Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

CINECITTA', LA CITTA' DEL CINEMA

 

Dopo la distruzione del più grande teatro di posa italiano, avvenuta a causa di un incendio nel settembre del 1935, si pensò di realizzare una grande industria cinematografica in Roma e il Capo del governo, Mussolini, tracciò un programma ed i ministri preposti alla Stampa e Propaganda, il Governatorato di Roma, la Direzione Generale della Cinematografia e l'Ingegner Carlo Roncoloni, imprenditore e presidente della CINES, gli diedero vita.
Roncoloni era uomo di grandi vedute e si dedicò con passione a questa impresa affinchè il progetto fosse moderno ed utilizzasse i mezzi scientifici e tecnici più all'avanguardia. Egli affidò il lavoro a Gino Peresutti che costruì la città del cinema, mandandolo però, alla fine del '36, prima in giro per tutta Europa affinchè visitasse gli stabilimenti cinematografici stranieri prer poi costruirne in Italia uno che fosse all'avanguardia.
Infatti, i vari centri di cinematografia europei erano stati realizzati sfruttando precedenti strutture che mancavano quindi di comforts e di modernità, essendo o irrazionali o inadeguati ai nuovi ritrovati spesso mal utilizzati. Gli unici all'avanguardia erano quelli della London Film in Inghilterra che, seppure interessanti, non erano comunque adatti ad essere presi come esempio dall'Italia.

Il problema più difficile da risolvere era quello della disposizione degli studi, rispetto ai fondali, ai camerini degli artisti, agli impianti, agli edifici e quello di poterli utilizzare in lavori simultanei senza compromettere il ritmo generale del lavoro.
La soluzione ideale quindi fu quella di realizzare un complesso organico degli studi la cui sistemazione tuttavia permettess di avere a portata di mano ogni servizio necessario, come i laboratori e gli impianti, organi essenziali.
Taluni di questi edifici che a tutta prima sembrano di importanza secondaria, furono invece frutto di ricerche e di studi, per la prima volta eseguite con risultati positivi in questo campo in Italia, mentre all'estero, pur essendo stati eseguiti con accuratezza, avevano raramente dato buoni frutti.

Dopo molto cercare la scelta cadde su una zona di 600.000 mq di Roma al Quadraro, tra la via Tuscolana e Via di Torre Spaccata, vicino alle Capannelle, buon punto di di collegamento con l'Appia Nuova e la Stazione Termini.
Il progetto venne sottoposto al Capo del Governo, Mussolini, che lo approvò il 31 dicembre del 1935. La posa della prima pietra che il duce posizionò personalmente avvenne il 29 gennaio del 1936.
I soli teatri di posa occupavano mq 16.500.

Enorme fu l'impiego di energia elettrica prodotta in un'apposita centrale con cinque circuiti per la corrente alternata di cui uno per la corrente ad alta frequenza e cinque a corrente continua, con l'utilizzo di 8000 lampadine, 250 apparecchi telefonici funzionanti, due pozzi d'acqua per una rete di impianti idrici lunghi 28 km.
Le strade e i viali della città si svilupparono per oltre 8 km e vennero tutti asfaltati; ai lati, vennero realizzate ampie zone a giardino e vennero piantati molti filari di alberi, soprattutto pini, cespugli di lauro, oleandri, palme...

L'ingresso principale era sulla via Tuscolana, costituito dagli edifici riservati ai produttori da cui vennero rcavati sedici gruppi di uffici con sale di attesa, guardaroba, cabine telefoniche, stanze per i custodi che abitavano al piano superiore. Ai due lati del piazzale erano previsti uffici di poste, monopoli, buvette, parrucchieri, mercerie, assicurazioni, banche, informazioni, pubblicità, stampa. Sul retro di questi edifici ne ne erano previsti altri destinati ai musicisti, soggettisti e per i produttori autonomi.

Di fronte all'ingresso, sullo sfondo, la Direzione Generale con uffici dedicati al Provveditorato, Costruzioni, Personale, Presidenza e Servizio Amministrazione e Contabilità.

A destra, l'edificio fonotecnico - come si diceva allora - destinato a contenere delicatissime apparecchiature per misurare e registrare sensazioni sonore e stanze dedicate ad un'officina elettrica di precisione, un gabinetto sperimentale, un locale per la carica degli accumulatori, un magazzino, un archivio, varie camere oscure, ecc.

Sul retro, un altro edificio era destinato ai trucchi sonori con sala munita di dispositivi speciali, schermo per la ripresa e accessori vari.


