Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

 

CONFRATERNITE ROMANE, UNA STORIA ANTICHISSIMA

 

di GIANNI RICCI,
Volontario per il patrimonio culturale del TCI – Roma

 

INTRODUZIONE

 

In oltre settecentocinquanta anni, dal 1260 ad oggi, le confraternite hanno lasciato a Roma segni indelebili della loro esistenza e della loro attività non solo in campo religioso, ispirato alla devozione, ma anche in quelli sociale, economico e culturale. Infatti esse si sono inserite nel tessuto urbano arricchendo l’ambiente con tracce lasciate nell’arte, nella cultura e nella lingua, ma soprattutto con originali architetture di chiese, oratori, ospizi, conservatori e ospedali: numerosi edifici religiosi e civili del centro storico sono stati eretti da confraternite, per il culto (1), la devozione (2) e l’assistenza.


Tipico esempio di urbanistica segnata dall’esistenza di questi organismi è la via Giulia: sul suo percorso si affacciano ben sette chiese confraternali, S. Giovanni dei Fiorentini detta della Pietà, S. Spirito dei Napoletani, S. Caterina da Siena dei Senesi, S. Maria del Suffragio e S. Maria dell'Orazione e Morte, chiese tutte costruite da confraternite, oltre a S. Biagio della Pagnotta e a S. Filippo Neri, sede di altre due.


Si calcola che circa 200 Confraternite, in oltre sette secoli, abbiano segnato la città di Roma: infatti, come si ricava da studi recenti, sono state fondate e risultano aver operato a Roma, tra il 1264 e il 1923, complessivamente 197 confraternite.
Oggi risultano censite dal Vicariato di Roma  85 Confraternite.


Spesso i media le hanno descritte come un mondo antico fatto di riti e abiti misteriosi, di misteri e di cappucci, tutti residui dei tempi del Medioevo. Ma oggi su di essi c’è una nuova e maggiori attenzione e riflessione da parte dei media e della pubblica opinione, specie dopo la nomina di papa Francesco e la sua pastorale verso i poveri e gli emarginati.


Nel mondo delle Confraternite romane faremo quindi non una visita didascalica ma un vero e proprio viaggio nelle storia e nella cultura della nostra Città, fino agli attuali tempi colpiti dal dramma della pandemia da Covid-19.

 

 

 

 

CHE COSA E' UNA CONFRATERNITA

La definizione è ormai univoca; si tratta di:

  • una unione spontanea di fedeli della Chiesa Cattolica Romana, i quali, quindi, si raggruppano volontariamente,

  • che ha lo scopo di esercitare opere di fede, pietà e fraternità,

  • che ha sede in una chiesa, oratorio o cappella,

  • e che è eretta con decreto formale dell’autorità diocesana competente per territorio.

La parola "confraternita" viene dalla voce latina fraternitas (adunanza di fratelli), e dalla espressione cum frater (fratello con cui sto insieme).

 

Fraternitas ha dato poi origine alle parole italiane come fraternità, fratellanza, fraternizzare, confratello, ecc.. Già i primi cristiani usavano chiamarsi fratelli fra loro. La stessa comunità dei Dodici Apostoli era una fraternità organizzata, dove c’erano un tesoriere e alcuni membri incaricati delle mense e della carità.

 

Le confraternite hanno rappresentato la prima forma “associativa” ecclesiale di laici che si sono aggregati, riuniti insieme per svolgere attività di culto e carità. Il nome scelto non deve confondersi con le “Congregazioni religiose”, i cui membri (preti o religiosi) sono legati dai voti di povertà, castità e obbedienza e vivono in comunità.

 

Le Confraternite non vanno confuse neppure con gli “Ordini cavallereschi religiosi” della Chiesa, che sono nati nel periodo delle Crociate come sodalizi di monaci-soldati per la conquista, difesa e custodia della Terra Santa e degli altri Luoghi Santi, per la protezione ai pellegrini che si recavano in Terra Santa e per la cura di quelli che rimanevano feriti o ammalati.

 

Nei tempi attuali essi hanno perso il loro carattere militare, sono diventati anch’essi associazioni di laici volontari come le confraternite ed hanno finalità di culto, devozione e assistenza; ma non hanno il riconoscimento ecclesiastico, ad eccezione del Sovrano Militare Ordine di Malta e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

 

Ad esempio, la Chiesa di S. Silvestro al Quirinale è la sede operativa non di una Confraternita ma di un Ordine, quello dei “Cavalieri di S. Martino del Monte delle Beatitudini”, associazione di fedeli che intendono vivere la loro vita, sulla scia di S. Martino di Tours.


Le Confraternite sono quindi “aggregazioni laicali” a tutti gli effetti: sono la prima forma di aggregazione di laici, la più antica. Interessante è sottolineare che il nuovo e vigente codice di diritto canonico del 1983 non le cita più espressamente, come invece faceva quello del 1917, ma le ricomprende, al canone 298, nella più grande famiglia delle “aggregazioni laicali”, associazioni pubbliche di fedeli.


Oggi le Confraternite sono tutte di diritto diocesano, anche quelle romane.


In estrema sintesi, si tratta di un fenomeno di “volontariato”, di associazionismo “pubblico” cattolico, con la connotazione delle motivazioni della fede cattolica e della fraternità.
Il modello devozionale di “confraternita” o “fratellanza” è in realtà riscontrabile, sia pure con modalità e accenti diversi, anche in altre religioni come l’ebraismo, l’islamismo, l’induismo e il buddismo.

 

 


 

 

 

COME NASCE E COME MUORE

Sotto il profilo giuridico-canonico le Confraternite sono costituite con un decreto di erezione canonica del Vescovo diocesano o anche del Santo Padre. Diceva il canone 707 del Codice di Diritto Canonico del 1917, precedente a quello oggi in vigore, che “Le associazioni di fedeli erette per l’esercizio di qualche opera di pietà e di carità si chiamano pie unioni; esse, se costituite come corpo organico, si chiamano sodalizi; i sodalizi eretti anche ad incremento del culto pubblico si chiamano col nome particolare di confraternite”.
Le confraternite, come tutte le altre associazioni pubbliche di fedeli nell’ambito della Chiesa Cattolica Romana, dipendono dall’autorità che le ha erette: Santa Sede o Vescovo diocesano. Solo l’autorità che l’ha riconosciuta può modificarle o sopprimerle.
Ogni confraternita deve avere:

  • un titolo preciso, con la dedica a un Santo o a un Mistero di fede,

  • uno scopo devozionale, definito e da perseguire

  • uno statuto proprio che regoli i rapporti interni tra i suoi iscritti,

  • una chiesa, cappella od oratorio per il culto,

  • un particolare abito, detto, a seconda delle regioni, "sacco", "cappa", "veste", ecc., di foggia e colore ben definiti, codificato, spesso diverso per i confratelli e consorelle,

  • - una regolare organizzazione gerarchica.

