Rubriche di
Patrizia Fontana Roca


 

 

 

VIA VAI 2

 

10 Aprile

 

 

 

 

 

     È una giornata diversa, questa: il cielo  è grigio  ma  d'un grigio strano e  compatto;  forse nevicherà...  ma di tanto in tanto questa  coltre pumblea  si dirada per lasciar filtrare  lampi  di luce dorata.
Il  traffico  è un pò caotico, come  sempre  del resto  in  questa città meravigliosa  e  dannata, dopo una notte di pioggia, ma tuttavia  scorrevole e  l'auto  su  cui  sono  salita  è   stranamente vuoto... Tutti i finestrini sono appannati da  una patina  opaca su cui,  misteriosamente,  compaiono indistinte  scritte precedenti che si disfano  con il   calore,  liquefacendosi  e   formando   segni enigmatici che poi colano giù nel nulla...
Negli  squarci appena conquistati, velocemente  si insinuano  le sagome gonfie degli  alberi,  quelle invitanti  ed eccessive di cartelli  pubblicitari, snelle  costruzioni,  decine di volti  anonimi  ed impenetrabili,   qualche  ombrello  colorato   che ravviva tutto questo grigiore...

 

 

 

 

 

 

 

 

12 Aprile

 

 

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1009875/i-bus-come-montagne-russe-meglio-viaggiare-all-indietro
 

     Un anziano, appoggiandosi ad un bastone, sale lentamente  e  subito  un uomo  seduto,  lui  pure avanti con gli anni, si alza offrendogli il posto.
L'omino  si  schermisce  poi  cede  e  si   siede, complimentandosi con l'altro  perchè porta bene i suoi  anni.  Lui, invece, è stato  provato  dalla vita,  è vedovo, solo e pieno di acciacchi  e  da pochi mesi ha perso un giovane figlio che gli dava tante soddisfazioni.
"Chiedo spesso a Dio che mi tolga di mezzo. Che ci sto   a  fare  su  questa  terra...?"  si   chiede sconsolato.  Più  fortunato  e  fors'anche   più ottimista, l'altro cerca di consolarlo con qualche facezia:  "Ci  vorrebbero  dei negozi  in  cui  si vendesse la pazienza per campare meglio!".
Il  vecchio  col bastone scende di lì  a  poco  e lui,  ormai che c'è, rimane in piedi  cedendo  il posto ad una voluminosa signora che non  aspettava altro   che  attaccar  bottone.  Lo  ringrazia   e s'inoltra  in una conversazione in cui  parla  del suo lavoro, non le par vero di poter raccontare  a qualcuno  i suoi problemi e qualche aneddoto,  del resto allegro.
Lavora come cuoca in un grande ristorante dove  si paga  salato ma si mangia anche molto  bene.  Ogni tanto  condisce i suoi racconti con  una robusta, esplosiva risata che le mette a soqquadro il  seno prorompente da un torace altrettanto imponente.
A un certo punto, il vecchio - che vuol dire anche la  sua  -  le chiede se sia  vero  che  il  pesce contiene davvero così alte dosi di mercurio  come allarmisticamente  dicono  i  giornali...  allora, via, si dà la stura ad una sequela di avvenimenti accaduti  negli ultimi mesi: il vino  venefico  al metanolo, la mortale nuvola di Chernobil e i  suoi disastrosi  effetti sulla terra e sugli  uomini...
Da  qui  alla cronaca nera il passo è  breve:  la ragazza  di quindicianni che ha ucciso un  bambino di otto, un padre snaturato che ha incidentalmente (?) provocato la morte d'una figlioletta di  pochi mesi...  Dio,  quanti  orrori nel  mondo  e  tutti causati dall'uomo!
Eppure, i due trasformano questa serie di tragedie orribili in una sorridente sequela di episodi, con quella  fredda impermeabilità ed indiffrenza  che
il singolo, il popolo ha sempre avuto dinanzi alla brutalità.
L'uomo è arrivato a destinazione, saluta la donna come  fosse  una vecchia amica e lei a  sua  volta l'accompagna con una frase spiritosa e rimane lì, ridente, imperturbabile, sull'alto del sedile come una regina su un trono improvvisato...

 

 

 

18 Aprile

https://www.padovaoggi.it/cronaca/maniaco-autobus-22-padova-studendesse.html

 

     ...   Serio, distinto, occhiali con la montatura metallica, giacca in seta  grigia, stempiato ma non  oltre  la   quarantina,   un bell'uomo,  insomma. È accanto a  due  ragazzette ancora adolescenti e graziose, ingolfate in un lungo racconto d'una qualche loro avventura scolastica; una  delle  due   più  fanciullina dell'altra,  con uno sguardo chiaro  perso  ancora dietro sogni infantili.
L'uomo regge sotto il braccio un borsello di pelle ed un libro, è accanto alle due giovani e  sembra seguire,  assorto, le loro chiacchiere ma io,  dal mio posto d'osservazione posso subito capire, come un'intuizione  improvvisa,  che ha  altro  per  la testa. Pur restando nella posizione di poco prima, il suo corpo sembra diventare più flessuoso e con dei  movimenti  quasi impercettibili,  si  addossa alla  ragazza  più ingenua  che, continuando  ad ascoltare  l'altra, non s'accorge  dell'importuno; millimetro  dopo  millimetro, egli  conquista  una ancora più soddisfacente posizione, approfittando della ressa.


Dall'alto del mio improvvisato rifugio, domino  la situazione ed evidentemente la mia faccia  esprime riprovazione poichè, quando per un istante il suo sguardo s'incrocia col mio, con una mossa ancor più felina si discosta dalla sua innocente preda inconsapevole di quanto è accaduto, volgendo  le spalle a lei e quindi anche a me.

Le due ragazze scendono di lì a poco e  nell'auto quasi vuoto ormai, l'uomo si aggiusta gli occhiali da intellettuale, sistema meglio il borsello sotto il braccio  ed eccolo di nuovo compunto  e serio come un professionista di grido.

Non si penserebbe mai  che poco prima fosse solo un  viscido essere fastidioso...

 

 

 

 

3 Maggio

     Oggi  il traffico è più che mai  ingolfato: macchine che vanno e vengono, clackson... e l'auto non  arriva  mai. La piccola  folla  dinanzi  alla pensilina va via via infoltendosi, gonfiandosi  di numero  e d'aggressività; tra gli altri, un  uomo d'una cinquantina d'anni col volto duro e segnato, portamento   marziale  che  indossa   una   giacca striminzita e fuori moda e stringe tra le mani una borsa  nera rigonfia.

 

Non   appena   arriva  il  mezzo  egli   vi   sale concitatamente  e sovrastando ogni altra voce  con la  sua, stentorea, apocalitticamente grida:  "Qvi è  il KAOS" con una forte inflessione che  lascia trapelare la sua origine russa...

 

Ed ha ragione, Roma è ormai sinonimo di caos e di follia nelle strade sovraffollate, nei vicoli dove in  agguato  c'è la violenza e  la  droga,  negli uomini  che  vivono  come  marionette   senz'anima guidati  dagli invisibili fili del potere  occulto della politica e del consumismo...
Ha   ragione,  il  vecchio  russo  che  forse   ha nostalgia  della sua terra natia dove, al  di  là della   condizione   politica  che   limita   ogni libertà, la gente vive un'esistenza ordinata e la natura,    almeno   quella,   è   libera    senza costrizioni...
Forse  ricorda  l'ampia strada  innevata  che  per migliaia  di  chilometri  s'estende  tra  Mosca  e Leningrado,  sui cigli della quale  s'infoltiscono grandi   alberi  dove  s'annidano  e   prolificano gioiosamente  uccelli di varie specie  che,  senza paura, s'avvicinano alle mani tese di adulti e  di bambini...

 

 

 

 

13 Maggio

https://www.romatoday.it/cronaca/meteo-roma-oggi-10-giugno-2021.html

 

     Erano    giorni   che    covava:    nell'aria un'elettricità incontrollabile, un addensarsi  di nuvoloni  e  poi tutt'ad un tratto  è  scoppiata, stamani...  in pochi minuti il cielo è  diventato scuro  come fosse già sera, secchi lampi  ed  un'orchestra  di  suoni. La gente alle  fermate  s'è quasi  impaurita,  ha  cercato  rifugio  precarico sotto  le  tettoie  dei  bar,  negli  androni  dei portoni  poichè gli ombrelli non servono a  molto contro  la  furia del temporale. Io  che  non  amo portarne,  ho  indossato un  leggero  ma  colorato impermeabile  di  gomma,  esile  barriera   contro l'acqua.
Gli   autobus   tardano   ad   arrivare,   fermati dall'improvviso  diluvio sotto le pensiline  della Stazione  Termini  poi,  arrancando  faticosamente vengono  avanti  nella  pioggia  torrenziale   che scivola lungo le discese traboccando,  straripando oltre i bordi dei marciapiedi.
La folla s'accalca dinanzi alle portiere aperte  e si  insinua con difficoltà nell'auto,  grondando acqua da ogni parte; gli ombrelli sono un ostacolo nella ressa e creano piccole pozze,  fiumiciattoli scuri  sul  rivestimento  gommoso  del  mezzo  che avanza  guardingo, felpato sul selciato  lucido  e
viscido.
Dopo un pò la coltre di nubi temporalesche s'apre e la pioggia cessa, improvvisamente, mostrando  un paesaggio incolore: grigie le facciate delle  case i  cui vetri non riflettono che cumuli di  nuvole, grigie  le macchine, persino gli alberi non  hanno quel  tanto di vivo e d'allegro che di  solito  un acquazzone dona loro.
Solo la terra della nuova piazzuola in costruzione conserva il suo aspro color marrone. Pozze d'acqua a  Caracalla  dove confluiscono  varie  strade  in discesa,  un traffico caotico più del solito,  le facce ancora frastornate dei passeggeri.
Un  povero cristo dal volto segnato  di  contadino del  Sud  dorme  ballonzolando  sul  sedile  e  un giovane di colore parlotta con un'anziana  signora e  mostra il suo disappunto per non  aver  trovato lavoro in questa terra che gli piace tanto. È  un giovane   laureato,   parla   la   nostra   lingua fluentemente,  anche  troppo  e  ci   tiene  a sottolineare la sua buona volontà ma anche il suo desiderio di emergere, di diventare qualcuno in un paese che non è il suo...

