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Rubriche

 

RELIQUIE E CORPI SANTI

 

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SAN RUFFINO

Dal latino "Rufus", fulvo, rossiccio, Ruffino o Rufino, è il nome di più di dieci martiri conosciuti: un San Ruffino martire a Roma viene ricordato il 28 di febbraio, un San Rufino martire in Africa è festeggiato il 16 novembre, un altro in Francia, morto assieme a s. Valerio, un San Ruffino è venerato con san Venanzio a Sarezzano ed, infine, il santo Vescovo Ruffino Patrono di Assisi.

L'esistenza delle reliquie di san Ruffino Martire, venerato ad Amandola, nelle Marche, presso l'Abbazia a lui dedicata assieme a San Vitale, risulta da antichi documenti dell'Abbazia, una delle più importanti del circondario, costruita su vestigia romane del secolo X.
Le reliquie del santo sono conservate nell'abside centrale, in una cripta in cui, secondo tradizione, ogni 19 agosto, devono entrare i malati di ernia, visto che il santo è il loro intercessore.


 


SAN BENEDETTO MARTIRE

Di San Benedetto Martire, come per molti altri, si hanno poche notizie e neanche tanto attendibili.Tuttavia le sue reliquie sono presenti nella chiesa di san Bernardino in Chieri (santo patrono dei tessitori e dei lanaioli)- mentre il santo in questione è patrono dei tintori della cittadina.

Le sante reliquie vennero donate da un sacerdote di Chieri alla Confraternita del SS. Nome di Gesù ma non si sa nulla della loro origine, si presume solo che potrebbero essere originarie di una delle tante catacombe romane.

 



SANT'URBICO

Tra i tanti luoghi romani destinati alla sepoltura dei martiri, quello delle catacombe di Sant'Agnese, sono state ritrovate le reliquie di Sant'Urbico.
Di lui si conosce solo il nome iscritto su una lapide di tale catacomba e quindi la sua appartenenza, attraverso il battesimo, alla fede cristiana.
Papa Innocenzo X aveva donato i resti del suo corpo ad un nobile di Novara all'incirca attorno alla fine della prima metà del secolo XVII e successivamente il suo corpo venne deposto nella chiesa di Agognate e successivamente venne definitamente traslato nella chiesa di santa Rita.

 

 

SANTA CHIARA

Santa Chiara nasce ad Assisi nel 1194 da una nobile e religiosa famiglia e, seguendo lo spirito di radicale povertà, obbedienza e di totale abbandono alla Provvidenza di Dio che animava san Francesco, nella notte della Domenica delle Palme del 1212, accompagnata da Pacifica (prima suora dell'ordine), si recò senza dir nulla a nessuno alla Porziuncola, dove san Francesco e e altri frati l'attendevano.
Là Chiara promette obbedienza a Dio insieme alle prime consorelle dedite ad una vita contemplativa e di estrema povertà, viene vestita da Francesco del semplice saio francescano, offre i suoi lunghi capelli e si consacra definitivamente alla vita claustrale. Dapprima presso le suore benedettine di Bastia Umbra, prenderà successivamente possesso di San Damiano in Assisi, dove trascorrerà tutta la sua vita con le prime consorelle e che diventerà la Casa delle "Povere Dame recluse di San Damiano" e, dopo la sua morte, delle "Clarisse".

Santa Chiara visse a San Damiano fino alla fine dfella sua vita, passando da una malattia all'altra, esempio di obbedienza alla volontà divina per sua madre e due sue sorelle che la seguirannmo nella vita religiosa, insieme a molte altre conoscenti che vestiranno anch'esse un semplice saio.

Nel 1215 San Francesco, nominandola badessa, compone una prima Regola dell'Ordine, successivamente consolidata dal Cardinale Ugolino, legato pontificio, che concederà a Chiara e alle Clarisse il privilegio della povertà.

Tale Regola verrà poi riconfermata dal futuro Papa Alessandro IV e da Innocenzo IV che si recò persino a trovarla, qualche ora prima della sua morte e che ufficiò per lei una messa solenne, intenzionato a dichiararla santa subito.
Tuttavia, fu Alessandro IV che la canonizzò formalmente nel 1255.

