Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 
 

MOSTRE, RICORRENZE ED INIZIATIVE VARIE 2021

 

 

In questa pagina troverete, di volta in volta, notizie dedicate ad iniziative e/o Mostre su soggetti di interesse comune: a tematica religiosa, collezionismo vario, recensioni su novità editoriali, ecc. Spero possa esservi utile!

Si declina, comunque, ogni responsabilità circa l'eventuale mancata realizzazione delle stesse o altre inesattezze, non imputabili a Cartantica, che si fa soltanto tramite delle informazioni.

Alcune delle iniziative vengono riportate anche se con ritardo, compatibilmente con gli aggiornamenti del sito.

 

 

II^ DOMENICA DI PASQUA- 11.04.2021

Gv 20,19-31 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!».

Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».

Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Commento di don Gigi Pini Sono secoli che miliardi d’uomini e di donne ci raccontano con la vita la loro fede nel Cristo Risorto. Il mondo intero è pieno di testimonianze concrete di una fede vera e sincera. Eppure la tentazione di Tommaso è la nostra tentazione. Anch’io come lui ho una voglia matta e un bisogno matto di “toccarlo”!

La mia mamma, don Siro, tanti amici e amiche mi hanno detto che “hanno visto il Signore”...lo hanno visto nella loro vita perché lo hanno sentito vicino e presente nei momenti no e in quelli sì, il loro cuore ha visto e toccato.

Tanti bambini me lo hanno detto con la loro ingenua e forte semplicità, liberi da interessi ed impalcature schiavizzanti...loro me l’hanno detto che vogliono bene al Signore, che hanno parlato con Lui, che… Io sono ancora tentato di dire: “...se non vedo…”

 

Credo che siamo in tanti nella situazione di Tommaso...io almeno, vorrei esserci perché, dopo, lui ha avuto lo scatto giusto, la reazione forte.

Mi viene in mente però che il Risorto ha detto: “ Se non vi convertirete e non ritornerete come i bambini non entrerete nel regno dei cieli”. (Mt 18,3) Ho voglia d’avere la loro fiducia sincera e totale, voglio essere libero da condizionamenti che sono soltanto scuse e alibi, voglio fidarmi di Lui, della mia mamma, di don Siro, dei miei amici e delle mie amiche, dei bambini…

Ho voglia di avere lo “scatto” di Tommaso. “ Beati quelli che pur non avendo visto, crederanno”. Voglio essere uno di quelli. Buona vita. Un grande abbraccio.

 

Ciao Buona Pasqua!

 

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

DOMENICA DI PASQUA- 04.04.2021

Gv 20,1-9 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».

Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte

.Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

“E vide e credette.”

Pietro e Giovanni si mettono a correre. Maria di Magdala ha detto che il sepolcro è vuoto... e allora di corsa per vedere! E' vuoto davvero! E' il risultato del duello finale: la sfida è stata vinta dalla vita.

La morte è svuotata, ha perso, non potrà mai più avere ragione. E' festa, una festa vera. Vivere non sarà, mai più, un’inutile sofferenza o un tragico equivoco o un tempo anagrafico o...

Vivere sarà la condizione del "sempre", dell'eterno, dell'infinito. Morire sarà il passaggio nel buio per arrivare alla Luce di una vita per sempre. Darsi da fare, lottare per la giustizia, operare per la pace, difendere i deboli, studiare, lavorare, divertirsi, amare... tutto questo ha senso perché il sepolcro è vuoto: Lui è Risorto.

 

È talmente grande questo giorno di festa che dura otto giorni: sì, è come se per otto giorni fosse sempre lo stesso giorno, quello di Pasqua. Beh, ne vale davvero la pena perché da qui si motiva tutto il nostro esistere e il nostro morire.

Ci fidiamo di tanti, non vale la pena di fidarsi di Pietro e di Giovanni? Ci fidiamo di troppi, non vale forse la pena di fidarci di Lui che ha detto: « lo sono la risurrezione e la vita.»? Facciamo festa allora!

 

Sinceri e cordiali auguri di Buona Pasqua!

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

V DOMENICA DI QUARESIMA - 21.03.2021

 

Gv 12,20-33 - In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.

Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.

Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.

Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

Gesù prima ci parla di vita, che vincerà la morte e risorgerà e adesso invece ci dice che bisogna morire, che confusione…ma allora! No, nessuna confusione! Anche perché non serviva dirci che bisogna morire, lo sappiamo tutti: chi nasce sa per certo che alla fine dovrà morire.

Ma il discorso non vuole metterci addosso angoscia e tristezza né farci passare la voglia di vivere… No, al contrario, il suo discorso è per insegnarci a vivere bene per non arrivare, alla fine, delusi e con le mani vuote. Morire vuol dire vivere fino in fondo, portare frutto. Bisogna imparare a morire perché bisogna imparare a vivere.

E’ una tragica illusione quella di credere che sia meglio conservarsi, riguardarsi, tutelarsi…Sì, va bene, ma con intelligenza, perché in ogni caso arriva la fine. E non c’è niente di più triste di un chicco di grano che è rimasto “chicco di grano”: non serve né a se stesso, né agli altri...non sarà mai “pane”.

Così per noi: chiudersi non serve a nulla, isolarsi non porta da nessuna parte, fare gli egoisti non ti regala neppure un attimo di vita in più. Bisogna diventare “pane”, “regalo” per se stessi e per gli altri. Come? Seguendo Lui nel “servire”, nel metterci a Sua disposizione. “Chi ama la sua vita la perde…”, è scritto in Giovanni (12, 25) dove il verbo “ama” sta per “la tiene solo per se stesso”. Bisogna imparare a lasciarsi “macinare” dentro quell’umanità che è “compagna di viaggio” del nostro andare nella vita…

Bisogna lasciarsi “macinare” perché insieme si diventi “farina” per “fare quel pane” che può togliere la fame di libertà, di giustizia, di verità, d’amore che ogni giorno si sente urlare dentro la storia… E’ il mio “tempo”, allora, che devo imparare a condividere con Lui e con gli altri. Domenica dopo domenica ci dirà che cosa e come possiamo fare. Buona vita. Un grande abbraccio.

 

Ciao, don Gigi

V DOMENICA DI QUARESIMA

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

DOMENICA DELLE PALME - 28.03.2021

 

Gv 15, 22-39 Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso.

 

Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!».

Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

 

Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere».

Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

E’ un falso arrivo, è un falso trionfo...qualcuno sta già pensando di bloccare tutto perché è deluso. E, quel “qualcuno”, è uno dei “suoi”, uno dei dodici. Arriva il tradimento.

E’ il rischio di chi riduce il Cristo alla sola dimensione “politica” e che per Giuda voleva dire la liberazione del suo popolo dalla dominazione romana e riprendersi così la propria libertà, la propria identità.

Il Cristo invece è per la liberazione totale e controcorrente: è quella di tutto l’uomo. E per arrivare al Suo obiettivo, durante il tradimento, “inventa” l’Eucarestia, il Sacramento del Pane-Corpo da mangiare, il Sacramento dell’Incontro con Lui e non quello dei riti...e “inventa” anche il gesto dei piedi da lavare: il servire gli altri, tutti. Non si arriva da nessuna parte così! E’ stata tutta una tragica illusione! Va consegnato al tribunale dei Grandi… Arriva così un processo farsa per una condanna vera, un giudizio superficiale per una croce vera. E’ la fine di un sogno?

 

Davanti a quella croce però, davanti al “fenomeno” umiliato e apparentemente sconfitto c’è un pagano, un estraneo, uno che veniva da fuori: il centurione avrà certamente sentito parlare di Lui in una qualche osteria della Galilea o della Giudea, gli avranno raccontato qualche “fatto strano” su di Lui...e adesso però è lì, di fronte, e lo “vede morire”, “vede” il modo del suo morire. Proprio lui, il pagano, sotto la croce, fa la prima grande professione di fede. Il centurione ha capito tutto: quel Galileo, quell’uomo è il Figlio di Dio...e questo è il culmine del Vangelo di Marco

Sono scappati tutti, quasi tutti...lui doveva essere lì, era il suo mestiere di soldato a farlo essere lì… E se anche noi avessimo il coraggio di metterci di fronte a Lui? La Settimana Santa, tappa finale, ci offre questa opportunità. Buona settimana...viviamola alla grande con Lui al centro. Un grande abbraccio. Ciao Don Gigi

 

V DOMENICA DI QUARESIMA - 21.03.2021

 

Gv 12,20-33 - In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.

 

Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora?

Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

 

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato».

Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Gesù prima ci parla di vita, che vincerà la morte e risorgerà e adesso invece ci dice che bisogna morire, che confusione…ma allora! No, nessuna confusione! Anche perché non serviva dirci che bisogna morire, lo sappiamo tutti: chi nasce sa per certo che alla fine dovrà morire. Ma il discorso non vuole metterci addosso angoscia e tristezza né farci passare la voglia di vivere…

 

No, al contrario, il suo discorso è per insegnarci a vivere bene per non arrivare, alla fine, delusi e con le mani vuote. Morire vuol dire vivere fino in fondo, portare frutto. Bisogna imparare a morire perché bisogna imparare a vivere.

E’ una tragica illusione quella di credere che sia meglio conservarsi, riguardarsi, tutelarsi…Sì, va bene, ma con intelligenza, perché in ogni caso arriva la fine. E non c’è niente di più triste di un chicco di grano che è rimasto “chicco di grano”: non serve né a se stesso, né agli altri...non sarà mai “pane”.

 

Così per noi: chiudersi non serve a nulla, isolarsi non porta da nessuna parte, fare gli egoisti non ti regala neppure un attimo di vita in più. Bisogna diventare “pane”, “regalo” per se stessi e per gli altri. Come? Seguendo Lui nel “servire”, nel metterci a Sua disposizione. “Chi ama la sua vita la perde…”, è scritto in Giovanni (12, 25) dove il verbo “ama” sta per “la tiene solo per se stesso”. Bisogna imparare a lasciarsi “macinare” dentro quell’umanità che è “compagna di viaggio” del nostro andare nella vita…

Bisogna lasciarsi “macinare” perché insieme si diventi “farina” per “fare quel pane” che può togliere la fame di libertà, di giustizia, di verità, d’amore che ogni giorno si sente urlare dentro la storia…

E’ il mio “tempo”, allora, che devo imparare a condividere con Lui e con gli altri. Domenica dopo domenica ci dirà che cosa e come possiamo fare. Buona vita. Un grande abbraccio.

 

Ciao, don Gigi

 

 


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E SU DIFFONDI LA PAROLA

DOMENICA DI PASQUA- 04.04.2021

 

Gv 20,1-9 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!». Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro.

Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.

Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

“E vide e credette.” Pietro e Giovanni si mettono a correre. Maria di Magdala ha detto che il sepolcro è vuoto... e allora di corsa per vedere! E' vuoto davvero! E' il risultato del duello finale: la sfida è stata vinta dalla vita. La morte è svuotata, ha perso, non potrà mai più avere ragione. E' festa, una festa vera. Vivere non sarà, mai più, un’inutile sofferenza o un tragico equivoco o un tempo anagrafico o... Vivere sarà la condizione del "sempre", dell'eterno, dell'infinito. Morire sarà il passaggio nel buio per arrivare alla Luce di una vita per sempre. Darsi da fare, lottare per la giustizia, operare per la pace, difendere i deboli, studiare, lavorare, divertirsi, amare... tutto questo ha senso perché il sepolcro è vuoto: Lui è Risorto. È talmente grande questo giorno di festa che dura otto giorni: sì, è come se per otto giorni fosse sempre lo stesso giorno, quello di Pasqua. Beh, ne vale davvero la pena perché da qui si motiva tutto il nostro esistere e il nostro morire. Ci fidiamo di tanti, non vale la pena di fidarsi di Pietro e di Giovanni? Ci fidiamo di troppi, non vale forse la pena di fidarci di Lui che ha detto: « lo sono la risurrezione e la vita.»? Facciamo festa allora! Sinceri e cordiali auguri di Buona Pasqua!

DOMENICA DI RISURREZIONE - VIDE E CREDETTE - Domenica 4 Aprile 2021

 

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DOMENICA DELLE PALME - 28.03.2021

 

Gv 15, 22-39 Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso.

 

Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!».

Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

 

Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere».

Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

E’ un falso arrivo, è un falso trionfo...qualcuno sta già pensando di bloccare tutto perché è deluso. E, quel “qualcuno”, è uno dei “suoi”, uno dei dodici. Arriva il tradimento.

E’ il rischio di chi riduce il Cristo alla sola dimensione “politica” e che per Giuda voleva dire la liberazione del suo popolo dalla dominazione romana e riprendersi così la propria libertà, la propria identità.

Il Cristo invece è per la liberazione totale e controcorrente: è quella di tutto l’uomo. E per arrivare al Suo obiettivo, durante il tradimento, “inventa” l’Eucarestia, il Sacramento del Pane-Corpo da mangiare, il Sacramento dell’Incontro con Lui e non quello dei riti...e “inventa” anche il gesto dei piedi da lavare: il servire gli altri, tutti. Non si arriva da nessuna parte così! E’ stata tutta una tragica illusione! Va consegnato al tribunale dei Grandi… Arriva così un processo farsa per una condanna vera, un giudizio superficiale per una croce vera. E’ la fine di un sogno?

 

Davanti a quella croce però, davanti al “fenomeno” umiliato e apparentemente sconfitto c’è un pagano, un estraneo, uno che veniva da fuori: il centurione avrà certamente sentito parlare di Lui in una qualche osteria della Galilea o della Giudea, gli avranno raccontato qualche “fatto strano” su di Lui...e adesso però è lì, di fronte, e lo “vede morire”, “vede” il modo del suo morire. Proprio lui, il pagano, sotto la croce, fa la prima grande professione di fede. Il centurione ha capito tutto: quel Galileo, quell’uomo è il Figlio di Dio...e questo è il culmine del Vangelo di Marco

Sono scappati tutti, quasi tutti...lui doveva essere lì, era il suo mestiere di soldato a farlo essere lì… E se anche noi avessimo il coraggio di metterci di fronte a Lui? La Settimana Santa, tappa finale, ci offre questa opportunità. Buona settimana...viviamola alla grande con Lui al centro. Un grande abbraccio. Ciao Don Gigi

 

V DOMENICA DI QUARESIMA - 21.03.2021

 

Gv 12,20-33 - In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.

 

Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora?

Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

 

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato».

Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Gesù prima ci parla di vita, che vincerà la morte e risorgerà e adesso invece ci dice che bisogna morire, che confusione…ma allora! No, nessuna confusione! Anche perché non serviva dirci che bisogna morire, lo sappiamo tutti: chi nasce sa per certo che alla fine dovrà morire. Ma il discorso non vuole metterci addosso angoscia e tristezza né farci passare la voglia di vivere…

 

No, al contrario, il suo discorso è per insegnarci a vivere bene per non arrivare, alla fine, delusi e con le mani vuote. Morire vuol dire vivere fino in fondo, portare frutto. Bisogna imparare a morire perché bisogna imparare a vivere.

E’ una tragica illusione quella di credere che sia meglio conservarsi, riguardarsi, tutelarsi…Sì, va bene, ma con intelligenza, perché in ogni caso arriva la fine. E non c’è niente di più triste di un chicco di grano che è rimasto “chicco di grano”: non serve né a se stesso, né agli altri...non sarà mai “pane”.

 

Così per noi: chiudersi non serve a nulla, isolarsi non porta da nessuna parte, fare gli egoisti non ti regala neppure un attimo di vita in più. Bisogna diventare “pane”, “regalo” per se stessi e per gli altri. Come? Seguendo Lui nel “servire”, nel metterci a Sua disposizione. “Chi ama la sua vita la perde…”, è scritto in Giovanni (12, 25) dove il verbo “ama” sta per “la tiene solo per se stesso”. Bisogna imparare a lasciarsi “macinare” dentro quell’umanità che è “compagna di viaggio” del nostro andare nella vita…

Bisogna lasciarsi “macinare” perché insieme si diventi “farina” per “fare quel pane” che può togliere la fame di libertà, di giustizia, di verità, d’amore che ogni giorno si sente urlare dentro la storia…

E’ il mio “tempo”, allora, che devo imparare a condividere con Lui e con gli altri. Domenica dopo domenica ci dirà che cosa e come possiamo fare. Buona vita. Un grande abbraccio.

 

Ciao, don Gigi

V DOMENICA DI QUARESIMA - SE IL CHICCO DI GRANO NON MUORE...

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IV DOMENICA DI QUARESIMA - 14.03.2021

 

Gv 3,14-21 In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

 

«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie.

Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate.

Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

… Ecco il “perché” della Sua presenza nel mondo, ecco il motivo per il quale vale pena di “andargli dietro” fino in cima alla Montagna! Alla base di tutto c’è l’affermazione, ancora una volta chiara, di cosa abbia spinto il Padre a mandare Suo Figlio: il tanto Amore per il “mondo”, per la gente creata a Sua Immagine e Somiglianza…

 

Il "Capo" c’è per affermarci che ci vuole bene, che ci Ama. E’ un’espressione forte, è una di quelle affermazioni che ci mettono in qualche imbarazzo. Ma Lui la dirà spesso e ne farà una “bandiera” del Suo essere in mezzo a noi e l’Amore sarà il primo e il più importante dei Comandamenti: un ordine che ci ha lasciato e a Nicodemo motiva subito il senso della Sua presenza e, di conseguenza, il “perché” valga la pena di seguirlo.

 

- La prima motivazione: Lui, ci vuole vivi. Non vuole che il male vinca nella nostra vita e che la morte abbia la vittoria finale. Lui vuole la vita per ognuno di noi, perché la vita è il frutto dell’amore. Non può, né vuole una cosa diversa. Seguirlo vorrà dire “amare la vita” e sceglierla in ogni momento

 

- La seconda motivazione: Siccome sa che siamo soggetti a fare un sacco d’errori, allora ci chiarisce subito che la Sua non sarà una presenza che vuole giudicare per poi condannare...no, ma una presenza che ci lascia la libertà delle scelte e saranno solo le nostre libere scelte a decidere il senso della nostra eternità.

Lui, Gesù di Nazareth, farà di tutto per “salvarci”, per darci una mano, per “farci luce”, ma poi toccherà a noi decidere di “scegliere la Luce” venuta nel Mondo: Lui! E Lui c’è e ci sarà...davanti, a fianco, insieme: ma ci lascia liberi. Buona vita. Un grande e forte abbraccio.

 

Ciao, don Gigi

 

4 DOMENICA QUARESIMA - LA CROCE, LA LUCE DEL MONDO

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Notiziario periodico di Tele Maria / n.18-2021 
 Ancona, Domenica 4 aprile 2021 - RISURREZIONE DI NOSTRO SIGNORE 

  a cura del Prof. Giorgio N

icolini - direttore@telemaria.it - Tel./Fax 071.83552 - Cell. 339.6424

 

PASQUA DI RISURREZIONE 2021
GESU' IL SIGNORE DELLA VITA E' DAVVERO RISORTO!

 

 Fratelli e Sorelle carissimi,
la Parola e il Pane dell'Eucaristia,
mistero e dono della Pasqua,
restano nei secoli come memoria perenne
della passione, morte e risurrezione di Cristo!
Anche noi oggi, Pasqua di Risurrezione,
con tutti i cristiani del mondo ripetiamo:
Gesù, crocifisso e risorto, rimani con noi!
Resta con noi, amico fedele e sicuro sostegno
dell'umanità in cammino sulle strade del tempo!
Tu, Parola vivente del Padre,
infondi fiducia e speranza in quanti cercano
il senso vero della loro esistenza.
Tu, Pane di vita eterna, nutri l'uomo
affamato di verità, di libertà, di giustizia e di pace.

San Giovanni Paolo II

 

LA RISURREZIONE DI GESU'
tratto da
LA MISTICA CITTA' DI DIO
Vita di Maria scritta dalla Venerabile Maria d'Agreda
 
Venerabile Maria di Gesù d'Agreda
(1602-1665)
Trasformò la sua casa in un convento di cui venne eletta priora e condusse una vita di austera penitenza. In bilocazione annunciò il Vangelo agli Indiani del Nuovo Messico. Nel 1637, su ispirazione soprannaturale, iniziò a scrivere La Mistica Città di Dio e Vita della Vergine, ritrascritta poi dal 1655 al 1660. L'Immacolata è la protagonista del cielo, è la città mistica nella quale Dio si compiace di abitare. Si prodigò per la pace delle nazioni, scrivendo ad Alessandro VII e a Filippo IV di Spagna. Afferma che la Madonna ha visto con una visione dettagliata, con un'esperienza spirituale, i vari momenti della Passione e i motivi profondi per i quali Gesù ha affrontato la flagellazione, la coronazione di spine, la croce.
 
Cristo, nostro salvatore, risorgeed appare alla sua Madre beatissima,accompagnato dai santi padri del limbo.

1466. L'anima santissima di Cristo si trattenne nel limbo dalle tre e mezzo pomeridiane del venerdì sino a dopo le tre del mattino della domenica seguente. A tale ora egli tornò al sepolcro, accompagnato come principe vittorioso dagli stessi angeli che aveva portato con sé e da coloro che aveva riscattato da quelle carceri sotterranee, come spoglie della sua conquista e come pegno del suo magnifico trionfo, abbandonando prostrati e castigati i suoi ribelli nemici. Là c'erano molti altri spiriti celesti, che custodivano la tomba onorando le sacre membra unite alla divinità. Alcuni di essi, per comando della loro Regina, avevano recuperato il sangue sparso, i brandelli di carne saltati per le ferite, i capelli strappati dal sublime capo e il resto che apparteneva all'ornamento e alla totale integrità della sua umanità beatissima; di tutto ciò si prese cura la Madre della prudenza. Conservavano queste reliquie, esultando ciascuno per la parte che gli era toccato in sorte di raccogliere. Prima di ogni altra cosa, fu mostrato ai padri il corpo del loro Salvatore, piagato, lacerato e sfigurato, come lo aveva ridotto la crudeltà dei giudei. Tutti costoro lo adorarono, riconoscendolo anche da morto, e proclamarono di nuovo che veramente il Verbo fatto uomo si era caricato dei nostri dolori e aveva estinto il nostro debito, pagando con sovrabbondanza alla giustizia dell'eterno Padre quello che noi meritavamo, essendo egli irreprensibile e senza colpa. I nostri progenitori Adamo ed Eva compresero la strage compiuta dalla loro disobbedienza, il penoso rimedio che essa aveva avuto e l'immensa bontà e misericordia di Gesù. I patriarchi e i profeti videro adempiuti i loro oracoli e le speranze delle promesse superne. Sentendo nella gloria delle loro anime l'effetto della copiosa redenzione, lodarono ancora l'Onnipotente e il Santo dei santi, che l'aveva operata con una disposizione tanto meravigliosa della sua sapienza.

1467. Dopo di ciò, davanti a tutti loro, i ministri dell'Altissimo restituirono al corpo defunto i pezzi che avevano radunato come frammenti venerabili, riportandolo alla sua completezza e perfezione; nel medesimo istante l'anima santissima del Signore si ricongiunse ad esso, dandogli vita e splendore immortale. Al posto del lenzuolo e delle unzioni con cui era stato sepolto, fu rivestito dei quattro doni della gloria, cioè della chiarezza, dell'impassibilità, dell'agilità e della sottigliezza, e questi dall'anima si trasmisero al corpo divinizzato. Erano dovuti all'Unigenito come per eredità e partecipazione naturale dall'istante della sua concezione, perché fin da quel momento la sua anima santissima era stata glorificata e la sua umanità innocentissima unita alla divinità; in tale occasione, però, essi erano rimasti sospesi, senza ridondare nel corpo purissimo, per lasciarlo soggetto alle sofferenze e permettergli, privandosene, di conseguire la nostra gloria. Quando risorse gli vennero con ragione riconsegnati in misura proporzionata all'unione della sua anima con la divinità e alla gloria corrispondente. Come questa è inspiegabile ed ineffabile per la nostra scarsa capacità, così è impossibile anche definire adeguatamente con parole e con esempi quella delle sue membra divinizzate, perché a paragone anche il cristallo è oscuro. La luce che contengono e riflettono sovrasta quella degli altri corpi gloriosi come il giorno vince la notte e un migliaio di soli una singola stella. Se anche si facesse confluire in qualche essere la bellezza di tutti gli altri, sembrerebbe bruttezza al confronto e nell'intero universo non ce n'è alcuno simile.

1468. L'eccellenza di tali quattro doti superò allora di gran lunga quella che esse avevano avuto sul Tabor ed in altri frangenti nei quali Cristo aveva mutato il suo aspetto: il suo sacro corpo le aveva sempre avute di passaggio e nel modo conveniente al fine per il quale si era trasfigurato, mentre in questo caso le ebbe con pienezza per goderne perennemente. Per mezzo dell''impassibilità" esso divenne invulnerabile rispetto ad ogni potere creato, perché niente era in grado di alterarlo o cambiarlo. Tramite la "sottigliezza" fu purificato a tal punto da poter penetrare negli altri corpi senza incontrare resistenza, come un semplice spirito; così, attraversò la pietra del sepolcro senza muoverla né spezzarla, nella stessa maniera in cui era uscito dal grembo verginale della castissima Madre. L'"agilità" lo rese tanto libero dal peso e dalla lentezza della materia da oltrepassare quella degli angeli immateriali e da dargli facoltà di spostarsi da un luogo all'altro con più rapidità di loro, come accadde nelle apparizioni agli apostoli e in altre circostanze. Le sacre piaghe, che prima deformavano il suo beatissimo corpo, diventarono nei piedi, nelle mani e nel costato così graziose e sfavillanti da farlo stupendo, in modo ammirevole. Il nostro Salvatore si alzò dalla tomba con tutta questa magnificenza e maestà, e alla presenza dei santi e dei patriarchi promise a tutto il genere umano che, come frutto della sua risurrezione, ciascuno sarebbe risuscitato nel proprio corpo e i retti sarebbero stati glorificati in esso. Come pegno di questa assicurazione e come caparra della risurrezione universale, ordinò alle anime di molti tra coloro che si trovavano lì di ricongiungersi ai loro corpi e di risuscitarli per l'immortalità. Tale comando fu immediatamente eseguito ed essi tornarono in vita, come riferisce Matteo anticipando il mistero. Fra di loro vi furono sant'Anna, san Giuseppe, san Gioacchino ed altri padri che si erano distinti nella fede e nella speranza dell'incarnazione, desiderandola e domandandola con più insistenza. Come premio per queste opere, fu anticipata la glorificazione dei loro corpi.

1469. Oh, come già si mostrava vigoroso e mirabile, vittorioso e forte questo leone di Giuda, figlio di Davide! Nessuno si destò mai dal sonno con la velocità con cui egli si svegliò dalla morte. Subito, alla sua voce imperiosa, le ossa rinsecchite e disperse di tali vecchi cadaveri si accostarono e la carne, ormai trasformata in polvere, si formò di nuovo e si unì ad esse ricostituendo l'antico corpo, migliorato dai doni di gloria che ridondavano dall'anima glorificata da cui riceveva vita. Tutti quei giusti furono fatti risorgere in un attimo e stettero in compagnia del loro Redentore, più rifulgenti del sole stesso, puri, leggiadri, trasparenti e leggeri per seguirlo ovunque. Con la loro sorte beata ci confermarono nella fiducia di contemplarlo nella nostra stessa carne, con i nostri stessi occhi, e non con quelli di altri, come aveva profetizzato Giobbe per darci consolazione. La Regina era informata di tutti questi segreti e partecipava di essi con l'illuminazione che aveva nel cenacolo. Nell'istante in cui l'anima santissima di Gesù entrò nel proprio corpo fu comunicato a quello di Maria il gaudio che era rimasto trattenuto nella sua anima, e come concentrato in essa in attesa della risurrezione di lui. Questo beneficio fu tale da portarla dalla pena alla letizia, dalla tristezza alla contentezza, dal dolore alla felicità ineffabile e al riposo. In quell'occasione Giovanni si recò a visitarla, come aveva fatto il giorno precedente, per rincuorarla nella sua amara solitudine, e scorse improvvisamente colma di splendore e di contrassegni di gloria colei che poco innanzi riconosceva appena nella sua afflizione. Si meravigliò e, avendola osservata con grande riverenza, giudicò che Cristo dovesse essere già risorto, poiché ella era così rinnovata.

stà e i meriti da lei acquistati in esso; il conforto che le veniva dalla mano onnipotente di lui era proporzionato ai suoi molteplici affanni. (Continua)

 

Insegnamento della Regina del cielo

1474. Carissima, rallegrati nell'afflizione che provi nel riconoscere il tuo discorso insufficiente per esporre ciò che il tuo intimo afferra di realtà tanto sublimi quali sono quelle delle quali hai scritto. È trionfo della persona e onore del suo Autore che essa si dia per vinta di fronte ad arcani così ammirevoli, tanto più che nella carne peritura si possono capire in misura minore. Io sentii i tormenti del mio adorato e, anche se non persi la vita, sopportai in maniera inesplicabile i dolori propri del decesso. A questo ebbe proporzionatamente seguito in me una straordinaria risurrezione mistica ad un modo di essere più elevato nella perfezione e negli atti. Essendo l'Altissimo infinito, quantunque se ne partecipi molto si ha ancora tanto da intendere, gustare, amare. Perché adesso tu possa indagare qualcosa della gloria del mio Signore, della mia e di quella degli eletti, scorrendo le doti del corpo glorioso, ti voglio proporre la regola per passare a quelle dell'anima. Ti è noto che queste sono: "visione", comprensione e fruizione; le prime, invece, sono quelle che hai già ripetuto: "chiarezza", "impassibilità", "sottigliezza" e "agilità". (Continua)

 

Ancona, Giovedì, 1° aprile 2021 - GIOVEDI' SANTO 

  a cura del Prof. Giorgio Nicolini - direttore@telemaria.it - Tel./Fax 071.

 

  L'ULTIMA CENA DI GESU' NELLE RIVELAZIONI DEI SANTI

IL MIRACOLO EUCARISTICO DI LANCIANO

LA MISTICA CITTA' DI DIO
L'ULTIMA CENA DI GESU'
NELLE RIVELAZIONI ALLA VENERABLE MARIA D'AGREDA

CAPITOLO 11
 Cristo, nostro salvatore, celebra la cena sacramentale ed istituisce l'eucaristia, consacrando il pane e il vino nel suo sacratissimo e vero corpo e sangue: le preghiere e le invocazioni che fece; come comunicò la sua santissima Madre, ed altri misteriosi prodigi che avvennero in questa occasione.
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http://rosarioonline.altervista.org/libri/la%20mistica%20citta%20di%20Dio/index.php?dn=6-11 
(... omissis...)
1181. Cristo, nostro bene, celebrò la cena prevista dalla legge, come era suo solito, adagiato in terra con gli apostoli, sopra una mensa o predella che si alzava dal suolo poco più di sei o sette dita, conformemente all'usanza dei giudei. Terminata la lavanda dei piedi, sua Maestà ordinò di preparare un'altra mensa più alta, simile a quella che oggi usiamo per mangiare. Con questa cerimonia pose fine alle cene ed alle rappresentazioni sommesse e figurative, e diede inizio al nuovo convito in cui istituì la legge di grazia. Da qui prese avvio la consuetudine, che permane nella Chiesa cattolica, di consacrare su una mensa o su un altare. I santi apostoli coprirono la nuova mensa con una tovaglia molto preziosa e sopra di essa posero un piatto o sottocoppa ed una coppa grande a forma di calice, sufficiente a ricevere il vino necessario, secondo il volere di Cristo nostro salvatore che con la sua potenza e divina sapienza preveniva e disponeva tutto. Il padrone di quella casa mosso da un grande impulso gli offrì questi vasi preziosi, ricchi di pietra simile a smeraldo. In seguito, furono usati dai santi discepoli per la consacrazione, quando riconobbero il tempo più opportuno e conveniente per celebrare. Gesù si sedette a mensa con i Dodici e con altri seguaci, e chiese che gli portassero del pane genuino, senza lievito, che pose sul piatto, e del vino puro con il quale riempì il calice della quantità necessaria.
(... omissis...)
 1191. Dopo quanto si è detto, il divin Maestro prese nelle sue venerabili mani il pane che era sul piatto, chiedendo interiormente al Padre quasi il permesso e il beneplacito per farsi veramente e realmente presente nell'ostia, sia in quell'ora che anche dopo nella santa Chiesa, in virtù delle parole che stava per pronunciare. In atto di obbedienza, alzò allora gli occhi al cielo con tanta maestosità da suscitare negli apostoli, negli angeli e nella stessa Vergine un nuovo timore riverenziale. In seguito proferì le parole della consacrazione sopra il pane, lasciandolo mutato transustanzialmente nel suo vero corpo, e sopra il calice del vino, convertendolo nel suo vero sangue. Nel momento in cui Cristo nostro Signore terminò di pronunziare la formula, risuonò la voce dell'eterno Padre che diceva: «Questi è il mio Figlio dilettissimo, in cui è e sarà il mio compiacimento sino alla fine del mondo; egli starà con gli uomini per tutto il tempo che durerà il loro esilio terreno». Questa stessa dichiarazione fu confermata anche dallo Spirito Santo. La santissima umanità di Cristo, nella persona del Verbo, fece un profondo inchino alla divinità presente nel suo corpo e nel suo stesso sangue. La vergine Madre, che se ne stava ritirata e raccolta in preghiera, in quell'istante si prostrò a terra e adorò il suo Figlio sacramentato con incomparabile rispetto; similmente fecero anche gli angeli assegnati alla sua custodia, tutti gli spiriti celesti, ed infine Enoch ed Elia in nome loro e degli antichi patriarchi e profeti delle leggi naturale e scritta.

1192. Tutti gli apostoli e i discepoli prestarono fede a questo eccelso mistero - eccetto Giuda il traditore - e lo adorarono con profonda umiltà e venerazione, ciascuno secondo la propria disposizione. Quindi il nostro gran sacerdote Cristo innalzò il suo corpo e il suo sangue, affinché lo adorassero tutti coloro che assistevano a questa prima Messa: e così avvenne. In questa solenne elevazione furono illuminati interiormente più degli altri la sua purissima Madre, san Giovanni, Enoch ed Elia perché conoscessero in modo sublime come nelle specie del pane fosse presente il sacratissimo corpo, in quelle del vino il sangue, ed in entrambe tutto Cristo vivo e vero, per l'unione inseparabile della sua santissima anima con il suo corpo e il suo sangue. Essi avrebbero compreso anche come in questo sacramento vi fosse la presenza dell'intera Divinità, come nella persona del Verbo stessero quelle del Padre e dello Spirito Santo, e come in modo mirabile e misterioso per mezzo di queste unioni, di queste esistenze inseparabili e concomitanti restassero presenti nell'eucaristia tutte e tre le Persone con la perfetta umanità di Cristo nostro Signore. La divina Signora penetrò profondamente tutto ciò, mentre gli altri lo capirono nella misura a ciascuno conveniente. Tutti coloro che erano presenti a questo prodigioso evento poterono comprendere anche l'efficacia delle parole della consacrazione, e come queste fossero già cariche della forza divina affinché, pronunziate con l'intenzione di Cristo da qualsiasi sacerdote presente e futuro sui rispettivi elementi, convertissero la sostanza del pane nel suo corpo e quella del vino nel suo sangue, lasciando gli accidenti senza soggetto e con una nuova maniera di sussistere, senza andare perduti. Tutto ciò riporta una certezza così assoluta ed infallibile che scompariranno il cielo e la terra prima che manchi l'efficacia di questa formula di consacrazione, purché venga debitamente pronunziata dal ministro e sacerdote di Cristo.
(... omissis...) 
 1196. Un'ammirazione ancor più grande mi desta quel che successe a Gesù; egli dopo aver innalzato il Santissimo Sacramento affinché - come ho già detto - i discepoli lo adorassero, lo spezzò con le sue sacre mani, comunicando innanzitutto se stesso, come primo e sommo sacerdote. E riconoscendosi, in quanto uomo, inferiore alla Divinità che egli riceveva nel suo stesso corpo e sangue, si umiliò, si prostrò fino all'annientamento ed ebbe come un tremore nella parte sensitiva, manifestando, con ciò, due cose: l'una, la riverenza con cui si doveva ricevere il suo sacratissimo corpo; l'altra, il dolore che sentiva per la temerità e l'audacia con cui molti uomini avrebbero ardito accostarsi a questo altissimo ed eminente sacramento per riceverlo o toccarlo. Gli effetti che produsse in Cristo, nostro bene, la comunione furono mirabilmente divini, perché per un breve lasso di tempo ridondò in tutto il suo corpo lo splendore della gloria della sua santissima anima, come sul Tabor. Questa meraviglia fu manifestata pienamente alla sua purissima Madre e ne compresero solo qualcosa san Giovanni, Enoch ed Elia. Con questo privilegio la santissima umanità si dispensò dal ricevere sollievo o dal nutrire sino alla morte qualche desiderio. La vergine Madre vide anche con speciale visione come il suo santissimo Figlio ricevesse se stesso sacramentato e rimanesse così nel suo divin petto. Tutto ciò provocò magnifici effetti nella nostra Regina.

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Notiziario periodico di Tele Maria / n.16-2021 
 Ancona, Domenica 28 marzo 2021 


 LA PROPOSTA 
 DI UN CALENDARIO UNIVERSALE 

 IN RICHIAMO DELLA VITA  DAL CONCEPIMENTO


 L'ANNUNCIAZIONE
AVVENUTA NELLA SANTA CASA 
Dal Vangelo secondo LUCA 1,26-38


Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».

Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.


 L'ANTICO CAPODANNO TOSCANO UNA PROPOSTA PER IL FUTURO 

 A VALORIZZAZIONE DELLA VITA DAL MOMENTO DEL CONCEPIMENTO 

 

   Il Capodanno fiorentino è una delle festività ufficiali del Comune di Firenze e si celebra il 25 MARZO di ogni anno. Tale festività ricorda che, per la città di Firenze, l'anno civile, fino al 1750, cominciava il 25 marzo, giorno in cui la Chiesa Cattolica aveva collocato la festa dell'ANNUNCIAZIONE. La festa era stata collocata al 25 marzo in corrispondenza del nono mese antecedente la nascita di Gesù a indicare il momento della sua INCARNAZIONE.
   Nel 1582 entrò in vigore il Calendario Gregoriano che fissava l'inizio dell'anno al 1° Gennaio, ma Firenze continuò a considerare il 25 marzo come il suo Capodanno.
   Nel 1749, il Granduca Francesco III di Lorena (Francesco Stefano, imperatore con il nome di Francesco I) impose la data del 1º gennaio come giorno ufficiale per l'inizio dell'anno, con l’obiettivo di standardizzare le registrazioni nelle scritture pubbliche e per usi commerciali. All'interno della Loggia dei Lanzi, sulla parete destra guardando la loggia dall'esterno, è presente una targa che ricorda la riforma di Francesco III.
   A Firenze, perciò, e in tutta la Toscana, fino a quella data del 1° gennaio 1750, si continuava a utilizzare il calendario giuliano che iniziava il 25 marzo, perché era la data in cui la Chiesa celebrava l'Annunciazione e l'Incarnazione del Figlio di Dio nella Vergine Maria, esattamente 9 mesi prima della nascita di Gesù Cristo.
 
 Questa tradizione, molto sentita dai fiorentini e in Toscana, dall'anno 2000 a Firenze si è tornati a festeggiarla ufficialmente, rievocando questa antica ricorrenza del Capodanno Fiorentino, come nel Medioevo. Nella data del 25 marzo, infatti, il Comune organizza ogni anno un corteo storico per accompagnare l'evento, con tanto di figuranti in costume, musica e sbandieratori. Solitamente il corteo parte dal Palagio di Parte Guelfa e si sviluppa nel percorso per le vie cittadine, fino alla Basilica della SS. Annunziata, dove a quel tempo, i contadini si recavano in pellegrinaggio per andare a rendere omaggio alla sacra effige di Maria.