Le confraternite sono gestite da un'amministrazione, denominata consiglio o governo, un “corpo direttivo”, di nomina o di elezione, formato da diverse figure, ma non tutte presenti in ogni sodalizio:

  • un “Priore” (dal latino prior, colui che è più avanti), che può chiamarsi anche "Governatore" (come nell’Arciconfraternita di S. Caterina da Siena), o "Camerlengo" (come nell’Arciconfraternita di S. Maria dell’Orto), "Rettore", "Superiore", ecc.;

  • uno o due suoi “Vicari”;

  • un “Provveditore” di Chiesa, che cura tutto quello che riguarda il culto;

  • un “Fabbriciere”, che sovrintende e dirige la manutenzione della chiesa e dei locali annessi;

  • un “Maestro dei Novizi”, che prepara i nuovi fratelli o sorelle ad entrare e partecipare alla vita della Confraternita;

  • diversi "Assistenti" od "Officiali", quali segretario, cassiere, provveditore, archivista, ecc..

Ogni Confraternita è sotto la guida spirituale di un prete o di un religioso (l’ “Assistente Spirituale”), chiamato “Primicerio”, spesso anche un cardinale o un alto prelato che diventa il protettore sia della Confraternita che dell’eventuale Università di mestiere ad essa collegata: egli è nominato dall'autorità ecclesiastica competente.
 Quest’ultima può conferire formalmente ad un sodalizio l'ulteriore appellativo di particolare distinzione di "Venerabile", quando gli vengano riconosciuta specifiche benemerenze religiose; a Roma, si fregiano di quest’appellativo di rispetto, ad es., l’Arciconfraternita di S. Caterina da Siena, di Santa Maria dell'Orto, quella del Gonfalone, quella dei Santi Bartolomeo e Alessandro della Nazione dei Bergamaschi, la Venerabile Confraternita di S. Maria della Quercia dei Macellari di Roma, ecc..


Oggi le Confraternite sono enti dotati di autonomia, pur nel rispetto dei loro Statuti approvati, delle norme di diritto canonico e ovviamente di quelle civili, tra cui le norme Concordatarie in primis.
A Roma, la maggioranza delle Confraternite sorsero per fini esclusivi di culto, le cd. Confraternite di devozione, e vennero dedicate ai misteri della fede, al Ss.mo Sacramento, alla Madonna, ai Santi, ecc., anche se tutte esercitarono ed esercitano tuttora opere di misericordia, specialmente in favore dei confratelli: aiuti concreti agli indigenti,  assistenza ad ammalati e moribondi, trasporto e seppellimento dei defunti.
Con specifici orientamenti spirituali ma anche di mutua assistenza materiale, nacquero invece le Confraternite di mestiere, cui appartenevano tutti coloro che esercitavano un’arte, una professione o un mestiere. Tra le ancora vitali ricordiamo, ad esempio, l’Università e la Confraternita dei Macellai di Roma, che ancora oggi custodisce la Chiesa di Santa Maria della Quercia, nei pressi di piazza Farnese.
Struttura e finalità diverse ebbero le Confraternite nazionali, legate alle realtà delle cosiddette “nationes”(città o regioni o stati, tanto italiani quanto d’oltralpe, cioè fuori dallo Stato Pontifico e da Roma); esse furono e sono centro di raccolta di cittadini “forestieri” (italiani e non) residenti in Roma o di passaggio nell’Urbe.  
Occorre ricordare che il Codice di Diritto Canonico in buona sostanza prescrive che una Confraternita, anche se non più vitale, cioè “quiescente”, si estingue definitivamente solo cento anni dopo la morte dell’ultimo confratello. In realtà il Vescovo diocesano procede alla soppressione della confraternita “quiescente” (o “dormiente”), qualora non ravvisi la possibilità di adesione di nuovi soci in un ragionevole spazio di tempo, senza attendere la scadenza del termine dei “centum annorum”, prevista come causa estintiva.


Le confraternite delle Diocesi d’Italia attive, vitali, sono almeno tra le 6 e 7 mila, con oltre 1 milione e mezzo di confratelli e familiari, numeri che fanno delle confraternite l’aggregazione laicale cattolica più numerosa in Italia. Il 50% delle confraternite è al Sud, il 30% al Centro e il 20% al Nord. A Roma ne risultano censite 85, di cui attive sono circa 30 con circa 5.000 persone coinvolte, tra appartenenti e familiari.

 

TIPOLOGIE

Se le Confraternite hanno assunto nel tempo diverse denominazioni: congrega, compagnia, sodalizio, congregazione, confraternita, frateria, confrateria, misericordia, consorzio, gilda, schola, ecc., secondo il tipo di confraternita che costituiscono, esse si possono distinguere in:

  • Confraternite di devozione, che, ispirate a scopi devozionali (ad es. a Maria, ai Santi) o ad aspetti particolari della fede (ad es. l’adorazione eucaristica), fanno culto e carità e i loro aderenti appartengono alla generalità delle persone, a tutte le classi sociali e professionali;

  • Confraternite di mestiere, che uniscono, attorno al culto del santo patrono, i membri di una stessa professione, arte o mestiere; esse curano la solidarietà verso i membri più deboli del sodalizio ma anche, nel passato, imponevano le regole per l’espletamento dell’arte o mestiere;

  • Confraternite di nazione, che sono composte, attorno al culto di un santo patrono nazionale, da fedeli residenti a Roma ma di origine/provenienza da città/ regioni italiane diverse da Roma o da paesi stranieri d’oltralpe; le confraternite nazionali erano assai numerose in una città cosmopolita come la Roma rinascimentale e quella moderna.

Le Confraternite, da sempre, hanno tutte esercitato le attività di misericordia.

Con il termine specifico di “Misericordie” sono indicate quelle particolari arciconfraternite  e confraternite cattoliche dedite all'assistenza dei "bisognosi". In Italia le Confraternite di Misericordia ancora attive sono oltre 700, alle quali aderiscono circa 670 mila iscritti, dei quali oltre 100 mila sono impegnati permanentemente in opere di carità.

La loro attività di volontariato spazia dal soccorso sanitario alla gestione di poliambulatori, dalla gestione di centri sociali e residenze per anziani al servizio di Protezione Civile. Oltre 200 sono stati impegnati nei territori drammaticamente colpiti dal sisma del Centro Italia (nei comuni di Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto) del 24 agosto 2016.

 

 

 

 

Ancora oggi, a Roma, secondo le azioni di carità attivate, operano confraternite che curano gli oratori giovanili o collaborano con centri di adozioni a distanza, altre gestiscono mense per i poveri e banchi alimentari, aiutano anziani e malati, portano conforto alle persone sole, collaborano alla manutenzione di chiese antiche e cimiteri, si occupano dell’accompagnamento dei defunti nel corso delle cerimonie funebri.

 

 

NASCITA E SVILUPPI DEL FENOMENO


Come accennato, l’origine delle Confraternite può essere fatta risalire alle stesse prime comunità cristiane.   
Tuttavia, la storiografia corrente è concorde nel collocare nel Medioevo l’epoca d’origine del fenomeno confraternale propriamente detto o almeno così come lo intendiamo oggi.