 

 

SAN VITALIANO MARTIRE

San Vitaliano, ancora infante venne ucciso, attorno al 260, nelle persecuzioni contro i cristiani.
Il suo corpo santo viene venerato nella Chiesa dei SS. Ambrogio e Teodulo di Stresa in cui, dalla catacomba romana in cui era stato rinvenuto, venne traslato nel 1835, grazie alla richiesta che la nobildonna A. Maria Bolongaro ne aveva fatto al Papa. E' invocato come protettore dei bambini.

 

 

SANTA MARIA MADDALENA DE' PAZZI

Caterina de' Pazzi, nata nel 1566 da una nobile e potente famiglia di Firenze, legata alla congiura contro i Medici, fu educata cristianamente e sin dall'infanzia sentì profondamente il desiderio di dedicarsi tutta a Dio, tanto che a soli 10 anni (all'epoca era un fatto quasi straordinario) ricevette la Prima Comunione e a 17 entrò nel monastero delle Carmelitane di Santa Maria degli Angeli, prendendo il nome di Maria Maddalena. Entro quelle mura condusse una vita di preghiera e di mortificazione, tormentata nello spirito da lunghi periodi di aridità spirituale e nel corpo da varie malattie, come durante il noviziato quando fu quasi in punto di morte, tanto che le venne concesso di anticipare la professione solenne.
Vivendo in preghiera, si dedicò alle giovani novizie e venne eletta vice-priora, diventando per le sue consorelle guida verso la perfezione.


Nel 1590, il suo spirito fu sommerso dalle visioni estatiche che la fortificarono per andare incontro a nuove difficoltà.
Essa sentiva che la Chiesa aveva bisogno di un rinnovamento e in tal senso scrisse lettere al Papa e ai Vescovi, ai Cardinali e offrì più volte la sua vita per i sacerdoti, affinchè fossero davvero "altri Cristi" capaci di illuminare e portare la Parola, attraverso l'Amore, in uno scambio continuo tra Dio e le anime. Ebbe estasi mistiche durante le quali parlava di questioni teologiche e grazie straordinarie, tra cui le stigmate. Le sue esperienze vennero trascritte dalle sue consorelle in quei "manoscritti originali" che riportano quello che accadeva durante le sue visioni e le rivelazioni della Santa. Seguendo la Regola Carmelitana, era molto devota alla Vergine Maria che amava per la sua purezza. Tormentata nel corpo da dolorose ulcere, essa offriva tutto al Signore, ripetendo "Patì, non morì", patire e non morire.
Morì il 25 maggio del 1607. Beatificata nel 1626, venne canonizzata il 22 aprile 1669

 



SANTA CATERINA DA BOLOGNA

Santa mistica del XV secolo, nata a Bologna in una ricca famiglia, visse poi presso la corte di Ferrara dove ricevette una buona educazione, imparando l'arte della pittura che mise a buon frutto realizzando anche delle miniature (è stata proclamata patrona dei pittori).

A 14 anni entrò tra le Terziarie francescane, ma il suo desiderio era quello di consacrarsi tutta a Dio, cosa che avvenne nel 1432, quando pronunciò i voti solenni, entrando nell'Ordine delle Clarisse, vivendo in umiltà e lavorando alacremente, anche come maestra delle novizie per cui scrisse il libretto "Le sette Armi Spirituali"
Nel 1456 si recò a Bologna per la costruzione di un nuovo monastero di cui poi divenne badessa. Ebbe visioni mistiche.
Morì il 9 marzo 1463 e venne subito sepolta. Tuttavia dopo una ventina di giorni il suo corpo venne riesumato e si potè appurare che era rimasto intatto ed emanava un soave profumo. E' ancora esposto, in posizione seduta, alla venerazione dei fedeli nella Chiesa del Convento delle Clarisse di Bologna. Venne proclamata santa da Papa Clemente XI nel 1712.

 


 


SANTA CATERINA DA SIENA

Caterina, ultima di una lunga schiera di fratelli, nacque nel 1347 ed era destinata a divenire sposa giovanissima, ma poichè già sentiva in sè il desiderio di dedicarsi tutta a Dio, riuscì a convincere i genitori a lasciarla entrare nel convento delle Mantellate Domenicane, dove si dedicò alla preghiera e alle opere di assistenza a malati e moribondi.
Nel 1367 ebbe la mistica visione di alcuni santi, della Madonna e del Cristo che le donò l'anello nuziale che, invisibile agli altri, rimase per sempre al suo dito. Un'altra volta, Gesù le apparve prendendole il cuore e sostituendolo con un altro, il suo. Segno di questo divino intervento fu una piccola cicatrice che le restò sul petto. Nel 1375, mentre era assorta in preghiera, ricevette in dono le Stigmate, anche queste visibili solo a lei.

