sale la scaletta della piccola casa. Entra. Esce. Torna all’albergo.
     Escono i tre Savi, seguiti ognuno dal proprio servo. Traversano la piazza. I rari passanti si volgono a guardare i pomposi personaggi che passano molto lentamente, con solennità. Fra l’entrata del servo e quella dei tre è passato un buon quarto d’ora, che ha dato modo agli abitanti della casetta di prepararsi a ricevere gli ospiti.
     Questi sono ancor più riccamente vestiti della sera avanti. Le sete splendono, le gemme brillano, un gran pennacchio di penne preziose, sparse di scaglie ancor più preziose, tremola e sfavilla sul capo di colui che ha il turbante.
     I servi portano l’uno un cofano tutto intarsiato, le cui rinforzature metalliche sono in oro bulinato; il secondo un lavoratissimo calice, coperto da un ancor più lavorato coperchio tutto d’oro; il terzo una specie di anfora larga e bassa, pure in oro, e tappata da una chiusura fatta a piramide, che al vertice porta un brillante. Devono essere pesanti, perché i servi li portano con fatica, specie quello del cofano.
     I tre montano la scala ed entrano. Entrano in una stanza che va dalla strada al dietro della casa. Si vede l’orticello posteriore da una finestra aperta al sole. Delle porte si aprono nelle due altre pareti, e da queste sbirciano coloro che sono i proprietari: un uomo, una donna e tre o quattro fra giovinetti e bimbi.
     Maria è seduta col Bambino in grembo ed ha vicino Giuseppe in piedi. Però si alza Ella pure e si inchina quando vede entrare i tre Magi.

 

Continua

 

VACCINI E FETI
QUELLO CHE CI INSEGNA IL VECCHIO ELEAZARO
Articolo di Luisella Scrosati
LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA del 28-12-2020

 

   Capi folli, imposizione del mainstream, fake news, traditori interni e persino guide religiose che piacciono al pensiero unico. Oggi, con la vicenda vaccini e dei feti abortiti, è tutto come descritto nel Secondo libro dei Maccabei quando il popolo ebraico dovette adeguarsi al tiranno Antioco IV, tranne il vecchio Eleazaro. Ma non c’è cooperazione remota che ci autorizzi a vivere prostrati ai piedi dei seminatori di morte. 
   I lettori certamente conosceranno lo splendido episodio narrato nel Secondo libro dei Maccabei (6, 18-31), legato alla figura del vecchio Eleazaro. Il contesto socio-politico del tempo, II sec. a. C., era divenuto del tutto irrispettoso della legge di Dio, a causa di un tiranno, Antioco IV Epifane, il quale aveva deciso di emanare decreti che mettevano sostanzialmente fuori legge la religione ebraica. Antioco venne presto chiamato “Epimane”, ovvero “pazzo”, perché le sue decisioni di governo manifestavano chiaramente una personalità folle, arrivista, maniaca. L’ellenizzazione era da lui ritenuta un elemento fondamentale per l’unità del suo regno: impossibile accettare che qualcuno, per rispettare le proprie tradizioni, si chiamasse fuori o perfino si opponesse a questa imposizione del mainstream, del pensiero unico dell’epoca.
   Questa mania dell’uniformità aveva assalito anche buona parte dell’aristocrazia ebraica: «In quel tempo ci furono in Israele alcuni traditori i quali cercavano di ingannare gli altri con questi ragionamenti: “Su, facciamo un'alleanza con le nazioni che stanno attorno a noi. Da quando non abbiamo più voluto avere relazioni con loro ci sono capitati addosso molti guai”» (1Mac 1, 11). La propaganda e le fake news del tempo: i nostri guai dipendono dalla nostra mancata collaborazione con le nazioni: per la serie ce lo chiede l’Europa, l’ha detto l’OMS, etc. Per risolvere i nostri guai non ci dobbiamo distinguere, dobbiamo fare come gli altri; anzi, questi guai sicuramente aumenterebbero qualora noi non dovessimo seguire le loro imposizioni.
   La storia spesso si ripete, anche nei dettagli.
   Antioco, che in principio non si era affatto manifestato accanito persecutore degli ebrei, guadagnata l’adesione dei capi - che intanto avevano brigato per avere un Sommo Sacerdote di loro gradimento - e istigato dal loro zelo nel voler seguire il pensiero unico, iniziò a mettere condizioni sempre più stringenti, al punto da porre gli ebrei osservanti in situazioni senza vie di uscita; come quella di mangiare le carni suine nel banchetto sacrificale o morire.
   In questo contesto, si innalza in tutta la sua maestà la figura del vecchio Eleazaro. Se si fosse “semplicemente” rifiutato di mangiare le carni suine, sarebbe già bastato per ricordarlo in eterno. Ma la sua grandezza emerge dal suo rifiuto di fingere di mangiare quelle carni. Alcuni ebrei “ellenizzanti”, che preparavano le carni del banchetto, conoscendo e stimando l’anziano, gli apparecchiano una via d’uscita eticamente ineccepibile: tu, Eleazaro, prepari le carni kosher; quando poi verrà il momento di mangiarle pubblicamente noi ti daremo quelle, non le altre illecite, e così tu avrai salvato nel contempo la tua vita e l’osservanza della legge di Dio. Ma lui, Eleazaro, che non aveva appreso l’osservanza della Torah in modo “gesuitico”, non ebbe dubbi: «Uccidetemi pure. Alla mia età non conviene fingere; molti giovani crederebbero che Eleazaro, a novant'anni, ha accettato di vivere alla maniera dei pagani. Se io fingo per quel poco di vita che mi rimane, essi per colpa mia sarebbero ingannati e io concluderei la mia vecchiaia nella vergogna e nell'infamia [...]. Ai giovani voglio lasciare un nobile esempio di come si deve morire, con prontezza e con coraggio, per la legge di Dio».
Facciamo un salto di oltre duemila anni. Tutto come da copione: capi folli, imposizione del mainstream, fake news, traditori interni e persino guide religiose che piacciono al pensiero unico. Continua

 

  Notiziario periodico di Tele Maria / 2-2021 
  Ancona, Domenica 3 gennaio 2021 
   A cura del Prof. Giorgio Nicolini 
   direttore@telemaria.it - Tel,/Fax 071.83552 - Cell. 339.6424332 

IL CULTO LITURGICO DEL NOME DI GESU'

     La fede cristiana consiste nel professare con la bocca e credere nel cuore “che Gesù è il Signore, e che Dio lo ha risuscitato dai morti” e nell’invocare il nome del Signore per conseguire la salvezza (Rom. 10, 9-13).
    I primi cristiani, appunto, sono coloro che riconoscono Gesù come Signore e si designano come coloro che invocano il suo nome, esso avrà sempre un ruolo preminente nella loro vita: nel nome di Gesù i cristiani si riuniranno, accoglieranno chiunque si presenti nel suo nome, renderanno grazie a Dio in quel nome, si comporteranno in modo che tale nome sia glorificato, saranno disposti anche a soffrire per il nome del Signore.
     Il SS.mo Nome di Gesù, fu sempre onorato e venerato nella Chiesa fin dai primi tempi, ma solo nel XIV secolo cominciò ad avere culto liturgico.
     Grande predicatore e propagatore del culto al Nome di Gesù, fu il francescano san Bernardino da Siena (1380-1444) e continuato da altri confratelli, soprattutto dai beati Alberto da Sarteano (1385-1450) e Bernardino da Feltre (1439-1494).
     Nel 1530, papa Clemente VII autorizzò l’Ordine Francescano a recitare l’Ufficio del Santissimo Nome di Gesù; e la celebrazione ormai presente in varie località, fu estesa a tutta la Chiesa da papa Innocenzo XIII nel 1721.
    Il giorno di celebrazione variò tra le prime domeniche di gennaio, per attestarsi al 2 gennaio fino agli anni Settanta del Novecento, quando fu soppressa.
     Papa Giovanni Paolo II ha ripristinato al 3 gennaio la memoria facoltativa nel Calendario Romano.

