Rubriche di
Patrizia Fontana Roca


SANT'ANTONIO, VITA, MORTE E MIRACOLI

 

 

 

Sant'Antonio da Padova, forse secondo solo a San Giuseppe, è il santo più noto e amato nel mondo. Milioni di pellegrini e devoti, provenienti da ogni parte della terra, visitano ogni anno la sua Basilica a Padova.

Non vi è chiesa al mondo che non abbia un altare, un dipinto, una statua, un affresco, una nicchia a Lui dedicati.
Per non parlare poi delle piccole statue e dei santini presenti in vari luoghi, prime fra tutte le abitazioni private.

I devoti sentono Sant'Antonio come un potente intercessore e come benefattore; attraverso di lui si può intravvedere il volto di Dio, come realtà concreta e tangibile della sua bontà soccorritrice.

Da Sant'Antonio promana anche il misericordioso e delicato richiamo alla conversione e alla penitenza.
Attraverso i simboli iconografici che lo accompagnano (il giglio, il libro e Gesù Bambino) egli esprime la Purezza e la trasparenza di vita, l'Amore tenero e disponibile e la Parola di Dio.

Sant'Antonio si fa compagno di viaggio nella quotidianità della vita

Non è solo un distributore di grazie e di favori a cui ricorrere nel bisogno, è il fratello maggiore, l'amico confidente, sempre presente e disponibile per le persone con tutti i loro problemi, grandi e piccoli.

AFFIDAMENTO DEI BAMBINI

Sant'Antonio ha avuto una particolare predilezione per i bambini. Tra i miracoli da lui compiuti quand'era in vita, più di uno riguarda proprio loro.

Per questo è invalsa la tradizione di porre i piccoli, fin dalla nascita, sotto la protezione del Santo.

A questa usanza fa seguito quella di far indossare ai bambini l'abitino francescano, il giorno 13 Giugno in cui ricorre la sua festività, per ringraziare il Santo della protezione ricevuta e per divulgare agli altri questa pia devozione.

In suo nome sono sorti poi numerosissimi Orfanatrofi in cui i piccoli senza famiglia hanno potuto e possono vivere in un clima di amore e di rispetto, seguiti nella crescita psico-fisica e nell'istruzione.

LA MANO SULLA TOMBA


E ' questo il gesto più caratteristico che i pellegrini compiono nella Basilica antoniana che, oltre ad esprimere il bisogno di un contatto concreto con il Santo, è un gesto di fiducia e di affidamento, accompagnato dalla preghiera silenziosa del cuore.

A focalizzare l'attenzione sul Santo non sono tanto le sue statue o le immagini, che pure non mancano, ma la sua stessa Tomba.


Sant'Antonio è uno dei santi più popolari ed amati nel mondo, forse per il gran numero di miracoli che gli si attribuiscono, per le leggende fiorite intorno a lui, ma probabilmente proprio per il carisma che, lui vivente, si diffondeva alle persone che lo incontravano. Dalla Chiesa, sant'Antonio viene considerato come un eccezionale teologo, gran predicatore, guida dei cristiani e taumaturgo.

Della sua vita non si hanno che notizie piuttosto incerte, molte derivanti da agiografie successive, che man mano si arricchivano di particolari; di sicuro si sa che sant'Antonio, il cui vero nome era Fernando di Buglione nacque a Lisbona da nobile famiglia portoghese discendente dal crociato Goffredo di Buglione, attorno all'anno 1190-1195 e che i genitori gli fecero impartire un'educazione umanistica - a quel tempo riservata a poche persone - nutrendo su di lui ambiziosi progetti.

Ma Fernando ben presto decise di dedicarsi a Dio, entrando a 15 anni nell'Ordine dei Canonici Regolari di sant'Agostino, in un convento poco fuori la sua città natale, dove rimase per due anni, ampliando la sua già notevole cultura.

Si trasferì successivamente a Coimbra dove pensava di poter restare isolato dal mondo esterno, poichè egli aveva bisogno di raccoglimento, e dove sperava di approfondire gli studi di Teologia; ma l'ambiente di quel luogo, pervaso di mondanità e di potere, non faceva per lui che, aiutato da una straordinaria memoria, si diede anima e corpo alle scienze umane e teologiche.

