Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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LUCIA


"Io sono la serva del Dio eterno" (La Martire a Pascasio)

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Siete voi la luce del mondo

"Siete voi la luce del mondo. Una città costruita su un monte non può rimanere nascosta; e non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, perché faccia luce a tutti quelli che sono in casa. Il Signore aveva chiamato prima i suoi discepoli sale della terra, perché con la sapienza celeste ridiedero sapore al cuore dell'uomo, divenuto scipito per opera del demonio. Li chiama ora luce del mondo, perché illuminati da lui, vera ed eterna luce, divennero anch'essi luce delle tenebre.

E non senza motivo Gesù, sole di giustizia, chiama i suoi discepoli luce del mondo, perché mediante essi, quasi raggi splendenti, infuse in tutto l'universo la luce della sua conoscenza; essi, infatti, fugarono le tenebre dell'errore dalle menti degli uomini, mostrando la luce della verità.

Anche noi, illuminati da loro, siamo divenuti da tenebra luce, secondo l'affermazione dell'Apostolo: Eravate una volta tenebra, ora siete luce nel Signore, e ancora: Non siete figli della notte, né della tenebra, ma siete figli della luce e figli dei giorno. Anche san Giovanni, nella sua lettera, testimoniò dicendo: Dio è luce, e chi rimane in Dio è nella luce, come egli stesso è nella luce. Se dunque godiamo di essere stati liberati dalle tenebre dell'errore, dobbiamo sempre, come figli della luce, camminare nella luce. Dice infatti l'Apostolo: Voi dovete brillare come fonti di luce in questo mondo, impregnati della Parola di vita.

Se non ci comportiamo in questo modo, la nostra infedeltà nasconderà e oscurerà come un velo l'utilità di una luce così necessaria, a danno nostro e degli altri, divenendo simile al servo che preferì nascondere il talento ricevuto, piuttosto che trafficarlo per i beni celesti. E sappiamo per averlo letto quale ricompensa abbia ricevuto. Perciò quella lampada splendente che fu accesa perché ne usassimo a nostra salvezza, deve sempre risplendere in noi. Possediamo infatti la lampada del comandamento divino e della grazia spirituale, di cui aveva detto David: Lampada ai miei passi è la tua parola, e luce sulla mia strada, e Salomone: Perché il precetto della tua legge è una lampada.

Questa lampada della legge e della fede non deve da noi essere occultata, ma tenuta sempre alta nella Chiesa, come su di un candeliere, per la salvezza di molti; affinché noi per primi usufruiamo della sua luce, e tutti i credenti ne siano illuminati."

Dai « Trattati sul Vangelo di Matteo » di san Cromazio, vescovo
(Trattato 5, 1.3-4; CCL 9, 405-407)

 Dedicato alla memoria di Assunta Savio (… 1 ottobre 2008)

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PENSIERI SULLA SANTITA'

"Nei Santi, il Signore manifesta vividamente agli uomini la sua presenza e il suo volto"
(Lumen Gentium)

"Guardiamo i santi, ma non soffermiamoci troppo a contemplarli, piuttosto contempliamo con loro Colui la cui contemplazione ha riempito la loro vita (...) Prendendo da ciascuno quel che ci sembra più conforme alle parole e agli esempi di nostro Signore Gesù, nostro solo e vero modello".
(beato Carlo di Gesù)

"i Santi... ciotole di terracotta in cui bere a piccoli sorsi il Cielo" (Damiano Grenci)

"i Santi... briciole di pane che danno il gusto del Pane di Vita: Cristo Signore". (Damiano Grenci)

“Dimmi i santi che ami e io ti dirò la santità che speri” (Card. José Saraiva Martins)

“La santità non è frutto di scelta umana. Non la si può valutare con criteri umani, né stabilire con procedure umane… la santità appartiene a Dio. I santi non sono che uomini di Dio, con un loro modo particolare, definiscono il quadro delle relazioni tra Dio e umanità, con criteri che solo Dio stabilisce. La santità trascende gli angusti confini delle nostre divisioni, dei nostri scismi. L’unità della Chiesa la si raggiunge e realizza grazie alla loro dignità, che diventa comprensibile solo in questo mondo. I santi fanno così da ponte nelle relazioni interecclesiali, non solo perché intercedono per la chiesa, ma perché attingono al loro bontà da quella fonte unica, che è il solo Signore; sono il fondamento della sua Chiesa Una e Santa.”
(S. E. Chrisostomos Konstantinidis, Metropolita di Efeso)

“I santi non conoscono le frontiere, le nazioni; non conoscono nessuna divisione né appartenenza. Loro sono al di sopra di tutti e per tutti! I santi sono il legame più forte tra la terra e il cielo, e ancora tra i popoli stessi. Loro sono i nostri rappresentanti davanti al Signore e mediatori tra i popoli. Loro portano pace laddove c’è discordia e degli sconosciuti fanno amici.”
(S. B. Stefan, Arcivescovo di Ohrid e di Macedonia)

“La devozione ai santi ha un significato speciale per il fatto che essi sono contemporanei: ci richiamano che il mistero di Cristo è presente a noi. (…) Il miracolo più grande che io conosca… il miracolo è il dimostrare della potenza con cui Iddio “mena per il naso” tutti, facendo cose grandi senza il concorso di nessuno! Perciò guardatevi dal prendere in giro i nomi dei santi e invece siatene devoti. La prima devozione deve essere ai santi contemporanei nostri… attraverso di essi, vuole (la Chiesa) insegnare quello che è importante per al Chiesa oggi”.
(don Luigi Giussani, sacerdote ambrosiano, fond. di CL)

“Non hai ancora capito, Milano mia, che fu precisamente per mezzo del Santo Chiodo della Croce di Gesù Cristo, che devotamente conservi e adori, che fosti ultimamente liberata dlla peste? Chi può contare quanti benefici ricevono e quante grazie continuamente ottengo(le popolazioni) per l’intercessione dei santi dei quali venerano le reliquie? … In tanti modi Gesù Cristo ha glorificato i suoi santi; … ha onorato come parti del suo corpo le reliquie, compiendo miracoli ed elargendo benefici per merito loro”.

(San Carlo Borromeo in Memoriale ai milanesi)

“Un segno perenne, ma oggi particolarmente eloquente, della verità dell'amore cristiano è la memoria dei martiri. Non sia dimenticata la loro testimonianza. Essi sono coloro che hanno annunciato il Vangelo dando la vita per amore. Il martire, soprattutto ai nostri giorni, è segno di quell'amore più grande che compendia ogni altro valore. La sua esistenza riflette la parola suprema pronunciata da Cristo sulla croce: « Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno » (Lc 23, 34). Il credente che abbia preso in seria considerazione la propria vocazione cristiana, per la quale il martirio è una possibilità annunciata già nella Rivelazione, non può escludere questa prospettiva dal proprio orizzonte di vita. I duemila anni dalla nascita di Cristo sono segnati dalla persistente testimonianza dei martiri.