Benchè quasi analfabeta, per dono divino riusciva a scrivere e leggere e fu prolifica scrittice di lettere indirizzate a Papi e a personaggi di spicco dell'epoca, di Preghiere e di opere mistiche. Sottoposta ad una verifica teologica da parte del Capitolo Generale dell'Ordine, la sua ortodossia venne accertata ed il suo intervento come consigliera venne richiesto da vari potentI.


Per intercedere a favore dei fiorentini, si recò dal Papa Gregorio XI ad Avignone, convincendolo a ritornare a Roma (1377) e nonostante fosse molto malata,successivamente, intervenne a favore di Papa Urbano VI contro l'antipapa Clemente VII. Propose inoltre la riforma dell'Ordine domenicano, perorando il ritorno alla Regola primitiva.
Morì a Roma il 29 aprile 1380 e venne sepolta in santa Maria sopra Minerva, mentre il suo capo venne traslato nella chiesa di san Domenico in Siena di cui è Patrona. E' anche Patrona di Roma e Compatrona d'Italia assieme a san Francesco, Compatrona d'Europa assieme ai Santi Cirillo e Metodio, a Santa Brigida di Svezia e a Santa Edith Stein.
E' protettrice dei tintori, delle lavandaie, degli infermieri, dei boys-scouts, degli studenti, dei ciclisti, delle sarte e delle giovani da marito.


 

SANTA EUSTOCHIA

Smeralda Calafato,  messinese, nacque durante l'epidemia di peste del 1434.
In gioventù aveva pensato di crearsi una famiglia ma comprese che Dio le aveva riservato ben altro e decise di entrare in convento e, nonostante le ritrosie della sua famiglia, diede i voti nell'Ordine delle Clarisse col nome di Eustochia.

Successivamente, tuttavia, non trovando corrispondenza alla Regola originale di Santa Chiara, chiese al Papa Callisto III di poter creare un nuovo monastero a Messina, il che avvenne di lì a poco, vicino al colle Montevergine.
Aveva grande amore per il Crocifisso e visse umilmente ed in penitenza in un angusto sottoscala, dormento sulla nuda terra.

Santa Eustochia morì nel gennaio del 1485 ed il suo corpo incorrotto è esposto alla venerazione dei fedeli nella chiesa da lei fondata, in posizione eretta.
E' stata proclamata santa da Papa Giovanni Paolo II nel 1988.

 

 

SANTA RITA

E' una santa talmente conosciuta da non trovare ulteriori parole per descrivere la sua esistenza terrena e il suo cammino spirituale: nata a Roccaporena attorno al 1378, fu moglie e madre esemplare, rimasta vedova e venutile a mancare i figli, si dedicò, come aveva tanto desiderato in gioventù, completamente alla vita monacale, sia pure affrontando numerose difficoltà e rifiuti.
In monastero visse per quarantanni, pregando e meditando la Passione di Gesù.
In uno di quei momenti di contemplazione davanti al crocifisso, ricevette in dono una Spina della Corona di Cristo che sulla fronte le produsse una ferita profonda e purulenta che, misteriosamente, scomparve solo nel momento in cui dovette affrontare un lungo viaggio per andare pellegrina a Roma, per ricomparire poco dopo.

Visse nel digiuno e nella sofferenza e si narra che quando morì tutte le campane - non mosse da mani d'uomo - suonassero all'unisono per festeggiare la sua rinascita in cielo.
Arrivata agli onori degli altari soltanto nel 1900, dopo la beatificazione avvenuta nel 1627, la devozione nei suoi confronti è ancora viva, forse, proprio per questa "vicinanza" alle sofferenze umane e per la normalità della sua vita: moglie, madre esemplare che aveva subito molte tragedie nella vita, affrontandole però sempre con profonda rassegnazione e un totale affidamento alla volontà del Signore.
E' invocata come Patrona e santa "degli impossibili" e viene ricordata il 22 maggio.