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IL TRIGRAMMA di SAN BERNARDINO

Il trigramma fu disegnato da Bernardino stesso: il simbolo consiste in un sole raggiante in campo azzurro, sopra vi sono le lettere JHS che sono le prime tre del nome Gesù in greco ΙΗΣΟΥΣ (Iesûs), ma si sono date anche altre spiegazioni, come “Iesus Hominum Salvator”
Ad ogni elemento del simbolo, Bernardino applicò un significato, il sole centrale è chiara allusione a Cristo che dà la vita come fa il sole, e suggerisce l’idea dell’irradiarsi della Carità. Il calore del sole è diffuso dai raggi, ed ecco allora i dodici raggi serpeggianti come i dodici Apostoli e poi da otto raggi diretti che rappresentano le beatitudini, la fascia che circonda il sole rappresenta la felicità dei beati che non ha termine, il celeste dello sfondo è simbolo della fede, l’oro dell’amore.
Bernardino allungò anche l’asta sinistra dell’H, tagliandola in alto per farne una croce, in alcuni casi la croce è poggiata sulla linea mediana dell’H.
Il significato mistico dei raggi serpeggianti era espresso in una litania; 1° rifugio dei penitenti; 2° vessillo dei combattenti; 3° rimedio degli infermi; 4° conforto dei sofferenti; 5° onore dei credenti; 6° gioia dei predicanti; 7° merito degli operanti; 8° aiuto dei deficienti; 9° sospiro dei meditanti; 10° suffragio degli oranti; 11° gusto dei contemplanti; 12° gloria dei trionfanti.
Tutto il simbolo è circondato da una cerchia esterna con le parole in latino tratte dalla Lettera ai Filippesi di san Paolo: “Nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, sia degli esseri celesti, che dei terrestri e degli inferi”. Il trigramma ebbe un gran successo, diffondendosi in tutta Europa, anche Santa Giovanna d’Arco volle ricamarlo sul suo stendardo e più tardi fu adottato anche dai Gesuiti.
Diceva s. Bernardino: “Questa è mia intenzione, di rinnovare e chiarificare il nome di Gesù, come fu nella primitiva Chiesa”, spiegando che, mentre la croce evocava la Passione di Cristo, il suo Nome rammentava ogni aspetto della sua vita, la povertà del presepio, la modesta bottega di falegname, la penitenza nel deserto, i miracoli della carità divina, la sofferenza sul Calvario, il trionfo della Resurrezione e dell’Ascensione

 

AGLI AMICI E SIMPATIZZANTI DI QUESTO NOTIZIARIO

Sono molte migliaia gli utenti che ricevono ed apprezzano la WebTV "Tele Maria" e questo "Notiziario Informativo", che - come ognuno può ben comprendere - oltre al lavoro che richiedono, hanno anche dei costi per il loro mantenimento e sviluppo. Mi rivolgo perciò alla generosità di quanti ricevono i servizi di "Tele Maria" e di questo "Notiziario Informativo", perché con davvero un piccolissimo sacrificio personale, anche di solo 1 (un) euro ANNUALE (corrispondente alla rinuncia di un caffè), contribuiscano alle necessarie spese delle piattaforme informatiche utilizzate per il mantenimento di "Tele Maria" e di questo "Notiziario Informativo". Un solo euro annuale o periodico di ciascuno è come una goccia, ma che unita ad altre gocce di tanti altri possono formare il mare, cioè quanto necessario alle spese di questo servizio. Oltre perciò alle normali donazioni con bonifici mediante il Conto Corrente Postale n°2987904, intestato a "Tele Maria", si possono fare con facilità ed immediatezza con dei semplici "click" anche piccole donazioni di solo 1 (un) euro periodico con il sistema assai semplificato di PayPal.  Ringrazio di cuore quanti vorranno rispondere a questo appello.   - Prof. GIORGIO NICOLINI -

 

  Ancona, Venerdì 1° gennaio 2021 

 

 

 CONSACRAZIONE DELL'ANNO


 MARIA SANTISSIMA,  MADRE DI DIO   E MADRE DELLA VITA 

 

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO
CONSACRAZIONE DELL'ANNO A MARIA

Sono arrivato per divina misericordia al principio di questo nuovo anno, e a te, dopo Gesù, ne consacro le primizie, o cara o dolce madre Maria.
Deh! Quanto ho bisogno di te per passare quest'anno, come si conviene a un vero cristiano, e a chi si professa di essere tuo figlio!
Da te, o cara Madre, io aspetto tutto, per tuo mezzo io spero di ottenere ogni grazia.
Deh! Ricevimi sotto il manto della tua protezione, custodisci i sensi del corpo, le potenze dell'anima e gli affetti del cuore, affinché io viva solo per servire ed amare il mio Dio, tutto operi per la sola sua gloria, tutto io prenda dalle sue santissime mani, e in tutto quello che mi accadrà di contrario io mi rassegni alla sua Divina volontà.
Tu difendimi nelle tentazioni, tu assistimi nei pericoli, tu confortami nelle tribolazioni, tu soccorrimi nelle necessità, tu liberami dal peccato, tu fammi crescere nelle virtù, tu soprattutto impetrami un ardente e sincero amore verso il mio Dio e Salvatore Gesù Cristo.
Sì, cara Madre, per quel Sangue Preziosissimo, che sparse in questo giorno il tuo Divin Figlio, per il dolcissimo nome di Gesù che gli fu imposto, e per l'infinita carità del suo amorosissimo Cuore, ti supplico e scongiuro, che tu mi ottenga la grazia di sempre più amarlo, servirlo e glorificarlo in tutto il tempo della mia vita, per essere fatto degno per gli infiniti meriti suoi e per la tua intercessione di venire ad amarlo e goderlo eternamente in tua compagnia nel Santo Paradiso.
O Maria, Vergine Immacolata, Augustissima Madre di Dio, Regina degli Angeli e degli uomini, tesoriera di grazie, speranza e consolazione, gloria e delizia di tutto il genere umano, deh!, per il tuo purissimo e amantissimo Cuore, fà che non rimanga delusa la fiducia che in te io ripongo della mia eterna salvezza.
E se quest'anno avesse ad essere per me l'ultimo della vita, io ti invoco, o cara Madre, con tutto l'affetto dell'anima mia, e ti prego che tu mi voglia assistere nel punto terribile della mia morte, così che, trafitto dal più vivo dolore dei miei molti e gravissimi peccati, fermo nella Santa ed unica Fede Cattolica saldo nella speranza della Divina misericordia, e i meriti della Passione, morte e del Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo, e acceso del più fervente amore di Dio, io spiri in pace tra le tue braccia l'anima mia, e venga a ringraziarti e ad amarti in Cielo con tutti gli Angeli e i Santi per tutta l'eternità. Amen

