A partire dal Concilio Vaticano II è iniziata una
nuova stagione nei rapporti ecumenici tra la Chiesa cattolica
e quella ortodossa e ciò ha favorito la reciproca conoscenza
delle due diverse tradizioni. Nel clima del risveglio ecumenico
del dopo Concilio nacque a Bari l’Istituto di Teologia
Ecumenico- patristica Greco–Bizantina San Nicola. Nella
ormai pluridecennale attività di questo Istituto è
stata svolta un’apprezzata opera di ricerca e di didattica.
Da quest’anno l’Istituto si è dotato di
una collana editoriale, Analecta Nicolaiana, che intende presentare
al grande pubblico gli esiti migliori della ricerca che esso
promuove. Questa iniziativa che arricchisce il panorama culturale
della città di Bari, la rende, ove ce ne fosse bisogno,
un punto di riferimento nei rapporti ecumenici tra le Chiese
di Occidente e di Oriente. Vittorio Polito ****** LA COLLEGIATA DI BITRITTO
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Per la collana “La Puglia nei documenti”, coordinata
e diretta da Irene Cavalli, è stato pubblicato per
i tipi di Levante Editori di Bari, il corposo volume di Sigismondo
Mangialardi “La Collegiata di Bitritto”
ovvero storia di una parrocchia meridionale pagg. 452, euro
28).
Il termine collegiata oggi può significare poco, e
apparire come anacronistico; quando invece se ne ripercorrono
le vicende, si appura quanto sia stata forte la sua incidenza
nell’economia, nella vita sociale e nella cultura di
una popolazione.
Ogniqualvolta a Bitritto (BA) si parla di collegiata o di
Chiesa Madre, il riferimento è alla Chiesa posta nel
centro storico dedicata a Santa Maria di Costantinopoli. Storicamente,
invece, il riferimento è all’antica chiesetta
ubicata sulla via per Loseto (V. foto 1), dedicata alla Madonna
del Carmine e comunemente chiamata “Sant’Angelo”.
Tale denominazione ha origine dall’arcangelo Michele
primo protettore del paese e titolare della chiesa (V. foto
2).
L’autore, per tutti don Giosy, ordinato sacerdote nella
stessa Collegiata di cui parla nel suo libro, dal 1996 è
parroco della parrocchia Immacolata di Modugno.
Mangialardi in sostanza fa una ricostruzione storica ed edile
delle tre chiese, ma unica collegiata, che nel corso dei secoli
si sono succedute, con l’intento di non dare un ordine
alle pietre, ma piuttosto a conferire un volto a quanti nel
silenzio del lavoro umile dei campi hanno da sempre formato
la comunità bitrittese. I volti dei sacerdoti impegnati
nel ministero pastorale; i vescovi baresi detentori per secoli
del potere spirituale e temporale del paese; le confraternite,
prime forme di associazionismo laicale; i deputati della fabbrica
e le maestranze occupate nella costruzione della nuova collegiata,
non esenti da liti e controversie, rappresentano i protagonisti
della ricerca.
Lo studio, che non ha presunzione di completezza, vuole essere
solo un ulteriore contributo alla storia della comunità
bitrittese, ed ha come termine l’Unità d’Italia,
tappa in cui verrà soppresso il Capitolo collegiale
e la parrocchia subirà una trasformazione sociale ed
ecclesiastica.
Monsignor Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto,
scrive nella presentazione: «Le abbondanti fonti utilizzate
nella ricerca offrono uno spaccato vivo e reale, dove la collegiata
appare come parte integrante del tessuto sociale del paese,
ruolo tanto più rafforzato dall’essere l’unica
Parrocchia». Ed ancora esprime «Un plauso a don
Giosy Mangialardi, per aver consentito un viaggio così
denso e affascinante nel cuore di un autentico monumento di
fede e di storia del paese di Bitritto. È un ulteriore
segno dell’attenzione crescente dei nostri sacerdoti
alla storia locale delle nostre cittadine».
Il Sindaco di Bitritto, insieme all’Assessore alla Cultura,
sono grati a Don Giosy che, con la sua appassionante fatica
letteraria, consentirà a quanti si accosteranno alla
lettura di questa opera, di scorgere per la prima volta problematiche
legate alla Chiesa Matrice ed alla realtà religiosa
tanto cara alla Comunità bitrittese.
Le fonti archivistiche consultate sono state numerose: dall’archivio
di Napoli a quello segreto del Vaticano, a quello di Bari,
a quello parrocchiale e diocesano, ma fonte privilegiata sono
stati gli atti notarili, che rimangono ancora un’inedita
ricchezza da esplorare.
La pubblicazione è corredata da una serie di foto a
colori e documenti che hanno consentito a Mangialardi di scrivere
la storia di una parrocchia meridionale in provincia di Bari.
L'Antica Collegiata Sant'Angelo, oggi Chiesa della Madonna del Carmine |
Chiesa matrice, interno, altare di San Michele |
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Per commemorare la ricorrenza del XX anno di Episcopato (13
giugno 2007), Monsignor Francesco Cacucci, Arcivescovo di
Bari-Bitonto, ha pubblicato per Levante Editori - Bari, il
volume “Colligite fragmenta”, a cura di Mons.
Vito Angiuli, provicario generale dell’Arcidiocesi Bari-Bitonto.
Monsignor Cacucci è stato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi
di Bari-Bitonto (1987-1993), arcivescovo di Otranto (1993-1999)
e, da settembre 1999, Arcivescovo di Bari-Bitonto.
È autore di numerose pubblicazioni finalizzate a illustrare
e proporre la “svolta mistagogica”, ovvero comunicare
la fede in un mondo che cambia.
Mons. Domenico Ciavarella – vicario generale dell’Arcidiocesi
di Bari-Bitonto - che firma la presentazione – sottolinea
che il vescovo, costituito pastore del gregge, svolge il suo
ministero a favore della Chiesa, sentendosi guida e parte
del popolo di Dio.
L’elegante e discreta pubblicazione riporta la raccolta
di alcuni articoli di Mons. Cacucci, affinché siano
di aiuto a comprendere l’indirizzo pastorale che egli
ha dato alla Chiesa locale anche con la divulgazione del documento
“La mistagogia. Una scelta pastorale”.
