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****** Note 1 - Il termine “stemma”
è di origine greca e significa “benda”
o “corona”. Con i romani diventò “albero
genealogico” perchè vennero così chiamate
le tessere con i nomi degli antenati. Nel Medioevo furono
detti “stemmi” gli “scudi” che i cavalieri
utilizzavano durante i tornei. Oggi è il simbolo di
Enti Pubblici, di altre istituzioni o di famiglie nobili.
^ Immagini di Massimo Ghirardi, ispirate
all'originale. ****** FONTE - Barbattini R., 2008 - Le api nell'aradica civica italiana. Apitalia, 34 (1) : 35-38
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II PARTE
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Comune di Annicco (CR) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
Lo stemma (art. 3 dello Statuto, deliberazione n. 10 del 1/3/2005) è
stato progettato per ricordare il territorio, l’agricoltura
e la laboriosità degli annicchesi, rappresentate,
rispettivamente, dal colore verde del campo (è
l’area circoscritta dallo scudo, dal latino “campum”),
dalla falce e dalle api. |
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Comune di Barghe (BS) |
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Lo stemma (art. 5 dello Statuto, deliberazioni
C.C. n. 5 e n. 22 del 5/3/2001 e del 26/4/2001) prevede
un piccone e un badile incrociati tra di loro; nel punto
d’intersezione di questi attrezzi si trova una
lanterna con candela accesa. Nella parte superiore e
inferiore, sono poste due api ad ali spiegate. |
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Comune di Brenta (VA) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
Non avendo il Comune di Brenta notizie
storiche proprie dalle quali trarre un progetto araldico,
quest’ultimo trova origine nell’attività
agricola e industriale del luogo.
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Comune di Brusaporto (BG) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
Lo stemma è stato concesso dal
Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi con D.P.R.
del 9/3/1962. |
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Comune di Burago di Molgora (MI) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
Lo stemma (concesso con D.P.R. 17/12/1962)
coniuga due aspetti particolari: l’acuta sensibilità
degli abitanti di Burago rivolta all’assistenza
delle persone meno fortunate che vivono sul territorio
(ciò è confermato dall’esistenza,
in questa comunità, di ben cinque istituzioni
benefiche) e l’attività industriale legata
al lavoro degli opifici presenti nella zona. |
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Comune di Canzo (CO) |
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Questo stemma, di cui il Comune si è
dotato nel 2002 dopo un lungo lavoro di ricerca storica
e di prassi amministrativa, ha un legame solo indiretto
con l’apicoltura. Secondo alcuni nello stemma
sarebbero rappresentati semplicemente tre alveari. |
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Comune di Caravate (VA) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
La storia di Caravate, situato in amena posizione all’inizio della Valcuvia, poco lontano dal Lago Maggiore, è legata alle sue produzioni vinicole e alla cura con la quale gli industriosi abitanti attendono a queste coltivazioni (BOCELLI, 1995); in questi anni ha visto svilupparsi inoltre un notevole complesso industriale. Ciò spiega l’allegoria, per altro semplice, dello stemma comunale (art. 2, Statuto): tre api d’oro (simbolo del lavoro tenace e paziente dei Caravatesi) in volo attorno ad un grande grappolo d’uva. |
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Comune di Carugo (CO) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
Lo stemma (D.P.R. 28/2/1978) è argentato e presenta tre api azzurre (due in capo e una in punta), accostate a un castello rosso con tre torri. Il colore azzurro degli insetti richiama i torrenti che scorrono sul territorio (tra i quali si ricordano il Seveso e il Terro); il castello è un elemento caratteristico storico del paese (GENOVESE, 2007). L’azzurro è un colore araldico insolito per la figura dell’ape; d'altronde si può notare che le api rappresentate in tutti gli altri stemmi del comasco sono di colore d'oro. Gli Amministatori che completarono il lungo iter burocratico (iniziato con la deliberazione C.C. del 22/3/1962) non potevano, quindi, assumere questo colore in quanto si sarebbe violata una delle regole importanti dell’araldica . Il castello rosso non ha una valenza simbolica; piuttosto è una considerazione araldica in quanto il rosso è lo smalto che più si avvicina a quello del colore dei mattoni (GENOVESE, in litteris). |
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Comune di Casirate d’Adda (BG |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
Lo stemma è stato concesso dal Presidente della Repubblica Antonio Segni, con D.P.R. del 18/6/1963 e le tre api d’oro poste in fascia nel capo richiamano il lavoro, soprattutto agricolo, svolto dai locali; questi, infatti, si sono sempre distinti per senso pratico e grandi doti d’attaccamento al lavoro. L’albero rappresentato (è un olmo, noto anche come “albero gentile”, specie botanica tipica della fertile pianura padana) simboleggia la bontà e la benevolenza verso il prossimo (MAIDA, 2006); il fatto che sia radicato in campo verde (araldicamente terrazza, rappresentata da terreno erboso) sta a indicare l’attaccamento dei casiratesi al proprio territorio. L’importanza del ruolo ricoperto dalle api è ancora riconosciuto dagli abitanti, al punto che entrambe le due liste civiche attualmente presenti in Consiglio Comunale hanno nel loro simbolo questi imenotteri (DEGERI, in litteris).
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Comune di Cassina de' Pecchi (MI) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
L'origine di questo’emblema araldico comunale (indicazioni del R.D. del 7/1/1932 riprese dall’art. 2 dello Statuto, deliberazioni C.C. n. 34 del 19/5/2000 e n. 57 del 13/7/2000) è da ricollegare alla storia del suo territorio. In particolare, sono stati tenuti presenti due elementi di carattere storico: il ricordo della famiglia Pecchio, che diede anticamente nome al primo cascinale dal quale prese poi sviluppo l'attuale Comune, e il ricordo della famiglia Serbelloni, che, dal 1691, era diventata titolare del feudo di Camporicco, di cui all'epoca Cassina de' Pecchi faceva parte. Dallo stemma della famiglia Pecchio di Milano è stata ricavata la figura delle due api (“pecchie” ) che si trovano nella parte superiore. La figura dell'albero è stata tratta, invece, dallo stemma della famiglia Serbelloni (SPRETI, 1928). |
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Comune di Castello di Brianza (LC) |
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Immagine di Marco Foppoli ispirata all'originale |
Il Comune prende il nome dall’antica
fortificazione (oggi scomparsa) posta sul colle Brianzola,
che la tradizione vuole sede della corte della regina
Teodolinda, dal quale essa governava tutto il vasto
territorio a lei soggetto. |
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Comune di Comune di Limbiate (MI; dal 2009 sarà annesso ufficialmente nella nuova Provincia di Monza e Brianza) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
Lo stemma (D.P.R. 12/07/1966) si presenta
ripartito in quattro parti in senso orizzontale; a partire
dall’alto, nel capo si trova una “L”
maiuscola d'oro (iniziale del capoluogo) circondata
da due rami di quercia e d’alloro; nel secondo
settore, due ali (tecnicamente volo abbassato in quanto
le punte delle ali sono rivolte verso il basso); nel
terzo (fascia d’argento) due torte colorate in
rosso e, nel quarto, un’ape d’oro. |
FONTE
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Comune di Mezzoldo (BG) |
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Immagine di Massimo Ghilardi ispirata all'originale |
Fino al 1960 il Comune non aveva né
uno stemma né un gonfalone. |
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Comune di Mozzate (CO) |
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Nello stemma (D.P.R. 14 febbraio 1963)
sono rappresentati l’antico castello del Seprio
che rese noto questo comune, una fascia ondata (striscia
orizzontale al centro dello scudo) che ricorda il corso
del torrente Bozzente, sulla cui riva destra sorge Mozzate
e le tre api che simboleggiano la laboriosità
degi abitanti
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Comune di Offlaga (BS) |
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Immagine di Massimo Ghilardi ispirata all'originale |
Questo stemma riporta, in campo azzurro,
un’ape contornata da tre stelle d’argento
a sei punte, poste una in capo e due in punta. |
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Comune di Olgiate Comasco (CO) |
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In questo stemma (D.P.R. 3/8/1970) sono
rappresentate due api operaie: esse stanno a indicare
la laboriosità degli Olgiatesi, in relazione
alla fiorente industria tessile. |
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Comune di Oliveto Lario (LC) |
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Immagine di Marco Foppoli ispirata all'originale |
Lo stemma comunale (art. 5 dello Statuto, deliberazione C.C. n. 5 del 31/1/2004) è suddiviso in tre settori in cui sono rappresentati (FOPPOLI e MEZZERA, 2005): in quello superiore tre api d’oro che simboleggiano la laboriosità della popolazione locale; in quello mediano una mitra d’argento (simbolo della dignità abbaziale) che ricorda come l’abate di Sant’Ambrogio di Milano portasse il titolo di conte di Limonta fino al 1797; in quello inferiore una catena montuosa con tre cime, simboleggianti le tre frazioni (Limonta, Onno e Vassena) riunite a formare il Comune. |
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Comune di Ornica (BG) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
Anche questo stemma (art. 2 dello Statuto)
è ripartito in tre settori (araldicamente semipartito
troncato in quanto lo scudo è diviso orizzontalmente
in due, con il campo superiore ulteriormente partito
verticalmente). Nei due semicampi superiori sono raffigurati
l’iniziale d’oro del Capoluogo (a sinistra)
e due api, pure d’oro, ad ali aperte (a destra);
in quello orizzontale è rappresentata un’incudine
sulla quale il fucinatore appoggiava il pezzo di metallo
da forgiare. |
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Comune di Pedrengo (BG) |
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Immagine di Massimo Ghilardi ispirata all'originale |
Il Comune non aveva uno stemma fino
ai primi anni sessanta del XX secolo; il Consiglio comunale
ne ha deliberato l’adozione nella seduta del 25
maggio 1961. |
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Comune di Piario (BG) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
I locali vogliono derivare il nome del
proprio Comune dal latino Apiarium, cioè “alveare”.