 

LA VERGINE MARIA, MADRE DI DIO
IL SOLE DELLA PUREZZA
CHE INTERCEDE PER NOI PER UN FUTURO DI PACE
  


Madre di Dio, Theotokos in greco, è il più alto titolo mai attribuito a Maria. Le è stato conferito durante il Concilio di Efeso nel 431 d.C.. Il Concilio ha stabilito che l'umanità e la divinità di Gesù non potevano essere separate, e quindi Maria meritava a ragione il titolo di Madre di Dio. Maria ha messo al mondo Gesù, e quindi è veramente madre di Dio, visto che Gesù è la seconda Persona della Trinità. La solennità di Maria, Madre di Dio, è la più antica festa di Maria celebrata nella Chiesa cattolica. Maria non è solo Madre di Dio, ma anche la nostra vera madre. Quando ha detto di sì all'angelo Gabriele in occasione dell'Annunciazione, ha detto di sì all'essere madre di Gesù, e allo stesso tempo ha detto di sì al fatto di diventare la nostra madre spirituale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che Maria è nostra madre nell'ordine della grazia. “Il suo ruolo in rapporto alla Chiesa e a tutta l'umanità va ancora più lontano. Ella ha cooperato in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo è stata per noi la Madre nell'ordine della grazia”. “Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso prestato nella fede al tempo dell'annunciazione, e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna. [...] Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice” (CCC 968, 969). Il ruolo di Maria come nostra madre è iniziato con l'Annunciazione e continua per tutta l'Eternità. Visto che ama tanto suo Figlio, ci ama teneramente come membra del suo Corpo Mistico.
  

 

 

DALLA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI
PER LA SANTA CASA DI LORETO

Santa Maria, Madre di Dio, ti salutiamo nella tua casa. Qui l’arcangelo Gabriele ti ha annunciato che dovevi diventare la Madre del Redentore; che in te il Figlio eterno del Padre, per la potenza dello Spirito Santo, voleva farsi uomo. Qui dal profondo del tuo cuore hai detto: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc.1,38). Così in te il Verbo si è fatto carne (Gv.1,14). Così tu sei diventata tempio vivente, in cui l’Altissimo ha preso dimora corporalmente; sei diventata porta per la quale Egli è entrato nel mondo.

 

Ancona, Giovedì 31 dicembre 2020

 

IL SASSO MIRACOLOSO   DEL PROTOMARTIRE   SANTO STEFANO 

IL SASSO DELLA FEDE

PER UN APPROFONDIMENTO STORICO
COLLEGATI ALL'INDIRIZZO seguente:


https://reliquiosamente.com/2014/12/20/il-sasso-della-fede/

 

Clicca QUI il PDF


UN ANTICO LIBRO SULLA STORIA DEI SANTI DI ANCONA

 

Ancona, Domenica 20 dicembre 2020

 

I PIU' SENTITI AUGURI
DI UN LIETO E SANTO NATALE

a tutti gli amici di varie parti del mondo e simpatizzanti di questo Notiziario
di Tele Maria / La Voce Cattolica

da parte del Prof. GIORGIO NICOLINI

Feliz Navidad - Joyeux Noël - Merry Christmas - Zalig Kerstfeest
Fröhliche Weihnachten - Milad Mubarak - Mo'adim Lesimkha

 

DAVANTI ALLA GROTTA DI NAZARETH E DAVANTI ALLA GROTTA DI BETLEMME

Giovanni Paolo II, nell’Omelia tenuta a Loreto il 10 dicembre 1994, per l’apertura del VII Centenario della “Miracolosa Traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Loreto, disse:
“Il Figlio di Dio fu concepito nel seno della Vergine per opera dello Spirito Santo e nacque nella notte di Betlemme… La Casa di Nazareth fu testimone del compimento della profezia di Isaia: “Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele, che significa “Dio con noi”(Is.7,14).
“Ecco la dimora di Dio con gli uomini”, è scritto nel libro dell’Apocalisse (21,3): queste parole si riferiscono prima di tutto alla stessa Vergine Maria, che divenne la Madre del Redentore, ma si riferiscono anche alla sua casa, nella quale questo mirabile mistero del “Dio con noi” ebbe inizio.
 Il Natale, perciò, celebra questo ineffabile mistero del “Dio con noi” e la Grotta “davanti” alla Casa di Maria a Nazareth, luogo del concepimento del Figlio di Dio nel grembo verginale di Maria, è intimamente legata alla Grotta di  Betlemme, luogo del parto verginale di Maria.
 
 
La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabile lotte sociali,
e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana
(Paolo VI, 25 dicembre 1975)
 
Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce,
nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento.
Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature.
(Gc.1,17-18)
 

 L'INSEGNAMENTO
DI SAN VINCENZO DE' PAOLI

Le cose di Dio si fanno da sé e la vera sapienza consiste nel seguire passo passo la Provvidenza. Spesso le opere si guastano perché si agisce secondo le proprie inclinazioni. Le opere di Dio non si fanno quando desideriamo noi, bensì quando piace a lui. Aspettate sempre pazientemente l’evidenza della sua santa e adorabile volontà. Noi dobbiamo contentarci di mettere a frutto i pochi talenti che ci ha messo in mano, senza darci pena per averne dei più grandi, o dei più estesi. Se siamo fedeli nel poco, Dio ci costituirà sopra il molto; ma questo riguarda lui e non noi. Lasciamolo fare e rimaniamo tranquilli nel nostro guscio. Se desidera qualcosa di più, sarà lui a provvedere e non noi. Se Dio vuole che la cosa si faccia, il ritardo non guasterà nulla; e meno ci sarà del nostro, più ci sarà del suo. Dobbiamo gemere davanti a Dio nel vedere tanti bisogni nella Chiesa, e pregare la divina bontà che voglia provvedervi e inviare buoni operai alla sua vigna; mai offrirci noi agli uomini in un qualche luogo prima che vi siamo chiamati, non lo dobbiamo fare. Se Dio vuol servirsi di noi per qualche cosa che riguarda la sua gloria, egli, a questo scopo, ci conserverà; io lo credo. La grazia ha i suoi momenti. Abbandoniamoci dunque alla Provvidenza di Dio e guardiamoci dal volerla anticipare”
(da Perfezione evangelica) 

 