   Il Corteo porta un omaggio floreale di gigli bianchi alla Cappella della Sacra effige della Santissima Annunziata. Nella città consacrata alla Madonna, infatti, il nucleo delle celebrazioni non poteva che essere la Basilica della SS.ma Annunziata, storicamente legata al culto della Madonna, che ospita al suo interno un affresco dell'Annunciazione con il volto della Vergine che secondo la tradizione è stato dipinto dagli angeli.

SEGUE

SEGUE

 I MISTERI DEL TERZO SEGRETO DI FATIMA
Pubblicato in Pax et Justitia del 14 marzo 2017

Svelata una lettera con la drammatica visione di suor Lucia: «Vedo la terra scuotersi e tremare, città e villaggi sepolti, rasi al suolo, inghiottiti, montagne di gente indifesa, vedo i fiumi e i mari che trasbordano e inondano e le anime che dormono il sonno della morte». Nel libro "FATIMA. TUTTA LA VERITA'", scritto da Saverio Gaeta per le Edizioni San Paolo (240 pagine, 15 euro), si trova la più aggiornata e completa inchiesta sulla storia e il messaggio delle apparizioni ai tre pastorelli portoghesi.


SEGUE

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.15-2021 

 Ancona, Mercoledì 24 marzo 2021 


 LA MADONNA DI LORETO  PATRONA DELL'AVIAZIONE 

 IN RICONOSCIMENTO  DELLA VERITA' STORICA 
 DEI VOLI MIRACOLOSI DELLA SANTA CASA 

 (24 marzo 1920 - 24 marzo 2021) 


 DOCUMENTI STORICI E TESTIMONIANZE IN RICORDO DELLA PROCLAMAZIONE DELLA MADONNA DI LORETO 

 A PATRONA DELL'AVIAZIONE 

 ANCONA E LORETO, CITTA' DELLA FEDE 
Un nuovo libro del Prof. GIORGIO NICOLINI, con la prefazione del Card. ANGELO COMASTRI
liberamente scaricabile con autorizzazione alla pubblicazione in Siti Internet
od alla trasmissione ai propri contatti WhatsApp, Telegram o Posta Elettronica e/o in ogni altro "social"

 Clicca QUI  per scaricare e diffondere il PD

Per richieste del libro in stampa scrivere a redazione@telemaria.it oppure telefonare al 339.6424332

 

 

 

Ancona, Venerdì 19 marzo 2021 

  a cura del Prof. Giorgio Nicolini - 


  SAN GIUSEPPE UOMO GIUSTO 

 SPOSO DI MARIA VERGINE MADRE DI DIO 
 PADRE PUTATIVO DEL FIGLIO DI DIO 
 PATRONO DELLA SANTA CHIESA 

 TERRORE DEI DEMONI 

SAN GIUSEPPE, UOMO GIUSTO

OMELIA DI SAN GIOVANNI PAOLO II
Livorno, 19 marzo 1982 

   Sono qui oggi, insieme con voi per venerare san Giuseppe nel giorno in cui lo venera la Chiesa intera. Essa lo venera come merita quell’ammirevole “uomo giusto”, sposo – dinanzi alla legge – di Maria, Vergine di Nazaret, Madre del Figlio di Dio.
   (... omissis ...)
 E questo “uomo giusto”, nello stesso tempo, rimane inserito con tutta la sua vita e la sua vocazione nel mistero della Chiesa. Conosciamo la sua vita “nascosta” e la sua vocazione “silenziosa”. La conosciamo sufficientemente dal Vangelo; ma non leggiamo nel Vangelo nessuna parola pronunciata da san Giuseppe di Nazaret. Invece siamo testimoni degli avvenimenti che dicono quanto profondamente Dio stesso consolidò la vocazione di san Giuseppe nel mistero della Chiesa.
   Il mistero della Chiesa, cioè la realtà della Chiesa è nata già in qualche modo dalla promessa che Dio fece ad Abramo, e contemporaneamente da quella fede, con la quale Abramo rispose alla chiamata di Dio. Giustamente, nel giorno di san Giuseppe, leggiamo la seguente frase dalla lettera ai Romani: “Non infatti in virtù della legge fu data ad Abramo e alla sua discendenza la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede... Eredi quindi si diventa per la fede, perché ciò sia per grazia e così la promessa sia sicura per tutta la discendenza, non soltanto per quella che deriva dalla legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo” (Rm 4,13-16). E, più avanti, dello stesso Abramo scrive l’Apostolo: egli “è padre di tutti noi. Infatti sta scritto: ti ho costituito padre di molti popoli; è nostro padre davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono” (Rm 4,16-17).
Di pari passo con la fede va la speranza. Abramo è “padre” della nostra fede e della nostra speranza: “Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli” (Rm 4,18). E san Paolo continua: “Ecco perché gli fu accreditato come giustizia” (Rm 4,22).
   Giustamente rileggiamo queste parole nella Liturgia della festa odierna. Le rileggiamo con il pensiero a san Giuseppe di Nazaret, il quale fu “uomo giusto”, a cui fu accreditato “come giustizia” il fatto che credette nel Dio, “che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono”. Queste parole, scritte da Paolo nei riguardi di Abramo, le rileggiamo oggi con il pensiero a Giuseppe di Nazaret, che “ebbe fede, sperando contro ogni speranza”. Ciò avvenne nel momento decisivo per la storia della salvezza, quando Dio, Padre eterno, compiendo la promessa fatta ad Abramo, “ha mandato il suo Figlio al mondo”. Proprio allora si è manifestata la fede di Giuseppe di Nazaret, e si è manifestata a misura della fede di Abramo. 
   Si è manifestata maggiormente quando il Verbo del Dio Vivente si fece carne in Maria, sposa di Giuseppe, la quale all’annuncio dell’Angelo “si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”. E questo avvenne – come scrive l’evangelista Matteo – dopo le nozze di Maria con Giuseppe, ma “prima che andassero a vivere insieme”. Così, dunque, la fede di san Giuseppe si doveva manifestare dinanzi al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Proprio allora Giuseppe di Nazaret passò la grande prova della sua fede, così come l’aveva passata Abramo. È allora che Giuseppe, “uomo giusto”, credette a Dio come a colui che “chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono”. Infatti, Dio stesso, con la potenza dello Spirito Santo, ha chiamato all’esistenza nel seno della Vergine di Nazaret, Maria, promessa sposa di Giuseppe, l’umanità che fu propria dell’unigenito Figlio di Dio, il Verbo Eterno del Padre. Egli, Dio, è colui che chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono. 
   E Giuseppe di Nazaret credette a Dio. Credette così come una volta già aveva fatto Abramo. Credette quando Dio gli parlò con la parola dell’Angelo del Signore. Queste parole suonano così: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-22). Giuseppe, che prima “non volendo ripudiarla, decise di licenziarla in segreto” (Mt 1,19), ora “fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore” (Mt 1,24). Prese con sé Maria – e Quel che era stato generato in lei. Si dimostrò così un vero discendente di Abramo secondo la fede. Un discendente privilegiato. (CONTINUA)

 

GIUSEPPE, LO SPOSO DI MARIA 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 1,16.18-21.24
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

 

Maria Valtorta
L’Evangelo come mi è stato rivelato
[26.1-9], ed. CEV.
 Giuseppe chiede perdono a Maria. Fede, carità e umiltà per ricevere Dio.

   (...) Riprende la Mamma a mostrarsi con questa visione che mi dice da segnare in questo libro. La gioia si riversa in me. Perché vedere Maria è possedere la Gioia.
   Vedo dunque l’orticello di Nazaret. Maria fila all’ombra di un foltissimo melo stracarico di frutta, che cominciano ad arrossare e sembrano tante guance di bambino nel loro roseo e tondo aspetto.
     Ma Maria non è per nulla rosea. Il bel colore, che le avvivava le guance a Ebron, le è scomparso. Il viso è di un pallore di avorio, in cui soltanto le labbra segnano una curva di pallido corallo. Sotto le palpebre calate stanno due ombre scure e i bordi dell’occhio sono gonfi come in chi ha pianto. Non vedo gli occhi, perché Ella sta col capo piuttosto chino, intenta al suo lavoro e più ancora ad un suo pensiero che la deve affliggere, perché l’odo sospirare come chi ha un dolore nel cuore. È tutta vestita di bianco, di lino bianco, perché fa molto caldo nonostante che la freschezza ancora intatta dei fiori mi dica che è mattina. È a capo scoperto e il sole, che scherza con le fronde del melo mosse da un lievissimo vento e filtra con aghi di luce fin sulla terra bruna delle aiuole, le mette dei cerchiolini di luce sul capo biondo, e là i capelli sembrano di un oro zecchino.
     Dalla casa non viene nessun rumore, né dai luoghi vicini. Si sente solo il mormorìo del filo d’acqua che scende in una vasca in fondo all’orto.
     Maria sobbalza per un picchio dato risolutamente all’uscio di casa. Posa conocchia e fuso e si alza per andare ad aprire. Per quanto l’abito sia sciolto e ampio, non riesce a nascondere completamente la rotondità del suo bacino.  Si trova di fronte Giuseppe. Maria impallidisce anche nelle labbra. Ora il suo viso pare un’ostia, tanto è esangue. Maria guarda con occhio che interroga mestamente. Giuseppe guarda con occhio che pare supplichi. Tacciono, guardandosi. Poi Maria apre la bocca: «A quest’ora, Giuseppe? Hai bisogno di qualche cosa? Che vuoi dirmi? Vieni».
     Giuseppe entra e chiude la porta. Non parla ancora.
      «Parla, Giuseppe. Che vuoi da me?».
     «Il tuo perdono». Giuseppe si curva come volesse inginocchiarsi. Ma Maria, sempre così riservata nel toccarlo, lo afferra per le spalle risolutamente e glielo impedisce. Il colore va e viene dal volto di Maria, che ora è tutta rossa e ora di neve come prima.
     «Il mio perdono? Non ho nulla da perdonarti, Giuseppe. Non devo che ringraziarti ancora per tutto quanto hai fatto qui dentro in mia assenza e per l’amore che mi porti».
     Giuseppe la guarda, e vedo due grossi goccioloni formarsi nell’incavo del suo occhio profondo, stare lì come sull’orlo di un vaso e poi rotolare giù sulle guance e sulla barba.
     «Perdono, Maria. Ho diffidato di te. Ora so. Sono indegno di avere tanto tesoro. Ho mancato di carità, ti ho accusata nel mio cuore, ti ho accusata senza giustizia perché non ti avevo chiesto la verità. Ho mancato verso la legge di Dio non amandoti come mi sarei amato…».
     «Oh! no! Non hai mancato!».
   «Sì, Maria. Se fossi stato accusato di un tal delitto, mi sarei difeso. Tu… Non concedevo a te di difenderti, perché stavo per prendere delle decisioni senza interrogarti. Ho mancato verso te recandoti l’offesa di un sospetto. Anche solo un sospetto è offesa, Maria. Chi sospetta non conosce. Io non ti ho conosciuta come dovevo. Ma per il dolore che ho patito… tre giorni di supplizio, perdonami, Maria».
     «Non ho nulla da perdonarti. Ma, anzi, io ti chiedo perdono per il dolore che ti ho dato».
     «Oh! si, che fu dolore! Che dolore! Guarda, stamane mi hanno detto che sulle tempie sono canuto e sul viso ho rughe. Più di dieci anni di vita sono stati questi giorni! 4Ma perché, Maria, sei stata tanto umile da tacere, a me, tuo sposo, la tua gloria, e permettere che io sospettassi di te?».
     Giuseppe non è in ginocchio, ma sta così curvo che è come lo fosse, e Maria gli posa la manina sul capo e sorride. Pare lo assolva. E dice: «Se non lo fossi stata in maniera perfetta, non avrei meritato di concepire l’Atteso, che viene ad annullare la colpa di superbia che ha rovinato l’uomo. E poi ho ubbidito… Dio mi ha chiesto questa ubbidienza. Mi è costata tanto… per te, per il dolore che te ne sarebbe venuto. Ma non dovevo che ubbidire. Sono l’Ancella di Dio, e i servi non discutono gli ordini che ricevono. Li eseguiscono, Giuseppe, anche se fanno piangere sangue».
     Maria piange quietamente mentre dice questo. Tanto quietamente che Giuseppe, curvo come è, non se ne avvede sinché una lacrima non cade al suolo. Allora alza il capo e - è la prima volta che gli vedo fare questo gesto - stringe le manine di Maria nelle sue brune e forti e bacia la punta di quelle rosee dita sottili, che spuntano come tanti bocci di pesco dall’anello delle mani di Giuseppe.
     «Ora bisognerà provvedere perché…».
     Giuseppe non dice di più, ma guarda il corpo di Maria, e Lei diviene di porpora e si siede di colpo per non rimanere così esposta, nelle sue forme, allo sguardo che l’osserva.
     «Bisognerà fare presto. Io verrò qui… Compiremo il matrimonio… Nell’entrante settimana. Va bene?».
     «Tutto quanto tu fai va bene, Giuseppe. Tu sei il capo di casa, io la tua serva».
     «No. Io sono il tuo servo. Io sono il beato servo del mio Signore che ti cresce in seno. Tu benedetta fra tutte le donne d’Israele. Questa sera avviserò i parenti. E dopo… quando sarò qui lavoreremo per preparare tutto a ricevere… Oh! come potrò ricevere nella mia casa Dio? Nelle mie braccia Dio? Io ne morrò di gioia!… Io non potrò mai osare di toccarlo!…».
     «Tu lo potrai, come io lo potrò, per grazia di Dio».
     «Ma tu sei tu. Io sono un povero uomo, il più povero dei figli di Dio!…»
     «Gesù viene per noi, poveri, per farci ricchi in Dio, viene a noi due perché siamo i più poveri e riconosciamo di esserlo. Giubila, Giuseppe. La stirpe di Davide ha il Re atteso e la nostra casa diviene più fastosa della reggia di Salomone, perché qui sarà il Cielo e noi divideremo con Dio il segreto di pace che più tardi gli uomini sapranno. Crescerà fra noi, e le nostre braccia saranno cuna al Redentore che cresce, e le nostre fatiche gli daranno un pane… Oh! Giuseppe! Sentiremo la voce di Dio chiamarci “padre e Madre!”. Oh!…». Maria piange di gioia. Un pianto così felice!

     E Giuseppe inginocchiato, ora, ai suoi piedi, piange col capo quasi nascosto nell’ampia veste di Maria, che le fa una caduta di pieghe sui poveri mattoni della stanzetta.

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Ancona, Domenica 14 marzo 2021

LA LIBERTA' INDIVIDUALE E' INVIOLABILE

   
 E’ destinata a diventare un precedente importante una sentenza emessa dal GIP (Giudice per le Indagini Preliminari), del Tribunale di Reggio Emilia, Dario De Luca con la quale il DPCM che un anno fa aveva istituito il "lockdown" (= "CONFINAMENTO") viene definito “illegittimo”.

     “Illegittimo” perché contrario all’articolo 13 della Costituzione, che definisce “inviolabile” la libertà personale. Il riferimento è al decreto dell’8 marzo 2020, il primo DPCM nazionale, quello che nella memoria di tutti è il provvedimento con il quale l’allora governo Conte aveva istituito il "CONFINAMENTO" (cioè, il "lockdown"), e a dichiararlo così, illegittimo, è Dario De Luca, giudice del tribunale di Reggio Emilia. La sentenza del GIP reggiano è del 27 febbraio e scoperchierà un pentolone, diventando un precedente importante in giurisprudenza. E’ il primo provvedimento penale di questo tipo in Italia.

     Al centro, l’autodichiarazione di due persone fermate dai carabinieri di Correggio il 13 marzo 2020, col DPCM in vigore quindi: alla richiesta di spiegazione dei militari, i due, un uomo e una donna, avevano detto di essere fuori casa per motivi di salute: “Sto tornando da una visita ospedaliera”, ha detto la signora, con accompagnatore al fianco. I carabinieri hanno verificato: la donna quel giorno non aveva fatto alcun accesso all’ospedale. Hanno trasmesso gli atti alla procura, e il Pubblico Ministero, accusandoli di falso, ha chiesto per entrambi un "decreto penale di condanna" al GIP: è un rito speciale, si utilizza in casi come questo in cui l’eventuale condanna sarebbe comunque di sotto dei tre mesi e quindi convertibile in pena pecuniaria.

     Ma tutto è stato fermato dal giudice De Luca, che ha prosciolto i due “perché il fatto non costituisce reato” e ha direttamente disapplicato l’atto amministrativo. Per De Luca si è trattato di un “falso inutile” perché “gli imputati sono stati costretti a sottoscrivere un’autocertificazione incompatibile con lo stato di diritto del nostro Paese e dunque illegittima”. L’OBBLIGO DI PERMANENZA DOMICILIARE è una misura restrittiva della libertà personale e viene “irrogata dal giudice penale per reati e all’esito del giudizio, in ogni caso nel rispetto del diritto di difesa”.

     “Trattandosi di DPCM, cioè di atto amministrativo, il giudice ordinario non deve rimettere la questione di legittimità alla Corte costituzionale – scrive ancora De Luca – ma procedere direttamente alla disapplicazione dell’atto amministrativo illegittimo per violazione di legge (Costituzionale)”. E ancora: “La libertà di circolazione non può essere confusa con la libertà personale”.

 

L’articolo 13 della Costituzione - LA LIBERTA' PERSONALE E' INVIOLABILE.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c. 1, 2] e nei soli casi e modi previsti dalla legge [cfr. art. 25 c. 3]. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà [cfr. art. 27 c. 3];

 

L’atteggiamento giusto del cattolico Davanti alla pandemia Covid-19
di Matteo Castagna

L’EQUILIBRIO È LA MISURA DEL BUON CATTOLICO: CI DISTINGUIAMO PER LA FIDUCIA NELLA SCIENZA CHE NON CONTRADDICA LA RAGIONEVOLEZZA  E SANTIFICHIAMO IL MOMENTO PRESENTE!

   Possibile che l’atteggiamento del cattolico del Terzo Millennio sia identico a quello del litigioso “no vax” o “no mask”, che passa compulsivamente le giornate da un telegiornale all’altro, da un social al sito che la spara più grossa, quasi a voler far la gara a chi spara per primo la sentenza più roboante e catastrofica, da autentico “profeta” dei nostri tempi? (abbiamo già avuto modo di scrivere sui media e dire in TV che il negazionismo è una posizione idiota! Chi nega l’esistenza del virus, nega la realtà, è un alienato che provoca inquietudine e rischi alla stregua del Pensiero Unico, di cui è il maldestro risvolto della medaglia)
   Siamo, davvero, chiamati a fare i cavalieri dell’Apocalisse “de noantri”, senza renderci conto di quanto abbassiamo il livello donatoci dalla fede e di quanto, in tal modo, voliamo basso? D’altro canto, siamo tenuti, forse, a berci tutto ciò che i media mainstream ci propinano, con lo spirito acritico dell’ebete? Certamente no.
   L’equilibrio è la misura del buon cattolico: ci distinguiamo per la fiducia nella scienza che non contraddica la ragionevolezza, che viene dopo l’analisi dei fatti alla luce ed in una prospettiva di fede.
   Sant’Agostino insegnava: “Concedimi, Signore, di essere perseverante nel Bene, semplice, ma non incline alla stupidità. Fa’ che non giudichi sulla base di soli sospetti e mantenga una pace sincera, senza indulgere al male”.
   Il discepolo prediletto di Gesù, San Giovanni diceva: “Nos ergo diligamus Deum!” (noi, dunque, amiamo Dio!). Anche noi, per poter amare Dio dobbiamo sforzarci di santificare il momento presente.
   Non preoccupiamoci, inutilmente, del passato e del futuro, ma concentriamo tutta la nostra buona volontà sul momento presente, il solo che Dio ci accorda, sul quale possiamo appoggiarci e di cui dobbiamo disporre per assicurare il nostro avanzamento, nel cammino che conduce a Dio, nostro fine ultimo, meditando su quanto tutto il resto sia effimero.
   Perché queste inquietudini per l’avvenire, a detrimento delle sollecitudini per il presente? Non vedete che a tormentare così la vostra anima, si perde tempo?
   Santificare il momento presente, vuol dire identificare in qualche maniera la nostra volontà con quella di Dio.

 

  VOGLIONO ABITUARCI A VIVERE SENZA LA PASQUA
Ci abitueremo a vivere senza Pasqua? Se i vertici accettassero ancora una volta di rinunciare alla Pasqua per ossequio ai decreti ministeriali, provocheranno una profonda divisione interna e perderanno molto in autorevolezza. Così la Chiesa assume i criteri del potere e diventa una Chiesa di Stato, con i vescovi suoi funzionari.

Articolo di STEFANO FONTANA in LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

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Studio Legale Avv.MASSIMILIANO CONTUCCI
OBBLIGO MASCHERINA ILLEGITTIMO

   In questi tempi, a causa della pandemia da Covid-19 la mascherina è imposto l'uso della dispositivo di protezione per evitare la diffusione del contagio.
   A tale proposito, vi sono non poche contraddizioni e aporie nel sistema normativo che vale la pena evidenziare.
   In primo luogo, l'obbligo di portare la mascherina sul volto scaturisce da due presunzioni: da un lato si può essere portatore sano a priori e dall'altro non si hanno condizioni patologiche pregresse che possano sconsigliare l’uso della mascherina. In altre parole, si può essere sicuramente malato di Covid fino a prova contraria ma si può essere anche sicuramente rispetto a una marea di condizioni patologiche dannose per le mascherine.
   Quindi si va a sancire un obbligo senza sapere se una persona è malata e senza sapere se quell'obbligo sia compatibile con una condizione che una persona può non sapere di avere. Alcune mascherine possono generare un’interferenza con le attività biologiche e fisiologiche più naturali, a partire dalla respirazione, attraverso limitazione dell'apporto di ossigeno e una maggiorazione di anidride carbonica che viene espulsa e poi reintrodotta. Interferendo con le normali funzioni fisiologiche, l’utilizzo della mascherina potrebbe essere sconsigliabile, o addirittura da evitare, con persone disabili, con alcune malattie, o in diverse fasce d’età.
   Questo è un trattamento sanitario in quanto passibile di inficiare la salute e persino la vita di una persona. Allora come TSO deve attenersi alle norme vigenti in materia di TSO: deve essere disposto dall'autorità locale, cioè il sindaco, su richiesta e proposta di un medico che deve visitare la persona.
   Se l’obbligo della mascherina è un TSO allora solo il sindaco può ordinare a un individuo, con un ordine di autorità, di usare la mascherina, sulla base di una valutazione di un medico che fa la proposta. In questo senso è pure illegale perché non rispetta la normativa vigente in tema di TSO.
   Sul piano penalistico, è il testo unico delle leggi per la pubblica sicurezza prescrive che è vietato circolare in luoghi pubblici a volto mascherato, o travisato, in modo da non essere riconoscibili. Qui si potrebbe obiettare dicendo che c’è un’emergenza in corso. Ma l’obbligo di usare la mascherina è stato sancito con ordinanze regionali per quanto riguarda la circolazione all'aperto e con DPCM, che sono sempre atti amministrativi, per quanto riguarda l’utilizzo nei luoghi chiusi.
   Queste norme non sono leggi, sono atti amministrativi, e come tali sono subordinati alle leggi, tanto più alla legge penale. Per una gerarchia delle fonti del diritto, le ordinanze, in quanto atti amministrativi, non possono andare contra legem. Anche se fosse vero che c’è un’emergenza, che giustifica una deroga alla legge penale che vieta di andare in giro a volto coperto, comunque si dovrebbe prevedere questo obbligo della mascherina con una legge di pari rango e deroga alla legge penale. Dove questo non fosse fatto si correrebbe il rischio di essere condannati penalmente, anche a una sanzione pecuniaria, per aver girato a volto coperto commettendo un reato.
   Quindi c’è un paradosso. Come mi potrei difendere davanti a un giudice? Non potrei. Ottemperare una norma amministrativa di rango inferiore a una norma penale, mi espone alla sanzione per la norma penale violata.
   Per di più l'obbligo della mascherina -  imposto, come detto, da norme di rango subordinato -  cozza con ulteriori disposizioni contemplate dalla Costituzione. Invero, il fatto di non poter uscire se non si ha la mascherina o non poter entrare in un locale senza indossarla si pone in aperto contrasto con l'art. 13 Cost. (libertà individuale) e l'art. 16 Cost. (libertà di movimento e circolazione.
   Inoltre, pensando alla possibilità che a settembre si vieti l’accesso a scuola ai bambini senza mascherina, ciò commetterebbero un abuso al diritto costituzionale all'istruzione che non può essere compresso per DPCM e nemmeno per decreto legge.
   In definitiva, nella denegata ipotesi in cui un cittadino vada incontro a sanzioni amministrative o addirittura di carattere penale per aver non aver voluto indossare la mascherina, le contraddizioni che si sono evidenziate parrebbero comportare l'illegalità di qualsivoglia sanzione, da far valere nelle competenti sedi giudiziarie.
Dr. Milko La Posta

 

 

SENZA VOLTO
di Gianfranco Amato

   

 

Durante una passeggiata pomeridiana sotto i portici del centro un amico mi ha salutato ma io non l’ho riconosciuto. La mascherina che indossava mi aveva impedito di identificarne i connotati. Solo dopo aver contravvenuto le rigide disposizioni anti-Covid, ovvero dopo essersi abbassata la “museruola”, sono riuscito a capire chi fosse e a ricambiare il saluto.
   Un episodio banale, che sarà accaduto a chi sa quanti italiani in questi tempi di pandemia. Eppure, quel piccolo incidente mi ha fatto riflettere sull’importanza del volto umano. È impossibile una relazione senza il riconoscimento del volto dell’altro. Mi sono ricordato di aver letto da qualche parte che ogni essere umano appena apre gli occhi alla vita cerca un volto: quello della madre. Una ricerca che continua per tutta l’esistenza e che rappresenta l’anima della stessa comunicazione e relazione con gli altri. Noi scopriamo di essere uomini quando riusciamo a fissare un volto e dire “tu”.  Il neonato cerca, infatti, il volto della madre, come il bambino cerca il volto dei genitori, l’amante cerca il volto dell’amato, il discepolo cerca il volto del maestro, l’uomo cerca il volto di Dio.
   Il dramma dell’attuale società liquida e postmoderna sta nel fatto che l’uomo di oggi non sa dire coscientemente «tu» a nessuno. Proprio in questa drammaticità risiede e si nasconde l’ossessiva e violenta ricerca di potere che caratterizza largamente i rapporti usuali tra le persone, basati perlopiù sulla sistematica riduzione dell’altro a un disegno di possesso e di uso. Si tratta di un modello culturale da tempo imposto dal potere e alimentato attraverso la sua micidiale macchina di propaganda. Basta guardare una qualsiasi fiction televisiva in prima serata, o leggere i rotocalchi d’intrattenimento.
   Il potere ha bisogno di distruggere le relazioni sociali, di creare individui soli, isolati, possibilmente single, senza radici, senza identità, fragili, indifesi ed impauriti, ovvero dei soggetti perfettamente manipolabili. La pandemia Covid-19, da questo punto di vista, è stata un’insperata (o voluta?) manna caduta dal cielo. Ha persino legittimato il fatto di dover celare il volto con una maschera. Ma come si fa ad avere una relazione con l’altro senza vederlo in faccia? Proprio il volto umano è la parte del corpo che deve essere sempre denudata e che non deve essere nascosta. Non è un caso se nell’antica Grecia, lo schiavo veniva definito come ἀπρόσωπος (apròsopos), ossia senza (a-) volto (pròsopos), quindi senza dignità, senza libertà, una mera “res”, un oggetto nelle mani del padrone.
   Il volto scoperto è segno di libertà. Pure i lebbrosi allontanati dalla comunità erano senza volto. Il volto è anche ciò che contraddistingue l’uomo dall’animale, come ci ha insegnato il grande Cicerone nella sua opera De Legibus (I, 27): «(…) is qui appellatur vultus, qui nullo in animante esse praeter hominem potest, indicat mores» (quello che si chiama volto, che non può esistere in nessun essere vivente se non nell’uomo, indica il carattere di una persona).
   Il volto è un elemento essenziale della relazione umana. Persino Dio per farsi conoscere dagli uomini ha dovuto far intravedere il Suo volto diventando uomo, cioè entrando come persona nella storia. Si è rivelato attraverso il volto di Gesù Cristo, che è diventato il volto del destino umano, la natura del significato del nostro essere, proprio perché Gesù Cristo è il volto del Padre. Così la definizione totale del significato dell’uomo nel mondo è passata attraverso un volto.
   Mi sono anche ricordato che il filosofo lituano Emmanuel Levinas ha dedicato gran parte della sua ricerca filosofica proprio al significato del volto. Per il pensatore lituano, l’epifania, e dunque la manifestazione dell’altro, avviene nel dialogo, nel “faccia a faccia”. L’altro diventa quindi una rivelazione concessa in particolare dal volto, che è il mezzo di comunicazione primo e lo strumento attraverso il quale l’umanità di ciascuno si palesa, al punto da far intravvedere una traccia dell’Infinito.
   Il volto è il luogo in cui, più che altrove, si giocano le dinamiche dell’uomo, e quindi anche il suo rapporto col Potere. Per questo – come ha lucidamente scritto Giorgio Agamben, un altro filosofo che stimo – il volto è anche «il luogo della politica».
   Lo stato d’eccezione in cui è piombata l’umanità a seguito della pandemia Covid-19 è arrivato al punto da far considerare normale il nascondimento del volto, persino doverosa la necessità di impedire l’epifania dell’altro. Sempre Agamben avverte, però, che «un Paese che decide di rinunciare al proprio volto, di coprire con maschere in ogni luogo i volti dei propri cittadini è, allora, un Paese che ha cancellato da sé ogni dimensione politica», e «in questo spazio vuoto, sottoposto in ogni istante a un controllo senza limiti, si muovono ora individui isolati gli uni dagli altri, che hanno perduto il fondamento immediato e sensibile della loro comunità e possono solo scambiarsi messaggi diretti a un nome senza più volto».

   Mai come in questi tempi in cui il diritto appare condizionato dall’emergenza sanitaria, in cui l’Ausnahmezustand (stato d’eccezione) di Carl Schmitt rischia di diventare un paradigma normale di governo, il volto è davvero il luogo della politica. È la sfida alla tirannia che pretende un popolo di “apròsopos”, fatto di individui senza volto, senza dignità, senza identità, senza libertà. Ancora una volta Agamben sul punto è chiarissimo: «Il nostro tempo impolitico non vuole vedere il proprio volto, lo tiene a distanza, lo maschera e copre. Non devono esserci più volti, ma solo numeri e cifre. Anche il tiranno è senza volto». È proprio così.

 Ancona, Domenica 7 marzo 2021 

  a cura del Prof. Giorgio Nicolini - direttore@telemaria.it

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UN NUOVO LIBRO DI GIORGIO NICOLINI
 
  ANCONA  E LORETO 
 Città della Fede 

NOTIZIE E DOCUMENTAZIONI CRITICO-STORICHE

 

In margine al Festival di San Remo
FERMA RIPROVAZIONE DEL VESCOVO DI SAN REMO SUL FESTIVAL OSCENO E BLASFEMO TRASMESSO DALLA Rai

Roma 7 marzo - “Condanniamo con fermezza gli atti di blasfemia, verso i simboli della fede cristiana, realizzati durante il Festival di Sanremo. Ci chiediamo che cosa sarebbe successo se tutto ciò fosse accaduto nei confronti dell’ Islam o di altri Credo. Domandiamo alla Rai di scusarsi per aver urtato la sensibilità di milioni di telespettatori e di sanzionare coloro che hanno compiuto tali oscenità. Auspichiamo la convocazione di una riunione urgente della Commissione di Vigilanza, dei servizi radiotelevisivi, affinchè prenda provvedimenti immediati”. Lo dichiara, in una nota, Adriano Crepaldi, presidente di Azione Cristiana Evangelica, associazione radicata in tutte le 20 regioni italiane.

INTERVISTA AL PROF. GIORGIO NICOLINI
di DANIELE BARALE pubblicata nella rivista “TEMPI”
(in www.tempi.it/le-traslazioni-della-santa-casa-di-loreto/)
in occasione della pubblicazione di ANCONA E LORETO, CITTA' DELLA FEDE
www.telemaria.it/Ancona.Loreto.pdf

LA VERITA’ STORICA DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI
DELLA SANTA CASA DI NAZARETH SINO A LORETO
(“… affinché per l’incuria degli uomini, che di solito offusca anche le cose più insigni,non sia cancellato il ricordo di un fatto così Meraviglioso…”)
(Beato Giovanni Battista Spagnoli, detto il Mantovano, sulla “miracolosa traslazione”)

INTERVISTA IN PDF
www.telemaria.it/IntervistaNicoliniSantaCasa.pdf

1) Professore, lei sta dedicando molta parte della sua vita alla difesa della veridicità storica del miracolo delle traslazioni della Santa Casa di Loreto, pubblicando molti studi e trasmettendo conferenze attraverso la Sua WebTV “Tele Maria”. Perché si tratta di un miracolo vivente, in grado di provocare domande e curiosità, ed anche può suscitare la Fede?
     
   Sono nativo di Ancona, città a pochi chilometri da Loreto, e sin da bambino ho conosciuto la storia del Santuario, poiché mia madre mi conduceva in certe feste solenni a pregare nella Santa Casa, quando ancora vi si insegnava il miracolo delle traslazioni della Santa Casa di Nazareth, di cui poi negli anni ebbi modo di studiarne e di approfondirne vaste ed importanti documentazioni storiche, reperite in diverse biblioteche ed in testi assai antichi.
     In seguito, quando dal 1984 - in contrasto con la tradizione e con gli insegnamenti secolari del magistero pontificio - si incominciò ad insegnare ed a propagare assurdamente e dissacratoriamente proprio dalla Basilica Lauretana una ipotesi di un trasporto umano di “sante pietre”, negando sia la tradizione delle miracolose traslazioni che l’autenticità della stessa reliquia nella sua integralità - si tratta infatti delle “pareti” della Santa Casa e non di sole “sante pietre”-, mi trovai a dover contraddire e contestare la nuova interpretazione razionalista, che negava pregiudizialmente il soprannaturale.
     Tale nuova ipotesi, infatti, arrecò “grave scandalo” nelle anime semplici dei fedeli, per cui mi sentii obbligato “in coscienza” a dover “difendere” la verità storica del miracolo della Santa Casa, così come era stato sempre insegnato dal magistero della Chiesa, proprio al fine di difendere la Fede stessa.
     La Fede, infatti, di chi accede al Santuario di Loreto, anche solo per la “curiosità” di “vedere” e “capire” questo “misterioso miracolo” della traslazione angelica che viene “proclamato”, può essere più facilmente “accesa” e “illuminata” e così produrre “le meraviglie di conversione e di grazia” che Dio vuole vengano concesse anche proprio “in virtù” di questo “segno miracoloso” della “traslazione angelica” da Lui compiuto, finalizzato proprio a suscitare maggiormente la Fede, così come insegna il Vangelo riguardo ai miracoli di Gesù” (cfr. Gv.2,11). Non è scritto proprio nel Vangelo che a Nazareth Gesù “non fece molti miracoli a causa della loro incredulità”? (Mt.13,58). Non sta avvenendo la stessa cosa nella “nuova Nazareth marchigiana” (come definì Leone XIII “la cittadina di Loreto”), a causa dell’incredulità del “segno” che Dio aveva voluto “donare” e che viene ora da tanti e troppi anni “sconfessato”?
     A tale riguardo spesso vengo contattato da gruppi di pellegrini per essere accompagnati e guidati da me sui luoghi storici delle “traslazioni”, e posso attestare come il riproporre e il dimostrare “la verità storica” delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa apra davvero “i cuori” alla Fede dei pellegrini e dei fedeli, venendo essi come “riscaldati” dalla gioia di sapere che a Loreto “si mostra” e “si dimostra” che Dio ha compiuto “meraviglie” ed è veramente quel Padre buono e provvidente che segue incessantemente il cammino di ciascun uomo per aiutarlo a portare a compimento la Salvezza Eterna di ciascuno.
     Così anche evidenziava San Giovanni Paolo II: “Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all’esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l’educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia” (Lettera del 15 agosto 1993, per il VII Centenario).

2) Come si può dimostrare che le tre pareti della Santa Casa di Loreto sono appartenute alla Casa della Sacra Famiglia, nella quale “l’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria, ed ella concepì per opera dello Spirito Santo”?

     Innanzitutto è opportuno precisare che a Loreto ci sono solo le tre Pareti che costituivano in realtà “la Camera” di Maria, comunemente denominata come “la Santa Casa”, ove avvenne l’Annunciazione, e che sorgeva a Nazareth dinanzi ad una grotta e faceva un sol corpo con essa. Attualmente a Nazareth sono rimaste “la grotta” e “le fondamenta” della Casa “in muratura”, mentre a Loreto è venerata l’autentica Casa “in muratura”, “senza fondamenta”, che stava a Nazareth davanti alla grotta. Detto più semplicemente: a Nazareth ci sono “le fondamenta” senza la Casa, mentre a Loreto c’è “la Casa” senza le fondamenta. La ricollocazione ideale delle tre pareti presenti a Loreto sopra le fondamenta rimaste a Nazareth dimostra il perfetto allineamento delle tre pareti con le tre fondamenta che stanno davanti alla grotta a Nazareth, da cui vennero letteralmente “sradicate” in un modo umanamente impossibile.
    
3) Ci illustra il viaggio miracoloso della Santa Casa: quali territori ha attraversato, su quali luoghi si è fermata?

   Nel libro che ho scritto -  “La veridicità storica della Miracolosa Traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto” - dimostro come dal punto di vista storico ed archeologico sono accertate, in modo indiscutibile, “almeno” cinque “traslazioni miracolose”, avvenute tra il 1291 e il 1296: a Tersatto nel 1291 (nell’ex-Jugoslavia, attuale Croazia), ad Ancona (località Posatora) nel 1295, nella selva della signora Loreta di Recanati nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto” (il cui nome deriva proprio da quella signora di nome “Loreta”); poi nel 1296 sul campo di due fratelli – di cognome Antici - sul colle lauretano (o Monte Prodo) e infine – alla fine del 1296 - sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica.? (Continua)

 

UN ANTICO CATECHISMO PER BAMBINI
SEMPRE VALIDO ANCOR OGGI

 

 

 

 

Cari Amici,

immagino nota a molti la dolorosa notizia della scomparsa, ieri all'alba del 25.3 di Padre Antonio Truda O.S.A. (noto e amato Parroco a Roma della Chiesa diSanta Prisca in Aventino) - la cerimonia funebre avra' luogo oggi ven. 26.3 alle ore 11.30'.
Per chi non potesse essere presente in persona, sara' naturale unirsi in preghiera! In Memoria di Padre Antonio Truda O.S.A.

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Pensiamo utile qui aggiungere una diversa informazione generale: la possibilità di richiedere la gratuita quotidiana ricca, varia e documentata  rassegna stampa italiana redatta e diffusa dal noto giornalista e autore TV  Alessandro Banfi :  alessandrobanfi@substack.com

La Versione di Banfi - Substack

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Infine approfitto per segnalare due recenti belle interviste (30 min. cad,)
del programma SOUL di TV2000 : -  Marta Cartabia (ora Ministro di Giustizia)    https://www.youtube.com/watch?v=hn5G0-Ub0kk
 
-  don Vincent Nagle (missionario FSCB) -  
https://www.youtube.com/watch?v=bArnMtyJECs

Un caro saluto e auguri a tutti, in attesa della Santa Pasqua

Maurizio Perfetti - Roma
www.collatio.it   www.orientecristiano.it



Associazione Zammerù Maskil, Via Giosuè Carducci, 14, Terre Roveresche, Pesaro Urbino, 61038, Italy

 

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Cari amici “vecchi” e “nuovi”, di OC OrienteCristiano.it,
da oltre un anno stiamo vivendo giorni particolari e preoccupanti. in ogni parte del mondo, dai vari punti di vista sanitari, sociali, economici; tuttavia abbiamo il conforto delle ricorrenze liturgiche che ci aiutano a ravvivare la memoria della vita cristiana e le virtu’ Fede Speranza e Carità.