Siamo  vicini alla meta e la pioggia è  ormai  un ricordo:  quasi contemporaneamente all'uscita  del sole nel cielo, anche i passeggeri si sono destati
dal  loro  torpore ed è tutto un  parlottio. 
Due   impiegate   sparlano  del   loro   superiore analizzandone difetti e pregi, colpi di tosse  qua e  là,  una attenzione rivolta al  paesaggio,  al traffico,  agli  altri compagni  di  viaggio. 
Una ragazza dai capelli cortissimi e dai pantaloni attillati segue il ritmo sincopato d'una radiolina portatile   suscitando  lo  scontento  di   alcune anziane  signore che scuotono il capo per  il  suo abbigliamento, per i capelli, per il volume  della radio...

 

L'obelisco proietta la sua lunga ombra  sulla piazzuola erbosa e sembra un dito levato verso  il cielo  a  mostrare  una  via  nuova,  diversa,  le bianche colonne che adornano i monumentali palazzi creati  una  sessantina  d'anni fa  da  una  mente olimpica e megalomane, brillano candidi alla  luce di  questo sole rinnovato e la fontana  orlata  di fiori  rossi  zampilla  col  suo   chiacchiericcio ininterrotto   e  azzittisce  persino   il   ombo
aggressivo dell'auto...

 

 

 

 

14 Maggio

https://www.open.online/2020/05/15/fase-2-in-bicicletta-ecco-cosa-manca-nel-decreto-secondo-i-ciclisti/

 

     Stamane il traffico scorre con più scioltezza del solito: è sabato. L'autista, nuovo della  linea, è teso al volante, gli occhi  fissi al percorso che non conosce, un pò scorbutico.

 

Lungo la strada, oggi s'incontrano molti ciclisti, gente che durante la settimana è costretta ad un lavoro sedentario, di routine, logorante o  noioso e  che  attende  con impazienza  il  sabato  o  la domenica per staccare dal chiodo, a cui sta appesa per tutta la settimana, la bicicletta da corsa.
Indossano  magliette e calzoncini multicolori,  un caschetto sulla testa ed eccoli, finalmente pronti a  pedalare  per  qualche  decina  di  chilometri,
liberi  di  respirare un'aria  diversa  da  quella solita  e pesante della città: si dirigono  verso Ostia  o verso i Castelli, là dove la  natura  è ancora quella  d'una  volta,  costeggiano   brune pinete  odorose oppure s'inoltrano nelle  stradine di campagna dove la polvere bianca li insozza e li prende  alla  gola, forse, ma  è  tutta  un'altra cosa.
Pedalano con foga e con pazienza come Edoardo,  un serio professionista che spesso scorgo  affiancato all'auto  su cui mi trovo, china sul  manubrio  la sua  faccia  simpatica, tesa  nello  sforzo della corsa...  O come quel vecchietto là che ai  suoi tempi ha condiviso  sicuramente le  amichevoli dispute tra Coppi e Bartali e che ha incitato  ora l'uno ora l'altro con eguale partecipazione.
Adesso è costretto a gareggiare con questo mostro d'acciaio e di vetro che poi, però,  s'inoltrerà nell'agglomerato urbano, nell'intrico di palazzi e di strade affollate mentre lui si ritroverà solo coi  suoi  pensieri,  in  quella  beatitudine  di spirito che l'attività fisica procura...

 

 

 

 

 

 

 

16 Maggio

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/tram-stampelle-1.2133482

 

 

     Stamani, prima di prender  l'auto,  sono passata  all'Ufficio  Postale  per  i  pagamenti mensili ed ho scoperto un mondo diverso da quello solito, un mondo affollato di persone anziane e un pò sfiduciate che attendono di esser chiamate dalla voce di un anonimo impiegato fluttuante dietro un  vetro,  a  ritirare la loro magra pensione. 
O  che  fanno la fila davanti agli  sportelli  dei conti correnti al posto dei loro figlioli sempre indaffarati... un mondo di donnette di mezza età con la borsa della spesa che attendono per tempi che a me sembrano interminabili,  già stanca come sono della piccola fila che mi precede ed ansiosa per il ritardo con cui mi recherò in ufficio.
Loro, al contrario, si dispongono ad attendere con pazienza e quasi con gioia poichè ingannano  il tempo chiacchierando coi vicini, stringendo 
amicizie,  scambiandosi ricette o consigli  validi nella   loro   vita  quotidiana  fatta   di   cose semplici...

    
     Prendo  al  volo  il primo  auto che passa, ansante e desiderosa d'un posto a  sedere  ma, constatato  che non ve ne sono, mi avvio  al  mio posto di sempre accanto al  conducente  da dove domino la strada ed ho una visione d'insieme  dei passeggeri.
Purtroppo,  a  S. Giovanni  c'è già il  primo intoppo:  un vigile, ha fermato le macchine e  sta altercando con un uomo grosso dai  grigi  baffi impomatati.  Mentre l'auto attende il  segnale  di via  libera, un ragazzo con le  stampelle,  ancora lontano  dalla  fermata,  arranca  di  corsa sostenendosi  a quelle gambe d'acciaio e  con un balzo  quasi  atletico  sale dalla  porta  che l'autista ha lasciato aperta.
È un  giovane come tanti altri del  suo  tempo: indossa  un completo alla moda ed i  suoi  capelli neri  e  ricciuti  sono  pettinati all'indietro, rigidi  di gelatina. E sembra che neanche  la  sua infermità, forse momentanea, possa fermarlo...

 

 

 

 

 

 

 

 

20 Maggio

Roma sparita

 

 

     Mi  sveglio  presto per motivi  familiari e, sbrigate  le mie faccende casalinghe,  m'affaccio alla finestra: è già giorno,  siamo quasi in estate. Gli  occhi della città - le sue mille finestre - le   sue   voci, i suoi rumori sono ancora addormentati, come me ancora insonnoliti;  s'odono solo  i  bisbiglii  sommessi  di garruli  uccelli mattinieri che appena svolazzano tra i folti rami dei platani ed il fruscio lieve di rare macchine.
Ancora più rari gli autobus che hanno da poco iniziato il servizio

cendo  in  strada e la tenera carezza dell'aria fresca m'investe dandomi una carica di benessere e d'energia. È diversa da quella delle altre mattine  già inquinata e decomposta dai gas  di scarico delle auto. stamani  è frizzante, rigeneratrice,  fa bene al corpo ed allo spirito.
Le chiome  degli alberi che costeggiano  la  via s'intrecciano al centro formando una cupola verde, una galleria alle cui estremità s'intravvedono  -
come nel mirino d'una macchina fotografica dotata di fish-eye - da una parte l' imponente sagoma di S. Maria Maggiore con il suo splendido  loggiato, dall'altra la facciata laterale di S. Giovanni.
Il sole ancora incerto appare a tratti nella volta frondosa creando allegri riverberi...
È un'altra Roma questa d'oggi, vivibile e serena, non già la concitata, nevrotica città dei giorni feriali.  Anche i rari passanti camminano con calma    inusuale,  godendosi quest'insolito paesaggio.
Le campane della vicina S. Anna  annunciano con ripetuti e allegri scampanii l'ora del mattutino e segnano l'inizio del risveglio della metropoli: ad una ad una le finestre s'aprono dinanzi ad una nuova giornata, lo scorrere delle macchine si fa più frequente e dopo poco la città riprende i connotati soliti.
Il silenzio, la tranquillità di poco prima, solo momentanei, sono stati un breve miraggio che si ripete di tanto in tanto, ricordandoci che c'è anche  un'altra Roma nascosta dietro la maschera grigia dei giorni feriali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

23 Maggio

 

 

 

     Gruppi di ragazze e ragazzi in giro  per  le strade annunciano sorridenti l'imminente chiusura delle scuole, alcuni marinano le lezioni poichè non hanno più interrogazioni oppure perchè ormai non v'è  più nulla da fare per salvarsi dalla bocciatura.
Oggi c'è un'aria allegra a Piazza dei  Navigatori di solito così anonima: il prato  accanto alla fermata è tutto ornato di margherite e i bassi cespugli  sono  ricolmi di  palline dorate,  come piccoli alberi di Natale fuori tempo.
Nella  strada,  incurante delle  macchine che sfrecciano impetuose come un torrente montano, saltella e pigola un piccolo passero scuro.
Stamani i 93 erano superaffollati ed ho preferito salire su un altro auto che, appunto nella larga piazza devia;  è  il  613  che di solito  ha un'affluenza di passeggeri meno numerosa.  Volti nuovi, quindi, da scrutare ma non c'è nessuno che susciti  il mio interesse; ormai sono  affezionata alle facce ed ai destini di quei forzati  compagni che ritrovo ogni giorno.
Scendo  dunque ed il piccolo passero,  spaventato, fugge chissà dove ed attendo il  passaggio  del solito  auto. L'attesa è breve, eccolo qui il  93 non  più  sovraffollato, eccole  qui quelle  tre amiche  che quotidianamente incontro, chiassose e ciarliere, già avanti con gli anni ma aggressive e solide come solo le popolane sanno essere. Sono  addette  alle  pulizie  di  qualche  grande complesso  insieme a molti altri elementi  di cui risuonano  i  nomi, difetti e pregi,  avventure  e disavventure.  È un ininterrotto parlottio che  a volte  diventa  monologo della  più  anziana,  la
toscanaccia che quando è in vena allegra, col suo spigliato  e  vivace  chiacchierio,  è  davvero spiritosa e descrive pittorescamente amici  e parenti,  datori  di lavoro  e  colleghi,  facendo sorridere  anche  i passeggeri più  introversi  e scorbutici.
Scendiamo  insieme, io m'incammino verso destra  e loro  verso  sinistra ancora  parlottando.  L'aria garrula  della mattina mi porta, a parecchi  metri di  distanza,  l'eco  delle  loro  voci  e   delle risate...