 

 

SAN LEONARDO DA PORTO MAURIZIO

San Leonardo da Porto Maurizio dei Frati Minori, Paolo Girolamo Casanova, visse a cavallo tra il XVII e il XVIII secolo.
Figlio di un armatore, appena dodicenne si recò a Roma presso uno zio per ragioni di studio, ma sentito il richiamo di Dio si diede agli studi ecclesiastici e nel 1702 diventò sacerdote. Sentiva imperiosa l’urgenza di andare in missione ma il suo destino fu altro.
 Dopo qualche tempo essendosi ammalato di tisi, i superiori lo rimandarono nella sua città natale dove visse per 5 anni. Guarito miracolosamente, venne inviato a Firenze per dar vita ad un nuovo convento, dopodichè cominciò la sua attività di predicatore che lo portò in varie regioni d’Italia, e successivamente a Roma, dove visse nel convento di San Bonaventura.
Infine fu a Genova dove venne acclamato per le sue prediche in cui consigliava di porre sulla porta di casa un’immagine di Gesù ed i Nomi di Gesù e Maria ed in cui sollecitava i fedeli alla pia pratica della via Crucis, di cui fu ardente diffusore. Infatti, lui per primo piantò nel Colosseo una Croce in ricordo dei martiri cristiani e vi fece innalzare delle edicole votive che però poi vennero eliminate durante successivi lavori di ricostruzione dell’Anfiteatro Flavio.
Continuò, infaticabile le sue peregrinazioni e predicazioni, che venivano seguite da un gran numero di fedeli,  in Liguria, in Toscana e persino in Corsica, poi morì nel convento di San Bonaventura il 26 novembre 1751.Venne proclamato santo nel 1867 ed è stato conclamato Patrono dei missionari in terra cattolica.

Il suo corpo si trova nella chiesa di san Bonaventura a Roma.

 

 

SANTA CECILIA

 

Santa Cecilia, martire di Roma, moglie di Valeriano che era riuscita a convertire al Cristianesimo, venne condannata ad essere bruciata viva nella sua casa, ma superata tale terribile prova, venne decapitata.
Si narra che venne colpita dalla spada ben tre volte, ma sopravvisse per tre giorni, cantando con voce bellissima le lodi del Signore.
Poiché suonava l'arpa e il liuto - viene infatti rappresentata iconograficamente con vari strumenti musicali - è la protettrice dei musicisti e.dei cantanti e Patrona dell'Accademia che porta il suo nome.

Venne sepolta nel Cimitero di Callisto, sulla Via Appia, dopo secoli dopo venne ritrovato il suo corpo. Viene ricordata il 22 gennaio.

 

 

SANTA COLOMBA

Santa Colomba venerata, assieme a San Vitale, nel santuario dedicato a San Gerardo Maiella, a Materdomini (Av).

 





 

SAN FORTUNATO MARTIRE

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Tra i vari santi, beati e martiri che portano questo nome, si ricorda in particolar modo San Fortunato, legionario che fu anche lui giustiziato insieme ai suoi compagni della Tebea, dopo essersi rifiutato di sacrificare agli dei ed aver gettato via le armi, inginocchiandosi e pregando Dio di accettare il sacrificio suo e dei suoi commilitoni.
Il suo corpo sembra esser stato traslato da Augaunum a Roma. Fu venerato infatti nelle Catacombe di Santa Priscilla dove il corpo rimase fino agli inizi del 1600 quando, dopo una ricognizione, venne traslato a Turbigo assieme ad altri quattro corpi di martiri.
Nel 1950 ca. il parroco di Lonate Pozzolo richiese con grande ardore uno dei corpi dei martiri e gli vennero concesse le spoglie di San Fortunato che vennero traslate nel paese tra grandi festeggiamenti e sistemate in una splendida urna sotto l'altare Maggiore della Parrocchia.
Tuttavia, anche la cittadina di Casei vanta delle reliquie di San Fortunato che sarebbero state traslate da Roma a Casei verso la metà del 1700.
Probabilmente si tratta di due santi omonimi appartenenti entrambi alla mitica Legione.

