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Rubriche


COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori.
Nello specifico, i testi sono stati realizzati da Vittorio Polito, giornalista, che ha trasmesso anche le foto - tranne quelle espressamente specificate come appartenenti all'Archivio di Cartantica - mentre la grafica e la rielaborazione delle immagini è stata curata da Cartantica.
Tutti gli articoli degli altri Settori sono stati realizzati da Patrizia di Cartantica che declina ogni responsabilità su quanto fornito in queste pagine dai collaboratori.

"N.B.: L'Autore prescrive che qualora vi fosse un'utilizzazione per lavori a stampa o per lavori/studi diffusi via Internet, da parte di terzi (sia di parte dei testi sia di qualche immagine) essa potrà avvenire solo previa richiesta trasmessa a Cartantica e citando esplicitamente per esteso il lavoro originale (Autore, Titolo, Periodico) ."

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RELIGIONE

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RICOSTRUIRE UN PASSATO DI FEDE E DI AVVERSIONE AL CULTO

         È stato presentato nel foyer del Teatro Petruzzelli di Bari il volume di Antonio CalisiMonachesimo ed iconoclastia” (Nicholaus società editrice – pagg. 97 - € 16) . Antonio Calisi, giornalista pubblicista, direttore della rivista ecumenica “Tempi di unità”, si dedica all’ecumenismo, all’arte bizantina ed alla storia del cristianesimo antico. Il monachesimo consiste nell’abbandono della vita sociale per professare la propria religione nell’ascesi, nella solitudine o nella vita religiosa comunitaria, mentre l’iconoclastia rappresenta la dottrina e le azioni di coloro che nell’Impero bizantino, nei secoli VIII e IX, avversarono il culto religioso e l’uso delle immagini sacre.
L’autore in questo volume espone ampiamente la profonda crisi creatasi nel secolo VIII a causa dello sviluppo della venerazione delle icone, seguita con molta attenzione dai teologi e da quanti, all’epoca, si reputavano tali. Numerose le cause: contese tra Chiesa e Stato, centro e provincie, vertice e gruppi della popolazione di base, corte ed esercito da una parte e monaci dall’altra, un fronte conflittuale che si spostava continuamente. Le motivazioni, spesso anche economiche, contribuirono a provocare ed accentuare l’evolversi della contesa. Solo nel marzo 1843 a Costantinopoli, l’imperatrice Teodora convocherà un Sinodo che riproporrà i canoni dei sette Concili ecumenici precedenti e dichiarerà legittimo il culto delle icone. Il volume si divide in due capitoli essenziali: il primo dedicato al contributo teologico, canonico e patristico dei monaci al Concilio di Nicea II nel 787, mentre il secondo è dedicato al contributo del monachesimo dopo il Concilio di Nicea.
         Il testo è dotato di un interessante appendice che contiene 4 documenti con l’elenco completo dei presbiteri, diaconi, igumeni e monaci presenti al Concilio, l’apporto dei monaci che si espressero a sostegno del magistero proposto nelle lettere di Adriano, la lista degli igumeni e dei monaci rappresentanti dei loro vescovi presenti alla VII sessione e la lista degli igumeni e dei monaci rappresentanti dei loro vescovi firmatari della dichiarazione finale.
         Donato Giordano O.S.B. Oliv., che firma la presentazione, scrive che il lavoro di Antonio Calisi è stato condotto con buona capacità di ricerca e di analisi critica del materiale reperito, dimostrando di conoscere bene la materia trattata e gli argomenti ad essa correlati, che fanno apprezzare anche l’originalità dell’argomento, messo a fuoco in modo monografico.
        

da Barisera del 20 febbraio 2012, pag. 14

 

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IL CONGRESSO EUCARISTICO DI BARI

Pubblicati dalla Levante Editore gli Atti del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale di Bari

Sono stati pubblicati, a cura di Vito Angiuli, Giuseppe Micunco e Gabriella Roncati, in una elegante e imponente pubblicazione della Levante Editori di Bari, gli “Atti del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale”, svoltosi a Bari dal 21 al 29 maggio 2005, “Senza la Domenica non possiamo vivere” (640 pagine).
Dell’importante assise congressuale sono riportati nel volume gli atti, le celebrazioni e le manifestazioni, dalla solenne apertura presieduta dal cardinale Camillo Ruini, inviato speciale del Santo Padre il Papa Giovanni Paolo II, fino alla celebrazione eucaristica conclusiva presieduta dal nuovo Pontefice Sua Santità Benedetto XVI, venuto a Bari alla sua prima uscita dopo l’elezione.
Il volume riporta la cronaca, giorno per giorno, i testi delle omelie tenute nelle diverse celebrazioni eucaristiche, quelli delle relazioni, degli interventi nelle varie tavole rotonde e nei laboratori e delle testimonianze; sono inserite anche le manifestazioni religiose (veglia di preghiera ecumenica, processione del Corpus Domini, Via Crucis) e culturali (rappresentazione teatrale sui Martiri di Abitene di Vito Maurogiovanni, (“Il primo giorno dopo il sabato”), a cura della Scuola Diocesana di Teatro con la regia di don Antonio Eboli; serata di riflessione e di festa ‘Notte di luce aspettando la Domenica’); importanti iniziative come il ‘Villaggio giovani’ e il ‘Family fest’.
I documenti: dalla sintesi del primo incontro con il Comitato Centrale, alla programmazione triennale, al sussidio liturgico-pastorale in preparazione dell’Avvento-Natale; al messaggio alle famiglie di mons. Angelo Comastri e mons. Francesco Cacucci, i comunicati stampa, le relazioni.
Sono riportati i saluti delle autorità civili e religiose per la solenne apertura del Congresso (mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto; On. Pierferdinando Casini, Presidente della Camera dei Deputati; Michele Emiliano, Sindaco di Bari; monizione del Cardinale Camillo Ruini).
Il volume è arricchito con la cronaca ed i documenti della giornata più importante del Congresso (Domenica 29 maggio), che nella Spianata di Marisabella, per la celebrazione eucaristica di chiusura, ha visto la partecipazione di Sua Santità Benedetto XVI (omelia e preghiera dell’Angelus). Il Santo Padre nell’omelia ha evidenziato, tra l’altro, che «Questo Congresso Eucaristico, ha inteso ripresentare la domenica come ‘Pasqua settimanale’, espressione dell’identità della comunità cristiana e centro della sua vita e della sua missione».

Monsignor Francesco Cacucci, nel suo indirizzo di saluto al Santo Padre ed ai presenti, ha sottolineato che «Senza la fede nel Cristo morto e risorto, senza l’incontro con Lui, nella celebrazione eucaristica domenicale, senza la Chiesa non possiamo né essere, né dirci, né vivere da cristiani».
L’interessante edizione contiene una ricca appendice iconografica con le foto di Vincenzo Catalano, Mimmo Guglielmi, Romano Siciliani, Osservatore Romano, Ufficio Stampa del XXIV Congresso Eucaristico Nazionale, Giancarlo Giuliani, Periodici San Paolo, Roberto Malfatto, le cronache di Francesco Mastrandrea, il logo di Stefano Valentini, autore anche del progetto grafico, e Fabrizio Cristiani. Molte delle magnifiche immagini vedono protagonisti i giovani, i quali ci invitano a rispettare le regole basilari del vivere civile senza le quali, non solo la Domenica ‘non possiamo vivere’.

Di notevole spessore culturale e cristiano, del resto perfettamente in linea con tutto quello che il nostro Arcivescovo ha creato e realizzato in questi anni, sono gli ultimi due capoversi della presentazione al libro che, riportiamo integralmente, perché sembrano un saluto ed un accommiatarsi dalla comunità.


«Un particolare pensiero devo infine rivolgere ai fratelli rappresentanti delle altre confessioni cristiane, per la loro presenza, per il contributo di idee, per i momenti di preghiera vissuti insieme. La paterna celeste intercessione di san Nicola conceda alla chiara e riconosciuta vocazione ecumenica della città di Bari di crescere e progredire secondo le vie che lo Spirito vorrà indicare. Questi Atti vogliono essere una ‘memoria’ da custodire nella fedeltà e nella fecondità».
Ancora una volta sono bastate poche parole tipo memoria, fedeltà e fecondità per far si che chi scrive si sentisse parte integrante di un progetto più ampio e vasto; di un disegno avente come fine quella fratellanza, che mi sia consentito con indomito orgoglio di vecchio barese, testimoniata ampiamente nei miei libri, che la nostra città, al pari della nostra regione, non ha mai lesinato verso il prossimo, anteponendo sempre il cuore alla ‘ragion di Stato’.
Se non fosse per la speranza, dove sarebbe il futuro?

(Pubblicato su il giornale di Puglia, il quotidiano Online di Cronaca Pugliese del 6 settembre 2011)

http://www.giornaledipuglia.com/2011/09/pubblicati-dalla-levante-editori-gli.html

 

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IL SOLSTIZIO D’ESTATE NELLA CATTEDRALE DI BARI

 

 

