Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

 

 

 

MOSTRE, RICORRENZE ED INIZIATIVE VARIE 2021

 

 

In questa pagina troverete, di volta in volta, notizie dedicate ad iniziative e/o Mostre su soggetti di interesse comune: a tematica religiosa, collezionismo vario, recensioni su novità editoriali, ecc. Spero possa esservi utile!

Si declina, comunque, ogni responsabilità circa l'eventuale mancata realizzazione delle stesse o altre inesattezze, non imputabili a Cartantica, che si fa soltanto tramite delle informazioni.

Alcune delle iniziative vengono riportate anche se con ritardo, compatibilmente con gli aggiornamenti del sito.

 

 

 

IL VANGELO DI GAETANO LASTILLA

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ASSUNZIONE DELLA B.V. MARIA - 15.08.2021

 

Lc 1, 39-56 – In quei giorni Maria, messasi in viaggio, si recò in fretta verso la regione montagnosa, in una città di Giuda. Entrò nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.

 

Ed ecco che, appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, le balzò in seno il bambino. Elisabetta fu ricolma di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno. Ma perché mi accade questo, che venga da me la madre del mio Signore?

Ecco, infatti, che appena il suono del tuo saluto è giunto alle mie orecchie, il bambino m'è balzato in seno per la gioia. E beata colei che ha creduto al compimento di ciò che le è stato detto dal Signore».

 

E Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore perché ha considerato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome, e la sua misericordia di generazione in generazione va a quelli che lo temono. Ha messo in opera la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi con i disegni da loro concepiti. Ha rovesciato i potenti dai troni e innalzato gli umili. Ha ricolmato di beni gli affamati e rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, a favore di Abramo e della sua discendenza, per sempre».

 

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi ritornò a casa sua.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Questa è la beatitudine: riuscire a credere nella Sua Parola che si realizza. Lo abbiamo capito anche domenica scorsa: non è davvero una cosa così facile e scontata.

 

Lei, Maria di Nazareth questa cosa è riuscita a farla con serietà e semplicità: serietà perché ha tirato fuori tutti i dubbi e le perplessità prima di accettare l'Annuncio; semplicità perché non ha tanto rimuginato mentalmente prima di accettare e dire "sì".

 

Lei diventa il modello da guardare, la mamma cui confidare le nostre perplessità e i nostri dubbi, la compagna di viaggio nel vivere, l'amica con la quale chiacchierare senza farsi tanti problemi... Il suo credere l'ha portata subito a mettersi in viaggio verso la montagna per andare a dare una mano dove c'era bisogno; il suo fidarsi non è diventato un chiamarsi fuori perché: «... io sì che ho capito e credo in Lui.».

 

Allora anche noi, come lei, saremo beati (fortunati, felici), se avremo la serietà e la semplicità di credere che la Sua parola si "adempirà", in pratica, diventerà realtà vera, storia che salva l'umanità e riporterà la pace, la giustizia, la solidarietà, la libertà sulla terra.

Noi, come Maria, saremo beati se ci metteremo in viaggio nella vita.

Il viaggio che è vivere la famiglia, la scuola, il tempo libero, il lavoro, il divertimento, la malattia, la morte... la vita insomma, vivere tutto questo con lo stile che Lui ci ha insegnato e fatto vedere.

Ancora una volta dobbiamo dire e sapere che domenica dopo domenica l'incontro con Lui ci caricherà, ci motiverà e diventerà nutrimento per il nostro andare.

Esattamente come per lei: la mamma del Figlio, Maria, la Madonna. Lei è stata portata nella Casa con tutta se stessa, ma sarà così anche per noi, in modo diverso, ma nella Casa del Padre anche noi.

 

Dai, allora, che è una bella festa!

Ciao, Don Gigi

ASSUNZIONE DELLA BEATA MARIA SS.MA

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

XIX DOMENICA TEMPO ORDINARIO- 08.08.2021

 

Gv 6, 41-51 –

 

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo».

E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

 

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre.

In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Io mi ritengo fortunato a non essere stato un contemporaneo di Gesù di Nazareth, perché di fronte al suo linguaggio, a certe affermazioni, avrei girato le spalle e non avrei avuto dubbi nel catalogarlo come “fanatico visionario pazzo”.

Sembra addirittura un’istigazione al “cannibalismo”... no, sono certamente fortunato perchè posso rileggere l’esperienza di tanti che prima di me l’hanno ascoltato e hanno creduto in Lui.

Non poteva essere né facile né scontato credere a certe affermazioni che non ammettevano repliche, però, anche i suoi amici:…un gran coraggio e una bell’incoscienza!

Loro facevano i pescatori e sapevano anche fin troppo bene che, se non mangiavi, non potevi affrontare la fatica del mare di notte nè la pesca fatta con la sola forza delle braccia…

E però, loro, di fronte alle Sue Parole, così troppo diverse e nuove, di fronte alle Beatitudini, di fronte alla sfida con il Male che Lui stava lanciando... di fronte a tutto questo, loro sentivano la necessità di un “mangiare diverso”... perchè senza quel “mangiare” non si sarebbe potuto mai fare niente di tutto quello che Lui diceva e invitava a “fare”.

Loro, si sono fidati della “Sua Carne da mangiare”.

Rimane vero che anche adesso non è facile “crederci”, ma almeno noi abbiamo davanti l’esperienza e la vita di don Bosco, di Francesco d’Assisi, di Madre Teresa di Calcutta, delle nostre mamme e dei nostri papà, di tanti giovani e adulti che con semplicità e fino in fondo hanno creduto in quel pane da mangiare... e, per loro, è stata “vita”.

E quella “vita” è diventata esperienza bella e serena per tante altre persone. Il Futuro c’è perché “questo Pane” non mancherà mai.

 

Buona vita con un grande e forte abbraccio. Ciao, don Gigi

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

 

Gv 6, 24-35 -In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù.

Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».

Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».

Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?».

Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».

Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti, il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».

Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».

Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi vie

ne a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

 

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Il cibo che dura e quello che non dura. Per che cosa vale davvero la pena di “sbattersi”?

Non si tratta di fare i “perbenisti” o i “fondamentalisti”, sarebbe un atteggiamento inutile e neppure intelligente.

Gesù di Nazareth sa benissimo che abbiamo bisogno anche del “cibo che non dura”...ed è talmente vero che chiede, ai suoi amici, di dare da mangiare alla tanta gente che era andata ad ascoltarlo e fa anche il “miracolo”..:

«Voi stessi date loro da mangiare», ma essi risposero «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».

C’erano, infatti, circa cinquemila uomini.

Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così.

Gesù prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste. (Lc 9, 11-17).

 

Il problema è che ci si ferma lì… alla “pancia piena”. Se “mangiare” è un diritto di tutti per questo dobbiamo darci da fare per noi e per gli altri…

Lui però, oltre a questo, vuole farci fare un passo avanti, un passo verso un “altro cibo”, un altro Pane. Sì, Gesù di Nazareth vuole farci capire che sarà Lui il Pane da mangiare per “vivere” davvero, per “riempire la pancia del mondo”…di Amore e su questo “cibo” ci “provocherà” per tutto il mese d’agosto.

Proviamo ad “ascoltarlo”.

 

Buona vita. Un grande abbraccio. Ciao don Gigi

 

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

XVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO- 25.07.2021

 

Gv 6, 1-15 - In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».

Diceva così per metterlo alla prova; egli, infatti, sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».

Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.

Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». …

 

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Quando si dice “craponi”! Non c’è niente di peggio di chi non vuole capire e, forse, anche i suoi amici si dimostrano un pò pigri nel “comprendere”…infatti, non si capirebbe perché Gesù si ritrova “tutto solo”.

Immagino che gli sia venuta voglia di mandare tutto all’aria: “Possibile che non capiscano, che non vogliono capire? Re, vogliono farmi “re”! E ne sono anche convinti. Roba da matti!

Anche quelli che io ho “scelto”… sembra quasi che siano contenti perché vedono che faccio cose incredibili e loro possono dire d’essere “miei amici”…Ma quali amici!

Amico è chi fa la volontà di mio Padre! Questi pensano solo a “gasarsi”, magari a diventare famosi...”.

Queste non sono le sue parole, me le sono immaginate io pensando a Lui che, circondato ed esaltato da una folla immensa e dai “suoi”, decide di “stare da solo”.

Sarebbe invece stato più normale e più bello cedere alla tentazione della gente che lo “applaudiva”: bastava poco a prendere in mano il potere, erano tutti dalla sua parte, tutti a tifare per Lui! Anche Satana lo aveva capito e, proprio su questo versante, lo tenterà…

E Lui cosa ti combina? Combina quello che non ti aspetti: Lui si ritira, “tutto solo”. Ma perché? Perché deve fare “due chiacchiere” con Suo Padre, “due chiacchiere” per capire e riprendere coraggio, per non sentirsi “così solo”. Gesù di Nazareth sente il bisogno di pregare, di parlare con Suo Padre.

Chissà che cosa si dicevano, quali commenti facevano…A me piace immaginare che Lui, il Padre, lo tirasse su di morale affermandogli che alla fine non siamo poi così “cattivi”, un po’ craponi sì, ma alla lunga avremmo capito.

Basta, questa è solo fantasia! Però i fatti mi danno ragione perché alla fine i “suoi” lo hanno accolto come si doveva: - come il Salvatore, - l’Amico della vita, - il Redentore, - il Punto di riferimento per il quale dare la vita, - la Parola che detta le “regole” per sconfiggere il Male per sempre, - il Pane da mangiare per “camminare” nella vita dietro e assieme a Lui.

Se gli apostoli ce l’hanno fatta, perché mai non dovremmo farcela anche noi?

Sarà fondamentale però ritrovare la voglia e il tempo di stare un poco da soli con Lui… a fare due chiacchiere, a “pregare”. Dobbiamo ritrovarlo questo tempo del “pregare”… perchè sarà quello che ci rimanderà dentro nella Sua Strada liberi e contenti, pronti a fare la fatica dell’andare controcorrente…, finalmente! Ce lo ha insegnato Lui!

 

Buon’estate, buona vita con un grande e forte abbraccio. Ciao, don Gigi

 

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO- 18.07.2021

 

Mc 6, 30-34 - In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato.

Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.

Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte.

Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

E’ interessante notare come la gente cerchi Gesù perché ha voglia di ascoltarlo (“... e si mise ad insegnare molte cose”). Impressiona che, almeno in questo caso, alla gente non importi di vedere i miracoli: non ci sono malati portati in prima fila per essere guariti o gente che urla la propria sofferenza.

No, c’è gente senza “un pastore”, senza “un punto di riferimento" che ha voglia di ascoltarlo per imparare e basta….o, forse, è lì perché in Lui vede il “Pastore” vero…e il Maestro si commuove.

Grande questo Gesù di Nazareth: anche Dio ha un cuore, ed è grande e sa leggere dentro, di là dalle nostre parole. Quello che a noi manca, ancora una volta, è questa voglia di ascoltarlo e seguirlo perché non interessati, ce ne freghiamo, presi da così tante e “altre” parole che proprio non ci viene in mente che, Lui, ha qualcosa d’importante da insegnarci, ma… se fosse colpa Sua?

Sì, perché non urla né si “pubblicizza” abbastanza, maledizione!

E se invece fosse colpa nostra? Sì, perché non abbiamo voglia, né vogliamo proprio capire che Lui non urlerà mai, Lui ha troppo rispetto della nostra libertà e non ha nessuna intenzione di “violentarla”. Tocca a noi scegliere il “pastore” da seguire: uno e non cinquanta…

 

Quello che “commuove” Gesù di Nazareth è il vederci senza il “pastore” da seguire, brancolando annoiati nei giorni della vita…Mi piace troppo questo Gesù che si “commuove” perché tiene davvero e tanto a noi, ci pensa sempre e ci vuole bene fino in fondo, fino alla fine.

 

Buona vita allora, con Lui al centro. Un abbraccio forte. Ciao.

XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO,

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XV DOMENICA TEMPO ORDINARIO- 11.07.2021

 

Mc 6, 7-13 In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Che fantasia… proprio a noi deve dire di non prendere nulla per il “viaggio”! “Ma dai”, i tempi sono cambiati, forse una volta poteva funzionare, c’era talmente poco o niente che era facile accontentarsi in fretta, e forse davvero bastava un bastone, ma oggi no, oggi non è più possibile !

Noi vediamo le auto in viaggio per le vacanze e ci rendiamo conto di cosa ci portiamo dietro perché siamo convinti che sia tutto assolutamente indispensabile. Le nostre case le abbiamo riempite di tutto e di più perché crediamo che non sia possibile “sopravvivere” senza due televisori, due PC, due automobili, ecc… I nostri armadi si riempiono e si svuotano secondo le mode…i nostri frigoriferi pieni di tutto quello che “serve” anche se poi la metà sarà buttata via per sopraggiunta scadenza…

 

Ci sembra tutto indispensabile per vivere! Abbiamo riempito le nostre giornate anche di cellulari, di SMS, di CD e DVD, di birra e d’alcool, d’aperitivi, di caffè e di canne…ci sembra tutto rigorosamente indispensabile per... “sopravvivere”, però !

Tutto, abbiamo tutto e ci ritroviamo con niente o con troppo poco e lo capiamo dalle nostre noie e dalle nostre paranoie. Abbiamo tutto ma ci manca il “bastone”, il punto d’appoggio per camminare sicuri anche quando la strada non è proprio bella. Ci manca il “bastone” dentro alla nostra vita.

Abbiamo tutto e ci stiamo dimenticando il “bastone”: Lui, Gesù di Nazareth.

Lui vuole accompagnarci perché possiamo mettere i nostri passi (il cuore e la testa) senza troppa paura anche quando la vita si fa dura e difficile: anche allora Lui ci farà camminare con serenità.

Davvero allora siamo pieni di troppe “cose” che non ci servono proprio a niente…e se ci liberassimo di “qualcosa” per prendere la Sua mano e camminare con Lui? Buona vita. Un grande abbraccio.

 

Ciao, don Gigi

 

XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO- 04.07.2021

 

Mc 6, 1-6- In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?».

 

Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Attenzione che non sono i “pagani” a stupirsi, non è lo stupore positivo ma il disprezzo! No, a stupirsi sono i “suoi”: la sua patria, i suoi parenti, casa sua!

“ Ma cosa vuoi che combini un carpentiere? Ma chi crede di essere? “

E fanno anche gli scandalizzati.

A Lui, al carpentiere, non restava che meravigliarsi della loro incredulità e cioè del loro non riuscire a vedere con gioia le cose belle che faceva e che diceva. Lo mettono in condizione di non poter fare nulla: Lui vorrebbe ma non può

! A questo punto viene da pensare a me stesso, a come io mi comporto nei suoi confronti, al grado di fiducia o di sfiducia in quello che Lui ha detto e ha fatto.

E anch’io sono uno dei “suoi” perché il Battesimo mi ha fatto Figlio del Padre, di Suo Padre, e quindi sono diventato Suo fratello, inserito in Lui come il tralcio nella vite: io sono uno di casa sua e, il rischio d’essere “incredulo”, mi tocca da vicino e la Sua meraviglia mi potrebbe riguardare da vicino.

E pensare che mi fido di un sacco d’altre persone: credo in loro e mi fa stare bene pensare d’essere loro amico. Credo e sono convinto di fare bene ad essere così e a comportarmi così e non voglio cambiare…

Solo che vorrei fidarmi di più e totalmente di Lui; vorrei credere fino in fondo in Lui, nella Sua Parola, nel Suo essere Pane per me; vorrei di più essere Suo amico e metterlo davvero al centro della mia vita, del mio fidarmi; vorrei stupirmi nel modo “positivo”...come succede di fronte all’amore gratuito, al dono disinteressato, all’amicizia sincera, al tramonto o ad un cielo stellato.

Vorrei davvero che Lui non si “meravigliasse” mai della mia “incredulità”, vorrei davvero non dargliene motivo per farlo

 

. Buona vita, buon cammino. Un abbraccio, don Gigi

 

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

 Notiziario periodico di Tele Maria / n.35-2021 
 Ancona, Domenica 29 agosto 2021 

LA MADONNA DELLE LACRIME DI SIRACUSA

SAN FRANCESCO DI SALES
LA NECESSITA' DELLA CASTITA'
Dalla "FILOTEA: Introduzione alla vita devota" - Capitolo XII

   La castità è il giglio delle virtù; rende gli uomini simili agli Angeli. Niente è bello se non è puro, e la purezza degli uomini è la castità. Alla castità si dà il nome di onestà, e alla sua conservazione, onore. Viene anche chiamata integrità e il contrario corruzione. Gode di gloria tutta speciale perché è la bella e splendida virtù dell’anima e del corpo.
   Non è mai permesso prendere piaceri impudichi dai nostri corpi, poco importa in che modo. Li legittima soltanto il matrimonio che, con la sua santità, compensa il discredito insito nel piacere. Anche nel matrimonio bisogna avere cura che l’intenzione sia onesta, perché se ci dovesse essere qualche sconvenienza nel piacere che si prende, ci sia sempre l’onestà nell’intenzione che lo ha cercato.
   Il cuore casto è come la madreperla, che può ricevere soltanto le gocce d’acqua che scendono dal cielo, giacché può accogliere soltanto i piaceri del matrimonio, che viene dal cielo. Fuori da ciò non deve nemmeno tollerare il pensiero voluttuoso, volontario e prolungato.
   Come primo grado in questa virtù, Filotea, guarda di non accogliere in te alcun genere di piacere inammissibile e proibito, quali sono tutti quelli che si prendono fuori del matrimonio, o anche nel matrimonio, se si prendono contro le regole del matrimonio.
   Come secondo grado, taglia, per quanto ti sarà possibile, anche i piaceri inutili e superflui, benché permessi e leciti.
   Per il terzo, non legare il tuo affetto ai piaceri e alle soddisfazioni che sono comandate e prescritte; è vero che bisogna prendere i piaceri necessari, ossia quelli che sono legati al fine e alla natura stessa del santo matrimonio, ma non per questo devi impegnare in essi il cuore e lo spirito.

   Del resto, tutti hanno molto bisogno di questa virtù. Coloro che vivono nella vedovanza devono avere una castità coraggiosa, che non soltanto disprezza le occasioni presenti e le future, ma resiste alle fantasie che i piaceri leciti provati nel matrimonio possono suscitare nel loro spirito, che per questo sono più sensibili alle suggestioni poco oneste.
   E’ questa la ragione per cui Sant'Agostino ammira la purezza del suo caro Alipio, che aveva completamente dimenticato e non teneva in alcun conto i piaceri carnali, che aveva conosciuto, almeno in parte, nella sua giovinezza. Prendi a paragone i frutti: un frutto sano e intero può essere conservato o nella paglia o nella sabbia o nelle proprie foglie; ma una volta intaccato, è impossibile conservarlo se non facendone marmellata con l’aggiunta di miele o di zucchero; così avviene per la castità non ancora ferita e contaminata: sono tanti i modi per conservarla, ma una volta intaccata, può conservarla soltanto una devozione eccellente che, come ho detto spesso, è l’autentico miele e lo zucchero delle anime.

   Le vergini hanno bisogno di una devozione semplice e delicata, per bandire dal loro cuore ogni genere di pensieri curiosi ed eliminare con un disprezzo totale ogni genere di piacere immondo che, a essere sinceri, non meritano nemmeno di essere considerato dagli uomini, visto che i somari e i porci li superano in questo campo.
   Quelle anime pure stiamo bene attente; senza alcun dubbio dovranno sempre avere per certo che la castità è incomparabilmente molto meglio di tutto ciò che le è contrario; il nemico, infatti, dice San Girolamo, spinge fortemente le vergini al desiderio di provare il piacere. A tal fine lo rappresenta loro molto più attraente e delizioso di quanto non sia; questo le turba molto, dice quel Padre, perché pensano che quello che non conoscono sia più dolce.
   La piccola farfalla ci è maestra: vedendo la fiamma così bella vuol provare se non sia altrettanto dolce; e, spinta da questo desiderio, non si arrende finché, alla prima prova, ci rimane. I giovani agiscono allo stesso modo: si lasciano talmente affascinare dal falso e vuoto luccichio delle fiamme del piacere che, dopo averci girato intorno con mille pensieri curiosi, finiscono per cadere e perdersi. In questo sono più sciocchi delle farfalle, perché quelle, in una certa misura, hanno motivo di pensare che il fuoco sia anche buono perché è veramente bello; mentre questi sanno bene che quello che vogliono è disonesto, ma non per questo tagliano la stima folle ed esagerata che hanno del piacere.

   Per gli sposati dico che è sicuro, anche se la gente comune non riesce a pensarlo, che la castità è loro molto necessaria; per essi non consiste nell’astenersi in modo totale dai piaceri carnali, ma nel sapersi moderare. Ora, a mio parere, il comando: Adiratevi e non peccate, è più difficile di quest’altro: Non adiratevi affatto. Riesce più facile evitare la collera che controllarla. Lo stesso si può dire dei piaceri carnali: è più facile astenersene completamente che essere moderati.
   E’ vero che la grazia del sacramento del matrimonio dà una forza particolare per attenuare il fuoco della concupiscenza, ma la debolezza di coloro che ne usufruiscono passa facilmente alla permissività, poi alla dissoluzione, dall’uso all’abuso.
   Molti ricchi sono ladri, non per bisogno, ma per avarizia. Così molta gente sposata ruba piaceri disordinati solo per mancanza di padronanza e lussuria, benché abbiano un campo legittimo sufficientemente ampio nel quale muoversi; la loro concupiscenza assomiglia a un fuoco fatuo, che balla qua e là senza fermarsi in alcun luogo.
   E’ sempre pericoloso prendere medicine troppo forti, perché qualora se ne prenda più della giusta dose, o anche se la medicina non è stata ben preparata, ce ne viene del danno: il matrimonio è stato istituito, in parte, anche quale rimedio della concupiscenza; senz’altro è un rimedio di ottima efficacia, ma , attenzione, perché è molto forte, di conseguenza può essere molto pericoloso se non è usato con discrezione.
   Aggiungo che i casi della vita, oltre alle lunghe malattie, spesso separano i mariti dalle mogli. Ecco perché gli sposati hanno bisogno di due generi di castità: la prima, per essere capaci di vivere in astinenza assoluta quando sono separati, nelle occasioni cui ho appena accennato; la seconda, per essere capaci di moderarsi, quando vivono insieme.

   Caterina da Siena vide tra i dannati dell’inferno molti che erano tormentati con supplizi particolarmente atroci per avere profanato la santità del matrimonio: e questo era loro capitato, diceva, non per la gravità del peccato in sé, perché gli omicidi e le bestemmie sono più gravi, ma perché coloro che li avevano commessi vi avevano preso l’abitudine senza più farci caso, e così avevano persistito negli stessi per lungo tempo.

   Vedi dunque che la castità è necessaria a tutti. Procura di essere in pace con tutti, dice l’Apostolo, e di possedere la santità senza di cui nessuno vedrà Dio. Ora, per santità, secondo San Girolamo e San Giovanni Crisostomo, intende la castità.

   Filotea, è proprio vero, nessuno vedrà Dio se non è casto, nessuno abiterà nella sua santa tenda se non è puro di cuore; e, come dice il Salvatore stesso: I cani e i peccatori di sensualità ne saranno esclusi, e beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

 

AUTORE:ANTONIO BORRELL

 

Santuario della Madonna delle Lacrime
Eretto in ricordo della lacrimazione dell'effige della Madonna,
guarda la città dall'alto dei suoi 74 metri.


     Chi va a Siracusa non può non rimanere colpito dalla monumentale struttura di forma conica che domina, dall'alto dei suoi 74 metri, la città. È il Santuario della Madonna delle Lacrime, segno di profonda pietà e fede, eretto a ricordo del miracoloso evento che vide nel 1953, in un'umile abitazione nella non lontana via degli Orti, lacrimare una effige in gesso della Vergine Maria, posta al capezzale di due coniugi siracusani. L'evento miracoloso si ripetè dal 29 agosto al 1° settembre 1953, fra l'incredulità e lo stupore prima di pochi e poi nella generale commozione di un'immensa moltitudine di fedeli. Le lacrime, raccolte e sottoposte ad ogni tipo di analisi ed accertamenti medico-scientifici effettuati da una commissione medica nominata dalla Curia Arcivescovile di Siracusa, risultarono simili a quelle umane.
     La costruzione a pianta circolare (vanta ben 18 ingressi), dal diametro esterno di 80 metri, accoglie la chiesa inferiore o Cripta , inaugurata nell'agosto del 1968, e la chiesa superiore o Santuario, la cui base è sostenuta da 22 travi di cemento armato con un diametro interno di 71.40 metri. All'interno della Cripta, al centro, è situato l'altare maggiore, su cui impera il quadretto della Madonnina.
     Nel Santuario è custodito il Reliquiario, in cui sono conservati alcuni preziosi ricordi del prodigio della Lacrimazione. Realizzato su progetto di Biagio Poidimani, il Reliquiario poggia su un piede dalla base ottagonale ed è costituito da 3 piani sovrapposti. Nel primo sono custoditi: il lembo di un panno che ricopriva il quadro, la metà di un fazzoletto bagnato dalle lacrime, la fiala in cui furono raccolte le lacrime prelevate dalla Commissione dei medici il 1° settembre 1953, alcuni batuffoli di cotone. Agli angoli le statue di S. Pietro, S. Paolo, S. Marziano e S. Lucia. Nel secondo piano quattro pannelli ricordano il prodigio. Nel terzo piano, custodita da quattro angeli, sta l'urna di vetro che regge una delle fialette che servirono per l'analisi microscopica. In essa si conservano, ormai cristallizzate, le lacrime.

     Il Santuario è stato consacrato in occasione della visita a Siracusa (6 Novembre 1994) del Santo Padre: San Giovanni Paolo II.

 

SAN FRANCESCO DI SALES
LA NECESSITA' DELLA CASTITA'
Dalla "FILOTEA: Introduzione alla vita devota" - Capitolo XII

   La castità è il giglio delle virtù; rende gli uomini simili agli Angeli. Niente è bello se non è puro, e la purezza degli uomini è la castità. Alla castità si dà il nome di onestà, e alla sua conservazione, onore. Viene anche chiamata integrità e il contrario corruzione. Gode di gloria tutta speciale perché è la bella e splendida virtù dell’anima e del corpo.
   Non è mai permesso prendere piaceri impudichi dai nostri corpi, poco importa in che modo. Li legittima soltanto il matrimonio che, con la sua santità, compensa il discredito insito nel piacere. Anche nel matrimonio bisogna avere cura che l’intenzione sia onesta, perché se ci dovesse essere qualche sconvenienza nel piacere che si prende, ci sia sempre l’onestà nell’intenzione che lo ha cercato.
   Il cuore casto è come la madreperla, che può ricevere soltanto le gocce d’acqua che scendono dal cielo, giacché può accogliere soltanto i piaceri del matrimonio, che viene dal cielo. Fuori da ciò non deve nemmeno tollerare il pensiero voluttuoso, volontario e prolungato.
   Come primo grado in questa virtù, Filotea, guarda di non accogliere in te alcun genere di piacere inammissibile e proibito, quali sono tutti quelli che si prendono fuori del matrimonio, o anche nel matrimonio, se si prendono contro le regole del matrimonio.
   Come secondo grado, taglia, per quanto ti sarà possibile, anche i piaceri inutili e superflui, benché permessi e leciti.
   Per il terzo, non legare il tuo affetto ai piaceri e alle soddisfazioni che sono comandate e prescritte; è vero che bisogna prendere i piaceri necessari, ossia quelli che sono legati al fine e alla natura stessa del santo matrimonio, ma non per questo devi impegnare in essi il cuore e lo spirito.

   Del resto, tutti hanno molto bisogno di questa virtù. Coloro che vivono nella vedovanza devono avere una castità coraggiosa, che non soltanto disprezza le occasioni presenti e le future, ma resiste alle fantasie che i piaceri leciti provati nel matrimonio possono suscitare nel loro spirito, che per questo sono più sensibili alle suggestioni poco oneste.
   E’ questa la ragione per cui Sant'Agostino ammira la purezza del suo caro Alipio, che aveva completamente dimenticato e non teneva in alcun conto i piaceri carnali, che aveva conosciuto, almeno in parte, nella sua giovinezza. Prendi a paragone i frutti: un frutto sano e intero può essere conservato o nella paglia o nella sabbia o nelle proprie foglie; ma una volta intaccato, è impossibile conservarlo se non facendone marmellata con l’aggiunta di miele o di zucchero; così avviene per la castità non ancora ferita e contaminata: sono tanti i modi per conservarla, ma una volta intaccata, può conservarla soltanto una devozione eccellente che, come ho detto spesso, è l’autentico miele e lo zucchero delle anime.

   Le vergini hanno bisogno di una devozione semplice e delicata, per bandire dal loro cuore ogni genere di pensieri curiosi ed eliminare con un disprezzo totale ogni genere di piacere immondo che, a essere sinceri, non meritano nemmeno di essere considerato dagli uomini, visto che i somari e i porci li superano in questo campo.
   Quelle anime pure stiamo bene attente; senza alcun dubbio dovranno sempre avere per certo che la castità è incomparabilmente molto meglio di tutto ciò che le è contrario; il nemico, infatti, dice San Girolamo, spinge fortemente le vergini al desiderio di provare il piacere. A tal fine lo rappresenta loro molto più attraente e delizioso di quanto non sia; questo le turba molto, dice quel Padre, perché pensano che quello che non conoscono sia più dolce.
   La piccola farfalla ci è maestra: vedendo la fiamma così bella vuol provare se non sia altrettanto dolce; e, spinta da questo desiderio, non si arrende finché, alla prima prova, ci rimane. I giovani agiscono allo stesso modo: si lasciano talmente affascinare dal falso e vuoto luccichio delle fiamme del piacere che, dopo averci girato intorno con mille pensieri curiosi, finiscono per cadere e perdersi. In questo sono più sciocchi delle farfalle, perché quelle, in una certa misura, hanno motivo di pensare che il fuoco sia anche buono perché è veramente bello; mentre questi sanno bene che quello che vogliono è disonesto, ma non per questo tagliano la stima folle ed esagerata che hanno del piacere.

   Per gli sposati dico che è sicuro, anche se la gente comune non riesce a pensarlo, che la castità è loro molto necessaria; per essi non consiste nell’astenersi in modo totale dai piaceri carnali, ma nel sapersi moderare. Ora, a mio parere, il comando: Adiratevi e non peccate, è più difficile di quest’altro: Non adiratevi affatto. Riesce più facile evitare la collera che controllarla. Lo stesso si può dire dei piaceri carnali: è più facile astenersene completamente che essere moderati.
   E’ vero che la grazia del sacramento del matrimonio dà una forza particolare per attenuare il fuoco della concupiscenza, ma la debolezza di coloro che ne usufruiscono passa facilmente alla permissività, poi alla dissoluzione, dall’uso all’abuso.
   Molti ricchi sono ladri, non per bisogno, ma per avarizia. Così molta gente sposata ruba piaceri disordinati solo per mancanza di padronanza e lussuria, benché abbiano un campo legittimo sufficientemente ampio nel quale muoversi; la loro concupiscenza assomiglia a un fuoco fatuo, che balla qua e là senza fermarsi in alcun luogo.
   E’ sempre pericoloso prendere medicine troppo forti, perché qualora se ne prenda più della giusta dose, o anche se la medicina non è stata ben preparata, ce ne viene del danno: il matrimonio è stato istituito, in parte, anche quale rimedio della concupiscenza; senz’altro è un rimedio di ottima efficacia, ma , attenzione, perché è molto forte, di conseguenza può essere molto pericoloso se non è usato con discrezione.
   Aggiungo che i casi della vita, oltre alle lunghe malattie, spesso separano i mariti dalle mogli. Ecco perché gli sposati hanno bisogno di due generi di castità: la prima, per essere capaci di vivere in astinenza assoluta quando sono separati, nelle occasioni cui ho appena accennato; la seconda, per essere capaci di moderarsi, quando vivono insieme.

   Caterina da Siena vide tra i dannati dell’inferno molti che erano tormentati con supplizi particolarmente atroci per avere profanato la santità del matrimonio: e questo era loro capitato, diceva, non per la gravità del peccato in sé, perché gli omicidi e le bestemmie sono più gravi, ma perché coloro che li avevano commessi vi avevano preso l’abitudine senza più farci caso, e così avevano persistito negli stessi per lungo tempo.

   Vedi dunque che la castità è necessaria a tutti. Procura di essere in pace con tutti, dice l’Apostolo, e di possedere la santità senza di cui nessuno vedrà Dio. Ora, per santità, secondo San Girolamo e San Giovanni Crisostomo, intende la castità.

   Filotea, è proprio vero, nessuno vedrà Dio se non è casto, nessuno abiterà nella sua santa tenda se non è puro di cuore; e, come dice il Salvatore stesso: I cani e i peccatori di sensualità ne saranno esclusi, e beati i puri di cuore perché vedranno Dio.

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.39-2021 
 Ancona, Domenica 15 agosto 2021 


L'ASSUNZIONE IN CIELO DI MARIA IN ANIMA E CORPO
ANTICIPO DELLA RISURREZIONE DEI CORPI

ANNO SANTO - 1° novembre 1950
Nella solennità di "Tutti i Santi" PIO XII PROCLAMA IL DOGMA
DELL'ASSUNZIONE DI MARIA IN CIELO IN ANIMA E CORPO

Il dogma è stato proclamato da papa Pio XII il 1º novembre 1950, durante l'Anno Santo, attraverso la costituzione apostolica "Munificentissimus Deus". Questo è il passaggio finale del documento, con la solenne definizione dogmatica: «Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica» (Munificentissimus Deus).

Era il 1° novembre 1950. Pio XII proclamava l’Assunzione di Maria al cielo in corpo e anima

La costituzione apostolica con la definizione del dogma è la Munificentissimus Deus, nella quale il papa, dopo aver sottolineato che “riteniamo giunto il momento prestabilito dalla provvidenza di Dio per proclamare solennemente questo privilegio di Maria vergine”, afferma: “Noi, che abbiamo posto il Nostro pontificato sotto lo speciale patrocinio della santissima Vergine, alla quale Ci siamo rivolti in tante tristissime contingenze, Noi, che con pubblico rito abbiamo consacrato tutto il genere umano al suo Cuore immacolato, e abbiamo ripetutamente sperimentato la sua validissima protezione, abbiamo ferma fiducia che questa solenne proclamazione e definizione dell’assunzione sarà di grande vantaggio all’umanità intera, perché renderà gloria alla santissima Trinità, alla quale la Vergine Madre di Dio è legata da vincoli singolari. Vi è da sperare infatti che tutti i cristiani siano stimolati da una maggiore devozione verso la Madre celeste, e che il cuore di tutti coloro che si gloriano del nome cristiano sia mosso a desiderare l’unione col corpo mistico di Gesù Cristo e l’aumento del proprio amore verso colei che ha viscere materne verso tutti i membri di quel Corpo augusto. Vi è da sperare inoltre che tutti coloro che mediteranno i gloriosi esempi di Maria abbiano a persuadersi sempre meglio del valore della vita umana, se è dedita totalmente all’esercizio della volontà del Padre celeste e al bene degli altri; che, mentre il materialismo e la corruzione dei costumi da esso derivata minacciano di sommergere ogni virtù e di fare scempio di vite umane, suscitando guerre, sia posto dinanzi agli occhi di tutti in modo luminosissimo a quale eccelso fine le anime e i corpi siano destinati; che infine la fede nella corporea assunzione di Maria al cielo renda più ferma e più operosa la fede nella nostra risurrezione”.

 

Santa Maria del Terzo Millennio alle Tre Fontane
12 aprile
Apparizioni: 12 aprile, 6, 23 e 30 maggio 1947

 

Roma, 12 aprile 1947, Sabato in Albis

   Una giornata di primavera, in cui la vita sembra ridestarsi dopo gli orrori della guerra. Alla Stazione Ostiense Bruno Cornacchiola(1913-2001), tranviere romano di 34 anni, insieme ai suoi figli, Isola di 10 anni, Carlo di 7 anni e Gianfranco di 4 anni, perduto il treno per il Lido Ostia, decide di dirigersi sulla Via Laurentina alle Tre Fontane, luogo famoso per il martirio di San Paolo e per la cioccolata dei Trappisti. Bruno cerca un luogo tranquillo per preparare il discorso che dovrà pronunciare il giorno seguente sul tema: “Maria non è sempre Vergine e Immacolata”. E’ l’occasione per diventare pastore avventista e riscattarsi da un passato trascorso nella miseria e nell’ignoranza, anche religiosa. Egli è diventato acerrimo nemico della Chiesa Cattolica durante la guerra civile in Spagna (1936-1939) dove è convinto da un militare tedesco luterano ad accettare il protestantesimo. Accecato dall’odio, a Toledo compra un pugnale per uccidere il Papa. Tornato a casa, impone alla moglie Iolanda di seguirlo nel protestantesimo. Lei accetta dopo aver tentato di dissuaderlo chiedendogli, come ultima speranza, la pratica dei nove primi venerdì al Sacro Cuore di Gesù.
   Bruno, siede sotto un eucalipto, sfoglia la Bibbia e comincia a prendere appunti, mentre i figli giocano a palla, nella radura ove si scorge una grotta, scavata nel tufo, buia e maleodorante.

La Bella Signora…
   Bruno sta scrivendo, quando le voci dei figli, lo interrompono: “Papà, la palla si è persa!”. Inizia la ricerca, ma i suoi figli cadono in ginocchio uno dopo l’altro davanti alla grotta buia e con le mani giunte ripetono: “Bella Signora, Bella Signora…”. Bruno non riesce a smuoverli e spaventato esclama: “Dio salvaci tu!”. Un velo cade dai suoi occhi e anche lui vede la “Bella Signora”, poggiata a piedi nudi su un blocco di tufo. Ella ha lo sguardo mestamente benigno, i capelli neri ricoperti da un lungo manto colore dell’erba dei prati a primavera; la veste candida è cinta ai fianchi da una fascia rosa.

Parla a Bruno con voce soave e si presenta: “Sono la Vergine della Rivelazione. Tu mi perseguiti, ora basta. Rientra nell’Ovile Santo (Chiesa Cattolica)…”. Il celeste colloquio dura circa un’ora e racchiude un messaggio da consegnare personalmente al Papa. La Madre di Dio nella mano destra stringe un libro color cenere: è la Sacra Scrittura, e con la sinistra indica una veste nera sacerdotale in terra, vicino ad una croce frantumata.
   La visione si dilegua lentamente, Maria sorride, accenna due passi e andandosene si rivolge verso San Pietro, mentre un dolce profumo pervade la grotta.

Il primo anello tra la terra e il cielo

   La Vergine per dare la certezza a Bruno che l’Apparizione è vera, gli dà un segno; egli deve cercare un sacerdote che alla domanda: “Padre, io le devo parlare”, risponda: “Ave Maria figliolo, che cosa vuoi?”. Maria indica al veggente e, attraverso di lui, a tutti noi, che il ritorno a Dio inizia tramite il sacerdote, che è il primo anello tra terra e cielo: egli quando celebra la Santa Messa ci unisce alla liturgia del cielo, anticipando la vita eterna quando Dio sarà tutto in tutti (cfr. Catechismo Chiesa Cattolica 1326).
   Bruno, dal 12 al 28 aprile cerca disperatamente il sacerdote designato, pregando di notte e supplicando la Bella Signora di aiutarlo. Su consiglio della moglie Iolanda, come ultimo tentativo, si reca nella sua parrocchia di Ognissanti: in sacrestia, nascondendosi per non farsi riconoscere, tira per l’orlo della cotta un sacerdote, dicendo: “Padre, dovrei parlarle…”, Don Frosi risponde: “Ave Maria figliolo”: questa è la conferma! Don Frosi gli indica un altro confratello, Don Gilberto Carniel, che si occuperà della formazione religiosa di Bruno e della moglie fino all’abiura, avvenuta il 7 maggio 1947, giorno in cui la famiglia Cornacchiola rientra nella Chiesa Cattolica.

Un pugnale per Pio XII
Il 9 dicembre 1949, alla fine del Santo Rosario recitato dai tranvieri romani nella sua cappella privata, Pio XII chiede: “Qualcuno di voi vuol parlarmi?”. Si fa avanti Bruno, inginocchiandosi gli chiede perdono per avere avuto l’intenzione di ucciderlo; gli consegna la Bibbia protestante e il pugnale sul manico del quale aveva scritto: ”A morte il Papa”. Il Papa risponde sorridendo: “Caro figlio, con ciò non avresti fatto altro che dare un nuovo martire alla Chiesa e un nuovo Papa”.

Io sono Colei che sono nella Trinità Divina
   La Vergine Maria ci ricorda che Lei è intimamente legata alla SS. Trinità: Lei è Figlia del Padre, Madre del Figlio e Sposa dello Spirito Santo. 
   “Dio Spirito Santo, che è sterile nella Divinità, cioè non produce altra persona divina, è divenuto fecondo per mezzo di Maria, che ha sposato. E’ con Lei, in Lei e da Lei che Egli ha prodotto il suo capolavoro, che è Dio fatto uomo, e che produce ogni giorno, fino alla fine del mondo, i cristiani fedeli, membri del corpo di questo capo adorabile: perciò quanto più egli trova Maria, sua cara e indissolubile sposa in un’anima, tanto più diventa operante e potente per formare Gesù Cristo in quell’anima e l’anima in Gesù Cristo” (San Luigi Maria Grignion De Montfort: "Trattato della Vera devozione a Maria", n.20).
   Sono la Vergine della Rivelazione. Maria è nella Rivelazione Divina, cioè di Lei e dei suoi privilegi si parla in tutta la Sacra Scrittura, interpretata secondo il Magistero della Chiesa Cattolica. Senza il Magistero della Chiesa Cattolica, infatti, si corre il rischio di dare un’interpretazione soggettivistica della Parola di Dio e di utilizzarla “a proprio uso e consumo”, per avallare le proprie idee, proprio come voleva fare il Cornacchiola.
   “Ecco la vera Chiesa” ribadisce Bruno, “la Chiesa che vive di Gesù Eucaristia, che riconosce in Maria Immacolata la madre amatissima, che obbedisce e difende la “Santità del Padre”. “Amiamo il Papa”, conclude, “e viviamo questa unità d’amore e di obbedienza con Pietro. Chi non vuole viverla si oppone alla volontà di Cristo che vuole che i suoi siano “perfetti nell’unità”.
   I nove primi Venerdì al Sacro Cuore di Gesù, promessa divina, ti hanno salvato. La moglie di Bruno, Iolanda, continuamente maltrattata perché non voleva lasciare la Chiesa Cattolica e accettare il protestantesimo, fa, come ultima speranza, una richiesta al marito: praticare la devozione dei nove primi venerdì del mese. Lei spera e chiede la conversione di Bruno che acconsente e riceve per nove volte, senza la confessione, ogni primo venerdì del mese, l’Eucaristia. Tuttavia, al termine della pia pratica, non muta parere e così, fallita la prova, anche Jolanda passa al protestantesimo. Ma il Signore mantiene la promessa legata alla pia pratica dei nove primi Venerdì del mese, affidata a Santa Margherita Maria Alacoque, e la Vergine della Rivelazione lo conferma a Bruno nell’apparizione dicendo: “I nove primi venerdì al Sacro Cuore, promessa divina, ti hanno salvato”.
   Il mio corpo non poteva marcire e non marcì…da mio Figlio e dagli angeli fui portata in cielo. La Vergine della Rivelazione ha anticipato la definizione del dogma dell’Assunzione, che verrà proclamato dal Papa Pio XII il 1° novembre 1950. Maria, assimilata a suo Figlio Gesù nella croce, lo fu anche nella morte, venendo assunta in cielo in anima e corpo.
   Dal Catechismo della Chiesa Cattolica n. 966: “Infine, l’immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima, e dal Signore esaltata come la Regina dell’universo. perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, il Signore dei dominanti, il vincitore del peccato e della morte”. L’Assunzione della Santa Vergine è una singolare partecipazione alla Risurrezione del suo Figlio e un’anticipazione della risurrezione degli altri cristiani.
   Nel 1997 il Santo Padre Giovanni Paolo II ha approvato la denominazione del luogo in “Santa Maria del Terzo Millennio alle Tre Fontane”.

 

Fonte: www.divinarivelazione.org

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.38-2021 
 Ancona, Mercoledì 11 agosto 2021 

Il miracolo della notte di Natale


Come essendo inferma santa Chiara, fu miracolosamente portata la notte di Natale alla chiesa di santo Francesco, ed ivi udì l’ufficio.

     Essendo una volta santa Chiara gravemente inferma, sicché ella non potea punto andare a dire l’ufficio in chiesa con l’altre monache; vegnendo la solennità della natività di Cristo, tutte l’altre andarono al mattutino; ed ella si rimase nel letto, mal contenta ch’ella insieme con l’altre non potea andare ad aver quella consolazione ispirituale.
   Ma Gesù Cristo suo sposo, non volendola lasciare così sconsolata, sì la fece miracolosamente portare alla chiesa di santo Francesco ed essere a tutto l’ufficio del mattutino e della messa della notte, e oltre a questo ricevere la santa comunione, e poi riportarla al letto suo.
   Tornando le monache a santa Chiara, compiuto l’ufficio in santo Damiano, sì le dissono: «O madre nostra suora Chiara, come grande consolazione abbiamo avuta in questa santa natività! Or fusse piaciuto a Dio, che voi fossi stata con noi!».
   E santa Chiara risponde: «Grazie e laude ne rendo al nostro Signore Gesù Cristo benedetto, sirocchie mie e figliuole carissime, imperò che ad ogni solennità di questa santa notte, e maggiori che voi non siate state, sono stata io con molta consolazione dell’anima mia; però che, per procurazione del padre mio santo Francesco e per la grazia del nostro Signore Gesù Cristo, io sono stata presente nella chiesa del venerabile padre mio santo Francesco, e con li miei orecchi corporali e mentali ho udito tutto l’ufficio e il sonare degli organi ch’ivi s’è fatto, ed ivi medesimo ho presa la santissima comunione. Onde di tanta grazia a me fatta rallegratevi e ringraziate Iddio».

 

   A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.

Il 14 febbraio 1958 Pio XII, con il breve apostolico "Clarius explendescit", dichiarava Santa Chiara d’Assisi (1194-1253) "Patrona universale della televisione". Il Papa, dopo aver affermato che dalla televisione "possono venire grandissime utilità, ma purtroppo anche danni non lievi, particolarmente per la grande facilità di usarla entro le stesse pareti domestiche", motivò la sua decisione con queste parole: "È parso quindi opportuno che una tanto importante scoperta sia messa sotto particolare protezione celeste, perché siano allontanati i mali che potrebbero venirne, e ne sia favorita l’utilità".
     La scelta cadde sulla santa assisana, come è accennato nel medesimo testo, per il noto episodio di cui fu protagonista la notte di Natale del 1252, anno precedente la sua morte. I particolari ci sono noti attraverso i Fioretti, le antiche biografie, in particolare la Legenda "Sanctae Clarae Virginis" di Tommaso da Celano, le testimonianze delle suore al processo di canonizzazione del novembre di quello stesso 1253 (era morta l’11 agosto). Suor Filippa di Sassorosso d’Assisi, che fu una delle prime compagne, depose: "Narrava anchora la predicta madonna Chiara come ne la nocte de la Natività del Signore proximamente passata, non potendo epsa per la grave infirmità levarse dal lecto per intrare nella cappella, le sore andarono tucte al Matutino al modo usato, lassando lei sola. Allora, epsa madonna suspirando disse: ‘O Signore Dio, eccho che so’ lassata sola ad te in questo loco’. Allora subitamente incominciò ad udire li organi et responsorii et tucto lo offitio delli Frati della chiesa de sancto Francesco, come si fusse stata lì presente".
     Il miracolo è anche esaltato in uno dei capitoli più suggestivi dei Fioretti il cui anonimo autore – dopo aver riferito che "ella sola rimase nel letto, mal contenta ch’ella insieme coll’altre non potea andare e avere quella consolazione spirituale" e che poté vedere e udire dal suo povero giaciglio in S. Damiano la liturgia della lontana chiesa di San Francesco – così continua: "Tornate le monache (...) sì le dissono: ‘O madre nostra suora Chiara, come grande consolazione abbiamo avuta in questa santa notte della natività di Cristo! Or fosse piaciuto a Dio, che voi fossi stata con noi!’. E santa Chiara rispose: ‘Grazie e laude rendo al mio signore Gesù Cristo benedetto, sirocchie mie e figliuole mie carissime, imperocché a ogni solennità di questa santissima notte, e maggiore che voi non siete state, sono stata io con molta consolazione dell’anima mia però che (...) io sono stata presente nella chiesa del padre mio santo Francesco, e co’ mie’ orecchi corporali e mentali ho udito tutto il canto e il sonare degli organi che vi s’è fatto’" (Cap. XXXV).
     Così, il 20 dicembre 1953 il sindaco di Assisi Arnaldo Fortini a nome della Società internazionale di studi francescani presentò al vescovo della città mons. Giuseppe Placido Nicolini la seguente proposta: "Pensiamo che un’attività, oggi così intensa e diffusa, debba avere la sua Santa Tutelare, e affacciamo umilmente la proposta che a patrona della radio e della televisione venga eletta santa Chiara d’Assisi".
     Il vescovo, che già nel 1939 si era attivato perché san Francesco fosse proclamato Patrono d’Italia, fece pervenire la proposta alla Santa Sede. Il 29 gennaio 1955, intanto, negli stabilimenti della Marelli di Sesto San Giovanni veniva dedicato a Santa Chiara il reparto televisivo alla presenza dell’arcivescovo di Milano mons. Montini (futuro Paolo VI) e, nell’autunno del 1957, la stessa santa veniva eletta Patrona della televisione spagnola.
     L’istanza assisana, come s’è visto, fu ufficialmente accolta da Pio XII che nel ‘breve’ del 14 febbraio 1958 scrisse: "Dichiariamo e costituiamo Santa Chiara d’Assisi, vergine, patrona della televisione, con tutti i privilegi e gli onori propri dei celesti patroni".

 

PIO XII
ALLA NASCITA DELLA TELEVISIONE
Dall'Enciclica "MIRANDA PRORSUS"
(La meravigliosa invenzione)

     Le meravigliose invenzioni tecniche, di cui si gloriano i nostri tempi, benché frutti dell'ingegno e del lavoro umano, sono tuttavia doni di Dio, nostro creatore, dal quale proviene ogni opera buona: "Egli, infatti, non solo ha dato l'esistenza al creato, ma lo stesso creato conserva e sviluppa”. Alcune di queste invenzioni servono a moltiplicare le forze e le possibilità fisiche dell'uomo; altre a migliorare le sue condizioni di vita; altre ancora, e queste più da vicino toccano la vita dello spirito, servono - direttamente, o mediante artifici di immagini e di suono - a comunicare alle moltitudini, con estrema facilità, notizie, idee e insegnamenti, quali nutrimento della mente, anche nelle ore di svago e di riposo.
     Tra le invenzioni riguardanti quest'ultima categoria, uno straordinario sviluppo hanno preso, durante il nostro secolo, il cinema, la radio e la televisione.
     La Chiesa ha accolto queste invenzioni, fin dall'inizio, non solo con particolare gioia, ma anche con materna ansia e vigilante sollecitudine, volendo essa proteggere da tutti i pericoli i suoi figli, sulla via del progresso. Tale sollecitudine deriva direttamente dalla missione affidatale dal divin Redentore, perché questi nuovi mezzi, come tutti sanno, hanno un potente influsso sul modo di pensare e di agire degli individui e delle comunità. 
     C'è anche un'altra ragione per cui la Chiesa si ritiene a ciò particolarmente interessata: essa, infatti, per un motivo superiore ad ogni altro, ha un messaggio da trasmettere a tutti gli uomini: il messaggio cioè dell'eterna salvezza; messaggio d'incomparabile ricchezza e potenza; messaggio che ogni uomo, a qualunque nazione o tempo appartenga, è necessario che accolga, secondo le parole dell'apostolo: "A me, che sono meno dell'infimo di tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai gentili la buona novella della imperscrutabile ricchezza di Cristo, e mettere a tutti in luce quale sia l'adempimento del mistero, nascosto da secoli in Dio, creatore di ogni cosa" (Ef 3, 89).
     Nessuno potrà pertanto meravigliarsi se la Suprema Autorità Ecclesiastica si sia occupata di questo importante argomento, allo scopo di assicurare l'eterna salute alle anime acquistate "non con l'oro e l'argento corruttibili... ma col sangue prezioso di Cristo, Agnello immacolato" (1^Pt.1,18-19), e abbia ponderato attentamente tutti i problemi che il cinema, la radio e la televisione pongono oggi ai fedeli.
     Sono trascorsi oltre venti anni dal giorno in cui il nostro predecessore di felice memoria Pio XI, valendosi "della mirabile invenzione marconiana", indirizzò per la prima volta un radiomessaggio "attraverso i cieli a tutte le genti e ad ogni creatura".
     Pochi anni dopo, il medesimo nostro predecessore impartiva al Venerabile Episcopato degli Stati Uniti, con la mirabile enciclica "VIGILANTI CURA" sapienti insegnamenti conformi alle necessità del tempo, circa il cinema, dichiarando tra l'altro "necessario e urgente il provvedere che, anche in questa parte, i progressi dell'arte, della scienza e della stessa perfezione tecnica e industria umana, come sono veri doni di Dio, così alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime siano ordinati, e servano praticamente all'estensione del regno di Dio in terra: affinché tutti, come ci fa pregare la Santa Chiesa, ..."Sic transeamus per bona temporalia, ut non amittamus aeterna".