Origine sulla quale non ci sono certezze, ma che è
richiamata nello stemma araldico (concesso con D.P.R.
n. 3506 17/5/1986) dalla figura dell’ape d’oro,
simbolo di nobile lavoro e di concorso per il benessere
della collettività (MAIDA, 2006). |
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Comune di San Paolo d’Argon (BG) |
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Lo stemma (concesso con D.P.R. Giuseppe
Saragat, 19/5/1965; art. 7 dello Statuto, deliberazione
C.C. n. 14 del 27/3/2001) riporta richiami storici del
Comune, denominato così dal 1887 (prima di allora
si chiamava Buzzone S. Paolo) (MAIDA,
2006). |
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Comune di Segrate (MI) |
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Immagine di Massimo Ghilardi ispirata all'originale |
Lo stemma (D.P.R. 11/10/1965; art. 3
dello Statuto, deliberazioni C.C. nn. 97 e 16 dell’11/12/1998
e dell’11/2/1999) presenta, in campo azzurro:
nel capo una moneta e un'ape ad ali aperte; nel cuore
(punto centrale dello scudo), come sua principale figura,
un’ala (d’aquila) spiegata e sulla punta
(posizionato in fascia) un corso d'acqua, ondato d’argento.
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Comune di Suello (LC) |
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Immagine di Marco Foppoli ispirata all'originale |
Lo stemma (concesso con D.P.C.M. del 4/11/1960) rappresenta tre api d’oro, simbolo dell’operosità, e un bozzolo del baco da seta (FOPPOLI e MEZZERA, 2005), a testimonianza della bachicoltura, remunerativa attività che per decenni (nei secoli XVIII e XIX) caratterizzò l’economia del territorio. |
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Comune di Veniano (CO) |
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Lo stemma di Veniano (D.P.R. 14/7/1975)
ricorda nel troncato le due frazioni di cui è
composto il paese: superiore e inferiore (GENOVESE,
2007). Nella parte alta dello scudo, la corona è
il simbolo della concessione di queste terre da parte
di Liutprando, re dei longobardi, in dono al monastero
di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia |
FONTE
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Comune di Ortisei / St. Ulrich (BZ) |
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Il Comune aveva da tempo un proprio
stemma concesso dall’imperatore dell’ex
Impero austro-ungarico nell’ottobre 1907, in occasione
dell’elevazione del Comune a “Borgata”. |
Comune di Cappella Maggiore (TV) |
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La figura principale dello stemma (D.P.R.
22/9/1963; art. 3 dello Statuto, deliberazioni C.C.
n. 15 del 20/3/2001 e n. 24 del 30/5/2001) è
una fontana d’argento zampillante; accostate in
capo (cioè nella parte superiore dello scudo),
vi sono tre api d’oro al volo spiegato, ordinate
in fascia. |
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Comune di Melara (RO) |
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Il famoso scrittore e naturalista latino
Plinio il Vecchio (23-79 d. C.) nella sua “Naturalis
historia” (libri XLIII e XXI), descrive gli abitanti
di questa zona come eccellenti apicoltori e cita le
laboriose api del fiume Po, produttrici di un miele
di primissima qualità (1). Il
fiume Po e le api sono stati immortalati nello stemma
(decreto del Capo del Governo 16/7/1936, definitivo
con Regio Decreto del 16/12/1937 e confermato con D.P.C.M.
25/11/1968) ove si nota la figura simbolica di Eridano
(l’antico nome del fiume Po) versante l’acqua
da un vaso su una pianura verde e, nella parte superiore,
tre api d'oro poste in fascia (RIDOLFI,
1997). |
Comune di Mariano del Friuli (GO) |
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Lo stemma è stato concesso con
Decreto (n. 4423) del Re d’Italia Vittorio Emanuele
III in data 12/4/1929 (art. 6 dello Statuto, deliberazione
C.C. n. 2 del 30/1/2004). |
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Comune di Castel Maggiore (BO) |
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Lo scudo di smalto azzurro
è attraversato da una striscia che la terminologia
araldica definisce sbarra, su cui sono caricate
tre api d’oro (SAVORELLI, 2003). |
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Comune di Palagano (MO) |
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Lo stemma (concesso con D.P.R. Antonio
Segni, 29/5/1963; art. 6 dello Statuto, deliberazione
C.C. n. 71 del 28/11/1994) è d’argento
e presenta un albero di castagno su un monte verde con
sette castagne dorate, ancora nel riccio (SAVORELLI,
2003). Questa figura è da mettere in
relazione alle ampie distese boschive ricche di castagneti,
che hanno rappresentato in passato un’importante
fonte alimentare per le popolazioni montane; l’ape,
pure d’oro e al volo spiegato, è da ritenersi
un simbolo dell’operosità e del lavoro
sociale. |
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Comune di San Possidonio (MO) |
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Lo stemma (art. 6 dello Statuto, deliberazione
C.C. n. 45 del 21/4/2004) è costituito da uno
scudo inquartato. Superiormente si notano:
a sinistra un alveare con alcune api bottinatrici (simbolo
della bontà operosa e dell’eloquenza) e
a destra l’incudine, la mazza e la vanga per indicare
le attività professionali maggiormente svolte
sul territorio (quella di fabbro e quella di coltivatore).
Inferiormente sono riprodotte, a sinistra una vecchia
stampatrice (per alludere alle attività culturali)
e, a destra, una squadra di legno e un filo a piombo
(arnesi tipici usati, in passato, da falegnami e muratori). |
Comune di Ceranesi (GE) |
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Si tratta del Comune più esteso
del Genovese, nel cui territorio si trova il celebre
santuario di Nostra Signora della Guardia. Lo stemma
(art. 3 dello Statuto, deliberazioni C.C. n. 26 del
28/7/1991 e n. 29 del 7/10/1991), risale al 1893 ed
è caratterizzato da un alveare d’argento
contornato da sei api d’oro (alludente al toponimo
e alle sei principali frazioni del Comune); nella parte
alta è posizionato un monogramma d’oro
formato dalle iniziali “A” e “M”
(“Ave Maria”), con ovvio riferimento al
santuario ricordato. |
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Comune di Mele (GE) |
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Nello stemma (art 3 dello Statuto, deliberazione
C.C n. 37 del 22/12/2005) si notano sette api operaie
accanto a un alveare (l’arnia è quella
dei tempi antichi, semplice, di vimini) da cui sono
uscite per andare a bottinare. |
Comune di Campo nell’Elba (LI) |
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Anche in questo stemma (Regio Decreto
del 27 aprile 1897 e art. 4 dello Statuto, deliberazioni
C.C. n. 43 del 16/7/2005 e 59 del 30/9/2005) si notano
le tre api di napoleonica memoria (esse però,
anziché montanti, sono riportate nel capo inclinate)
(PAGNINI, 1991). |
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Comune di Marciana Marina (LI) |
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Ancora una volta vengono rappresentate (Regio decreto del 7 giugno 1886) le tre api d’oro (emblema di operosità costante e di parsimonia) che ricordano il periodo napoleonico; sotto di esse è stata immortalata la torre di Marciana Marina edificata nel XII secolo per l’avvistamento dei pirati. La torre Medicea (in rovina) richiama la storia della comunità (PAGNINI, 1991). |
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Comune di Rio Marina (LI) |
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In questo caso lo stemma comunale (art.
