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L’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Alberto
Marvelli” della Diocesi di Rimini ha pubblicato il bel
volume di grande formato “San Nicola e la reliquia di
Rimini”, a cura di Andrea Donati e Natalino Valentini),
in relazione alla solennità del dono della sacra reliquia
di San Nicola alla Chiesa Greco-Ortodossa di Dimitriade (Piergiorgio
Pazzini Stampatore Editore – euro 35).
Da molti secoli la Diocesi di Rimini custodisce e venera nella
Chiesa di San Nicolò, completamente distrutta dalla
guerra e successivamente ricostruita, una sacra reliquia che
la devozione dei fedeli e le autorità religiose hanno
sempre attribuita a San Nicola di Myra. Si tratta dell’omero
sinistro, giunto in maniera fortunosa a Rimini alla fine del
dodicesimo secolo e mancante nelle spoglie conservate nella
Basilica di Bari a Lui dedicata.
San Nicola, come è ampiamente noto, viene venerato
come modello di carità e giustizia, difensore della
retta dottrina contro ogni tentativo di divisione e di eresia.
Inoltre, è tra i Santi più amati e venerati
dalle Chiese ortodosse sia greche, russe e slave che da quella
Cattolica latina e dalle Chiese orientali cattoliche. Questi,
tra i motivi che fanno considerare San Nicola un Santo ecumenico.
Giovanni Paolo II, nella sua storica visita nel 1984 a Bari,
disse che il vescovo di Myra «risveglia in noi la nostalgia
dell’unità che è forma dell’amore».
Il volume, che è frutto della appassionata tessitura
di Natalino Valentini, direttore dell’Istituto Superiore
di Scienze Religiose di Rimini, oltre a documentare con cura
la rilevanza della celebrazione ecumenica, si offre soprattutto
come prezioso e innovativo strumento di ricognizione storica,
iconografica, teologica, liturgica e spirituale sulla presenza
di San Nicola di Myra a Rimini e nell’area centro-adriatica,
privilegiando il confronto e il dialogo con la tradizione
ortodossa greca e slava e russa, in particolare.
Sua Eminenza il Cardinale Walter Kasper, che firma la prefazione,
auspica che: «Il dono della reliquia di San Nicola e
le relazioni stabilite tra le due chiese, cattolica e ortodossa,
siano lievito di più intense collaborazioni fra cattolici
e ortodossi e che San Nicola, venerato insieme interceda presso
il Signore perché cattolici e ortodossi possano ritornare
nella piena unità, a celebrare insieme l’Eucaristia,
l’unico sacrificio di Cristo».
Il volume, che è corredato da molte illustrazioni e
foto dell’importante avvenimento, ha visto la partecipazione
della Delegazione della Diocesi di Rimini, di quella Metropolita
di Dimitriade e di quella Ortodossa d’Italia, riporta
nei diversi capitoli storia, arte, tradizione liturgica, esperienza
ecumenica, innologia e poesia, ricognizioni anatomiche e,
in appendice, i decreti canonici sul dono della reliquia,
l’atto della Cancelleria sulla ricognizione e l’elenco
delle delegazioni ufficiali. Insomma un libro-documento che
non può mancare nelle biblioteche degli studiosi nicolaiani
e dei devoti del Santo, ormai considerato di Bari.
Alla realizzazione della pubblicazione hanno collaborato Mons.
Aldo Amati, Enrico Morini, Gian Lodovico Masetti Zannini,
Gioacchino Maria Vaccarini, Andrea Donati, Michele Bacci,
Natalino Valentini, Georgios I. Mantzarides, Lev. G. Lebedev,
Nicola Bux, Michail Talalay, Gerardo Cioffari, Luigi Martino,
Fiorenzo Facchini, Alba Tontini, M. Sabbatini, A. Pasquinelli.
La Delegazione della Diocesi di Rimini |
Il Metropolita di Dimitriade saluta il Sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli
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La Delegazione Ortodossa
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Il Vescovo Mariano De Nicolò porge il Decreto del dono ai Metropoliti Gennadios e Ignazio.
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Sanda Necòle Gnore (San Nicola Nero), così
il popolino barese indicava una immagine del nostro Santo
in cui appariva con un volto più che bruno, per cui
molti erano convinti che San Nicola fosse stato moro, anche
per i suoi natali avvenuti in un misterioso lontano paese
asiatico, dal quale da secoli venivano a Bari gli schiavi
di colore.
Questa è la descrizione che Armando Perotti fa del
Santo di Myra nel suo libro “Bari Ignota” (Arnaldo
Forni Editore).
Padre De Brailon ipotizza in un suo rarissimo opuscolo del
1646 che alcuni antichi dipinsero il Santo color nero, a causa
delle sue sofferenze nella persecuzione liciniana, ma tutto
ciò andrebbe meglio provato.
Anticamente era consuetudine conservare nelle chiese vescovili
i ritratti dei pastori delle anime e probabilmente un antico
ritratto di San Nicola si trovava nella chiesa di Myra e quattro
secoli dopo la sua morte, esso c’era ancora, citato
da Teodoro, vescovo della stessa città, negli atti
del secondo Concilio Niceno e che così possono essere
tradotte “rosso in viso e nei capelli bianco per vecchiezza”.
“Dunque rosso, di un bel colore rubicondo che rivelava
la sanità e il sanguigno temperamento dell’uomo,
il quale non si peritò di schiaffeggiare, in pieno
concilio, e in presenza dell’imperatore, l’arrogante
Ario, il più famoso eresiarca del IV secolo, che si
permetteva di avere un’opinione diversa dalla sua”.
Il ritratto di cui si parla rappresentava il Santo quand’era
già vecchio, per cui il suo tipo è così
pervenuto a noi. I capelli che in gioventù furono biondi,
come è proprio dei rossi di pelle, sono divenuti bianchi,
la fronte calva non serba che un piccolo ciuffo, e pochi altri
avanzi di chioma. Altra caratteristica è la barba,
indispensabile segno di dignità per un orientale, che
appare piena, arrotondata e curata.
Quella barba ha una storia. Quando Nicola diede il memorabile
schiaffo ad Ario, che per poco non stramazzò, l’imperatore
avrebbe dovuto, secondo la legge, ordinare il taglio della
mano a chi aveva osato attentare alla sua augusta persona,
ma i padri del Concilio ottennero il suo imprigionamento,
sino a che non fosse stato deciso a chi spettava il torto
e la ragione. Per l’occasione gli furono tolte le insegne
e privato anche della barba, che il cappuccino Silvestro da
Rossano, afferma di aver letto in antichi manoscritti greci
calabresi, che la stessa gli fu bruciata.
Ma a Nicola in prigione apparvero il Cristo e la Vergine,
i quali gli restituirono il libro dei vangeli e il pallio
(un indumento sacro). Diffusasi la notizia del prodigio fu
scarcerato. Mentre officiava una messa di ringraziamento un
angelo gli pose in testa la mitra e la barba gli crebbe più
ricca e più bella di prima.
Il benedettino Niceforo, che ha lasciato un racconto della
traslazione delle ossa di San Nicola, narra che i baresi pur
posando gli occhi su un bellissimo quadro nel quale era dipinta
l’immagine del taumaturgo non riuscirono a portarla
via. Quell’icona probabilmente era il ritratto visto
da Teodoro nel 787 o una copia di esso, ma sembra destino
dei baresi, non riuscire mai a far le cose complete, in questo
caso, molto probabilmente, per la paura di essere sorpresi.
L’iconografia su San Nicola è numerosa e si avvale
anche di prestigiose firme: da Andrea da Salerno a Luca Giordano,
al Beato Angelico, al Veronese, tutte opere presenti in Italia
e nel mondo.
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Bari, fino al 6 maggio 2007, è sede della importante
Mostra di icone “San Nicola splendori d’arte tra
Oriente e Occidente”, allestita nelle sale del Castello
Svevo.
La mostra si è arricchita anche di una serie di icone
provenienti dal Monte Sinai: otto tesori databili tra VII
e XIV secolo dal valore inestimabile sulle quali poter “leggere”
il volto di San Nicola. Le icone mostrano lo straordinario
stato di conservazione, dovuto anche al fatto che il Monastero
si trova a 1500 metri d’altezza e lontano da tutto e
da tutti.
Per questo motivo riporto dal prestigioso volume di Vito Maurogiovanni
“San Nicola nel mondo”, non più disponibile,
alcune note sulla presenza del Santo di Mira (anzi di Bari)
nel mondo.
Il volume è stato pubblicato in occasione del 900esimo
anniversario della traslazione delle ossa di San Nicola dalla
casa editrice CEDIM (Gruppo Editoriale Meridionale) di Bari
nella collana “Testimonianze”, nel quale vengono
raccontate piccole e grandi storie, leggende, miti, cronache
e aneddoti sulla vita e sulla devozione di San Nicola di Bari,
largamente conosciuto in tutto il mondo, come sottolinea il
giornalista Nicola Bellomo nella presentazione.
Il volume è scritto in tre lingue (italiano, francese
e tedesco), per far si che dalla Basilica di San Nicola di
Bari, parta un messaggio universale di fede, amore e pace.
L’autore descrive, con la semplicità che lo contraddistingue
e la dovizia di particolari, San Nicola quale Santo caro all’oriente
e all’occidente, sottolineando come alcune fonti storiche
sostengono che il nostro protettore sia la somma di due Santi:
il buon Vescovo dell’Asia lontana e un altro monaco,
Nicola da Sion, anch’egli cristiano di somme virtù.