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Associazione Marco Mascagna: messaggio gennaio 2021
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Le notizie false sono molto più pericolose di quanto pensiamo: come difendersi


Sul covid sono circolati articoli, messaggi, video su rimedi naturali, farmaci o altre sostanze capaci di impedire di contrarre questa malattia. Molte persone hanno creduto a tali notizie e le hanno messe in pratica scrupolosamente. L’effetto è stato che oltre 800 persone sono morte a causa di queste sostanze e migliaia hanno avuto seri problemi di salute [1].
Questi dati dimostrano quanto possano essere pericolose le notizie false (fake news, bufale) in campo medico. Ma lo stesso si può dire per le notizie false riguardanti la politica, l’economia, gli episodi di cronaca nera, la tecnologia, la scienza. I nostri comportamenti dipendono in gran parte dalle convinzioni che abbiamo e queste si costruiscono in base alle informazioni ricevute: se le informazioni sono false compiamo scelte non nel nostro interesse ma secondo gli interessi delle persone e dei gruppi che ci hanno fornito le notizie false. E si può ben capire quanto ciò sia pericoloso in campo politico, economico e sociale.

 

Non c’è giorno in cui non siano create fake news, numerosissimi sono i siti di informazione online che le producono e le diffondono e molti di più sono i profili Twitter e Instagram e le pagine Facebook che creano e inviano notizie false. Poi ci sono tutte le persone comuni che non comprendono che una notizia è falsa e la girano ai loro contatti. E’ una vera invasione, anzi un’epidemia, perché la notizia falsa si trasmette, “infetta” persone, che a loro volta la trasmettono ad altre, “infettandole”, con una diffusione rapidissima e pervasiva.
In media un Twitter con una notizia falsa ha il 70% di probabilità in più di essere retwittato di un Twitter con una notizia vera [2]. Se 100 persone ricevono una fake news su WhatsApp o su Facebook o Twitter e ciascuna di esse la invia ad altre 20 persone e ciascuna persona raggiunta dopo un'ora la invia ad altre 20 persone e così ogni ora, dopo solo 4 ore 16 milioni di persone hanno ricevuto la notizia falsa.

Ci si potrebbe chiedere come sia possibile che le falsità battano regolarmente, e di molto, le verità. Gli psicologi sociali che studiano questo fenomeno ci dicono che le fake news sono quasi sempre confezionate bene: si presentano come nuove e originali, sono costruite per suscitare curiosità, sorpresa, indignazione, speranza, per confermare la nostra visione del mondo, i nostri desideri, paure, preconcetti. Inoltre la maggioranza delle notizie false sono credibili. Ecco perché vogliamo subito diffonderle a tutti i nostri contatti [2].

 

Che la maggioranza delle persone ci caschi è dimostrato anche da varie ricerche. Per esempio, chiedendo a un campione di italiani sopra i 17 anni, e che usa abitualmente internet e i social, se si è imbattuto in una fake news, il 29% ha risposto mai, il 18% raramente e il 31% ha risposto qualche volta [3]. Considerata l’enorme diffusione delle notizie false questi dati dimostrano una sola cosa: la maggioranza delle persone non riconosce le fake news e le considera vere. Alla domanda se ci si ritiene abili a riconoscere le notizie false la maggioranza risponde di sì, ritenendo però che la maggioranza delle persone non abbia tali capacità.
Le ricerche evidenziano anche un’errata convinzione di molti: che sono le persone di bassa cultura a credere alle fake news. Invece no: ci cascano anche persone di media e alta istruzione. Come scrive uno dei più importanti smascheratori di fake news: “Ci sono persone a cui fa comodo che crediate che solo i poco scolarizzati caschino nelle bufale. Sono persone che hanno un disperato bisogno di voi, e del vostro scarso spirito critico. Sono persone consce di spacciare pupù, e che per farvela digerire per bene hanno necessità che voi vi crediate superiori a chi casca nelle fake news” [4].

 

La realtà è che ci si casca non per ignoranza ma per pregiudizio. Se abbiamo paura degli stranieri è facile che condivideremo articoli che la confermano, anche se dicono falsità. Se vogliamo guarire dalle nostre malattie senza prendere medicine, crederemo facilmente alle notizie false sulle virtù di erbe e alimenti, se siamo contro quel determinato partito facilmente crederemo alle notizie false che ne dicono male. In psicologia si chiama bias di conferma: più quello che leggiamo, ascoltiamo e vediamo conferma le nostre opinioni e visioni del mondo, più siamo portati a considerare quel tipo di informazione attendibile e, invece, a rigettare, rifiutare ciò che mette in dubbio le nostre certezze.

 

Se si hanno un minimo di conoscenze di psicologia e un po’ di abilità a scrivere o a parlare è abbastanza facile costruire notizie che sembrano vere ma sono false: ecco un altro motivo per cui tante persone o gruppi le producono.
Uno dei più famosi creatori di bufale, Paul Horner, ha ammesso che grazie alle bufale guadagnava almeno 10.000 dollari al mese e con alcune ha guadagnato anche 10.000 dollari in un giorno [5]. Anche in Italia molti creatori o spacciatori di fake news ci guadagnano, e non poco, o grazie alle visualizzazioni della loro pagina o canale e ai guadagni che ciò procura con le inserzioni pubblicitarie presenti o grazie alla notorietà che permette di vendere i loro “prodotti” (libri, servizi, alimenti, farmaci di nessuna utilità, consulenze, conferenze ecc.).

 

Altri producono e diffondono notizie false perché hanno scarsi argomenti per convincere: sono partiti, uomini politici, opinion leader, sette, gruppi religiosi, gruppi contrari alle vaccinazioni, ai farmaci e ad altre scoperte scientifiche.
Quest’anno la maggioranza delle fake news ha riguardato il covid, nel 2018, nell’ordine, il Governo, gli immigrati, i diritti (negati o che si vogliono far riconoscere), la salute (terapie, vaccinazioni, alimentazione ecc.), l’economia, episodi di cronaca nera [6].
Le notizie false sugli stranieri e sui rom quasi sempre spingono alla paura, all’antipatia, all’intolleranza, all’odio; quelle sul Governo a ù

considerarlo inetto, incapace, incompetente, corrotto [6].

 

Butac, uno dei più importanti siti antibufale italiano, ha censito 428 siti che producono o diffondono fake news, escludendo le pagine Facebook e i siti che si proclamano satirici (in realtà inventare notizie false su qualcuno per riderci si chiama calunnia o bullismo e non satira, che è stata definita dalla Cassazione come “manifestazione di pensiero che indica alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene” [7]). NewGuard pubblica invece una lista di siti e giornali che creano o diffondono fake news sul covid. Al seguente link potete trovare la lista di Butac (www.butac.it/the-black-list) e qui quella di NewGuard (https://www.newsguardtech.com/it/coronavirus-misinformation-tracking-center). Se scorrete le denominazioni di questi siti vi chiederete: “Ma ci sono anche giornali e notiziari televisivi famosi?!”. No! Vi sono solo siti che cercano di far cred

ere di essere giornali e trasmissioni famose, storpiandone il nome o avendo un altro dominio internet. Insomma già il titolo è una fake.