3 dello Statuto, deliberazioni C.C. n. 74 del 14/12/2001)
riporta l’aquila napoleonica sormontata da una
corona e con il petto coperto da uno scudo argenteo
caricato trasversalmente da una banda con tre api (PAGNINI,
1991). |
(1) Plinio il Vecchio narra
che gli apicoltori di questa zona trasportavano gli alveari
lungo il Po su capaci imbarcazioni o zatteroni e, navigando
contro corrente, si portavano a circa cinque miglia verso
Ostiglia. Qui rallentavano la navigazione, muovendosi a tappe,
per permettere alle api di uscire dagli alveari, di volare
sui fiori della sponda sinistra o destra del fiume e di ritrovare
facilmente le arnie sui battelli, quasi fermi sull’acqua,
in attesa. L’aspetto delle sponde del Po era allora
lussurreggiante di piante, di fiori e di radure.
Successivamente, quando poi gli zatteroni si abbassavano a
filo d’acqua per il peso dei melari pieni (ciò
poteva avvenire anche dopo qualche mese), gli apicoltori ritornavano
a Melara col favore della corrente trasportando il prezioso
carico fino alla zona di partenza. Lo spostamento delle imbarcazioni
con gli alveari si effettuava solo di notte, quando le api
erano tutte rientrate. Sembra che i viaggi fossero due all’anno:
uno a primavera e uno in estate; infatti erano queste le stagioni
più favorevoli al lavoro delle api La navigazione doveva
essere lenta; il Po, infatti, non era un corso d’acqua
incanalato (l’arginatura era pressochè inesistente)
fra due argini, ma aveva un aspetto molto paludoso ed era
caratterizzato da numerosi canali laterali e da molti isolotti
sparsi fra i suoi meandri (PELATI, 1981;
CHIAVEGATTI; 1983).
(2) Questo aggettivo sta a indicare un legame
con un marchese o con la sua famiglia: infatti San Possidonio
era feudo della Famiglia del Marchese Tacoli (Pietro Tacoli
- nato il 1689 e morto il 1738 - fu il primo Marchese di San
Possidonio a partire dal 1723 fino alla sua morte).
(3) Questo è un Bastone alato con
due serpenti attorcigliati ad esso, attributo del dio Hermes
(Mercurio nella mitologia romana), usato nell’antichità
classica come emblema di pace portato dagli araldi.
Secondo la leggenda Hermes, al suo arrivo in Arcadia (una
regione della Grecia) vide due serpi che lottavano tra loro:
gettato in mezzo il suo bastone da messaggero essi si riappacificarono
avvolgendosi intorno al legno. Oggi è divenuto simbolo
dell’Arte medica.
Esso è, talora, scambiato con il Bastone (detto anche
Verga) di Esculapio (caratterizzato da un “serpente”
attorcigliato), anche se storicamente i due simboli ebbero
significati distinti. Secondo alcuni Autori, l’origine
grafica, sia del bastone di Esculapio, sia del caduceo di
Hermes, va ricercata in un antico metodo, ancora valido, di
estrazione progressiva dai tessuti sottocutanei, della femmina
adulta del nematode parassita Dracunculus medinensis (specie
diffusa in molte regioni rurali dell’Africa e delMedio
Oriente).
Questa operazione delicata, che prevede l’arrotolamento
del verme su di un bastoncino, poteva durare giorni
e doveva essere eseguita da persone molto esperte, affinché
il nematode non si rompesse durante l'estrazione. Se ciò
succedeva, il verme moriva nel tessuto sottocutaneo e non
si poteva più estrarre; questa situazione avrebbe comportato
una successiva e sicura infezione batterica (HAEGER,
1989; PEARSE et al.,1993; WILCOX
e WHITHAM, 2003).
Il significato generale di pace del caduceo è rafforzato
dalla simbologia dei singoli elementi che lo compongono: il
potere per il bastone, la concordia per i serpenti e la sollecitudine
per le ali.
FONTE
Le api nell'araldica civica italiana IV. Apitalia, 34 (4) (2008): 35-38
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Comune di Acquasanta Terme (AP) |
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Lo scudo è occupato dalla figura di San Giovanni Battista, patrono di
Acquasanta Terme, che tiene con la mano sinistra un
favo; ai suoi piedi è raffigurata una cavalletta
(Locusta migratoria). Il tutto richiama il
passo del vangelo di Matteo (Mt 34: 4) che dice: “Giovanni
portava un vestito di peli di cammello e una cintura
di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste
e miele selvatico“. |
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Comune di Santa Maria Nuova (AN) |
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L’emblema comunale (art. 2 dello Statuto, deliberazione C.C. n. 29 del 5/6/2003) porta i segni dell’evoluzione storico-amministrativa di questa località: infatti esso reca, al di sotto delle tre api d’oro, la croce lombarda, in omaggio agli antichi immigrati che rifondarono il borgo. Questo centro, infatti subì ricorrenti distruzioni fino a quando, tra la fine del XIV secolo e l'inizio del XV, venne trasferito sulla sommità di un colle posto leggermente più ad occidente, luogo ritenuto più salubre e al nuovo insediamento venne dato il nome di Santa Maria Nuova. La fondazione del nuovo centro si fa risalire al 1472, data ufficiale dell'immigrazione di genti lombarde. La presenza delle api simboleggia la laboriosità della popolazione locale (URILEI, 2001). |
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Comune di Urbania (PU) |
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Lo stemma della città di Urbania (letteralmente
“città di Urbano”) fa riferimento
alla sua origine “pontificia”. Nel 1636,
infatti, papa Urbano VIII (card. Maffeo Barberini) la
rifondò simbolicamente elevandola al grado di
Diocesi e di Città e il suo nome, Castel Durante,
fu mutato in quello attuale di Urbania: gli abitanti
si chiamano, però, ancora durantini (PAOLI, 1984;
POZZI, 1998). |
Comune di Collalto Sabino (RI) |
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Questa località fino al XIX secolo aveva un
unico nome (Collalto). L’attuale versione dello
stemma (art. 4 dello Statuto comunale) fa riferimento
a questo nome: l’antico “Collis Altus”.
La figurazione “rende bene l’idea”
con la presenza di tre cime azzurre, nella tipica stilizzazione
all’italiana, delle quali la centrale
è la più alta; su di esse poggia un cervo
maschio alludente alla posizione elevata della località.
Sullo sfondo è rappresentato lo scudo antico
della comunità (partito d’argento
e di rosso); lo stemma è sormontato, oltre che
dalla corona nobiliare da tre api d’oro allineate
(in fascia) che ricordano la famiglia romana dei Barberini
che, nel maggio 1641, fu investita della Baronìa
di Collalto. |
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Comune di Fabrica di Roma (VT) |
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Da documenti di Archivio si desume
che lo stemma (art. 6 dello Statuto, deliberazioni C.C.
