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GIANNI BORTA |
Fig. 10 - Opera pittorica di Gianni Borta per un Convegno di apicoltori (2002)
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GIORGIO CELIBERTI |
Giorgio Celiberti è nato a Udine, città
dove vive e lavora, il 19 novembre
1929. Di lui Vittorio Sgarbi scrive: “Celiberti è in realtà un figurativo dell’anima
in quanto riesce a rappresentare in modo
realistico i sentimenti della sua profonda
interiorità, qualcosa che quindi si segna
sul suo cuore, mentre si segna sul muro;
pittore di memoria e pittore di emozioni. |
Fig. 11 - Serigrafia “Senza titolo” di Giorgio Celiberti; negli intenti dell’autore, forse, la “trasfigurazione” di un’ape |
ISAAC KINE |
Fig. 12 - La “Ruche”, opera pittorica dell’artista francese Isaac Kine |
Le opere di quest’artista francese contemporaneo,
cariche d’allusioni simboliche
o di connotati surreali, sono
caratterizzate, con disegno ben definito
e sapiente uso della luce, da trasparenze,
velature e dissolvenze che accompagnano
sagome, ombre, figure reali e immagini
speculari.
Più
articolato il secondo lavoro, costituito da
alcuni ‘brani’ cuciti assieme, tutti dominati
dalla presenza di un “capo” (in tutti
i sensi), di grandi dimensioni e visto
frontalmente, che tuttavia non ha le fattezze
di un’ape regina ma di un Vespide
del genere Vespula Thomson (cfr. la Vespula
vulgaris (Linnaeus) in fig. 14); si
tratta pur sempre di un Imenottero Aculeato
a costumi sociali, con società governate
da una regina. |
Fig. 13 - L’”Abeille reine”, altro lavoro di Kine con allusioni apistiche |
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Fig. 14 - Un Imenottero Vespide, la Vespula vulgaris (Linnaeus), vista frontalmente |
Quotidiani e rotocalchi, libri e locandine pubblicitarie
con troppa frequenza veicolano erronei messaggi visivi
riguardo all’identità dell’ape.
Con una panoramica su questo tipo di “sviste”,
che denotano superficialità o incompetenza e rendono
un pessimo servizio alla correttezza della comunicazione
e della divulgazione scientifica, si conclude il viaggio ideale
degli autori alla ricerca delle “false api”
Ci piace concludere con un excursus
nella pubblicità, nella stampa quotidiana
e più in generale nell’editorìa.
Il legame fra il fenomeno “arte” (arte
figurativa) e il fenomeno “pubblicità” è
assai forte e la sua evidenza più immediata
sta forse nel fatto che entrambe
queste attività umane comportano tre
componenti concatenate: l’opera, l’autore,
il fruitore.
Generalmente nell’arte prevale la regìa
dell’autore e la centralità dell’opera,
mentre nella pubblicità prevale il ruolo
attivo del fruitore e la funzione mediale
dell’opera.
Anche i cosiddetti “creativi” incorrono
non di rado in vistosi lapsus nel campo
della sistematica entomologica: ne riportiamo
alcuni esempi, assieme ad
altri che riguardano articoli giornalistici
o il frutto di altre attività editoriali.
Siamo ben consapevoli che il
nostro è solo un modestissimo campionario,
nient’altro che la punta di
un iceberg.
L’errore di gran
lunga più diffuso,
analogo alla libertà
di certi artisti contemporanei,
consiste
nell’uso di immagini di Ditteri Sirfidi
invece che di api.
Una nota rivista italiana destinata agli
apicoltori riportava nel 1987 la pubblicità
di un prodotto farmaceutico contro
la nosemiasi, una grave malattia che
colpisce le api adulte, soprattutto le
bottinatrici. Peccato che una delle foto
accompagnatorie illustrasse un Sirfide
intento a visitare un fiore (fig. 1) !
Nel 2002 un’organizzazione apistica presente sul territorio nazionale diede alle stampe un libro dal titolo "I colori del miele". In copertina il solito madornale errore: un Sirfide - in questo caso indubbiamente una Eristalis - spacciato per ape (fig. 2) !
Fig. 1 - Un Sirfide e non l’ape nella pubblicità (1987) di un prodotto contro la nosemiasi delle api! |
Fig. 2 - Un’Eristalis (Sirfidi) nelle improbabili vesti di ape sulla copertina del libro I colori del miele (2002) |
Il 30 settembre 2007 a Marentino (Torino) si tenne la 12a edizione della tradizionale “Fiera del miele”, mostra mercato dei prodotti agroalimentari e dell’artigianato locali. Anche in questa circostanza la locandina della manifestazione riproduceva uno dei più comuni Sirfidi (fig. 3).