 

Come si evince scorrendo i nomi di questi siti, le notizie false non sono appannaggio solo di una parte politica o ideologica, vi sono siti bufalari di destra, di sinistra e di centro, ecologisti e antiecologisti, religiosi e antireligiosi.
Qualche consiglio per non essere vittime e complici di chi fabbrica fake news.
1) Non diffondete mai una notizia prima di essere più che certi che non sia una notizia falsa. Diffondere notizie false è immorale (in alcuni casi è anche un reato), inoltre da vittime diventate complici di imbroglioni, truffatori, gruppi eversivi.
2) Diffidate di tutti i titoli sensazionalistici tipo: “Notizia shock”, “Ecco cosa ci nascondono i politici”, “Il segreto che i medici non voglio farti sapere”, ecc. Un articolo o messaggio con un titolo simile al 99% dei casi è una notizia falsa. Siate sospettosi anche degli articoli con titoli tutti in maiuscolo, con punti esclamativi o che invitano a condividere il messaggio ad altre 10 persone o ai vostri contatti.
3) Verificate che la fonte non sia uno degli oltre 400 siti sopra riportati (purtroppo la lista è in continua evoluzione perché alcuni siti cambiano nome o muoiono e ne nascono altri). Diffidate anche di giornali quali Libero, Il Giornale, La Verità che spesso hanno diffuso notizie false o riportato in maniera truffaldina notizie vere.
4) Cercate su un sito antibufala se la notizia è segnalata. Basta digitare su un motore di ricerca www.butac.it o www.bufale.net o https://bufalopedia.blogspot.com seguito dalle parole chiave della notizia avuta. I siti antibufala purtroppo ci mettono almeno un paio di giorni per smascherare una bufala.
5) Verificate se i ragionamenti dell’articolista non sono basati su fallacie logiche [8].
6) Controllate se gli eventuali dati sono riportati sia in termini assoluti che relativi, perché altrimenti non se ne può trarre nessuna conclusione. Per esempio, se leggete “Scoperta una sostanza che aumenta del 300% la rigenerazione dei capelli" non possiamo dedurre che è efficace, perché se prima la rigenerazione era 0 (come nei calvi) e dopo il farmaco continua a essere 0 si può anche dire che c'è stato un aumento del 300%: 0x300 è infatti uguale a 0.
7) Non pensate che poiché la notizia vi è stata trasmessa da un amico o conoscente degno di fede allora è vera, perché, come abbiamo detto, anche persone istruite e per bene sono vittime di fake news.
In ultimo un consiglio: se più volte avete presa per vera una bufala sappiate che siete una persona che facilmente può essere ingannata: è bene, quindi, che prendiate serenamente consapevolezza di ciò e siate molto accorti, perché potreste essere vittima di truffatori, manipolatori, sette e persone senza scrupoli.

 

Note: 1) Islam MS: COVID-19-Related Infodemic and Its Impact on Public Health: A Global Social Media Analysis, The American journal of tropical medicine and hygiene, 2020, 103(4):1-9; 2) https://science.sciencemag.org/content/359/6380/1146.full; 3) Istituto Eumetra Monterosa, 2018; 4) https://www.butac.it/i-luoghi-comuni-e-le-fake-news; 5) https://tg24.sky.it/mondo/2017/03/28/faq-fake-news-post-verita; 6) AGICOM https://www.key4biz.it/wp-content/uploads/2018/11/Allegato-22-11-2018.pdf; 7) Prima sezione penale della Corte di Cassazione, sentenza n. 9246/2006; 8) Per una brevissima illustrazione delle fallacie logiche si veda www.psyjob.it/le-fallacie-una-introduzione-ai-piu-comuni-inganni-dellargomentazione.htm, per saperne di più si legga: FF. Calemi e MP. Paoletti Cattive argomentazioni: come riconoscerle. Ed. Carocci, 2014.
Diffondi questo articolo e le informazioni contenute.

 
AVVISI
Cosa possiamo fare per promuovere un’economia che ha come fine il bene dell’uomo e non l’accumulazione del denaro
Papa Francesco a novembre ha convocato ad Assisi economisti, imprenditori, esponenti del Terzo Settore e altri esperti, tutti giovani, per dibattere su come costruire un’economia che metta al centro il bene di tutti gli uomini (in particolare dei poveri e degli ultimi), la salvaguardia del creato, la pace. Durante questo incontro è stato presentato il documento “Ma io cosa posso fare per l’economia di Francesco?” promosso dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, dai Francescani del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi, dalla Fondazione Finanza Etica, dalla Tavola della Pace, dalla Task Force dell’Onu per l’Economia Sociale e Solidale e dall’International Labour Organization. Il documento, scritto da economisti, dirigenti di istituzioni, organizzazioni e associazioni, imprenditori, banchieri, lavoratori, studenti, sindaci e assessori, responsabili di governo, religiosi e volontari, è chiaro, semplice, concreto. Tutti dovrebbero leggerlo e diffonderlo. Lo si trova a questo link https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2020-11/economia-francesco-documento-cosa-posso-fare.html

 
Ti consigliamo un film e un libro


Film: Inside out di P. Docter, film d’animazione della Pixar; 2015.
I protagonisti di questo film sono le emozioni, raffigurate come dei personaggi che popolano la nostra mente. Una bambina da poco è traslocata in un’altra città e nella sua mente si scontrano la gioia, ottimista e positiva, la tristezza, sfiduciata e rinunciataria, la rabbia, impaziente e attaccabrighe, il timore e il disgusto. L’analisi psicologica, per niente banale, di una bambina in crisi nel passaggio tra infanzia e adolescenza, tra una fase della sua vita chiusa e una che si apre e la fatica che bisogna compiere per crescere e maturare, dà vita a un film poetico e divertente.
Premio Oscar, Golden Globes e Critics Choice Award come miglior film d’animazione; nomination per la migliore sceneggiatura.
Libro: La fabbrica, di Joanne Ramos, 2019, Ponte alla Grazie
Una giovane immigrata non riesce a trovare altro lavoro che quello di prestarsi come “fornitrice di utero in affitto” in una “fabbrica di bambini” dove donne povere prestano il loro corpo a chi può permettersi di pagarlo. Il luogo è bello e confortevole e le donne-incubatrici sono trattate con riguardo per fare crescere il bambino che portano in grembo nel migliore dei modi. Ma è pur sempre una fabbrica il cui solo fine è il profitto ferocemente conseguito su soggetti più deboli e fragili della società.