A Coimbra, probabilmente, venne ordinato sacerdote, intorno ai 25 anni ma, successivamente, decise di lasciare l'Ordine degli Agostiniani, per entrare in quello dei Francescani, più consono alle sue esigenze spirituali, colpito soprattutto dalla semplicità e dalla serenità di quei frati che spesso bussavano al suo convento per chiedere un pò di pane.

Da loro si informò sulla Regola e sulla figura di san Francesco e a loro si unì con la promessa di potersi recare tra i saraceni, che in quel tempo perseguitavano i cristiani e che avevano messo a morte parecchi frati francescani, ottenendo il consenso dopo molte difficoltà.

Rivestito del saio francescano, cambiò anche il nome in quello di Antonio, stabilendosi nella piccola comunità di frati che, rispettando il loro impegno, lo lasciarono partire per il Marocco.
Una provvidenziale malattia lo costrinse a rientrare subito in patria ma, come si sa, "le vie del Signore sono infinite" e mentre la nave rientrava in Portogallo, una tempesta la dirottò verso la Sicilia dove sant'Antonio, ospitato dai confratelli di Messina, recuperò le forze. Intanto ad Assisi stava per svolgersi il Capitolo generale dei frati minori (1221), presieduto da san Francesco, a cui tutti i frati erano invitati.

Anche Antonio si incamminò verso la cittadina umbra dove potè vedere ed udire il gran Santo, sia pur senza conoscerlo, convincendosi sempre più della bontà della scelta di vita intrapresa.

Successivamente si recò all'eremo di Montepaolo in Romagna dove celebrava la Messa, partecipava alle preghiere comuni e alla povera vita conventuale, senza mai lasciar intendere la sua enorme cultura, fino a quando, nel 1222, mentre si trovava a Forlì per un'ordinazione, non essendo presente alcun altro, dal Superiore gli venne richiesto di prendere la parola.
Fu così che le sue doti si rivelarono in pieno e gli venne affidato dunque l'incarico di predicare nelle piazze e nelle chiese, percorrendo tutta l'Italia, a partire dalla Romagna, sempre a contatto con il popolo a cui si proponeva non solo come predicatore, ma come confessore ed insegnante, cercando di riportare sulla retta via gli eretici (venne chiamato anche il martello degli eretici), molto diffusi a quel tempo, in particolar modo i catari.

Molti dei prodigi che gli vengono attribuiti, sono avvenuti in questo periodo, come quello della predica ai pesci, accorsi numerosi ad ascoltare la sua parola, mentre era stato respinto e schernito dagli eretici.

Nel 1223-24, San Francesco, pur mancando di profonda istruzione e non volendo sprecar tempo per lo studio a discapito della preghiera, sentiva però che era necessario un corso di studi regolari anche per il suo Ordine e, riconoscendo la profonda cultura di sant'Antonio, lo incaricò di aprire una scuola di Teologia (Studium francescanum) che ebbe tra i Frati Minori esponenti di spicco quali san Bonaventura e Duns Scoto.

Verso la fine del 1224, sant'Antonio venne inviato in Francia per tentare di arginare l'eresia degli Albigesi; fu predicatore e maestro di teologia a Montpellier, importante centro universitario, baluardo dell'ortodossia cattolica, a Limoges assunse un incarico di governo come custode e infine fu ad Arles per il capitolo Provinciale dela Provenza dove, mentre Antonio teneva un sermone, apparve in bilocazione san Francesco che aveva appena ricevuto le stigmate, che li benedisse tutti.
Insegnò a Tolosa dove è ambientato un altro miracolo a lui attribuito: quello del mulo che adorò l'Eucarestia.

Nel 1227 ritornò in Italia, di nuovo a capo della provincia di Romagna; da lì, visitava periodicamente tutti i suoi conventi che diventavano sempre più numerosi e, su incarico di papa Gregorio IX - che lo definì "Arca del Testamento" - nel 1228 predicherà nella settimana di Quaresima.


Spesso i suoi sermoni erano dedicati a Maria, della cui Assunzione era un convinto assertore. Sembra che le prediche furono tenute davanti ad una folla di varia provenienza e che ognuno lo sentisse parlare nella propria lingua.
Viaggerà ancora senza risparmiarsi, pur con grande stanchezza e varie malattie che lo tormentavano (soffriva d'asma e di idropisia), stabilendosi poi finalmente nel convento di Padova, città ricca di commerci e industrie e molto popolosa.