Il testo completo dell'Enciclica all'indirizzo Internet:
http://w2.vatican.va/content/pius-xii/it/encyclicals/documents/hf_p-xii_enc_08091957_miranda-prorsus.html

(Allocuzione all'Episcopato Italiano)

"Noi crediamo opportuno osservare che la normale vigilanza che deve essere esercitata dall'autorità responsabile del pubblico spettacolo non è sufficiente per le trasmissioni Tv, al fine di eseguire un servizio ineccepibile dal punto di vista morale, ma è necessario un criterio diverso di valutazione, trattandosi di rappresentazioni che devono penetrare nel sacrario della famiglia. Appare, quindi, soprattutto in questo campo l'infondatezza dei pretesi diritti dell'indiscriminata libertà dell'arte, o del ricorso al pretesto della libertà d'informazione e di pensiero, essendo in gioco superiori valori da proteggere, i violatori dei quali non potrebbero sfuggire alle severe sanzioni minacciate dal divin Salvatore".

 

LA DIGNITA' DEL CORPO DEL CRISTIANO

   Siamo in estate, fa caldo, ma non dobbiamo cedere nella tentazione di uscire di casa scollati, mostrare le nostre nudità al mare con costumi inappropriati e tal volta quasi inesistenti; di mostrare agli altri il nostro corpo come un salumiere mostra ai clienti del suo negozio una coscia di prosciutto...
   Siamo stati Battezzati in Cristo, abbiamo ricevuto l'adozione a figli di Dio, siamo morti alla carne, come dice San Paolo... siamo diventati creature nuove in Cristo, tempio dello Spirito Santo! Dobbiamo vivere secondo lo Spirito e non secondo la carne, anche (e specialmente) in estate, sia nei luoghi di svago, di ritrovo, di comunione fraterna, dappertutto. Il Signore non va in vacanza, ci segue con la sua Grazia.
   Purtroppo però, teniamo conto che anche Satana non va in vacanza, e ci rincorre con i suoi tranelli per farci Dannare e far Dannare i figli di Dio.
   Una persona non è responsabile soltanto di se stessa ma degli errori del suo prossimo se dovuti ad una propria mancanza nei confronti di Dio, come ad esempio accade quando per causa di una persona mal vestita un bambino oppure un'altra persona che è sposata viene portata al desiderio impuro della carne e pecca a sua volta, distruggendo l'innocenza che è in lei, ma anche famiglie, l'amore delle persone ad essa legate. In estate questo avviene molto più di quanto possiamo immaginare, perché mascherato sotto la falsa scusante del caldo.

   Almeno chi ha Fede, cerchi quindi di dare in questo tempo il buon esempio cristiano, timorato del Signore e si faccia carico di un comportamento idoneo alla dignità con la quale è stato rivestito da Dio per mezzo di Gesù Cristo e lo testimoni non solo a parole ma sopratutto silenziosamente con la sua vita da discepolo di Gesù, ad imitazione di Maria Santissima e con un modo appropriato di vestirsi, di apparire in pubblico, che non dia scandalo a nessuno e non procuri del Male.

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.37-2021 
 Ancona, Domenica 1° agosto 2021 

SAN FRANCESCO E IL PERDONO DI ASSISI

IL PERDONO DI ASSISI
Dal mezzogiorno del 1° agosto, alla mezzanotte del 2 agosto,
si può lucrare l'indulgenza plenaria di Assisi!

CONDIZIONI PER RICEVERE L'INDULGENZA PLENARIA D EL PERDONO DI ASSISI, (per sé o per i defunti)

- Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti il 1° e il 2 agosto);
- Partecipazione alla Messa e Comunione eucaristica il 1° o 2 agosto;
- Visita ad una chiesa francescana o parrocchiale nel 1° o 2 agosto, dove si rinnova la professione di fede, mediante
1) la recita del CREDO per riaffermare la propria identità cristiana;
2) la recita del PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio ricevuta nel Battesimo;
3) una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

 

COME SAN FRANCESCO CHIESE ED OTTENNE L'INDULGENZA DEL PERDONO 
   Una notte dell'anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l'altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: "Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe". "Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande - gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza".
   E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visone avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: "Per quanti anni vuoi questa indulgenza?". Francesco scattando rispose: "Padre Santo, non domando anni, ma anime". E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: "Come, non vuoi nessun documento?". E Francesco: "Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l'opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni". E qualche giorno più tardi insieme ai Vescovi dell'Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!".

 

L'INDULGENZA SECONDO IL CATECHISMO
   I peccati non solo distruggono o feriscono la comunione con Dio, ma compromettono anche l'equilibrio interiore della persona e il suo ordinato rapporto con le creature. Per un risanamento totale, non occorrono solo il pentimento e la remissione delle colpe, ma anche ma riparazione del disordine provocato, che di solito continua a sussistere. In questo impegno di purificazione il penitente non è isolato. Si trova inserito in un mistero di solidarietà, per cui la santità di Cristo e dei santi giova anche a lui. Dio gli comunica le grazie da altri meritate con l'immenso valore della loro esistenza, per rendere più rapida ed efficace la sua riparazione.
   La Chiesa ha sempre esortato i fedeli a offrire preghiere, opere buone e sofferenze come intercessione per i peccatori e suffragio per i defunti. Nei primi secoli i vescovi riducevano ai penitenti la durata e il rigore della penitenza pubblica per intercessione dei testimoni della fede sopravvissuti ai supplizi. Progressivamente è cresciuta la consapevolezza che il potere di legare e sciogliere, ricevuto dal Signore, include la facoltà di liberare i penitenti anche dei residui lasciati dai peccati già perdonati, applicando loro i meriti di Cristo e dei santi, in modo da ottenere la grazia di una fervente carità. I pastori concedono tale beneficio a chi ha le dovute disposizioni interiori e compie alcuni atti prescritti. Questo loro intervento nel cammino penitenziale è la concessione dell'indulgenza.
                                                                                                   
  (C.E.I., Catechismo degli adulti, n. 710)

 

COMUNICATO
"IUSTITIA IN VERITATE"
http://www.iustitiainveritate.org/green-pass-dalla-dittatura-sanitaria-a-quella-digitale-vademecum/

FAREMO A MENO DI TUTTO, SENZA ALCUN TIMORE DI VOI.
E’ BENE CHE VI SIA CHIARO.

 

BY DANILO QUINTO
21 LUGLIO 2021

 

   Va bene. Faremo a meno dei bar e dei ristoranti. Anche degli stadi, dei cinema, dei teatri, dei musei. Non andremo al lavoro, se ne avremo uno ed eviteremo di farci curare, se imporrete scelte lesive della nostra libertà personale, operate in dispregio di tutte le leggi e della Costituzione.
   Non viaggeremo. Ce ne staremo a casa e vi aspetteremo. Senza alcun timore, perché abbiamo timore solo di Dio. Non abbiamo alcun timore di Voi. E’ bene che vi sia chiaro.
   Ne’ abbiamo timore della morte, che usate come grimaldello per plasmare una società a vostro uso e consumo. Non potete attaccare Dio e vi vendicate attaccando la creatura a cui Dio tiene di più, perché fatta a Sua immagine e somiglianza.
   Fate tutto questo grazie all’accordo “perfetto” che avete siglato con i rappresentanti umani della Chiesa fondata da Nostro Signore Gesu’ Cristo. Voi private l’uomo di tutto quello che fa parte della sua vita terrena. Loro tentano di sottrarre all’uomo la sua dimensione spirituale e non dicono mai una sola parola di Verita’. Cosi come fate Voi.
   State creando un deserto attorno a Voi e soprattutto dentro di Voi. Noi non ci scoraggeremo e non ci faremo prendere dal panico. Gesu’ Cristo ha già vinto il Demonio e non ci fanno paura i suoi ultimi colpi di coda. Sappiamo che la sua opera devastatrice è distruttrice durerà ancora a lungo, ma avra’ una fine definitiva. Allora, e solo allora, in quel deserto, i semi sotterrati dagli Angeli, dai Santi e da tutti gli uomini di buona volontà, che hanno solcato la Terra nel corso dei secoli dopo la Morte e la Resurrezione di Nostro Signore, diventeranno fiori e piante che ci daranno il giusto refrigerio. Appariranno sorgenti di acqua benedetta da Dio. Resisteremo, se Dio vorra’, organizzandoci, usando tutte le armi legali per fermare il Vostro delirio di onnipotenza e per testimoniare sempre, in ogni circostanza, la Verita’. Costi quello che costi. La Santa Madre di Dio proteggerà noi e i nostri figli.
   Continueremo a pregare affinché VEDIATE quello che ora non vedete e sopporteremo cristianamente tutto, anche la Vostra crudelta’. Parteciperemo così, per un poco, alla sofferenza di Cristo sulla Croce. Questo è il nostro premio. In questa ora e per l’eternità.

 

DANILO QUINTO

Chi volesse il mio ultimo libro, NOLITE TIMERE, può scrivere l’indirizzo alla mia email pasqualedanilo.quinto@gmail.com o inviare un messaggio al numero 340.0727761 e lo riceverà a casa. La donazione di 24,00 Euro può essere effettuata sul CONTO POSTEPAY intestato a: Pasquale Quinto – IBAN IT 54 Y 36081 0513820 1764601769 

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Notiziario periodico di Tele Maria / n.36-2021 
 Ancona, Lunedì 26 luglio 2021 

I SANTI GIOACCHINO ED ANNA
GENITORI DI MARIA NELLA SANTA CASA DI NAZARETH
 
La Santa Casa di Loreto è il luogo che accolse la Santa Famiglia di Nazareth. Scrisse San Giovanni Paolo II: “Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all’esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della Famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l’educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia”.
Nell’Angelus del 10 dicembre 1995 il Papa disse: “Chiedo a Maria Santissima che la Casa di Nazaret diventi per le nostre case modello di fede vissuta e di intrepida speranza.Possano le famiglie cristiane, possano i laici apprendere da Lei l’arte di trasfigurare il mondo con il fenomeno della divina carità, contribuendo così ad edificare la civiltà dell’amore”.

CHI RICORDA CHE NELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETOOVE AVVENNE IL CONCEPIMENTO DI GESU’ IN MARIA VERGINE PER OPERA DELLO SPIRITO SANTO AVVENNE ANCHE IL CONCEPIMENTO IMMACOLATO DI MARIA DAI SUOI SANTI GENITORI GIOACCHINO ED ANNA E LA SUA NASCITA?...
LO ATTESTA LA TRADIZIONE E FU RIVELATO A VARI SANTI, COME A SANTA CATERINA DA BOLOGNA,E COMPROVATO SOLENNEMENTE ANCHE DA ALCUNI PAPI,COME IL BEATO PIO IX...

 

LA “VENUTA” “MIRACOLOSA” a Loreto DELLA SANTA CASA DI NAZARETHove MARIA fu “concepita” “IMMACOLATA” nel grembo di Sant’Anna
SECONDO L’INSEGNAMENTO DEL GRANDE PONTEFICE BEATO PIO IX

Bolla “Inter omnia” del 26 agosto 1852

LA GRANDEZZA INCOMPARABILE DEL SANTUARIO DI LORETO

 

E’ UN SINGOLARE PRIVILEGIO DEI SANTI CONIUGI E GENITORI DI MARIADI ESSERE STRETTISSIMAMENTE LEGATI AL DOGMA DELL’IMMACOLATA
E ALLA SANTA CASA OVE ESSI CONCEPIRONO QUELLA FIGLIA IMMACOLATA.QUALE PRIVILEGIO ANCHE PER LORETO E LA CHIESA ITALIANA!...
 Pio IX (nato a Senigallia da madre anconitana), il Pontefice dell'lmmacolata e la Bolla “Ineffabilis Deus” dell’8 dicembre 1854


 

 

 

Dal Libro
LE GLORIE DI S. ANNA
di Mons. GASPARE CINQUE
Canonico della Cattedrale di Napoli
22 settembre 1960
 

IL PAESE DI SANT'ANNA

********

RILIEVI

In: https://www.facebook.com/sergio.brancatello/posts/10218238799218295

.....

Consiglio un tribunale di Norimberga per il ministro della salute Speranza e per i medici di base che hanno prescritto tachipirina al telefono senza mai aver visitato il paziente, fidandosi delle indicazioni di OMS e ministero. Sono stati loro la concausa della crisi sanitaria.
Nessuna visita al paziente.
Nessun farmaco utile.
Solo tachipirina che aumenta l’infezione togliendo ai pazienti due armi fondamentali: la Febbre e il glutatione.
Ho consigliato inoltre loro di cambiare  medico!

   I pazienti che invece ho portato in ospedale perché non sono riuscito a convincerli di rimanere a casa, oppure perché vivendo da soli o molto anziani nn riuscivano a gestirsi da soli, sono in parte deceduti. 
   Molti di questi poveri pazienti sono stati intubati e sottoposti a ventilazione forzata. A marzo e aprile 2020 a nessuno di queste persone è stata data l’idrossiclorochina, perché sconsigliata dal ministero della salute e dall’OMS. Probabilmente c’era l’intenzione di arrivare alla fase vaccinale. 
   Non voglio esprimermi su questo “vaccino” perché privo di qualsiasi sperimentazione. Non vorrei essere licenziato o radiato dall’albo professionale per qualche parola detta di troppo. 

In: https://www.facebook.com/sergio.brancatello/posts/10218238799218295

Dott. SERGIO BRANCATELLO
Medico di emergenza urgenza 118 e di Pronto Soccorso della Regione Piemonte.
Medico volontario dell’Associazione IppocrateOrg,
Direttore sanitario della Marina

Libero docente.

 

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.35-2021 
 Ancona, Giovedì 22 luglio 2021 

 

 

 

LA LIBERTA' IN PERICOLO

La Madonna a Medjugorje:

"PREGATE CON ME PER LA PACE E LA LIBERTA'"

FAREMO A MENO DI TUTTO,SENZA ALCUN TIMORE DI VOI.
E’ BENE CHE VI SIA CHIARO.

 

BY DANILO QUINTO
21 LUGLIO 2021

   Va bene. Faremo a meno dei bar e dei ristoranti. Anche degli stadi, dei cinema, dei teatri, dei musei. Non andremo al lavoro, se ne avremo uno ed eviteremo di farci curare, se imporrete scelte lesive della nostra libertà personale, operate in dispregio di tutte le leggi e della Costituzione.
   Non viaggeremo. Ce ne staremo a casa e vi aspetteremo. Senza alcun timore, perché abbiamo timore solo di Dio. Non abbiamo alcun timore di Voi. E’ bene che vi sia chiaro.
   Ne’ abbiamo timore della morte, che usate come grimaldello per plasmare una società a vostro uso e consumo. Non potete attaccare Dio e vi vendicate attaccando la creatura a cui Dio tiene di più, perché fatta a Sua immagine e somiglianza.
   Fate tutto questo grazie all’accordo “perfetto” che avete siglato con i rappresentanti umani della Chiesa fondata da Nostro Signore Gesu’ Cristo. Voi private l’uomo di tutto quello che fa parte della sua vita terrena. Loro tentano di sottrarre all’uomo la sua dimensione spirituale e non dicono mai una sola parola di Verita’. Cosi come fate Voi.
   State creando un deserto attorno a Voi e soprattutto dentro di Voi. Noi non ci scoraggeremo e non ci faremo prendere dal panico. Gesu’ Cristo ha già vinto il Demonio e non ci fanno paura i suoi ultimi colpi di coda. Sappiamo che la sua opera devastatrice è distruttrice durerà ancora a lungo, ma avra’ una fine definitiva. Allora, e solo allora, in quel deserto, i semi sotterrati dagli Angeli, dai Santi e da tutti gli uomini di buona volontà, che hanno solcato la Terra nel corso dei secoli dopo la Morte e la Resurrezione di Nostro Signore, diventeranno fiori e piante che ci daranno il giusto refrigerio. Appariranno sorgenti di acqua benedetta da Dio. Resisteremo, se Dio vorra’, organizzandoci, usando tutte le armi legali per fermare il Vostro delirio di onnipotenza e per testimoniare sempre, in ogni circostanza, la Verita’. Costi quello che costi. La Santa Madre di Dio proteggerà noi e i nostri figli.
   Continueremo a pregare affinché VEDIATE quello che ora non vedete e sopporteremo cristianamente tutto, anche la Vostra crudelta’. Parteciperemo così, per un poco, alla sofferenza di Cristo sulla Croce. Questo è il nostro premio. In questa ora e per l’eternità.

 

DANILO QUINTO

 

Chi volesse il mio ultimo libro, NOLITE TIMERE, può scrivere l’indirizzo alla mia email pasqualedanilo.quinto@gmail.com o inviare un messaggio al numero 340.0727761 e lo riceverà a casa. La donazione di 24,00 Euro può essere effettuata sul CONTO POSTEPAY intestato a: Pasquale Quinto – IBAN IT 54 Y 36081 0513820 1764601769 

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Commento da Facebook al brano di Apocalisse riportato:
    di Raffaele C. -  
Non credo, il vaccino può salvare vite, smettiamola di fare terrorismo religioso

 

Risposta del Prof. Giorgio Nicolini a Raffaele C.: che scrive:
"il vaccino può salvare vite, smettiamola di fare terrorismo religioso”.

 

Gentile Raffaele,


   riportare un brano biblico Lei lo definisce “terrorismo religioso”, senza evidentemente rendersi conto che esprimendosi in questo modo offende la stessa Parola di Dio. Ciò che viene riportato, infatti, è Parola di Dio – eterna ed immutabile – e nei suoi contenuti non c’è “terrorismo”, ma la rivelazione di una tragica realtà che attende gli uomini che si asserviscono a poteri politici atei ed immorali, poiché rinnegano Dio e le sue Leggi e combattono i credenti.
   Inoltre il brano che ho riportato è seguito da “un punto interrogativo”, cioè da una legittima domanda riguardo al fatto di chiedersi se gli eventi che stiamo vivendo possano corrispondere a quel tempo che era stato preannunciato dalla Parola di Dio, essendoci molti “segni” che lo fanno temere. Si lascia in ogni caso al giudizio della coscienza del credente la valutazione finale. Non si fa perciò alcun “terrorismo religioso”.
   Ci si chiede soltanto se siamo giunti “a quel tempo”, per prepararsi e tutelarsi riguardo alla propria vita spirituale. Diversamente da ciò che viene fatto – e questo è vero “terrorismo mediatico e governativo”! – con l’ossessiva e ansiosa quotidiana dose di allarmismo mediatico, di una malattia che può benissimo essere curata senza alcun decesso con le terapie domiciliari, però impedite ed oscurate dalle stesse Autorità governative (vedi Ministro Speranza & C.).
   Riguardo poi alla Sua affermazione che il vaccino può salvare vite umane, al contrario, sinora – dai dati ufficiali pubblicati dalle Autorità - è stato solo dimostrato che le vaccinazioni hanno già provocato migliaia di morti o di gravi e irreversibili conseguenze in persone sane, in ogni parte del mondo, di cui forse non ne è al corrente. Basta che faccia una ricerca in Internet.
   Oltre al fatto che con la vaccinazione di massa si sono provocate e si continuano a provocare le “varianti”, e quindi un aggravamento epidemico, come ben spiegato e dimostrato da eminenti scienziati (come il premio Nobel Montagnier).
   D’altra parte le stesse case farmaceutiche e le autorità sanitarie non garantiscono nulla circa l’esito dell’inoculazione di quelli che non sono vaccini, ma terapie geniche, atte a modificare il DNA dei soggetti, con sconosciute e temibili conseguenze a lungo termine.
   Ciò che sta avvenendo, in realtà, è un esperimento sociale, atto ad attuare “un controllo dittatoriale” sulla popolazione. Non avvedersi di questo significa essere illusi, fuori dalla realtà e privi di oggettività.
   In ogni caso, mai è lecito – sia dal punto legale che dal punto di vista morale – obbligare qualcuno ad assumere un vaccino contro la sua volontà. Mentre nessuno è impedito dall’assumerlo se lo vuole. Mai e in nessun caso la libertà individuale può venire violentata o repressa con ricatti vili e vergognosi, quali quelli che si vogliono attuare con il “green pass”.
   Siamo ormai in uno stato di polizia e di vera dittatura sanitaria, al quale bisogna opporsi con tutti i mezzi leciti e possibili, a salvaguardia della LIBERTA’, anche e soprattutto di quella “religiosa”, e ben ricordando gli “ammonimenti” della Parola di Dio sopra riportata. Cordialmente.


Prof. GIORGIO NICOLINI

 

ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA'

 

 

 

 

XVII DOMENICA TEMPO ORDINARIO- 25.07.2021

 

Gv 6, 1-15 - In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».

Diceva così per metterlo alla prova; egli, infatti, sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».

Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.

Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». …

 

Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Quando si dice “craponi”! Non c’è niente di peggio di chi non vuole capire e, forse, anche i suoi amici si dimostrano un pò pigri nel “comprendere”…infatti, non si capirebbe perché Gesù si ritrova “tutto solo”.

Immagino che gli sia venuta voglia di mandare tutto all’aria: “Possibile che non capiscano, che non vogliono capire? Re, vogliono farmi “re”! E ne sono anche convinti. Roba da matti!

Anche quelli che io ho “scelto”… sembra quasi che siano contenti perché vedono che faccio cose incredibili e loro possono dire d’essere “miei amici”…Ma quali amici!

Amico è chi fa la volontà di mio Padre! Questi pensano solo a “gasarsi”, magari a diventare famosi...”.

Queste non sono le sue parole, me le sono immaginate io pensando a Lui che, circondato ed esaltato da una folla immensa e dai “suoi”, decide di “stare da solo”.

Sarebbe invece stato più normale e più bello cedere alla tentazione della gente che lo “applaudiva”: bastava poco a prendere in mano il potere, erano tutti dalla sua parte, tutti a tifare per Lui! Anche Satana lo aveva capito e, proprio su questo versante, lo tenterà…

E Lui cosa ti combina? Combina quello che non ti aspetti: Lui si ritira, “tutto solo”. Ma perché? Perché deve fare “due chiacchiere” con Suo Padre, “due chiacchiere” per capire e riprendere coraggio, per non sentirsi “così solo”. Gesù di Nazareth sente il bisogno di pregare, di parlare con Suo Padre.

Chissà che cosa si dicevano, quali commenti facevano…A me piace immaginare che Lui, il Padre, lo tirasse su di morale affermandogli che alla fine non siamo poi così “cattivi”, un po’ craponi sì, ma alla lunga avremmo capito.

Basta, questa è solo fantasia! Però i fatti mi danno ragione perché alla fine i “suoi” lo hanno accolto come si doveva: - come il Salvatore, - l’Amico della vita, - il Redentore, - il Punto di riferimento per il quale dare la vita, - la Parola che detta le “regole” per sconfiggere il Male per sempre, - il Pane da mangiare per “camminare” nella vita dietro e assieme a Lui.

Se gli apostoli ce l’hanno fatta, perché mai non dovremmo farcela anche noi?

Sarà fondamentale però ritrovare la voglia e il tempo di stare un poco da soli con Lui… a fare due chiacchiere, a “pregare”. Dobbiamo ritrovarlo questo tempo del “pregare”… perchè sarà quello che ci rimanderà dentro nella Sua Strada liberi e contenti, pronti a fare la fatica dell’andare controcorrente…, finalmente! Ce lo ha insegnato Lui!

 

Buon’estate, buona vita con un grande e forte abbraccio. Ciao, don Gigi

 

XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LO PUOI VEDERE SU YOUTUBE


E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO- 18.07.2021

 

Mc 6, 30-34 - In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato.

Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.

Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte.

Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

E’ interessante notare come la gente cerchi Gesù perché ha voglia di ascoltarlo (“... e si mise ad insegnare molte cose”). Impressiona che, almeno in questo caso, alla gente non importi di vedere i miracoli: non ci sono malati portati in prima fila per essere guariti o gente che urla la propria sofferenza.

No, c’è gente senza “un pastore”, senza “un punto di riferimento" che ha voglia di ascoltarlo per imparare e basta….o, forse, è lì perché in Lui vede il “Pastore” vero…e il Maestro si commuove.

Grande questo Gesù di Nazareth: anche Dio ha un cuore, ed è grande e sa leggere dentro, di là dalle nostre parole. Quello che a noi manca, ancora una volta, è questa voglia di ascoltarlo e seguirlo perché non interessati, ce ne freghiamo, presi da così tante e “altre” parole che proprio non ci viene in mente che, Lui, ha qualcosa d’importante da insegnarci, ma… se fosse colpa Sua?

Sì, perché non urla né si “pubblicizza” abbastanza, maledizione!

E se invece fosse colpa nostra? Sì, perché non abbiamo voglia, né vogliamo proprio capire che Lui non urlerà mai, Lui ha troppo rispetto della nostra libertà e non ha nessuna intenzione di “violentarla”. Tocca a noi scegliere il “pastore” da seguire: uno e non cinquanta…

 

Quello che “commuove” Gesù di Nazareth è il vederci senza il “pastore” da seguire, brancolando annoiati nei giorni della vita…Mi piace troppo questo Gesù che si “commuove” perché tiene davvero e tanto a noi, ci pensa sempre e ci vuole bene fino in fondo, fino alla fine.

 

Buona vita allora, con Lui al centro. Un abbraccio forte. Ciao.

XVI DOMENICA TEMPO ORDINARIO,

LO POTETE VEDERE SU YOUTUBE

 

XV DOMENICA TEMPO ORDINARIO- 11.07.2021

 

Mc 6, 7-13 In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Che fantasia… proprio a noi deve dire di non prendere nulla per il “viaggio”! “Ma dai”, i tempi sono cambiati, forse una volta poteva funzionare, c’era talmente poco o niente che era facile accontentarsi in fretta, e forse davvero bastava un bastone, ma oggi no, oggi non è più possibile !

Noi vediamo le auto in viaggio per le vacanze e ci rendiamo conto di cosa ci portiamo dietro perché siamo convinti che sia tutto assolutamente indispensabile. Le nostre case le abbiamo riempite di tutto e di più perché crediamo che non sia possibile “sopravvivere” senza due televisori, due PC, due automobili, ecc… I nostri armadi si riempiono e si svuotano secondo le mode…i nostri frigoriferi pieni di tutto quello che “serve” anche se poi la metà sarà buttata via per sopraggiunta scadenza…

 

Ci sembra tutto indispensabile per vivere! Abbiamo riempito le nostre giornate anche di cellulari, di SMS, di CD e DVD, di birra e d’alcool, d’aperitivi, di caffè e di canne…ci sembra tutto rigorosamente indispensabile per... “sopravvivere”, però !

Tutto, abbiamo tutto e ci ritroviamo con niente o con troppo poco e lo capiamo dalle nostre noie e dalle nostre paranoie. Abbiamo tutto ma ci manca il “bastone”, il punto d’appoggio per camminare sicuri anche quando la strada non è proprio bella. Ci manca il “bastone” dentro alla nostra vita.

Abbiamo tutto e ci stiamo dimenticando il “bastone”: Lui, Gesù di Nazareth.

Lui vuole accompagnarci perché possiamo mettere i nostri passi (il cuore e la testa) senza troppa paura anche quando la vita si fa dura e difficile: anche allora Lui ci farà camminare con serenità.

Davvero allora siamo pieni di troppe “cose” che non ci servono proprio a niente…e se ci liberassimo di “qualcosa” per prendere la Sua mano e camminare con Lui? Buona vita. Un grande abbraccio.

 

Ciao, don Gigi

 

XIV DOMENICA TEMPO ORDINARIO- 04.07.2021

 

Mc 6, 1-6- In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?».

 

Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità. Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Attenzione che non sono i “pagani” a stupirsi, non è lo stupore positivo ma il disprezzo! No, a stupirsi sono i “suoi”: la sua patria, i suoi parenti, casa sua!

“ Ma cosa vuoi che combini un carpentiere? Ma chi crede di essere? “

E fanno anche gli scandalizzati.

A Lui, al carpentiere, non restava che meravigliarsi della loro incredulità e cioè del loro non riuscire a vedere con gioia le cose belle che faceva e che diceva. Lo mettono in condizione di non poter fare nulla: Lui vorrebbe ma non può

! A questo punto viene da pensare a me stesso, a come io mi comporto nei suoi confronti, al grado di fiducia o di sfiducia in quello che Lui ha detto e ha fatto.

E anch’io sono uno dei “suoi” perché il Battesimo mi ha fatto Figlio del Padre, di Suo Padre, e quindi sono diventato Suo fratello, inserito in Lui come il tralcio nella vite: io sono uno di casa sua e, il rischio d’essere “incredulo”, mi tocca da vicino e la Sua meraviglia mi potrebbe riguardare da vicino.

E pensare che mi fido di un sacco d’altre persone: credo in loro e mi fa stare bene pensare d’essere loro amico. Credo e sono convinto di fare bene ad essere così e a comportarmi così e non voglio cambiare…

Solo che vorrei fidarmi di più e totalmente di Lui; vorrei credere fino in fondo in Lui, nella Sua Parola, nel Suo essere Pane per me; vorrei di più essere Suo amico e metterlo davvero al centro della mia vita, del mio fidarmi; vorrei stupirmi nel modo “positivo”...come succede di fronte all’amore gratuito, al dono disinteressato, all’amicizia sincera, al tramonto o ad un cielo stellato.

Vorrei davvero che Lui non si “meravigliasse” mai della mia “incredulità”, vorrei davvero non dargliene motivo per farlo

 

. Buona vita, buon cammino. Un abbraccio, don Gigi

 

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Notiziario periodico di Tele Maria / 34-2021
Ancona, Venerdì 16 luglio 2021

BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO

 

LA STORIA DELLA MADONNA DEL CARMELO
E  "IL PRIVILEGIO SABATINO"


LA GRANDE PROMESSA DELLA MADONNA DEL CARMINE
PER CHI PORTA L"'ABITINO"

(a cura del Prof. Giorgio Nicolini)


La Regina del Cielo, apparendo tutta raggiante di luce, il 16 luglio 1251, al vecchio generale dell'Ordine Carmelitano, San Simone Stock (il quale L'aveva pregata di dare un privilegio ai Carmelitani), porgendogli uno scapolare - detto comunemente «Abitino» - così gli parlò: «Prendi figlio dilettissimo, prendi questo scapolare del tuo Ordine, segno distintivo della mia Confraternita, privilegio a te e a tutti i Carmelitani.

 

CHI MORRA' RIVESTITO DI QUESTO ABITO NON SOFFRIRA IL FUOCO ETERNO;

 

questo è un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza di pace e di patto sempiterno».
Detto questo, la Vergine scomparve in un profumo di Cielo, lasciando nelle mani di Simone il pegno della Sua Prima «Grande Promessa».
La Madonna, dunque, con la Sua rivelazione, ha voluto dire che chiunque indosserà e porterà per sempre l'Abitino, non solo sarà salvato eternamente, ma sarà anche difeso in vita dai pericoli.
Non bisogna credere minimamente, però, che la Madonna, con la sua Grande Promessa, voglia ingenerare nell'uomo l'intenzione di assicurarsi il Paradiso, conti­nuando più tranquillamente a peccare, o forse la speranza di salvarsi anche privo di meriti, ma piuttosto che in forza della Sua Promessa, Ella si adopera in maniera efficace per la conversione del peccatore, che porta con fede e devozione l'Abitino fino in punto di morte.
 
CONDIZIONI PER OTTENERE IL FRUTTO DELLA GRANDE PROMESSA DELLA MADONNA


1) Ricevere al collo l'Abitino dalle mani di un sacerdote, il quale, imponendolo, recita una sacra formula di consacra

­zione alla Madonna (RITO DI IMPOSIZIONE DELLO SCAPOLARE). Ciò è necessario solo la prima volta che s'indossa l'Abitino. Dopo, quando s'indossa un nuovo «Abitino», esso si mette al collo con le proprie mani.
2) L'Abitino, deve essere tenuto, giorno e notte, indosso e precisa­mente al collo, in modo che una parte scenda sul petto e l'altra sulle spalle. Chi lo porta in tasca, nella borsetta o appuntato sul petto non partecipa alla Grande Promessa.
3) È necessario morire rivestito del sacro abitino. Chi l'ha portato per tutta la vita e sul punto di morire se lo toglie, non partecipa alla Grande Promessa della Madonna.

 

ALCUNI CHIARIMENTI


L'Abitino (che non è altro che una forma ridotta dell'abito dei religiosi carmeli­tani), deve essere necessariamente di panno di lana e non di altra stoffa, di forma quadrata o rettangolare, di colore marrone o nero. L'immagine su di esso, della Beata Vergine, non è necessaria ma è di pura devozione. Scolorandosi l'immagine o staccandosi l'Abitino vale lo stesso. L'Abitino consumato si conserva, o si distrugge bruciandolo, e il nuovo non ha bisogno di benedizione.
Chi, per qualche motivo, non può portare l'Abitino di lana, può sostituirlo (dopo averlo indossato di lana, in seguito all'imposizione fatta dal sacerdote) con una medaglietta che abbia da una parte l'effige di Gesù e del Suo Sacro Cuore e dall'altra quella della Beata Vergine del Carmelo.
L'Abitino si può lavare, ma prima di toglierlo dal collo è bene sostituirlo con un altro o con una medaglietta, in modo che non si resti mai privi di esso. Non è necessario che l'Abitino tocchi direttamente il corpo, ma può portarsi sugli indumenti, purché sia messo al collo.
Chi porta l'Abitino, pur non essendo obbligato, è bene che reciti spesso la giaculatoria: «O Maria Santissima del Carmelo, pregate per noi».
Baciando lo Scapolare o la medaglia propria o quello di altra persona si lucra l'indulgenza parziale.
 
IL PRIVILEGIO SABATINO


Il Privilegio Sabatino, è una seconda Promessa (riguardante lo scapolare del Carmine) che la Madonna fece in una Sua apparizione, ai primi del 1300, al Pontefice Giovanni XXII, al quale, la Vergine comandò di confermare in terra, il Privilegio ottenuto da Lei in Cielo, dal Suo diletto Figlio.
Questo grande Privilegio, offre la possibilità di entrare in Paradiso, il primo sabato dopo la morte. Ciò vuol dire che, coloro che otterranno questo privilegio, staranno in Purgatorio, massimo una settimana, e se avranno la fortuna di morire di sabato, la Madonna li porterà subito in Paradiso.
Non bisogna confondere la Grande Promessa della Madonna con il Privilegio Sabatino. Nella Grande Promessa, fatta a San Simone Stock, non sono richieste né preghiere né astinenze, ma basta portare con fede e devozione giorno e notte indosso, fino al punto di morte, la divisa carme­litana, che è l'Abitino, per essere aiutati e guidati in vita dalla Madonna e per fare una buona morte, o meglio per non patire il fuoco dell'Inferno.
Per quanto riguarda il Privilegio Sabatino, che riduce ad una settima­na, massimo, la sosta nel Purgatorio, la Madonna chiede che oltre a portare l'Abitino si facciano anche preghiere e alcuni sacrifici in Suo onore.
 
CONDIZIONI VOLUTE DALLA MADONNA PER OTTENERE IL PRIVILEGIO SABATINO

 

1) Portare, giorno e notte indosso, l’«Abitino», come per la Prima Grande Promessa.
2) Essere iscritti nei registri di una Confraternita Carmelitana ed essere, quindi, confratelli Carmelitani.
3) Osservare la castità secondo il proprio stato.
4) Recitare ogni giorno le ore canoniche (cioè l'Ufficio Divino o il Piccolo Ufficio della Madonna). Chi non sa recitare queste preghiere, deve osservare i digiuni della S. Chiesa (salvo se non è dispensato per legittima causa) e astenersi dalle carni, nel mercoledì e nel sabato per la Madonna e nel venerdì per Gesù, eccettuato il giorno del Santo Natale. La Santa Chiesa, per venire incontro ai fedeli, dà al Sacerdote, che impone l'Abitino, la facoltà di commutare la recita delle ore canoniche e l'astinenza del mercoledì e del sabato in alcune facili preghiere e in un po' di penitenza, a piacimento del sacerdote stesso. Tutte queste pratiche, generalmente vengono commutate nella recita quotidiana del Santo Rosario oppure di 7 Pater, 7 Ave, 7 Gloria e nell'astinenza dalla carne il mercoledì, in onore della Madonna del Carmine.
 
ALCUNE PRECISAZIONI


Chi non osserva la recita delle suddette preghiere o l'astinenza dalle cami non commette alcun peccato; dopo la morte, potrà entrare anche subito in Paradiso per altri meriti, ma non godrà del Privilegio Sabatino.
La commutazione dell'astinenza dalle carni in altra penitenza si può chiedere a qualunque sacerdote.
 
ATTO DI CONSACRAZIONE ALLA BEATA VERGINE DEL CARMINE


O Maria, Madre e decoro del Carmelo, a te con­sacro oggi la mia vita, quale piccolo tributo di gratitu­dine per le grazie che attraverso la tua intercessione ho ricevuto da Dio. Tu guardi con particolare benevolenza coloro che devotamente portano il tuo Scapolare: ti supplico perciò di sostenere la mia fragilità con le tue virtù, d'illuminare con la tua sapienza le tenebre della mia mente, e di ridestare in me la fede, la speranza e la carità, perché possa ogni giorno crescere nell'amore di Dio e nella devozione verso di te. Lo Scapolare richiami su di me lo sguardo tuo materno e la tua protezione nella lotta quotidiana, sì che possa restare fedele al Figlio tuo Gesù e a te, evi­tando il peccato e imitando le tue virtù. Desidero of­frire a Dio, per le tue mani, tutto il bene che mi riu­scirà di compiere con la tua grazia; la tua bontà mi ottenga il perdono dei peccati e una più sicura fedeltà al Signore. O Madre amabilissima, il tuo amore mi ottenga che un giorno sia concesso a me di mutare il tuo Scapolare con l'eterna veste nuziale e di abitare con te e con i Santi del Carmelo nel regno beato del Figlio tuo che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

PREGHIERA ALLA MADONNA DEL CARMINE PER LE ANIME DEL PURGATORIO


Ricordati, o pietosissima Vergine Maria, gloria del Libano, onore del Carmelo, della consolante promessa che saresti discesa a liberare dalle pene de Purgatorio le Anime dei tuoi devoti. Incoraggiati da questa tua promessa, Ti supplichiamo, Vergine Consolatrice, di aiutare le care Anime, del Purgatorio, e specialmente…

O Madre dolce e pietosa, rivolgi al Dio di amore e di misericordia con tutta la potenza della tua mediazione: offri il Sangue prezioso del tuo santissimo Figlio insieme ai tuoi meriti ed alle tue sofferenze: avvalora le nostre preghiere e quelle della Chiesa tutta, e libera le Anime del Purgatorio. Amen.

3 Ave, 3 Gloria.

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NELLA SANTA CASA IL "FIAT VOLUNTAS TUA"

che ha fatto diventare Maria la "Madre di Dio"

 

DIALOGO TRA GESU' E LUISA PICCARRETA
SUL CASTIGO DELL'ITALIA
 Novembre 20, 1917

Gesù farà ricomparire la Santità del vivere nella sua Volontà

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.33-2021

Ancona, Domenica 11 luglio 2021 - San Benedetto, Patrono d'Europa

 

 RESTIAMO LIBERI! 
 Salviamo l'Italia contro il liberticida DDL ZAN 

 ORA ET LABORA  PER LA NUOVA EVANGELIZZAZIONEDELL'EUROPA

 

Beato PIO IX - Bolla INTER OMNIA del 26 agosto 1852

 

“A Loreto si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia. Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio”. 

 

 

SAN BENEDETTO, PATRONO D’EUROPA
Pio XII - Omelia a San Paolo - Fuori-le-Mura, 18 settembre 1947
ORA ET LABORA

San benedetto è il padre dell’Europa. Quando l’Impero romano è crollato, consumato dalla vecchiaia e dai vizi, e i barbari si sono lanciati sulle sue province, quell’uomo, che è stato chiamato “l’ultimo dei grandi Romani” (secondo l’espressione di Tertulliano), unendo allo stesso tempo la romanità e il Vangelo, ha attinto a queste due fonti il soccorso e la forza per unire efficacemente i popoli di Europa sotto il vessillo e l’autorità di Cristo... Infatti dal mare Baltico al mare Mediterraneo, dall’oceano Atlantico alle piane della Polonia, legioni di monaci benedettini si sono diffusi, rendendo mansuete le nazioni ribelli e selvagge con la croce, i libri e l’aratro. “Prega e lavora”: questa massima dei benedettini non contiene forse, nella sua brevità maestosa, ciò che è la legge principale dell’umanità e della sua regola di vita?... Pregare, è un precetto divino, come pure lavorare: dobbiamo adempiere l’uno e l’altro per la gloria di Dio e il perfezionamento dei nostri spiriti e dei nostri corpi... Ora (l’indomani della seconda guerra mondiale: n.d.r.], l’Europa geme sotto le calamità e le miserie che ha subìte... In mezzo a questa tempesta che fa cadere l’Europa nel disastro e nella sventura, non è inopportuno né inutile ricordare che delle forze interiori potenti, una lunga eccellenza di civilizzazione... si erano stabilite in Europa come su un fondamento di una grande solidità. 

 

LA VITA DI SAN BENEDETTO DA NORCIA PATRONO D'EUROPA

 

 DIFENDERE L'ITALIA, CENTRO DEL CATTOLICESIMO,  E' DIFENDERE LA SALVEZZA PER L'UMANITA' INTERA 
 CUI LA FEDE CATTOLICA DEVE ESSERE TRASMESSA 

 

Anche Dostoevskij riconobbe il ruolo grandissimo che la Provvidenza ha affidato all’Italia

 

Il grande scrittore russo Fëdor Dostoevskij, (1821-1881) scrisse sul ruolo che la Provvidenza ha affidato all’Italia: "Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale capace di riunire il mondo, non una qualunque idea astratta, non la speculazione di una mente di gabinetto, ma un’idea reale, organica, frutto della vita della nazione, frutto della vita del mondo; l’idea dell’unione di tutto il mondo, da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano di essere i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, lo sentivano e le presentivano. La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale".

 

PER SCARICARE IL LIBRO "ANCONA E LORETO, CITTA' DELLA FEDE"

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IL VALORE DELLA SOFFERENZA


"Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati" (Rom.8,28-30).

 

DALL'INSEGNAMENTO DI SAN FRANCESCO DI SALES


Se tutti gli angeli e tutti i geni del mondo avessero studiato ciò che veramente ti è utile in questa o quella situazione, in questo o quel dolore, in questa tentazione o perdita dolorosa, essi non avrebbero trovato ciò che sarebbe stato più adatto per te di ciò che ti ha colpito. Così la Divina Provvidenza di Dio ha pensato fin dall'inizio di darti questa croce quale prezioso regalo proveniente dal suo cuore. Prima di darla a te, Egli l'ha meditata con il suo occhio onnisciente, l'ha pensata con la sua divina intelligenza, l'ha esaminata con la sua saggia giustizia, l'ha riscaldata con la sua misericordia amorosa. Egli l'ha pesata con le sue due mani, affinché non sia troppo grande di un millimetro né troppo pesante di un milligrammo. Poi l'ha benedetta col suo santo nome, unta con la sua grazia, riempita con la sua consolazione e ancora una volta ha guardato te e il tuo coraggio. Essa viene a te addirittura dal cielo come un richiamo di Dio e come regalo del suo amore misericordioso, affinché tu diventi completamente te stesso e trovi in Dio la sua pienezza.

(dalla "Filotea" di San Francesco di Sales, Dottore della Chiesa).

 

 

 IL RICORDO DELL'OFFERTA DELLA VITA DI UNA MAMMA 
 PER LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE DELL'EUROPA 
NEL 16° ANNIVERSARIO DELL'ENTRATA NELL'ETERNITA'
 (11 luglio 2005 - 11 luglio 2021) 

Cfr. www.lavocecattolica.it/dedica.sito.htm

 

DI FRONTE ALLA MORTE IMPROVVISA
VERSO L'ETERNO SENZA PECCATI ADDOSSO

 

“ENTRATE PER LA PORTA STRETTA” (Mt 7,13)
"Se la via fosse larga nessuno si darebbe premura..."


 

Le profezie di Nostra Signora del Buon Successo
(di Cristina Siccardi)

 

LORETO
BALUARDO DELL’EUROPA CRISTIANA
PER LA “NUOVA EVANGELIZZAZIONE” nel tempo dell’“apostasia silenziosa”
Verso la Civiltà dell’Amore profetizzata da Paolo VI

“La Civiltà dell'Amore prevarrà nell'affanno delle implacabili lotte sociali,
e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell'umanità finalmente cristiana".
 (Paolo VI, discorso del 25 dicembre 1975)
                               
PREGHIERA PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA E DELL’EUROPA

 

SANTA VERONICA GIULIANI
E I SUOI “VOLI MISTICI” NELLA SANTA CASA DI LORETO
I  momenti significativi della vita e dei pellegrinaggi mistici
di Santa Veronica Giuliani a Loreto
negli anni 1714 e 1715.

 

 

 

DIO NON HA DATO A NESSUNO IL PERMESSO DI PECCARE
(dal libro del Siracide, 15,14-20)

Egli da principio creò l'uomo e lo lasciò in balìa del suo proprio volere.
Se vuoi, osserverai i comandamenti; l'essere fedele dipenderà dal tuo buonvolere.
Egli ti ha posto davanti il fuoco e l'acqua; là dove vuoi stenderai la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore, egli è onnipotente e vede tutto.
I suoi occhi su coloro che lo temono, egli conosce ogni azione degli uomini.
Egli non ha comandato a nessuno di essere empio

e non ha dato a nessuno il permesso di peccare.

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.32-2021 

 Ancona, Martedì 6 luglio 2021 - Santa MARIA GORETTI

 

UNA SANTA ESEMPIO PER I GIOVANI D'OGGI 
 SANTA  MARIA GORETTI 
 TESTIMONE DELLA PUREZZA  E DEL PERDONO 

 

“Dio ha scelto e ha glorificato una semplice contadinella, di origine povera. L'ha glorificata con la potenza del suo Spirito... Carissimi fratelli e sorelle! Guardate Maria Goretti; guardate il Cielo che essa ha raggiunto con l'osservanza eroica dei Comandamenti e dove essa si trova nella gloria dei santi... È diventata letizia per la Chiesa ed una fonte di speranza per noi ", diceva Papa Giovanni Paolo II, il 29 settembre 1991.

 

   Il Santo Padre pronunciava queste parole al termine del centenario della nascita di Santa Maria Goretti. Essa nacque il 16 ottobre 1890 a Corinaldo, in provincia di Ancona, in una famiglia povera di beni terrestri, ma ricca di fede e di virtù: ogni giorno, preghiere in comune e Rosario; la domenica, Messa e Santa Comunione. Maria è la terza dei sette figli di Luigi Goretti e di Assunta Carlini. Fin dal giorno dopo la nascita, viene battezzata e consacrata alla Santa Vergine. Il sacramento della Cresima le sarà dato all'età di sei anni.
   Dopo la nascita del quarto figlio, Luigi Goretti, troppo povero per sostentarsi nel suo paese d'origine, emigra con la famiglia verso le vaste pianure, ancora malsane a quell'epoca, della campagna romana. Si stabilisce a Le Ferriere di Conca, al servizio del Conte Mazzoleni. Lì, Maria non tarda a rivelare un'intelligenza ed un giudizio precoce. Non le si potrà mai rimproverare un capriccio, una disubbidienza o una bugia. È veramente l'angelo della famiglia.
   Dopo solo un anno di lavoro spossante, Luigi è colpito da una malattia che lo porta via in dieci giorni. Un lungo calvario comincia per Assunta ed i suoi figli. Maria piange spesso la morte del padre ed approfitta della minima occasione per inginocchiarsi davanti al cancello del cimitero: il suo papà è forse in Purgatorio, e siccome non ha i mezzi per far dire Messe per il riposo della sua anima, si sforza di supplire con preghiere.
   Non si deve pensare che questa bambina pratichi la bontà naturalmente. I suoi progressi straordinari sono il frutto della preghiera. Sua madre dirà che il Rosario le era diventato in un certo modo necessario, e, infatti, essa lo porta sempre avvolto intorno al polso. Attinge dalla contemplazione del crocifisso un intenso amore per Dio ed un profondo orrore per il peccato.
 
“Voglio Gesù”
   Maria anela al giorno in cui riceverà la Santa Eucaristia. Secondo l'uso di allora, deve aspettare fino all'età di undici anni. "Un giglio immacolato
   Al contatto dei Goretti, qualche sentimento religioso si è risvegliato in Alessandro. Si associa talvolta al Rosario che essi recitano in famiglia; nei giorni festivi, assiste alla Messa; si confessa perfino, di tanto in tanto. Il che non gli impedisce di fare proposte disoneste all'innocente Maria che, all'inizio, non capisce. Poi, intuendo la perversità del giovane, la ragazza sta in guardia e respinge le lusinghe tanto quanto le minacce. Supplica sua madre di non lasciarla più sola in casa, ma non osa esporre chiaramente alla madre i motivi del suo spavento, perché Alessandro l'ha avvertita: "Se riveli qualcosa a tua madre, ti ammazzo".
   Il suo unico ricorso è la preghiera. La vigilia della sua morte, Maria chiede ancora, piangendo, a sua madre, di non lasciarla sola. Non ottenendo altre spiegazioni, la Signora Goretti crede che si tratti di un capriccio e non dà importanza alla supplica reiterata. (Continua)


 

Testamento spirituale di Alessandro Serenelli

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LE PROFEZIE
DI NOSTRA SIGNORA DEL BUON SUCCESSO

SUL XX e XXI SECOLO

 

 Notiziario periodico di Tele Maria / n.31-2021 
 Ancona, Sabato 3 luglio 2021 

 

 PELLEGRINAGGI  PER CONFERMARE LA FEDE  

 IL CAMMINO DI SAN TOMMASO .  ROMA - ORTONA
 BEATI QUELLI CHE PUR NON AVENDO VISTO  CREDERANNO 

 

Si tratta di un antico pellegrinaggio iniziato nel XIII secolo e riscoperto nel XX secolo. Infatti dopo la traslazione delle reliquie di San Tommaso ad Ortona, vari pellegrinaggi furono organizzati dalla Città Santa di Roma fino al borgo marinaro della costa teatina. Il pellegrinaggio moderno prevede anche viaggi a Santiago di Compostela e Gerusalemme, nonché al santuario di Santa Brigida, avendo la donna visitato in vita per ben due volte la tomba di Tommaso Apostolo ad Ortona. 
Il pellegrinaggio moderno si articola nelle seguenti tappe: Roma-Albano Laziale-Lariano-Genazzano-Subiaco-Cappadocia-Tagliacozzo-Massa d'Albe-Rocca di Mezzo-Fontecchio-Capestrano-Torre de' Passeri-Pretoro-Orsogna-Crecchio-Ortona.