n. 31 del 5/2/1992 e n 3 del 15/2/2002 ) è antichissimo,
del 1500 circa. |
Comune di Lapio (AV) |
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Lo stemma (art. 2 dello Statuto comunale) presenta
quattro parti (inquartato da un “filetto
in croce d’oro”) posizionate (abbassato)
sotto un capo rosso riportante le due consonanti
presenti nel nome stesso. |
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Comune di Nola (NA) |
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Questo stemma rappresenta un caso araldico
molto curioso. |
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Comune di Pietramelara (CE) |
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Lo stemma (art. 5 dello Statuto, deliberazione
C.C. n. 13 del 29/4/2003) riporta in campo azzurro tre
api d’oro che sormontano un alvare posto sopra
un mucchio di pietre. |
Comune di Melissano (LE) |
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Il Comune di Melissano, autonomo dal 1° gennaio 1923, solo nel 1958 si occupò del riconoscimento dello stemma civico (art. 8 dello Statuto, deliberazione C.C. n. 21 del 9/8/2006); questo riporta in campo azzurro, un’ape d’oro, accompagnata da tre carrube (due in capo e una in punta dello scudo). Per anni si è ritenuto che il toponimo “Melissano” derivasse dalla pianta del gen. Melissa (SCOZZI, 1990), specie vegetale che, contrariamente a quanto pensassero i locali, è scarsamente visitata dalle api (RICCIARDELLI D’ALBORE e INTOPPA, 2000); uno stemma civico, quindi, che solo indirettamente si richiama al nome del Comune. |
Comune di Africo (RC) |
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Lo stemma (art. 1 dello Statuto, deliberazione
C. C. n. 29 del 31/7/2002) riporta in punta
tre colli cilindrici, disposti a piramide, con la parte
superiore arrotondata che costituiscono il cosiddetto
monte all’italiana (GHIRARDI,
2006); essi ricordano che questo è un Comune
di montagna (670 m. s. l. m.). |
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Comune di Melissa (KR) |
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Secondo alcune leggende il toponimo
“Melissa” deriverebbe da Melisseo, re di
Creta a cui è attribuita la fondazione del paese
e dalla fama della maga Melissa; altri (GASCA
QUEIRAZZA et al., 2003) fanno derivare
il nome dal greco (ape, miele). |
Comune di Avola (SR) |
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E’ probabile che Avola abbia definito il suo
emblema civico nel sec. XIII; questo rimase, inalterato
fino agli anni ’60 del sec. XIX (GRINGERI
PANTANO, 1987). Lo stemma attuale (D.P.R. 14
marzo 2002 e art. 3 dello Statuto, deliberazione C.C.
n. 17 del 10/2/2005) si concretizzò dopo l’Unità
d’Italia; esso è diviso in due parti da
una fascia che abitualmente è rappresentata
curva (per simboleggiare il campo convesso
dello scudo) ma che, invece, dovrebbe essere
orizzontale. Nella parte superiore è posta una
croce con i quattro bracci uguali (greca),
mentre nello spazio sottostante, sono rappresentate,
con le ali aperte, tre api. La croce è simbolo
della fede cristiana che la popolazione di Avola ha
sempre professato. |
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Comune di Melilli (SR) |
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Sullo stemma (art. 9 dello Statuto, deliberazione
C.C. n. 119 del 29/11/2001) è raffigurata un’aquila
coronata, con le ali spiegate, coperta al centro da
due scudi ovali (questa è una composizione assai
diffusa fino al XVIII secolo), sormontati da corona
(fig. 56 a). In quello di sinistra si notano cinque
api che si librano in volo verso il sole splendente,
alcuni ruderi con vegetazione; in quello di destra,
diviso in sette parti, due aquile sormontate da corone,
alcune bande (superiormente e inferiormente, simbolo
della famiglia Aragona), due leoni rampanti coronati
(simbolo del potere della famiglia Moncada dei Principi
di Paternò che possedeva molti feudi), tre foglie,
una colonna (una “Torre”) e un Castello.
La Torre e il Castello sono simboli dei sistemi difensivi
di Melilli che vennero distrutti dal terremoto del 9/11
gennaio 1693 e non furono più ricostruiti (MOLLICA.
1999). Lo stemma a sinistra è certamente quello
del Comune e presenta anche una barca a vela che sembra
muovere dai ruderi verso la vegetazione (e che l’estensore
dello Statuto del Comune ha ignorato). |
(1) Sul toponimo “Melilli” si è discusso molto nel corso dei secoli. Per spiegare l’origine del nome, alcuni studiosi (PALMERI, 1850; AMICO, 1856; RIZZO, 1988) collegarono l’antica Ibla al miele, che si produce in gran quantità negli Iblei, ricchi di timo. Tutte le specie del gen. Thymus sono visitatissime dalle api e assicurano notevoli produzioni di miele uniflorale, tipica produzione italiana da salvaguardare (PERSANO ODDO et al., 2000; RICCIARDELLI D’ALBORE e INTOPPA, 2000; ARCULEO e SABATINI, 2007). D’altronde il miele degli Iblei è stato celebrato, fin dall’antichità, da poeti e scrittori (RIZZO, 1990; AA.VV., 1992; MAGNANO, 2004). Per altri studiosi, il toponimo, invece, deriverebbe dall’arabo e significherebbe sentiero trafficato, a causa della sua posizione strategica (MAGNANO, in litteris).
FONTE
BARBATTINI R., Le api nell’araldica civica
italiana V. Apitalia, 34 (5) (2008): 35-38.
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Comune di Alà dei Sardi (OT) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
Lo stemma e il gonfalone (art. 4 dello
Statuto, deliberazioni C.C. n. 29 del 21/6/2000) sono
stati concessi nel 1999 dal Presidente della Repubblica
C. A. Ciampi. Le figure presenti nello stemma richiamano
gli elementi su cui si fonda tradizionalmente l’economia
del Comune e cioè il grano, il sughero, l’allevamento
delle pecore e l’apicoltura (CECCOMORI,
2005). Infatti, nel vasto territorio di Alà dei
Sardi, ricco di flora, le api producono una gran quantità
di miele (dolce o amaro di corbezzolo, FLORIS
e SATTA, 2007) di ottima qualità. |
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Comune di Monti (OT) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
Lo stemma è stato riconosciuto
con D.P.C.M. n° 2187 del 31/03/1983. |
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Comune di Padru (OT) |
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Immagine di Massimo Ghirardi, ispirata all'originale |
Lo stemma civico (art. 2 dello Statuto,
deliberazioni C.C. n. 31 del 23/10/1997 e n. 43 del
16/12/1997) porta, superiormente, due grappoli d’uva
e un’ape (1) e, inferiormente,
in verde, il rilievo del Monte Nieddu; le due parti
(in campo rosso e in campo
azzurro) sono suddivise da una fascia
dorata (CECCOMORI, 2005). |
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Si illustrano anche gli stemmi delle province di Livorno (Toscana) e di Terni (Umbria).
Provincia di Livorno |
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Lo stemma (art. 2 dello Statuto, deliberazione.
n. 25 del 14/2/2002) merita una sottolineatura (per
questo e per gli stemmi di Comuni toscani sopra illustrati,
si veda l’opera coordinata dall’UNITÀ
EDITORIA DELLA GIUNTA REGIONALE pubblicata
nel 1995). |
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Provincia di Terni |
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Fig. 1 |
Bene ha fatto l’amministazione
provinciale di Terni a procedere, qualche anno fa, ad
un restyling del proprio stemma. Infatti, gli insetti
riprodotti precedentemente potevano essere facilmente
confusi con mosche (Fig. 1) o con vespe
(Fig. 2). Nell’attuale versione
(Fig. 3), invece, sono rappresentate,
molto schematicamente, le tre api citate nel decreto
ministeriale del 6/12/1934. Le vecchie versioni sono
state utilizzate dal momento delle concessioni (la prima
il 12 marzo 1936 e la seconda il 27 ottobre 1956) fino
alla ridefinizione effettuata da Michele Spera nel 1987
(BUSSETTI, in litteris). |
Fig. 2 |
Fig. 3 |
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A conclusione di questa “carrellata” (forse incompleta)
si evidenzia come in gran parte degli stemmi individuati (52
pari all’85 %) siano riportate api operaie (vedi
grafico): questo è un uso abbastanza comune
nell’araldica civica internazionale; infatti, solo eccezionalmente
è rappresentata la regina (VAN LAERE,
1982). E’ corretto, però, dire che le api, come
del resto ogni altro insetto, sono abbastanza rare in araldica,
soprattutto in quella più antica. Per quanto attiene
all’araldica gentilizia, esse sono un po' più
frequenti, ma sempre rare (SAVORELLI, com.
pers.). In Italia la famiglia più famosa che ha
le api nel suo emblema è quella dei Barberini, da cui
proveniva papa Urbano VIII: il suo stemma si vede spesso sia
in Vaticano sia a Roma, come nella nota fontana di piazza
Barberini.
L’ape è sempre vista dal dorso e rappresentata,
come avviene normalmente in araldica, montante,
cioè nell’atto di salire, verso la parte alta
dello stemma (capo), con le ali aperte; essa
viene quasi sempre raffigurata “d’oro”,
ma mai su un fiore! L’oro è il primo metallo
nobile usato in araldica e raccoglie in sé ogni significato
buono e glorioso: ricchezza, potenza, magnanimità,
nobiltà, splendore, sovranità, prosperità,
ecc.