 

A questo popolo, si dedicherà sant'Antonio con tutto se stesso, mettendo da parte una sua opera dottrinale, i Sermones, in cui risaltavano i suoi temi preferiti: i precetti della fede, della morale e della virtù, l'amore di Dio e la pietà verso i poveri, la preghiera e l'umiltà, la mortificazione, scagliandosi contro l'orgoglio e la lussuria, l'avarizia e l'usura di cui era acerrimo nemico.

Ma quest'opera resterà incompiuta perchè si dedicherà senza risparmio, danneggiando anche la sua già precaria salute, alla predicazione al popolo, lasciando anche il suo incarico di Provinciale. Intorno a lui si raccoglievano folle mai viste che nessuna chiesa o piazza potevano contenere, per cui ci si spostava in aperta campagna dove il santo predicava e confessava senza sosta.

Si ricordano, in questo periodo, due suoi interventi a favore dei cittadini: la riforma del Codice statutario repubblicano, grazie alla quale un debitore insolvente ma senza colpa, dopo aver ceduto tutti i beni non poteva più essere anche incarcerato e tenne testa ad Ezzelino da Romano, soprannominato il Feroce, perchè in un solo giorno aveva fatto massacrare undicimila padovani che gli erano ostili, affinchè liberasse i capi guelfi incarcerati.

Nel 1231, a primavera inoltrata, Antonio decise di spostarsi in campagna, per non distogliere i contadini dal loro lavoro e per prendersi un po' di riposo dopo il duro impegno degli anni precedenti, trasferendosi a Camposampiero, accompagnato da due frati, Luca Belludi e frà Ruggero, ospite del conte Tiso che gli approntò una piccola cella su di un grande albero, dove avrebbe potuto pregare in pace; ben presto però la notizia si diffuse e gruppi sempre più numerosi di fedeli si radunarono sotto il noce per vedere e ascoltare Antonio.

Durante questo soggiorno una tradizione locale pone la Visione di Gesù Bambino, che altre testimonianze collocano in Francia. Il fenomeno potrebbe anche essersi ripetuto, viste le particoli doti del Santo.
Si racconta che una sera Tiso, mentre si recava nella stanza del Santo, vide sprigionarsi dall'uscio socchiuso un intenso chiarore e, pensando che si trattasse di un incendio, spalancò la porta, ma si trovò dinanzi ad una scena inattesa: Antonio stringeva tra le braccia Gesù Bambino.
Scomparsa la visione, il Santo si accorse della presenza del conte e lo pregò di non farne parola con nessuno. Solo dopo la morte di Antonio, infatti, egli diffuse notizia di quello di cui era stato spettatore.

L'unica data certa della vita del Santo è proprio quella della sua morte, avvenuta il 13 giugno 1231.
Verso mezzogiorno Antonio fu colpito da un collasso e i confratelli accortisi della gravità della situazione, come da suo desiderio, si accinsero a riportarlo al convento di Santa Mater Domini, adagiandolo su un carro trainato da buoi e si incamminarono verso Padova, ma alla periferia della città le sue condizioni si aggravarono talmente che essi decisero di ricoverarlo nel vicino monastero di Santa Maria de Cella (Arcella), dove viveva una comunità di Clarisse.
Antonio venne adagiato in una cella e pregò insieme agli altri frati fino all'ultimo, cantando con un filo di voce un inno alla Vergine, rimanendo poi assorto in contemplazione.

Morì a 36 anni non compiuti. Erano circa le cinque del pomeriggio. Si racconta che mentre stava per spirare ebbe la visione del Signore e che al momento della sua morte, nella città di Padova, frotte di bambini presero a correre e a gridare che il Santo era morto.

 

Subito dopo, il suo corpo venne conteso tra il convento dove era spirato e quello di Santa Maria, e si ebbero delle vere e proprie sommosse popolari, ma alla fine si giunse a un accordo e la salma fu trasportata nella chiesa di Padova.
L'arca che conteneva le spoglie di Antonio fu collocata su colonne attraverso cui passavano le folle dei devoti che da ogni dove andavano a rendergli omaggio e che in tal modo si ponevano simbolicamente sotto la sua protezione. Dopo la sua deposizione si produssero molti miracoli, alcuni documentati da testimoni.
Anche in vita Antonio aveva operato decine e decine di miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba recisa o un piede, rendendo innocui cibi avvelenati, mostrandosi in vari posti contemporaneamente, qualche volta anche con Gesù Bambino in braccio.
La sua vita, la sua predicazione e i suoi miracoli fecero sì che Antonio venisse subito canonizzato, dopo solo un anno dalla morte, il 30 maggio 1232, da Papa Gregorio IX e il suo corpo venne deposto, nel 1263, in una nuova e più ampia chiesa - che sorge vicino al convento di Santa Maria Mater Domini - che fosse in grado di accogliere le schiere di pellegrini devoti al Santo.