Lunghe sono le storie dei miracoli del Santo ampiamente conosciuti,
ma Maurogiovanni sottolinea come il buon Nicola affrontò
tre importanti viaggi: nel primo in Terra Santa calmò
le onde del mare infuriato e visitò il Calvario; nel
secondo viaggio toccò Costantinopoli, Rodi e altre
isole greche e per testimoniare la sua riconoscenza ai contadini
che gli avevano indicata la strada, ottenne da Dio che i loro
aratri non si sarebbero mai logorati. Nel XVII secolo questa
tradizione era ancora in vita e si diceva che i contadini
si trasmettevano questi strumenti come una preziosa eredità.
Nel terzo viaggio, quello in Italia, avrebbe esclamato: “Qui
riposeranno le mie ossa”, e così è stato.
Nel libro si parla della traslazione, delle tre caravelle,
dei 62 marinai, dello stupore dei poveri custodi del luogo
ove erano custodite le ossa del Santo e del viaggio di ritorno
che fu colpito da numerose tempeste, finché si levò
un vento favorevole e una mattina, all’alba, si vide
una città lontana che non poteva essere che Bari, come
descrive un geografo arabo del 1000, e precisamente il 9 maggio
del 1087.
Anche la più bella Basilica di Puglia è citata
da Maurogiovanni come ottimo esempio di romanico pugliese
ed anche come oggetto di discussione da parte dei baresi,
che ritornando da Myra, vollero subito scegliere il luogo
nel quale far erigere un grandioso tempio. Ma il vescovo Ursone
frenò in parte i bollenti spiriti dei marinai sostenendo
che il sacro carico andava custodito in Cattedrale. Ma la
disputa fu oggetto di una cruenta lotta fra popolo, clero
ed aristocrazia fino a che intervenne l’Abate Elia e
fece accogliere le ossa nella Chiesa di San Eustazio per poi
porre mano alla erezione del grande tempio.
E in tutto questo bailamme spunta il “giallo”
del seggio dell’Abate Elia, ovvero la sua datazione,
che secondo il domenicano Gerardo Cioffari, storico di San
Nicola, risale al 1098, mentre secondo Pina Belli D’Elia,
direttrice della Pinacoteca Provinciale di Bari, si può
far risalire tra il 1160 e il 1170, nel tempo della ripresa
barese dopo la distruzione operata dai normanni. A tutt’oggi
il giallo è ancora irrisolto.
Tornando al tema del volume, non vi sono dubbi sulla diffusione
nel mondo della fama di San Nicola a cominciare dalla Grecia,
dove il prezioso carico è approdato e delle cerimonie
che annualmente ricordano “ad memoriam” il particolare
avvenimento.
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In Russia San Nicola è considerato “Il Santo”,
poiché i miracoli e le leggende hanno colpito fede
e immaginazione del popolo. La sua devozione era diffusa presso
tutti le comunità cristiane dell’impero zarista.
Tradizione vuole che il fatidico 9 maggio è avvenuto
il primo miracolo di San Nicola: la resurrezione di un giovane
travolto dalle tumultuose acque del fiume Dnièper.
In Polonia, nonostante i limiti delle situazioni politiche,
le feste celebrate in onore del Santo hanno una grande solennità,
in linea con l’anima popolare di quel popolo.
Anche in Francia è grande la popolarità di San
Nicola. È patrono dei marinai, dei naviganti e di tutti
coloro che vivono dai lavori del mare e per questo motivo
è stato dato il suo nome a porti e opere che sorgono
sulle rive di fiumi e mari. Pare che in Francia il culto per
San Nicola è antecedente alla traslazione delle sue
ossa, dal momento che è stato accertato già
nel 1038 l’esistenza di un tempo consacrato a “Notre-Dame
e Saint-Nicolas”.
In Germania sono numerose le chiese dedicate al Taumaturgo
d’Oriente. Qualche autore fa risalire la diffusione
del suo culto al 972, allorché il futuro Imperatore
Ottone II sposò la principessa bizantina Teofano, la
quale se ne venne in Europa con il suo bagaglio culturale
e la memoria del Santo. E così dopo il suo arrivo,
in Germania, si contarono 13 chiese consacrate a Nicola. In
Svizzera San Nicola è equamente diviso tra protestanti
e cattolici. Grande festa il 6 dicembre a Friburgo, capitale
del Cantone, dove insiste una Cattedrale gotica dedicata a
San Nicola. La festa nicolaiana è prima religiosa e
poi si trasforma in una grande manifestazione popolare nella
quale si inserisce anche una fiera.
In Inghilterra il culto a San Nicola si è ampiamente
diffuso dopo l’impresa dei marinai baresi che Maurogiovanni
definisce “europea”. La Gran Bretagna conserva
una delle più belle immagini di San Nicola: la “Pala
Ansidei”, di Raffaello Sanzio, che raffigura la Madonna
fra Giovanni Battista e un San Nicola dalla fronte alta, senza
barba e con il pastorale nella mano destra. Nel 1885 fu acquistata
per 70 mila sterline.
E in Puglia che succede? C’è l’usanza di
dedicare al Santo chiese, luoghi di mare o di difesa. Nell’isola
di San Nicola delle Tremiti, c’è un grande torrione
che un tempo serviva da difesa di quel lembo di Mare Adriatico
che è chiamato “Cavaliere di San Nicola”.
A Torre a Mare c’è una Parrocchia dedicata al
Santo e nel mese di agosto c’è l’usanza
di portare la statua per mare, alla stregua di quanto avviene
a Bari. La processione a mare sfiora anche il vicino porto
di San Giorgio, ove nel 1087 sbarcarono le sacre reliquie.
Le città pugliesi che hanno dedicato chiese al Santo
non si contano: Mola, Brindisi, Carovigno, Aradeo, Caprarica,
Corigliano d’Otranto, Maglie, Marciano di Leuca, Squinzano,
Castellaneta, Lizzano, Manduria, Palagiano, per non parlare
di quelle esistenti in altre regioni e città italiane.
Nel volume si parla anche della devozione dei pellegrini,
i quali venivano accolti con carità e godevano anche
di una speciale assistenza sanitaria, come ricorda padre Cioffari
che ha rinvenuto un documento dal quale si ricava un quadro
esauriente dello “Spedale della Real Chiesa di San Nicolò
di Bari”.
Tra le visite importanti si registra quella del Principe Carlo
d’Inghilterra e di Lady Diana del 2 maggio 1985, accolti
dall’arcivescovo Mons. Mariano Magrassi, dal provinciale
dei Domenicani Enrico De Cillis e dal Rettore padre Damiano
Bova. Speciale “cicerone” padre Gerardo Cioffari.
Infine vengono ricordati gli abati, i priori e i grandi priori
che si sono succeduti al governo della splendida Basilica
di San Nicola di Bari.
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La vita di San Nicola è ricca di fatti, curiosità,
leggende e miracoli e tra queste il suo intervento per la
riduzione delle tasse, come ricorda Maria Teresa Bruno nel
libro da lei curato “S. Nicola nelle fonti narrative
greche”, pubblicata nel 1985 nella collana della Biblioteca
del Centro Studi Nicolaiani per i tipi di Levante Editori.
L’imperatore Costantino dispose il pagamento da parte
della città di Myra di diecimila monete e incaricò
un suo addetto di recarsi in quella città con lo scopo
di incassare l’iniqua imposizione e incalzare e angustiare
i cittadini, umiliando il popolo con terribili oltraggi, costringendoli
alla fame e alla miseria.
Il popolo si rivolse a padre Nicola, prostrandosi ai suoi
piedi e pregandolo di scrivere all’Imperatore informandolo
della povertà del popolo e dei guai a cui andavano
incontro.
San Nicola, testimone della povertà e dell’angoscia
che si abbatteva sulla città, offrì loro il
suo aiuto, dicendo: “Figli miei amati, non solo vi aiuterò
scrivendo, ma andrò io stesso, di persona, dal nostro
imperatore, per questa faccenda di vitale importanza”.
Intraprese così il viaggio, fermandosi nel tempio di
Blacherna per pregare insieme al vescovo del luogo ed ai monaci,
affinché il Signore Iddio, addolcisse il cuore dell’imperatore.
Giunto al Palazzo dell’imperatore, salì sopra
quando i raggi del sole entrarono attraverso le finestre,
l’imperatore si sedette e gettò il suo mantello
su un raggio di sole e il mantello rimase sospeso su di esso.
Costantino, quando vide il miracolo, impaurito, si alzò
e fece dimostrazioni di affetto al nostro santo e lo invitò
a sedersi insieme a lui chiedendogli “Chi ha spinto
il nostro santo padre Nicola ad accusare la nostra vile condotta?”.
San Nicola risposte: «Sire, imperatore, siccome alcuni,
nonostante il borbottare e la nostra opposizione, hanno aumentato
le imposte della città di Myra, tutto il popolo è
giunto ad una miseria estrema e la gente continua a morire
di fame, incalzata dal servo dell’imperatore. Per questo
cerco di piegare la tua maestà».