Come simbolo, in araldica, l’ape è nobilissima;
essa simboleggia l’industriosità, la fatica “virtuosa”,
la regolarità, la laboriosità e l’operosità
degli abitanti dei Comuni interessati nonché –
di questo era assertore Napoleone – la immortalità
e la resurrezione. E’ quindi un simbolo molto diffuso
su tutto il territorio nazionale.
Da rimarcare è una notazione “mistica”
della simbologia dell’ape; essa, infatti, in Occidente
è anche chiamata ‘Uccello del Signore’
o ‘della Madonna’ e si può considerare
un simbolo dell’anima (BIEDERMANN,
1991). Ciò è valido per quegli stemmi che uniscono
l’aspetto allegorico del lavoro a quello del fedele
(ad esempio quello del Comune ligure di Ceranesi, che ha l’alveare
con le api intorno, simboliche del popolo laborioso per il
bene comune sul quale veglia, in alto, il monogramma di Maria).
Gli usi delle api negli stemmi comunali sono di due tipi:
come parlanti, cioè allusive (come
avviene nei rebus) al nome stesso del Comune, e allegoriche,
come generico simbolo di laboriosità, industriosità,
abbondanza ecc. Questo secondo uso è presente in vari
Comuni, ma è sempre moderno. Per quanto riguarda le
api parlanti si ricordano Avigliana (TO),
Melazzo (AL), Mele (GE), Cassina de’ Pecchi (MI), Melara
(RO), Pietramelara (CE), Melissano (LE), Melissa (KR), Melilli
(SR) e Avola (SR). Tra questi, si sottolinea Melara e Melilli
che devono il loro nome al miele e all’attività
delle api: ciò è motivo d’orgoglio per
gli abitanti (5).
In alcuni casi (Ceranesi, GE; Piario, BG e Ornica, BG) è
più corretto parlare di api alludenti,
in quanto esse “fanno pensare”, per assonanza,
al toponimo.
Quando le api rappresentano una risorsa del territorio, ciò
è evidenziato sullo stemma: questo, infatti, contiene
gli elementi più significativi per identificare il
comune.
Solo in due casi (3,3%), grazie alle scritte interne o esterne,
si fa riferimento al miele; l’alveare (o un suo favo)
è, invece, rappresentato in 7 stemmi (11.7%) a testimoniare
che, fin dall’antichità, in quelle terre si praticava
l’apicoltura.
Last but not least, ci si permette
di esprimere un giudizio sulla rappresentazione grafica, delle
api, in uso in araldica. Le api sono state trattate molto
male dagli araldisti. Spesso, infatti, la morfologia di questi
insetti non è rispettata (FRILLI et al.,
2001): essi, più che api, sembrano mosche!
Quest’affermazione si basa su due constatazioni. La
prima è che, sovente, si vede un paio solo d’ali;
ciò trae in inganno: le api, infatti, sono Imenotteri
e quindi hanno 4 ali ma quando sono a riposo se ne vedono
solo due, richiamando così le mosche che, invece, sono
Ditteri (dotati di un solo paio di ali). La seconda considerazione
è che anche il disegno dell’intero corpo dell’ape
fa assomigliare questi insetti a mosche!
******
Ringraziamenti
Si desidera ringraziare i sigg. Bruno Fracasso e Massimo Ghirardi (www.araldicacivica.it), il sig. Raffaele Ridolfi di Melara (RO), i proff. Pietro Pitruzzello e Paolo Magnano di Melilli (SR), le Amministrazioni Comunali e Provinciali che hanno risposto alle richieste loro inviate, i proff. Pietro Zandigiacomo e Franco Frilli dell’Università di Udine per la collaborazione prestata.
NOTE
1) Il fatto che l’ape e i grappoli
siano vicini può suscitare alcune perplessità.
La prima può far credere che la vite abbia bisogno
dell’intervento dell’ape per essere impollinata;
essa, invece, è un vegetale dall’irrilevante
secrezione di nettare e i suoi fiori sono visitati solo per
la raccolta di polline (Barbattini, 1995).
La seconda è che l’ape possa provocare, con il
proprio apparato boccale, lesioni agli acini. Ciò è
falso, in quanto essa, essendo dotata di mandibole dal bordo
arrotondato, è incapace di lacerare superfici continue
quale l’epidermide degli acini (Frilli
et al., 2001).
2) Pare che Napoleone l’avesse
fatta confezionare per il suo piccolo regno a bordo del vascello
inglese. Essa fu issata sull’isola il 4 maggio 1814,
giorno dello sbarco dell’imperatore a Portoferraio,
e ammainata il 1° marzo 1815, quando egli toccò
il suolo francese a Cap d’Antibes per l'ultima avventura.
Oggi, inalterata, è ancora la bandiera locale dell’Elba.
Essa è conservata presso il Museo Napoleonico Villa
deiMulini (Portoferraio) (così chiamata per la sua
antica struttura che presentava due mulini a vento) che ha
ospitato Napoleone nei dieci mesi di sua permanenza elbana,
dal 4 maggio 1814 al 26 febbraio 1815.
3) Al posto dei gigli dei Borbone, Napoleone
adottò come emblema personale le api, simbolo d’immortalità
e resurrezione. L’ispirazione era venuta ricordandol’offerta
sepolcrale di centinaia d’api dorate - in realtà
delle cicale! - scoperta nella tomba del re merovingio Childerico
I, a Tournai, nel 1653 (se ne conservano due esemplari nella
Biblioteca Nazionale di Parigi). Dal momento che Childerico
era stato il fondatore della dinastia merovingia, le api erano
considerate il più antico emblema dei sovrani francesi.
Allo stesso tempo, le api rappresentavano l’industriosità
dei cittadini di Parigi, che lavoravano fedeli per il loro
imperatore.
4) Nel 1927 (ottanta anni fa) la Provincia
di Terni fu istituita (separandola dalla Provincia dell’Umbria
smembrata nelle tre attuali Province di Perugia, Terni e Rieti)
accorpandola con l’area orvietana, proprio in seguito
allo sviluppo della città, conseguente alla grande
industralizzazione di fine secolo.
5) Già dal ‘700 nella
zona di Melara, quindi non solo in quel paese, ma pure in
quelli vicini, l’attività di apicoltore era diffusissima.
Nel 1877 un noto maestro locale, Cesare Cugola, divulgò
su di un giornale torinese un nuovo modo di costruire le arnie
(Ridolfi, in litteris). Melilli,
purtroppo, a causa della massiccia industrializzazione del
suo territorio, con lo spostamento dalla campagna di moltissima
manodopera, ha perduto l’antica tradizione apicola,
peraltro ancora diffusa negli altri centri iblei (Sortino
ad esempio) (Magnano, 2004).
FONTE
BARBATTINI R., Le api nell'araldica civica italiana VI, Apitalia, 34 (6) (2008): 35-38
******
BIBLIOGRAFIA
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UNITÀ EDITORIA DELLA GIUNTA REGIONALE TOSCANA (COORD), 1995 – La Toscana e i suoi Comuni - storia, territorio, popolazione, stemmi e gonfaloni delle libere comunità toscane. Schede storiche: Franco Franceschi e Sergio Raveggi; schede araldiche: Gian Piero Pagnini; realizzazione grafica dei gonfaloni: Giampiero Gabelli, Moreno Mugelli, Paola Pisani; esecuzione grafica degli stemmi: Paola Pisani. Regione Toscana. Marsilio Editori, Venezia: 438 pp.
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VAN LAERE O., 1982 – Il Museo Internazionale di Apicoltura Apimondia. Atti Conv. Naz. "Per un Museo dell'Agricoltura in Piemonte: III - Passato e Presente dell'Apicoltura Subalpina. Torino, 25-26 settembre 1982": 17-28.
VIDANO C, 1982 – Origine e iniziative delle Istituzioni di Apicoltura dell’Università di Torino. Atti Conv. Naz. "Per un Museo dell'Agricoltura in Piemonte: III - Passato e Presente dell'Apicoltura Subalpina”. Torino, 25-26 settembre 1982: 125-137.
WILCOX R. A., WHITHAM E. M., 2003 –The
Symbol of Modern Medicine: Why One Snake Is More Than Two.
Ann Intern Med., 138: 673-677.