 

 

 

 

24 Maggio

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/18_settembre_24/autista-bus-30-anni-sogno-ma-roma-si-tanto-incattivita-0fe40ad0-bf46-11e8-87df-bb2b7cf6f481.shtml

 

     La folla già si agita inquieta per la  lunga attesa, ma ecco, finalmente arriva un auto.  Pieno di   tatto  e  di  sorrisi,  l'autista  riesce   a sciogliere  il nodo di collera repressa che ogni passeggero ha dentro di sè.  Sorride per rabbonirci,  rispondendo con  gentilezza alle domande sui perchè e i percome di questi  assurdi ritardi ed attese ed il suo volto sorridente  con quei capelli corti e i brizzolati ed il mento un pò storto che dà alla  bocca  un'espressione irridente ed ironica, s'incurva sul volante a guardar meglio la strada, nuova per lui,  come  a voler impegnare tutta la sua attenzione, a  voler recuperare il tempo perduto.
"Mica è colpa mia" fà poi stringendosi nelle spalle e voltandosi  verso i  più prossimi passeggeri. "A me non m'avete mai visto su  questa linea,  vero?". 
No, difatti, altrimenti avrei riconosciuto la sua fisionomia. Sarà un  nuovo  assunto?  Avrà rimpiazzato all'ultimo  minuto  qualche  collega malato  o scioperante? Chi sarà con  quel volto, con quei capelli? Ma no, è  solo  d'animo gentile e  non  vuole noie, ne  ha  fin sopra i capelli   anche  lui  di  questa  mal  conduzione dell'azienda,  del traffico, della  maleducazione, dell'insofferenza; è uno come noi passeggeri,  un essere   umano  con  problemi  e pensieri,  non imputigliamogli colpe che non ha, che non  merita, è un lavoratore come tutti noi, anche troppo disponibile e gentile...

 

 

 

 

 

 

26 Maggio

 

 

  Una giovane straniera alta e biondo chiede, in uno  stentato italiano dov'è S.  Agnese.  Subito, con  fare  materno, tre o  quattro  signore  d'una certa  età a cui aveva rivolto  la  parola,  le consigliano di chiedere all'autista, un uomo sulla cinquantina  cordiale,  romanesco,  paterno  anche lui, che la fa scendere all'angolo della strada  e le indica  la  strada giusta da  percorrere, poichè la giovane ha sbagliato autobus.
Proprio accanto all'autista, una signora di  mezza età, prendendo spunto dall'errore dello  straniero e dalla gentilezza del conducente, inizia con  lui una  lunga  conversazione  e dopo  un  pò  i  due sembrano  già vecchi amici che si  raccontano  i propri guai: lui ha subito un intervento ai denti, lei  ne ha  dovuti togliere  molti  spendendo un patrimonio  dal dentista; eppoi si lamenta  d'aver perduto i  suoi bei capelli d'una volta  a  causa d'una malattia (ora ha infatti corti capelli che si  aprono in ciocche diradate che le scoprono  la cute)...  discutono  per un pò, finchè  lei  non scende  forse sollevata per aver trovato  qualcuno ch'è stato ad ascoltare i suoi sfoghi.
Sale,  ora,  un vecchietto striminzito,  di  corsa prende posto su un seggiolino libero e scrive, con una calligrafia stentata e grossa su due minuscoli fogli  di carta. Un poeta?
Dietro  di me una donna d'età indefinibile,  non trascurata all'aspetto che però,  quasi inavvertitamente, di continuo avvicina le dita  al naso...  poi, di scatto, s'alza e va  a  chiedere qualcosa  all'autista.
L'omino  scrive ancora e si riscuote  solo  quando sente  che  un suo  conterraneo  siciliano  chiede informazioni ai passeggeri su come raggiungere la sua  destinazione.  Il  poeta  gli  consiglia   di camminare  a piedi - sono solo poche centinaia  di metri  -  l'autista gli indica un  altro  auto  da prendere, sporgendosi fuori della sua guardiola ed intervenendo  nel discorso. Il vecchietto  insiste di  nuovo  sul fare due passi a piedi  perchè  fa bene alla salute, alla circolazione e per dare maggior forza alle sue convinzioni, scende  dietro il  siciliano  che,  spaesato, non sa  a  chi  dar retta.
L'auto  riparte in fretta e i due sono ancora  là alla fermata, l'omino ancora intento a  convincere l'altro...

 

 

 

 

 

27 Maggio

https://www.lowcostvacanza.com/viaggi-vacanze/1055-viaggio-in-solitaria-ecco-come-scoraggiare-chiunque-a-sedersi-accanto-a-voi/

 

Trentacinque,  massimo  quarantanni,   sempre molto  ben  truccata e con  i  capelli  forse  tinti,  ravviati  e  tirati  sulle  tempie, curata  nel  vestire anche se un pò  fuori  moda, anni  50, con gonne gonfie a fiori e  bolerini  in tinta...  ma  vi  è sempre  in  lei  qualcosa  di troppo: dalle calze nere ricamate ai colori sempre accesi  che  indossa,  al  rossetto  color  sangue vivissimo, agli occhi bistrati di blu quasi sempre coperti da occhiali neri.
E spesso, passa il tempo a guardarsi in un piccolo specchio  che trae con gran solerzia  dalla  borsa quando riesce a trovare un posto a sedere.  Allora si guarda a lungo, studiando la sua immagine. Come si sentirà: perfetta o imperfetta?

Porta  sempre  con  sè delle  buste  di  plastica qualunque,  non quelle belle capienti  e  colorate dei  negozi  di abbigliamento, ma  semplici  buste da  supermercato,  bianche  con  qualche   scritta colorata  in  cui non riesco mai a  sbirciare  per trovare  qualcosa che mi dia di lei qualche  altro dettaglio.
Oggi, contrariamente al solito, non si guarda allo specchio  ma legge un giornale, un quotidiano  che dispiega come un gran libro; il suo sguardo sembra interessato alle notizie che vi sono stampate  ma, guardandola meglio, scopro che essa non lo  legge: ha  lo  sguardo perso in  chissà quale  pensiero ricorrente  o  saltuario,  che  la  prende  tutta. Difatti, quando le cade una pagina del  quotidiano ed  io mi affretto, chinandomi a raccoglierlo  per restituirgliela, lei non mostra alcun interesse  o sollecitudine  e dice a voce  bassissima:  "Lasci, lasci...", continuando a vagare nel nulla coi suoi pensieri.

 

 

    

 

 

 

 

2 Giugno

 

 


 

https://incompiutezza.wordpress.com/tag/via-merulana/

 

 

     Oggi in Via Merulana passerà il Papa per  la consueta  processione del Corpus Domini,  portando tra  le mani il Santissimo, dalla basilica  di  S.
Giovanni  in  Laterano  a  quella  di  S.ta  Maria Maggiore.
Son  già tre giorni che in giro c'è  l'aria  di voler mettere ordine: vigili vanno e vengono senza sosta,  poliziotti  in borghese  controllano  ogni angolo,  uomini  in tuta  sistemano  barricate  di ferro  - che quest'anno sostituiscono  le  strisce bianco-rosse di plastica, inutili - per trattenere l'entusiasmo  dei  fedeli che si  affolleranno  al passaggio del S. Padre lungo i bordi della strada.
Stamani presto l'asfalto è stato irrorato d'acqua con  rumorose macchine, i bidoni della  spazzatura sono   stati  accostati  agli  angoli  delle   vie interne,  dai  muri  sono  state  raschiate,   ove possibile, le immagini pubblicitarie, gli  slogans politici,  gli  idoli di  questa  nostra  società consumistica.
Il  traffico, nonostante queste  varie  attività, scorre  veloce  sulla strada  senza  i  quotidiani problemi. È quasi un piccolo miracolo.

 

     Ieri  minacciava pioggia ma, come sempre,  si è  rischiarato  ed  il  passaggio  del  Papa   si svolgerà sotto  un cielo sereno.  Ora,  infatti, c'è  un  bel  sole così tenero  che  fa  piacere sentirselo  addosso,  il verde dei prati  e  degli alberi  è  deciso e pulito,  le  chiome  svettano diritte,  senza  neanche  ondeggiare,  come  tanti soldatini alla parata...

 

 

 

 

 

 

 

3 Giugno

 

 

 

https://www.lalucedimaria.it/giovanni-paolo-ii-ed-il-corpus-domini-aiutatemi-ad-inginocchiarmi-li-ce-gesu/

     Ieri,  come  annunciato, la  S.  Messa  venne celebrata dal S. Padre: la sua voce tremula ed  un pò  affaticata si poteva ascoltare per  tutta  la via  tramite gli altoparlanti sistemati durante  i giorni precedenti su alcuni alberi del viale.
Nell'aria   c'era   un'atmosfera   d'attesa,    di trepidazione e il traffico inesistente -  diradato al  massimo  e deviato nelle vie  adiacenti  -  ha concesso  a quest'arteria pulsante di vita che  è la Via Merulana, un attimo di pausa raro e  simile solo  a quei pochi giorni che precedono o  seguono il Ferragosto romano.  
Lenta,  la processione ha iniziato il suo  cammino snodandosi  come  un  lungo  nastro  colorato  che s'agitasse  al  vento, mostrando  i  suoi  vistosi
colori:    dapprima    gli    appartenenti    alle Confraternite, gli ordini religiosi, i chierici,  i comunicandi,  le  suore e, infine,  S.S.  Giovanni Paolo  II sotto il suo baldacchino dorato,  che  a testa   china,  quasi  stanco,  anzi   sicuramente stanco,  teneva  stretto tra le  mani  appesantite l'Ostensorio sfolgorante che racchiudeva il  Corpo di Cristo.

