Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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LA SANTITA' E IL CERVO


INTRODUZIONE

 

 

Plinio il Vecchio, raccogliendo notizie dai naturalisti greci, scriveva nella Storia naturale:

“I cervi lottano contro i serpenti: ne cercano le tane e con il soffio delle narici li fanno uscire
nonostante la loro resistenza. Perciò mezzo eccellente per scacciare i serpenti è l’odore di un corno di cervo bruciato mentre contro il loro morso il principale rimedio deriva dal presame di un cerbiatto ucciso nel ventre della madre”.

Il cervo entrò presto nell'iconografia cristiana quale simbolo di Cristo che combatte e vince il demonio, rappresentato dal serpente.

Raffigurato già nelle pitture rupestri risalenti al Paleolitico, dove sembra che formasse, insieme al Toro, un sistema dualistico mitico-cosmologico, il cervo nobile (cervus elaphus) è stato un simbolo estremamente importante per le culture antiche. Distribuito in tutta Europa e in alcune zone dell'Asia, rappresentava il perpetuo rinnovarsi della vita e delle stagioni, grazie al palco (a forma di albero) che il maschio perde ogni anno alla fine della stagione degli amori. Lo si ritrova nella mitologia celtica e in quella nordica, mentre nella mitologia classica era la preda di caccia preferita di Artemide, che disponeva di quattro cerve per il traino del suo carro. In antichità si credeva, inoltre, che il cervo fosse nemico del serpente: questa e altre caratteristiche dell'animale (come il fatto di attraversare i corsi d'acqua in gruppo, aiutandosi l'un l'altro, e la conoscenza di piante medicinali per curarsi), risalenti ad Aristotele e riprese da Plinio, proseguirono nella tradizione del Fisiologo e dei Bestiari medievali. Con il cristianesimo, la figura del cervo si arricchì di significati, divenendo simbolo di Cristo e metafora del credente, che anela a Dio come la cerva all'acqua di fonte.

«Come la cerva anela ai rivi d'acqua, così l’anima ma a Te anela, o mio Dio».

È l’inizio del salmo 42: e pone le basi per una chiara metafora. D'ora in poi, per i cristiani, la cerva che anela alle fonti dell'acqua pura sarà il simbolo dell'anima che anela al Signore. Ma nel Cantico dei Cantici, 8, 14, il diletto è invitato a fuggire imitando la gazzella «o il cerbiatto sui monti degli aromi», Il cervo-anima che si disseta, il cervo che fugge: sarà da avvicinarsi, tale secondo simbolo, ancora all'anima invitata quindi a fuggire al diavolo o al peccato, o sì dovrà vedervi, come in altre parti del Cantico, un simbolo cristologico (il Cristo che con la fuga si sottrae a chi non è puro di cuore)?

Basterebbero questi due passi biblici a fondare lo statuto simbologico del cervo per tutta l'iconologia cristiana. Ma in realtà le cose sono più complicate, anche perché il cervo è carico, come pochi altri animali nella tradizione indoeuropea - e segnatamente ellenica per un verso, celtica per un altro - di valori simbologici importanti.