 

   “Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»”. (Gv 20. 24 – 29)
   Significa “gemello” il nome Tommaso in aramaico; inoltre il soprannome con cui era noto l’apostolo – Didimo – in greco ha lo stesso significato. Non sappiamo, però, se San Tommaso, forse pescatore e uno dei primi a lasciare tutto per seguire Gesù, avesse un fratello. Venerato come Santo da cattolici, ortodossi e copti, le sue spoglie si trovano nella chiesa di Ortona a lui dedicata.

La storia di Tommaso nel Vangelo
In genere quando si parla di San Tommaso si comincia dalla fine: da quando, cioè, dopo la Resurrezione, non essendo presente all’apparizione di Gesù agli apostoli, non crederà a quanto loro gli raccontano. Ma questo non deve far pensare che Tommaso sia un credente tiepido. È solo un uomo la cui fede, profonda, è comunque messa a dura prova dalla vita e lui non lo nasconde: esprime i suoi dubbi, fa a Cristo le domande che gli occupano il cuore. Quando, ad esempio, Gesù vuole tornare a Betania dove è morto il suo amico Lazzaro e i discepoli hanno paura perché in Giudea il clima è tutt’altro che favorevole, è Tommaso a non avere dubbi, tanto da dire: “Andiamo a morire con lui”. Anche durante l’Ultima Cena, quando Cristo racconta di preparare un posto per ognuno nella Casa del Padre, Tommaso è disorientato, chiede al Signore dove va e come si può conoscere la via e allora Gesù risponde: “Io sono la Via, la Verità, la Vita”.

L’incredulità dell’apostolo: uno di noi
E arriviamo così al noto episodio dell’incredulità di Tommaso. Tutta la comunità degli apostoli è scossa dalla perdita di Gesù e dalla violenza della sua morte, ma Gesù è risorto e subito appare ai suoi per tranquillizzarli. Tommaso non c’è e al racconto degli altri non crede, forse perché è dispiaciuto di non essere stato presente, ma esige di toccare con mano le ferite dei chiodi e quella del costato. È un uomo, in fondo. Gesù lo accontenta, tornando otto giorni dopo. Tommaso allora gli crederà subito, tanto da chiamarlo “Mio Signore e mio Dio”, come nessuno ancora aveva mai fatto. Gesù, infine, fa una promessa che è per tutta l’umanità, fino alla fine dei tempi: “Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”.

La missione fino ai confini della Terra
Abbiamo capito che Tommaso non era molto istruito, ma di certo suppliva a questo con l’immenso amore che provava per Gesù. Secondo la tradizione, toccherà a lui evangelizzare la Siria e poi la città di Edessa, da cui si sposta per fondare la prima comunità cristiana di Babilonia, in Mesopotamia, dove rimane per sette anni, quando s’imbarca per l’India e da Muziris, dove c’è già una fiorente comunità ebraica che in poco tempo diventa cristiana, attraversa tutto il Paese fino ad arrivare in Cina, sempre e solo per amore del Vangelo. Tornato in India, qui trova la morte del martire, trafitto da una lancia nell’attuale Chennai, il 3 luglio del 72.

 

Apostulus ille dubitans, dum in magistro suo vulnera palpat carnis,in nobis vulnera sanat infidelitatis"

Chi era l’apostolo San Tommaso? Cosa significa il suo nome? Come viene ritratto dai Vangeli canonici? Che cosa può dire oggi a noi, dopo duemila anni, la figura di un santo tanto grande e insigne? Per poter rispondere in modo preciso e semplice a queste domande vale la pena di leggere la catechesi tenuta da Sua Santità Benedetto XVI durante l’udienza generale del 27 settembre 2006.

 

 

 BENEDETTO XVI 
 UDIENZA GENERALE 
 Piazza San Pietro - Mercoledì, 27 settembre 200 6

 

Cari fratelli e sorelle,


   proseguendo i nostri incontri con i dodici Apostoli scelti direttamente da Gesù, oggi dedichiamo la nostra attenzione a Tommaso. Sempre presente nelle quattro liste compilate dal Nuovo Testamento, egli nei primi tre Vangeli è collocato accanto a Matteo (cfr Mt 10, 3; Mc 3, 18; Lc 6, 15), mentre negli Atti si trova vicino a Filippo (cfr At 1, 13). Il suo nome deriva da una radice ebraica, ta'am, che significa "appaiato, gemello". In effetti, il Vangelo di Giovanni più volte lo chiama con il soprannome di "Didimo" (cfr Gv 11, 16; 20, 24; 21, 2), che in greco vuol dire appunto "gemello". Non è chiaro il perché di questo appellativo.

 

   Soprattutto il Quarto Vangelo ci offre alcune notizie che ritraggono qualche lineamento significativo della sua personalità. La prima riguarda l'esortazione, che egli fece agli altri Apostoli, quando Gesù, in un momento critico della sua vita, decise di andare a Betania per risuscitare Lazzaro, avvicinandosi così pericolosamente a Gerusalemme (cfr Mc 10, 32). In quell'occasione Tommaso disse ai suoi condiscepoli: "Andiamo anche noi e moriamo con lui" (Gv 11, 16). Questa sua determinazione nel seguire il Maestro è davvero esemplare e ci offre un prezioso insegnamento: rivela la totale disponibilità ad aderire a Gesù, fino ad identificare la propria sorte con quella di Lui ed a voler condividere con Lui la prova suprema della morte. In effetti, la cosa più importante è non distaccarsi mai da Gesù. D'altronde, quando i Vangeli usano il verbo "seguire" è per significare che dove si dirige Lui, là deve andare anche il suo discepolo. In questo modo, la vita cristiana si definisce come una vita con Gesù Cristo, una vita da trascorrere insieme con Lui. San Paolo scrive qualcosa di analogo, quando così rassicura i cristiani di Corinto: "Voi siete nel nostro cuore, per morire insieme e insieme vivere" (2 Cor 7, 3). Ciò che si verifica tra l'Apostolo e i suoi cristiani deve, ovviamente, valere prima di tutto per il rapporto tra i cristiani e Gesù stesso: morire insieme, vivere insieme, stare nel suo cuore come Lui sta nel nostro. (Continua)

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Secondo un'antica tradizione, Tommaso si recò a evangelizzare la Siria, poi la città di Edessa. Convertì Taddeo di Edessa, poi fondò la comunità cristiana di Babilonia. Visse nella città mesopotamica per sette anni. Successivamente, come raccontato da Eusebio di Cesarea, lasciò al discepolo Taddeo la guida della comunità cristiana in Mesopotamia e si spinse fino all'India sud-occidentale, che raggiunse nel 52, via mare.
Tommaso iniziò la sua predicazione nella città portuale di Muziris, dove viveva una fiorente colonia ebraica. Dopo aver convertito al cristianesimo gli ebrei, molti indiani furono convertiti alla nuova fede, la maggior parte dei quali apparteneva alle caste superiori; ciò aiutò Tommaso a proseguire la sua opera di evangelizzazione senza incontrare ulteriori ostacoli. Anche i primi sacerdoti provennero in gran parte dalle famiglie altolocate. 
Successivamente si recò in Cina per diffondere il Vangelo. Al ritorno in India cominciò a evangelizzare le popolazioni della costa orientale del subcontinente. Secondo la tradizione, Tommaso morì poi a Mailapur (trascritta comunemente come Mylapore), sulla Costa del Coromandel, nell'India sudorientale.
Negli Atti di Tommaso, testo gnostico del III secolo, si racconta che l'apostolo fu ucciso trafitto da una lancia, per ordine del re Misdaeus (Vasudeva I). Il martirio avvenne su una collina nei pressi dell'attuale Chennai, capitale del Tamil Nadu, il 3 luglio del 72.

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   San Tommaso fu sepolto a Mylapore, nell'India sud-orientale. Nel III secolo avvenne nel sud dell'India una persecuzione anti-cristiana. I fedeli salvarono le ossa di Tommaso trasportandole a Edessa (nella Turchia sud-orientale), il centro irradiatore del cristianesimo siriaco in Oriente, cui era legata la predicazione di San Tommaso. Successivamente furono traslate sull'Isola di Chio, nell'Egeo.

   Nel 1258 il navigatore ortonese Leone Acciaiuoli, reduce da una spedizione navale in appoggio ai Veneziani in lotta contro i Genovesi, portò le ossa del santo in Abruzzo. Le ossa si trovano ancora oggi nella basilica di San Tommaso, a Ortona.

 

 L'Apostolo Tommaso 
Metropolita Gennadios Arcivescovo Ortodosso d'Italia e Malta
http://www.ortodossia.it/w/index.php?option=com_content&view=article&id=572:l-apostolo-tommaso&catid=308&Itemid=334&lang=el

 

1. L’Apostolo Tommaso è legato con la Resurrezione “del Signore e Dio nostro”, secondo la sua stessa espressione.
   L’apparizione di Cristo ai propri apostoli avviene in due momenti. La prima avviene senza l’Apostolo Tommaso e la seconda alla presenza dello stesso. Cristo, essendo Dio, vuole dissipare il dubbio e la confusione, per questo motivo nel corso della sua seconda apparizione ai propri discepoli alla presenza dell’Apostolo Tommaso, rafforza la loro fede, li rinsalda e li benedice con la potenza della propria pace. La presenza divina, sua divina condiscendenza, atto di amore e pace, come anche di speranza dona coraggio all’Apostolo Tommaso ed agli altri suoi apostoli.


2.  L’Apostolo Tommaso, come anche gli altri discepoli, rimane un eletto del Signore.
 

3.  L’Apostolo Tommaso e le genti.   
   

4.  La predicazione apostolica di Tommaso.
 

5.  I miracoli dell’Apostolo Tommaso.
 

6. Il martirio dell’Apostolo Tommaso.


 
7.  La reliquia miracolosa di San Tommaso ed i suoi discepoli.


8. Epilogo

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Associazione Marco Mascagna: messaggio luglio 2021

 

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Nidi e libri per combattere le disuguaglianze e favorire lo sviluppo economico: i cittadini lo dicano a Governo e Parlamento
Il 54% degli studenti di terza media che proviene da famiglie povere ha risultati insufficienti nelle competenze linguistiche; quelli di famiglie benestanti meno del 15% [1]. I bambini di 5 anni che hanno un genitore senza la licenza media rispondono in modo corretto in media al 38% delle prove sulle competenze linguistiche, matematiche, socio-affettive e fisico-motorie; i bambini con almeno un genitore laureato al 52% delle prove [2].
Questi dati ci illustrano in maniera eclatante quello che numerosi studi evidenziano: è la famiglia - reddito, livello di istruzione, residenza - che condiziona più di ogni altra cosa il successo e l’insuccesso. Le disuguaglianze si perpetuano: benestanti e colti i figli dei benestanti e colti, poveri e ignoranti i figli di poveri e ignoranti.

 

Le ricerche ci dicono che questo divario determina anche differenze nello stato di salute, nella probabilità di essere controllato, fermato, arrestato, di delinquere e di essere condannato. Tutto ciò è insopportabilmente ingiusto: il merito, l’impegno contano pochissimo.
La neurobiologia ci dice che le reti neurali si sviluppano soprattutto nei primi tre anni e questo sviluppo è fortemente influenzato dagli stimoli che il bambino riceve, per cui, se il bambino è stimolato poco o male, avrà uno svantaggio che condizionerà tutta la sua vita.
In particolare è di estrema importanza acquisire precocemente la competenza linguistica, perché la lingua traduce la realtà in parole (quindi la ordina in classi, rapporti ecc.) e in questo modo consente di parlare con se stessi, cioè di pensare e ragionare, e di esprimere la propria volontà, i propri pensieri, ragionamenti, sentimenti. Inoltre ci permette di comprendere spiegazioni, consigli, ordini e di potere fare delle acquisizioni anche oltre le esperienze concrete. Più ricco è il vocabolario e più ricca è la comprensione della realtà e meglio riusciamo a comunicare con gli altri (a esprimere il nostro pensiero e i nostri stati d'animo e a comprendere gli altri).
A 4 anni il bambino figlio di professionisti ha ascoltato in media circa 45 milioni di parole, il figlio di operai 26 milioni e quello di una famiglia assistita dai servizi sociali 13 milioni [3]. Ma, oltre al numero totale di parole ascoltate, è importante il numero di parole che ha conosciuto e acquisito (il suo vocabolario).
I bambini di famiglie non abbienti hanno un vocabolario molto più povero e ciò significa minore possibilità di capire e farsi capire, nonché una visione della realtà più confusa e grossolana.
I figli di persone di basso reddito e/o bassa istruzione si presentano alla scuola dell’obbligo con un notevole deficit di parole conosciute, di abilità e competenze, un gap che la scuola difficilmente riesce a colmare, anche perché, per il bambino che possiede tutto l’armamentario di base, apprendere ulteriormente è facile e piacevole e ciò, insieme ai successi ottenuti, rafforza la motivazione a studiare, mentre il bambino di famiglia povera o di bassa istruzione, con un armamentario di base carente, fatica ad apprendere, si percepisce incapace, ha molte meno gratificazioni e tutto ciò non lo motiva a studiare.

 

Dare a questi bambini più scuola, sostegni, stimoli, ancorché doveroso, serve a poco. Una famosa ricerca dell’Università dell’Alabama ha controllato gli esiti di un intervento nei primi 3 anni di scuola primaria rivolto ad alunni afroamericani poveri. L’intervento consisteva nel supporto ai docenti da parte di esperti, colloqui settimanali con i genitori per insegnare come aiutare i propri figli, consegna di materiali didattici e scuola estiva di 8 settimane. La valutazione è stata svolta al termine dell’intervento, a 12 anni e a 15 anni di età degli studenti, confrontandoli con un analogo gruppo che non aveva ricevuto alcun supporto. Mentre al termine dell’intervento si evidenziava un miglioramento rispetto al gruppo controllo, a 12 e 15 anni tra i due gruppi non c’era alcuna differenza [4].
Gli interventi efficaci, invece, sono quelli precoci. Per esempio i medesimi ricercatori dell’Alabama hanno confrontato un gruppo controllo con un gruppo di bambini poveri afroamericani che aveva frequentato il nido dall’età di 5 mesi e poi la scuola dell’infanzia fino a 6 anni e i cui genitori avevano ricevuto colloqui con educatori e materiale didattico. Le differenze erano notevoli: a 4 anni nel gruppo controllo il 40% dei bambini aveva risultati inferiori a 85 punti nel test di intelligenza, nel gruppo intervento solo il 5%. Inoltre differenze significative si mantenevano anche a 8, 12 e 15 anni di età e non solo nel test di intelligenza ma anche nelle competenze linguistiche e matematiche. A 15 anni la percentuale di bambini assegnati ai servizi sociali per comportamenti devianti era 4 volte minore che nel gruppo controllo. I due gruppi sono stati seguiti fino all’età di 40 anni e il gruppo che aveva ricevuto l’intervento in età prescolare aveva una maggiore percentuale di diplomati alla scuola superiore, meno nascite fuori il matrimonio, meno persone recluse, stipendi più alti [4].
Due sono gli interventi più efficaci: la frequentazione di un nido e la lettura di libri da parte dei genitori fin dalla più tenera età (intorno agli 8 mesi).

 

Leggere libri ai bambini, infatti, è un’attività che ha innumerevoli aspetti positivi: sviluppa la competenza linguistica (arricchisce il vocabolario, migliora la sintassi ecc.); amplia i tempi di attenzione; educa all'ascolto; sviluppa l’empatia e la competenza affettiva (abitua a immedesimarsi e a comprendere cosa l’altro prova e a esprimerlo in parole); accresce la fantasia e l’immaginazione (quando si legge un libro si creano nella mente scene e immagini, cosa che non accade se si vede un video); incrementa il desiderio di imparare a leggere autonomamente; innesca il processo che porterà col tempo alla lettura e alla scrittura (la possibilità di tradurre il linguaggio verbale e il ragionamento logico in simboli grafici). La lettura, cioè, riesce a sviluppare nel bambino quell’armamentario di base che gli consentirà una più facile comprensione dei testi scolastici e delle spiegazioni dell'insegnante e una minore fatica nello svolgimento dei compiti e, quindi, di frequentare la scuola con piacere e con profitto.
Inoltre prendere il figlio in braccio, sfogliare insieme un libro, leggerglielo, ascoltare i suoi interventi, dare spiegazioni, vedere le sue reazioni favorisce le competenze genitoriali e rassicura il bimbo.
Un bambino a cui fin da piccolo si sono letti libri, che vede i genitori dar loro importanza, che ha in casa testi facilmente prenderà l’abitudine a leggere e ciò lo aiuterà per tutto il corso della vita, perché le storie divertono, consolano, fanno compagnia, commuovono e muovono all'azione e perché nei libri è racchiuso il sapere e chi ha l’abitudine a leggere finirà per sapere di più di chi legge poco e potrà muoversi nella società con maggiore consapevolezza ed efficacia.
Tra le principali differenze tra un bambino che cresce in una famiglia di alto livello di istruzione e uno di basso livello spicca proprio la pratica della lettura: solo l’1% delle madri con al massimo la licenza media legge libri ai bambini, tra quelle con diploma superiore sono oltre il 44% [5].
Promuovere la lettura ai bambini fin dal primo anno è di per sé una pratica di evidente efficacia per sviluppare quell’armamentario di base che condizionerà l’individuo per tutta la sua vita: i bambini di 5 anni provenienti da famiglie povere, ma a cui i genitori hanno letto almeno due volte a settimana libri, rispondono in modo appropriato al 42% dei test per valutare le competenze linguistiche, matematiche e di problem solving, a fronte del 36% di quelli a cui non si è letto quasi mai [2].
È sulla base di tali studi che molti Stati hanno intrapreso programmi per promuovere la lettura coi bambini.
In Italia dal 1999 è attivo il progetto Nati per Leggere dell’Associazione Culturale Pediatri; dagli anni 2000 è previsto che il pediatra di base consigli la lettura di libri spiegandone l’importanza; dal 2015 i Piani di prevenzione prevedono che Regioni e ASL debbano promuovere la lettura ai bambini fin dagli 8 mesi. Tali interventi sono però del tutto insufficienti:

  • Nati per Leggere coinvolge meno del 25% dei pediatri italiani ed è poco sviluppato al Sud [6];

  • non tutti i pediatri fanno quanto loro prescritto e pochissimi accompagnano il consiglio di leggere con la consegna di un opuscolo informativo o di un libro per il bambino, cose che ne aumentano l’efficacia (la consegna di un libro aumenta di 4 volte la probabilità che i genitori leggano ai figli [7]);

  • nel Piano di Prevenzione 2020-25 la promozione della lettura è stata “declassata”: non è da attuare obbligatoriamente da tutte le Regioni con un definito piano d’azione e non ha più obiettivi da realizzare entro determinate scadenze pena il rischio di non potere accedere ai fondi premiali.

Si dovrebbe invece varare un piano di formazione dei pediatri sull’importanza della lettura e su come consigliarla ai genitori; dare loro materiale comunicativo e libri da consegnare ai genitori di bambini che siano di bassa istruzione/basso reddito; nelle sale d’aspetto di centri vaccinali e consultori dovrebbero esserci materiale promozionale e libri per i bambini, e il personale dovrebbe consigliare la lettura e dare libri (anche solo in prestito) ai genitori di bassa istruzione/reddito; tutti i nidi e scuole dell’infanzia dovrebbero dare in prestito libri; in ogni quartiere dovrebbe esserci una biblioteca con libri per bambini di 1-6 anni; per i quartieri popolari dovrebbero girare periodicamente “biblioteche itineranti” per prestare libri.
Tutto ciò viene attuato in pochissime realtà e, quel che è grottesco, soprattutto nelle più ricche, accentuando le disuguaglianze. Così mentre in Trentino il 40% dei genitori legge tutti i giorni ai propri figli di 1-3 anni in Campania solo il 15%.

 

Anche la situazione dei nidi è tragica: quelli pubblici hanno posti sufficienti solo per il 12% dei bambini, i privati per il 13%. La situazione però è molto diversificata: al Centro Italia la copertura totale (pubblici+privati) è del 34%, al Sud del 13%. Ciò ha determinato un’altra stortura: il bonus nidi (l’assegno alle famiglie per coprire la spesa del nido) è andato soprattutto al Centro (ne ha usufruito il 12% dei bambini, con un contributo pro capite per l’intera popolazione 0-3 anni di 78 euro) e al Nord (11%, 70 euro pro capite), mentre al Sud ne ha goduto solo il 5% dei bambini (28 euro pro capite). Anche gli altri finanziamenti statali vanno soprattutto al Nord e al Centro. Nel 2017 la provincia di Trento ha ricevuto giusto il doppio di finanziamenti della Campania (espressi come euro/abitante). Come se non bastasse molti nidi adottano tra i criteri di ammissione l’avere entrambi i genitori che lavorano, per cui essi sono utilizzati soprattutto da famiglie di alto o medio reddito (il 31% del quinto più ricco e il 13% di quello più povero) [8].
Insomma in Italia la promozione della lettura ai bambini di 1-6 anni e i nidi, cioè i più efficaci interventi per combattere le disuguaglianze, sono appannaggio soprattutto dei figli dei benestanti.

 

Siamo uno strano Paese: l’Italia si è impegnata strenuamente per garantire adeguate coperture vaccinali dei bambini (attualmente superiori al 95% della popolazione e mai scese sotto l’85%), ma ha una “copertura” di nidi del 25% e una “copertura” di lettura ai bambini del 22%. Eppure anche quest’ultima pratica è raccomandata dall’OMS e per l’American Academy of Pediatrics è “l’attività più efficace che il pediatra può svolgere per promuovere lo sviluppo del bambino” [9].
O ancora si sottolinea il ruolo della scuola per combattere le disuguaglianze ma solitamente ci si riferisce alla scuola dell’obbligo o, addirittura, a quella superiore e non ai nidi e alla scuola dell’infanzia. Eppure le ricerche scientifiche ci dicono che le disuguaglianze si combattono molto, ma molto più facilmente intervenendo sui bambini di 1-6 anni.
Se avviene un fatto di cronaca che pone all’attenzione il problema della criminalità minorile si invocano lezioni di legalità nelle scuole (intervento privo di evidenza di efficacia) o altre azioni inutili, ma non nidi, promozione della lettura, sostegno ai bambini poveri di 0-6 anni e ai loro genitori, cioè quegli interventi di provata efficacia.
Per di più intervenire su questa fascia d’età non è solo più efficace ma anche molto più conveniente dal punto di vista economico. Anzi è uno degli interventi più produttivi.

 

Il premio Nobel per l’economia Heckman ha dimostrato che la maggiore resa economica degli investimenti per lo sviluppo umano si ha da quelli sulla fascia d’età 0-3 anni, poi su quella 3-5 e in misura più ridotta nei primi 3 anni della scuola primaria. Per ogni euro investito in nidi e promozione della lettura si ha un rendimento di 8,7 euro [10].
Malgrado tutto ciò il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, destina, dei 222 miliardi disponibili, solo 4,6 miliardi a nidi, scuole dell’infanzia e interventi per la fascia d’età 0-6 anni. Si afferma che in tale maniera saranno creati circa 228.000 posti (di nidi e scuola dell’infanzia). Sembrano molti ma in realtà non lo sono. Con 228.000 posti non raggiungeremo nemmeno lo standard minimo prescritto dalla UE e che doveva essere raggiunto entro il 2010 (33% del fabbisogno), per la qualcosa si dovrebbero creare 298.000 posti [11]. Inoltre nel Piano non si dice se i nidi saranno costruiti nelle regioni carenti o in quelle che ne hanno di più, né vi sono vincoli o indicazioni per costruirli nelle zone più povere e non in quelle più ricche.
Oltre alla costruzione degli edifici scolastici è necessario il personale che faccia funzionare queste scuole (stimato, per raggiungere lo standard del 33%, in ulteriori 42.600 unità [11]). Nella legge finanziaria (comma 968) sono stanziati fondi per l’assunzione di solo 1.000 insegnanti (con fondi pari a 11,7 milioni nel 2021 e poi crescenti fino ad arrivare a 40,8 milioni nel 2028). L’incremento dei fondi per il Sistema Integrato 0-6 e quello del Fondo di Solidarietà Comunale sono assolutamente insufficienti per assumere un tale numero di operatori. E’ evidente, quindi, che Governo e Parlamento ritengono che dovranno essere i Comuni e le Regioni a farsi carico del personale, con fondi propri eventualmente integrati con le rette a carico dei genitori (rette che spesso scoraggiano le famiglie meno abbienti a iscrivere i figli al nido), per cui è molto probabile che i comuni più poveri (quindi quelli del Sud Italia) non riescano a garantire un numero di posti nido tendente al 33% stabilito dalla UE.
Insomma, questa occasione storica per dotare l’intero Paese, omogeneamente, di un numero di nidi adeguato al numero di bambini di 0-3 anni è stata sprecata. Non solo, i 4,6 miliardi di euro che verranno spesi finiranno per dotare di nidi funzionanti soprattutto le aree più ricche del Paese accentuando le disuguaglianze.

 

L’Alleanza per l’Infanzia, la Rete #educAzioni e il Forum Disuguaglianze/diversità hanno avvertito Governo e Parlamentato di tutto ciò, ma senza grande esito [11, 12]. L’essere dalla parte dei deboli e lottare contro le disuguaglianze non è nel DNA di Draghi, di gran parte dei suoi ministri e dei partiti che lo sostengono. E anche gran parte dei cittadini pensa solo al proprio particulare o è ossessionato da problemi inesistenti o ingigantiti dai mass media (gli stranieri, la delinquenza, le troppe tasse ecc.) e non pensa a chi da generazioni è meno fortunato. Eppure solo una società attenta agli ultimi, solidale, giusta garantisce il bene di tutti. Non dovremmo mai dimenticarcelo.
Note: Openpolis: Gli studenti svantaggiati e le disuguaglianze educative a scuola, 2019; 2) Save the Children: Il miglior inizio, 2019; 3) Hart B, Risley R: The early catastrophe: the 30 million word gap by age 3, Am. Educ. 2003; 4) Schweinhart LJ et al: Lifetime Effects: The High/Scope Perry Preschool Study Through Age 40, High/Scope, 2005; 5) www.medicoebambino.com/?id=RIC1203_10.html; 6) ACP-AIB-CSB: Nati per leggere 1999-2019; 7) Needelman R. et al: Clinic based intervention to promote literacy. Am.Journal Dis. Child, 1995; 8) Istat: Nidi e servizi educativi per l’infanzia, 2020; 9) Council on early childhood: Literacy promotion: an essential component of primary care pediatric practice, Pediatrics, 2014; 10) Heckman J: Skill formation and the economics of investing in disadvantaged children. Science, 2006; 11) EducAzioni, Investire nell’infanzia: prendersi cura del futuro a partire dal presente, 2021; 12) https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/recovery-fund-forum-disuguaglianze-e-diversita-sui-servizi-per-la-prima-infanzia-il-governo-affronti-le-criticita-presenti-nel-pnrr.
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Ti consigliamo un film, un libro e un brevissimo video


Film: La zona, di Rodrigo Plá, con Daniel Giménez Cacho, Maribel Verdú, Alan Chávez, Daniel Tovar, Carlos Bardem. 2007.

La Zona è un quartiere di ricchi, chiuso da un alto muro e con una forza di sicurezza privata. Un forte temporale crea una breccia nel muro e tre giovani poveri entrano nella Zona per rapinare e dare una svolta alle loro vite. Ma le cose non andranno secondo I loro progetti. Un film duro, che descrive una società assurda dove le enormi disuguaglianze costringono I ricchi ad autorecludersi e a recludere I poveri, dove regna la paura dell’altro e la violenza è pronta a scoppiare. Un mondo retto dal denaro e dalla paura di perderlo, dal denaro che sostituisce ogni valore e fa perdere agli uomini ogni umanità. Ma per il regista c’è ancora speranza.
Il film ha avuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui miglior film e migliore opera prima al Festival di Venezia.
Libro: Problemi ambientali, soluzioni sociali. Consigliamo questo breve (22 pagine), agile libretto del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, che affronta il problema ecologico da un’angolazione poco usuale: quella dei poveri. Il libretto è scaricabile gratuitamente da https://www.aclibergamo.it/articoli/problemi-ambientali,-soluzioni-sociali.html.


Video: la Terra nelle nostre mani, di Bruno Bozzetto. Il migliore animatore europeo ha una capacità di sintesi strabiliante che lo rende particolarmente incisivo. Negli anni ‘80 ha realizzato dei brevissimi filmati su temi ambientali. Vi consigliamo https://www.youtube.com/watch?v=xZBmVgJg_7k (durata 30 secondi, sul nostro sistema economico), https://www.youtube.com/watch?v=YgdWD7Arn7g (durata 30 secondi, sull’effetto serra), https://www.youtube.com/watch?v=U25KOlpqkPM (4 minuti sui rifiuti)

 
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XIII DOMENICA TEMPO ORDINARIO- 27.06.2021

 

Mc 5, 21-24.35b-43 - In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni ad imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui.

 

Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte.

 

Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!».

 

E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva, infatti, dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

 

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

A Gesù è capitato per primo di essere deriso perché si era messo in testa di “resuscitare” la ragazzina di 12 anni. Il peggio era successo: la morte aveva vinto su una vita così giovane.

Di fronte a simili tragedie che cosa si può fare? Non resta che piangere e urlare tutta la nostra rabbia. Il Cristo è deriso proprio perché non crede alla morte come soluzione vincente; anche Lui avrà “paura” della morte, e lo dimostrerà e lo dirà chiaramente nell’Orto degli Ulivi.

 

Avrà paura ma sa che deve affrontarla e vorrà affrontarla perché per questo si è fatto Uomo: per recuperare tutta la Creazione alla bellezza e alla Vita Originaria... e quindi il Male va sconfitto

 

. I parenti della fanciulla lo deridono ma Gesù li caccia fuori tutti (sbatterà fuori anche Pietro quando tenterà di “impedire” la Sua missione…), li sbatte fuori perché per questo è nato: “perché àbbiano la vita e l’abbiano in abbondanza “. Il Cristo combatterà il male comunque si manifesti: nella malattia del corpo e nella sofferenza dell’anima. Loro lo deridono ma Lui non scappa.

 

Lui reagisce e va avanti. Deve andare avanti, altrimenti le nostre paure avrebbero davvero senso. Va avanti a trovare la ragazzina morta perché vuole guardarla in faccia: la ragazzina e la morte. “ Fanciulla, io ti dico: alzati! “.

 

La ragazzina si alzò e si mise a camminare mentre ancora lo deridevano. Gesù lo dice anche a me, a noi: “ Alzati! “.

Non è tempo di lasciarci vincere dalla morte dell’anima e del cuore: dobbiamo riprendere a “camminare” per dare una mano a recuperare la bellezza del nostro Mondo.

Lui ci ha assicurato che sarà con noi fino alla fine, noi dobbiamo trovare il coraggio di “alzarci”. C’è tanta gente che ha bisogno di una mano, di un poco del mio e del tuo tempo per “rivivere”.

 

Buona vita con un grande abbraccio. Ciao, Don Gigi

 

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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XII DOMENICA TEMPO ORDINARIO- 20.06.2021

 

Mc 4, 35-41- In quel giorno, verso sera, disse Gesù ai suoi discepoli: «Passiamo all'altra riva». E lasciata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui.

Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva.

Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che moriamo?». Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e vi fu grande bonaccia.

Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Perché siamo così paurosi? No, non gli altri... ma noi, i cristiani, quelli di Cristo. Gesù sta parlando di me e di te. Qui non si tratta di fare i fondamentalisti e gli intransigenti o gli intolleranti o gli arroganti e presuntuosi: non c'entra niente, quella è solo stupidità mentale e casomai bisognerà curarsi.

No, qui si tratta semplicemente di non essere paurosi. Tranquilli, lo erano anche gli Apostoli prima della Pentecoste: pieni di paura, ma come loro, noi dobbiamo essere capaci di vincere e venirne fuori. Dalla paura non potrà mai nascere e vivere la Chiesa che è il popolo di Dio che cammina nella storia.

La risposta allora la troviamo anche noi nel Cenacolo, che è la stanza chiusa del nostro cuore e della nostra mente: rinchiusi dentro di noi e fra di noi per paura delle critiche, delle prese in giro, di essere isolati o evitati, paura di non avere risposte, di non riuscire a dare una mano vera, di non sapere che cosa fare, di essere fuori moda...

Fuori nella vita, nel tempo intanto succede di tutto: ingiustizie sociali, mafia, usura, pedofilia, violenze e guerre, disastri e tragedie, corruzioni, tradimenti... un mondo in tempesta e, noi, chiusi nelle nostre paure.

Non riusciamo più a vedere il Cristo vivo e intanto la burrasca cresce. Ci manca la voglia di "chiamarlo", di svegliarlo dal sonno... Non è la paura il problema; ma che non abbiamo più il coraggio di guardarla in faccia.

Sì, perché avere paura non è un atteggiamento vigliacco ma il sentire una certa realtà in modo grande e forte, una realtà che è fatta di tutto quello che succede intorno e dentro di noi.

Il problema vero è che non vogliamo più riconoscere d’avere paura... e però intanto continuiamo a scappare... Non abbiamo più la fantasia di guardare la "tempesta" perché non abbiamo più la fantasia di guardare dentro la sua Parola per rintracciare i sentieri d’uscita, le prospettive di soluzione.

Non è vero che è Lui che dorme, siamo noi che non abbiamo più voglia di svegliarlo. Con Lui torna il sereno. Fare Chiesa credo voglia dire fidarsi di Lui... e poi potrà anche succedere di essere criticati e isolati e... niente paura! Se io mi "sveglio" Lui sarà sveglio con me.

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - NON AVETE ANCORA FEDE?

 

XI DOMENICA TEMPO ORDINARIO- 13.06.2021 Mc 4, 26-34 -

 

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa.

Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».

 

Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Il chicco di grano, il granellino di senape... Così Gesù di Nazareth ci parla del Regno di Dio.

Il Padre un giorno ha mandato suo Figlio nel Campo dell’Umanità: Natale!

In quel campo Lui è andato fino in fondo e fino alla Cima: Pasqua!

Con Lui incomincia la Storia del Regno di Dio, e in altre parole il “recupero” della Creazione com’era all’inizio: “Bella e Buona”.

 

Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio, adesso manda noi dentro nel Campo dell’Umanità: - ci manda nel mondo per “coltivare” e “far crescere” quel “ Seme”, - ci manda perché davvero “venga il Suo Regno” ...perchè l’Umanità cresca nell’unica regola che proprio Lui ci ha lasciato: “

 

Questo è il mio comandamento, che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati “ (Gv 15, 12).

 

Noi siamo chiamati ad essere “terra buona” nella nostra storia, dentro al tempo che c’è dato da vivere perché Lui possa Crescere e darci l’unico frutto che conta davvero: la Risurrezione.

Chiamati allora anche noi ad essere chicco di grano, ad essere granellino di senape perché nel Suo Nome e con Lui diventiamo Amore che sa “donare la vita” ...esattamente quello che Lui ci chiede di fare. Solo così il mio “territorio” diventa più bello ed affascinante e il mondo è “contagiato” dalla voglia di “vivere”.

 

Buona vita con un grande e forte abbraccio. Ciad, Don Gigi

 

XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO- 6.06.2021

 

Mc 14, 12-16.22-26 -Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i discepoli dissero a Gesù: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?».

Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”.

Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi».

 

I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti.

E disse loro: «Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi.”

 

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

Come fai a lavorare, ad andare a scuola, a giocare, a fare politica, agire nel sindacato, a sposarti, a fare il prete… come fai a “tirar su i figli”, a stare insieme, a curare i nonni o il figlio ammalati… come fai se non mangi mai? Sarebbe impossibile, lo sappiamo tutti.

Facciamo anche l’esperienza che non basta sedersi a tavola per il pranzo o la cena per riuscire ad affrontare tutti i momenti del nostro crescere. … spesso facciamo l’esperienza dello sfinimento, della depressione, di momenti “no”, di una fatica che non riusciamo più a reggere, dello scoraggiamento, del tradimento…

Lo sappiamo benissimo e lo sapeva benissimo anche Gesù, lo sapeva da sempre... e per questo ha voluto diventare “Pane” da mangiare: il Suo Corpo ha voluto che diventasse “Pane” per la nostra vita e la Sua Parola ha voluto che diventasse nutrimento del nostro crescere.

 

La Domenica deve diventare la festa dello stare a tavola, la Sua Tavola: non posso mai più pensare di poter andare avanti nella vita senza “mangiarlo”, nutrirmi di Lui. •

Recuperare l’Eucarestia (la Messa): questa è la scommessa da fare, la vera “trasgressione”, quella che si ribella alla noia, al qualunquismo, al chi se ne frega, all’arrendersi;

• Recuperare l’Eucarestia per rimpadronirci della vita: dei nostri giorni e dei nostri sogni.

• Recuperare l’Eucarestia per Amare davvero e fino in fondo.

 

Buona vita. Un grande e forte abbraccio. Ciao

 

SANTISSIMA TRINITA’- 30.05.2021

 

Mt 28, 16-20 - In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.

Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.

Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Andare nel “nome di qualcuno o di qualcosa” è così anche per tutti noi. Lui, Gesù di Nazareth, c’invita ad andare nel “nome della Trinità”: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

 

Già…ma forse la nostra vita ce la giochiamo nel “nome” di qualcosa e di qualcun altro: per esempio “nel nome del denaro, del successo, del sesso…”altra trinità”; oppure “nel nome della salute, del potere, dell’apparire…” ancora un’altra “trinità”.

Non si tratta di essere prevenuti nei confronti di tutte queste realtà: fanno parte del nostro vivere e quindi tutte belle ed importanti, nessuna di esse, però, è in grado, da sola, di riempire una vita al punto che valga davvero la pena d’essere giocata nel loro “nome”.

 

Se a capo di ciascuna e di tutte le nostre realtà, ci mettessimo “il Nome” che sappia davvero orientarle e nutrirle… allora il mondo sarebbe veramente una gran casa dove per tutti sarebbe bello abitarci.

 

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo “:

- nel nome del Padre che ha creato tutto come cosa bella e buona;

- nel nome del Figlio che si è fatto Uomo per amore, ci ha insegnato ad amare con le regole suggerite dalle Beatitudini e dalla Sua parola; Figlio che si è fatto “Pane” per nutrire la nostra vita...Lui che ha vinto la Morte ed è il Risorto;

- nel nome dello Spirito Santo che è esattamente l’Amore che soffia sulle vele della nostra vita e che, se facessimo un po’ di silenzio per sentirlo...riusciremmo a “convertirci” e andare controcorrente.

 

“Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”...anche le altre “trinità” sarebbero più belle e più vere.

 

Buona vita e ottimo cammino. Un forte abbraccio. Ciao

 

SS.MA TRINITA' - 30 Maggio 2021

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

 

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.30-2021 
 Ancona, Domenica 27 giugno 2021 

 

 I 40 ANNI DI MEDJUGORJE:  ULTIMA CHIAMATA ALLA CONVERSIONE 

L'ATTACCO ALLA VITA,  ALLA FAMIGLIA  E ALL'INFANZIA 

 MEDJUGORJE:  QUARANT'ANNI DI APPARIZIONI 
 24-25 giugno 1981 - 24-25 giugno 2021 

 

 

LA PRUDENTE POSIZIONE DELLA CHIESA
Medjugorje, la commissione presieduta da Ruini:
“Vere le prime sette apparizioni della Madonna. Sulle altre non si può dare giudizio”

Per la prima volta la relazione viene pubblicata integralmente
nel libro "Dossier Medjugorje" (San Paolo) del giornalista Saverio Gaeta
di Francesco Antonio Grana - da "Il fatto quotidiano"
21 febbraio 2020

 

   La Madonna è davvero apparsa a Medjugorje. Ad affermarlo, quasi all’unanimità, è la commissione d’inchiesta voluta da Benedetto XVI nel 2010 e presieduta dal cardinale Camillo Ruini. Il lavoro è durato quattro anni ed è stato consegnato, nel 2014, nelle mani di Papa Francesco, nel frattempo subentrato a Ratzinger alla guida della Chiesa, e alla Congregazione per la dottrina della fede. Da allora nulla si è più saputo. Ora quella relazione è stata pubblicata integralmente nel libro Dossier Medjugorje (San Paolo) del giornalista Saverio Gaeta. Ed è leggendo quel testo che, per la prima volta, si è scoperto che la commissione Ruini ha ritenuto vere le prime sette apparizioni mariane avvenute dal 24 giugno al 3 luglio 1981 ai sei veggenti. 
   Ciò che emerge dalla relazione è “una differenziazione molto netta, sebbene non percepita dai protagonisti delle presunte apparizioni, tra gli inizi del fenomeno e la sua storia successiva. Gli inizi hanno coinvolto infatti alcuni ragazzi e ragazze psichicamente sani e normali i quali, al di fuori da ogni loro attesa o preparazione, e senza che i francescani o altre persone avessero potuto influire su di loro, hanno sempre e concordemente testimoniato che la Madonna è loro apparsa, improvvisamente e ripetutamente in un luogo e in orari precisi, provocando inizialmente in loro sorpresa e timore, qualificandosi come "Regina della Pace" e affidando loro un messaggio di conversione e penitenza. Questa testimonianza è stata da loro mantenuta anche quando la polizia li ha arrestati e minacciati di morte. Successivamente, invece, si verificano ben presto interferenze con il ‘caso erzegovinese’ – contrasto secolare tra i vescovi di Mostar-Duvno e i francescani –, mentre la Madonna si rivolgerebbe separatamente ai singoli veggenti. Le apparizioni vengono attese e preannunciate, e sembrano diventare cosa normale e assai meno coinvolgente. Per queste ragioni la commissione ha valutato distintamente la soprannaturalità degli inizi del fenomeno e della sua storia successiva”.
   Sull’autenticità delle prime sette apparizioni ben 10 membri e 3 esperti hanno votato positivamente contro solo 2 voti negativi. “Riguardo alla storia successiva sono stati valutati anzitutto gli effetti del fenomeno di Medjugorje, a prescindere dai comportamenti dei presunti veggenti; in concreto soprattutto le numerosissime conversioni e le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata”. Qui la commissione Ruini hanno messo in evidenza maggiormente gli effetti positivi. “Si sono poi valutati gli aspetti del fenomeno legati prevalentemente al comportamento dei presunti veggenti e la credibilità attuale dei veggenti stessi”. Nella votazione la maggioranza ha affermato che “non è ancora possibile esprimere un giudizio”.
   La commissione Ruini, inoltre, si è espressa quasi all’unanimità affinché fossero rimossi i divieti dei pellegrinaggi a Medjugorje. Posizione subito applicata da Papa Francesco. Divergenti, invece, i pareri di affidare il santuario a un’autorità direttamente dipendente dalla Santa Sede o al vescovo diocesano. Maggioritaria è stata l’ipotesi di erigere a santuario internazionale pontificio la chiesa parrocchiale di San Giacomo a Medjugorje. “La commissione ha affrontato inoltre il problema del comportamento da tenere con i presunti veggenti, suggerendo di curare anzitutto l’approfondimento della loro vita spirituale e del loro senso di appartenenza e ubbidienza alla Chiesa. Occorre inoltre far emergere più chiaramente la centralità del luogo di Medjugorje rispetto alle vicende ed esperienze attuali dei presunti veggenti”.
   Inoltre, “riguardo alla cura dei pellegrini e dei devoti della Madonna di Medjugorje, la commissione ha considerato in primo luogo come questa cura debba avvenire a Medjugorje stessa, coltivando le caratteristiche genuine della spiritualità di quel luogo, incentrata sulla riscoperta, attraverso Maria, della fede in Cristo e dell’impegno a vivere con radicale coerenza il dono di Dio. La commissione ha dato inoltre specifici suggerimenti riguardanti il servizio dei francescani, la celebrazione dell’Eucaristia, l’amministrazione del sacramento della penitenza, la catechesi, la presenza a Medjugorje di ‘nuove comunità’, la gestione degli aspetti economici e finanziari. Per quanto riguarda infine la cura dei pellegrini e dei devoti nei loro luoghi di origine, la commissione raccomanda che vi sia in ogni circoscrizione ecclesiastica interessata un sacerdote incaricato dall’ordinario del luogo di seguire sia i gruppi di preghiera e devozione mariana che s’ispirano a Medjugorje sia i pellegrinaggi a Medjugorje stessa. Auspica inoltre un collegamento di tali sacerdoti con l’autorità ecclesiastica preposta a Medjugorje, d’intesa con gli ordinari dei luoghi”.

 

Quaranta
Un numero pieno di significati nella Bibbia
Articolo tratto da Castello7, lettera settimanale ai parrocchiani, anno 26°, n. 19, del 5 marzo 2017

     Il numero quaranta è un numero pieno di significati per l’uomo biblico. Quando designa un tempo si tratta sempre di un periodo che segna una situazione provvisoria e di attesa.  E’ il tempo del castigo e della penitenza, ma anche il tempo della misericordia e del perdono. E’ il tempo dell’intimità con Dio e del colloquio con lui. E’ il tempo in cui l’uomo prende coscienza di sé e si prepara ad accogliere i doni di Dio. E’ il tempo dell’Alleanza e della rivelazione.
     Per rendersi conto di tutti questi significati è necessario tener presente che nell’antichità i numeri venivano rappresentati con le lettere dell’alfabeto e pertanto, attraverso i numeri (o meglio le lettere che servivano per indicare un numero), si potevano esprimere concetti che niente avevano a che vedere col loro valore numerico. Presso alcuni popoli, e in particolare per il popolo ebraico, dalla forma di queste lettere si potevano ricavare anche significati simbolici.
     La lettera (ebraica) MEM oltre al numero 40 indica con la sua forma il ventre materno e anche una sorgente di acqua. I quaranta giorni così rappresentano un periodo determinato che racchiude un avvenimento o un’esperienza che si prolunga nel tempo, ma che è aperto alla vita.
     Scorrendo la bibbia vediamo anche che con 40 anni si indica la durata della vita di un uomo. Con questo criterio il Deuteronomio (34,7) può affermare che Mosè visse 120 anni, cioè 40×3, perché per tre volte egli ha mutato radicalmente la sua esperienza di vita.
     Sono 40 gli anni trascorsi dal popolo di Israele nel deserto; 40 giorni e 40 notti durò il diluvio (Gen. 7,4); 40 giorni e 40 notti Mosè rimase sul monte (Es. 24,18); Elia camminò per 40 giorni e 40 notti nel deserto per sfuggire all’ira della regina Gezabele (1 Re,19,8); 40 giorni sono il tempo concesso agli abitanti di Ninive per fare penitenza (Giona 3,4); 40 sono il massimo dei colpi di verga per le punizioni corporali (Deut. 25, 3).
     Nel Nuovo Testamento il numero 40 si trova 22 volte. I vangeli sinottici parlano di 40 giorni e 40 notti di digiuno di Gesù nel deserto (Matteo 4,1ss; Marco 1,13; Luca 4,2 ss) mettendoli in relazione con il periodo trascorso da Mosè sul monte Sinai. Matteo e Luca poi stabiliscono anche un raffronto fra la permanenza del popolo d’Israele nel deserto, periodo in cui «tentarono e misero alla prova Dio» (Salmo 95,9-10), con la fedeltà e l’obbedienza di Gesù.
     In questo modo, servendosi del semplice numero 40, gli evangelisti ci invitano a riconoscere in Gesù il nuovo Mosè, che dà inizio al nuovo popolo capace di dare un senso nuovo all’alleanza fondata non più su una legge scritta, ma sulla stessa persona di Gesù.

     Secondo il libro degli Atti (1,3) per 40 giorni il Signore si manifestò ai discepoli dopo la risurrezione prima di salire al cielo per completare il suo insegnamento e confermarli nella fede.

 

 MEDJUGORJE 

 

Medjugorje all’inizio delle apparizioni era un piccolo villaggio sconosciuto, neppure segnato sulle carte geografiche. Ora è una tra le località più conosciute di tutto il mondo. Medjugorje significa ‘in mezzo ai monti’, infatti è situato ai bordi di un piccolo altopiano, circondato da colline. È una località che si trova nel comune di Citluk, lontana circa trenta chilometri da Mostar (Erzegovina), e il paese è anche sede di una parrocchia, retta pastoralmente dai francescani della provincia dell’Erzegovina. Questa parrocchia appartiene alla diocesi di Mostar e comprende, oltre a Medugorje, anche i paesi di Bijakovici, Miletina, Vionica e ^Surmanci. Ha una bellissima chiesa nuova, a tre navate, terminata nel 1969, ed altre tre chiesette.

Medjugorje è un piccolo paese nel sud dell’Erzegovina, nella Bosnia croata,
a 30 km circa dalla città di Mostar.

INIZIO DELLE APPARIZIONI (1981)
Il 24 giugno 1981 verso le ore 18, sei giovani della parrocchia di Medjugorje, Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic, Ivan Dragicevic, Ivan Ivankovic e Milka Pavlovic, hanno visto sulla collina Crnica, nel luogo chiamato Podbrdo, un´apparizione, una figura bianca con un bambino in braccio. Sorpresi e spaventati, non si sono avvicinati ad essa.
Il giorno dopo alla stessa ora, il 25 giugno 1981, quattro di loro, Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic ed Ivan Dragicevic, si sono sentiti fortemente attirati verso il posto dove, il giorno precedente, hanno visto quella che hanno riconosciuto come la Madonna.
Marija Pavlovic e Jakov Colo li hanno raggiunti. Il gruppo dei veggenti di Medjugorje fu così formato. Hanno pregato con la Madonna ed hanno parlato con essa. Da quel giorno, hanno avuto le apparizioni quotidiane, insieme o separatamente.
Milka Pavlovic ed Ivan Ivankovic non hanno mai più visto la Vergine.

I 6 veggenti di Medjugorje

Jakov
Jakov Colo è nato il 6.3.1971 a Sarajevo. Ha avuto apparizioni quotidiane dal 25.6.1981. al 12.9.1998. Quel giorno, affidandole il decimo segreto, la Vergine gli disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto un’apparizione all’anno, il giorno di Natale, 25 dicembre. Jakov è sposato, ha tre bambini, vive con la sua famiglia a Medjugorje. L´intenzione di preghiera affidata a lui dalla Vergine: per i malati.
Ivan
Ivan Dragicevic è nato il 25.5.1965 a Bijakovici, parrocchia Medjugorje. Continua tuttora ad avere apparizioni quotidiane. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Ivan è sposato, ha tre bambini, vive con la sua famiglia negli Stati Uniti e a Medjugorje. L´intenzione di preghiera affidata a lui dalla Vergine: per i giovani e per i sacerdoti.
Ivanka
Ivanka Ivankovic-Elez è nata il 21.6.1966 a Bijakovici, parrocchia Medjugorje. E stata la prima a vedere la Gospa. Fino al 7 maggio 1985 ha avuto apparizioni quotidiane. Quel giorno, affidandole il decimo segreto, la Vergine le disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto un’apparizione all’anno in occasione dell’anniversario delle apparizioni, il 25 giugno. Ivanka è sposata, ha tre bambini, vive con la sua famiglia a Medjugorje. L´intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per le famiglie.
Marija
Marija Pavlovic-Lunetti è nata il 1.4.1965 a Bijakovici, parrocchia Medjugorje. Continua tuttora ad avere apparizioni quotidiane. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Grazie a lei, la Vergine invia il suo messaggio alla parrocchia ed al mondo. Dal 1.03.1984 al 8.1.1987 il messagio era dato ogni giovedi, e dal 25 gennaio 1987, il 25 di ogni mese. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Marija è sposata, ha quattro bambini, vive con la sua famiglia in Italia e a Medjugorje. L´intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per le anime del purgatorio.
Mirjana
Mirjana Dragicevic-Soldo è nata il 18.3.1965 a Sarajevo. Ha avuto apparizioni quotidiane dal 24.6.1981. al 25.12.1982. Quel giorno, affidandole il decimo segreto, la Vergine le disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto un’apparizione all’anno il 18 marzo. Dal 2 agosto 1987, secondo la sua testimonianza, ogni secondo giorno del mese Mirjana sente la voce della Vergine e qualche volta La vede ed insieme a Lei prega per i non credenti. Mirjana è sposata, ha due bambini, vive con la sua famiglia a Medjugorje. L´intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per i non credenti, quelli che non conoscono l´amore di Dio.
Vicka
Vicka Ivankovic-Mijatovic è nata il 3.9.1964 a Bijakovici, parrocchia Medjugorje. Continua tuttora ad avere apparizioni quotidiane. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Vicka è sposata, ha una bambina e vive a Krehin Grac presso Medjugorje. L´intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per i malati.
I messaggi

Secondo l’unanime testimonianza dei veggenti, la Vergine durante le Sue apparizioni, ha dato determinati messaggi affinché essi li riferissero all’umanità. 