Intorno a lui, quasi a serrarlo in  una morsa difensiva, i suoi accompagnatori e decine  e decine  di poliziotti che, sotto  il  camuffamento sacerdotale  nascondevano  armi con  cui  sventare qualche  altro possibile attentato  al  Pontefice.
Altri ancora, erano mescolati ai precedenti gruppi indossando   le  vesti  variopinte   delle   varie Confraternite, distinguibili però dai tratti  del viso e da uno sguardo indagatore che percorreva la folla assiepata ai lati della strada.
Acclamazioni e fiori e battimani al passaggio  del S. Padre e, subito dopo, un ondeggiare  frenetico, uno  sbandamento:  fedeli che si  aggiungevano  in coda  agli altri che si dirigevano verso S.  Maria Maggiore,  gente che tornava a casa  in  direzioni diverse,  ragazzi  che correvano  a  precedere  la processione...
Il Papa giunse sul sagrato della basilica  dov'era stato  allestito un improvvisato altare ornato  di fiori  e luci: la piazza era gremita  e  dall'alto dei   balconi   e  delle   finestre   prospicienti sporgevano  teste curiose che avevano  seguito  il suo  cammino dai davanzali abbelliti con drappi  e coperte. In alto, sul palazzo a lato delle chiesa, le nere figure di molti poliziotti in vedetta,  si stagliavano  nel  cielo rosso  del  tramonto  come innocue sagome di cartone.
  ... Ormai era notte, una serata senza stelle  ma la   piazza   era   tutta   illuminata   da   fari predisposti  intorno  intorno  e  dalle   numerose fiaccole   che   i  fedeli  avevano   portato   in processione.     Qualche    preghiera,     qualche invocazione  alla  Madonna, poche  parole  del  S. Padre,  poi  quasi  simultaneamente  le  luci   si spensero     per     permettergli      d'andarsene indisturbato,  mentre  la  folla  ancora   curiosa rimaneva  lì ad osservare il rapido mutamento  di scena: l'altare diventato subito disadorno, alcuni camioncini che si facevano strada tra la folla per
portar  via  i fari e  gli  altoparlanti...  Molti fedeli,    giunti   a   Roma   per    l'occasione, continuavano   ad   aggirarsi   per   la   piazza, gustandosi lo scenario e l'aria fresca della sera; poi  a poco a poco, anch'essi s'erano dispersi  in altre direzioni. Solo alcuni bimbi, eccitati dalla passeggiata  notturna, rimasero a giocare  intorno alla  fontana,  come piccoli passeri  allegri. 
Le  finestre  s'erano ormai  chiuse,  le  fiaccole spente  giacevano a terra dimenticate; i fari  che illuminavano  la  loggia  dorata  della  Basilica,
diffondevano  intorno un tenue chiarore aureo  che dava  vita  - una volta tanto  -  ai  meravigliosi dipinti che passano di solito inosservati...


     ...   Oggi  è  di  nuovo  come  sempre:   il disordine,  il  traffico, il  menefreghismo  degli automobilisti;   c'è  anche  uno   sciopero   che inizierà tra  poco  e la  gente  s'accalca  alle fermate temendo di non far in tempo a  raggiungere ognuno la propria meta. Le macchine, che  sembrano raddoppiate  in  confronto a ieri,  saettano  come piccoli missili, rombano chiassosamente, non danno precedenza agli incroci...

 

 

 

 

 

13 Giugno

 

     Attesa d'oltre mezzora. La gente s'affolla sul  marciapiedi brontolando ma, ormai,  per come vanno  le cose da oltre un mese,  c'è già in ognuno una rassegnazione collettiva a cui,  almeno verbalmente, l'individuo isolato  non  s'adegua, esplodendo di tanto in tanto in sordi brontolii  e rancore.
Naturalmente,  poi,  l'auto si riempie  fino  allo spasimo;   pochi   centimetri  vitali   per   ogni passeggero. Alla fermata successiva, sale un'altra piccola frotta di gente, prima alcune ragazze, per ultimo  un uomo ancor giovane che rimane  bloccato sul predellino;  subito suscita  polemiche prendendosela  con le giovani che non scorrono  in avanti  (ma come si potrebbe, se non v'è  neanche spazio per girarsi?).
Esse, di rimando, gli fanno notare che non possono spostarsi   e  lui,  con  una  caparbietà  tutta meridionale - anche se ha un accento impenetrabile
- insiste.
Gli animi già caldi  per la lunga attesa dell'auto,  per  le condizioni  disumane a cui debbono assoggettarsi per poter tornare a casa, si riscaldano  vieppiù; nessuno  vorrebbe ascoltare battibecchi o polemiche,  siamo  tutti troppo stanchi  e snervati e vorremmo restare ognuno  nel proprio  silenzio  per riflettere,  almeno  questo forse è possibile, sui casi propri.

Ma,  qualcuno si agita, dà la colpa di questo incivile modo  di viaggiare alla malata gestione dei servizi urbani, agli autisti che rivendicano a modo loro i  propri diritti lasciando - nel vero senso della parola  - la gente per strada.
L'uomo sul predellino esorta gli altri a non prendersela con i conducenti, povere vittime anche loro, pedine di un gioco incontrollabile,  ma piuttosto  a reclamare, di  persona,  direttamente all'Azienda tramite telefonate del tutto  gratuite ad  un certo numero telefonico. 
Questa  soluzione  sembra ai  più  solo  un'altra delle  tante invenzioni e fandonie  che  purtroppo vengono  propinate  all'uomo  della  strada   ogni
giorno.  Ognuno vorrebbe agire più direttamente magari con una petizione firmata dai  passeggeri che sotto una pensilina, nel migliore dei casi o in  mezzo  alla strada  passano  lunghi  frammenti della  loro  giornata ad attendere  un  autobus...
Insomma,  c'è  fermento e si parla,  da  un  capo all'altro  dell'auto, un pò perchè  gli  autisti ascoltino, un pò per scacciare quel malumore  che giornalmente ci corrode tutti da un pò di tempo a questa parte.
L'uomo  che ha fatto appena due passi  in  avanti, spinto  a  forza dai nuovi  arrivati,  con  calma, freddamente  continua ad aizzare gli  astanti  con quella   sua  tiritera:  "Telefonate,   telefonate personalmente..."  con una cadenza ritmica ed  una punta  di  fredda  cattiveria  impersonale  e  tra un'incitazione e l'altra, brontola sordamente  tra sè o se la prende con qualche altro vicino che lo zittisce...

 

 

 

14 Giugno

 

     ... Fa ormai caldo ed ognuno lo affronta come può:  le giovani scoprendo spalle e gambe più  o meno tornite, sfoggiando bluse e pantaloni o gonne dai  colori sgargianti, indossando sandali  dorati che lasciano intravedere unghie coloratissime...
È  un fluire continuo di colori che  rende  tutto più  gaio, anche il vecchio autobus che a  fatica arranca su per la salita che costeggia Caracalla.
Ed è un fluttuare continuo di odori, troppi odori per un'estate: un effluvio di violette stantie che emana  da certe signorine di mezza età vergini  e frustrate, una fragranza di talco e saponette alla rosa di certe donnine anziane linde ed  agghindate che non vogliono rinunciare a quell'unica, ultima civetteria. Profumi delicati di ragazzine,  quelli costosi  ed  intensissimi,  quasi  troppo,   delle persone d'un certo ceto, uomini e donne all'ultima moda;   sentori  aggressivi  di   certe   indomite cinquantenni che non vogliono cedere le armi  alle più giovani...

Ma,  finchè  si tratta di  profumi,  tutto  bene, quando  poi  a questi si mischiano gli  afrori  di certi sudori estivi, di certe pelli grasse, malate di seborrea, è tutto un altro discorso: si  cerca disperatamente di allontanarsi dalle fonti di tali odori,   si   tenta  di  avvicinarsi   a   qualche finestrino... purtroppo non sempre è possibile  e bisogna farsi forza, respirare a singulti, tentare di   voltare  il  viso  da  un  altro   lato   per approvvigionarsi d'una boccata d'aria  inodore... oppure  soccombere pazientemente e  scendere  alla prima fermata possibile!

 

 

 

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1 Luglio

https://it.dreamstime.com/fotografia-stock-cappello-viola-del-fiore-di-svago-image10479832

 

     Chissà perchè sono un pò di cattivo  umore stamani ed anche il sole ed il silenzio di  questa mattina  estiva non mi acquietano... ma  sull'auto capito  vicino  a  un bimbo  allegro  dal  faccino gioioso che gioca, sereno e sorridente con la  sua mamma, una giovane bionda graziosa.
Le sue mossette aggraziate scavano una traccia  di tenerezza  dentro di me, sino a giungere al  cuore dei ricordi... Immagini disperse nella memoria  si ricompongono intatte e solo mie: la faccina minuta di  Donatella  piccola,  su cui  le  due  fossette leziose  imprimevano  un tocco di gioia e  i  suoi occhi immensi da gazzella che si rattristavano  al mio andar via ogni mattina... la faccetta tonda  e furba   di   Simone,  incorniciata da riccioli biondoscuri, che diventava seria a formulare un muto rimprovero.. eppoi le risa trattenute  a stento,  le loro espressioni di meraviglia, d'allegria...
Mi  riscuoto da questo magico mondo di  ricordi  e nostalgia  sepolto  dentro di me,  colpita  da  un colore, un intenso colore viola scuro che, a pochi
passi  da  me,  si  muove  al   ritmo  cadenzato dell'auto:  una signora di mezza età seduta  alla mia sinistra, indossa un singolare cappello viola, sulla cui larga tesa s'apre, carnosa e  irridente, una  rosa di raso d'un tono più tenue.
Dinanzi a lei, un rom dorme, ignaro di tutto  ciò che gli avviene intorno...

 

 

 

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2 Luglio

https://www.romatoday.it/cronaca/incidente-stradale/morta-piazzale-appio-cosa-e-successo-oggi-11-luglio-2019.html

 

 

     Diversamente  da ogni altro sabato e, nonostante  le ferie,  non  è una giornata tranquilla  per via del caos cittadino: il traffico: a S. Giovanni  s'è creato un ingorgo, gli autobus si sono intricati sul  piazzale e due vigili si sbracciano cercando di districarli ma non riescono a governare  la situazione. 