 

 

SANTA MARIA GORETTI

Maria Goretti, nata nel 1890, è un limpido esempio di purezza. Era originaria con la sua famiglia, povera ma religiosa, di Corinaldo nelle Marche, dove però non riuscivano più ad andare avanti e quindi, per cercare di migliorare la situazione, si trasferirono, insieme ad un'altra famiglia amica, i Cimarelli, prima vicino Roma alle dipendenze del Conte Selsi e successivamente alle Ferriere di Ronco, vicino Nettuno, di proprietà del Conte Mazzoleni.
Maria era la secondogenita, assennata e devota sin da piccolina, di indole dolce ed affettuosa, si occupava della casa e dei fratellini più piccoli. Aveva occhi azzurri, carnagione chiara, capelli biondi, era molto devota alla Vergine, a S. Giuseppe e al S. Cuore e non dimenticava mai le preghiere quotidiane.
La fattoria dei Goretti era isolata e confinava solo con l'altra affittata ai Cimarelli; intorno, un paesaggio squallido di paludi, pochi alberi, terra riarsa e dura da dissodare e per ascoltare la Messa, che veniva celebrata saltuariamente, si doveva camminare molto.
Ben presto però il gran lavoro e l'aria insalubre minarono la salute di Luigi, il padre, e per non abbandonare il raccolto, il proprietario gli mandò due operai che avrebbero diviso con loro il guadagno dell'annata: Giovanni e Alessandro Serenelli; il primo, il padre, robusto e autoritario, la cui moglie era morta in manicomio e l'altro, il figlio, un ragazzo forte e silenzioso che non aveva l'anima del contadino e che spesso sfuggiva la compagnia per rinchiudersi in equivoche fantasie. Con il passare del tempo, poichè Luigi aveva sempre poche forze per via della malaria, i due Serenelli divennero arroganti e pretendevano sempre di più.

La situazione peggiorò ulteriormente quando Luigi morì, consigliando la moglie di tornare a Corinaldo. Ma come poteva con i piccoli e dovendo ancora pagare i debiti? Lei si rimboccò le maniche e prese nei campi il posto del marito, lasciando la conduzione della casa a Maria che lo faceva con grande amore.
Una volta andando alla Messa una vipera si levò fischiando sul sentiero e la piccola si slanciò in avanti per proteggere la mamma. La vipera indietreggiò e scomparve sibilando.
Maria desiderava ardentemente fare la Prima Comunione e con molti sacrifici riuscì a frequentare, insieme al fratellino, la dottrina che si teneva presso la sarta del Conte. Nel giorno previsto, nonostante non avesse i soldi, ebbe in prestito il vestito, il velo, le scarpe.
Prima di andare alla Messa chiese perdono a tutti quelli che credeva di avere offeso e fece la comunione con uno straordinario raccoglimento, tenendo a mente le parole dell'Arciprete: "Ad ogni costo dovete restare puri e per questo affidatevi alla Vergine Maria".

Alessandro intanto aveva cominciato a guardare Maria con interesse e poichè passavano molte ore insieme lavorando nei campi - Maria aveva dato il cambio a sua madre - un giorno le si avvicinò per attirarla a sè, lei si divincolò sfuggendogli e avvertendolo che avrebbe raccontato tutto alla mamma. Il giovane la minacciò ed ella ebbe paura di confidarsi e non parlò, ripromettendosi di non restare mai più sola con lui, vivendo però nel terrore e non osando più uscire da sola.
Altre volte il giovane tentò di circuirla ma lei gli sfuggì, fino a quel 5 luglio, un giorno d'afa pesante in cui tutti erano al lavoro meno Giovanni che era ammalato e Alessandro che voleva approfittare di quel momento: di forza portò Maria in cucina e poichè lei si difendeva, avvertendolo che stava commettendo un grosso peccato, infuriatosi, prese un coltello sul tavolo e le inflisse 8 coltellate, mentre lei continuava a dire, sempre più debolmente: "E' peccato, tu andrai all'inferno!". Impressionato, il giovane fuggì dalla stanza ma, alle grida di Maria che lo accusava, ritornò a colpirla altre 6 volte.
Dopo molte ore Maria venne trasportata in ospedale e operata senza neanche essere narcotizzata, ma a nulla valsero le cure, morì il giorno seguente, festa del Preziosissimo Sangue di Cristo, dopo essersi comunicata ed aver perdonato volentieri al suo assalitore, perchè "voleva che anche lui un giorno la raggiungesse in Paradiso". Aveva solo 11 anni.
Una folla immensa accompagnò la sua bara e due anni dopo le venne eretto un monumento nella chiesa di Ns. Signora della Grazia. Il 5/6/1950 fu dichiarata Santa da Papa Pio XII.
Alessandro, che allora aveva 20 anni, negò anche l'evidenza dei fatti, poi confessò con cinismo il suo delitto e venne condannato a 30 anni di lavori forzati in Sicilia. Nei primi tempi faceva lo spavaldo ma una notte sognò Maria trasfigurata che gli porgeva dei gigli che lui prese tra le mani, ma al contatto, essi si traformarono in fiamme. Questo sogno lo mutò radicalmente e divenne così esemplare che venne scarcerato 4 anni prima del previsto. Passò il resto della sua vita in un convento, diventando terziario, occupandosi del giardino e morendo santamente.

