Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

COLLABORAZIONI

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MARTIRI DEL XX SECOLO


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BEATI MARTIRI THAILANDESI

 

Filippo Siphong Onphitak, padre di famiglia, essendo stato espulso il sacerdote del paese di Song-Khon fu nominato guida della comunità cristiana e, allo scatenarsi della persecuzione contro i cristiani, fu attirato con l’inganno vicino al fiume Tum Nok e quindi ucciso a colpi d’arma da fuoco presso Mukdahan (Tailandia) il 16 dicembre 1940. Agnese Phila, Lucia Khambang, Agata Putta, Cecilia Butsi, Bibiana Hampai e Maria Phon vennero invece fucilate nel cimitero del villaggio di Songkhon il 26 dicembre 1940 per essersi rifiutate di rinnegare la fede cristiana. La beatificazione di questo gruppo dei sette protomartiri tailandesi, sepolti nel cimitero del villaggio di Songkhon, è stata celebrata a Roma da Giovanni Paolo II il 23 aprile 1989, in seguito al riconoscimento del loro eroico martirio avvenuto il 1° settembre dell’anno precedente. Il Martyrologium Romanum, che commemora i santi ed i beati nell’anniversario della nascita al cielo, cita separatamente Filippo e le 6 compagne, le cui rispettive commemorazioni sono dunque al 16 ed al 26 dicembre.




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44 SEMINARISTI BURUNDESI TUTU E TUTSI, MARTIRI DELLA FRATELLANZA

 