 

Dopo questo periodo di Quaresima, “interrotto” dalle due grandi Feste di San Giuseppe (19.3) “Patris Corde”

 

http://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/papa-francesco-lettera-ap_20201208_patris-corde.html
e Annunciazione (25.3) giungiamo infine alla Santa Pasqua, l’evento focale della vita cristiana nel quale la Memoria della Morte e Resurrezione di Gesù Cristo diventano segno efficace della nostra vita sulla terra associata alla Sua “divinoumana”.    
Santa Pasqua (breve documento in 25 lingue).
https://it.clonline.org/cm-files/2021/03/19/pasqua2021-it-web.pdf
- Quest’anno le date della Pasqua per la Chiesa Cattolica (dom. 4.4) e le Chiese Ortodosse (dom. 2.5) sono molto distanti a causa dei noti motivi di “calendario”, ma non mancano proposte e segni di “speranza” per la riunificazione
https://www.terrasanta.net/2021/03/cattolici-e-ortodossi-verso-una-data-di-pasqua-comune/

 

+  Non possiamo mai dimenticare la TERRASANTA, grazie alla secolare presenza dei Frati Francescani e alle loro sempre aggiornate notizie su carta e nel web
https://www.terrasanta.net/
+ + importante aggiornamento sulla situazione in Israele, Palestina, Medio Oriente
https://www.interris.it/copertina/peso-della-pandemia-e-speranza-nel-risorto-parla-custode-terra-santa-patton/
e poi la tradizione della principale Chiesa Ortodossa Russa da decenni legata in Italia alla Fondazione  https://www.russiacristiana.org/  
qui ben illustrata dalle parole stesse del fondatore P. Romano Scalfi
https://youtu.be/j5OKf8nrTRY?list=PLIWTeLcfEAWu-yF7vtB8Ztgq95Zw_AKTD
Infine guardiamo anche ad una delle più antiche e gloriose civiltà, nate dalla diffusione della fede cristiana in Oriente, particolarmente in Armenia

 

pdfArte-Armena.pdf

    A tutti i nostri Amici, un caso saluto e augurio di Buona Pasqua!


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arrow rightTEMPO DI PASQUA/ L’ex Prima linea: la morte è vinta, ma noi siamo pronti al perdono?

Tempo di Pasqua. Tempo di riflessione e di perdono. Specialmente all’epoca del colera, della peste, sotto pandemia, quando la paura, la sfiducia e il rancore, anticamera della disperazione, sovrastano talvolta la speranza. -- È stato relativamente facile sopportare il primo lockdown.  ... segue

 

arrow rightPASQUA IN IRAQ/ Card. Sako: in Cristo risorto ricostruiremo tutto, uomini e pietre

Una statua della Vergine Maria vandalizzata dai miliziani dell’Isis, con le mani troncate, a Erbil, dove papa Francesco si è recato durante la recente visita in Iraq, capeggia come simbolo del martirio di questo paese, ma anche come simbolo della presenza fisica di Dio che permane nonostante tutto. E che in occasione della Pasqua rappresenta anche la resurrezione del Figlio, che accade senza sosta da duemila e passa anni - segue

 

arrow rightIl dolore del Venerdì Santo cantato da Fayrouz

La magistrale interpretazione di un inno tradizionale cristiano molto diffuso sulle sponde del Mediterraneo orientale  -- 
Riccardo Paredi   --    Durante l’anno, la nostra rubrica musicale T-Arab si prenderà qualche pausa dalla politica per proporre dei brani legati alle più importanti festività cristiane e musulmane: Pasqua, Ramadan, ‘Āshūrā’, Mawlid al-Nabī e Natale. - Read More


arrow rightOmelia di S. B. Mons. Pierbattista Pizzaballa per Giovedì Santo 2021

Sono lieto di ritrovarmi con voi oggi per questa importante celebrazione. Saluto in particolare i sacerdoti della nostra diocesi e quanti si sono uniti a noi in questo giorno così significativo. La celebrazione della Cena del Signore all'inizio del Triduo Pasquale è un momento opportuno per riflettere su alcuni elementi fondamentali che ci edificano come popolo di Dio, come Chiesa di Cristo. - segue

 

arrow rightBirmania. La condanna dell'Occidente, ma Russia e Cina fanno affari coi generali

Su alcuni media di Mosca, la Giornata delle Forze Armate Birmane di sabato scorso è stata presentata come una parata dell'export russo. La lista della spesa degli ultimi vent'anni include del resto una trentina di aerei 30 MiG-29, una decina di elicotteri e otto contraeree Pechora-2M, mentre è da poco iniziata la fornitura di sei Su-30SME.  --  Poi radar e attrezzatura varia. Sono armi che sono servite negli ultimi decenni a combattere i gruppi etnici lungo i confini, potenziando forze armate di un Pese di 54 milioni di abitanti con un personale armato complessivo di oltre 500mila unità - il doppio dell'Italia. -segue

 

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Il nostro sito, www.orientecristiano.it, vi augura una gioiosa e santa Pasqua.

Dear friends, our site, www.orientecristiano.it, best Easter wishes. Jesus is Risen!

Дорогие друзья, сердечно поздравляем Вас с праздником Святой Пасхи!
ХРИСТОС ВОСКРЕСЕ!


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Con questi pensieri e preghiere, rinnoviamo i più cordiali saluti e ci permettiamo di ricordare a tutti voi, lettori, amici e conoscenti, la possibilità di sostenere liberamente, in spirito fraterno, il nostro lavoro umile ma costante per la gestione quotidiana del sito ...




Grazie dell'attenzione

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Cari amici “vecchi” e “nuovi”, di OC OrienteCristiano.it,


nel pieno periodo della santa Quaresima, in cui attendiamo con preghiere e penitenza i giorni della Settimana Santa che ci preparano alla Pasqua di Resurrezione, lo scorrere dei giorni consueti è interrotto da importanti festività: la ricorrenza di San Giuseppe (purtroppo in Italia è stata da anni cancellata la Festività “civile”) e quella della Annunciazione del divino concepimento di Gesù alla Vergine Maria (che la Tradizione fissa a nove mesi esatti dal Natale prossimo).
Del grande Santo, Padre putativo del Signore, celebrato per le sue speciali qualità-qualifiche ed esempio di vita per tutti noi uomini: la castità, la fedeltà a Maria nel matrimonio, la cura del divino Figlio, l’ubbidienza alle leggi (civili  -nel presentarsi al Censimento indetto dai Romani- e religiose con la circoncisione del Bambino),  la laboriosità (perciò proclamato Patrono di tutti i Lavoratori -nella festa del primo Maggio-, il coraggio e la pazienza nell’emigrare con la sua (Sacra) Famiglia in Egitto dalla Palestina…   Ma su tutte le qualità, quella che più di tutte dovrebbe stupire noi gente del terzo millennio, abituata alle chiacchiere troppe volte inutili e alle “fake news” quotidiane dei “social media”, il suo SILENZIO operoso, paterno e ispirato dal Creatore per mezzo dei suoi sogni e apparizioni di Angeli.

 

https://en.wikipedia.org/wiki/Saint_Joseph  (English)

 

http://santiebeati.it/dettaglio/20200  
San Giuseppe, sul quale ci segnalano, in lingua Russa, anche
https://azbyka.ru/days/sv-iosif-obruchnik   e   https://bogoslov.ru/article/728793

 

Qui tutte le interessanti -storiche e attuali- notizie sul calendario gregoriano:
https://it.wikipedia.org/wiki/Calendario_gregoriano

 

Vogliamo ricordare, con il film Vangelo Secondo Matteo di P. P. Pasolini, a proposito di Gesù Bambino e di Maria e Giuseppe, almeno i primi 15/20 minuti, nei quali appare in evidenza l’ubbidire e il tacere intelligente e ispirato di questo Papà esemplare, sempre accanto alla sua santissima Sposa Vergine Maria:
clicca qui

 

Novità su P. P. Pasolini, non solo “regista”:  clicca qui

 

In questi giorni Quaresima può essere di conforto, e anche di esempio, seguire le vicende della giovanissima (dodicenne) Santa Maria Goretti, con la sua generosa ubbidienza alle difficili “circostanze” della vita, ma specialmente il suo desiderio di Paradiso e l’attrattiva per Gesù nell’Eucarestia, tutto ben illustrato in un film classico del Neorealismo primi anni ’50:
clicca qui
Sempre senza dimenticare la Terra Santa, Medio Oriente, Iraq del recente viaggio di Papa Francesco e tutti, persone e popoli che soffrono o sono in difficoltà per le più varie ragioni, offrendo aiuti concreti e materiali ma sempre anche preghiere al Signore come -in tanti casi- abbiamo imparato fin da bambini …
clicca qui

 

Restiamo in vigile attesa della Settimana Santa e della Pasqua (nei primi giorni del prossimo mese) così inviamo i nostri migliori auguri a tutti i nostri Amici e Lettori.            
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al termine, con i saluti dello Staff, non può mancare il consueto “appello”:
https://www.orientecristiano.it/sostienici.html

PS A proposito della figura di San Giuseppe proponiamo i seguenti PDF

pdfGIUSEPPE_uomo_dei_sogni_-_copertina.pdf

pdfriti_pasquali.pdf

pdfsan_Giuseppe_e_gli_artisti.pdf

pdfsan_Giuseppe_pellegrino_e_carpentiere.pdf


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arrow rightMessa a Baghdad. Papa Francesco: «Il mondo si cambia con la forza delle Beatitudini»

Il 33.mo viaggio apostolico di Francesco all'insegna del motto evangelico "Siete tutti fratelli" è iniziato venerdì mattina per concludersi lunedì 8 marzo. LA PRIMA GIORNATA
TUTTI GLI ARTICOLI SUL VIAGGIO DEL PAPA IN IRAQ
Stamani il Papa ha incontrato, a porte chiuse a Najaf, il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, leader spirituale sciita. Poi si è diretto a Nassiriya per l'incontro interreligioso nella Piana di Ur dei Caldei. Nel pomeriggio il rientro a Baghdad e alle 18 (le 16 italiane) la Messa nella cattedrale caldea di San Giuseppe. - segue

 

arrow rightIl Patriarca serbo: siamo dalla parte dei canoni, anche nella questione ucraina

Il 2 marzo 2021, Sua Santità il Patriarca di Serbia Porfirje ha rilasciato un'intervista al canale televisivo centrale della Serbia “RTS”, in cui, in particolare, ha toccato la situazione nell'Ortodossia mondiale in relazione al problema ucraino.
“Siamo una Chiesa autocefala, che ha una propria organizzazione interna. Tutte le Chiese ortodosse sono le nostre Chiese sorelle”, ha ricordato Sua Santità il Patriarca Porfirije. - E in questo caso, oltre che in linea di principio, siamo sempre dalla parte dei canoni e dalla parte dell'ordine. Crediamo che al momento, quando si tratta delle azioni del Patriarcato di Costantinopoli in Ucraina, non siano d'accordo con la tradizione della Chiesa. - segue

 

arrow rightViaggio apostolico in Iraq - tutti i discorsi in ordine cronologico di emissione

 

Programma


Viaggio apostolico in Iraq - La partenza da Roma, Telegramma al Presidente della Repubblica Italiana e Telegrammi ai Capi di Stato

SALUTO DEL SANTO PADRE AI GIORNALISTI DURANTE IL VOLO DIRETTO IN IRAQ

Viaggio apostolico in Iraq - INCONTRO CON LE AUTORITÀ, LA SOCIETÀ CIVILE E IL CORPO DIPLOMATICO

Viaggio apostolico in Iraq - INCONTRO CON I VESCOVI, SACERDOTI, RELIGIOSI/E, SEMINARISTI E CATECHISTI

Firma del Libro d'onore


INCONTRO INTERRELIGIOSO Piana di Ur

SANTA MESSA OMELIA DEL SANTO PADRE Cattedrale Caldea di “San Giuseppe” a Baghdad


Viaggio apostolico in Iraq - PREGHIERA DI SUFFRAGIO PER LE VITTIME DELLA GUERRA

VISITA ALLA COMUNITÀ DI QARAQOSH

SANTA MESSA OMELIA DEL SANTO PADRE Stadio “Franso Hariri” a Erbil


Cerimonia di congedo, Telegramma al Presidente della Repubblica d’Iraq

Viaggio in aereo in ritorno dall'Iraq - Carità, amore e fratellanza sono la strada

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Discorsi aggiuntivi

Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico Palazzo Presidenziale Discorso del Presidente della Repubblica d’Iraq S.E. il Signor Barham Ahmed Salih Qassim

Saluto di Sua Beatitudine Ignazio Youssef III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri

Parole di benvenuto di Sua Beatitudine Cardinale Louis Raphaël Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, Presidente dell’Assemblea dei Vescovi Cattolici d’Iraq

Dichiarazione dell'ufficio dell'Ayatollah Sistani sull'incontro con Papa Francesco

Messaggio del Presidente Mattarella a Papa Francesco in occasione del rientro dal Viaggio Apostolico in Iraq

 

arrow rightPAKISTAN - A dieci anni dalla morte, il Pakistan ricorda il ministro cattolico Shahbaz Bhatti

Khushpur (Agenzia Fides) - Un raduno dei giovani e una solenne Eucarestia celebrata nel villaggio natio Khushpur, nella provincia del Punjab, dove Shahbaz Bhatti è anche sepolto: così la comunità cristiana in Pakistan commemora e celebra il decimo anniversario della scomparsa del ministro cattolico per le minoranze religiose. Il 2 marzo 2011 Bhatti è stato ucciso in un attentato terroristico a Islamabad: oggi i cristiani in Pakistan, accanto a uomini e donne di altre comunità    segue

 

arrow rightSiria. L'Onu: migliaia di civili torturati e uccisi nelle carceri - L'Osservatore Romano, 4 marzo 2021


Dieci anni dopo lo scoppio delle violenze armate in Siria, decine di migliaia di civili risultano ancora "scomparsi", moltissimi dei quali uccisi, dopo essere stati detenuti in maniera arbitraria sin dal 2011. È quanto emerge da una dettagliata relazione preparata da inquirenti internazionali incaricati dall'Onu di far luce sulle violazioni umanitarie nel conflitto siriano.
Secondo lo studio, diffuso nelle ultime ore ai media e che cerca di far luce su presunti   segue...




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In questi mesi è in corso la più grande vaccinazione di massa che la storia della medicina ricordi, e il dibattito tra sostenitori e contrari s’infiamma.

Da una parte abbiamo chi crede fermamente nella scienza, dall’altra chi nutre dubbi sulla sicurezza ed efficacia dei nuovi vaccini anti Covid. A sostegno del fronte vaccinista abbiamo la scienza ufficiale e le assicurazioni delle case farmaceutiche che però non convincono del tutto.

A non convincere sono innanzitutto i tempi. Il vaccino anti Covid che ci prestiamo ad assumere è un vaccino doppiamente sperimentale. Nuovo è il virus da combattere e nuova è la tecnica a base genetica utilizzata.

Questi due fattori avrebbero dovuto indurre le industrie del farmaco e gli Enti di controllo ad agire con estrema cautela. Invece, spinti dall’emergenza e pressati dai governi sull’onda emotiva amplificata dai mezzi d’informazione, hanno preferito correre e bruciare le tappe.

Nel dibattito in corso è emersa la figura del negazionista, cui si contrappone quella del vaccinist
Negazionista è chi nega la gravità del virus (è solo un’influenza un po’ più aggressiva afferma di sovente, i numeri della pandemia sono gonfiati, ecc.) e rigetta con forza le misure governative di contenimento ritenendo le mascherine inutili e le restrizioni lesive delle libertà individuali. Il vaccinista è invece chi crede in maniera acritica alle affermazioni degli scienziati televisivi e prende per oro colato tutto ciò che ci propinano giornali e tivù.

E’ uno strenuo assertore della validità dei vaccini che ritiene siano la panacea dei mali del mondo e che, se fosse possibile, prenderebbe anche a colazione. Vive d’incrollabili certezze, elaborate da altri. Sono due posizioni estreme che hanno tuttavia una cosa in comune: l’ignoranza, intesa come mancanza di conoscenza scientifica che si associa al fanatismo e alla pigrizia mentale. La foga con cui queste due categorie di persone si confrontano sui social a suon d’insulti, è la stessa dei tifosi del lunedì che s’improvvisano calciatori, arbitri e commissari tecnici.

La differenza è che non stiamo parlando di partite di calcio, ma di una partita per la vita. Nella prima parte di questo saggio sono ripercorse le più grandi pandemie della storia e spiegato come sono state sconfitte, alcune in modo naturale e altre grazie alla scienza: dalla Peste Nera del 1300 che uccise un terzo della popolazione europea, all’Influenza Spagnola del 1918 che fece più morti della prima guerra mondiale; parleremo della nascita del primo vaccino che permise di sconfiggere il morbo del Vaiolo. Nella seconda parte entreremo nel vivo del vaccino antico Covid a base genetica spiegando con parole semplici e comprensibili anche a chi non ha nozioni di biologia il suo meccanismo di funzionamento e le nostre riserve al riguardo.

Parleremo anche di come il Covid, da problema serio che andava affrontato con equilibrio e senso di responsabilità, è stato invece trasformato in tragedia per i motivi che diremo. Nelle pagine di approfondimento, parleremo delle malefatte dei ricercatori scientifici che per favorire i colossi farmaceutici sminuiscono gli effetti benefici delle sostanze naturali e come negli anni venti/trenta il governo italiano debellò la piaga della Tubercolosi senza mascherine e distanziamento sociale: costruendo gli ospedali e curando gli ammalati.

Per avere maggiori informazioni sui nostri libri è sufficiente andare sul sito di Amazon e digitare “Gianfredo Ruggiero”, oppure inviare una richiesta all'indirizzo mail: ruggierogianfredo@libero.it 

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innumerevoli voci di protesta sono giunte da tutta Italia contro la propaganda gender e gli spettacoli blasfemi promossi dalla RAI mediante il Festival di Sanremo...
Le esibizioni, alternate a manifestazioni volgari della sessualità fluida, di Achille Lauro con il sacro cuore di Gesù e le lacrime di sangue, poi in coppia con Fiorello che portava sul capo la corona di spine; infine, Lauro che compare con il costato insanguinato... tutto ciò ha offeso milioni di persone credenti e non credenti.
La petizione che Pro Vita & Famiglia ha diffuso contro le offese, la propaganda e le volgarità di Sanremo ha raccolto in pochi giorni oltre 53 mila firme e il numero continua a crescere.
Ma questo non basta. La RAI deve capire che il servizio pubblico non può mai più mandare in onda "spettacoli" blasfemi e ideologici. Perciò, Pro Vita & Famiglia è partita all'assalto (metaforico) della RAI: abbiamo circondato le sedi della RAI, a Saxa Rubra e Viale Mazzini, con maxi manifesti e camion vela contro la blasfemia e il gender a Sanremo...

Non si possono più tollerare certe offese: dobbiamo dire basta alla TV di regime, che dileggia e insulta la fede di milioni di italiani e diffonde il gender nelle proprie trasmissioni. Nessuno si sognerebbe di offendere le altre confessioni religiose ma il cristianesimo a quanto pare sì, può essere insultato in mondovisione.
Faremo pressione sulla RAI affinché non si ripeta mai più una cosa simile e per ottenere le dimissioni dell'Amministratore Delegato della Rai Salini e del direttore artistico di Sanremo Amadeus.

Pro Vita & Famiglia andrà avanti per far valere la volontà di milioni di persone offese e scandalizzate, che vogliono proteggere anche i loro figli dalla trasmissione di porcherie diseducative. Interverremo anche presso il senatore Alberto Barachini, Presidente della Commissione di Vigilanza Rai per fare in modo che la voce di milioni di italiani venga ascoltata.
Ci tenevamo a comunicarti questo aggiornamento sulla situazione e sulle nostre attività. Un sincero GRAZIE per l'aiuto e la generosità che hai mostrato in questo periodo: il tuo aiuto è stato determinante per le iniziative in difesa dei bambini e delle madri!

Antonio Brandi
Presidente di Pro Vita e Famiglia Onlus


Jacopo Coghe
Vicepresidente di Pro Vita e Famiglia Onlus

 

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Grazie per la tua generosità!

 

FONDAZIONE RACHELINA AMBROSINI

 

UN VACCINO PER TUTTI

 

La Fondazione Rachelina Ambrosini sostiene la campagna di vaccinazione contro il covid-19 in Mozambico. In collaborazione con i Medici con l’Africa Cuamm, nella provincia di Sofala, ci siamo impegnati a garantire l’operatività del personale sanitario assicurando l’assistenza per tutte le necessità. C’è bisogno dell’aiuto di tutti, la sfida più grande è trasformare il vaccino in vaccinazione vera e propria per tutti.
Ognuno di noi è chiamato a questa azione umanitaria, e tutti possiamo contribuire attraverso una donazione finalizzata all’acquisto degli strumenti necessari alla vaccinazione (siringhe, disinfettante, ovatta), alla logistica (trasporto dei vaccini con jeep e ambulanza, carburante), alla corretta conservazione dei vaccini (frigoriferi, generatori di corrente).
Grazie a quanti decideranno di condividere quest'azione salvavita.

 

Tommaso Maria Ferri
www.fondazionerachelinambrosini.it

 

L'invito è rivolto alle Istituzioni, alle Comunità, alle Associazioni, alle Parrocchie, ai Privati. 
INTESA SAN PAOLO SPA IBAN: IT57 J030 6909 6061 0000 0010 633
Causale: vaccinazioni in Mozambico.
#vaccinafrica

 

 

 

 

Carissimi supporter Dominus,

Ci sentiamo così vicini a tutti i papà d’Italia (come alle mamme!) che per la festa del Papà, a tutti gli iscritti di questa newsletter che accedono allo store Dominus con il loro account personale, abbiamo riservato uno sconto del 30% su tutti i preziosi Dominus (interamente lavorati a mano in Italia) e sul film dedicato a tutti i papà del mondo: UNA CANZONE PER MIO PADRE.

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Inoltre speriamo, tra poche settimane, di confermarvi la data di uscita in sala del nostro prossimo STRAORDINARIO film sulla preziosita’ della Vita, UNPLANNED - La storia vera di Abby Johnson. Anche questo film vogliamo dedicarlo a tutti i papà d’Italia, i protettori delle loro spose e dei bambini.
 

Buona preparazione alla festa del Papà e di San Giuseppe, papà per eccellenza!

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IL VANGELO DI GAETANO LASTILLA 2021

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nello spazio dedicato al “Sostegno del volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale”,
indicando  il Codice Fiscale  94073610480
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salvando migliaia di vite.
Aiutaci ad aiutare!

 

III DOMENICA DI QUARESIMA - 07.03.2021

 

Gv 2,13-25 Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?».

Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

 

Commento di don Gigi Pini

 

…Ma perché fare tanta fatica ? ...Perché salire così in alto ? ...ma perché convertirci, in altre parole “cambiare”? La risposta c’è data direttamente da Lui e, per farlo, sceglie un posto che sia adatto: la capitale dell’Ebraismo, Gerusalemme, la Città santa. La risposta è nel pronostico chiaro e preciso: sconfiggerà il male estremo che è la morte affrontandola nel “duello finale” e vincendola con la sua Risurrezione. Ecco perché vale la pena di andare con Lui fino lassù in cima. Con Lui saremo anche noi dei “risorti” e già adesso...non ancora completamente, ma già adesso perché siamo stati uniti con Lui con il sacramento dell’Acqua: il Battesimo. Dobbiamo trovare il coraggio di sceglierlo ancora, di camminare sulla sua strada, di scuoterci dal sonno e dalla nostra noia e di reagire al pessimismo che ci circonda e ci deprime...siamo i suoi amici, è Lui che lo vuole.

 

Il “pronostico” di Gerusalemme ci permette di non sentirci stupidi illusi che vogliono cambiare un mondo che non si può, o non vuole, cambiare. Non è una scommessa basata sul niente o su un vuoto ottimismo...ma il Cristo mi chiede di fidarmi, di accettare la sfida contro il male. ...In fondo è quello che sogniamo da sempre, è quello che volevamo sinceramente da bambini e da ragazzini e che poi abbiamo smarrito dentro le nostre presunzioni e arroganze. ...In fondo è quello che vogliamo ancora quando ci capita d’essere soli e di pensare con la nostra testa. ...In fondo… Ok, ma adesso è ora di fare “venire a galla” la voglia di questo “pronostico”che ci coinvolge e ci fa sentire vivi, finalmente. Buon cammino. Un abbraccio forte. Ciao

 

II DOMENICA DI QUARESIMA - 28.02.2021

 

Mc 9, 2-10 In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.

Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.

Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Questa tappa di montagna, di un “monte alto” è dura quindi da affrontare anche per me, per noi.(il Monte Tabor...in realtà raggiunge i 400 metri...ma qui ci si riferisce alla Vita) Si parte allora, con la “fatica del salire”, che sarà ricompensata dalla compagnia del Capo e di tutto quello che Egli ci farà vedere, o anche soltanto intravedere, lassù in cima. E’ proprio Lui che ci vuole portare fuori delle banalità di tutti i giorni, dal caldo afoso e inquinato della piana. E’ Lui che ci vuole portar via, per un momento, dal nostro terribile e amato quotidiano per “ricaricare” le batterie spirituali e poter così ridare senso ed entusiasmo a quello che sto facendo e capire che sarà importante darsi da fare per crescere, per amare, ancora...nonostante tutto. Lui ci sarà lassù, in cima...e aspetta anche te e me. Anzi, Lui camminerà con noi fino in cima, ci farà da guida, dobbiamo iniziare a “salire” però, in altre parole, dobbiamo decidere di ritagliarci dei tempi, durante la settimana, per stare un poco con Gesù di Nazareth. - Saranno i tempi per qualche Eucarestia, sacramento dell’incontro proprio con Lui che mi vuole “parlare” e mi vuole “nutrire”; - saranno i tempi di una sosta nella chiesa del mio quartiere, o del paese, dove Lui abita...la Sua casa in mezzo alle nostre; - saranno i tempi del fermarmi a pregare nella mia stanza o cercarlo nella natura che proprio adesso riprenderà vita e colore; - saranno i tempi del leggerlo nel Suo libro, nel Vangelo e ripensarlo un po’; - saranno anche i tempi del ripensare al sacramento della Riconciliazione, del Perdono che, probabilmente, è una salita dura come il Mortirolo… Sarà un po’ tutto questo, ma se trovo il coraggio di fare questa fatica...allora potremo dire anche noi: “ E’ bello stare qui…” per poi “scendere” ben dentro alla nostra quotidianità...ma con una spinta in più, con una grinta positiva finalmente.

 

Buona salita, o scalata, fate voi ma anche buona discesa. Un grande e forte abbraccio. Ciao

II DOMENICA DI QUARESIMA

 

Don Luigi Maria Epicoco: "Perche' recitiamo il rosario?" -

 

 

 

I DOMENICA DI QUARESIMA - 21.02.2021

 

Mc 1, 12-15 In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Eccolo qua, subito, il tempo del digiuno, della fatica. Quaresima, un tempo particolare per un cammino e per scelte speciali! E’ il tempo dei “quaranta giorni” nel deserto. Qualcosa allora deve cambiare nella mia quotidianità, nel modo normale di vivere i giorni e le settimane. E’ tempo di inventarmi angoli e spazi di “deserto”.

La Parola mi regala un percorso che mi può aiutare, si tratta di sei tappe e poi l'ultima, più grande, che è il “triduo pasquale”, quindi il finale con il giorno più importante della Storia: la Pasqua.

 

- Prima tappa: le tentazioni nel deserto.

 

- Seconda tappa: il Monte Tabor. “E’ bello per noi stare qui “...la Trasfigurazione, il traguardo finale! Conferma che non si sta inseguendo un fantasma ma...Suo Figlio.

 

- Terza tappa...Gerusalemme: l’annuncio della Sua Resurrezione, il “pronostico” della sua vittoria finale e definitiva.

 

- Quarta tappa...da Nicodemo: il perché della Sua presenza nel mondo, le "motivazioni".

 

- Quinta tappa… le condizioni per seguire Lui, la “tattica”….il “chicco di grano”...

 

- Sesta tappa… falso arrivo e falso trionfo. Qualcuno vuole bloccare tutto. L’arresto.

 

– Tappa finale... Giovedì santo... l’Eucarestia, la Parola e il Pane...presenza di Lui nella vita: gli elementi “vincenti”; Venerdì santo, la Parola, la Croce, il Pane. Domina la Croce, la fatica, il buio, ma… Sabato Santo... il silenzio, la grande veglia...il fuoco, la Parola, l’Acqua, il Pane, la Risurrezione, la Vittoria !

 

- Il finale, Pasqua: è la festa delle feste perché da qui prende senso tutto, proprio tutto. Tappa dopo tappa cercheremo di entrare nel percorso della Parola. Qualcosa però deve cambiare nella gestione del mio tempo nella settimana. Voglio trovare “gli spazi” per stare con Lui e poi vivere con gli altri.

 

Buon viaggio… “E’ bello per noi stare qui…”. Un grande abbraccio. Ciaoo

 
 

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 14.02.202

Mc 1, 40-45 In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!».

Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!».

E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».

Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

La consapevolezza d’essere “malati”... ci manca, questa “coscienza”.

Abbiamo talmente tanto o tutto che ci sembra di stare bene. Ancora una volta non parlo del malessere fisico...anche perché, quando succede, ci precipitiamo in farmacia o al pronto soccorso, da un medico insomma...e la nostra richiesta è netta e scontata: voglio essere guarito. Purtroppo non mi viene così facile e urgente chiedere di essere guarito nell’anima!

 

Ma quale anima? In fondo, per stare bene, bastano i soldi e la salute appunto, un lavoro, quattro amici o amiche… se stai male è perché manca qualcuna di queste cose, manca qualcosa di concreto!

Sappiamo che ciò non è vero, che non è così ma ci siamo talmente “imbrogliati”, nel dirci che invece lo è e finiamo col crederci sul serio. Dobbiamo recuperare l’altra dimensione: quella dell’anima. Certo che ci vogliono i soldi, la salute, il lavoro, le amicizie...ma se non cerco l’Amore, la solidarietà, la giustizia, il rispetto, la verità...m’illuderò ancora una volta percorrendo strade troppo lontane da me e da Lui e non mi potrà mai venire in mente di chiedergli: “Se vuoi, puoi guarirmi”.

 

Sì, l’anima però! E’ una grande preghiera e Lui la sa ascoltare, anche perché Lui sa bene che conta anche la dimensione del “corpo”...No per niente si è fatto uomo e ha guarito ciechi, storpi, muti, sordi, lebbrosi, paralitici, indemoniati e resuscitato anche i morti… Conta davvero la dimensione del “corpo” e dobbiamo volerci bene, ma non basta e lo capiremo perché ce lo farà capire Lui, se lo voglio. Se stanno bene l’anima e i sentimenti starà meglio anche il corpo.

 

Buona vita... con un grande e forte abbraccio.

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 07.02.2021

Mc 1, 29-39 In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei.

Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava.

Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!».

Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Se è vero che i cristiani sono chiamati a “vivere” il Cristo, perché sono “quelli di Cristo”.., allora è vero che a noi tocca anche “guarire” e “scacciare molti demoni”!

E invece ci sembra che non sia compito nostro quello di vincere il male, il dolore, la sofferenza, la malattia, il buio della vita insomma. Impossibile che tocchi proprio a noi!

E invece no, tocca anche a me perché anch’io sono chiamato a vincere il Male: vincerlo “dentro ed intorno a me”. Quante volte però ci sto bene con il male o non voglio accorgermene o mi va di giocarci…

La scienza è chiamata a vincere il male del corpo, ma quello dell’anima tocca anche a me, a noi.

La scienza ha fatto e farà i suoi passi e sarà bello per tutti; noi dobbiamo fare i nostri passi nella lotta al male dell’anima, dello spirito, dei sentimenti che sono la noia, il chissenefrega, lo scoraggiamento, la superficialità, l’egoismo, la bugia, la depressione, la vendetta, i sotterfugi, i tradimenti… Il “come” lo ha indicato Lui: fermarsi qualche volta a pregare.

 

Sì, perché “pregare” è un’azione concreta, è un modo vero di vivere perché è comunione con Lui che mi ricarica, che mi motiva di nuovo, che mi dona la fantasia dell’Amore per affrontare e vincere concretamente quel tipo di male. Pregare è stare con Lui, il risorto, quello che ha vinto la Morte. Pregare è una grande azione.

Pregare… e Lui lo faceva spesso, sempre!

 

Buona vita. Un grande abbraccio.

 

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 31.01.2021

 

Mc 1, 21-28 In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!».

E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

Il maestro è colui che insegna e così Gesù è chiamato “il Maestro”... appunto perché insegna.

C’è chi è “specializzato” in matematica, in geografia, in storia o in lingue… se lo fa bene è benvoluto dai suoi allievi, se lo fa male riceve la loro indifferenza. Gesù è specializzato in “Amore”: Lui insegna ad Amare e quello che dice lo mette in pratica Lui per primo, fino a dare la vita.

E’ talmente specializzato in questo che al Male, a Satana, non va bene perché il Male si rende conto che se tutti ascoltassero Gesù, per lui sarebbe la fine, la rovina.

E’ del tutto chiaro che Satana non sarà mai un allievo del Maestro Gesù e non potrà che parlarne male: lui e tutti i suoi allievi.

E’ del tutto chiaro che a Satana non va bene quello che il Maestro Gesù insegna: sono su due fronti opposti, il bene e il male.

Da subito però è vita dura per lo “spirito immondo”, infatti, incassa immediatamente la prima sconfitta e se ne va. Il vigliacco però non cede e continuerà la sua “partita” nella Storia e si vede tutti i giorni, fuori e dentro di me. Adesso io devo decidere quale maestro seguire, a chi dare retta.

Lui m’insegna l’Amore, l’altro a pensare solo a me stesso.

Lui ha vinto il Male estremo che è la Morte ed è Risorto. Io devo decidere se fidarmi di Lui o dell’altro.

Devo decidere, intanto, il Maestro continua ad insegnare e nel Vangelo c’è scritto tutto. Buona vita, senza paura, con Lui al Centro.

 

Un abbraccio forte e grande.

IV DOMENICA - INSEGNAVA COME UNO CHE HA AUTORITA'

 

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

 

 

 

Ancona, Giovedì 25 febbraio 2021 

 

E un'altra Pasqua sarà sacrificata sull'altare del Covid
di RICCARDO CASCIOLI

Il ministro Speranza ha già annunciato che misure drastiche rimarranno fino al 6 aprile, cioè dopo Pasqua. Ormai siamo ostaggio di un governo che continua a giustificare i lockdown con lo spauracchio per possibili peggioramenti futuri.

   Come volevasi dimostrare: «Il prossimo Dpcm varrà dal 6 marzo al 6 aprile» e non ci sono le condizioni per abbassare le misure. Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza al Senato riferendo sull’emergenza Covid. In altre parole: il lockdown continua e il governo fa in modo che nessuno si muova per le feste di Pasqua.
   In realtà contagi, ricoveri, terapie intensive e morti (a parte alcuni casi isolati) sono in netto calo rispetto, ad esempio, a due mesi fa; ma adesso si agita lo spauracchio delle varianti con previsioni di picco tra fine marzo e inizio aprile per giustificare chiusure, divieti, coprifuoco. E vedrete che ad aprile si troveranno ancora altri motivi per prorogare le misure restrittive. La scorsa primavera si aspettava che il famoso indice Rt scendesse sotto l’1 per poter riaprire le attività, ora invece pur sotto l’1 si chiude tutto nella previsione che possa risalire.
   Peraltro, malgrado i timori e le previsioni catastrofiche riguardo alle varianti del virus, al momento non si ha evidenza di una maggiore letalità o di gravità della malattia. Inoltre il tasso di positività – cioè il numero di casi positivi sul totale dei tamponi effettuati – si mantiene molto basso, al di sotto del 5%, quando a novembre scorso aveva addirittura superato il 15%. E sempre tenendo conto che i casi positivi non corrispondono ai malati, che sono soltanto una minima parte dei positivi.
   Assistiamo a una manipolazione costante dei dati per poter mantenere il paese in ostaggio. E il governo Draghi non è solo in continuità con il Conte 2 (e la conferma del ministro Speranza era già un’indicazione chiara), è anche più determinato e drastico nelle misure. Chi pensava che l’allargamento della maggioranza mitigasse il socialismo sanitario di Speranza deve ricredersi: per quel che si sta vedendo in questi giorni il ministro della Salute ha ancora più potere sulle decisioni.
   Del resto Draghi lo ha detto molto chiaramente nel discorso programmatico al Senato: chi pensa che si possa tornare alla “normalità” intesa nel senso delle condizioni pre-Covid si sbaglia. Infatti ci stanno guidando verso una “nuova normalità” che non sarà molto diversa da quello che viviamo oggi. Non a caso si è cominciato un anno fa dicendo “solo due settimane di lockdown per poi tornare liberi”; si è quindi passati allo sforzo “per salvare la Pasqua”, a “chiudere adesso per evitare la seconda ondata autunnale”, a “ancora uno sforzo per salvare il Natale”, a “teniamo duro per salvare la Pasqua (e due)”. In realtà abbiamo passato chiusi la Pasqua, il Natale e ora di nuovo passeremo chiusi la Pasqua.
   E possiamo stare tranquilli che le restrizioni ci saranno pure in estate “per evitare quello che è successo l’anno scorso”, quando peraltro si è data pretestuosamente la colpa a chi ha fatto le vacanze al mare in agosto per i contagi registrati a ottobre e novembre.
   Riferendosi ai criteri delle nuove misure in arrivo, il ministro Speranza ha detto che «la bussola sarà la salvaguardia del diritto alla salute». Ma si parla di diritto alla salute come se il Covid fosse l’unica malattia esistente e l’unica causa di morte. C’è invece evidenza che proprio l’esasperato allarmismo sul Covid stia provocando l’aumento di morti per altre malattie che vengono trascurate. Venti giorni fa è stato il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, a notare che potrebbero essere fino a 30mila i morti nel 2020 dovuti alle «malattie trascurate causa pandemia».
   E questo senza considerare le conseguenze psicologiche e psichiatriche dell’isolamento forzato, soprattutto nelle persone più vulnerabili.
   E ancora: le politiche di lockdown stanno affossando l’economia e ingrossando le fila dei poveri. «Anzitutto la salute, viene prima dell’economia», si dice sprezzanti. Ma solo degli irresponsabili possono mettere in conflitto la salute con l’economia, come se le medicine e le terapie piovessero dal cielo e non avessero invece un costo da affrontare.
   Già prima del Covid in Italia c’erano 4.5 milioni di persone in povertà assoluta e – come documentato dai Rapporti sulla povertà sanitaria stilati ogni anno dal Banco Farmaceutico – questo significa che ci sono milioni di persone che non hanno la possibilità di acquistare neanche le medicine per curare le malattie più banali o fare degli esami diagnostici. L’aumento della povertà causato da questi lockdown indiscriminati e irrazionali significa allargare ulteriormente la fascia di coloro che non saranno in grado di curarsi per qualsiasi tipo di malattia, altro che Covid. E altro che «salvaguardia del diritto alla salute».
RICCARDO CASCIOLI

da "La Nuova Bussola Quotidiana"

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CON IL PRETESTO DELL'EPIDEMIA  L'ABUSO DELL'OBBLIGO  DELLA COMUNIONE SULLA MANO

Articolo di don Federico Bortoli

   La questione della Comunione sulla mano è una tematica che mi sta molto a cuore e ho ampiamente trattato nel mio libro La distribuzione della Comunione sulla mano edito da Cantagalli, con la prefazione del cardinale Robert Sarah. Perciò in queste righe non affronterò il tema nel suo complesso, con tutte le sue problematiche, ma mi limiterò a considerare se esiste un fondamento medico-scientifico e giuridico per imporre la Comunione sulla mano, come si sta facendo in molti luoghi. Naturalmente per ciò che concerne l’ambito medico farò riferimento a esperti in materia, mentre per l’aspetto giuridico cercherò di dare il mio contributo di canonista, basandomi su ciò che dice realmente il diritto canonico, che come ho avuto modo di apprendere nei miei studi è essenzialmente la ricerca di “ciò che è giusto” in modo oggettivo ed è garanzia affinché vengano salvaguardati i diritti dei fedeli. Spesso, invece, si ha l’impressione che il diritto o presunto tale venga utilizzato come strumento per imporre le proprie idee, calpestando le norme reali e i diritti dei fedeli, approfittando solamente della propria posizione di potere.