 

 

 

NEL MEDIOEVO

In Italia l’esistenza delle confraternite è provata dal secolo IX in poi (a Napoli, Modena, Ravenna, Perugia, in Veneto, nei contadi, ecc.).  

Nei 1264 nacque la prima confraternita romana, la Compagnia dei Raccomandati di Madonna S. Maria che, fusa poi con altre, prende dal 1486 e giunge a noi con il nome di Arciconfraternita del Gonfalone; questa conoscerà con il passare degli anni una larga diffusione e una forte influenza; Il Gonfalone godeva, per la sua antichità e benemerenza, della precedenza su tutte le altre confraternite (1264); ad essa fu attribuito il titolo di “mater omnium” (madre di tutte le altre). Essa ebbe all’inizio soprattutto scopi di culto (C. di devozione), ma presto si dedicò a numerose opere caritative e assistenziali: dalla gestione di ospedali, all’elargizione di doti maritali, alla rappresentazione di drammi sacri, alla liberazione dei cristiani schiavi dei Turchi con l’organizzazione di spedizioni in medio oriente e in Africa settentrionale.
 

 

 

 Stemma della Arciconfraternita del Gonfalone


Seguono, tra la fine del ‘200 e l’inizio del ‘300, le confraternite del Ss.mo Salvatore ad Sancta Sanctorum e di S. Spirito in Sassia, da cui derivano gli ospedali “maggiori” (“Arcispedali”), tuttora operanti, di S. Giovanni e di S. Spirito.
La prima aggregazione in confraternita di membri di una stessa professione (C. di mestiere) è quella dei Palafrenieri del Papa e dei Cardinali, intitolata a S. Anna (1378); molte altre ne vennero fondate successivamente a fianco delle Università (ossia delle “corporazioni”) di arti e mestieri, già esistenti come organismi soprattutto di difesa economica.

Nel 1440, i barbieri intitolano la propria confraternita ai Santi Cosma e Damiano.


Per accogliere gli stranieri dimoranti in Roma o di passaggio, sorsero già in epoche lontane ospizi e ospedali, ma la prima nazionalità organizzata in confraternita (C. di nazione) è quella dei Fiamminghi che, nel 1444, la intitolarono a S. Giuliano l’Ospitaliere. Nel corso del ‘400 e del ‘500 si organizzarono in confraternita quasi tutte le colonie nazionali straniere esistenti in Roma.


Uno dei motori privilegiati dell’azione confraternale furono e sono tutt’oggi le opere di misericordia corporale, secondo lo schema evangelico di Matteo, 25, 35-36 (ricordo le 6 di Matteo: dar da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire chi è nudo, dare rifugio ai pellegrini, curare gli ammalati, fare visita ai carcerati); e sono proprio queste associazioni che nel Medioevo aggiungono alle sei evangeliche la settima opera di misericordia, cioè la sepoltura dei morti.

 

 

 

DOPO IL CONCILIO DI TRENTO

Nel corso del ‘500 e del ‘600 si organizzarono in confraternite le strutture associative già esistenti di laici e ne nacquero di nuove.


Con il Concilio di Trento si attuò una precisa politica religiosa, tesa a stabilizzare, controllare e nello stesso tempo valorizzare queste nuove forme associative, però con una certa vigile attenzione. Esse vengono formalmente integrate nella vita ecclesiale con la bolla “Quaecumque a sede apostolicada papa Clemente VIII Aldobrandini (quello dei Giardini del Quirinale e della Fontana dell’Organo) il 7 dicembre 1604, documento dove si stabiliscono le norme per la costituzione delle confraternite. Le Confraternite rappresentavano l’ulteriore forza per testimoniare Cristo nella società.

 

Numerose furono le confraternite che forti dal punto di vista finanziario contribuirono efficacemente allo sviluppo sociale, artistico ed economico delle città e nazioni in cui operavano. Ad esse, infatti, si devono la fondazione di ospedali, di ospizi per i poveri e pellegrini, di orfanatrofi e conservatori per ragazze in pericolo, di chiese, oratori e monumenti, nonché la organizzazione e gestione di scuole per diffondere la conoscenza di mestieri e l’educazione religiosa, ed infine, ma non ultimo, per gestire luoghi di sepoltura.  

 

Notevolissimo è stato poi l’apporto che esse hanno dato allo sviluppo delle arti, commissionando agli artisti, per le loro sedi, sculture, dipinti, oggetti pregiati e di culto. Ricordiamo, tra i tanti esempi, il grande Michelangelo Merisi, il Caravaggio.

Al termine del ‘500, Roma contava 109.729 abitanti e 97 parrocchie; le confraternite nuove, assommate alle precedenti, raggiungevano il ragguardevole numero di 107: era una rete associativa parallela e concorrente alla struttura parrocchiale!

 

Divennero poi particolarmente importanti i contatti che, specie nel corso degli Anni Santi,  le Confraternite romane stabilivano con le Confraternite “aggregate” presenti in Italia o operanti in altre nazioni del mondo cattolico. Quest'ultime, realtà decentrate e localizzate, infatti venivano accolte e guidate da una Arciconfraternita romana di riferimento (attualmente ne sono censite 61), una sorta di Confraternita “madre” che opera con lo stesso nome, la quale, anche attraverso l’ospitalità dei confratelli in pellegrinaggio a Roma, avevano ed hanno una preminenza spirituale e di carità.

 

Quindi, a partite dal ‘500, per “Arciconfraternita” (composta da arci-, dal greco archos capo, primate, superiore + confraternita) si intende infatti quel sodalizio investito della capacità di aggregare a sé altre compagnie di diverse località, tendenzialmente poste sotto la medesima intitolazione, trasferendo loro per un verso i benefici spirituali di cui è in possesso, e godendo per altro verso, almeno teoricamente, di una supremazia su di esse. Essa è quindi “Capo di molte altre” confraternite.

 

La preminenza della confraternita romana si realizzava e si realizza in molti modi: con l'aggiunta del titolo della romana, l’aggregata assume le stesse forme organizzative e funzionali ed assume gli stessi impegni caritativi, devozionali e culturali che vengono attivati da quella romana, spesso gli stessi colori dell’abito. Questa caratteristica porta ad una uniformità di usi e costumi per tutte le confraternite nate e aggregate alla stessa Confraternita “madre”.

 

Specialmente a Roma, nel corso dei secoli, la confraternita diviene il riferimento spontaneo e primario che risponde ai bisogni e alle inquietudini dell'uomo della Città. Essa ha, infatti, un’azione più propriamente religiosa, e, come accennato, si distingue dalle associazioni più profane, cioè quelle delle “Corporazioni di arti e mestieri”. A volte anche queste ultime erano associazioni di assistenza e si trasformavano in confraternita; ma la distinzione tra le due realtà è netta perché la Corporazione (Universitas) ha lo scopo di regolare un’arte, un mestiere, per la convivenza e la mutua assistenza tra i membri, mentre la Confraternita ha di mira soprattutto il bene spirituale: era ed è costituita fondamentalmente “propter animarum salutem”.