Il 21 giugno, giorno del solstizio d’estate, nella Cattedrale di Bari i baresi hanno assistito ad un eccezionale evento: il sole che bacia la terra. Alle ore 17,10 i raggi del sole provenienti dal rosone centrale con i suoi 18 petali o raggi, posizionato sulla facciata principale, vanno a combaciarsi esattamente sul corrispondente rosone in marmo delle stesse dimensioni, collocato sul pavimento della navata. L’effetto avviene solo una volta l’anno e soltanto in questo giorno.
L’eccezionale avvenimento, che a causa del maltempo per due anni non si è realizzato, è dovuto al movimento della Terra intorno al sole ed al fatto che il grande tempio sacro è stato costruito con l’abside rivolto verso l’Oriente. Secondo la tradizione, i primi cristiani pregavano indirizzandosi verso il punto in cui sorge il sole. Nel medioevo, infatti, l’uomo ha avuto uno stretto rapporto con la luce.
La Cattedrale di Bari, definita da Mons. Francesco Cacucci “lo scrigno della fede”, è una delle grandi opere romaniche sorte dopo l’anno mille. Essa rappresentava il simbolo della città medievale, l’edificio più importante dove si svolgevano cerimonie religiose, ma anche manifestazioni civili e politiche. Un monumento che grazie alla fede dei nostri padri ha saputo custodire e testimoniare per secoli la sua bellezza artistica.
Il cammino del sole nella Cattedrale di Bari, quest’anno ha avuto come tema “Come luce”, presentato da Don Franco Lanzolla, parroco della Cattedrale, a cui è seguito lo spettacolo di danza e musiche. “Come luce” è una proposta di testi, musiche, danze e canti che accompagna il contemplare e l’interpretare dell’evento del solstizio d’estate nella Cattedrale di Bari, attraverso l’incontro tra luce e colori.
La pienezza della co-incidenza è, infatti, il punto centrale del momento artistico che partendo dal mito della caverna di Platone, dove l’uomo credeva realtà le ombre, avendo il sole alle spalle, si passa all’incontro con la luce ed al suo dialogo con l’uomo che, attraverso questa relazione, impara a conoscerla ed a conoscersi.
Il momento centrale, quello che segna l’incontro tra la luce e la Terra, è visto come incarnazione di Cristo che “Come Luce” è venuto nel mondo (Gv 12) ed è un mistero che non può separarsi da quello della morte e resurrezione.
I testi quest’anno sono di Giulio Meiattini del monastero Madonna della Scala di Noci e del sacerdote Giorgio Mazzanti di Firenze. Le voci recitanti: Alessandro Piscitelli e Mari Galeone; voce solista del soprano Maria Luisa Dituri, accompagnamento al piano di Vincenzo Cicchelli, coreografia e danza di Carla Caporusso, regia di Marilena Bertossi.
Le musiche: sonata “Chiaro di luna” di Ludwig van Beethoven, intermezzo musicale da “La Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni e “A Chloris” di Reynaldo Hahn).

 

 

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LA FESTA DELLA MADONNA DEGLI ANGELI A QUASANO (Bari)

         Per la collana “La Puglia nei documenti”, l’Editore Levante di Bari ha pubblicato un agile volume di Vincenzo D’Urso e A. Viviana Tedone, “Quasano – La festa della Madonna degli Angeli” (pagine 142 15).
Quasano è una borgata di villeggiatura in provincia di Bari, sulla bassa Murgia barese, in territorio di Toritto, protetta dalla Madonna degli Angeli, che si festeggia la terza domenica di giugno. L’evento viene ricordato anche all’estero, in occasione del quale si incontrano i nostri emigrati per un momento socialità.
Gli autori hanno voluto ricordare la loro frazione e la Madonna degli Angeli, quale simbolo della tradizione locale, attraverso un “viaggio” tra religiosità, tradizioni e territorio, ricorrendo alle testimonianze degli anziani, la vera memoria storica del paese, e consultando i vari documenti presenti in archivi e biblioteche. Base importante, scrivono gli autori, sono stati gli scritti di don Salvatore D’Innocenzo, di Nicola Carlucci e di altri collaboratori (Vincenzo D’Urso, Lina Fariello, Antonio Devito).
Il volume percorre  un po’ la storia di Quasano, attraverso il territorio, la festa della Madonna, il quadro e le Chiese, i doni fatti alla Vergine, gli ex voto, le consuetudini e le tradizioni della civiltà contadina, il pane benedetto, la musica ed i carri. Nelle appendici, si parla della festa della Madonna all’estero, di Quasano e del suo paesaggio, delle tradizioni e dei piatti tipici.
Nel 1867, vista la grande affluenza di fedeli e l’insufficienza di spazi nella vecchia cappella, si dette inizio alla costruzione di una nuova Chiesa, più grande, grazie alle generose offerte dei popolo di Toritto. A distanza di tre anni fu celebrata la prima messa da don Beniamino Simonetti nella nuova Chiesa, realizzata al centro di Quasano. All’interno troneggia ancora oggi la statua della Madonna degli Angeli, donata dai torittesi residenti all’estero.
La preparazione spirituale alla festa inizia sette sabati prima della data stabilità per i festeggiamenti. Per l’occasione si effettua un pellegrinaggio a piedi, percorrendo i 12 chilometri che separano Toritto da Quasano.
Il volume è ampiamente illustrato e documentato e si avvale della prefazione di Saverio Muschitelli, presidente delegato del Comitato delle Feste, del saluto del parroco, don Marino Cutrone, e della presentazione del sindaco di Toritto, Michele Geronimo, il quale invita tutti a leggere il volume, «regalo al nostro spirito ed alla nostra ragione, che vogliono continuare a sentirsi partecipi di una storia, di un sentimento collettivo ai quali ogni essere dovrebbe aspirare».

 

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UNA NUOVA CATTEDRALE IN SIRIA

 

Mentre divampa l’ondata delle proteste nel mondo arabo, una nuova Cattedrale, progettata da Nunzia Piarulliè stata aperta il 15 gennaio scorso al culto, nella zona universitaria della grande città di Aleppo, in Siria, alla presenza di Sua Eminenza il Cardinale Leonardo Sandri e del Vicario Apostolico, S.E. monsignor Giuseppe Nazzaro, ofm, vescovo di Aleppo. La Cattedrale è dedicata a Gesù Bambino, mentre l’altare è stato consacrato al Beato Emanuele Ruiz, ofm, e compagni Martiri di Damasco (1860).
 La Siria oggi rappresenta una delle zone più tranquille ed equilibrate del mondo arabo, si potrebbe definire la Svizzera orientale, poiché regna un perfetto equilibrio tra tutte le forze religiose che convivono nella città più popolosa al nord del Paese. Infatti Aleppo è abitata da varie etnie: arabi, turchi, armeni e, inoltre, si mescolano diverse religioni che quindi la rendono molto "colorata" per la diversità di usi e costumi che si trovano in questa grande città.
Per l’occasione è stato letto il messaggio del Santo Padre, Benedetto XVI che, oltre a congratularsi con lo stesso monsignor Nazzaro, per aver “unito le loro forze per offrire a Dio una casa degna di lui, dove si invocherà il suo nome implorando la sua misericordia”. Il Santo Padre, nel suo messaggio, ha auspicato anche “che tutta la comunità cattolica di Siria possa offrire al Paese un apprezzabile contributo per la sua elevazione morale e sociale, in autentico spirito ecumenico e interreligioso”.
Nella sua omelia il cardinale Sandri ha messo in risalto due messaggi del recente Sinodo per le Chiese Orientali: comunione e testimonianza. Due impegni inscindibili per tutti, soprattutto per i laici, chiamati a viverli in famiglia, nel lavoro, nel mondo educativo, assistenziale e sociale, sottolineando l’essenzialità del ruolo della famiglia nella comunità parrocchiale per trasmettere la fede alle giovani generazioni e per coltivare le vocazioni al matrimonio-sacramento, alla vita sacerdotale, religiosa e missionaria. Il cardinale ha parlato del ruolo del Vescovo e dell’unità dei cristiani, evidenziando che “La Chiesa rileva il suo nome dalla ‘cattedra episcopale’ e quindi i fedeli devono sempre restare uniti al Vescovo che è sacerdote, maestro e guida secondo il mandato del Buon Pastore.
Hanno preso parte alla sacra liturgia, diretta da padre Hanna Jallouf, oltre a Vescovi cattolici, ortodossi, autorità civili e militari, l’Ambasciatore d’Italia in Siria, il Cardinale Leonardo Sandri, S.E. il Vicario Apostolico Monsignor Giuseppe Nazzaro, S.E. Mons. Mario Zenari, Nunzio Apostolico in Siria, S.E. Mons. Armando Bortolaso, Vicario Apostolico Emerito di Aleppo dei Latini, Mons. Maurizio Malvestiti, sottosegretario della Congregazione per la Chiese Orientali, Mons. Matthew Amponsah-Saamoa, segretario della Nunziatura Apostolica di Damasco.

 

 

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LA MADONNA DEL POZZO DI CAPURSO (BA) IN “VISITA” ALLA PARROCCHIA DI SANT’ANTONIO DI BARI

 

 

Durante il mese di settembre la Parrocchia di S. Antonio di Bari è impegnata ad onorare Maria Vergine Addolorata.
Quest’anno l’evento si impreziosisce con la “visita” della Madonna del Pozzo di Capurso, che sosterà dal 22 al 26 settembre nella predetta Chiesa


La manifestazione religiosa è stata fortemente voluta dal parroco padre Mario Volpe, cresciuto sotto il manto della Madonna di Capurso, ove è scaturita la sua vocazione sacerdotale ed il suo amore verso la Madre celeste.  L’evento è organizzato in collaborazione con il superiore del Convento, padre Giammaria Apollonio.

Le origini della Madonna del Pozzo, protettrice di Capurso, vengono da lontano. Nel 1705 un prete di Capurso, don Domenico Tanzella, versava in gravi condizioni per una malattia incurabile, quando gli apparve la Madonna che promise la guarigione a condizione di bere l’acqua di un Pozzo detto di S. Maria e far erigere una Cappella per poi far costruire un Convento  per l’Istituto di S. Pietro d’Alcantara. Fu così che si scoprì quel pozzo dall’acqua miracolosa.
Oggi il Santuario di Capurso è sede di pellegrinaggi provenienti da tutta Italia, e qualcuno anche dall’estero. Quest’anno, e per la seconda volta, la Parrocchia di S. Antonio, per iniziativa di padre Mario, ha organizzato una marcia notturna verso il Santuario di Capurso alla quale hanno partecipato 25 persone.
Alle solenni cerimonie religiose di Bari, si affiancherà una “Mostra Filatelica Mariana”, che si svolgerà dal 21 settembre al 4 ottobre, ove saranno esposti francobolli di Italia, Vaticano, Repubblica di San Marino e Sovrano Ordine Militare di Malta, in occasione della quale, le Poste Italiane hanno concesso un annullo speciale che sarà attivato domenica 26 settembre, dalle 8 alle 13 presso la stessa Parrocchia.
Dall’anno 2005, la venerata statua è portata in pellegrinaggio nelle sedi ove sono presenti i Conventi dei Frati Minori e le Arciconfraternite di Maria SS. della Pietà e S. Antonio per cui, dopo Bari, l’onore di ospitare la Madre celeste toccherà a Gioia del Colle, Palagianello, Massafra e Acquaviva delle Fonti, ove sono previsti solenni festeggiamenti.