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Pubblicato su Apitalia L’uomo e l’ape - 10/2009 40
Sapevamo di non aver “esaurito” il nostro viaggio in Italia attraverso le
figure apistiche negli stemmi comunali: le precedenti “tappe” hanno
riscontrato un vivo interesse, e molte segnalazioni ci sono arrivate di
stemmi da inserire nel nostro repertorio. Abbiamo raccolto un primo “aggiornamento” su questo tema che vi proponiamo in questo numero.
Abbiamo verificato come l’ape, e il suo mondo, siano elementi
fondamentale della nostra cultura, che rivestono grande valenza
simbolica e metaforica: per questo le api sono state scelte da numerosi
Comuni italiani per rappresentare la comunità, la solidarietà,
la cooperazione, il lavoro e tutti quei valori che rientrano
nel campo del “civismo” e della convivenza.
Dopo le puntate precedenti sulle figure apistiche negli stemmi delle
Città e dei Comuni italiani (Apitalia 2008, XXXIV, 1, 2, 3, 4, 5, 6), che sapevamo
non essere esaustive del panorama
del nostro Paese, abbiamo
ricevuto diverse segnalazioni d’ulteriori
stemmi “in tema” che ci hanno
confermato nell’interesse riscosso da
questo argomento.
Vi proponiamo quindi questo “aggiornamento”,
realizzato sempre in collaborazione
con lo staff del Gruppo
Araldica Civica (www.araldicacivica.it).
Anche per la redazione di questo contributo
fondamentali sono stati i contatti
con le Amministrazioni comunali:
la possibilità, infatti, di “navigazione”
nei loro siti internet è stata di grande
importanza. Le stesse hanno fornito
notizie storiche di grand’utilità.
Per uniformità grafica sono state utilizzate
le immagini ridisegnate degli
stemmi inviati dagli Enti contattati
(va precisato anche che alcuni Comuni
non hanno risposto alle richieste
avanzate).
Il grafico, autore del disegno (eseguito
rispettando le caratteristiche araldiche
degli originali) è Massimo Ghirardi,
coautore della ricerca e illustratore araldico.
Come nei precedenti contributi si è seguito
un ordine geografico.
Il linguaggio tecnico araldico si è specializzato
a tal punto da rendersi
spesso, per chi non lo “frequenta”, di
difficile comprensione: per una più facile
lettura, pertanto, i termini tipici
del gergo araldico usati, saranno riportati
in corsivo.
E’ bene ricordare che la parte principale
dello stemma è lo scudo, simbolo
di protezione dei soldati. Esso è il
fondo sul quale sono disegnate le figure
(naturali o ideali) e può essere di
un solo colore o diviso (tecnicamente
si dice partito) in più parti con diversi
colori.
La parte superiore è detta capo, mentre
quella inferiore è chiamata punta. Bisogna
anche ricordare che, in Araldica,
le direzioni destra e sinistra sono riferite
all’ipotetico cavaliere che indossa
lo scudo, quindi invertite rispetto all’osservatore.
Quasi tutti gli stemmi dei Comuni
italiani sono sovrastati (timbrati) da
una corona turrita (simbolo d’autonomia
territoriale), a sottolineare la
dignità del Comune stesso, e contornati
da due rami: uno d’alloro (simbolo
di gloria) e uno di quercia
(simbolo di forza, in senso sia fisico
sia morale).
Se è assodato che l’alloro è simbolo di
gloria, per quanto riguarda la forza è
opportuno riportare la duplice versione
che viene data: secondo alcuni
starebbe a indicare la forza dell’Ente
Comune, secondo altri quella della
Repubblica (Fracasso, in litteris).
COMUNE DI COGGIOLA (BI) |
|
Lo stemma (art. 4 dello Statuto, deliberazione
C.C. n. 48 del 28/11/2002) è rappresentato da un leone rampante
e cinque api. |
![]() |
COMUNE DI FAVRIA (TO) |
|
Favria deriva probabilmente il suo
nome dal latino Fabrica, attraverso il
tardo Faria, che sarebbe riferito alla
presenza in questa zona di un opificio
militare, come recenti scavi archeologici
sembrano confermare: nella attuale
zona di via Battaglia è stato
ritrovato un deposito di munizioni del
periodo romano. |
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COMUNE DI COMERIO (VA) |
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Comune montano di probabile origine
celtica, infatti i Celti diedero origine
al nome di Kunmaer sulla
direttrice della grande via gallica Ponte
Tresa-Laveno. |
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EX COMUNE DI AVESA (VR) |
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Avesa è un piccolo borgo situato nell’omonima
valle poco a nord di Verona;
dagli anni Venti è diventato
frazione del Capoluogo, ma prima era
Apitalia
Comune autonomo. |
COMUNE DI PONTELONGO (PD) |
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Oggi il Comune ha uno stemma che
nulla ha di pertinente alla nostra ricerca
ma precedentemente, in seguito
ad un’istanza del 21 aprile 1921,
venne concesso con Regio Decreto di
Vittorio Emanuele III del 16 novembre
1933 uno stemma: “Di verde, alla
barbabietola fogliata di verde a sei api
d’oro, tre nella barbabietola e tre disposte
due in capo ed una in punta” ed un
gonfalone “d’azzurro”. |
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COMUNE DI SALA BAGANZA (PR) |
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Napoleone Bonaparte, forse per legittimare
il suo trono imperiale, le fece
ricamare sul manto imperiale (e anche
sulle “robe” da parata, al posto dei gigli
della dinastia che aveva sostituito) e le
fece adottare come emblema caratteristico
dell’araldica imperiale in genere,
dove rappresentavano l’industriosità
dei cittadini che lavoravano fedelmente
per il loro sovrano. |
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A questo proposito occorre precisare
che ben sei città del litorale Piceno
hanno la parola “porto” nella loro denominazione. |
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Per i restanti centri costieri
la denominazione è solo occasionale e
forse anche impropria dal momento
che porti veri e propri in queste zone
non ci sono mai stati: non li permettevano
i bassi fondali e le coste piatte e
sabbiose. Il nome, quindi, deriva ad
essi soltanto dal fatto di essere sorti in
prossimità degli attracchi che altrettante
città dell’interno (nel caso specifico
Sant’Elpidio a Mare) avevano sul
litorale e che, con buona dose di retorica,
venivano detti, appunto, “porti”. |
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Mercatino Conca, nota sin dal 1272
con la denominazione di Pian di Castello,è uno dei Comuni del Montefeltro
e fino al 1940 fece parte del
Comune di Monte Grimano. |
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Melendugno deve il suo nome, quasi
certamente - visto che mancano fonti
ufficiali - al miele e all’attività delle api
(la parola mele, infatti, nel dialetto locale,
significa miele, anticamente prodotto
in abbondanza): ciò è motivo
d’orgoglio per i melendugnesi. |
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Tradizionalmente
si ritiene che i primi abitanti
(insediatisi intorno al XII secolo) denominarono questo centro Melendugno
proprio a motivo della copiosa
produzione di miele e dei prodotti derivati
dal latte che qui vengono lavorati: |
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La convinzione che Melicuccà significhi“conca di miele”, secondo la quale
il toponimo trova origine dal sintagma (7)
latino mellis concha, si è radicata nei
melicucchesi e dura anche ai nostri
giorni. Per questo lo stemma (come riportato
dall’art. 4 dello Statuto del
Comune adottato con delibera n. 5
del 25/3/2002) raffigura una coppa di
miele con sopra delle api, che va interpretata
sia come il risultato del lavoro,
a cui è dedita la popolazione, sia
come ricchezza prodotta da e per la
comunità. |
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In questo stemma (DPR 1° luglio
1952) il monogramma di Maria (formato
da una A intrecciata ad una M
di Ave Maria) con la corona e le dodici
stelle furono aggiunte nel 1949 in seguito
per ricordare la visita della statua
della Madonna di Fatima in Italia. |
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In questo stemma (art. 8 dello Statuto)
la figurazione è alquanto convenzionale
e allusiva alle principali risorse del
territorio: commercio, apicoltura, marineria
e agricoltura. |
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Ornamenti
esteriori da Comune”. |
Con questa puntata, si è voluto compiere
un’altra tappa del nostro viaggio
in Italia attraverso gli stemmi che
hanno attinenza al mondo dell’apicoltura.
La ricerca è stata molto complessa
perché sono molti in Italia a
possedere una stemma di questo tipo,
ma non esiste un repertorio aggiornato
dell’esistente: non tutti i Comuni
hanno una regolare concessione
depositata presso l’Archivio Centrale
dello Stato (sede all’EUR, a Roma); la
figura dell’ape è molto diffusa nell’Araldica
Civica e anche recenti concessioni
l’hanno ripresa.