 

La composizione sociale delle Confraternite romane è varia nel tempo: nel ‘500 - ‘600 molto spesso vengono rilevati come iscritti, assieme ai nobili ed ecclesiastici, molti professionisti (notai, medici, avvocati) ma anche molti artigiani e semplici salariati. 

 

Dobbiamo ricordare un’altra particolarità: alcune Confraternite romane avevano avuto concesso il potere di liberare, ogni anno, un incarcerato in attesa dell’esecuzione della condanna a morte, che avesse però avuto il perdono dalla parte lesa.

 

Alla fine del ‘700 le Confraternite trovarono tuttavia come avversari i prìncipi riformatori del tempo e ne fu inceppata l’attività di beneficenza, usurpandone il patrimonio a vantaggio dei diversi Stati. Diventa realtà l’instaurazione di un organico e disciplinato ordinamento basato sulla centralità della parrocchia.

 

Parallelamente si registrò un progressivo indebolimento delle confraternite che ebbe, tra le sue cause, l’ingresso sempre più significativo dei poteri pubblici nel campo dell’assistenza e dell’istruzione, l’erosione delle proprietà che assicuravano alle confraternite rendite consistenti, l’attenuarsi dell’impulso associativo per fini devozionali.

DURANTE IL PERIODO NAPOLEONICO E LA RESTAURAZIONE

Con le vicende del periodo napoleonico in Italia (1796-1814) molte confraternite furono soppresse o costrette dall’evolvere degli eventi a ridurre notevolmente le relative proprie attività.

 

I provvedimenti dei primi governi rivoluzionari - come quello della prima Repubblica Romana del 18 giugno 1798 che soppresse, oltre ai conventi, tutte le confraternite destinandone i beni all’amministrazione ospedaliera - non fecero altro che incamerare e assegnare i beni delle confraternite a Enti della società civile.

 

Questa politica ecclesiastica non venne peraltro contraddetta negli Stati italiani durante la Restaurazione. Solo nello Stato Pontificio, i provvedimenti napoleonici assunsero il carattere di una perturbazione limitata nel tempo, cui seguì una rapida e pressoché integrale ricostituzione di confraternite; ciò anche in virtù di una nuova ondata di missioni popolari che ne percorse le campagne, volte a spazzare via ogni minima traccia del passaggio degli eserciti francesi.

 

A Roma e nello Stato pontificio, le confraternite si rianimarono o si rifondarono nell’opera svolta per la restaurazione, e non poche assunsero un orientativo caritativo e pastorale con una più stretta connessione con gli organismi ecclesiastici, ma il loro declino era ormai segnato nelle altre regioni d’Italia: compiti sempre più limitati in ambito devozionale e sèguito sempre meno significativo tra la popolazione dei fedeli.

 

 

 


 
Processione di una Confraternita davanti a una chiesa romana, Achille Pinelli (opera tra 1833-39)

 

 

 

DOPO L'UNITA' D'ITALIA

Dopo il 1870 le confraternite romane, superato il trauma spirituale e politico della caduta del potere temporale dei Papi, crollavano ad un tratto insieme alle 11.207 confraternite del Regno d’Italia, “liquidate” dalla legge 6972/1890, che, senza far distinzione tra confraternita, chiesa e università d'arte (quando questa risiedeva nello stesso luogo), impose di  incamerare i beni di tutte queste organizzazioni.

L'INCAMERAMENTO DEI BENI

La citata legge del 17 luglio 1890 n° 6972 (“Norme sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza”, detta legge Crispi) dispose la trasformazione delle Confraternite “aventi scopo esclusivo di culto” in Enti di beneficenza e ne confiscò, ne incamerò i beni produttivi di reddito, lasciando loro soltanto quelli improduttivi come chiese ed oratori (l’operazione è chiamata tecnicamente “indemaniamento”). Inoltre, la legge 30 luglio 1896 “Sulla beneficenza pubblica per la città di Roma”, ordinando l'incameramento dei beni residui delle confraternite, non ricomprese tra questi beni le chiese delle confraternite. La trasformazione non operò che sul patrimonio, né comportò l’estinzione della personalità giuridica.

 

Con la trasformazione del 1890, le confraternite romane, salvo rare eccezioni, persero i loro patrimoni che furono quindi espropriati e incamerati dal demanio.

 

A Roma, quindi dopo l'approvazione di questa legge, le confraternite non vennero soppresse, ma assoggettate al diritto comune e in alcuni casi soltanto trasformate, in seguito al seguente testo di legge: "I beni delle confraternite, confratèrie, congreghe, congregazioni romane saranno indemaniati e le loro rendite destinate ad istituti di beneficenza della capitale". In realtà, nonostante questa “entrata straordinaria” di ricchezza nelle casse comunali, per i bisognosi di Roma ben poco cambiò negli anni seguenti.

 

Ciò portò un profondo sconvolgimento del mondo confraternale, con l’estinzione di un gran numero di confraternite, alcune già del tutto esaurite ed altre ancora vitali e ben presenti nella vita associativa cittadina.

 

DOPO IL CONCORDATO DEL 1929

Solo più tardi, con l’articolo 29 del Concordato del 1929 tra lo Stato Italiano e la S. Sede, verrà stabilito che le confraternite, aventi scopo esclusivo o prevalente di culto, dipendono dall’autorità ecclesiastica; e per tutte quelle esistenti prima del 1929 sarà riconosciuta loro la personalità giuridica.

 

Si dovrà arrivare quindi al Regio Decreto n° 1276 del 28 giugno 1934 per vedere il conferimento di Personalità Giuridica alle Confraternite.

OGGI

Come accennato, poco più di un secolo fa, leggi severe, applicate con rigore, soppressero le confraternite e il demanio ne incamerò i beni. Ma, pur circoscrivendo la propria attività, molte di esse continuarono a vivere e tuttora sono vive a Roma. Oggi, preso atto delle moderne realtà, nel filo ininterrotto della tradizione, le confraternite vivono una stagione nuova, attente alla totalità dei bisogni dell'uomo, per esercitare - come in passato – le loro azioni  caritatevoli.

 

A Roma, ancora oggi possiamo incontrare le Confraternite - da sempre dedite alla carità, all’esercizio delle opere di misericordia corporale e spirituale, ma spesso nel silenzio e nel nascondimento – magari durante processioni ed eventi religiosi cittadini: si pensi alla Processione del Corpus Domini su Via Merulana o alla Processione della Madonna del Carmine, a luglio in Trastevere, durante la Festa de’ Noantri. Le Confraternite si riconoscono, infatti, soprattutto per i loro abiti caratteristici. Ricordiamo che per le confraternite, oggi come nel passato, il momento più importante e pubblico è proprio quello della processione, organizzata per le feste dei propri santi patroni, o per alcune feste particolari o per i pellegrinaggi.