 

PROGRAMMA
22 settembre
ore 18: arrivo e accoglienza della Madonna in Piazza Carabellese (Madonnella) e processione verso la parrocchia di S. Antonio
ore 19: concelebrazione eucaristica presieduta dal Rettore del Santuario di Capurso, padre Francesco Piciocco
ore 20,30 veglia mariana
23 settembre
Ore 17,30: omaggio floreale dei bambini
“   18: rosario, litanie, concelebrazione eucaristica presieduta da don Vito Spinelli con la partecipazione delle Confraternite della Madonna del Pozzo di S. Marco dei veneziani e dell’Arciconfraternita di Maria SS. della Pietà e S. Antonio
Ore 20,30 incontro mariano con i giovani animato da Don Sergio Biancofiore
24 settembre
Ore 18: rosario, litanie. Concelebrazione eucaristica dei sacerdoti della Seconda Vicaria presieduta da don Vito Marziliano
ore 20,30: incontro mariano con le famiglie animato da don Franco Lanzolla, parroco della Cattedrale di Bari
25 settembre
Ore 18: rosario, litanie. Concelebrazione eucaristica per gli ammalati presieduta da mons. Domenico Ciavarella, vicario generale dell’Arcidiocesi Bari-Bitonto
ore 20,30: rosario, litanie. Santa Messa e Supplica presieduta da p. Mario Volpe, parroco di S. Antonio
26 settembre
Ore 7,30 - 9 – 10,30 – 12: SS. Messe. La S. Messa delle 10,30 sarà presieduta da p. Pietro Carfagna, Ministro Provinciale dei Frati Minori
Ore 8-13 annullo postale speciale per la Mostra filatelica Mariana
Ore 17: Rosario. Solenne saluto dell’Angelo per il congedo della Madonna del Pozzo la cui statua viene consegnata alla comunità parrocchiale di S. Lucia di Gioia del Colle.

 

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da Barisera 7 dicembre 2009, pag. 21

Nicola Neri - Guglielmo degli Imperi
Levante Editori, Bari
pagg. 276, € 22,00

 

LE MEMORIE DI GUGLIELMO DEGLI IMPERI

 

         È da qualche giorno nelle librerie il volume di Nicola Neri “Guglielmo degli Imperi” (Levante Editori).
         L’autore, docente di storia delle relazioni internazionali nell’Università di Bari, svolge ricerche nel campo del potere marittimo, della sicurezza nel Mediterraneo e, più in generale della storia dell’imperialismo.
         Ci stiamo avvicinando pian piano ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Poco più di due decenni dalla sua nascita, questo Paese, che in qualche modo si sentiva vocato ad una politica di grandezza, iniziava la sua politica coloniale, che sarebbe terminata solo molti decenni dopo, con la sconfitta nel secondo conflitto mondiale. Ma ben prima della nascita dell’Italia unita, molti erano gli italiani che esploravano, combattevano, commerciavano o evangelizzavano la terra d’Africa.
Tra questi ultimi vi era il cappuccino piemontese, cardinale Massaja, del quale quest’anno ricorre il bicentenario della nascita, che fu inviato missionario a metà dell’800 nelle terre pagane dell’alta Etiopia, tra i Galla, e che giunse a diventare consigliere del re Menelik, il futuro vincitore di Adua.
Nicola Neri, attraverso lettere e memorie, ha raccolto nel suo volume, numerose testimonianze, e le ha fatte dialogare con i resoconti dei viaggiatori inglesi e francesi che all’epoca percorrevano le stesse terre ed incontravano gli stessi popoli.
Ne nasce un documento, non solo utile per una lettura avvincente della vita di un grande missionario e di un grande italiano, ma riporta anche alcune importanti pagine di storia italiana e africana.

 

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“DAL BUIO ALLA LUCE”, LA STORIA MILLENARIA DI BARI


Per la Collana “Didattica e Manualistica”, diretta da Francesco De Martino, la Levante Editori ha pubblicato l’agile volume di Michele Cassano “Dal buio alla luce – Bari 1156-1292”.
Michele Cassano, sacrista della Cattedrale di Bari, appassionato di fotografia, ha al suo attivo diverse pubblicazioni sulla “Cattedra del Vescovo”.   

Questa volta la sua attenzione l’ha rivolta verso alcune delle numerose vicende della storia millenaria di Bari. Si narra infatti della Bari medievale, del cibo dei baresi, dei normanni, dell’elezione degli arcivescovi, che nel periodo bizantino era considerato anche il gradimento del popolo, possibilmente “ab omni populo”, cioè da tutto il popolo. Cassano tratta anche di Rainaldo, arcivescovo di Bari, di Guglielmo II, di Federico II, della storia di San Francesco che lo vide transitare da Bari di ritorno dall’Egitto, della consacrazione dell’altare della Cattedrale, della Fiera di S. Angelo voluta per solennizzare la nuova  ricostruzione e consacrazione della Cattedrale avvenuta il 4 ottobre del 1292 e tante altre storie, scritte e presentate in maniera molto semplice e chiara, adatta a qualsiasi lettore.

Padre Gerardo Cioffari o.p., che firma la presentazione, sottolinea tra l’altro che Cassano nel suo libro coglie degli aspetti che lo storico accademico solitamente omette, mentre l’autore ha un grande vantaggio e cioè che la sua “memoria” ha in suo favore la baresità, confluendo in lui l’impegno per la ricerca documentata e il calore della passione per riportare alla luce la vicenda civile ed ecclesiale barese.
Ciliegina sulla torta, le belle, delicate e coloratissime illustrazioni di Marialuisa Sabato, pittrice e scrittrice di libri per bambini, autrice di “Filastorie in salsa rap” e “Le avventure di Rimafacile e Sapientona” (entrambi di Levante Editori), che danno al volume di Cassano un meritato valore aggiunto.


Da Barisera 9 novembre 2009, pag. 22
Michele Cassano
Dal buio alla luce
Bari 1156-1292
Levante Editori, Bari
pagg. 78, € 10

 

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DISCIPLINA PER NUOVE NOZZE NELLA CHIESA
GRECO-ORTODOSSA


A partire dal Concilio Vaticano II è iniziata una nuova stagione nei rapporti ecumenici tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa e ciò ha favorito la reciproca conoscenza delle due diverse tradizioni. Nel clima del risveglio ecumenico del dopo Concilio nacque a Bari l’Istituto di Teologia Ecumenico- patristica Greco–Bizantina San Nicola. Nella ormai pluridecennale attività di questo Istituto è stata svolta un’apprezzata opera di ricerca e di didattica. Da quest’anno l’Istituto si è dotato di una collana editoriale, Analecta Nicolaiana, che intende presentare al grande pubblico gli esiti migliori della ricerca che esso promuove. Questa iniziativa che arricchisce il panorama culturale della città di Bari, la rende, ove ce ne fosse bisogno, un punto di riferimento nei rapporti ecumenici tra le Chiese di Occidente e di Oriente.
Il volume di Andrea Palmieri, che da oltre un anno vive ad Atene, per approfondire i suoi studi di teologia orientale e di greco, pubblicato dalla Ecumenica Editrice di Bari (pagg. 174, euro 15), è uno studio sul rito utilizzato nella Chiesa ortodossa per la benedizione delle seconde nozze, dopo morte del coniuge o dopo divorzio. Anche chi non è molto addentro alle questioni teologiche, può subito rendersi conto dell’importanza del tema. È noto infatti che la disciplina della Chiesa cattolica nei confronti dei divorziati risposati è molto rigida. Ad essi non solo non è concesso un nuovo matrimonio religioso, ma sono anche esclusi dalla comunione eucaristica per tutto il tempo che dura la loro nuova convivenza coniugale. Non mancano casi di cristiani cattolici divorziati risposati che vivono con sofferenza questo divieto. Si tratta, solo per fare alcuni esempi, di chi ha subito il divorzio per colpe dell’altro coniuge o di chi ha riscoperto la propria fede dopo essersi risposato civilmente. Nella Chiesa ortodossa invece non accade nulla di tutto ciò. La Chiesa ortodossa infatti in alcune determinate situazioni riconosce la fine del precedente matrimonio e permette di passare a nuove nozze.
Il rito con cui vengono benedette le seconde nozze è, secondo l’autore, la chiave per capire come l’intera disciplina su divorzio e nuove nozze è percepita nell’esperienza ecclesiale e nella riflessione teologica ortodossa. Per questo motivo l’intera ricerca si concentra su questo tema. Il rito viene studiato innanzitutto su un piano storico, mettendo in rilievo molte cose poco conosciute o sconosciute, analizzandone con accuratezza le fonti documentarie e portando in luce le varie forme assunte nel corso dei secoli fino al rito diventato canonico. Grandissima attenzione viene poi dedicata allo studio della trama concettuale delle varie forme rituali e in particolare alla rilevazione dei contenuti teologici prospettati dall’uso liturgico della Scrittura. Si giunge così ad alcune conclusioni interessanti e significative: l’impossibilità di dare una semplice lettura penitenziale del rito oggi canonico e la fondatezza della coscienza ortodossa del carattere sacramentale delle seconde nozze.
L’autore, sacerdote dal 1996, laureato in teologia morale presso l’Università Gregoriana di Roma, all’inizio della sua ricerca, dichiara di non essere mosso da preoccupazioni pastorali legate alla problematica cattolica dei divorziati risposati. Tuttavia al termine della lunga ricerca afferma che non è possibile immaginare un’assunzione del rito ortodosso nella disciplina cattolica. I motivi che impediscono una simile soluzione sono la diversa interpretazione che la Chiesa ortodossa dà al principio di indissolubilità (dire che un matrimonio non deve essere sciolto non esclude che in alcuni casi possa essere sciolto), e la particolare concezione ortodossa della condizione dell’uomo sospeso in una continua tensione tra la chiamata a raggiungere l’ideale ed il peso della realtà in cui è immerso. Nonostante queste considerazioni riteniamo che le conclusioni a cui è giunto l’Autore, forse anche al di là delle sue intenzioni, se bisogna attenersi a quanto scrive, possano offrire un contributo alla discussione oggi assai viva se esista o no la possibilità anche per i cattolici di pensare a nozze ecclesiastiche successive a matrimoni falliti. Per sostenere questo nostro giudizio, ci limiteremo a fare riferimento a quanto detto a proposito della sacramentalità delle seconde nozze ortodosse. La tesi dell’Autore è che, secondo il pensare ortodosso, le seconde nozze siano una specie di sacramento di grado inferiore, un vero matrimonio, ma non sullo stesso pieno del primo matrimonio. Una simile affermazione, avanzata dall’Autore quasi sottovoce, consapevole delle conseguenze enormi che da essa potrebbero scaturire, andrebbe a nostro parere ulteriormente approfondita ed esplicitata.
In conclusione possiamo tranquillamente affermare di trovarci di fronte ad un saggio di grande valore, destinato principalmente a esperti di teologia, di diritto canonico, di storia bizantina, di studiosi della materia, ma anche a chiunque sia attratto dal fascino e dalla ricchezza dei riti e della cultura ortodossa.