Il piissimo imperatore, dopo aver ascoltato il Santo, chiamò
Teodosio, notaio e archivista, si fece portare carta e penna
e chiese a Nicola: “Quando vuoi che prenda di tributo,
padre? Quello rispose “Scrivi cento monete”. L’imperatore
scrisse e consegnò la carta al Santo che, dopo aver
pregato, se ne andò dal palazzo e trovata una canna
legò ad essa la carta e la gettò in mare.
Per disposizione di Dio, la canna con la carta giunse ad Andriake,
porto della città di Myra, ed alcuni pescatori la trovarono
e la portarono ai cittadini più in vista della città
e la mostrarono al governatore, il quale vedendo il sigillo
dell’imperatore la prese e la pose nell’archivio.
Ma alcuni uomini si recarono dall’imperatore, ricordandogli
che la maggior parte dei tributi provenivano proprio dalla
città di Myra, così facendo, dissero, hai sottratto
ai tuoi proventi la maggior parte del contributo.
Il pio imperatore richiamò San Nicola chiedendogli
la restituzione della carta, ma il Santo disse: “Sire
imperatore, mandai un angelo in città col tuo ordine;
e se non è come ho detto, avvenga ciò che ordina
la tua regia volontà”.
L’imperatore mandò a Myra un suo incaricato per
accertarsi che quanto diceva Nicola corrispondeva al vero,
cosa che fu accertata. Il messaggero ritornò dall’imperatore,
assicurandolo che il foglio da lui firmato giunse a Myra nello
stesso giorno e così l’imperatore disse: “Sia
convalidato l’ordine secondo la carta del santo, così
come la stilammo allora”.
Così, grazie all’intelligenza ed all’intercessione
di San Nicola fu convalidata la disposizione ottenuta tramite
la sua intercessione.
Ritornato a Myra fu glorificato e lodato da tutti gli abitanti
della città per averli liberati dalla iniqua tassa
che li portava alla miseria e alla fame.
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Il numero speciale del Bollettino di San Nicola riporta la
splendida realizzazione del calendario 2007 dei Frati Domenicani
della Basilica di San Nicola, tornata ad essere guidata da
quel trascinatore di folle e fonte inesauribile di nuove iniziative
che corrisponde al nome di Padre Damiano Bova o.p. (Stampa
Levante Editori).
Il calendario riporta il saluto del rettore della Basilica
(Padre Bova), due note di Nicola Cortone “Sulla formazione
della iconografia popolare religiosa”e “La manna
di San Nicola”e quelle di Nino Lavermicocca “Andare
a San Nicola, ieri, come oggi” e “Come è
dolce San Nicola”.
In molte località (Francia, Svizzera, Germania, Austria,
Olanda, Belgio e Danimarca), il 6 dicembre è l’evento
più atteso dell’anno. In questi paesi, è
infatti San Nicola a portare doni e dolci ai bambini buoni,
anziché la nostra vecchia befana un mese dopo.
L’almanacco che è dedicato a “San Nicola
nell’iconografia popolare europea”, presenta bellissime
immagini sul Santo di Bari, la cui grafica è stata
curata dal noto designer barese Vincenzo Catalano in maniera
davvero accattivante con elevatissimi punti di buon gusto,
elemento oggi divenuto una rarità.
Il calendario mostra infatti le varie facce con cui San Nicola
è conosciuto in Europa e nel mondo, che ci esorta a
seguirlo dovunque Egli è, così come faceva in
vita il Santo di Myra. Un Santo speciale che si fa greco con
i greci, ebreo con gli ebrei, cattolico con i cattolici, ortodosso
con gli ortodossi per portare tutti a Dio.
Comunque l’ideazione e la realizzazione del progetto
si deve a un frate domenicano, barese purosangue, che attualmente
ricopre, con rigore ed efficienza, il ruolo di amministratore
della Basilica, Fra Cesare Arezzo, che con grande spirito
di sacrificio si dedica al culto di San Nicola.
Il calendario riporta in prima di copertina la famosa nenia
popolare “Sanda Nicole va pe mare” (San Nicola
va per mare), che tutti i baresi e i pellegrini sanno ormai
a memoria, ma che certamente non guasta riproporla ai giovani
ed a quei pochi che ancora non la conoscono.
E per concludere ricordo dal Catechismo della Chiesa Cattolica
un pensiero di San Giovanni Damasceno, riportato sullo stesso
calendario, a proposito delle immagini sacre:
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San Nicola non finisce mai di stupire sia per i numerosi
miracoli compiuti, sia per le numerose leggende e fiabe legate
al suo nome che molti studiosi della materia riportano su
libri e pubblicazioni.
Oggi vogliamo ricordare la leggenda di “San Nicola e
la coppa d’oro” pubblicata sul volume del normanno
Robert Wace “Il Poema di S. Nicola”, a cura di
Rosanna Brienza Lagala, edito dal Centro Studi Nicolaiani
per i tipi di Levante Editori.
Nonostante la notevole importanza del poema dal punto di vista
filologico, sostiene p. Gerardo Cioffari nella presentazione,
non si può dire che esso sia adeguatamente conosciuto
e popolare.
Si narra di un uomo che aveva fatto voto di offrire al Santo
di Mira una coppa d’oro senza badare a spese. Quando
la coppa fu realizzata apparve così bella agli occhi
del devoto che pensò bene di tenersela per sé
e di farne fare un’altra uguale. Ma la seconda coppa
riuscì più leggera e di minor valore della prima
anche perché era d’argento. Ma lo sprovveduto
devoto fece ugualmente organizzare il suo viaggio facendo
portare anche la seconda coppa e accompagnandosi alla moglie
ed al figlio, oltre che ad altra gente.
Quando furono in alto mare e giunse l’ora del pranzo
fece portare in tavola la coppa più preziosa ordinando
al figlio di prendere la coppa e lavarla in mare. Il giovane
quando si sporse per lavare l’oggetto finì in
mare con tutta la coppa e scomparve con grande dolore e smarrimento
dei genitori che manifestarono l’intenzione di gettarsi
anch’essi in mare. Ma i marinai e gli altri passeggeri
impedirono tale gesto e il rafforzamento del vento fece in
modo che la nave si allontanò ben presto dal luogo
della disgrazia.
Giunti al porto si recarono immediatamente alla vicina Chiesa
di San Nicola portando la coppa d’argento, cioè
quella fabbricata per seconda. Dopo veglie e penitenze posero
la coppa sull’altare, ma questa rimbalzò e cadde
a terra. Subito ripresa fu riportata sull’altare ma
questa volta la coppa rimbalzò molto in alto finendo
dietro al coro. Ripresero di nuovo la coppa, con grande timore,
e la rimisero ancora una volta sull’altare, ma non riuscirono
a tenerla ferma, né a mantenerla, né a conservarla
senza che sfuggisse dalle loro mani.
Gridando e piangendo confessavano i loro peccati ed invocavano
Dio, riconoscendosi peccatori e sfortunati, pur sapendo che
il loro figlio era annegato in mare e la loro offerta rigettata
dall’altare. E così fecero chiamare i preti raccontando
come avevano agito e raccontando della coppa che avevano sostituita.
Dopo questa confessione non passò molto tempo che San
Nicola riportò in chiesa sano e salvo il figlio annegato,
il quale si avvicinò all’altare con la coppa
in mano, la baciò e la depose e, lasciandola, si tirò
indietro. La coppa non si mosse più ed i genitori riconobbero
il figlio e corsero verso di lui, lodando Dio e San Nicola
per avergli salvato il figlio guidandolo al porto sano e salvo.
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Interno della Basilica di San Nicola e della Cripta |
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Lo sapevate che San Nicola è stato eletto vescovo
da laico?, che ha abbattuto il tempio di Diana? e che ha fatto
ridurre le tasse? Le risposte a queste domande ed altre inedite
notizie le troverete sul volume “San Nicola –
La vita, i miracoli, le leggende” di padre Gerardo Cioffari
o.p., edito per i tipi di Levante Editori di Bari, per la
collana del Centro Studi Nicolaiani.
Padre
Gerardo Cioffari o.p., noto domenicano della Basilica di S.
Nicola, archivista, bibliotecario e storico della Basilica
e Direttore del Centro Studi Nicolaiani, autore di numerose
pubblicazioni sul nostro bel San Nicola, ha voluto questa
volta divulgare un agile volumetto che ha diviso in tre parti:
- nella prima racconta della vita del Santo, dalla nascita
a Patara verso il 260 d.C. alla elezione a Vescovo, ai suoi
miracoli, al fenomeno della “manna”, alle note
sulle Basilica di Bari;
- nella seconda parte riferisce di miracoli, fiabe e leggende;
- nella terza è riportata la novena che si recita ogni
mercoledì nella Basilica al termine delle Sante Messe.
L’autore che è un autorevole studioso della storia
del Santo di Bari, ha scritto anche una “Storia della
Basilica di S. Nicola – L’epoca normanno-sveva”,
“S. Nicola nella critica storica”, “Storia
di Bari. Figure e vicende dell’epoca medioevale”
e “Bona Sforza. Donna del rinascimento tra Italia e
Polonia”.
Cioffari in questa sintetica pubblicazione, molto ben illustrata,
riporta anche miracoli e leggende poco conosciute della vita
del Santo, per cui è indispensabile a coloro che del
Santo di Bari desiderano sapere proprio tutto.