+ Buta (Burundi), 30 aprile 1997


Il Burundi è un paese dalle dimensioni di una provincia italiana, con una popolazione di 6 milioni di abitanti appartenenti a 3 diverse etnie : Hutu (85%), Tutsi (14%) e TWA (1%). La lingua nazionale è il kirundi. Il 75% della popolazione si professa cattolica, il 24% protestante, mentre i rimanenti sono mussulmani ed animisti.
Il dramma sta nel fatto che coloro che si dicono cristiani si uccidano tra loro per ragioni politico-etniche. Vale a dire che non hanno nel Vangelo un punto di riferimento.
La guerra che imperversa dal 1993 ai giorni nostri a toccato tutti i settori della vita nazionale. I cristiani che tentano di testimoniare la loro fede sono le prime vittime delle sue barbarie. Questi testimoni della fede sono numerosi in un paese che muore in silenzio, dove un genocidio in stile ruandese è sempre rampante.
Questo paese, come tutti gli altri paesi del mondo, ha il diritto di essere amato, ma ahimè, è stato abbandonato nel dimenticatoio della storia.
Aldilà dell’odio, della vendetta e dell’ingiustizia, si assiste inoltre alla riuscita dell’opera di Cristo nei suoi piccoli fratelli seminaristi della Chiesa Burundese, martiri della fratellanza cristiana.
Al sorgere dell’alba del 30 aprile 1997, verso le ore 5,30, una banda armata del Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia (C.N.D.D.) attaccò il seminario di Buta percuotendo a morte 44 allievi in un dormitorio in cui le varie etnie erano mescolate.
Si verificò un interessamento generale in tutto il paese e nel mondo intero. Il Santo Padre Giovanni Paolo II inviò un messaggio di condoglianze al vescovo della diocesi di Bururi, rivolte anche a tutta la Chiesa del Burundi in lutto.
In effetti questi 44 seminaristi, di età compresa tra i 15 ed i 20 anni, selvaggiamente assassinati nel sonno mattutino, appartenevano a varie diocesi burundesi. Questo attacco suscitò tante più emozioni di quanto il Seminario di Buta si era reso celebre per la salvaguardia dell’unità tra le due etnie (Hutu e Tutsi) dopo l’inizio della guerra civile, nell’ottobre 1993.
Mentre molte scuole chiudevano le porte ed altre vivevano ossessionate delle stragi interetniche, il Seminario di Buta grazie al particolare sforzo degli educatori e degli stessi allievi restò un’isola di pace nell’oceano di odio e di vendetta in cui viveva il paese.
Ciò che ha stupito molti è il modo in cui questi allievi sono morti. E’ per tale motivo che vengono chiamati i “martiri della fratellanza”.
Un mese prima dell’attacco, tutti i seminaristi ritornavano da un ritiro di particolare profondità svoltosi durante il Triduo Pasquale. La Pasqua era stata celebrata in un clima di euforia e gioia fuori del normale.
Dopo le vacanze, dal 20 al 24 aprile 1997, la classe seconda come ogni anno aveva un ritiro di discernimento vocazionale con i membri Focolare della Carità di Giheta. Al termine del ritiro, questa classe animata da uno spirito del tutto nuovo sembrò aver lanciato il colpo d’inizio della preparazione a questa morte santa di questi innocenti. Pieni di allegria e di gioia, essi non avevano che queste parole sulla bocca: “Dio è buono, noi l’abbiamo incontrato”. Parlavano del Paradiso come se né arrivassero, del sacerdozio come avessero essere ordinati immediatamente.
Il loro impegno indefettibile al servizio della Chiesa fino alla morte fu il loro canto.
Qualcosa di molto forte passò dai loro cuori, rendendosene conto, ma senza sapere esattamente cosa. Presero la decisione di parlarne sistematicamente ai loro compagni in modo formale con l’accordo dei superiori. Il Movimento di preghiera abbraccia tutto il seminario. Da tal giorno essi pregheranno, canteranno, danzeranno alla Chiesa felici di aver scoperto un tesoro, il Paradiso come essi dicevano.
La vigilia della loro morte molti non lavorarono; piuttosto pregarono, incoraggiando quelli che avevano paura di morire, dicevano che era l’unico modo di arrivare al cielo.
Quando l’indomani gli assassini li sorpresero a letto, ordinarono loro di separarsi, gli “Hutu da una parte ed i “Tutsi” dall’altra. Essi volevano ucciderne solamente una perte, ma i giovani seminaristi si rifiutarono categoricamente, preferendo dunque morire insieme. Il loro progetto diabolico era arenato, gli uccisori si scagliarono dunque sui ragazzi e li massacrarono a colpi di fucili e di granate. Allora si sentirono alcuni allievi cantare Salmi di lode ed altri parlare in lingua madre dicendo: “Perdona loro Signore, perché non sanno quello che fanno”. Altri ancora, anziché combattere o tentare di salvarsi, cercarono piuttosto di aiutare i loro fratelli agonizzanti, sapendo bene che in tal modo li avrebbe attesi la medesima sorte. Coloro che sono scampati a questo massacro testimoniano che i loro compagni morirono in una serenità fuori del comune, in pace, senza angoscia.
La loro morte fu come un passaggio dolce e leggero, senza dolore, senza rumore e senza quella paura che avevano provato alla vigilia. Essi sono morti come “martiri della fratellanza”, onorando così anche la Chiesa del Burundi, che ha perso molte figlie e molti figli a causa dell’odio e della vendetta etnici.
Il 2 maggio 1998 il Seminario Minore di Buta celebrò il termine del lutto per i 44 seminaristi uccisi un anno prima. Sempre in tale giorno, il vescovo di Bururi consacrò durante la Messa una chiesa dedicata alla loro memoria in presenza di una folla immensa composta da parenti delle vittime, preti, religiosi e religiose, amici e conoscenti del Seminario di Buta.
Il memoriale di questi martiri della fratellanza” è stato dedicato a “Maria Regina della Pace”.
Erano inoltre presenti a questa festa il Presidente della Repubblica, il Nunzio Apostolico e tre vescovi di altre diocesi.
Da quel giorno il nuovo santuario è divenuto un luogo di pellegrinaggio in cui i burundesi vengono a pregare per la riconciliazione del loro popolo, per la pace, la conversione e la speranza universali.
Possa la loro testimonianza di fede, di unità e di fratellanza portare lontano ed il loro sangue divenire un seme per la pace in Burundi e nel mondo intero.
Jolique Rusimbamigera, studente nel Seminario di Buta, seppur ferito gravemente scampò al tragico massacro. Un anno dopo rese la seguente testimonianza, che fu letta anche duarante la commemorazione ecumenica dei Testimoni della Fede del XX secolo presieduta da Giovanni Paolo II il 7 maggio 2000 al Colosseo: “Erano tantissimi, mi sono sembrati cento. Sono entrati nel nostro dormitorio, quello delle tre classi del ciclo superiore, e hanno sparato in aria quattro volte per svegliarci... Subito hanno cominciato a minacciarci e, passando fra i letti, ci ordinavano di dividerci, hutu da una parte e tutsi dall'altra. Erano armati fino ai denti: mitra, granate, fucili, coltellacci...
Ma noi restavamo raggruppati! Allora il loro capo si è spazientito e ha dato l'ordine: “Sparate su questi imbecilli che non vogliono dividersi". I primi colpi li hanno tirati su quelli che stavano sotto i letti... Mentre giacevamo nel nostro sangue, pregavamo e imploravamo il perdono per quelli che ci uccidevano. Sentivo le voci dei miei compagni che dicevano: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Io pronunciavo le stesse parole dentro di me e offrivo la mia vita nelle mani di Dio”.