Nell’antica religione greca, la mistagogia era l’iniziazione
ai misteri e per estensione si può dire che è
la persona che per la sua saggezza viene considerata un maestro
di vita o di pensiero. E Monsignor Cacucci, come si legge
nell’introduzione firmata da Mons. Vito Angiuli, fa
suo l’invito che Gesù rivolse ai discepoli dopo
che tutti coloro che l’avevano seguito nel deserto furono
saziati.
I doni di Dio, sovrabbondanti, saziano la fame dell’uomo
e manifestano la ricchezza della sua grazia. Non devono però
essere sciupati o andare dispersi, ma devono essere raccolti
e custoditi con cura perché possano portare frutti
abbondanti.
Oggi questo imperativo si fa ancora più pressante.
Si vive, infatti, in una situazione di frammentazione, di
smarrimento delle radici cristiane, di offuscamento della
speranza. Tutto ciò richiede che la comunità
cristiana non disperda i doni ricevuti da Dio, ma sappia concentrarsi
sull’essenziale, celebrando e annunciando il mistero
della fede in modo nuovo e coinvolgente. È imperativo
“fare sintesi” tra le dimensioni costitutive dell’esperienza
cristiana e viverle in unità. «È un compito
non facile – scrive mons. Cacucci -. Siamo nell’epoca
della frammentazione. Con una sorta di “pietas”
è necessario “collidere fragmenta” (raccogliere
i frammenti), perché i frammenti non diventino cocci
e vadano dispersi nella “spazzatura”, secondo
un’espressione ricorrente».
Questo, in sostanza, è il nucleo fondamentale della
“scelta mistagogica” che la Chiesa di Bari-Bitonto
persegue come obiettivo fondamentale del suo impegno pastorale
e che ultimamente, scrive ancora mons. Vito Angiuli, ha trovato
un’autorevole conferma nell’esortazione apostolica
post-sinodale di Benedetto XVI Sacramentum caritatis.
Mons. Francesco Cacucci |
L'Arcivescovo con Papa Benedetto XVI |
Il volume è stato pubblicato per commemorare, come già detto, il XX anno di episcopato dell’Arcivescovo Cacucci e la cerimonia avverrà non a caso, ma per un provvidenziale disegno di Dio, proprio nella Cattedrale di Bari, ove lo stesso 13 giugno 1987 Mons. Mariano Magrassi lo ordinò vescovo, mentre era in corso la IV Sessione Plenaria della Commissione Teologica Mista per il Dialogo Ufficiale tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa.
«La Chiesa di Bari-Bitonto - scrive Mons.
Ciavarella - intende così esprimere al suo pastore
il più sentito ringraziamento per la sua guida paterna
e illuminata e confermare la volontà di far tesoro
del suo alto magistero episcopale».
All’interno di ogni capitolo, gli articoli sono disposti
secondo l’ordine cronologico con l’intento di
favorire una lettura diacronica e consentire il rilevamento
della persistenza e dello sviluppo delle idee da uno scritto
all’altro.
In appendice il profilo biografico di Mons. Cacucci, tutti
gli scritti, in verità numerosi, e gli indici delle
scritture e dei nomi. La copertina è di Stefano Valentini
di Roma.
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La Cattedrale di Bari è una delle grandi opere romaniche
sorte dopo l’anno mille, essa rappresentava il simbolo
della città medievale, l’edificio più
importante dove si svolgevano cerimonie religiose, ma anche
manifestazioni civili e politiche.
Secondo la tradizione Bari ebbe per primo Vescovo un discepolo
di San Pietro, San Mauro, assurse a metropoli delle Puglie
sotto l’impero dei Greci. Per tale motivo si rendeva
necessaria una chiesa episcopale degna del suo lustro. Pare
indubbio che una chiesa episcopale sorgesse sullo stesso posto
sin dal secolo VI, con a fianco il battistero, trasformato
poi nell’ancora esistente Trulla.
Sulla facciata si possono notare animali e creature fantastiche,
caratteristica delle facciate delle chiese medievali. Essi
rappresentavano i custodi del luogo sacro, pronti a lottare
per difendere il bene.
In occasione del Congresso Eucaristico Nazionale svoltosi
a Bari nell’anno 2005, è stato pubblicato, a
cura di Fernando Russo, un accurato volume “La Cattedrale
di Bari” (FMR Editrice), con testi di Gianni Guadalupi
e Fernando Russo e riccamente illustrato con foto di Luciano
Romano:
Nella elegante e preziosa pubblicazione che mostra le millenarie
immagini scolpite nella pietra, si fa un po’ la storia
della grande Cattedrale dedicata a San Sabino e alla Madonna
di Costantinopoli (Odegitria), definita dall’Arcivescovo
di Bari, Francesco Cacucci, che firma la prefazione, “lo
scrigno della fede”.
Scrive l’Arcivescovo nella prefazione: “La Cattedrale,
scrigno prezioso che sempre affascina tutti per la sua bellezza
artistica, non è un museo! Tutto nella Cattedrale è
in funzione della crescita di fede, speranza e carità
della comunità cristiana, e questa è meravigliosamente
simbolizzata dall’edificio”.
Il volume grazie ai contributi di Gianni Guadalupi, che delinea
il contesto storico in cui la Cattedrale è stata costruita,
e dell’architetto Fernando Russo che accompagna il lettore
in un un’accurata e coinvolgente visita guidata della
chiesa, contribuirà certamente a farla riscoprire e
amare da tutti. Il campanile, la cupola, il timpano e il bel
rosone del transetto meridionale, ora splendidamente illuminati,
faranno da guida con il loro affascinante chiarore.
Nel volume si parla anche del Museo diocesano il cui testo
è firmato dal direttore don Gaetano Barracano. Un’appendice
riporta in lingua inglese un ampio riassunto.
Monsignor Cacucci, conclude la sua prefazione con l’auspicio
che chi entra nella Cattedrale di Bari, affascinato dalla
bellezza e dall’arte, possa giungere a pregare e ad
adorare; e a chi vi entra per pregare e per adorare, possa
essere aiutato in questo dalla bellezza e dall’arte.
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In occasione della festa di San Sabino, compatrono della
città di Bari, è stato presentato da Monsignor
Francesco Cacucci, arcivescovo metropolita di Bari-Bitonto,
l’Annuario 2007 relativo alla stessa Arcidiocesi (Edizioni
Litopress).