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In un interessante articolo a firma Vladimir Kuchumov, rappresentante
del Patriarca Alessio II a Bari, pubblicato su “O Odigos
– La Guida” del Centro Ecumenico di San Nicola
(Levante Editori), si legge della particolare venerazione
di San Nicola da parte degli ortodossi russi.
San Nicola è uno dei Santi più venerati da parte
dei cristiani russi. Infatti, oltre le feste di maggio e dicembre
la memoria di San Nicola è celebrata in Russia, settimanalmente
ogni giovedì. Ciò, sta ad indicare il particolare
rapporto d’amore del popolo semplice verso il Santo
di Myra, che lo ama come difensore dei poveri, dei condannati
ingiustamente, di coloro che si trovano nelle disgrazie e
nelle sofferenze, dei viaggiatori, dei marinai, difensore
dei contadini e degli artigiani. Insomma il popolo lo ama
come il buon pastore che aiuta tutti ed in ogni circostanza.
Anche molti proverbi popolari sono dedicati al “Santo
delle genti”, come “Elia lo preghi per la pioggia,
Nicola per ogni necessità”.
Ogni famiglia di credenti russi, ad esempio, possiede una
icona di San Nicola, oltre alle migliaia di chiese a lui dedicate,
nelle grandi città, come nei piccoli villaggi. I contadini
russi considerano il Santo come il loro principale protettore
celeste.
I pellegrinaggi dalla Russia verso Bari sono iniziati già
nel medioevo per arrivare al culmine verso la fine del ’900.
Una pubblicazione di padre Gerardo Cioffari, storico della
Basilica di Bari, narra di “Viaggiatori russi in Puglia
dal ’600 al primo ’900.
La Chiesa Russa di Bari, ad esempio, rappresenta un monumento
unico, che non ha simili in tutta l’Europa occidentale
e fu costruita, per volere dell’ultimo Romanov regnante
sul trono degli zar, che volle assicurare ai pellegrini provenienti
da lontano un luogo di accoglienza e di preghiera
Oggi presso la Chiesa Russa vi è la rappresentanza
del Patriarcato di Mosca, che si prodiga ad accogliere i numerosi
pellegrini russi che giungono a Bari per venerare la Tomba
del Santo. Nell’ultimo triennio, si calcola, che la
città di Bari, ove ha inizio la reciproca conoscenza
e la riconciliazione di due mondi, quello cattolico e quello
ortodosso, è stata visitata da oltre diecimila pellegrini
russi.
Bari, dopo Gerusalemme e insieme al Monte Athos, è
uno dei principali luoghi di pellegrinaggio. Una recentissima
testimonianza di come il binomio Bari-San Nicola, come ricorda
padre Gerardo Cioffari, non tema scossoni nell’immaginazione
dei russi, è data dall’iniziativa degli ambienti
del patriarcato (su suggerimento dello stesso rettore della
chiesa ortodossa di Bari), di diffondere in Russia bottigliette
di olio e manna provenienti da Bari con un dépliant
contenente la dichiarazione congiunta di autenticità
del rettore domenicano della Basilica e del rettore della
Chiesa ortodossa russa di Bari.
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È stato pubblicato il fascicolo 2, 2004 della rivista
“Nicolaus – Studi storici”, diretta da padre
Gerardo Cioffari o.p. (responsabile Giovanni Cavalli), edita
dal Centro Studi Nicolaiani per i tipi di Levante Editori
di Bari.
Il voluminoso fascicolo è dedicato per buona parte
alla storia ed alla liturgia della Sacra Spina, dal momento
che lo scorso anno ha coinciso, com’è noto, la
coincidenza dell’Annunciazione con il venerdì
Santo, giorno in cui si manifestano straordinari fenomeni
prodigiosi sia morfologici che soprannaturali.
Cioffari descrive la storia della più venerata reliquia,
dopo quella di San Nicola, esistente nella Sala del Tesoro
della Basilica barese. Nel suo viaggio storico ci riporta
dalla Passione di Gesù ai successivi passaggi della
corona da Gerusalemme, Costantinopoli, Parigi, per giungere
infine a Bari quale dono di Carlo II d’Angiò
alla sua Cappella regia di Bari, per finire alle testimonianze
del miracolo a Bari.
La liturgia della Sacra Spina «È un riflesso
delle sue vicende storiche. Per esemplificare, con tutte le
approssimazioni derivanti dalle schematizzazioni, si potrebbero
distinguere tre periodi. Quello anteriore al Concilio di Trento,
che è l’espressione della glorificazione della
Francia e del suo Regno; quello posteriore al concilio tridentino
che riflette l’universalità del barocco; e quello
di oggi che tende ad una liturgia tutta spirituale e verticale,
disincarnata dalla storia del tempo».
Il fascicolo, inoltre, riporta la II parte dei “Momenti
di vita barese”, a cura di Vito Antonio Melchiorre,
nel quale sono riportate note relative a fatti e personaggi
storici della nostra città nei tempi andati. Nelle
suddette note si narra, ad esempio, della nascita di alcuni
quartieri di Bari come il Marconi S. Girolamo Fesca, Japigia,
Libertà, San Pasquale Mungivacca, Madonnella e tante
altre utili notizie e curiosità baresi dell’epoca.
Si parla anche di Garibaldi a Bari, del Teatro del Sedile,
dei disservizi postali, della polizia urbana, delle raccomandazioni,
delle evasioni fiscali, ecc. Insomma, molti dei problemi ancora
oggi di grande attualità.
Infine, il periodico riporta in fac-simile “The legendary
life of St. Nicholas”, (La leggendaria vita di San Nicola),
di Walter de Gray Birch, pubblicata sul “The Journal
of the British Archaeological Association” tra il 1886
e il 1888.
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Scrivere su San Nicola non è facile, ma se poi si deve
inventare tutto o quasi diventa ancora più difficile.
Per Francesco Paolo Percoco, non nuovo a queste novità,
non è stato laborioso scrivere “Il viaggio del
vescovo” (Adda Editore, euro 7,00), un racconto in chiave
thrilling sul viaggio di Nicola, un vescovo verso Nicea in
occasione dell’omonimo Concilio.
L’autore, ha ricavato dall’episodio del miracolo
dei tre bambini un romanzo abilmente impostato su criteri
narrativi storici, immaginando San Nicola nelle vesti di un
detective dell’epoca, riuscendoci benissimo. La finalità
del romanzo è quella di difendere a spada tratta l’infanzia
e la scena in cui scorre il romanzo è rappresentata
dall’Oriente e dall’Occidente.
Percoco, avvocato, narratore e poeta, si ritrova un grande
amore per i bambini, dimostrando nel suo libro rispetto e
poesia nei confronti dell’infanzia. “Una storia
più che attuale e sentita - come ricorda Domenico D’Oria
nella presentazione - argomento, oggi più che mai,
meritorio di essere affrontato, ottima occasione per parlare
di diritti dei bambini, proponendo agli adulti una riflessione
nei confronti del mondo dell’infanzia”. Insomma
un bel racconto storico intriso di poesia.
Una curiosità: nel romanzo la penna di Percoco ha trasformato
i tre bambini in due maschi ed una femminuccia rendendo i
lettori felici e contenti.
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Molte sono le testimonianze che confermano San Nicola -
«che ha illuminato il cuore di milioni di fedeli d’Oriente
e d'Occidente» - simbolo di pace e riconciliazione fra
gli uomini, segno di unità nella chiesa, punto di convergenza
e di irraggiamento nell’ambito degli itinerari giubilari
sulla rotta dei due Poli. Egli è uno dei Santi più
popolari del calendario liturgico, conosciuto e venerato in
tutto il mondo sin dal medioevo, quando la grandezza dei suoi
miracoli era nota ed apprezzata dalla Groenlandia alla Russia.
È protettore dei bambini, dal momento che, in occasione
del Concilio di Nicea, il Vescovo di Mira, invitato insieme
ad altri 300 vescovi, si fermò in una locanda: l’oste,
grasso e con il viso segnato dal sole, servì della
carne conservata in salamoia e prelevata da un tino. Il Santo
intuì ciò che il malvagio oste aveva compiuto,
aveva cioè sacrificato tre fanciulli e riposto i resti
nel contenitore della carne. Chiese di condurlo lì
dove conservava le provviste: seguitolo in cucina, avvicinatosi
alla giara sollevò la mano in segno di benedizione,
e questa, come per incanto, si scosse, sussultò, tremò,
facendo apparire risanati, tra il terrore dell’oste,
i tre ragazzi che fuggirono verso il loro villaggio.
Quantunque parta da Bari la più nota ed amata figura
del mondo dell’infanzia, come ricorda Nino Lavermicocca
nel suo libro “Bari Vecchia” (Adda Editore), per
il portatore di doni per eccellenza, Santa Klaus (O Santa
Claus), nella nostra Bari non vengono prese iniziative, al
contrario di quanto avviene in Austria, Svizzera, Germania,
Francia, Olanda e Belgio. In alcune Università, sin
dal medioevo, a Parigi, Orléans, Montpellier, Cahors,
Eton, Cambridge, Glasgow, Salamanca, Bologna, Padova e Siena,
le associazioni di studenti avevano eletto da tempo San Nicola
come patrono e si attendeva con ansia il giorno della festa
per inscenare manifestazioni di baldoria e organizzare banchetti.