Il cervo può essere simbolo del Cristo o simbolo del cristiano: in entrambi i casi cacciato (dal demonio, dai peccati), ma anche cacciatore di essi. Troviamo il Cristo cacciato e al tempo stesso cacciatore nel cervo che reca tra le corna ramificate la croce nelle leggende agiografiche di sant'Eustachio e di sant'Uberto, che sembra ricalcare la prima; ancora, cervi sono attributi di santi nella leggenda e nell'iconografia di Sant'Abbondio da Como, San Corrado di Piacenza, San Donaziano, San Lamberto, San Meinhold, San Procopio da Brema, Sant Osvaldo e molti altri. E sintomatico che due santi bretoni di evidente ascendenza celtica, Edern e Thelau, cavalchino dei cervi.
A dare sostegno nell’interpretazione cristiana del cervo come simbolo di Cristo che lotta contro il male ci fu furono alcuni versetti della seconda lettera ai Tessaloncesi dell’Apostolo Paolo in cui vien riletta la trazione greco-romana della lotta tra il serpente e il cervo:
“Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente. Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l'apostasia e si rivelerà l'uomo dell'iniquità, il figlio della perdizione, l'avversario, colui che s'innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio. Non ricordate che, quando ancora ero tra voi, io vi dicevo queste cose? E ora voi sapete che cosa lo trattiene perché non si manifesti se non nel suo tempo. Il mistero dell'iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo colui che finora lo trattiene. Allora l'empio sarà rivelato e il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca e lo annienterà con lo splendore della sua venuta. La venuta dell'empio avverrà nella potenza di Satana, con ogni specie di miracoli e segni e prodigi menzogneri e con tutte le seduzioni dell'iniquità, a danno di quelli che vanno in rovina perché non accolsero l'amore della verità per essere salvati. Dio perciò manda loro una forza di seduzione, perché essi credano alla menzogna e siano condannati tutti quelli che, invece di credere alla verità, si sono compiaciuti nell'iniquità”. (2 Ts 2, 1-12)

Infine l'animale ha un ruolo importante in araldica, dove rappresenta la mitezza e la nobiltà d'animo.

 

IL SANTO CON IL CERVO

 

San Simeone di Polirone

Monaco eremita, Armenia (?) - Polirone (Mantova), 26 luglio 1016

Martirologio Romano, 26 luglio: Nel monastero di San Benedetto Po nei pressi di Mantova, san Simeone, monaco ed eremita.

“La Vita” del XI secolo narra che Simeone era nato in Armenia, aveva lasciato i genitori e la sposa promessa per dedicarsi alla vita eremitica, ritirandosi su una montagna con altri monaci.

Durate un inverno particolarmente rigido la loro cella fu ostruita dalla neve per sette giorni e i monaci stavano per morire di fame, quando le loro preghiere vennero esaudite, ed un cervo si offrì loro in cibo.

Questo miracolo è il più famoso compiuto dal Santo, che viene rappresentato appunto sempre con un cervo.

San Simeone del Polirone

 

Santa Caterina di Svezia

Religiosa, 1331 - 24 marzo 1381

Martirologio Romano, 24 marzo: A Vadstena in Svezia, santa Caterina, vergine: figlia di santa Brigida, data alle nozze contro il suo volere, conservò, di comune accordo con il marito, la sua verginità e, dopo la morte di lui, condusse una vita pia; pellegrina a Roma e in Terra Santa, trasferì le reliquie della madre in Svezia e le ripose nel monastero di Vadstena, dove ella stessa vestì l’abito monacale.

Caterina viene spesso rappresentata accanto a un cervo, che, secondo la leggenda, più volte sarebbe comparso misteriosamente per trarla in salvo.

 

Sant'Eustachio Placido
Martire, II secolo

Martirologio Romano, 20 settembre: A Roma, commemorazione di sant’Eustachio martire, il cui nome è venerato in un’antica diaconia dell’Urbe.

La leggenda racconta che un giorno (100-101) andando a caccia, inseguì un cervo di rara bellezza e grandezza e quando questi si fermò sopra una rupe e volgendosi all’inseguitore, aveva tra le corna una croce luminosa e sopra la figura di Cristo che gli dice: “Placido perché mi perseguiti? Io sono Gesù che tu onori senza sapere”. Riavutosi dallo spavento, il generale di Traiano decise di farsi battezzare prendendo il nome di Eustachio o Eustazio e con lui anche la moglie e i due figli con i nomi di Teopista, Teopisto e Agapio.

 

San Nicodemo del Kellarana

Eremita, 940 circa - 12 marzo 1015 circa

Nicodemo, monaco italo-greco, è nato verso la metà del secolo X a Sicrò, zona delle Saline, (oggi, piana di Gioia Tauro).

Parlava con gli animali (il cervo e lo scorpione), ma ancora di più con gli uomini per confortarli e consolarli.