Ci siamo occupati di un ambito ancora
molto vivo e dinamico che spesso
sorprende chi avvicina l’Araldica degli
Enti Territoriali (basta vedere il notevole
numero di richieste di concessione
ancora pendente presso l’Ufficio
Onorificenze e Araldica della Presidenza
del Consiglio 9) per cui ipotizzabile
un ulteriore “aggiornamento” in
futuro. Abbiamo incontrato molti
esempi, alcuni veramente interessanti,
dell’impiego simbolico dell’ape.
Molti
stemmi possono essere ricondotti al
genere Parlante (detta anche Cantante
o Agalmonica); stemmi cioè che, attraverso
gli smalti (cioè i “colori”) o alle
figure, alludono al nome della città.
Oppure giocano sull’assonanza o sulla
similitudine con il nome. Spesso solo
alcuni elementi formano una sorta di“gioco di parole” o stabiliscono una
relazione sonora con il Comune titolare.
In sostanza si tratta di emblemi“basati sulla parola” e illustrano, come
nei rebus, il nome del titolare, magari
in forma variata. Tra i più celebri, esulando
dal nostro campo di ricerca, ricordiamo
quello della famiglia
Canossa di Verona, che ha tutt’ora un
cane tenente un osso tra i denti; quello
degli Scaligeri di Verona che avevano
una scala quale emblema; quello della
famiglia del celebre condottiero Bartolomeo
Colleoni di Bergamo che
aveva, in origine, come simbolo principale
tre coppie di testicoli di leone
(“collioni”: coglioni, testicoli, simboli
di fiera forza); o quello degli Orinali,
che mostrava dei vasi da notte!
Infine, lo stemma dei Barberini, la più
conosciuta tra le famiglie nobili ad
avere le api come simbolo, in origine
aveva dei Tafani, anch’essi con funzione“parlante” perché il loro cognome originale
era Tafani di Barberino.
Al di là
degli esempi citati, questi stemmi assolvevano
al compito di essere facilmente
ricordati e interpretati.
Sentitamente si ringraziano gli altri
componenti del gruppo Araldica Civica:
Bruno Fracasso (di Aosta, coordinatore
del gruppo), Davide Visentini
(di Curtatone, MN), Giovanni Giovinazzo
(di Torino), Giancarlo Scarpitta
(di Sarmeola di Rubano, PD), Francesco
Maida (di Ranica, BG), nonché le
Amministrazioni Comunali che hanno
risposto alle richieste loro inviate, il
prof. Franco Frilli dell’Università di
Udine e il prof. Alessandro Savorelli
dell’Università di Pisa per la collaborazione
prestata.
Renzo Barbattini*
e Massimo Ghirardi**
BARBATTINI R. BERGAMINI G., 2009 - L’ape nell’arte di Bernini, Apitalia, 35 (6): 35-39.
FOX DAVIES C., 1909 - A complete guide to Heraldry, Edimbourg: pp. 25, 260-261.
MARTIN S., 2007 - L’abeille et la ruche, symboles et armoiries, (chez l’auteur) Paris: p. 7-9, 16, 24, 29, 39.
MORRONE M. 2004 - Il castello manfredonico. In AA.VV. - La Valle del Platani. Gruppo Editoriale Kalos (PA): 37-39.
PARINELLO D., 1998 - La città di pietra. In AA.VV. - Mussomeli. Edizioni Ariete (PA): 6-18.
PASTOREAU M., 2005 - Medioevo simbolico, Laterza (Bari): 404 pp.
PELLEGRINI G. B., 1991 - Toponomastica Italiana, Hoepli (MI): pp. 234, 272
ZALLOCCO A., 1976 - Nicola Pennesi ed il suo Porto Sant’Elpidio, Ed. La rapida (Fermo): 155 pp.
NOTE
1) - Questa ricca famiglia (1581-1730) aveva come stemma uno scudo avente al centro un leone rampante sormontato da tre stelle.
2) - In antropologia, un totem è un’entità naturale o soprannaturale, che ha un significato simbolico particolare per una singola persona o clan o tribù, e al quale ci si sente legati per
tutta la vita. Il termine deriva dalla parola ototeman, usata dai nativi americani Ojibway.
3) - Il primo sigillo reale con i gigli è del 1211 creato dal principe Luigi, figlio di Filippo Augusto, alla morte del padre divenuto re Luigi VIII (1223-1226). Pare che le originali api stilizzate
si siano volute interpretare come “gigli” per sottolineare la speciale protezione della Vergine sui re di Francia: secondo la leggenda, creata artatamente, il re dei Franchi Clodoveo I
(Clovis, 481-511) avrebbe ricevuto direttamente da un angelo l’emblema del giglio. Ma solo dal 1179 è ufficialmente emblema dei Re di Francia ed è stato assunto, oltre che per il simbolismo
che rimanda alla purezza, anche per la sua similitudine con lo scettro reale.
4) - Anche i Farnese avevano dei gigli nello stemma, con gli smalti invertiti rispetto ai loro successori: gigli d’azzurro in campo d’oro, e anche per questi si “sospetta” che in origine fossero
foglie di quercia (più precisamente Farnia, Quercus robur) e allusive alla località di origine: Farnese, appunto. In questa versione sono stati adottati nello stemma della Provincia di Parma.
5) - A Melendugno successe, quindi, la stessa inversione di tendenza che capitò alla città di Benevento che dall’antico Maleventum passò, in seguito, a Bonum eventum.
6) - Similmente alle “case-apiario” in uso soprattutto in Trentino e in Slovenia.
7) - Combinazione di due o più elementi linguistici dotata di valore sintattico autonomo, compiuto.
8) - Dal dizionario di www.araldicacivica.it: Ancora: pesante arnese munito di bracci ricurvi (marre) atti a far presa sul fondo del mare per trattenere il natante per mezzo di una fune (gòmena)
o una catena, può avere anche una traversa. Se la trave o la gomena sono di colore differente occorre blasonarli.
9) - Il Ministro per la Semplificazione Amministrativa, Calderoli, ha presentato una proposta (già approvata dal Senato) per l’abolizione di questo ufficio.
******
Grazie alle numerose segnalazioni che
ci sono arrivate dopo l’uscita dei precedenti
articoli (Apitalia (2008), 34 (1,
2, 3, 4, 5, 6) e Apitalia (2009), 35
(2010) (1) si propone un’ulteriore selezione
di stemmi di Comuni italiani con figurazioni
inerenti al mondo delle api.
La nostra ricerca si completa quindi
con questa puntata che ci consente di
ringraziare tutti quanti hanno collaborato,
in particolare i “segugi” del
gruppo italiano di Araldica Civica
(www.araldicacivica.it).
Storicamente l’ape ha sempre rappresentato
un importante simbolo culturale:
sacrifica sé stessa per il bene della
collettività, vive in una società organizzata
e armonica, quindi perfetta per
rappresentare l’ideale di convivenza e
di civismo degli Enti Territoriali.
Questi, per definizione, sono stati istituiti
per la promozione e la tutela del
bene “comune” che produce armonia
e pacifica convivenza, valori fondamentali
che bisogna esser pronti a difendere
(proprio come fa l’ape con il
pungiglione). Anche in passato, per via
della rigida gerarchia delle loro colonie,
questi insetti furono adottati come emblema
dagli aristocratici (2) mentre per
la dolcezza del loro “prodotto” sono
stati proposti come simbolo dei poeti,
degli oratori e dei profeti.
L’eloquenza
di certi predicatori, infatti, fu spesso assimilata
alla dolcezza del miele, come
nel caso di alcuni dottori della Chiesa,
quali San Giovanni Crisostomo (bocca
d’oro) e San Bernardo di Chiaravalle
(doctor mellifluus). Questi, per il loro
parlare fluente - simile al miele - ebbero
come attributo le api che nella
tradizione hanno sempre simboleggiato
il Verbo, la Parola e, quindi, il
dolce eloquio.
Per uniformità grafica sono state utilizzate
immagini ridisegnate degli stemmi
inviati dagli Enti contattati (va precisato
che alcuni Comuni non hanno risposto
alle richieste avanzate e talvolta
le immagini ricevute presentavano una
bassa risoluzione e, quindi, non erano
adatte per una buona resa tipografica).