 
Contro l'intolleranza e il razzismo diffondi i video “Un pugno al cuore”, “Anche noi”, “Requiem”
L'intolleranza verso lo straniero, il senzatetto diventa ogni giorno più preoccupante, assumendo spesso le forme del razzismo e della bruta violenza. Rimanere in silenzio, in questa situazione, favorisce il crescere di questa mala pianta. Bisogna parlare e confutare le notizie false, fornire elementi per una corretta conoscenza del fenomeno, risvegliare i sentimenti di pietà, fraternità e solidarietà, amore. Uno strumento per tutto ciò possono essere i video “Un pugno al cuore”, Anche noi” e Requiem, che ti invitiamo a guardare e diffondere.
I video sono su Youtube a questi indirizzi:
Un pugno al cuore: www.youtube.com/watch?v=pOZvhzfhFfE
Anche noi: www.youtube.com/watch?v=dochQxEMRZA&t=5s
Requiem: www.youtube.com/watch?v=44V4JapxQsM&feature=youtu.be

 
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Buongiorno e buon 2021.
Ho il piacere d’informare che, grazie anche all’aiuto di alcuni amici collezionisti di figurine Brioschi, sono riuscito a mantenere la promessa che avevo fatto nel 2015.

La seconda edizione del catalogo delle figurine Brioschi è in rete.
Novità:

  1. Il catalogo ora è completo, ci sono tutte le figurine, anche quelle della sesta serie.

  2. Sono state trovate ulteriori varianti.

  3. Niente più quotazioni.

  4. E’ stata aggiunta una nuova sezione riguardante le cartoline postali Brioschi (Lysoform) della serie “La Posta”.

Il nuovo Catalogo si può consultare scaricandolo dal link


http://www.francescomaida.com/catalogo_brioschi.pdf


Ci sono anche alcune pagine di informazioni su links amici, tra cui quello di CARTANTICA.


Uno dei piaceri del collezionismo è condividere con gli altri le proprie conoscenze; sarebbe quindi per me cosa gradita se il nuovo catalogo fosse divulgato anche sul tuo sito o attraverso le tue conoscenze.

 

Cordialmente
Francesco Maida

 

 

 

BUON FINE E INIZIO ANNO NUOVO

Il 2020 è stato per  tutti un anno difficile, ricordato per la pandemia da Covid-19, lasciando segni indelebili e ferite insanabili.
Fare gli auguri con enfasi ed entusiasmo come gli anni precedenti,  risulterebbe indelicato per chi ha perso persone care, amici e conoscenti,  un segnale di totale insensibilità.


Siamo giunti alla giusta riflessione di rispettare il momento delicato e di estremo dolore che attraversa tutto il mondo.
Il 2021, presumibilmente, si alternerà a infiniti momenti d’emergenza, tra continue restrizioni  e norme mutevoli da rispettare,  con i vari vaccini da protagonista, con la speranza di tornare alla normalità il prima possibile, ma allo stato attuale, forse tra fine dicembre inizi del 2022.


Con il senso di responsabilità e lo spirito propositivo che contraddistingue l’Associazione Circolo “Tempo Libero”, da 27 anni, abbiamo già fissato 4 date, nei mesi di marzo, giugno, settembre e novembre, salvo nuove sospensioni, e valutando volta per volta se sussistano i pressuposti, tutelando prima di ogni cosa la salute e la sicurezza di tutti.


Gli eventi soffrirano piu’ di ogni altra attività, ma la vita è un bene primario in assoluto, subordinata a nessun altro interesse.
Che non sia un segnale di speranza, ma di guardare avanti positivamente e fare sempre del proprio meglio per soddisfare le numerose richieste da parte dei  soci e amici visitatori.


Il Memorial Correale sarà il luogo ideale per cancellare delusioni , un momento di festa, rinnovamento e per ritrovare finalmete il sorriso.

 

Oltre ad augurarcelo, conquistiamocelo un buon 2021!

Per ulteriori informazioni visitate la Pagina Facebook:

 

ASSOCIAZIONE CIRCOLO TEMPO

 

 

 

 

 

 

Cari amici

(da Mt. 2, 2) nel Vangelo della Liturgia del 6 gennaio Epifania del Signore: “abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorare il Signore”.
A “nuovo anno” 2021 appena iniziato possiamo semplicemente ripetere gli auguri tradizionali, che già certamente ci siamo scambiati nelle case oppure on-line; auguri umanamente sinceri di Salute, Pace, serenità e prosperità a tutti, persone e Popoli.
Sappiamo che la vita di ogni giorno ci riserverà eventi belli o brutti, sorprese piacevoli o meno; tuttavia la fede cristiana ci spinge a guardare ogni cosa con sano realismo sempre, anche nel tempo della “pandemia” che non è nuova nella storia.
pdfCardini_Atlante_Pestilenza-12-11-2020_.pdf

Senza trascurare gli avvenimenti in Italia e in tutto il mondo, facciamoci guidare dall’evento che ha cambiato la storia (e la cambia giorno per giorno), il Natale, la nascita di Gesù, dunque la venuta di Dio stesso sulla terra, nella “veste” carnale di un piccolo indifeso Bambino, che per grazia possiamo riconoscere come il Re dei re, come all’inizio fu per i primi pastori e per i Magi.
pdfUn-miracolo-chiamato-nascita-08-01-2021.pdf

La Buona Novella diffusa in tutto il mondo e giunta ”miracolosamente” fino a noi oggi, sia pure costellata fin dall’inizio da persecuzioni (strage dei Santi Innocenti), a Gerusalemme, dunque nel Vicino Oriente (Santo Stefano)  e a Roma (San Lorenzo).
Il Natale di Gesù, è ben descritto da Mons. M. Camisasca, con preziosi cenni alla figura di San Giuseppe e alle Chiese Ortodosse e Protestanti: “L’Incarnazione del Figlio di Dio ci insegna che la fede non è qualcosa che si può vivere solo virtualmente. Il Padre ha mandato suo Figlio, in presenza”:  
http://sancarlo.org/dio-e-vicino/
Dalla Terra Santa:
clicca qui/


Anche gli artisti in ogni campo hanno dato un contributo storicamente memorabile, es. nel cinema, con F. Zeffirelli
(integrale RAI - con il cast degli attori) - https://www.youtube.com/watch?v=6Qf5daSY0EQ

(diario del regista sulla preparazione del film– in RAI  storia) - https://www.youtube.com/watch?v=SiKpY50B-WI
(uno stralcio sottotitolato in English)

 

https://www.youtube.com/watch?v=axaMMfnTBYQ - (breve antologia x immagini - cinema dei volti umani 1'.50'')
https://www.youtube.com/watch?v=o1IiN6fUNc0
 e P.P.Pasolini (con il più “asciutto” Vangelo secondo Matteo, es. San Giuseppe non parla):
https://www.collatio.it/lista-argomenti/documenti/documenti-video/1043-il-vangelo-secondo-matteo-film-di-pier-paolo-pasolini.html

 

Oltre a tanti capolavori nella Storia dell’Arte e nel canto, in particolare
“Pod Tvoju Milost” (Sub Tuum praesidium)  nelle varie esecuzioni da Tradizione Bizantina:
https://www.youtube.com/watch?v=k6hO1pRzlKs - (Marina Valmaggi Fb -  Coro Internazionale San Nicola)