Ecco, poco dopo, la ragione di  tanto caos proprio dinanzi all'Ospedale c'è stato  un incidente tra una macchina ed un motorino, ma  non vedo altro che un uomo chino sull'asfalto dove una gran macchia scura di benzina s'allarga a  formare una piccola pozza.
L'auto  riprende la sua corsa senza  ostacoli  ma, ancora più avanti, sul nastro grigio e nudo della Colombo,  un  altro motorino giace riverso  ad  un
incrocio   mentre  un  ragazzo  è   disteso   sul marciapiede e discute animatamente benchè contuso ad una gamba...    
Difficile  è  far capire ai giovani  che  bisogna essere  prudenti  nel traffico,  che  non  bisogna correre   più  del  dovuto  o  sorpassare   senza criterio.  Difficile  è,  per  i  genitori,   far comprendere  ai  propri  ragazzi,  che   nell'età adolescenziale  vorrebbero avere a tutti  i  costi uno di questi guizzanti piccoli mostri  d'acciaio, che  il  non possedere un motorino non  vuol  dire essere  da  meno dei propri coetanei,  oppure  che
averlo    non   vuol   dire    essere    diventati improvvisamente  maturi e responsabili,  non  solo della propria vita ma anche di quella degli altri.
E  così,  purtroppo,  molti  di  questi   imberbi centauri  si rovinano l'esistenza  finendo, nella più   fortunata  delle  ipotesi,  in   un   letto d'ospedale per molti mesi, per non aver rispettato una  precedenza, uno stop, per aver voluto fare  i furbi  a tutti i costi e sorpassare una  macchina, per aver viaggiato a velocità troppo sostenuta ed aver incontrato, improvvisamente, un ostacolo  che non hanno potuto evitare!
Come  inculcare,  nelle  menti  ancora  acerbe di  questi  ragazzi, che la personalità di un  essere umano,  la  sua superiorità nei  confronti  degli
altri  non  derivano dal potere, dal  possesso  di beni  materiali ma semplicemente dai doni  immensi che Dio ci ha elargito a piene mani: intelligenza, di estro, ingegno, pazienza, bontà, generosità...?

 

 

 

 

 

19 Luglio

https://www.bresciatoday.it/cronaca/brescia-rom-sinti-presidio-scuola-mensa-autobus.html

 

 

     Ieri ho avuto modo di osservare da vicino una banda  di piccoli zingari...
Avete mai notato le loro facce? Volti già vecchi su  cui una stanchezza di vivere s'annida  tra  le pieghe delle denutrizione, all'angolo di una bocca
triste  e  negli  occhi profondi  ed  intensi  che sembrano   contenere   la  saggezza   d'una   vita precedentemente  vissuta.

Una sorta di  centenaria esperienza  prenatale, succhiata con il latte  dal seno delle giovani madri, che li fa subito adulti, già eruditi  sulle cose del mondo; ad essa è congiunta una furbizia propria della razza nomade a cui appartengono ed una sveltezza di mano che li condanna al ladrocinio per tutta la vita.
Accampati in piccoli spazi erbosi nelle già sovraffollate periferie romane, conducono la loro misera vita ai bordi delle trafficate strade di scorrimento  dove, con un cencio già sudicio  ed una  spugna  imbevuta d'acqua, puliscono  i  vetri delle  auto  ferme  ai  semafori,  attendendo  una
qualche ricompensa ai servigi non richiesti, dagli insonnoliti  guidatori  in ritardo  che,  il  più delle volte, al segnale di via libera, scattano in avanti  mettendo  persino a  repentaglio  la  vita degli indesiderati pulitori.
Sin  dall'alba  gruppi di numerosi individui  (o tutte  donne o tutti ragazzi,  persino bimbi di quattro,  inque anni) salgono sugli  autobus che portano  al  centro dove la gente s'affolla sui marciapiedi dinanzi alle bellevetrine o nei grandi magazzini dove gli zingari mettono in opera la   loro   indiscussa  fama  di   borseggiatori, saccheggiando  dai fornitissimi  banchi  qualsiasi cosa venga loro a tiro.
Soprattutto piccole cose che brillano: un anellino di strass,   una blusa  ornata di pailletes multicolori...   qualcosa, insomma, di lucente poichè  essi,  come piccole gazze ladre sono tentati  dal brillio di oggetti forse inutili,  ma vagamente magici.
La tecnica per borseggiare gli ignari passanti, si avvale invece dell'uso di cartoni che  solitamente i giovani del gruppo portano sotto un braccio:  ad
un cenno del capobanda, la vittima designata viene circondata e senza che essa se ne accorga, con una spinta ed un'abile manovra per aprire la borsa, il gioco  è  fatto! Tutto il gruppo sparisce  in  un battibaleno, lasciando il malcapitato in uno stato confusionale.
Sull'auto  incontro  spesso un  gruppo  di  tre, quattro  donne che dal centro rientrano già al loro accampamento stanziato sui prati attorno all'Eur.  Il loro vociare percorre tutto l'auto  e soprattutto  s'ode  la voce gutturale  della  più anziana,  un donnone con una crocchia  di  capelli corvini che incornicia un volto mascolino vestito d'uno sgargiante corpetto attillato e troppo stretto per la sua corporatura e da una gonna e da varie   sottogonne  che  la  fanno  ancora   più voluminosa ed imponente. E s'impone, forse perchè è la più anziana delle altre, sul gruppo con un fare autoritario, sbrigativo, impartendo ordini  o minacce.
Ieri   pomeriggio,  invece,  sale  sull'auto   una manciata di bambini, una decina in tutto, vocianti e  disordinati che a strattoni e a spinte si  sono insediati   nei  posti  vuoti  e,  simile  ad  un assembramento  di  giovani animali,  hanno  tirato fuori  da  una busta noccioline  e  caramelle  che alcuni   di  essi   sgranocchiano   rumorosamente, gettando  in  terra  bucce e  carte  mentre  altri gustano gelati e lecca lecca.
Una  delle ragazzine della banda, sui  dodici anni, con una gonne a balze rosse ed una magliettina blu già piccola per la sua età, assapora  lentamente un  gelato  guardandosi intenta e  soddisfatta  le scarpe  che porta ai piedi, un paio  di  deliziosi sandaletti dorati ornati da una piccola stella  di strass,  trionfale bottino dell'ultima  razzia  ai grandi magazzini. Un sorriso, imprevisto su quella faccetta  magra,  già quasi  avvizzita,  le  sale controvoglia  dalla  bocca tinta dal  gelato  alla fragola, sino ad illuminarle lo sguardo che, poco prima  torvo, ostile, diventa  ora  innocente  ed infantile.
I  giovani maschi  lanciano in  giro occhiate provocatorie istigando quasi la disapprovazione ed il rimbrotto di certe anziane signore lì  accanto che  riprovano il loro comportamento selvatico  e, con altrettanta ignoranza e inciviltà, ingiungono ai nomadi di  tornare nei porcili da cui provengono, in cui sono nati.
Il   capogruppo,  un  ragazzetto di circa quattordicianni,  ormai adulto,  all'improvviso s'erge a capo del  suo  piccolo drappello di rivoltosi  e nel suo gutturale  dialetto  risponde loro  per le rime, poi, alla  prima  fermata  lo sparuto gruppo scende; in testa c'è il ragazzetto che mantiene un atteggiamento fiero, un portamento come si conviene ad un vero comandante.
L'auto riprende la sua corsa ed io li seguo con lo sguardo...  i  più piccini vanno  avanti,  ancora intenti  a  sgranocchiare le  leccornie  e  a parlottare.  In fondo, col corpo eretto e il  capo alto nell'aria a sfidare il mondo intero, c'è  il ragazzetto  bruno; l'esile ragazzina  dai  sandali dorati  lo guarda con ammirazione e  gli  sussurra qualcosa all'orecchio, forse un plauso per il  suo comportamento virile di poco prima. Lei gli prende delicatamente  una mano e la trattiene tra le  sue anche se lui, un pò scontroso, vorrebbe sottrarsi a questa dolce costrizione.
Camminano  così  inoltrandosi tra  la  gente  che affolla la grande piazza, andando incontro al loro destino nomade...

 

 

 

 

 

 

 

20 Luglio

https://notizie.umbria.it/2018/01/rapinata-con-coltello-alla-gola-alla-fermata-dellautobus-ma-arriva-un-coraggioso/

 

     Afa canicolare...  L'auto è mezzo vuoto e trovo persino posto a sedere. Luglio e agosto sono gli unici mesi  in cui a Roma si può vivere unaesistenza rilassata: poca gente per la  strada, poco  affollamento  sugli autobus... 
Le serrande abbassate di molti negozi e in qualche caso le  difficoltà di  approvvigionamento  di alcuni generi dei prima necessità ed il  silenzio che  si  stende sulla città, specie nell'ora del primo pomeriggio, a molti incutono malinconia,  un senso di  tristezza insostenibile poichè ormai sono  abituati  a  vivere  nel  caotico   bailamme cittadino  di vetture, di clacksons, di  voci,  di ossessiva  freneticità.
Io,  invece,  adoro questa inedita Roma  estiva  e sonnolenta   che  finalmente  mostra,  nella   sua prorompente bellezza, i mille tesori d'arte che le appartengono  ed un volto sereno, questa Roma  che assapora  pigramente  il  flusso  scanzonato   dei turisti, il sonoro scalpiccio dei loro zoccoli nei
vicoli non più sovraffollati, lo scorrere placido del Tevere che disegna innumerevoli anse, si snoda e  si distende formando gorghi concentrici  quando la forza della corrente si scontra con la  stabile massa  dell'Isola  Tiberina o  contro  gli  enormi pilastri di marmo...

 

Accanto al conducente un uomo sui quarantanni, solido come un pugile, canottiera  e jeans  d'un  colore imprevedibilmente  sporco,  il capo rasato a zero, guarda la strada dinanzi a sè quasi dimentico  del  mondo circostante.  Poi, improvvisamente si  gira mostrando il  suo  volto stolido e gonfio: le mani stringono un coltello  a serramanico col quale  gioca,  aprendolo  e chiudendolo di scatto.
Si guarda intorno, fissa i passeggeri uno ad  uno, quasi a voler imporre la superiorità della forza concenrata in quel piccolo oggetto metallico  che stringe tra le dita.