Un diffuso settimanale illustrato a tiratura
nazionale è incorso, nel 2008,
nella medesima confusione sistematica
a margine di un’intervista al professor
Giorgio Celli dell’Università di Bologna.
L’intervista verteva sul sentito
problema delle “morìe” delle api, e la
didascalia della foto a corredo recitava: Insetti preziosi. Illustriamo il servizio
sul pericolo d’estinzione delle api, fra
le risorse più preziose della natura per
l’importante ruolo che svolgono nell’impollinazione
degli alberi da frutto,
con l’immagine ingrandita di uno di
questi insetti su un fiore”.
Affermazione
concettualmente sacrosanta, peccato
che l’insetto in fotografia (fig. 4)
fosse un Sirfide del genere Syrphus Fabricius:
un pessimo servizio reso dalla
redazione della rivista al noto entomologo
bolognese!
Fig. 3 - È toccato a un Sirfide l’onore di
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Fig. 5 - Benché in visione frontale, non è difficile riconoscere un Sirfide in questa presunta “ape”. |
Poco o nulla di diverso dalla foto (fig. 5) che accompagnava la tragica notizia della morte per shock anafilattico di una signora punta da un’ape, riportata il 3 agosto 2009 da un quotidiano del Nord-Est, o da un’altra (fig. 6), in questo caso il Sirfide sembrerebbe del genere Chrysotoxum Meigen) che il 30 novembre dello scorso anno corredava in un diffuso quotidiano dell’Emilia-Romagna un’intervista a Lucio Cavazzoni, già presidente di Conapi, l’ente che raggruppa centinaia di aziende apistiche e numerose cooperative e associazioni di produttori in tutt’Italia.
Non possiamo qui tacere, infine, i casi
in cui certi servizi televisivi che parlavano
di api e problematiche correlate
ci hanno propinato belle riprese di Sirfidi
in attività sui fiori, e di api…
nemmeno l’ombra.
Similmente al campo delle opere artistiche,
anche nell’editoria non sono
però solo i Sirfidi, tra i Ditteri, a “usurpare”
la scena alle api. Come non rimanere
un po’ stupiti, ad esempio, di
fronte all’edizione del 2004 dell’opera
Bees of the World di Christopher
O’Toole e Anthony Raw (pubblicata
da Facts On File a New York), la cui
copertina è occupata a tutto campo
dalla macrofotografia di una “mosca” o“moscone” su un fiore (fig. 7) (verosimilmente
in questo caso trattasi di un
grosso Muscide del genere Mesembrina
Meigen)?
Ulteriore esempio di una più
che probabile interferenza indebita di
un editore nell’opera di competenti
entomologi.
Sebbene l’ape sia l’insetto da sempre
più noto e più importante per il genere
umano, se guardiamo alla serie di“sviste” sopra riportate e alle tante altre
che indubbiamente potrebbero aggiungersi,
ci rendiamo conto che, a
quanto pare, il suo aspetto per molti è
tutt’altro che inconfondibile, il suo riconoscimentoè problematico ai più.
Parrebbe quasi che nell’immaginario
popolare l’ape sia presente più che
altro genericamente come un oggetto
volante con ali trasparenti, dotato di
addome anellato di nero e di giallo o
arancio; così, del resto, la si vede talvolta
simpaticamente presente anche
nei fumetti o nei cartoni animati.
A questa rappresentazione mentale
probabilmente non è estranea l’ambivalenza
implicita nell’idea che la gente
ha di quest’insetto, da un lato gradevole
perché utile produttore di miele,
dall’altro sgradito e temibile per le sue
punture.
Il messaggio di allarme insito nella vistosa
colorazione variegata gialla e nera
delle vespe o in quella un po’ meno
appariscente, ocracea e nera, delle api,
elaborato nel corso dell’evoluzione e fatto proprio, a scopo mimetico protettivo,
dagli indifesi Sirfidi e da altri
insetti meno noti e diffusi, da tempo
immemorabile è entrato anche nella
consapevolezza del genere umano, e lo
si può notare perfino nella segnaletica
del mondo civilizzato, dove l’alternanza
di bande gialle e nere è divenuta
a tutti gli effetti un segnale di attenzione,
se non di allarme.
Tale messaggio deve aver giocato un
ruolo non indifferente nel costituirsi
del generico e ampio archetipo visivo
che molti si sono fatti dell’ape stessa, o
dell’ape congiuntamente alla vespa, e
che ha come conseguenza le confusioni
sopra analizzate, laddove non si tratti
di volontaria ‘trasfigurazione’ artistica
per rendere più immediata la comunicazione
con un pubblico che dell’insetto
abbia soltanto un’immagine vaga,
generica o distorta.