In quest'occasione, venne aperto il sarcofago in cui si scoprì che la sua lingua era rimasta intatta e S. Bonaventura da Bagnoregio, che era presente, la mostrò alla folla con commozione, esclamando:

 

"O lingua benedetta, che sempre hai benedetto il Signore e lo hai fatto benedire dagli altri, ora è a tutti noto quanto merito hai acquistato presso Dio".

Assieme alla lingua, anche il mento e un dito del Santo vennero posti in vari reliquiari, conservati nella Cappella del tesoro presso la Basilica, mentre il corpo fu posto in una nuova cassa, sigillato e deposto nell'arca. Una seconda ricognizione, attuata nel 1981, ha dato modo di constatare che i sigilli apposti da S. Bonaventura nel 1263 erano ancora intatti.
Nel 1946 Pio XII ha proclamato sant'Antonio, Dottore della Chiesa.

 

S. A. G.
( ST. ANTHONY GUIDE )

L'abbreviazione S.A.G. ( St. Anthony Guide ) di fatto costituisce una breve preghiera con la quale si invoca l'aiuto di S. Antonio affinché la corrispondenza – su cui tale sigla viene scritta - arrivi a destinazione.
Tale abbreviazione poteva essere scritta a penna oppure sulla corrispondenza poteva essere incollato un apposito chiudilettera.

Tale tradizione ha origine nel 1729 quando un mercante si recò dalla Spagna ( più esattamente da Oviedo) in Perù per motivi di lavoro. La moglie scrisse molte volte al marito, ma questi non rispondeva ed ella, preoccupata, si rivolse a S. Antonio, come estremo rimedio, affinché proteggesse il tragitto della corrispondenza. Per tale motivo scrisse una lettera e la sistemò nelle mani di una statua del Santo.
Dopo pochi giorni nel ritornare a pregare il Santo, con sua grande meraviglia, trovò nelle mani della statua la risposta del marito ed alcune monete d'oro. La lettera, che è tutt'oggi visibile in Oviedo, reca la data di Lima 23 luglio 1729 ed in essa l'uomo specifica di aver ricevuto la lettera della moglie dalle mani di un frate francescano.

Da allora si è sviluppata la devozione al Santo come “Guida" o meglio "Protettore” della corrispondenza e si è presa l'abitudine di scrivere l'abbreviazione "S.A.G" sulle lettere. Tale consuetudine si è consolidata anche attraverso l'associazione “ S. Anthony's Guild” dei Frati Francescani di Paterson, New York che, tra l'altro, per semplificare e dare risalto a questa usanza, ha provveduto a stampare i chiudilettera da applicare sulle buste.

 

IL PANE DI SANT'ANTONIO



Si dice che questa istituzione sia nata in un'oscura bottega di Tolone, dove alcune persone afflitte da mali morali, patrimoniali e fisici avevano promesso che se sant'Antonio li avesse salvati da quelle afflizioni, avrebbero dato in cambio una certa quantità di denaro, consentendo di distribuire del pane fresco a molti poveri.
Altri sostengono, invece, che nacque per un prodigio avvenuto poco dopo la morte del Santo, miracolo compiuto risuscitando un bimbo che era annegato per negligenza della madre.
Questa, disperata, aveva fatto voto al Santo che se il bambino avesse ripreso vita, lei avrebbe dato ai poveri tanto frumento quanto era il peso del bambino.

 

 

Tanti altri sono i racconti su questa tematica, che riguardano spesso bambini portatori di malattie all'epoca incurabili, ma certamente il più curioso racconto è il seguente:

"Verso la metà di maggio del 1894 una signora si trovava nella carrozza d'un treno in compagnia di altri viaggiatori. Eran passate quattro ore dalla partenza, quando la signora si accorse d'aver smarrito il biglietto di viaggio: e avendola aiutata nelle ricerche quanti erano nella stessa carrozza, ne rovistarono ogni cantuccio; ma inutilmente. "Sant'Antonio trovatelo voi!" — esclamò con vero slancio di fede la pia signora.

