Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori.

Nello specifico, il presente articolo è stato realizzato dal Prof. Renzo Barbattini dell'Università di Udine, che ha fornito anche le immagini.

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GIORGIO CELLI, AMICO DELL’AMBIENTE E DELLE API

 

Renzo Barbattini Università di Udine

Davide Celli

A dieci anni dalla scomparsa, un ricordo attraverso le parole di Renzo Barbattini e i disegni del figlio Davide

Quest’anno ricorre il decimo anniversario della morte di Giorgio Celli (11/6/2011), grande entomologo, collega e amico.

 

Giorgio Celli è stato un bravissimo divulgatore: possiamo definirlo l’antagonista, negli ascolti, di Piero Angela. I suoi allievi, la sua prima équipe nel lontano 1980 presso l’allora Istituto di Entomologia “Guido Grandi” dell’Università di Bologna (oggi “Area di entomologia del DISTAL - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-alimentari), hanno recentemente realizzato un libro il cui titolo (“Come rami della grande quercia”) si rifà alla grande quercia presente nel giardino dell’Istituto, ma anche allo stesso Celli in quanto, come un immenso albero che orienta i suoi rami, ha indirizzato i propri allievi verso la passione per l’ambiente e per la ricerca.

 

Il titolo fa anche pensare ai tanti indirizzi di ricerca che hanno caratterizzato il Gruppo di lavoro coordinato dal professore Giorgio Celli, scienziato dagli innumerevoli interessi. È stata realizzata, quindi, una raccolta di memorie personali che hanno spaziato in diversi ambiti: dalla lotta biologica ai danni causati dai pesticidi, dalla salvaguardia ambientale alla protezione dell’ape.

Figura 1 La copertina del libro illustrata dal figlio Davide;

Figura 2 Mortalità delle api, indagine sulle cause

 

La copertina del libro riporta un bel disegno (Fig. 1) di Davide Celli (nato a Bologna il 18/1/1967) che ritrae il padre Giorgio e allude ai suoi innumerevoli interessi.

Mi piace riportare quanto Davide mi ha scritto: “Mio padre credeva profondamente nella divulgazione scientifica. Purtroppo, malgrado fosse un critico d’arte molto conosciuto e rispettato, oltre che professore universitario s'intende, non sapeva disegnare, era una delle poche attività in cui non brillava, anzi diciamola tutta, era proprio negato, non riusciva ad andare oltre agli scarabocchi.

Così chiedeva a me di illustrare i concetti che intendeva divulgare durante le sue conferenze. I miei disegni diventavano diapositive, manifesti, tabelloni museali e depliant.

 

Fin da bambino, quindi, ho illustrato i libri di mio padre, lui mi diceva cosa disegnare e io disegnavo. Le mie prime illustrazioni sono comparse nel suo libro “La scienza del comico”, edito da Calderini, che sarà ripubblicato molto presto insieme a molti altri suoi libri.

Ai tempi di mio padre non esistevano i videoproiettori e i computer, sicché quando lui faceva le conferenze, mi faceva fare i disegni e poi li fotografava trasformandoli in diapositive. Ne avrò fatti un migliaio.

Era il suo modo di insegnare i principi di base dell’ecologia, e credo che fosse un modo indiretto anche per insegnarli a me, principi questi che oggi vanno di gran moda.

Quando mio padre è morto ho smesso di disegnare. Ho fatto solo una mostra di quadri astratti. I vecchi disegni che avevo, non interessavano a nessuno e li ho buttati via durante una notte tormentata.”

Numerosi sono i ricordi che mi legano a Giorgio Celli e al gruppo di amici/collegi da lui costituito: tra questi mi preme ricordare due esperienze; la prima è quella relativa al ”Gruppo di Protezione dell’ape”: anche il Consorzio tra gli Apicoltori della Provincia di Udine (presidente il dott. Licio Laurino) partecipò alla costituzione della rete nazionale di biomonitoraggio dei pesticidi tramite le api (attiva dal 1983 al 1986 con più di 300 postazioni).

Nella Provincia di Udine erano attive 11 stazioni, una messa a disposizione dallo stesso Laurino a Torreano di Cividale, un’altra collocata nella sede del Consorzio presso l’ERSA a Fagagna, un’ulteriore apiario-stazione era presso l’apiario di Moreno Greatti a Basiliano (Udine).