 

San Petroc

Abate, VI secolo

Martirologio Romano, 4 giugno: In Cornovaglia, san Petroc di Galles, abate.

Molte leggende folcloristiche della Cornovaglia sorsero sul suo conto: guarì parecchi ammalati, salvò la vita ad un cervo durante una caccia e convertì il cacciatore ed i suoi assistenti, ammansì un mostro locale ed ordinò un medicamento per un drago presentatosi a lui con una scheggia in un occhio.

 

San Procopio di Sazava

Abate, Kourim, Chotoun (Boemia), 975 ca. – Sázava (Boemia), 25 marzo 1053

Martirologio Romano, 25 marzo: A Sázava in Boemia, san Procopio, che, lasciati la moglie e il figlio, si dedicò alla vita eremitica, resse poi il monastero in questo luogo da lui stesso fondato e celebrò le lodi divine secondo il rito greco e in lingua slava.

Un giorno il duca Oldrich (Ulderico) inseguendo un cervo nella foresta, si smarrì ed incontrò Procopio; da tale incontro scaturì un rapporto di amicizia e di stima, per cui il duca favorì la costruzione di un monastero in muratura, che annoverò fra i suoi monaci, anche il figlio e il nipote di Procopio, Jimram e Vito.

 

Sant'Uberto di Tongeren-Maastricht

Vescovo, Regione delle Ardenne (?), ca. 685 - Tervuren (Belgio), 30 maggio 727

Martirologio Romano, 30 maggio: A Tervueren sempre nel Brabante in Austrasia, transito di sant’Uberto, vescovo di Tongeren e Maastricht, che, discepolo e successore di san Lamberto, si adoperò con tutte le forze per diffondere il Vangelo nel Brabante e nelle Ardenne, dove estirpò i costumi pagani.

Secondo la tradizione agiografica ispirata alla leggenda di sant'Eustachio, un venerdì Santo, durante una battuta di caccia, avrebbe avuto la visione di un crocifisso tra le corna di un cervo, che lo avrebbe invitato ad abbandonare la sua vita dissoluta e a convertirsi.

 

San Giuliano l'ospitaliere
Patrono di Macerata, 29 gennaio (e 31 agosto)

La leggenda giunta fino a noi risale al XII secolo. Fu scritta in Francia da Vincenzo de Beauvais e copiata in Italia da Jacopo da Varagine nella Leggenda Aurea. Si narra che un giorno un il giovane Giuliano stava cacciando un cervo. Ad un tratto l’animale che fuggiva tornò indietro e quando si trovò di fronte al cacciatore disse: “ Come osi inseguirmi tu che ucciderai il padre e la madre?”
A quelle parole Giuliano, non soltanto abbandonò la caccia ma, atterrito dalla profezia, decise di allontanarsi dal suo paese senza avvertire i suoi genitori. Dopo un lungo peregrinare arrivò in un luogo lontanissimo dove entrò al servizio di un principe che aveva intuito di avere a che fare con un nobile. Si comportò così bene in pace e in guerra da diventare presto capo della milizia.

Sposò una nobile che aveva in dote un castello. Nel frattempo i genitori si aggiravano per il mondo alla ricerca del figlio. Finché un giorno arrivarono per caso al castello abitato da Giuliano.
Furono ricevuti dalla moglie perché il marito era in viaggio. Quando i due vecchi ebbero narrato la loro storia, la donna immaginò che fossero i suoceri perché il marito gliene aveva parlato a lungo. Ma non disse loro nulla per prudenza. Si limitò ad ospitarli, cedendo la camera da letto e andando a dormire altrove.
All’alba del giorno successivo se ne andò alla messa e nel frattempo giunse a casa Giuliano, il quale recandosi subito in camera per svegliare la moglie si accorse che nel suo letto vi erano due persone. Credendo che fosse la moglie con l’amante si precipitò su di loro uccidendoli in un impeto d’ira. Quando Giuliano uscendo di casa incontrò la moglie che stava tornando dalla chiesa, le domandò meravigliato e preoccupato chi fossero quelle due persone che aveva trovato nel suo letto. “Sono i vostri genitori che tanto vi hanno cercato” rispose lei “e che io stessa ho invitato nella vostra stanza”.
La profezia del cervo si avverò e Giuliano disperato insieme a sua moglie girarono per il mondo in attesa del perdono di Dio.