   A seguito dell’attuale situazione sanitaria legata al Covid, in molti luoghi la Comunione in bocca viene negata, ponendo serie difficoltà di coscienza sia ai fedeli che desiderano ricevere l’Eucaristia in tal modo, sia ai sacerdoti che desiderano rispettare il diritto dei fedeli stessi a comunicarsi così.

   Il divieto della Comunione in bocca viene giustificato basandosi sul fatto che tale modalità sarebbe, in maniera certa e inequivocabile, più rischiosa rispetto alla Comunione sulla mano per la contaminazione da Covid. Come vedremo, di questo non vi è alcuna evidenza scientifica oggettiva. Sul tema ci sono opinioni contrastanti, come del resto su tutta la questione Covid si sente tutto e il contrario di tutto all’interno della stessa comunità scientifica, e non si capisce perché debbano valere di più le opinioni di certi medici piuttosto che di altri, solo perché coincidono con il proprio punto di vista del tutto personale. È necessario valutare le cose con la maggiore oggettività possibile.

   Tutti i medici concordano sul fatto che, in base alla letteratura scientifica, il Covid si trasmette attraverso goccioline (droplets): in altre parole il coronavirus deve letteralmente “prendere il volo” per poter infettare, e ciò può avvenire con starnuti, colpi di tosse e parlando a voce alta. Inoltre, alcuni medici come il dottor Paolo Gulisano, epidemiologo presso l’ospedale di Lecco e il dottor Fabio Sansonna, chirurgo presso l’ospedale Niguarda di Milano, evidenziano che la stessa saliva finché non passa dallo stato liquido, come è normalmente in bocca, allo stato di goccioline è innocua. Oltretutto la saliva stessa contiene il lisozima che è un disinfettante naturale, il quale agisce contro i virus e i batteri.

   Il professor Filippo Boscia, presidente nazionale dei medici cattolici, sostiene che sono proprio le mani, toccando tutto, a essere la parte del corpo più esposta ai virus e che pertanto è proprio la Comunione sulla mano a essere più pericolosa. Di fronte a tale considerazione si obbietterà che, utilizzando il gel disinfettante e non facendo lo scambio della pace, tale problema non sussiste. In realtà, dopo esserci disinfettate le mani all’ingresso della chiesa, con le mani inevitabilmente si tocchiamo le panche e altri oggetti. Ma soprattutto, in molte chiese, nonostante le attuali normative dicano che le offerte devono essere lasciate prima o al termine della funzione in un apposito contenitore (qui sì che si che si può tranquillamente trasgredire la norma), da tempo si è cominciato a raccogliere le offerte durante l’offertorio, pur utilizzando un oggetto adeguato per mantenere la distanza. Resta il fatto che i fedeli, dopo avere toccato il denaro, banconote o monete che siano (e si sa che dal punto di vista igienico sono tra le cose più sporche), ricevono l’Eucaristia sulla mano e se la portano alla bocca. Qualcuno dovrebbe spiegare dove sta l’igiene in questo caso. Per di più, molti sacerdoti notano che proprio distribuendo la Comunione sulla mano, con molta facilità, entrano in contatto con la mano del fedele, per quanto si cerchi di evitarlo, mentre con la Comunione in bocca molto raramente si viene in contatto con la lingua o le labbra del fedele e, se dovesse capitare, è sufficiente procedere alla disinfezione delle dita. Quindi, è proprio la Comunione sulla mano a essere meno sicura dal punto di vista igienico. (CONTINUA)

 

LA CREAZIONE NON E’ UNA FAVOLA
  Libro di DOMENICO RAVALICO
IMPORTANTISSIMO LIBRO SCIENTIFICO
Libro estraibile in www.lavocecattolica.it/verita.della.creazione.htm


RISCOPRIAMO IL LATINO 
 Per contattare Don Romano Nicolini: Cell. 339.8412017 - Posta Elettronica: rcnico@tin.it 
ASCOLTA IL VIDEO DI DON ROMANO NICOLINI: Clicca QUI

 

 

Ancona, Mercoledì 17 febbraio 2021 

 

QUARESIMA: 

 COMBATTERE LA MENZOGNA   NELLA CHIESA

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BELLISSIMO FILM "MOLOKAI" SULLA VITA DI SAN DAMIANO

In località Kalawao sull’isola di Molokai in Oceania, San Damiano de Veuster (1840-1889), sacerdote della Congregazione dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, che attese con tale dedizione all’assistenza dei lebbrosi, da morire colpito anch’egli dalla lebbra. San Damiano stesso rivela in una lettera i motivi della sua scelta: «Amo molto questi poveri indigeni per la loro semplicità e faccio per loro tutto ciò che posso. Essi mi amano come fanno i bambini con i propri genitori, e attraverso questo reciproco affetto spero di poterli condurre a Dio. Se amano il prete, infatti, ameranno più facilmente Cristo nostro Signore». Nel 1936 il suo corpo verrà riportato in Belgio, a Lovanio. Giovanni Paolo II lo ha beatificato a Bruxelles nel 1995, continuando l’iter iniziato da Paolo VI nel 1967 su richiesta di 33 mila lebbrosi e concluso da Benedetto XVI che lo ha canonizzato in Piazza San Pietro l'11 ottobre 2009.

 

DIGIUNO ED ASTINENZA   


   Il Mercoledì delle Ceneri è giorno di digiuno e astinenza dalle carni. Il digiuno consiste nel fare un unico pasto durante la giornata, ma non è proibito prendere un po’ di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali. L’acqua e le medicine si possono assumere liberamente. La prescrizione dell’astinenza dalle carni non proibisce di consumare pesce, uova e latticini, ma proibisce di consumare, oltre alla carne, cibi e bevande che sono da considerarsi come particolarmente ricercati o costosi.
   L’obbligo del digiuno inizia a 18 anni compiuti e termina a 60 anni incominciati; quello dell’astinenza inizia a 14 anni compiuti. Chi non si trova in buono stato di salute è dispensato dall’obbligo del digiuno e dell’astinenza.
   Il digiuno e l’astinenza insieme alla preghiera, all’elemosina e alle altre opere di carità appartengono, da sempre, alla vita e all’azione penitenziale della Chiesa perché rispondono al bisogno permanente del cristiano di conversione al regno di Dio.


COSA SONO LE INDULGENZE

   Per ogni peccato commesso, sia esso veniale che mortale, il peccatore si trova in colpa dinanzi a Dio e gli rimane l'obbligo di soddisfare alla divina giustizia con qualche pena temporale che dovrà essere scontata in questa o nell'altra vita. Questo vale anche per chi, dopo aver commesso un peccato, si è ravveduto ed ha avuto la colpa rimessa con il Sacramento della Confessione.
   Il Signore, però, nella sua infinita misericordia ha disposto che da queste pene temporali possano i fedeli liberarsi, o in tutto o in parte, sia colle opere soddisfatorie che essi compiono, sia con le Santissime indulgenze. Le, indulgenze, di cui la Chiesa è depositaria, fanno parte dell’'infinito tesoro dei meriti soddisfatori di Gesù Cristo, di Maria Santissima e dei Santi. Esse sono concesse, non solo a chi è ancora in vita, ma anche a coloro che sono morti per l'applicazione delle santissime indulgenze fatte alle anime del Purgatorio a modo di suffragio, ossia pregando il Signore che accolga le buone opere dei viventi in sconto delle pene che hanno da espiare le anime dei Purganti.


NOTA SULLE INDULGENZE

   L'indulgenza, secondo la dottrina cattolica, è la remissione davanti a Dio della pena temporale dovuta per i pec­cati. Per i peccati mortali l'indulgenza può essere conseguita soltanto se i medesimi sono stati confessati e rimessi con l'assoluzione.
   La Chiesa può concedere le indulgenze, perché il Signore le ha dato il potere di attingere ai meriti infiniti di Gesù Cristo, della Vergine e dei Santi. 
   L'indulgenza può essere parziale o plenaria, secondo che libera in parte o totalmente dalla pena dovuta per i peccati. Tutte le indulgenze, sia parziali che plenarie, possono essere applicate ai defunti a modo di suffragio ma non possono essere applicate ad altre persone viventi. L'indulgenza plenaria può essere acquistata una sola volta al giorno; l'indulgenza parziale può essere acquistata anche più volte al giorno.

 

Il Cardinale Raymond Burke
Tutti hanno il dovere di combattere la menzogna nella Chiesa
(15 febbraio 2021)

Il termine migliore per descrivere lo stato attuale della Chiesa è confusione, che ha la sua origine nel mancato rispetto della verità. Ognuno di noi, secondo la sua vocazione nella vita e i suoi doni particolari, ha l'obbligo di dissipare la confusione e di manifestare la luce che viene solo da Cristo. C'è confusione sulla natura stessa della Chiesa e sul suo rapporto con il mondo. Solo con il battesimo si diventa figli di Dio e non è vero che Dio vuole una pluralità di religioni.

   Il termine migliore per descrivere lo stato attuale della Chiesa è confusione; confusione che spesso confina con l'errore. La confusione non è limitata all'una o all'altra dottrina o disciplina o aspetto della vita della Chiesa: riguarda l'identità stessa della Chiesa.
   La confusione ha la sua origine nel mancato rispetto della verità, o nella negazione della verità o nella pretesa di non conoscere la verità o nella mancata dichiarazione della verità che si conosce. Nel suo confronto con gli Scribi e i Farisei in occasione della Festa dei Tabernacoli, Nostro Signore parlò chiaramente di coloro che promuovono la confusione, rifiutando di riconoscere la verità e di dire la verità. La confusione è opera del Maligno, come insegnò Nostro Signore stesso, quando disse queste parole agli scribi e ai farisei: «Perché non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità» (Gv 8, 43-45).
   La cultura della menzogna e la confusione che genera non ha nulla a che fare con Cristo e con la Sua Sposa, la Chiesa. Ricordate l'ammonizione di Nostro Signore nel Discorso della Montagna: «Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno» (Mt 5,37).
   Perché è importante per noi riflettere sullo stato attuale della Chiesa, segnato com'è da tanta confusione? Ognuno di noi, come membro vivente del Corpo Mistico di Cristo, è chiamato a combattere la buona battaglia contro il male e il Maligno, e a mantenere la corsa del bene, la corsa di Dio, con Cristo. Ognuno di noi, secondo la sua vocazione nella vita e i suoi doni particolari, ha l'obbligo di dissipare la confusione e di manifestare la luce che viene solo da Cristo che è vivo per noi nella Tradizione vivente della Chiesa.
   Non dovrebbe sorprendere che, nello stato attuale della Chiesa, coloro che tengono alla verità, che sono fedeli alla Tradizione, siano etichettati come rigidi e come tradizionalisti perché si oppongono all'agenda prevalente della confusione. Essi sono dipinti dagli autori della cultura della menzogna e della confusione come poveri e carenti, malati che hanno bisogno di una cura.
   In realtà, noi vogliamo solo una cosa, cioè poter dichiarare, come San Paolo alla fine dei suoi giorni terreni: «Quanto a me, il mio sangue sta per essere sparso in libagione ed è giunto il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione» (2 Tim 4, 6-8).
   È per amore di Nostro Signore e della sua presenza viva con noi nella Chiesa che lottiamo per la verità e per la luce che essa porta sempre nella nostra vita. (continua)
   
 

* Cardinale Raymond Burke

 

Ancona, Giovedì 11 febbraio 2021 

 

 L'IMMACOLATA  CONCEZIONE  CHE UNISCE  LORETO E LOURDES 

 La triste ed ingiusta soppressione delle rispettive feste liturgiche 

 

SAN PIO DA PIETRELCINA:
A LOURDES LA MADONNA E' APPARSA
A LORETO CI PASSEGGIA

   Padre Pio non fu mai a Loreto, ma verso la Santa Casa ebbe un’espressione di intensa devozione. Un suo figlio spirituale, un giorno, gli chiese se la Casa di Loreto fosse veramente quella in cui si era compiuto il mistero dell’Incarnazione nel seno dell’Immacolata. Lasciando da parte tutte le possibili indagini e soluzioni, padre Pio disse solamente: “Se entrassi un solo istante in quella Casa, per la grande emozione ne morirei”.
   Padre Remigio da Cavedine, cappuccino, è stato per vari anni custode della Santa Casa di Loreto. Era un sacerdote di grande pietà e devotissimo della Vergine Maria. Alle ore ventuno ogni sera recitava in Santa Casa il rosario. Egli ha testimoniato che nel momento in cui iniziava la recita del Rosario vedeva arrivare Padre Pio, che rimaneva lì per tutto il tempo della preghiera. Giovanni da Prato gli chiese: “Padre Remigio, come potrei vedere Padre Pio?”. Egli ha risposto: “Non so se il Signore ti permetterà di vederlo, ma guarda le catenelle poste ai lati delle transenne, al suo passaggio le vedrai muoversi”.
   Fra Gianmaria, che faceva parte della fraternità cappuccina di Loreto, il 20 maggio del 1958 andò in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo. Parlando con Padre Pio, gli disse: “Padre, continui a venire a visitarci in Santa Casa”. Padre Pio sorrise e col cenno della testa annuì.
   Molte volte a persone che venivano dal Nord o andavano verso il Nord, Padre Pio raccomandava di visitare il Santuario di Loreto e di pregare in Santa Casa.
   A qualcuno che gli chiese un confronto tra Lourdes e Loreto, su quale fosse il più importante tra i due Santuari, egli rispose in modo emblematico: “A Lourdes la Madonna è solo apparsa; a Loreto ci passeggia!”, mettendo così in luce la straordinarietà della presenza continua ed ininterrotta di Maria tra quelle Sante Pareti, ove ella a Nazareth venne concepita Immacolata, vi nacque e vi divenne Madre del Figlio di Dio Incarnato, al momento dell’Annunciazione.
   Maria, perciò, “passeggia” ancor oggi nella sua Santa Casa, con il suo stesso corpo ora assunto e glorioso in Cielo, ma che è quello stesso corpo con cui viveva tra quelle Sante Pareti durante il tempo della sua vita terrena. Perciò la presenza di Maria nel Santuario Lauretano è impareggiabilmente superiore ad ogni altro Santuario del mondo in cui ella può essere apparsa in circostanze particolari di grazia. E non solo Maria “passeggia” invisibilmente nella sua Santa Casa, ma nei sette secoli da che “miracolosamente” la sua Casa è stata traslata “in vari luoghi” ed infine sul colle lauretano, ella è talvolta apparsa anche proprio “visibilmente”, a santi e sante, o ad umili devoti che l’hanno visitata e pregata con fede tra quelle Sacre Pareti.
   Si può perciò affermare con assoluta verità che, assai più che in ogni altro santuario di apparizioni mariane, la Santa Casa di Loreto primeggia anche sotto questo aspetto soprannaturale su ogni altro luogo sacro della Terra: qui Maria “vi passeggia” e si mostra invisibilmente e talvolta anche “visibilmente” a coloro che vi giungono con fede, aperti alla grazia e con l’animo sgombro da pregiudizi razionalistici, anche in riferimento alla verità storica delle “Miracolose Traslazioni”.

 

Prof. GIORGIO NICOLINI

IL MISTERO MARIANO CHE UNISCE LOURDES E LORETO

L’8 e il 10 dicembre due ricorrenze ravvicinate dietro le quali si nasconde un intenso legame.  «La verità di fede sulla Madonna proclamata da Pio IX s’intreccia con la dimora lauretana, come emerge dagli scritti dello stesso Papa», spiega l’arcivescovo di Loreto Fabio Dal Cin. «E 4 anni dopo la bolla Ineffabilis Deus, nel 1858, la Vergine appare a Bernadette nella grotta di Massabielle presentandosi con un appellativo - IO SONO L'IMMACOLATA CONCEZIONE - che suonò come una conferma del dogma»


LA MADONNA DI LORETO E LA CASA ARRIVATA IN VOLO DA NAZARET

Era l'8 dicembre 1854 quando Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria con la bolla Ineffabilis Deus, una verità di fede legata a doppio filo con la Santa Casa lauretana e non solo per la stretta vicinanza tra le due solenni ricorrenze (due giorni dopo, infatti, il 10 dicembre, si festeggia la Traslazione della dimora di Maria). Lo ha ricordato di recente monsignor Fabio Dal Cin, arcivescovo e delegato  pontificio di Loreto in un incontro del 19 settembre scorso, dal titolo “Grazia e Grazie: guarigioni dell’anima e guarigioni del corpo” con un relatore d’eccezione: Alessandro De Franciscis, Presidente dell’Ufficio Constatazioni Mediche di Lourdes, quel Bureau Medical chiamato a verificare da un punto di vista scientifico che le ritrovate condizioni di salute siano state davvero improvvise, inspiegabili e permanenti.

   Nell’Immacolata Concezione si fonde quella realtà di fede e servizio che c’è sia dietro Lourdes, sia dietro Loreto. Maria, nella Santa Casa, fu concepita senza macchia, secondo quanto fu proclamato con il dogma, e a Lourdes si presentò, 4 anni dopo, dicendo a Bernadette: «Io sono l’Immacolata Concezione». Se nel 1854 Pio IX proclamò tale dogma, dobbiamo guardare a cosa scrisse proprio Pio IX, devoto della Santa Casa di Loreto nel 1852, nella lettera apostolica "Inter Omnia": «Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto. Consacrata dai divini misteri, illustrata dai miracoli senza numero, onorata dal concorso e dall’affluenza dei popoli, stende ampiamente per la Chiesa Universale la gloria del suo nome e forma ben giustamente l’oggetto di culto per tutte le nazioni e per tutte le razze umane. (...) A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia.

 

Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, E' STATA CONCEPITA, E' NATA, E' CRESCIUTA, E IL CELESTE MESSAGGERO L'HA SALUTATA PIENA DI GRAZIA E BENEDETTA FRA LE DONNE".

   Siamo nel 1852: due anni prima della proclamazione del dogma dell’Immacolata, Pio IX collega con la sua lettera il futuro dogma con la Casa di Nazaret.
   Pochi anni dopo, nel 1858, in una grotta umida, spoglia, dove si raccoglieva la legna per i focolari e dove venivano portati a pascolare gli animali, a una ragazzina francese appare una donna vestita di bianco con due rose gialle ai piedi, confermando nel pronunciare il suo nome la stessa verità. A Lourdes, nell’antro di Massabielle, il Cielo si apre per ribadire quello che appena quattro anni prima la Chiesa attraverso Pio IX aveva proclamato: «Questa stessa Chiesa romana ritenne che non potesse esserci niente di più meritevole che affermare, tutelare, propagandare e difendere, con ogni più eloquente mezzo, l’Immacolata Concezione della Vergine, il suo culto e la sua dottrina» (Ineffabilis Deus).
   Un Papa nativo di Senigallia, nel cuore della terra marchigiana, che iniziò la sua vita sacerdotale dopo un pellegrinaggio a Loreto e che in gioventù fece voto alla Vergine Lauretana di «dedicarsi tutto alla gloria e al servizio suo, vestendo l’abito ecclesiastico», questo santo Pontefice unisce due luoghi carichi di fede, come Loreto e Lourdes. (...). La piena di grazia, salutata dall’angelo nella Santa Casa, appare quasi duemila anni dopo a Bernadette Soubirous, chiedendole “la grazia” di venire alla grotta per quindici giorni. La Vergine Maria, concepita immacolata nella Santa Casa custodita a Loreto, con questo nome si rivelerà alla piccola Bernadette a Lourdes.
   Nell’intervento di De Franciscis alla conferenza lauretana (del 19 settembre 2020) si è subito messo in chiaro come due realtà così distanti geograficamente e anche storicamente, siano intimamente unite e procedano spiritualmente verso un unico centro: la Vergine Immacolata. Il presidente del Bureau Medical che ha trattato il tema “Grazia e Grazie”, nel ripercorrere la realtà del santuario francese, le guarigioni inspiegabili che vi avvennero, e i miracoli poi proclamati dalla Chiesa, ha evidenziato una parola che ha fatto da collante al suo intervento: “segno”. Come Gesù nella sua vita pubblica ha operato dei segni affinché uomini e donne credessero alla buona novella e convertissero il loro cuore, così avviene nelle guarigioni del corpo che avvengono a Lourdes, testimonianza di grazia e di dono ricevuto. «E così avviene pure a Loreto, alla Santa Casa: il dono, la grazia che Maria per prima tra quelle mura ha ricevuto diventa, per ogni credente e per ogni devoto, la speranza di sapersi accompagnati da colei che “ricolma di grazia e tutta Immacolata” ci porta all’incontro con Cristo, vero salvatore della vita di ogni uomo».
   Il segno di Loreto oggi? La devozione e il servizio: quasi un centinaio di scout Foulard Bianchi hanno vissuto un intenso pellegrinaggio. Dall’esperienza di Lourdes, che li ha chiamati al servizio dei malati, alla Santa Casa di Maria a Loreto: ritornare alla Casa per essere pronti ad “alzarsi in fretta” come ha fatto Maria e camminare verso chi è nella necessità.



Articolo di DILETTA D'AGOSTINI e UGO BOGOTTO
(in "Maria con te", n.49/2020)
per la Delegazione Pontificia della Santa Casa di Loreto

LA LETTERA DI CONFUTAZIONE DEL PROF. GIORGIO NICOLINI
AL CARD. ROBERT SARAH A SEGUITO DELLA SOPPRESSIONE
DELLA FESTA LITURGICA DELLA TRASLAZIONE MIRACOLOSA
L'intera corrispondenza tra il Prof. Giorgio Nicolini e il Card. Robert Sarah
prelevabile in Internet cliccando sull'indirizzo seguente:
www.telemaria.it/LettereAperteNicoliniSarah.pdf

(..... omissis .....)

§.7 — L'incongruente analogia con la memoria della "Beata Vergine Maria di Lourdes".

   (Rispondendo al Card. Sarah)   Lei, però, (rispondendo al Card. Sarah) ha voluto ugualmente giustificare la nuova denominazione asserendo che "il nuovo nome corrisponde alla sobrietà con cui nel Calendario Romano sono stabilite anche le memorie della B.V.M. di Lourdes o di Fatima. Sebbene tali memorie abbiano origine anch'esse da eventi che potremmo analogicamente definire miracolosi, esse non recano il titolo di "memoria delle apparizioni" della B.V.M. a Lourdes, o a Fatima". Ma anche qui mi spiace dover ancora contraddire la Sua affermazione, perché dimostra di non conoscere che invece l'originaria dicitura delle memorie suddette avevano avuto proprio la denominazione di "In apparitione B.V.M. Immaculatae", come può ben rilevare dal "Breviarum Romanum " (1961 tomus prior), tradotto in italiano con "Apparizione della B. V. Maria Immacolata", come è riportato nel Messalino (ed. Marietti) del 1963.
   L'originario titolo della celebrazione liturgica della "Beata Vergine Maria" apparsa a Lourdes, pertanto, ben menzionava e voleva ricordare liturgicamente proprio le apparizioni di Maria a Santa Bernadette e voleva soprattutto ricordare il titolo di "Immacolata" con cui si era manifestata, a diretta conferma del dogma stabilito dal Beato Pio IX nel 1854. Pertanto il "sobrio" titolo attuale di "B.V.M. di Lourdes" aveva già subìto la stessa sorte manipolatrice e riduttiva di quello accaduto ora per la "B.V.M. di Loreto". Infatti la dicitura post-conciliare di "B.V.M. di Lourdes" aveva oscurato sia il richiamo alle apparizioni stesse avvenute a Lourdes come anche e soprattutto il ricordo del Concepimento Immacolato di Maria, con cui la Vergine si è voluta rivelare all'innocente Santa Bernadette Soubirous.
   Tuttavia è vero, nel caso di Lourdes (o di Fatima), come giustamente Lei scrive, che "nonostante ciò, la più sobria dicitura del Calendario liturgico non pone affatto in dubbio la veridicità di suddette apparizioni, approvate dalla Chiesa". Anche la sobria dicitura "B.V.M. di Lourdes", infatti, nel "sentire" popolare, richiama inevitabilmente anche le apparizioni: ciò è ovvio, perché cos'altro si potrebbe ricordare o celebrare di Lourdes se non le apparizioni, non essendovi nessun altro fatto storico che la qualifichi? Tuttavia è però sempre occultata, con quella "sobria dicitura", la rivelazione della "Immacolata Concezione" voluta "confermare" da Maria con quelle apparizioni.
   Ben diversa invece ed è del tutto fuorviante l'analogia che Lei fa con la memoria lauretana, quando afferma "in modo analogo, possiamo dire che l'attuale dicitura riguardante la memoria della B.V.M. di Loreto, pur non menzionando esplicitamente la traslazione, neppure la nega, né direttamente né indirettamente".
   Innanzitutto bisogna chiarire che le apparizioni mariane non sono la stessa cosa di un "miracolo". Le apparizioni infatti sono eventi soprannaturali, che non riguardano strettamente il mondo materiale e terrestre. Le apparizioni di Maria o del Signore o dei Santi sono la manifestazione ad esseri umani di altri esseri che sono già in una condizione di gloria celeste e quindi non più soggetti alle leggi fisiche della materia e che sono proprie soltanto della condizione umana e terrestre. Invece nel caso delle Traslazioni della Santa Casa si tratta del riconoscimento di un vero e proprio "miracolo", cioè di una Casa che viene trasferita in luoghi diversi, "portandola in volo", contro le leggi della fisica e della natura materiale, che non consentirebbero mai un simile evento, peraltro operato per il "ministero angelico" o comunque per la Onnipotenza Divina e non certo da un intervento umano. L'analogia perciò tra le apparizioni mariane e il miracolo delle traslazioni è assolutamente impropria ed erronea, e perciò è del tutto improponibile in quanto non equiparabile.


§.8 — Le approvazioni della Chiesa di Lourdes e di Loreto.
 
 Inoltre, riprendendo le frasi della Sua lettera e sopra riportate, appare lampante una ulteriore contraddizione ove afferma che le apparizioni di Lourdes o di Fatima sono "approvate dalla Chiesa", mentre nel caso della Santa Casa afferma che il Suo Decreto "non nega" ma "neanche vuole affermare"  la verità storica delle Traslazioni, eludendo però l'analogia (che in questo caso sì che sarebbe stata valida!) che la Chiesa ha anche della Santa Casa "approvato" per sette secoli la verità storica delle Traslazioni Miracolose e riconosciuto l'autenticità della reliquia della Santa Casa, ed assai più autoritativamente e lungamente che non le stesse apparizioni mariane, attraverso ben oltre centinaia di pronunciamenti pontifici e dichiarazioni delle Congregazioni Vaticane competenti in sette secoli (cfr. in proposito www.lavocecattolica.it/muller.pdf). (Continua)
   
(..... omissis....)

 

Prof. GIORGIO NICOLINI
L'intera corrispondenz tra il Prof. Nicolini e il Card. Sarah
prelevabile in www.telemaria.it/LettereAperteNicoliniSarah.pdf

 

Ancona, Domenica 7 febbraio 2021 

43^ GIORNATA PER LA VITA

 LIBERTA' E' VITA 


Felicità, libertà, padronanza, sono dentro al Cuore di Dio.

Fuori c’è l’insidia della carne, l’insidia del mondo, l’insidia di Satana

GESU' a Maria Valtorta
La grande mistica del 20° secolo

 

Felicità, libertà, padronanza, sono dentro al Cuore di Dio.
Fuori c’è l’insidia della carne, l’insidia del mondo, l’insidia di Satana.

 

Spiegazione delle parabole di Gesù
Parabola della perla (Quaderni '43 -12/8/43)

   L’anima è un sassolino di sua natura grezzo. Porta il segno della creazione divina, ma si è così mal ridotto, rotolandosi in basso, che è divenuto sempre più scabro e sempre più grigio. La grazia, come una corrente celeste, lo sospinge per gli sconfinati spazi dell’universo, verso  il Cuore di Dio che sta aperto per ricevere le sue creature.
   Sta col Cuore aperto il vostro Dio desiderando voi,  povere creature. Ma sovente voi resistete alle correnti della grazia e all’invito di Dio che desidera chiudervi nel suo Cuore. Credete d’essere più felici, più liberi, più padroni di voi stessi rimanendo fuori. No, poveri figli miei. Felicità, libertà, padronanza, sono dentro al Cuore di Dio. Fuori c’è l’insidia della carne, l’insidia del mondo, l’insidia di Satana.
   Credete d’essere liberi, ma siete legati come schiavi al remo. Credete di essere felici, ma le sollecitudini, esse sole, sono già infelicità. E poi c‘è  tutto il resto. Credete d’essere padroni, ma siete servi di tutti, servi di voi stessi nella parte inferiore e non ve ne viene gioia anche se lavorate per darvi gioia.
   Io do la gioia perché do la Pace, perché do la continenza, perché do la rassegnazione, la pazienza, ogni virtù.
   Beate quelle anime che non fanno troppa dura opposizione alla grazia che le sospinge verso di Me. Beatissime quelle che non solo si lasciano portare a Me, ma a Me vengono con l’ansia del desiderio per essere inghiottite dal mio Cuore.
   Esso non respinge nessuno per meschino e grezzo che sia. Esso accoglie tutti e più siete miseri, ma insieme convinti che Io vi posso far belli e più Io lavoro la vostra meschinità, la rivesto di veste nuova, preziosa, pura. I miei meriti ed il mio amore operano la metamorfosi. Entrate creature e uscite, alla Luce del Giorno di Dio, perle preziosissime.
   L’anima qualche volta rimpiange la prima libertà. Specie nei primi tempi, perché il mio lavoro è severo pur sotto veste d’amore. Ma quanto più l’anima è volonterosa e tanto più presto comprende. Tanto più l’anima rinuncia ad ogni desiderio di falsa libertà e preferisce la regale schiavitù dell’amore e tanto più presto gusta la beatitudine della sua prigionia in Me ed accelera il prodigio santificante dell’amore.
   Il mondo perde ogni attrattiva per quell’anima felice che vive chiusa in Me come perla nello scrigno. Tutte le ricchezze della terra, tutti gli effimeri soli, tutte le insincere gioie e le pseudo libertà perdono luce e voce e resta sola la volontà, sempre più vasta e profonda, del nostro reciproco amore, del nostro volere essere uno per l’altro, uno nell’altro, uno dell’altro.  Oh! Troppo poco conosciuta beatitudine delle beatitudini, vivere con Me che so amare!
   Chi vive in Me diventa parte di Me. Di Me Gesù, Figlio del Dio vero, sapienza del Padre, Redentore del mondo, Giudice eterno e Re del secolo futuro, Re in eterno.
   Tutto questo diviene l’anima che vive sprofondata nel mio Cuore. Parte integrante e viva del Cuore di un Dio, vivrà eterna come Dio nella Luce, nella Pace, nella Gloria della mia Divinità.

Il Messaggio che il Consiglio Episcopale Permanente della CEI
per la 43a Giornata Nazionale per la Vita sul tema “Libertà e vita”. 

   La pandemia ci ha fatto sperimentare in maniera inattesa e drammatica la limitazione delle libertà personali e comunitarie, portandoci a riflettere sul senso profondo della libertà in rapporto alla vita di tutti: bambini e anziani, giovani e adulti, nascituri e persone in fin di vita. Nelle settimane di forzato lockdown quante privazioni abbiamo sofferto, specie in termini di rapporti sociali! Nel contempo, quanta reciprocità abbiamo respirato, a riprova che la tutela della salute richiede l’impegno e la partecipazione di ciascuno; quanta cultura della prossimità, quanta vita donata per far fronte comune all’emergenza!
   Qual è il senso della libertà? Qual è il suo significato sociale, politico e religioso? Si è liberi in partenza o lo si diventa con scelte che costruiscono legami liberi e responsabili tra persone? Con la libertà che Dio ci ha donato, quale società vogliamo costruire?
   Sono domande che in certe stagioni della vita interpellano ognuno di noi, mentre torna alla mente il messaggio chiaro del Vangelo: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,31-32). I discepoli di Gesù sanno che la libertà si può perdere, fino a trasformarsi in catene: “Cristo ci ha liberati – afferma san Paolo – perché restassimo liberi; state saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5,1).

Una libertà a servizio della vita
   La Giornata per la Vita 2021 vuol essere un’occasione preziosa per sensibilizzare tutti al valore dell’autentica libertà, nella prospettiva di un suo esercizio a servizio della vita: la libertà non è il fine, ma lo “strumento” per raggiungere il bene proprio e degli altri, un bene strettamente interconnesso.
   A ben pensarci, la vera questione umana non è la libertà, ma l’uso di essa. La libertà può distruggere se stessa: si può perdere! Una cultura pervasa di diritti individuali assolutizzati rende ciechi e deforma la percezione della realtà, genera egoismi e derive abortive ed eutanasiche, interventi indiscriminati sul corpo umano, sui rapporti sociali e sull’ambiente. Del resto, la libertà del singolo che si ripiega su di sé diventa chiusura e violenza nei confronti dell’altro. Un uso individualistico della libertà porta, infatti, a strumentalizzare e a rompere le relazioni, distrugge la “casa comune”, rende insostenibile la vita, costruisce case in cui non c’è spazio per la vita nascente, moltiplica solitudini in dimore abitate sempre più da animali ma non da persone. Papa Francesco ci ricorda che l’amore è la vera libertà perché distacca dal possesso, ricostruisce le relazioni, sa accogliere e valorizzare il prossimo, trasforma in dono gioioso ogni fatica e rende capaci di comunione (cfr. Udienza 12 settembre 2018).

Responsabilità e felicità
   Il binomio “libertà e vita” è inscindibile. Costituisce un’alleanza feconda e lieta, che Dio ha impresso nell’animo umano per consentirgli di essere davvero felice. Senza il dono della libertà l’umanità non sarebbe se stessa, né potrebbe dirsi autenticamente legata a Colui che l’ha creata; senza il dono della vita non avremmo la possibilità di lasciare una traccia di bellezza in questo mondo, di cambiare l’esistente, di migliorare la situazione in cui si nasce e cresce. L’asse che unisce la libertà e la vita è la responsabilità. Essa è la misura, anzi il laboratorio che fonde insieme le virtù della giustizia e della prudenza, della fortezza e della temperanza. La responsabilità è disponibilità all’altro e alla speranza, è apertura all’Altro e alla felicità. Responsabilità significa andare oltre la propria libertà per accogliere nel proprio orizzonte la vita di altre persone. Senza responsabilità, libertà e vita sono destinate a entrare in conflitto tra loro; rimangono, comunque, incapaci di esprimersi pienamente.
   Dire “sì” alla vita è il compimento di una libertà che può cambiare la storia. Ogni uomo merita di nascere e di esistere. Ogni essere umano possiede, fin dal concepimento, un potenziale di bene e di bello che aspetta di essere espresso e trasformato in atto concreto; un potenziale unico e irripetibile, non cedibile. Solo considerando la “persona” come “fine ultimo” sarà possibile rigenerare l’orizzonte sociale ed economico, politico e culturale, antropologico, educativo e mediale. L’esercizio pieno della libertà richiede la Verità: se desideriamo servire la vita con vera libertà occorre che i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà s’impegnino a conoscere e far conoscere la Verità che sola ci rende liberi veramente. Così potremo accogliere con gioia “ogni vita umana, unica e irripetibile, che vale per se stessa, costituisce un valore inestimabile (Papa Francesco, 25 marzo 2020, a 25 anni dall’Evangelium vitae). Gli uomini e le donne veramente liberi fanno proprio l’invito del Magistero: “Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libertà, pace e felicità!”.

 

Roma, 23 settembre 2020
Il Consiglio Episcopale Permanente della Conferenza Episcopale Italiana

 

Ancona, Domenica 31 gennaio 2021 

  DALLA SANTA CASA DI LORETO  LA MADRE DELLA VITA  VEGLIA SULLA REGIONE DI CUI E' PATRONA 

 

 DALLE MARCHE  UN MESSAGGIO  PER LA VITA

 

LA MADONNA DI LORETO E' PATRONA DELLE MARCHE

 

 

Il coraggio delle Marche dopo le minacce
Il centrodestra contro l’aborto farmacologico nei consultori.
La Regione si rifiuta di applicare le linee guida del ministero

     Il centrodestra nelle Marche si oppone all’aborto farmacologico nei consultori e quindi alla somministrazione della pillola Ru486. Una scelta che va in direzione opposta rispetto alle linee guida del ministero della Salute, aggiornate solo ad agosto scorso. Il consiglio regionale si è espresso il 26 gennaio 2021 quando ha respinto a maggioranza una mozione presentata da Manuela Bora (Pd) sull’applicazione della legge 194 e sul diritto di abortire. La mozione della consigliera Pd nasceva dall’elevato numero di obiettori e proprio dal contrasto con le linee guida del ministero della Salute. Una settimana fa, un gruppo di anti-abortisti aveva inviato a Manuela Bora 1.450 pannolini per neonati, tanti quanti le interruzioni di gravidanza registrate in Regione nel 2019, dopo che la consigliera aveva incalzato l’assessora alle Pari Opportunità Giorgia Latini (Lega), da sempre contraria all’aborto.
     La maggioranza di centrodestra alla guida della Regione ha quindi fatto sapere ufficialmente che non intende seguire le indicazioni del ministero, non ritenendole vincolanti. Per il capogruppo di Fdi Carlo Ciccioli, la mobilitazione della consigliera Pd, ma anche di tante sigle e associazioni, è “una battaglia di retroguardia... In questo momento di denatalità, la battaglia da fare oggi è per la natalità”. A congratularsi per la decisione il leader del Family Day Massimo Gandolfini: “Esprimiamo il grande apprezzamento per la decisione del consiglio regionale delle Marche – ha detto – Soprattutto siamo lieti che sia stata esplicitata una sensibilità contro la cultura mortifera“.

Soddisfatta anche Giorgia Latini, assessore alle politiche giovanili della Regione Marche, che nelle settimane scorse era stata oggetto di una pesante campagna minatoria da parte di ignoti che avevano scritto sui muri di un consultorio marchigiano l’invito a «bruciarle casa».