 

 

Is.5,20
GUAI A COLORO CHE CHIAMANO BENE IL MALE E MALE IL BENE,
CHE CAMBIANO LE TENEBRE IN LUCE E LA LUCE IN TENEBRE,
CHE CAMBIANO L'AMARO IN DOLCE E IL DOLCE IN AMARO...

 

Isaia 3,9-11:
ESSI OSTENTANO IL PECCATO COME SODOMA: NON LO NASCONDONO NEPPURE; DISGRAZIATI!
SI PREPARANO IL MALE DA SE STESSI.
GUAI ALL'EMPIO! LO COLPIRA' LA SVENTURA,
SECONDO I MISFATTI DELLE SUE MANI AVRA' LA MERCEDE.
BEATO IL GIUSTO, PERCHE' EGLI AVRA' BENE, MANGERA' IL FRUTTO DELLE SUE OPERE.

 

 Is.5,24
PERCIO', COME UNA LINGUA DI FUOCO DIVORA LA STOPPIA E UNA FIAMMA CONSUMA LA PAGLIA,
COSI' LE LORO RADICI DIVENTERANNO UN MARCIUME E LA LORO FIORITURA VOLERA' VIA COME POLVERE,
PERCHE' HANNO RIGETTATO LA LEGGE DEL SIGNORE DEGLI ESERCITI,
HANNO DISPREZZATO LA PAROLA DEL SANTO DI ISRAELE"

 

Dal libro di ISAIA (64,6):
"Nessuno invocava il tuo nome, nessuno si risvegliava per stringersi a te;
perché tu avevi nascosto da noi il tuo volto, ci avevi messo in balìa della nostra iniquità".

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.29-2021 

 Ancona, Mercoledì 16 giugno 2021

 

 IL QUADRO MIRACOLOSO  DELL'ADDOLORATA 
 A CAMPOCAVALLO di OSIMO  (Ancona) 

 

  LA PRATICA DEI SETTE DOLORI 
 IL MIRACOLO VIVENTE 

 DELLA BEATA ALEXANDRINA MARIA DA COSTA 

IL MIRACOLO DEL QUADRO
DELL'ADDOLORATA DI CAMPOCAVALLO
by Fr. John Francesco Maria Lim  Posted onJune 16, 2021

 

Il 16 giugno 1892, giorno del Corpus Domini, l’immagine sudò lacrime. Il giorno seguente, 17 giugno, sotto gli occhi di diversi e autorevoli testimoni, la Vergine raffigurata nel quadro mosse gli occhi; il prodigio continuò per dieci anni consecutivi.

   Campocavallo è il nome di una frazione-quartiere che si estende nella vallata del fiume Musone non molto lontana dalla città comunale di Osimo (Ancona). La storia di questa piccola borgata si situa alla fine del 1800, anche se le sue origini sono molto più antiche (almeno per il nome Campocavallo). Eccettuata una rustica chiesetta e una bettola, non vi erano abitazioni nei pressi del quadrivio. Però la pianura era cosparsa di case coloniche.

Zona Campocavallo inzio 1900
   Ogni podere aveva i suoi filari di pioppi, cui si accoppiavano le viti. Nei pressi della casa, pollaio, conigliera e porcile. Oche, anitre, galline e tacchini, convivevano insieme e, insieme, percorrevano prati e campi in cerca di cibo. Nell’interno della casa era la stalla e i corsi d’acqua erano sempre alimentati. Il Musone era un fiume degno di tutto rispetto.
   Questo stato si mantenne fino alla seconda guerra mondiale. Oggi l’ambiente è totalmente e radicalmente mutato: case coloniche vuote, piante quasi tutte abbattute; troppe fabbriche al ridosso delle case. Solo movendosi verso il fiume Musone si ha una pallida idea della vecchia Campocavallo.
Alla fine del 1800 non era altro che un crocevia tra Jesi, Loreto, Castelfidardo e Recanati, munito di una chiesetta. In essa era stata posta da don Sorbellini un’immagine oleografica della Madonna Addolorata, ottenuta dietro compenso da un mercante ambulante.
   Il 16 giugno 1892, giorno del Corpus Domini, l’immagine sudò lacrime. Il giorno seguente, 17 giugno, sotto gli occhi di diversi e autorevoli testimoni, la Vergine raffigurata nel quadro mosse gli occhi; il prodigio continuò per dieci anni consecutivi. Subito la notizia del prodigio fece riversare a Campocavallo pellegrini e fedeli provenienti da tutta Italia e anche dal resto d’Europa.
   L’edificazione del santuario fu subito affidata da Don Sorbellini all’architetto osimano Costantino Costantini nel 1892. La prima pietra venne posata il 10 dicembre del 1892. I lavori della chiesa vera e propria si svolsero con rapidità e si conclusero nel 1905. Il 21 settembre 1905 il Santuario venne consacrato e tre giorni dopo dedicato alla Madonna.
   Il 25 settembre 1932 avvenne l’incoronazione dell’immagine con una solenne celebrazione. La mattina del 30 marzo del 1938, quando il custode aprì il Santuario, si accorse che il quadro era stato rubato. Lo stesso venne ritrovato in tarda mattinata, poco distante, lacerato in vari punti a causa dello strappo dei preziosi gemmi che lo ornavano.

 

Immagine della Madonna Addolorata prima del furto

   Nel 1948 arrivò nel Santuario l’Ordine dei Servi di Maria. Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1976 una nuova banda di ladri rubò il quadro. Anche questa volta venne ritrovato lacerato ulteriormente. Nell’autunno del 1986 i Servi di Maria lasciarono il Santuario per cedere il posto al Clero diocesano. Così arrivò don Paolo Sconocchini. Dal 2001 il santuario è custodito dai Francescani dell’Immacolata. Dal 2005 al 2007 sono stati eseguiti, imponenti lavori di ristrutturazione. Oggi il santuario domina il centro della trafficata frazione, affiancato dal pregevole campanile.
   All’interno il santuario è posto in tre navate, divise da dieci pilastri e sei colonne. La pianta è a croce latina. Nell’edicoletta marmorea dell’abside domina la figura di Nostra Signora dei Sette Dolori. Nel Santuario sono presente diverse cappelle: la cappella di San Vincenzo Ferreri (con le vetrate di Santa Rosa da Lima, San Domenico e Santa Caterina da Siena); la cappella di Sant’Antonio di Padova (con le vetrate di San Francesco, Papa Leone XIII e Sant’Antonio di Padova) e la cappella del Crocifisso. Sono presenti anche numerose statue di rara bellezza: dell’Addolorata, di Sant’Antonio Abate, di Sant’Antonio di Padova, di San Giuseppe sposo di Maria, un bellissimo Sacro Cuore di Gesù, la statua di San Vincenzo Ferreri e quella di Sant’Isidoro agricoltore. Sulla cima della cupola svetta, protetta a sua volta da una seconda semi-sfera, una statua della Madonna.
   A Campocavallo, fin dal 1939, nel mese di agosto si celebra la Festa del Covo. Il cosiddetto covo, espressione della fede e della cultura contadina della zona, è un carro che presenta una costruzione fatta quasi interamente da spighe di grano intrecciate. Viene portato in processione in onore della Vergine e ogni anno rappresenta una diversa immagine di carattere religioso. 

 

PREGHIERA alla Beata Vergine Addolorata di Campocavallo


   O Vergine Addolorata, che tante volte avete abbassato i vostri santissimi occhi verso i vostri devoti e li avete rialzati come per offrire a Dio le loro preghiere, vogliate benigna ascoltarci, o Madre di Misericordia ed otteneteci quanto fervorosamente imploriamo…
   Difendete la Santa Chiesa da tutti i suoi nemici, proteggete il Vicario di Gesù Cristo e conservateci il dono della Fede che il mondo si sforza di strapparci in questi tempi burrascosi. Liberate le anime sante del Purgatorio, specialmente quelle che furono più devote dei vostri Dolori e della passione di Gesù. Consolate gli afflitti e otteneteci la pace che è il sospiro di tutti i cuori, e nella pace si dilati sempre più su questa terra il regno di Dio. O cuore trafitto da sette spade, siate la mia consolazione. Amen

 

 

Fonti:
http://www.santuariocampocavallo.com/;
Santuario B.V. Addolorata Campocavallo di Osimo (AN) – tel. 071-7133003
https://www.santuariocampocavallo.com/il-prodigio/.
https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_della_Madonna_di_Campocavallo

 

I SETTE DOLORI DI MARIA


La Madre di Dio rivelò a Santa Brigida che, chiunque reciti sette "Ave Maria" al giorno meditando sui suoi dolori e sulle sue lacrime e diffonda questa devozione, godrà dei seguenti benefici:

 

- La pace in famiglia.
- L'illuminazione circa i misteri divini.   
- L'accoglimento e la soddisfazione di tutte le richieste purché siano secondo la Volontà di Dio e per la salvezza della sua anima.
- La gioia eterna in Gesù e in Maria.

           1° dolore: La rivelazione di Simeone. Ave Maria
           2° dolore: La fuga in Egitto. Ave Maria
           3° dolore: Lo smarrimento di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme. Ave Maria
           4° dolore: L'incontro con Gesù sulla via del Calvario. Ave Maria
           5° dolore: La crocifissione, la morte, la ferita al costato e la deposizione sul Calvario. Ave Maria
           6° dolore: La deposizione di Gesù tra le braccia di Maria sotto la croce. Ave Maria
           7° dolore: La sepoltura di Gesù e le lacrime e la solitudine di Maria. Ave Maria  

 

 

LA FESTA DEL COVO DI CAMPOCAVALLO


A Campocavallo, fin dal 1939, nel mese di agosto si celebra la Festa del Covo. Il cosiddetto covo, espressione della fede e della cultura contadina della zona, è un carro che presenta una costruzione fatta quasi interamente da spighe di grano intrecciate. Viene portato in processione in onore della Vergine e ogni anno rappresenta una diversa immagine di carattere religioso. 

 

 Beata Alexandrina da Costa 
 si nutrì per 13 anni di sola Eucaristia 

Gesù singhiozzando le disse:


“Guarda il mio Cuore Divino squarciato: è il peccato, è il piacere della carne, è il peccato e il mondo. Il mio cuore divino chiede amore; i crimini del mondo, le iniquità richiedono, esigono la riparazione. La esigono i peccati di lussuria, le iniquità degli sposi, delle anime consacrate a me, la esigono le vanità. A quale scopo tanto sperpero? Questo sperpero grida al Cielo. Ciò che si spreca in vanità estinguerebbe la fame a tutti gli affamati, vestirebbe tutti gli ignudi; dillo al mondo! Diffondi le mie lagnanze. Satana si è incarnato nella vanità, nella lussuria e nella disonestà. Vi è Satana nella donna e nell’uomo di oggi che vivono senza pudore una vita provocante. L’impurità è una finestra aperta che dà l'entrata a tutti i peccati mortali. Tanta innocenza perduta, tanta vita rubata al Cielo prima della sua esistenza sulla terra”.
“Io sono ferito persino da un grande numero di anziani e di vecchi. Che orrore! Che orrore! Tutto è fango! La catena più forte che lega più anime a Satana è la carne e l’impurità. Solo la catena del più grande amore e della più grande purezza può spezzarla e strapparle dagli artigli di Satana”.
“Coloro che al ricordo delle Mie Piaghe uniranno quello dei dolori della Mia Madre benedetta e per essi ci chiederanno grazie sia spirituali che corporali, hanno la Mia promessa che saranno accordate, a meno che non siano di danno per la loro anima. Nel momento della loro morte condurrò con Me la Mia Santissima Madre per difenderli».

 La Madonna alla beata Alexandrina da Costa
"Figlia mia, parla alle anime, dì loro che tutte le cose che siano chieste a Gesù nel mio nome e in nome delle anime del Purgatorio tutte, tutte, anche la conversione dei peccatori, saranno concesse".
 Si dannano solo quelli che non vogliono salvarsi.

 

Testi tratti dal diario della Beata Alexandrina Maria da Costa

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.28-2021 

 Ancona, Domenica 6 giugno 2021 

 

 STRAORDINARI  MIRACOLI  EUCARISTICI 
  LA BEATA IMELDA LAMBERTINI 

 IL MIRACOLO EUCARISTICO DI LANCIANO

 

LA BAMBINA CHE MORI' DI FELICITA'
 Beata Imelda Lambertini 

 


     Nel suo glorioso cammino, la Chiesa, Sposa Mistica di Cristo, ha suscitato innumerevoli schiere di santi e così continuerà fino alla consumazione dei secoli. Percorrendo il magnifico firmamento costituito dagli eroi ed eroine che hanno inciso nella Storia l'indelebile marchio della loro santità, rimaniamo incantati nel vedere un San Tommaso d'Aquino, i cui insegnamenti hanno illuminato il suo tempo e i secoli successivi; Santa Zita, umile cameriera per quasi mezzo secolo, Santa Teresa d'Avila che, infiammata d'amore, diede nuovo vigore alla vita monastica e nei nostri giorni, San Pio di Pietrelcina, il grande apostolo del confessionale.
     Meravigliati ci chiediamo: sarà la santità privilegio solo di alcune grandi anime come queste? Chiaro che no! Tutti noi, senza eccezione, siamo chiamati ad essa. I santi canonizzati ci servono da esempio, come chi dice: "Se io ho potuto, con la grazia di Dio, raggiungere la perfezione, perchè non ci dovresti riuscire anche tu?" La toccante storia della Beata Imelda ci mostra in modo speciale come la santità sia un dono gratuito di Dio, che ad essa ci chiama a qualsiasi età.

Consacrata alla Madonna il giorno stesso della sua nascita
    Quest'angelicale bambina nacque nell'anno 1322 a Bologna. Suo padre, Egano Lambertini, apparteneva all'alta nobiltà e svolse incarichi importanti come quello di governatore di Brescia e di ambasciatore nella Repubblica di Venezia. Oltre alla sua grande abilità, saggezza e valore militare, si distinse anche per la sua profonda fede e amore verso i poveri. Sua madre, Castora, della nobile famiglia Galuzzi, supplicava con ardente fede la Madonna per ottenere la grazia di poter avere almeno un figlio. Dopo aver pregato innumerevoli volte il Rosario con quest'intenzione, ottenne alla fine il favore di ciò che tanto desiderava: la nascita di una bella bambina! Non appena gli occhi di sua figlia si aprirono a questo mondo, Castora la prese tra le braccia e la offrì alla Santissima Vergine: "O Signora, una figlia più bella Voi non potevate darmi! Io Ve la offro, prendetela tutta".
     La Vergine Maria accettò con piacere quest'offerta. La piccola Imelda crebbe in età e virtù sotto le cure della sua devota madre che le elargì un'accurata formazione religiosa. Gli svaghi propri dell'infanzia non l'attiravano. Quello che le piaceva veramente era conversare su Dio e sulle cose sovrannaturali. Trascorreva lunghe ore inginocchiata davanti ad un piccolo altare che lei stessa decorava e ornava di fiori. La voce di Dio non tardò ad ispirarle nel profondo dell'anima il vivo desiderio di abbandonare il mondo per consacrarsi totalmente al suo servizio.

Monaca esemplare, di soli dieci anni!
     A quell'epoca era comune l'ammissione di bambini nei conventi, sia per volontà degli stessi, sia su iniziativa della famiglia. Così, all'età di otto anni, Imelda Lambertini fu ammessa come oblata nel monastero domenicano di Santa Maria Maddalena di Val di Pietra, dove si preparava per entrare nel noviziato. Due anni più tardi, in una semplice cerimonia intima, ebbe la gioia di ricevere l'abito di San Domenico. Sapeva bene la santa bambina che quest'inestimabile dono le chiedeva, in contropartita, un raddoppiato fervore. Prendendo questa nuova situazione con profonda serietà, Imelda divenne un modello per tutte le suore. Solo per il fatto di vederla passare con gioia, modestia e umiltà, le religiose si sentivano rafforzate nella loro vocazione.
     Quello che lei amava di più era Gesù nel Santissimo Sacramento. La sua anima innocente esultava di piacere quando considerava che nel tabernacolo era presente quello stesso Gesù nato dalla Vergine Maria, che a Betlemme era stato collocato in una mangiatoia e per amore nostro era stato crocifisso e ucciso, ma trionfante, era risuscitato il terzo giorno! La monaca-bambina passava ore presso il tabernacolo. Appena se ne presentava l'occasione, lei stava là, immobile, con gli occhi fissi al tabernacolo, la fisionomia illuminata da un intenso chiarore. Le religiose erano meravigliate del fervore e della devozione della loro piccola compagna e, piene di stupore, conclusero che su quell'anima aleggiava uno speciale disegno della Provvidenza.

Ed io, quando mi potrò comunicare?
     Sempre, quando la comunità si riuniva nella cappella per la Messa conventuale, Imelda contemplava, estasiata, tutte coloro che si aprossimavano alla mensa eucaristica per la Comunione. Le sorgeva interiormente questa domanda: "Come si può continuare a vivere su questa terra dopo aver ricevuto Dio in persona? Mio Gesù, quand'è che potrò avere anch'io la gioia di riceverVi?" A quel tempo, non era permesso ai bambini di comunicarsi, ma non era per questo meno ardente il suo desiderio di ricevere l'Eucarestia.
     Trovandosi col confessore o con la Madre Superiora, ripeteva sempre la stessa domanda: - Quando potrò comunicarmi anch'io? Si mostrava obbediente e rassegnata di fronte alla risposta sempre uguale che bisognava "aspettare ancora un anno", ma sospirava sempre più coll'avvicinarsi del giorno che sarebbe stato per lei, senza alcun'ombra di dubbio, il giorno più felice della sua vita, quello della Prima Comunione.

Morì di felicità
     La mattina del 12 maggio del 1333, vigilia della festa dell'Ascensione del Signore, le campane suonarono gioiosamente, chiamando le religiose a raccolta per il canto dell'Uffizio Divino. Terminata la salmodia, il sacerdote cominciò la celebrazione della Santa Messa. Al momento della Comunione, in ginocchio in fondo alla chiesa, Imelda seguiva con ardente desiderio il movimento delle monache che ricevevano la sacra Ostia e ritornavano in raccoglimento ai loro posti. Dal suo cuore scaturì la più ardente supplica: Gesù mio, mi dicono che essendo bambina, non posso ancora comunicarmi... Ma Voi stesso avete detto: "Lasciate che i bambini vengano a Me". Ecco io Vi chiedo, Signore: venite da me!
     Gesù, nel suo tenero amore nei confronti degli innocenti e umili di cuore, non resistette a quest'appello: un'Ostia si distaccò dal ciborio, si elevò in aria e, tracciando una scia luminosa per dove passava, si andò a posare sulla testa di Imelda! Il ministro di Dio, vedendo in questo prodigioso fatto una chiara manifestazione della volontà divina, prese l'Ostia e le impartì la Comunione. Lei chiuse gli occhi, inclinò soavemente il capo e rimase assorta in un profondo raccoglimento. Terminata la Messa, era ormai trascorso parecchio tempo, ma la piccola religiosa non faceva il minimo movimento e nessuno si azzardava a turbare quella pace beatifica, quell'estasi in cui lei si trovava, convertita in un tabernacolo vivo di Dio.
     Alla fine, la Madre Superiora prese la decisione di chiamarla e quale non fu la sorpresa di tutti nel verificare che la bambina non rispondeva... Imelda era morta, il suo cuore non aveva resistito a tanta felicità!
     Nel 1826 il Papa Leone XII confermò ed estese a tutta la Chiesa il culto che da secoli si prestava a lei a Bologna. San Pio X la proclamò, nel 1908, patrona dei bambini che vanno a fare la Prima Comunione.
     Il suo corpo verginale è ancor oggi incorrotto e può essere venerato nella cappella di San Sigismondo, a Bologna. La sua memoria liturgica è celebrata il 12 maggio. Beati mortui qui in Domino moriuntur (Beati i morti che muoiono nel Signore).



O Beata Imelda, sei morta nel Signore! Concedi a noi, pellegrini su questa terra, che il tuo luminoso esempio di amore faccia nascere nei nostri cuori una fame eucaristica inestinguibile e che, saziati col Pane degli Angeli, possiamo un giorno cantare eternamente con te la gloria di Gesù che è morto per noi sulla Croce e Si è fatto nostro cibo spirituale fino alla consumazione dei secoli.
Michelle Vicolla
(Rivista Araldi del Vangelo, Maggio/2006, n.29, p. 24 - 25)

 

IL MIRACOLO EUCARISTICO DI LANCIANO


  
     Il Miracolo Eucaristico di Lanciano è avvenuto circa l'anno settecento. Ciò si desume da circostanze e concomitanze storiche dovute alla persecuzione in Oriente da parte dell'Imperatore Leone III, l'Isaurico, il quale iniziò una feroce persecuzione contro la Chiesa e il culto delle immagini sacre (iconoclastia). In concomitanza della "lotta iconoclasta"nella Chiesa orientale, molti monaci greci si rifugiarono in Italia, tra essi i monaci basiliani, discepoli di San Basilio (329-379) Vescovo di Cesarea di Cappadocia (nell'attuale Turchia Orientale). Alcune comunità di esse si rifugiarono a Lanciano.

IL PRODIGIO
     Il miracolo eucaristico di Lanciano è il più antico di tutti quelli in cui le sacre Specie furono cambiate in carne e in sangue: risale, infatti, all'VIII secolo. Ma attraverso le analisi che furono fatte delle sue reliquie nel 1970-71 e nel 1973-74, questo prodigio è divenuto meravigliosamente attuale e non si è mai vista una semplice tradizione, che risale a 12 secoli, confermata dalla scienza con una tale chiarezza.
     Lanciano, piccola città degli Abruzzi, è situata a circa 4 km dall'autostrada Pescara-Bari, lungo l'Adriatico, un po' a sud di Chieti. In una piccola chiesa, dedicata a San Legonziano (che s'è voluto identificare con San Longino, il soldato che trapassò il costato e il cuore di Cristo morto sulla croce) un monaco basiliano, che celebrava la messa in rito latino, dopo la consacrazione, cominciò a dubitare della presenza reale di Cristo sotto le sacre Specie. Fu allora che, sotto gli occhi di questo sacerdote, l'ostia si mutò in un pezzo di carne e il vino consacrato in sangue reale che si coagulò in cinque sassolini irregolari di forma e di grandezza differenti.
     Quale fu la sua reazione di fronte alla inattesa mutazione che coinvolse anche le specie sacramentali? Da un documento storico leggiamo: "Da tanto e così stupendo miracolo atterrito e confuso, stette gran pezzo come in una divina estasi trasportato; ma, finalmente, cedendo il timore allo spirituale contento, che gli riempiva l'anima, con viso giocondo ancorché di lacrime asperso, voltatosi alle circostanti, così disse: 'O felici assistenti ai quali il Benedetto Dio per confondere l'incredulità mia ha voluto svelarsi in questo santissimo Sacramento e rendersi visibile agli occhi vostri. Venite, fratelli, e mirate il nostro Dio fatto vicino a noi'".
     Il miracolo fu raccontato su una antichissima pergamena che nella prima metà del secolo XV fu rubata ai francescani da due monaci basiliani. Oggi, si possiedono sul miracolo dei testi che risalgono al secolo XVI e XVII, cioè almeno 800 anni dopo l'avvenimento. Ma una tradizione costante conserva il ricordo del prodigio, e furono conservate soprattutto le reliquie
  Le Reliquie del Miracolo furono custodite nella chiesetta originaria sino al 1258, passando successivamente dalle mani dei basiliani in quelle dei benedettini (circa 1074) e, dopo la parentesi arcipretale (1229-1252), nelle mani dei francescani.
     Le reliquie, chiuse in un reliquiario d'avorio, furono custodite prima nella chiesa di San Legonziano, poi in quella di San Francesco. Al tempo delle incursioni dei turchi negli Abruzzi, un frate minore, chiamato Giovanni Antonio di Mastro Renzo, volle salvarle e, il 1 agosto 1566, partì portandole con sé. Ma dopo aver camminato tutta la notte, si trovò il mattino dopo, ancora alle porte di Lanciano.
     Capì allora che lui e i suoi compagni dovevano rimanervi per conservare le reliquie. Queste, una volta passato il pericolo, furono poste su un altare degno di esse, sul lato destro dell'unica navata della chiesa conventuale.
     Furono chiuse in un vaso di cristallo, deposto, questo, in un armadio di legno, chiuso con quattro chiavi. Nel 1920, furono poste (le reliquie) dietro il nuovo altare maggiore. Dal 1923, la "carne"è esposta nella raggiera di un ostensorio, mentre i grumi di sangue disseccato, sono contenuti in un specie di calice di cristallo ai piedi di questo ostensorio.

 

L'ESAME SCIENTIFICO


     In novembre 1970, per le istanze dell'arcivescovo di Lanciano, Monsignor Perantoni, e del ministro provinciale dei Conventuali di Abruzzo, e con l'autorizzazione di Roma, i Francescani di Lanciano decisero di sottoporre a un esame scientifico queste "reliquie"che risalivano a quasi 12 secoli. Certamente era una sfida: ma né la fede cattolica (che qui non era affatto in gioco), né una tradizione storica certa hanno nulla da temere dalla scienza, perché ciascuna rimane nel proprio campo.
     Il compito fu affidato al dott. Edoardo Linoli, capo del servizio all'ospedale d'Arezzo e professore di anatomia, di istologia, di chimica e di microscopia clinica, coadiuvato del prof. Ruggero Bertelli dell'Università di Siena. Il dott. Linoli effettuò dei prelevamenti sulle sacre reliquie, il 18 novembre 1970, poi eseguì le analisi in laboratorio. Il 4 marzo 1971, il professore presentò un resoconto dettagliato dei vari studi fatti.

 

Ecco le conclusioni essenziali:

 

1. La "carne miracolosa" è veramente carne costituita dal tessuto muscolare striato del miocardio.
2. Il "sangue miracoloso" è vero sangue: l'analisi cromatografica lo dimostra con certezza assoluta e indiscutibile.
3. Lo studio immunologico manifesta che la carne e il sangue sono certamente di natura umana e la prova immuno-ematologica permette di affermare con tutta oggettività e certezza che ambedue appartengono allo stesso gruppo sanguigno AB.Questa identità del gruppo sanguigno può indicare l'appartenenza della carne e del sangue alla medesima persona, con la possibilità tuttavia dell'appartenenza a due individui differenti del medesimo gruppo sanguigno.
4. Le proteine contenute nel sangue sono normalmente ripartite, nella percentuale identica a quella dello schema siero-proteico del sangue fresco normale.
5. Nessuna sezione istologica ha rivelato traccia di infiltrazioni di sali o di sostanze conservatrici utilizzate nell'antichità allo scopo di mummificazione. Certo, la conservazione di proteine e dei minerali osservati nella carne e nel sangue di Lanciano non è né impossibile né eccezionale: le analisi ripetute hanno permesso di trovare proteine nelle mummie egiziane di 4 e di 5.000 anni. Ma è opportuno sottolineare che il caso di un corpo mummificato secondo i procedimenti conosciuti, è molto differente da quello di un frammento di miocardio, lasciato allo stato naturale per secoli, esposto agli agenti fisici, atmosferici e biochimici.
 

   Il prof. Linoli scarta anche l'ipotesi di un falso compiuto nei secoli passati:

 

NUOVO ESAME SCIENTIFICO
   (CONTINUA)
   

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.27-2021 
 Ancona, Domenica 30 maggio 2021 


  a cura del Prof. Giorgio Nicolini - direttore@telemaria.it - Tel./Fax 071.83552 - Cell. 339.642433

Nell'Anno 40° delle "apparizioni" di Medjugorje 

 

 In occasione del 30° anniversario del gemellaggio  

 DAL SINDACO DI LORETO  L'IMPEGNO A RINNOVARE 
 L'IMPORTANTE GEMELLAGGIO  TRA TERSATTO E LORETO 

  IMPORTANTI INTERVISTE RILASCIATE  A "TELE MARIA" 
 DALLE AUTORITA' CIVILI LAURETANE 
 Importante articolo del Prof. Giorgio Nicolini 
 dimostrante la falsità delle ipotesi di un trasporto umano 

 della Santa Casa da parte dei Crociati 

 

 LO SCRITTO DEL SINDACO DI LORETO
IN RISPOSTA ALLE DOMANDE DELL'INTERVISTA RILASCIATA PER "TELE MARIA"


Domanda:
Perché la città di Loreto ha scritto “Felix Civitas Lauretana” nel suo gonfalone?


     La definizione “Felix Civitas Lauretana” si deve a Papa Sisto V, il Pontefice che rese Loreto Città autonoma da Recanati nel 1586. Come è noto, il nome di Sisto V era Felice Peretti, perciò “Loreto Città Felice” da un lato allude al nome di battesimo di questo importantissimo Papa marchigiano (era nato a Grottammare), dall'altro invece indica la condizione “felice” di Loreto: felice perché è la cittadina in cui la Madonna ha scelto di posare la sua Santa Casa. Felice anche per via della sua bellissima posizione collinare e per la grande laboriosità che l'ha sempre caratterizzata nei secoli. Siamo orgogliosi che nel nostro stemma comunale ci sia questa definizione data a Loreto.

Domanda:
Per il futuro come pensa di valorizzare questo importante gemellaggio con la Città di Tersatto?

Il gemellaggio attivato nel 1991 dall'allora sindaco Ancilla Tombolini con la città di Tersatto è emblematico del legame che da sempre nel corso dei secoli ha legato Loreto con la Dalmazia. Sicuramente è venuto il tempo di ripristinare il rapporto con Tersatto e rinverdire questa amicizia che ci lega nella comune caratteristica di avere ospitato entrambi la Santa Casa di Maria. Sarà nostra cura, valutando la documentazione relativa a questo patto di amicizia, rimettere in moto il percorso per arrivare ad una relazione concreta con gli amici di Tersatto, anche nell'ottica di creare progettualità nuove.

 

LA PRIMA TRASLAZIONE A TERSATTO IN CROAZIA

Ricorrendo il 700° anniversario del Santuario della Beata Vergine di Tersatto, uniti dalle medesime tradizioni e della stessa fede, nonché dai diuturni vincoli tra i Santuari di Loreto e di Tersatto, dei loro custodi e dei pellegrini, i rappresentanti delle civiche amministrazioni di Loreto e di Fiume sottoscrivono la seguente DICHIARAZIONE SOLENNE, con cui si fanno carico di sostenere e promuovere, con i loro poteri, per quanto modesti siano, l'amicizia tra Loreto e Fiume, i legami fraterni tra i santuari di Loreto e di Tersatto, ed ogni possibile forma di cooperazione volta ad una sempre maggiore comprensione tra gli uomini, al consolidamento della pace tra i popoli, all'amore ed al rispettto reciproco. 

 A Fiume, in data 25 maggio 1991 
 Il Sindaco di Loreto: ANCILLA TOMBOLINI 

 Il Sindaco di Fiume: ZELJKO LUZAVEC 

 

 

CENNI DI ALCUNE “PROVE” STORICHE, ARCHEOLOGICHE E SCIENTIFICHE 
 COMPROVANTI “LA VERITA’” DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI 
DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO
  LA FALSITA' DELLE IPOTESI DI UN TRASPORTO UMANO DA PARTE DI CROCIATI  
(articolo del Prof. GIORGIO NICOLINI) 

     Per “il miracolo” della traslazione della Santa Casa di Nazareth “in vari luoghi”, e infine a Loreto - per opera degli angeli del Cielo - , si potrebbe “quasi” dire la stessa cosa che già ebbe a dire San Simeone a Maria: “… è qui (…), segno di contraddizione” (Lc.2,34). Oggi molti dicono: “Smettete di parlare ancora della miracolosità della traslazione!...”. Ma ad essi si deve rispondere con le parole di Gesù nel Vangelo: “Alcuni farisei tra la folla gli dissero: «Maestro, rimprovera i tuoi discepoli». Ma egli rispose: «Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre» (Lc.19,39-40). E sono proprio le pietre o, è meglio dire, “le Pareti di pietra” della Santa Casa di Loreto a “gridare”!... e gridano da oltre 700 anni!...
     E’ incalcolabile il numero di scritti e di libri che sono stati composti ovunque nel mondo, in oltre 700 anni, sulla Santa Casa di Loreto: chi l’ha combattuta talvolta con virulenza (senza aver mai trovato alcun elemento vero per smentirla), chi l’ha difesa con ardore impareggiabile (a cominciare da tutti i Papi e tutti i Santi!...), documentandola in ogni modo.
     E’ estremamente significativo, in proposito, come non ci sia mai stato neppure uno, tra i Papi e i Santi che ne hanno trattato, che abbia qualche volta smentito, o anche solo messo in dubbio, “la verità” delle “miracolose traslazioni”. Ma tutti costoro sono passati, come ognuno di noi passerà. Ma la Santa Casa di Loreto è sempre lì: ed è essa stessa che “grida” con le sue “Sante Pareti di pietra” “la verità” riguardo alla sua autenticità, e al modo miracoloso con cui è arrivata a Loreto.
     Tutti i detrattori e i falsificatori non sono mai riusciti ad abbatterla, mentre chiunque si accosta alle Sante Pareti della Santa Casa di Loreto e alla sua storia, con animo sgombro da pregiudizi e aperto alla verità, accoglie sempre con gioia e commozione tutti “i veri” studi storici, archeologici e scientifici che hanno sempre attestato concordemente “la verità” di quanto asserito dai “testimoni oculari” degli eventi accaduti oltre 700 anni fa e che è stato poi tramandato ininterrottamente dalla “tradizione” “orale” e “scritta”, presso tutti i popoli, e che è stata sempre “approvata” dalla Chiesa in un modo ininterrotto, da oltre sette secoli.

     Riguardo agli studi archeologici e architettonici basti pensare all’insigne architetto, Federico Mannucci, incaricato dal Sommo Pontefice Benedetto XV di esaminare le fondamenta della Santa Casa, in occasione del rinnovo del pavimento, dopo l’incendio scoppiatovi nel 1921, che scrive e asserisce perentoriamente, nella sua “Relazione” del 1923, che “è assurdo solo pensare” che il sacello possa essere stato trasportato “con mezzi meccanici”(Federico Mannucci, “Annali della Santa Casa”, 1923, 9-11), e rivelò che “è sorprendente e straordinario il fatto che l’edificio della Santa Casa, pur non avendo alcun fondamento, situato sopra un terreno di nessuna consistenza e disciolto e sovraccaricato, seppure parzialmente, del peso della volta costruitavi in luogo del tetto, si conservi inalterato, senza il minimo cedimento e senza una benché minima lesione sui muri” (Federico Mannucci, “Annali della Santa Casa”, 1932, 290).
       L’architetto Mannucci dai suoi studi trasse, in sintesi, queste conclusioni:
1) i muri della Santa Casa di Loreto sono formati con pietre della Palestina, cementati con malta ivi usata;

2) è assurdo solo il pensare ad un trasporto meccanico;
3) la costruzione della Santa Casa nel luogo ove si trova si oppone a tutte le norme costruttive ed alle stesse leggi fisiche.
     Quindi, si potrebbe dire, è già “un miracolo” il fatto stesso della attuale “sussistenza” delle Sante Pareti, che si reggono “contro” le stesse “leggi fisiche” e che nessuno “in modo umano” può aver edificato lì dove si trova. Questo è il parere di un architetto, come anche di tanti altri che hanno esaminato nei secoli il sottosuolo della Santa Casa e la strada pubblica su cui “si è posata”. (continua)

 

 

 

 

 

 

In occasione del 90° anniversario del varo della nave scuola Amerigo Vespucci, l'unità più anziana in servizio nella Marina Militare, interamente costruita e allestita presso il Regio Cantiere Navale di Castellamare di Stabia, sabato 19 giugno 2021 sarà disposto un servizio filatelico temporaneo dalle ore 9 alle 13 con la presenza di Poste Italiane.

 

L’annullo, promosso dall'Associazione Circolo "Tempo Libero", potrà essere richiesto durante il Memorial Correale, manifestazione di numismatica, filatelia, cartamoneta, materiale cartaceo e collezionismo vario, giunta alla 52° edizione, punto di riferimento per i collezionisti del Centro e Sud Italia interrottamente dal 1994, tornato dopo le sospensioni a causa della pandemia da Covid 19.


All'interno dell'Hotel Queen Daisy, una struttura quattro stelle, moderna ed elegante di nuova costruzione, concepita secondo gli attuali standard alberghieri, che si trova in via Schito n°185 a Castellammare di Stabia.
Insieme al bollo speciale, un timbro creato apposta per l’occasione, prodotto in un unico esemplare, presentato e utilizzato esclusivamente in questa circostanza, prima che venga definitivamente affidato al museo postale, che si trova a Roma, sarà emessa una pregiata cartolina a tiratura limitata in 50 esemplari, affrancata con francobollo a tema.
Inoltre saranno disponibili i più recenti prodotti filatelici di Poste Italiane: folder, pubblicazioni filateliche, tessere.


Gli orari di apertura e chiusura della manifestazione sono quelli riportati:

Sabato 19 giugno 2021 dalle ore 9 alle 13, pausa pranzo, ripresa dalle ore 15:30 alle 19.

Domenica 20 giugno 2021 dalle ore 9 alle 13.

L'ingresso è libero, ampio parcheggio custodito e videosorvegliato, area ristoro-bar.

Un’esposizione per rivivere i ricordi del passato e promuovere la coscienza storica, con la presenza di periti specializzati ed esperti operatori del settore provenienti da ogni regione d'Italia, che allestiranno i propri stand con ogni genere di materiale da collezione.

 

 

 

 

EDITORE GUZZARDI

A BISIGNANO PRESENTAZIONE DEL LIBRO
DEL GIORNALISTA RINO GIOVINCO SUL TERREMOTO DEL 1980 IN IRPINIA


Giovedì 24 giugno 2021, ore 19.00 a Bisignano, nei locali del Motel Kratos (via Torre Grande) sarà presentato in anteprima nazionale il libro “Bisignano solidale. A quarant’anni dal terremoto in Irpinia i ricordi dei volontari a Castelnuovo di Conza”, del giornalista Rino Giovinco, pubblicato dall'Editoriale Progetto 2000 di Cosenza. Alla manifestazione sono previsti gli interventi di don Cesare De Rosis vicario parrocchiale Bisignano Centro, dell'editore Demetrio Guzzardi di Progetto 2000 e del sindaco di Castelnuovo do Conza, Francesco Di Geronimo, che ha scritto la presentazione al volume.

Il libro, racconta la solidarietà espressa dai cittadini bisignanesi che, all’indomani del terremoto del 1980, si sono recati in Irpinia portando: generi alimentari, farmaci e volontari per dare aiuto a quelle popolazioni. Un pezzo di storia della comunità bisignanese e di quella di Castelnuovo.  Nel volume di 128 pagine, molto illustrato, ci sono i ricordi dei volontari ma anche degli amministratori dell’epoca. 
A quarant’anni da quel tragico terremoto, l’autore Rino Giovinco è ritornato in quei luoghi, trovando una comunità rinata e raccontato quel viaggio che «ci ha segnati dentro e ha fatto emergere il calore umano dei bisignanesi e dell’intera Calabria».
In agosto il volume verrà presentato anche a Castelnuovo di Conza, perché la solidarietà è una "malattia contagiosa".

 

ANCHE NELLA CHIESA DI SANTA TERESA A COSENZA
UN INCONTRO PER CONOSCERE DON CARLO DE CARDONA

 



Martedi 15 giugno 2021, alle ore 19.30 nella Chiesa di Santa Teresa a Cosenza, si terrà una conversazione sul tema La Rerum novarum di papa Leone XIII e l'apostolato sociale di don Carlo De Cardona, dopo l'introduzione del parroco don Dario De Paola, relazionerà l'editore Demetrio Guzzardi, che con il Centro studi calabrese "Cattolici Socialità Politica" ha proposto il 2021 anno decardoniano: «Sono 150 anni dalla nascita di don Carlo De cardona, 130 anni dalla promulgazione dell'enciclica sociale Rerum novarum e 110 anni dalla morte dell'arcivescovo mons. Camillo Sorgente che volle De Cardona a Cosenza, come suo primo segretario e responsabile delle opere sociali del nascente Movimento cattolico».

Continua fino a venerdì 18 giugno la mostra bibliografica presso la Biblioteca nazionale dal titolo Don Carlo De Cardona e i personaggi della Rerum novarum a Cosenza; l'ingresso contingentato causa Covid è dalle 9.00 alle 13.00; sono esposti centinaia di libri, saggi e articoli giornalistici su don Carlo e la sua opera.

I responsabili del Centro studi segnalano che sono già programmati altri tre incontri per far conoscere il movimento decardoniano; domenica 20 giugno a Lappano, venerdì 25 giugno a San Pietro in Guarano e il 13 luglio a Pedace.

 

Padre Maffeo Pretto
è morto il cantore della pietà popolare calabrese


Mercoledì 9 giugno 2021, nella casa dei Padri Scalabriniani ad Arco, in provincia di Trento, ha concluso la sua vita terrena padre Maffeo Pretto, era nato nel 1929 a Cologna Veneta (Verona). Dal 1979 è stato una presenza significativa a Briatico, centro del Tirreno vibonese, dove aveva costituito il Centro studi emigrazione dedicato a mons. Scalabrini.

 

Autore di numerosi libri, tutti pubblicati dalla casa editrice Progetto 2000 di Cosenza, che tra l’altro ha in corso di stampa un suo nuovo saggio: La Calabria e la sua cultura popolare tradizionale. Padre Pretto, con la sua personalità e i suoi studi, lascia un’eredità davvero unica. I suoi amici stanno organizzando una serie di iniziative in agosto per ricordarlo e rilanciarne il suo messaggio.

Il ricordo dell’editore Demetrio Guzzardi (Progetto 2000)


Ho incontrato per la prima volta padre Maffeo Pretto a Briatico il 21 giugno 1986, poche ore prima che venisse celebrato il mio matrimonio. Rimasi colpito dalla quantità di libri presenti nella sua stanzetta che fungeva da ufficio parrocchiale ma anche sede del Centro studi sulle emigrazioni calabresi. Da quell’incontro è nato un rapporto intenso e fecondo, non solo i libri che la mia casa editrice ha edito, ma soprattutto per l’amore che il sacerdote scalabriniano mi ha fatto scoprire verso il mondo popolare. A lui ho voluto dedicare la mia mostra dei santini calabresi perché quella gente che lui amava è diventata anche per me, parte del mio vissuto. Tantissimi i viaggi in macchina per presentare i suoi studi e, in quelle occasioni, padre Maffeo mi parlava in anteprima delle sue scoperte sull’affascinante mondo della fede popolare. L’ultima volta che l’ho incontrato ad Arco gli ho chiesto qual era il ricordo più bello della Calabria, mi ha risposto: «Quando confessavo alcune vecchiette, ascoltando la fatica del loro vivere quotidiano, mi sarei voluto inginocchiare, baciando loro le mani e chiedendo per me una benedizione dalla loro vita santa, nel seguire gli insegnamenti del Vangelo».

Un’intervista di 15 anni fa al missionario scalabriniano da parte del giornalista Bruno Gemelli
Cinque confetti rossi dentro un sacchettino infiocchettato che rappresenta la laurea del 56mo laureato. La cinquantaseiesima soddisfazione per padre Maffeo Pretto, direttore del Centro studi di Briatico e parroco della cittadina tirrenica, che da 25 anni è riuscito a far studiare e formare le coscienze di tanti ragazzi accolti nell’unità pastorale che conta le parrocchie di Briatico, San Costantino e San Leo. Il religioso ha scritto nell’immaginetta che amabilmente mi offre al momento del congedo: «Padre Maffeo Pretto, missionario scalabriniano, rende grazie a Dio, alla Vergine Santissima, al Beato G.B. Scalabrini, alla grandezza eroica di tante persone dei nostri paesi, alle aspirazioni inesauribili di tanti giovani incontrati per il 50° di sacerdozio e 25° di attività pastorale in Calabria».
Gli eroici è riferito ai calabresi che lui ha conosciuto e amato, che sono e saranno i suoi compagni di vita avendo deciso di vivere per sempre in Calabria.


Lo vado a trovare a Briatico per parlare dei difetti dei calabresi, un discorso che non ha pretese scientifiche o letterarie ma che, dal versante giornalistico, cerca di capire l’aspetto antropologico dei calabresi per spiegare, nelle forme possibili e con la fallacità dello strumento cronachistico, il perché della paralisi della regione che sembra inchiodata nella sua immobilità. Esplorate le categorie della storia, dell’economia, della sociologia, della geografia e della politica, non restava che avventurasi nelle caverne dell’antropologia con l’umiltà del profano e l’incoscienza del free lance.
Dopo aver ascoltato un demologo e uno scrittore, l’interesse volge il suo sguardo alla Chiesa di periferia che ha molti titoli per osservare le donne e gli uomini di Calabria. Per indagarli senza sfiorarli col dubbio dell’offesa. E quale soggetto migliore, dal versante religioso, poteva essere se non un prete, per giunta forestiero, missionario e studioso? Di più: antropologo. E già perché padre Maffeo (variante orientale di Matteo) nella sua casetta di Briatico ha una biblioteca con oltre 15 mila volumi, insegna Antropologia e Teologia popolare alla Pontificia Università Urbaniana di Roma, ed egli stesso è autore di libri importanti quali La pietà popolare in Calabria, Santi e santità nella pietà popolare in Calabria, Teologia della pietà popolare. Un esperto della materia.
Quando l’incontro nel suo studio ha davanti a sé le bozze del suo nuovo libro, che sta per licenziare in questi giorni per i tipi dell’Editoriale Progetto 2000 di Cosenza.

Una sua breve presentazione...
«Sono un missionario scalabrianiano che fa parte di una Congregazione che lavora con gli emigrati in tutte le parti del mondo, e calabresi ne abbiamo trovato un’infinità; gruppi molto uniti, solidi. È sorta in noi la problematica, in questo periodo di interculturalità, di venire in Calabria per conoscere l’ambiente calabrese, la mentalità, la cultura, la storia. Noi scalabriniani abbiamo molti Centri studi sul fenomeno dell’emigrazione a New York, Roma, Londra, Parigi, Buenos Aires… L’emigrazione come problema dell’interculturalismo non basta più. La prima cosa che bisogna conoscere sono le culture. Questo è il motivo per cui io ho iniziato qui, mandato dalla mia Congregazione che vuole capire di più questo mondo calabrese».

Lei da dove viene?

«Da Verona, poi ho insegnato per diversi anni nei licei classici, ho passato un periodo negli ambienti universitari a Roma dove ho partecipato ai gruppi di studio con Aldo Moro, un periodo tremendo».

Che ricordo ha di Moro?
«Diceva sempre: dobbiamo stare attenti, dobbiamo comprendere. Chiedeva: cosa volete? E loro rispondevano: vogliamo eliminarvi. Erano troppo estremisti, e lo eliminarono davvero. Dopo l’assassinio la cosa decantò, ma io non volli più rimanere lì».

Nel 1979 arrivò in Calabria. Come fu l’impatto?
«Scegliemmo volutamente i piccoli paesi da cui sono partiti gli emigrati; studiarli a Cosenza non so quanto sia significativo. Eravamo già venuti in Calabria nel periodo estivo con un gruppo di studenti; abbiamo avuto diversi contatti a Simbario, Taverna e in tante altre parti. Ma ci siamo accorti che questi incontri sporadici servivano a poco, erano necessari dei punti stabili, nelle parrocchie, altrimenti i vescovi non ci lasciavano venire, solo per fare i Centri studi… (risata). La Calabria che ho trovato è un mondo diverso dal mio, ma…».

Ma?
«La vicinanza, la consuetudine, il rapporto umano continuo ti fa cambiare profondamente la valutazione dal punto di vista esterno. Il disordine, è quello che emerge subito. Poi, parlando con la gente, ci si trova di fronte a una profondità umana, un eroismo che è grande; lì ho cominciato a scoprire la cultura popolare, la religiosità popolare, la mentalità popolare, cercando di scrivere con metodo antropologico, e poi, man mano che andavo avanti, i ragazzi si avvicinavano sempre di più e insieme a loro, ho fatto queste piccole ricerche, che poi ho pubblicato. A un certo punto è emersa la situazione attuale, non solamente quella del passato».

Che è?
«Una problematica enorme di fronte alla quale io mi trovo ancora in difficoltà, perché sono convinto che bisogna, prima di tutto, comprendere di più la situazione calabrese. Non per niente facile».

Ma non è stata già abbastanza analizzata la situazione calabrese?

«Sì si analizzata, però se rimane solo sui libri, vale poco: si deve innanzitutto capire che qui la situazione è difficilissima».

Parliamo di omertà...
«La faccenda dell’omertà è un problema enorme. Si è sedimentata pian piano… La Calabria non ha avuto la civiltà dei Comuni, è sempre stata sotto il dominio feudale (il feudalesimo, per di più con diversi popoli, che hanno usato questo strumento). Il feudalesimo che cos’è? Toglie tutte le responsabilità, e la povera gente non deve fare altro che quello che dice il padrone; la collaborazione, il dialogo, la capacità creativa… non hanno mai potuto farlo, mai mai…».

Ma in altre regioni meridionali qualcosa è successo, mentre qui…

«Bisogna vedere fino a che punto; anche in Lucania ci sono quasi tutti i fenomeni che ci sono qui…».

La mafia in Basilicata non c’è...

«È vero. Qui la ’ndrangheta domina tutto, controlla ogni cosa».

La presenza della ’ndrangheta viene spiegata con la mancanza di lavoro, non pensa che ci sia dell’altro?
«C’è una paura profonda che quando emerge... Le racconto la mia esperienza. All’inizio, da ingenuo, man mano che facevo amicizia, ti ricevono subito a braccia aperte, simpatici, ecc. Domando: esiste la ’ndrangheta? Non esiste. Io ero convinto dopo tre anni che era una costruzione giornalistica. Se non c’è, non c’è; capita qualche fatto, bruciano un pagliaio, tagliano le gomme…. Ma un giorno è capitato che hanno ammazzato un giovanotto di 24 anni che conoscevo. Ho fatto il funerale e sono rimasto sconcertato dalla massa di gente che c’era, venuta dagli altri paesi. Chiedevo: cosa siete venuti a fare? Eh parroco, a rendere onore. Cosaaa? A rendere onore? Allora ho chiamato un ragazzino che aveva sedici anni. Si può sapere questa benedetta ’ndrangheta che cos’è? Guarda che sono rimasto spaventato quando ho fatto il funerale. Questo ragazzino si alza, va a chiudere prima la porta a chiave e poi la finestra, e piano piano comincia a raccontare. Ecco, lì ho capito…che il passato non ha mai permesso alla gente di essere autonoma, mai mai…».

Come se ne esce?
«Se la Lombardia e il Nord Italia non avessero avuto l’esperienza del Comune di Milano… cos’era l’esperienza dei Comuni? Le varie arti si mettevano insieme, collaboravano. Qui non si può improvvisare in quattro e quattro otto».

Qui la cooperazione è sconosciuta.

«Andai dai pescatori per stimolarli a unirsi e un vecchietto mi disse: Padre le spiego io, “a Briatico na società per essere bona deve essere dispara, ma tri su assai”».

Ma sono stati fatti tentativi in questa zona di costituzione di cooperative?

«Ne sorsero tre, due chiusero subito, una terza sopravvisse perché fondata sulla parentela. All’inizio dicono di sì, però quando agiscono salta fuori quel sottofondo che è più forte di loro. Si litiga prima di scavare fino in fondo».

Al concetto dell’onore si lega il rispetto

«Chi ha è e chi non ha non è».

Le ricordo l’affermazione di un sociologo americano che segnalò lo scarso senso civico dei calabresi.
«Certamente va combattuto per l’amor di Dio. Ma non è un difetto perché i calabresi non sono colpevoli, sono vittime».