 


 
Festa de’ Noantri a Trastevere (Madonna del Carmine, festa 16 luglio)

 

 


Processione sul Tevere della stessa Madonna, detta  perciò “Madonna Fiumarola”

 


E’ da sottolineare infine che gli archivi delle Confraternite romane costituiscono tutt’oggi serbatoi ricchissimi di informazioni religiose, sociali, economiche, giuridiche, istituzionali, urbanistiche, e architettoniche sulla Città e su oltre otto secoli della sua storia. Negli archivi vi sono documenti che danno la misura del rapporto tra confraternite e città, largamente presente negli atti ufficiali (bolle pontificie, decreti di congregazione), negli atti istituzionali (statuti e regolamenti), nei documenti riguardanti la chiesa, l'oratorio e la vita religiosa (suppellettili sacre, reliquie, devozioni, messe), nelle carte sul patrimonio (inventari, contratti, atti notarili), nei documenti delle eredità e infine nelle registrazioni amministrativo-contabili.

 

CONFRATERNITE DI DEVOZIONE A ROMA

A Roma, le prime Confraternite a sorgere sono quelle a scopo devozionale, di culto. Tra le più importanti tra Arciconfraternite (A.)  e Confraternite, tra attive e cessate, ricordiamo:

  • A. del Gonfalone; essa godeva, per la sua antichità e benemerenza, della precedenza su tutte le altre confraternite (1264); ad essa fu attribuito il titolo di “mater omnium” (madre di tutte le altre).

  • A. di San Rocco (1499)

  • A. del Santissimo Crocifisso a S. Marcello (1522)

  • A. di Santa Maria dell’Orazione e Morte (1538)

  • Confraternita di S. Maria del Sacro Monte di Pietà (1539)

  • A. del S.S. Sacramento e di Maria S.S. del Carmine in S. Agata a Trastevere (1543) (santuario della "Madonna de' Noantri")

  • A. della Santissima Trinità dei Pellegrini e Convalescenti (1548)

  • A. di Maria SS. del Carmine alle Tre Cannelle (1598)

  • Confraternita di S. Antonio da Padova, presso la Chiesa di S. Dorotea in Trastevere (1893)

Processione della Confraternita dello Scapolare di Santa Maria del Monte Carmelo in Traspontina

CONFRATERNITE NAZIONALI ITALIANE A ROMA

A Roma, le confraternite nazionali italiane hanno subìto attraverso i secoli profonde trasformazioni. Per la salvezza morale e l’assistenza materiale dei connazionali residenti o pellegrini o di passaggio a Roma furono istituite molte Confraternite e Arciconfraternite.
Di queste ultime, le Arciconfraternite, ne ricordiamo alcune, vitali o cessate, con accanto la data di fondazione:

  • di San Giovanni Battista dei Fiorentini, detta della Pietà (1448)

  • dei Santi Ambrogio e Carlo dei Lombardi (1471)

  • di S. Caterina da Siena dei Senesi (1519)

  • di San Giovanni Battista dei Genovesi (1553)

  • dei Santi Faustino e Giovita dei Bresciani (1576)

  • dei Santi Petronio e Giovanni Battista dei Bolognesi (1576)

  • dello Spirito Santo dei Napoletani (1585)

  • della Beata Vergine Maria d’Itria, successivamente denominata S. Maria Odigitria dei Siciliani (1594)

  • del Santissimo Sudario dei Piemontesi (1597)

  • della Santa Casa di Loreto dei Piceni (1633).

Alle confraternite delle nationes italiane corrisposero e corrispondono, in genere, le Chiese nazionali delle diverse città e regioni d’Italia, costruite a Roma perché i confratelli ivi residenti potessero esercitare il culto e potessero, come già detto, accogliere ed assistere i pellegrini connazionali.

 

Si ricorda che, tra le comunità dell'Italia del nord presenti a Roma, crearono la propria confraternita piemontesi, lombardi, bergamaschi, bresciani, genovesi e bolognesi; tra i toscani, ne ebbero due i fiorentini (l’Arciconfraternita di San Giovanni Battista dei Fiorentini detta della Pietà e l’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato dei Fiorentini detta della Misericordia) ed una i senesi e i lucchesi; il centro Italia aveva piceni, camerinesi, norcini e casciani; il sud era presente con le confraternite di napoletani e siciliani.

 

CONFRATERNITE NAZIONALI ESTERE A ROMA

Le colonie straniere presenti nell’Urbe ebbero quattro confraternite per i tedesco-fiamminghi, cinque per gli abitanti dell’attuale Francia con lorenesi, bretoni, borgognoni, francesi e transalpini. Completavano il quadro due sodalizi di spagnoli, oltre a portoghesi e illirici.

 

La prima nazionalità estera organizzata in confraternita è forse quella fiamminga intitolata a S. Giuliano Ospitaliere (1444), detta ora dei Fiamminghi, in Via del Sudario. Fu istituita dai numerosi fiamminghi residenti a Roma; costruirono l’Ospizio di S. Giuliano per alloggiare e curare i compatrioti.

 

Ricordiamo le altre più importanti. La Confraternita nazionale dei Francesi, dedicata alla "Concezione della Beata Vergine Maria, a S. Dionigi e a S. Luigi, re di Francia" (1475), costruì un ospizio per i poveri pellegrini francesi e praticava il culto nella chiesa di S. Luigi dei Francesi.

 

La Confraternita di Santa Maria dell'Anima dei Tedeschi fu istituita, nell’anno 1500, dai tedeschi residenti a Roma per soccorrere i propri connazionali, ospitarli ed assisterli. Il sodalizio ottenne il riconoscimento canonico nel 1500 durante il giubileo di quell'anno. 

 

La Confraternita di Santa Maria di Monserrato degli Spagnoli (1579) fu voluta dai catalani residenti a Roma; mise a disposizione dei propri conterranei l'ospizio e l'ospedale che già possedeva prima del suo riconoscimento canonico. Il sodalizio praticava il culto nella chiesa di Monserrato che, dopo l'abbandono della chiesa di S. Giacomo in Piazza Navona, divenne la chiesa nazionale di tutti gli spagnoli. La confraternita non vestiva alcun abito particolare ma portava come emblema l'immagine della Madonna di Monserrato.


CONFRATERNITE DI ARTI, MESTIERI E PROFESSIONI A ROMA

Le “Confraternite” di mestiere raggruppano i fedeli che intendevano o intendono caratterizzarsi anche per l’appartenenza ad un particolare mestiere (quelle dei Falegnami, dei Ferrari, dei Muratori, dei Palafrenieri, …) o arte o professione. Nate come Universitas  - cioè come corporazioni per la tutela degli interessi economico-sociali di una categoria di lavoratori (operanti in attività intellettuali o artigianali o manuali) e per la regolamentazione dell’attività lavorativa - queste Corporazioni nel tempo costruivano una chiesa, creavano una  Confraternita religiosa che animava lo spirito devozionale degli aderenti, organizzava le feste patronali e in genere la vita religiosa della corporazione.