 

Sant’Egidio

Abate, VI – VII secolo

Martirologio Romano, 1 settembre:
Nel territorio di Nîmes nella Gallia narbonense, ora in Francia meridionale, sant’Egidio, da cui poi prese il nome la cittadina fiorita nella regione della Camargue, dove si tramanda che egli costruì un monastero e pose termine al corso della sua vita mortale.

Nella Legenda aurea si narra che visse per molti anni come eremita in una foresta presso Nimes, con la sola compagnia di una cerva (o di una daina) che lo nutriva con il proprio latte.
Per questo motivo il santo è spesso rappresentato insieme a questo animale.

 

Santa Ida di Herzfeld
Westfalia, 766 ca. – Herzfeld, Germania, 4 settembre 825

Martirologio Romano, 4 settembre: A Heresfeld nella Sassonia, in Germania, santa Ida, vedova del duca Ecberto, insigne per la carità verso i poveri e l’assiduità nella preghiera.

Il cervo, con il quale ella viene spesso rappresentata, è l'immagine dei Sassoni incalzati dai Franchi ed ancor oggi il cervo si trova nell'emblema di Herzfeld.

 

Santa Ida (Idda) di Toggenburg o di Fischingen

religiosa, Kirchberg, 1140 circa – Fischingen, 1226 circa

Martirologio Romano, 3 novembre: Presso il monastero di Fischingen nel territorio dell’odierna Svizzera, santa Idda, monaca di clausura.

Ida di Toggenburg viene rappresentata come una religiosa insieme ad un corvo o ad un cervo, le cui corna risplendono (esso l'avrebbe spesso guidata alla chiesa dell'Abbazia).

 

San Baudolino di Alessandria
Eremita, Foro (Villa del Foro) Alessandria, 700 ca. - 740 ca.

Martirologio Romano, 10 novembre: Nel villaggio di Villa del Foro in Piemonte, san Baudolino, eremita.

La leggenda racconta che oche, cervi ed altri animali si sarebbero radunati attorno a lui per ascoltarlo nel suo eremitaggio, perciò a volte è raffigurato circondato da questi animali.


San Kenan (Colodoco)
Eremita in Cambria

Nella vita del santo monaco si racconta che difese un cervo da un cacciatore, il quale per vendetta gli fece rapire i buoi e li uccise. Venuto il tempo dell’aratura il cervo salvato portò al monastero altri sette compagni e gli otto bei cervi robusti sopperirono ai sette buoi uccisi portando a compimento l’opera agricola dei monaci.

 

San Leonoro vescovo
Apostolo dei Celti

Nella vita del santo monaco e poi vescovo Leonoro si racconta che egli vive nelle isole britanniche con 60 discepoli. Nella loro opera di evangelizzazione vigeva la regola dell’“ora et labora”. Per la propria sussistenza decisero di coltivare il frumento. Venuto il tempo dell’aratura la comunità monastica aveva gli attrezzi, gli aratri, ma non aveva i buoi. Si misero allora a vangare il terrono senza aratro. Ma un bel mattino bei dodici grossi cervi sputarono dal bosco e portando a compimento l’opera agricola dei monaci. Al mattino aiutavano per arare e poi la sera tornavano nel bosco, così per cinque settimane: alle fine delle quali San Leonoro li benedì!

San Calogero
Eremita, Calcedonia (Tracia), 466 ca. – Monte Cronios (Sciacca), 561 ca.

Martirologio Romano, 18 giugno: Sul monte Gemmariaro presso Sciacca in Sicilia occidentale, san Calogero, eremita.