Questo secolo poi, che volge al tramonto, ha conosciuto numerosissimi martiri soprattutto a causa del nazismo, del comunismo e delle lotte razziali o tribali. Persone di ogni ceto sociale hanno sofferto per la loro fede pagando col sangue la loro adesione a Cristo e alla Chiesa o affrontando con coraggio interminabili anni di prigionia e di privazioni d'ogni genere per non cedere ad una ideologia trasformatasi in un regime di spietata dittatura. Dal punto di vista psicologico, il martirio è la prova più eloquente della verità della fede, che sa dare un volto umano anche alla più violenta delle morti e manifesta la sua bellezza anche nelle più atroci persecuzioni.
Inondati dalla grazia nel prossimo anno giubilare, potremo con maggior forza innalzare l'inno di ringraziamento al Padre e cantare: Te martyrum candidatus laudat exercitus. Sì, è questo l'esercito di coloro che « hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello » (Ap 7, 14). Per questo la Chiesa in ogni parte della terra dovrà restare ancorata alla loro testimonianza e difendere gelosamente la loro memoria. Possa il Popolo di Dio, rinforzato nella fede dagli esempi di questi autentici campioni di ogni età, lingua e nazionalità, varcare con fiducia la soglia del terzo millennio. L'ammirazione per il loro martirio si coniughi, nel cuore dei fedeli, con il desiderio di poterne seguire, con la grazia di Dio, l'esempio qualora le circostanze lo richiedessero”.
(Incarnatione Mysterium, 13)

“Il Concilio Vaticano II ricorda che «la Chiesa, secondo la tradizione, venera i Santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini».[323] L’espressione “reliquie dei Santi” indica anzitutto i corpi – o parti notevoli di essi – di quanti, vivendo ormai nella patria celeste, furono su questa terra, per la santità eroica della vita, membra insigni del Corpo mistico di Cristo e tempio vivo dello Spirito Santo (cf. 1 Cor 3, 16; 6, 19; 2 Cor 6, 16). Poi, oggetti che appartennero ai Santi, come suppellettili, vesti, e manoscritti, e oggetti che sono stati messi a contatto con i loro corpi o i loro sepolcri, quali olï, panni di lino (brandea), ed anche con immagini venerate.
Il rinnovato Messale Romano ribadisce la validità dell’«uso di collocare sotto l’altare da dedicare le reliquie dei Santi, anche se non martiri».Poste sotto l’altare, le reliquie indicano che il sacrificio delle membra trae origine e significato dal sacrificio del Capo,[326] e sono espressione simbolica della comunione nell’unico sacrificio di Cristo di tutta la Chiesa, chiamata a testimoniare, anche con il sangue, la propria fedeltà al suo Sposo e Signore.
A questa espressione cultuale, eminentemente liturgica, se ne aggiungono molte altre di indole popolare. I fedeli infatti amano le reliquie. Ma una pastorale illuminata sulla venerazione dovuta ad esse non trascurerà di:
- assicurarsi della loro autenticità; là, dove essa sia dubbia, le reliquie dovranno, con la dovuta prudenza, essere ritirate dalla venerazione dei fedeli;
- impedire l’eccessivo frazionamento delle reliquie, non consono alla dignità del corpo umano; le norme liturgiche, infatti, avvertono che le reliquie devono essere «di grandezza tale da lasciare intendere che si tratta di parti del corpo umano»;
- ammonire i fedeli a non lasciarsi prendere dalla mania di collezionare reliquie; ciò nel passato ha avuto talvolta conseguenze deprecabili;
- vigilare perché sia evitata ogni frode, ogni forma di mercimonio, e ogni degenerazione superstiziosa.
Le varie forme di devozione popolare alle reliquie dei Santi, quali sono il bacio delle reliquie, l’ornamento con luci e fiori, la benedizione impartita con esse, il portarle in processione, non esclusa la consuetudine di recarle presso gli infermi per confortarli e avvalorarne la richiesta di guarigione, devono essere compiute con grande dignità e per un genuino impulso di fede. Si eviterà in ogni caso di esporre le reliquie dei Santi sulla mensa dell’altare: essa è riservata al Corpo e al Sangue del Re dei martiri”.

(Direttorio sulla Pietà popolare e liturgia, 2002, nn. 236-237)

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Introduzione

Perchè questa nuova ricerca?

È il desiderio di dare compimento alla ricerca che era già iniziata nel 2007, quando feci memoria che nel 1988, venti anni fa, comprai una statua di santa Lucia, martire siracusana, presso il santuario mariano di Torre di Ruggero (CZ).

La Santa è parte degli eventi della mia vita, perché: di essa era devota mia nonna Maria Agostina Procopio in Grenci ed è anche devota mia mamma Vita; di lei esiste un piccolo santuario a Davoli (CZ), che ha sempre fatto parte delle mie devozioni; e infine il 13 dicembre 1989 partivo per il servizio di leva, che ha segnato la mia vita cristiana e umana.

La dedica della ricerca a “suor” Assunta Savio, Orsolina della Compagnia di Sant’Orsola, ha tante motivazioni: le sue origini siciliane, come la Martire del 13 dicembre; un riconoscenza affettuosa, ora che è in Cielo; e un ricordo che è ritornato alla mente: nella sua casa c’era l’immagine della venerabile Mangano, di cui lei era devota e che in questa ricerca è citata in quanto fa parte della santità di nome “Lucia”.

Prima ci citare l’elenco della santità di nome di “Lucia”, ecco il significato di nome “Lucia”: nome di origine latina che significa "luminoso, splendente". Il nome veniva dato dagli antichi romani a quei bambini che nascevano con le prime luci dell'alba o in giornate particolarmente luminose.


ESEMPI DI SANTITA' DAL NOME "LUCIA"

 

Santa Lucia di Siracusa
vergine martire

13 dicembre.
Martirologio Romano: Memoria di santa Lucia, vergine e martire, che custodì, finché visse, la lampada accesa per andare incontro allo Sposo e, a Siracusa in Sicilia condotta alla morte per Cristo, meritò di accedere con lui alle nozze del cielo e di possedere la luce che non conosce tramonto.

 

Santa Lucia vedova di Roma
Vedova, martire

Lucia era una nobile vedova romana di settantacinque anni e Geminiano un neofito. Lucia fu sottoposta a torture nella Roma Imperiale per mano del proprio figlio e, miracolosamente scampata alla morte, fuggì dalla città insieme al compagno di fede, il nobile Geminiano.  Muovendo verso sud, giunsero in Sicilia prodigandosi nella divulgazione del Vangelo di Cristo; dopo una breve peregrinazione a Taormina, nella costa Ionica della Sicilia, stabilirono la loro sede nei pressi dell’oppidum greco-romano di Mendé situato tra le pieghe del tavolato ibleo nel territorio dell’antica Akrai.
Scoperti dalle autorità, furono sottoposti a martirio insieme ai loro adepti nel 300 circa sotto Diocleziano: numerosi fedeli, sotto la direzione della nobile dama siciliana Massima, innalzarono qui l’antico santuario rupestre in loro memoria e vi deposero i resti mortali.
Il culto era presente a Santa Lucia di Mendola presso Palazzolo Acreide (SR), in sono presenti tracce di chiese rupestri.
I loro "Atti" non sono stati ritenuti storicamente attendibili per cui il culto è stato soppresso nel 1969

 

Santa Lucia martire romana
È un “corpo santo” venerato nella chiesa di San Domenico a La Valletta (Malta).