Si noti poi che le opere artistiche da
noi rintracciate sono di autori recenti,
contemporanei o quasi: nell’arte contemporanea
vi è ampio spazio per la libertà
espressiva e l’imprevedibilità;
certi possibili travisamenti quindi non
devono sorprenderci più di tanto!
Quali che ne siano le cause, queste “sviste”
in fondo ci fanno intravedere
anche, sul piano biologico, l’ampia
portata del fenomeno mimetico, efficace
in molti casi - a quanto sembra -
pure sulla specie umana. Che altro è il
mimetismo se non, prima di tutto,
un’imitazione ingeneratrice di equivoco,
di inganno?
È peraltro evidente che l’uso di tali immagini
improprie non giova alla formazione
di corrette conoscenze
scientifiche, e ciò è grave soprattutto
nei riguardi dei più giovani: sarebbe
auspicabile che, per lo meno nel
campo dell’editoria, della pubblicità e
della comunicazione televisiva e tramite
internet, vi fosse maggiore preparazione
e senso di responsabilità da
parte di chi sceglie o gestisce fonti iconografiche,
immagini e filmati. Saper
riconoscere un’ape da altri insetti che
api non sono è certamente importante
per tutti, quantomeno per non allarmarsi
ingiustificatamente in caso di incontro
ravvicinato con esseri del tutto
innocui.
Vogliamo qui ricordare con gratitudine
il compianto dottor Stefano Fugazza,
già direttore della Galleria
d’Arte Moderna “Ricci Oddi”, Piacenza,
per le indicazioni che ci fornì.
Desideriamo inoltre ringraziare, per la
collaborazione prestata, la dottoressa
Laura Bortolotti del CRA-API di Bologna,
le dottoresse Francesca Bigliardi
e Cecilia Farinelli (Cariparma, Parma),
il dottor Francesco Intoppa del CRAPAV
(Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione
in Agricoltura, Centro
di ricerca per la patologia vegetale,
Roma), il professor Aulo Manino
dell’Università di Torino, il dottor
Claudio Porrini dell’Università di Bologna,
l’ingegner Franc Šivic (Associazione
apicoltori della Slovenia,
Ljubljana) e il signor Giuliano Zoppi
(Parma).
Un particolare ringraziamento al professor
Franco Frilli dell’Università di
Udine il quale, oltre a fornirci utili indicazioni,
ha effettuato la revisione del
manoscritto.
- BELLONZI F., 1970 - Amedeo Bocchi, De Luca editore, Roma.
- CASERO C., 2007 - La sala del Consiglio, pp.158-159, in: CARAMEL L. (a cura di), Amedeo Bocchi. La luce della bellezza e della “vita vera”, MUP, Parma, 470
pp.
- DELSANTE U., GONIZZI G., 1994 - Amedeo Bocchi e la Sala del Consiglio della Cassa di Risparmio 1916 -
1976, Le Collezioni d’Arte della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza, Parma: 28 pp.
- GILBERT F.S., 1986 -
Hoverflies (With plates by S.J. Falk), Naturalists’ Handbooks 5, Cambridge University Press, Cambridge, V+66 pp.
- GUIGLIA D., 1972 - Les guêpes sociales (Hymenoptera Vespidae) d’Europe Occidentale et Septentrionale, Masson
et C.ie Éditeurs, Paris (Faune de l’Europe et du Bassin Méditerranéen, 6), VIII+181 pp.
- POZZI G., 1972 - Insetti
d'Italia, Aldo Martello editore, Milano, (collana I miracoli della natura), VII+156 pp. (cfr. p. 102).
- SPERONI F., 1994
- Arte e pubblicità, pp. 26-37, in: ABRUZZESE A., COLOMBO F. (a cura di), Dizionario della pubblicità (storia, tecniche
e personaggi), Zanichelli, Bologna, X+480 pp.
- TIMI F., 2010 - La decorazione della Sala Bocchi, Noi della Cassa: il giornale della “Gente” della Cassa, 19: 8-11.
- TREMBLAY E., 1994-1997 - Entomologia applicata. Volume
Terzo (Parte seconda: Ditteri Brachiceri (Caliptrati esclusi), Parte terza: Ditteri Brachiceri (Caliptrati), Sifonatteri e
Strepsitteri), Liguori Editore, Napoli, 213 pp., 137 pp.
- TURILLAZZI S., 2003 - Le società delle vespe, Alberto Perdisa
Editore, Bologna, XIII+251 pp.
- WICKLER W., 1991 - Mimetismo animale e vegetale, Franco Muzzio Editore,
Padova, 220 pp.

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*Dipartimento di Biologia
e Protezione delle Piante
Università di Udine
**Istituto di Entomologia
e Patologia vegetale
Università Cattolica del Sacro Cuore,
Piacenza
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