E l’individualismo?

«È la stessa cosa. Ma quando sono stati liberi di fare qualche iniziativa? Dipendevano tutto dai feudatari. Di contro il calore umano, l’amicizia, sono cose meravigliose».

Ma il familismo…

«Come potevano rifugiarsi? Da chi? Certo, è un difetto molto grosso, ma non dimentichiamo che le esperienze fatte al Nord hanno mille anni…».

Nei flussi migratori alcuni hanno trovato difficoltà a integrarsi nelle nuove residenze. Molti sono diventati leghisti sfegatati.

«La gente cerca sempre di ricostruire nel nuovo luogo in cui va a vivere il suo ambiente naturale. Questo è un limite, ma bisogna capire che l’emigrato istintivamente si comporta così».

Avverte la mancanza di classe dirigente in Calabria?
«Certamente. La politica è totalmente piegata al clientelismo».

Ci sono parole o espressioni che l’hanno particolarmente colpito?

«Mi piace tanto il dialetto calabrese, focu meu, mancu li cani. Ma tre parole non le ho mica ancora capite. Quando uno mi dice no è senz’altro no, ma quando si dice sì cosa vuole dire sì? Si può capire? E poi quando si dice domani, quand’è che arriva domani? Passa un mese e ancora non è arrivato domani. E poi quando mi dicono non si preoccupi, allora mi fate proprio preoccupare».

Filosofia di vita, roba da levantini. 

«Mah…».

Tutti colpevoli, tutti innocenti. E la Chiesa?

«Anche i preti sono figli del loro ambiente. Pio X che era un veneto, inviava in Calabria vescovi forestieri; ma Giovanni XXIII voleva fare cardinale un prete lucano, don Giuseppe De Luca che è stato il più grande studioso della pietà popolare».

A pira non cada mai luntana da pirara.
«Ottimo detto, non lo conoscevo».

 

 

 

 

Prove tecniche di ripartenza per gli eventi culturali

Anche a Corigliano Calabro, molto timidamente, si cerca di riprendere la vita culturale, con la presentazione di un libro edito dalla casa editrice cosentina Progetto 2000 e scritto da don Gaetano Federico, direttore dell'Archivio diocesano Rossano-Cariati e parroco della comunità parrocchiale di Sant'Antonio a Corigliano.
Il volume dal titolo Arcidiocesi di Rossano tra Oriente e Occidente. Dalle origini alla fine del rito greco (VII-XIV secolo) è un saggio storico per far conoscere al grande pubblico momenti importanti della storia religiosa della comunità jonica cosentina. Don Federico nel suo testo (una introduzione, quattro capitoli e una conclusione) ospita una prefazione del prof. Gioacchino Strano e in appendice l'intervento del prof. Filippo Burgarella - deceduto poco tempo fa - tenuto il 7 giugno 2017 a Rossano sulla figura del vescovo Matteo Saraceno.

La presentazione del libro si terrà giovedì 10 giugno 2022 alle ore 19.30 nella Chiesa di Sant'Antonio di Padova a Corigliano.

Oltre all'autore e all'editore Demetrio Guzzardi,  interverranno il prof. Gioacchino Strano docente di Storia bizantina all'Unical e Cecilia Perri vice direttore del Museo diocesano e del Codex.

È da segnalare che il testo di don Gaetano Federico ha ricevuto nei mesi scorsi una lusinghiera recensione da parte del quotidiano della Santa Sede, l'Osservatore romano.
https://www.osservatoreromano.va/it/news/2021-02/quo-035/alle-sorgenti-di-una-storia.html

 

Le origini dell’arcidiocesi di Rossano-Cariati nel libro di Gaetano Federico

Alle sorgenti di una storia

Risalire la corrente di un fiume per andare alle sorgenti, riscoprire e visitare le origini di una Chiesa locale per aprire percorsi nuovi in grado di trasmettere quella ricchezza di storia che caratterizza il presente guardando contemporaneamente al futuro. Da questa ispirazione ha preso piano piano corpo il libro di Gaetano Federico Arcidiocesi di Rossano tra Oriente e Occidente. Dalle origini alla fine del rito greco (VII-XIV secolo) (Editoriale Progetto 2000, Cosenza, 2020, pagine 144, euro 12), accompagnato dalla presentazione dell’arcivescovo di Rossano-Cariati, Giuseppe Satriano, e da un’ampia prefazione di Gioacchino Strano, docente di storia bizantina all’Università della Calabria. L’autore, direttore dell’Archivio storico diocesano locale, tramite un’accurata ricerca storica conduce il lettore in un affascinante viaggio che copre un lungo periodo, partendo dalle origini dell’arcidiocesi di Rossano, preceduta dalla sede episcopale di Thurio, per passare poi alla discesa dei normanni in terra calabra e nella stessa arcidiocesi segnata dalla presenza bizantina sin dai secoli precedenti. Si deve proprio a questi ultimi la denominazione della regione italiana che comprendeva fino ad allora l’antica Regio III augustea Lucania et Bruttii e l’antica Calabria (Salento e Terra d’Otranto, corrispondente all’incirca alla Puglia meridionale): nel corso del settimo secolo il termine “Calabria” passò a indicare la terra odierna, facente parte, con l’omonimo ducato, del thema di Sicilia. In seguito, Rossano divenne sede vescovile, suffraganea della metropolia di Reggio, in piena comunione con la Chiesa costantinopolitana.


Un’opera, questa, si sottolinea nella prefazione, che aggiunge «un tassello alla storia generale della gloriosa città di Rossano e del suo ruolo di cerniera fra culture e tradizioni diverse». Nel volume si assiste infatti a una “costruzione” di ponti che uniscono dove don Gaetano Federico, nel suo doppio ruolo di «uomo di cultura e di pastore di anime», fornisce utili strumenti di conoscenza che permettono di guardare al passato con una visione più approfondita e lineare. Scorrere le pagine è un’occasione per arricchirsi di nuove tessere in grado di ricomporre un vissuto ormai lontano dalla presente realtà ecclesiale. Ed ecco così la cronotassi dei vescovi di Rossano presentata scrupolosamente per dare un quadro più conforme al vero, avvalendosi anche di documenti d’archivio che vengono corredati da traduzioni in italiano. Scoprendo, a esempio, come i normanni rispettarono, pur giurando fedeltà al vescovo di Roma, l’elemento etnico e culturale greco, promuovendo altresì la fondazione di nuovi monasteri latini, di ispirazione benedettina, favorendo nel meridione lo stanziamento di componenti etniche provenienti da altre aree italiane ed europee. Fatto, questo, agevolato dal carattere distintivo di un territorio che ha fatto dell’accoglienza il suo “marchio di fabbrica”: qui vi hanno trovato rifugio monaci provenienti dalla Sicilia e dall’area siro-palestinese e si insediarono anche comunità armene ed ebraiche. «Dalla sede apostolica di Thurio sino alla trasformazione nella città di Rossano — scrive nella presentazione monsignor Satriano — dalla presenza bizantina a quella normanna; dalla fedeltà al mondo greco sino al passaggio al rito latino il libro ci conduce in un percorso illuminante. Ritrovare la centralità di questo piccolo lembo di Chiesa calabrese, all’interno di un’evoluzione storica importante non solo per l’Italia ma per tutto l’Occidente, è forte provocazione a individuare strade significative per il presente».


In conclusione del testo, due appendici: una documentaria, con una breve cronologia dei vescovi descritti e con alcune foto riguardanti monumenti e personaggi del tempo bizantino, normanno-svevo e angioino; e la trascrizione di un intervento di Filippo Burgarella, docente di Storia e civiltà bizantina all’Università della Calabria, a cui il libro è dedicato.

 

di Rosario Capomasi

 

MOSTRA BIBLIOGRAFICA
SU DON CARLO DE CARDONA
ALLA BIBLIOTECA NAZIONALE DI COSENZA

Anche la Biblioteca Nazionale di Cosenza partecipa con una propria mostra alle iniziative indette per i 150 anni della nascita di don Carlo De Cardona, artefice agli inizi del Novecento della promozione umana, sociale e cristiana delle classi più deboli della Calabria. La mostra bibliografica dal titolo Don Carlo De Cardona e i
personaggi della Rerum novarum a Cosenza
, curata da Annamaria Santoro, verrà inaugurata nella Sala “Giorgio Leone”, lunedì 7 giugno 2021, alle ore 11.30. Sono previsti gli interventi del direttore della Biblioteca Nazionale di Cosenza, Massimo De Buono, del rettore dell’Universitas Vivariensis Demetrio Guzzardi e del vescovo di Cassano Jonio mons. Francesco Savino, diocesi che ha recentemente riproposto la causa di canonizzazione del prete nativo di Morano Calabro. La mostra resterà aperta fino a venerdì 18 giugno 2021, con ingresso contingentato – causa Covid – da lunedì a venerdì dalle ore 9 alle 13. Nella rassegna bibliografica vengono esposti sia i numerosi testi, posseduti dalla Biblioteca Nazionale di Cosenza su don Carlo De Cardona, don Luigi Nicoletti e la Rerum novarum, ma anche tanti articoli di giornali e riviste. A questo proposito il direttore De Buono, in una nota ha tenuto a precisare: «L’esposizione dei numerosi “pezzi” giornalistici sul tema della mostra è frutto del lavoro di anni dei dipendenti del nostro istituto; lo spoglio dei periodici, ha avuto un ruolo importante per la nostra Biblioteca, e oggi siamo orgogliosi di poter mostrare ai visitatori, una parte importante ma nascosta del nostro lavoro. Abitualmente i periodici vengono considerati come fonte minore, rispetto ai saggi. Con questa mostra De Cardona e il Movimento cattolico cosentino vengono ora presentati con centinaia di pezzi tratti dai periodici conservati e catalogati dalla Biblioteca Nazionale, che senza questa apposita schedatura, non sarebbe stato possibile mostrare»

 

 

 

Invito a partecipare al Premio “Letteratura” 2021 e ad altre attività istituzionali e corsi dell'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI NAPOLI nel TRENTENNALE DALLA FONDAZIONE

L’Istituto Italiano di Cultura di Napoli (ICI) organizza il PREMIO “LETTERATURA” poesia, narrativa, saggistica; pubblica come CASA EDITRICE, nell’àmbito delle ICI EDIZIONI, cinque collane editoriali, sia cartacee che elettroniche (di poesia, di narrativa e di saggistica); organizza un CORSO DI FORMAZIONE IN SCRITTURA CREATIVA, in sede (CSC) ed A Distanza (LESC); pubblica la RIVISTA INTERNAZIONALE DI POESIA E LETTERATURA “Nuove Lettere” (NL) e la sua versione telematica “Nuove Lettere Elettroniche” (NLE). Comprende tre settori: il CISAT (Centro Italiano Studî Arte-Terapia: www.centrostudiarteterapia.org), che svolge attività di psicoterapia, di ricerca, di didattica e di Formazione nel campo della PSICOARTETERAPIA, della PSICOTERAPIA e della PSICOLOGIA in genere, anche A Distanza (FAD), ed organizza annualmente un Convegno interdisciplinare; il Libero Istituto Universitario Per Stranieri “Francesco De Sanctis” (LIUPS), con Corsi di Lingua e Cultura italiana anche A Distanza (LIUPS-AD); e la Scuola di Formazione Politica “Guido Dorso”, che pubblica la rivista telematica “Politiké”.

L’ICI, talvolta in collaborazione con altri enti culturali, organizza per tutto il corso dell’anno, nell’àmbito del proprio anno accademico, una continuativa ed altamente qualitativa attività culturale, esplicantesi in una serie di convegni, conferenze, incontri, lezioni, presentazioni e tavole rotonde, su tematiche culturali, sociologiche e politologiche.
L’Istituto Italiano di Cultura di Napoli (ICI) ha appena festeggiato, nell’anno accademico 2020-21, il suo Trentennale dalla Fondazione, avvenuta nel gennaio del 1990, ed è attualmente diretto da Roberto Pasanisi.
L’Istituto, improntato ai criterî di un’autentica ed incondizionata democrazia e vicino, sul piano ideologico, alla Scuola filosofica di Francoforte (Adorno, Marcuse, Löwenthal, Fromm, Horkheimer), è caratterizzato dalla più grande ed indiscriminata apertura, al di là e al di fuori di ogni barriera ideologica, tranne due: quelle dell’onestà — intellettuale e morale — e della buona volontà.
Il Comitato scientifico dell’Istituto è composto da: Steven Carter (docente di Lingua e letteratura inglese all’Università della California, Bakersfield), Massimo Cocchi (professore di Alimenti e Nutrizione Umana presso la Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Bologna); Giovanni Dotoli (professore emerito di Lingua e letteratura francese all’Università “Aldo Moro” di Bari e docente all’Università della Sorbona di Parigi; scrittore); Constantin Frosin (docente di Lingua e Letteratura francese all’ Università  “Danubius” di Galati; scrittore) in memoriam, Antonio Illiano (professore emerito di Lingua e Letteratura italiana alla University of North Carolina at Chapel Hill), Roberto Pasanisi (psicologo clinico e psicoterapeuta; già direttore dei dipartimenti e docente, Polo Universitario “Principe di Napoli”; direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli, di “Nuove Lettere” e del CISAT; scrittore), Vittorio Pellegrino (già presidente dell’Ente Provinciale per il Turismo di Napoli; neuropsichiatra, già Direttore del Servizio d’Igiene Mentale e docente all’Università di Napoli “Federico II”) in memoriam, , Mario Susko (già ordinario all’Università di Sarajevo; docente di Letteratura americana alla State University of New York, Nassau; scrittore) e Násos Vaghenás (docente di T Mario Selvaggio (professore di Lingua e letteratura francese all’Università di Cagliari)eoria e critica letteraria all’Università di Atene; scrittore).
Ne hanno fatto parte dall’inizio fino alla prematura scomparsa gli scrittori Dario Bellezza, Franco Fortini (già ordinario di Storia della critica all’Università di Siena), Giorgio Saviane e Nguyen Van Hoan (docente di Letteratura italiana e di Letteratura vietnamita all’Università di Hanoi).


I cittadini di buona volontà sono invitati a mettersi in contatto con l’Istituto.
via Bernardo Cavallino, 89 (“la Cittadella”); 80131 Napoli (Italia) -
tel. 081 / 546 16 62 - fax 081 / 220 30 22 - tel. mobile 339 / 285 82 43
ici@istitalianodicultura.org
                   
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Buongiorno,

da tempo speravamo di inviarvi questa email, perchè significa che le cose, dopo un lunghissimo periodo di pandemia, stanno andando meglio e possiamo guardare al futuro con maggior ottimismo.

Riprendiamo, quindi, la nostra attività fieristica, proponendovi questi appuntamenti che ci hanno appena confermato:

20-21 Novembre 2021 - NATALISSIMO - Fiera di Forlì

11-12 Dicembre 2021 - HANDMADE VILLAGE - Fiera Millenaria di Gonzaga (MN)

18-19 Dicembre 2021 - FIERA DEL REGALO - Fiera di Forlì


Quest'anno ci sono alcune novità, rispetto all'ultima fiera del lontano 2019:

1) Abbiamo cancellato la quota d'iscrizione di € 50,00 che a molti non piaceva;

2) Abbiamo cancellato il biglietto d'ingresso per il pubblico, optando per un'OFFERTA LIBERA non vincolante, nel senso che un visitatore può entrare anche senza fare nessuna offerta.

3) Sono previste SOLO aree libere, quindi senza divisori, tavoli e sedie, tutte dotate di attacco per la corrente elettrica

4) Mentre per le sedie stiamo trattando con la fiera per farcele dare gratuitamente, i tavoli 190x90 sono disponibili a € 10,00 cadauno, prenotandoli con congruo anticipo: per questo vi invitiamo a leggere il regolamento.

5) Ognuno può portare i propri tavoli e sedie

6) Non essendoci divisori, è fortemente raccomandato che ognuno installi il proprio gazebo, ma non è obbligatorio, nel senso che si può partecipare anche senza.

7) Non si può entrare con gli automezzi nel padiglione.

Il costo per partecipare è di € 50,00 al metro lineare, quindi, per fare un esempio, uno spazio 3x3 costa € 150,00+iva, un 4x3 costa € 200,00+iva (se dotato di partita iva).
Il costo va inteso per tutto il fine settimana, quindi non al giorno.
Lo spazio minimo è 2x3, la profondità è 3 metri per tutti.

Per inoltrare la domanda, da quest'anno, ci sono due possibilità:

1) si può compilare il modulo online sul nostro sito www.idealfiere.it (consigliato)

2) si può richiedere il modulo cartaceo

Per quanto riguarda il pagamento, ci aggiorniamo a Settembre, mentre le domande si possono già inviare per ottenere uno spazio o confermare le postazioni abituali.

A tale proposito, vi chiediamo, gentilmente, nel caso non possiate partecipare di farcelo sapere, così potremo assegnare la Vs. postazione ad un altro espositore.

Nel caso in cui non ricevessimo nessuna conferma entro la metà di Luglio, ci riterremo liberi di utilizzare la postazione non confermata, d'altra parte il lavoro deve andare avanti.

Tutti gli aderenti saranno inseriti in un gruppo WhatsApp, per le comunicazioni da oggi fino al giorno della fiera, su cui potrà scrivere solo l'organizzatore.

Per qualsiasi altra necessità, vi invitiamo a scriverci su idealfiere@gmail.com o su WhatsApp al 3403871811.

Cordiali saluti.

Miliano Menghi e Mirco Villi

Idealfiere Srls

 

 

 

Carissimi amici di DOMINUS,

Con grande gioia vi annunciamo l’uscita del film UNPLANNED, totalmente doppiato in Italiano, nei giorni 28 e 29 Settembre nelle sale cinematografiche Italiane.

Nell’attesa di questo importante appuntamento, abbiamo organizzato una straordinaria anteprima a Roma presso il Cinema Adriano il giorno Giovedì 8 Luglio alle ore 20.30. Per maggiori informazioni: www.unplanned.it

I biglietti per quest'anteprima sono già disponibili presso il sito del cinema Adriano (con particolari riduzioni per i gruppi che si recheranno direttamente alla biglietteria del cinema). Link per l'acquisto on-line: https://www.ferrerocinemas.it/generic/scheda.php?id=41578#inside

 

Siamo felicissimi e non vediamo l’ora di condividere questo momento straordinario insieme!  (p.s. iscriviti e condividi l'evento FB: https://fb.me/e/3X8MbHcf8)

Federica Picchi Roncali
Dominus Production by ESTPRETIOSA
Sede Legale: Via Il Prato 19/A, 50123 Firenze
Tel. +39 055 0468068 - www.dominusproduction.com

 

 

DOMINUS PRODUCTION by ESTPRETIOSA srl
Via Il Prato 19a, Firenze
 Tel. 055 0468068 (Lun.-Ven. 9.00-18.00)
info@dominusproduction.


 

 

 

Deforestazione: chi distrugge i polmoni della Terra e cosa possiamo e dobbiamo fare noi

 

Negli ultimi 30 anni sono stati distrutti 178 milioni di ettari di boschi, una superficie pari a 6 volte l’estensione dell’Italia, nel solo anno 2019 una superficie ampia quanto la Svizzera [1] Ciò è avvenuto e avviene soprattutto in Sud America, in Africa e in Estremo Oriente.

 

Gli effetti negativi di questa deforestazione sono enormi.

L’aumento dell’effetto serra. Un quarto dell’anidride carbonica prodotta ogni anno dall’uomo viene sequestrata dalle foreste, motivo per cui la loro riduzione è un’importante causa del cambiamento climatico. Inoltre spesso il disboscamento avviene tramite incendi, immettendo così ingenti quantità di CO2 in atmosfera.

Il rischio di nuove malattie infettive ed epidemie. La distruzione delle foreste spinge alcune specie animali a cercare un nuovo habitat in ambienti antropizzati, dove può anche accadere che, per l’assenza dei naturali predatori, si moltiplichino notevolmente. Un virus presente in questi animali può operare un salto di specie (spillover) e contagiare uomini o animali domestici. Questo è quasi certamente quello che è successo con il covid e con la MERS ed è quello che sicuramente è accaduto con l’influenza aviaria e con l’epidemia di Ebola. Quest’ultima, per esempio, si è manifestata dopo la distruzione di una foresta per impiantare palme. I pipistrelli della frutta, portatori sani di questo virus, avendo perso il loro habitat naturale hanno colonizzato le piantagioni di palme e gli indigeni si sono infettati uccidendoli (per difendere le coltivazioni o anche per mangiarli). Successivamente il virus si è trasmesso da uomo a uomo.

La diminuzione della biodiversità. Le foreste accolgono l’80% delle specie viventi sulla terraferma. La loro riduzione si accompagna alla diminuzione, fino all’estinzione, di molte di queste specie, con conseguenti alterazioni degli equilibri ecologici e la perdita di importantissime risorse. Considerando solo i vertebrati, l’uomo nell’ultimo secolo ha causato l’estinzione di 468 specie (un tasso di estinzione che è mille volte superiore a quello naturale) [2].

L’aumento dell’erosione del suolo. Il terreno, se non è più protetto dal manto vegetale, è esposto alle piogge, al vento e all’essiccazione dei raggi del sole, tutti fenomeni che determinano perdita di suolo. Questo fenomeno è particolarmente rilevante nelle zone equatoriali e tropicali, dove nel giro di pochi decenni la zona deforestata può trasformarsi in un deserto roccioso, che per secoli sarà inutilizzabile per l’agricoltura, l’allevamento e la silvicoltura.


Il genocidio dei popoli indigeni. Molte foreste da secoli sono abitate da popoli che si sono adattati in maniera mirabile a tale contesto. La distruzione delle foreste determina la scomparsa di queste comunità e la perdita dei loro saperi. Le persone che ne facevano parte finiscono per ingrossare le fila dei poveri e dei disadattati.

 

Le principali cause della deforestazione sono [3]:

  • avere terreni per produrre olio di palma, gomma, vegetali per biocombustibili, mangimi e pascoli per animali, caffè, cacao o altri prodotti tropicali

  • l’estrazione di minerali (in particolare le terre rare indispensabili per batterie e prodotti elettronici) tramite miniere a cielo aperto

  • l’abbattimento di alberi da cui ricavare legno per mobili o per carta (in particolare carta igienica e da cucina);

  • la ricerca di un piccolo pezzo di terra da coltivare o del legno per cucinare da parte di persone in grave povertà;

  • gli incendi, appiccati dolosamente o colposamente (un quarto di quelli avvenuti nel 2019 in Brasile ha riguardato zone protette).

Circa l’80% della deforestazione è causata dai consumi degli abitanti dei Paesi ricchi [3]. Se gli abitanti dei Paesi ricchi non mangiassero carne in maniera spropositata (in Italia in media 700g alla settimana invece dei 0-300g consigliati dai nutrizionisiti [4]), non utilizzassero un mare di carta (200Kg per persona all’anno), avessero meno prodotti elettronici, auto e moto (batterie e pneumatici sono costruiti con terre rare e gomma e l’Italia è il Paese europeo con il maggiore numero di auto, moto e telefonini per abitante), non acquistassero mobili in teak, mogano, ebano, palissandro, alimenti industriali contenenti olio di palma, prodotti in pelle o cuoio di aziende a cui interessa solo fare quanti più soldi è possibile e caffè, cacao e banane di multinazionali, se non facessimo tutto ciò non ci sarebbe più interesse a distruggere le foreste.

 

Purtroppo le aziende responsabili della deforestazione sono numerose e trovano appoggi in governi e politici. Forest500, un’organizzazione che raccoglie enti e associazioni che operano per la difesa delle foreste e della biodiversità, stila periodicamente un elenco delle aziende maggiormente responsabili [4]. Tra queste le principali sono:
gruppo Veronesi (polli AIA, Negroni, mangimi Veronesi),
gruppo Natuzzi (Divani & Divani)
DESPAR (supermercati e relativi prodotti)
Deichmann (borse, zaini e scarpe con marchi Catwalk, 5th Avenue, Borrelli),
Samsonite (valigie, borse, zaini)
Hutchinson (multinazionale di pneumatici e molto altro)
Ebro foods (che controlla Garofalo, Bertagni, Scotti)
Prada (abbigliamento)
Clarks (scarpe)
Amazon (prodotti alimentari, valige, abbigliamento, mobili, cosmetici, bricolage, imballaggi ecc.)
Capri Holdings (che controlla Versace, Jimmy Choo e altre aziende della moda)
Nike.
Molte sono anche le banche e le finanziarie che sostengono attività che distruggono le foreste. Tra le principali: Aviva, Fidelity, Vanguard, BPCE, Invesco, Intesa San Paolo, Unicredit, Credit Agricole, Allianz.
Ultimamente si parla tanto di transizione ecologica. Se ne parla perché gli effetti del cambiamento climatico si fanno sempre più gravi e le prospettive anche a breve termine sono molto minacciose, perché abbiamo sperimentato cosa è una pandemia e l’OMS ci dice che continuando a deforestare il rischio di nuove epidemie è molto alto, perché moltissime persone hanno preso coscienza che se si continua a far finta di nulla andiamo incontro alla catastrofe.
Ma oltre a parlarne bisogna agire coerentemente.


I cittadini devono cambiare i comportamenti non ecosostenibili, comprare di meno, informarsi di più, non guardare solo il prezzo di una merce ma anche quanto ci costa realmente (i danni che determina all’ambiente, alla salute e alla società, che pagheremo noi e i nostri figli), appoggiare le campagne delle associazioni ambientaliste contro la deforestazione [5].
I governanti e i politici devono smetterla di essere succubi di grandi aziende, banche e finanziarie o di settori produttivi non ecosostenibili (per es. l’industria dell’auto, della plastica, degli imballaggi), di ignorare o far finta di ignorare la situazione in cui stiamo e di prendere in giro i cittadini, illudendoli che la soluzione è essenzialmente tecnologica (sostituire l’auto a benzina con quella elettrica, l’olio combustibile con l’energia solare o eolica, i piatti di plastica con quelli in bioplastica, ecc.), quando è un problema di cambiare il modello economico (garantire vita dignitosa a tutti producendo e consumando di meno e bandendo tutto ciò che ha un eccessivo impatto ambientale), i valori dominanti (i soldi, il possesso delle cose, il potere ecc.), gli stili di vita (alimentazione, mobilità, divertimento, ecc.). Il Papa lo afferma in maniera chiarissima: “Cercare solamente un rimedio tecnico per ogni problema ambientale che si presenta, significa nascondere i veri e più profondi problemi del sistema mondiale” [6]. Più che una transizione ecologica è necessaria una conversione ecologica (personale, economica e politica). E’ quello a cui ci invita Papa Francesco: “Urge una diversa narrazione economica, urge prendere atto responsabilmente del fatto che l’attuale sistema mondiale è insostenibile da diversi punti di vista e colpisce nostra sorella terra, tanto gravemente maltrattata e spogliata, e insieme i più poveri e gli esclusi. […] E’ indispensabile far crescere e sostenere gruppi dirigenti capaci di elaborare cultura, avviare processi […] cambiare gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società. Senza fare questo, non farete nulla” [7].
Note: 1) FAO: Global Forest Resources Assessment, 2020; 2) Ceballos G et al.: Accelerated modern human–induced species losses: Entering the sixth mass extinction. Science advances 2015; 3) Fonte: Curtis et al. Classifying drivers of global forest loss, Science, 2018; 4) Le stime del consumo medio di carne in Italia vanno dai 300g ai 2800g alla settimana. La stima più bassa (300g) è quella dei produttori di carne, la più alta è quella della FAO e di altri enti, che però considerano il peso totale degli animali (quindi anche le parti non edibili, quelle che servono per produrre alimenti per i 16 milioni di animali da compagnia carnivori e gli scarti utilizzati come mangime per i pesci). La stima di 700g alla settimana è quella che più si accorda con le indagini sulle abitudini alimentari condotte dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’ISTAT; 4) https://forest500.org/rankings/companies; 5) si visitino https://www.greenpeace.org/italy/tag/foreste, https://www.wwf.it/chi_siamo/organizzazione/come_lavoriamo/deforestazione_, https://www.legambiente.it/tag/deforestazione; 6) Laudato sì, par. 114; 7) Papa Francesco: videomessaggio per il forum “L’economia di Francesco” 21 novembre 2020.
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AVVISI

 
Ti consigliamo un film, un libro e un brevissimo video
Film: Erin Brokovich, di Steven Soderbergh. con Julia Roberts, Albert Finney, Aaron Eckhart, Marg Helgenberger. La segretaria precaria di uno studio legale si imbatte in uno strano caso di acqua contaminata. Lei è una donna sboccata e volgare, ma caparbia, intelligente e capace di empatia, doti che la faranno diventare un nemico micidiale per l’azienda responsabile di tale inquinamento.
Julia Roberts ha vinto Oscar, Golden Globe, Bafta per la migliore attrice protagonista. Il film ha avuto 4 candidature agli Oscar, 3 ai Golden Globe e 5 ai Bafta.
Libro: Nessuno è troppo piccolo per fare la differenza di G. Thunberg, Mondadori, 2019. Chi avrebbe mai pensato che una ragazzina di un Paese “periferico” come la Svezia riuscisse a creare un movimento mondiale di giovani (e non solo) e a diventare uno dei personaggi più influenti e temuti del mondo? E su un tema continuamente rimosso da politici e cittadini: il cambiamento climatico. Questo libro raccoglie molti dei suoi discorsi e lo consigliamo soprattutto a giovani e ragazzi come iniezione di fiducia e stimolo all’impegno.
Video: Deforestazione in Africa e Amazzonia, 4 minuti e 29 secondi, 2016 https://www.youtube.com/watch?v=nIdi1Rjcm6M. Il video è stato composto da una persona (probabilmente una donna) che ha montato spezzoni di video sul tema. Ne è venuto fuori uno dei video più belli ed efficaci che girano in Internet sulla situazione e sulle cause della deforestazione.

 
Contro l'intolleranza e il razzismo diffondi i video “Un pugno al cuore”, “Anche noi”, “Requiem”
L'intolleranza verso lo straniero, il senzatetto diventa ogni giorno più preoccupante, assumendo spesso le forme del razzismo e della bruta violenza. Rimanere in silenzio, in questa situazione, favorisce il crescere di questa mala pianta. Bisogna parlare e confutare le notizie false, fornire elementi per una corretta conoscenza del fenomeno, risvegliare i sentimenti di pietà, fraternità e solidarietà, amore. Uno strumento per tutto ciò possono essere i video “Un pugno al cuore”, Anche noi” e Requiem, che ti invitiamo a guardare e diffondere.
I video sono su Youtube a questi indirizzi:
Un pugno al cuore: www.youtube.com/watch?v=pOZvhzfhFfE
Anche noi: www.youtube.com/watch?v=dochQxEMRZA&t=5s
Requiem: www.youtube.com/watch?v=44V4JapxQsM&feature=youtu.be

 
La tua firma significa tanto! Può salvare prigionieri politici dalla tortura o dalla morte. Firma gli appelli di Amnesty
E´ ormai accertato che quando centinaia o migliaia lettere chiedono notizie e giustizia per i perseguitati politici, le autorità poco rispettose dei diritti umani molto spesso cambiano comportamento nei confronti di questi perseguitati. Grazie a questa strategia fatta propria da Amnesty centinaia e centinaia di perseguitati politici sono riusciti ad avere salva la vita e a riacquistare la libertà. Per questo firma le azioni urgenti di Amnesty (www.amnesty.it/elenco-appelli-firma-online.html).

 
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IL VANGELO DI GAETANO LASTILLA 2021

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

DOMENICA DI PENTECOSTE- 23.05.2021

 

Gv 15,26-27;16, 12-15 - In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio. Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

 

Gli Apostoli, i Dodici, erano rinchiusi in casa per paura dei Giudei, dei Capi, dei Sommi Sacerdoti, dei Farisei, di tutti…Proprio loro, avevano perso tutto il coraggio e la speranza dei giorni belli passati con Gesù e perso il senso e il perché delle sue parole e delle sue azioni… Proprio loro, i Suoi, erano lì nell’attesa di qualcosa o di qualcuno e non si decidevano di andar fuori allo scoperto...sembrava loro di ricordare che Lui aveva promesso qualcosa o Qualcuno; sì, ma… quando? Come?

Sono passati tanti giorni oramai… quanto bisognerà aspettare ancora?

Per fortuna che con loro c’è anche Lei, la mamma dell’Amico, Maria. E’ Lei che li tiene insieme e credo che li coccoli anche un po’: uomini abituati alla vita dura e vagabonda e improvvisamente impauriti come bambini!

All’improvviso, quello che a loro sembrava di ricordare, quel “Qualcuno” arriva: è lo Spirito, è la Pentecoste, è l’Amore, è il Fuoco...è la Verità. Adesso non hanno più paura di niente e di nessuno. Adesso le porte si spalancano e vanno fino in fondo sulle strade del mondo, fino alla morte…E' arrivato lo Spirito Santo, è arrivata la Pentecoste.Adesso la Sua Vita è chiara e diventa “strada” da seguire: inizia il tempo della Chiesa. “Il tempo della Chiesa”...anche il nostro tempo quindi. Forse non ci siamo ancora accorti che la Pentecoste è arrivata…forse, non abbiamo ancora sentito lo Spirito…Possiamo però rimediare e riprenderci la Strada...esattamente come hanno fatto i Dodici.

 

Buona vita... Egli c'è. Un grande abbraccio. Ciao

DOMENICA DI PENTECOSTE - Battezzate nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

ASCENSIONE DEL SIGNORE- 16.05.2021

 

Mc 16, 15- In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro:

«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.

Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

 

Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

Coloro che vogliono proporci qualcosa, ci dicono di stare tranquilli perché vengono loro a casa nostra per offrirci mille cose...basta pagare, è logico !

Egli, il Risorto, che di pubblicità sembra capirne poco, ci dice, invece, di uscire da casa, “andare via” in tutto il mondo; Lui ci dice di non starcene comodi ad aspettare chissà che cosa, ma di andare nel mondo e, una volta fuori nelle strade del nostro vivere, ci chiede di predicare il Vangelo!

Attenzione però perché “predicare” non significa usare un fiume di parole ma, testimoniare con la propria vita il Vangelo vissuto, nel quale abbiamo detto di credere e che è diventato il centro della nostra vita.

Altro che fermi ad aspettare! D’altra parte Lui è sempre stato chiaro e coerente fin dall’inizio, da quando ha chiamato Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni: “Seguitemi”...in pratica “venitemi dietro, non state lì fermi”.

Scegliere il Cristo non vuol dire aver tranquillità e comodità nella nostra vita, ma il “fuoco” che spinge ad agire, non come pazzi, alla ricerca dell’impossibile ma con saggezza e prudenza.

Bisogna fuggire la voglia di protagonismo o la stupida arroganza di chi pensa di avere la verità in tasca: Cristo non sta nelle tasche di nessuno ma vorrebbe stare nel cuore e nella testa di tutti. Dobbiamo percorrere le strade della vita avendo la Sua Parola, come punto di riferimento, e il Sacramento dell’Eucarestia come cibo che dà la forza di “camminare” ancora…I risultati del nostro “andare” con Lui possono essere solo belli perché sono i Suoi risultati, vale a dire, i miracoli.

Quelli li fa solo Lui, a noi spetta la libertà di sceglierlo e di mettercela tutta per essere coerenti con la nostra scelta.

Buona vita allora. Un grande abbraccio. Ciao

 

VI^ DOMENICA DI PASQUA- 09.05.2021

 

Gv 15, 9-17 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.

Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

L”amore” non è più soltanto una bella canzone, una poesia o una forte emozione...cose importanti che possono anche avere senso ma che non bastano, che non possono bastare. Ritorna il discorso del “come io…”, in altre parole, sull’esempio di Gesù di come dare la vita! La vita... i minuti, le ore, i giorni, le settimane, gli anni...il tempo insomma, quel “talento” che è tutto tuo: questa è la vita da dare.

 

Il mio, il tuo tempo “dato” a chi ha necessità, a tutti coloro che sono bisognosi di un po’ del mio tempo per riprendere coraggio o anche solo per fare qualcosa di bello e utile, che dia colore e calore alle nostre valli, paesi e città!

L’Amore, che Gesù ci chiede di dare, si rende concreto nelle ore da regalare agli altri e a me stesso...e questo sarà un modo per incontrare anche Lui.

Abbiamo davvero tante opportunità per farlo, in casa e fuori casa: - in casa, perché ci vivono il papà e la mamma, i figli, i fratelli e le sorelle, i nonni...tutte persone che hanno bisogno di parlare, di ascoltare e di confrontarsi o anche solo di una qualche coccola in più… - fuori casa, perché ci sono realtà come la parrocchia, il comune, l’associazione, il volontariato, il gruppo sportivo, gente che ha bisogno di una mano, di qualcuno che dia loro un poco del proprio tempo, della propria vita, per portare avanti sogni concreti che fanno il bene di tutti e di chi ha più ha più bisogno, in particolare.

 

L’Amore che Gesù ci dice di dare si rende concreto anche nelle ore che io passo con Dio, nell’incontro con Lui: - attraverso la lettura della Sua Parola; - attraverso l’Eucarestia che Lui mi ha lasciato come segno della Sua presenza, - attraverso il Sacramento della Confessione-Riconciliazione che è il segno del suo Perdono, in pratica del Suo voler diventare un “dono-per” me.

Quelle ore daranno senso e forza a tutto il resto del mio tempo, della mia vita.

Buona vita. Un abbraccio. Ciao

VI DOMENICA DI PASQUA

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

V^ DOMENICA DI PASQUA- 02.05.2021

 

Gv 15, 1-8 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto.

In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

Portare frutto, ma di che frutto si tratta? E’ importante saperlo: ci sono frutti e frutti...alcuni importanti, altri un po’ meno!

Lo stipendio è un frutto importante per esempio: è il frutto del tuo lavoro, della tua fatica. La promozione a scuola anche: è frutto d’impegno e di una qualche rinuncia. La vittoria sportiva pure: è frutto della costanza nell’allenamento, della grinta, ma qui, di che frutto si tratta?

Credo sia quello del provare ad essere “suoi testimoni” e per poterlo fare bisogna “rimanere attaccati” a Lui, alle sue regole che si traducono nelle beatitudini, alla sintesi che Lui stesso ha fatto: ama Dio, gli altri e te stesso; “rimanere attaccati” a quel “come io vi ho amati…” e in pratica “dare la vita”.

Le “regole” ci sono, il “progetto” anche, la “strada” è stata segnata: ancora una volta il “frutto” sarà la vita spesa fuori da egoismi o egocentrismi esagerati e sterili.

Sono tre i livelli dell’Amare: Dio, gli altri e se stessi. Ribaltare quest’ordine potrebbe diventare un errore fatale ed essere improduttivo: tradotto vuol dire che io devo vedere il volto di Dio negli altri e in me stesso. Per fare tutto questo ci porta l’esempio della vite: “ Io sono la vite, voi i tralci…”.

 

Adesso sta a me, se accettare o no di “rimanere attaccato a Lui” (...e ci ha lasciato il segno della Sua presenza: l'Eucarestia...) e diventare quell’acino che si lascia pigiare per diventare vino e non rimanere un “meraviglioso acino”...ma solo e tristemente acino. Avanti tutta con Lui al centro.

Un grande abbraccio. Ciao

 

IV^ DOMENICA DI PASQUA- 25.04.2021

 

Gv 10, 11-18 In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

 

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

 

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». 

 

Commento di don Gigi Pini

 

Percorrendo le nostre strade, ci si imbatte subito in mille cartelli che indicano e suggeriscono le varie direzioni da prendere: paesi, città, bar, musei, chiese, scuole, il Comune, il centro sportivo, i centri commerciali, gli alberghi, le fabbriche... Trovi anche tante pubblicità che ti suggeriscono lo stile e il colore della tua vita, cosa bere, come vestire, le vacanze e le diete da fare, il divertimento, i saldi e le convenienze, la politica e i corsi…Noi che ci passiamo in mezzo, siamo gli “obiettivi mirati” di tutto ciò.

 

Mille cartelli per dirci dove andare e che cosa fare della nostra vita... o forse, più semplicemente, per farci spendere il nostro denaro e “far girare l’economia”. In queste “logiche” arriva Lui, Gesù di Nazareth, che non si propone come l’ennesimo cartello bello e colorato, ma come una persona che vuole mettersi accanto nella nostra vita come “pastore”, e cioè “guida”, che ci vuol dire e far “vedere” la strada da percorrere, i sentieri verso i quali indirizzare il cuore e la testa senza farci del male.

 

Lui, il pastore buono, in cambio non vuole assegni, caparre, anticipi…il Pastore buono, non lo fa per denaro; non fa neppure sconti, nessuna raccomandazione e nessun compromesso... non accetta scorciatoie, non ha voti da scambiare. Lui, il Pastore buono, in cambio dà la vita, tutta, fino in fondo, per amore, per farci star bene, perché il nostro andare nella vita abbia senso anche quando la strada è terribilmente in salita... anche allora Lui vuole essere il “Pastore buono” che ci sta accanto e ci dà la forza per andare avanti. Così come quando le cose vanno tutte per il verso giusto.

 

Lui vuol essere il “Pastore buono” che ci aiuta a capire come il nostro star bene non possa rimanere tutto e solo per noi, ma deve diventare un tempo bello anche per gli altri che ci stanno accanto e, come noi, sono sulla “strada”. Gesù la Sua vita la regala davvero e noi, da adesso e per sempre, saremo dei “risorti”. Tutto questo si realizza bene nei Sacramenti: dal Battesimo (Sacramento della nuova vita di figli del Padre e fratelli suoi) all’Eucarestia (Sacramento della Parola e del Pane da mangiare per vivere). Tocca a me scegliere quale “cartello” o quale “persona” seguire.

 

Buona vita e un grande e forte abbraccio. Ciao

IV DOMENICA DI PASQUA

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E SU DIFFONDI LA PAROLA

 

III^ DOMENICA DI PASQUA- 18.04.2021 Lc 24, 35-48

 

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho».

Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?».

Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

 

Commento di don Gigi Pini

 

Due precisazioni:

 

- a).- noi non inseguiamo un fantasma;

 

- b) - domenica dopo domenica Gesù ha qualcosa da dirci per farci capire il senso della Sua parola e, quindi, sapere cosa fare davvero nella vita e cosa farne di essa.

Già nelle domeniche passate ciò è avvenuto!...ma forse a noi manca...una terza cosa e, probabilmente, la più importante: “..poiché per la grande gioia…” (Lc 24, 41) sono talmente contenti che hanno paura di credere, come una sensazione di qualcosa di troppo bello per essere anche vero.

 

Noi, invece, forse abbiamo assunto una faccia seria e assorta ...ma che è soltanto di circostanza. I discepoli no, loro erano felici, e anche tanto. Felici di essere di fronte al loro maestro Risorto. Troppo bello!

 

Dobbiamo recuperare questo atteggiamento, recuperare il senso della festa, del “piacere di fare festa”. Dobbiamo recuperare la gioia del nostro “stare a tavola con Lui”, in altre parole celebrare la S.Messa: ascoltare Lui che ci parla per farci capire la vita, per darci il “gusto” del vivere.

Le nostre Eucaristie devono diventare un ritrovarsi insieme di persone che hanno dentro “una grande gioia”...non si va a Messa per “pagare la tassa d’ingresso al Paradiso”: sarebbe una tragica illusione.

Si va per incontrare Gesù e da Lui “imparare”. Non c’è nessuna tassa da pagare; c’è da essere contenti di passare un pò di tempo con Lui per ascoltarlo, nutrirsi di Lui, e poi camminare nella vita “ricaricati”.

 

Buona vita. Un forte abbraccio. Ciao, Don Gigi

 

 

 

 

 

 

 Notiziario periodico di Tele Maria / n.26-2021 
 Ancona, Giovedì 13 maggio 2021 -   Beata Vergine Maria di FATIMA 
  a cura del Prof. Giorgio Nicolini - direttore@telemaria.it - Tel./Fax 071.83552 - Cell. 339.642433

Nell'Anno 40° delle "apparizioni" di Medjugorje 

13 MAGGIO 1917 - 13 MAGGIO 2021

 

 LE PROFETICHE 
 APPARIZIONI DI FATIMA 

 

 I SEGNI DAL CIELO E LE PROFEZIE 
 40 ANNI DALL'ATTENTATO A GIOVANNI PAOLO II 

L'ATTENTATO A GIOVANNI PAOLO II
NEL RICORDO DEL SUO SEGRETARIO MONS. DZIWISZ
(da IL SUSSIDIARIO)

https://www.ilsussidiario.net/news/dziwisz-cosi-salvai-papa-wojtyla-gli-parlai-e-lo-tenni-sveglio-dopo-attentato/2169252/

     Sono 40 anni domani, 13 maggio, che il Cardinal Stanislao Dziwisz non può cancellare quegli attimi scolpiti nella propria mente e vita: i due spari con cui Ali Agca tentò di uccidere San Giovanni Paolo II nel famoso attentato in Piazza San Pietro del 1981 sono ancora fermi lì nell’immaginario comune, con quella “Mano Materna” che dall’altro avrebbe poi guidato gli stessi proiettili lontani dagli organi vitali nel giorno della Madonna di Fatima. «In quel momento pensai solo a salvarlo», racconta il cardinale ex segretario personale (e oggi vescovo emerito di Cracovia) nell’intervista a Repubblica ai 40 anni dall’attentato: «Ero dietro di lui sulla papamobile» (come si vede bene dalla foto in Piazza, ndr) «quando sentii i due colpi provenienti dalla folla pochi attimi dopo aver benedetto e baciato una bambina».
Ali Agca, il perdono di Giovanni Paolo II/ “Il Papa mi ha accolto come un fratello”

     Nemmeno il tempo di capire cosa fosse successo, ricorda ancora un commosso Dziwisz, «vidi subito che si sta lasciando andare, privo di forze, ma con le mani strette sulla pancia e una improvvisa smorfia di dolore. Senza perdere mai i sensi indicava il punto in cui era stato ferito, sulla veste bianca macchiata di rosso». Il dolore per vedere l’amico Pontefice vicino alla morte, ma anche il dolore nel non comprendere perché si voleva uccidere quel grande Santo della Chiesa mondiale: «in quegli attimi convulsi ho pensato soltanto a non farlo cadere a terra», racconta ancora il cardinale polacco, «il Papa era morente. Soffriva tanto, pur restando sempre lucido. Ma non mi sono scoraggiato, ho pregato e ho pensato solamente a salvarlo».

 

SAN GIOVANNI PAOLO II, L’ATTENTATO E L’ABBRACCIO
     

     Il resto poi, ammette candidamente il Cardinal Dziwisz, «lo hanno fatto i medici con l’aiuto della Madonna»: l’attentato a Papa Wojtyla ha segnato la storia dell’umanità e non solo della Chiesa cattolica, con ripercussioni e misteri rimasti intatti ancora fino ad oggi. Il prelato racconta nella confusione di quegli attimi di aver visto di sfuggita un giovane che si divincola tra la folla per provare a scappare: era Alì Agca, perdonato poi pochi anni dopo dallo stesso San Giovanni Paolo II nel breve ma intenso incontro in carcere a Rebibbia. Dziwisz racconta che in quegli attimi dopo gli spari in Piazza San Pietro il Papa era cosciente e vigile, solo parlandogli è riuscito a tenerlo desto e vivo: «per tutta la corsa all’ospedale avevo sempre tenuto il Santo Padre stretto tra le mie braccia. Mi fu letteralmente tolto dalle mani e poggiato a terra. Perdeva tanto sangue», ricordo ancora con una punta di dolore 40 anni dopo i tragici fatti. «Perdeva tanto sangue», si conclude il racconto a Rep, «il professor Buzzonetti (il medico personale del Papa, ndr) gli mosse le gambe e gli chiese di piegarle da solo»: Wojtyla vi riuscì e fu subito dopo caricato in ambulanza verso il Policlinico Gemelli, «segno che non tutto era perduto». (CONTINUA)

 

FATIMA:LE APPARIZIONI DI "NOSTRA SIGNORA DI FATIMA"
 Da: http://profezie3m.altervista.org/ptm_fat.htm
  
I protagonisti degli avvenimenti di Fatima sono tre pastorelli:
Lucia dos Santos di dieci anni e i suoi cugini Giacinta Marto di sette anni e Francesco Marto di nove anni.