Con il termine di “corpo santo” si identificano quelle reliquie ossee che, proveniente dalle catacombe romane e non solo, furono traslate nell’Urbe e nell’Orbe, in un periodo comprese tra la fine del XVI secolo e la seconda metà del XIX secolo.

Perché “corpo santo” e non “santo corpo”? La differente posizione dell’attributo (santo) rispetto all’oggetto (corpo) determina una differenza sostanziale: possiamo definirla una certezza d’identità del soggetto. Il “corpo santo” è un oggetto in quanto tale, un corpo di un defunto nelle catacombe, che solo in un secondo tempo ha una valenza sacrale.

 

Ma come riconoscere un “corpo santo” nelle catacombe? Tutte le sepolture erano di “martiri”? È un discorso molto grande che lasciamo ad altri studi, qui vogliamo solo rifarci a Marcantonio Boldetti (famoso custode pontificio e incaricato per l’estrazione dei corpi dalle catacombe), il quale dava per certe le spoglie scoperte attribuendole ad un martire dei primi tre secoli. La simbologia che definiva la sepoltura di un martire era: la palma, il XP, la scritta B.M. (“Beato Martire”), e poi nel suo interno un balsamario con “il sangue”. Spesso la lapide riportava il nome del “martire”, in caso contrario dopo l’estrazione veniva attributo un nome e i criteri di rinomina dei “corpi santi” è molto vario (ad esempio il nome del…. vescovo diocesano o pontefice in carica; titolare della Chiesa che accoglie il corpo; della catacomba da cui è estratto; eccetera).
Ciò che importa, oggi come oggi, è la valenza simbolica del “corpo santo”: un cristiano della Chiesa dei primi secoli (spesso dell’Urbe e quindi la comunione con la Santa Sede), un testimone verace del Vangelo, fino al dono della propria vita con il martirio.

 

Santa Lucia De Monte
vergine, eremita
19 settembre

Ipotetica figlia di un re scozzese, visse in Francia presso le rive della Mosa a Sampigy. Costruì, nei pressi, una chiesa in onore della vergine e dei Santi Pietro e Paolo, in cui poi fu sepolta e dove è venerata in modo particolare per avere il dono dei figli.

 

 

Santa Lucia Filippini
vergine, fondatrice dell’Istituto delle Maestre Pie Filippine

25 marzo

Nasce in Toscana il 13 gennaio 1672 a Tarquinia. Quando Lucia ha appena undici mesi e pochi giorni, la madre muore e pochi anni dopo anche il padre.
A 16 anni ha il felicissimo incontro con il cardinale Barbarigo e decide di entrare nel monastero di S. Chiara in Montefiascone. Il suo ideale è poter illuminare le intelligenze e sollevare i cuori: con l’aiuto del cardinale Barbarigo, dietro le norme della Beata Rosa Venerini e con la cooperazione di una piissima signora, realizza il suo piano apostolico dando origine al ministero educativo delle suore “Maestre Pie Filippine”, dalla loro madre. Presto venne a mancare Rosa Venerini, e Lucia continuò l’opera da sola.
Aprì parecchie scuole a Montefiascone, estese gli istituti a Roma e in altri centri d’Italia e ne costituì parecchi anche all’estero, particolarmente nell’America del Nord, dove tuttora le suore lavorano con grande frutto.
Consunta dalle fatiche, ricca di meriti, spirò dolcemente a Tarquinia il 25 marzo del 1732.
Papa Pio VI nel 1779 ne confermò il culto e ne fissò la memoria al 7 novembre. Successivamente Pio XI nel 1926 l’annovera tra i Beati e, il 22 giugno 1930, la iscrive nel catalogo delle Sante Vergini.

25 marzo. Martirologio Romano: Presso Montefiascone nel Lazio, santa Lucia Filippini, fondatrice dell’Istituto delle Maestre Pie per la promozione dell’istruzione cristiana delle ragazze e delle donne, specialmente quelle povere.

 

 

Beata Lucia da Caltagirone
vergine francescana
26 settembre

Nata a Caltagirone, in Sicilia, si fece clarissa a Salerno. Morì nel 1304 e venne beatificata nel 1514.

26 settembre. Martirologio Romano: A Salerno, beata Lucia da Caltagirone, vergine del Terz’Ordine regolare di San Francesco.

 

 

Beata Lucia Bufalari
vergine agostiniana
27 luglio

Nata a Castel Porziano, sorella del beato Giovanni di Rieti. Prese il velo nel convento agostiniano di Amelia e ne divenne priora. Mori nel 1350. Viene invocata come protettrice contro la possessione diabolica.

27 luglio. Martirologio Romano: Ad Amelia in Umbria, beata Lucia Bufalari, vergine, sorella del beato Giovanni da Rieti, delle Oblate dell’Ordine di Sant’Agostino, insigne per il suo spirito di penitenza e lo zelo per le anime.

 

 

Beata Lucia da Valcaldara di Norcia
religiosa clarissa

La beata nasce nel 1370. A 15 anni si consacra al Signore e fonda a Norcia, nella casa paterna, un primo nucleo di vergini consacrate, che nel 1386, divengono Monastero di San Girolamo.

Nel 1390, fondò un secondo monastero. Nel 1407, vengono unificati come Monastero di santa Chiara (poi, dopo il 1703, S. Maria della Pace) e adottano la regola delle Clarisse.

Lucia morì a Norcia il 12 gennaio 1430.

 

Beata Lucia Broccatelli da Narni
vergine, terziaria domenicana
15 novembre

Nacque a Narni, in Umbria, nel 1476.
Si consacrò al Signore con un voto di verginità a 12 anni. Costretta dai familiari a sposarsi, dopo tre anni di matrimonio "bianco" come veniva chiamata allora l'imitazione della vita matrimoniale di Maria e Giuseppe, ebbe da suo marito il permesso di farsi terziaria regolare domenicana.
Fu dapprima in convento a Narni, poi a Roma e infine a Viterbo dove la notte del 25 febbraio 1496 ricevette il dono delle stimmate, testimoniate verificate dallo stesso papa, da medici e da teologi.
Il duca di Ferrara Ercole I, conosciuta la santità di Lucia, le chiese di diventare sua consigliera e le costruì a Ferrara il monastero di s. Caterina da Siena per l'educazione delle giovani ferraresi: nel 1499 fu prima priora del convento, ma dimostrandosi superiora non idonea e fu deposta dalla nuova priora: visse in seguito trentanove anni nel convento nel nascondimento, conoscendo il disprezzo e l'umiliazione che accettò con imperturbabile serenità. Mori il 15 novembre 1544 a Narni ed è sepolta nella cattedrale. Il marito divenne frate francescano.
Papa Clemente XI il primo marzo 1710 ha confermato il culto della beata Lucia Broccadelli

 