E, quando è ormai sicuro del potere  conquistato,  con uno schiocco  secco  lo chiude  definitivamente e lo ripone nella tasca sformata  dei jeans, mentre un  sorriso  diabolico gli si disegna sulla bocca tagliente.
Scende dinanzi alla Basilica Lateranense e  rimane fermo cone un insetto intorpidito dal gran  caldo, sul   marciapiede  dove  l'asfalto   si   liquefa,
seguendo il ritmo offuscato dei suoi pensieri.
Nelle  grandi  ciotole floreali che  fanno  corona all'obelisco  al centro della grande piazza,  oggi garriscono tulipani gialli, prorompenti e gai...

 

 

 

 

21 Luglio

https://www.circusfans.eu/2010/10/26/1979-1983-zerolandia-renato-zero-i-togni-e-il-circo/

 

     Circonfusi  da un alone dorato,  sfilano davanti a  me abeti stentati e grigi che delimitano campi da tennis e da football dove ragazzi in  pantaloncini e  magliette  sgargianti s'allenano,  sudando  e  gridando  gaiamente.   Il Teatro  tenda  a strisce bianche  e  rosse,  ormai stinta, appare floscio e deludente sotto il  caldo di   luglio   che  accartoccia  gli   angoli   dei cartelloni  pubblicitari esposti  sulla  facciata: giovani   dall'aria  grintosa  e  dai  capelli   a spazzola,  nomi stranieri, complessi  sconosciuti, le ultime rock-stars del mondo musicale.

Un  pout- pourri  caotico e ossessivo che attrae invariabilmente i giovani della città.
Un  ragazzo accanto a me alza su di essi uno sguardo  indifferente e canticchia tra sè, tossisce più volte poi parla, in tono  facilmente udibile, come rivolgendosi ad un amico immaginario che lo ascolti. Si toglie spesso gli occhiali  che pulisce con foga e col dorso della mano  s'asciuga gli occhi che gli lagrimano per il gran caldo,  se li  riaggiusta sul naso e riprende  a  confabulare con voce lamentosa col suo invisibile alter ego...

 

 

 

 

 

22 Luglio

https://it.dreamstime.com/photos-images/tre-sorelle-bianco-e-nero.html

     Attorno   alla  fontana,  oggi   zampillante, che  si trova ai piedi del palazzo della  Civiltà del Lavoro,  le magnolie  mostrano la loro prorompente vitalità; grigie e soffocate durante la  stagione invernale,  ora  dilatano  i fiori bianchi dai  petali carnosi tra il verde scuro delle  foglie.  Come ogni  volta,  la  natura  fa sfoggio  delle  sue  bellezze,  nonostante  l'uomo tenti di  corromperla con  mille  mezzi  e di soffocarla;  come una madre dolente  ma  generosa, essa gli elargisce doni d'inestimabile valore.

Dall'auto  scendono  tre  negre magre e altissime - una quasi sorpassava l'alto sostegno d'acciaio - sconosciute l'una all'altra e prendono tre direzioni diverse; le seguo con lo sguardo per un attimo:  ognuna cammina con incedere  diverso eppure egualmente elegante. Come tre  danzatrici sorelle  slanciano le loro lunghe  gambe sull'asfalto grigio,  una  con  dei  capelli biondastri  che  le  ricadono  in  riccioli  sulle spalle, la seconda sfidando il sole già alto con la sua pelle color caffellatte lucida e compatta, la  terza più piccola e tonda, con dei capelli ramati  che  sconfinano  un  pò  nel  volgare... altrettanto sinuose ed aggraziate come tre  libere  gazzelle nel vasto deserto...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 Agosto

https://www.publicdomainpictures.net/it/view-image.php?image=193383&picture=uccelli-in-volo

 

     Giornata pesante,  questa: l'auto arriva arrancando e sbuffando e la folla vi sale  pigra, senza  fretta.

M'attardo anch'io sul predellino e poi sulla piattaforma e mi guardo indietro per osservare l'immagine pietosa di una vecchina che vedo spesso dalle mie parti.
È piegata su se stessa da una grave forma d'artrosi che la costringe a camminare col viso rivolto verso terra:  non vede altro che lo squallido, sporco selciato di sanpietrini scuri.
Oggi la tiene per mano una ragazza magra e moderna che le fa attraversare la piccola  strada che costeggia Palazzo Brancaccio. La  sua  figura contorta e così piccola desta un moto di tenerezza in una signora che accompagna a scuola la sua  bambina  che si  avvicina  alla vecchina piegata  e lechiede se può accompagnarla;  lei annuisce dondolando il capo stanco e le tre figurette s'allontanano insieme, la giovane tenendo per un braccio l'anziana. Ma le altre  due vanno troppo in fretta, quasi la trascinano dietro di loro e lei, protagonista suo malgrado di questa tragicomica scena, stenta a tenere il passo...

 

     Il caldo si farà sentire oggi, già ora è afoso ma, fortunatamente, un vento bizzarro s'alza a tratti.  Percepisco nell'aria tensioni atmosferiche di  cui anch'io porto  i  segni  nel fisico  tormentato da un sonno poco ristoratore  e nell'animo che mal sopporta i quotidiani  impegni.

Anche l'autista, inchiodato lì nel suo piccolo cubicolo, ha un gran caldo e disciplinatamente apre ogni tanto le porte davanti: il vento penetra giocoso e si diverte a gonfiare la gonna d'una ragazza,alzandola verso l'alto come un piccolo paracadute, insinuandosi poi nelle pieghe morbide della sua maglietta candida...  Il  suo tocco vivificante risveglia anche un vecchietto un  pò pensieroso che si guarda intorno con un'aria  ora vispa.
Passiamo dinanzi a un prato su cui è posato un enorme tronco nodoso e irsuto messo lì  a bella posta  per l'inaugurazione del piccolo parco;  è d'un  colore bruno, caldo che contrasta col  verde intenso dell'erba. Oggi, sulla corteccia  grinzosa saltellano,  vivaci ed irrequieti  alcuni  uccelli che al passaggio dell'auto s'alzano velocissimi in volo...

 

 

 

 

 

 

3 Agosto

 

 

http://www.altrianimali.it/2018/02/11/fumare-benissimo-letteratura-sigaretta/

 

     Accanto a me un piccoletto coi baffi e gli occhiali si tormenta i capelli, tentando d'arricciarli in una piega sulla fronte ma quelli, ribelli, riprendono  la  loro  piega   naturale. Sintomo  di nevrosi, come il costante sguardo  che rivolge all'orologio, il sistemarsi di continuo il collo della camicia a righe...
Più  indietro, un attempato signore  dal  marcato accento sardo polemizza contro tutti, rivolgendosi ad  una sua coetanea incontrata per caso. Lo vedo spesso  e  non gli manca mai un  interlocutore  da travolgere  con  il fiume di parole che  gli  esce dalla bocca  mentre mantiene in bilico  una sigaretta spenta che, tuttavia, spesso desta lampi di  acidità di  certe  vecchie  signore  che  la credono accesa.
L'uomo si lamenta del malgoverno, delle ingiustizie sociali, brontolando in uno sbilenco dialetto romanesco  su cui predomina sempre la cadenza flemmatica della sua origine isolana: "Con la zappa sono meno, a magnà sò  tanti...  Mi ricordo  - dice con un lampo di nostalgia -  mio nonno che aveva un grosso orto, ricco di prodotti.
Un  giorno,  avevo 7/8 anni, mi  fece  salire  sul carretto con 50 kg. di verdura che voleva vendere; il  somaro,  che  conosceva  ormai  la   strada, camminava per le vie del paese ma nessuno comprava niente,  allora.  Allora non c'era  denaro e  mio nonno mi disse di sotterrare tutta quella  verdura invenduta perchè tanto lui  non  ne   avrebbe ricavato  più  nulla,  mentre  la  terra  avrebbe tratto giovamento da quel concime così ricco...
Ora  ne hanno tanti di soldi, si guadagna  facile. Ieri,  accanto  al luogo in cui lavoro,  c'era  un venditore di pesche, un pirata che,  approfittando della  chiusura  estiva dei  fruttivendoli,  stava facendo  affari d'oro vendendole a caro prezzo.  E non erano mica belle quelle pesche, eppure in  due minuti ha venduto ogni cosa...".
La  donna,  silenziosa annuisce a  quel  fiume  di parole e lui continua, facendo pronostici  sulla pensione  percepita dalla donna che, pur non volendo mettere in piazza i suoi  affari,  è costretta a rispondergli  per  non  sembrare sgarbata: "Ora le dico quanto prende di pensione: lei  prende un milione, non è poco!".
"No - dice la signora - e io me lo faccio bastare: giornali niente, niente cinema o teatro...".
"Anch'io sono un risparmiatore - continua l'uomo - niente  giornali, il caffè lo faccio bollire non sul  gas ma con la carta e i  fiammiferi,  all'uso del mio paese...".
La sua interlocutrice, ora più sicura, si lamenta però di qualcosa e lui ribatte: "Se la  sentisse Pomicino...!  (Chi  è  costui?  quale  misterioso personaggio  della  politica  si  nasconde  dietro questo buffo nome?) e ancora si scaglia contro  le statistiche  che  ci affibbiano un  benessere  mai fruito  se  non sulla carta e,  mentre  s'avvia  a discendere:  "Beh,  non possiamo dir  nulla:  come italiani siamo fortunati!" e finalmente saluta  la donna  dando, ancor prima di scendere, fuoco  alla sua sigaretta.

 

 

 

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4 Agosto

 

https://it.dreamstime.com/fotografia-stock-editoriale-furgone-del-gelato-roma-image45616418

   ...  Un camioncino precede l'autobus, ornato di scritte vistose, colorate; una tenda da sole a righe gialle e verdi porta una scritta a  grandi caratteri: ICE CREAM.

Aprirà la sua ala  vibrante come quella d'un uccello in qualche piazza di Roma, dove il passaggio di giovani e  turisti  è più frequente.