Vittorio Polito
Felice Di Maggio

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LA COLLEGIATA DI BITRITTO
STORIA DI UNA PARROCCHIA MERIDIONALE



Per la collana “La Puglia nei documenti”, coordinata e diretta da Irene Cavalli, è stato pubblicato per i tipi di Levante Editori di Bari, il corposo volume di Sigismondo Mangialardi “La Collegiata di Bitritto” ovvero storia di una parrocchia meridionale pagg. 452, euro 28).
Il termine collegiata oggi può significare poco, e apparire come anacronistico; quando invece se ne ripercorrono le vicende, si appura quanto sia stata forte la sua incidenza nell’economia, nella vita sociale e nella cultura di una popolazione.
Ogniqualvolta a Bitritto (BA) si parla di collegiata o di Chiesa Madre, il riferimento è alla Chiesa posta nel centro storico dedicata a Santa Maria di Costantinopoli. Storicamente, invece, il riferimento è all’antica chiesetta ubicata sulla via per Loseto (V. foto 1), dedicata alla Madonna del Carmine e comunemente chiamata “Sant’Angelo”. Tale denominazione ha origine dall’arcangelo Michele primo protettore del paese e titolare della chiesa (V. foto 2).
L’autore, per tutti don Giosy, ordinato sacerdote nella stessa Collegiata di cui parla nel suo libro, dal 1996 è parroco della parrocchia Immacolata di Modugno.
Mangialardi in sostanza fa una ricostruzione storica ed edile delle tre chiese, ma unica collegiata, che nel corso dei secoli si sono succedute, con l’intento di non dare un ordine alle pietre, ma piuttosto a conferire un volto a quanti nel silenzio del lavoro umile dei campi hanno da sempre formato la comunità bitrittese. I volti dei sacerdoti impegnati nel ministero pastorale; i vescovi baresi detentori per secoli del potere spirituale e temporale del paese; le confraternite, prime forme di associazionismo laicale; i deputati della fabbrica e le maestranze occupate nella costruzione della nuova collegiata, non esenti da liti e controversie, rappresentano i protagonisti della ricerca.
Lo studio, che non ha presunzione di completezza, vuole essere solo un ulteriore contributo alla storia della comunità bitrittese, ed ha come termine l’Unità d’Italia, tappa in cui verrà soppresso il Capitolo collegiale e la parrocchia subirà una trasformazione sociale ed ecclesiastica.
Monsignor Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, scrive nella presentazione: «Le abbondanti fonti utilizzate nella ricerca offrono uno spaccato vivo e reale, dove la collegiata appare come parte integrante del tessuto sociale del paese, ruolo tanto più rafforzato dall’essere l’unica Parrocchia». Ed ancora esprime «Un plauso a don Giosy Mangialardi, per aver consentito un viaggio così denso e affascinante nel cuore di un autentico monumento di fede e di storia del paese di Bitritto. È un ulteriore segno dell’attenzione crescente dei nostri sacerdoti alla storia locale delle nostre cittadine».
Il Sindaco di Bitritto, insieme all’Assessore alla Cultura, sono grati a Don Giosy che, con la sua appassionante fatica letteraria, consentirà a quanti si accosteranno alla lettura di questa opera, di scorgere per la prima volta problematiche legate alla Chiesa Matrice ed alla realtà religiosa tanto cara alla Comunità bitrittese.
Le fonti archivistiche consultate sono state numerose: dall’archivio di Napoli a quello segreto del Vaticano, a quello di Bari, a quello parrocchiale e diocesano, ma fonte privilegiata sono stati gli atti notarili, che rimangono ancora un’inedita ricchezza da esplorare.
La pubblicazione è corredata da una serie di foto a colori e documenti che hanno consentito a Mangialardi di scrivere la storia di una parrocchia meridionale in provincia di Bari.

L'Antica Collegiata Sant'Angelo, oggi Chiesa della Madonna del Carmine

Chiesa matrice, interno, altare di San Michele



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MONSIGNOR FRANCESCO CACUCCI E LA SVOLTA MISTAGOGICA


 

Per commemorare la ricorrenza del XX anno di Episcopato (13 giugno 2007), Monsignor Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, ha pubblicato per Levante Editori - Bari, il volume “Colligite fragmenta”, a cura di Mons. Vito Angiuli, provicario generale dell’Arcidiocesi Bari-Bitonto.
Monsignor Cacucci è stato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto (1987-1993), arcivescovo di Otranto (1993-1999) e, da settembre 1999, Arcivescovo di Bari-Bitonto.
È autore di numerose pubblicazioni finalizzate a illustrare e proporre la “svolta mistagogica”, ovvero comunicare la fede in un mondo che cambia.
Mons. Domenico Ciavarella – vicario generale dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto - che firma la presentazione – sottolinea che il vescovo, costituito pastore del gregge, svolge il suo ministero a favore della Chiesa, sentendosi guida e parte del popolo di Dio.
L’elegante e discreta pubblicazione riporta la raccolta di alcuni articoli di Mons. Cacucci, affinché siano di aiuto a comprendere l’indirizzo pastorale che egli ha dato alla Chiesa locale anche con la divulgazione del documento “La mistagogia. Una scelta pastorale”.
Nell’antica religione greca, la mistagogia era l’iniziazione ai misteri e per estensione si può dire che è la persona che per la sua saggezza viene considerata un maestro di vita o di pensiero. E Monsignor Cacucci, come si legge nell’introduzione firmata da Mons. Vito Angiuli, fa suo l’invito che Gesù rivolse ai discepoli dopo che tutti coloro che l’avevano seguito nel deserto furono saziati.
I doni di Dio, sovrabbondanti, saziano la fame dell’uomo e manifestano la ricchezza della sua grazia. Non devono però essere sciupati o andare dispersi, ma devono essere raccolti e custoditi con cura perché possano portare frutti abbondanti.
Oggi questo imperativo si fa ancora più pressante. Si vive, infatti, in una situazione di frammentazione, di smarrimento delle radici cristiane, di offuscamento della speranza. Tutto ciò richiede che la comunità cristiana non disperda i doni ricevuti da Dio, ma sappia concentrarsi sull’essenziale, celebrando e annunciando il mistero della fede in modo nuovo e coinvolgente. È imperativo “fare sintesi” tra le dimensioni costitutive dell’esperienza cristiana e viverle in unità. «È un compito non facile – scrive mons. Cacucci -. Siamo nell’epoca della frammentazione. Con una sorta di “pietas” è necessario “collidere fragmenta” (raccogliere i frammenti), perché i frammenti non diventino cocci e vadano dispersi nella “spazzatura”, secondo un’espressione ricorrente».
Questo, in sostanza, è il nucleo fondamentale della “scelta mistagogica” che la Chiesa di Bari-Bitonto persegue come obiettivo fondamentale del suo impegno pastorale e che ultimamente, scrive ancora mons. Vito Angiuli, ha trovato un’autorevole conferma nell’esortazione apostolica post-sinodale di Benedetto XVI Sacramentum caritatis.

Mons. Francesco Cacucci

L'Arcivescovo con Papa Benedetto XVI

Il volume è stato pubblicato per commemorare, come già detto, il XX anno di episcopato dell’Arcivescovo Cacucci e la cerimonia avverrà non a caso, ma per un provvidenziale disegno di Dio, proprio nella Cattedrale di Bari, ove lo stesso 13 giugno 1987 Mons. Mariano Magrassi lo ordinò vescovo, mentre era in corso la IV Sessione Plenaria della Commissione Teologica Mista per il Dialogo Ufficiale tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa.

«La Chiesa di Bari-Bitonto - scrive Mons. Ciavarella - intende così esprimere al suo pastore il più sentito ringraziamento per la sua guida paterna e illuminata e confermare la volontà di far tesoro del suo alto magistero episcopale».
All’interno di ogni capitolo, gli articoli sono disposti secondo l’ordine cronologico con l’intento di favorire una lettura diacronica e consentire il rilevamento della persistenza e dello sviluppo delle idee da uno scritto all’altro.
In appendice il profilo biografico di Mons. Cacucci, tutti gli scritti, in verità numerosi, e gli indici delle scritture e dei nomi. La copertina è di Stefano Valentini di Roma.