 

Queste chiese e queste Confraternite non furono solo luoghi di fede e di sviluppo artistico ma riunirono generazioni di artigiani e lavoratori che diedero così vita ad antiche tradizioni che ancora oggi vengono in parte portate avanti dai membri delle antiche confraternite.

 

Vi sono ancora Chiese e/o Confraternite di mestiere che vantano una secolare storia che parte dal Medioevo e che arriva fino ad oggi. Ricordiamo, tra di esse:

  • Chiesa di S. Lorenzo de’ Speziali in Miranda, al Foro Romano, sede dal 1429 della Corporazione degli Speziali (farmacisti) Romani; è la più antica sede dell’Arte farmaceutica nel mondo, trasformatasi dal 1871 nel “Nobile Collegio Chimico Farmaceutico Universitas Aromatariorum Urbis”, che svolge funzioni accademiche, culturali e sociali, oltre che di culto, sempre nell’osservanza dello spirito cristiano;

  • Chiesa di S. Maria della Quercia della Confraternita dei Macellai di Roma (1432), nei pressi di Piazza Farnese;

  • Chiesa di Santa Maria dell'Orto, sede della omonima Arciconfraternita (1492), istituita dai Produttori e dai Commercianti di derrate alimentari (ortolani, pizzicaroli, fruttaroli, vignaroli e altri); è la più antica confraternita “mariana” di Roma; oggi è sede dell’attuale omonima Arciconfraternita, che però non più di mestiere ma aperta a tutti i fedeli battezzati

  • Chiesa di S. Maria di Loreto della Confraternita dei Fornai (1500), al Foro di Traiano (oggi del Pio Sodalizio dei Fornari Italiani in Roma IPAB).

 

Ricordiamo infine la particolarità della Chiesa dei Santi Luca e Martina, al Foro Romano, chiesa dell’antica Universitas dei Pittori, Miniatori e Ricamatori di S. Luca in Roma (XV sec.) e della estinta Confraternita degli Artisti; oggi la chiesa - edificata da Pietro da Cortona e suo luogo di sepoltura - è di proprietà dell’Accademia Nazionale di S. Luca, istituzione che svolge funzioni accademiche e culturali nel campo delle arti e dell'architettura italiane.

 

LE CONFRATERNITE ROMANE E LE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE

Anche se gli aspetti di culto e di devozione sono prevalenti in tutte le Confraternite, queste nel tempo assunsero e svilupparono una azione sempre più aperta alla carità e alle problematiche sociali.
Come ricordato, le 7 Opere di misericordia corporale (dar da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire chi è nudo, dare rifugio ai pellegrini, curare gli ammalati, fare visita ai carcerati, dare sepoltura ai morti) diventano nei secoli uno dei motori privilegiati dell’azione confraternale. ​

 

Quali le opere di misericordia, prevalenti o principali, perseguite dalle Confraternite romane nel corso dei secoli? Proviamo ad indicarne qualcuna.

 

 



Per comodità, se raggruppiamo le 7 Opere di Misericordia Corporali in 5 filoni tematici di attività caritatevoli, ad essi possiamo affiancare il nome delle Confraternite romane che nel tempo maggiormente hanno operato in queste aree d’intervento; alcune di queste Confraternite sono ancora oggi attive, altre si sono estinte nel corso dei secoli:

  • Assistenza ai bisognosi (dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi): nella realtà questa attività si estrinsecava in molteplici opere, quali:

  • concedere le doti maritali a ragazze povere (Compagnia della SS. Annunziata e la Confraternita di S. Giovanni Battista dei Genovesi);

  • assistere i poveri bisognosi (Sodalizio dei SS. XII Apostoli) e gli orfani (Congregazione di S. Maria della Visitazione degli Orfani);

  • dare prestiti attraverso i Monti di Pietà (Arciconfraternita di S. Maria del Sacro Monte di Pietà (1539), S. Girolamo della Carità, SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, Ss.mo Crocifisso in S. Marcello e tante altre minori);

  • provvedere al riscatto economico degli schiavi cristiani prigionieri dei Turchi (per opera dell’Arciconfraternita del Gonfalone o di quella della SS. Trinità della Redenzione de’ Schiavi).

Ricordiamo che a Roma, nel Ghetto, operarono anche 17 pie confraternite ebraiche che anch’esse si dedicarono al soccorso degli israeliti poveri, vecchi e infanti, fornendo loro alimenti e medicinali.

  • Alloggiamento dei pellegrini, specie negli Anni santi: quella della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti (di cui fu artefice S. Filippo Neri), ma anche molte altre confraternite, tra cui lo stesso Gonfalone, la SS. Natività di Nostro Signore Gesù Cristo degli Agonizzanti, l'Orazione e Morte. Molte altre confraternite, anche nazionali estere (quelle di S. Maria dell'Anima per l'accoglienza dei Tedeschi e quella dell'ospedale di S. Giacomo degli Spagnoli) si prestarono alla accoglienza e cura dei pellegrini.

  • Cura e assistenza agli infermi: quelle di S. Spirito in Sassia, del Ss.mo Salvatore “ad Sancta Sanctorum”, di S. Giacomo in Augusta o “degli Incurabili” (cioè gli ammalati di sifilide e di altre malattie allora incurabili, eccetto gli ammalati di peste e di lebbra) e di S. Maria della Consolazione, che hanno creato gli ospedali “maggiori” (gli “Arcispedali”); tra gli ospedali minori, quelli di S. Caterina dei Senesi in via Giulia, S. Maria dell’Orto a Trastevere, S. Eligio dei Ferrari, degli Speziali a S. Lorenzo in Miranda, dei Fornai al Foro Romano, di S. Maria della Pietà de’ Pazzarelli a Piazza Colonna per i malati di mente.

  • Assistenza ai carcerati: la Confraternita della Pietà dei Carcerati che aveva sede in S. Giovanni della Pigna nei pressi del Pantheon (1579), estinta nei primi anni del ‘900; l’Arciconfraternita di S. Girolamo della Carità, fondata nel 1520; l’Arciconfraternita del Gonfalone, fondata nel 1264, ebbe fra le sue varie attività misericordiose quella di visitare i carcerati. L'accompagnamento all’esecuzione dei condannati a morte era compito primario della Compagnia di S. Giovanni Decollato dei Fiorentini. Ricordiamo che i Papi concessero ad alcune arciconfraternite romane più prestigiose il privilegio di liberare una volta l'anno un condannato a morte in occasione della festa del proprio santo patrono (tra di esse, la Pietà dei Carcerati, la Pietà dei Fiorentini, l'Orazione e Morte.