Il nome di Nicola si diffuse in molte parti del mondo e numerose
chiese furono dedicate al glorioso Santo. San Nicola, inoltre,
è il leggendario Santa Claus dei paesi anglosassoni
e il Nikolaus della Germania che a Natale porta doni ai bambini.
Bari, città-culla di San Nicola, nonostante disponga
di notevole patrimonio religioso, storico e folklorico, fa
poco o nulla per rilanciare il grande Santo con tutte le attività
che possono essere a lui legate, anche dal punto di vista
culturale e commerciale. A questo proposito Lavermicocca ricorda
che a Nancy, Strasburgo, Friburgo, Magonza, Colonia, Amsterdam,
Bruxelles, Gand, San Nicola è diventato il buon vegliardo
che distribuisce doni, per cui si formano tra il 5 e 6 dicembre,
cortei piccoli e grandi che girano casa per casa per raccogliere
fondi. In genere i padri vestono i panni del Santo, apparendo
nell’insolito abbigliamento ai figli stupiti. In altre
città sono i giovani ad indossare i panni del vescovo.
La stessa cosa si potrebbe fare a Bari coinvolgendo bambini
e scuole.
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Quadro di AnnaMaria Suppa |
Quadro di Armando Coppola |
A questo punto si potrebbe dedicare a San Nicola la sera del
5 dicembre in sostituzione della inutile notte dei fantasmi,
meglio conosciuta come Hallowen, il cui unico significato
è meramente commerciale. E perché non coinvolgere
venditori di dolciumi a preparare, come a Losanna, i biscotti
di San Nicola, o vendere pacchettini del Santo contenenti
riproduzioni in cioccolato della moneta detta “Nicolino
d’oro”? E perché non richiedere agli erboristi
o ad altri distillatori di preparare un Elisir di San Nicola,
come fanno in molti altri Santuari?
Nel Mediterraneo numerose città (Antalja in Turchia,
Leon in Spagna, Venezia, Rimini e Genova), sostengono di possedere
spoglie del Santo. Sicuramente la città di St. Nicholas
de Port, presso Nancy in Francia, conserva, nella sua Basilica
alcune reliquie nicolaiane. La Cattedrale dei Vichinghi in
Groenlandia è consacrata a San Nicola, mentre gli spagnoli
chiamarono “guado di San Nicola” l’attuale
Jacksonville.
D’altro canto un Santo come Nicola non poteva che dimorare
a Bari, dal momento che la nostra città, al di là
di curiosità e leggende, nella sua triplice dimensione
di città ecumenica, europea e mediterranea, reca nella
sua storia i tratti del sovrapporsi di molteplici civiltà
e culture: romana, bizantina, longobarda, saracena, normanna,
angioina, aragonese, ecc., identificando il suo destino in
quello di San Nicola, Santo universale.
E dal momento che San Nicola è anche patrono della
Russia e della Grecia, protettore dei fanciulli, degli avvocati,
dei mercanti, dei marinai, dei prigionieri e degli studenti,
viene spontanea la domanda: perché non proclamare San
Nicola anche Patrono del Mediterraneo?
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Padre Gerardo Cioffari, o.p., noto domenicano, archivista
e bibliotecario della Basilica di San Nicola, Direttore del
Centro Studi Nicolaiani, non finisce mai di scrivere sulla
storia di San Nicola e sulla Basilica a lui dedicata.
È stata pubblicata in questi giorni una nuova breve
guida storico-artistica, “La Basilica di San Nicola”,
edita dalla stessa Basilica Pontificia dei Padri Domenicani
per i tipi di Levante Editori.
La guida non ha grandi pretese ma è di utile ausilio
a quanti si accingono a visitare la Basilica e vogliono sapere
qualche cosa in più sul nostro bel Duomo e sul Santo
di Mira.
La pubblicazione contiene brevi capitoli relativi alla introduzione
storica, l’architettura esterna, l’interno della
Basilica, la Cripta e la Sala del Tesoro, ma soprattutto e
ben illustrata con numerose foto che danno la esatta dimensione
del tempio. Inoltre descrive la Corte del Catapano, la Chiesa
di San Gregorio e la Sala del Tesoro attraverso la illustrazione
dei preziosi oggetti presenti.
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Le mostre sono manifestazioni finalizzate a far sospendere
per un attimo il ritmo incalzante della vita quotidiana consentendo
un momento di godimento dello spirito. Ma, una mostra su San
Nicola quale godimento può offrire? La risposta esauriente
e completa la troviamo nel volume “Nicolaus –
Studi storici”, una interessante rivista del Centro
Studi Nicolaiani della Comunità dei Padri Domenicani
di San Nicola, stampata per i tipi di Levante Editori di Bari,
diretta da padre Gerardo Cioffari, o.p., noto domenicano,
archivista e bibliotecario della Basilica di San Nicola, direttore
del Centro Studi Nicolaiani.
Il volume in bella veste tipografica illustra l’interessante
Mostra organizzata dalla Provincia di Bari, in occasione del
Giubileo 2000, su “Stampa e stampe di S. Nicola”
finalizzata ad avvicinare i cittadini della provincia di Bari
alle loro radici culturali e spirituali.
Spesso chiediamo che bisognerebbe fare di più per far
conoscere San Nicola nel mondo. In realtà Il centro
Studi Nicolaiani nell’ultimo quarto di secolo ha fatto
molte ricerche avviate da padre Armando Bezzecca, sviluppate
da padre Damiano Bova e continuate da padre Gerardo Cioffari
e dai suoi collaboratori.
La pubblicazione presenta una ricca iconografia con relativo
commento relativa ai libri sul nostro Santo, ad iniziare dalla
“Historia di San Nicolò” di Antonio Beatillo,
opera classica su San Nicola, seguita da quelle di Putignani,
di Francesco Saverio Abbrescia e numerose altre. Ma la rivista
non si ferma a mostrarci solo i libri italiani, ma va oltre
mostrandoci anche i libri anglo-americani, russi, tedeschi,
francesi, spagnoli ed anche quelli in lingue nordiche.
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Anche le immagini di San Nicola, numerose, riproducono quelle
conservate nell’Archivio di San Nicola che rappresentano
quelle di origine barese e pugliese, romane, di Milano, del
Nord e le immagini estere.
La interessante e bella rivista contiene anche articoli di
Rosangela Di Monte relativa al monastero Benedettino “Ognissanti
di Valenzano” e alle sue vicende storiche, di Vito Antonio
Melchiorre su “Un tumulto popolare nel 1784”,
nel quale narra la vicenda della volontà di una famiglia
della città vecchia di far demolire il campanile del
Duomo, di Delia Maselli su “San Nicola nell’arte
bizantina. Infine una nota di Laura Floro illustra “Il
Convento dei domenicani di Casalnuovo di Manduria (TA).
Una rivista per studiosi e appassionati della nostra città
e del nostro San Nicola. Da non perdere.
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“Il rapporto fra santi e comuni mortali ha aspetti diversi”,
ricorda Vito Maurogiovanni nella sua recensione al recente
volume di Maria D’Apolito Conese, “Lettere a San
Nicola” (Lèttre a San Nicola). Infatti, l’autrice,
scopre un nuovo rapporto che può intercorrere fra devoti
e Santi: le lettere, che nel suo libro se ne contano ben 22,
scritte dal 1984 al 2004 in dialetto, con versione in lingua.
Prefazione di Rosy Gambatesa (Ed. Progedit, pag. 56, euro
10,00).
Si tratta di una raccolta di lettere che Domenichella Jusco,
una popolana di Bari vecchia, scrive a San Nicola con religiosa
spontaneità e sincerità, riconoscendolo come
padre e quindi meritevole di riverenza e rispetto. Per Domenichella
le lettere sono una meravigliosa risorsa, forse l’ultima
per dare vita e legittimità al proprio mondo di riflessioni.
L’originalità del volume sta nel fatto che le
lettere sono scritte in dialetto barese, a testimonianza della
fede popolare verso San Nicola. E, dal momento che San Nicola
è un Santo universale, comprende benissimo anche il
nostro vernacolo, diversamente non poteva dimorare a Bari
e per giunta nella città vecchia.
Maria D’Apolito Conese, pur non barese, vive a Bari
conquistata dal fascino della nostra lingua dialettale e ne
“approfitta” per dare attraverso questo linguaggio
la voce al cuore. Ha scritto, infatti altre pubblicazioni
in dialetto ottenendo nel 1996 la Caravella d’argento
per la Piedigrotta barese e nel 1997 il premio Antigone per
la poesia.
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Quadro di Carlo Fusca |
Quadro di Nino Perrone |
Con la partecipazione di numeroso pubblico
si è svolta, presso il locale di Ruggeri -Arte Sacra,
in Bari, una interessante serata culturale dedicata all’intrigante
tema “San Nicola tra fede e arte in Grecia”, che
gli illustri relatori padre Rosario Scognamiglio o.p., Nino
Lavermicocca e Nico Veneziani, hanno svolto magistralmente.
Dopo i saluti di Gianfranco Ruggieri, organizzatore dell’incontro,
il moderato Nico Veneziani, cardiologo prestato allo studio
delle tradizioni popolari, ha provocatoriamente riproposto
il vecchio tema se fu traslazione o furto l’arrivo delle
reliquie nicolaiane a Bari: antico dilemma, riaperto dal moderatore,
in riferimento a uno scritto di Norberto Ohler, docente di
storia medievale all’Università di Friburgo.