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LA CATTEDRALE DI BARI



La Cattedrale di Bari è una delle grandi opere romaniche sorte dopo l’anno mille, essa rappresentava il simbolo della città medievale, l’edificio più importante dove si svolgevano cerimonie religiose, ma anche manifestazioni civili e politiche.
Secondo la tradizione Bari ebbe per primo Vescovo un discepolo di San Pietro, San Mauro, assurse a metropoli delle Puglie sotto l’impero dei Greci. Per tale motivo si rendeva necessaria una chiesa episcopale degna del suo lustro. Pare indubbio che una chiesa episcopale sorgesse sullo stesso posto sin dal secolo VI, con a fianco il battistero, trasformato poi nell’ancora esistente Trulla.
Sulla facciata si possono notare animali e creature fantastiche, caratteristica delle facciate delle chiese medievali. Essi rappresentavano i custodi del luogo sacro, pronti a lottare per difendere il bene.
In occasione del Congresso Eucaristico Nazionale svoltosi a Bari nell’anno 2005, è stato pubblicato, a cura di Fernando Russo, un accurato volume “La Cattedrale di Bari” (FMR Editrice), con testi di Gianni Guadalupi e Fernando Russo e riccamente illustrato con foto di Luciano Romano:
Nella elegante e preziosa pubblicazione che mostra le millenarie immagini scolpite nella pietra, si fa un po’ la storia della grande Cattedrale dedicata a San Sabino e alla Madonna di Costantinopoli (Odegitria), definita dall’Arcivescovo di Bari, Francesco Cacucci, che firma la prefazione, “lo scrigno della fede”.
Scrive l’Arcivescovo nella prefazione: “La Cattedrale, scrigno prezioso che sempre affascina tutti per la sua bellezza artistica, non è un museo! Tutto nella Cattedrale è in funzione della crescita di fede, speranza e carità della comunità cristiana, e questa è meravigliosamente simbolizzata dall’edificio”.
Il volume grazie ai contributi di Gianni Guadalupi, che delinea il contesto storico in cui la Cattedrale è stata costruita, e dell’architetto Fernando Russo che accompagna il lettore in un un’accurata e coinvolgente visita guidata della chiesa, contribuirà certamente a farla riscoprire e amare da tutti. Il campanile, la cupola, il timpano e il bel rosone del transetto meridionale, ora splendidamente illuminati, faranno da guida con il loro affascinante chiarore.
Nel volume si parla anche del Museo diocesano il cui testo è firmato dal direttore don Gaetano Barracano. Un’appendice riporta in lingua inglese un ampio riassunto.
Monsignor Cacucci, conclude la sua prefazione con l’auspicio che chi entra nella Cattedrale di Bari, affascinato dalla bellezza e dall’arte, possa giungere a pregare e ad adorare; e a chi vi entra per pregare e per adorare, possa essere aiutato in questo dalla bellezza e dall’arte.


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L’ANNUARIO 2007 DELL’ARCIDIOCESI DI BARI-BITONTO


 

In occasione della festa di San Sabino, compatrono della città di Bari, è stato presentato da Monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo metropolita di Bari-Bitonto, l’Annuario 2007 relativo alla stessa Arcidiocesi (Edizioni Litopress).
Il volume, che si presenta in elegante veste editoriale, è stato curato dal sociologo Antonio Ciaula, ed è finalizzato a far conoscere la chiesa diocesana e di rendere pubblico quello che di per sé è tale.
Dal momento che la pubblicazione mancava da circa 8 anni ha reso più ardua e impegnativa la ricognizione delle informazioni, che comunque si è riferita a definizioni canoniche e univoche del nuovo “Codice di Diritto Canonico”, frutto del Concilio Vaticano II.
L’attuale edizione dell’Annuario pubblica foto, cartine territoriali e tematiche che aiutano a meglio conoscere la Chiesa particolare di Bari-Bitonto e riporta moltissimi dati relativi alla Curia Romana, alle istituzioni ecclesiastiche, alle Basiliche e Santuari, Chiese e Parrocchie, Centri, Istituti, Fondazioni, Confraternite, Cappellanie, Ordini religiosi, attraverso una serie di schede sinottiche che riportano storia, titoli, indirizzi, codici fiscali, feste delle comunità parrocchiali, numeri telefonici, ubicazione, associazioni laicali presenti, nome dei parroci, e-mail. Insomma, un’utilissima guida per tutti coloro, ecclesiastici, studiosi e curiosi che intendono informarsi sulle attività pastorali dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto magistralmente guidata da Monsignor Francesco Cacucci
Tra le curiosità notiamo che primo parroco della Parrocchia del Buon Pastore di Bari fu nominato proprio Don Franco Cacucci, oggi Arcivescovo di Bari-Bitonto.
Va sottolineato l’uso pastorale oltre che istituzionale dell’Annuario che si pone come un utile contributo per la crescita della comunità ecclesiale ed anche ottimo strumento per il governo pastorale e l’organizzazione dei molteplici compiti della comunità cristiana di cui parlava Giovanni Paolo II.
Alla realizzazione dell’opera hanno collaborato, oltre a quanti istituzionalmente preposti, anche Giulia Ciaula, Teresa Mariani, Antonio Sorrentino e Patrizio Tarantino.
Per quanto riguarda le numerose foto, i riferimenti sono all’interno della pubblicazione.

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VITO TANEBURGO, CUSTODE DELL’EUCARISTIA




È stato pubblicato in questi giorni un volume commemorativo di Pietro Addante di Triggiano (BA) “Vito Taneburgo il sacrestano di Triggiano – Il custode dell’Eucaristia”, (Levante Editori, pagg. 288, euro, 12,00).
Addante, sacerdote, saggista, laureato in teologia e pluripremiato per la cultura, ricorda in questo volume quella che è stata la vita di Vito Taneburgo, scomparso nel 2003. Un sacrestano di Triggiano (BA) che, dopo aver messo ordine alle cose della chiesa, rimaneva in meditazione, seduto tra i banchi davanti all’altare del Santissimo o dell’Eucaristia della grande Chiesa Matrice che molti chiamano “il Cappellone”.
L’autore parla del cammino umano e spirituale di questo insolito personaggio, molto amato e stimato, innamorato di Gesù e della Madonna, insomma un uomo dalle nobili e rare virtù. Il popolo dice: “Era come un Santo”.
I triggianesi lo chiamano e lo ricordano come “Vito il sacrestano”, una sentinella vigile a colloquio con Dio, custode santo dell’Eucaristia e della Casa di Dio.
Le pagine che ha scritto Addante vogliono affidare ai triggianesi, e non solo, la santità religiosa di un uomo di Dio che ha offerto a Dio ed ai fratelli la sua vita. Egli resta memoria storica viva e faro evangelico della civiltà dell’amore.
Monsignor Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari–Bitonto, che presenta il volume, sostiene che “Coloro che avranno fra le mani il lavoro di Addante ripercorreranno un tratto di storia della comunità e potranno ringraziare il Signore che non fa mancare alla sua Chiesa testimonianze vive di fede e di umanità”.

Settembre 2000 - Festa della madonna della Croce. Vito davanti all'altare maggiore della chiesa Santa Maria Veterana, dopo lasanta messa, riceve in
dono dall'Arcivescovo mons. Francesco Cacucci,
un quadro raffigurante l'antico affresco della
Madonna, che ha dato origine alla devozione dei nostri padri a questa festività patronale.

 

Settembre 1987 - festa della Madonna della Croce.
Vito seduto ai piedi della madonna, con il volto soddisfatto, circondato dai responsabili del comitato della festa.



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LA PUGLIA E I POPOLI D’ORIENTE


Per la “Bibliotechina di Tersite”, edita da Levante Editori, è stato pubblicato il volume n. 19 di Michele Loconsole “La Puglia e l’Oriente”, con prefazione di Franco Cardini (pag. 132, euro 9,00).
Michele Loconsole, dottore in Teologia ecumenica, docente di Religione cattolica e giornalista, con questo pamphlet intende proporre al lettore nuovi percorsi, itinerari e sentieri finalizzati a scoprire aspetti poco conosciuti della plurisecolare cultura pugliese. Una “lettura”, quindi, desiderosa di interpellare, scrutare e riscoprire l’originaria natura dell’identità pugliese.
La Puglia, terra di passaggio, di raccordo e di frontiera tra imperi, regni e diocesi è stata meta di non pochi popoli (romani, goti, longobardi, franchi, normanni, svevi, francesi, aragonesi, spagnoli, austriaci, borboni), alcuni dei quali non sono stati solo conquistatori ma anche portatori di civiltà, di commerci, di culture e di tradizioni.
L’autore nella pubblicazione tratta numerosi interessanti argomenti tra i quali: gli ebrei e la Puglia in età antica e medievale, la cultura greca e la Puglia bizantina, l’Islam e la Puglia, le masserie di Puglia, San Nicola, Santo d’oriente e d’occidente.
Franco Cardini che firma la prefazione sostiene, tra l’altro, che si tratta di un libro che “…non è una storia di Puglia, né una guida a un viaggio in Puglia: ma potrebb’essere entrambe queste cose. Leggendo questo libro sono riemersi soprattutto i colori. Il bianco delle case – quello della calce e quello della ‘pietra di Puglia’, così simile alla ‘pietra di Giudea’ in cui è completamente costruita Gerusalemme – il rosso dei pomodori a seccare, il verde-oro dell’olio d’oliva che ha la stessa tonalità della splendida corazza della sacra cetonia, il ‘moscon d’oro’, come lo chiamano in Toscana, il misterioso scarabeo egizio”.
Insomma, un libro interessante, ricco di storiche curiosità culturali in cui l’autore sottolinea come la storia se ben compresa può costituire un ottimo passaporto per un futuro più consapevole e radioso. Inoltre, ricorda che investire maggiori risorse nel turismo soprattutto di tipo religioso, culturale e scolastico potrà essere la vera scommessa per l’avvenire della Puglia, diversamente significherà continuare a confinare la regione al ruolo marginale di “periferia del nuovo impero”, l’Eurasia.
La copertina riporta l’immagine del Santuario della Madonna della Scala di Noci, opera del maestro Carlo Fusca.