 

Le apparizioni dell'angelo del Portogallo
Qualche tempo prima dell’apparizione della Madonna i tre bambini erano stati visitati per tre volte da un angelo del Signore. Nella primavera del 1916, mentre giocavano, una improvvisa luce li avvolse mentre un forte vento scuoteva gli alberi. Nel mezzo di quella luce apparve la figura di un giovane che si presentò dicendo:
"Non temete, sono l'Angelo della pace. Pregate con me".
In una successiva apparizione l'angelo chiese ai bambini di offrire costantemente delle preghiere e dei sacrifici a Dio.
I bambini chiesero: "Come dobbiamo sacrificarci?"
L'Angelo rispose: "Di tutto ciò che potete, offrite un sacrificio al Signore come atto di riparazione per i peccati con cui è offeso e di supplica per la conversione dei peccatori. Attirerete così la pace sulla vostra patria. Io sono il Suo angelo custode, l'angelo del Portogallo. Soprattutto accettate e sopportate con umiltà le sofferenze che il Signore vi manderà".
Da questo momento i pastorelli cominciarono ad offrire al Signore tutte le loro sofferenze morali e fisiche.
Nella terza apparizione avvenuta nell' autunno dello stesso anno l'angelo li invitò a rivolgere a Dio una nuova preghiera: "Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo corpo, sangue, anima, divinità di Gesù Cristo presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui Egli stesso è offeso, e per i meriti infiniti del Suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria vi chiedo la conversione dei poveri peccatori". Ed offrendo loro il calice e l’Ostia disse: "Prendete e bevete il corpo e il sangue di Gesù Cristo, orribilmente oltraggiato dagli uomini ingrati. Fate riparazione per i loro crimini e consolate il vostro Dio". (CONTINUA)

 

I SEGNI DAL CIELO
  
(di Roberto de Mattei, in Radici Cristiane, n. 121 – febbraio 2017)

   Le apparizioni di Fatima del 1917 ci trasmettono, cento anni dopo, ancora molti insegnamenti. Uno di questi è l’invito a saper leggere i segni del Cielo. A Fatima ogni apparizione della Madonna ai tre pastorelli fu accompagnata da fenomeni atmosferici.
   Il più straordinario fu quello del 13 ottobre 1917. La Madonna stessa annunziò alla piccola Lucia, l’unica dei tre veggenti con cui parlava, che le sue apparizioni si sarebbero concluse con un miracolo, affinché tutti fossero convinti dell’autenticità del messaggio: «L’ultimo mese farò il miracolo perché tutti credano». Decine di migliaia di persone tra pellegrini e scettici, che volevano dimostrare la falsità delle apparizioni, accorsero il 13 ottobre alla Cova da Iria. I quotidiani del tempo parlarono di 40-50 mila presenti, ma il numero fu probabilmente molto maggiore. Alla fine dell’ultimo colloquio di Lucia con la Madonna, nel momento in cui la santissima Vergine si elevava verso il Cielo, si udì il grido della pastorella: «Guardate il sole!».
   Le nuvole si aprirono, lasciando vedere il sole che brillava di un’intensità mai vista, ma senza accecare gli occhi. «La cosa più stupefacente era il poter contemplare il disco solare per lungo tempo, brillante di luce e calore, senza ferirsi agli occhi o danneggiare la retina», testimoniò José Maria de Almeida Garrett, professore di scienze naturali presso l’Università di Coimbra. (CONTINUA)

 


IL SIGNIFICATO DEL TERZO SEGRETO

A cento anni dalla prima apparizione di Fatima, tutti i media tornano a occuparsi di quella profezia sul XX secolo e dei misteri connessi. Però qual è il punto oggi? (CONTINUA)

 

1917 -2017, IL CENTENARIO DI FATIMA:
I MISTERI DEL TERZO SEGRETO

Pubblicato in Pax et Justitia del 14 marzo 2017

 

 

LA BEATA ANNA CATERINA EMMERICK
E LE PROFEZIE SUL FUTURO DELLA CHIESA

Dalle "Visioni e profezie della Beata Emmerick":


"... anche se fosse rimasto un solo cattolico, avrebbe conquistato tutto,perché non è fondata su consiglio né su intelligenza umana"

 
 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.25-2021 
 Ancona, Domenica 9 maggio 2021 

  a cura del Prof. Giorgio Nicolini - direttore@telemaria.it - Tel./Fax 071.83552 - Cell. 339.6424332

 

 TERSATTO
E LA NOTTE MERAVIGLIOSA 
 DELLA "VENUTA" 
 9-10 maggio 1291: una data storica 

  Nel trentennale del gemellaggio TERSATTO-LORETO 
 avvenuto nel 700° anniversario   della Miracolosa Traslazione a Tersatto 
 (9-10 maggio 1291 | 9-10 maggio 1991) 

  3° giorno del TRIDUO: 9 maggio 2

 

LA PRIMA TRASLAZIONE MIRACOLOSA
DA NAZARETH A TERSATTO NELLA NOTTE DEL 9-10 MAGGIO 1291

(articolo del Prof. Giorgio Nicolini)

     Il Beato Pio IX, il grande Pontefice nativo dell’anconitano e “miracolato” nella stessa Santa Casa di Loreto, a riguardo di essa scrisse memorabili parole. Celebre, in proposito, fu la sua Bolla “Inter Omnia”, del 26 agosto 1852, nella quale così solennemente dichiara: “Fra tutti i Santuari consacrati alla Madre di Dio, l’Immacolata Vergine, uno si trova al primo posto e brilla di incomparabile fulgore: la veneranda ed augustissima Casa di Loreto… (…) A Loreto, infatti, si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata molto lontano, oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia”.
     Come ogni altro Pontefice che ne ha trattato, il Beato IX identificò a Tersatto, in Dalmazia, oggi quartiere di Fiume, il primo luogo in cui “sostò” nel 1291 la Santa Casa di Nazareth durante le sue molteplici “miracolose” traslazioni.
     Riguardo alle documentazioni su tali fatti accaduti, esistevano degli scritti e testimonianze composti dai contemporanei a tali eventi miracolosi, che oggi purtroppo in gran parte sono andati perduti, soprattutto a causa di incendi che hanno distrutto gli archivi storici di Tersatto e di Recanati. Ma esistono scritti e testimonianze posteriori che rimandano a quei documenti dell’epoca, visti e riportati da altri. Esiste, soprattutto, “la tradizione orale” ininterrotta, tramandata dai testimoni oculari dell’epoca, ed esistono ancor oggi diverse chiese e lapidi che ricordano gli eventi accaduti in quegli anni della fine del XIII secolo.
     Le chiese, in modo particolare, ancor più dei “documenti scritti”, sono le più inoppugnabili “prove” della verità dei fatti che esse intendono celebrare, perché se esse sono state edificate e consacrate per ricordare gli “eventi miracolosi” delle traslazioni della Santa Casa di Nazareth ciò è stato possibile perché così hanno voluto i Vescovi dell’epoca, costituendo esse perciò una “approvazione ecclesiastica” inconfutabile da parte dei “testimoni oculari” più autorevoli: i Vescovi stessi dell’epoca, di varie località.
     A Tersatto, ove esiste tutta una tradizione locale esattamente parallela a quella di Loreto, c’è un Santuario, risalente al XIII-XIV secolo, che ricorda proprio la sosta della Santa Casa in quel luogo per circa tre anni e mezzo. Anche una lapide, ancor oggi esistente, riporta questo fatto “storico”, essendovi scritto in essa: “Venne la Casa della Beata Vergine Maria da Nazarette a Tersatto l’anno 1291 allì 10 di maggio et si partì allì 10 di dicembre 1294”. (Continua)

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.24-2021 
 Ancona, Sabato 8 maggio 2021 

  a cura del Prof. Giorgio Nicolini - direttore@telemaria.it - Tel./Fax 071.83552 - Cell. 339.64243


Nel 730° anniversario: 9-10 maggio 1291 / 9-10 maggio 2021  in ricordo della "VENUTA" della Santa Casa a Tersatto 
In preparazione della celebrazione del 10 MAGGIO 

 UN TRIPLICE MIRACOLO  A NAZARETH 
 PER LA TRASLAZIONE A TERSATTO 

 IL MANOSCRITTO "HISTORIA TERSATTANA" 
 Uno straordinario documento manoscritto sulla verità storica 
 delle Traslazioni Miracolose della Santa Casa 

 Nel trentennale del gemellaggio TERSATTO-LORETO 
 avvenuto nel 700° anniversario   della Miracolosa Traslazione a Tersatto 
 (9-10 maggio 1291 | 9-10 maggio 1991) 

  2° giorno del TRIDUO: 8 maggio 2021 

 

 IL TRIPLICE MIRACOLO A NAZARETH PER LA TRASLAZIONE A TERSATTO 

   Ciò che gli studiosi delle traslazioni della Santa Casa non hanno mai considerato con la dovuta attenzione - all'esame archeologico - riguarda il triplice miracolo che avvenne a Nazareth perché potesse avvenire la prima Traslazione Miracolosa della notte del 9-10 maggio 1291.
   La Santa Casa, infatti, oltre ad avere le tre pareti ben radicate con le fondamenta nella parte antistante la grotta (che costituiva come la quarta parete di chiusura), era anche protetta da una struttura che la conteneva, una cripta, che la custodiva all'interno della Basilica soprastante, allo stesso modo di come oggi a Loreto le tre Sante Pareti sono custodite all'interno del rivestimento marmoreo del Bramante, il quale a sua volta si trova all'interno della Basilica soprastante. 
   Avvenne che già nel 1263 la barbarie musulmana aveva tentato di distruggere la Basilica di Nazareth con ciò che essa conteneva, ad opera dell’emiro Ala El Din Taibar, per l’ordine di Bibars Boudoklar, sultano del Cairo. Ma questa azione distruttiva della Basilica mediante un incendio appositamente appiccato fece crollare solo la Basilica soprastante la cripta, dato che l’incendio trovò il suo alimento nelle travature del tetto. Ma la cripta sottostante, ove la Santa Casa era custodita e protetta da robustissime volte, non subì danni e rimase integra fino al tempo della traslazione del 1291.
   In quella notte del 9-10 maggio 1291, perciò, perché l’onnipotenza divina potesse realizzare – per “il ministero degli angeli” – la Traslazione Miracolosa sino a Tersatto, dovette compiere un triplice miracolo già sul luogo stesso originario di Nazareth, e cioè:(Continua)

 

SANTUARIO DELLA MADRE DI DIO DI TERSATTO
PASSEGGIATA INTERATTIVA VIRTUALE


Benvenuti nella passeggiata virtuale attraverso il più antico santuario mariano della Croazia,
che è stato per secoli un segno, ristoro e speranza per tutti coloro che vengono con il cuore aperto

Clicca sul “link” per aprire il giro
http://heritagecroatia.com/web/trsat/360/index.htm

   Il 10 maggio 1291, la Santa Casa di Nazaret, dove visse la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, fu trasferita da Nazaret a Trsat. Per lunghi 729 anni preghiamo la Santa Famiglia a Trsat, nel Nazaret croato. Il Santuario di Nostra Signora di Trsat è anche chiamato il Santuario della Santa Famiglia di Nazaret, il Nazaret Croato e il Santuario delle Famiglie Cristiane.
   Il 10 dicembre 1294 (esattamente tre anni e sette mesi dopo il miracoloso trasferimento), la Santa Casa scomparve da Trsat e si trovò dall'altra parte dell'Adriatico in un bosco non lontano da Recanati di proprietà di una certa signora di nome Lauretta. Papa Urbano V nel 1367 diede un dipinto per conforto ai fedeli croati che piangevano per la Santa Casa di Nazaret a Loreto. Da allora il dipinto è stato sull'altare del nostro Santuario e fino ad oggi venerato come Madre della Grazia o Madre di Dio di Trsat. La Madre di Dio di Trsat è anche chiamata Madre della Grazia, Regina dell'Adriatico, Stella del Mare, Protettrice della gente di mare e Custode della Città di Fiume. La solennità è il 10 maggio.
   Nella lunga storia della città di Fiume e dei suoi dintorni, la Madre di Dio di Trsat è un'avvocata e protettrice in tutte le necessità dei fedeli, ed è per questo che il Consiglio comunale della città di Fiume nel 1993 le ha conferito il titolo di Guardiana della città. Per secoli, i francescani di Trsat hanno venerato la Regina dell'Adriatico su Trsat e hanno sparso la voce sulla Signora di Trsat, che è stata per secoli un segno per i marinai e il conforto e la speranza per i credenti.

 Fonte: trsat-svetiste.com.hr

 

Ricorrendo il 700° anniversario del Santuario della Beata Vergine di Tersatto, uniti dalle medesime tradizioni e della stessa fede, nonché dai diuturni vincoli tra i Santuari di Loreto e di Tersatto, dei loro custodi e dei pellegrini, i rappresentanti delle civiche amministrazioni di Loreto e di Fiume sottoscrivono la seguente DICHIARAZIONE SOLENNE, con cui si fanno carico di sostenere e promuovere, con i loro poteri, per quanto modesti siano, l'amicizia tra Loreto e Fiume, i legami fraterni tra i santuari di Loreto e di Tersatto, ed ogni possibile forma di cooperazione volta ad una sempre maggiore comprensione tra gli uomini, al consolidamento della pace tra i popoli, all'amore ed al rispettto reciproco. 

 

 A Fiume, in data 25 maggio 1991 

 

 Il Sindaco di Loreto: ANCILLA TOMBOLINI 

 Il Sindaco di Fiume: ZELJKO LUZAV

 

MENTRE A LORETO DALLA BASILICA PONTIFICIA SI CELEBRA IL CENTENARIO
DELLA PROCLAMAZIONE DELLA MADONNA DI LORETO A PATRONA DELL'AVIAZIONE (1920-2020)
DOPO AVER FATTO ABOLIRE LA LITURGIA SECOLARE DELLA MIRACOLOSA TRASLAZIONE
(clicca QUI per la documentazione)
A TERSATTO INVECE ANCORA OGGI SI CELEBRA LITURGICAMENTE
IL MIRACOLO DELLA PRIMA TRASLAZIONE MIRACOLOSA IVI AVVENUTA NELLA NOTTE DEL 9-10 MAGGIO 1291
SCONFESSANDO L'APOSTASIA LAURETANA PURTROPPO ANCORA NON SUPERATA

Nelle foto sottostanti il Messale di Tersatto ove il 10 maggio si celebra il ricordo della prima Traslazione 

 

LO STRAORDINARIO MANOSCRITTO STORICO DELLA "HISTORIA TERSATTANA"
di Francesco Glavinich del 1646

 

Alcune pagine del raro manoscritto, in cui l'autore Francesco Glavinich riporta la storia della traslazione miracolosa di Tersatto attingendo e riportando i documenti originali  della fine sec. XIII che erano custoditi nella biblioteca del Convento Francescano di Tersatto

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.23-2021 
 Ancona, Venerdì 7 maggio 20

 In preparazione della celebrazione del 10 MAGGIO 
 1° giorno del TRIDUO: 7 maggio 2021 
 Nel ricordo della "VENUTA" 
 della Santa Casa a Tersatto 

 30 ANNI DEL GEMELLAGGIO 
 TRA TERSATTO E LORETO 
 Avvenuto nel 700° anniversario  della Miracolosa Traslazione a Tersatto 
 (9-10 maggio 1291 | 9-10 maggio 1991)

 


  1° giorno del TRIDUO: 7 maggio 2021 

 NON ESISTEREBBE OGGI LORETO  SE PRIMA NON VI FOSSE STATA TERSATTO 

 

Venerdì, 7 maggio 2021 
 1° giorno del Triduo 
 in preparazione della solenne celebrazione del 10 maggio a Tersatto 

Ricorrendo il 700° anniversario del Santuario della Beata Vergine di Tersatto, uniti dalle medesime tradizioni e della stessa fede, nonché dai diuturni vincoli tra i Santuari di Loreto e di Tersatto, dei loro custodi e dei pellegrini, i rappresentanti delle civiche amministrazioni di Loreto e di Fiume sottoscrivono la seguente DICHIARAZIONE SOLENNE, con cui si fanno carico di sostenere e promuovere, con i loro poteri, per quanto modesti siano, l'amicizia tra Loreto e Fiume, i legami fraterni tra i santuari di Loreto e di Tersatto, ed ogni possibile forma di cooperazione volta ad una sempre maggiore comprensione tra gli uomini, al consolidamento della pace tra i popoli, all'amore ed al rispettto reciproco

 A Fiume, in data 25 maggio 1991 
 Il Sindaco di Loreto: ANCILLA TOMBOLINI 

 Il Sindaco di Fiume: ZELJKO LUZAVEC 


LA TRASLAZIONE A LORETO DELLA CASA DI NAZARETH
Articolo del Prof. EMANUELE MOR
Docente di Elettrochimica all’Università di Genova
Fonte: http://www.lavocecattolica.it/prof.mor.htm

 

I FATTI


   Siamo all’inizio di maggio del 1291....(... CONTINUA...) 

 

LA STORIA RECENTE


   Oggi, a fine XX secolo, una grande Basilica in marmo bianco (a LORETO), ... CONTINUA...) 

 

 

LE PROVE SCIENTIFICHE


   L’iter delle traslazioni sopra descritte nei loro modi e nei loro tempi non lascia dubbi che, se veridiche, si riferiscano ad avvenimenti scientificamente non spiegabili. ... CONTINUA...) 
   Invero:
 

CONCLUSIONI


   Se si consulta la letteratura recente sulla Casa di Loreto si riscontra ... CONTINUA...) 

 

Prof. EMANUELE MOR: Docente di Elettrochimica all’Università di Genova

_______

 ANCONA E LORETO, CITTA' DELLA FEDE 
Un nuovo libro del Prof. GIORGIO NICOLINI, con la prefazione del Card. ANGELO COMASTRI
liberamente scaricabile con autorizzazione alla pubblicazione in Siti Internet
od alla trasmissione ai propri contatti WhatsApp, Telegram o Posta Elettronica e/o in ogni altro "social"
 Clicca QUI  per scaricare e diffondere il PDF

Per richieste del libro in stampa scrivere a redazione@telemaria.it oppure telefonare al 339.6424332

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.22-2021
Ancona, Sabato 1° maggio 2021 - San GIUSEPPE Lavoratore

 

 IL COMPLEANNO DI "TELE MARIA"1° Maggio 2007 - 1° Maggio 2021 

 QUATTORDICI ANNI DI TRASMISSIONI  della WebTv "TELE MARIA" 
 www.telemaria.it 

 

 MAGGIO   IL MESE DI MARIA 

 IL MESE DELLE GRAZIE  

Beato PIO IX - Bolla INTER OMNIA del 26 agosto 1852

“A Loreto si venera quella Casa di Nazareth, tanto cara al Cuore di Dio, e che, fabbricata nella Galilea, fu più tardi divelta dalle fondamenta e, per la potenza divina, fu trasportata oltre i mari, prima in Dalmazia e poi in Italia. Proprio in quella Casa la Santissima Vergine, per eterna divina disposizione rimasta perfettamente esente dalla colpa originale, è stata concepita, è nata, è cresciuta, e il celeste messaggero l’ha salutata piena di grazia e benedetta fra le donne. Proprio in quella Casa ella, ripiena di Dio e sotto l’opera feconda dello Spirito Santo, senza nulla perdere della sua inviolabile verginità, è diventata la Madre del Figlio Unigenito di Dio”. 

 

L'ATTIVITA' UMANA NELL'UNIVERSO
Dalla Costituzione Pastorale «Gaudium et spes» del Concilio Ecumenico Vaticano II
sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (nn. 33-34)

  Con il suo lavoro e con l'ingegno l'uomo ha sempre cercato di sviluppare maggiormente la sua vita. Oggi poi specialmente con l'aiuto della scienza e della tecnica ha dilatato e continuamente dilata il suo dominio su quasi tutta la natura e principalmente in forza dei maggiori mezzi dovuti all'intenso scambio tra le nazioni, la famiglia umana poco alla volta si riconosce e si costituisce come una comunità unitaria nel mondo intero. Da qui viene che molti beni che l'uomo si aspettava soprattutto dalle forze superiori, oggi ormai se li procura con la propria iniziativa. Di fronte a questo immenso sforzo che investe ormai tutto il genere umano, sorgono tra gli uomini parecchi interrogativi. Qual è il senso e il valore dell'attività umana? Come si deve usare dei suoi frutti e delle sue risorse? Al raggiungimento di quale fine tendono gli sforzi sia dei singoli che delle collettività? (CONTINUA) 

Nel 14° Anniversario
della nascita di "TELE MARIA"
(1° maggio 2007 -1° maggio 2021)

IMMAGINI E RICORDI 
LA PARTECIPAZIONE DI "TELE MARIA"
AL XXV CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE
TENUTOSI IN ANCONA IL 4-11 SETTEMBRE 2011

 

AGLI AMICI E SIMPATIZZANTI DI QUESTO NOTIZIARIO

Sono molte migliaia gli utenti che ricevono ed apprezzano la WebTV "Tele Maria" e questo "Notiziario Informativo", che - come ognuno può ben comprendere - oltre al lavoro che richiedono, hanno anche dei costi per il loro mantenimento e sviluppo. Mi rivolgo perciò alla generosità di quanti ricevono i servizi di "Tele Maria" e di questo "Notiziario Informativo", perché con davvero un piccolissimo sacrificio personale, anche di solo 1 (uno) o 2 (due) euro ANNUALI (corrispondente alla rinuncia di un caffè), contribuiscano alle necessarie spese delle piattaforme informatiche utilizzate per il mantenimento di "Tele Maria" e di questo "Notiziario Informativo". Anche un solo euro annuale o mensile di ciascuno è come una goccia, ma che unita ad altre gocce di tanti altri possono formare il mare, cioè quanto necessario alle spese di questo servizio. Oltre perciò alle normali donazioni con bonifici mediante il Conto Corrente Postale n°2987904 (IBAN IT36W.07601.02600.00000.2987904), intestato a "Tele Maria", si possono fare con facilità ed immediatezza con dei semplici "click" anche piccole donazioni di solo 1 (uno) o 2 (due) euro periodici con il sistema assai semplificato di PayPal.  Ringrazio di cuore quanti vorranno rispondere a questo appello.             - Prof. GIORGIO NICOLINI -

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.21-2021 
 Ancona, Domenica 25 aprile 2021 

 CON QUESTO PRODIGIO L'ONNIPOTENZA DIVINA CONFERMA L'ANALOGO MIRACOLO DELLA TRASLAZIONE 
 DELLA SANTA CASA DI NAZARETH A LORETO  

 LA PRODIGIOSA  TRASLAZIONE DELLA MADONNA DI SCUTARI 
 A GENAZZANO   PER IL MINISTERO DEGLI ANGELI

IL MIRACOLO DELLA TRASLAZIONE
DELLA MADONNA DI SCUTARI A GENAZZANO


A Genazzano (Roma), nel luogo dove oggi sorge il Santuario della Madre del Buon Consiglio, esisteva un’antica chiesa del decimo secolo. Nella seconda metà del 1400, un'anziana vedova di nome Petruccia, mise a disposizione tutti i suoi beni per ingrandire e restaurare la vecchia chiesa ormai fatiscente. Ma il preventivo di spesa si rilevò insufficiente per portare a termine il progetto e i lavori furono sospesi. La popolazione, con sarcasmo, derideva la santa vedova per l’insuccesso della sua impresa. Ma Petruccia con fede e serenità rispondeva loro: "Figlioli miei, non vi preoccupate, perché prima che io muoia (ed era già molto vecchia) la Beata Vergine e Sant'Agostino porteranno a termine questa chiesa!".

Non passò un anno dalla predizione perché nel 1467, il 25 di aprile, festa di San Marco, un’immagine della beata Vergine apparve miracolosamente su di una parete della chiesa. Secondo diversi testimoni, quell'immagine provenìva volando da Scutari, un paese dell'Albania. L'immagine miracolosa aveva abbandonato la residenza originaria dove era in atto la persecuzione dei cristiani da parte dei musulmani, e aveva attraversato il mare trasportata da due angeli, fuggendo poco prima che la città fosse presa dai Turchi. Grande fu la commozione della popolazione non solo per il prodigioso evento, ma per i tanti miracoli e grazie con i quali la Beata Vergine volle manifestarsi attraverso la sua bellissima Immagine. Il 27 aprile, ovvero dopo appena due giorni dal suo arrivo, la Vergine compì il suo primo miracolo cui ne seguirono, alla data del 16 agosto dello stesso 1467, ben 160. Il ripetersi di questi fatti consigliò il notaio del paese a trascriverli in un apposito registro (Codice del Miracoli). Immenso fu il concorso di popolo che veniva dai paesi vicini e poi da ogni parte d’Italia a pregare la Santa Immagine. Diversi pontefici e anche Santa Teresa di Calcutta hanno manifestato una grande devozione verso la Madonna del Buon Consiglio. Preghiamo la Beata Vergine del Buon Consiglio in ogni necessità perché ci aiuti a scegliere sempre ciò che Dio desidera da noi.

 

Giovanni Colonna, uno dei numerosi figli di Filippo I Colonna e Lucrezia Tomacelli, pronunciò una celebre orazione latina in cui per la prima volta ricorre un riferimento esplicito alla tradizione della traslazione miracolosa che egli mette in relazione con l’analogo prodigio della traslazione della Santa Casa di Loreto: "Coelitum hominumque Regina ac Dei mater coli heic se voluit, non mortalium manibus huc advecta, non hominum pennicillo picta; sed repente in Templo conspecta, ac Coelesti, ut creditur, artificio fabrefacta, ne scilicet videretur suum Latio deesse Lauretum". La Regina del Cielo e degli uomini, Madre di Dio – non portata da mano d’uomo né da mano d’uomo dipinta! Ma in modo mirabile e istantaneo comparsa in questo tempio e dipinta, come si crede, per intervento del Cielo – volle essere qui venerata affinché al Lazio non mancasse la sua Loreto! (Continua)

LA VERITA' DELLA TRASLAZIONE MIRACOLOSA DA ALCUNE FONTI STORICHE

1. I fatti miracolosi del 1467 e il racconto del Coriolano (Continua)

2. Altre fonti antiche sui fatti del 1467



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 O SPADA, LEVATI CONTRO COLORO CHE DISPERDONO IL MIO GREGGE! 

 

Era tutto pianificato da tempo: un virus mai isolato, dietro il cui nome si nasconde un fascio di agenti patogeni creati in laboratorio, di diversa carica infettiva e impatto sulla salute; una dittatura sanitaria globale, attuata con misure tanto irrazionali quanto devastanti a tutti i livelli; una pseudo-vaccinazione di massa che fa ammalare la gente piuttosto che prevenire il morbo; una progressiva sottomissione dei popoli, che spontaneamente si consegnano ai carnefici scambiandoli per salvatori; l’instaurazione di un governo mondiale esemplato sul regime cinese, enorme laboratorio sperimentale che sta proseguendo il lavoro iniziato con quello nazista e quello sovietico. Tale obiettivo presuppone una totale omologazione dell’umanità nella lingua, nella cultura, nella religione e nello stile di vita: i sopravvissuti alla strage da vaccino, non più numerosi di quanto necessario, dovranno essere tutti uguali e funzionare allo stesso modo, controllati a distanza mediante nanotecnologia impiantata nel corpo. A quale scopo? Apparentemente, per il bene degli uomini e per la preservazione della casa comune; in realtà, per il potere assoluto di una manciata di psicopatici che si son presi per Dio. (Continua)

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.20-2021 

 Ancona, Domenica 18 aprile 2021 

 

  LE APPARIZIONI  E LE PROFEZIE 
 DELLA MADONNA 
 A ROMA ALLE TRE FONTANE 

 NEL VIDEO
L'APPELLO E LA TESTIMONIANZA DI UN MEDICO CORAGGIOSO 

 

  IL MISTERO DELLE TRE FONTANE           
Da  Cristiano Sabatini

Perchè Pio XII era così convinto della veridicità delle apparizioni Bruno Cornacchiola alle Tre Fontgane? C’è un fatto poco noto che riguarda una apparizione avvenuta 10 anni prima. La visione di una mistica che profetizzò su tutto quanto sarebbe accaduto, compreso la salita al soglio pontificio.

   A Roma c’è un importante Santuario Mariano che, ancora oggi non gode della giusta devozione dovutagli. Neanche molti romani lo conoscono. Eppure qui si sono verificate decine di apparizioni a Bruno Cornacchiola un ateo anti-papale convertitosi proprio dopo questi eventi straordinari.

Pio XII e la Vergine della Rivelazione
   Alla fine degli anni quaranta Bruno Cornacchiola ha assistito a diverse apparizioni della Madonna in una grotta di Roma sulla via Laurentina a pochi passi dal luogo del martirio di San Paolo, le Tre Fontane. In queste apparizioni, la Madonna gli rivelò un grande male in arrivo, la vittoria di Satana e la caduta della Chiesa. Cornacchiola, colto da dubbio, chiese audizione presso Papa Pio XII. Questi non solo gli confermò quanto aveva visto ma lo convinse a tenere un diario di quelle apparizioni e di pubblicarlo. Settanta anni dopo Saverio Gaeta ha riportato i diari del veggente, nel suo libro intitolato “Il Veggente, il segreto delle tre fontane”.

Le apparizioni di Cornacchiola profetizzate a Luigina Sinapi
   Il Pontefice era convinto della veridicità di quelle apparizioni, tanto che nel 1947 benedisse la statua che raffigurava la Madonna così come Cornacchiola l’aveva vista. Nove anni più tardi legittimò quindi il culto alla Vergine della Rivelazione, simboleggiata da quella statua, affidando grotta e cappella ai Frati Minori.
Ma perché Papa Pacelli era così convinto di quelle apparizioni? Probabilmente per le parole che la giovane Luigina Sinapi ricevette in un'apparizione, ai molti sconosciuta, nella stessa grotta il 12 di Aprile del 1937. Esattamente 10 anni prima di Bruno Cornacchiola: “Tornerò in questo luogo. Mi servirò di un uomo che oggi perseguita la Chiesa, vuole uccidere il papa. Ora vai in San Pietro, troverai una signora così vestita […] Lei ti condurrà dal fratello cardinale. Porterai a lui il mio messaggio. Inoltre dirai al cardinale che presto sarà il nuovo Papa”.


Le Profezie della Vergine della Rivelazione
   Tutto questo ci introduce meglio ad alcuni stralci del libro di Gaeta dove la Madonna riferisce profezie disastrose sulla perdita di santità della chiesa e dell’influsso crescente del demonio. Siamo, come detto, nel 1947. La Madonna dice a Bruno Cornacchiola: “Prima che la Russia si converta e lasci la via dell’ateismo, si scatenerà una tremenda e grave persecuzione. Pregate, si può fermare. Allontanatevi dalle false cose del mondo: vani spettacoli, stampe d’oscenità. Satana è sciolto per un periodo di tempo e accenderà tra gli uomini il fuoco della protesta. Figli siate forti, resistete all’assalto infernale. La Chiesa tutta subirà una tremenda prova, per pulire il carname che si è infiltrato tra i suoi ministri. Sacerdoti e fedeli saranno messi in una svolta pericolosa nel mondo dei perduti, che si scaglierà con qualunque mezzo all’assalto: false ideologie e teologie”.

Ateismo, cattivi pastori e false parole
   Questo messaggio risalente al 1947 assume maggiore forza ai giorni nostri, il dilagante ateismo, i problemi carnali legati a sacerdoti ed alti prelati, l’affermazione di teorie fasulle, sono eventi che caratterizzano il nostro quotidiano. Nella stessa apparizione, la Madonna confessava a Cornacchiola che lo Spirito Santo si sta ritirando dalla terra e che questo allontanamento è dovuto ad una perdita di fede causata anche dai cattivi pastori. Un duro messaggio contro i sacerdoti che si ripete anche nel 1988: “Voi state calpestando le mie pecore e le portate verso la perdizione. Perché non fate più conoscere la mia dottrina? Perché le mie pecorelle le portate dove sono erbe secche e cespugli mortali?”.

L’umanità sotto il giogo di satana
   A questo ennesimo monito contro i pastori degeneri che hanno perso la fede, la Madonna aggiunge un messaggio inquietante. Una visione di dolore e perdizione in cui la Chiesa era ridotta ad un cumulo di macerie e l’umanità sottomessa al giogo maligno di satana. “Quello che ho sognato non si avveri mai, è troppo doloroso e spero che il Signore non permetta che il Papa neghi ogni verità di fede e si metta al posto di Dio. Quanto dolore ho provato nella notte, mi si paralizzavano le gambe e non potevo più muovermi, per quel dolore provato nel vedere la Chiesa ridotta ad un ammasso di rovine”.

 

La profezia sull’Isis e sull’invasione silenziosa dell’Islam


   In una delle ultime visioni Cornacchiola ha ricevuto un’altra terribile profezia. Era Il 21 luglio 1998, racconta nel suo libro Saverio Gaeta, “ho sognato che musulmani circondavano le chiese e chiudevano le porte e dai tetti gettavano benzina e davano fuoco, con dentro i fedeli in preghiera e tutto anche a fuoco”. Una premonizione tragicamente veritiera che dovrebbe portare anche in ognuno di noi quelle stesse domande che si pose Cornacchiola: «Ma perché gli uomini responsabili non vedono l’invasione dell’islam in Europa? Qual è il fine di queste invasioni? Non si ricordano più Lepanto? Oppure hanno dimenticato l’assedio di Vienna? Non si può vedere un’invasione pacifica quando uccidono nel loro Paese islamico coloro che si dichiarano cristiani o si convertono a Cristo. Non solo questo, ma non ti permettono di costruire chiese né far proseliti».

   Saverio Gaeta che, oltre ad essere un grande scrittore è anche un profondo conoscitore delle apparizioni e delle fenomenologie dello spirito, conclude però il libro con un messaggio rassicurante. Un messaggio per tutti coloro che, leggendo della fine della Chiesa e della rovina dell’umanità, si possono sentire perduti. “Io ho casa vicino San Pietro, la vedo in linea d’aria a 10 metri di distanza e non subisco la tentazione di fuggire in campagna”.  Come a voler dire che, in virtù della nostra libertà di scelta, quella libertà che ci fa immagine di Dio, il nostro futuro e quello della Chiesa lo decidiamo noi. Se fuggiamo questo futuro quale sarà?
Cfr https://www.lalucedimaria.it/mistero-profezie-tre-fontane/

 

 Le apparizioni delle Tre Fontane 

 

IL VEGGENTE


   Bruno Cornacchiola nacque a Roma il 9 maggio 1913. La sua famiglia, composta dei genitori e di cinque figli, era molto misera, materialmente e spiritualmente. Il padre, spesso ubriaco, poco si interessava ai figli e sperperava il denaro in osteria; la madre, dovendo pensare a sostenere la famiglia, era assillata dal lavoro e si curava poco dei figli.
   A quattordici anni Bruno se ne andò di casa e visse - fino al tempo del servizio militare - come vagabondo, abbandonato a se stesso, sui marciapiedi e nelle più squallide aree della emarginazione di Roma.
   Nel 1936, dopo il servizio militare, Bruno si sposò con Iolanda Lo Gatto. La prima figlia fu Isola, il secondo Carlo, il terzo Gianfranco; dopo la conversione ebbe un altro figlio.
   Partecipò giovanissimo, come volontario, alla guerra di Spagna, militando dalla parte dei marxisti. Lì aveva conosciuto un protestante tedesco che gli aveva inculcato un odio feroce per il Papa e il cattolicesimo. Così, nel 1938, mentre si trovava a Toledo, comprò un pugnale e sulla lama incise: «A morte il Papa!».  Nel 1939, terminata la guerra, Bruno ritornò a Roma e ottenne un lavoro di controllore nell'azienda tranviaria. Aderì al partito d'azione e ai battisti, e più tardi entrò a far parte degli "avventisti del settimo giorno". Tra gli avventisti, Bruno venne fatto direttore della gioventù missionaria avventista di Roma e del Lazio e si distinse per il suo impegno e fervore contro la Chiesa, la Vergine, il Papa.
   Nonostante tutti i tentativi fatti da sua moglie per convertirlo (per accontentarla accettò di fare i nove venerdì del Sacro Cuore), per molti anni fece di tutto per allontanare Iolanda dal cattolicesimo, arrivando al punto di incendiare tutte le immagini dei santi e perfino il crocifisso della sua sposa. Infine Iolanda, per amore del marito, fu costretta a ritirarsi dalla Chiesa.
   Il 12 aprile 1947 fu protagonista delle apparizioni delle Tre Fontane. Da allora il veggente trascorse tutta la sua vita a difendere l'Eucarestia, l'Immacolata e il Papa. Più tardi fondò un'opera catechistica, la SACRI (Schiere Arditi di Cristo Re Immortale). Tenne innumerevoli conferenze dal Canada sino all'Australia, narrando la storia della sua conversione. Questo suo impegno gli diede modo di incontrare diversi papi: Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II.
   Bruno Cornacchiola è morto il 22 giugno 2001, Festa del Sacro Cuore di Gesù.

IL LUOGO DELLE APPARIZIONI
   Secondo un'antica tradizione che rimanda ai primi secoli del cristianesimo, confermata da documenti storici di grande valore, il martirio dell'apostolo Paolo, avvenuto nel 67 dopo Cristo per ordine dell'imperatore Nerone, sarebbe stato consumato nel luogo allora denominato Aquae Salviae, precisamente dove oggi sorge l'abbazia delle Tre Fontane. La decapitazione dell'Apostolo, sempre secondo la tradizione, avvenne sotto un pino, presso un cippo marmoreo, che ora si può vedere in un angolo della chiesa stessa. Si dice che la testa dell'Apostolo, mozzata con un deciso colpo di spada, sia rimbalzata per terra tre volte e che a ogni balzo sarebbe scaturita una sorgente di acqua.
   Possiamo supporre che la Madonna abbia scelto quella località proprio in riferimento a san Paolo, non solo per la sua conversione ma anche per il suo amore alla Chiesa e alla sua opera di evangelizzazione. Ciò che accadde all'Apostolo sulla via per Damasco ha parecchi punti di contatto con ciò che si verificò in questa apparizione della Vergine a Bruno Cornacchiola. Gesù disse a Saulo: «Io sono colui che tu perseguiti!». Alle Tre Fontane la Madonna dirà al veggente, rivestendolo della sua luce affettuosa: «Tu mi perseguiti, ora basta!». E lo invitò a entrare nella vera Chiesa che la celeste Regina definisce «ovile santo, corte celeste in terra».

LE APPARIZIONI E I MESSAGGI
   È sabato in Albis quel 12 aprile 1947. Verso le 14, papà Bruno parte con i suoi tre bambini: Isola, di undici anni, Carlo di sette e Gianfranco di quattro. Li conduce alla periferia di Roma, sulla Laurentina, non lontano dal convento dei trappisti delle Tre Fontane.
   Mentre i tre bambini giocano, Bruno prepara un testo col quale intende dimostrare che Maria non è Vergine, che l'Immacolata Concezione è una fantasia al pari dell'Assunzione in Cielo. Mentre Cornacchiola consulta la Bibbia per trovare i passi adatti a sostenere le sue affermazioni, i bambini lo interrompono dicendogli di aver perso la palla.
   Lasciamo ora alle parole di Bruno la descrizione particolareggiata dei fatti: "Raccomando a Gianfranco, il più piccolo, di non muoversi e gli do per passatempo un giornaletto. Poi con gli altri mi metto a frugare ogni cespuglio. Per assicurarmi che il più piccino non si allontani rischiando di cadere in qualche buca, lo chiamo di quando in quando. Ma, a un certo punto, non mi risponde più. Allora mi precipito a vedere. E scopro il bambino a sinistra dell'ingresso di una grotta, in ginocchio e con le mani giunte. Parlava con qualcuno che non vedevo, ma che pareva stare davanti a lui: «Bella signora, bella signora!». Chiamo mia figlia Isola, che aveva un mazzetto di fiori in mano, e Carlo. Ci avviciniamo tutti e tre a Gianfranco. «Vedete qualcosa?», faccio io. «Niente», rispondono i ragazzi. Ma ecco che Isola piega le ginocchia, congiunge le mani ed esclama, rivolta verso un punto della grotta: «Bella signora!». Penso a uno scherzo dei ragazzi, penso anche che la grotta sia stregata. Dico allora a Carlo che mi sta vicino: «E tu non ti inginocchi?». «Ma va'!», mi fa lui. Però non finisce la frase e cade a terra in ginocchio con le mani in preghiera, guarda là dove sono rivolti gli sguardi dei fratelli. Mi impaurisco, cerco di scuotere gli inginocchiati, ma sembrano di pietra. Li guardo meglio: sono diventati bianchissimi, quasi trasparenti. Le loro pupille sono dilatate. «Signore, salvaci tu!», mi viene spontaneo di mormorare. Ho appena finito l'invocazione che mi sembra di sentire due mani che da dietro mi spingono e quindi mi tolgono un velario dagli occhi. In quell'istante la grotta scompare dinanzi a me, mi sento leggero leggero, quasi sciolto dalla carne e avvolto da una luce eterna, in mezzo alla quale vedo la figura di una donna paradisiaca, che descrivere non mi è possibile. Posso dire solo che il viso, di tipo orientale e di colorito olivastro, era bello, di una bellezza dignitosa. La donna aveva i capelli neri riuniti sul capo, visibili quanto poteva permetterlo il manto che dalla testa le scendeva fino ai piedi. Il manto era del colore dell'erba dei prati a primavera. La veste invece era candida, stretta in vita da una fascia rosea le cui bande giungevano fino alle ginocchia. I piedi nudi poggiavano sopra un blocco di tufo. Sarà stata alta circa un metro e 65 centimetri. La «bella signora» aveva un libricino grigio nella mano destra [...]. Poi la «bella signora» parlò con voce dolcissima e disse: «Sono colei che sono nella Trinità divina. Sono la Vergine della Rivelazione. Tu mi perseguiti, ora basta! Rientra nell'Ovile Santo, Corte Celeste in terra. Il giuramento di Dio è e rimane immutabile: i nove venerdì del Sacro Cuore che tu facesti, amorevolmente spinto dalla tua fedele sposa, prima di entrare nella via della menzogna, ti hanno salvato!»". (Continua)   

 

LA PRATICA DEI PRIMI NOVE VENERDI' DEL MESE CHE SONO STATI LA SALVEZZA DI BRUNO CORNACCHIOLA

 

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.19-2021 

 Ancona, Domenica 11 aprile 2021 - FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA 


 GUARDANDO IL FUTURO...  
 ALLA FINE IL MIO CUORE IMMACOLATO TRIONFERA' 

 IL "GRANDE RESET" CRISTIANO 

 La Madonna ci assicura: 
 IL FUTURO E' DI DIO 

 I PIANI PERVERSI SULL'UMANITA' 

 SARANNO SVENTATI

 

 

COS'È E COME È NATA LA FESTA DELLA DIVINA MISERICORDIA

 

La festa della Divina Misericordia è stata istituita ufficialmente da Giovanni Paolo II nel 1992 che la fissò per tutta la Chiesa nella prima domenica dopo Pasqua, la cosiddetta “Domenica in albis”.

 

Quali sono le origini della festa?
   Gesù, secondo le visioni avute da suor Faustina e annotate nel Diario, parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a Płock nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro: "Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia". Negli anni successivi  Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in 14 apparizioni definendo con precisione il giorno della festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.

Perché è stata scelta la prima domenica dopo Pasqua?
   La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina: "Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore". Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo. Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l'istituzione della festa: "Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione (...). Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre". La preparazione alla festa deve essere una novena, che consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo, della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena è stata desiderata da Gesù ed Egli ha detto a proposito di essa che "elargirà grazie di ogni genere".

Chi era suor Faustina Kowalska?
   Nata in un villaggio polacco e battezzata col nome di Elena, è la terza dei 10 figli di Marianna e Stanislao Kowalski. Che sono contadini poveri, nella Polonia divisa tra gli imperi russo, tedesco e austriaco. Lei fa tre anni di scuola, poi va a servizio. Pensava di farsi suora già da piccola, ma realizza il progetto solo nell’ agosto 1925: a Varsavia – ora capitale della Polonia indipendente – entra nella comunità della Vergine della Misericordia, prendendo i nomi di Maria Faustina. E fa la cuoca, la giardiniera, la portinaia, passando poi per varie case della Congregazione (tra cui, quelle di Varsavia, Vilnius e Cracovia). Ma al tempo stesso è destinataria di visioni e rivelazioni che i suoi confessori le suggeriscono di annotare in un diario (poi tradotto e pubblicato in molte lingue). E tuttavia non crede che questi fatti straordinari siano un marchio di santità. Lei scrive che alla perfezione si arriva attraverso l’ unione intima dell’ anima con Dio, non per mezzo di “grazie, rivelazioni, estasi”. Queste sono piuttosto veicoli dell’ invito divino a lei, perché richiami l’ attenzione su ciò che è stato già detto, ossia sui testi della Scrittura che parlano della misericordia divina e poi perché stimoli fra i credenti la fiducia nel Signore (espressa con la formula: "Gesù, confido in te") e la volontà di farsi personalmente misericordiosi. Muore a 33 anni in Cracovia. Beatificata nel 1993, è proclamata santa nel 2000 da Giovanni Paolo II. Le reliquie si trovano a Cracovia-Lagiewniki, nel santuario della Divina Misericordia. La sua festa ricorre il 5 ottobre.

LE GRAZIE CHE SCATURISCONO DA QUESTA FESTA


   La festa della Divina Misericordia è la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. La grandezza di questa festa è dimostrata dalle promesse: “In quel giorno, chi si confesserà e comunicherà conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene“ (Q. I, p. 132). Dunque una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: “la remissione totale delle colpe e delle pene”.
   Questa grazia è qualcosa di decisamente più grande che l’ indulgenza plenaria. E’ essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate, Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l’ha innalzata al rango di “secondo battesimo“.
   Come tutti sappiamo, con il sacramento della Confessione ci viene tolta la colpa dei peccati che abbiamo commesso. Tuttavia il peccato ha come conseguenze non solo la colpa, ma anche la “pena”, ossia un privarsi in modo più o meno grave della comunione con Dio. La pena ha bisogno di purificazione, sia in vita che in Purgatorio. Chi dunque si è confessato è senza “colpa” davanti a Dio, ma in lui non è cancellata la “pena” che è stata causata dai suoi peccati. Per quella pena dovrebbe purificarsi con la vita, oppure ottenere un’indulgenza plenaria, o dovrebbe, dopo la sua morte, restare in Purgatorio prima di entrare in Paradiso. Ecco che la persona che si confessa e riceve la Comunione nella domenica della Divina Misericordia, è come un essere innocente, appena uscito dalle acque battesimali. Se morisse in quel momento andrebbe immediatamente in Cielo, perché ha già bruciato tutte le sue pene nella divina misericordia di Cristo. È come ricominciare da capo, senza il peso dei propri peccati!
   La Comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione può essere fatta anche qualche giorno prima o dopo. L’importante è non avere alcun peccato mortale inconfessato.
   Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che “riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia” poiché “in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto” (Q. II, p. 267).
Questa incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:
– tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori che solo quel giorno si convertissero, possono partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la festa;
– Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni – sia alle singole persone sia ad intere comunità;
– tutte le grazie e benefici sono in quel giorno accessibili per tutti, a patto che siano chieste con grande fiducia.
Per quanto riguarda invece il modo di celebrare la festa Gesù haespresso due desideri:
– che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato;
– che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.
“Sì,– ha detto Gesù –la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l’azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all’immagine che è stata dipinta” (Q. II, p. 278).
(Per altre informazioni: www.divinamisericordia.it - Tratto da INNAMORATI DI MARIA)

 

 Cellule da feti abortiti,  interessa ancora a qualcuno?  
Da La NUOVA BUSSOLA
10-04-2021

Santa Sede, CEI e vari intellettuali cattolici promuovono la vaccinazione di massa ignorando loro per primi i documenti della Chiesa riguardo alle condizioni richieste perché l'uso delle cellule da feti abortiti possa essere considerato moralmente lecito. Una grande occasione persa dalla Chiesa per evangelizzare.

   Riguardo la questione morale nell'uso dei vaccini, è necessario prendere in considerazione un aspetto che sta a cuore a molti cattolici. Ovvero l’uso di linee cellulari provenienti da feti abortiti, «linee cellulari di origine illecita» le definisce l’Istruzione “Dignitas personae” (2008). Ci sembra necessario perché negli ultimi tempi si fa molta confusione oscillando da una totale banalizzazione del tema alla creazione di leggende metropolitane.
   Iniziamo dunque partendo dai dati reali: i vaccini attualmente in circolazione in Europa hanno tutti in qualche modo a che fare – per la produzione, lo sviluppo o i test - con due linee cellulari provenienti da feti abortiti 40 o 50 anni fa. Si tratta dunque di cellule sviluppate in cicli successivi a partire da quelle originali. Non si stanno provocando aborti ora per produrre questi vaccini, né queste cellule sono presenti nel vaccino.
   Vuol dire questo che allora non c’è problema? Niente affatto, il problema morale esiste tanto è vero che la Chiesa pone delle condizioni ben precise perché possa essere considerato moralmente lecito l’uso di tali vaccini.
   La prima condizione è che ci sia uno stato di necessità, ovvero «un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave», come dice la recente Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19 (Dicembre 2020). Esiste oggi questo stato di necessità? La Nota della CDF lo dà per scontato, ma la questione è invece discutibile. Guardiamo ai numeri forniti dal governo: dall’inizio della pandemia i casi accertati (casi, non malati) sono poco più di 3 milioni e 700mila, ovvero il 6% dell’intera popolazione italiana. Attualmente invece i positivi in Italia sono 536.361, ovvero lo 0,9% della popolazione. Di questi i malati ricoverati sono 31.749, di cui 3.603 in terapia intensiva. Ma più ancora dei dati generali è interessante che l’età media dei deceduti sia di 81 anni (Istituto Superiore di Sanità, aggiornamento al 31 marzo 2021), e nei deceduti si è registrata una media di 3,6 patologie pregresse. Tenendo anche conto che si stanno sperimentando con successo delle terapie precoci, se stato di necessità esiste si può dire che riguardi una fascia ben precisa della popolazione, ovvero gli anziani e chi soffre di specifiche patologie.
   Seconda condizione richiesta perché si possa parlare di uso moralmente lecito di questi vaccini è (Continua)

 

RICCARDO CASCIOLI

 COME REPRIMERE I MOTI CARNALI 

   Quando sorge in te la ribellione della carne, non aver paura e non perderti d’animo, perché altrimenti incoraggeresti contro di te il nemico, che instillerebbe in te i suoi pensieri, dicendoti: «Ti è impossibile spegnere l’ardore, che ti tormenta, senza soddisfare queste brame». Se egli in questo modo ti ferisse, presto ti supererebbe e deriderebbe poi la tua debolezza. Ma tu, pieno di fiducia, resta unito al Signore ed effondi dinanzi alla sua bontà le tue lacrime e le tue preghiere; egli ti ascolterà, sollevandoti dalla fossa infelice dei pensieri impuri e dalla palude delle fantasie vergognose, ponendo i tuoi piedi sulla roccia salda della castità. Così vedrai venire a te il suo aiuto.
   Persevera dunque in pazienza, non addormentarti nei tuoi pensieri, non stancarti di attingere l’acqua abbondante, perché il porto della vita è vicino. Mentre ancora parlerai, Dio ti dirà: «Eccomi, sono qui!». Egli attende a osservare la tua battaglia, per vedere se tu al peccato sai resistere fino alla morte. Non scoraggiarti, dunque, perché egli non ti abbandona. Ma anche il coro dei santi angeli, e la schiera tetra degli spiriti cattivi osservano la tua battaglia: gli angeli, se vinci, ti porgono una corona; gli spiriti cattivi, se tu vieni travolto, ti coprono di insulti. Gli angeli combattono con zelo per te, ma anche gli spiriti cattivi ce la mettono tutta contro di te, amico di Cristo. Sta’ dunque all’erta, non contrastare i tuoi amici e non farti amico dei tuoi nemici: chiamo amici tuoi i santi angeli; tuoi nemici, invece, gli spiriti impuri.
   Nessun luogo è celato agli occhi di Dio, ai suoi occhi non vi è tenebra alcuna, o fratello. Non lasciarti perciò ingannare dall’avversario perché tu sei sempre vicino ai piedi del Signore. Non essere indifferente. Sta scritto infatti: Il cielo è il mio trono, e la terra lo sgabello dei miei piedi (Is 66,1). Non essere dunque trascurato nel tuo intimo, ma fatti coraggio, perché chi ti aiuta è vicino. Ascolta come dice il profeta: Tutti i popoli mi avevano circondato, ma nel nome del Signore mi sono difeso da loro. Mi avevano circondato come api il favo, avevano divampato come fuoco tra le spine, ma nel nome del Signore mi sono difeso da loro. Ero stato colpito e urtato, perché cadessi, ma il Signore mi ha sorretto e accolto. Mia forza e mia lode è il Signore, egli è stato la mia salvezza (Sal 117,10-15).
   Persisti dunque coraggioso nella battaglia, per venir trovato desto e vigilante, e ottenere la corona della vita che il Signore ha promesso a coloro che lo amano.

 

(Sant’Efrem il Siro, Da “La vigilanza, 3,1″)

LA CREAZIONE NON E’ UNA FAVOLA
  Libro di DOMENICO RAVALICO
IMPORTANTISSIMO LIBRO SCIENTIFICO

Libro estraibile in www.lavocecattolica.it/verita.della.creazione.htm

 

 

Aprile e Maggio è un periodo di tappe importanti come il Battesimo, la Comunione e la Cresima. Un momento solenne in cui tutta la comunità dovrebbe riunirsi e fare sentire la sua condivisione ad un passo tanto ricco (e forse poco compreso) nella vita di ognuno di noi.

Nonostante la lontananza e l’isolamento “forzato” perché non fare sentire la propria vicinanza e tutto l’affetto per la condivisione di un giorno tanto speciale, con un dono speciale? Sia esso un libro dal contenuto profondo, oppure un manufatto dalla lavorazione preziosa.

La collezione Icone Dominus, lavorata a mano interamente in Italia è dono di pregio con un significato profondo, che durerà per sempre. Puoi farla arrivare direttamente al festeggiato accompagnata da un biglietto, che prepareremo a mano secondo le tue istruzioni.

Voi scriveteci solo il pensiero più bello a corredo del vostro regalo e al resto penseremo noi. Inoltre agli iscritti a questa newsletter che si registrano (o che hanno già un account) sullo store https://dominusproductionstore.com/24-preziosi, è riservata, in via eccezionale, una promozione del 20% su tutta la collezione Gioielli e Icone Dominus.

La dedica potete inviarla alla email info@dominusproduction.com insieme al codice dell’ordine, noi la riporteremo nel bigliettino interno alla confezione regalo e chiuso dai piedini della Vita, come mostrato dal seguente video: https://youtu.be/2ZaNaRl0uTQ

Non lasciamo che questo momento di chiusure, condizioni le tappe più belle della nostra Vita! Viva i momenti SPECIALI, viva la VITA.
Team Dominus

Per maggiori informazioni scrivici a info@dominusproduction.com o ancora via chat sul www.dominusproductionstore.com oppure chiamaci allo 055.0468068 (Lun-Ven 9-19).

 

 

Carissimi amici di DOMINUS,

Oggi 22 Maggio, triste anniversario della legalizzazione dell'aborto in Italia, vi do una buona notizia.

La scorsa settimana abbiamo terminato tutte le lavorazioni del meraviglioso film UNPLANNED (uscita precedentemente bloccata causa emergenza COVID), che sarà nelle sale cinematografiche totalmente doppiato in italiano a Settembre!

La prossima settimana il film sarà inviato all’ufficio censura del Ministero della Cultura per il via libera alla distribuzione nazionale (speriamo senza limitazioni di età! ;-)

Sarà un’emozione straordinaria vederlo sul grande schermo totalmente in Italiano. Da Luglio partiremo con le anteprime cittadine... Contattaci se vuoi portarlo anche nella tua città!

Per maggiori informazioni www.unplanned.it oppure chiamaci allo 0550468068 (Lun.-Ven. 9/18).