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BEATI CINQUE FRATI MINORI MARTIRI POLACCHI


Il 13 giugno 1999 a Varsavia, il Santo Padre Giovanni Paolo II beatificò ben 108 martiri polacchi, vittime del sistema totalitario nazionalsocialista di Adolf Hitler, uccisi nel corso della seconda guerra mondiale. Essi diedero la loro vita per Cristo e per la sua Chiesa, in diversi luoghi della II Repubblica della Polonia, ma soprattutto nei campi di concentramento di Auschwiz, di Sachsenhausen e, particolarmente, di Dachau.
In questo nutrito gruppo di martiri figurano anche 18 Francescani, di cui cinque appartenenti all’Ordine dei Frati Minori, sette all’ordine dei Frati Minori Conventuali, cinque all’Ordine dei Frati Minori Cappuccini ed una Clarissa cappuccina.
I cinque Frati Minori, che appartenevano uno alla Provincia dell’Immacolata Concezione e quattro alla Provincia di Santa Maria degli Angeli, subirono tutti il martirio nel 1942 ma in giorni diversi, nei quali sono rispettivamente commemorati dal Martyrologium Romanum.

 

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BEATO ANASTASIO GIACOMO (ANASTAZT JAKUB) PANKIEWICS, SACERDOTE E MARTIRE

 

Jakub Pankiewicz nacque a Nagorzanach, diocesi di Przemysl il 9 luglio 1882. Fu accolto dai Frati Minori nella Provincia dell’Immacolata Concezione nel 1900. Emise la Professione temporanea il 2 febbraio 1901 e quella solenne il 24 febbraio 1904, assumendo il nome di Anastazy. Ordinato sacerdote nel 1906, fu Guardiano in varie Fraternità, costruì il Seminario minore nella città industriale di Lodz e fu tra i fondatori della Congregazione delle Suore Antoniane di Cristo Re. Arrestato senza processo il 10 ottobre 1941, fu internato a Dachau.
Morì il 20 aprile 1942, durante il cosiddetto “trasporto degli invalidi”, sulla strada che conduce al crematorio di Hartheim nei pressi di Linz in Austria. Prepaatosi alla morte con il sacramento della Riconciliazione, mentre aiutava un compagno di prigionia a salire sulla macchina un soldato tedesco chiuse violentemente la porta della vettura tagliandoli entrambe le mani. Il suo corpo fu quindi bruciato e le ceneri vennero disperse.
Il nuovo Martyrologium Romanum lo commemora al 20 aprile nell’anniversario del suo glorioso martirio.