Un'afa pesante, opprimente si dirama sulla città, imprigiona  i palazzi alti tutti  uguali,  piccoli balconi  delimitati da inferriate, le  siepi  d'un verde polveroso  abbrancate alla  strada.

 
Eppure  questo squallore viene riscattato  da  uno scenario  di  nuvole gonfie che  s'affacciano  nel cielo  proprio sopra i grigi palazzi a  nascondere momentaneamente  il  sole. 

Ma  non  sono   grandi abbastanza  ed esso con vitalità gareggia con  le nubi, sprizza fuori con fasci di luce luminosa che disegnano nel cielo strade trasparenti...


A  destra appare imponente la sagoma  bianca  d'un grande    albergo   moderno   di   dubbio    gusto architettonico poi, più avanti la massa candida e titanica   dei  palazzi  mussoliniani,   armoniosi nonostante  la  possanza,  eco  d'un  passato  non troppo  remoto  che risuona nelle frasi  incise  a grandi  lettere: "Un popolo di poeti...".

 

 

 

 

 

5 Agosto

https://tatagioiosa.wordpress.com/2010/11/25/gli-occhi-del-cuore/

 

 

     Fuori 38 gradi e l'auto è rovente. Sarà il caldo,  improvviso  scoppia un alterco, a tutta prima incomprensibile:  due  giovani   filippine stanno chiacchierando animatamente con  una  voce cantilenante  che, effettivamente, dà un pò  sui nervi  tanto  è simile alla  nenia  estiva  delle cicale.
Forse è questo che spinge un uomo dalla faccia ottusa, grosso e strano a battere sulla spalla d'una delle due con un giornale per azzittirne  il chiacchierio.
A  questo atto un pò riprovevole , un  altro  uomo poco distante dal primo lo aggredisce con foga col suo  vocione per quell'atteggiamento  incivile, dimenando il suo enorme corpaccione.
La disputa sembra non aver fine, assume toni quasi grossolani  finchè  un  uomo  giovane,  istruito, dall'accento romanesco, dal fondo dell'auto s'alza dal posto in cui era seduto per intromettersi, per riproverarli  a causa del loro  comportamento.  Al fine di placare gli animi dei due vecchi ingiunge, quasi imperiosamente: "Siate  gentili, fatelo almeno  per  i  vostri  morti!"  e  si  risiede, scuotendo il capo, borbottando scontento contro  i due e l'ineducazione.
L'esser  riuscito ad azzittire i  due  antagonisti l'ha  reso baldanzoso ed è facile, ora,  attaccar discorso  con la sua vicina, una donna  di  colore che discorreva  allegra con il  suo  bambino,  un piccolo  di cinque o sei anni dalla faccina  furba ed uno scilinguagnolo fluente. L'uomo giovane  con la barba ha un bimbo all'incirca della sua età di cui estrae, orgoglioso, la foto per mostrarla alla donna e al piccolo.
Si danno subito del tu, lei gli parla dell'Egitto lontano e l'uomo si rammarica di non aver mai potuto visitare,  nonostante il  desiderio, quel paese così affascinante.
Lei è ben fatta, ha un corpo solido e slanciato e un  volto intenso pur se non bello,  emana  calore umano e i due, infatti, già amici, si  raccontano alcune  impressioni,  divagano un pò  sulla  loro vita  privata. Semplicemente, serenamente,  mentre il bimbo freme per partecipare alla conversazione, per esserne lui il solo protagonista. Nasce subito un gioco di indovinelli e mentre l'uomo si sforza, tra  l'impegnato e il ridente, a scoprire il  nome del bimbo, lui sorride contento, facendo  spuntare sulle sue guance brune due fossette ilari.
Il nome è un pò difficile, un antico nome egizio che  il bimbo pronuncia nel suo  già consolidato dialetto romano "Anis".
Ma quando ormai erano entrati nel vivo del  gioco, l'uomo  si  prepara  per  scendere  alla   fermata successiva,  il  piccolo lo saluta con un:  "E  tu come  ti  chiami?". Sulla porta  aperta  dell'auto l'uomo  gli risponde frettoloso: "Giulio" ma  poi, prima  di  girar  le spalle e andare  per  la  sua strada, mette dentro il capo e chiama: "Anis...?".
Il bimbo, già rivolto verso la madre, si gira  di scatto interrogandolo con lo sguardo...  "Ciao..." gli  grida  l'uomo mentre già l'auto  riparte  di corsa.  "Ciao.."   fa  il   bimbo   di   rimando, salutandolo  con  la  manina  alzata  e  continua, contento a cinguettare...

 

 

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6 Agosto

http://www.bussolasanita.it/schede-1713-il_nuovo_pronto_soccorso_dell_ospedale_san_giovanni_di_roma

 

     La Basilica di S. Giovanni domina la piazza con la sagoma massiccia ma meno monumentale, addossata a quella del Battistero  dall'intonaco grezzo.  Niente  marmo  su questo  lato,  solo  un loggiato  dalla  splendida ma  polverosa  volta  a mosaico. Ma lascia già intravvedere, più  avanti e in alto, una teoria di figure candide contro  il cielo.

Di  qua, invece, s'allunga la fatiscente  facciata dell'ospedale color  ocra come un  torpido  serpe sull'Amba Aradam;  nella sua  parte moderna  ha un'architettura  brutta ed asettica che si divide in due piani  diversi: una di marmo  bianco e grigio,  l'altra d'un tenue color verdino.  Decine di  stanze occupate da centinaia di malati le  cui figurette  s'agitano  sui balconi e  nei  vialetti come evanescenti fantasmi, trascinando con sè  le loro  sofferenze.
Ogni  tanto un auto vi approda a sirene  spiegate, con  un  fardello di dolore; allora le  stanze,  i corridoi si animano di figure bianche e verdi  che in fretta allestiscono il luogo in cui si compirà il rito della speranza per strappare un'altra vita alla morte...

 

 

 

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25 Agosto

https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_dei_Ricevimenti_e_dei_Congressi#/media/File:Roma_2011_08_16_Palazzo_dei_Congressi_fronte.jpg

 

     Eccomi di nuovo a Roma dopo una quindicina di giorni di riposo lontana dal lavoro e dai quotidiani impegni, passati nella solare cittadina della Toscana dove da anni ormai mi reco.
Eccomi  di  nuovo qui in questa Roma  sgraziata  e sofferente  che  mi accoglie  nel  suo  soffocante abbraccio  estivo,  così come accoglie  torme  di
turisti  affascinati  e  stanchi  per le lunghe maratone da  un monumento ad un Museo  e  che si attardano in gruppi chiassosi attorno ai  tavolini dei  bar  sorbendo un  cappuccino,  mangiando  una brioche  o  un toast o addirittura un  gelato  per economizzare  sui  pasti.  Sono  rossi  in  volto, accaldati e curvi sotto il peso degli zaini che si trascinano ovunque, simili a chiocciole colorate.

Ritorno  a  fatica ai miei doveri  d'ufficio che ormai, dopo tanti anni, m  sembrano  pesanti  e quasi senza senso fino a dubitare di aver vissuto male  sia come madre che come moglie e come impiegata i ventidue anni  della mia  vita  di lavoratrice...  ma  so  già che  domani  il  mio atteggiamento sarà diverso, non mi sentirò  più così frustrata, così fuori posto, sarò di nuovo ingolfata nella mia triplice veste ed interpreterò al meglio ognuno di questi ruoli.
     Mi riscuoto a fatica da questi pensieri che mi gravano l'anima, ritorno alla realtà sull'onda della voce alta e gioviale d'una donna che chiede intorno  informazioni  sul punto  in cui  dovrà scendere: le risponde un pò accigliato un signore dal marcato accento del Sud che però non sa darle una  precisa  indicazione. Si fa avanti  un altro passeggero,  un habituè della linea che ritrovo spesso lungo i miei percorsi, un uomo anziano con un  paio  di baffi cadenti e  un paio  d'occhiali scuri.
Pare  che  non attendesse  altro  per  attaccar bottone: è  sempre uno dei  primi a dar utili consigli a chi non conosce questa o quella strada. Fa,  quindi,  un  passo innanzi  quasi a volersi intromettere nel discorso ma poi si  ritrae dispiaciuto:  i  due  parlottano  fitto  fitto, dipanati ormai i dubbi sul punto di discesa  della signora.
La  donna  è una veneta  loquace e ben messa, nonostante abbia già passato la cinquantina:  ha un volto sereno e allegro che s'illumina alle battute dell'uomo che ha indovinato il nome della sua città d'origine. Si scambiano notizie, lei parla in fretta con quella sua cadenza simpatica e l'uomo,  calvo ma piacente,  sorride compiacente.
Scendono  insieme ancora parlottando  e s'avviano insieme verso  il  Palazzo dei Congressi  dove garriscono, colorate e allegre, bandiere di varie nazionalità.
Dall'asfalto  bagnato  di fresco esala  un  calore greve  che  chissà come  rievoca  in  me  aromi campestri,  odore di fieno appena tagliato,  umore di terra appena arata; la fontana che zampilla  al centro della piazza mi rammenta i ruscelli montani che scrosciavano improvvisi dagli anfratti, gelidi e  purissimi,  lungo i percorsi  scoscesi  su  cui seguivo  felice e saltellante,  l'allegra  brigata dei miei zii allora giovani...

 

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26 Agosto

https://roma.fanpage.it/il-luneur-riapre-il-13-giugno-sulle-giostre-con-la-mascherina/

 

     Ecco l'Eur... sul rettilineo l'auto fila come un piccolo aereo da diporto, sorvolando le  strade che  si intersecano soto il ponte già stracarico di macchine. A sinistra la ruota gigante del  Luna Park scintilla al sole, allargando le sue  braccia metalliche  e lucenti. Sogna ancora i  giri  pazzi della  notte  innanzi  e  attende  con  ansia   il tramonto  quando si accenderà di nuovo  di  mille luci e colori e ricomincerà a girare  lentamente, magico occhio aperto sul buio della notte...
Due indiani  scurissimi dal volto segnato  dalla fatica,  che  hanno  sonnecchiato per tutto il viaggio tenendo strette le loro grosse cassette di legno in cui raccolgono mille carabattole da vendere, scendono dall'auto sulla  piazza e si incamminano,  forse senza meta, cercando un luogo affollato in cui sostare. Apriranno le cassette e mostreranno la  mercanzia: anelli, orecchini, bracciali di plastica e d'argento cesellati secondo la moda orientale o anonimamente levigati, sete o stoffe dozzinali;  contratteranno com'è loro abitudine sul prezzo, richiameranno indietro i possibili  acquirenti promettendo  loro  sconti elevati   pur  di  guadagnare  solo poche lire, l'indispensabile per sopravvivere.