A presto e ...in alto i Cuori!
Federica


Federica Picchi Roncali
Dominus Production srl
Sede Legale: Via Il Prato 19/A, 50123 Firenze
Tel. +39 055 0468068 - www.dominusproduction.com
 

 

Carissimi amici,

tra pochi giorni due feste al femminile: la festa della nostra mamma terrena e la festa della nostra Mamma Celeste.

Il 13 Maggio, infatti, si festeggia l’anniversario della prima apparizione di Fatima, un monito alla preghiera e, al contempo, un messaggio di Bellezza e di Speranza per tutto il mondo.

Con l’occasione vi consigliamo le pubblicazioni di Maria Valtorta sulla figura di Maria, come dono alle persone a voi care oppure per vostro approfondimento personale.

"Maria non sapeva di esser senza macchia. Non poteva pensare d’esserlo. Il solo pensarlo sarebbe stata presunzione e superbia, perché, nata da umani genitori, non le era lecito pensare che proprio lei era l’Eletta ad esser la Senza Macchia. [...] Dio per manifestarsi agli uomini nella forma nuova e completa che inizia l'èra della Redenzione, non scelse a suo trono un astro del cielo, non la reggia di un potente. Non volle neppure le ali degli angeli per base ai suoi piedi. Volle un Seno Senza Macchia."

Per questa ricorrenza, da oggi al 13 Maggio incluso, per chi riceve questa newsletter, tutti i prodotti di Dominus che parlano del messaggio mariano, incluse le pubblicazioni valtortiane, saranno in promozione su www.dominusproductionstore.com

Un caro saluto a tutti e buon anniversario di Fatima.

 

Team Dominus

Per maggiori informazioni scrivici a info@dominusproduction.com o ancora via chat sul www.dominusproductionstore.com oppure chiamaci allo 055.0468068 (Lun-Ven 9-18).

 

 

 

Cari amici “vecchi” e “nuovi”,
di OC OrienteCristiano.it,


in questo mese di Maggio, che la tradizione della Chiesa suggerisce di dedicare alla Vergine Maria e alla preghiera del Rosario, mentre dallo scorso 8 dicembre 2020 al prossimo del 2021 la proposta di Papa Francesco è di aggiungere per l’intero anno la devozione a San Giuseppe “PATRIS CORDE”
Patris corde


Per questo pensiamo alla Santa Famiglia di Nazareth (qui durante la Fuga in Egitto) con questa immagine https://www.collatio.it/appuntamenti/appuntamenti-catechesi/2354-durante-la-fuga-in-egitto-maria-allatta-il-bambino-e-giuseppe-dorme.html
Forse ai nostri giorni non è immediato considerare la vita al di là dei problemi pratici che ci assillano nella quotidianità personale, familiare e sociale, ma proprio per questo ci accompagna sempre la Chiesa, con la sua saggezza millenaria e c’invita a guardare avanti e verso l’Alto, sempre attenti alle circostanze concrete anche nella testimonianza a Gesù Cristo (di per se stessa “missionaria”) visibile
http://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/1984/may/documents/hf_jp-ii_spe_19840513_giovani-comunione-liberazione.html

 

Abbiamo da poco celebrato (sia pure in modi inconsueti) la Festa più importante per noi cristiani, la Santa Pasqua di morte e Resurrezione del Signore Gesù: entro la fine di questo mese festeggeremo due eventi ben significativi per la nostra vita di fedeli al Vangelo, l’Ascensione e la Pentecoste (le domeniche 16 e 23).
Regina Caeli Laetare: Il Signore è Risorto!  (nelle Chiese Ortodosse dom. 2 maggio)
https://www.youtube.com/watch?v=2EGbMm5UqJs

 

Sentiamoci sempre privilegiati figli, abbracciati dal Signore e dalla Madonna (sab. 8 maggio festa della Vergine del Rosario), portatori della Buona Novella verso tutti.
Qui il canto in Lingua Aramaica (Pater Noster?) in GEORGIA:
https://it.aleteia.org/2016/10/02/lemozionante-canto-durante-lincontro-tra-il-papa-e-il-patriarca-della-chiesa-ortodossa-georgiana/

 

Sempre fiduciosi nella santa Provvidenza divina, speriamo che finisca presto e bene questo lungo periodo di sofferenze e sacrifici imprevisti e imprevedibili, nella certezza che nulla avviene “a caso” e tutto può diventare occasione di “rinascita” e di Bene, come sappiamo noi che siamo “rinati” con il santo Battesimo.
Non possiamo dimenticare la catena provvidenziale di preghiera voluta dal Santo Padre perché cessi la Pandemia
https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2021-05/maratona-preghiera-fine-pandemia-rosario-santuari-mondo.html

 

Con uno sguardo sempre rivolto anche alla Terra Santa
https://www.fondazioneterrasanta.it/homo-viator/

 

 

Con i più sinceri auguri

Staff of



arrow rightRussia. Navalny, Amnesty ci ripensa: è un prigioniero di coscienza

La decisione di non definirlo tale era dovuta alle passate dichiarazioni nazionaliste e contro gli immigrati del leader dell'opposizione russa. Ma sono stati soprattutto i mezzi di informazione vicini al Cremlino a rilanciare una campagna tendente a screditarlo. La campagna, alimentata anche da insospettabili media occidentali, aveva rilanciato alcuni "fantasmi" del passato di Aleksej Navalny, il principale avversario politico di Vladimir Putin che ora si trova in carcere. Il blogger era stato molto vicino agli estremisti nazionalisti una dozzina di anni fa e aveva rilasciato dichiarazioni che oggi appaiono più che imbarazzanti, come "Abbiamo il diritto di essere russi in Russia". Accompagnate a partecipazioni a marce dell'estrema destra.     ....segue


arrow rightIl decennio di sangue in Libia. Da Gheddafi al nuovo governo

La morte del colonnello libico nel 2011 in seguito all'intervento della Nato ha aperto una lunga fase di violenza e instabilità che ha devastato il paese, modificando lo scacchiere geopolitico dell'area e spingendo un enorme flusso di migranti.
... segue


arrow rightUzbekistan. Una piccola donna sconfitta che ha cambiato la storia

Un ricordo di Tamara Chikunova, fondatrice dell'associazione "Madri contro la pena di morte e la tortura". Una testimone della vita contro la pena di morte. Lo è stata Tamara Chikunova, una donna russa, spentasi alla fine di marzo, che, colpita da un dolore lacerante e animata da una fede profonda, ha lottato a mani nude perché nel Paese dove viveva, l'Uzbekistan, nessuno fosse più condannato alla pena capitale. --  A Tashkent Tamara era nata, dopo che la sua famiglia, originaria del Sud della Russia, vi si era trasferita al termine delle repressioni staliniane, durante le quali il nonno, prete ortodosso, era stato ucciso. ,...segue


arrow rightEgitto. Madre di detenuto racconta le torture subite dal figlio: arrestata

Cinque organizzazioni egiziane per i diritti, tra cui quella dei consulenti della famiglia Regeni, Ecrf, e l'Eipr di Patrick Zaki, inviano ad al-Sisi un dossier con 7 richieste, tra cui la liberazione immediata di tutti i prigionieri politici e il termine di detenzioni senza fine. Ma dal governo tutto tace. E gli episodi di repressione proseguono.
  ... segue


arrow rightForeign Minister, H.E. Mr Fuad Hussein Meets with his Counterpart of the Holy See

On 3 May 2021, the Minister of Foreign Affairs, H.E. Mr. Fuad Hussein, met with Archbishop Paul Richard Gallagher, the Holy See’s Secretary for Relations with States at the Vatican State Building.   --  The Minister expressed Iraq’s aspiration to activate the frameworks of cooperation with the Vatican in various fields, and in light of the distinguished relations between the two sides. He emphasized Iraq’s keenness to develop relations between Iraq and the Vatican to achieve the goals that serve
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arrow right"Religion can never be instrumentalized for political purposes," - Head of the UGCC

It was said that in western Ukraine, during the elections, it is quite popular to use the Church for PR.
"You see, church authority is a great temptation for politicians. Many people want to increase their political dividends through people's trust in the Church. In other words, all politicians will always be tempted to instrumentalize the Church.

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arrow right5 maggio 1981, muore Bobby Sands

Il 5 maggio 1981, Robert "Bobby" Sands moriva dopo un digiuno di 66 giorni in una prigione dell'Irlanda del Nord, il primo di dieci detenuti repubblicani a morire di fame nel tentativo di ottenere lo status di prigioniero politico.

segue


arrow rightHace dos meses el Papa en Iraq. Sacerdote de Mosul: el país supere el sectarismo

Desde una aldea en las afueras de la ciudad destruida por el Isis, el padre Thatbit recuerda las palabras y los gestos de bendición de Francisco en el país del Golfo. Debemos redescubrir la unidad, tener el valor de construir la paz -explica- y hacer realidad el mensaje del Santo Padre que besó nuestras heridas

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AVVISO per merc. 21 aprile ore 9.15' interessante lezione a due voci

 

 

 

Cari Amici "vecchi e nuovi",

mi piace segnalare, per chi gradira' gli argomenti (cfr. i due titoli)
della lezione prevista nella data e ora a margine, con titolo
"Giornata Agostiniana".

Unica avvertenza (correzione) rispetto alla locandina:
l'evento e' previsto NON sulla piattaforma "zoom", ma
presso il diverso seguente indirizzo/piattaforma online
utilizzata da Padre Rocco Ronzani O.S.A.

https://pul.webex.com/meet/ronzani


Un caro saluto a tutti, cordialmente
Maurizio Perfetti - Roma
www.collatio.it    www.orientecristiano.it

*******


 


 

DON CARLO DE CARDONA: I CATTOLICI COSENTINI RICORDANO
IL SUO IMPEGNO SOCIALE NEL 150.mo ANNIVERSARIO DELLA NASCITA

 



Don Carlo De Cardona, sacerdote nato a Morano Calabro il 4 maggio 1871, è stato l'apostolo della redenzione sociale dei contadini e dei lavoratori calabresi.

Il prete moranese, subito dopo la sua ordinazione sacerdotale (7 luglio 1895) fu nominato primo segretario del vescovo mons. Camillo Sorgente, che gli affidò l'incarico di organizzare il movimento cattolico cosentino, sulla scia della Rerum novarum, dando vita alla Lega del lavoro e alle Casse rurali.

Per tenere unito il suo "popolo" De Cardona diede vita a giornali e a forme organizzative sociali molto interessanti. Non c'è saggio storico sulla Calabria dei primi anni del Novecento, che non cita l'azione sociale decardoniana, come la più importante e significativa presenza dei cattolici nell'agone sia sociale che politico.

De Cardona non è stato mai dimenticato a Cosenza, già nel 1966 il Comune gli dedicò una strada, 50 anni fa, in occasione del centenario della nascita fu inaugurato un medaglione bronzeo in piazza Parrasio, che fa pendant con quello posizionato dieci anni prima al papa Leone XIII, il promulgatore della Rerum novarum.

 

A cura di un gruppo di sacerdoti e laici cattolici fu costituita la Sezione studi "Carlo De Cardona" che fino a qualche anno fa ha tenuto desta la figura del sacerdote.

Per i 150 anni della nascita di De Cardona, l'Ufficio pastorale dell'Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano per i problemi sociali e il lavoro, in collaborazione con il Centro studi calabresi "Cattolici Socialità Politica", invita i cattolici cosentini a alla celebrazione eucaristica, nella Cattedrale di Cosenza, martedì 4 maggio 2021 alle ore 18, presieduta dal vicario generale mons. Gianni Citrigno; subito dopo ci sarà un omaggio floreale al medaglione che ricorda De Cardona, tra i tanti che hanno già dato la loro adesione all'iniziativa, il riconfermato presidente della BCC Mediocrati, Nicola Paldino, il segretario della Cisl cosentina Giuseppe Lavia, il presidente della Coldiretti Franco Aceto, Caterina De Rose delle Acli, Leonardo De Marco del Movimento Cristiano Lavoratori.

 

Causa Covid-19 le altre iniziative programmate, sono state rinviate alcune a metà giugno, altre a luglio, di particolare significato la mostra bibliografica "Don Carlo De Cardona e i personaggi della Rerum novarum a Cosenza" curata dalla Biblioteca nazionale di Cosenza, che sarà consultabile anche attraverso il web.

Da segnalare due passeggiate: la prima a Cosenza nei luoghi che hanno visto la presenza decardoniana, il quartiere operaio dello Spirito Santo e Cosenza Casali dove nel 1907 venne costruita la palazzina denominata "Casa operaia", primo esempio in Calabria di edilizia popolare, inoltre la visita all'istituto delle Suore minime della beata Elena Aiello che ospitò don Carlo dal 1940 al 1948; la seconda passeggiata, sulle rive del fiume Arente tra i Comuni di Rose e San Pietro in Guarano, dove la Lega del lavoro di De Cardona fece costruire una centralina elettrica che diede l'illuminazione pubblica al paese di San Pietro in Guarano, sette anni prima della città di Cosenza.

Il Centro studi calabresi "Cattolici Socialità Politica" che ha già pubblicato tre quaderni "Studi e ricerche su don Carlo De Cardona e il Movimento Cattolico in Calabria", curate da Demetrio Guzzardi, nei prossimi giorni verranno presentati anche ai seminaristi del Pontificio Seminario teologico regionale "San Pio X" di Catanzaro.

 

 

Giù le mani dai bambini, non sono cavie da laboratorio!!
"Da febbraio l'Ospedale Buzzi di Milano sta sperimentando il Vaccino anti COVID- terapia genica su bambini e ragazzi under 18 tra cui bambini con handicap, senza la presentazione da parte della struttura ospedaliera di un consenso informato!!"

- giornalista indipendente-
Tiziana Alterio

Non bastano quindi a questo Ospedale i numerosissimi bambini eliminati con gli aborti, compresi quelli cosiddetti " *Terapeutici* " = *Eugenetici* , fino a 6 mesi di gestazione e quelli eseguiti con la *pillola abortiva Ru486,* vero e proprio pesticida umano.
Ricordo a questo Ospedale che i vaccini genici sperimentali sui bambini e gli aborti non sono atti medici, ma atti criminali!

Giorgio Celsi Presidente Associazione "Ora et Labora in Difesa della Vita!

Giù le mani dai bambini, non sono cavie da laboratorio!! – gloria.tv
https://gloria.tv/post/sJkmmco9tBz44EkpQdKmpuKAE

«Difendi la Vita, rinascerà la Speranza»
http://www.oraetlaboraindifesadellavita.org/
https://www.facebook.com/giorgio.celsi
ti preghiamo di diffondere fra i tuoi contatti le iniziative di "ORA et LABORA in Difesa della Vita" a difesa della vita dal concepimento alla morte naturale

 

GIORGIO CELSI -

 

Il ddl Zan è una legge inutile (non esiste infatti in Italia nessuna emergenza omofobica), dannosa per i nostri figli, la famiglia e contro la libertà di opinione e di libero pensiero, poiché:
- l'art. 1 impone l'ideologia gender: "Per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sémin relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione".
- l'art. 4 nega la libertà di pensiero a chi dissente:
"Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti".
- l'art. 7 indice la giornata di rieducazione di massa alla nefasta ideologia gender anche nelle scuole di ogni ordine e grado:
"Istituzione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia".
A mio avviso non vanno bene neanche i disegni di legge alternativi, uno dei quali presentato dalla Lega, in quanto la legge già tutela chi è vittima di reati e discriminazioni, in più c'è anche l'aggravante se il reato è commesso per futili motivi e perchè penso fermamente che scendere a compromessi con il male non paga affatto, in quanto come diceva Ernest Hello:
“Ogni compromesso concluso con il male somiglia non solo al suo trionfo parziale, ma al suo trionfo completo, giacché il male non chiede sempre di cacciare il bene, ma vuole il permesso di coabitare con lui. Un istinto segreto lo avverte che chiedendo qualcosa, chiede tutto. Appena non lo si odia più, esso si sente adorato”.
Per concludere vorrei sottolineare che stiamo vivendo una drammatica emergenza, economica, lavorativa, sociale, turistica e culturale, la cui gravità richiede lo sforzo collettivo di tutta la classe politica ed è per questo che chi è pagato per far uscire il nostro paese da questa drammatica situazione non devono perdere tempo a correre dietro a lobby e gruppi di potere che vogliono far approvare una legge che con la scusa dei diritti umani, toglierà la libertà a tutti, compresi gli omosessuali e le femministe, che già lo stanno capendo e infatti in tante la stanno disapprovando.

 

 

Giorgio Celsi Presidente Associazione "Ora et Labora in Difesa della Vita"
Cell: 3467035866

PS: Meno male che ci sono sacerdoti che, come ci invita a fare il Vangelo, hanno il coraggio di testimoniare la Verita senza compromessi (vedi video)

* https://gloria.tv/post/2XnED7kFh17yAx8FqWh26f7yT
https://gloria.tv/post/2XnED7kFh17yAx8FqWh26f7yT
https://gloria.tv/post/2XnED7kFh17yAx8FqWh26f7yT

Ricordo Sabato 15 maggio alle ore 15 grande manifestazione
contro il ddl Zan che si terrà in piazza Duomo (lato Marconi) a Milano



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Pro Vita & Famiglia: Conferenza stampa di presentazione del primo rapporto sui “Costi di applicazione della legge 194/1978”

COMUNICATO STAMPA

ABORTO

Pro Vita & Famiglia: Conferenza stampa di presentazione del primo rapporto sui “Costi di applicazione della legge 194/1978”

 

Roma, 20 maggio 2021
Quali sono stati finora i costi di applicazione della legge 194 dal 1979 al 2018? 
Pro Vita e Famiglia, per la prima volta in Italia, mette disposizione dello Stato e degli organi governativi sanitari una stima sulla spesa effettiva sostenuta dal SSN per i primi quarant’anni dall’approvazione della legge 194. La conferenza stampa di presentazione si terrà a Roma, lunedì 24 maggio alle 11:30, presso la sala Giubileo della LUMSA in via di Porta Castello, n.44. Il rapporto è stato redatto da un gruppo di lavoro composto da economisti, medici e giuristi, con il patrocinio della SIBCE (Società Italiana per la Bioetica e i Comitati Etici), dell’AIGOC (Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici), della Fondazione Il Cuore in una Goccia, e di Pro Vita & Famiglia.
Interverranno: Filippo Maria Boscia, già Direttore della Cattedra di Fisiopatologia della riproduzione umana all’Università di Bari; Consulente di ostetricia e ginecologia presso l’Ospedale S. Maria - GMV di Bari; Presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani; Giuseppe Noia, Direttore Hospice perinatale - Centro per le Cure Palliative Prenatali del Policlinico Gemelli; Docente Medicina Età Prenatale UCSC; Presidente Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici; Benedetto Rocchi, Professore associato al Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa, Università di Firenze; Francesca Romana Poleggi, Docente di Discipline giuridiche ed economiche, Direttore editoriale del mensile Notizie Pro Vita & Famiglia e Stefano Martinolli, Dirigente medico presso l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina a Trieste.
Questo studio si è reso necessario perché non esistono rilevazioni sistematiche per l’applicazione della legge 194, nonostante l’articolo 16 della stessa preveda una regolare raccolta di informazioni sull’applicazione della legge, per supportare con un adeguato apparato conoscitivo le relazioni annuali dei ministri della salute e della giustizia al parlamento.
Perchè è rilevante farlo ora, con tutte le emergenze che viviamo? E' tanto più urgente oggi che abbiamo vissuto e stiamo vivendo una pandemia, dopo numerosi anni di mancanza di posti letti, di carenza di personale sanitario, di farmaci e vere e proprie discriminazioni verso gli strati più deboli della popolazione come denunciato dalla Federazione delle Cure palliative, dalla Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG) e dalle associazioni che si occupano di persone con disabilità.
Per partecipare è necessario compilare il modulo  e inviarlo il prima possibile all’ufficio del presidente  a.brandi@provitaefamiglia.it 
Pro Vita & Famiglia: Conferenza stampa di presentazione del primo rapporto sui “Costi di applicazione della legge 194/1978” (provitaefamiglia.it)

 

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Primavera nell’anima,
attraverso la storia di piccoli racconti che fanno bene.
La newsletter di questo mese “Andiamo avanti, insieme” è un cammino nel tempo che viviamo e l’aiuto che attraverso quanti ci sostengono presentiamo agli occhi di tutti.

 

Grazie con la gioia del cuore,

 

Tommaso Maria Ferri

 

 

 

Associazione Marco Mascagna: messaggio aprile 2021
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Come combattere la povertà e vivere tutti meglio
Nel messaggio di marzo abbiamo visto che in Italia nel 2019 la povertà è significativamente diminuita: un milione in meno le persone a rischio di povertà e mezzo milione quelle in povertà assoluta [1]. Purtroppo nel 2020, a causa dell’epidemia di Covid, la povertà è aumentata (oltre un milione di poveri assoluti in più) e non solo in Italia, colpendo soprattutto le persone occupate e quasi in uguale misura i lavoratori dipendenti e indipendenti: nel 2019 il 6,0% delle famiglie con persona di riferimento lavoratore dipendente era in povertà assoluta, nel 2020 il 7,8% (tra gli operai dipendenti si è passati dal 10,2% al 13,3%); nel 2019 il 4,0% delle famiglie con lavoratore autonomo era in povertà assoluta, nel 2020 il 6,1% [1].
Questi dati smentiscono il luogo comune che sono i lavoratori autonomi a pagare la crisi e a impoverirsi. In realtà la povertà colpisce di più i lavoratori dipendenti che quelli autonomi. Il principale motivo sono i bassi salari degli operai e di chi occupa gli scalini inferiori del mercato del lavoro.
Il 6% di tutti i lavoratori (e il 7,1% degli operai) guadagna meno di 1.340 euro lordi (cioè circa 1.000 euro netti)[2]. Con uno stipendio così misero come può una famiglia arrivare alla fine del mese?
Purtroppo la situazione reale è anche più grave di quanto queste cifre indicano, perché una parte dei datori di lavoro non versa al dipendente l’intero salario spettante. Si stima che il 10% dei lavoratori in settori regolati da contratti collettivi di lavoro percepisce in media il 20% in meno di quanto previsto dai minimi contrattuali [3]. Questa odiosa pratica avviene soprattutto al Sud, impoverendolo ancor più. D’altronde il datore di lavoro ha il coltello dalla parte del manico perché sa che il dipendente non lo denuncerà per paura di restare senza lavoro e stipendio finché non viene accertato che è stato vittima di tale reato.
Quanti giornali, tv, social trattano questo argomento? Quante volte hanno titolato “Imprenditore ruba parte del salario ai propri operai”? Mai. I nostri mezzi di informazione, tranne qualche piccola eccezione, come Il Manifesto e pochi altri (per esempio Avvenire, forse memore che frodare la mercede all’operaio è un peccato che “grida vendetta al cospetto di Dio”, come il catechismo insegnava) preferiscono parlare del lavoratore a nero che prende anche il reddito di cittadinanza o di qualsiasi notizia che possa mettere in cattiva luce gli immigrati, i rom, i poveri, così che il malcontento e la rabbia si scatenino contro costoro e non contro i ricchi.
Un altro argomento continuamente riproposto da giornali, tv e opinion leader è la necessità di ridurre le tasse.
Questa delle troppe tasse è forse la più grande e più creduta fake news di tutti i tempi. Non è vero che l’Italia è il Paese dove si pagano più tasse: in Europa, come pressione fiscale complessiva, siamo al 7° posto[4], come tassa sulle persone fisiche (IRPEF) al 13° posto [5], come tassa sulle persone giuridiche (imprese ecc.) al 7° posto [5], come tassa su eredità e donazioni all’ultimo posto [6]. Da quasi quarant’anni si diminuiscono le tasse ai ricchi e le si aumentano a poveri e meno abbienti.
Nel 1974 le aliquote IRPEF andavano dal 12% all’86% in proporzione al reddito, poi si sono ridotte sempre più per chi guadagna molto (oggi l’aliquota massima si ferma al 43%) e aumentate per chi ha bassi redditi (l’aliquota minima è passata dal 12% al 23%). Sono state poi aumentate le tasse indirette, per esempio l’IVA che paghiamo quando compriamo una merce o un servizio che è passata dal 18% al 22%, ma non per i beni di lusso, la cui IVA è stata diminuita dal 38% al 22% (quindi un ulteriore regalo ai ricchi e un’ulteriore batosta per tutti gli altri) [7].
Questo enorme taglio delle tasse ai ricchi ha comportato sempre minori incassi da parte dello Stato ed è la causa principale, insieme agli interessi sul debito (negli anni ‘80 sono oscillati tra il 14% e il 20%), dell’enorme debito pubblico accumulato.
Nel 1974 il debito pubblico era pari solo al 54% del PIL, nel 1991 al 95% (750 miliardi di euro). Le minori entrate IRPEF e l’enorme debito hanno portato a tagliare le spese e, infatti, dal 1992 a oggi, lo Stato ha sempre speso meno di quanto incassato ma, malgrado questo, il debito pubblico di anno in anno è aumentato per gli interessi da dare ai creditori (sui 60-70 miliardi all’anno). Oggi il debito pubblico ammonta a 2.500 miliardi (il 158% del PIL) [8], grazie a un meccanismo per cui si pagano gli interessi con ulteriori debiti nei confronti dei creditori. Questo meccanismo (detto anatocismo) è vietato dalla legge perché impedisce a chi ne è vittima di uscirne fuori e permette ai creditori di lucrare indefinitivamente e sempre di più sulle somme prestate. Purtroppo quello che è vietato nei confronti dei singoli cittadini non è vietato nei confronti di un’intera nazione.
Questa cronica crisi economica ha determinato tagli alla spesa pubblica, aumento della disoccupazione, minori servizi ai cittadini (sanità, politiche sociali, cultura, ambiente, trasporti ecc.) con enormi danni alla popolazione, ma ha beneficiato ulteriormente i grandi ricchi che si sono presi a poco prezzo aziende e beni che lo Stato ha svenduto per fare cassa.
Dagli anni ‘80 le disuguaglianze sono andate aumentando, ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più numerosi e sempre più poveri. Oggi in Italia le persone con una ricchezza tra i 200mila e il milione di euro (esclusi gli immobili) sono 1,5 milioni. I 36 più ricchi possiedono oltre il miliardo di euro e in questo nero anno del covid la loro ricchezza è aumentata del 31% e il loro numero di 4 unità [9, 10]. I 21 uomini più ricchi di Italia possiedono, cumulativamente, lo stesso patrimonio posseduto dal 20,3% della popolazione italiana (i 12 milioni di cittadini più poveri) [11]. Eppure questi 1,5 milioni di ricchi pagano la stessa aliquota di tasse di chi guadagna 75.000 euro lordi all’anno (circa 3.670 euro netti al mese).
Come affermano grandi economisti se si vuole combattere la povertà bisogna combattere l’eccessiva ricchezza: aumentare le tasse a ricchi e benestanti (aumento delle aliquote IRPEF, patrimoniale, aumento dell’IVA sui beni di lusso, tassa sulle transazioni finanziarie ecc.), combattere l’elusione e la grande evasione fiscale, costringerli a dare salari non da fame ai loro lavoratori ecc. In questa maniera Stato, Regioni, Comuni potranno avere le risorse necessarie per svolgere al meglio e con il dovuto personale le loro funzioni (sanità, trasporti, opere pubbliche, ambiente, scuola, cultura, politiche sociali ecc.) e di ciò beneficeranno tutti i cittadini [12].
D’altra parte la Storia ci insegna che il maggiore sviluppo economico si è avuto quando si sono fatte pagare molte tasse a ricchi e benestanti: negli anni ‘50-’60 l’aliquota massima negli Stati Uniti era del 70%, in Germania e Giappone dell’80%, in Italia del 90% ed è stato il periodo del boom.

 
Note: 1) ISTAT 2021; 2) ISTAT 2020; 3) Forbes https://forbes.it/2019/06/26/salario-minimo-rischi-esplosione-lavoro-nero; 4) Eurostat 2018; 5) www.infodata.ilsole24ore.com/2018/11/20/pil-reddito-tasse-calcola-la-pressione-fiscale-europ/?refresh_ce=1; 6) https://taxfoundation.org/estate-and-inheritance-taxes-around-world/#_ftn1; 7) www.ssef.it/sites/ssef/files/Documenti/Rivista%20Tributi/Supplemento%201-%20Libro%20Bianco/Capitoli%201%20-%20I.pdf; 8) Centro nuovo modello di sviluppo http://www.cnms.it/images/documenti/Gesualdi_contronarrazione-debito.pdf; 9) Boston Consulting Group: Rapporto sulla ricchezza globale, 2019; 10) www.ilsole24ore.com/radiocor/nRC_07.10.2020_14.04_39210392; https://focsiv.it/wp-content/uploads/2019/06/8.3.b-report-IT_ita.pdf; 12) Sono ormai numerosi gli economisti che sostengono ciò, per esempio Picketty, Stiglitz, Krugman, Tobin, Schmitt, Zipperer, Saez, Zucman, Diamond, Atkinson ecc.

 
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Carissimi

 

vi segnaliamo alcuni video utili per risvegliare la carità e la fratellanza e combattere i pregiudizi. Sono video brevi (da 1 a 10 minuti), accattivanti e che colpiscono. Gli ultimi due affrontano il tema anche con umorismo. Vi invitiamo a visionarli, a utilizzarli e a diffonderli.

 

I video del Papa: Ascoltare le grida dei migranti
https://www.youtube.com/watch?v=JM6FQJ6wcmI

 

I video del Papa: Promozione della pace nel mondo
https://www.youtube.com/watch?v=gtulH3MDAwU&list=PLmADjQKFi6OcKjBUFxz74pykPjqekmrLA

 

Vaticano. Migrants & Refugees Section: Non si tratta solo di migranti. Si tratta della carità.
https://www.youtube.com/watch?v=YkU2oHX7JWI

 

Il dramma dei profughi tra Bosnia e Croazia:
https://www.youtube.com/watch?v=ZWp5yvZeYks

 

Caritas Italiana: come funziona il progetto "Corridoi umanitari"?
https://www.youtube.com/watch?v=ulS3FTdGvyc

 

U. Russo Krauss: Un pugno al cuore
www.youtube.com/watch?v=pOZvhzfhFfE

 

U Russo Krauss: Anche noi
www.youtube.com/watch?v=dochQxEMRZA&t=5s

 

P Russo Krauss: Requiem
www.youtube.com/watch?v=44V4JapxQsM&feature=youtu.be

 

I Sansoni: Non sono problemi nostri.
https://www.youtube.com/watch?v=T38TVnpq4fs&t=19s

 

Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo: Contro ogni discriminazione
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Pace e bene

 

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IL VANGELO DI GAETANO LASTILLA 2021

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II^ DOMENICA DI PASQUA- 11.04.2021

Gv 20,19-31 La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!».

Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!».

Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Commento di don Gigi Pini Sono secoli che miliardi d’uomini e di donne ci raccontano con la vita la loro fede nel Cristo Risorto. Il mondo intero è pieno di testimonianze concrete di una fede vera e sincera. Eppure la tentazione di Tommaso è la nostra tentazione. Anch’io come lui ho una voglia matta e un bisogno matto di “toccarlo”!

La mia mamma, don Siro, tanti amici e amiche mi hanno detto che “hanno visto il Signore”...lo hanno visto nella loro vita perché lo hanno sentito vicino e presente nei momenti no e in quelli sì, il loro cuore ha visto e toccato.

Tanti bambini me lo hanno detto con la loro ingenua e forte semplicità, liberi da interessi ed impalcature schiavizzanti...loro me l’hanno detto che vogliono bene al Signore, che hanno parlato con Lui, che… Io sono ancora tentato di dire: “...se non vedo…”

 

Credo che siamo in tanti nella situazione di Tommaso...io almeno, vorrei esserci perché, dopo, lui ha avuto lo scatto giusto, la reazione forte.

Mi viene in mente però che il Risorto ha detto: “ Se non vi convertirete e non ritornerete come i bambini non entrerete nel regno dei cieli”. (Mt 18,3) Ho voglia d’avere la loro fiducia sincera e totale, voglio essere libero da condizionamenti che sono soltanto scuse e alibi, voglio fidarmi di Lui, della mia mamma, di don Siro, dei miei amici e delle mie amiche, dei bambini…

Ho voglia di avere lo “scatto” di Tommaso. “ Beati quelli che pur non avendo visto, crederanno”. Voglio essere uno di quelli. Buona vita. Un grande abbraccio.

 

Ciao Buona Pasqua!

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DOMENICA DI PASQUA- 04.04.2021

Gv 20,1-9 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand'era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!».

Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte

.Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti.

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

“E vide e credette.”

Pietro e Giovanni si mettono a correre. Maria di Magdala ha detto che il sepolcro è vuoto... e allora di corsa per vedere! E' vuoto davvero! E' il risultato del duello finale: la sfida è stata vinta dalla vita.

La morte è svuotata, ha perso, non potrà mai più avere ragione. E' festa, una festa vera. Vivere non sarà, mai più, un’inutile sofferenza o un tragico equivoco o un tempo anagrafico o...

Vivere sarà la condizione del "sempre", dell'eterno, dell'infinito. Morire sarà il passaggio nel buio per arrivare alla Luce di una vita per sempre. Darsi da fare, lottare per la giustizia, operare per la pace, difendere i deboli, studiare, lavorare, divertirsi, amare... tutto questo ha senso perché il sepolcro è vuoto: Lui è Risorto.

 

È talmente grande questo giorno di festa che dura otto giorni: sì, è come se per otto giorni fosse sempre lo stesso giorno, quello di Pasqua. Beh, ne vale davvero la pena perché da qui si motiva tutto il nostro esistere e il nostro morire.

Ci fidiamo di tanti, non vale la pena di fidarsi di Pietro e di Giovanni? Ci fidiamo di troppi, non vale forse la pena di fidarci di Lui che ha detto: « lo sono la risurrezione e la vita.»? Facciamo festa allora!

 

Sinceri e cordiali auguri di Buona Pasqua!

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V DOMENICA DI QUARESIMA - 21.03.2021

 

Gv 12,20-33 - In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.

Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.

Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà.

Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

Gesù prima ci parla di vita, che vincerà la morte e risorgerà e adesso invece ci dice che bisogna morire, che confusione…ma allora! No, nessuna confusione! Anche perché non serviva dirci che bisogna morire, lo sappiamo tutti: chi nasce sa per certo che alla fine dovrà morire.

Ma il discorso non vuole metterci addosso angoscia e tristezza né farci passare la voglia di vivere… No, al contrario, il suo discorso è per insegnarci a vivere bene per non arrivare, alla fine, delusi e con le mani vuote. Morire vuol dire vivere fino in fondo, portare frutto. Bisogna imparare a morire perché bisogna imparare a vivere.

E’ una tragica illusione quella di credere che sia meglio conservarsi, riguardarsi, tutelarsi…Sì, va bene, ma con intelligenza, perché in ogni caso arriva la fine. E non c’è niente di più triste di un chicco di grano che è rimasto “chicco di grano”: non serve né a se stesso, né agli altri...non sarà mai “pane”.

Così per noi: chiudersi non serve a nulla, isolarsi non porta da nessuna parte, fare gli egoisti non ti regala neppure un attimo di vita in più. Bisogna diventare “pane”, “regalo” per se stessi e per gli altri. Come? Seguendo Lui nel “servire”, nel metterci a Sua disposizione. “Chi ama la sua vita la perde…”, è scritto in Giovanni (12, 25) dove il verbo “ama” sta per “la tiene solo per se stesso”. Bisogna imparare a lasciarsi “macinare” dentro quell’umanità che è “compagna di viaggio” del nostro andare nella vita…

Bisogna lasciarsi “macinare” perché insieme si diventi “farina” per “fare quel pane” che può togliere la fame di libertà, di giustizia, di verità, d’amore che ogni giorno si sente urlare dentro la storia… E’ il mio “tempo”, allora, che devo imparare a condividere con Lui e con gli altri. Domenica dopo domenica ci dirà che cosa e come possiamo fare. Buona vita. Un grande abbraccio.

 

Ciao, don Gigi

V DOMENICA DI QUARESIMA

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DOMENICA DELLE PALME - 28.03.2021

 

Gv 15, 22-39 Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso.

 

Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!».

Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

 

Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».

Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere».

Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!»

 

COMMENTO DI DON GIGI PINI

 

E’ un falso arrivo, è un falso trionfo...qualcuno sta già pensando di bloccare tutto perché è deluso. E, quel “qualcuno”, è uno dei “suoi”, uno dei dodici. Arriva il tradimento.

E’ il rischio di chi riduce il Cristo alla sola dimensione “politica” e che per Giuda voleva dire la liberazione del suo popolo dalla dominazione romana e riprendersi così la propria libertà, la propria identità.

Il Cristo invece è per la liberazione totale e controcorrente: è quella di tutto l’uomo. E per arrivare al Suo obiettivo, durante il tradimento, “inventa” l’Eucarestia, il Sacramento del Pane-Corpo da mangiare, il Sacramento dell’Incontro con Lui e non quello dei riti...e “inventa” anche il gesto dei piedi da lavare: il servire gli altri, tutti. Non si arriva da nessuna parte così! E’ stata tutta una tragica illusione! Va consegnato al tribunale dei Grandi… Arriva così un processo farsa per una condanna vera, un giudizio superficiale per una croce vera. E’ la fine di un sogno?

 

Davanti a quella croce però, davanti al “fenomeno” umiliato e apparentemente sconfitto c’è un pagano, un estraneo, uno che veniva da fuori: il centurione avrà certamente sentito parlare di Lui in una qualche osteria della Galilea o della Giudea, gli avranno raccontato qualche “fatto strano” su di Lui...e adesso però è lì, di fronte, e lo “vede morire”, “vede” il modo del suo morire. Proprio lui, il pagano, sotto la croce, fa la prima grande professione di fede. Il centurione ha capito tutto: quel Galileo, quell’uomo è il Figlio di Dio...e questo è il culmine del Vangelo di Marco

Sono scappati tutti, quasi tutti...lui doveva essere lì, era il suo mestiere di soldato a farlo essere lì… E se anche noi avessimo il coraggio di metterci di fronte a Lui? La Settimana Santa, tappa finale, ci offre questa opportunità. Buona settimana...viviamola alla grande con Lui al centro. Un grande abbraccio. Ciao Don Gigi

 

V DOMENICA DI QUARESIMA - 21.03.2021

 

Gv 12,20-33 - In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.

 

Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora?

Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

 

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato».

Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire

 

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Gesù prima ci parla di vita, che vincerà la morte e risorgerà e adesso invece ci dice che bisogna morire, che confusione…ma allora! No, nessuna confusione! Anche perché non serviva dirci che bisogna morire, lo sappiamo tutti: chi nasce sa per certo che alla fine dovrà morire. Ma il discorso non vuole metterci addosso angoscia e tristezza né farci passare la voglia di vivere…

 

No, al contrario, il suo discorso è per insegnarci a vivere bene per non arrivare, alla fine, delusi e con le mani vuote. Morire vuol dire vivere fino in fondo, portare frutto. Bisogna imparare a morire perché bisogna imparare a vivere.

E’ una tragica illusione quella di credere che sia meglio conservarsi, riguardarsi, tutelarsi…Sì, va bene, ma con intelligenza, perché in ogni caso arriva la fine. E non c’è niente di più triste di un chicco di grano che è rimasto “chicco di grano”: non serve né a se stesso, né agli altri...non sarà mai “pane”.

 

Così per noi: chiudersi non serve a nulla, isolarsi non porta da nessuna parte, fare gli egoisti non ti regala neppure un attimo di vita in più. Bisogna diventare “pane”, “regalo” per se stessi e per gli altri. Come? Seguendo Lui nel “servire”, nel metterci a Sua disposizione. “Chi ama la sua vita la perde…”, è scritto in Giovanni (12, 25) dove il verbo “ama” sta per “la tiene solo per se stesso”. Bisogna imparare a lasciarsi “macinare” dentro quell’umanità che è “compagna di viaggio” del nostro andare nella vita…

Bisogna lasciarsi “macinare” perché insieme si diventi “farina” per “fare quel pane” che può togliere la fame di libertà, di giustizia, di verità, d’amore che ogni giorno si sente urlare dentro la storia…

E’ il mio “tempo”, allora, che devo imparare a condividere con Lui e con gli altri. Domenica dopo domenica ci dirà che cosa e come possiamo fare. Buona vita. Un grande abbraccio.

 

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Notiziario periodico di Tele Maria / n.18-2021 
 Ancona, Domenica 4 aprile 2021 - RISURREZIONE DI NOSTRO SIGNORE 

  a cura del Prof. Giorgio N

icolini - direttore@telemaria.it - Tel./Fax 071.83552 - Cell. 339.6424

 

PASQUA DI RISURREZIONE 2021
GESU' IL SIGNORE DELLA VITA E' DAVVERO RISORTO!

 

 Fratelli e Sorelle carissimi,
la Parola e il Pane dell'Eucaristia,
mistero e dono della Pasqua,
restano nei secoli come memoria perenne
della passione, morte e risurrezione di Cristo!
Anche noi oggi, Pasqua di Risurrezione,
con tutti i cristiani del mondo ripetiamo:
Gesù, crocifisso e risorto, rimani con noi!
Resta con noi, amico fedele e sicuro sostegno
dell'umanità in cammino sulle strade del tempo!
Tu, Parola vivente del Padre,
infondi fiducia e speranza in quanti cercano
il senso vero della loro esistenza.
Tu, Pane di vita eterna, nutri l'uomo
affamato di verità, di libertà, di giustizia e di pace.

San Giovanni Paolo II

 

LA RISURREZIONE DI GESU'
tratto da
LA MISTICA CITTA' DI DIO
Vita di Maria scritta dalla Venerabile Maria d'Agreda
 
Venerabile Maria di Gesù d'Agreda
(1602-1665)
Trasformò la sua casa in un convento di cui venne eletta priora e condusse una vita di austera penitenza. In bilocazione annunciò il Vangelo agli Indiani del Nuovo Messico. Nel 1637, su ispirazione soprannaturale, iniziò a scrivere La Mistica Città di Dio e Vita della Vergine, ritrascritta poi dal 1655 al 1660. L'Immacolata è la protagonista del cielo, è la città mistica nella quale Dio si compiace di abitare. Si prodigò per la pace delle nazioni, scrivendo ad Alessandro VII e a Filippo IV di Spagna. Afferma che la Madonna ha visto con una visione dettagliata, con un'esperienza spirituale, i vari momenti della Passione e i motivi profondi per i quali Gesù ha affrontato la flagellazione, la coronazione di spine, la croce.
 
Cristo, nostro salvatore, risorgeed appare alla sua Madre beatissima,accompagnato dai santi padri del limbo.

1466. L'anima santissima di Cristo si trattenne nel limbo dalle tre e mezzo pomeridiane del venerdì sino a dopo le tre del mattino della domenica seguente. A tale ora egli tornò al sepolcro, accompagnato come principe vittorioso dagli stessi angeli che aveva portato con sé e da coloro che aveva riscattato da quelle carceri sotterranee, come spoglie della sua conquista e come pegno del suo magnifico trionfo, abbandonando prostrati e castigati i suoi ribelli nemici. Là c'erano molti altri spiriti celesti, che custodivano la tomba onorando le sacre membra unite alla divinità. Alcuni di essi, per comando della loro Regina, avevano recuperato il sangue sparso, i brandelli di carne saltati per le ferite, i capelli strappati dal sublime capo e il resto che apparteneva all'ornamento e alla totale integrità della sua umanità beatissima; di tutto ciò si prese cura la Madre della prudenza. Conservavano queste reliquie, esultando ciascuno per la parte che gli era toccato in sorte di raccogliere. Prima di ogni altra cosa, fu mostrato ai padri il corpo del loro Salvatore, piagato, lacerato e sfigurato, come lo aveva ridotto la crudeltà dei giudei. Tutti costoro lo adorarono, riconoscendolo anche da morto, e proclamarono di nuovo che veramente il Verbo fatto uomo si era caricato dei nostri dolori e aveva estinto il nostro debito, pagando con sovrabbondanza alla giustizia dell'eterno Padre quello che noi meritavamo, essendo egli irreprensibile e senza colpa. I nostri progenitori Adamo ed Eva compresero la strage compiuta dalla loro disobbedienza, il penoso rimedio che essa aveva avuto e l'immensa bontà e misericordia di Gesù. I patriarchi e i profeti videro adempiuti i loro oracoli e le speranze delle promesse superne. Sentendo nella gloria delle loro anime l'effetto della copiosa redenzione, lodarono ancora l'Onnipotente e il Santo dei santi, che l'aveva operata con una disposizione tanto meravigliosa della sua sapienza.

1467. Dopo di ciò, davanti a tutti loro, i ministri dell'Altissimo restituirono al corpo defunto i pezzi che avevano radunato come frammenti venerabili, riportandolo alla sua completezza e perfezione; nel medesimo istante l'anima santissima del Signore si ricongiunse ad esso, dandogli vita e splendore immortale. Al posto del lenzuolo e delle unzioni con cui era stato sepolto, fu rivestito dei quattro doni della gloria, cioè della chiarezza, dell'impassibilità, dell'agilità e della sottigliezza, e questi dall'anima si trasmisero al corpo divinizzato. Erano dovuti all'Unigenito come per eredità e partecipazione naturale dall'istante della sua concezione, perché fin da quel momento la sua anima santissima era stata glorificata e la sua umanità innocentissima unita alla divinità; in tale occasione, però, essi erano rimasti sospesi, senza ridondare nel corpo purissimo, per lasciarlo soggetto alle sofferenze e permettergli, privandosene, di conseguire la nostra gloria. Quando risorse gli vennero con ragione riconsegnati in misura proporzionata all'unione della sua anima con la divinità e alla gloria corrispondente. Come questa è inspiegabile ed ineffabile per la nostra scarsa capacità, così è impossibile anche definire adeguatamente con parole e con esempi quella delle sue membra divinizzate, perché a paragone anche il cristallo è oscuro. La luce che contengono e riflettono sovrasta quella degli altri corpi gloriosi come il giorno vince la notte e un migliaio di soli una singola stella. Se anche si facesse confluire in qualche essere la bellezza di tutti gli altri, sembrerebbe bruttezza al confronto e nell'intero universo non ce n'è alcuno simile.

1468. L'eccellenza di tali quattro doti superò allora di gran lunga quella che esse avevano avuto sul Tabor ed in altri frangenti nei quali Cristo aveva mutato il suo aspetto: il suo sacro corpo le aveva sempre avute di passaggio e nel modo conveniente al fine per il quale si era trasfigurato, mentre in questo caso le ebbe con pienezza per goderne perennemente. Per mezzo dell''impassibilità" esso divenne invulnerabile rispetto ad ogni potere creato, perché niente era in grado di alterarlo o cambiarlo. Tramite la "sottigliezza" fu purificato a tal punto da poter penetrare negli altri corpi senza incontrare resistenza, come un semplice spirito; così, attraversò la pietra del sepolcro senza muoverla né spezzarla, nella stessa maniera in cui era uscito dal grembo verginale della castissima Madre. L'"agilità" lo rese tanto libero dal peso e dalla lentezza della materia da oltrepassare quella degli angeli immateriali e da dargli facoltà di spostarsi da un luogo all'altro con più rapidità di loro, come accadde nelle apparizioni agli apostoli e in altre circostanze. Le sacre piaghe, che prima deformavano il suo beatissimo corpo, diventarono nei piedi, nelle mani e nel costato così graziose e sfavillanti da farlo stupendo, in modo ammirevole. Il nostro Salvatore si alzò dalla tomba con tutta questa magnificenza e maestà, e alla presenza dei santi e dei patriarchi promise a tutto il genere umano che, come frutto della sua risurrezione, ciascuno sarebbe risuscitato nel proprio corpo e i retti sarebbero stati glorificati in esso. Come pegno di questa assicurazione e come caparra della risurrezione universale, ordinò alle anime di molti tra coloro che si trovavano lì di ricongiungersi ai loro corpi e di risuscitarli per l'immortalità. Tale comando fu immediatamente eseguito ed essi tornarono in vita, come riferisce Matteo anticipando il mistero. Fra di loro vi furono sant'Anna, san Giuseppe, san Gioacchino ed altri padri che si erano distinti nella fede e nella speranza dell'incarnazione, desiderandola e domandandola con più insistenza. Come premio per queste opere, fu anticipata la glorificazione dei loro corpi.

1469. Oh, come già si mostrava vigoroso e mirabile, vittorioso e forte questo leone di Giuda, figlio di Davide! Nessuno si destò mai dal sonno con la velocità con cui egli si svegliò dalla morte. Subito, alla sua voce imperiosa, le ossa rinsecchite e disperse di tali vecchi cadaveri si accostarono e la carne, ormai trasformata in polvere, si formò di nuovo e si unì ad esse ricostituendo l'antico corpo, migliorato dai doni di gloria che ridondavano dall'anima glorificata da cui riceveva vita. Tutti quei giusti furono fatti risorgere in un attimo e stettero in compagnia del loro Redentore, più rifulgenti del sole stesso, puri, leggiadri, trasparenti e leggeri per seguirlo ovunque. Con la loro sorte beata ci confermarono nella fiducia di contemplarlo nella nostra stessa carne, con i nostri stessi occhi, e non con quelli di altri, come aveva profetizzato Giobbe per darci consolazione. La Regina era informata di tutti questi segreti e partecipava di essi con l'illuminazione che aveva nel cenacolo. Nell'istante in cui l'anima santissima di Gesù entrò nel proprio corpo fu comunicato a quello di Maria il gaudio che era rimasto trattenuto nella sua anima, e come concentrato in essa in attesa della risurrezione di lui. Questo beneficio fu tale da portarla dalla pena alla letizia, dalla tristezza alla contentezza, dal dolore alla felicità ineffabile e al riposo. In quell'occasione Giovanni si recò a visitarla, come aveva fatto il giorno precedente, per rincuorarla nella sua amara solitudine, e scorse improvvisamente colma di splendore e di contrassegni di gloria colei che poco innanzi riconosceva appena nella sua afflizione. Si meravigliò e, avendola osservata con grande riverenza, giudicò che Cristo dovesse essere già risorto, poiché ella era così rinnovata.

stà e i meriti da lei acquistati in esso; il conforto che le veniva dalla mano onnipotente di lui era proporzionato ai suoi molteplici affanni. (Continua)

 

Insegnamento della Regina del cielo

1474. Carissima, rallegrati nell'afflizione che provi nel riconoscere il tuo discorso insufficiente per esporre ciò che il tuo intimo afferra di realtà tanto sublimi quali sono quelle delle quali hai scritto. È trionfo della persona e onore del suo Autore che essa si dia per vinta di fronte ad arcani così ammirevoli, tanto più che nella carne peritura si possono capire in misura minore. Io sentii i tormenti del mio adorato e, anche se non persi la vita, sopportai in maniera inesplicabile i dolori propri del decesso. A questo ebbe proporzionatamente seguito in me una straordinaria risurrezione mistica ad un modo di essere più elevato nella perfezione e negli atti. Essendo l'Altissimo infinito, quantunque se ne partecipi molto si ha ancora tanto da intendere, gustare, amare. Perché adesso tu possa indagare qualcosa della gloria del mio Signore, della mia e di quella degli eletti, scorrendo le doti del corpo glorioso, ti voglio proporre la regola per passare a quelle dell'anima. Ti è noto che queste sono: "visione", comprensione e fruizione; le prime, invece, sono quelle che hai già ripetuto: "chiarezza", "impassibilità", "sottigliezza" e "agilità". (Continua)

 

Ancona, Giovedì, 1° aprile 2021 - GIOVEDI' SANTO 

  a cura del Prof. Giorgio Nicolini - direttore@telemaria.it - Tel./Fax 071.