 

https://www.lampadaaimieipassi.it/webgmf/blog/index.php?idArticolo=20181003131959 - (testo originale in Russo + spartito)
https://www.youtube.com/watch?v=P4fIuwhw1nc    - (San  Pietroburgo)
https://www.youtube.com/watch?v=JVyspv-Kf1Y    - (con immagini di Icone Mariane)
https://www.youtube.com/watch?v=bQEQ4vGbmEY - (CD by Bortnyansky, Dimitry -  Amvrosiy Choir)
 https://www.youtube.com/watch?v=vLDS5DhD5aQ   - (Byzant. Cath. Cathedral´s Choir  Bratislava (Slovakia)
https://www.youtube.com/watch?v=Y0kzKUed09Y    - (da Romania - CATEDRALEI ORTODOXE – TIMIŞOARA)
https://www.youtube.com/watch?v=ZEMBF-Gnu4w  - (da Belgrado   - Stabat Mater - Ave Maria)
Ovviamente al “centro” della “storica vicenda” è Maria Vergine e Madre di Dio, definita (In lingua greca) ufficialmente dal Concilio di Efeso (a. 431) THEOTOKOS: - https://it.aleteia.org/2017/10/11/maria-theotokos-concilio-efeso-nestorio-cirillo/

Come vediamo, molti eventi sono simili a quelli del passato anche nel significato: guerre e contrasti cruenti, mentre aggressioni ideologiche esplicite o diabolicamente “sotterranee” (subliminali) segnano oggi la mentalità popolare comune (di ciascuno di noi), i nostri “costumi” e la politica (anche democratica) è incapace di guardare concretamente alle necessità dei poveri e dei deboli, però sempre attenta a contrastare la presenza viva e attiva della fede cristiana nelle “opere” (come dimostrano troppa TV, con internet e tanto giornalismo che creano confusione.
Nella Festa per la Santa Epifania, Papa Francesco ha esortato a “alzare gli occhi, mettersi in viaggio, vedere (con realismo teologale)”; questo sia il nostro impegno, attratti dalla luce offerta dal Dio Bambino.
https://www.ilcattolico.it/catechesi/catechesi-del-santo-padre/epifania-del-signore-06-01-2021.html

Segnaliamo a tutti gli interessati due valide realtà di articoli, iniziative, studi, contatti internazionali,
presenti anche nel web:

-    http://www.lanuovaeuropa.org/
-    http://www.oasiscenter.eu/it

Un cordiale saluto e auguri sinceri per tutto l’anno 2021 appena iniziato, proseguiamo anche con questa Newsletter, il lavoro di raccolta documenti e notizie.
Infine un grazie di cuore a chi ha già contribuito o a chi vorrà farlo per le nostre spese di questo sito.


al termine, con i saluti dello Staff, non può mancare il consueto “appello”:
https://www.orientecristiano.it/sostienici.html

 

Staff of



 

arrow right"BAROMETER" -- Romania “A religious country?” Survey on the state of health of religious belief

A comprehensive survey conducted by three national institutions sheds light on the relationship between faith and civil and social contexts. Confidence in the Churches is growing. People choose to pray individually, but church attendance is low. The influence of mass media and politics. Good relations with the State in the adoption of measures against the COVID-19 pandemic. The views of two bishops and of the Secretary of State for Religious Affairs

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arrow rightL’appello del card Raï ad Aoun e Hariri: un ‘accordo’ per evitare il ‘collasso’

Il primate maronita invoca il superamento della “logica della spartizione della torta”. Al governo servono “specialisti davvero indipendenti e dotati di una coscienza nazionale”. Superare pressioni e logica delle quote, per agire “nell’interesse del Libano”. Ma il leader cristiano Geagea invoca elezioni anticipate.
 
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Trujillo (Agenzia Fides) – "Stiamo terminando un anno che la storia ricorderà come un periodo segnato dalla crisi sanitaria globale a seguito del coronavirus - Covid-19, anche la nostra regione non è stata estranea a questa dura realtà" afferma Mons. Miguel Cabrejos, Arcivescovo di Trujillo e Presidente del CELAM, all'inizio del suo messaggio per il nuovo anno. In solidarietà con chi vive il rigore della pandemia sottolinea: “abbiamo perso molti nostri fratelli; il numero di infetti continua   segue

 

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Mosul (Agenzia Fides) – Il leader sciita iracheno Muqtada al Sadr, capo della formazione politica sadrista che gode di una forte rappresentanza nel Parlamento di Baghdad, ha disposto la creazione di un Comitato incaricato di raccogliere e verificare notizie e reclami riguardanti i casi di esproprio abusivo di beni immobiliari subiti negli ultimi anni da proprietari cristiani in diverse regioni del Paese. La decisione è stata comunicata con una dichiarazione, diffusa nei primi giorni del 2021, in cui si indicano i nomi dei ... segue

 

arrow rightPapa Francesco: la preghiera per vivere la grazia della fratellanza

Nel primo video del Pontefice del 2021, l’intenzione di preghiera di gennaio è dedicata alla fraternità che spinge a conoscere e ad amare gli altri, “fratelli e sorelle di altre religioni”
Benedetta Capelli – Città del Vaticano  
Si apre nel segno della fratellanza il primo video del Papa del 2021, nel quale Francesco raccomanda alla Chiesa di pregare per tutto il mese di gennaio. Un’intenzione, sviluppata dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa (Apostolato della Preghiera) con il sostegno di Vatican Media, che richiama la recente enciclica Fratelli tutti e prima ancora l’importante Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, sottoscritto da Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb ad Abu Dhabi, il 4 febbraio 2019.
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L'Osservatore Romano

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arrow rightBalcani, rischio catastrofe umanitaria. La Caritas: dignità per i migranti (+ audio)

 

Nessun aiuto e nessuna alternativa di accoglienza ai migranti destinati al campo di Lipa, prima bruciato e ora in fase di ricostruzione. Le condizioni di vita non sono accettabili, bisogna rispondere con alternative significative. Il racconto della Caritas da Sarajevo: "Un futuro migliore è possibile" -- Tiziana Campisi e Gabriella Ceraso - Città del Vaticano    --   In Bosnia ed Erzegovina si rischia la catastrofe umanitaria. Dieci giorni fa un vasto incendio ha distrutto il campo per rifugiati a Lipa, mandando in fumo le speranze e la stabilità, seppur precaria, di circa 1200 persone di diverse provenienze intenzionate a raggiungere l'Europa centrale e settentrionale.
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arrow rightTerremoto in Croazia: la “cura dell’ascolto” per i terremotati di Petrinja e Sisak

A 9 giorni dal forte terremoto che ha colpito la Croazia la macchina dei soccorsi non si ferma. Nonostante le scosse siano continue e rendano le operazioni di aiuto difficoltose, Esercito, Protezione civile, Vigili del Fuoco, Polizia e Forze locali stanno raggiungendo anche i villaggi  più lontani, dove nemmeno le strade arrivano.Con loro i volontari della   segue

 

 

arrow rightVADEMECUM ECUMENICO ON-LINE IN 4 LINGUE (anche FRANCESE)

Il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani è lieto di informare che il suo nuovo documento "Il Vescovo e l'Unità dei Cristiani: Vademecum ecumenico", pubblicato con la benedizione di Papa Francesco, è ora online in diverse lingue  [Français] [English] [Español].
Nelle sue pagine si offrono indicazioni utili al fine di promuovere la partecipazione delle diocesi nel Movimento Ecumenico, sotto la guida dei loro pastori e ispirati ai principi cattolici per l’ecumenismo.  --  Come lo scrive nella sua prefazione il Cardinale Kurt Koch, il Vademecum “è offerto ai vescovi diocesani ed eparchiali per aiutarli a comprendere e ad attuare meglio la loro responsabilità ecumenica": un aspetto fondamentale del loro ministero episcopale.