Beata Lucia Bartolini Rucellai
monaca, terziaria domenicana
22 ottobre

La Beata si chiamava, nel secolo, Camilla, ed era nata nella nobile famiglia dei Bartolini. Ancora adolescente, sposò Rodolfo Rucellai  e andò a vivere nello splendido palazzo albertino dei fortunati tintori Rucellai: questi infatti erano mercanti che avevano fatto fortuna con la tintura delle stoffe avendo scoperto il segreto per ottenere il colore violetto, detto appunto oricello.
A Firenze, i Rucellai erano da generazioni una delle casate più illustri e munifiche della città: un intero quartiere cittadino, quello di Santa Maria Novella era sotto il patronato dei Rucellai, il cui stemma, formato da una vela gonfia dal vento della propizia fortuna, ricorreva su molti monumenti.
Sui trent'anni, le parole del Savonarola accesero in lei i fuochi della più profonda e sofferta spiritualità e nello stesso modo il marito Rodolfo decise di dividersi dalla moglie, che non aveva avuto figli, per vestire, a San Marco, l'abito domenicano.
Cammilla accettò la decisione del marito, pur non condividendone l'opportunità, e divenne terziaria di San Domenico. Dopo pochi mesi, Rodolfo Rucellai si stancò dello stato religioso e volle tornare al mondo, tentando di convincere la moglie di fare altrettanto senza riuscirvi.
Rodolfo mori poco dopo e Cammilla, suora con il nome di Lucia, restò nel convento delle terziarie domenicane, facendosi promotrice di una nuova fondazione, intitolata a Santa Caterina da Siena.
Dopo la tragica fine del Savonarola, impiccato ed arso come eretico, sulla Piazza della Signoria, nel maggio del 1498, Lucia Bartolini Rucellai fu guida saggia e rigorosa del convento fiorentino di Santa Caterina, in qualità di priora, ottenendo per le sue terziarie, il permesso di emettere tre voti e più tardi quello di vestire l'abito delle suore del secondo Ordine.
Mortificata, penitente, severissima con se stessa, Lucia pregava con tanto fervore che, si diceva, il convento di Santa Caterina appariva coronato di fiamme, nel tempo in cui era in orazione.
Alla morte, nel 1520, dopo una malattia serenamente accettata, la sua aureola di Beata venne a impreziosire la gloria della ricchissima famiglia dei Rucellai.

 

Beata Lucia da Settefonti
vergine camaldolese
7 novembre

Nacque a Bologna ed entrò nel convento di Santa Cristina a Settefonti, presso il  comune di Ozzano Emilia, dove sorgeva il monastero di santa Cristina, nella diocesi di Bologna.
Visse e morì nel secolo XII in fama di santità.
Intorno alla sua figura di monaca e badessa si divulgarono narrazioni popolari che, attestando il valore della sua intercessione e carità fraterna, incrementarono il suo culto particolarmente nella chiesa di santa Cristina in Bologna. Di lì, il 7 novembre 1573, il card. Paleotti traslò le reliquie nella chiesa di sant'Andrea di Ozzano, dove sorgeva un altro monastero dello stesso ordine. Pio VI nel 1779 ne confermò il culto e ne fissò la memoria al 7 novembre.
I camaldolesi la venerano come fondatrice del ramo femminile dell'ordine.

 

 

 

Beata Lucia da Verona
Terziaria, Servi di Maria
21 marzo

Nell’antichissima Fraternità del Terz’Ordine dei Servi di Maria in Verona si iscrive molto giovane una ragazza nata nella stessa città circa l’anno 1514, il suo nome è Lucia. Dimostra seppure giovanissima una grande carità e una coerente fede; rivestita dell’abito di Terziaria vive nella sua casa come se vivesse in monastero, consacrando a Dio nel mondo la sua verginità. Profondamente devota della Passione di Gesù e della Vergine Compassionevole, ha avuto sempre grande attenzione verso quelli che soffrono.
Si fa forte nel suo cuore la parola di Gesù: "… ero infermo e mi avete visitato". Nessun ammalato resta estraneo alla sua carità, sempre disponibile a visitare, consolare, curare, ogni giorno si reca all’ospedale della Misericordia, dove passava molte ore tra quegli ammalati, preferendo i più gravi e riluttanti.
Compagna fedele della sua opera è anche sua sorella Barbara, anch’ella Terziaria Servita, ed insieme diventano per tutta Verona un punto di riferimento per gli ammalati, specialmente lei che dimostra un eroismo instancabile.
Maggiormente questo si dimostra nel grave contagio della peste che si abbatte su Verona.
Dice il Vangelo: "…chi perde la sua vita a causa mia la ritroverà", con questa parola nel cuore ella si fa madre di tutti quegli appestati emarginati e abbandonati dal mondo. Muore nell’anno 1574 e da subito i suoi devoti hanno fatto esperienza della sua potente intercessione nelle malattie contagiose.

 

Beata Anna Lucia Asinari
monaca cistercense, † Asti, 1655

Anna Lucia è una “nobilissima donzella” degli Asinari di Asti. Entrò nel locale monastero cistercense di Sant’Anna. Si distinse per la pazienza nel sopportare una malattia dolorosa, continuata per lo spazio di 45 anni, durante i quali dovette rimanere a letto. Sopportò tutto con grande eroismo e serenità, senza che le uscì mai di bocca il minimo lamento. Si testimonio che ebbe apparizioni di Nostro Signore Gesù Cristo che la incoraggiò. Morì nel 1655 ed a voce di popolo fu nominata beata. Come tale fu ritenuta dalle consorelle, dagli storici locali e da pittori che la raffigurarono in vari quadri. Ancora nel 1801 si ammirava il crocifisso della sua cella, che si diceva che le avesse più volte parlato.

 

Venerabile Lucia Burlini
Laica della diocesi di Montefiascone (VT). Nata il 24 maggio 1710 a Piansano (VT). Muore,in fama di santità, il 1 maggio 1789 nel suo paese natio. Il decreto dell’eroicità delle virtù è del 23 ottobre 1987.

 

 

Venerabile Lucia Mangano


Laica della diocesi di Catania
Consacrata dell’istituto secolare Compagnia di sant’Orsola

Nata l’ 8 Aprile 1896 a Trecastagni (CT). Morta, in fama di santità, il 10 Novembre 1946 a San Giovanni La Punta (CT).
Il decreto dell’eroicità delle virtù è del 2 Luglio 1994.

 

Serva di Dio Catterina Lucia Bocchino
Sposa, Terziaria Francescana
Torino, 9 gennaio 1737 – 10 maggio 1768

Nella chiesa di S. Tommaso in Torino, un tempo chiesa del grande convento francescano omonimo, la serva di Dio Catterina Lucia Bocchino ha trovato il suo riposo in attesa della resurrezione dei morti. Ella nacque a Torino il 9 gennaio 1737 e fu subito battezzata.
Primogenita di sei fratelli che morirono tutti nell’infanzia, Catterina Lucia restò presto anche orfana dei genitori, morti entrambi nel 1748.
A circa 11 anni Catterina si trasferì presso gli zii paterni, che abitavano in una casa di proprietà dei Camilliani e il padre camilliano Pejron divenne sua guida spirituale; gli zii la posero a lavorare come sarta.
A 16 anni gli zii le proposero il matrimonio con Ignazio Domenico Rajna, dal quale ebbe due figlie Margherita e Maria Teresa, ma furono gli unici raggi di sole in un matrimonio che si rivelò subito un fallimento. Ignazio si rifugiò di più nel vino e alla povera moglie non restava altro che bastonate e dispiaceri. Pur consigliata dalla stessa suocera, non volle abbandonare il marito e si rifugiò con lui e le piccolissime figlie in una soffitta di Piazza Carlina. Il 9 settembre 1759, il marito morì a soli 28 anni; forse di morte violenta.