Scoppia un'ilarità irrefrenabile a queste parole ed uno di quegli increduli viaggiatori si permette di aggiungere: "Sicuro! Signora, Sant'Antonio glielo rimanderà da uno dei finestrini!"

 

La buona signora tutta mortificata da questo lazzo, vergognosa d'aver esposta agli scherni di quegli increduli la fede che aveva nel Santo, crede bene di tacere, fa la sua promessa e prega il Santo in cuor suo. Dopo qualche minuto il treno si ferma ad una stazione, e poco dopo, ripreso il cammino, ecco si presenta allo sportello uno dei verificatori, montando sulla predella della carrozza.

Al vederlo la signora più che mai si smarrisce, cerca per l'ultima volta il suo biglietto, essendo per lei gravosissimo di doverlo ripagare.

Uno di quei viaggiatori dice: "E' proprio inutile, Signora, lei non ha il suo biglietto, lo sa benissimo che lo ha perduto!" A queste parole, dette tra le risa generali e villane, il verificatore soggiunse: "Lei ha perduto il suo biglietto? Per quale destinazione?" - la signora gli nomina la città - "Ebbene, stia tranquilla: il suo biglietto è stato trovato sul marciapiede della stazione di partenza: ho ricevuto a quest'ultima fermata un telegramma che me ne avvisa."

E senz'altro le porse dal finestrino un foglio di riscontro che sostituiva il biglietto.

La buona signora ringrazia con effusione il verificatore, e, rivolgendosi a quello dei viaggiatori che alla sua incredulità aveva aggiunto il sarcasmo gli dice: "Lei l'ha indovinata: Sant'Antonio mi ha rimandato il biglietto dalla finestra!!".

Comunque sia, la Provvidenza diffuse in tutto il mondo questa pia pratica, portando molte persone a promettere a sant'Antonio una certa quantità di pane per le persone più povere, se avessero ottenuto la liberazione da mali spirituali o fisici.

Ottenuta la grazia, il beneficato deponeva riconoscente nella cassetta del Santo, presente in chiesa, una somma di denaro corrispondente al pane promesso.

Per questo spesso Sant'Antonio, che anche in vita fu generoso sostentatore dei più miserabili, viene rappresentato in atto di dare del pane ai poveri e in special modo ai bambini.

 

EFFICACI PREGHIERE
A SANT'ANTONIO DI PADOVA


Preghiera per fare la Santa Comunione unendosi a Sant'Antonio.

Ammirando la familiarità vostra, o glorioso Antonio, col Bambino Gesù, che abbracciate e accarezzate con tutta l'espansione dell'animo, invidiato dagli uomini e dagli Angeli, io formulo un vivo desiderio di possedere la purezza, la candidezza, la pietà, il fervore del vostro cuore, onde degnamente ospitare Dio-Eucarestia, nel mio seno.
Non potendo altro, offro a Gesù le virtù vostre in luogo di quelle che mancano a me.
Che se il mio voto è a voi accetto, o gran Taumaturgo, per la vostra intercessione mi sentirò mutare il cuore e ravvivare lo spirito e sarò fatto partecipe alle consolazioni che Gesù così prodigamente versò sopra di voi, e a me non resterà che di ringraziarvi insieme a tutti i devoti del vostro Nome benedetto e del vostro potere illimitato presso Dio.

P. Felice da Bergamo


Orazione a Sant'Antonio
Del P. Ribadineira

O beato Padre Sant'Antonio, luce di dottrina e fuoco di carità, gloria della Chiesa Cattolica, ornamento del sacro Ordine dei Minori, martire di desiderio, vero alunno e discepolo amato del vostro Padre San Francesco, difesa e scudo delle di lui Regole e Istituti, uomo di Dio, seguace dell'Umiltà di Cristo e maestro della celeste sapienza, Antonio glorioso, tromba dello Spirito Santo, arca del Testamento e zelante predicatore dell'Evangelo, a cui non poterono mai resistere gli eretici e sino le bestie e i pesci ubbidirono, tutte le creature servirono, i tiranni rispettarono, le città e i popoli invocarono nelle loro tribolazioni, e sempre sperimentarono propizio e favorevole; vi supplico, benignissimo Padre e Protettore mio amorevolissimo, per tutti i meriti del Sangue di Gesù Crocefisso, che voi tanto amaste, che vi mostriate verso di me pietoso, mentre ricorro umilmente alla vostra rara pietà.
Rivolgete gli occhi vostri verso l'anima mia; e, giacchè voi siete ritrovatore di cose perdute, consolate la mia afflizione facendomi trovare per sempre la grazia di Dio, da me tante volte perduta col peccato.