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CONVERSANO, SEDE DI UNA PAGINA DEL POTERE DELLA CHIESA


 

Conversano, ridente cittadina della provincia di Bari, forte del suo senso civico e soprattutto culturale, meta di studi, ricca di opere d’arte e di storia, è oggetto del recente corposo volume di Mons. Sante Montanaro, “Vescovi, Badesse e Conti di Conversano a difesa del proprio potere” (Levante Editori – pag. 718, euro 50,00).
Montanaro, un canonico novantenne nato a Casamassima (BA), autore di numerose altre opere tra cui “Pio XII Vescovo di Roma”, “Rivoluzione francese a Roma”, e la voluminosa opera in 4 volumi “Casamassima nella storia dei tempi”, risiede a Roma per via dei numerosi incarichi ecclesiastici presso la Santa Sede.
L’autore si è cimentato in un lungo e qualificato studio delle controversie giurisdizionali avvenute a Conversano tra il 1659 e il 1665, avvolte tra misteri e nebbie, e che hanno avuto come protagonista il Vescovo pro-tempore mons. Giuseppe Palermo, del quale il novantenne sacerdote ha ritenuto offrire notizie il più possibile oggettive e complete sulle sue origini, della sua nobile famiglia, sulla sua formazione umana e culturale, sul suo carattere piuttosto deciso, sulle frequenze e amicizie romane, sul suo inserimento nella Corte Pontificia, sulla sua attività pastorale, sulle sue sofferenze a causa di avversari potenti e senza scrupoli e sulle reali minacce sulla sua stessa esistenza fisica.
Attraverso questo filo conduttore Montanaro scrive dei centri di potere di Conversano, del primo Sinodo Diocesano, dei Monasteri Benedettini, dell’Abbazia Nullius di San Benedetto e delle Badesse Mitrate cistercensi per finire con la storia e i risvolti dolorosi delle liti giurisdizionali avvenute tra i vescovi di Conversano, il Capitolo di Castellana e le Abbadesse del Monastero di San Benedetto.
A completamento dell’operazione Montanaro scrive anche qualche nota a proposito di maschilismo e femminismo, che non sono affatto problemi attuali, ma che l’attento studioso ha trovato tracce nel corso delle sue ricerche e che evidenziano l’attualità e la contestualità del lavoro.
Purtroppo il Monastero di San Benedetto insieme alle Abbadesse Mitrate non esistono più. Le uniche testimonianze rimaste sono rappresentate dalla mitra, dal pastorale e dai guanti, segni di un potere spirituale in altri tempi gloriosi, nonché dal pensiero di un autorevole benedettino, padre Giovanni Mongelli che scrisse: “…il singolarissimo Monastero benedettino di Conversano fu una eloquente pagina del libro della Chiesa e dell’esercizio del suo potere”.
Il volume è corredato da citazioni bibliografiche e dall’elencazione delle fonti manoscritte nonché ben illustrato da foto, documenti e da un glossario molto utile ai lettori.

Conversano: Monastero e chiesa di San Benedetto

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(da Conversano, città d'Arte: arte, Cultura e Tradizione, a cura di "Quadri e quadri" e di"Studio 5")

Tony Prayer:
Un Abate Benedettino riceve il Capitolo e il Clero di Castellana, all'ingresso del Monastero di San Benedetto

(Acquerello acrilico 35x50)


Tra le numerosissime illustrazioni sono da evidenziare, oltre la copertina, i dieci acquerelli acrilici con cui il Maestro Tony Prayer, che vive e opera a Conversano, ha voluto rappresentare con segni e colori le sue sensazioni destate dagli avvenimenti esposti nel volume.
È appena il caso di congratularsi con l’autore per il notevole lavoro fatto alla sua veneranda età ed al quale porgiamo i più fervidi auguri di lunga vita, dal momento che proprio in questi giorni ricorre il suo 90° genetliaco.
Particolare menzione merita, infine, l’ing. Leonardo Verna, nota figura di professionista e operatore culturale di Casamassima, che con encomiabile abnegazione segue mons. Montanaro in tutte le sue peregrinazioni ed il cui apporto è risultato determinante per la realizzazione dell’opera.

 

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BARI E LA REGINA BONA SFORZA

 



La Festa del Sedile svoltasi qualche tempo fa a Bari, dedicata ad Isabella d’Aragona, è stata l’occasione per riparlare dell’ottimo rapporto che nel passato ha legato l’intera famiglia alla città di Bari, attraverso la figura di Bona Sforza, Regina di Polonia e Duchessa di Bari, nonché figlia della stessa Isabella d’Aragona.
Per tale motivo ripropongo la rilettura di una splendida pubblicazione, a cura dell’Archivio di Stato di Bari, in collaborazione con la Sovrintendenza Archivistica per la Puglia, l’Archivio Arcivescovile di Bari, la Basilica di S. Nicola e di un gran numero di qualificati studiosi e collaboratori, che è stata diffusa da Levante Editori di Bari (pag. 310, euro 41,32).
Trattasi di una speciale edizione del volume “Bona Sforza, regina di Polonia e duchessa di Bari”, pubblicata sotto l’Alto Patrocinio di S.E. Mons. Mariano Magrassi, dedicata e donata a Sua Santità Giovanni Paolo II in occasione della sua visita a Bari il 26 febbraio 1984.
I testi, inquadrati in un’ampia documentazione fotografica, sono tutti relativi all’azione multiforme di una donna eccezionale, sepolta nella Basilica di San Nicola, che dimostrano non solo lo splendore del suo ducato, ma anche la popolarità che ha lasciato dietro di sé.
La pubblicazione contiene una serie di saggi relativi agli elementi religiosi ed umanitari della Duchessa, all’ambiente politico e all’ordinamento comunale di Bari nel XVI secolo, descrivendo anche i rapporti con la città di Modugno e il mausoleo esistente in San Nicola.
L’opera riporta anche una serie di documenti, tra i quali la testimonianza del viaggio di Bona Sforza in Polonia, la nomina di procuratori, la liquidazione dei legati di Isabella d’Aragona e numerosi altri. Tratta anche dei rapporti con le istituzioni civili ed ecclesiastiche. Inoltre, riproduce i documenti relativi al testamento della regina di Polonia, alle conclusioni dei capitoli della Cattedrale e della Basilica di S. Nicola concernenti le celebrazioni per le esequie di Bona Sforza e quelli relativi alla sepoltura della sovrana. L’ultimo documento è attinente alla concessione in perpetuo dei diritti sul sepolcro della regina da parte del capitolo di S. Nicola di Bari in favore di Anna Jagellone, regina di Polonia (1589).
Il volume, che rappresenta un prezioso contributo alla conoscenza della storia locale, evidenzia i rapporti che la regina di Polonia instaurò non solo con i suoi funzionari ma anche e soprattutto con le istituzioni civili ed ecclesiastiche, intervenendo spesso in modo considerevole in questioni anche di competenza non esclusivamente politica.
Monsignor Mariano Magrassi, nella presentazione, sostiene che “Gli studiosi del passato vi troveranno un cibo delizioso al loro palato e si sentiranno stimolati a ricostruire meglio il contesto storico, insieme a Biblioteche ed Enti che vedranno arricchire i loro scaffali di questa ampia raccolta documentaria”.
L’opera vuole essere una pagina di storia che collega la città di Bari alla lontana Polonia, ora tanto vicina a noi per aver dato i natali a un grande Papa, Giovanni Paolo II, che non ha mai cessato di stupirci con la sua incredibile attività finalizzata all’unione dei cristiani, alla pace e alla divulgazione della fede.

 



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FRA SANTI, MAGHI, SUPERSTIZIONI



Molti ricorderanno l’episodio del film “Questa è la vita” nel quale Totò interpretò un episodio intitolato “La patente”, tratto dalla omonima novella di Luigi Pirandello. Forse, ispirato da questo film, Vito Lozito ha avuto l’idea di scrivere il volume “Agiografia, Magia, Superstizione” (Levante Editori, pag. 330, euro 25,82).
Agiografia, magia, superstizione: tre argomenti dal significato molto diverso l’uno dall’altro, che Vito Lozito, docente di Storia della Chiesa nella Università di Bari, recentemente scomparso, con la complicità di Levante Editori, si fa per dire, ha saputo con vera maestria mettere insieme pubblicando un libro di notevole interesse.
Nelle note agiografiche l’autore pone in evidenza il collegamento tra riti cristiani e antiche festività di precedenti civiltà come usanze, credenze, atteggiamenti, evidenziando le difficoltà di diventare Santi, dopo il tormento di vivere, secondo i principi della religione cristiana.
In riferimento alla magia e alle sue forme l’autore fa un’ampia disamina dei moduli di vita delle varie classi sociali e dei periodi esaminati, illustrando con tanta semplicità le figure di maghi, incantatrici, condannati, perseguitati dalle istituzioni ecclesiastiche e dai governanti che per un atavico bisogno di avvicinarsi all’arcano e al sacro, hanno prosperato e continuano a farlo ancora oggi. Infatti, hanno resistito a persecuzioni, a processi, dal momento che i loro interventi erano richiesti dalle diverse classi sociali, per il perenne desiderio di conoscere e vendicarsi. Lozito narra anche di strumenti magici, malocchio e scongiuri, ma tutto secondo criteri scientifici con note e citazioni bibliografiche, che il lettore segue senza difficoltà alcuna, anzi più legge e più viene affascinato dalla curiosità di apprendere e di sapere. E non dimentica neanche talismani, amuleti, erbe magico-terapeutiche, strumenti magici, malocchio e scongiuri.
In appendice sono riportate le “Vite” di Maria Maddalena e Taide, due meretrici che diventarono sante, e di Pelagia e Teodora che per raggiungere la santità si travestirono da uomo.
Il volume, ben presentato, esamina anche il costume, la mentalità, l’atteggiamento, i riti e le feste: si parla del Presepio, dell’Epifania, della Candelora e dei riti di purificazione, di carnevale e della quaresima, delle tradizioni e dei simboli nelle celebrazioni pasquali. Insomma, c’è n’è per tutti i gusti.
Una bibliografia, un puntuale riporto di note, un indice delle figure e una serie di belle tavole a colori completano l’interessante pubblicazione tutta da leggere, conservare, consultare e conservare gelosamente.