Dopo aver analizzata la situazione storico-geografica nell’alto
medioevo in Europa, e le condizioni socio economiche del tempo,
sono state sottolineate le motivazioni che hanno portato alla
diffusione della peregrinazione nei secoli, definiti i contorni
della figura del pellegrino e giustificato l’operato
dei 62 marinai baresi nel 1087.
L’arrivo delle ossa del Santo di Mira ha comunque determinato
effetti importanti: primo fra tutti elevare Bari a epicentro
della religiosità cristiana indivisa di Oriente e Occidente,
essendo la tomba di San Nicola e la romanica basilica, successivamente
eretta, luogo sacro di incontro per i cristiani romani e quelli
delle chiese orientali, soprattutto greci e russi.
L’accordo di Colonia del 1083 ad opera di vescovi tedeschi
e francesi e poi la “pace di Dio” della Diocesi
di Bamberga, proibirono la guerra in certi periodi e promisero
protezione per viaggiatori, mercanti, donne e chierici.
Ha fatto seguito la relazione di padre Scognamiglio che ha
compiuto un ampio excursus sulla storia dei monasteri ortodossi
greci da lui visitati, alla ricerca di iconografie dedicate
al nostro Protettore, con la proiezione di affascinanti immagini
delle Meteore.
Nino Lavermicocca, archeologo medievista, ha illustrato le
qualità artistiche della iconografia tradizionale dei
monasteri ortodossi greci dedicata al Santo di Mira, soffermandosi
lungamente sull’immagine inconsueta di San Nicola al
Concilio di Nicea.
Concludendo, il moderatore ha rimarcato come la presenza delle
reliquie nicolaiane nella città di Bari, sia divenuta
nel tempo, per commercianti, pellegrini e religiosi motivo
autorevole per momenti di concordia e si è configurato
nei secoli, per il Santo, l’appellativo di apportatore
di pace. Oggi può essere reale la possibilità
di identificare il “corridoio 8” quale “cammino
di San Nicola”, lungo percorso che unisce Oriente e
Occidente in nome dell’armonia tra i popoli. Ma fu,
comunque, traslazione o furto? L’intrigante enigma perdura,
così ha concluso l’oratore, dando appuntamento,
per ulteriori certezze e approfondimenti, al prossimo incontro.
Infine, Lorenzo Gentile, poeta e commediografo dialettale
barese ha declamato la poesia di Peppino Franco, “La
staddue de Sanda Necòle”, che evidenzia la soggezione
che emana lo splendido viso del Santo di Bari scolpito con
grande perizia da Giovanni Corsi nel 1794 al quale volle dare
l’espressione di un filosofo greco.
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Quadro di Lino Sivilli |
Quadro di Pino Patruno |
Mbàcce a nnu quàddre o ngòcche stàddua
bbèdde.
tu sijnde mbrìme ca la ggènde disce:
- Iè bbèdd’assà!... L’ha
ffàtte Sande Luche! -
E au Sande nèste, allòre, ci l’ha ffàtte?,
ca ddà nu Sande Luche non avàste! –
Ddà mbàcce ci s’affèrme, beh!...
se ngànde,
chiamènde sèmbe… e non nze sàzzie
mà!
Pedènne so ssicùre ca pe’ ffà
la Stàddue de Sanda Necòle nèste,
le màne ha ppuèste pùre ’u Paddretèrne.
Percè, iè vvère ca nguèdd’alla
Stàddue,
vestùte mègghie de nnu Menzegnòre,
a cchìle stà scettàte ’u argijnde
e ’u òre,
ma la bbellèzze non è chèdda ddà…
La fàcce e ll’ècchie de Sande Necòle
te fàscene tremuà ci l’acchiamijnde…
te crijnze ca la vocche àva parlà!
Tu ’u sà ca ’u Sande è de legname,
embè…
acquànne t’àcchie mbàcce mbrònde
a Jìdde,
acchiamendànnue fisse… vène ’u ffrìdde!
Peppino Franco
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Albert Einstein sosteneva che “Colui che non ha mai
conosciuto l’emozione del mistero e che non possiede
il dono dello stupore, tanto varrebbe che fosse morto: egli
ha gli occhi chiusi”.
Questa forse l’esortazione che ha invogliato Vincenzo
Dell’Aere e Pierfrancesco Rescio alle ricerche prima
e alla pubblicazione poiM dei risultati dei loro studi in
un corposo volume di oltre seicento pagine: “Il grande
segreto - Dallo Zep tepi ai templari ed oltre…”,
per i tipi di Levante Editori di Bari (pp. 638, euro 36,00),
in bella veste tipografica.
Gli autori attraverso studi e ricerche, intendono dimostrare
come Conoscenza e Scienza possano tranquillamente convivere
ed interagire tra loro, nel rispetto dei propri ruoli e delle
proprie competenze, per raggiungere il medesimo obiettivo:
riscoprire tutte quelle verità storiche che alcuni
cronisti dell’epoca hanno riportato in maniera distorta
o, peggio, ignorato. Inoltre, ritengono che ogni ricercatore
serio debba, in piena onestà intellettuale e senza
pregiudizio alcuno, riportare alla luce tutto ciò che
da tempi remoti è stato occultato o dissimulato all’opinione
pubblica attraverso un “filtro anestetizzante dell’informazione”
per impedire la divulgazione di notizie che avrebbero potuto
rimettere in seria discussione non solo le conquiste scientifiche
ma anche le “certezze” filosofiche e religiose
dell’intera umanità.
Il testo, scorrevole e intrigante, illustra in maniera chiara
quelle che sono state le tappe fondamentali del cammino spirituale
e sapiente dell’uomo sin dal suo apparire sulla Terra.
Un lungo viaggio porta il lettore attraverso il cammino dell’uomo
e del suo Sapere partendo dalle numerose tracce lasciate da
antichissime civiltà evolute. Le origini dell’umanità
e le sconvolgenti tappe della sua “rapida evoluzione”
dimostrano, inequivocabilmente, secondo gli autori, che entità
superiori hanno “visitato” il nostro Pianeta.
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Interessante lo svolgersi dei capitoli che trattano dell’origine
misteriosa della specie umana e della caduta degli Dei dalle
stelle nell’antico Egitto, al simbolismo ermetico, ai
codici e metodi segreti per trasmettere il Sapere non rivelato.
Si parla anche di Bari città segreta, ma soprattutto
dell’enigma della Basilica di San Nicola, della Prima
Crociata e del mistero di San Galgano, per finire alle misteriose
tracce dei templari, alle energie sconosciute. Insomma un
libro dal quale ottenere risposte a tanti interrogativi come
quello del significato del criptogramma dell’altare
argenteo della Basilica di San Nicola, oggetto di studio dal
1987, nonché i suoi collegamenti con altri luoghi misteriosi
ubicati in Italia ed all’estero.
Cose incredibili sono state raccolte e spiegate con dovizia
di particolari nella preziosa pubblicazione, molto ben illustrata,
documentata e completata da un utile glossario e da una corposa
bibliografia.
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Il Medioevo, fino ad un secolo fa, è stato considerato
come epoca dell’oscurantismo, dell’intolleranza,
della superstizione, ma oggi grazie ad alcuni studiosi si
ha una concezione più equilibrata e più positiva
di questo periodo storico. Le cattedrali romaniche e gotiche
che in quel periodo venivano considerate con disprezzo arte
“gotica”, ancora oggi sono a testimoniare la grandezza
di quell’epoca.
Padre Gerardo Cioffari o.p., noto domenicano della Basilica
di S. Nicola, archivista e bibliotecario della Basilica, Direttore
del Centro Studi Nicolaiani, ha pensato bene di riprendere
l’argomento dando alle stampe l’interessante pubblicazione
“Il mondo fantastico del Medioevo nei codici liturgici
della Basilica di S. Nicola”, pubblicato da “Laterza
– Edizioni d’Arte della Libreria” (pp. 160,
Euro 45,00).
Solitamente, sostiene l’autore, si crede che un codice
liturgico porti l’impronta esclusiva della Chiesa, che
è appunto il luogo in cui per eccellenza viene impiegato.
In realtà è così, ma è un’impronta
correlata alla vivacità e varietà della liturgia
medievale, rispetto a quella più uniforme dell’età
moderna e contemporanea impostata quasi interamente su quella
romana.
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Breviarum "parvum" X.39, f. 27 |
Croce angioina. il bellissimo reliquiario
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La vivacità e la ricchezza dei codici liturgici nel
Medioevo era dovuta alla sentita partecipazione alle funzioni
liturgiche per cui i copisti riversavano la ricchezza della
propria esperienza di vita, differenziando così ogni
esemplare, al contrario di quanto avviene oggi con la stampa
che rende uguali tutte le copie. Infatti, i miniatori hanno
valorizzato un repertorio iconografico di eccezionale varietà
e qualità: dalle storie bibliche alle funzioni ecclesiastiche,
dalla musica all’astrologia, dagli animali fantastici
alle maschere e alle caricature
L’Archivio della Basilica di San Nicola presenta una
delle raccolte di codici liturgici più interessanti,
pur non potendosi paragonare a quelle di Montecassino e di
Cava dei Tirreni, ma la sua preziosità è indiscutibile,
dal momento che la loro provenienza, oltre l’area campano-pugliese,
comprende quella francese e quella umbro-toscana, queste ultime
stavano esprimendo il meglio nel campo della miniatura.