 


 

 

SANTA CATERINA LABOURE'

Santa Caterina Labouré, entrata a far parte delle Figlie della Carità di Parigi, nel 1830, aveva messo la sua vita al servizio di Gesù affidandosi alla sua santa madre, prendendo Maria a modello della sua vita, cercando di imitarne le virtù.
In questo cammino di perfezione ella ebbe cinque "incontri" con la Madonna che le mostrò la Medaglia Miracolosa che lei avrebbe dovuto far coniare e diffondere nel mondo intero.
Le affidò, inoltre, la realizzazione di una aggregazione mariana che Santa Caterina chiamò "Le Figlie di Maria", dedicata alle giovani, la cui attività iniziò nel 1846, diventando poi Gioventù Mariana.

 

 

 

SANTA SEVERA

Martirizzata assieme ai suoi due fratelli a Pyrgi alla fine del 200 d.C. sotto Diocleziano, probabilmente era la figlia di un tribuno.

PREGHIERA A SANTA SEVERA

Invitta Martire di Cristo, gloriosa Santa Severa, ascoltate benigna le suppliche che pieni di fiducia nel vostro patrocinio umilmente a voi rivolgiamo.

I patimenti che avete sofferto e la vita che nel fior dell'età avete immolato per la vostra fede altissima, vi hanno resa oltremodo potente presso il trono della divina Maestà. Deh, impiegate in nostro favore questa vostra potenza ed otteneteci la grazia di praticare con generosità e senza umani riguardi quella fede di cui ci gloriamo e che sarà un giorno la causa della nostra eterna felicità.

Implorate per noi, per le nostre famiglie, per le persone che ci sono care anche quelle grazie temporali di cui abbisognamo e che vi chiediamo con tutta l'effusione del cuore.

O amabilissima S. Severa, non respingete le nostre preghiere, non ci rimandate sconsolati ma fateci sentire l'efficacia della vostra intercessione e noi benediremo sempre quel Dio che vi ha glorificata e vi ha costituito nostra celeste Patrona. Così sia

 

 

 

SANTI FELICE, REGOLA ED ESSUPERANZIO

 

Anche se probabilmente la loro appartenenza alla Legione Tebea è una leggenda, i Santi Martiri Felice e Regola ed il loro servitore Essuperanzio vengono ricordati tra i tanti martiri morti nella decimazione o successivamente.
Scampati al massacro, essi si sarebbero rifugiati a Zurigo dedicandosi all'evangelizzazione della città ma, scoperti dalle autorità romane, vennero condannati alla decapitazione dal Governatore.
Come San Donnino, farebbero parte dei cosiddetti santi Cefolofori, cioè "portatori di testa", in quanto avrebbero preso le loro teste cadute in terra e le avrebbero portate sino al luogo della loro sepoltura.

 

 

 

SAN FELICE MARTIRE

 

San Felice Martire venerato nella Cappella dell'Istituto Arti e Mestieri di Torino

 

Molti, come per altri casi, i santi dal nome Felice, le cui storie a volte si intrecciano. In questo caso San Felice Martire è un fanciullo di cui nulla si sa, se non che ha dato la sua vita per non tradire la sua fede.