Il volume, che si presenta in elegante veste editoriale, è
stato curato dal sociologo Antonio Ciaula, ed è finalizzato
a far conoscere la chiesa diocesana e di rendere pubblico
quello che di per sé è tale.
Dal momento che la pubblicazione mancava da circa 8 anni ha
reso più ardua e impegnativa la ricognizione delle
informazioni, che comunque si è riferita a definizioni
canoniche e univoche del nuovo “Codice di Diritto Canonico”,
frutto del Concilio Vaticano II.
L’attuale
edizione dell’Annuario pubblica foto, cartine territoriali
e tematiche che aiutano a meglio conoscere la Chiesa particolare
di Bari-Bitonto e riporta moltissimi dati relativi alla Curia
Romana, alle istituzioni ecclesiastiche, alle Basiliche e
Santuari, Chiese e Parrocchie, Centri, Istituti, Fondazioni,
Confraternite, Cappellanie, Ordini religiosi, attraverso una
serie di schede sinottiche che riportano storia, titoli, indirizzi,
codici fiscali, feste delle comunità parrocchiali,
numeri telefonici, ubicazione, associazioni laicali presenti,
nome dei parroci, e-mail. Insomma, un’utilissima guida
per tutti coloro, ecclesiastici, studiosi e curiosi che intendono
informarsi sulle attività pastorali dell’Arcidiocesi
di Bari-Bitonto magistralmente guidata da Monsignor Francesco
Cacucci
Tra le curiosità notiamo che primo parroco della Parrocchia
del Buon Pastore di Bari fu nominato proprio Don Franco Cacucci,
oggi Arcivescovo di Bari-Bitonto.
Va sottolineato l’uso pastorale oltre che istituzionale
dell’Annuario che si pone come un utile contributo per
la crescita della comunità ecclesiale ed anche ottimo
strumento per il governo pastorale e l’organizzazione
dei molteplici compiti della comunità cristiana di
cui parlava Giovanni Paolo II.
Alla realizzazione dell’opera hanno collaborato, oltre
a quanti istituzionalmente preposti, anche Giulia Ciaula,
Teresa Mariani, Antonio Sorrentino e Patrizio Tarantino.
Per quanto riguarda le numerose foto, i riferimenti sono all’interno
della pubblicazione.
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È stato pubblicato in questi giorni un volume commemorativo
di Pietro Addante di Triggiano (BA) “Vito Taneburgo
il sacrestano di Triggiano – Il custode dell’Eucaristia”,
(Levante Editori, pagg. 288, euro, 12,00).
Addante, sacerdote, saggista, laureato in teologia e pluripremiato
per la cultura, ricorda in questo volume quella che è
stata la vita di Vito Taneburgo, scomparso nel 2003. Un sacrestano
di Triggiano (BA) che, dopo aver messo ordine alle cose della
chiesa, rimaneva in meditazione, seduto tra i banchi davanti
all’altare del Santissimo o dell’Eucaristia della
grande Chiesa Matrice che molti chiamano “il Cappellone”.
L’autore parla del cammino umano e spirituale di questo
insolito personaggio, molto amato e stimato, innamorato di
Gesù e della Madonna, insomma un uomo dalle nobili
e rare virtù. Il popolo dice: “Era come un Santo”.
I triggianesi lo chiamano e lo ricordano come “Vito
il sacrestano”, una sentinella vigile a colloquio con
Dio, custode santo dell’Eucaristia e della Casa di Dio.
Le pagine che ha scritto Addante vogliono affidare ai triggianesi,
e non solo, la santità religiosa di un uomo di Dio
che ha offerto a Dio ed ai fratelli la sua vita. Egli resta
memoria storica viva e faro evangelico della civiltà
dell’amore.
Monsignor Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari–Bitonto,
che presenta il volume, sostiene che “Coloro che avranno
fra le mani il lavoro di Addante ripercorreranno un tratto
di storia della comunità e potranno ringraziare il
Signore che non fa mancare alla sua Chiesa testimonianze vive
di fede e di umanità”.
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Settembre 2000 - Festa della madonna
della Croce. Vito davanti all'altare maggiore della
chiesa Santa Maria Veterana, dopo lasanta messa, riceve
in |
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Per la “Bibliotechina di Tersite”, edita da Levante
Editori, è stato pubblicato il volume n. 19 di Michele
Loconsole “La Puglia e l’Oriente”, con prefazione
di Franco Cardini (pag. 132, euro 9,00).
Michele Loconsole, dottore in Teologia ecumenica, docente
di Religione cattolica e giornalista, con questo pamphlet
intende proporre al lettore nuovi percorsi, itinerari e sentieri
finalizzati a scoprire aspetti poco conosciuti della plurisecolare
cultura pugliese. Una “lettura”, quindi, desiderosa
di interpellare, scrutare e riscoprire l’originaria
natura dell’identità pugliese.
La Puglia, terra di passaggio, di raccordo e di frontiera
tra imperi, regni e diocesi è stata meta di non pochi
popoli (romani, goti, longobardi, franchi, normanni, svevi,
francesi, aragonesi, spagnoli, austriaci, borboni), alcuni
dei quali non sono stati solo conquistatori ma anche portatori
di civiltà, di commerci, di culture e di tradizioni.
L’autore nella pubblicazione tratta numerosi interessanti
argomenti tra i quali: gli ebrei e la Puglia in età
antica e medievale, la cultura greca e la Puglia bizantina,
l’Islam e la Puglia, le masserie di Puglia, San Nicola,
Santo d’oriente e d’occidente.
Franco Cardini che firma la prefazione sostiene, tra l’altro,
che si tratta di un libro che “…non è una
storia di Puglia, né una guida a un viaggio in Puglia:
ma potrebb’essere entrambe queste cose. Leggendo questo
libro sono riemersi soprattutto i colori. Il bianco delle
case – quello della calce e quello della ‘pietra
di Puglia’, così simile alla ‘pietra di
Giudea’ in cui è completamente costruita Gerusalemme
– il rosso dei pomodori a seccare, il verde-oro dell’olio
d’oliva che ha la stessa tonalità della splendida
corazza della sacra cetonia, il ‘moscon d’oro’,
come lo chiamano in Toscana, il misterioso scarabeo egizio”.