In base ai risultati ottenuti si riuscì a individuare un indice di pericolosità ambientale basato sulla mortalità e sui residui dei pesticidi riscontrati che fu alquanto utilizzato per elaborare i risultati ottenuti con il biomonitoraggio. Successivamente, per indicare la presenza dei pesticidi nell’ambiente. oltre alla mortalità e alla successiva analisi delle api morte, fu utilizzato anche il polline come bioaccumulatore e introdotta la valutazione· della “forza” della famiglia con la quale è possibile capire, in particolare dopo l’immissione sul mercato di alcuni insetticidi come i neonicotinoidi, se l’alveare ha subito o sta subendo uno spopolamento (fenomeno che non consente di valutare la reale mortalità) (Fig. 2).

 

Sempre Davide Celli scrive a proposito della Fig. 2: “Il disegno illustra un apicidio, ovverosia la morte improvvisa di un intero alveare, e servì per far capire al pubblico che erano gli apicoltori che per primi si accorgevano che nei paraggi dei loro alveari erano stati sparsi insetticidi particolarmente nocivi".

 

Figura 3 - Le Api come bioindicatori

Nella Fig. 3, le api come bioindicatori dell’inquinamento ambientale viste da Davide Celli e disegnate a scopo divulgativo nell’ambito del progetto Life per la costiera emiliano-romagnola (1995 circa).

L’Università di Udine partecipò nei 1988 al progetto del Ministero dell’Agricoltura “Lotta biologica ed integrata per la difesa delle colture agrarie e delle piante forestali” il cui responsabile generale era il prof. Quacquarelli.

Nel sottoprogetto “L’ape come insetto test dell’inquinamento agricolo”, gestito da Marco Accorti, oltre all’Università di Udine, erano presenti anche le Università di Bologna, di Pisa, di Torino e l’Istituto Nazionale di Apicoltura (oggi CREA-AA, ovvero Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria, Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente) di Bologna e l’Istituto Sperimentale Di Zoologia Agraria Sezione Operativa di Roma con ricerche sul tipo di gabbie per la raccolta delle api morte, sui metodi per la valutazione della “forza” della famiglia, ecc.

 

Collegato a questo settore non si può non ricordare il progetto finalizzato di ricerca in apicoltura AMA (Ape, Miele, Ambiente, 1997-2000), coordinato dall’allora INA di Bologna (Istituto Nazionale Apicoltura, e realizzato in collaborazione con numerose Unità di ricerca italiane; questo progetto era stato approvato dal Ministero per le Politiche Agricole ed era strutturato in tre sottoprogetti:

A - Ape: difesa e valorizzazione del patrimonio apistico nazionale

B - Miele: valorizzazione del miele e degli altri prodotti apistici

C - Ambiente: pronubi e ambiente, salvaguardia e valorizzazione.

 

Ciascun sottoprogetto comprendeva più linee di ricerca relative ai diversi obiettivi proposti. Responsabile dell’intero progetto era la dott.ssa Anna Gloria Sabatini; l’Unità di ricerca “Istituto di Entomologia "Guido Grandi", Università di Bologna”, responsabile il dott. Claudo Porrini, s’impegnò nel sottoprogetto C – Ambiente.

 

Giorgio Celli è stato un ottimo divulgatore e le seguenti vignette di Davide Celli lo testimoniano:
§

 

Figura 4 e Figura 5 - Presentazioni

 

Fig. 4: L’ape regina si presenta. Fumetto di Davide Celli estratto da una sequenza di immagini sul ciclo biologico delle api (1995 circa).

Fig. 5: L’ape regina presenta l’ape operaia e il fuco. Fumetto di Davide Celli estratto da una sequenza di immagini sul ciclo biologico delle api (1995 circa). A metà degli anni ‘80 del secolo scorso, all’Istituto di Entomologia dell’Università di Bologna s’iniziarono esperimenti con parassitoidi oofagi.

Oltre ai docenti Celli e Maini via via presero parte alle ricerche: Burgio G., Burchi C., Gattavecchia C., nonché tanti altri collaboratori e studenti e tesisti. Partecipò inizialmente anche Paoletti M. dell’Università di Padova.

Successivamente si proseguirono le indagini con alcuni ricercatori dell’Università di Udine (Barbattini R., Greatti M., Milani N. e Zandigiacomo P.).