PREGHIERA

O glorioso S. Felice, che nelle tenebre del paganesimo germinasti come un fiore delicato per insegnare a noi a quali eroismi si possa giungere anche in tenera età, mediante la fervente orazione, fa che le nostre preghiere siano come le tue, sempre attente e gradite a Dio. Gloria

San Felice nostro modello e protettore, prega per noi

O giglio candidissimo che nell'imperversare della corruzione del mondo sapesti conservare tutte le attrattive ed il profumo degli angeli, fa che il nostro cuore non sia mai contaminato dalla colpa che tanto dispiace a Dio. Gloria

O modello di fortezza, intrepido martire che sacrificasti la vita piuttosto di tradire il sacrosanto carattere battesimale, ottieni a noi che imploriamo la tua speciale protezione, la grazia di adempiere ogni nostro dovere affinchè possiamo un giorno vedere con te Gesù e Maria tra gli angeli del cielo. Gloria

 

 

 

SANTA VITTORA VERGINE E MARTIRE

 

Di lei nulla si sa se non che probabilmente morì martire durante la persecuzione di Diocleziano. Il suo corpo ed il suo sangue, ritrovati nel cimitero di santa Ciriaca, vennero poi traslati e conservati nella chiesa romana di S. Maria della Vittoria.

 

PREGHIERA


O Dio, che fra gli altri miracoli della tua potenza anche nel sesso debole hai riportato la vittoria del martirio: concedi benigno, che come celebriamo il natale della tua beata Vergine e Martire Vittora, così, dietro i suoi esempi, giungiamo a Te.
Per il Signore Nostro Gesù Cristo, Tuo Figliuolo, il Quale vive e regna con Te nell'unione dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Così sìa.

 

 

 

SANTA BERNADETTE SOUBIROUS

Il 7 gennaio 1844, a Lourdes, in una povera famiglia profondamente cristiana, nasce Bernadette, primogenita di nove figli. A causa della salute non buona, frequenterà saltuariamente la scuola, tanto che a 14 anni frequentava ancora la classe delle bambine di 7 anni, non avendo una gran memoria e parlando solo il dialetto. Tuttavia era docile, obbediente e serena.
L'11 febbraio del 1858, Bernadette con alcune compagne si reca a raccogliere della legna secca nella grotta di Massabielle, quando improvvisamente in una grotta le appare una Signora bellissima e giovane. La fanciulla, che sembra l'unica a vederla, si sente l'animo invaso da una gioia indescrivibile ed inizia a recitare con Lei il Rosario. La Signora svanisce quasi subito e la giovane ritorna dalle compagne che vengono a conoscenza di quel segreto a cui però non riescono a credere. Così, anche, non vi crede la madre di Bernadette che le vieta di tornare laggiù, ma intanto la notizia si diffonde nel paese con clamore. Bernadette è ritenuta una bugiarda che vuole rendersi interessante. Tuttavia, domenica 14 un piccolo seguito di persone la accompagna alla grotta, con il permesso materno. L'apparizione ritorna e così pure il 18 febbraio quando, finalmente, la Signora le parla, chedendole di ritornare per quindici giorni consecutivi, aggiungendo: «Non ti prometto la felicità in questo mondo, ma nell'altro». Fedele alla sua promessa, tutte le mattine ella si reca in quel luogo dove, il 21 successivo, riceve questo messaggio:«Prega Dio per i peccatori» e poi : "Va a dire ai sacerdoti che qui deve esser costruita una cappella"; il 24, poi, la Signora pronuncia ripetutamente le parole: «Penitenza! Penitenza! Penitenza!».

Intanto le autorità civili e religiose si preoccupano di quanto sta accadendo e sottopongono Bernadette ad interrogatori, mentre il Parroco, non convinto della veridicità delle apparizioni, si tiene in disparte e alla richiesta della ragazza di erigere una cappella, chiede alla Signora un miracolo, cosa che avverrà solo successivamente.
Il 25 Bernadette, scortata dai soldati, torna alla grotta per pregare, ma poi compie vari movimenti che suscitano l'ilarità della gente che la prende per pazza: si dirige verso il fiume, torna alla grotta, avanza in ginocchio e a mani nude scava la terra lì intorno, portandosi alla bocca un pò dell'acqua che scaturisce dal suolo.