Sono arrivata anch'io alla mia meta quotidiana: guardo l'alto palazzo d'acciaio e vetri, grigio  e freddo in cui passo metà della mia vita  anonima, in cui tra poco anch'io, come  i  due  indiani, sciorinerò i  pezzi  della  mia  mercanzia  ben altrimenti  destinata.  Anch'io contratterò  sul numero  dei pezzi richiesti... ma alla fine della mia giornata lavorativa ritornerò alla mia casa, ai miei cari, alle mie coseamate senza  avere, ringraziando  Dio,  i loro pressanti  problemi  di sopravvivenza.

 

 

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27 Agosto

https://twitter.com/tifosololaroma

 

 

     Mi   sveglio  prima  d'ogni  altra   mattina, destata  dall'inarrestabile fluire delle  macchine che percorrono Via Merulana. È un sabato di  fine agosto  e chi non è ancora andato in ferie vi  si approfitta per condurre al mare o ai Castelli  (ma forse  non s'usa più andare ai Castelli!) con  la famiglia.
Scendo  in strada e mi sembra di  respirare,  dopo tanto tempo, un'aria diversa da quella degli altri giorni;  anche il barbone che staziona  all'angolo
di  Viale  Manzoni, sotto  le  volte  dell'Ufficio d'Igiene,  è  già in giro,  s'avvia  forse  alla mensa Caritas o all'ostello della Stazione Termini per un boccone di cibo...
Anche sull'auto mi sembra di vedere facce diverse, più chiuse e indolenti, ma forse è solo una  mia impressione.    Proprio    di    faccia,    seduto scompostamente, c'è un uomo piccolo e  grassoccio con una canottiera e due bretelle giallorosse,  un cappelluccio  pure  in colore con  lunghe scritte vergate da una mano sicura con un pennarello nero: "Voglia  di goals - Semo li mejo...", slogans  dei più focosi tifosi della squadra romana.
Il  volto  è  incorniciato  da  una  barba   alla garibaldina  corredata da due baffi biondicci;  il sole  gli ha arrossato gli zigomi ed il  naso  che brillano,  lucidi  nella faccia come  quelli  d'un clown.  Scambia  osservazioni con la  sua  vicina, forse la sua compagna, una donnetta grassottella e
piccola  come  lui che si regge a  stento  su  due tacchi  alti;  l'uomo  condisce  il  discorso  con vecchie battute romanesche. Dinanzi ad  un'impresa di pompe funebri allunga le mani facendo le  corna a mò di scongiuro...

 

 

 

 

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29 Agosto

 

 

 

 

http://esu.vr.it/2017/04/pubblicazione-graduatoria-contributo-trasporti-20162017/l43-passeggeri-autobus-130129214602_big/



 

     33 gradi, ore 9. Sono già in ritardo, un pò sulle  spine  perchè l'auto tarda  anch'esso.  Ma eccolo,  finalmente... 
Dentro,  oltre il caldo soffocante che inasprisce gli animi, c'è un pò di fermento e due donne  si lamentano.  Una  delle due, osservando dal finestrino  un giovane zingaro che  zoppica,  come spesso  vengono  addestrati  fin dall'infanzia, racconta che ormai lei non ci crede più e che  ai poveri non dà più nulla da quando, dopo 18  mesi di Regina Elena  (il   famigerato ospedale oncologico),  avendo fatto voto di  regalare al primo povero che incontrasse  cinquecentomilalire, questi le aveva rifiutate  (forse   sospettando qualcosa di losco).
L'altra commenta vigorosamente ma poi, intravisto un posto libero, conclude in fretta l'ultima frase e, senza salutare la donna con cui stava parlando e che sta per scendere, si lancia in  avanti  per timore di perderlo. Accanto a lei c'è un uomo piccolo e tranquillo con cui la signora, che sente ancora  urgenza di comunicare,  attacca subito discorso.
L'auto arranca lamentandosi su per  la  salita, l'aria che entra dal finestrino è afosa e fa ristagnare gli  odori di sudore e di  profumi  da pochi soldi... ma ecco, una ventata  inattesa  li porta via, lontani.
Spintonando, sale un invalido che, senza guardarsi intorno, si slancia contro l'occupante del primo sedile a portata di mano, senza curarsi che anche questi è anziano e lo fa alzare. Poco distante c'era un posto libero dove avrebbe potuto sedersi indisturbato. Desiderio di sopraffazione a tutti i costi.
Più avanti, ecco la toscana, Imperia, e la  sua amica grassottella che ciarla con la  sua voce acuta, ciancia, ciancia. Un signore distinto in doppiopetto grigio,  spalle curve ed un naso aquilino, seduto accanto a loro, le ascolta  senza darlo a vedere e ride tra sè e sè...
Oggi sono tutti da descrivere: quello zingaro là, anziano e corpacciuto, ristretto entro una camicia rosso sanguigno e pantaloni  ghiaccio,  orologio d'oro al polso ed un portafogli rigonfio nella tasca posteriore. La  camicia bagnata gli si attacca alla schiena, rivelando un torace nervoso, muscoloso. Eppoi quella signora bene, con un abito a colori sgargianti e tante scritte balneari: Hawai, Maldive, Palma...; quell'altra, laggiù, che borbotta  contro la mancanza dei  mezzi di trasporto e lo  stillicidio dei  tempi morti d'attesa alle fermate: ha una gonna a ruota nera ed una  blusa rossa a grossi  pois bianchi, due lunghe pendenti di cristallo a forma di cuore che le  ricadono  tra  i capelli d'un nero corvino, decisamente tinti...
Gli unici tranquilli sono tre asiatici, composti e ridenti,  una giovane coppia col loro bambino, tutti e tre bruni e con gli occhi vispi. Quelli del  bimbo, quasi socchiusi tra le fessure delle palpebre, scrutano lo strano mondo intorno a  lui, fatto  tutto di colori e di paesaggi nuovi a  cui, come  ogni bimbo di quell'età, batte contento  le mani. La  mamma  è piccolina, col viso un pò schiacciato ed un sorriso dolce come ogni  giovane mamma che osservi il suo piccolo, le sue sorprese, le  sue scoperte. Si diverte a parlare con lui borbottando frasi incomprensibili per gli  altri nel gergo  infantile che il bimbo  ascolta  tutto felice e ridanciano.
La  strada è sgombra e l'auto fila  che è una meraviglia. Ancora per poco, tra poco ricominciano le scuole, la pioggia, la calca, le lunghe attese. 
Ma oggi, l'ultimo forse, mi godo ancora questo sole vivificante che illumina la  strada, gli alberi,  le case, la bruna garitta di pietra di Piazza Numa Pompilio, le bandiere che garriscono dinanzi  alla Fao, la rutilante tenda  a  strisce bianca e rossa.  Ed anche questi compagni di viaggio, noti o sconosciuti con le loro pecche e le loro gentilezze d'animo, i loro discorsi giusti o campati in aria...
Imperia  è nervosa, blatera contro una donna che nel passarle accanto l'ha urtata forse inavvertitamente e le si rivolge con malgarbo, mentre un uomo  piccolo  e  serio,  dall'aria spaesata, contrae nervosamente la mascella su cui spicca una piccola barba argentea. Non c'è spazio vitale, ma è sopportabile...

 

 

 

 

31 Agosto

 

http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=59299

 

     Nel sole radente del mattino ogni cosa assume tonalità dorate e le mura grezze delle Terme di Caracalla prendono un aspetto ridente nonostante le  nere fessure degli archi e delle gallerie  che ne fendono la fisionomia come larghe e  misteriose ferite.
Il "mio" Eden, l'Eurogarden, è come una  piccola oasi  in  cui  ogni giorno mi  ristoro e da cui attingo forza a sopportare, giorno dopo giorno, il caos  intorno ed il traffico. L'ho visto crescere un pò alla volta, pazientemente: ora l'erba verde e sottile sui prati, rami d'edera sopra la piccola casa  che assomiglia a quelle delle fiabe, ora le bianche sculture marmoree - stravaganti forme alla Henry  Moore - poi grossi orci di coccio, ora un arbusto nuovo ed esotico, lo scivolo e le giostre per i bimbi e tante piantine che nascono e prolificano indisturbate dal traffico che scorre ai  bordi della strada. Come l'orgia di  caos che domina i nostri giorno non abbia il potere di intaccare la piccola oasi verde. Poichè essa è natadall'amoredi qualcuno, dalla sua dedizione, dalla  sua pazienza. E il Caos nulla può contro l'Amore!

     Basso, tarchiato, una fronte piccola su cui i capelli tagliati a spazzola danno  l'impressione d'una schiera allineata di piccoli omini grigi, un lungo naso prominente, a gran voce si rivolge ora all'uno ora all'altro dei presenti per chiedere l'ubicazione di un certo Ufficio in cui deve recarsi:   "Siete  un  buon  uomo,  voi  -   dice rivolgendosi a quello che per ultimo gli  ha fornito le informazioni. E a tutti  racconta che viene da  Frosinone e per conto  del  capoufficio deve recarsi a compiere un servizio.
Ma è scettico, forse là gli diranno che non sono competenti e gli toccherà girare chissà quanto ancora.  Riempie l'auto dei suoi ringraziamenti  e della sua personalità sbilenca ma generosa.  Gli astanti, però, si sogguardano con impazienza, sperando che scenda al più presto...   

 

 

 

Viavai Continua 3


 

 

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