 

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Καὶ ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο καὶ ἐσκήνωσεν ἐν ἡμῖν,
καὶ ἐθεασάμεθα τὴν δόξαν αὐτοῦ,
δόξαν ὡς μονογενοῦς παρὰ πατρός,
πλήρης χάριτος καὶ ἀληθείας·

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.


Auguri per il Santo Natale
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Quell’anno a Betlemme solo alcuni pastori andarono a “vedere” quella LUCE

 

che proveniva da una grotta BUIA…


NOI INVECE ORA SAPPIAMO che quella LUCE può illuminare la nostra VITA

 

Auguri

 

 



Oggi, 22 Gennaio 2021, è stata istituita in America la giornata della Santità della Vita umana. Nessuna nuova festa più gradita in un momento storico così complesso.

Vogliamo unirci alla gioia di questo meraviglioso momento, riportando le parole di apertura nel riconoscimento di questa giornata:

Ogni vita umana è un dono per il mondo. Che sia nata o non ancora nata, giovane o vecchia, sana o malata, ogni persona è fatta a immagine santa di Dio. L'Onnipotente Creatore offre talenti unici, bei sogni e un grande scopo ad ogni persona. Nella Giornata Nazionale della Santità della Vita Umana, celebriamo la meraviglia dell'esistenza umana e rinnoviamo la nostra determinazione a costruire una cultura della vita in cui ogni persona di ogni età sia protetta, apprezzata e amata.

Nella speranza che anche l’Italia aderisca a questa importante iniziativa e si possa celebrare una Giornata Mondiale della Santità della Vita, Dominus vi anticipa che uscirà nei prossimi mesi, appena le sale cinematografiche riapriranno, con il meraviglioso film UNPLANNED www.unplanned.it totalmente doppiato in Italiano.

Nel frattempo, come ulteriore festeggiamento per questa straordinaria giornata, un codice sconto del 25% riservato a chi riceve questa email, per l’acquisto di tutti i prodotti Dominus (incluso i film on-demand) da inserire nel carrello al termine dell’acquisto. Codice Sconto:

 

VIVAlaVITA

Per qualsiasi dubbio o informazione aggiuntiva, contattateci via email a info@dominusproduction.com oppure via chat sul sito www.dominusproductionstore.com o ancora via telefono allo 0550468068 (Lun. Sab. 9-19)

Ringraziandovi per la condivisione di questa importante missione culturale, vi invitiamo a gioire con noi perchè la vetta è vicina! siamo ancora in salita, ma finalmente la vediamo!
 

Dominus Production

La piaga della droga si combatte mostrando ai giovani modelli positivi. 

Alla FINZIONE di serie televisive spesso mistificatrici della realtà, rispondiamo con una meravigliosa STORIA VERA, quella di Federico Samaden, che grazie all'incontro con Vincenzo Muccioli e con la Comunità di San Patrignano, non solo ha trovato il proprio riscatto, ma ha contribuito a dare un senso alle vite di centinaia di giovanissimi, vittime della stessa trappola in cui lui era caduto.

Una storia autobiografica intensa e bellissima; una storia non solo di “recupero”, ma - come recita il titolo del libro - una storia di RIVINCITA, perché Federico non solo si rialza dalla caduta nel baratro della droga ma, dopo l’incontro con Vincenzo (che con semplicità e naturalezza lo conduce ad un incontro più’ grande, quello con CRISTO), a sua volta di prodigherà per strappare alla droga numerose altre giovani vite.

Come il valore dell'albero si giudica dai frutti, così dal recupero e dalla rinascita di migliaia di giovani si dovrebbe valutare San Patrignano e l'operato del suo fondatore.
Grazie Federico Samaden per aver condiviso questo tuo straordinario cammino con noi tutti.

Il libro FOTOGRAMMI STUPPEFACENTI - STORIA DI UNA RIVINCITA può essere richiesto alla tua libreria di fiducia, oppure sul sito www.dominusproductionstore.com o ancora chiamando il servizio clienti di Dominus Production allo 055.0468068 (dal Lunedì al Venerdi dalle 9 alle 19) o scrivendoci su info@dominusproduction.com.

 Agli amici di Dominus iscritti a questa Newsletter, forniamo un codice sconto per l'acquisto del libro: scrivere  evvivaSANPA sull'apposita casella codice sconto prima del pagamento dell'ordine e riceverete una riduzione del 20% sul prezzo di copertina del libro.

Dominus vuole bene ai propri amici e desidera diffondere le buone letture.
Buon inizio anno a voi tutti.

Dominus Production
Via Il Prato 19a, Firenze
Tel. 055 0468068
(Lun.-Sab. 9.00-19.00)
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Capi di Stato e milioni di partecipanti da tutto il globo inviano in Corea un messaggio di pace

 

Video con traduzione in italiano:  https://tinyurl.com/y6enu2dx

 

Si è svolto in Corea domenica 22 novembre 2020 il 3° Raduno della Speranza che si è concentrato principalmente sulla penisola coreana, settant'anni dopo lo scoppio della guerra di Corea (1950-53) per onorare i veterani di questa guerra. Si è svolta la performance dei Little Angels, un balletto della scuola di danza folkloristica coreana,  per ringraziare i Paesi che sono venuti in aiuto della Corea del Sud e per commemorare il 70 ° anniversario dello scoppio della Guerra di Corea

Tra gli oratori figurano gli attuali ed ex capi di Stato e di governo le cui nazioni hanno prestato servizio nelle forze delle Nazioni Unite durante la guerra di Corea:  Sahle-Work Zewde, Presidente dell'Etiopia, attualmente l'unica donna capo di stato in Africa;  Yves Leterme, Primo Ministro del Belgio (2009-2011);  Stephen Harper, Primo Ministro del Canada (2006-2015), ora Presidente dell'Unione Democratica Internazionale.

Sono inclusi anche i Capi di Stato i cui Paesi hanno superato le tensioni interne e compiuto progressi verso la riconciliazione nazionale: Salva Kiir, Presidente del Sud Sudan, che ha recentemente invitato il Presidente Internazionale dell'UPF a presenziare alla firma dell'Accordo di Pace di Juba;  Uhuru Kenyatta, Presidente del Kenya, Mahinda Rajapaska, Primo Ministro dello Sri Lanka,  George Weah, Presidente della Liberia.


http://www.bolognaupf.it

 

 

 

 

Mostre ed Iniziative Varie 2020

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