Il volume propone nel primo capitolo la storia dell’Archivio
di San Nicola, mentre nel secondo espone una descrizione sistematica
dei singoli codici (breviario, messale, benedizionale, epistolario
pontificale, antifonario, ecc.), articolata in schede con
l’indicazione dei dati tecnici e contenutistici, utili
per eventuali ulteriori approfondimenti. Nel terzo capitolo
il lettore entra nel “mondo fantastico del Medioevo”
ed ogni paragrafo ha solo qualche pagina di introduzione ai
singoli temi (reliquie di Costantinopoli, storie della Bibbia,
calendario e segni zodiacali, musica e strumenti musicali,
animali fantastici, caricature, maschere e ghigni), mentre
ampio spazio viene dato alle bellissime immagini, accompagnate
da didascalie per una migliore comprensione.
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Il fascicolo 1, 2004 della rivista “Nicolaus –
Studi storici”, diretta da padre Gerardo Cioffari o.p.
(responsabile Giovanni Cavalli), edita dal Centro Studi Nicolaiani
per i tipi di Levante Editori di Bari, riporta un interessante
capitolo a cura di Vito Antonio Melchiorre, sui “Momenti
di vita barese”, nel quale sono riportate note relative
a fatti e personaggi della nostra città nei tempi andati.
Dalle suddette note, apprendiamo che già nel Quattrocento
si svolgevano a Bari partite di calcio, che anche allora si
facevano brogli elettorali, veniamo a conoscenza del patriottismo
dei Padri di S. Antonio, dell’origine dei quartieri
di Bari, dei riti natalizi baresi, della scelta dell’area
su cui costruire il Teatro Piccinni, dopo la chiusura di quello
del Sedile, delle infrazioni edilizie nel medioevo, del problema
dell’acqua, della disoccupazione, ecc. Insomma tutti
problemi che sono ancora oggi di viva attualità.
Padre Gerardo Cioffari, invece, nel suo capitolo tratta della
devozione per la “Manna di S. Nicola”, attraverso
testimonianze storiche, riportando nelle sue note alcune curiosità.
San Nicola, ad esempio, non è l’unico Santo a
cui è connessa la devozione della manna (quel liquido
variamente designato, ma che in realtà è acqua
pura). Prima di lui fu celebre San Menas, un soldato romano
di stanza in Palestina e in Siria, che rimase folgorato dall’insegnamento
di Gesù e si convertì al cristianesimo; ma con
l’avanzare della devozione nicolaiana gli cedette il
passo e San Nicola divenne il Santo per eccellenza. Le testimonianze
in tal senso non si contano e vengono da molto lontano e certamente
l’attrattiva della sua figura, come sostiene padre Cioffari,
è legata proprio a questo fenomeno.
Cioffari sostiene anche che il termine “manna”,
da tempo in uso nella chiesa occidentale e specificatamente
riferito a San Nicola, è alquanto fuorviante. Il pensiero
va, infatti, a quel cibo leggero piovuto dal cielo per salvare
dalla fame gli Israeliti che in fuga dall’Egitto erano
diretti alla Terra promessa.
Il domenicano colto nel suo capitolo parla anche della manna
nel mondo greco, come fattore trainante per i pellegrinaggi,
dell’antica liturgia ed anche di alcuni componimenti
poetici sull’argomento.
Il più importante è certamente il poema in antico
francese del normanno Robert Wace (1150 circa), autore di
romanzi che sono entrati a far parte del ciclo dei cavalieri
della Tavola Rotonda. Sorprende il fatto come questo autore
pur tacendo sulla traslazione del corpo di San Nicola a Bari,
dedica parecchi versi alla manna:
Quando S. Nicola morì e trapassò da questa
vita,
il suo corpo fu tenuto in venerazione
ed in molta grande autorità.
Fuori dalle mura, presso la città di Mira,
c’era un’antica chiesa, ove fecero seppellire
il corpo.
Vi erano monaci che servivano Dio.
Dalla tomba ove giaceva il corpo usciva una specie di olio.
Le persone che avevano qualche male si ungevano e guarivano.
I sani si lavavano per la santità, i malati per la
salute.
Molti miracoli ha già fatto Dio. Molti paralitici e
molti storpi,
molti fiaccati dalla febbre e molti malati
ottennero per questo olio la salute.
Non va, infine, dimenticato che la manna, spesso, rappresenta l’ultima ancora a cui i malati ricorrono dopo l’esaurimento dei metodi della medicina scientifica, «prescindendo dal problema se si tratti di miracolo o meno, quest’acqua ha le caratteristiche della reliquia. Il fedele nel berla o nell’ungere la parte malata del corpo, crea una vicinanza del proprio corpo a quello di S. Nicola. A questo punto tutto passa in secondo piano, scienza, arte, letteratura, per fare spazio alla fede; non la fede cristiana in quanto tale, che non viene messa in discussione dal credere o meno ai miracoli connessi alle reliquie, ma la fede come fiducia nell’aiuto del Santo». E i miracoli sono una risposta alla richiesta di aiuto.
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Per la Collana di Didattica e Manualistica,
diretta da Francesco De Martino, è uscito in questi
giorni il volume di Vito Maurogiovanni “Un gran Santo…”,
edito da Levante Editori.
Ovviamente il gran Santo non poteva essere che San Nicola,
ben raffigurato nella copertina dall’opera del pittore
Benito Gallo Maresca che rappresenta “San Nicola in
mezzo ai giovani”.
L’interesse di Maurogiovanni per San Nicola non è
nuovo, è arcinoto che lo scrittore e giornalista
rappresenta la memoria storica della nostra città
e quindi sa tutto su storia, tradizioni, folclore, ecc.
Infatti, ricordando scrive e scrivendo ricorda. Tra le sue
numerose opere è presente anche “La storia
di San Nicola a fumetti”.
Perché un gran Santo? È presto detto.
Innanzitutto perché è venerato in tutto il
mondo, le chiese a lui dedicate non si contano, ed anche
perché protettore di marinai, bambini, ragazze, orfani,
commercianti di grano, sarti, studenti, mercanti, calzolai
ed anche dei ladri. I quali ultimi, nel momento che arrivano
le guardie per le loro malefatte, invocano San Nicola a
loro difesa. E sotto il suo manto ci sono anche birrai,
bottai, farmacisti e rigattieri: insomma un Santo per tutte
le stagioni ed adatto a tutti i ceti.
Vinicio Aquaro, presidente del Premio Nazionale “Valle
dei Trulli”, che presenta l’opera, sottolinea
che San Nicola è uno dei grandi Santi universali
della Chiesa, è una Figura che sta nella storia superando
barriere di anni, secoli e millenni. Mentre di Maurogiovanni
dice che “È un personaggio che non si sdoppia;
la sua identità festiva e feriale è sempre
la stessa, le sue coordinate rientrano in una volumetria
compiuta. E in queste condizioni non può scattare
un problema di coerenza; in lui la coerenza concettuale
ed espositiva è un dato esistente”.
Aquaro sostiene anche che l’autore riesce a cogliere
e a trasmettere, senza la pesantezza dell’indottrinato,
i profili più emblematici della teologia nicolaiana:
quell’ecumenismo completo e senza veli che rende San
Nicola universale, contemporaneo, giovane e pedagogico.
Le pagine del libro rappresentano scorribande tra ricchi
e poveri, tra oriente e occidente, tra papi, re, principi
e potenti e gente semplice e laboriosa che vuole affidato
il suo sudato giorno a un Patrono Santo e disponibile. E
San Nicola lo è.
I riferimenti alla vita del Santo di Bari sono numerosi:
dai miracoli ai viaggi, al mondo russo, alle leggende, al
teatro, agli aspetti devozionali, alla sua presenza in Europa
e nel mondo.
Una pubblicazione da leggere, consultare e conservare.
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Avreste mai immaginato che un clamoroso furto, come quello
perpetrato dai marinai baresi a Mira avrebbe dato tanta
popolarità alla città di Bari, in Oriente
e Occidente e tra cattolici, ortodossi e protestanti?
Ebbene per San Nicola, che è amante dei forestieri,
è stato proprio semplice. Un Santo come Nicola non
poteva che stare a Bari, dal momento che al di là
di curiosità e leggende, nella sua triplice dimensione
di città ecumenica, europea e mediterranea, Bari
reca nella sua storia i tratti del sovrapporsi di molteplici
civiltà e culture: romana, bizantina, longobarda,
saracena, normanna, angioina, aragonese, ecc., identificando
il suo destino in quello di San Nicola, «che ha illuminato
il cuore di milioni di fedeli d’Oriente e d’Occidente»,
simbolo di pace, di riconciliazione fra gli uomini e segno
di unità nella chiesa, insomma un Santo universale.
Una conferma in tal senso la condivide anche Nico Veneziani,
medico cardiologo con l’hobby dello studio delle tradizioni,
in una splendida nota pubblicata sulla rivista “Puglia
in Tavola”, diretta da Vinicio Coppola, edita da Progress
Communication Srl.