Insomma, un libro interessante, ricco di storiche curiosità
culturali in cui l’autore sottolinea come la storia
se ben compresa può costituire un ottimo passaporto
per un futuro più consapevole e radioso. Inoltre, ricorda
che investire maggiori risorse nel turismo soprattutto di
tipo religioso, culturale e scolastico potrà essere
la vera scommessa per l’avvenire della Puglia, diversamente
significherà continuare a confinare la regione al ruolo
marginale di “periferia del nuovo impero”, l’Eurasia.
La copertina riporta l’immagine del Santuario della
Madonna della Scala di Noci, opera del maestro Carlo Fusca.
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Conversano, ridente cittadina della provincia di Bari, forte
del suo senso civico e soprattutto culturale, meta di studi,
ricca di opere d’arte e di storia, è oggetto
del recente corposo volume di Mons. Sante Montanaro, “Vescovi,
Badesse e Conti di Conversano a difesa del proprio potere”
(Levante Editori – pag. 718, euro 50,00).
Montanaro, un canonico novantenne nato a Casamassima (BA),
autore di numerose altre opere tra cui “Pio XII Vescovo
di Roma”, “Rivoluzione francese a Roma”,
e la voluminosa opera in 4 volumi “Casamassima nella
storia dei tempi”, risiede a Roma per via dei numerosi
incarichi ecclesiastici presso la Santa Sede.
L’autore
si è cimentato in un lungo e qualificato studio delle
controversie giurisdizionali avvenute a Conversano tra il
1659 e il 1665, avvolte tra misteri e nebbie, e che hanno
avuto come protagonista il Vescovo pro-tempore mons. Giuseppe
Palermo, del quale il novantenne sacerdote ha ritenuto offrire
notizie il più possibile oggettive e complete sulle
sue origini, della sua nobile famiglia, sulla sua formazione
umana e culturale, sul suo carattere piuttosto deciso, sulle
frequenze e amicizie romane, sul suo inserimento nella Corte
Pontificia, sulla sua attività pastorale, sulle sue
sofferenze a causa di avversari potenti e senza scrupoli e
sulle reali minacce sulla sua stessa esistenza fisica.
Attraverso questo filo conduttore Montanaro scrive dei centri
di potere di Conversano, del primo Sinodo Diocesano, dei Monasteri
Benedettini, dell’Abbazia Nullius di San Benedetto e
delle Badesse Mitrate cistercensi per finire con la storia
e i risvolti dolorosi delle liti giurisdizionali avvenute
tra i vescovi di Conversano, il Capitolo di Castellana e le
Abbadesse del Monastero di San Benedetto.
A completamento dell’operazione Montanaro scrive anche
qualche nota a proposito di maschilismo e femminismo, che
non sono affatto problemi attuali, ma che l’attento
studioso ha trovato tracce nel corso delle sue ricerche e
che evidenziano l’attualità e la contestualità
del lavoro.
Purtroppo il Monastero di San Benedetto insieme alle Abbadesse
Mitrate non esistono più. Le uniche testimonianze rimaste
sono rappresentate dalla mitra, dal pastorale e dai guanti,
segni di un potere spirituale in altri tempi gloriosi, nonché
dal pensiero di un autorevole benedettino, padre Giovanni
Mongelli che scrisse: “…il singolarissimo Monastero
benedettino di Conversano fu una eloquente pagina del libro
della Chiesa e dell’esercizio del suo potere”.
Il volume è corredato da citazioni bibliografiche e
dall’elencazione delle fonti manoscritte nonché
ben illustrato da foto, documenti e da un glossario molto
utile ai lettori.
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Conversano: Monastero e chiesa di San Benedetto.(da Conversano, città d'Arte: arte, Cultura e Tradizione, a cura di "Quadri e quadri" e di"Studio 5") |
Tony Prayer:
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Tra le numerosissime illustrazioni sono da evidenziare, oltre
la copertina, i dieci acquerelli acrilici con cui il Maestro
Tony Prayer, che vive e opera a Conversano, ha voluto rappresentare
con segni e colori le sue sensazioni destate dagli avvenimenti
esposti nel volume.
È appena il caso di congratularsi con l’autore
per il notevole lavoro fatto alla sua veneranda età
ed al quale porgiamo i più fervidi auguri di lunga
vita, dal momento che proprio in questi giorni ricorre il
suo 90° genetliaco.
Particolare menzione merita, infine, l’ing. Leonardo
Verna, nota figura di professionista e operatore culturale
di Casamassima, che con encomiabile abnegazione segue mons.
Montanaro in tutte le sue peregrinazioni ed il cui apporto
è risultato determinante per la realizzazione dell’opera.
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La Festa del Sedile svoltasi qualche tempo fa a Bari, dedicata
ad Isabella d’Aragona, è stata l’occasione
per riparlare dell’ottimo rapporto che nel passato ha
legato l’intera famiglia alla città di Bari,
attraverso la figura di Bona Sforza, Regina di Polonia e Duchessa
di Bari, nonché figlia della stessa Isabella d’Aragona.
Per tale motivo ripropongo la rilettura di una splendida pubblicazione,
a cura dell’Archivio di Stato di Bari, in collaborazione
con la Sovrintendenza Archivistica per la Puglia, l’Archivio
Arcivescovile di Bari, la Basilica di S. Nicola e di un gran
numero di qualificati studiosi e collaboratori, che è
stata diffusa da Levante Editori di Bari (pag. 310, euro 41,32).
Trattasi di una speciale edizione del volume “Bona Sforza,
regina di Polonia e duchessa di Bari”, pubblicata sotto
l’Alto Patrocinio di S.E. Mons. Mariano Magrassi, dedicata
e donata a Sua Santità Giovanni Paolo II in occasione
della sua visita a Bari il 26 febbraio 1984.
I testi, inquadrati in un’ampia documentazione fotografica,
sono tutti relativi all’azione multiforme di una donna
eccezionale, sepolta nella Basilica di San Nicola, che dimostrano
non solo lo splendore del suo ducato, ma anche la popolarità
che ha lasciato dietro di sé.
La pubblicazione contiene una serie di saggi relativi agli
elementi religiosi ed umanitari della Duchessa, all’ambiente
politico e all’ordinamento comunale di Bari nel XVI
secolo, descrivendo anche i rapporti con la città di
Modugno e il mausoleo esistente in San Nicola.