 

 

APPELLO ALLA REGIONE MARCHE
PER LA DIFESA DELLA VITA 
Dalla Segreteria UGL Sanità Ancona

- Spett.le Presidente Regione Marche Dott. Acquaroli Francesco
- Spett.le Assessore Pari Opportunità Dr.ssa Latini Giorgia
- Spett.le Assessore alla Sanità e Servizi Sociali Dott. Saltamartini Filippo
- Spett.le Presidente del Consiglio Regione Marche Dott. Avv. Latini Dino
- Spett.le Presidente del Partito delle Famiglie Dott. Sebastianelli Fabio
- Spett.le Presidente del CAV di Loreto Dott.Festa Roberto

LETTERA APERTA INVIATA A TUTTE LE TESTATE GIORNALISTICHE - APPELLO ALLA REGIONE PER LA DIFESA DELLA VITA

 

   La Segreteria UGL Sanità Ancona rappresentata dal Dott. Tesei Valentino, Segretario Territoriale, dipendente dell’ASUR Marche, Docente in Prevenzione della Salute e oblato benedettino, dal Componente Segreteria Provinciale Mulattieri Clemente dipendente dell’ASUR Marche e Consigliere Comunale di Genga del Partito Fratelli d’Italia e dal Componente Segreteria Provinciale Dott. Freddi Francesco dipendente dell’ASUR Marche e docente in Igiene oltre che Socio/Volontario e co fondatore del Centro Aiuto alla Vita di Jesi, chiedono un intervento urgente della Regione Marche in favore delle donne che scelgono di portare a termine la gravidanza.
   In questi giorni che la cronaca vede protagonisti il consigliere regionale di maggioranza nonché Assessore Dr.ssa Giorgia Latini e l’opposizione su un tema cardine quale la soppressione della vita dell’embrione e la presa di posizione di un’organizzazione sindacale schierata apertamente a favore del diritto alla soppressione della vita.
   Senza fare inutile demagogia alla ricerca di facile consenso politico/sindacale, intendiamo come Segreteria UGL Sanità di Ancona sensibile sul tema della difesa della vita, dal concepimento fino alla sua fine naturale e dalla parte dei più deboli, che si lavori a soluzioni pratiche da dare al tema, partendo dall’assunto categorico della tutela del concepito (il figlio-embrione), della mamma e del babbo.
  Pensiamo che coerentemente alla richiesta di tutela della maternità che la Costituzione Italiana riconosce come valore, vada creato e dato compimento alla volontà dei Padri Costituenti che prevedevano, con la creazione successiva del Consultorio Pubblico e Privato non profit, integrando la presenza di rappresentanti qualificati del mondo del volontario, quali sono i Centri di Aiuto alla Vita che da sempre, insieme alla Caritas, si fanno carico delle mamme in difficoltà per aiutarle a portare a termine la gravidanza e salvare la vita del figlio concepito.
   Vogliamo, infatti, che nel momento in cui la mamma si trova a decidere tra la vita e la morte del figlio-embrione sia effettuato ogni tentativo di sostegno e di supporto psicologico che presenti molteplici soluzioni alternative alla soppressione dell’embrione.
   L’opera del consultorio pubblico, che sicuramente va potenziata in quantità e qualità, va integrata dando la possibilità alle Associazione Pro Vita di essere presenti nelle stesse strutture pubbliche con Volontari qualificati che possano rendere la loro opera anche in quest’ambito obbligatorio e fondamentale.
   Crediamo che nell’agenda politica regionale debba costituire un punto prioritario la riorganizzazione del sistema dei consultori pubblici e privato non profit, reperendo risorse aggiuntive per il sostegno economico della maternità, anche al fine di dare un segno concreto di discontinuità con il precedente Governo regionale.
     Altra questione importante e imprescindibile per gli scriventi, che richiede una risposta immediata, è rappresentata dalla difesa della libertà in capo a tutti quegli Operatori della Sanità che legittimamente fanno obiezione di coscienza riguardo alla soppressione della vita in tutte le sue forme.
   Siamo contrari infatti al pensiero unico della “cultura della morte” che vorrebbe obbligare gli operatori sanitari ad effettuare la soppressione dell’embrione in nome di posizioni liberticide, a discapito del figlio embrione che non ha voce e quindi non potendosi difendere non disturba le coscienze dal 1978.
   Come Segreteria non accetteremo discriminazioni di nessun tipo su quest’aspetto e vigileremo affinché i bandi di assunzione del Personale Sanitario non prevedano formule lesive della libertà di scelta e di dignità della persona quali ad esempio “non essere obiettore di coscienza” come purtroppo è accaduto.
   Questa Segreteria mette a disposizione la propria competenza sui temi richiamati e propone un tavolo di confronto aperto a tutti coloro che sono pro-vita, onlus comprese.
   Chiudiamo con un plauso alle mamme che pur nella pandemia COVID-19 hanno scelto di portare a termine la gravidanza, in particolare a tutte quelle che hanno scelto di non interrompere la gravidanza quando si sono viste presentare la prospettiva di avere un figlio con difficoltà di salute importanti.
   Grazie di cuore.
La Segreteria UGL Sanità Ancona.
f.to Componenti Segreteria Provinciale Mulattieri Clemente e Freddi Francesco

 

f.to Il Segretario Territoriale Valentino Tesei

L’ABORTO SI COMBATTE ANCHE CON "1450 PANNOLINI"
L'ESEMPIO DEL DOTTOR ROBERTO FESTA


A presentarsi sotto la Regione – con tanto di ramo di ulivo “segno di vita e di pace” – è stato Roberto Festa, medico presidente del "Centro di Aiuto alla Vita" di Loreto, che ha voluto fosse il proprio figlio di 8 anni, con una coetanea, a consegnare fisicamente il pacco in Regione. In una nota, firmata anche dal coordinatore regionale del Popolo della famiglia Fabio Sebastianelli, i due sostengono che si è trattato di “una bonaria provocazione affinché tutti possano capire che non esiste libertà senza la responsabilità verso la propria e l’altrui vita” e l’idea sarebbe nata “per far capire che al centro di tutto, di ogni discorso e di ogni azione, devono esserci i bambini” e perché “i bambini sono definiti voce della verità, vanno ascoltati”.

 

MEDICI E INFERMIERI HANNO UNA GRANDISSIMA RESPONSABILITÀ
POICHÉ SANNO BENISSIMO CHE L’ABORTO UCCIDE IL FIGLIO
E NON FAVORISCE IN ALCUN MODO LA SALUTE DELLA MADRE


Di Maria Luisa Donatiello


   I temi attuali e dibattuti dell’interruzione volontaria di gravidanza e della difesa della vita del concepito non sono certo da sminuire e da liquidare affermando che esiste una legge al riguardo la 194/78, perciò il dott. Roberto Festa, medico di famiglia di origini irpine e Presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Loreto (AN) (https://www.cavloreto.it), attivista "pro life" da sempre, si è fatto promotore di un’iniziativa in difesa della vita nascente: il 17 gennaio 2021 si è personalmente recato presso la sede della Regione Marche con un carico di 1450 pannolini, 1450 come il numero di bambini abortiti in un anno nella regione dove vive, le Marche.

Il movente della sua iniziativa è la difesa della vita e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema dell’aborto contro il quale si batte da tempo, ma ci può spiegare cosa in concreto l’ha spinta ad attuare l’iniziativa che ha visto coinvolto anche il suo primo figlio Daniele di 8 anni?
   Come ha detto, è da tanto tempo che mi dedico a questo problema, e ovviamente in famiglia si condivide tutto, per cui quando mio figlio Daniele, di otto anni, ha sentito che mia moglie ed io parlavamo della polemica tra due consigliere regionali, Bora e Latini, ci ha chiesto di spiegargli che cosa fosse l’aborto. Laura, mia moglie, ha cercato le parole più semplici e delicate, ma Daniele è rimasto comunque turbato e ha subito d’istinto affermato: “Ma se le mamme delle donne che abortiscono avessero fatto lo stesso, loro adesso non esisterebbero!”. Da qui è nata l’esigenza di dare un segnale alla società e alla politica, qualcosa di significativo e di positivo, tramite la forza della trasparenza dei bambini; infatti, parlandone con una famiglia di amici, anche loro con bimba grande, coetanea e amichetta di Daniele, ha voluto partecipare.
   I pannolini sono sembrati un gesto eloquente: 1450, tanti quanti i bambini volontariamente abortiti nelle Marche nel 2019 (l’ultimo anno di cui sono noti i dati ufficiali). Inoltre il carico di pannolini voleva richiamare le parole forti della consigliera Bora che aveva intimato alla collega Latini di frenare le sue iniziative a difesa della maternità e della vita nascente, altrimenti sarebbero stati “scaricati” davanti alla Regione camion di uomini e donne in protesta. Ecco quindi invece il carico di pannolini e il loro affidamento alla consigliera Bora, che poi da quanto ho letto dai giornali, ha consegnato i pannolini al CAV di Jesi tramite la Caritas locale, proprio come richiesto, motivo per cui desidero esprimere gratitudine nei suoi confronti.

La sua iniziativa sta avendo risonanza; perciò le chiedo quale sarà il passo successivo che intende compiere…
 
 Sono lieto di questa risonanza poiché, come ripetevano continuamente Madre Teresa di Calcutta e don Oreste Benzi, il grande problema dell’aborto è il silenzio e l’indifferenza. Io sono solo un semplice medico di famiglia che con il "Forum delle associazioni familiari" e il "Centro di aiuto alla vita" cerca di aiutare le famiglie e le donne sole in difficoltà affinché l’arrivo di un nuovo bambino sia sempre vissuto con gioia. Ritengo tuttavia che l’impegno sociale, civico, sia un dovere per tutti; così ad esempio qualche anno fa ho scritto e promosso insieme ad alcuni amici e a politici di buona volontà la modifica del regolamento regionale, poi approvata, allo scopo di dare una corretta informazione ai genitori sulla possibilità della sepoltura del bambino che perdono in gravidanza. Ora mi piacerebbe contribuire a scrivere, insieme con la nuova amministrazione recentemente insediatasi, una legge regionale per la tutela della maternità e la difesa della vita.


In qualità di medico e di obiettore di coscienza le chiedo delle considerazioni bioetiche in merito alla pratica dell’aborto che, se pur legale in Italia, la si può considerare moralmente ed eticamente lecita?

 L’aborto è l’uccisione diretta di un essere umano innocente, piccolo (piccolissimo) e indifeso, con l’aggravante che a compiere questo delitto non è un estraneo, ma la madre stessa e il personale sanitario che invece ha il dovere di custodire sempre la vita. È ovvio che questo è semplicemente il giudizio oggettivo della ragione, e non spetta a me né a nessuno, ma solo a Dio, giudicare poi la coscienza dei singoli. Anzi, personalmente avverto che la società in generale, i padri in particolare, e chi ha voce in capitolo come i politici e i medici siano più responsabili delle donne stesse. Ma sul piano oggettivo e quindi anche sociale, lo Stato e la legge devono intervenire per difendere la vita e aiutare le mamme e i papà a non compiere gesti scellerati. Per i colleghi medici, in realtà, mi è molto difficile comprenderli perché sanno benissimo che stanno uccidendo il figlio di quella donna affidata alle loro cure.
  Quindi nessuna legge che consenta l’aborto può essere considerata legittima poiché contraddice il senso stesso di ogni legge: la difesa del più debole. Tuttavia c’è da dire con forza che intorno alla legge 194 si gioca sempre un grande equivoco, perché viene fatta passare e di fatto viene arbitrariamente applicata come una legge che stabilisce il diritto della donna ad abortire sulla base della propria autodeterminazione. Invece la legge, che si fonda su una precedente sentenza della Corte costituzionale, nega questo presunto diritto e ammette l’aborto solo per motivi di salute. Anche per questo medici e infermieri hanno una ulteriore grandissima responsabilità, poiché sanno benissimo che l’aborto uccide il figlio e non favorisce in alcun modo la salute della madre, anzi!

In che modo i Centri di aiuto alla Vita, presenti su tutto il territorio nazionale, e il Centro di Aiuto alla Vita di Loreto nella Regione Marche, di cui lei è il Presidente, sostengono le donne incinte supportandole per tutta la durata della gravidanza e salvando vite dall’aborto?
 
 Penso che quasi tutto stia semplicemente nell’esserci, stando accanto, offrendo soluzioni concrete, sperando contro ogni speranza, ribadendo sempre e comunque che l’aborto non è mai la soluzione, ma che insieme ogni problema può essere affrontato e risolto, e quel bimbo che era stato inizialmente visto come il problema da eliminare, sarà invece portatore di gioia, di forza, di risorse insospettate e strabordanti. Perché i bambini, si sa, sono il sorriso di Dio sulla terra.

In Internet:

 

https://www.informazionecattolica.it/2021/01/22/laborto-si-combatte-anche-con-1450-pannolini-lesempio-del-dottor-festa

LA CREAZIONE NON E’ UNA FAVOLA
  Libro di DOMENICO RAVALICO


Libro estraibile in www.lavocecattolica.it/verita.della.creazione.htm

 

 

 

BERGAMO PRO-LIFE


   "Il corpo di mio figlio non è il mio corpo, sopprimerlo non è la mia scelta, stop aborto." Questo lo slogan riportato sui camion vela che circoleranno anche a Bergamo e provincia, grazie a Pro Vita & Famiglia Bergamo, Ora et Labora in Difesa della Vita, Caritas in Veritate Bergamo, Scienza & Vita Bergamo, Movimento per la Vita della Val Cavallina ed altreassociazioni locali. Si tratta di un'affermazione razionale che non può essere contraddetta, vedremo se anche questa volta il volontarismo nazi-femminista e il sindaco di Bergamo Giorgio Gori tenteranno in qualche modo di censurare e negare la verità e la libertà di espressione. A tal proposito è già trascorso un mese e mezzo da quando depositavo un'interpellanza urgente, rivolta al Sindaco di Bergamo, per ottenere chiarimenti in merito al suo grave abuso ai danni della libertà di espressione e della difesa della vita e della salute della donna, attraverso l'ideologica censura di regolari manifesti, avvenuta nel mese di dicembre scorso. Purtroppo anche l'interpellanza è stata censurata e giace in attesa di risposta, come Bergamo giace in attesa di uscire da questa dittatura.
   Segnalo inoltre che sul pezzo intitolato "Difesa della vita oltre i diritti", pubblicato domenica 7 febbraio sul quotidiano della Diocesi di Bergamo, a firma Andrea Valesini, vi sono anche delle gravi lacune. Attraverso tale articolo, solo in apparenza a favore del diritto alla vita del concepito, tra le altre cose passa anche che l'aborto sarebbe un fenomeno in costante calo, ma non è vero. Il calo del numero di aborti chirurgici infatti è più che rimpiazzato dal parallelo costante aumento, non menzionato, degli aborti chimici, attraverso le pillole abortive Norlevo, EllaOne ed RU-486, utilizzate sino alla nona settimana di gravidanza. Pertanto l'aborto, oltre a rappresentare la più grave aggressione ai diritti umani, è anche un fenomeno in costante aumento, contrariamente a quanto riportato su L'Eco di Bergamo in occasione della "43° Giornata nazionale per la Vita". A tal proposito segnalo un recente approfondimento, proprio sulla pratica dell'aborto chimico, con gli interventi del Presidente della Marcia nazionale per la Vita, Virginia Coda Nunziante, e del Consigliere comunale di Firenze, Andrea Asciuti: La Ru-486 fa della donna il sarcofago del figlio.

Filippo Bianchi, Consigliere comunale di Bergamo
 

 

 

 

per inizio Quaresima:
Omelia di Mons. Camisasca , Vescovo di Reggio Emilia (17.2.2021)

poi alcuni argomenti d'interesse anche con vari "link" qui
Newsletter di Orientecristiano febbraio 2021  ***

Papa Paolo VI - 10.12.1969

***  tra le VARIE novità in
PICCOLA ANTOLOGIA FILM ITALIANI (ANNI '30 '40 '50):

+ film (1950) con la storia della vita di SANTA MARIA GORETTI
un film che ci aiuta a vivere la santa Quaresima

Vera "abbuffata" (non sarebbe quaresimale, maben 5 ore  di
Musica Classica (sinfonie, brani "da camera", ecc) con elenco dettagliato

***  per chi volesse prenotare viaggi, qui alcune valide proposte:
      http://www.russiacristiana.org/itinerari/
      https://www.fratesole.com/pellegrinaggi/

***  replico. per chi ama la MUSICA di nuovo:      
    Raffaella Carrà intervista il Maestro Riccardo Muti

***  Novità su Ostia Antica:  http://www.gliscritti.it/blog/entry/5338?   

+++ due siti preziosi da seguire spesso
       Fraternità FSCB - F,S,Carlo Borormeo
    e Meeting Rimini (con ricchi audio-video dell'ultima edizione special 2020!

***  prezioso storico archivio Osservatore Romano

***  nel cuore di  Terra Santa
        anche in varie LINGUE

+++  un sito consigliabile per l'arte (pittura in particolare):
      www.wga.hu

------------------------------------------------------------------------

Un caro saluto e grazie a tutti per l'attenzione!
ricordando la possibilità --- per chi desidera contribuire:
libero sostegno  per  i  due siti 
www.collatio.it  e  www.orientecristiano.it

https://www.orientecristiano.it/sostienici.html

MauriZio Perfetti - Roma

 

 

 

Si avvisa che in seguito al decreto emanato dal Presidente del Consiglio il 16 Gennaio 2021, che vieta e sospende sull’intero territorio nazionale tutte le manifestazioni e gli eventi di qualsiasi natura fino al 5 marzo 2021 e la proroga delle misure anti-pandemia fino al 27 marzo 2021,  con il divieto di spostamenti tra Regioni, che il Memorial Correale, punto di riferimento del Sud Italia per i collezionisti dal 1994, si terrà sabato 15 maggio e domenica 16 maggio 2021 a Castellammare di Stabia, per la prima volta, presso le sale dell'Hotel Villa Serena, che si trova in via Pasquale Muscogiuri n°3, immerso nel verde, con la disponibilità del parcheggio delle Terme di Stabia Nuove.

Vista la criticità del momento, vi aggiorneremo tempestivamente e in via ufficiosa,  tramite comunicazione digitale, su eventuale rinvio o annullamento, monitorando e salvaguardando, come priorità in assoluto, la sicurezza e la tutela della salute di tutti, con la responsabilità, la saggezza e la professionalità, che ci contraddistinguono.

Augurandoci, unitamente a tutti i nostri soci,  che ci siano finalmente dei  protocolli anti-Covid rigidi per le fiere e i mercatini, che l'approssimazione, l'agire con leggerezza e il pressappochismo visto negli ultimi mesi, venga sanzionato duramente alle autorità competenti, altrimenti il comparto degli eventi, anche per il 2021, sarà penalizzato.
La ripartenza ci sarà, lenta, timida, rispettando chi combatte giornalmente per salvare le nostre vite e famiglie,  con lo stile, l'identità e la giusta sensibilità, isolando chi offende la memoria dei morti con l'entusiasmo degli stolti e lenti di cuore, il tempo ci sarà amico!

 

 

Solidarietà a padre Bruno de Cristofaro


In piena sintonia di intenti con Iustitia in Veritate che da subito ha lanciato l’allarme ed è intervenuta in difesa e sostegno di padre Bruno de Cristofaro, anche l’Associazione Ora et Labora in difesa della Vita, facendosi anche portavoce di diverse realtà pro life e simpatizzanti tali,  esprime la propria stima e solidarietà per padre Bruno de Cristofaro, parroco nella diocesi di Mazara, per il vergognoso linciaggio mediatico, che sta subendo in questi giorni da parte dei principali media.
La “gravissima” colpa che viene imputata al sacerdote siciliano è di aver approfittato della Giornata della Memoria, lo scorso 27 gennaio, per ricordare, in un breve video, insieme al genocidio degli Ebrei, compiuto oltre settant’anni fa, i continui olocausti che in tutto il mondo vengono commessi ai danni della vita innocente mediante l’aborto volontario.
Ricordare è segno di civiltà per evitare di compiere gli stessi errori. Ricordare è importante per capire come sia stato possibile compiere simili atrocità”- afferma il padre.
E’ questo il senso e il significato per cui sono state istituite simili commemorazioni.
Come già ebbe modo di ricordare San Giovanni Paolo II in Memoria e Identità, l’ultimo dei suoi scritti, quasi un testamento spirituale, c’è una comune matrice ideologica tra gli stermini compiuti dai totalitarismi del Novecento ai danni di uomini giudicati indegni di vivere e la soppressione di vite fragili e innocenti, come avviene oggi con l’aborto e l’eutanasia.
Nel video contestato, il sacerdote si chiede che differenza vi sia tra un uomo, come il dottor Mengele, che poneva un criterio arbitrario per scegliere tra la vita e la morte, semplicemente segnando sul muro una linea alta circa un metro e mezzo per destinare alle camere a gas i bambini la cui altezza fosse inferiore a tale limite e una legge che offre piena facoltà di uccidere i nostri figli nel grembo materno fino all’età gestazionale di tre mesi.
Piuttosto che interrogarsi ed eventualmente fornire una risposta, i principali maître à penser hanno preferito riversare su don Bruno un mare di fango, giungendo persino ad invocare sanzioni disciplinari.
Evidentemente mostrano di ignorare completamente la posizione della Chiesa Cattolica su queste tematiche - che è di chiara, ferma e assoluta condanna dell’aborto volontario - come ribadito da numerosi pontefici, incluso l’attuale.
Ancora una volta si constata l’impossibilità nel nostro paese di mettere in discussione la legge 194/78, arbitrariamente giudicata intoccabile, pena la gogna mediatica.

 

Al giovane sacerdote di Marsala il merito di averci ricordato il valore assoluto della Vita umana sin dal concepimento: rinnegarlo comporta il tradimento della nostra identità di uomini.
Vivere in verità e pienezza la propria umanità è l’unica  via di autentica realizzazione e la più preziosa eredità per le generazioni future.

 

Grazie, padre Bruno!


Ora et Labora in Difesa della Vita
www.oraetlaboraindifesadellavita.org
https://www.facebook.com/giorgio.celsi
celsi.giorgio@gmail.com - 346 70 35 866

Aderiscono al comunicato:

  1. Militia Christi

  2. Sito online Cultura Cattolica

  3. Famiglie Numerose Cattoliche

  4. Il Nuovo Arengario

  5. Comitato Beato Miguel A. Pro sacerdote e martire

  6. L’Italia per gli Italiani

  7. Voce dei bambini non nati - Opera "Padre Gabriele"

  8. Ischia per la Vita

  9. Exsurge Christianitas

  10. Movimento con Cristo per la Vita di Ancona

  11. Himmel Associazione

  12. Congregazione Templari di San Bernardo

  13. ProVita e Famiglia

  14. Gruppo Rosario per l'Italia

  15. Tele Maria

  16. La Voce Cattolica

  17. Associazione Difesa dei Valori di Arezzo

  18. Comitato Sì alla Famiglia di Modena

  19. Caritas in Veritate Bergamo

  20. Centro di Aiuto alla Vita di Empoli

Per comunicare eventuali adesioni inviate un messaggio al numero: 346 70 35 866

...
«Difendi la Vita, rinascerà la Speranza»
http://www.oraetlaboraindifesadellavita.org/
https://www.facebook.com/giorgio.celsi
ti preghiamo di diffondere fra i tuoi contatti le iniziative di "ORA et LABORA in Difesa della Vita" a difesa della vita dal concepimento alla morte naturale

 

Milano censura i manifesti di Provita. Ma non può farlo - La Verità (laverita.info)
A Milano e hinterland stanno girando i camion Vela a Difesa della Vita! Visto che i manifesti che facciamo regolarmente affiggere ci vengono regolarmente o imbrattati o rimossi da chi si definisce "Democratico" e per la "Libera scelta", ma poi invece vuole solo che una mamma in difficoltà abbia come unica scelta quella di uccidere il suo bambino nel grembo con l'aborto. A queste persone vorrei ricordare che "possono nascondere un cartellone, ma non possono nascondere la verità".
Noi invece vogliamo ricordare alle mamme che sono tentate di abortire, che quella creatura che portano in grembo è unica e irripetibile, non è un’appendice del loro corpo, ma la persona che ameranno di più nella loro vita. Vogliamo ricordargli che se il Signore ha messo nel loro grembo un Suo capolavoro vuol dire che ha avuto fiducia in loro e gli e lo ha affidato!! Vogliamo aiutarle, farci grembo, affinchè anche loro si facciano grembo e non abbiamo paura di accogliere chi le amerà di più nella loro vita e le chiamerà mamma!

 

Giorgio Celsi per info 3467035866

«Difendi la Vita, rinascerà la Speranza»

 

http://www.oraetlaboraindifesadellavita.org/
https://www.facebook.com/giorgio.celsi
ti preghiamo di diffondere fra i tuoi contatti le iniziative di "ORA et LABORA in Difesa della Vita" a difesa della vita dal concepimento alla morte naturale

 

Volontari pro-life aggrediti durante la Preghiera per la Vita a Monza

 

COMUNICATO


Iustitia in Veritate esprime la propria solidarietà al presidente dell’Associazione Ora et Labora in difesa della Vita per la vergognosa aggressione subita davanti all’Ospedale San Gerardo di Monza.

 

Questi i fatti:


Venerdì 29 gennaio 2021 l’associazione Ora et Labora in difesa della Vita, come consuetudine da diversi anni, ha organizzato un presidio di preghiera e testimonianza in difesa della vita nascente davanti all’Ospedale di Monza, appuntamento che si svolge con cadenza quindicinale, sempre previa regolare comunicazione alla Questura.
Un giovane medico, specializzando presso l’Ospedale San Gerardo, vedendo i manifesti contro l’aborto, ha aggredito con urla e insulti il gruppo di volontari, per poi scagliarsi contro uno di loro in particolare, un uomo di 72 anni, aggredendolo al collo.
Il presidente dell’associazione, Giorgio Celsi, giunto in suo soccorso, è stato colpito con calci e pugni sotto lo sguardo degli altri volontari, che hanno chiamato le forze dell’ordine.
I Carabinieri giunti sul posto hanno raccolto le testimonianze delle persone presenti al fatto.
Il giovane aggressore aveva già attaccato il gruppo di volontari lo scorso 15 gennaio nello stesso luogo; stavolta però non si è limitato alla violenza verbale, ma ha cercato lo scontro fisico, con un’arroganza e una certezza di impunità che lasciano sconcertati.
Giorgio Celsi nella colluttazione ha riportato una ferita alla mano con prognosi di 10 giorni.
Il caso è già stato affidato ai legali di Iustitia in Veritate per la denuncia all’Autorità Giudiziaria.

 

Per info Avvocato Francesco Fontana 3356345115

 


«Difendi la Vita, rinascerà la Speranza»
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Si avvicina il 19 Marzo: la Festa del Papá e di San Giuseppe, il papà per eccellenza.

Vogliamo prepararci bene a questa preziosa Festa, perché la figura del padre é un punto di riferimento importante per ognuno di noi.

Proprio a questa festa dedichiamo uno dei nostri film più importanti: Una Canzone per Mio Padre, una storia vera basata sulla bellezza del rapporto padre-figlio e sull’importanza del perdono.

Inoltre, proprio in questo importante giorno, lanceremo ufficialmente la nostra nuova collezione di MINI-ICONE DOMINUS: un’immagine preziosa, non solo per il materiale in cui é realizzata e perché é interamente lavorata a mano in Italia, ma anche per il significato profondo.

Le MINI-ICONE DOMINUS sono manufatti preziosi dalla piccola dimensione che potete portare sempre con voi, oppure tenere in un angolo raccolto della casa.
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Buona preparazione alla festa del Papà!

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 La Quaresima è un momento di riflessione importante. In Quaresima siamo chiamati a spogliarci delle nostre passioni e catene che inevitabilmente ci tengono legati al peccato, per sperimentare l’Amore Misericordioso di Cristo.

Un Amore, quello di Cristo, pagato a caro prezzo: quello della Sua stessa Vita. Immergersi in questa infinita Misericordia è il dono piu’ grande che possiamo provare e far provare a chi ci sta accanto.

Padre Serafino Tognetti ne parla nel bellissimo libro “Misericordia Ultimo Atto” un libro di puro coinvolgimento emotivo, spirituale e intellettuale che ci aiuta a riprendere la carica, nonostante il periodo di grandi prove che l’Umanità sta vivendo.

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Buona Quaresima a voi tutti.

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Domenica 14 Febbraio è la ricorrenza di San Valentino, una figura straordinaria di Vescovo e Martire, che vi invitiamo ad approfondire.

Durante questo giorno, su ispirazione di questo grande Santo, si usa fare gli auguri e scambiare un piccolo dono con il proprio amato/ la propria amata.

Proprio in questo importante giorno, vogliamo presentarvi la linea Dominus Gioielli Firenze, una linea di preziosi lavorati a mano interamente in Italia. Ogni manufatto Dominus ha un significato piu’ profondo che vi invitiamo a conoscere sul nostro sito: www.DominusGioielliFirenze.it

In occasione della festività di San Valentino, ogni prezioso sarà riposto - oltre alla sua classica confezione - anche in un elegante sacchettino in seta rosso, colore dell’amore.

Quale amore piu’ grande fu il martirio di San Valentino offerto per il vero e più sublime Amore?

Auguri a tutti voi,
Dominus Gioielli Firenze
 
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Oggi, 43ma Giornata Nazionale della Vita, desideriamo farvi conoscere UNPLANNED, un film intenso e profondamente emozionante, che tratta una storia vera, quella di Abby Johnson.

Abby, sfidando la catena abortistica piú potente al mondo, la Planned Parenthood, ci mostra quanto la tenacia e il coraggio portino alla definitiva VITTORIA della Vita sulla morte. Il film uscira’ nelle sale Italiane - appena ne sarà consentita la riapertura - in lingua Italiana, ovvero interamente doppiato dai migliori doppiatori italiani.

In attesa dell’uscita al cinema, è possibile vedere un’anteprima del film in lingua originale (inglese) con sottotitoli in italiano. Il film può essere acquistato on-demand (visionato in streaming) sul sito del distributore ufficiale Dominus Production www.unplanned.it

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Ringraziandovi per la condivisione di questa importante missione culturale, vi auguriamo
buona VISIONE 👍🔥

Dominus Production

 

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Tel. 055 0468068
(Lun.-Sab. 9.00-19.00)
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La fede è qualcosa di intimo e profondamente prezioso. Il simbolo cristiano per eccellenza è la Croce: parte integrante del nostro essere e della nostra cultura, pietra d'angolo dei valori che fondano la nostra democrazia.

Non possiamo permettere che un ateismo strisciante vieti di indossare/mostrare i nostri simboli cristiani. Dai piccoli regolamenti ingiusti nascono le grandi dittature, quindi forza! che ogni Italiano porti e indossi la propria piccola (o grande) CROCE simbolo di appartenenza alla cultura della Bellezza Cristiana!

In risposta al regolamento di un ateneo italiano che vieta di esporre simboli religiosi, questa settimana Dominus lancia la campagna DIFENDIAMOlaCROCE invitando tutti i suoi amici ad indossare una piccola croce.

Prendiamo consapevolezza della bellezza della nostra fede e viviamola con convizione! Buona Testimonianza.

p.s. Come parte di questa campagna, con il codice DIFENDIAMOlaCROCE si ha lo sconto del 50% su tutti i manufatti/gioielli DOMINUS aventi una croce presenti sullo store www.dominusproductionstore.com
Per qualsiasi dubbio o informazione aggiuntiva, contattateci via email a info@dominusproduction.com oppure via chat sul sito www.dominusproductionstore.com o ancora via telefono allo 0550468068 (Lun. Sab. 9-19)

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Buonasera,
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Mercoledì 10 marzo ricorre l'80° anniversario della nascita in cielo della Venerabile Rachelina Ambrosini.

 

In unione di preghiera sarà celebrata nella Chiesa di Santa Maria e Sant'Alessio in Venticano (Avellino), paese natio, la Santa Messa alle ore 18.

 

Per l'occasione affideremo alla sua intercessione la salute di quanti soffrono nel mondo in questo tempo dove tutti ci sentiamo più fragili.

 

Cordiali saluti,
Tommaso Maria Ferri

 

 

Il coraggio di affidarsi.
Nonostante un tempo dove tutti abbiamo sete di salute e giustizia, c’è sempre chi aspetta gocce d’acqua di salvezza. E su queste gocce navighiamo nelle missioni con un mezzo sul quale facciamo salire tutti: l’arca del sorriso.

 

www.fondazionerachelinambrosini.it

 

 

 

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LA CITTADELLA DEI RICCHI E LA METROPOLI DEI POVERI: LE DUE FACCE DELLA CITTA' ETERNA

 

5° Raduno della Speranza

 Carissimi,


a nome della Universal Peace Federation (UPF) e della sua co-fondatrice, la Dr.ssa Hak Ja Han Moon, è nostro piacere invitarvi a partecipare al Raduno della Speranza che si svolgerà  domenica 28 febbraio 2021. Una trasmissione in diretta si terrà online alle ore 1.30 CET (notte da sabato a domenica).  Una replica dei momenti salienti dell'evento verrà trasmessa il giorno dopo, domenica sera alle ore 18:00 CET. La serie del Raduno della Speranza è dedicata al tema:
"Costruire Partnership per la Pace: Interdipendenza, Prosperità Reciproca e Valori Universali "
Per registrarsi, per favore copiate e incollate questo indirizzo nel vostro browser: https://www.rallyofhope.eu/
Il Raduno della Speranza è il quinto evento di una serie in corso che ha attirato l'attenzione di milioni di spettatori in tutto il mondo. Ogni programma include interventi chiave di leaders di ogni ambito, offrendo un'analisi approfondita delle sfide attuali: salute mondiale, ambiente, conflitti, povertà, polarizzazione politica, insieme a proposte di soluzioni innovative.
La Universal Peace Federation e la sua rete globale di Ambasciatori per la Pace applicano la morale e i principi spirituali delle proprie tradizioni di fede in uno spirito di interdipendenza, reciproca prosperità e valori universali, al compito di riconciliare la famiglia umana divisa. La rete UPF tocca uno dei raduni più grandi e diversificati al mondo di leaders di pace che provengono da tutti i ceti sociali, rappresentando molte razze, fedi e culture.
Negli eventi precedenti, i relatori principali hanno incluso: H.E. Macky Sall, Presidente del Senegal; H.E. Ban Ki Moon, ex Segretario Generale delle Nazioni Unite; Hon. Jose Manuel Barroso, ex Presidente della Commissione Europea; Hon. Newt Gringrich, ex Portavoce della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti; Sua Eminenza il Cardinale Kelvin Felix, Arcivescovo Cattolico Romano Emerito di Castries; e altre dozzine di relatori.
Il 5° Raduno della Speranza avrà come relatori principali: il Presidente della Nigeria Muhammadu Buhari; il Presidente capoverdiano Jorge Carlos Fonseca; il Primo Ministro della Guyana Mark Phillips; il Vicepresidente degli Stati Uniti Michael Pence (2017-2021); il Presidente del Sud Africa F. W. de Klerk (1989-1994); David Beasley, Direttore Esecutivo del Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite; il Vescovo della Chiesa della Città del Rifugio Noel Jones; il Vicepresidente indiano Mohammad Hamid Ansari (2007-2017); la Dr.ssa Sarah Gilbert, co-sviluppatrice del vaccino Oxford e il Presidente di Timor Est Xanana Gusmão (2002-2007). La co-fondatrice dell'UPF, la Dott.ssa Hak Ja Han Moon, offrirà un messaggio speciale di speranza nel suo discorso di fondatrice.
Per favore, unitevi a noi per il Raduno della Speranza

 

Dr. Katsumi Otsuka  - Presidente UPF Europa e Medio Oriente
Jacques Marion        - Co-presidente UPF Europa e Medio Oriente  

 


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III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 24.01.2021

 

Mc 1, 14-20 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini».

E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti.

E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

Il discorso prosegue: Gesù non molla né scende a nessun compromesso, non vuole essere”simpatico” a tutti i costi, non gli interessano gli applausi! Per “andare” da Lui bisogna quindi “convertirsi”, in altre parole “cambiare strada” e “scegliere la sua”: credere al Vangelo.

E’ un ordine ed è quasi antipatico. La conversione però è questa cosa qua… e la condizione per realizzarla è soltanto la mia voglia sincera di verità, di senso da dare a tutto il mio vivere e in pratica all’amore, allo studio, al lavoro, al tempo libero, alla morte, alla sofferenza, ai sogni, alla solitudine e alle mie amicizie...a tutto.

 

La conversione non sarà come un fulmine a ciel sereno (è capitato a San Paolo, a qualcun altro…) ma sarà un cammino lento e costante dietro a Lui, che probabilmente sarà fatto da un continuo cadere e rialzarmi per continuare ancora.

L’ordine rimane secco, e non ammette repliche, e “viverlo” è fatto dai tempi del crescere, di chi ha scelto di partire ma sa che non è ancora arrivato...perchè non basta decidere di andare in cima alla montagna per esserci arrivati: bisognerà andare e camminare sul sentiero, e ci vorrà del tempo e saranno i tempi della conversione.

Devo solo decidere, se ho voglia o no, di “seguirlo”, di “cambiare” le mie strade che non portano a niente…

Il Vangelo sarà il sentiero che porta in cima alla montagna e lì...lo vedremo a faccia a faccia. Il Vangelo sarà il punto di riferimento del mio “convertirmi”, del mio cambiare.

Lo è stato per Pietro e Andrea, per Giacomo e Giovanni...loro gli sono andati dietro fino alla fine, Amici per sempre.

 

Buona vita... e con Lui al Centro sarà un buon cammino.

 

Un grande abbraccio Don Gigi

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - 17.01.2021

 

Gv 1, 35-42 In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete».

Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù.

issando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

 

Commento di don Gigi Pini

 

“Cercasi”, un avviso che si trova spesso sui giornali, sui muri, su qualche tram...c’è sempre qualcuno che cerca qualcosa. “Vendesi”, è il cartello gemello che si trova perchè c’è sempre qualcuno che offre qualcosa.

Chi cerca e chi vende: credo che sia così anche per noi. Cerchiamo qualcosa o qualcuno che ci faccia stare bene, che ci riempia le giornate, che ci faccia sentire importanti e siamo pure disposti a “vendere” tutto pur di trovare quello che “cerchiamo”, siamo disposti a vendere il cuore e la testa.

Lui, il Cristo, lo sa e allora è proprio Lui a fare la domanda: “Che cercate? “. Lui conosce la mia fame e sete e gioca d’anticipo. Lui però non vende niente, ci chiede semplicemente “cosa cerchiamo”! A noi tocca capire e dire, chiaro e forte, che cosa stiamo cercando davvero, dirlo senza paura e senza falsità… ma forse non sappiamo bene neppure noi, forse è solo qualcosa di confuso e di precario o qualcosa di vago e lontano.

Non importa, Lui continua a chiedermi che cosa sto cercando nella vita e dalla vita. Il Cristo ha la risposta giusta che non assomiglia per niente a quella dei “venditori nostrani”: Lui ci lancia l’invito ad “andare e vedere”. Ancora una volta è un invito a non rimanere fermi sui nostri rimpianti, sulle nostre nostalgie o sulle nostre sicurezze.

L’invito è a “camminare” per “vedere”: non si “vende” né si “compra” nulla a scatola chiusa, e non c’è neppure chiesta una fiducia immediata e cieca (già per Sua Mamma era stato cosi “...rimase turbata… com’è possibile?). ). Vuole che vediamo!

L’eucaristia è una validissima opportunità per “andare a vedere” perché è il sacramento dell’incontro con Lui che si fa Pane dell’anima. Ogni domenica posso vedere, sentire e rimanere con Lui…stare un poco con Lui.

 

Buona vita allora e avanti, senza paura. Un grande abbraccio. Ciao

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO: "CHI CERCATE...?"

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 
 

BATTESIMO DEL SIGNORE - 10.01.2021 - I DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

Mc 1, 7-11 In quel tempo, Giovanni predicava dicendo: «Dopo di me viene uno che è più forte di me e al quale io non son degno di chinarmi per sciogliere i legacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzati con acqua, ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo». In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.

E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto».