 

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I DOMENICANI NELLA STORIA



È stato pubblicato recentemente il fascicolo 1, 2005 della rivista “Nicolaus – Studi storici”, diretta da padre Gerardo Cioffari o.p. (responsabile Giovanni Cavalli), edita dal Centro Studi Nicolaiani per i tipi di Levante Editori di Bari (abbonamento annuo € 25,00).
Il voluminoso fascicolo, di cui è autore p. Gerardo Cioffari o.p., è totalmente dedicato ai “Domenicani nella storia” ovvero la storia dell’Ordine attraverso i suoi protagonisti che, oltre a non essere pochi, sono anche importanti. Il fascicolo si riferisce al Medioevo.
Incontriamo così San Domenico, canonico, predicatore e fondatore dell’Ordine; San Vincenzo Ferreri, il predicatore instancabile Frà Giovanni da Fiesole, meglio noto come Beato Angelico, al secolo Guidolino di Pietro.
San Domenico, al secolo Domenico di Guzman, canonico della Cattedrale di Osma, era nato a Caleruega (Spagna) tra il 1171 e il 1175 in una nobile famiglia locale. Giordano di Sassonia nel suo “Libretto sui primi tempi dell’Ordine dei Predicatori”, così scriveva «Scosso dalla miseria dei poveri e divorato dalla compassione, risolvette con un unico gesto di obbedire ai consigli evangelici e di alleviare nel modo che gli era possibile la miseria dei poveri che morivano. E vendette i libri che possedeva, libri a lui indispensabili».
La fisionomia spirituale di San Domenico è inconfondibile. Egli stesso negli anni duri dell’apostolato albigese si era definito: “umile ministro della predicazione”. Dalle lunghe notti passate in chiesa accanto all’altare e da una tenerissima devozione verso Maria, aveva conosciuto la misericordia di Dio e “a quale prezzo siamo stati redenti”, per questo cercherà di testimoniare l’amore di Dio dinanzi ai fratelli. Egli fonda un Ordine che ha come scopo la salvezza delle anime mediante la predicazione, che scaturisce dalla contemplazione.
Nonostante l'opposione dei familiari, anche San Tommaso d’Aquino nel 1244 entrò nell’Ordine domenicano, studiando quindi a Parigi ed a Colonia. E dal momento che egli era generoso nel mettere a disposizione dell’Ordine i suoi talenti, allo stesso modo l’Ordine lo sosteneva, assegnandogli tre ed anche quattro segretari perché scrivessero sotto dettatura l'imponente sequenza di testi del santo, che ci sono pervenuti.
Anche le donne hanno avuto un ruolo importante nelle storia dei domenicani, anzi sono entrate nella storia domenicana ancora prima degli uomini. Infatti, istituirono una comunità che costituì una vera e propria “stazione missionaria” in appoggio ai predicatori. Registriamo così la presenza di S. Caterina da Siena, penultima di 25 figli che, nonostante le difficoltà incontrate in famiglia a causa della sua decisione, entrò nell’Ordine. Il carisma in lei era così evidente che, nonostante la giovane età, molti senesi, anche appartenenti a famiglie altolocate, cominciarono a frequentarla ed a chiederle consigli. S. Caterina è ricordata come consolatrice dei condannati per il celebre episodio di Niccolò Toldo - nobile perugino condannato a morte per aver cospirato contro la sicurezza dello stato - a cui Caterina riuscirà a dar forza e fede per superare la disperazione e per affrontantare la morte in grazia di Dio.
Cioffari ricorda anche la questione dei Domenicani ed i Templari, un ordine cavalleresco tra il militare ed il monastico, fondato verso il 1119 da alcuni crociati che si erano stabiliti presso il Tempio di Salomone, allo scopo di proteggere i pellegrini cristiani. Ben presto quell’ideale attrasse molti adepti e in pochi decenni, non solo riuscirono a costruire fortezze inespugnabili, ma anche a raccogliervi ingenti tesori, al punto da destare l’interesse del Re di Francia che ipotizzò di sopprimere i Templari con varie accuse infamanti, allo scopo di impadronirsi dei loro beni.
Nella premessa, l'autore sottolinea come nella storia dei Domenicani si rifletta l’affascinante iter dello spirito umano, che si realizza e s’incarna in personalità estremamente diverse, da San Tommaso d’Aquino a Santa Caterina, a San Vincenzo Ferreri, da Torquemada a Savonarola - tanto per rimanere nel Medioevo - ed in questo spirito ha narrato il passato dell’Ordine. È sua convinzione che sia più facile comprendere lo spirito domenicano attraverso gli uomini che l’hanno incarnato, che non attraverso le regole scritte sulla carta.

 


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STORIA DI UNA DONNA DEL SUD




Ada Ignazzi, diplomata presso l’Istituto Statale d’Arte di Bari, interessata ad ogni forma artistica e culturale, risiede a Monopoli (Ba), dove ha svolto molte attività in ambito scolastico e amministrativo. È particolarmente interessata alla storia ed ai temi che riguardano la carità nel Mezzogiorno, specie ad opera di donne impegnate nel sociale. E, dal momento che la storia delle donne del sud Italia, è quasi tutta da scrivere, l’autrice, Ada Ignazzi, con il volume “Marianna Farnararo Contessa De Fusco – Cofondatrice del Santuario di Pompei”, pubblicata dalle Edizioni Giuseppe Laterza di Bari (pag. 204, euro 20,00), ha voluto dare il suo contributo finalizzato a far conoscere la storia di una donna pugliese che, insieme al Beato Bartolo Longo, ha fondato il Santuario della Beata Vergine di Pompei.
La Puglia, e in particolare Monopoli, ha dato i natali a Marianna Farnararo, Contessa De Fusco, educata alla misericordia verso i poveri. All’età di 14 anni segue la famiglia nel trasferimento a Napoli convolando a nozze con il Conte Albenzio De Fusco di Lèttere. Dal matrimonio nascono cinque figli, ma dopo 12 anni rimane vedova, ereditando alcuni terreni nella valle di Pompei che a causa della cattiva gestione del patrimonio, dovrà affrontare, nei primi anni della vedovanza, notevoli difficoltà economiche. Ma, l’amicizia con Caterina Volpicelli, oggi Beata, favorisce il maggior avvicinamento alla religione, dedicandosi così ad azioni di volontariato religioso e sociale per i quali si meritò l’appellativo di “apostolo della sua parrocchia”.
Nella casa della Volpicelli, Marianna conosce l’avvocato Bartolo Longo, anch’egli pugliese di Latiano (Br), al quale affida l’amministrazione del suo patrimonio, lo sposa successivamente, dedicandosi entrambi alla costruzione di una nuova chiesa e successivamente alla realizzazione del Tempio dedicato alla Vergine del Rosario ed alla realizzazione di opere sociali ad esso collegate.
L’autrice auspica che la lettura del volume susciti interesse nella gente di Monopoli e negli studiosi di storia locale, dal momento che il suo obiettivo è quello di far conoscere ai monopolitani l’operato di una concittadina di ieri, di una donna laica che ha precorso i tempi andando molto oltre i confini della sua città.

 

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ALLA SCOPERTA DEL SACRO NEL TEATRO RUSSO



Per la collana di Tradizioni e Spiritualità dell’Est Europeo “Il Lucernario”, diretta da Anna Maria Tripputi, docente di storia delle tradizioni nell’Università di Bari, e da Maria Pia Pagani, giovane studiosa dell’Università di Pavia, è stato pubblicato il primo numero dal titolo “Le maschere della santità”, di Maria Pia Pagani, edito da Paolo Malagrinò (pag. 254, euro 20,00).
Trattasi di una bella e lucida monografia dedicata alla storia del teatro russo e alla biografia di un singolare artista, Sajko, innamorato della sacra follia e che la “Pravoslavnaja Ènciklopedija” (Enciclopedia Ortodossa), pubblicata a Mosca nel 2001, sotto la direzione del Patriarca Alessio II, definisce con il termine di “blažennyj” (beato), da secoli nella letteratura agiografica russa unito al nome di parecchi folli in Cristo, canonizzati, pur non avendo ancora ufficialmente ricevuto la beatificazione.
Maria Pia Pagani, che collabora con l’Istituto Internazionale di Ricerca sul Volto di Cristo e con l’Istituto “Luigi Sturzo” di Roma e con altre importanti istituzioni nazionali, è stata relatrice a numerosi convegni ed è traduttrice e autrice di saggi sul mondo dei giullari, dei cantastorie e dei “Folli in Cristo”, del mondo bizantino-slavo ed ha curato l’edizione italiana de “I Santi dell’antica Russia” del teologo e medievista G.P. Fedotov.

La pubblicazione, che si avvale della prefazione di Gabriele De Rosa e della introduzione di Sisto Dalla Palma, è stata resa possibile con il contributo della Fondazione di Piacenza e Vigevano, dell’Università degli Studi di Pavia, del Centro di Alti Studi in Scienze Religiose e con il patrocinio della Fondazione Gorbachev-Italia.

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TUTTO SULLA STORIA DI SAN GIOVANNI ROTONDO



In occasione dell’apertura della nuova Chiesa di San Pio, Pasquale Perna, avvocato, responsabile dell’Ufficio Amministrativo del Terzo Settore della Città di San Giovanni Rotondo, ha voluto ricordare la storia della città che ha ospitato il Fraticello di Pietrelcina, pubblicando per i tipi della Levante Editori di Bari il volume “Padre Pio: faro sulla Via Langobardorum” (pag. 190, euro 13,00).
L’autore con questo libro racconta la storia della cittadina garganica, dalle origini, che risalgono all’età neolitica, all’età del ferro con la nascita del villaggio posto a valle del monte Castellano-Crocicchia, fino ad arrivare al vicus di Bisanum, area su cui sorge San Giovanni Rotondo.
Perna non si limita solo a tracciare la storia di San Giovanni Rotondo, ma si sofferma anche sui fatti prodigiosi che hanno interessato il Gargano (l’apparizione dell’Arcangelo San Michele, la conversione di San Camillo De Lellis) e, come pietra miliare della nuova storia di questa cittadina, viene ricordato l’arrivo dell’umile fraticello che l’autore definisce “Faro della Via Sacra Langobardorum”. San Pio, infatti, è il nuovo faro della Montagna, verso la quale, come nel medioevo, schiere di pellegrini si avviano ripercorrendo le stesse strade.
Il tema conduttore dell’opera rappresenta la intensa spiritualità che emerge dal Gargano e che non sfugge al pellegrino o al turista, alla stregua di quanto avviene in altre località come Lourdes o Assisi o Pompei, quella spiritualità che attraverso i “fari spirituali” come Padre Pio, anzi San Pio, diventa contemplazione del Creato.
Ma il volume non fa solo la storia del Gargano e del Santo con le stimmate, ma nel “racconto” vengono riportate anche curiosità e notizie interessanti sui Templari, il loro ordinamento ed i rapporti con Federico II. Sono riportate anche notizie relative a personaggi illustri che hanno contribuito a fare la storia ed a rendere famosa San Giovanni Rotondo, con lo scopo di tramandare alle nuove generazioni la memoria storica, patrimonio sacro e prezioso.
Il volume molto ben illustrato, è corredato da documenti, piantine e foto, nonché da spartiti musicali dedicati alla città, da un’ampia bibliografia e si avvale della presentazione di Cosimo D’Angela, presidente della Società di Storia Patria per la Puglia.
Progetto grafico della copertina di Ignazio Danti.