L’opera riporta anche una serie di documenti, tra i
quali la testimonianza del viaggio di Bona Sforza in Polonia,
la nomina di procuratori, la liquidazione dei legati di Isabella
d’Aragona e numerosi altri. Tratta anche dei rapporti
con le istituzioni civili ed ecclesiastiche. Inoltre, riproduce
i documenti relativi al testamento della regina di Polonia,
alle conclusioni dei capitoli della Cattedrale e della Basilica
di S. Nicola concernenti le celebrazioni per le esequie di
Bona Sforza e quelli relativi alla sepoltura della sovrana.
L’ultimo documento è attinente alla concessione
in perpetuo dei diritti sul sepolcro della regina da parte
del capitolo di S. Nicola di Bari in favore di Anna Jagellone,
regina di Polonia (1589).
Il volume, che rappresenta un prezioso contributo alla conoscenza
della storia locale, evidenzia i rapporti che la regina di
Polonia instaurò non solo con i suoi funzionari ma
anche e soprattutto con le istituzioni civili ed ecclesiastiche,
intervenendo spesso in modo considerevole in questioni anche
di competenza non esclusivamente politica.
Monsignor Mariano Magrassi, nella presentazione, sostiene
che “Gli studiosi del passato vi troveranno un cibo
delizioso al loro palato e si sentiranno stimolati a ricostruire
meglio il contesto storico, insieme a Biblioteche ed Enti
che vedranno arricchire i loro scaffali di questa ampia raccolta
documentaria”.
L’opera vuole essere una pagina di storia che collega
la città di Bari alla lontana Polonia, ora tanto vicina
a noi per aver dato i natali a un grande Papa, Giovanni Paolo
II, che non ha mai cessato di stupirci con la sua incredibile
attività finalizzata all’unione dei cristiani,
alla pace e alla divulgazione della fede.
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Molti ricorderanno l’episodio del film “Questa
è la vita” nel quale Totò interpretò
un episodio intitolato “La patente”, tratto dalla
omonima novella di Luigi Pirandello. Forse, ispirato da questo
film, Vito Lozito ha avuto l’idea di scrivere il volume
“Agiografia, Magia, Superstizione” (Levante Editori,
pag. 330, euro 25,82).
Agiografia, magia, superstizione: tre argomenti dal significato
molto diverso l’uno dall’altro, che Vito Lozito,
docente di Storia della Chiesa nella Università di
Bari, recentemente scomparso, con la complicità di
Levante Editori, si fa per dire, ha saputo con vera maestria
mettere insieme pubblicando un libro di notevole interesse.
Nelle note agiografiche l’autore pone in evidenza il
collegamento tra riti cristiani e antiche festività
di precedenti civiltà come usanze, credenze, atteggiamenti,
evidenziando le difficoltà di diventare Santi, dopo
il tormento di vivere, secondo i principi della religione
cristiana.
In riferimento alla magia e alle sue forme l’autore
fa un’ampia disamina dei moduli di vita delle varie
classi sociali e dei periodi esaminati, illustrando con tanta
semplicità le figure di maghi, incantatrici, condannati,
perseguitati dalle istituzioni ecclesiastiche e dai governanti
che per un atavico bisogno di avvicinarsi all’arcano
e al sacro, hanno prosperato e continuano a farlo ancora oggi.
Infatti, hanno resistito a persecuzioni, a processi, dal momento
che i loro interventi erano richiesti dalle diverse classi
sociali, per il perenne desiderio di conoscere e vendicarsi.
Lozito narra anche di strumenti magici, malocchio e scongiuri,
ma tutto secondo criteri scientifici con note e citazioni
bibliografiche, che il lettore segue senza difficoltà
alcuna, anzi più legge e più viene affascinato
dalla curiosità di apprendere e di sapere. E non dimentica
neanche talismani, amuleti, erbe magico-terapeutiche, strumenti
magici, malocchio e scongiuri.
In appendice sono riportate le “Vite” di Maria
Maddalena e Taide, due meretrici che diventarono sante, e
di Pelagia e Teodora che per raggiungere la santità
si travestirono da uomo.
Il volume, ben presentato, esamina anche il costume, la mentalità,
l’atteggiamento, i riti e le feste: si parla del Presepio,
dell’Epifania, della Candelora e dei riti di purificazione,
di carnevale e della quaresima, delle tradizioni e dei simboli
nelle celebrazioni pasquali. Insomma, c’è n’è
per tutti i gusti.
Una bibliografia, un puntuale riporto di note, un indice delle
figure e una serie di belle tavole a colori completano l’interessante
pubblicazione tutta da leggere, conservare, consultare e conservare
gelosamente.
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È stato pubblicato recentemente il fascicolo 1, 2005
della rivista “Nicolaus – Studi storici”,
diretta da padre Gerardo Cioffari o.p. (responsabile Giovanni
Cavalli), edita dal Centro Studi Nicolaiani per i tipi di
Levante Editori di Bari (abbonamento annuo € 25,00).
Il voluminoso fascicolo, di cui è autore p. Gerardo
Cioffari o.p., è totalmente dedicato ai “Domenicani
nella storia” ovvero la storia dell’Ordine attraverso
i suoi protagonisti che, oltre a non essere pochi, sono anche
importanti. Il fascicolo si riferisce al Medioevo.
Incontriamo così San Domenico, canonico, predicatore
e fondatore dell’Ordine; San Vincenzo Ferreri, il predicatore
instancabile Frà Giovanni da Fiesole, meglio noto come
Beato Angelico, al secolo Guidolino di Pietro.
San Domenico, al secolo Domenico di Guzman, canonico della
Cattedrale di Osma, era nato a Caleruega (Spagna) tra il 1171
e il 1175 in una nobile famiglia locale. Giordano di Sassonia
nel suo “Libretto sui primi tempi dell’Ordine
dei Predicatori”, così scriveva «Scosso
dalla miseria dei poveri e divorato dalla compassione, risolvette
con un unico gesto di obbedire ai consigli evangelici e di
alleviare nel modo che gli era possibile la miseria dei poveri
che morivano. E vendette i libri che possedeva, libri a lui
indispensabili».
La fisionomia spirituale di San Domenico è inconfondibile.