L’autore ricorda come il Santo di Mira è venerato
in una vasta area, da Oriente a Occidente, convogliando
ancora oggi, in occasione della festività di primavera,
migliaia di fedeli verso il Santuario di Bari. Infatti,
San Nicola deve al mare la diffusione del suo culto nel
mondo, dal momento che è giunto dal mare e vive sul
mare, sostenendo la suggestiva ipotesi che non è
improbabile che qualche marinaio di Colombo abbia portato
la sua immagine nei Caraibi, dal momento che ad Haiti è
diffusa una pianta medicinale chiamata Flor de San Nicolas.
Ed a proposito di mare anche Armando Perotti ha espresso
la sua opinione: «Arditi navigatori ne rapirono le
spoglie; marinai le guardarono in armi sinchè non
le ebbero deposte nella tomba, nella città del mare
e presso il mare, in un pozzo che sentiva le vicende delle
maree, e da quelle acque distilla ancora la linfa
incorruttibile
che placa oceani e vivifica cuore e salute degli uomini».
Nel Mediterraneo, riferisce sempre Veneziani, vi sono numerose
città (Antalja in Turchia, Leon in Spagna, Venezia
e Genova) che sostengono di possedere spoglie del Santo.
Sicuramente la città di St. Nicholas de Port, presso
Nancy in Francia, conserva, nella sua Basilica alcune reliquie
nicolaiane. Anche la Cattedrale dei Vichinghi in Groenlandia
è consacrata a San Nicola. Gli spagnoli chiamarono
“guado di San Nicola” l’attuale Jacksonville.
L’autore riporta anche alcune curiosità come
quella che a Zurigo veniva venduto in occasione del Natale,
l’Albero di San Nicola. Infatti, «...in un colorito
disegno del 1748 è raffigurato un venditore di piccoli
pini (V. foto 2), mentre lancia il suo grido - Alberi, Alberi
di San Nicola -. Nell’effigie è posta su ogni
alberello una scala, ricordo del noto miracolo del Santo
di Mira, il quale donò a tre fanciulle un sacchetto
di monete quale dote matrimoniale».
Concludendo, si può realisticamente concordare con
Vito Maurogiovanni, scrittore, giornalista e storico di
Bari, quando sostiene che «…per coloro che hanno
fede delle cose sospese tra cielo e terra, un Santo di questo
genere aiuta l’umanità a sopportare meglio
quel che è il fardello spesso drammatico dell’esistenza»
Foto 1: San Nicola
Foto 2: Venditore di alberi
Entrambe le foto sono state riprese dalla rivista citata
“Puglia in Tavola”.
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Federico Zeri, storico e critico d’arte, scomparso
nel 1968, sosteneva che è attraverso il bollo per
spedire una lettera, che lo Stato che lo emette cerca di
significare e rappresentare sé stesso.
Allo
stesso modo anche per far conoscere San Nicola nel mondo
la filatelia ci dà una mano. Infatti, questa nota
è dedicata ai “Francobolli di San Nicola nel
mondo”, che sono stati oggetto, oltre un decennio
fa, di una pubblicazione di Mario Villani per il Centro
Studi Nicolaiani, diretto da padre Gerardo Cioffari o.p.,
stampato per i tipi di Levante Editori (Foto 1).
La speciale pubblicazione lancia una nuova luce sul culto
del Santo di Myra (anzi di Bari), studiato in vari altri
aspetti, a testimonianza della universalità del culto
del Santo, oltre alla poliedricità della sua figura,
che tocca religiosità, arte, letteratura, teatro,
tradizioni popolari ed ora anche la filatelia.
È ben noto che i francobolli girano per il mondo
annunciando fatti, avvenimenti e storia dei paesi emittenti
e Mario Villani, appassionato di filatelia e di San Nicola,
ha voluto lasciare un segno tangibile dei suoi sentimenti
attraverso la pubblicazione della quale parliamo.
La ricerca è stata facilitata dagli elenchi di chiese
dedicate a San Nicola, che sono continuamente aggiornati
nella Basilica barese, insieme alle indicazioni storiche
contenute nei cataloghi filatelici e nelle rassegne stampa
specializzate.
Tra i primi francobolli emessi che in qualche modo fanno
riferimento al nostro San Nicola, vanno ricordati quelli
del Montenegro (1905), della Romania (1906), della Cecoslovacchia
(1918-1920).
I paesi, sia europei che extraeuropei, che hanno emesso
francobolli in onore del nostro protettore non si contano:
le Bahamas hanno emesso (1981), un francobollo che raffigura
San Nicola in abiti vescovili e barba bianca, proposto come
personaggio natalizio; la Svezia propone, tra gli altri,
un esemplare (1981), che lo raffigura in versione Babbo
Natale corredato di renne, slitta e doni per bambini; la
Germania Orientale ha riprodotto in un francobollo (1990),
la Chiesa di San Nicola a Lipsia; l’Italia ha emesso,
tra gli altri, un francobollo che mostra la cripta della
Basilica di San Nicola di Bari allo stato attuale (1989);
la Città del Vaticano ha emesso (1987), tre francobolli
stilizzati, raffiguranti l’arrivo a Bari da Myra delle
reliquie del Santo, l’offerta di borse d’oro
per salvare dal disonore le tre fanciulle, figlie di un
uomo caduto in miseria, ed infine il salvataggio miracoloso
di una nave da parte di San Nicola. Tanto per citarne qualcuno.
Dal Nicaragua arriva un’altra curiosità. Attraverso
l’emissione di un foglietto dedicato al Natale (1973),
un giornalista risponde a Virginia, una bimba che gli aveva
scritto chiedendogli di dirle la verità sull’esistenza
di Santa Claus (Foto 2).
Infine vanno segnalate due mostre dedicate a San Nicola:
la prima a Basilea dal 12 novembre 2005 all’8 gennaio
2006, la seconda a Friburgo dal 3 dicembre 2005 al 29 gennaio
2006 e l’emissione a Friburgo di un francobollo dedicato
a San Nicola prevista per dicembre 2005.
Oggi, pur riconoscendo universalmente la valenza del francobollo
quale messaggero e narratore di eventi che si verificano
nel mondo, si deve ammettere che con il progresso e con
l’avvento dell’informatica, della posta elettronica
e di internet, i francobolli stanno perdendo la loro primitiva
importanza. Molta corrispondenza, infatti, non è
più inviata per le vie ordinarie e quindi la diffusione
dei francobolli è sempre più scarsa e, probabilmente,
di questo passo, diventeranno solo oggetti da collezione.

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La fede e la devozione di un artista verso
un Santo, qualche volta lo porta ad esteriorizzare i suoi
sentimenti attraverso l’arte, la capacità creativa
e la maturità artistica. Stiamo parlando di Michele
Carofiglio (Mica) che in occasione della visita di Papa
Giovanni Paolo II a Bari nel 1984, pubblicò un libro
di grandi dimensioni “Bari e San Nicola” (Adda
Editore). Il commento alle tavole è a cura di padre
Gerardo Cioffari, o.p., e di Vito A. Melchiorre.
Carofiglio, pittore, incisore, figurativo e paesaggista,
con alle spalle un lungo periodo di attività e di
riconoscimenti che testimoniano la sua valenza artistica,
ha voluto esternare la sua fede disegnando cinquanta chine
che rappresentano la storia e l’esaltazione del tempio
dedicato a San Nicola, simbolo di Bari, nella sua romantica
austerità e bellezza, che rappresentano le copertine
del “Bollettino di S. Nicola”, il periodico
della Basilica, pubblicate di volta in volta, e qui raccolte
per una storica possibilità.
L’occasione è stata propizia per meglio far
conoscere il tempio e San Nicola ai tanti baresi, e non
solo, che ignorano completamente storia e luoghi e non conoscono
affatto la cripta che ospita il Santo.
Carofiglio si è divertito, si fa per dire, ad evidenziare
con le sue tecniche pittoriche una serie di cinquanta tavole
relative a particolari di opere presenti in Basilica e ad
esterni ed interni dello stesso Duomo, per meglio farli
conoscere al grande pubblico.
La rassegna è notevole: si passa dalle rappresentazioni
del Santo orientale e occidentale, alla scena della liberazione
degli innocenti, alla dote alle tre fanciulle, a riproduzioni
della Basilica vista dall’alto, alla facciata, ai
cortili, agli interni, ai portali dei leoni, all’altare
d’argento, al ciborio, alla cripta, alla cappella
orientale, all’ostensorio, al reliquiario, per finire
alla caratteristica imbarcazione che il popolo chiama “Caravella”,
che trainata da marinai fa il giro della città con
un antico quadro del Santo per finire al Corteo storico
e alla Processione a mare.
La pubblicazione si conclude con il disegno di una antica
veduta di Bari che rappresenta la parte più interna
dell’antico porto, compresa fra la costa e l’ansa
del Molo S. Nicola, nel quale si cullano alcune barche da
pesca. Fanno da sfondo uno scorcio di Piazza del Ferrarese
e il tratto iniziale della muraglia.
“Le chine – scrive Gustavo Delgado nella presentazione
– sono anche un atto di fede e di omaggio per Bari,
la sua amata città, per la Puglia, di cui Michele
è prezioso ambasciatore e per questo nostro Sud,
capace ancora di affascinare e di esaltare con i paesaggi,
il mare, la poesia, le vocazioni, il misticismo”.
Questo sembra il messaggio che emerge dalle tavole che,
cogliendo un giorno di intensa luce nella storia religiosa,
umana e storica di Bari e della Sua Basilica viene lanciato
ai baresi ed ai fedeli del grande Vescovo di Mira.
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