 

La giovane vedova di 22 anni, si rimboccò le maniche, come si suol dire e dopo essersi trasferita con le bambine nel Cantone S. Aventino (oggi via S. Tommaso 18/24), aprì una piccola merceria in un seminterrato; la minuscola bottega divenne presto una specie di succursale della “Conferenza di San Vincenzo”, tanti erano i poveri che accorrevano per ricevere qualche genere di necessità, donati dai benefattori.
Catterina Lucia prese a frequentare la chiesa francescana di San Tommaso, dove trovò aiuto spirituale nel padre Pier Vittorio Doglio, diventando Terziaria Francescana e rifiutando di risposarsi.
La sua pace durò poco, perché ulteriori sventure si abbatterono su di lei; nel 1765 morì la figlia Margherita a 9 anni e nel 1766 morì anche Maria Teresa a 7 anni e mezzo, entrambe sepolte nella piccola parrocchia dei Santi Processo e Martiniano.
Distrutta dal dolore, mise la sua libertà dai vincoli familiari, a disposizione delle opere di carità, e con vita austera si dedicò alla preghiera, spogliandosi anche del necessario, dando tutto ai poveri. La sorgente della sua forza fu l’Eucaristia, che adorava nel tabernacolo di San Tommaso, appena libera dai suoi impegni.
Il 27 aprile 1768 Catterina fu assalita da violenta febbre, causata da una polmonite; il giorno dopo si mise a letto, si fa per dire, perché aveva donato anche il materasso; assistita dal francescano padre Vittorio, lottò per 13 giorni contro la malattia, finché la mattina del 10 maggio 1768, dopo ripetute convulsioni e qualche parola di ringraziamento al suo confessore padre Vittorio, Catterina ritornava al Padre a soli 31 anni; pur essendo così giovane, era vissuta più di tutti i suoi familiari. Secondo il suo desiderio, i funerali si svolsero in modo quasi semiclandestino. La fama della sua santità non si spense con la sua morte e una grande lapide apposta sul suo sepolcro nel 1911, lo attesta.

 

Serva di Dio Margherita Lucia Szewczyk


Religiosa, Confondatrice delle Suore Serafiche. Nata nel 1828 in Volyns’ka oblast’ (a.k.a. Volhynia o Wołyń), un tempo Polonia ora Ucraina. Morta, in fama di santità, il 5 giugno 1905 a Nieszawa, Pomorskie (Polonia). La causa di beatificazione e canonizzazione riceve il nihil obstat in data 25 Agosto 1993.

 

Serva di Dio Lucia Noiret (Giorgina)
Fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù di San Giuseppe. Nasce il 27 gennaio 1832 a Chambéry, Savoia (Francia). Muore, in fama di santità, il 17 Marzo 1899 a Imola (BO). La causa di beatificazione e canonizzazione riceve il nihil obstat in data 28 aprile 2000.

 

Serva di Dio Lucia Pisapia Apicella


Sposa, terziaria francescana.
Laica dell’arcidiocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni. Nata il 18 Novembre 1887 a Cava de’ Tirreni (SA). Morta, in fama di santità, il 23 luglio 1982 a Cava de’ Tirreni (SA).

 

Serva di Dio Lucia Eleonora Schiavinato
Fondatrice dell’Istituto secolare delle volontarie della carità. Nata il 31 ottobre 1900 a Musile di Piave (VE). Morta a Verona, in fama di santità, il 17 novembre 1976.
La causa di beatificazione e canonizzazione riceve il nihil obstat in data 3 febbraio 1999.

 

Serva d Dio Suor Lucia Dos Santos
(Suor Maria Lucia del Cuore Immacolato)
Veggente di Fatima, carmelitana scalza

Aljustrel (Fatima, Portogallo), 22 marzo 1907 – Coimbra, sabato 13 febbraio 2005.
La causa di beatificazione e canonizzazione è stata introdotta con decreto di dispensa pontificia il 13 febbraio 2008.

 

 

Serva di Dio Lucia Ripamonti
Religiosa, Ancelle della Carità di Brescia

Nasce ad Acquate, riceve il battesimo nella sua parrocchia, il 30 maggio 1909, la Prima Comunione nel 1916, e la Cresima nel 1918. Vive nella sua terra natale sino al 1932 come cristiana convinta. Forte nello spirito, aiutata dal parroco don Luigi Piatti, si distingue per pietà e carità tra le giovani di Azione Cattolica ed è animatrice di feste e giochi in oratorio. Lavora in filanda e poi in una fabbrica per aiutare la sua numerosa famiglia a vivere onestamente. Nella preghiera quotidiana, nel silenzio e nel sacrificio si prepara a rispondere alla chiamata del Signore. All’inizio del 1932 giunge a Brescia e chiede di far parte dell’Istituto delle Ancelle della Carità, conosciute attraverso una suora di Acquate.

Affascinata dalla splendido ideale di carità che anima la vita e l’opera di Paola Di Rosa, vuole mettersi alla sequela di Cristo, secondo questo carisma di carità che si curva sui bisogni dell’umanità sofferente per sanarla. Per nulla turbata dai precedenti rifiuti da parte di altri Istituti, coraggiosa, l’umile Maria, lascia quell’incantevole «braccio del Lago di Como», descritto dal Manzoni, ed è accolta nell’Istituto, in pieno regime fascista, con le problematiche di due guerre mondiali. Maria, dopo il periodo di formazione, si consacra al Signore assumendo il nome di Sorella Lucia, emette i voti perpetui nel 1938. Vive sempre nella Casa Madre servendo con gioia e letizia di cuore. Cerca con passione il Signore nei Superiori, nelle sue consorelle, nell’esercizio della carità e delle virtù quotidiane. Si offre vittima di riparazione per la salvezza dei peccatori. Gravemente ammalata è curata nell’infermeria del Ronco, a Brescia, ove muore a soli 45 anni, in concetto di santità, nel 1954, pochi giorni dopo la solenne canonizzazione di Santa Maria Crocifissa. La fama della santità di Sorella Lucia si diffonde e ben presto le Sorelle che l’hanno conosciuta e molti laici ottengono grazie per sua intercessione. Viene aperto il Processo informativo per la causa di beatificazione a Brescia e chiuso felicemente dall’Arcivescovo Monsignor Bruno Foresti. Ora è pronta la Positio super virtutibus presso la Sacra Congregazione della Causa dei Santi e si attende venga riconosciuta l’eroicità delle sue virtù. Madre Eugenia Menni, Nona Superiora Generale che tanto ha sollecitato la beatificazione delle Serva di Dio Lucia Ripamonti, ha ottenuto dalle autorità competenti la traslazione delle sue spoglie mortali dal cimitero di San Francesco di Paola alla Cappella della Fondatrice nella Casa Madre di Brescia.