 

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

«Fu battezzato nel Giordano...» Lui, il Cristo è battezzato. È un altro momento nel quale Lui vuole rendere evidente la sua identità. Non è "un grande", non è "un mito", non è "un profeta"... è Figlio di Dio. Nel fiume Giordano è detto questo, perché tutti lo sappiano, perché nessuno faccia confusione: Gesù di Nazaret è il Figlio di Dio. Il Suo Battesimo allora ci tranquillizza sul senso del nostro scegliere e del nostro servire: non stiamo insomma camminando incontro al vuoto o al personaggio di moda; non stiamo neppure facendo la fatica del cercare per ritrovarci poi con un fantasma inutile anche se, alle volte, divertente. Il Suo battesimo rende vero il mio, il nostro battesimo, anche noi nel Sacramento dell'Inizio siamo riconosciuti figli di Dio, comunità che cammina nella storia per essere sale, luce e lievito... popolo che riconosce il Cristo come capo e pastore: Chiesa appunto. Il mio, il nostro battesimo ci "apre" la strada per battere "il male" perché anche a noi è detto, in maniera chiara e ufficiale, che non siamo degli orfani dispersi nell'universo dell'umanità ma figli. Figli che hanno un Padre che ci ama e un Fratello che ci ama... di un amore che vince il male estremo, quello che ci fa più paura: la Morte. Il battesimo tutto questo me lo dice in modo molto chiaro. Sono un privilegiato.

BATTESIMO DEL SIGNORE - 10 GENNAIO 2021

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

EPIFANIA DEL SIGNORE - 06.01.2021

 

Mt 2, 1-12 Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».

All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.

Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo.

Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».

Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono.

Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima.

Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra.

Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

“Adorare” è un verbo che usiamo poco nel nostro linguaggio, ma quando capita è per dire la misura e la forza del nostro amore per qualcuno o per qualcosa. Lo usiamo poco nel parlare ma lo “pratichiamo” molto nel vivere concreto, negli atteggiamenti che sono lo stile della nostra vita.

Sì, perché “adorare” vuol dire “mettere al centro”: e allora qualcuno o qualcosa diventano il punto di riferimento e di motivazione per il nostro stare al mondo.

Adorare il Cristo vuol dire esattamente quello: metterlo al centro e non potrà mai essere un idolo o un portafortuna perché, quando lo diventa o lo è diventato, allora nascono gli errori e le mostruosità per le quali il Papa poi deve chiedere scusa alla Storia.

“Adorarlo” non potrà mai diventare un’ideologia perché essere cristiani non vuol dire scegliere un’idea ma amare una Persona: Gesù di Nazareth, il Figlio.

“Adorare” allora vuole ancora dire avere il coraggio dell’Eucarestia, della Messa come momento d’incontro con Lui nell’ascolto della Parola e nel mangiare il Pane...per sentire, capire, orientare e nutrire le scelte fondamentali della vita; il coraggio dell’Eucarestia per non arrendersi alla banalità e al qualunquismo.

Davvero “adoralo” vuol dire avere il coraggio dell’umiltà per cercare Lui, cercarlo per mantenere i piedi per terra e liberarci finalmente dall’illusione e dall’arroganza del bastarci, del sentirci autosufficienti. Ancora una volta “adorarlo” richiede un cammino: quello del cuore e della testa.

 

Buona camminata allora. Un grande abbraccio.

EPIFANIA DEL SIGNORE - 6 Gennaio

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

II DOMENICA DOPO NATALE - 03.01.2021

 

Gv 1,1-5.9-14 In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

Sono oramai duemila anni che questa Parola è stata scritta; da quel Natale di Betlemme sono duemila anni che quella “tenda” è stata piantata in mezzo a noi perché Lui voleva “abitare” in mezzo a noi…E noi come lo abbiamo accolto, come lo stiamo accogliendo? Imbarazzante l’indifferenza nei confronti di quest’amico. - Credo che dobbiamo recuperare la semplicità e la voglia dei pastori di Betlemme; - credo che dobbiamo recuperare la curiosità intelligente dei Magi d’Oriente... Tutta gente che si è mossa per vedere e per capire e poi...poi, è andata felice e libera nella vita perché si è resa conto che quel bambino non era una bella favola ma, una “carne” capace di ribaltare i sepolcri e ridare la Vita. E’ così anche oggi per noi. Non ci ha lasciato soli: continua ad abitare in mezzo a noi. Siamo solo un po’ distratti o delusi o annoiati...ma Lui è presente in tutti quelli che hanno fame e sete della giustizia, nei prigionieri dalle mille dipendenze moderne, negli ammalati, in quelli soli e abbandonati perché poveri, perché stranieri, perché … “qualsiasi cosa avete fatto al più piccolo di questi miei fratelli, l’avete fatto a me”. La sua tenda è ancora qui. La sua carne è ancora qui. Nei Sacramenti lo possiamo incontrare per poi venir fuori e viverlo con gli altri compagni di viaggio nella vita.

 

Buon anno e buona vita...con Lui sarà "vera". Un grande e forte abbraccio.

 

MARIA SS. MADRE DI DIO - 01.01.2021

 

Lc 2, 16-21 In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.

Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.

Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Dopo i botti di Capodanno, dopo il “veglione”, dopo i tappi e la musica a palla, dopo i mille auguri e i “tre” baci scaramantici...dopo tutto questo e altro ancora, sarà importante trovare anche il momento del silenzio per dare senso anche al “prima” e non smarrirci in un “dopo” deludente e sempre più uguale.

Allora bisogna che ognuno di noi vada con la stessa semplicità dei pastori a cercare Chi è capace di dare “quel senso”.

Non possiamo permetterci di rimanere fermi ad aspettare......no, non possiamo permettercelo.

Bisogna invece andare, camminare, cercare...dentro, nella nostra anima, nelle strade della gente, nel cuore ribelle e felice e disperato dei nostri anni, dentro la solitudine e ai sogni, dentro il creato, nella musica, nei libri, nel divertimento, dentro al dolore e alla preghiera…

Cercare Lui, il Dio che si è fatto uno di noi per metterci a nostro agio.

Andare senza indugio, liberi nel cuore e nella testa perché sarà Lui a farsi trovare. Troveremo allora il compagno di viaggio per un anno intero: sarà un Buon Anno.

Troveremo Lui e con Lui il coraggio di “riferire” perché sarà troppo più bello camminare la vita in compagnia.

Andare insieme per cercare e trovare assieme: abbiamo tutta la vita per farlo e succederà un poco per volta...perché la vita cresce come i fiori, poco per volta, e sarà profumo, colori, gioia: finalmente... domenica dopo domenica.

 

Buon anno. Buona vita e un grande e forte abbraccio.

MARIA MADRE DI DIO - 1-1-2021

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SANTA FAMIGLIA - 27 .12.2020

 

Lc 2, 22.39-40 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore...

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. ...

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI




A Nazareth: si ritorna alla vita normale del paese e in quella “normalità” il piccolo Gesù è con la sua mamma e papà. Betlemme è lontana, i pastori sono tornati ai loro greggi, i Magi sono rientrati in Oriente, l’Egitto è un ricordo importante, il Tempio di Gerusalemme è appena stato lasciato. ...

A Nazareth: con Maria e Giuseppe è il tempo del “crescere”, del “fortificarsi” e della grazia...è il tempo della famiglia calda e presente. In tutta questa “normalità” ci sono due verbi che non dobbiamo perdere: crescere e fortificarsi.

Per quanto riguarda il primo si tratta solo di aspettare il tempo che passa, non ci vuole molta fantasia per “crescere” perché è ben dentro nella logica della vita...il problema è “fortificarsi”: qui ci vuole fantasia, fatica, regole, impegno, sogni, obiettivi, fiducia, ascolto, amore...e per tutto questo non puoi essere da solo, ci vuole una mano, qualcuno che stia vicino senza toglierti lo spazio.

Nella famiglia di Nazareth c’era la “grazia” di Dio, in altre parole, c’era un punto di riferimento ben preciso che si traduceva nel frequentare la sinagoga, nell’imparare a leggere e a scrivere la Bibbia, nel pregare con i salmi fra le quattro mura di casa… E’ forse quello che manca a noi: la “grazia di Dio”.

Anche noi cresciamo ma forse sono altri i punti di riferimento che non vogliono per niente che diventiamo “forti” perché, a “quei punti di riferimento”, interessano solo il proprio tornaconto e il potere.

E’ tempo allora di riprenderci in mano il nostro crescere per diventare forti davvero!

 

Buona vita allora e felice anno nuovo con un forte, caldo e grande abbraccio

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

S. NATALE - MESSA DEL GIORNO 25.12.2020

 

Gv 1, 1-14 In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo. Questi era in principio presso Dio.

Tutto per mezzo di lui fu fatto e senza di lui non fu fatto nulla di ciò che è stato fatto. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; e la luce nelle tenebre brilla e le tenebre non la compresero. (…)

Era la luce vera, che illumina ogni uomo, quella che veniva nel mondo.

Era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lui e il mondo non lo riconobbe.

Venne nella sua proprietà e i suoi non lo accolsero.

A quanti però lo accolsero diede il potere di divenire figli di Dio, a coloro che credono nel suo nome, i quali non da sangue né da volontà di carne né da volontà di uomo ma da Dio furono generati.

E il Verbo si fece carne e dimorò fra noi e abbiamo visto la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

 

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

«La luce vera... fra la sua gente... figli di Dio...»

Notizie importanti, che fanno bene, di quelle che si aspettano da tanto tempo e finalmente arrivano: sì, arrivano ma... c'è sempre un "ma" o un "eppure" che ci mettono in imbarazzo e non ci lasciano tranquilli.

Le notizie rimangono intatte, sono scolpite e scritte nell'Infinito, ma... eppure...

Siamo davvero gente strana: finalmente arriva Colui che si aspettava da sempre e non riusciamo ad accoglierlo.

Sembrava che tutto fosse pronto e invece ci siamo girati dall'altra parte, perché forse sono arrivate altre notizie che ci sembravano più intriganti, più alla nostra portata, più immediate nel farsi capire...

Finalmente arriva Chi si aspettava da sempre e lo confondiamo con Babbo Natale...

Stiamo brancolando paurosamente nel buio e ci dà fastidio che arrivi la Luce.

Forse perché ci fa sentire nudi e brutti, pallidi o troppo obesi... forse perché ci fa sentire in colpa per le piccole lampadine che ci sembrava fossero sufficienti ad illuminare la nostra storia e la Storia...

Ma niente paura: Lui lo sa e lo sapeva e non si lascia intimorire dalle nostre paure e dalle nostre vergogne, Lui ci chiama ancora la "sua gente", anzi di più, Lui ci chiama Figli e Fratelli, Amici. Natale è la notizia che ci deve ridare il coraggio della fatica e ridare la fatica del coraggio.

Da allora non siamo più soli; c'è un compagno di viaggio che ci starà per sempre al fianco e dipenderà da me accettarlo e lasciargli fare il suo mestiere: quello di illuminare la nostra strada, di scaldarla d’Amore premuroso e sincero.

Attenzione a non farci imbrogliare ancora una volta da chi confonde la Luce vera con una lampadina. Buon Natale.

 

 

 

 

 

Ancona, Sabato 23 gennaio 2021 

 

A LORETO LA SANTA CASA DELLA SACRA FAMIGLIA

 

   LO SPOSALIZIODI MARIA E GIUSEPPE

 

Dalla "MISTICA CITTA' DI DIO"
della Venerabile MARIA D'AGREDA
(Libro 2°, cap. 22)

 

Si celebrano le nozze di Maria santissima

col santo e castissimo Giuseppe

 

 

In alcuni antichi calendari (prevalentemente locali, soprattutto ispanici) si trova, al 23 gennaio, la festa dello Sposalizio di Maria e Giuseppe; dopo aver celebrato le Nozze di Cana al 6 e all’8 di gennaio (e nella seconda Domenica dopo l’Epifania), la Chiesa fa oggi celebrare il ricordo di altre nozze, quelle tra la Madonna e il Suo casto sposo San Giuseppe. La celebrazione liturgica della Festa dello Sposalizio di Maria e Giuseppe risale al XV secolo, come espressione della fede del popolo di Dio, che ha visto in questo matrimonio un evento fondamentale nella storia della salvezza. La festa della santa Famiglia si affianca a questa festa; qui è la celebrazione delle nozze, l'altra, consecutiva, quella della famiglia. Due aspetti interdipendenti, ma distinti e complementari, sia nella vita degli uomini, sia nel progetto di salvezza della Trinità. Uno mette in risalto l’amore sponsale, l’altro il nucleo familiare.

Tutto ciò che sappiamo sulle nozze di Giuseppe e Maria Vergine ci arrivano dai “Vangeli apocrifi” come “Il Protovangelo di Giacomo“ e “La storia di Giuseppe il falegname“, ma qualcosa è stato scritto anche dalla mistica tedesca Anna Katharina Emmerick e molto è stato rivelato alla Venerabile MARIA D'AGREDA, ne "LA MISTICA CITTA' DI DIO".

Racconto e riflessioni del Protovangelo di Giacomo

Il Protovangelo di Giacomo dà un adeguato risalto al matrimonio di Maria e Giuseppe, inserendolo in un giusto contesto storico-ambientale. Così rileva che la Vergine fu promessa sposa a Giuseppe per scelta di Dio, con la narrazione della colomba che uscì dalla verga di lui, indicando l’uomo prescelto: episodio che richiama alla mente il bastone di Aronne che verdeggiò, manifestando così che lui era stato scelto da Dio per aiutare il fratello Mosè; e richiama anche l’evento della colomba che, al Battesimo di Gesù nel Giordano, lo indicò come il Figlio di Dio [cfr. Gv 1, 32-34].

DALLE PAGINE della Beata Anna Katharina Emmerick
Pagine molto suggestive, ha dettato a sua volta Anna Katharina Emmerick sul fidanzamento e sullo sposalizio di Maria con Giuseppe [cfr. Vita della Santa Vergine Maria, Ed. San Paolo 2004, pp. 82-87]. Così è narrata dalla mistica tedesca la scelta di Giuseppe come promesso sposo di Maria:
“Viveva dunque la santa Vergine nel Tempio con parecchie altre vergini, sotto la sorveglianza di pie matrone. […] Quando queste fanciulle erano cresciute, si sposavano. I loro genitori, portandole al Tempio, le avevano offerte completamente a Dio e gli Israeliti più osservanti nutrivano da molto tempo la tacita fiducia che uno di questi matrimoni avrebbe portato un giorno alla nascita del Messia promesso. Quando la santa Vergine ebbe quattordici anni e insieme ad altre fanciulle doveva prepararsi al matrimonio, ho visto sua madre Anna andare al Tempio e farle visita […]. Quando alla Vergine fu detto che doveva lasciare il Tempio e sposarsi, rimase turbata e disse ai sacerdoti che non voleva lasciare il Tempio perché si era promessa a Dio e non voleva sposarsi. In seguito ho visto la santa Vergine piangere e pregare Dio nella sua cella […]. “La capigliatura della Vergine era abbondante e di un biondo-oro. Ella aveva le ciglia brune, grandi occhi luminosi, naso ben modellato, bocca nobile e graziosa, mento fine. Indossava una bella veste; il suo incedere era dignitoso“.
Ho visto anche il Sommo Sacerdote inviare messaggeri nel territorio e convocare al Tempio tutti gli uomini non sposati della stirpe di Davide. Quando questi si furono riuniti nel Tempio vestiti dei loro abiti migliori, fu loro presentata la santa Vergine, e tra loro vidi un giovane molto devoto della regione di Betlemme; anche lui aveva sempre pregato con grande zelo per l’adempimento della promessa e io ho riconosciuto nel suo cuore il grande desiderio di diventare lo sposo di Maria. Ella però si ritirò di nuovo nella sua cella, versò sante lacrime e cercò di non pensare al fatto che non doveva rimanere vergine. Poi ho visto il Sacerdote, che aveva avuto un’intuizione interiore, consegnare ad ogni uomo un ramoscello e ordinare ad ognuno di contrassegnarlo col proprio nome e tenerlo in mano durante la preghiera e l’offerta […]. A loro fu spiegato che quello il cui ramoscello fosse fiorito era destinato dal Signore a sposare la Vergine Maria di Nazareth.
[…] Successivamente, altri uomini della stirpe di Davide furono convocati nel Tempio; e tra questi Giuseppe, dal cui ramoscello posto sull’altare uscì un fiore simile a un giglio bianco, e vidi una luce come fosse lo Spirito Santo scendere su di lui. In questo modo Giuseppe fu riconosciuto come lo sposo destinato dal Signore alla Vergine Maria, alla quale fu presentato dai Sacerdoti alla presenza della madre Anna”.

Secondo questa veggente tedesca, i genitori di Giuseppe possedevano una grande casa a Betlemme, dove il patriarca trascorse la fanciullezza insieme a cinque fratelli. Poichè Giuseppe era pio, semplice e di carattere mite, i fratelli lo molestavano e talvolta lo maltrattavano. Giuseppe non reagiva, ma preferiva cercarsi un altro sito dove abbandonarsi alla preghiera. Arrivato all’età di 12 anni cominciò a frequentare la bottega di un falegname e imparò il mestiere, ma poichè i fratelli continuavano a rendergli insopportabile la vita, Giuseppe lasciò Betlemme e visse del suo lavoro presso altri artigiani. All’ età di circa 30 anni lavorava a Tiberiade per un altro padrone, ma abitava da solo in una casetta vicina. Nel frattempo i suoi genitori erano morti e i suoi fratelli si erano dispersi. Da tempo il santo giovane non solo credeva nella venuta del Messia, ma pregava Dio che lo inviasse sulla terra. Un giorno, mentre se ne stava occupato a sistemare un oratorio nei pressi della sua casetta allo scopo di avere un posto riservato dove raccogliersi in preghiera, gli apparve un angelo che gli comandò di recarsi al Tempio di Gerusalemme per diventare sposo di una fanciulla ivi custodita. Prima di questo messaggio Giuseppe non aveva mai pensato al matrimonio e perciò evitava la compagnia delle donne. Dopo il fidanzamento Giuseppe si recò a Betlemme per motivi di famiglia, poi si trasferì a Nazareth. In questa cittadina S. Anna possedeva una casa e la preparò per Maria e per Giuseppe. Essa era situata dove attualmente sorge la basilica dell’Annunciazione e, secondo la Emmerich, è proprio quella che si venera a Loreto, ivi trasportata dagli Angeli. Secondo la tradizione Giuseppe aveva, oppure acquistò per la circostanza del matrimonio, una casetta poco distante da quella di Maria. Quivi, al suo ritorno da Betlemme, stabilì la sua bottega di falegname.

Nel primo volume dell‘Evangelo di Maria Valtorta Maria Santissima le fa questa rivelazione:
Dio m’aveva chiesto d’esser vergine. Ho ubbidito. … d’essere sposa. Ho ubbidito, riportando il matrimonio a quel grado di purezza che era nel pensiero di Dio quando aveva creato i due Primi. … mi chiedeva d’esser Madre. Ho ubbidito. Ho creduto che ciò fosse possibile e che quella parola venisse da Dio, perché la pace si diffondeva in me nell’udirla. … Eva volle il godimento, il trionfo, la libertà. Io accettai il dolore, l’annichilimento, la schiavitù. Quel “si” ha annullato il “no” di Eva al comando di Dio.

 

Dalla "MISTICA CITTA' DI DIO"
della Venerabile MARIA D'AGREDA
(Libro 2°, cap. 22)
Si celebrano le nozze di Maria santissima col santo e castissimo Giuseppe

752. Nel giorno in cui la nostra principessa Maria compiva quattordici anni, si radunarono gli uomini della tribù di Giuda e della stirpe di Davide, da cui discendeva la celeste Signora, i quali si trovavano allora in Gerusalemme. Fra gli altri fu chiamato Giuseppe nativo di Nazaret, che soggiornava nella stessa città santa, perché era uno di quelli della stirpe regale di Davide. Aveva trentatré anni, una bella figura e un aspetto attraente, ma di incomparabile modestia e serietà; dotato di santissime inclinazioni, era soprattutto castissimo nelle opere e nei pensieri e, fin dal dodicesimo anno d'età, aveva fatto voto di castità. Era parente della vergine Maria; in terzo grado, e di vita purissima, santa ed irreprensibile agli occhi di Dio e degli uomini.
753. Dopo essersi riuniti nel tempio, quegli uomini non sposati pregarono il Signore insieme con i sacerdoti, perché tutti fossero guidati dal suo divino Spirito in ciò che dovevano fare. A quel punto, l'Altissimo ispirò al cuore del sommo sacerdote di far si che a ciascuno dei giovani ivi raccolti si ponesse una verga secca nelle mani e che tutti poi domandassero con viva fede a sua Maestà di rivelare con tale mezzo chi aveva scelto come sposo di Maria. Siccome il buon odore della virtù ed onestà di questa vergine, nonché la fama della sua bellezza, dei suoi beni e della sua condizione sociale, come pure il fatto che fosse la figlia primogenita e unica nella sua casa, era già manifesto a tutti, ciascuno ambiva la buona sorte di averla come sposa. Solo l'umile e rettissimo Giuseppe, tra i presenti, si reputava indegno di un bene così grande; ricordandosi del voto di castità che egli aveva fatto e riproponendosene in cuor suo la perpetua osservanza, si rassegnò alla divina volontà, rimettendosi a ciò che volesse disporre di lui, nutrendo tuttavia venerazione e stima per l'onestissima giovane vergine Maria più di chiunque altro.
754. Mentre facevano questa orazione, tutti quelli là radunati videro fiorire solo la verga in mano a Giuseppe. Nello stesso tempo, una colomba candidissima, scendendo dall'alto circonfusa di ammirabile splendore, si posò sopra il capo del santo. Contemporaneamente Dio gli parlò nell'intimo con queste parole: «Giuseppe, servo mio, Maria sarà la tua sposa: accettala con attenzione e rispetto, perché ella è gradita ai miei occhi, giusta e purissima d'anima e di corpo, e tu farai tutto quello che ti dirà». Essendosi il cielo dichiarato con quel segno, i sacerdoti diedero alla vergine Maria san Giuseppe, come sposo eletto da Dio. Chiamandola per celebrare le nozze, la prescelta uscì fuori come il sole, più bella della luna. Alla presenza di tutti, il suo aspetto apparve superiore a quello di un angelo, di incomparabile bellezza, onestà e grazia, e i sacerdoti la sposarono con il più casto e santo degli uomini, Giuseppe.
755. La divina Principessa, più pura delle stelle del firmamento, in lacrime e seria come una regina, con umiltà ma anche con maestà - poiché Maria riuniva in sé tutte queste perfezioni - prese congedo dai sacerdoti, domandando loro la benedizione, come anche alla maestra, e perdono alle compagne, ringraziando tutti per i benefici ricevuti da loro nel tempio. Fece tutto ciò con la più profonda umiltà, misurando con molta prudenza le parole, perché in tutte le occasioni parlava poco e con molta sapienza. Si allontanò così dal tempio, non senza grande dispiacere di lasciarlo contro la propria intenzione e il proprio desiderio. In compagnia di alcuni dei ministri che tervivano nel tempio nelle cose temporali - laici dei più autorevoli - col suo sposo Giuseppe si avviò a Nazaret città ale della felicissima coppia. Sebbene san Giuseppe fosse nato in quel luogo, seguendo quanto l'Altissimo aveva disposto per mezzo di alcune vicende, era andato a vivere qualche tempo a Gerusalemme, per migliorare la sua condizione come infatti avvenne, divenendo sposo di colei che era stata scelta da Dio stesso per essere sua madre.
756. Arrivati a Nazaret, dove la Principessa del cielo aveva i suoi beni e le case dei suoi fortunati genitori, furono ricevuti e visitati da tutti gli amici e i parenti con grida di giubilo e applausi, come si usa fare in tali occasioni. Avendo santamente adempito all'obbligo naturale dei contatti e delle relazioni, i due santissimi sposi Giuseppe e Maria, liberi da impegni, restarono a casa loro. Secondo l'usanza introdotta fra gli Ebrei, nei primi giorni del matrimonio era previsto che gli sposi si prendessero un pò di tempo per verificare, nella convivenza, le abitudini e l'indole di entrambi, in modo da potersi conformare meglio l'uno all'altra.
757. In tali giorni il santo Giuseppe disse alla sua sposa Maria: «Sposa e signora mia, io rendo grazie all'altissimo Dio per il favore di avermi destinato senza merito ad essere vostro sposo, mentre mi giudicavo indegno della vostra compagnia; ma sua Maestà, che quando vuole può sollevare il povero, mi ha usato questa misericordia. Quindi io desidero che voi mi aiutiate, come spero dalla vostra discrezione e virtù, a dargli il contraccambio che gli devo, servendolo con rettitudine di cuore. A tal fine mi riterrete vostro servo, e col vero affetto con cui vi stimo, vi chiedo che vogliate supplire a molta parte del capitale e di altre doti che mi mancano, le quali mi sarebbero utili per essere vostro sposo; ditemi, signora, qual è la vostra volontà perché io l'adempia».
758. La divina sposa ascoltò questo discorso con cuore umile ed affabile severità nel volto, e rispose al santo: «Signor mio, io sono lieta che l'Altissimo, per mettermi in questa condizione, si sia degnato di assegnarmi voi per sposo e signore, e che il servire voi mi sia stato confermato dalla manifestazione della sua divina volontà. Però, se me lo permettete, vi dirò le intenzioni e i pensieri, che a tal fine desidero comunicarvi». L'Altissimo intanto disponeva con la sua grazia il cuore retto e sincero di san Giuseppe e, per mezzo delle parole di Maria santissima, lo infiammò di nuovo di divino amore. Egli così le rispose: «Parlate, signora, il vostro servo vi ascolta». In questa occasione la Signora del mondo era assistita dai mille angeli della sua custodia in forma visibile, come aveva loro richiesto. Ciò era dovuto al fatto che l'Altissimo, affinché la purissima vergine operasse in tutto con maggior grazia e merito, permise che ella sentisse il rispetto e la considerazione con cui doveva parlare al suo sposo, pur lasciandola nella sua naturale ritrosia ed esitazione che sempre aveva avuto a parlare con gli uomini da sola, cosa che fino allora non aveva mai fatto, se non casualmente qualche volta col sommo sacerdote.
759. Gli angeli santi ubbidirono alla loro Regina e l'assistettero, manifestandosi solo alla sua vista. In loro compagnia parlò al suo sposo san Giuseppe, dicendo: «Signore e sposo mio, è giusto che diamo lode e gloria con ogni devozione al nostro Dio e creatore, infinito nella sua bontà e incomprensibile nei suoi giudizi, che con noi poveri ha manifestato la sua grandezza e misericordia, scegliendoci per essere al suo servizio. Io mi considero, fra tutte, la creatura più debitrice a sua Altezza e, anzi, lo sono più di tutte insieme, perché, meritando meno, ho ricevuto dalla sua liberalissima mano più di loro. Nella mia tenera età, costretta dalla forza di questa verità che la luce divina mi comunicò rivelandomi il disinganno di tutto il visibile, mi consacrai a Dio con voto perpetuo d'essere casta nell'anima e nel corpo. Sono sua, e lo riconosco mio sposo e Signore, con volontà immutabile di mantenere la mia promessa di castità. Per adempiere ciò, signor mio, desidero che mi aiutiate, perché nel resto io sarò vostra serva fedele, ed avrò cura della vostra vita quanto durerà la mia. Accettate, signore e sposo mio, questa santa determinazione e confermatela con la vostra, perché come offerta gradita al nostro Dio eterno, egli ci riceva entrambi quale sacrificio di soave odore, e ci conceda di giungere insieme ai beni eterni che speriamo».
760. Il castissimo sposo Giuseppe, pieno d'intimo giubilo per le parole della sua divina sposa, le rispose: «Signora mia, dichiarandomi i vostri pensieri e casti propositi, avete aperto e sollevato il mio cuore, che io non volli manifestarvi prima di conoscere il vostro. Anch'io mi considero, fra gli uomini, debitore al Signore più di tutte le altre creature, perché da molto tempo mi ha chiamato con la sua vera luce, affinché l'amassi con rettitudine di cuore. Voglio, signora, che sappiate che a dodici anni anch'io ho fatto promessa di servire l'Altissimo in castità perpetua. Così ora torno a confermare il medesimo voto, per non invalidare il vostro; anzi, alla presenza di sua Altezza, vi prometto di aiutarvi, per quanto dipende da me, perché in tutta purezza lo serviate e lo amiate secondo il vostro desiderio. Io sarò, con il concorso della grazia, vostro fedelissimo servo e compagno, e vi supplico che accettiate il mio casto affetto e mi riteniate vostro fratello, senza mai dar luogo ad altro lecito amore, fuorché quello che dovete a Dio e poi a me». In questo colloquio l'Altissimo riconfermò nel cuore di san Giuseppe la virtù della castità e l'amore santo e puro che doveva alla sua santissima sposa Maria. Così il santo gliene portava in grado eminentissimo, e la stessa Signora con il suo prudentissimo conversare glielo aumentava dolcemente, elevandogli il cuore.
761. Con la virtù divina con cui il braccio dell'Onnipotente operava nei due santissimi e castissimi sposi, sentirono entrambi incomparabile giubilo e consolazione. La divina Principessa offrì a san Giuseppe di corrispondere al suo desiderio, come colei che era signora delle virtù e, senza difficoltà, praticava in tutto ciò che esse hanno di più sublime ed eccellente. Inoltre l'Altissimo diede a san Giuseppe rinnovata castità e padronanza sulla natura e sulle sue passioni, perché, senza ribellione né istigazione ma con ammirabile e nuova grazia, servisse la sua sposa Maria e, in lei, la volontà e il beneplacito del Signore. Subito distribuirono i beni ereditati da san Gioacchino e da sant'Anna, genitori della santissima Signora. Ella ne offrì una parte al tempio dove era stata, l'altra la distribuì ai poveri e la terza l'assegnò al santo sposo Giuseppe, perché l'amministrasse. Per sé la nostra Regina si riservò solo la cura di servirlo e di lavorare in casa, perché, quanto agli scambi con l'esterno e alla gestione dei beni, degli acquisti o delle vendite, la vergine prudentissima se ne esentò sempre.
762. Nei suoi primi anni, san Giuseppe aveva appreso il mestiere di falegname, come il più onesto e adatto per guadagnarsi da vivere, essendo povero di beni di fortuna. Perciò domandò alla sua santissima sposa se aveva piacere che egli esercitasse quel mestiere per servirla e per guadagnare qualcosa per i poveri, poiché era necessario lavorare senza vivere nell'ozio. La Vergine prudentissima diede a san Giuseppe la sua approvazione, avvertendolo che il Signore non li voleva ricchi, bensì poveri e amanti dei poveri, e che fossero loro rifugio fin dove il loro capitale lo permettesse. Fra i due santi sposi nacque presto una santa contesa, riguardo a chi dei due dovesse prestare ubbidienza all'altro come a superiore. Ma Maria santissima, che fra gli umili era umilissima, vinse in umiltà, né consenù che, essendo l'uomo il capo, si pervertisse l'ordine della natura. Così volle ubbidire in tutto al suo sposo Giuseppe, chiedendogli solamente il consenso per fare l'elemosina ai poveri del Signore; e il santo le diede il permesso di farla.
763. In questi giorni il santo Giuseppe, riconoscendo con nuova luce del cielo le doti della sua sposa Maria, la sua rara prudenza, umiltà, purezza e tutte le sue virtù superiori ad ogni suo pensare ed immaginare, ne restò nuovamente stupito e, con gran giubilo del suo spirito, non cessava con ardenti affetti di lodare il Signore, rendendo-gli ancor più grazie per avergli data tale compagnia e tale sposa superiore ad ogni suo merito. Perché poi quest'opera risultasse in tutto perfettissima, l'Altissimo fece si che la Principessa del cielo infondesse con la sua presenza, nel cuore del suo sposo, un timore ed un rispetto così grande che non è assolutamente possibile spiegare a parole. A provocare ciò in Giuseppe era un certo splendore, come raggi di luce divina, che emanava dal volto della nostra Regina, dal quale traspariva anche una maestà ineffabile che sempre la accompagnava. Le succedeva infatti come a Mosè quando scese dal monte, ma con tanta maggiore intensità, perché si intratteneva con Dio più a lungo e più intimamente. (CONTINUA)

 

  Ancona, Mercoledì 20 gennaio 2021 

 

   IL MIRACOLO DELLA CONVERSIONE
DI ALFONSO RATISBONNE

 L'ebreo convertito da Maria   nella chiesa di Sant'Andrea delle Fratte a Roma 
 per la grazia  della Medaglia Miracolosa 

 

P. Alfonso M. Ratisbonne
l’ebreo convertito da Maria


La conversione di Alfonso Ratisbonne | Innamorati di Maria (wordpress.com)

Due uomini discutono serenamente tra loro, in una villa di Roma.
L’uno è il barone De Bussières. L’altro è il giovane Alfonso Ratisbonne, ebreo. Siamo nel 1842.
Ascoltiamo che cosa stanno dicendo.
– Vorrei chiedervi un favore – dice il barone De Bussières al giovane Ratisbonne.
– Vediamo di che si tratta? – risponde il giovane.
– Semplicemente di questo; accettare di portare indosso questa medaglia, la medaglia miracolosa. Secondo il vostro modo di vedere, la cosa dovrebbe essere del tutto indifferente, mentre a me recherebbe un grande piacere.
– Se è così, per dimostrarvi che gli ebrei non sono poi tanto ostinati e testardi come si crede, accetto di portare la vostra medaglia.
A questo punto, il giovane Ratisbonne racconta lui stesso ciò che avvenne e ciò che egli disse: – Detto, fatto. Il barone mi mette al collo la medaglia, mentre io, scoppiando a ridere, esclamo: “Eccomi ormai cattolico, apostolico, romano.”
Chi è Alfonso Ratisbonne?

È un giovane ebreo, già al colmo della sua fortuna. Dalla vita ha avuto tutto. Da poco tempo si è anche fidanzato con una ragazza di nome Flora. Quanto alla sua fede: “Non credevo più neanche in Dio“, confesserà dopo.
Ma la Madonna, Madre universale, vegliava su di lui, e lo attendeva a Roma. Qui lo fece capitare per caso nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte, e gli operò il miracolo che avrebbe rivoluzionato tutta la sua vita brillante quanto effimera e fatua.
Tutto era iniziato appunto da quella medaglietta miracolosa che gli era stata offerta dall’amico barone De Bussières, e che egli aveva accettato solo per fargli piacere.
Si era lasciato mettere al collo la Medaglia; ci aveva scherzato sopra, ma già non ci pensava più.
L’amico barone, però, sapeva quel che faceva era uomo di fede, confidava nella potenza miracolosa della medaglietta, e pregava intensamente perché l’Immacolata operasse nell’animo di Alfonso, disfatto dall’incredulità.

 

La notte di quello stesso giorno, svegliatosi di soprassalto, Alfonso vide alta dinanzi a sé l’immagine di una grande Croce, di forma particolare, senza Gesù Crocifisso, che egli inutilmente tentò di scacciare.
Era la Croce della Medaglia miracolosa. Ma egli non lo sapeva, perché non aveva neppure guardato la Medaglia che portava indosso, né lo interessava affatto guardare una Medaglia! Proprio lui !

Il giorno seguente…
Il giorno seguente, stranamente, Alfonso si sentì spinto ad accompagnare lo stesso amico De Bussières alla Chiesa di S. Andrea delle Fratte, dove il barone aveva da sbrigare una commissione di lavoro.
La carrozza si fermò sulla piazzetta della Chiesa. Scesero tutti e due. Il barone entrò in Chiesa e si recò subito in sacrestia per incontrarsi con le persone interessate alla commissione. Alfonso, invece, dapprima esitante, entrò poi anche lui nella Chiesa. E si trovò solo, distratto e vuoto.
“La Chiesa di S. Andrea delle Fratte – così egli stesso racconta in seguito – è piccola, povera e quasi sempre deserta. Quel giorno ero solo o quasi solo. Nessun oggetto d’arte attirava la mia attenzione. Passeggiavo macchinalmente girando gli sguardi attorno a me. Ricordo soltanto che un cane nero scodinzolava dinanzi a me… Ben presto anche quel cane disparve. La Chiesa intera disparve; io non vidi più nulla… O meglio, mio Dio, io vidi una sola cosa! … Come potrei parlarne? La parola umana non può facilmente esprimere ciò che è inesprimibile.

Quando arrivò il barone De Bussières mi trovò col volto rigato di pianto. Non potei rispondere alle sue domande… tenevo in mano la medaglia che avevo appesa al collo e coprivo di baci l’immagine della Vergine… Era Lei, sicuramente Lei! Non sapevo dove ero, non sapevo se ero Alfonso o un altro; provavo in me un tale cambiamento che mi pareva essere un altro; cercavo di ritrovare me stesso e non mi ritrovavo… Non riuscivo a parlare; non volevo dire niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi costringeva a cercare un sacerdote”.

Più tardi, calmatasi la vivissima emozione provata, così spiegò all’amico “Ero da pochi istanti nella chiesa di S. Andrea, quando, improvvisamente, mi sentii afferrato da un turbamento inesprimibile. Alzai gli occhi; l’edificio intero era come scomparso ai miei sguardi; una sola cappella aveva concentrato tutta la luce. In un grande fascio di luce, mi è apparsa, dritta, sull’altare, alta, brillante, piena di maestà e di dolcezza, la Vergine Maria, quale si vede sulla Medaglia Miracolosa; una forza irresistibile mi ha spinto verso di Lei. La Vergine mi ha fatto segno con la mano di inginocchiarmi. Mi è parso che dicesse: ‘Bene!‘ Non mi ha parlato, ma io ho compreso tutto”.
Proprio la Vergine della Medaglia Miracolosa era dunque apparsa ad Alfonso Ratisbonne quel giovedì 20 gennaio 1842

75 anni più tardi.
75 anni più tardi, il 20 gennaio 1917, a Roma, nella Cappella del Collegio Internazionale dei Frati Minori Conventuali, il Padre Rettore sta raccontando ai giovani frati l’episodio della prodigiosa conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne, divenuto poi gran Servo di Dio e morto in concetto di santità.

Tra questi c’è un giovane straordinario, fra’ Massimiliano Maria Kolbe, l’ardente innamorato dell’Immacolata, colui che darà vita al Movimento mariano più vasto dell’epoca moderna, la Milizia dell’Immacolata, un esercito di cavalieri schierati in campo sotto la guida dell’Immacolata, la Celeste Condottiera e Invincibile guerriera che “schiaccerà il capo” al nemico (Gn 3,15).
Con estremo interesse fra’ Massimiliano ascolta il racconto della conversione di Alfonso Ratisbonne. Ne rimane visibilmente commosso. Si rende conto del valore della Medaglia miracolosa, di cui l’Immacolata si serve per operare fatti di grazia anche portentosi.
Gli balena allora nell’animo l’ispirazione di servirsi della Medaglia miracolosa come scudo e insegna dei “cavalieri dell’Immacolata”, come scorta di “proiettili” e “mine” spirituali che i cavalieri dovranno adoperare per fare breccia negli animi chiusi e duri alle operazioni della grazia divina.

È un’ispirazione. Fra’ Massimiliano non la lascia passare a vuoto. L’accoglie e la custodisce nel cuore. Un giorno non lontano la Milizia dell’Immacolata – il 16 ottobre dello stesso anno – partirà con la Medaglia miracolosa quale insegna e arma dei novelli cavalieri.
Da quel 20 gennaio, inoltre, fra’ Massimiliano amò di un amore speciale la Chiesa di S. Andrea delle Fratte; la visitava frequentemente e vi sostava in devota orazione. Quando divenne Sacerdote, infine, volle celebrare la sua prima S. Messa all’altare dove la Madonna era apparsa all’ebreo Alfonso Ratisbonne.
Sacerdote di Gesù e Cavaliere dell’Immacolata, San Massimiliano è l’apostolo mariano dei tempi nuovi, folle di amore, ardente di zelo, forte del celeste pegno della Medaglia miracolosa.