Si lava il viso con quell'acqua e mangia qualche stelo d'erba. Molti la irridono, ma poco dopo alcuni passanti si accorgono che un filo d'acqua sgorga dalla cavità, diventando poi una sorgente che ben presto dovrà essere incanalata e che ancor oggi produce una grande quantità d'acqua, diventata fonte d'inesauribili grazie e guarigioni.
Il 25 marzo, giorno dell'Annunciazione, la Signora finalmente si rivela: «Sono l'Immacolata Concezione». Bernadette corre a ripetere questa frase che non capisce al Parroco che, finalmente crede apparizioni, esclamando: «È la Santa Vergine!». Pochi anni prima, Papa Pio IX aveva proclamato il Dogma della completa assenza di peccato in Maria Vergine. Intanto, tra le alterne vicende di Bernadette, soffocata dalle domande dei curiosi, pressata dall'opinione pubblica e sorvegliata dalle autorità che tentano di porre fine agli affollamenti della gente che chiede miracoli, in giugno il luogo delle apparizioni viene delimitato da uno steccato. Ma la folla continua a condurre là gli ammalati.
L'ultima apparizione della Vergine avrà luogo il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine: «Non l'ho mai vista tanto bella», dice Bernadette, rattristata dall'annuncio che non avrebbe più rivisto la bella Signora.
Successivamente, anche il Vescovo di Tarbes pronuncerà solennemente: «Noi riteniamo che Maria Immacolata, Madre di Dio, è veramente apparsa a Bernadette Soubirous, l'11 febbraio 1858 ed i giorni seguenti, per diciotto volte».
I visitatori si fanno sempre più numerosi e cercano di vedere la fanciulla. Temendo per la sua salute, il parroco e il sindaco fanno entrare Bernadette - che non si è mai gloriata dei fatti straordinari di cui è stata protagonista - in un pensionato di suore nel 1860; là ella ritrova un pò di calma anche se la gente continua a cercarla.
Sei anni più tardi, dopo aver esitato a lungo su tale scelta, ritenendosi indegna, nè abile nè intelligente, la veggente di Lourdes, a 22 anni, viene ammessa - con il nome di suor Maria Bernarda - al convento di S. Gilardo dalle Suore della Carità e dell'Istruzione cristiana di Nevers: «Sono venuta qui per nascondermi», diceva. Nascondersi per pregare, per soffrire, per sè e per i peccatori...
Gli inizi della sua nuova vita sono penosi: ella soffre di nostalgia dei suoi e per l'assenza della Signora, per le umiliazioni morali inflittele dalla Madre Superiora, che non la comprende e la tratta con freddezza, non constatando niente di straordinario in quella “veggente". Ma la sua vita, pur tormentata da vari malanni fisici, sarà una vita di umiltà e di preghiera, segnata da grande coraggio e da una forza d'animo fuori del comune; volenterosamente e sempre sorridendo, compie ciò che le viene chiesto. Oltre alle continue crisi d'asma, durante l'inverno del 1877 le si forma un ascesso tumorale al ginocchio destro, il dolore è atroce ma Bernadetta trova forza in Gesù e, per amore suo, arriva al punto di “amare” la sofferenza: «Sono più felice con il mio Cristo, sul mio letto, che una regina sul trono» scrive ad una suora. Negli istanti di tregua, si rende utile alla comunità, ricamando, disegnando, dipengendo, ecc. Ben presto, però si alletta e, essendo ormai in fin di vita, chiede insistentemente di pronunciare i voti. Dopo la cerimonia, officiata dal Vescovo, Monsignor Forcade, la salute di Bernadette si ristabilisce in maniera inattesa.
Nel 1879, verso la fine di marzo si aggrava ed il 16 aprile muore recitando l'Ave Maria. Umile e fiduciosa fino alla fine, Suor Maria Bernarda dice per due volte: «Santa Maria, Madre di Dio! Prega per me... povera peccatrice... povera peccatrice». Spira quasi subito dopo, stringendo al cuore il Crocifisso.
Bernadette Soubirous, canonizzata da Papa Pio XI l'8 dicembre del 1933, è protetttrice delle donne che lavorano neicampi e viene ricordata liturgicamente il 16 aprile.

 

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Bibliografia

http://www.fondazionetessilchieri.com/ita/sanbenedetto.htm

http://www.verbanensia.org/scrineum%5CVB_Stresa_chiesa_S_Ambrogio_1788.pdf

http://www.parrocchiasantarita.com/PARROCCHIASANTARITA/inostriricordi.html

http://www.sanruffino.com

* immagine tratta dal sito http://www.fmboschetto.it/Lonate_Pozzolo/San_Fortunato.htm

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