 

Le ricerche si svolsero sugli oofagi selvatici della Piralide (Ostrinia nubilalis), fitofago del mais in diverse località della Pianura Padana. Nell’ambito di questo progetto di ricerca furono anche condotte prove di lotta biologica a questo insetto dannoso mediante l’utilizzo del microimenottero parassitoide oofago Trichogramma maidis sinonimo di brassicae (battezzato in modo simpatico dagli amici bolognesi “tricodramma”). Difficile – dramma – era infatti poter distinguere la parassitizzazione dovuta a T. brassicae selvatico rispetto a quella di tricogrammi rilasciati artificialmente coi lanci.

I cosiddetti “lanci” inondativi delle capsule di cartone, contenenti uova di Ephestia parassitizzate da Trichogramma erano fatti “a mano”. Furono, anche, effettuate prove, nel piacentino, di “inondazione” dell’oofago su vaste superfici con velivolo ultraleggero.

Dopo tanto “silenzio” finalmente qualcosa si è mosso: scrivo questo per ricordare che in Italia gli entomologi dell’Università di Udine e di Bologna sono stati i primi ad attuare questa tecnica di lotta biologica: i droni, infatti, non erano ancora stati progettati!

 

 

Un ricordo “non professionale”. Sono legato a Giorgio Celli, soprattutto all'uomo Giorgio Celli (Fig. 6).

 

Srivo questa breve nota per raccontare come Giorgio sia stato importante per la mia scelta di operare in ambiente entomologico.

Tento di spiegarmi meglio raccontando un episodio per me significativo. Sono piacentino e a Piacenza ho frequentato, a metà degli anni ’70 del secolo scorso, il liceo classico “Gioia”. In quegli anni avevamo “messo su” (con altri amici, tutti studenti del liceo) un gruppo teatrale; si chiamava “La Canea” e, com’era in uso allora, si dedicò a rappresentazioni nelle scuole con tanto di dibattito con gli studenti.

 

Ero abbonato alla rivista di teatro “Sipario” che in ogni numero pubblicava un testo di un autore contemporaneo italiano. Rimasi colpito dal testo “Il sonno dei carnefici”, pubblicato nel 1974 e dalla biografia di un certo Giorgio Celli in cui era scritto che con "Le tentazioni del professor Faust" aveva vinto nel 1975 il Premio Nazionale di Teatro Luigi Pirandello. Questo è un riconoscimento che viene assegnato con cadenza biennale a drammaturghi, studiosi, attori e registi che si sono distinti in campo teatrale.

Per la prima volta, lessi il temine “entomologo”; non sapevo cosa voleva dire questa definizione! Andai a vedere sul dizionario: “studioso di entomologia, branca della zoologia che studia gli insetti”. Mi piacque questo binomio: teatro ed entomologia!

Fino ad allora non sapevo niente sugli insetti; da quel momento l’associazione è sempre stata nel mio cuore.

 

 

 

A chiusura di questa mia breve nota riporto, una poesia che Giorgio Celli volle dedicare all’ape.

 

L’ape

per antica delega

è casta ma frequenta i fiori

organi sessuali

fa il miele con gli amori

delle specie vegetali

diventando la regola

di quel misterioso teorema

che trasforma ogni fregola

in un poema

l'ape è domestica

e non domestica

vive in comunità

con l’uomo sedicente

sapiente

senza dargli troppa confidenza

 

l’ape non è una confidente

non è il gatto e neppure il cane

è un insetto zen

proclive all’indifferenza

 

l’ape che danza

parla mediante i simboli

del sole e della distanza

 

l‘ape nell’ambra

è rimasta uguale a se stessa

in un mondo che cambia

celebra la stabilità

e la costanza

è stata prima di noi

e ci sarà dopo

abitare il poi

sembra il suo scopo

 

chi sopravvive

avrà sempre ragione domani

perché ci sarà

 

i fossili possono suggerire

che c’erano tanti modi per vivere

e un solo modo per morire

 

non ha perduto l’eden

per bramosia di sapere

operosa infaticabile casta

vola di fiore in fiore

e questo le basta.

 

L’ape, un insetto Zen (da Esopario. I Quaderni dell’ortica, novembre 1991)

 

 

 

Ringraziamenti: Per l’amichevole collaborazione offerta, ringrazio Giovanni Burgio, Stefano Maini, Claudio Porrini (“Area di entomologia del DISTAL - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna), Rinaldo Nicoli Aldini (Università Cattolica del Sacro Cuore - Piacenza), Anna Gloria Sabatini (direttore emerito del CREA-AA, Bologna).