 

Serva di Dio Maria Lucia Plautilla Cavallo
suora orionina
Centallo (Cuneo), 18 novembre 1913 – Genova, 5 ottobre 1947

Lucia Cavallo nacque il 18 novembre 1913 nella frazione rurale Roata Chiusani del Comune di Centallo (provincia di Cuneo); i suoi genitori erano poveri contadini e i sei figli crescevano con molti sacrifici. Alla morte della mamma, Lucia aveva dodici anni e dovette badare da sola ai piccoli fratelli e alla casa; gli anni della prima giovinezza trascorsero così nell’impegno familiare, anche se nel suo intimo aveva il desiderio di consacrarsi totalmente al Signore, ma le evidenti difficoltà familiari non lo consentivano.

Solo a 20 anni, il 3 novembre 1933 Lucia fu accettata nella Casa Madre delle “Piccole Suore Missionarie della Carità” a Tortona, fondate da san Luigi Orione (1872-1940). Trascorso il prescritto anno di Noviziato, fu desinata all’Istituto Paverano, nucleo centrale del grosso centro assistenziale di Genova, denominato come tante altre Case di carità “Piccolo Cottolengo” e il 7 dicembre 1937, emise i voti nelle mani di don Luigi Orione il Fondatore. Trascorse tutta la vita nell’Istituto Paverano, dove erano ospitate oltre 500 malate fisiche e psichiche ed un gruppo di orfanelle. Aveva 32 anni e le fu diagnosticata una poliartrite reumatica, nonostante le cure ricevute le condizioni generali restarono traballanti, soprattutto il cuore fu compromesso, e inesorabilmente continuò ad indebolirsi senza segnali allarmanti. Era ritornata fra le ammalate a continuare il suo lavoro, ma sul finire del 1946 dovette intervenire per salvare una malata di mente che voleva gettarsi da una finestra, per il trambusto e la concitazione suor Maria Plautilla Cavallo ebbe un nuovo e più grave collasso cardiaco, che la costrinse a letto definitivamente. Trascorse così gli ultimi 14 mesi della sua vita, in un’alternarsi di crisi e di riprese ma indebolendosi sempre più; i trapianti di cuore erano ancora da venire; il 14 agosto 1947 ricevé l’unzione degli infermi e il 15 agosto emise la professione perpetua nella sua Congregazione.
Morì il 5 ottobre 1947 nella Casa di Genova, lasciando non solo il rimpianto per la sua ancor giovane vita di 34 anni spezzata, ma la consapevolezza di una vita eroica impregnata della “spiritualità delle straccio”, trasmessa da don Orione come via di santificazione. Il processo per la sua beatificazione si aprì il 2 ottobre 1986 e prosegue speditamente presso la competente Congregazione Vaticana.

 

Madre Lucia Perotti
Sposa, madre, fondatrice

Lucia Perotti nasce a Cremona il 18 novembre 1568 da Giuliano Perotti e da Angela Tinti, entrambi di nobile famiglia. Studia presso le Suore Angeliche, dove riceve, coi primi insegnamenti di istruzione, una profonda educazione cristiana. La morte della madre (1593) determina una svolta nella sua vita, e non solo per la perdita dell’affetto più grande di cui una creatura può godere, ma per le molte difficoltà conseguenti. Lucia trova conforto nell’attenzione affettuosa di una donna, vicina di casa, molto devota, moglie di Giuseppe Somenzi, ma dopo non molto perde purtroppo anche questo affetto. Successivamente il Somenzi sposa Lucia, e il matrimonio è considerato un buon partito per il patrimonio di lui.  Dall’unione, che dura due anni e mezzo, nasce una figlia, Isabella, ma il disegno di Dio su di lei sconvolge i progetti umani; in breve tempo Lucia perde la figlia e il marito per cui è costretto a rientrare nella casa paterna. Lucia, di indole generosa e splendida, dotata di ingegno penetrante e inventivo, avverte in se grandi ideali. Sa che se autentici, se umani, gli ideali non sono sogni: sono doveri, sono energie, sono speranze che si profilano all’orizzonte della nostra storia personale, e che, nella luce favorevole, crescono e si fanno esigenze prepotenti e vive.

 

Lucia dopo aver sentito le prediche sulle verità fondamentali della fede di frà Bartolomeo Cambi da Salutio, animata di zelo infuocato decide di rinunciare alle vanità del mondo. Dopo aver sentito forte l’ispirazione di Dio che la incoraggiava a mettere in atto il suo progetto, è afflitta da malinconie e turbamenti interiori e si rivolge alla Madonna, implorando da Lei luce di verità e il 21 novembre del 1609 a conferma delle sue incertezze appare la Madonna che la incoraggia a proseguire nel suo cammino. Da allora Lucia diventa irremovibile e prosegue nel suo intento. Il 6 maggio 1610, allora festa di S. Giovanni "ante portam latinam" Lucia Perotti si ritira in una casa presso la chiesa di S. Omobono con le prime compagne, le tre sorelle Reina: Costanza, Teodora e Ottavia, e nel 1618 con l’aiuto e l’appoggio del padre Gesuita Giovanni Mellino scrive le prime regole, dopo che il Collegio era stato approvato dal vescovo di Cremona, Mons. Giovanni Battista Brivio il 2 febbraio 1612, giorno della Purificazione di Maria Vergine. Lo scopo, la finalità che madre Lucia Perotti vuole per le sue figlie spirituali è di attendere alla propria perfezione e all’educazione di "fanciulle massimamente nobili, istruendole nello spirito, nelle virtù cristiane, e negli ornamenti nobili del leggere, scrivere, cucire e buone usanze. Il collegio della Beata Vergine è una novità per allora e le madri ne hanno consapevolezza perché adottano la vita comune, non la clausura come gli ordini monastici. Ma è una novità anche perché M. Lucia Perotti vuole che accanto alle educande "le interne" siano accolte nella scuola "le scolare", cioè coloro che rientrano in famiglia ogni giorno e per le quali l’insegnamento è gratuito. Viene mossa alla Madre l’accusa di essere troppo aperta, ma il collegio sa far vivere, fin dall’inizio, in equilibrata sintesi, vita interiore e apostolato educativo.

 



Suor Lucia Dini da Pisa
Serva di Maria

Siamo nella città di Pisa, dove da tempo esiste un’opera davvero meritevole al servizio dei malati presso l’ospedale di santa Chiara: le oblate ospitaliere di Santa Chiara. A questa opera sono entrate come consacrate sette ragazze: Ausilia Pardelli, Placida Brogi, Maria e Domenica Sassetti, Martina e Rachele Grisanti, Lucia Dini,
Certamente la Divina Provvidenza vegliava su queste sette giovani generose, che di animo buono e sincero, sin dall’inizio della loro vocazione hanno posto come fondamento la fedeltà a Dio e alla loro vita di consacrate nella Chiesa. Proprio a questa generosità e onestà di cuore Dio e la Vergine Santissima hanno guardato con mirabile amore, intravedendo già per mezzo loro un’opera di santità che sarebbe stata innestata nella mistica vigna del Senario.
Il maligno, seduttore e bugiardo, è sempre pronto a portare divisione e male nel gregge di Dio, perché attraverso le azioni cattive l’uomo possa allontanarsi da Dio e così diventa più facile per lui distruggere le opere buone.