Confortate, vi prego, i pusillanimi, soccorrete i poveri, ottenete il perdono ai peccatori, la perseveranza ai giusti, ed a tutti vita perfetta, morte santa e riposo perpetuo. Amen



Per la conversione dei peccatori


O gran Sant'Antonio, che col serafico ardore delle vostre preghiere faceste discendere dal cielo Gesù, vero Pane di Vita eterna, guardate i poveri che muoiono senza Dio, dateci il pane per attirarli alla chiesa ove Gesù, Ostia nutritiva, langue d'amore nel tabernacol, in attesa che i suoi figli da Lui redenti col prezzo del suo Sangue, abbiano a ricambiarlo collo sfamare i loro poveri fratelli, pur da Lui tanto amati, largheggiando nel dar pane ai suoi figli.

Siate, o caro Santo di Padova, il nostro celeste provveditore, e per il pane che voi ci elargite, noi vi daremo a Gesù le anime dei suoi poveri.

 

 

 

Per ottenere la grazia della perseveranza

O glorioso Santo, protettore di tutti coloro che a voi ricorrono, poiché riceveste dal Signore il dono di operare miracoli, occupatevi vi prego di quello della mia conversione e della mia perseveranza.

Presentate innanzi al trono dell'Altissimo tutti i miei bisogni spirituali e temporali, allontanate da me e da tutte le persone che mi sono care, le malattie, le avversità e le disgrazie, ed in virtù delle vostre preghiere, attirate sopra noi tutte le migliori benedizioni del Cielo e della terra.

Amen

Preghiere per la Novena o la Tredicina in onore del Santo


I. O glorioso Sant'Antonio, o Santo veramente innamorato di Dio, voi fino dalla vostra giovinezza vi consacraste alla pratica della pietà e della penitenza nell'Ordine di San Francesco: e animato dal desiderio di salvare le anime vi avviaste in Africa nella speranza d'incontrarvi il martirio. Voi vedete come noi al contrario, siamo così timorosi d'ogni più piccola mortificazione: dateci deh! Che se non sappiamo ardere dal desiderio del martirio, almeno sappiamo mortificare le nostre passioni ed i nostri sregolati appetiti, in tutto cercando solo la volontà del Signore. Gloria.


II. O glorioso Sant'Antonio, voi che con tutta cura cercaste di nascondere agli occhi del mondo i vostri talenti e, innalzato da Dio, vi teneste basso nella vostra estimazione e con pazienza rimaneste inalterabile davanti ai dispregi di quegli uomini che vi riputavano stolto. Voi vedete come la nostra vanità vada desiderosa di gloria e di onore: deh! Otteneteci di comprendere le nostre miserie ed i nostri peccati, e, confusi alla vista di essi, ci arricchiamo di quell'umiltà senza della quale non si può piacere a Dio e pazientemente accettiamo ogni persecuzione, ogni prova che ci servirà ad accumulare tesori per il Cielo. Gloria.


III. O glorioso Sant'Antonio, voi cercaste sin dai primi anni di non macchiare la vostra purità così che la vostra bell'anima traspariva dal volto e dagli atti composti della persona ad affascinare i cuori: e vi ottenne il celeste favore di poter stringere fra le vostre braccia il bambino Gesù che predilige le anime pure e semplici. Ma quanto purtroppo, fra tanti incentivi, noi siamo dissimili da voi. Deh! Proteggeteci perché veniamo preservati dal fango del mondo e odiando il peccato evitiamo l'eterna rovina: da questo punto promettiamo di volerci emendare e voi col vostro patrocinio farete salvi i vostri devoti. Gloria.