 

Alcune pubblicazioni in ordine cronologico

 

MAINI S., BURCHI C., GATTAVECCHIA C., CELLI G., VOEGELÉ J., 1988.-

Trichogramma maidis Pint. Voeg., in Northern Italy: augmentative releases against Ostrinia nubilalis (Hb.).- In: Trichogramma and other egg parasites. 2nd Int. Symp., Guangzhou (China), Nov. 10- 15, 1986. Ed. INRA, Paris. Les Colloques de l'I.N.R.A., 43: 515-517.

 

MAINI S., GATTAVECCHIA C., LIBE' A., 1988.- Impiego di velivolo ultraleggero per lanci di Trichogramma maidis Pint. e Voeg. contro Ostrinia nubilalis (Hb.).- Atti Giornate Fitopatologiche, 2: 203-212.

 

BARBATTINI R., ZANDIGIACOMO P., MILANI N. 1989. Ostrinia nubilalis Hb. (Lepidoptera Pyralidae) su mais in Friuli. IV. Prove di lotta biologica con Trichogramma maidis Pint. e Voeg. (Hymenoptera Trichogrammatidae). Frustula Entomologica, Nuova serie, 9 (1986): 151-163.

 

BARBATTINI R., GREATTI M., ZANDIGIACOMO P., 1993. Ostrinia nubilalis (Hb) (Lepidoptera Pyralidae) su mais in Friuli. VII. Lotta biologica con Tricogrammatidi. Frustula Entomologica, n.s. 16 (29): 187-197.

 

BARBATTINI R., SABATINI A.G., MARCAZZAN G.L., COLOMBO R., CELLI G., PORRINI C., RADEGHIERI P., GREATTI M., D’AGARO M., 1994. Rilevamento in campo della mortalità naturale e di quella indotta dall’uso di prodotti fitoiatrici M.A.F. - Convegno “Ape test”, Firenze 1992 (coord. M.T. D’Ambrosio e M. Accorti): 85-99.

 

GREATTI M., BARBATTINI R., STRAVISI A., SABATINI A. G., ROSSI S., 2006. Presence of the a.i. imidacloprid on vegetation near corn fields sown with Gaucho® dressed seeds. Bulletin of Insectology, 59 (2): 99- 103.

 

QUARANTA M., AMBROSELLI S., BARRO P., BELLA S., CARINI A., CELLI G., COGOI P., COMBA L., COMOLI R., FELICIOLI A., FLORIS I., INTOPPA F., LONGO S., MAINI S., MANINO A., MAZZEO G., MEDRZYCKI P., NARDI E., NICCOLINI L., PALMIERI M., PATETTA A., PIATTI C., PIAZZA M. G., PINZAUTI M., PORPORATO M., PORRINI C., RICCIARDELLI D'ALBORE G., ROMAGNOLI F., RUIO L., SATTA A., ZANDIGIACOMO P., 2004.- Wild bees in agroecosystems and semi-natural landscapes. 1997-2000 collection period in Italy. - Bulletin of Insectology, 57 (1): 11-61

 

MAINI S., MEDRZYCKI P., PORRINI C., 2010.- The puzzle of honey bee losses: a brief review.- Bulletin of Insectology, 63 (1): 153- 160.

 

MAINI S., PORRINI C., RENZI M. T., 2014.- Sintesi delle ricerche sugli effetti indesiderati dei pesticidi nei confronti delle api.- Lapis: rivista di apicoltura, 22 (3) Dossier: 3-27.

 

SGOLASTRA F., PORRINI C., MAINI S., BORTOLOTTI L., MEDRZYCKI P., MUTINELLI F., LODESANI M., 2017.- Healthy honey bees and sustainable maize production: why not?- Bulletin of Insectology, 70 (1): 156-160

 

. SGOLASTRA F., MEDRZYCKI P., BORTOLOTTI L., MAINI S., PORRINI C., SIMON-DELSO N., BOSCH J., 2020.- Bees and pesticide regulation: lessons from the neonicotinoid experience.- Biological Conservation, 241.

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e, di altro argomento:

- Appunti di vacanze - Il rifugio di Resy

- Metamorfosi del legno

- Pellegrinaggio in Terrasanta

 

 

Di altri Autori:

- sull'argomento "Miele" in Collaborazioni varie, di Maria Cristina Caldelli: DOLCILOQUIO - A TAVOLA CON IL MIELE ITALIANO.


- sull'argomento "Api e Religione", segnaliamo in Collaborazioni Varie l'articolo del Prof. Franco Frilli - "L'Ape nella Sacra Scrittura".

 

 

 

 

 

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