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STORIA IGNOTA DI UN GESUITA


Giuseppe Lovecchio, avvocato e magistrato tributario, che ha all’attivo numerose pubblicazioni dedicate ai suoi viaggi, a personaggi famosi o ad enti e istituzioni, ha finalizzato i suoi scritti con l’intento di portare a conoscenza dei suoi concittadini storie poco note o sconosciute.
L’autore, appassionato della sua Conversano, con una pazienza certosina ha cercato in lungo e in largo tutto il materiale possibile e sconosciuto per riscrivere, appunto, la storia ignota di un illustre cittadino di Conversano (BA), che ha lavorato molto per il radicamento della Compagnia di Gesù nel Nuovo Mondo, pubblicando il volume “Alla scoperta della storia ignota di Padre Michele Accolti Gil (edito da Arti Grafiche Scisci, Conversano).
Questa volta, con la curiosità e la pignoleria che lo contraddistinguono, ha voluto portare il suo contributo alla storia ignota di Padre Michele Accolti Gil (1807-1878), rileggendo un testo pubblicato nel lontano 1915 e documentandosi successivamente con altre testimonianze pervenute dagli Stati Uniti, ove il gesuita aveva trascorso alcuni anni della sua vita missionaria.
Lovecchio, da pignolo qual è, ha voluto far precedere la storia di padre Accolti Gil da quella culturale, politica e religiosa della città di Conversano, da quella della famiglia del gesuita nonché quella della Compagnia di Gesù.
L’autore si augura che il suo lavoro serva da stimolo al Comune di Conversano per raccogliere tutti gli scritti originali di Padre Accolti Gil, consentendo ai conversanesi di oggi di conoscere nella loro giusta dimensione i valori di cui era portatore il missionario e soprattutto di tramandare anche la memoria storica di un illustre concittadino che ha girato il mondo e attraverso la sua missione ha fatto conoscere l’Italia e gli italiani all’estero.
La pubblicazione si divide in cinque parti e trattano di Conversano e dei gesuiti attraverso la storia, della vita di padre Accolti Gil e del suo soggiorno in Oregon e in California.
L’opera di Lovecchio, si avvale della presentazione del Sindaco di Conversano e di Filippo Iappelli S.J., storico della Compagnia di Gesù, il quale ultimo riconosce che la «figura del gesuita conversanese risulta per tutti affascinante e onora la famiglia, la città e l’Italia che gli hanno dato i natali e la Compagnia di Gesù che lo ha formato apostolo zelante ed educatore efficiente».
La pubblicazione è molto ben documentata, di facile lettura e soprattutto ricca di particolari e curiosità storiche e personali dell’illustre cittadino di Conversano.




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DIO, ELOGIO DELLA BELLEZZA



A distanza di poco più di un anno dalla pubblicazione di una importante opera “I Santi del Calendario”, Rocco Panzarino ci prova ancora con un interessante volume filosofico-scientifico “Dio-Sezione Aurea-Bellezza (Schena Editore, Fasano, 13 euro).
L’universo, la vita, l’uomo, la bellezza: chi ci ha elargito questi doni? Cosa ha ispirato Dio nella sua opera creatrice? È possibile esprimere la bellezza del creato con i numeri? Sono gli interrogativi che si pone l’autore nel suo ultimo lavoro.
Il merito principale di Panzarino è quello di percorrere il suo rigoroso cammino di ricerca teologica, filosofica e scientifica non allontanandosi mai dal testo biblico, poiché esso rappresenta lo strumento «per eccellenza che studia il rapporto tra l’uomo e Dio», il mezzo dal quale non si può prescindere se si vuole conoscere il vero volto del Creatore.
La Bibbia è prima di tutto un libro di fede, pervaso in ogni sua pagina dalla percezione che parlare di Dio vuole dire parlare di Amore, perchè “Dio è Amore”. Egli manifesta questo suo Essere attraverso le persone del Padre, creatore del cielo e della terra, del Figlio, disceso dal cielo per la nostra salvezza, e dello Spirito Santo, personificazione dell’amore esistente tra il Padre e il Figlio.
Sintesi di questa verità teologica è la singolare rielaborazione del “Credo” che l’autore propone in maniera semplice e lineare; una traduzione fedele e profonda della storia della nostra salvezza e del nucleo fondamentale del credere cristiano. Sarebbe interessante adottarlo nei testi di catechismo e nei cammini di preparazione teologica dei giovani. Un Dio-Amore non può che essere l’autore, “l’Architetto” di tutto ciò che c’è di bello nel creato. Tutte le sue creature sono buone/belle (i due termini sono reciproci) in quanto «conformi al disegno di Dio»; ma l’uomo lo è ancora di più, poiché incaricato direttamente da Dio a portare a compimento la sua opera creatrice.
Moderna e assolutamente condivisibile l’analisi che l’autore fa del peccato, visto come rifiuto dell’uomo di lasciarsi amare da Dio, e del suo sinonimo: sofferenza. “I due concetti non sono in contrasto, ma consequenziali. Infatti, poiché Dio è amore, la lontananza da Dio porta alla sofferenza e alla morte”. Gesù, pertanto, prendendo su di sé il peccato, prende su di sé la sofferenza stessa dell’uomo. Se davvero fossimo convinti di questo, quanto cambierebbe il nostro modo di vivere la fede, di vedere Dio e di relazionarci a Lui! Non più un Dio che castiga, ma un Dio che soffre con noi e ci sostiene in questa sofferenza. Ma la trattazione teologica che interessa la prima parte del testo non è che un preludio al passaggio più originale e interessante del saggio: questa bellezza, questa bontà, questa capacità del Creatore di generare armonia, bellezza di colori, di suoni e di forme può essere tradotta in numeri?
Certo! Non a caso i numeri e, in particolare, il numero irrazionale per eccellenza, il P greco (detto da Leonardo la Sezione Aurea), hanno sempre richiamato a insigni studiosi e filosofi del passato (Pitagora, Kepler, Galileo) «l’unità di misura con la quale Dio ha creato il mondo». Come negare che la perfezione, l’armonia, la bellezza irradiate dall’universo, ma anche da ogni singola cellula vivente, sono la manifestazione visiva di un perfetto calcolo matematico?
Da qui parte una trattazione analitica degli esempi più evidenti e interessanti attraverso i quali si manifesta questo principio, in un crescendo di scoperte e di rivelazioni che interessano la geometria, l’arte (si pensi alla Gioconda), l’architettura (che prodigio e che perfezione la struttura del nostro Castel del Monte!), il mondo vegetale e quello animale, il corpo umano “scrigno di bellezza” ed esempio ineguagliabile di perfezione e armonia.
È difficile classificare l’opera di Panzarino. Il suo non è solo un saggio teologico, né solo filosofico o scientifico. È, soprattutto, un elogio della bellezza, in ogni sua forma e manifestazione, strumento privilegiato che ci viene offerto per elevarci a Dio e per vivere con rinnovato stupore il nostro rapporto con il creato. È l’ingrediente indispensabile che ci consente di trascorrere le nostre giornate con entusiasmo e voglia di vivere.
Così come ha fatto l’autore, ci piace terminare questo breve commento riproponendo le dolci espressioni di un Vescovo, a noi così caro, che della Bellezza aveva fatto il simbolo di tutta la sua vita, don Tonino Bello: «Il mondo non verrà preservato dalla catastrofe planetaria né dall’astuzia dei diplomatici e dei politici, né dalla forza del diritto e neppure dalla cultura degli accademici; il mondo verrà preservato dalla bellezza e dalla musica, dalla poesia e dall’arte».

Vittorio Polito
Felice Di Maggio

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LA SIMBOLOGIA DEI SANTINI


 

Per la Chiesa l’immagine religiosa ha una triplice funzione: di ornamento, di insegnamento e di divulgazione e incitamento alla pietà e l’immaginetta o santino è destinato proprio alla funzione divulgativa della devozione.
Santa Teresa d’Avila nel 1566 scriveva nel suo “Cammino di perfezione”: «Cercate di avere un’immagine oppure un dipinto di Nostro Signore e non accontentatevi di portarlo sul cuore, senza mai guardarlo, ma usatelo per conversare con Lui». Forse questo il primo passo verso la realizzazione di immaginette sacre.

Oggi le pubblicazioni sull’argomento sono numerose e anche se non recentissima (2001) è il caso di ricordare anche quella di Anna Van Westerhout: “I Santini e la loro simbologia” (Edizioni Giuseppe Laterza, pag. 250 € 20,00).
L’autrice, nel corso del suo viaggio attraverso le brevi biografie dei Santi citati e con l’iconografia sacra popolare proposta, ha inteso fornire una chiave di lettura per la conoscenza e la comprensione dei messaggi contenuti nei Santini presi in esame nella sua pubblicazione.
Anna Van Westerhout ricorda che il santino è nato nel medioevo sotto forma di prezioso disegno, legato alla devozione religiosa di nobili e potenti. Successivamente, andò sempre più diffondendosi tra la gente comune, grazie allo sviluppo della stampa.

Il repertorio di elementi simbolici che compaiono nelle immaginette è molto vasto e, spesso, la caratteristica raffigurata, che a molti sfugge, ha la sua motivazione. Ed allora l’autrice ci accompagna con i suoi commenti spiegandoci dettagliatamente il significato dell’iconografia, il giorno della festa e la riproduzione dell’immagine del Santo.
Roberta Simini che presenta l’opera sostiene che «Questo libro, in ultima analisi, ci aiuta a capire che i Santi non sono diversi da noi. I Santi sono con noi e fra di noi. I Santi siamo noi».
Insomma, un bel lavoro fatto non solo per i credenti, ma anche per gli appassionati, i cultori ed i collezionisti di santini e di immaginette ed il bel sito www.cartantica.it, che mi onora di pubblicare alcune mie note, è la testimonianza dell’importanza che hanno assunto le immaginette in Italia e nel mondo.

 

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