A sinistra l'edificio "spettacolo", contenente un cinematografo in piena regola per le proiezioni e l'audizione definitiva e per la censura dei film, sale di prova e revisione, cabina con impianti fissi di proiezione, sala d'ingresso e smistamento per i registi e i direttori artistici.

Una zona era destinata alla fotografia con laboratorio completo contenente una sala di posa, camere oscure ed altre stanze destinate alla, revisione, ai ritocchi, agli ingrandimenti, un deposito chimico, ecc

Ingresso al gruppo di edifici dei teatri di posa

Nasce, dunque, ai bordi della Capitale, Cinecittà, la città del cinema entro le cui mura è possibile realizzare un film, con ogni regola e ogni espediente.
Certo, non tutto è possibile ma molti problemi possono essere risolti in studio tramite l'utilizzo di trucchi, di luci studiate, di forme, di pellicole innovative, anche se in teoria sarebbe possibile realizzare un film anche senza nessuna manipolazione, utilizzando solo l'arte della fotografia, scegliendo inquadrature e angoli di luce ed obiettivi ad hoc.
Purtroppo, però, ci saranno anche molti imprevisti di cui tener conto e che faranno dubitare che la cinematografia sia un'arte. Ma il vero artista si industrerà per minimizzare gli ostacoli e realizzare "opere d'arte cinematografica" non solo in interno ma anche all'esterno.

I consensi alla realizzazione della città del cinema vennero da ogni ambiente ed anche nel cinema americano, molti attori autorevoli furono veramente entusiasti della realizzazione della Cinecittà italiana. Mary Pickford, avvenente attrice dell'epoca, rilasciò le sue positive considerazioni, come pure tanti altri attori, tra cui Danielle Darrieux, Emil Jannings ed altri.

 

 

INAUGURAZIONE

10 maggio 37 - Giorno uno alla città del cinema

Mussolini con il grande attore Angelo Musco

Nonostante i dubbi sulla sua possibile realizzazione in un breve lasso di tempo (altre nazioni avevano realizzato degli impianti simili durante lunghi anni di lavoro!) ed il difficile reperimento del ferro per la costruzione della città del cinema e l'approntamento di una vasta serie di impianti tecnici ad essa collegata, in circa 16 mesi Cinecittà venne realizzata dalle maestranze e dai tecnici che si applicarono anima e corpo alla sua creazione.

Laboratorio dell'arte, sintesi della fantasia, della tecnica e della ricerca scientifica, venne inaugurata il 10 maggio del 1937, con grande gioia dal Capo del Governo, che sottolineò come la sua realizzazione fosse avvenuta nonostante il momento di grande difficoltà.
La vita di Cinecittà cominciò con l'ingresso di Mussolini negli studi che li visitò in lungo ed in largo fermandosi con gli attori e con le maestranze, sostenendo che la "grande casa del cinema" sarebbe stata non solo centro del cinema italiano ma anche di quello internazionale poichè il rapido sviluppo del cinema a colori avrebbe costretto anche gli americani a ricercare nel nostro Paese quelle sfumature che solo l'Italia poteva fornire, considerando che la città del cinema romana era un complesso formidabile di strumenti tecnici che avrebbe consentito non solo agli italiani ma anche ad industriali ed organismi di altri Paesi "una serena comunanza di attività realizzatrice in un ambiente ricco di fede e forte di un disciplinato lavoro". Cinecittà, dunque, sarebbe stata sede di un centro nazionale ed internazionale di lavoro.
Nel contempo, il Duce auspicava che le grandi realizzazioni italiane dessero vita a dei film "nazionali", senza imitare gli altri, ricercando nello spirito e nelle singole possibilità i mezzi atti a concretizzare un prodotto nettamente italiano. I prodotti stranieri realizzati sull'Italia e sugli italiani avevano dato fino ad allora una visione falsata e quasi ridicola senza sottolinearne invece la nobiltà e la civiltà.

I primi films, naturalmente in bianco e nero, che la città del cinema produrrà saranno "Luciano Serra aviatore" trasformato poi in "Luciano Serra, pilota", (sugli schermi nel 1938) di genere guerresco, durata 102 min., diretto da Goffredo Alessandrini e interpretato da Amedeo Nazzari, Germana Paolieri, Roberto Villa, Mario Ferrari,ed altri noti attori, "I due misantropi" di Amleto Palermi e "Il Feroce Saladino" con Angelo Musco.

 

Bibliografia: Rivista Cinema n. 14 Gennaio del 1937, Ulrico Hoepli Editore, articolo di Alberto Consiglio

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