A San Massimiliano, per la famiglia

San Massimiliano, dopo aver speso le tue energie
per l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini sotto la guida di Maria,
ad Auschwitz hai offerto la tua vita
affinché una famiglia non fosse privata dello sposo e del padre.
Per il tuo eroico martirio di carità,
insegnaci che la famiglia è un dono
per il quale vale la pena sacrificare noi stessi.
Tu hai trovato in Maria la fonte alla quale attingere le grazie
per essere un coraggioso e fedele discepolo di Gesù.
Aiutaci ad accoglierla come nostra Madre
per sperimentare la forza della sua intercessione nel cammino della vita.
Sii con noi, san Massimiliano,
e prega per le necessità della nostra famiglia.
Amen.

  Ancona, Lunedì 18 gennaio 2021 

 

   DALLA SANTA CASA
L'UNITA' DEI CRISTIANI

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

 

Le principali documentazioni storiche che comprovano la “veridicità storica” di “almeno” cinque “traslazioni miracolose” della Santa Casa di Nazareth, avvenute tra il 1291 e il 1296: a Tersatto (nell’ex-Jugoslavia, dal 9-10 maggio 1291 al 9-10 dicembre 1294), ad Ancona (località Posatora, nel 1295, per nove mesi), nella selva della signora Loreta nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto”, il cui nome deriva proprio da quella signora di nome “Loreta” (dal dicembre 1295 all'agosto 1296, per otto mesi); poi sul campo di due fratelli sul colle lauretano o Monte Prodo (dall'agosto al dicembre 1296, per quattro mesi) e infine sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica (dicembre 1296).

 

MARIA E’ MADRE “CATTOLICA” DI TUTTI I CRISTIANI

 

E IL VERBO SI FECE CARNE NEL GREMBO DI MARIA
NELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO
TUTTI LA’ SONO NATI
 (Sal.87,2)

Il Papa Giovanni Paolo II, in occasione del VII Centenario della Traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto, nel 1994, così si esprimeva nella sua “Lettera” scritta per la circostanza: “San Leone Magno diceva che “i figli della Chiesa sono stati generati con Cristo nella sua nascita” (Sermo VI, 2, PL 54, 213) e la Lumen Gentium afferma, a sua volta, che Maria “è veramente madre delle membra di Cristo, perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra” (n.53). Questo viene a dire che il sì di Maria fu, in qualche modo, anche un sì detto a noi. Concependo il capo, ella “concepiva”, cioè, alla lettera “accoglieva insieme con lui”, almeno oggettivamente, anche noi, che siamo le sue membra. In questa luce la Santa Casa nazaretana ci appare come la Casa comune nella quale, misteriosamente, anche noi siamo stati concepiti. Di essa si può dire ciò che un salmo dice di Sion:

“Tutti là sono nati” (Sal.87,2)”. 

 

LA PRIMA MESSA CELEBRATA NELLA SANTA CASA
DA SAN PIETRO CON GLI APOSTOLI E LA VERGINE MARIA

Secondo la Tradizione Millenaria - mai smentita da alcuno - la PRIMA SANTA MESSA, dopo l'Ascensione al Cielo di Gesù, VENNE CELEBRATA PROPRIO NELLA SANTA CASA, a Nazareth, da San Pietro, con gli Apostoli e con la presenza di Maria Vergine, ancora vivente e ancora abitante la stessa Casa Nazaretana, che DA ALLORA FU TRASFORMATA IN CHIESA, con la presenza permanente della SS.ma Eucaristia.

Nella Santa Casa, perciò, il Figlio di Dio si incarnò "la prima volta" in Maria Vergine, ed "una seconda volta" sempre nella Santa Casa con la Prima Consacrazione Eucaristica celebrata da San Pietro, capo degli Apostoli, con la presenza di Maria.

Non per niente a Loreto è stato trasportato dagli Angeli (del Cielo!), MIRACOLOSAMENTE, insieme alla Santa Casa, anche l'ALTARE DEGLI APOSTOLI ove fu celebrata la Prima Santa Messa della storia della Chiesa: quell'ALTARE DEGLI APOSTOLI sopra il quale era stato collocato per MILLENNI il TABERNACOLO, ora RIMOSSO dissacratoriamente, con falsi pretesti liturgici.

Vi è quindi da sottolineare come la Santa Casa fu LA PRIMA CHIESA della nascente Comunità Cristiana, consacrata direttamente dagli Apostoli e da essa - se venerata - l'intera Chiesa anche attuale può ottenere ogni grazia, anche l'unità dei cristiani, come ben testimonia l'esperienza mistica di San Giuseppe da Copertino sotto riportata.

LA SANTA CASA FU DAVVERO PORTATA A LORETO IN ARIA DAGLI ANGELI
(NON IN NAVE DAGLI UOMINI)
di Federico Catani
http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5299

 


   Nella notte tra il 9 e il 10 maggio 1291 avvenne un fatto straordinario in Palestina. Erano i giorni in cui si stava approssimando la fine della presenza crociata in Terra Santa. Di lì a poco, con la sconfitta di San Giovanni d'Acri, le forze maomettane avrebbero ripreso pienamente il controllo dei luoghi dove Nostro Signore era nato, vissuto, morto, risorto e asceso al Cielo.
   In quella notte di maggio a Nazareth, del tutto inspiegabilmente, nella Basilica dell'Annunciazione sparì la preziosissima reliquia ivi custodita da secoli, una delle più importanti della Cristianità: la Santa Casa in cui la Madonna aveva ricevuto l'annuncio dell'angelo e dove il Verbo si era fatto carne, dando cosi inizio alla Redenzione dell'umanità. Occorre specificare che l'abitazione di Gesù, Maria e Giuseppe era quella tipica della gente comune dell'epoca in Palestina: tre pareti addossate ad una grotta. Questo spiega il perché dell'assenza di un quarto muro. Ebbene, chiunque fosse andato a Nazareth il 10 maggio 1291 non avrebbe più trovato le tre pareti della dimora della Sacra Famiglia, presenti invece fino al giorno prima. Cosa era accaduto? Come era stato possibile far sparire la Santa Casa? E soprattutto, che fine aveva fatto?

TRASLAZIONI MIRACOLOSE DELLA SANTA CASA


   La mattina di quello stesso giorno, in un bosco dalle parti di Tersatto (oggi un quartiere della città di Fiume, in Croazia), alcune persone videro proprio tre pareti. Incuriosite e non sapendo di cosa si trattasse, andarono dal parroco del luogo, in quel momento gravemente malato, al quale proprio quella notte era apparsa in sogno la Madonna. Nella visione, la Madre di Dio gli aveva annunciato l'arrivo della sua Santa Casa e per dargliene conferma lo aveva miracolosamente guarito. Da quel momento, l'insigne reliquia divenne meta di pellegrinaggi e di devozione. Il tutto durò tre anni. Poi, la notte tra il 9 e il 10 dicembre 1294, la Santa Casa sparì miracolosamente cosi come era arrivata. Ma in ricordo della sua presenza in terra croata, nel luogo dove si era posata venne costruito un santuario, ancora oggi uno dei principali del Paese.
   Le tre pareti consacrate dalla presenza della Santa Famiglia, quelle tre pareti che avevano visto Gesù crescere e lavorare, giunsero in Italia, nelle Marche, all'epoca territorio appartenente allo Stato Pontificio. Storicamente la sua presenza è accertata in tre luoghi prima di giungere dove ancora possiamo venerarla. Ad Ancona (attuale località di Posatora) e nel territorio di Loreto, dapprima in pianura (attuale località di Banderuola), poi nel campo di proprietà di due fratelli (grosso modo di fronte all'attuale santuario). Infine, nel dicembre 1296, la Santa Casa si posò nel luogo in cui ancora si trova. Non a caso diciamo "si posò". Infatti le traslazioni di cui abbiamo parlato avvennero tutte miracolosamente, secondo la tradizione (immortalata in innumerevoli dipinti e sculture) ad opera degli angeli.
   L'Italia ha il grande privilegio di ospitare questa preziosissima reliquia della Cristianità. Purtroppo però, molti oggi tendono a dimenticare Loreto o a considerarlo un santuario tra i tanti. Eppure Giovanni Paolo II lo ha riconosciuto come il "primo Santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine e, per diversi secoli, vero cuore mariano della Cristianità".

UN MIRACOLO PERMANENTE


   Dato ancor più grave, in troppi oggi ignorano la storia del Santuario Lauretano o prestano fede a manipolazioni della verità. In effetti, da alcuni decenni, se almeno ufficialmente nessuno nel mondo cattolico mette in dubbio che a Loreto vi sia la vera Santa Casa di Nazareth, la Traslazione angelica della stessa è stata derubricata a una mera leggenda. Ma è credibile pensare che il trasporto delle sante pareti sia avvenuto per mezzo degli uomini? Come spiegare ad esempio così tanti spostamenti? Sarebbe stato tecnicamente possibile trasportare per nave così tante volte delle pietre che poi sono state perfettamente risistemate? E ancora: perché collocare definitivamente la Santa Casa nel mezzo di quella che all'epoca era una strada pubblica dove, secondo la legge locale, nulla si doveva costruire, pena l'abbattimento coatto?
   L'architetto Federico Mannucci, in una relazione del 1923, ebbe a scrivere che «è assurdo solo pensare che il sacello possa essere stato trasportato con mezzi meccanici» e rivelò pure che «è sorprendente e straordinario il fatto che l'edificio della Santa Casa, pur non avendo alcun fondamento, situato sopra un terreno di nessuna consistenza e disciolto e sovraccaricato, seppure parzialmente, del peso della volta costruitavi in luogo del tetto, si conservi inalterato, senza il minimo cedimento e senza una benché minima lesione sui muri». Anche l'architetto Giuseppe Sacconi constatò che «la Santa Casa sta parte appoggiata sopra l'estremità di un'antica strada e parte sospesa sopra il fosso attiguo», ragion per cui non può essere stata fabbricata o rifabbricata, come è, nel posto in cui si trova.
   C'è pure un altro elemento da rilevare. La malta con cui le sante pietre sono murate proviene dalla Palestina. Come può questo dato essere compatibile con una ricostruzione successiva al trasporto su nave? E come è possibile che, a seguito di tanti spostamenti e di molteplici riedificazioni, non si sia minimamente alterata la perfetta geometria della Santa Casa, che combacia esattamente con le dimensioni delle fondamenta rimaste a Nazareth? La Santa Casa di Loreto infatti non ha fondamenta. Per trovare queste bisogna spostarsi proprio a Nazareth.
   Recentemente inoltre è stata acclarata la falsità storica del Chartularium culisanense, documento spesso citato perché proverebbe il trasporto umano delle pietre della dimora nazaretana per mezzo della famiglia Angeli o De Angelis (da cui poi sarebbe sorta la "leggenda" degli angeli...). Il testo in questione però risalirebbe al 1294, tre anni dopo il primo miracoloso trasporto della Santa Casa a Tersatto. E poiché è attestato che nel 1294 questa non era più a Nazareth ma in Dalmazia, la famiglia Angeli non avrebbe potuto portar via nulla direttamente dalla Palestina, come invece si è detto. Inoltre, vi si parla dell'asporto di alcune pietre e non delle tre pareti integre, come sempre si è detto e si è inteso. Quindi quella del trasporto umano della Santa Casa è una mera ipotesi, senza alcuna prova, che produce solo l'effetto di minare la fede dei semplici e contraddice secoli di studi e dimostrazioni.

L'APPROVAZIONE DELLA CHIESA


   Peraltro, in tutti i luoghi in cui la Santa Casa si è posata furono costruite delle chiese a testimonianza dell'evento prodigioso. È mai possibile che le autorità ecclesiastiche, sempre così prudenti, abbiano edificato luoghi di culto in ricordo del "miracolo" senza mai essere smentite da nessuno? Se davvero il trasporto fosse avvenuto per mano umana, perché la gente avrebbe dovuto accettare la versione miracolosa dei fatti?
   Non possiamo poi ignorare che lungo i secoli i Papi hanno sempre ribadito sia l'autenticità della Santa Casa sia il suo arrivo prodigioso in Italia. Basti pensare, solo per citarne alcuni, a Paolo II, Giulio II, Leone X, Pio IX e Leone XIII. Inoltre, per essere precisi, il 10 dicembre ricorre liturgicamente la festa della miracolosa Traslazione della Santa Casa, non quella della Madonna di Loreto. Benedetto XV, poi, nel dichiarare la Beata Vergine Lauretana Patrona degli aviatori nel 1920 riconobbe come autentico il "volo miracoloso" della Santa Casa. Senza contare infine le rivelazioni private avute al riguardo da numerosi santi. E l'enorme quantità di miracoli (guarigioni e conversioni) avvenuti all'interno della dimora della Sacra Famiglia. Vi è poi la tradizione folcloristica popolare a contrastare le ipotesi razionaliste degli ultimi decenni. Non a caso da secoli nelle Marche, la sera del 9 dicembre, si celebra la "Venuta" della Santa Casa con l'accensione di falò, come per illuminare la strada alla Vergine che arriva nei cieli con la sua dimora. Attorno ad essi si recita il S. Rosario e alle tre di notte un tempo si suonavano le campane per segnalare l'avvenuto arrivo della Santa Casa.
   Proprio per far conoscere meglio questa perla che abbiamo l'onore e la grazia di ospitare nel nostro Paese, Luci sull'Est ha deciso di pubblicare e diffondere un libro che, in maniera sintetica ma esaustiva, parla della storia della Santa Casa di Loreto e della sua importanza per la fede cattolica.

LORETO BALUARDO CONTRO ISLAM


   Tra gli aspetti forse più ignorati c'è anche il ruolo decisivo svolto dal Santuario Lauretano nella preservazione dell'Europa cristiana. Infatti è alla Madonna di Loreto che i Papi e i condottieri si sono rivolti prima di affrontare - tra le altre - le due battaglie più decisive e celebri contro l'islam: quella di Lepanto (1571) e quella di Vienna (1683). In entrambe, la vittoria dell'esercito cristiano si è dovuta all'intervento della Beata Vergine Maria.
   Prima dello scontro navale di Lepanto, Marcantonio Colonna, comandante della flotta pontificia, si recò a Loreto con la sposa per mettere nelle mani di Maria Santissima la sorte della guerra. E dopo la sconfitta della flotta maomettana, tornò nella città mariana per ringraziare la Madre di Dio, insieme a tutta l'armata papale. Peraltro i prigionieri cristiani liberati dalla schiavitù cui erano stati sottoposti dagli ottomani, in segno di riconoscenza verso la Virgo Lauretana donarono al santuario le loro catene, che vennero fuse per costruire porte e cancelli della Santa Casa e delle varie cappelle laterali della chiesa.
   Anche dopo la battaglia di Vienna, il re polacco Giovanni Sobieski volle celebrare la Madonna di Loreto. Uno stendardo con la sua immagine venne portato trionfalmente in processione per le vie della capitale asburgica da padre Marco d'Aviano. Sobieski lo fece poi collocare nella sua cappella e ogni giorno faceva celebrare dinanzi alla Santissima Vergine la Santa Messa e cantare le Litanie Lauretane.

LA SCHIAVITÙ MARIANA


   L'auspicio è che il libro offerto da Luci sull'Est aiuti ad accrescere la nostra devozione mariana e la consapevolezza della grandiosità della Santa Casa di Loreto. Non va peraltro dimenticato che il Santuario Lauretano è il luogo per eccellenza della schiavitù mariana, così come insegnata e predicata da San Luigi Maria Grignion de Montfort, che proprio fra quelle pareti ebbe l'ispirazione di scrivere il Trattato della Vera Devozione a Maria. Del resto, è nella Santa Casa che lo stesso Gesù, come insegna il santo francese, si fece schiavo di sua Madre, chiudendosi nel suo grembo santissimo.

 

  Ancona, Mercoledì 6 gennaio 2021 

 

 PER NON VIVERE ALLA MANIERA DEI PAGANI

 

E il Verbo si fece carne

e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

 

L'ADORAZIONE DEI MAGI

MARIA VALTORTA
L'EVANGELO COME MI E' STATO RIVELATO
(34 - Poema: I, 56 - 28 febbraio 1944 - ed. CEV)

 

Giuseppe e Maria sono rimasti a Betlemme per dare a Gesù la possibilità di crescere nella città di Davide, suo padre, come richiesto da Zaccaria e come a lui promesso. Una decina di mesi sono ormai trascorsi dalla sua nascita ed una notte arrivano a Betlemme i tre Savi d'Oriente.

 

Il mio interno ammonitore mi dice: «Chiama queste contemplazioni, che avrai e che ti dirò, “I Vangeli della Fede”, perché a te e agli altri verranno ad illustrare la potenza della fede e dei suoi frutti e a confermarvi nella fede in Dio».

     Vedo Betlemme piccola e bianca, raccolta come una chiocciata sotto al lume delle stelle. Due vie principali la tagliano a croce, l’una venendo da oltre il paese, ed è la via maestra che poi prosegue oltre il paese, l’altra andando da un’estremità all’altra dello stesso, ma non oltre. Altre viuzze lo segmentano, questo piccolo paese, senza la più piccola norma di piano stradale come noi lo concepiamo, ma anzi adattandosi al suolo che è a dislivelli ed alle case sorte qua e là, secondo i capricci del suolo e del loro costruttore. Volte quali a destra e quali a manca, chi messa per spigolo, rispetto alla via che le costeggia, obbligano questa ad essere come un nastro che si sgomitola sinuosamente e non un rettilineo che va da qua a là senza deviare. Ogni tanto una piazzetta, sia per un mercato, sia per una fontana, sia perché, costruito qui e là senza regola, è rimasto uno scampolo di suolo sghimbescio su cui non è possibile costruire più nulla.
     Nel punto dove mi pare di sostare particolarmente è proprio una di queste piazzette irregolari. Dovrebbe essere quadrata o quanto meno rettangolare. Invece è venuta un trapezio tanto strano da parere un triangolo acuto smusso nel ver­tice. Nel lato più lungo – la base del triangolo – vi è un fabbricato largo e basso. Il più largo del paese. Di fuori è un muraglione liscio e nudo, sul quale si aprono appena due portoni, ora ben serrati. Dentro invece, nel suo largo quadrato, si aprono molte finestre al primo piano, mentre sotto vi sono porticati che cingono cortili sparsi di paglia e detriti, con delle vasche per abbeverare cavalli e altri animali. Alle rustiche colonne dei portici sono anelli per tenere legate le bestie, e su un lato vi è una vasta tettoia per ricoverare mandre e cavalcature. Comprendo che è l’albergo di Betlemme.
     Sugli altri due lati uguali sono case e casette, quali precedute e quali no da un poco d’orto, perché fra esse vi è quella che è con la facciata sulla piazza, e quella col retro della casa sulla piazza. Sull’altro lato più stretto, fronteggiante il caravanserraglio, un’unica casetta dalla scaletta esterna che entra a metà facciata nelle camere del piano abitato. Sono tutte chiuse perché è notte. Non vi è nessuno per le vie, data l’ora.
     Vedo aumentare la luce notturna piovente dal cielo pieno di stelle, così belle nel cielo orientale, così vive e grandi che paiono vicine e che sia facile raggiungerle e toccare quei fiori splendenti nel velluto del firmamento.
     Alzo lo sguardo per comprendere la fonte di questo aumento di luce. Una stella, di insolita grandezza che la fa parere una piccola luna, si avanza nel cielo di Betlemme. E le altre paiono eclissarsi e farle largo come ancelle al passare della regina, tanto il suo splendore le soverchia e annulla. Dal globo, che pare un enorme zaffiro pallido, acceso internamente da un sole, parte una scia nella quale, al predominante colore dello zaffiro chiaro, si fondono i biondi dei topazi, i verdi degli smeraldi, gli opalescenti degli opali, i sanguigni bagliori dei rubini e i dolci scintillii delle ametiste. Tutte le pietre preziose della terra sono in quella scia, che spazza il cielo con un moto veloce e ondulante come fosse viva. Ma il colore che predomina è quello piovente dal globo della stella: il paradisiaco colore di pallido zaffiro che scende a fare di argento azzurro le case, le vie, il suolo di Betlemme, culla del Salvatore. Non è più la povera città, per noi meno di un paese rurale. È una fantastica città di fiaba in cui tutto è d’argento. E l’acqua delle fonti e delle vasche è di liquido diamante.
     Con un più vivo raggiare di splendori la stella si ferma sulla piccola casa che è sul lato più stretto della piazzetta. Né i suoi abitanti, né i betlemmiti la vedono, perché dormono nelle chiuse case, ma essa accelera i suoi palpiti di luce, e la sua coda vibra e ondeggia più forte tracciando quasi dei semicerchi nel cielo, che si accende tutto per questa rete d’astri che essa trascina, per questa rete piena di preziosi che splendono tingendo dei più vaghi colori le altre stelle, quasi a comunicare loro una parola di gioia.
     La casetta è tutta bagnata da questo fuoco liquido di gemme. Il tetto della breve terrazza, la scaletta di pietra scura, la piccola porta, tutto è come un blocco di puro argento sparso di polvere di diamanti e perle. Nessuna reggia della terra ha mai avuto od avrà una scala simile a questa, fatta per ricevere il passo degli angeli, fatta per esser usata dalla Madre che è Madre di Dio. I suoi piccoli piedi di Vergine Immacolata possono posarsi su quel candido splendore, i suoi piccoli piedi destinati a posarsi sui gradini del trono di Dio. Ma la Vergine non sa. Essa veglia presso la cuna del Figlio e prega. Nell’anima ha splendori che superano gli splendori di cui la stella decora le cose.
     Dalla via maestra si avanza una cavalcata. Cavalli bardati ed altri condotti a mano, dromedari e cammelli cavalcati o portanti il loro carico. Il suono degli zoccoli fa un rumore di acqua che frusci e schiaffeggi le pietre di un torrente. Giunti sulla piazza, tutti si fermano. La cavalcata, sotto il raggio della stella, è fantastica di splendore. I finimenti delle ricchissime cavalcature, gli abiti dei loro cavalcatori, i volti, i bagagli, tutto splende unendo e ravvivando il suo splendore di metallo, di cuoio, di seta, di gemma, di pelame, al brillio stellare. E gli occhi raggiano e ridono le bocche, perché un altro splendore si è acceso nei cuori, quello di una gioia soprannaturale.
Mentre i servi si avviano verso il caravanserraglio con gli animali, tre della carovana smontano dalle rispettive cavalcature, che un servo subito conduce altrove, e a piedi vanno verso la casa. E si prostrano, fronte a terra, a baciare la polvere. Sono tre potenti. Lo dicono le vesti ricchissime. Uno, di pelle molto scura, sceso da un cammello, si avvolge tutto in uno sciamma di candida seta splendente, stretto alla fronte ed alla vita da un cerchio prezioso, da cui pende un pugnale o una spada dall’elsa tempestata di gemme. Gli altri, scesi da due splendidi cavalli, sono vestiti l’uno di una stoffa rigata, bellissima, in cui predomina il color giallo, fatto quest’abito come un lungo domino ornato di cappuccio e di cordone, che paiono un sol lavoro di filigrana d’oro tanto sono trapunti di ricami in oro. Il terzo ha una camicia setosa, che sbuffa da larghe e lunghe brache strette al piede, e si avvolge in uno scialle finissimo, che pare un giardino fiorito tanto sono vivi i fiori che lo decorano tutto. In testa ha un turbante trattenuto da una catenella tutta a castoni di diamanti.
     Dopo avere venerato la casa dove è il Salvatore si rialzano e vanno al caravanserraglio, dove i servi hanno bussato e fatto aprire.
      E qui cessa la visione. Che riprende, tre ore dopo, con la scena dell’adorazione dei Magi a Gesù.
     È giorno, ora. Un bel sole splende nel cielo pomeridiano. Un servo dei tre traversa la piazza e sale la scaletta della piccola casa. Entra. Esce. Torna all’albergo.
     Escono i tre Savi, seguiti ognuno dal proprio servo. Traversano la piazza. I rari passanti si volgono a guardare i pomposi personaggi che passano molto lentamente, con solennità. Fra l’entrata del servo e quella dei tre è passato un buon quarto d’ora, che ha dato modo agli abitanti della casetta di prepararsi a ricevere gli ospiti.
     Questi sono ancor più riccamente vestiti della sera avanti. Le sete splendono, le gemme brillano, un gran pennacchio di penne preziose, sparse di scaglie ancor più preziose, tremola e sfavilla sul capo di colui che ha il turbante.
     I servi portano l’uno un cofano tutto intarsiato, le cui rinforzature metalliche sono in oro bulinato; il secondo un lavoratissimo calice, coperto da un ancor più lavorato coperchio tutto d’oro; il terzo una specie di anfora larga e bassa, pure in oro, e tappata da una chiusura fatta a piramide, che al vertice porta un brillante. Devono essere pesanti, perché i servi li portano con fatica, specie quello del cofano.
     I tre montano la scala ed entrano. Entrano in una stanza che va dalla strada al dietro della casa. Si vede l’orticello posteriore da una finestra aperta al sole. Delle porte si aprono nelle due altre pareti, e da queste sbirciano coloro che sono i proprietari: un uomo, una donna e tre o quattro fra giovinetti e bimbi.
     Maria è seduta col Bambino in grembo ed ha vicino Giuseppe in piedi. Però si alza Ella pure e si inchina quando vede entrare i tre Magi.

 

Continua

 

VACCINI E FETI
QUELLO CHE CI INSEGNA IL VECCHIO ELEAZARO
Articolo di Luisella Scrosati
LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA del 28-12-2020

 

   Capi folli, imposizione del mainstream, fake news, traditori interni e persino guide religiose che piacciono al pensiero unico. Oggi, con la vicenda vaccini e dei feti abortiti, è tutto come descritto nel Secondo libro dei Maccabei quando il popolo ebraico dovette adeguarsi al tiranno Antioco IV, tranne il vecchio Eleazaro. Ma non c’è cooperazione remota che ci autorizzi a vivere prostrati ai piedi dei seminatori di morte. 
   I lettori certamente conosceranno lo splendido episodio narrato nel Secondo libro dei Maccabei (6, 18-31), legato alla figura del vecchio Eleazaro. Il contesto socio-politico del tempo, II sec. a. C., era divenuto del tutto irrispettoso della legge di Dio, a causa di un tiranno, Antioco IV Epifane, il quale aveva deciso di emanare decreti che mettevano sostanzialmente fuori legge la religione ebraica. Antioco venne presto chiamato “Epimane”, ovvero “pazzo”, perché le sue decisioni di governo manifestavano chiaramente una personalità folle, arrivista, maniaca. L’ellenizzazione era da lui ritenuta un elemento fondamentale per l’unità del suo regno: impossibile accettare che qualcuno, per rispettare le proprie tradizioni, si chiamasse fuori o perfino si opponesse a questa imposizione del mainstream, del pensiero unico dell’epoca.
   Questa mania dell’uniformità aveva assalito anche buona parte dell’aristocrazia ebraica: «In quel tempo ci furono in Israele alcuni traditori i quali cercavano di ingannare gli altri con questi ragionamenti: “Su, facciamo un'alleanza con le nazioni che stanno attorno a noi. Da quando non abbiamo più voluto avere relazioni con loro ci sono capitati addosso molti guai”» (1Mac 1, 11). La propaganda e le fake news del tempo: i nostri guai dipendono dalla nostra mancata collaborazione con le nazioni: per la serie ce lo chiede l’Europa, l’ha detto l’OMS, etc. Per risolvere i nostri guai non ci dobbiamo distinguere, dobbiamo fare come gli altri; anzi, questi guai sicuramente aumenterebbero qualora noi non dovessimo seguire le loro imposizioni.
   La storia spesso si ripete, anche nei dettagli.
   Antioco, che in principio non si era affatto manifestato accanito persecutore degli ebrei, guadagnata l’adesione dei capi - che intanto avevano brigato per avere un Sommo Sacerdote di loro gradimento - e istigato dal loro zelo nel voler seguire il pensiero unico, iniziò a mettere condizioni sempre più stringenti, al punto da porre gli ebrei osservanti in situazioni senza vie di uscita; come quella di mangiare le carni suine nel banchetto sacrificale o morire.
   In questo contesto, si innalza in tutta la sua maestà la figura del vecchio Eleazaro. Se si fosse “semplicemente” rifiutato di mangiare le carni suine, sarebbe già bastato per ricordarlo in eterno. Ma la sua grandezza emerge dal suo rifiuto di fingere di mangiare quelle carni. Alcuni ebrei “ellenizzanti”, che preparavano le carni del banchetto, conoscendo e stimando l’anziano, gli apparecchiano una via d’uscita eticamente ineccepibile: tu, Eleazaro, prepari le carni kosher; quando poi verrà il momento di mangiarle pubblicamente noi ti daremo quelle, non le altre illecite, e così tu avrai salvato nel contempo la tua vita e l’osservanza della legge di Dio. Ma lui, Eleazaro, che non aveva appreso l’osservanza della Torah in modo “gesuitico”, non ebbe dubbi: «Uccidetemi pure. Alla mia età non conviene fingere; molti giovani crederebbero che Eleazaro, a novant'anni, ha accettato di vivere alla maniera dei pagani. Se io fingo per quel poco di vita che mi rimane, essi per colpa mia sarebbero ingannati e io concluderei la mia vecchiaia nella vergogna e nell'infamia [...]. Ai giovani voglio lasciare un nobile esempio di come si deve morire, con prontezza e con coraggio, per la legge di Dio».
Facciamo un salto di oltre duemila anni. Tutto come da copione: capi folli, imposizione del mainstream, fake news, traditori interni e persino guide religiose che piacciono al pensiero unico. Continua

 

  Notiziario periodico di Tele Maria / 2-2021 
  Ancona, Domenica 3 gennaio 2021 
   A cura del Prof. Giorgio Nicolini 
   direttore@telemaria.it - Tel,/Fax 071.83552 - Cell. 339.6424332 

IL CULTO LITURGICO DEL NOME DI GESU'

     La fede cristiana consiste nel professare con la bocca e credere nel cuore “che Gesù è il Signore, e che Dio lo ha risuscitato dai morti” e nell’invocare il nome del Signore per conseguire la salvezza (Rom. 10, 9-13).
    I primi cristiani, appunto, sono coloro che riconoscono Gesù come Signore e si designano come coloro che invocano il suo nome, esso avrà sempre un ruolo preminente nella loro vita: nel nome di Gesù i cristiani si riuniranno, accoglieranno chiunque si presenti nel suo nome, renderanno grazie a Dio in quel nome, si comporteranno in modo che tale nome sia glorificato, saranno disposti anche a soffrire per il nome del Signore.
     Il SS.mo Nome di Gesù, fu sempre onorato e venerato nella Chiesa fin dai primi tempi, ma solo nel XIV secolo cominciò ad avere culto liturgico.
     Grande predicatore e propagatore del culto al Nome di Gesù, fu il francescano san Bernardino da Siena (1380-1444) e continuato da altri confratelli, soprattutto dai beati Alberto da Sarteano (1385-1450) e Bernardino da Feltre (1439-1494).
     Nel 1530, papa Clemente VII autorizzò l’Ordine Francescano a recitare l’Ufficio del Santissimo Nome di Gesù; e la celebrazione ormai presente in varie località, fu estesa a tutta la Chiesa da papa Innocenzo XIII nel 1721.
    Il giorno di celebrazione variò tra le prime domeniche di gennaio, per attestarsi al 2 gennaio fino agli anni Settanta del Novecento, quando fu soppressa.
     Papa Giovanni Paolo II ha ripristinato al 3 gennaio la memoria facoltativa nel Calendario Romano.

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IL TRIGRAMMA di SAN BERNARDINO

Il trigramma fu disegnato da Bernardino stesso: il simbolo consiste in un sole raggiante in campo azzurro, sopra vi sono le lettere JHS che sono le prime tre del nome Gesù in greco ΙΗΣΟΥΣ (Iesûs), ma si sono date anche altre spiegazioni, come “Iesus Hominum Salvator”
Ad ogni elemento del simbolo, Bernardino applicò un significato, il sole centrale è chiara allusione a Cristo che dà la vita come fa il sole, e suggerisce l’idea dell’irradiarsi della Carità. Il calore del sole è diffuso dai raggi, ed ecco allora i dodici raggi serpeggianti come i dodici Apostoli e poi da otto raggi diretti che rappresentano le beatitudini, la fascia che circonda il sole rappresenta la felicità dei beati che non ha termine, il celeste dello sfondo è simbolo della fede, l’oro dell’amore.
Bernardino allungò anche l’asta sinistra dell’H, tagliandola in alto per farne una croce, in alcuni casi la croce è poggiata sulla linea mediana dell’H.
Il significato mistico dei raggi serpeggianti era espresso in una litania; 1° rifugio dei penitenti; 2° vessillo dei combattenti; 3° rimedio degli infermi; 4° conforto dei sofferenti; 5° onore dei credenti; 6° gioia dei predicanti; 7° merito degli operanti; 8° aiuto dei deficienti; 9° sospiro dei meditanti; 10° suffragio degli oranti; 11° gusto dei contemplanti; 12° gloria dei trionfanti.
Tutto il simbolo è circondato da una cerchia esterna con le parole in latino tratte dalla Lettera ai Filippesi di san Paolo: “Nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, sia degli esseri celesti, che dei terrestri e degli inferi”. Il trigramma ebbe un gran successo, diffondendosi in tutta Europa, anche Santa Giovanna d’Arco volle ricamarlo sul suo stendardo e più tardi fu adottato anche dai Gesuiti.
Diceva s. Bernardino: “Questa è mia intenzione, di rinnovare e chiarificare il nome di Gesù, come fu nella primitiva Chiesa”, spiegando che, mentre la croce evocava la Passione di Cristo, il suo Nome rammentava ogni aspetto della sua vita, la povertà del presepio, la modesta bottega di falegname, la penitenza nel deserto, i miracoli della carità divina, la sofferenza sul Calvario, il trionfo della Resurrezione e dell’Ascensione

 

AGLI AMICI E SIMPATIZZANTI DI QUESTO NOTIZIARIO

Sono molte migliaia gli utenti che ricevono ed apprezzano la WebTV "Tele Maria" e questo "Notiziario Informativo", che - come ognuno può ben comprendere - oltre al lavoro che richiedono, hanno anche dei costi per il loro mantenimento e sviluppo. Mi rivolgo perciò alla generosità di quanti ricevono i servizi di "Tele Maria" e di questo "Notiziario Informativo", perché con davvero un piccolissimo sacrificio personale, anche di solo 1 (un) euro ANNUALE (corrispondente alla rinuncia di un caffè), contribuiscano alle necessarie spese delle piattaforme informatiche utilizzate per il mantenimento di "Tele Maria" e di questo "Notiziario Informativo". Un solo euro annuale o periodico di ciascuno è come una goccia, ma che unita ad altre gocce di tanti altri possono formare il mare, cioè quanto necessario alle spese di questo servizio. Oltre perciò alle normali donazioni con bonifici mediante il Conto Corrente Postale n°2987904, intestato a "Tele Maria", si possono fare con facilità ed immediatezza con dei semplici "click" anche piccole donazioni di solo 1 (un) euro periodico con il sistema assai semplificato di PayPal.  Ringrazio di cuore quanti vorranno rispondere a questo appello.   - Prof. GIORGIO NICOLINI -

 

  Ancona, Venerdì 1° gennaio 2021 

 

 

 CONSACRAZIONE DELL'ANNO


 MARIA SANTISSIMA,  MADRE DI DIO   E MADRE DELLA VITA 

 

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO
CONSACRAZIONE DELL'ANNO A MARIA

Sono arrivato per divina misericordia al principio di questo nuovo anno, e a te, dopo Gesù, ne consacro le primizie, o cara o dolce madre Maria.
Deh! Quanto ho bisogno di te per passare quest'anno, come si conviene a un vero cristiano, e a chi si professa di essere tuo figlio!
Da te, o cara Madre, io aspetto tutto, per tuo mezzo io spero di ottenere ogni grazia.
Deh! Ricevimi sotto il manto della tua protezione, custodisci i sensi del corpo, le potenze dell'anima e gli affetti del cuore, affinché io viva solo per servire ed amare il mio Dio, tutto operi per la sola sua gloria, tutto io prenda dalle sue santissime mani, e in tutto quello che mi accadrà di contrario io mi rassegni alla sua Divina volontà.
Tu difendimi nelle tentazioni, tu assistimi nei pericoli, tu confortami nelle tribolazioni, tu soccorrimi nelle necessità, tu liberami dal peccato, tu fammi crescere nelle virtù, tu soprattutto impetrami un ardente e sincero amore verso il mio Dio e Salvatore Gesù Cristo.
Sì, cara Madre, per quel Sangue Preziosissimo, che sparse in questo giorno il tuo Divin Figlio, per il dolcissimo nome di Gesù che gli fu imposto, e per l'infinita carità del suo amorosissimo Cuore, ti supplico e scongiuro, che tu mi ottenga la grazia di sempre più amarlo, servirlo e glorificarlo in tutto il tempo della mia vita, per essere fatto degno per gli infiniti meriti suoi e per la tua intercessione di venire ad amarlo e goderlo eternamente in tua compagnia nel Santo Paradiso.
O Maria, Vergine Immacolata, Augustissima Madre di Dio, Regina degli Angeli e degli uomini, tesoriera di grazie, speranza e consolazione, gloria e delizia di tutto il genere umano, deh!, per il tuo purissimo e amantissimo Cuore, fà che non rimanga delusa la fiducia che in te io ripongo della mia eterna salvezza.
E se quest'anno avesse ad essere per me l'ultimo della vita, io ti invoco, o cara Madre, con tutto l'affetto dell'anima mia, e ti prego che tu mi voglia assistere nel punto terribile della mia morte, così che, trafitto dal più vivo dolore dei miei molti e gravissimi peccati, fermo nella Santa ed unica Fede Cattolica saldo nella speranza della Divina misericordia, e i meriti della Passione, morte e del Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo, e acceso del più fervente amore di Dio, io spiri in pace tra le tue braccia l'anima mia, e venga a ringraziarti e ad amarti in Cielo con tutti gli Angeli e i Santi per tutta l'eternità. Amen

 

LA VERGINE MARIA, MADRE DI DIO
IL SOLE DELLA PUREZZA
CHE INTERCEDE PER NOI PER UN FUTURO DI PACE
  


Madre di Dio, Theotokos in greco, è il più alto titolo mai attribuito a Maria. Le è stato conferito durante il Concilio di Efeso nel 431 d.C.. Il Concilio ha stabilito che l'umanità e la divinità di Gesù non potevano essere separate, e quindi Maria meritava a ragione il titolo di Madre di Dio. Maria ha messo al mondo Gesù, e quindi è veramente madre di Dio, visto che Gesù è la seconda Persona della Trinità. La solennità di Maria, Madre di Dio, è la più antica festa di Maria celebrata nella Chiesa cattolica. Maria non è solo Madre di Dio, ma anche la nostra vera madre. Quando ha detto di sì all'angelo Gabriele in occasione dell'Annunciazione, ha detto di sì all'essere madre di Gesù, e allo stesso tempo ha detto di sì al fatto di diventare la nostra madre spirituale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che Maria è nostra madre nell'ordine della grazia. “Il suo ruolo in rapporto alla Chiesa e a tutta l'umanità va ancora più lontano. Ella ha cooperato in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo è stata per noi la Madre nell'ordine della grazia”. “Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso prestato nella fede al tempo dell'annunciazione, e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna. [...] Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice” (CCC 968, 969). Il ruolo di Maria come nostra madre è iniziato con l'Annunciazione e continua per tutta l'Eternità. Visto che ama tanto suo Figlio, ci ama teneramente come membra del suo Corpo Mistico.
  

 

 

DALLA PREGHIERA DI BENEDETTO XVI
PER LA SANTA CASA DI LORETO

Santa Maria, Madre di Dio, ti salutiamo nella tua casa. Qui l’arcangelo Gabriele ti ha annunciato che dovevi diventare la Madre del Redentore; che in te il Figlio eterno del Padre, per la potenza dello Spirito Santo, voleva farsi uomo. Qui dal profondo del tuo cuore hai detto: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc.1,38). Così in te il Verbo si è fatto carne (Gv.1,14). Così tu sei diventata tempio vivente, in cui l’Altissimo ha preso dimora corporalmente; sei diventata porta per la quale Egli è entrato nel mondo.