Il Santo eremita è raffigurato con la barba, in mano un libro e un ramo-bastone, ed ha ai suoi piedi una cerbiatta accasciata e ferita da una freccia. Si racconta che essendo ormai ultranovantenne, egli non riusciva più a cibarsi, per cui Dio gli mandò una cerva, che con il suo delicato latte lo alimentava; un giorno un scorgendo l’animale, prese l’arco e trafisse con una freccia la cerva, la quale riuscì a trascinarsi all’interno della grotta di Calogero, morendo fra le sue braccia. Il cacciatore pentito e piangente, riconobbe nel vegliardo colui che l’aveva battezzato anni prima. Il cacciatore Siero, divenuto suo discepolo, salì spesso sul monte a visitarlo, ma quaranta giorni dopo l’uccisione della cerva, trovò il vecchio eremita morto, ancora in ginocchio davanti all’altare; secondo la tradizione era morto nella grotta fra il 17 e il 18 giugno 561 ed era vissuto in quel luogo per 35 anni.

 

San Giovanni di Matha

Sacerdote e fondatore, Faucon (Alpes-de-Haute-Provence, Francia), 23 giugno 1154 - Roma, 17 dicembre 1213

 

San Felice di Valois

Eremita e fondatore, 1127 - 1212

Martirologio Romano, 17 dicembre: A Roma sul monte Celio, san Giovanni de Matha, sacerdote, che, francese di origine, istituì l’Ordine della Santissima Trinità per la liberazione degli schiavi.

Martirologio Romano, 4 novembre:
Presso Cerfroid nel territorio di Meaux in Francia, san Felice di Valois, che, dopo avere condotto per lungo tempo vita solitaria, si ritiene sia stato compagno di san Giovanni de Matha nel fondare l’Ordine della Santissima Trinità per la liberazione degli schiavi.
I santi fondatori dell’Ordine della SS. Trinità possono essere raffigurati con un cervo che tra le corna ha una croce rosso-blu (simbolo dell’Ordine) a ricordo della fondazione del loro primo monastero di Cirfroid, sorto nel luogo dove era apparso un cervo.

 
 

San Bassiano di Lodi
Vescovo, Siracusa, 320 circa – Lodi, 409

Martirologio Romano, 19 gennaio: A Lodi, commemorazione di san Bassiano, vescovo, che, per difendere il suo gregge dall’eresia ariana in quel luogo ancora viva, lottò strenuamente insieme a sant’Ambrogio di Milano.

Nella vita di San Bassiano si racconta che nel suo percorso tra Ravenna e Roma salvò dei cervi rincorsi dai cacciatori, i quali per riconoscenza lo accompagnarono nel cammino.

 

San Meinulfo (Meinolfo) di Paderborn
Diacono

Martirologio Romano, 5 ottobre: Presso Paderborn in Sassonia, nell’odierna Germania, san Meinolfo, diacono, che costruì e adornò il monastero di Böddeken, dove stabilì una comunità di sacre vergini.

Secondo la tradizione agiografica ispirata alla leggenda di Sant'Eustachio, avrebbe avuto la visione di un crocifisso tra le corna di un cervo, che lo avrebbe invitato ad abbandonare la sua vita dissoluta e a convertirsi.

 

Beato Corrado Confalonieri di Piacenza

Eremita francescano

Martirologio Romano, 19 febbraio: A Noto in Sicilia, beato Corrado Confalonieri da Piacenza, eremita del Terz’Ordine di San Francesco, che, messi da parte gli svaghi mondani, praticò per circa quarant’anni un severissimo tenore di vita nell’orazione continua e nella penitenza.

La raffigurazione con il cervo è legato al fatto che come molti nel XIII - XIV secolo praticava la caccia. Si racconta che: “All’età di venticinque anni ca., mentre era sontuosamente a caccia, con servi, cavalli, cani, furetti, falconi e astori, non riuscendo a stanare i conigli, fece appiccare il fuoco alla sterpaglia; l’incendio, alimentato dal vento, recò danni alle coltivazioni vicine e distrusse tutto.