 

 


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BEATO NARCISO GIOVANNI (NARCYZ JAN) TURCHAN, SACERDOTE E MARTIRE

 

19 marzo
Jan Turchan nacque a Biskupice, diocesi di Cracovia, il 19 settembre 1879. Fu accolto nel 1899 dai Frati Minori nella Provincia di Santa Maria degli Angeli, emise la Professione temporanea il 13 settembre 1900 e quella solenne il 24 dicembre 1903, assumendo il nome di Narcyz.
Ordinato sacerdote a Leopoli il 1° giugno 1906, fu guardiano in varie fraternità. Arrestato per ben due volte e rilasciato per mancanza di prove contro di lui, fu definitivamente arrestato il 6 ottobre 1941.
Internato, poi, senza processo nel campo di concentramento di Dachau, nei pressi di Monaco di Baviera, nonostante le sue precarie condizioni di salute non cessò di prendersi cura dei suoi compagni di prigionia. Morì, a seguito degli stenti subiti in carcere, il 19 marzo 1942.
Il nuovo Martyrologium Romanum lo commemora al 19 marzo nell’anniversario del suo glorioso martirio.

 


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BEATO CRISTINO ADALBERTO (KRYSTYN WOJCIECH) GONDEK, SACERDOTE E MARTIRE

 

Wojciech Gondek nacque a Slona, diocesi di Tarnow, il 6 aprile 1909. Entrò tra i Frati Minori nella Provincia di Santa Maria degli Angeli nel 1928. Emise poi la professione temporanea il 26 agosto 1929 a quella solenne il 18 aprile 1933, assumendo il nome di Krystyn. Ordinato presbitero il 21 giugno 1936, a Wloclaweck ricoprì gli uffici di confessore e predicatore sino al 1938. Fu dunque anche eletto vicario della Fraternità. Dal 1959 fino al momento dell’arresto assunse inoltre la cura pastorale dell’intera città, essendo stati imprigionati tutti i sacerdoti, compreso il parroco della cattedrale.
Fu poi anch’egli arrestato il 26 agosto 1940 per essere deportato nel campo di concentramento di Sachsenhausen, nei pressi di Berlino. Il 12 dicembre successivo fu però trasferito a Dachau, dove morì, a seguito degli stenti patiti, il 23 luglio 1942. Il suo corpo fu bruciato nel crematorio del campo e le sue ceneri vennero disperse.
Il nuovo Martyrologium Romanum lo commemora al 23 luglio nell’anniversario del suo glorioso martirio.

 


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BEATO MARTINO GIOVANNI (MARCIN JAN) OPRZADEK, SACERDOTE E MARTIRE

 

Jan Oprzadek nacque a Koscielec, in diocesi di Cracovia, il 4 marzo 1884. Divenne Frate Minore nella Provincia di Santa Maria degli Angeli nel 1912. Dopo la morte della mamma e di un fratello ammalato incurabile, ai quali aveva prestato premurosa assistenza, fu poi subito chiamato a prestare servizio militare. Rientrato in convento alla fine della guerra, completò il noviziato nel 1921 ed emise la Professione temporanea il 15 settembre 1921 e quella solenne il 4 ottobre 1924, assumendo il nome di Marcin. Era solito compiere volentieri i diversi uffici della fraternità, anche i più umili, servendo sempre il Signore con gioia.
Fu arrestato il 26 agosto 1940 con gli altri confratelli del convento di Wloclawek e, deportato dapprima a Sachsenhausen, nel dicembre dello stesso anno fu internato a Hartheim, presso Linz, in Austria. Qui il 18 maggio 1942 fu barbaramente ucciso nella camera a gas, restando fedele sino alla fine alla sua vocazione cristiana e francescana.
Il nuovo Martyrologium Romanum lo commemora al 18 maggio nell’anniversario del suo glorioso martirio.