Egli stesso negli anni duri dell’apostolato albigese
si era definito: “umile ministro della predicazione”.
Dalle lunghe notti passate in chiesa accanto all’altare
e da una tenerissima devozione verso Maria, aveva conosciuto
la misericordia di Dio e “a quale prezzo siamo stati
redenti”, per questo cercherà di testimoniare
l’amore di Dio dinanzi ai fratelli. Egli fonda un Ordine
che ha come scopo la salvezza delle anime mediante la predicazione,
che scaturisce dalla contemplazione.
Nonostante l'opposione dei familiari, anche San Tommaso d’Aquino
nel 1244 entrò nell’Ordine domenicano, studiando
quindi a Parigi ed a Colonia. E dal momento che egli era generoso
nel mettere a disposizione dell’Ordine i suoi talenti,
allo stesso modo l’Ordine lo sosteneva, assegnandogli
tre ed anche quattro segretari perché scrivessero sotto
dettatura l'imponente sequenza di testi del santo, che ci
sono pervenuti.
Anche le donne hanno avuto un ruolo importante nelle storia
dei domenicani, anzi sono entrate nella storia domenicana
ancora prima degli uomini. Infatti, istituirono una comunità
che costituì una vera e propria “stazione missionaria”
in appoggio ai predicatori. Registriamo così la presenza
di S. Caterina da Siena, penultima di 25 figli che, nonostante
le difficoltà incontrate in famiglia a causa della
sua decisione, entrò nell’Ordine. Il carisma
in lei era così evidente che, nonostante la giovane
età, molti senesi, anche appartenenti a famiglie altolocate,
cominciarono a frequentarla ed a chiederle consigli. S. Caterina
è ricordata come consolatrice dei condannati per il
celebre episodio di Niccolò Toldo - nobile perugino
condannato a morte per aver cospirato contro la sicurezza
dello stato - a cui Caterina riuscirà a dar forza e
fede per superare la disperazione e per affrontantare la morte
in grazia di Dio.
Cioffari ricorda anche la questione dei Domenicani ed i Templari,
un ordine cavalleresco tra il militare ed il monastico, fondato
verso il 1119 da alcuni crociati che si erano stabiliti presso
il Tempio di Salomone, allo scopo di proteggere i pellegrini
cristiani. Ben presto quell’ideale attrasse molti adepti
e in pochi decenni, non solo riuscirono a costruire fortezze
inespugnabili, ma anche a raccogliervi ingenti tesori, al
punto da destare l’interesse del Re di Francia che ipotizzò
di sopprimere i Templari con varie accuse infamanti, allo
scopo di impadronirsi dei loro beni.
Nella premessa, l'autore sottolinea come nella storia dei
Domenicani si rifletta l’affascinante iter dello spirito
umano, che si realizza e s’incarna in personalità
estremamente diverse, da San Tommaso d’Aquino a Santa
Caterina, a San Vincenzo Ferreri, da Torquemada a Savonarola
- tanto per rimanere nel Medioevo - ed in questo spirito ha
narrato il passato dell’Ordine. È sua convinzione
che sia più facile comprendere lo spirito domenicano
attraverso gli uomini che l’hanno incarnato, che non
attraverso le regole scritte sulla carta.
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Ada Ignazzi, diplomata presso l’Istituto Statale d’Arte
di Bari, interessata ad ogni forma artistica e culturale,
risiede a Monopoli (Ba), dove ha svolto molte attività
in ambito scolastico e amministrativo. È particolarmente
interessata alla storia ed ai temi che riguardano la carità
nel Mezzogiorno, specie ad opera di donne impegnate nel sociale.
E, dal momento che la storia delle donne del sud Italia, è
quasi tutta da scrivere, l’autrice, Ada Ignazzi, con
il volume “Marianna Farnararo Contessa De Fusco –
Cofondatrice del Santuario di Pompei”, pubblicata dalle
Edizioni Giuseppe Laterza di Bari (pag. 204, euro 20,00),
ha voluto dare il suo contributo finalizzato a far conoscere
la storia di una donna pugliese che, insieme al Beato Bartolo
Longo, ha fondato il Santuario della Beata Vergine di Pompei.
La Puglia, e in particolare Monopoli, ha dato i natali a Marianna
Farnararo, Contessa De Fusco, educata alla misericordia verso
i poveri. All’età di 14 anni segue la famiglia
nel trasferimento a Napoli convolando a nozze con il Conte
Albenzio De Fusco di Lèttere. Dal matrimonio nascono
cinque figli, ma dopo 12 anni rimane vedova, ereditando alcuni
terreni nella valle di Pompei che a causa della cattiva gestione
del patrimonio, dovrà affrontare, nei primi anni della
vedovanza, notevoli difficoltà economiche. Ma, l’amicizia
con Caterina Volpicelli, oggi Beata, favorisce il maggior
avvicinamento alla religione, dedicandosi così ad azioni
di volontariato religioso e sociale per i quali si meritò
l’appellativo di “apostolo della sua parrocchia”.
Nella casa della Volpicelli, Marianna conosce l’avvocato
Bartolo Longo, anch’egli pugliese di Latiano (Br), al
quale affida l’amministrazione del suo patrimonio, lo
sposa successivamente, dedicandosi entrambi alla costruzione
di una nuova chiesa e successivamente alla realizzazione del
Tempio dedicato alla Vergine del Rosario ed alla realizzazione
di opere sociali ad esso collegate.
L’autrice auspica che la lettura del volume susciti
interesse nella gente di Monopoli e negli studiosi di storia
locale, dal momento che il suo obiettivo è quello di
far conoscere ai monopolitani l’operato di una concittadina
di ieri, di una donna laica che ha precorso i tempi andando
molto oltre i confini della sua città.
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Per la collana di Tradizioni e Spiritualità dell’Est
Europeo “Il Lucernario”, diretta da Anna Maria
Tripputi, docente di storia delle tradizioni nell’Università
di Bari, e da Maria Pia Pagani, giovane studiosa dell’Università
di Pavia, è stato pubblicato il primo numero dal titolo
“Le maschere della santità”, di Maria Pia
Pagani, edito da Paolo Malagrinò (pag. 254, euro 20,00).