Non riuscendo a domarlo, tristemente se ne tornò a casa. Saputasi la cosa in città, le guardie di Galeazzo Visconti, signore di Piacenza, andarono sul luogo, e, trovato un uomo, credendolo colpevole, lo condussero in giudizio, dove fu condannato a morte, perché il danno era stato grandissimo. Corrado viene a conoscenza della ingiusta condanna, libera il malcapitato, affronta l’ira del Visconti, che, non potendolo condannare a morte perché nobile, lo priva dei suoi beni in città e fuori, riducendolo alla massima povertà. Corrado, spogliato delle ricchezze del mondo, decide di servire Dio”.

 

Sant' Antonio abate


Monaco

Martirologio Romano, 17 gennaio: Memoria di sant’Antonio, abate, che, rimasto orfano, facendo suoi i precetti evangelici distribuì tutti i suoi beni ai poveri e si ritirò nel deserto della Tebaide in Egitto, dove intraprese la vita ascetica; si adoperò pure per fortificare la Chiesa, sostenendo i confessori della fede durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, e appoggiò sant’Atanasio nella lotta contro gli ariani. Tanti furono i suoi discepoli da essere chiamato padre dei monaci.

Negli affreschi quattrocenteschi della Chiesa di Sant’Antonio abate a Cascia, il pittore raccontando la vita del santo eremita egiziano, rappresenta il santo in un incontro con un ipotetico santo monaco cervo che ha sul palco un Cristo benedicente: forse a significare che il Santo nel deserto, tra silenzio e preghiera, ha incontrato ed entrato in contatto con il Signore.

 

San Mama (Mamante) di Cesarea

Sant’Aidano di Lindsfarne

 

Santa Genoveffa di Brabante (nutrita per anni dal latte di una cerva)

 

Altri santi raffigurati con un cervo sono:

Sant'Abbondio da Como (guidato da cervi sul cammino)
Sant' Aventino
San Cesario d’Aleso (nutrito dal latte di una cerva)
San Dionigi (trasformato in forma di cervo per sopravvivere agli agguati)
San Donaziano
San Enrico VI (un cerbiatto)
San Fantino
San Goar
San Lamberto
San Launomaro
San Macario di Roma
San Massimo di Torino
San Meinhold
Sant’Osvaldo
San Procopio da Brema
San Regolo di Senlis
San Thelau (cavalca il cervo)
San Venanzio di Viviers (dalla bocca del cervo esce un getto d’acqua)
San Veredemo (nutrito dal latte di una cerva)

 
 



San Giustino Popovic o davide di Gareji (abate russo)

 

San Patrizio d’Irlanda (trasformato in forma di cervo per sopravvivere agli agguati)


Santa Brigida di Svezia


Sant’Edeyrn o Edern (cavalca il cervo)

San Thelau (cavalca il cervo)


San Francesco d’Assisi (raffigurato con un cervo, in quanto patrono dell’ecologia)

 

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BIBLIOGRAFIA E SITI

* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* Barcaro M. e Brunetti M. – Animali e Santi – Ed. Veneta, Vicenza 2004
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Casagrande Domenico – Santi e animali – Ed. Figlie della Chiesa, Roma 1947
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2012
* Grenci Damiano Marco – Attributi iconografici dei Santi - in cartantica.it
* Sciffo Andrea - L'incontro col cervo. Figura dell’anima europea - in Museo Civico di Scienze Naturali di Lovere - Seminario “Cervus” - 11 novembre 2006
* Sito web di flaviocammarano.it (alias caravaggio67)
* Sito web di it.wikipedia.org
* Sito web di mondimedievali.net
* Sito web di santibeati.it
* Sito web di wiki.unimc.it

 

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- Siti personali di Don Damiano Grenci:

http://xoomer.alice.it/damiano.grenci/Home.html

 

http://www.preguntasantoral.es/?p=3177

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