  • Sepoltura dei morti: il principale sodalizio per tale opera pietosa fu quello dell’Arciconfraternita di S. Maria dell’Orazione e Morte in via Giulia, presso l’Arco Farnese, istituito (1538) per la cura dei moribondi, per la tumulazione delle povere salme abbandonate in campagna o nei luoghi pubblici, per la gestione di luoghi funerari.

ABITI E COLORI DELLE CONFRATERNITE


Caratteristico di ogni Confraternita è il vestito che viene indossato dai confratelli e dalle consorelle.

 

Se in origine era una semplice larga tunica, in lino o juta, povero, spesso un sacco forato sulla testa e legato ai fianchi, esso nel tempo diventa un vero e proprio abito, un elemento distintivo di ogni Confraternita; prende il nome di “sacco”, “cappa”, “veste”, “tunica” o “tabarro”, tutti di diversi colori. Il richiamo simbolico di questa veste è alla tunica indossata da Gesù nella sua Passione.

 

Esistono cappe con maniche molto larghe per sottolineare la generosità del donare o con la lunghezza delle maniche differente per ricordare l’insegnamento di Gesù: “non sappia la tua sinistra quel che fa la tua destra“. Altre hanno il suggestivo cappuccio, segno di umiltà e di nascondimento. Quando questo è calato sul volto non permette di essere riconosciuti: deve custodire l’anonimato delle buone opere (perché nessuno sappia chi ringraziare per il bene ricevuto), e annulla la differenza di classe sociale (accomunando il ricco col povero, l’istruito col meno colto).

 

L’abito è un vero e proprio codice comunicativo che, oggi come ieri, designa e identifica senza errori la Confraternita, il tipo di devozione praticato nonché, di riflesso, l’attività caritativa svolta.

 

Nel tempo, quindi – secondo le diverse Confraternite – troviamo uno o più dei seguenti elementi di abbigliamento e di decorazione:

  • il camice, o cappa o sacco, lunga sopra-veste generalmente bianca, fermata da un cordone o cingolo di corda o da una cintura di cuoio;

  • il cappuccio, talvolta solo simbolico ed è attaccato al camice o sacco; può essere anche triangolare con punta e due fori per gli occhi e copre interamente la testa; serviva anticamente a coprire il capo e il volto, in segno di umiltà e di uguaglianza;

  • il mantello (se ridotto a mantellina, è la mozzetta), è un richiamo a quello delle tonache degli ecclesiastici; copre il camice;

  • lo stolone, o scapolare, è una lunga stola che poggia sulle spalle sopra il camice, forata al centro e ricadente sul dorso e sul petto; passato dall'abito dei religiosi all'abito confraternale;

  • la cosiddetta impronta (o stemma, il "signum", ossia il sigillo) è il distintivo della Confraternita. Può essere un’immagine di tela o di cartoncino, ornata di gallone dorato o altro, raffigurante il Patrono di cui il sodalizio reca il titolo: si appone sulla cappa, alla sinistra dell’abito, all’altezza del cuore, a testimonianza della filiale devozione. Nel caso venga invece appesa al collo con catena, nastro, cordoncino, ecc., può essere anche in metallo (è una medaglia, un cesello, ecc.)

  • talvolta, un copricapo (berretta o bicorno, specie all’estero);

  • talvolta, la fascia, è in tessuto, spesso a forma di stola, è portata come bandoliera; può presentare una iscrizione con il titolo della confraternita; viene posta sopra il camice;

  • talvolta, la corona del Rosario o simile.

 


I confratelli indossavano ed indossano – quale che fosse - tutti lo stesso abito, il quale va a coprire le vesti ordinarie che altrimenti evidenzierebbero le differenze di ceto o di censo. L’abito, specie nel passato, prevedeva lunghi mantelli o veli ricamati per le donne e lunghi cappucci per gli uomini.

 

Per molti confratelli e consorelle la veste è anche il vestito della morte e della sepoltura.

 

Riguardo ai colori usati per le stoffe dell’abito confraternale, ricordiamo che a Roma, ad esempio, portavano o portano un abito:

  • nero: l’Arciconfraternita di S. Maria dell'Orazione e Morte (1538); quella del Santissimo Crocifisso a S. Marcello (1522); è  il colore simbolico della terra, da cui ha principio la vita, alla quale si torna con la morte;

  • giallo: l'Arciconfraternita dei SS. Bartolomeo e Alessandro dei Bergamaschi (1539) e quella di S. Maria del Pianto (1562);

  • bianco: quella di S. Caterina da Siena dei Senesi (1519), di S. Maria di Loreto dei Fornai (1507), di S. Maria d'ltria o Odigitria dei Siciliani (1594), di S. Giovanni Battista dei Genovesi (1553); è il colore neutro per eccellenza, quello che richiama l'Infinito e quindi Dio; è il colore delle più antiche confraternite medievali, quelle dei Flagellanti (a Roma, in origine era il colore dei Raccomandati di Madonna S. Maria (1264), poi confluiti nell’Arciconfraternita del Gonfalone);

  • verde: quella di S. Rocco (1499); esso riprende il colore delle vesti con le quali  questo santo pellegrino viene effigiato nell'iconografia tradizionale;

  • rosso: quella della Santissima Trinità dei Pellegrini e Convalescenti (1560) e di Gesù Nazareno (1775); indica l'effusione dello Spirito Santo ed il fuoco della carità che deve infiammare i cuori; il rosso è il simbolo assoluto della divinità;

  • blu e turchino: l’Arciconfraternita di S. Spirito in Sassia (1268); quella di S. Maria dell'Orto (1492); quella di S. Giuliano degli Albergatori (1600) e di S. Giuseppe dei Falegnami (1540); sono i colori “mariani” per eccellenza, essendo quelli con cui tradizionalmente si rappresenta il manto della Beata Vergine.

La veste – che è spesso personale, sia in vita che in morte - viene benedetta e consegnata ufficialmente con l'apposito Rito di Vestizione; dev'essere conservata con cura e portata con dignità da ogni Confratello e Consorella.

 

Una curiosità sul tema: il camice del personale sanitario deriverebbe dal saio delle antiche Confraternite, le quali prestavano la loro assistenza negli ospedali indossando la veste propria del sodalizio. La prevalenza del colore bianco (su uno sfondo bianco è più facile notare macchie e sporcizia e, al contrario, far risaltare la pulizia e l’igiene) contribuì poi al consolidamento dell’usanza ed alla sua trasmissione a tutto il personale sanitario. Questa accade generalmente anche per i medici, ospedalieri e non, dei nostri giorni!

 

 

 

L'OSPITALITA' DELLE CONFRATERNITE ROMANE AI PELLEGRINI DEL GIUBILEO

Dal Giubileo del 1300, quando improvvisamente un flusso imponente di fedeli si riversò nelle Basiliche degli Apostoli Pietro e Paolo per lucrare il "gran perdono" del nuovo secolo che iniziava, il problema dell'ospitalità nell’Urbe s'impose in tutta la sua urgenza e gravità, anche e soprattutto per i pellegrini più poveri che non potevano permettersi di pagare il soggiorno a Roma.