IV. O glorioso Sant'Antonio, voi, appena vi sentiste chiamato da Dio, ne secondaste l'invito abbandonando ogni cosa e ne zelaste la gloria col predicare con una forza del tutto divina, trionfatrice dei cuori più duri, e col compiere i miracoli più strepitosi, predicendo le cose più lontane e nella vostra carità beneficando gli stessi nemici. Con quanta infedeltà noi invece trascuriamo le ispirazioni divine, abusando delle misericordie del Signore! Impetrateci, deh! Che d'ora innanzi non ci poniamo più a tal pericolo, ma accesi di zelo nel servizio del Signore, trattiamo con cristiana dilezione tutti i nostri fratelli, perdonando a coloro che ci avessero offeso e ottenendo così la grazia di meritarci dall'Altissimo i più distinti favori. Gloria.


V. O glorioso Sant'Antonio, voi compiste in breve volger d'anni la vita, ricca di meriti per il cielo, e la chiudeste con la letizia nel cuore, meritando per la devozione che professaste a Gesù e Maria di essere da loro non soltanto avvisato della morte vicina, ma visitato e consolato nell'agonia, nella quale pregustaste il Paradiso che è fatto anche per noi. Ma e l'uno e l'altro non sono dati se non a coloro che vivono rettamente. Voi dunque riguardate noi vostri devoti: concedeteci di saper combattere i nostri nemici spirituali in vita ottenendo frutti degni del eterno premio, cosicchè, dopo aver sopportato le traversie presenti nella devozione ed amore a Gesù e Maria, ci sia dato di ricongiungerci al Signore, ottenendo di condividere con voi la gloria dei beati nell'eternità. Gloria.

Preghiamo

O Dio, il ricordo di Sant'Antonio, dottore evangelico della Chiesa, allieti la mia famiglia, affinchè forte del suo spirito, meriti di godere un giorno la felicità eterna del Cielo. Per Cristo Nostro Signore. Amen.

 

 

 

Orazione


Consoli la vostra Chiesa, o mio Dio, la devota invocazione del Beato Antonio vostro Confessore, perché sia sempre confortata di spirituali soccorsi, e meriti possedere i gaudi eterni. Per Gesù Cristo Nostro Signore. Così sia!



Preghiera a Sant'Antonio per ottenere qualche grazia speciale
Comp. dall'Emin. Card. Parocchi


Ammirabile Sant'Antonio, Glorioso per celebrità di miracoli e per degnazione di Gesù, venuto in sembianze di bambino a riposare tra le vostre braccia, ottenetemi dalla bontà di Lui la grazia che nell'intimo del mio cuore ardentemente desidero.

Voi che foste verso i miseri peccatori così pietoso, non attendete a' demeriti di chi prega, ma alla gloria di Dio, che sarà un'altra volta esaltata da Voi, alla salute dell'anima mia, non disgiunta dalla domanda, che ora sollecito con tanta brama.

Della mia gratitudine vi sia pegno il tenue obolo che v'offro in soccorso de'poveri, con i quali mi sia dato un giorno per grazia di Gesù Redentore e per l'intercessione vostra di possedere il regno dei Cieli. Così sia.

 


Preghiera a Sant'Antonio dopo ottenuta la grazia
Comp. dall'Emin. Card. Parocchi


Glorioso Taumaturgo, padre dei poveri, voi che avete prodigiosamente scoperto il cuore di un avaro immerso nell'oro, per il gran dono ottenuto di avere il cuore vostro nelle miserie degl'infelici, voi, che offriste al Signore le nostre suppliche e ne impetraste l'esaudimento; gradite in segno della vostra riconoscenza l'obolo che deponiamo a' vostri piedi in soccorso della sventura.

Torni a vantaggio dei sofferenti, come a nostro vantaggio; agli uni ed agli altri accorrete con l'usata benevolenza in aiuto delle necessità temporali, ma più ancora provvedete alle nostre spirituali necessità, adesso e nell'ora della nostra morte. Così sia.

SE CERCHI MIRACOLI
traduzione del "Si quaeris"

Se cerchi i miracoli, ecco messi in fuga la morte, l'errore, le calamità e il demonio; ecco gli ammalati divenir sani.
Il mare si calma, le catene si spezzano; i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute.
S'allontanano i pericoli, scompaiono le necessità: lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen

 


Breve di Sant'Antonio




Ecce Crucem Domini
Fugite, partes adversae
Alleluja!
Vicit Leo de tribu Juda
Radix David, alleluja!
Alleluja!

 

***

Antonio santo pregate per noi!
Acciò siam fatti degni
delle promesse di Cristo

 



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