Trattasi di una bella e lucida monografia dedicata alla storia
del teatro russo e alla biografia di un singolare artista,
Sajko, innamorato della sacra follia e che la “Pravoslavnaja
Ènciklopedija” (Enciclopedia Ortodossa), pubblicata
a Mosca nel 2001, sotto la direzione del Patriarca Alessio
II, definisce con il termine di “blaennyj”
(beato), da secoli nella letteratura agiografica russa unito
al nome di parecchi folli in Cristo, canonizzati, pur non
avendo ancora ufficialmente ricevuto la beatificazione.
Maria Pia Pagani, che collabora con l’Istituto Internazionale
di Ricerca sul Volto di Cristo e con l’Istituto “Luigi
Sturzo” di Roma e con altre importanti istituzioni nazionali,
è stata relatrice a numerosi convegni ed è traduttrice
e autrice di saggi sul mondo dei giullari, dei cantastorie
e dei “Folli in Cristo”, del mondo bizantino-slavo
ed ha curato l’edizione italiana de “I Santi dell’antica
Russia” del teologo e medievista G.P. Fedotov.
La pubblicazione, che si avvale della prefazione di Gabriele
De Rosa e della introduzione di Sisto Dalla Palma, è
stata resa possibile con il contributo della Fondazione di
Piacenza e Vigevano, dell’Università degli Studi
di Pavia, del Centro di Alti Studi in Scienze Religiose e
con il patrocinio della Fondazione Gorbachev-Italia.
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In occasione dell’apertura della nuova Chiesa di San
Pio, Pasquale Perna, avvocato, responsabile dell’Ufficio
Amministrativo del Terzo Settore della Città di San
Giovanni Rotondo, ha voluto ricordare la storia della città
che ha ospitato il Fraticello di Pietrelcina, pubblicando
per i tipi della Levante Editori di Bari il volume “Padre
Pio: faro sulla Via Langobardorum” (pag. 190, euro 13,00).
L’autore con questo libro racconta la storia della cittadina
garganica, dalle origini, che risalgono all’età
neolitica, all’età del ferro con la nascita del
villaggio posto a valle del monte Castellano-Crocicchia, fino
ad arrivare al vicus di Bisanum, area su cui sorge San Giovanni
Rotondo.
Perna non si limita solo a tracciare la storia di San Giovanni
Rotondo, ma si sofferma anche sui fatti prodigiosi che hanno
interessato il Gargano (l’apparizione dell’Arcangelo
San Michele, la conversione di San Camillo De Lellis) e, come
pietra miliare della nuova storia di questa cittadina, viene
ricordato l’arrivo dell’umile fraticello che l’autore
definisce “Faro della Via Sacra Langobardorum”.
San Pio, infatti, è il nuovo faro della Montagna, verso
la quale, come nel medioevo, schiere di pellegrini si avviano
ripercorrendo le stesse strade.
Il tema conduttore dell’opera rappresenta la intensa
spiritualità che emerge dal Gargano e che non sfugge
al pellegrino o al turista, alla stregua di quanto avviene
in altre località come Lourdes o Assisi o Pompei, quella
spiritualità che attraverso i “fari spirituali”
come Padre Pio, anzi San Pio, diventa contemplazione del Creato.
Ma il volume non fa solo la storia del Gargano e del Santo
con le stimmate, ma nel “racconto” vengono riportate
anche curiosità e notizie interessanti sui Templari,
il loro ordinamento ed i rapporti con Federico II. Sono riportate
anche notizie relative a personaggi illustri che hanno contribuito
a fare la storia ed a rendere famosa San Giovanni Rotondo,
con lo scopo di tramandare alle nuove generazioni la memoria
storica, patrimonio sacro e prezioso.
Il volume molto ben illustrato, è corredato da documenti,
piantine e foto, nonché da spartiti musicali dedicati
alla città, da un’ampia bibliografia e si avvale
della presentazione di Cosimo D’Angela, presidente della
Società di Storia Patria per la Puglia.
Progetto grafico della copertina di Ignazio Danti.
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Giuseppe Lovecchio, avvocato e magistrato tributario, che
ha all’attivo numerose pubblicazioni dedicate ai suoi
viaggi, a personaggi famosi o ad enti e istituzioni, ha finalizzato
i suoi scritti con l’intento di portare a conoscenza
dei suoi concittadini storie poco note o sconosciute.
L’autore, appassionato della sua Conversano, con una
pazienza certosina ha cercato in lungo e in largo tutto il
materiale possibile e sconosciuto per riscrivere, appunto,
la storia ignota di un illustre cittadino di Conversano (BA),
che ha lavorato molto per il radicamento della Compagnia di
Gesù nel Nuovo Mondo, pubblicando il volume “Alla
scoperta della storia ignota di Padre Michele Accolti Gil
(edito da Arti Grafiche Scisci, Conversano).
Questa volta, con la curiosità e la pignoleria che
lo contraddistinguono, ha voluto portare il suo contributo
alla storia ignota di Padre Michele Accolti Gil (1807-1878),
rileggendo un testo pubblicato nel lontano 1915 e documentandosi
successivamente con altre testimonianze pervenute dagli Stati
Uniti, ove il gesuita aveva trascorso alcuni anni della sua
vita missionaria.
Lovecchio, da pignolo qual è, ha voluto far precedere
la storia di padre Accolti Gil da quella culturale, politica
e religiosa della città di Conversano, da quella della
famiglia del gesuita nonché quella della Compagnia
di Gesù.
L’autore si augura che il suo lavoro serva da stimolo
al Comune di Conversano per raccogliere tutti gli scritti
originali di Padre Accolti Gil, consentendo ai conversanesi
di oggi di conoscere nella loro giusta dimensione i valori
di cui era portatore il missionario e soprattutto di tramandare
anche la memoria storica di un illustre concittadino che ha
girato il mondo e attraverso la sua missione ha fatto conoscere
l’Italia e gli italiani all’estero.
La pubblicazione si divide in cinque parti e trattano di Conversano
e dei gesuiti attraverso la storia, della vita di padre Accolti
Gil e del suo soggiorno in Oregon e in California.
L’opera di Lovecchio, si avvale della presentazione
del Sindaco di Conversano e di Filippo Iappelli S.J., storico
della Compagnia di Gesù, il quale ultimo riconosce
che la «figura del gesuita conversanese risulta per
tutti affascinante e onora la famiglia, la città e
l’Italia che gli hanno dato i natali e la Compagnia
di Gesù che lo ha formato apostolo zelante ed educatore
efficiente».