 

Ancona, Giovedì 31 dicembre 2020

 

IL SASSO MIRACOLOSO   DEL PROTOMARTIRE   SANTO STEFANO 

IL SASSO DELLA FEDE

PER UN APPROFONDIMENTO STORICO
COLLEGATI ALL'INDIRIZZO seguente:


https://reliquiosamente.com/2014/12/20/il-sasso-della-fede/

 

Clicca QUI il PDF


UN ANTICO LIBRO SULLA STORIA DEI SANTI DI ANCONA

 

Ancona, Domenica 20 dicembre 2020

 

I PIU' SENTITI AUGURI
DI UN LIETO E SANTO NATALE

a tutti gli amici di varie parti del mondo e simpatizzanti di questo Notiziario
di Tele Maria / La Voce Cattolica

da parte del Prof. GIORGIO NICOLINI

Feliz Navidad - Joyeux Noël - Merry Christmas - Zalig Kerstfeest
Fröhliche Weihnachten - Milad Mubarak - Mo'adim Lesimkha

 

DAVANTI ALLA GROTTA DI NAZARETH E DAVANTI ALLA GROTTA DI BETLEMME

Giovanni Paolo II, nell’Omelia tenuta a Loreto il 10 dicembre 1994, per l’apertura del VII Centenario della “Miracolosa Traslazione” della Santa Casa di Nazareth a Loreto, disse:
“Il Figlio di Dio fu concepito nel seno della Vergine per opera dello Spirito Santo e nacque nella notte di Betlemme… La Casa di Nazareth fu testimone del compimento della profezia di Isaia: “Ecco, la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emanuele, che significa “Dio con noi”(Is.7,14).
“Ecco la dimora di Dio con gli uomini”, è scritto nel libro dell’Apocalisse (21,3): queste parole si riferiscono prima di tutto alla stessa Vergine Maria, che divenne la Madre del Redentore, ma si riferiscono anche alla sua casa, nella quale questo mirabile mistero del “Dio con noi” ebbe inizio.
 Il Natale, perciò, celebra questo ineffabile mistero del “Dio con noi” e la Grotta “davanti” alla Casa di Maria a Nazareth, luogo del concepimento del Figlio di Dio nel grembo verginale di Maria, è intimamente legata alla Grotta di  Betlemme, luogo del parto verginale di Maria.
 
 
La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabile lotte sociali,
e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana
(Paolo VI, 25 dicembre 1975)
 
Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce,
nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento.
Di sua volontà egli ci ha generati con una parola di verità, perché noi fossimo come una primizia delle sue creature.
(Gc.1,17-18)
 

 L'INSEGNAMENTO
DI SAN VINCENZO DE' PAOLI

Le cose di Dio si fanno da sé e la vera sapienza consiste nel seguire passo passo la Provvidenza. Spesso le opere si guastano perché si agisce secondo le proprie inclinazioni. Le opere di Dio non si fanno quando desideriamo noi, bensì quando piace a lui. Aspettate sempre pazientemente l’evidenza della sua santa e adorabile volontà. Noi dobbiamo contentarci di mettere a frutto i pochi talenti che ci ha messo in mano, senza darci pena per averne dei più grandi, o dei più estesi. Se siamo fedeli nel poco, Dio ci costituirà sopra il molto; ma questo riguarda lui e non noi. Lasciamolo fare e rimaniamo tranquilli nel nostro guscio. Se desidera qualcosa di più, sarà lui a provvedere e non noi. Se Dio vuole che la cosa si faccia, il ritardo non guasterà nulla; e meno ci sarà del nostro, più ci sarà del suo. Dobbiamo gemere davanti a Dio nel vedere tanti bisogni nella Chiesa, e pregare la divina bontà che voglia provvedervi e inviare buoni operai alla sua vigna; mai offrirci noi agli uomini in un qualche luogo prima che vi siamo chiamati, non lo dobbiamo fare. Se Dio vuol servirsi di noi per qualche cosa che riguarda la sua gloria, egli, a questo scopo, ci conserverà; io lo credo. La grazia ha i suoi momenti. Abbandoniamoci dunque alla Provvidenza di Dio e guardiamoci dal volerla anticipare”
(da Perfezione evangelica) 

 

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Associazione Marco Mascagna: messaggio gennaio 2021
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Le notizie false sono molto più pericolose di quanto pensiamo: come difendersi


Sul covid sono circolati articoli, messaggi, video su rimedi naturali, farmaci o altre sostanze capaci di impedire di contrarre questa malattia. Molte persone hanno creduto a tali notizie e le hanno messe in pratica scrupolosamente. L’effetto è stato che oltre 800 persone sono morte a causa di queste sostanze e migliaia hanno avuto seri problemi di salute [1].
Questi dati dimostrano quanto possano essere pericolose le notizie false (fake news, bufale) in campo medico. Ma lo stesso si può dire per le notizie false riguardanti la politica, l’economia, gli episodi di cronaca nera, la tecnologia, la scienza. I nostri comportamenti dipendono in gran parte dalle convinzioni che abbiamo e queste si costruiscono in base alle informazioni ricevute: se le informazioni sono false compiamo scelte non nel nostro interesse ma secondo gli interessi delle persone e dei gruppi che ci hanno fornito le notizie false. E si può ben capire quanto ciò sia pericoloso in campo politico, economico e sociale.

 

Non c’è giorno in cui non siano create fake news, numerosissimi sono i siti di informazione online che le producono e le diffondono e molti di più sono i profili Twitter e Instagram e le pagine Facebook che creano e inviano notizie false. Poi ci sono tutte le persone comuni che non comprendono che una notizia è falsa e la girano ai loro contatti. E’ una vera invasione, anzi un’epidemia, perché la notizia falsa si trasmette, “infetta” persone, che a loro volta la trasmettono ad altre, “infettandole”, con una diffusione rapidissima e pervasiva.
In media un Twitter con una notizia falsa ha il 70% di probabilità in più di essere retwittato di un Twitter con una notizia vera [2]. Se 100 persone ricevono una fake news su WhatsApp o su Facebook o Twitter e ciascuna di esse la invia ad altre 20 persone e ciascuna persona raggiunta dopo un'ora la invia ad altre 20 persone e così ogni ora, dopo solo 4 ore 16 milioni di persone hanno ricevuto la notizia falsa.

Ci si potrebbe chiedere come sia possibile che le falsità battano regolarmente, e di molto, le verità. Gli psicologi sociali che studiano questo fenomeno ci dicono che le fake news sono quasi sempre confezionate bene: si presentano come nuove e originali, sono costruite per suscitare curiosità, sorpresa, indignazione, speranza, per confermare la nostra visione del mondo, i nostri desideri, paure, preconcetti. Inoltre la maggioranza delle notizie false sono credibili. Ecco perché vogliamo subito diffonderle a tutti i nostri contatti [2].

 

Che la maggioranza delle persone ci caschi è dimostrato anche da varie ricerche. Per esempio, chiedendo a un campione di italiani sopra i 17 anni, e che usa abitualmente internet e i social, se si è imbattuto in una fake news, il 29% ha risposto mai, il 18% raramente e il 31% ha risposto qualche volta [3]. Considerata l’enorme diffusione delle notizie false questi dati dimostrano una sola cosa: la maggioranza delle persone non riconosce le fake news e le considera vere. Alla domanda se ci si ritiene abili a riconoscere le notizie false la maggioranza risponde di sì, ritenendo però che la maggioranza delle persone non abbia tali capacità.
Le ricerche evidenziano anche un’errata convinzione di molti: che sono le persone di bassa cultura a credere alle fake news. Invece no: ci cascano anche persone di media e alta istruzione. Come scrive uno dei più importanti smascheratori di fake news: “Ci sono persone a cui fa comodo che crediate che solo i poco scolarizzati caschino nelle bufale. Sono persone che hanno un disperato bisogno di voi, e del vostro scarso spirito critico. Sono persone consce di spacciare pupù, e che per farvela digerire per bene hanno necessità che voi vi crediate superiori a chi casca nelle fake news” [4].

 

La realtà è che ci si casca non per ignoranza ma per pregiudizio. Se abbiamo paura degli stranieri è facile che condivideremo articoli che la confermano, anche se dicono falsità. Se vogliamo guarire dalle nostre malattie senza prendere medicine, crederemo facilmente alle notizie false sulle virtù di erbe e alimenti, se siamo contro quel determinato partito facilmente crederemo alle notizie false che ne dicono male. In psicologia si chiama bias di conferma: più quello che leggiamo, ascoltiamo e vediamo conferma le nostre opinioni e visioni del mondo, più siamo portati a considerare quel tipo di informazione attendibile e, invece, a rigettare, rifiutare ciò che mette in dubbio le nostre certezze.

 

Se si hanno un minimo di conoscenze di psicologia e un po’ di abilità a scrivere o a parlare è abbastanza facile costruire notizie che sembrano vere ma sono false: ecco un altro motivo per cui tante persone o gruppi le producono.
Uno dei più famosi creatori di bufale, Paul Horner, ha ammesso che grazie alle bufale guadagnava almeno 10.000 dollari al mese e con alcune ha guadagnato anche 10.000 dollari in un giorno [5]. Anche in Italia molti creatori o spacciatori di fake news ci guadagnano, e non poco, o grazie alle visualizzazioni della loro pagina o canale e ai guadagni che ciò procura con le inserzioni pubblicitarie presenti o grazie alla notorietà che permette di vendere i loro “prodotti” (libri, servizi, alimenti, farmaci di nessuna utilità, consulenze, conferenze ecc.).

 

Altri producono e diffondono notizie false perché hanno scarsi argomenti per convincere: sono partiti, uomini politici, opinion leader, sette, gruppi religiosi, gruppi contrari alle vaccinazioni, ai farmaci e ad altre scoperte scientifiche.
Quest’anno la maggioranza delle fake news ha riguardato il covid, nel 2018, nell’ordine, il Governo, gli immigrati, i diritti (negati o che si vogliono far riconoscere), la salute (terapie, vaccinazioni, alimentazione ecc.), l’economia, episodi di cronaca nera [6].
Le notizie false sugli stranieri e sui rom quasi sempre spingono alla paura, all’antipatia, all’intolleranza, all’odio; quelle sul Governo a ù

considerarlo inetto, incapace, incompetente, corrotto [6].

 

Butac, uno dei più importanti siti antibufale italiano, ha censito 428 siti che producono o diffondono fake news, escludendo le pagine Facebook e i siti che si proclamano satirici (in realtà inventare notizie false su qualcuno per riderci si chiama calunnia o bullismo e non satira, che è stata definita dalla Cassazione come “manifestazione di pensiero che indica alla pubblica opinione aspetti criticabili o esecrabili di persone, al fine di ottenere, mediante il riso suscitato, un esito finale di carattere etico, correttivo cioè verso il bene” [7]). NewGuard pubblica invece una lista di siti e giornali che creano o diffondono fake news sul covid. Al seguente link potete trovare la lista di Butac (www.butac.it/the-black-list) e qui quella di NewGuard (https://www.newsguardtech.com/it/coronavirus-misinformation-tracking-center). Se scorrete le denominazioni di questi siti vi chiederete: “Ma ci sono anche giornali e notiziari televisivi famosi?!”. No! Vi sono solo siti che cercano di far cred

ere di essere giornali e trasmissioni famose, storpiandone il nome o avendo un altro dominio internet. Insomma già il titolo è una fake.

 

Come si evince scorrendo i nomi di questi siti, le notizie false non sono appannaggio solo di una parte politica o ideologica, vi sono siti bufalari di destra, di sinistra e di centro, ecologisti e antiecologisti, religiosi e antireligiosi.
Qualche consiglio per non essere vittime e complici di chi fabbrica fake news.
1) Non diffondete mai una notizia prima di essere più che certi che non sia una notizia falsa. Diffondere notizie false è immorale (in alcuni casi è anche un reato), inoltre da vittime diventate complici di imbroglioni, truffatori, gruppi eversivi.
2) Diffidate di tutti i titoli sensazionalistici tipo: “Notizia shock”, “Ecco cosa ci nascondono i politici”, “Il segreto che i medici non voglio farti sapere”, ecc. Un articolo o messaggio con un titolo simile al 99% dei casi è una notizia falsa. Siate sospettosi anche degli articoli con titoli tutti in maiuscolo, con punti esclamativi o che invitano a condividere il messaggio ad altre 10 persone o ai vostri contatti.
3) Verificate che la fonte non sia uno degli oltre 400 siti sopra riportati (purtroppo la lista è in continua evoluzione perché alcuni siti cambiano nome o muoiono e ne nascono altri). Diffidate anche di giornali quali Libero, Il Giornale, La Verità che spesso hanno diffuso notizie false o riportato in maniera truffaldina notizie vere.
4) Cercate su un sito antibufala se la notizia è segnalata. Basta digitare su un motore di ricerca www.butac.it o www.bufale.net o https://bufalopedia.blogspot.com seguito dalle parole chiave della notizia avuta. I siti antibufala purtroppo ci mettono almeno un paio di giorni per smascherare una bufala.
5) Verificate se i ragionamenti dell’articolista non sono basati su fallacie logiche [8].
6) Controllate se gli eventuali dati sono riportati sia in termini assoluti che relativi, perché altrimenti non se ne può trarre nessuna conclusione. Per esempio, se leggete “Scoperta una sostanza che aumenta del 300% la rigenerazione dei capelli" non possiamo dedurre che è efficace, perché se prima la rigenerazione era 0 (come nei calvi) e dopo il farmaco continua a essere 0 si può anche dire che c'è stato un aumento del 300%: 0x300 è infatti uguale a 0.
7) Non pensate che poiché la notizia vi è stata trasmessa da un amico o conoscente degno di fede allora è vera, perché, come abbiamo detto, anche persone istruite e per bene sono vittime di fake news.
In ultimo un consiglio: se più volte avete presa per vera una bufala sappiate che siete una persona che facilmente può essere ingannata: è bene, quindi, che prendiate serenamente consapevolezza di ciò e siate molto accorti, perché potreste essere vittima di truffatori, manipolatori, sette e persone senza scrupoli.

 

Note: 1) Islam MS: COVID-19-Related Infodemic and Its Impact on Public Health: A Global Social Media Analysis, The American journal of tropical medicine and hygiene, 2020, 103(4):1-9; 2) https://science.sciencemag.org/content/359/6380/1146.full; 3) Istituto Eumetra Monterosa, 2018; 4) https://www.butac.it/i-luoghi-comuni-e-le-fake-news; 5) https://tg24.sky.it/mondo/2017/03/28/faq-fake-news-post-verita; 6) AGICOM https://www.key4biz.it/wp-content/uploads/2018/11/Allegato-22-11-2018.pdf; 7) Prima sezione penale della Corte di Cassazione, sentenza n. 9246/2006; 8) Per una brevissima illustrazione delle fallacie logiche si veda www.psyjob.it/le-fallacie-una-introduzione-ai-piu-comuni-inganni-dellargomentazione.htm, per saperne di più si legga: FF. Calemi e MP. Paoletti Cattive argomentazioni: come riconoscerle. Ed. Carocci, 2014.
Diffondi questo articolo e le informazioni contenute.

 
AVVISI
Cosa possiamo fare per promuovere un’economia che ha come fine il bene dell’uomo e non l’accumulazione del denaro
Papa Francesco a novembre ha convocato ad Assisi economisti, imprenditori, esponenti del Terzo Settore e altri esperti, tutti giovani, per dibattere su come costruire un’economia che metta al centro il bene di tutti gli uomini (in particolare dei poveri e degli ultimi), la salvaguardia del creato, la pace. Durante questo incontro è stato presentato il documento “Ma io cosa posso fare per l’economia di Francesco?” promosso dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, dai Francescani del Sacro Convento di San Francesco d’Assisi, dalla Fondazione Finanza Etica, dalla Tavola della Pace, dalla Task Force dell’Onu per l’Economia Sociale e Solidale e dall’International Labour Organization. Il documento, scritto da economisti, dirigenti di istituzioni, organizzazioni e associazioni, imprenditori, banchieri, lavoratori, studenti, sindaci e assessori, responsabili di governo, religiosi e volontari, è chiaro, semplice, concreto. Tutti dovrebbero leggerlo e diffonderlo. Lo si trova a questo link https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2020-11/economia-francesco-documento-cosa-posso-fare.html

 
Ti consigliamo un film e un libro


Film: Inside out di P. Docter, film d’animazione della Pixar; 2015.
I protagonisti di questo film sono le emozioni, raffigurate come dei personaggi che popolano la nostra mente. Una bambina da poco è traslocata in un’altra città e nella sua mente si scontrano la gioia, ottimista e positiva, la tristezza, sfiduciata e rinunciataria, la rabbia, impaziente e attaccabrighe, il timore e il disgusto. L’analisi psicologica, per niente banale, di una bambina in crisi nel passaggio tra infanzia e adolescenza, tra una fase della sua vita chiusa e una che si apre e la fatica che bisogna compiere per crescere e maturare, dà vita a un film poetico e divertente.
Premio Oscar, Golden Globes e Critics Choice Award come miglior film d’animazione; nomination per la migliore sceneggiatura.
Libro: La fabbrica, di Joanne Ramos, 2019, Ponte alla Grazie
Una giovane immigrata non riesce a trovare altro lavoro che quello di prestarsi come “fornitrice di utero in affitto” in una “fabbrica di bambini” dove donne povere prestano il loro corpo a chi può permettersi di pagarlo. Il luogo è bello e confortevole e le donne-incubatrici sono trattate con riguardo per fare crescere il bambino che portano in grembo nel migliore dei modi. Ma è pur sempre una fabbrica il cui solo fine è il profitto ferocemente conseguito su soggetti più deboli e fragili della società.

 
Contro l'intolleranza e il razzismo diffondi i video “Un pugno al cuore”, “Anche noi”, “Requiem”
L'intolleranza verso lo straniero, il senzatetto diventa ogni giorno più preoccupante, assumendo spesso le forme del razzismo e della bruta violenza. Rimanere in silenzio, in questa situazione, favorisce il crescere di questa mala pianta. Bisogna parlare e confutare le notizie false, fornire elementi per una corretta conoscenza del fenomeno, risvegliare i sentimenti di pietà, fraternità e solidarietà, amore. Uno strumento per tutto ciò possono essere i video “Un pugno al cuore”, Anche noi” e Requiem, che ti invitiamo a guardare e diffondere.
I video sono su Youtube a questi indirizzi:
Un pugno al cuore: www.youtube.com/watch?v=pOZvhzfhFfE
Anche noi: www.youtube.com/watch?v=dochQxEMRZA&t=5s
Requiem: www.youtube.com/watch?v=44V4JapxQsM&feature=youtu.be

 
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Buongiorno e buon 2021.
Ho il piacere d’informare che, grazie anche all’aiuto di alcuni amici collezionisti di figurine Brioschi, sono riuscito a mantenere la promessa che avevo fatto nel 2015.

La seconda edizione del catalogo delle figurine Brioschi è in rete.
Novità:

  1. Il catalogo ora è completo, ci sono tutte le figurine, anche quelle della sesta serie.

  2. Sono state trovate ulteriori varianti.

  3. Niente più quotazioni.

  4. E’ stata aggiunta una nuova sezione riguardante le cartoline postali Brioschi (Lysoform) della serie “La Posta”.

Il nuovo Catalogo si può consultare scaricandolo dal link


http://www.francescomaida.com/catalogo_brioschi.pdf


Ci sono anche alcune pagine di informazioni su links amici, tra cui quello di CARTANTICA.


Uno dei piaceri del collezionismo è condividere con gli altri le proprie conoscenze; sarebbe quindi per me cosa gradita se il nuovo catalogo fosse divulgato anche sul tuo sito o attraverso le tue conoscenze.

 

Cordialmente
Francesco Maida

 

 

 

BUON FINE E INIZIO ANNO NUOVO

Il 2020 è stato per  tutti un anno difficile, ricordato per la pandemia da Covid-19, lasciando segni indelebili e ferite insanabili.
Fare gli auguri con enfasi ed entusiasmo come gli anni precedenti,  risulterebbe indelicato per chi ha perso persone care, amici e conoscenti,  un segnale di totale insensibilità.


Siamo giunti alla giusta riflessione di rispettare il momento delicato e di estremo dolore che attraversa tutto il mondo.
Il 2021, presumibilmente, si alternerà a infiniti momenti d’emergenza, tra continue restrizioni  e norme mutevoli da rispettare,  con i vari vaccini da protagonista, con la speranza di tornare alla normalità il prima possibile, ma allo stato attuale, forse tra fine dicembre inizi del 2022.


Con il senso di responsabilità e lo spirito propositivo che contraddistingue l’Associazione Circolo “Tempo Libero”, da 27 anni, abbiamo già fissato 4 date, nei mesi di marzo, giugno, settembre e novembre, salvo nuove sospensioni, e valutando volta per volta se sussistano i pressuposti, tutelando prima di ogni cosa la salute e la sicurezza di tutti.


Gli eventi soffrirano piu’ di ogni altra attività, ma la vita è un bene primario in assoluto, subordinata a nessun altro interesse.
Che non sia un segnale di speranza, ma di guardare avanti positivamente e fare sempre del proprio meglio per soddisfare le numerose richieste da parte dei  soci e amici visitatori.


Il Memorial Correale sarà il luogo ideale per cancellare delusioni , un momento di festa, rinnovamento e per ritrovare finalmete il sorriso.

 

Oltre ad augurarcelo, conquistiamocelo un buon 2021!

Per ulteriori informazioni visitate la Pagina Facebook:

 

ASSOCIAZIONE CIRCOLO TEMPO

 

 

 

 

 

 

Cari amici

(da Mt. 2, 2) nel Vangelo della Liturgia del 6 gennaio Epifania del Signore: “abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorare il Signore”.
A “nuovo anno” 2021 appena iniziato possiamo semplicemente ripetere gli auguri tradizionali, che già certamente ci siamo scambiati nelle case oppure on-line; auguri umanamente sinceri di Salute, Pace, serenità e prosperità a tutti, persone e Popoli.
Sappiamo che la vita di ogni giorno ci riserverà eventi belli o brutti, sorprese piacevoli o meno; tuttavia la fede cristiana ci spinge a guardare ogni cosa con sano realismo sempre, anche nel tempo della “pandemia” che non è nuova nella storia.
pdfCardini_Atlante_Pestilenza-12-11-2020_.pdf

Senza trascurare gli avvenimenti in Italia e in tutto il mondo, facciamoci guidare dall’evento che ha cambiato la storia (e la cambia giorno per giorno), il Natale, la nascita di Gesù, dunque la venuta di Dio stesso sulla terra, nella “veste” carnale di un piccolo indifeso Bambino, che per grazia possiamo riconoscere come il Re dei re, come all’inizio fu per i primi pastori e per i Magi.
pdfUn-miracolo-chiamato-nascita-08-01-2021.pdf

La Buona Novella diffusa in tutto il mondo e giunta ”miracolosamente” fino a noi oggi, sia pure costellata fin dall’inizio da persecuzioni (strage dei Santi Innocenti), a Gerusalemme, dunque nel Vicino Oriente (Santo Stefano)  e a Roma (San Lorenzo).
Il Natale di Gesù, è ben descritto da Mons. M. Camisasca, con preziosi cenni alla figura di San Giuseppe e alle Chiese Ortodosse e Protestanti: “L’Incarnazione del Figlio di Dio ci insegna che la fede non è qualcosa che si può vivere solo virtualmente. Il Padre ha mandato suo Figlio, in presenza”:  
http://sancarlo.org/dio-e-vicino/
Dalla Terra Santa:
clicca qui/


Anche gli artisti in ogni campo hanno dato un contributo storicamente memorabile, es. nel cinema, con F. Zeffirelli
(integrale RAI - con il cast degli attori) - https://www.youtube.com/watch?v=6Qf5daSY0EQ

(diario del regista sulla preparazione del film– in RAI  storia) - https://www.youtube.com/watch?v=SiKpY50B-WI
(uno stralcio sottotitolato in English)

 

https://www.youtube.com/watch?v=axaMMfnTBYQ - (breve antologia x immagini - cinema dei volti umani 1'.50'')
https://www.youtube.com/watch?v=o1IiN6fUNc0
 e P.P.Pasolini (con il più “asciutto” Vangelo secondo Matteo, es. San Giuseppe non parla):
https://www.collatio.it/lista-argomenti/documenti/documenti-video/1043-il-vangelo-secondo-matteo-film-di-pier-paolo-pasolini.html

 

Oltre a tanti capolavori nella Storia dell’Arte e nel canto, in particolare
“Pod Tvoju Milost” (Sub Tuum praesidium)  nelle varie esecuzioni da Tradizione Bizantina:
https://www.youtube.com/watch?v=k6hO1pRzlKs - (Marina Valmaggi Fb -  Coro Internazionale San Nicola)

 

https://www.lampadaaimieipassi.it/webgmf/blog/index.php?idArticolo=20181003131959 - (testo originale in Russo + spartito)
https://www.youtube.com/watch?v=P4fIuwhw1nc    - (San  Pietroburgo)
https://www.youtube.com/watch?v=JVyspv-Kf1Y    - (con immagini di Icone Mariane)
https://www.youtube.com/watch?v=bQEQ4vGbmEY - (CD by Bortnyansky, Dimitry -  Amvrosiy Choir)
 https://www.youtube.com/watch?v=vLDS5DhD5aQ   - (Byzant. Cath. Cathedral´s Choir  Bratislava (Slovakia)
https://www.youtube.com/watch?v=Y0kzKUed09Y    - (da Romania - CATEDRALEI ORTODOXE – TIMIŞOARA)
https://www.youtube.com/watch?v=ZEMBF-Gnu4w  - (da Belgrado   - Stabat Mater - Ave Maria)
Ovviamente al “centro” della “storica vicenda” è Maria Vergine e Madre di Dio, definita (In lingua greca) ufficialmente dal Concilio di Efeso (a. 431) THEOTOKOS: - https://it.aleteia.org/2017/10/11/maria-theotokos-concilio-efeso-nestorio-cirillo/

Come vediamo, molti eventi sono simili a quelli del passato anche nel significato: guerre e contrasti cruenti, mentre aggressioni ideologiche esplicite o diabolicamente “sotterranee” (subliminali) segnano oggi la mentalità popolare comune (di ciascuno di noi), i nostri “costumi” e la politica (anche democratica) è incapace di guardare concretamente alle necessità dei poveri e dei deboli, però sempre attenta a contrastare la presenza viva e attiva della fede cristiana nelle “opere” (come dimostrano troppa TV, con internet e tanto giornalismo che creano confusione.
Nella Festa per la Santa Epifania, Papa Francesco ha esortato a “alzare gli occhi, mettersi in viaggio, vedere (con realismo teologale)”; questo sia il nostro impegno, attratti dalla luce offerta dal Dio Bambino.
https://www.ilcattolico.it/catechesi/catechesi-del-santo-padre/epifania-del-signore-06-01-2021.html

Segnaliamo a tutti gli interessati due valide realtà di articoli, iniziative, studi, contatti internazionali,
presenti anche nel web:

-    http://www.lanuovaeuropa.org/
-    http://www.oasiscenter.eu/it

Un cordiale saluto e auguri sinceri per tutto l’anno 2021 appena iniziato, proseguiamo anche con questa Newsletter, il lavoro di raccolta documenti e notizie.
Infine un grazie di cuore a chi ha già contribuito o a chi vorrà farlo per le nostre spese di questo sito.


al termine, con i saluti dello Staff, non può mancare il consueto “appello”:
https://www.orientecristiano.it/sostienici.html

 

Staff of



 

arrow right"BAROMETER" -- Romania “A religious country?” Survey on the state of health of religious belief

A comprehensive survey conducted by three national institutions sheds light on the relationship between faith and civil and social contexts. Confidence in the Churches is growing. People choose to pray individually, but church attendance is low. The influence of mass media and politics. Good relations with the State in the adoption of measures against the COVID-19 pandemic. The views of two bishops and of the Secretary of State for Religious Affairs

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arrow rightL’appello del card Raï ad Aoun e Hariri: un ‘accordo’ per evitare il ‘collasso’

Il primate maronita invoca il superamento della “logica della spartizione della torta”. Al governo servono “specialisti davvero indipendenti e dotati di una coscienza nazionale”. Superare pressioni e logica delle quote, per agire “nell’interesse del Libano”. Ma il leader cristiano Geagea invoca elezioni anticipate.
 
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arrow rightOltre al dolore e alla povertà, il 2020 passerà alla storia anche per i grandi atti di carità cristiana: messaggio del Presidente CELAM

Trujillo (Agenzia Fides) – "Stiamo terminando un anno che la storia ricorderà come un periodo segnato dalla crisi sanitaria globale a seguito del coronavirus - Covid-19, anche la nostra regione non è stata estranea a questa dura realtà" afferma Mons. Miguel Cabrejos, Arcivescovo di Trujillo e Presidente del CELAM, all'inizio del suo messaggio per il nuovo anno. In solidarietà con chi vive il rigore della pandemia sottolinea: “abbiamo perso molti nostri fratelli; il numero di infetti continua   segue

 

arrow rightIRAQ - Il leader sciita Muqtada al Sadr crea un comitato per la restituzione dei beni immobiliari usurpati a proprietari cristiani

Mosul (Agenzia Fides) – Il leader sciita iracheno Muqtada al Sadr, capo della formazione politica sadrista che gode di una forte rappresentanza nel Parlamento di Baghdad, ha disposto la creazione di un Comitato incaricato di raccogliere e verificare notizie e reclami riguardanti i casi di esproprio abusivo di beni immobiliari subiti negli ultimi anni da proprietari cristiani in diverse regioni del Paese. La decisione è stata comunicata con una dichiarazione, diffusa nei primi giorni del 2021, in cui si indicano i nomi dei ... segue

 

arrow rightPapa Francesco: la preghiera per vivere la grazia della fratellanza

Nel primo video del Pontefice del 2021, l’intenzione di preghiera di gennaio è dedicata alla fraternità che spinge a conoscere e ad amare gli altri, “fratelli e sorelle di altre religioni”
Benedetta Capelli – Città del Vaticano  
Si apre nel segno della fratellanza il primo video del Papa del 2021, nel quale Francesco raccomanda alla Chiesa di pregare per tutto il mese di gennaio. Un’intenzione, sviluppata dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa (Apostolato della Preghiera) con il sostegno di Vatican Media, che richiama la recente enciclica Fratelli tutti e prima ancora l’importante Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, sottoscritto da Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb ad Abu Dhabi, il 4 febbraio 2019.
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arrow rightStankiewicz, le esequie del maestro del diritto canonico . In Vaticano i funerali dell’85.enne vescovo polacco, decano emerito della Rota Romana, istituzione che ha servito dal 1969
L'Osservatore Romano

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arrow rightBalcani, rischio catastrofe umanitaria. La Caritas: dignità per i migranti (+ audio)

 

Nessun aiuto e nessuna alternativa di accoglienza ai migranti destinati al campo di Lipa, prima bruciato e ora in fase di ricostruzione. Le condizioni di vita non sono accettabili, bisogna rispondere con alternative significative. Il racconto della Caritas da Sarajevo: "Un futuro migliore è possibile" -- Tiziana Campisi e Gabriella Ceraso - Città del Vaticano    --   In Bosnia ed Erzegovina si rischia la catastrofe umanitaria. Dieci giorni fa un vasto incendio ha distrutto il campo per rifugiati a Lipa, mandando in fumo le speranze e la stabilità, seppur precaria, di circa 1200 persone di diverse provenienze intenzionate a raggiungere l'Europa centrale e settentrionale.
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arrow rightTerremoto in Croazia: la “cura dell’ascolto” per i terremotati di Petrinja e Sisak

A 9 giorni dal forte terremoto che ha colpito la Croazia la macchina dei soccorsi non si ferma. Nonostante le scosse siano continue e rendano le operazioni di aiuto difficoltose, Esercito, Protezione civile, Vigili del Fuoco, Polizia e Forze locali stanno raggiungendo anche i villaggi  più lontani, dove nemmeno le strade arrivano.Con loro i volontari della   segue

 

 

arrow rightVADEMECUM ECUMENICO ON-LINE IN 4 LINGUE (anche FRANCESE)

Il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani è lieto di informare che il suo nuovo documento "Il Vescovo e l'Unità dei Cristiani: Vademecum ecumenico", pubblicato con la benedizione di Papa Francesco, è ora online in diverse lingue  [Français] [English] [Español].
Nelle sue pagine si offrono indicazioni utili al fine di promuovere la partecipazione delle diocesi nel Movimento Ecumenico, sotto la guida dei loro pastori e ispirati ai principi cattolici per l’ecumenismo.  --  Come lo scrive nella sua prefazione il Cardinale Kurt Koch, il Vademecum “è offerto ai vescovi diocesani ed eparchiali per aiutarli a comprendere e ad attuare meglio la loro responsabilità ecumenica": un aspetto fondamentale del loro ministero episcopale.

 

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Καὶ ὁ λόγος σὰρξ ἐγένετο καὶ ἐσκήνωσεν ἐν ἡμῖν,
καὶ ἐθεασάμεθα τὴν δόξαν αὐτοῦ,
δόξαν ὡς μονογενοῦς παρὰ πατρός,
πλήρης χάριτος καὶ ἀληθείας·

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.


Auguri per il Santo Natale
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Quell’anno a Betlemme solo alcuni pastori andarono a “vedere” quella LUCE

 

che proveniva da una grotta BUIA…


NOI INVECE ORA SAPPIAMO che quella LUCE può illuminare la nostra VITA

 

Auguri

 

 



Oggi, 22 Gennaio 2021, è stata istituita in America la giornata della Santità della Vita umana. Nessuna nuova festa più gradita in un momento storico così complesso.

Vogliamo unirci alla gioia di questo meraviglioso momento, riportando le parole di apertura nel riconoscimento di questa giornata:

Ogni vita umana è un dono per il mondo. Che sia nata o non ancora nata, giovane o vecchia, sana o malata, ogni persona è fatta a immagine santa di Dio. L'Onnipotente Creatore offre talenti unici, bei sogni e un grande scopo ad ogni persona. Nella Giornata Nazionale della Santità della Vita Umana, celebriamo la meraviglia dell'esistenza umana e rinnoviamo la nostra determinazione a costruire una cultura della vita in cui ogni persona di ogni età sia protetta, apprezzata e amata.

Nella speranza che anche l’Italia aderisca a questa importante iniziativa e si possa celebrare una Giornata Mondiale della Santità della Vita, Dominus vi anticipa che uscirà nei prossimi mesi, appena le sale cinematografiche riapriranno, con il meraviglioso film UNPLANNED www.unplanned.it totalmente doppiato in Italiano.

Nel frattempo, come ulteriore festeggiamento per questa straordinaria giornata, un codice sconto del 25% riservato a chi riceve questa email, per l’acquisto di tutti i prodotti Dominus (incluso i film on-demand) da inserire nel carrello al termine dell’acquisto. Codice Sconto:

 

VIVAlaVITA

Per qualsiasi dubbio o informazione aggiuntiva, contattateci via email a info@dominusproduction.com oppure via chat sul sito www.dominusproductionstore.com o ancora via telefono allo 0550468068 (Lun. Sab. 9-19)

Ringraziandovi per la condivisione di questa importante missione culturale, vi invitiamo a gioire con noi perchè la vetta è vicina! siamo ancora in salita, ma finalmente la vediamo!
 

Dominus Production

La piaga della droga si combatte mostrando ai giovani modelli positivi. 

Alla FINZIONE di serie televisive spesso mistificatrici della realtà, rispondiamo con una meravigliosa STORIA VERA, quella di Federico Samaden, che grazie all'incontro con Vincenzo Muccioli e con la Comunità di San Patrignano, non solo ha trovato il proprio riscatto, ma ha contribuito a dare un senso alle vite di centinaia di giovanissimi, vittime della stessa trappola in cui lui era caduto.

Una storia autobiografica intensa e bellissima; una storia non solo di “recupero”, ma - come recita il titolo del libro - una storia di RIVINCITA, perché Federico non solo si rialza dalla caduta nel baratro della droga ma, dopo l’incontro con Vincenzo (che con semplicità e naturalezza lo conduce ad un incontro più’ grande, quello con CRISTO), a sua volta di prodigherà per strappare alla droga numerose altre giovani vite.

Come il valore dell'albero si giudica dai frutti, così dal recupero e dalla rinascita di migliaia di giovani si dovrebbe valutare San Patrignano e l'operato del suo fondatore.
Grazie Federico Samaden per aver condiviso questo tuo straordinario cammino con noi tutti.

Il libro FOTOGRAMMI STUPPEFACENTI - STORIA DI UNA RIVINCITA può essere richiesto alla tua libreria di fiducia, oppure sul sito www.dominusproductionstore.com o ancora chiamando il servizio clienti di Dominus Production allo 055.0468068 (dal Lunedì al Venerdi dalle 9 alle 19) o scrivendoci su info@dominusproduction.com.

 Agli amici di Dominus iscritti a questa Newsletter, forniamo un codice sconto per l'acquisto del libro: scrivere  evvivaSANPA sull'apposita casella codice sconto prima del pagamento dell'ordine e riceverete una riduzione del 20% sul prezzo di copertina del libro.

Dominus vuole bene ai propri amici e desidera diffondere le buone letture.
Buon inizio anno a voi tutti.

Dominus Production
Via Il Prato 19a, Firenze
Tel. 055 0468068
(Lun.-Sab. 9.00-19.00)
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Capi di Stato e milioni di partecipanti da tutto il globo inviano in Corea un messaggio di pace

 

Video con traduzione in italiano:  https://tinyurl.com/y6enu2dx

 

Si è svolto in Corea domenica 22 novembre 2020 il 3° Raduno della Speranza che si è concentrato principalmente sulla penisola coreana, settant'anni dopo lo scoppio della guerra di Corea (1950-53) per onorare i veterani di questa guerra. Si è svolta la performance dei Little Angels, un balletto della scuola di danza folkloristica coreana,  per ringraziare i Paesi che sono venuti in aiuto della Corea del Sud e per commemorare il 70 ° anniversario dello scoppio della Guerra di Corea

Tra gli oratori figurano gli attuali ed ex capi di Stato e di governo le cui nazioni hanno prestato servizio nelle forze delle Nazioni Unite durante la guerra di Corea:  Sahle-Work Zewde, Presidente dell'Etiopia, attualmente l'unica donna capo di stato in Africa;  Yves Leterme, Primo Ministro del Belgio (2009-2011);  Stephen Harper, Primo Ministro del Canada (2006-2015), ora Presidente dell'Unione Democratica Internazionale.

Sono inclusi anche i Capi di Stato i cui Paesi hanno superato le tensioni interne e compiuto progressi verso la riconciliazione nazionale: Salva Kiir, Presidente del Sud Sudan, che ha recentemente invitato il Presidente Internazionale dell'UPF a presenziare alla firma dell'Accordo di Pace di Juba;  Uhuru Kenyatta, Presidente del Kenya, Mahinda Rajapaska, Primo Ministro dello Sri Lanka,  George Weah, Presidente della Liberia.


http://www.bolognaupf.it

 

 

 

 

Mostre ed Iniziative Varie 2020

Mostre ed iniziative varie 2019

Mostre ed Iniziative varie 2018

Mostre ed iniziative varie 2017

Mostre ed Iniziative varie 2016

Mostre ed iniziative varie 2015

Mostre ed iniziative varie 2014

Mostre ed iniziative varie 2013

Mostre ed iniziative varie 2012

Mostre ed iniziative varie 2011

Mostre ed iniziative varie 2010


Mostre ed iniziative varie 2009

Mostre ed iniziative varie 2008

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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