Andava crescendo nell’ospedale di Santa Chiara una mentalità di stampo massonico, che nasceva dagli stessi amministratori, i quali creavano alle buone suore oblate vessazioni, sofferenze e gravissime umiliazioni.
Sembra di rivivere la stessa storia della Firenze medioevale, quando guerra, falsità e inimicizia regnavano tra i fratelli, provocando grande sofferenza nel cuore dei sette mercanti. Essi lasciarono tutto e fiduciosi che la sequela della giustizia e della verità vale più d’ogni bene della terra, andarono sul Senario alla ricerca di Dio e dell’amore.
Era l’agosto del 1895, col permesso dell’arcivescovo di Pisa Ferdinando Capponi, le sette giovani lasciarono l’ospedale per vivere con intensità e fedeltà la loro vocazione. Non sono mancate prove e persecuzioni, che nascono sempre per lottare le opere di Dio. Ma dinanzi ad ogni sofferenza ancora maggiormente nasceva nel cuore di queste donne di Dio una tenacia volontà di portare a termine il cammino intrapreso.
Nel loro calvario iniziale Dio pose sui loro passi un vero servo di Dio, il canonico Ludovico Rossi, terziario dei Servi di Maria,che ispirato da Dio, in quei giorni carichi di sofferenza e prova, disse alle sette sorelle: “non scoraggiatevi: voi sarete suore dell’Addolorata”.
Egli carico d’esperienza e di fede incoraggiò il cammino di queste sorelle e si prodigò a fare da tramite con l’Ordine, perché esse iniziassero la loro opera. Le sette, numero privilegiato e benedetto, iniziarono il cammino inserendosi nell’ordine come terziarie ed indossarono l’abito il 28 dicembre 1895 con il nome di: suor Giovanna,suor Giuliana, suor Teresa, suor Agostina, suo Eletta, suor Concetta e suor Maria. L’11 febbraio 1896 fecero la loro promessa, dedicandosi a tempo pieno, come angeli delicati e amabili, al servizio della sofferenza. Iniziarono così la Congregazione delle Suore dell’Addolorata Serve di Maria di Pisa.
L’amore comune, la vera fraternità e la pazienza erano le regole fondamentali della vita di queste creature, sprigionando dalla loro comunità un vero profumo di santità. Era loro sollecitudine che nella comune casa vi regnasse il solo amore di Dio: “un clima di fraterna concordia, di unione profonda, di pace invidiabile”.
Il loro esempio di amore fraterno portò tante a seguirle nel comune ideale e la comunità andava crescendo sempre più, sotto la guida di santa Maria e dei frati del suo Ordine, che divennero per questa novella Congregazione fratelli, consiglieri e guide.
Il servizio ai malati diventava sempre più il loro baluardo, portando “in mezzo ai dolori la benedizione, la consolazione, la speranza del Signore”. Questo spirito, così vicino e profondamente impregnato di quello dei sette Santi, ha condotto sempre più i loro passi sulla stessa strada; il primo novembre 1916 il padre Lepicier, priore generale, aggregò ufficialmente le Suore di Pisa all’Ordine dei Servi di Maria.
Le sette terziarie, prime sorelle, donne che pur nella semplicità e nella povertà della loro vita hanno dimostrato grandi aspirazioni e profonda fede, sono considerate le fondatrici di questa sublime opera e anche loro, come i sette fiorentini, hanno riconosciuto che sola guida e maestra, vera fondatrice di questo loro Istituto, e la Beata Vergine Addolorata, compagna mesta e silenziosa, fedele e coraggiosa, del Cristo sofferente, crocifisso e abbandonato.
Dietro Maria, anch’esse, si sono fatte compagne del dolore di ogni crocifisso della storia, e meritano memoria e gloria: perché vera gloria non è la vanità del mondo, non sono le ricchezze della terra che passano e muoiono, non sono gli onori del potere e l’ammirazione degli uomini che si acquistano tante volte con il compromesso e la corruzione; vera gloria è conoscere, amare e servire Dio, presente in ogni fratello, e poi goderlo per tutta l’eternità in Paradiso.

 


MARTIRE THAILANDESE

Beata Lucia Khambang
religiosa, martire
26 dicembre

Viengkhuk (Tailandia), 22 gennaio 1917 - Songkhon (Tailandia), 26 dicembre1940
Lucia Khambang nacque nel villaggio cristiano di Viengkhuk il 22 gennaio 1917, figlia di Giacomo Dam e Maria Mag Li. Fu battezzata il 10 marzo successivo, mentre il 4 giugno 1925, all’età di soli otto anni, ricevette il sacramento della Confermazione e ricevette per la prima volta la Santa Comunione. Il 3 settembre 1931 entrò poi nella Congregazione delle Amanti della Croce. Postulante per tre anni, iniziò il noviziato il 18 ottobre 1935 che durò due anni. Emanò la sua professione a Siengvang nel Laos il 15 ottobre 1937. All’inizio del 1940 fu inviata come maestra a Songkhon, ove fu uccisa il 26 dicembre 1940 a soli ventitrè anni di età.

26 dicembre. Martirologio Romano: Nel villaggio di Song-Khon in Thailandia, beate martiri Agnese Phila e Lucia Khambang, vergini delle Suore Amanti della Croce, e Agata Phutta, Cecilia Butsi, Viviana Hampai e Maria Phon, fucilate nel cimitero locale per essersi rifiutate di rinnegare la fede cristiana.

 

 

 

 

MARTIRE SPAGNOLA

Beata Lucia Gonzàlez Garcìa

religiosa adoratrice delle Ancelle della Carità e del SS. Sacramento. Nata il 2 marzo 1908 a San Esteban del Valle, Avila. Martire nel 1936 in Spagna. Beatificata il 28 ottobre 2007; fa parte del gruppo delle beate Manuela Arriola Uranda del S. Cuore e 22 socie martiri.


SANTE DELLA COREA

 

Santa Lucia Pak Hui Sun
Laica della vicariato di Corea. Nata nel 1801 a Seoul. Martire il 24 maggio 1839 a Small West Gate, Seoul.

20 settembre. Martirologio Romano: Memoria dei santi Andrea Kim Tae-gon, sacerdote, Paolo Chong Ha-sang e compagni, martiri in Corea. In questo giorno in un’unica celebrazione si venerano anche tutti i centotrè martiri, che testimoniarono coraggiosamente la fede cristiana, introdotta la prima volta con fervore in questo regno da alcuni laici e poi alimentata e consolidata dalla predicazione dei missionari e dalla celebrazione dei sacramenti. Tutti questi atleti di Cristo, di cui tre vescovi, otto sacerdoti e tutti gli altri laici, tra i quali alcuni coniugati altri no, vecchi, giovani e fanciulli, sottoposti al supplizio, consacrarono con il loro prezioso sangue gli inizi della Chiesa in Corea.