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BEATO BRUNONE GIOVANNI (BRUNON JAN) ZEMBOL, RELIGIOSO E MARTIRE

 

Jan Zembol nacque a Letownia, nella diocesi di Cracovia, il 7 settembre 1905. Nel 1922 fu accolto dalla Provincia dei Frati Minori di Santa Maria degli Angeli. Compiuto il noviziato, fu ammesso alla professione temporanea il 22 ottobre 1928 e a quella solenne il 6 marzo 1932, assumendo il nome di Brunon. Gli toccò svolgere gli uffici di cuoco e di organista in diversi conventi della Provincia.
Il 19 novembre 1939 fu preso come ostaggio a Chelm ed imprigionato a Lublin. Da qui fu poi deportato prima a Sachsenhausen ed infine, nel dicembre del 1939, a Dachau. Il 21 agosto 1942, stremato nelle forze e preparato all’incontro con il Signore dal suo guardiano, offrì in olocausto la sua vita, vittima di pace, sognando una nuova umanità. In carcere i suoi compagni lo soprannominarono, per la sua inesauribile carità, “angelo di pazienza e di bontà”.
Il nuovo Martyrologium Romanum lo commemora al 21 agosto nell’anniversario del suo glorioso martirio.



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BEATI CINQUE FRATI MINORI CAPPUCCINI MARTIRI POLACCHI

 

 


“Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti della grande causa di Dio. Per quanto è possibile, non devono andare perdute nella Chiesa le loro testimonianze”:così scriveva il grande papa Giovanni Paolo II nella memorabile lettera apostolica “Tertio Millennio adveniente”.
Tra gli innumerevoli testimoni della fEde elevati agli onori degli altari nel suo lungo pontificato, il 13 giugno 1999 toccò ad una folta schiera di martiri polacchi, vittime del regime nazista, tra i quali cinque Frati Minori Cappuccini. Questi religiosi subirono il martirio singolarmente in date diverse e furono poi accorpati successivamente in un’unica causa di beatificazione.
Il nuovo Martyrologium Romanum li commemora infatti separatamente nell’anniversario del martirio. Si presentano dunque in apposite singole schede le vicende terrene di questi cinque figli di San Francesco, che la Provvidenza ha voluto accomunare nella glorificazione terrena e celeste.
Essi sono:
- Beato Aniceto Adalberto (Anicet Wojciech) Koplinski - Sacerdote e martire, nato a Debrzno (Polonia), 30 luglio 1875 e morto ad - Auschwitz (Polonia), 16 ottobre 1941
- Beato Enrico Giuseppe (Henryk Jozef) Krzysztofik Sacerdote e martire, nato a Zachorzew (Polonia), 22 marzo 1908 e morto a Dachau (Germania), 4 agosto 1942
- Beato Fedele Gerolamo (Fidelis Jerome) Chojnacki - Religioso e martire, nato a Lód (Polonia), 1° novembre 1906 e morto a Dachau (Germania), 9 luglio 1942
- Beato Floriano Giuseppe (Florian Jozef) Stepniak - Sacerdote e martire, nato a Zdzary, 3 gennaio 1912 - morto a Linz (Austria), 12 agosto 1942
- Beato Sinforiano Felice (Symforian Feliks) Ducki - Religioso e martire, nato a Varsavia, Polonia, 10 maggio 1888 e morto ad Auschwitz, Polonia, 11 aprile 1942

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VERSO LA BEATIFICAZIONE DI JUAN HUGUET CARDONA


(tratto da www.santiebeati.it)

 

 

La persecuzione religiosa verificatasi in Spagna nel corso gli anni Trenta del secolo scorso, raggiunse tristemente il suo apice nei primi mesi della Guerra Civile che colpì il paese iberico, dunque da luglio a dicembre del 1936, ma si prolungò, senza perdere la sua efferatezza, sino al marzo del 1939.
E’ risaputo e storicamente dimostrato che numerosissime furono le vittime di tale persecuzione, ecclesiastici e laici uccisi esclusivamente per motivi religiosi.
Mons. Antonio Montero Moreno, attualmente arcivescovo emerito di Mérida-Badajoz, nella sua tesi dottorale “Storia della persecuzione religiosa in Spanga” presenta una statistica di ben 6832 ecclesiastici sacrificati durane tale persecuzione: 12 vescovi, 4172 sacerdoti del clero diocesano; 2365 religiosi; 4172 sacerdoti del clero secolare, 2365 religiosi e 283 religiosi.