La pubblicazione è molto ben documentata, di facile
lettura e soprattutto ricca di particolari e curiosità
storiche e personali dell’illustre cittadino di Conversano.
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A distanza di poco più di un anno dalla pubblicazione
di una importante opera “I Santi del Calendario”,
Rocco Panzarino ci prova ancora con un interessante volume
filosofico-scientifico “Dio-Sezione Aurea-Bellezza (Schena
Editore, Fasano, 13 euro).
L’universo, la vita, l’uomo, la bellezza: chi
ci ha elargito questi doni? Cosa ha ispirato Dio nella sua
opera creatrice? È possibile esprimere la bellezza
del creato con i numeri? Sono gli interrogativi che si pone
l’autore nel suo ultimo lavoro.
Il merito principale di Panzarino è quello di percorrere
il suo rigoroso cammino di ricerca teologica, filosofica e
scientifica non allontanandosi mai dal testo biblico, poiché
esso rappresenta lo strumento «per eccellenza che studia
il rapporto tra l’uomo e Dio», il mezzo dal quale
non si può prescindere se si vuole conoscere il vero
volto del Creatore.
La Bibbia è prima di tutto un libro di fede, pervaso
in ogni sua pagina dalla percezione che parlare di Dio vuole
dire parlare di Amore, perchè “Dio è Amore”.
Egli manifesta questo suo Essere attraverso le persone del
Padre, creatore del cielo e della terra, del Figlio, disceso
dal cielo per la nostra salvezza, e dello Spirito Santo, personificazione
dell’amore esistente tra il Padre e il Figlio.
Sintesi di questa verità teologica è la singolare
rielaborazione del “Credo” che l’autore
propone in maniera semplice e lineare; una traduzione fedele
e profonda della storia della nostra salvezza e del nucleo
fondamentale del credere cristiano. Sarebbe interessante adottarlo
nei testi di catechismo e nei cammini di preparazione teologica
dei giovani. Un Dio-Amore non può che essere l’autore,
“l’Architetto” di tutto ciò che c’è
di bello nel creato. Tutte le sue creature sono buone/belle
(i due termini sono reciproci) in quanto «conformi al
disegno di Dio»; ma l’uomo lo è ancora
di più, poiché incaricato direttamente da Dio
a portare a compimento la sua opera creatrice.
Moderna e assolutamente condivisibile l’analisi che
l’autore fa del peccato, visto come rifiuto dell’uomo
di lasciarsi amare da Dio, e del suo sinonimo: sofferenza.
“I due concetti non sono in contrasto, ma consequenziali.
Infatti, poiché Dio è amore, la lontananza da
Dio porta alla sofferenza e alla morte”. Gesù,
pertanto, prendendo su di sé il peccato, prende su
di sé la sofferenza stessa dell’uomo. Se davvero
fossimo convinti di questo, quanto cambierebbe il nostro modo
di vivere la fede, di vedere Dio e di relazionarci a Lui!
Non più un Dio che castiga, ma un Dio che soffre con
noi e ci sostiene in questa sofferenza. Ma la trattazione
teologica che interessa la prima parte del testo non è
che un preludio al passaggio più originale e interessante
del saggio: questa bellezza, questa bontà, questa capacità
del Creatore di generare armonia, bellezza di colori, di suoni
e di forme può essere tradotta in numeri?
Certo! Non a caso i numeri e, in particolare, il numero irrazionale
per eccellenza, il P greco (detto da Leonardo la Sezione Aurea),
hanno sempre richiamato a insigni studiosi e filosofi del
passato (Pitagora, Kepler, Galileo) «l’unità
di misura con la quale Dio ha creato il mondo». Come
negare che la perfezione, l’armonia, la bellezza irradiate
dall’universo, ma anche da ogni singola cellula vivente,
sono la manifestazione visiva di un perfetto calcolo matematico?
Da qui parte una trattazione analitica degli esempi più
evidenti e interessanti attraverso i quali si manifesta questo
principio, in un crescendo di scoperte e di rivelazioni che
interessano la geometria, l’arte (si pensi alla Gioconda),
l’architettura (che prodigio e che perfezione la struttura
del nostro Castel del Monte!), il mondo vegetale e quello
animale, il corpo umano “scrigno di bellezza”
ed esempio ineguagliabile di perfezione e armonia.
È difficile classificare l’opera di Panzarino.
Il suo non è solo un saggio teologico, né solo
filosofico o scientifico. È, soprattutto, un elogio
della bellezza, in ogni sua forma e manifestazione, strumento
privilegiato che ci viene offerto per elevarci a Dio e per
vivere con rinnovato stupore il nostro rapporto con il creato.
È l’ingrediente indispensabile che ci consente
di trascorrere le nostre giornate con entusiasmo e voglia
di vivere.
Così come ha fatto l’autore, ci piace terminare
questo breve commento riproponendo le dolci espressioni di
un Vescovo, a noi così caro, che della Bellezza aveva
fatto il simbolo di tutta la sua vita, don Tonino Bello: «Il
mondo non verrà preservato dalla catastrofe planetaria
né dall’astuzia dei diplomatici e dei politici,
né dalla forza del diritto e neppure dalla cultura
degli accademici; il mondo verrà preservato dalla bellezza
e dalla musica, dalla poesia e dall’arte».
Vittorio Polito
Felice Di Maggio
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Per la Chiesa l’immagine
religiosa ha una triplice funzione: di ornamento, di
insegnamento e di divulgazione e incitamento alla pietà
e l’immaginetta o santino è destinato proprio
alla funzione divulgativa della devozione. |
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Oggi le pubblicazioni sull’argomento
sono numerose e anche se non recentissima (2001) è
il caso di ricordare anche quella di Anna Van Westerhout:
“I Santini e la loro simbologia” (Edizioni
Giuseppe Laterza, pag. 250 € 20,00). |
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Il repertorio di elementi simbolici che compaiono
nelle immaginette è molto vasto e, spesso, la
caratteristica raffigurata, che a molti sfugge, ha la
sua motivazione. Ed allora l’autrice ci accompagna
con i suoi commenti spiegandoci dettagliatamente il
significato dell’iconografia, il giorno della
festa e la riproduzione dell’immagine del Santo.
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