 

Santa Lucia Kim
martire coreana

26 settembre. Martirologio Romano: A Seul in Corea, passione dei santi Sebastiano Nam I-gwan e nove compagni, martiri, che per la fede cristiana furono decapitati dopo atroci torture; vengono commemorate con loro anche le sante martiri Lucia Kim, Caterina Yi, vedova, e sua figlia Maddalena Cho, vergine, che, messe in carcere per Cristo, in un giorno ignoto di questo mese morirono per i supplizi patiti.

 

Serva di Dio Lucia YUN UN-HYE
Sposa, martire.
Laica della vicariato di Corea. Nata a Gyeonggi-do (Sud Corea). Martire il 14 Maggio 1801 a Small West Gate, Seoul. Fa parte del gruppo dei servi di Dio Paolo YUN JI-CHUNG PAULUS e 123 soci martiri in Corea. La causa di beatificazione e canonizzazione riceve il nihil obstat in data 1 Ottobre 1996.

 

SANTI MARTIRI DELLA CINA

Santa Yi Zhenmei (Lucia)
catechista cinese, martire
Mainyang, Sichuan (Cina), 17 gennaio 1815 – Kaiyang, Guizhou (Cina), 19 febbraio 1862

19 febbraio. Martirologio Romano: In località Kaiyang presso Mianyang nella provincia di Sichuan in Cina, santa Lucia Yi Zhenmei, vergine e martire, che per aver confessato la fede cattolica fu condannata alla decapitazione.

 

Santa Lucia Wang Cheng
fanciulla cinese, martire
+ Wanglajia, Cina, 28 giugno 1900

28 giugno. Martirologio Romano: Nel villaggio di Wanglajia presso Dongguangxian nella provincia dello Hebei in Cina, sante martiri Lucia Wang Cheng, Maria Fan Kun, Maria Qi Yu e Maria Zheng Xu, le quali, cresciute in un orfanotrofio, furono trafitte con la spada ancor fanciulle durante la persecuzione dei Boxer, mentre, tenendosi per mano, avanzavano felici come incontro alle nozze.

 

MARTIRI DEL KENYA

Serva di Dio Lucia De Sousa

Martire tra il 16-21 agosto 1631 a Mombasa (Kenya).
Fa parte del gruppo sei servi di Dio Antonio della Natività e 148 soci, martiri a Mombasa.

 

Serva di Dio Lucia Coelho

Martire tra il 16-21 agosto 1631 a Mombasa (Kenya). Fa parte del gruppo sei servi di Dio Antonio della Natività e 148 soci, martiri a Mombasa.

 

BEATI MARTIRI DEL GIAPPONE

 

Beata Lucia Iida

Sposa, martire.
Laica della diocesi di Funai. Moglie di Ignazio IIDA SOEMON. Nata a Nukayama, Yonezawa. Martire in Giappone tra il 1603- 1639, fa parte del gruppo dei beati martiri, beatificati il 24 novembre 2008, il cui capo lista è Pietro Kibe.

 

Beata Lucia di Ōmi

bambina, martire della diocesi di Funai.
Nata a Ōmi (Giappone). Martire in Giappone tra il 1603- 1639, fa parte del gruppo dei beati martiri, beatificati il 24 novembre 2008, il cui capo lista è Pietro Kibe.

 

Beata Lucia di Aki

sposa, martire
Laica della diocesi di Funai. Nata a Aki. Moglie di Girolamo SŌROKU. Martire in Giappone tra il 1603- 1639, fa parte del gruppo dei beati martiri, beatificati il 24 novembre 2008, il cui capo lista è Pietro Kibe.

 

Beata Lucia KUROGANE

bambina, martire della diocesi di Funai. Nata nel 1628 a Yonezawa, Yamagata. Martire in Giappone tra il 1603- 1639, fa parte del gruppo dei beati martiri, beatificati il 24 novembre 2008, il cui capo lista è Pietro Kibe.

 

Beata Lucia ŌBASAMA

Sposa, martire.
Laica della diocesi di Funai. Moglie di Timoteo ŌBASAMA JIRŌBYŌE. Nata a Yonezawa, Yamagata. Martire in Giappone tra il 1603- 1639, fa parte del gruppo dei beati martiri, beatificati il 24 novembre 2008, il cui capo lista è Pietro Kibe.

 

Beata Lucia SATŌ

Sposa, martire.
Laica della diocesi di Funai. Moglie di Alessio SATŌ SEISUKE. Nata a Yonezawa, Yamagata. Martire in Giappone tra il 1603- 1639, fa parte del gruppo dei beati martiri, beatificati il 24 novembre 2008, il cui capo lista è Pietro Kibe.

 

Beata Lucia di Owari

sposa, martire
Moglie di Tommaso TŌEMON. Laica della diocesi di Funai. Nata a Owari. Martire in Giappone tra il 1603- 1639, fa parte del gruppo dei beati martiri, beatificati il 24 novembre 2008, il cui capo lista è Pietro Kibe.

 

 

 

Beata Lucia Yakischi
sposa, madre, martire
2 ottobre.

Fu moglie del beato Luigi Yakischi; decapitata a Nagasaki insieme ai suoi due figli Andrea e Francesco nel 1622, fu beatificata nel 1867.

2 ottobre. Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, beati Ludovico Yakichi e Lucia, coniugi, e i loro figli Andrea e Francesco, martiri, che affrontarono la morte per Cristo: i ragazzi e la madre decapitati davanti al padre e questi, infine, arso vivo.

 

Beata Lucia de Freitas (di Omura)
Sposa, martire
8 settembre

Di origine giapponese, fu sposa del portoghese Filippo de Freitas. Vedova e terziaria domenicana, durante la persecuzione anticristiana ospitò generosamente il padre domenicano, il beato Domenico Castellet. Ma il 15 giugno 1628 furono scoperti e furono condotti con alcuni catechisti nelle carceri di Omura. Dopo alcuni mesi di prigionia, l'8 settembre 1628, fu condotta a Nagasaki e bruciata viva all'età di ottant'anni: in quel giorno ventidue cristiani, giapponesi ed europei, ricevettero la gloria di morire testimoniando la propria fede e il proprio amore per Gesù Cristo.

Fa parte del gruppo dei Beati 22 Martiri di Nagasaki, ricordati l’8 settembre

8 settembre. Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, beati Antonio da San Bonaventura, dell’Ordine dei Frati Minori, Domenico Castellet, dell’Ordine dei Predicatori, sacerdoti, e venti compagni, martiri, alcuni dei quali laici e molti bambini: tutti subirono il martirio per Cristo con la spada o sul rogo.

 

 

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Fonti e Bibliografia

 

AA. VV., Enciclopedia dei Santi “Bibliotheca Sanctorum”, 17 voll., Città Nuova, 1990

C.E.I., Martirologio Romano, Libreria Editrice Vaticana, 2007, pp. 1142

Grenci Damiano Marco, collezione privata di immaginette sacre, 1977 – 2008
Sito web santibeati.it
Sito web digilander.libero.it/santigeremiaelucia/storiasantalucia.htm
Sito web ancelledellacarita.it
Sito web beatavergine.e-cremona.it
Sito web newsaints.faithweb.com
Sito web vatican.va

 

 

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