A questa folta schiera appartiene anche il giovanissimo sacerdote Juan Huguet Cardona.
Nato il 28 gennaio 1913 ad Alayor, sull’Isola di Minorca nelle Baleari, da umile famiglia contadina, nel 1924 entrò nel seminario conciliare di Ciudadela. Il 6 giugno 1936 ricevette l’ordinazione presbiterale a Barcellona e il 21 dello stesso mese celebrò per la prima volta il Santo Sacrificio della Messa nella chiesa parrocchiale di Ferrerias a Minorca, villaggio ove si era trasferita la sua famiglia alcuni anni prima.
Sin da bambino si contraddistinse per la sua pietà, il raccoglimento ed in particolare la devozione all’Eucaristia.

Già prima del sacerdozio percepiva nel suo intimo un forte desiderio di martirio, come ebbe a fissare nelle sue note spirituali.
Il breve tempo che intercorse tra l’ordinazione e la morte gli permise di celebrare solamente trentatré Messe, tante quanti gli anni in cui Cristo condivise con noi la natura umana. Poche Messe, dunque, ma sufficienti a conformare questo giovane al Cuore di Cristo Re, Sommo Sacerdote.
Il 23 luglio 1936 ebbe inizio la sua passione.
Quel giorno erano stati catturati dai repubblicani l’economo e il vicario di Ferrerias, e per tal motivo fu chiesto a Don Juan da una persona pia di mettere in salvo l’Eucaristia della chiesa parrocchiale affinché non fosse profanata, come era accaduto in altri villaggi. Portò allora il Santissimo Sacramento a casa propria, con piena vertenza di quanto che lo attendesse qualora fosse stato scoperto. Così infatti avvenne la sera di quello stesso giorno, quando senza reclamare o opporre la minima resistenza si lasciò portare nella casa municipale di Ferrerias, dove il comandante gli ordinò brutalmente di togliersi la veste talare. Mentre il sacerdote obbediva in silenzio, questi notò che portava su di sé un piccolo crocifisso, per cui gli puntò addosso la pistola urlando: “Sputaci sopra o ti uccido!”. Egli allora, levando gli occhi al cielo, allargò le braccia in modo da formare con tutto il suo corpo una croce e, a pieni polmoni, gridò: “Viva Cristo Re!”. All’istante, il comandante gli sparò due colpi al volto che si conficcarono nella nuca, riducendo Don Huguet in coma. Spirò poco dopo aver ricevuto l’estrema unzione.

Numerose persone furono testimoni oculari di questi fatti e non mancarono di fornire il loro parere nel processo diocesano. Al termine della guerra civile, il comandante repubblicano che lo aveva ucciso riconobbe il crimine commesso e venne condannato a morte.
Juan Huguet Cardona ebbe troncata la vita unicamente per motivi religiosi: in quanto era sacerdote, rifiutatosi di sputare sul crocifisso inneggiando a Cristo Re.
Dal giorno della sua morte, il popolo cristiano non ha cessato di vedere in lui un vero martire ucciso in odio alla fede cattolica. Il processo super fama martirii iniziò subito dopo il termine delle persecuzioni nella diocesi di Minorca.
L’esito fu comunicato alla Sacra Congregazione per le Cause dei Santi. Il 24 maggio 1958 venne emesso il decreto sugli scritti ed il 27 novembre successivo fu pubblicato il Sommario super introductione causae. Il 28 giugno 2012 è stato reso noto che il 10 maggio il Santo Padre Benedetto XVI ha decretato il riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa del martirio di Juan Huguet Cardona, conferendogli il titolo di “Venerabile” e spianando così la strada alla sua beatificazione che avverrà il 27 ottobre 2013 in Spagna.

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