 

  L'ULTIMA CENA DI GESU' NELLE RIVELAZIONI DEI SANTI

IL MIRACOLO EUCARISTICO DI LANCIANO

LA MISTICA CITTA' DI DIO
L'ULTIMA CENA DI GESU'
NELLE RIVELAZIONI ALLA VENERABLE MARIA D'AGREDA

CAPITOLO 11
 Cristo, nostro salvatore, celebra la cena sacramentale ed istituisce l'eucaristia, consacrando il pane e il vino nel suo sacratissimo e vero corpo e sangue: le preghiere e le invocazioni che fece; come comunicò la sua santissima Madre, ed altri misteriosi prodigi che avvennero in questa occasione.
PER LEGGERE L'INTERO TESTO CLICCA QUI
http://rosarioonline.altervista.org/libri/la%20mistica%20citta%20di%20Dio/index.php?dn=6-11 
(... omissis...)
1181. Cristo, nostro bene, celebrò la cena prevista dalla legge, come era suo solito, adagiato in terra con gli apostoli, sopra una mensa o predella che si alzava dal suolo poco più di sei o sette dita, conformemente all'usanza dei giudei. Terminata la lavanda dei piedi, sua Maestà ordinò di preparare un'altra mensa più alta, simile a quella che oggi usiamo per mangiare. Con questa cerimonia pose fine alle cene ed alle rappresentazioni sommesse e figurative, e diede inizio al nuovo convito in cui istituì la legge di grazia. Da qui prese avvio la consuetudine, che permane nella Chiesa cattolica, di consacrare su una mensa o su un altare. I santi apostoli coprirono la nuova mensa con una tovaglia molto preziosa e sopra di essa posero un piatto o sottocoppa ed una coppa grande a forma di calice, sufficiente a ricevere il vino necessario, secondo il volere di Cristo nostro salvatore che con la sua potenza e divina sapienza preveniva e disponeva tutto. Il padrone di quella casa mosso da un grande impulso gli offrì questi vasi preziosi, ricchi di pietra simile a smeraldo. In seguito, furono usati dai santi discepoli per la consacrazione, quando riconobbero il tempo più opportuno e conveniente per celebrare. Gesù si sedette a mensa con i Dodici e con altri seguaci, e chiese che gli portassero del pane genuino, senza lievito, che pose sul piatto, e del vino puro con il quale riempì il calice della quantità necessaria.
(... omissis...)
 1191. Dopo quanto si è detto, il divin Maestro prese nelle sue venerabili mani il pane che era sul piatto, chiedendo interiormente al Padre quasi il permesso e il beneplacito per farsi veramente e realmente presente nell'ostia, sia in quell'ora che anche dopo nella santa Chiesa, in virtù delle parole che stava per pronunciare. In atto di obbedienza, alzò allora gli occhi al cielo con tanta maestosità da suscitare negli apostoli, negli angeli e nella stessa Vergine un nuovo timore riverenziale. In seguito proferì le parole della consacrazione sopra il pane, lasciandolo mutato transustanzialmente nel suo vero corpo, e sopra il calice del vino, convertendolo nel suo vero sangue. Nel momento in cui Cristo nostro Signore terminò di pronunziare la formula, risuonò la voce dell'eterno Padre che diceva: «Questi è il mio Figlio dilettissimo, in cui è e sarà il mio compiacimento sino alla fine del mondo; egli starà con gli uomini per tutto il tempo che durerà il loro esilio terreno». Questa stessa dichiarazione fu confermata anche dallo Spirito Santo. La santissima umanità di Cristo, nella persona del Verbo, fece un profondo inchino alla divinità presente nel suo corpo e nel suo stesso sangue. La vergine Madre, che se ne stava ritirata e raccolta in preghiera, in quell'istante si prostrò a terra e adorò il suo Figlio sacramentato con incomparabile rispetto; similmente fecero anche gli angeli assegnati alla sua custodia, tutti gli spiriti celesti, ed infine Enoch ed Elia in nome loro e degli antichi patriarchi e profeti delle leggi naturale e scritta.

1192. Tutti gli apostoli e i discepoli prestarono fede a questo eccelso mistero - eccetto Giuda il traditore - e lo adorarono con profonda umiltà e venerazione, ciascuno secondo la propria disposizione. Quindi il nostro gran sacerdote Cristo innalzò il suo corpo e il suo sangue, affinché lo adorassero tutti coloro che assistevano a questa prima Messa: e così avvenne. In questa solenne elevazione furono illuminati interiormente più degli altri la sua purissima Madre, san Giovanni, Enoch ed Elia perché conoscessero in modo sublime come nelle specie del pane fosse presente il sacratissimo corpo, in quelle del vino il sangue, ed in entrambe tutto Cristo vivo e vero, per l'unione inseparabile della sua santissima anima con il suo corpo e il suo sangue. Essi avrebbero compreso anche come in questo sacramento vi fosse la presenza dell'intera Divinità, come nella persona del Verbo stessero quelle del Padre e dello Spirito Santo, e come in modo mirabile e misterioso per mezzo di queste unioni, di queste esistenze inseparabili e concomitanti restassero presenti nell'eucaristia tutte e tre le Persone con la perfetta umanità di Cristo nostro Signore. La divina Signora penetrò profondamente tutto ciò, mentre gli altri lo capirono nella misura a ciascuno conveniente. Tutti coloro che erano presenti a questo prodigioso evento poterono comprendere anche l'efficacia delle parole della consacrazione, e come queste fossero già cariche della forza divina affinché, pronunziate con l'intenzione di Cristo da qualsiasi sacerdote presente e futuro sui rispettivi elementi, convertissero la sostanza del pane nel suo corpo e quella del vino nel suo sangue, lasciando gli accidenti senza soggetto e con una nuova maniera di sussistere, senza andare perduti. Tutto ciò riporta una certezza così assoluta ed infallibile che scompariranno il cielo e la terra prima che manchi l'efficacia di questa formula di consacrazione, purché venga debitamente pronunziata dal ministro e sacerdote di Cristo.
(... omissis...) 
 1196. Un'ammirazione ancor più grande mi desta quel che successe a Gesù; egli dopo aver innalzato il Santissimo Sacramento affinché - come ho già detto - i discepoli lo adorassero, lo spezzò con le sue sacre mani, comunicando innanzitutto se stesso, come primo e sommo sacerdote. E riconoscendosi, in quanto uomo, inferiore alla Divinità che egli riceveva nel suo stesso corpo e sangue, si umiliò, si prostrò fino all'annientamento ed ebbe come un tremore nella parte sensitiva, manifestando, con ciò, due cose: l'una, la riverenza con cui si doveva ricevere il suo sacratissimo corpo; l'altra, il dolore che sentiva per la temerità e l'audacia con cui molti uomini avrebbero ardito accostarsi a questo altissimo ed eminente sacramento per riceverlo o toccarlo. Gli effetti che produsse in Cristo, nostro bene, la comunione furono mirabilmente divini, perché per un breve lasso di tempo ridondò in tutto il suo corpo lo splendore della gloria della sua santissima anima, come sul Tabor. Questa meraviglia fu manifestata pienamente alla sua purissima Madre e ne compresero solo qualcosa san Giovanni, Enoch ed Elia. Con questo privilegio la santissima umanità si dispensò dal ricevere sollievo o dal nutrire sino alla morte qualche desiderio. La vergine Madre vide anche con speciale visione come il suo santissimo Figlio ricevesse se stesso sacramentato e rimanesse così nel suo divin petto. Tutto ciò provocò magnifici effetti nella nostra Regina.

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Notiziario periodico di Tele Maria / n.16-2021 
 Ancona, Domenica 28 marzo 2021 


 LA PROPOSTA 
 DI UN CALENDARIO UNIVERSALE 

 IN RICHIAMO DELLA VITA  DAL CONCEPIMENTO


 L'ANNUNCIAZIONE
AVVENUTA NELLA SANTA CASA 
Dal Vangelo secondo LUCA 1,26-38


Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.
Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo».

Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.


 L'ANTICO CAPODANNO TOSCANO UNA PROPOSTA PER IL FUTURO 

 A VALORIZZAZIONE DELLA VITA DAL MOMENTO DEL CONCEPIMENTO 

 

   Il Capodanno fiorentino è una delle festività ufficiali del Comune di Firenze e si celebra il 25 MARZO di ogni anno. Tale festività ricorda che, per la città di Firenze, l'anno civile, fino al 1750, cominciava il 25 marzo, giorno in cui la Chiesa Cattolica aveva collocato la festa dell'ANNUNCIAZIONE. La festa era stata collocata al 25 marzo in corrispondenza del nono mese antecedente la nascita di Gesù a indicare il momento della sua INCARNAZIONE.
   Nel 1582 entrò in vigore il Calendario Gregoriano che fissava l'inizio dell'anno al 1° Gennaio, ma Firenze continuò a considerare il 25 marzo come il suo Capodanno.
   Nel 1749, il Granduca Francesco III di Lorena (Francesco Stefano, imperatore con il nome di Francesco I) impose la data del 1º gennaio come giorno ufficiale per l'inizio dell'anno, con l’obiettivo di standardizzare le registrazioni nelle scritture pubbliche e per usi commerciali. All'interno della Loggia dei Lanzi, sulla parete destra guardando la loggia dall'esterno, è presente una targa che ricorda la riforma di Francesco III.
   A Firenze, perciò, e in tutta la Toscana, fino a quella data del 1° gennaio 1750, si continuava a utilizzare il calendario giuliano che iniziava il 25 marzo, perché era la data in cui la Chiesa celebrava l'Annunciazione e l'Incarnazione del Figlio di Dio nella Vergine Maria, esattamente 9 mesi prima della nascita di Gesù Cristo.
 
 Questa tradizione, molto sentita dai fiorentini e in Toscana, dall'anno 2000 a Firenze si è tornati a festeggiarla ufficialmente, rievocando questa antica ricorrenza del Capodanno Fiorentino, come nel Medioevo. Nella data del 25 marzo, infatti, il Comune organizza ogni anno un corteo storico per accompagnare l'evento, con tanto di figuranti in costume, musica e sbandieratori. Solitamente il corteo parte dal Palagio di Parte Guelfa e si sviluppa nel percorso per le vie cittadine, fino alla Basilica della SS. Annunziata, dove a quel tempo, i contadini si recavano in pellegrinaggio per andare a rendere omaggio alla sacra effige di Maria.

   Il Corteo porta un omaggio floreale di gigli bianchi alla Cappella della Sacra effige della Santissima Annunziata. Nella città consacrata alla Madonna, infatti, il nucleo delle celebrazioni non poteva che essere la Basilica della SS.ma Annunziata, storicamente legata al culto della Madonna, che ospita al suo interno un affresco dell'Annunciazione con il volto della Vergine che secondo la tradizione è stato dipinto dagli angeli.

SEGUE

SEGUE

 I MISTERI DEL TERZO SEGRETO DI FATIMA
Pubblicato in Pax et Justitia del 14 marzo 2017

Svelata una lettera con la drammatica visione di suor Lucia: «Vedo la terra scuotersi e tremare, città e villaggi sepolti, rasi al suolo, inghiottiti, montagne di gente indifesa, vedo i fiumi e i mari che trasbordano e inondano e le anime che dormono il sonno della morte». Nel libro "FATIMA. TUTTA LA VERITA'", scritto da Saverio Gaeta per le Edizioni San Paolo (240 pagine, 15 euro), si trova la più aggiornata e completa inchiesta sulla storia e il messaggio delle apparizioni ai tre pastorelli portoghesi.


SEGUE

 

Notiziario periodico di Tele Maria / n.15-2021 

 Ancona, Mercoledì 24 marzo 2021 


 LA MADONNA DI LORETO  PATRONA DELL'AVIAZIONE 

 IN RICONOSCIMENTO  DELLA VERITA' STORICA 
 DEI VOLI MIRACOLOSI DELLA SANTA CASA 

 (24 marzo 1920 - 24 marzo 2021) 


 DOCUMENTI STORICI E TESTIMONIANZE IN RICORDO DELLA PROCLAMAZIONE DELLA MADONNA DI LORETO 

 A PATRONA DELL'AVIAZIONE 

 ANCONA E LORETO, CITTA' DELLA FEDE 
Un nuovo libro del Prof. GIORGIO NICOLINI, con la prefazione del Card. ANGELO COMASTRI
liberamente scaricabile con autorizzazione alla pubblicazione in Siti Internet
od alla trasmissione ai propri contatti WhatsApp, Telegram o Posta Elettronica e/o in ogni altro "social"

 Clicca QUI  per scaricare e diffondere il PD

Per richieste del libro in stampa scrivere a redazione@telemaria.it oppure telefonare al 339.6424332

 

 

 

Ancona, Venerdì 19 marzo 2021 

  a cura del Prof. Giorgio Nicolini - 


  SAN GIUSEPPE UOMO GIUSTO 

 SPOSO DI MARIA VERGINE MADRE DI DIO 
 PADRE PUTATIVO DEL FIGLIO DI DIO 
 PATRONO DELLA SANTA CHIESA 

 TERRORE DEI DEMONI 

SAN GIUSEPPE, UOMO GIUSTO

OMELIA DI SAN GIOVANNI PAOLO II
Livorno, 19 marzo 1982 

   Sono qui oggi, insieme con voi per venerare san Giuseppe nel giorno in cui lo venera la Chiesa intera. Essa lo venera come merita quell’ammirevole “uomo giusto”, sposo – dinanzi alla legge – di Maria, Vergine di Nazaret, Madre del Figlio di Dio.
   (... omissis ...)
 E questo “uomo giusto”, nello stesso tempo, rimane inserito con tutta la sua vita e la sua vocazione nel mistero della Chiesa. Conosciamo la sua vita “nascosta” e la sua vocazione “silenziosa”. La conosciamo sufficientemente dal Vangelo; ma non leggiamo nel Vangelo nessuna parola pronunciata da san Giuseppe di Nazaret. Invece siamo testimoni degli avvenimenti che dicono quanto profondamente Dio stesso consolidò la vocazione di san Giuseppe nel mistero della Chiesa.
   Il mistero della Chiesa, cioè la realtà della Chiesa è nata già in qualche modo dalla promessa che Dio fece ad Abramo, e contemporaneamente da quella fede, con la quale Abramo rispose alla chiamata di Dio. Giustamente, nel giorno di san Giuseppe, leggiamo la seguente frase dalla lettera ai Romani: “Non infatti in virtù della legge fu data ad Abramo e alla sua discendenza la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede... Eredi quindi si diventa per la fede, perché ciò sia per grazia e così la promessa sia sicura per tutta la discendenza, non soltanto per quella che deriva dalla legge, ma anche per quella che deriva dalla fede di Abramo” (Rm 4,13-16). E, più avanti, dello stesso Abramo scrive l’Apostolo: egli “è padre di tutti noi. Infatti sta scritto: ti ho costituito padre di molti popoli; è nostro padre davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono” (Rm 4,16-17).
Di pari passo con la fede va la speranza. Abramo è “padre” della nostra fede e della nostra speranza: “Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli” (Rm 4,18). E san Paolo continua: “Ecco perché gli fu accreditato come giustizia” (Rm 4,22).
   Giustamente rileggiamo queste parole nella Liturgia della festa odierna. Le rileggiamo con il pensiero a san Giuseppe di Nazaret, il quale fu “uomo giusto”, a cui fu accreditato “come giustizia” il fatto che credette nel Dio, “che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono”. Queste parole, scritte da Paolo nei riguardi di Abramo, le rileggiamo oggi con il pensiero a Giuseppe di Nazaret, che “ebbe fede, sperando contro ogni speranza”. Ciò avvenne nel momento decisivo per la storia della salvezza, quando Dio, Padre eterno, compiendo la promessa fatta ad Abramo, “ha mandato il suo Figlio al mondo”. Proprio allora si è manifestata la fede di Giuseppe di Nazaret, e si è manifestata a misura della fede di Abramo. 
   Si è manifestata maggiormente quando il Verbo del Dio Vivente si fece carne in Maria, sposa di Giuseppe, la quale all’annuncio dell’Angelo “si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”. E questo avvenne – come scrive l’evangelista Matteo – dopo le nozze di Maria con Giuseppe, ma “prima che andassero a vivere insieme”. Così, dunque, la fede di san Giuseppe si doveva manifestare dinanzi al mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Proprio allora Giuseppe di Nazaret passò la grande prova della sua fede, così come l’aveva passata Abramo. È allora che Giuseppe, “uomo giusto”, credette a Dio come a colui che “chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono”. Infatti, Dio stesso, con la potenza dello Spirito Santo, ha chiamato all’esistenza nel seno della Vergine di Nazaret, Maria, promessa sposa di Giuseppe, l’umanità che fu propria dell’unigenito Figlio di Dio, il Verbo Eterno del Padre. Egli, Dio, è colui che chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono. 
   E Giuseppe di Nazaret credette a Dio. Credette così come una volta già aveva fatto Abramo. Credette quando Dio gli parlò con la parola dell’Angelo del Signore. Queste parole suonano così: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-22). Giuseppe, che prima “non volendo ripudiarla, decise di licenziarla in segreto” (Mt 1,19), ora “fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore” (Mt 1,24). Prese con sé Maria – e Quel che era stato generato in lei. Si dimostrò così un vero discendente di Abramo secondo la fede. Un discendente privilegiato. (CONTINUA)

 

GIUSEPPE, LO SPOSO DI MARIA 

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 1,16.18-21.24
Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo. Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore.

 

Maria Valtorta
L’Evangelo come mi è stato rivelato
[26.1-9], ed. CEV.
 Giuseppe chiede perdono a Maria. Fede, carità e umiltà per ricevere Dio.

   (...) Riprende la Mamma a mostrarsi con questa visione che mi dice da segnare in questo libro. La gioia si riversa in me. Perché vedere Maria è possedere la Gioia.
   Vedo dunque l’orticello di Nazaret. Maria fila all’ombra di un foltissimo melo stracarico di frutta, che cominciano ad arrossare e sembrano tante guance di bambino nel loro roseo e tondo aspetto.
     Ma Maria non è per nulla rosea. Il bel colore, che le avvivava le guance a Ebron, le è scomparso. Il viso è di un pallore di avorio, in cui soltanto le labbra segnano una curva di pallido corallo. Sotto le palpebre calate stanno due ombre scure e i bordi dell’occhio sono gonfi come in chi ha pianto. Non vedo gli occhi, perché Ella sta col capo piuttosto chino, intenta al suo lavoro e più ancora ad un suo pensiero che la deve affliggere, perché l’odo sospirare come chi ha un dolore nel cuore. È tutta vestita di bianco, di lino bianco, perché fa molto caldo nonostante che la freschezza ancora intatta dei fiori mi dica che è mattina. È a capo scoperto e il sole, che scherza con le fronde del melo mosse da un lievissimo vento e filtra con aghi di luce fin sulla terra bruna delle aiuole, le mette dei cerchiolini di luce sul capo biondo, e là i capelli sembrano di un oro zecchino.
     Dalla casa non viene nessun rumore, né dai luoghi vicini. Si sente solo il mormorìo del filo d’acqua che scende in una vasca in fondo all’orto.
     Maria sobbalza per un picchio dato risolutamente all’uscio di casa. Posa conocchia e fuso e si alza per andare ad aprire. Per quanto l’abito sia sciolto e ampio, non riesce a nascondere completamente la rotondità del suo bacino.  Si trova di fronte Giuseppe. Maria impallidisce anche nelle labbra. Ora il suo viso pare un’ostia, tanto è esangue. Maria guarda con occhio che interroga mestamente. Giuseppe guarda con occhio che pare supplichi. Tacciono, guardandosi. Poi Maria apre la bocca: «A quest’ora, Giuseppe? Hai bisogno di qualche cosa? Che vuoi dirmi? Vieni».
     Giuseppe entra e chiude la porta. Non parla ancora.
      «Parla, Giuseppe. Che vuoi da me?».
     «Il tuo perdono». Giuseppe si curva come volesse inginocchiarsi. Ma Maria, sempre così riservata nel toccarlo, lo afferra per le spalle risolutamente e glielo impedisce. Il colore va e viene dal volto di Maria, che ora è tutta rossa e ora di neve come prima.
     «Il mio perdono? Non ho nulla da perdonarti, Giuseppe. Non devo che ringraziarti ancora per tutto quanto hai fatto qui dentro in mia assenza e per l’amore che mi porti».
     Giuseppe la guarda, e vedo due grossi goccioloni formarsi nell’incavo del suo occhio profondo, stare lì come sull’orlo di un vaso e poi rotolare giù sulle guance e sulla barba.
     «Perdono, Maria. Ho diffidato di te. Ora so. Sono indegno di avere tanto tesoro. Ho mancato di carità, ti ho accusata nel mio cuore, ti ho accusata senza giustizia perché non ti avevo chiesto la verità. Ho mancato verso la legge di Dio non amandoti come mi sarei amato…».
     «Oh! no! Non hai mancato!».
   «Sì, Maria. Se fossi stato accusato di un tal delitto, mi sarei difeso. Tu… Non concedevo a te di difenderti, perché stavo per prendere delle decisioni senza interrogarti. Ho mancato verso te recandoti l’offesa di un sospetto. Anche solo un sospetto è offesa, Maria. Chi sospetta non conosce. Io non ti ho conosciuta come dovevo. Ma per il dolore che ho patito… tre giorni di supplizio, perdonami, Maria».
     «Non ho nulla da perdonarti. Ma, anzi, io ti chiedo perdono per il dolore che ti ho dato».
     «Oh! si, che fu dolore! Che dolore! Guarda, stamane mi hanno detto che sulle tempie sono canuto e sul viso ho rughe. Più di dieci anni di vita sono stati questi giorni! 4Ma perché, Maria, sei stata tanto umile da tacere, a me, tuo sposo, la tua gloria, e permettere che io sospettassi di te?».
     Giuseppe non è in ginocchio, ma sta così curvo che è come lo fosse, e Maria gli posa la manina sul capo e sorride. Pare lo assolva. E dice: «Se non lo fossi stata in maniera perfetta, non avrei meritato di concepire l’Atteso, che viene ad annullare la colpa di superbia che ha rovinato l’uomo. E poi ho ubbidito… Dio mi ha chiesto questa ubbidienza. Mi è costata tanto… per te, per il dolore che te ne sarebbe venuto. Ma non dovevo che ubbidire. Sono l’Ancella di Dio, e i servi non discutono gli ordini che ricevono. Li eseguiscono, Giuseppe, anche se fanno piangere sangue».
     Maria piange quietamente mentre dice questo. Tanto quietamente che Giuseppe, curvo come è, non se ne avvede sinché una lacrima non cade al suolo. Allora alza il capo e - è la prima volta che gli vedo fare questo gesto - stringe le manine di Maria nelle sue brune e forti e bacia la punta di quelle rosee dita sottili, che spuntano come tanti bocci di pesco dall’anello delle mani di Giuseppe.
     «Ora bisognerà provvedere perché…».
     Giuseppe non dice di più, ma guarda il corpo di Maria, e Lei diviene di porpora e si siede di colpo per non rimanere così esposta, nelle sue forme, allo sguardo che l’osserva.
     «Bisognerà fare presto. Io verrò qui… Compiremo il matrimonio… Nell’entrante settimana. Va bene?».
     «Tutto quanto tu fai va bene, Giuseppe. Tu sei il capo di casa, io la tua serva».
     «No. Io sono il tuo servo. Io sono il beato servo del mio Signore che ti cresce in seno. Tu benedetta fra tutte le donne d’Israele. Questa sera avviserò i parenti. E dopo… quando sarò qui lavoreremo per preparare tutto a ricevere… Oh! come potrò ricevere nella mia casa Dio? Nelle mie braccia Dio? Io ne morrò di gioia!… Io non potrò mai osare di toccarlo!…».
     «Tu lo potrai, come io lo potrò, per grazia di Dio».
     «Ma tu sei tu. Io sono un povero uomo, il più povero dei figli di Dio!…»
     «Gesù viene per noi, poveri, per farci ricchi in Dio, viene a noi due perché siamo i più poveri e riconosciamo di esserlo. Giubila, Giuseppe. La stirpe di Davide ha il Re atteso e la nostra casa diviene più fastosa della reggia di Salomone, perché qui sarà il Cielo e noi divideremo con Dio il segreto di pace che più tardi gli uomini sapranno. Crescerà fra noi, e le nostre braccia saranno cuna al Redentore che cresce, e le nostre fatiche gli daranno un pane… Oh! Giuseppe! Sentiremo la voce di Dio chiamarci “padre e Madre!”. Oh!…». Maria piange di gioia. Un pianto così felice!

     E Giuseppe inginocchiato, ora, ai suoi piedi, piange col capo quasi nascosto nell’ampia veste di Maria, che le fa una caduta di pieghe sui poveri mattoni della stanzetta.

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Ancona, Domenica 14 marzo 2021

LA LIBERTA' INDIVIDUALE E' INVIOLABILE

   
 E’ destinata a diventare un precedente importante una sentenza emessa dal GIP (Giudice per le Indagini Preliminari), del Tribunale di Reggio Emilia, Dario De Luca con la quale il DPCM che un anno fa aveva istituito il "lockdown" (= "CONFINAMENTO") viene definito “illegittimo”.

     “Illegittimo” perché contrario all’articolo 13 della Costituzione, che definisce “inviolabile” la libertà personale. Il riferimento è al decreto dell’8 marzo 2020, il primo DPCM nazionale, quello che nella memoria di tutti è il provvedimento con il quale l’allora governo Conte aveva istituito il "CONFINAMENTO" (cioè, il "lockdown"), e a dichiararlo così, illegittimo, è Dario De Luca, giudice del tribunale di Reggio Emilia. La sentenza del GIP reggiano è del 27 febbraio e scoperchierà un pentolone, diventando un precedente importante in giurisprudenza. E’ il primo provvedimento penale di questo tipo in Italia.

     Al centro, l’autodichiarazione di due persone fermate dai carabinieri di Correggio il 13 marzo 2020, col DPCM in vigore quindi: alla richiesta di spiegazione dei militari, i due, un uomo e una donna, avevano detto di essere fuori casa per motivi di salute: “Sto tornando da una visita ospedaliera”, ha detto la signora, con accompagnatore al fianco. I carabinieri hanno verificato: la donna quel giorno non aveva fatto alcun accesso all’ospedale. Hanno trasmesso gli atti alla procura, e il Pubblico Ministero, accusandoli di falso, ha chiesto per entrambi un "decreto penale di condanna" al GIP: è un rito speciale, si utilizza in casi come questo in cui l’eventuale condanna sarebbe comunque di sotto dei tre mesi e quindi convertibile in pena pecuniaria.

     Ma tutto è stato fermato dal giudice De Luca, che ha prosciolto i due “perché il fatto non costituisce reato” e ha direttamente disapplicato l’atto amministrativo. Per De Luca si è trattato di un “falso inutile” perché “gli imputati sono stati costretti a sottoscrivere un’autocertificazione incompatibile con lo stato di diritto del nostro Paese e dunque illegittima”. L’OBBLIGO DI PERMANENZA DOMICILIARE è una misura restrittiva della libertà personale e viene “irrogata dal giudice penale per reati e all’esito del giudizio, in ogni caso nel rispetto del diritto di difesa”.

     “Trattandosi di DPCM, cioè di atto amministrativo, il giudice ordinario non deve rimettere la questione di legittimità alla Corte costituzionale – scrive ancora De Luca – ma procedere direttamente alla disapplicazione dell’atto amministrativo illegittimo per violazione di legge (Costituzionale)”. E ancora: “La libertà di circolazione non può essere confusa con la libertà personale”.

 

L’articolo 13 della Costituzione - LA LIBERTA' PERSONALE E' INVIOLABILE.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art. 111 c. 1, 2] e nei soli casi e modi previsti dalla legge [cfr. art. 25 c. 3]. In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto. E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà [cfr. art. 27 c. 3];

 

L’atteggiamento giusto del cattolico Davanti alla pandemia Covid-19
di Matteo Castagna

L’EQUILIBRIO È LA MISURA DEL BUON CATTOLICO: CI DISTINGUIAMO PER LA FIDUCIA NELLA SCIENZA CHE NON CONTRADDICA LA RAGIONEVOLEZZA  E SANTIFICHIAMO IL MOMENTO PRESENTE!

   Possibile che l’atteggiamento del cattolico del Terzo Millennio sia identico a quello del litigioso “no vax” o “no mask”, che passa compulsivamente le giornate da un telegiornale all’altro, da un social al sito che la spara più grossa, quasi a voler far la gara a chi spara per primo la sentenza più roboante e catastrofica, da autentico “profeta” dei nostri tempi? (abbiamo già avuto modo di scrivere sui media e dire in TV che il negazionismo è una posizione idiota! Chi nega l’esistenza del virus, nega la realtà, è un alienato che provoca inquietudine e rischi alla stregua del Pensiero Unico, di cui è il maldestro risvolto della medaglia)
   Siamo, davvero, chiamati a fare i cavalieri dell’Apocalisse “de noantri”, senza renderci conto di quanto abbassiamo il livello donatoci dalla fede e di quanto, in tal modo, voliamo basso? D’altro canto, siamo tenuti, forse, a berci tutto ciò che i media mainstream ci propinano, con lo spirito acritico dell’ebete? Certamente no.
   L’equilibrio è la misura del buon cattolico: ci distinguiamo per la fiducia nella scienza che non contraddica la ragionevolezza, che viene dopo l’analisi dei fatti alla luce ed in una prospettiva di fede.
   Sant’Agostino insegnava: “Concedimi, Signore, di essere perseverante nel Bene, semplice, ma non incline alla stupidità. Fa’ che non giudichi sulla base di soli sospetti e mantenga una pace sincera, senza indulgere al male”.
   Il discepolo prediletto di Gesù, San Giovanni diceva: “Nos ergo diligamus Deum!” (noi, dunque, amiamo Dio!). Anche noi, per poter amare Dio dobbiamo sforzarci di santificare il momento presente.
   Non preoccupiamoci, inutilmente, del passato e del futuro, ma concentriamo tutta la nostra buona volontà sul momento presente, il solo che Dio ci accorda, sul quale possiamo appoggiarci e di cui dobbiamo disporre per assicurare il nostro avanzamento, nel cammino che conduce a Dio, nostro fine ultimo, meditando su quanto tutto il resto sia effimero.
   Perché queste inquietudini per l’avvenire, a detrimento delle sollecitudini per il presente? Non vedete che a tormentare così la vostra anima, si perde tempo?
   Santificare il momento presente, vuol dire identificare in qualche maniera la nostra volontà con quella di Dio.

 

  VOGLIONO ABITUARCI A VIVERE SENZA LA PASQUA
Ci abitueremo a vivere senza Pasqua? Se i vertici accettassero ancora una volta di rinunciare alla Pasqua per ossequio ai decreti ministeriali, provocheranno una profonda divisione interna e perderanno molto in autorevolezza. Così la Chiesa assume i criteri del potere e diventa una Chiesa di Stato, con i vescovi suoi funzionari.

Articolo di STEFANO FONTANA in LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA

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Studio Legale Avv.MASSIMILIANO CONTUCCI
OBBLIGO MASCHERINA ILLEGITTIMO

   In questi tempi, a causa della pandemia da Covid-19 la mascherina è imposto l'uso della dispositivo di protezione per evitare la diffusione del contagio.
   A tale proposito, vi sono non poche contraddizioni e aporie nel sistema normativo che vale la pena evidenziare.
   In primo luogo, l'obbligo di portare la mascherina sul volto scaturisce da due presunzioni: da un lato si può essere portatore sano a priori e dall'altro non si hanno condizioni patologiche pregresse che possano sconsigliare l’uso della mascherina. In altre parole, si può essere sicuramente malato di Covid fino a prova contraria ma si può essere anche sicuramente rispetto a una marea di condizioni patologiche dannose per le mascherine.
   Quindi si va a sancire un obbligo senza sapere se una persona è malata e senza sapere se quell'obbligo sia compatibile con una condizione che una persona può non sapere di avere. Alcune mascherine possono generare un’interferenza con le attività biologiche e fisiologiche più naturali, a partire dalla respirazione, attraverso limitazione dell'apporto di ossigeno e una maggiorazione di anidride carbonica che viene espulsa e poi reintrodotta. Interferendo con le normali funzioni fisiologiche, l’utilizzo della mascherina potrebbe essere sconsigliabile, o addirittura da evitare, con persone disabili, con alcune malattie, o in diverse fasce d’età.
   Questo è un trattamento sanitario in quanto passibile di inficiare la salute e persino la vita di una persona. Allora come TSO deve attenersi alle norme vigenti in materia di TSO: deve essere disposto dall'autorità locale, cioè il sindaco, su richiesta e proposta di un medico che deve visitare la persona.
   Se l’obbligo della mascherina è un TSO allora solo il sindaco può ordinare a un individuo, con un ordine di autorità, di usare la mascherina, sulla base di una valutazione di un medico che fa la proposta. In questo senso è pure illegale perché non rispetta la normativa vigente in tema di TSO.
   Sul piano penalistico, è il testo unico delle leggi per la pubblica sicurezza prescrive che è vietato circolare in luoghi pubblici a volto mascherato, o travisato, in modo da non essere riconoscibili. Qui si potrebbe obiettare dicendo che c’è un’emergenza in corso. Ma l’obbligo di usare la mascherina è stato sancito con ordinanze regionali per quanto riguarda la circolazione all'aperto e con DPCM, che sono sempre atti amministrativi, per quanto riguarda l’utilizzo nei luoghi chiusi.
   Queste norme non sono leggi, sono atti amministrativi, e come tali sono subordinati alle leggi, tanto più alla legge penale. Per una gerarchia delle fonti del diritto, le ordinanze, in quanto atti amministrativi, non possono andare contra legem. Anche se fosse vero che c’è un’emergenza, che giustifica una deroga alla legge penale che vieta di andare in giro a volto coperto, comunque si dovrebbe prevedere questo obbligo della mascherina con una legge di pari rango e deroga alla legge penale. Dove questo non fosse fatto si correrebbe il rischio di essere condannati penalmente, anche a una sanzione pecuniaria, per aver girato a volto coperto commettendo un reato.
   Quindi c’è un paradosso. Come mi potrei difendere davanti a un giudice? Non potrei. Ottemperare una norma amministrativa di rango inferiore a una norma penale, mi espone alla sanzione per la norma penale violata.
   Per di più l'obbligo della mascherina -  imposto, come detto, da norme di rango subordinato -  cozza con ulteriori disposizioni contemplate dalla Costituzione. Invero, il fatto di non poter uscire se non si ha la mascherina o non poter entrare in un locale senza indossarla si pone in aperto contrasto con l'art. 13 Cost. (libertà individuale) e l'art. 16 Cost. (libertà di movimento e circolazione.
   Inoltre, pensando alla possibilità che a settembre si vieti l’accesso a scuola ai bambini senza mascherina, ciò commetterebbero un abuso al diritto costituzionale all'istruzione che non può essere compresso per DPCM e nemmeno per decreto legge.
   In definitiva, nella denegata ipotesi in cui un cittadino vada incontro a sanzioni amministrative o addirittura di carattere penale per aver non aver voluto indossare la mascherina, le contraddizioni che si sono evidenziate parrebbero comportare l'illegalità di qualsivoglia sanzione, da far valere nelle competenti sedi giudiziarie.
Dr. Milko La Posta

 

 

SENZA VOLTO
di Gianfranco Amato

   

 

Durante una passeggiata pomeridiana sotto i portici del centro un amico mi ha salutato ma io non l’ho riconosciuto. La mascherina che indossava mi aveva impedito di identificarne i connotati. Solo dopo aver contravvenuto le rigide disposizioni anti-Covid, ovvero dopo essersi abbassata la “museruola”, sono riuscito a capire chi fosse e a ricambiare il saluto.
   Un episodio banale, che sarà accaduto a chi sa quanti italiani in questi tempi di pandemia. Eppure, quel piccolo incidente mi ha fatto riflettere sull’importanza del volto umano. È impossibile una relazione senza il riconoscimento del volto dell’altro. Mi sono ricordato di aver letto da qualche parte che ogni essere umano appena apre gli occhi alla vita cerca un volto: quello della madre. Una ricerca che continua per tutta l’esistenza e che rappresenta l’anima della stessa comunicazione e relazione con gli altri. Noi scopriamo di essere uomini quando riusciamo a fissare un volto e dire “tu”.  Il neonato cerca, infatti, il volto della madre, come il bambino cerca il volto dei genitori, l’amante cerca il volto dell’amato, il discepolo cerca il volto del maestro, l’uomo cerca il volto di Dio.
   Il dramma dell’attuale società liquida e postmoderna sta nel fatto che l’uomo di oggi non sa dire coscientemente «tu» a nessuno. Proprio in questa drammaticità risiede e si nasconde l’ossessiva e violenta ricerca di potere che caratterizza largamente i rapporti usuali tra le persone, basati perlopiù sulla sistematica riduzione dell’altro a un disegno di possesso e di uso. Si tratta di un modello culturale da tempo imposto dal potere e alimentato attraverso la sua micidiale macchina di propaganda. Basta guardare una qualsiasi fiction televisiva in prima serata, o leggere i rotocalchi d’intrattenimento.
   Il potere ha bisogno di distruggere le relazioni sociali, di creare individui soli, isolati, possibilmente single, senza radici, senza identità, fragili, indifesi ed impauriti, ovvero dei soggetti perfettamente manipolabili. La pandemia Covid-19, da questo punto di vista, è stata un’insperata (o voluta?) manna caduta dal cielo. Ha persino legittimato il fatto di dover celare il volto con una maschera. Ma come si fa ad avere una relazione con l’altro senza vederlo in faccia? Proprio il volto umano è la parte del corpo che deve essere sempre denudata e che non deve essere nascosta. Non è un caso se nell’antica Grecia, lo schiavo veniva definito come ἀπρόσωπος (apròsopos), ossia senza (a-) volto (pròsopos), quindi senza dignità, senza libertà, una mera “res”, un oggetto nelle mani del padrone.
   Il volto scoperto è segno di libertà. Pure i lebbrosi allontanati dalla comunità erano senza volto. Il volto è anche ciò che contraddistingue l’uomo dall’animale, come ci ha insegnato il grande Cicerone nella sua opera De Legibus (I, 27): «(…) is qui appellatur vultus, qui nullo in animante esse praeter hominem potest, indicat mores» (quello che si chiama volto, che non può esistere in nessun essere vivente se non nell’uomo, indica il carattere di una persona).
   Il volto è un elemento essenziale della relazione umana. Persino Dio per farsi conoscere dagli uomini ha dovuto far intravedere il Suo volto diventando uomo, cioè entrando come persona nella storia. Si è rivelato attraverso il volto di Gesù Cristo, che è diventato il volto del destino umano, la natura del significato del nostro essere, proprio perché Gesù Cristo è il volto del Padre. Così la definizione totale del significato dell’uomo nel mondo è passata attraverso un volto.
   Mi sono anche ricordato che il filosofo lituano Emmanuel Levinas ha dedicato gran parte della sua ricerca filosofica proprio al significato del volto. Per il pensatore lituano, l’epifania, e dunque la manifestazione dell’altro, avviene nel dialogo, nel “faccia a faccia”. L’altro diventa quindi una rivelazione concessa in particolare dal volto, che è il mezzo di comunicazione primo e lo strumento attraverso il quale l’umanità di ciascuno si palesa, al punto da far intravvedere una traccia dell’Infinito.
   Il volto è il luogo in cui, più che altrove, si giocano le dinamiche dell’uomo, e quindi anche il suo rapporto col Potere. Per questo – come ha lucidamente scritto Giorgio Agamben, un altro filosofo che stimo – il volto è anche «il luogo della politica».
   Lo stato d’eccezione in cui è piombata l’umanità a seguito della pandemia Covid-19 è arrivato al punto da far considerare normale il nascondimento del volto, persino doverosa la necessità di impedire l’epifania dell’altro. Sempre Agamben avverte, però, che «un Paese che decide di rinunciare al proprio volto, di coprire con maschere in ogni luogo i volti dei propri cittadini è, allora, un Paese che ha cancellato da sé ogni dimensione politica», e «in questo spazio vuoto, sottoposto in ogni istante a un controllo senza limiti, si muovono ora individui isolati gli uni dagli altri, che hanno perduto il fondamento immediato e sensibile della loro comunità e possono solo scambiarsi messaggi diretti a un nome senza più volto».

   Mai come in questi tempi in cui il diritto appare condizionato dall’emergenza sanitaria, in cui l’Ausnahmezustand (stato d’eccezione) di Carl Schmitt rischia di diventare un paradigma normale di governo, il volto è davvero il luogo della politica. È la sfida alla tirannia che pretende un popolo di “apròsopos”, fatto di individui senza volto, senza dignità, senza identità, senza libertà. Ancora una volta Agamben sul punto è chiarissimo: «Il nostro tempo impolitico non vuole vedere il proprio volto, lo tiene a distanza, lo maschera e copre. Non devono esserci più volti, ma solo numeri e cifre. Anche il tiranno è senza volto». È proprio così.

 Ancona, Domenica 7 marzo 2021 

  a cura del Prof. Giorgio Nicolini - direttore@telemaria.it

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UN NUOVO LIBRO DI GIORGIO NICOLINI
 
  ANCONA  E LORETO 
 Città della Fede 

NOTIZIE E DOCUMENTAZIONI CRITICO-STORICHE

 

In margine al Festival di San Remo
FERMA RIPROVAZIONE DEL VESCOVO DI SAN REMO SUL FESTIVAL OSCENO E BLASFEMO TRASMESSO DALLA Rai

Roma 7 marzo - “Condanniamo con fermezza gli atti di blasfemia, verso i simboli della fede cristiana, realizzati durante il Festival di Sanremo. Ci chiediamo che cosa sarebbe successo se tutto ciò fosse accaduto nei confronti dell’ Islam o di altri Credo. Domandiamo alla Rai di scusarsi per aver urtato la sensibilità di milioni di telespettatori e di sanzionare coloro che hanno compiuto tali oscenità. Auspichiamo la convocazione di una riunione urgente della Commissione di Vigilanza, dei servizi radiotelevisivi, affinchè prenda provvedimenti immediati”. Lo dichiara, in una nota, Adriano Crepaldi, presidente di Azione Cristiana Evangelica, associazione radicata in tutte le 20 regioni italiane.

INTERVISTA AL PROF. GIORGIO NICOLINI
di DANIELE BARALE pubblicata nella rivista “TEMPI”
(in www.tempi.it/le-traslazioni-della-santa-casa-di-loreto/)
in occasione della pubblicazione di ANCONA E LORETO, CITTA' DELLA FEDE
www.telemaria.it/Ancona.Loreto.pdf

LA VERITA’ STORICA DELLE MIRACOLOSE TRASLAZIONI
DELLA SANTA CASA DI NAZARETH SINO A LORETO
(“… affinché per l’incuria degli uomini, che di solito offusca anche le cose più insigni,non sia cancellato il ricordo di un fatto così Meraviglioso…”)
(Beato Giovanni Battista Spagnoli, detto il Mantovano, sulla “miracolosa traslazione”)

INTERVISTA IN PDF
www.telemaria.it/IntervistaNicoliniSantaCasa.pdf

1) Professore, lei sta dedicando molta parte della sua vita alla difesa della veridicità storica del miracolo delle traslazioni della Santa Casa di Loreto, pubblicando molti studi e trasmettendo conferenze attraverso la Sua WebTV “Tele Maria”. Perché si tratta di un miracolo vivente, in grado di provocare domande e curiosità, ed anche può suscitare la Fede?
     
   Sono nativo di Ancona, città a pochi chilometri da Loreto, e sin da bambino ho conosciuto la storia del Santuario, poiché mia madre mi conduceva in certe feste solenni a pregare nella Santa Casa, quando ancora vi si insegnava il miracolo delle traslazioni della Santa Casa di Nazareth, di cui poi negli anni ebbi modo di studiarne e di approfondirne vaste ed importanti documentazioni storiche, reperite in diverse biblioteche ed in testi assai antichi.
     In seguito, quando dal 1984 - in contrasto con la tradizione e con gli insegnamenti secolari del magistero pontificio - si incominciò ad insegnare ed a propagare assurdamente e dissacratoriamente proprio dalla Basilica Lauretana una ipotesi di un trasporto umano di “sante pietre”, negando sia la tradizione delle miracolose traslazioni che l’autenticità della stessa reliquia nella sua integralità - si tratta infatti delle “pareti” della Santa Casa e non di sole “sante pietre”-, mi trovai a dover contraddire e contestare la nuova interpretazione razionalista, che negava pregiudizialmente il soprannaturale.
     Tale nuova ipotesi, infatti, arrecò “grave scandalo” nelle anime semplici dei fedeli, per cui mi sentii obbligato “in coscienza” a dover “difendere” la verità storica del miracolo della Santa Casa, così come era stato sempre insegnato dal magistero della Chiesa, proprio al fine di difendere la Fede stessa.
     La Fede, infatti, di chi accede al Santuario di Loreto, anche solo per la “curiosità” di “vedere” e “capire” questo “misterioso miracolo” della traslazione angelica che viene “proclamato”, può essere più facilmente “accesa” e “illuminata” e così produrre “le meraviglie di conversione e di grazia” che Dio vuole vengano concesse anche proprio “in virtù” di questo “segno miracoloso” della “traslazione angelica” da Lui compiuto, finalizzato proprio a suscitare maggiormente la Fede, così come insegna il Vangelo riguardo ai miracoli di Gesù” (cfr. Gv.2,11). Non è scritto proprio nel Vangelo che a Nazareth Gesù “non fece molti miracoli a causa della loro incredulità”? (Mt.13,58). Non sta avvenendo la stessa cosa nella “nuova Nazareth marchigiana” (come definì Leone XIII “la cittadina di Loreto”), a causa dell’incredulità del “segno” che Dio aveva voluto “donare” e che viene ora da tanti e troppi anni “sconfessato”?
     A tale riguardo spesso vengo contattato da gruppi di pellegrini per essere accompagnati e guidati da me sui luoghi storici delle “traslazioni”, e posso attestare come il riproporre e il dimostrare “la verità storica” delle “miracolose traslazioni” della Santa Casa apra davvero “i cuori” alla Fede dei pellegrini e dei fedeli, venendo essi come “riscaldati” dalla gioia di sapere che a Loreto “si mostra” e “si dimostra” che Dio ha compiuto “meraviglie” ed è veramente quel Padre buono e provvidente che segue incessantemente il cammino di ciascun uomo per aiutarlo a portare a compimento la Salvezza Eterna di ciascuno.
     Così anche evidenziava San Giovanni Paolo II: “Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all’esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l’educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare “chiesa domestica” della storia” (Lettera del 15 agosto 1993, per il VII Centenario).

2) Come si può dimostrare che le tre pareti della Santa Casa di Loreto sono appartenute alla Casa della Sacra Famiglia, nella quale “l’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria, ed ella concepì per opera dello Spirito Santo”?

     Innanzitutto è opportuno precisare che a Loreto ci sono solo le tre Pareti che costituivano in realtà “la Camera” di Maria, comunemente denominata come “la Santa Casa”, ove avvenne l’Annunciazione, e che sorgeva a Nazareth dinanzi ad una grotta e faceva un sol corpo con essa. Attualmente a Nazareth sono rimaste “la grotta” e “le fondamenta” della Casa “in muratura”, mentre a Loreto è venerata l’autentica Casa “in muratura”, “senza fondamenta”, che stava a Nazareth davanti alla grotta. Detto più semplicemente: a Nazareth ci sono “le fondamenta” senza la Casa, mentre a Loreto c’è “la Casa” senza le fondamenta. La ricollocazione ideale delle tre pareti presenti a Loreto sopra le fondamenta rimaste a Nazareth dimostra il perfetto allineamento delle tre pareti con le tre fondamenta che stanno davanti alla grotta a Nazareth, da cui vennero letteralmente “sradicate” in un modo umanamente impossibile.
    
3) Ci illustra il viaggio miracoloso della Santa Casa: quali territori ha attraversato, su quali luoghi si è fermata?

   Nel libro che ho scritto -  “La veridicità storica della Miracolosa Traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto” - dimostro come dal punto di vista storico ed archeologico sono accertate, in modo indiscutibile, “almeno” cinque “traslazioni miracolose”, avvenute tra il 1291 e il 1296: a Tersatto nel 1291 (nell’ex-Jugoslavia, attuale Croazia), ad Ancona (località Posatora) nel 1295, nella selva della signora Loreta di Recanati nella pianura sottostante l’attuale cittadina di “Loreto” (il cui nome deriva proprio da quella signora di nome “Loreta”); poi nel 1296 sul campo di due fratelli – di cognome Antici - sul colle lauretano (o Monte Prodo) e infine – alla fine del 1296 - sulla pubblica strada, ove ancor oggi si trova, sotto la cupola dell’attuale Basilica.? (Continua)

 

UN ANTICO CATECHISMO PER BAMBINI
SEMPRE VALIDO ANCOR OGGI

 

 

 

 

Cari Amici,

immagino nota a molti la dolorosa notizia della scomparsa, ieri all'alba del 25.3 di Padre Antonio Truda O.S.A. (noto e amato Parroco a Roma della Chiesa diSanta Prisca in Aventino) - la cerimonia funebre avra' luogo oggi ven. 26.3 alle ore 11.30'.
Per chi non potesse essere presente in persona, sara' naturale unirsi in preghiera! In Memoria di Padre Antonio Truda O.S.A.

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Pensiamo utile qui aggiungere una diversa informazione generale: la possibilità di richiedere la gratuita quotidiana ricca, varia e documentata  rassegna stampa italiana redatta e diffusa dal noto giornalista e autore TV  Alessandro Banfi :  alessandrobanfi@substack.com

La Versione di Banfi - Substack

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Infine approfitto per segnalare due recenti belle interviste (30 min. cad,)
del programma SOUL di TV2000 : -  Marta Cartabia (ora Ministro di Giustizia)    https://www.youtube.com/watch?v=hn5G0-Ub0kk
 
-  don Vincent Nagle (missionario FSCB) -  
https://www.youtube.com/watch?v=bArnMtyJECs

Un caro saluto e auguri a tutti, in attesa della Santa Pasqua

Maurizio Perfetti - Roma
www.collatio.it   www.orientecristiano.it



Associazione Zammerù Maskil, Via Giosuè Carducci, 14, Terre Roveresche, Pesaro Urbino, 61038, Italy

 

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Cari amici “vecchi” e “nuovi”, di OC OrienteCristiano.it,
da oltre un anno stiamo vivendo giorni particolari e preoccupanti. in ogni parte del mondo, dai vari punti di vista sanitari, sociali, economici; tuttavia abbiamo il conforto delle ricorrenze liturgiche che ci aiutano a ravvivare la memoria della vita cristiana e le virtu’ Fede Speranza e Carità.

 

Dopo questo periodo di Quaresima, “interrotto” dalle due grandi Feste di San Giuseppe (19.3) “Patris Corde”

 

http://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/papa-francesco-lettera-ap_20201208_patris-corde.html
e Annunciazione (25.3) giungiamo infine alla Santa Pasqua, l’evento focale della vita cristiana nel quale la Memoria della Morte e Resurrezione di Gesù Cristo diventano segno efficace della nostra vita sulla terra associata alla Sua “divinoumana”.    
Santa Pasqua (breve documento in 25 lingue).
https://it.clonline.org/cm-files/2021/03/19/pasqua2021-it-web.pdf
- Quest’anno le date della Pasqua per la Chiesa Cattolica (dom. 4.4) e le Chiese Ortodosse (dom. 2.5) sono molto distanti a causa dei noti motivi di “calendario”, ma non mancano proposte e segni di “speranza” per la riunificazione
https://www.terrasanta.net/2021/03/cattolici-e-ortodossi-verso-una-data-di-pasqua-comune/

 

+  Non possiamo mai dimenticare la TERRASANTA, grazie alla secolare presenza dei Frati Francescani e alle loro sempre aggiornate notizie su carta e nel web
https://www.terrasanta.net/
+ + importante aggiornamento sulla situazione in Israele, Palestina, Medio Oriente
https://www.interris.it/copertina/peso-della-pandemia-e-speranza-nel-risorto-parla-custode-terra-santa-patton/
e poi la tradizione della principale Chiesa Ortodossa Russa da decenni legata in Italia alla Fondazione  https://www.russiacristiana.org/  
qui ben illustrata dalle parole stesse del fondatore P. Romano Scalfi
https://youtu.be/j5OKf8nrTRY?list=PLIWTeLcfEAWu-yF7vtB8Ztgq95Zw_AKTD
Infine guardiamo anche ad una delle più antiche e gloriose civiltà, nate dalla diffusione della fede cristiana in Oriente, particolarmente in Armenia

 

pdfArte-Armena.pdf

    A tutti i nostri Amici, un caso saluto e augurio di Buona Pasqua!


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