Il grafico, autore del ridisegno (eseguito
rispettando le caratteristiche araldiche
degli originali) è Massimo Ghirardi, coautore
della ricerca e illustratore araldico.
Per la redazione di questo
contributo, ancora una volta, sono stati
fondamentali i contatti con le Amministrazioni
comunali: la possibilità, infatti,
di “navigazione” nei loro siti
internet è stata di grande rilievo. Le
stesse hanno fornito notizie storiche
molto utili.
I termini tipici dell’araldica sono riportati
in carattere corsivo, perché nel
corso del tempo il linguaggio tecnico
araldico si è specializzato al punto tale
da apparire, a chi non lo “frequenta”,
di difficile comprensione.
Come nei precedenti contributi gli
stemmi sono presentati in ordine geografico
da Nord a Sud.
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Il comune è situato sul versante settentrionale
dell’Appennino Ligure, ai
confini con la provincia di Alessandria
in Piemonte, in una vasta piana
attraversata dal torrente omonimo,
affluente destro del torrente Erro. |
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La fertilità e la morbidezza del terreno
hanno generato il nome antico della
località, DULCIS poi DOLCEI, che
la parlata locale ha infine contratto
nella forma attuale DOLCE’. |
Lo stemma, anche se in uso da molto
più tempo, è stato formalmente concesso
dal Presidente della Repubblica
Alessandro Pertini con Decreto del 18
luglio 1984. Dove è così descritto: “Inquartato:
nel primo di rosso, all’alveare
d’oro, accantonato da quattro api dello
stesso; nel secondo d’azzurro al semivolo
spiegato, d’argento; nel terzo d’azzurro,
alla pera d’argento, fogliata di due di
verde; nel quarto di rosso, all’orso di
nero, rivoltato, ritto sulla pianura di
verde, posta in sbarra. Ornamenti esteriori
da Comune”. |
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La circoscrizione amministrativa della
Provincia di Fermo è stata istituita distaccando
40 Comuni dal territorio
dalla Provincia di Ascoli Piceno con
Legge della Repubblica dell’ 11 giugno
2004 n. 147, ed è divenuta operativa a
tutti gli effetti con le elezioni provinciali
del 6/7 giugno 2009. |
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"Lo stemma scelto dal Consiglio Provinciale
e proposto dallo studio Arteficium (3) è suddiviso in quattro quarti. |
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Lo stemma civico di Melpignano
(concesso dal presidente della repubblica
Giuseppe Saragat l’8 novembre
1965, trascritto nei registri dell'Ufficio
Araldico il 20 dicembre 1965 e citato
all’art. 6 dello Statuto Comunale,
adottato con deliberazione n. 53 del
30 gennaio 2003) raffigura un albero
di pino d’Italia posto sopra un favo
(così dice lo statuto comunale anche
se, in verità, ha più la foggia di un
apiario a “casetta” (costituito da 18 alveari),
lo smalto dello scudo è normalmente
blu anche se esiste sul sito web
una versione di colore rosso. |
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L’attuale circoscrizione amministrativa
di Melpignano è stata costituita da re
Ferdinando II delle Due Sicilie con
Decreto Regio del 4 luglio 1836 (entrato
in vigore il 1 gennaio 1837), che
ne ha distaccato il territorio dal Comune
di Castrignano dei Greci, a sua
volta costituito dopo l’abolizione dei
feudi dal governo napoleonico, con
legge 2 agosto 1806 n. 130. |
COMUNE DI PULSANO (TA) |
|
Lo stemma del Comune di Pulsano è
un esempio molto interessante, per la
nostra ricerca, perché è l’unico (che ci
risulta) raffigurante l’ape in volo vista
di profilo. Sul significato di questo
raro emblema civico lo storico locale
Andrea De Marco riporta:“…è nato [refuso: probabilmente intende“noto”] fin dalla nascita dei Comuni
di Pulsano e Leporano. Esso è
formato da tre fiori posti in campo verde
e cielo azzurro. Vi sono tre ciliege poste
in alto, un ape svolazzante e tre fiori con
una corolla finale di rami di leccio. Il
tutto sormontato da una grande corona
principesca d’oro. Questo simbolo rappresenta
la fertilità, l’amore, la modestia,
l’ubbidienza e il lavoro. |
|
|
La descrizione, dal punto di vista araldico,
non è molto precisa. Con il termine
campo si indica il fondo dello
scudo (in questo caso: azzurro) e i fiori
si definiscono come nodriti dalla campagna
(o, meglio ancora, da una terrazza)
erbosa di verde. |
COMUNE DI ORTUERI (NU) |
|
Ortueri è un borgo di origine altomedioevale:
i primi abitanti si insediarono
nelle località Travi ed Alas Ruinas che erano state colonizzate già dai Romani.
Oggi è un centro importante
della provincia di Nuoro, situato a 586
metri sul versante occidentale dei
monti del Gennargentu. Nel Medioevo
apparteneva alla curatoria del
Mandrolisai, nel Giudicato di Arborea
(i Giudicati erano i quattro “regni” autonomi
che componevano la Sardegna
medievale). In seguito fece parte del
Marchesato di Oristano ed infine della
Contea di San Martino fino all’abolizione
dei feudi nel XIX secolo. Il territorio
di Ortueri è ricco di vigneti e
di foreste di leccio e sughero. |
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A conclusione di questa lunga carrellata
sugli stemmi di Comuni e Province
italiane con riferimenti apistici
si desidera accomiatarci dai lettori riportando
l’immagine dello stemma
della Comunità Montana del Giovo,
che, pur non essendo un Comune, è
pur sempre un Ente territoriale (essendo
formata dall’associazione di diversi
Comuni), in Provincia di Savona:
|
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La Comunità Montana del Giovo
(Legge n. 1102 del 3 dicembre 1971.
Istituzione delle Comunità Montane)
ha un proprio stemma e un proprio
gonfalone. |
******
Sentitamente si ringraziano gli altri
componenti del gruppo Araldica Civica:
Bruno Fracasso (coordinatore),
Giovanni Giovinazzo, Giancarlo Scarpitta,
Francesco Maida; nonché le
Amministrazioni Comunali che
hanno risposto alle richieste loro inviate;
un ringraziamento anche a Tiziana
Di Biaso della biblioteca
comunale di Pulsano, al prof. Franco
Frilli dell’Università di Udine e al prof.
Alessandro Savorelli dell’Università di
Pisa per la collaborazione prestata.
******
NOTE
1) In questa puntata è stato citato lo stemma del Comune di Melicuccà (RC). Il 20/6/2010 è
stato presentato alla cittadinanza il nuovo Stemma (D.P.R. 3/11/2009). Esso, seppur siano
state apportate alcune modifiche imposte dal regolamento araldico, ha mantenuto la vecchia
raffigurazione di una coppa di miele con sopra numerose api. Questa raffigurazioneè ispirata da un episodio narrato nel “Bios” di Sant’Elia lo Speleota (= abitatore di grotte,
Reggio Calabria, 863 - Melicuccà, 11/9/960) ove il calice simboleggia la grotta del Santo e
le api i monaci e le multitudini che egli attrae.
2) Maffeo Vincenzo Barberini, elevato al soglio pontificio col nome di Urbano VIII, sostituì i
tafani dello stemma di famiglia con delle più nobili api d’oro. I tafani erano assonanti col
cognome antico della famiglia: Tafani (o Tavani) da Barberino, e adottate da Taddeo diCecco, avo del papa, che le aveva scelte in abbinamento ad un paio di forbici, essendo
egli tessitore.
3) la Società Arteficium, è risultata prima classificata nell’apposito concorso indetto dalla Provincia.
4) Unione tra alcuni Comuni della Provincia di Lecce costituitasi il 28 settembre 2001; iniziamente ad aderirono questi Comuni: Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martignano Martano, Melpignano, Soleto, Sternatia. Zollino. Il 1/1/2005 ha aderito il Comune di Carpignano Salentino e l’1/1/2007 il Comune di Cutrofiano.
5) Si definisce grembio (o anche gherone)
ognuno dei triangoli formati dalle linee
di partizione mediane (verticale e orizzontali)
e diagonali dello scudo intersecantesi
al centro, che risulta quindi
suddiviso in otto spazi triangolari, in una
figura che rassomiglia una “girandola”.
Semigrembiato significa quindi che la figura
così ottenuta appare come tagliata
a metà lungo la linea mediana verticale
dello scudo.
******
L’ELENCO DEI COMUNI TRATTATI
|
******
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