 

Le Confraternite romane si mobilitarono per soccorrere pellegrini e poveri che in gran quantità sostavano sotto i portici, nelle strade, nelle piazze, privi per lo più del necessario per vivere. Quasi in una gara di solidarietà, le singole confraternite si mossero in favore della massa di pellegrini, prestando loro un tipo di ospitalità gratuita e un’amorevole assistenza, da quella religiosa a quella materiale.

 

Tutte le Confraternite romane ebbero in vario modo l’opportunità di accogliere i pellegrini e gli stranieri (questi, non necessariamente a Roma per devozione); fu l’Arciconfraternita della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti quella che rappresentò l’esempio massimo di quel tipo di accoglienza nel Giubileo del 1575, indetto da Papa Gregorio XIII Boncompagni (il fondatore del Palazzo del Quirinale).

 

Ricordiamo che la parola “ospedale” deriva dal latino “hospitalia”, col significato di “luoghi dove si accolgono gli ospiti, i “forestieri”: un tempo l’ospedale non aveva la funzione esclusiva che gli attribuiamo oggi (cioè quella sanitaria, di sola cura delle malattie), bensì era un asilo dalla struttura complessa perché spesso riuniva le funzioni primarie del ricovero, dell’ostello, della mensa, con quello di presidio sanitario in una larga accezione che comprendeva il pronto soccorso, il ricovero diurno e la degenza.

 

Tutti gli ospedali romani furono comunque fondati e poi amministrati – almeno per lunghissimo tempo – da altrettante Confraternite: quelle di Santo Spirito in Sassia e del SS. Salvatore ad Sancta Sanctorum (oggi il “San Giovanni”), risalenti entrambi già al ‘200, il S. Giacomo in Augusta o “degli Incurabili” nato nel ‘300 e il S. Maria della Consolazione fondato nel ‘400.
Accanto alle grandi istituzioni ospedaliere (“Arcispedali”) se ne affiancarono poi, fin dal 1300, molte altre minori, creando una rete tanto capillare da risultare quasi inimmaginabile. Solo a Roma, si calcola che furono oltre quaranta i nosocomi fondati da Confraternite.

 

 

 

CONSIDERAZIONI FINALI

Profondamente legato alle vicende sociali, politiche e religiose di una Città straordinaria sotto diversi aspetti, il sistema confraternale dell’Urbe manifesta, come si è visto, una serie di caratteri peculiari che rendono apparentemente difficile ogni tentativo di raffronto con altre realtà geografiche italiane e straniere.

 

Come sopra accennato, la grande complessità del tema delle Confraternite a Roma e l’intrecciarsi della loro dimensione religiosa con quella politica, storica ed economico-sociale della Città ci danno un quadro di questo particolare associazionismo di volontariato romano ancora in gran parte viziato da approssimazioni, scarsa conoscenza e luoghi comuni. Le Confraternite romane per secoli hanno di fatto costituito un baluardo quasi unico – per quanto spesso largamente insufficiente – nei confronti della miseria materiale, culturale e morale diffusa nella società, in particolare in una realtà come quella romana.

 

Oggi più che mai, le confraternite romane sono un oggetto di indagine e di interesse, un osservatorio da cui guardare non soltanto alla storia della devozione, della carità e dell’assistenza a Roma, ma alla vita della Città nella sua interezza, fatta di piccoli e grandi personaggi, di piccole e grandi storie, di bellezze architettoniche ed artistiche sconosciute o poco note, non solo a pellegrini e turisti ma anche agli stessi noi romani.

E’ un “patrimonio di umanità, storia e cultura” da riscoprire, conoscere e valorizzare.

Non è un caso che nel 2019 sia stato costituito un Comitato per chiedere all’ONU/Unesco il riconoscimento della pietà popolare espressa dalle Confraternite quale “bene immateriale per l’umanità Unesco”, da salvaguardare, tutelare e valorizzare e da conservare  e tramandare, ciò in virtù della loro memoria storica e delle loro tradizioni, espressioni di valori sociali e culturali ancora di grande attualità.

 

 

 

CONFRATERNITE AI TEMPI DEL COVID 19

 

Incontri “sospesi”; attività di persona “bloccate”; processioni “cancellate” durante la Settimana Santa e a Pasqua, ma anche in occasione di altre particolari feste religiose (Corpus Domini, ecc.). Per il secondo anno consecutivo la pandemia ha fermato le manifestazioni pubbliche di pietà popolare che animano le città o i piccoli borghi e che avrebbero fatto scendere lungo le strade tanti confratelli e migliaia di persone. L’emergenza sanitaria, il pericolo di assembramenti, hanno imposto questi stop prolungati. Anche le confraternite hanno vissuto questi interminabili tempi di pandemia sui siti e nei social, attraverso video postati sulla varie pagine Facebook e spesso mediante cicli di catechesi trasmessi on-line.

 


 

Ma l’emergenza sanitaria ha consentito anche che le confraternite potessero mobilitarsi intorno a una delle tre colonne portanti della loro missione: l’impegno caritativo. Alcune confraternite hanno donato respiratori ai reparti Covid, altre si sono messe a disposizione nelle parrocchie per distribuire cibo, vestiario e generi di prima necessità. Altre ancora hanno dato vicinanza e supporto ai malati contagiati dal virus che si trovavano in ospedale o in quarantena.

Servizi di raccolta di beni alimentari e consegna degli stessi alle famiglie, consegna della spesa o di farmaci alle persone più deboli o in quarantena, trasporto di fragili ei anziani a fare terapie, analisi, visite mediche, o dare assistenza medica gratuita, supporto telefonico per le persone in difficoltà. Le confraternite di "Misericordia”, in particolare, sono state spesso coinvolte nella collaborazione con le strutture sanitarie pubbliche e la Protezione Civile nel trasporto infermi, nella effettuazione dei test sierologici anti-Covid e nelle vaccinazioni.


 

Il fenomeno confraternale (“fucina di santità” secondo le parole di Papa Francesco) è un ancora un mondo dinamico e vitale all’interno della Chiesa e della società civile.

 

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NOTE:

 


 1) Il culto è l'insieme delle pratiche religiose con le quali si coltiva il rapporto con Dio.
Etimologicamente, il culto è letteralmente la "cura" dovuta a Dio e al suo santuario: il termine deriva direttamente dal latino cultus, che significa "cura", "coltivazione", "adorazione", e che è participio passato di colere, "coltivare".
La teologia cristiana hanno perfezionato il concetto latino, affermando la specificità dell'adorazione (in latino adoratio), che è dovuta solo a Dio, e della venerazione (in latino veneratio), che si offre ai santi.

 

2) Devozione. Sono le Pratiche religiose a Dio o a Maria Vergine o a un santo; sono forme di preghiera che hanno luogo fuori della liturgia ufficiale. Mentre al fedele è richiesto di partecipare alla liturgia, le devozioni sono strettamente opzionali, sebbene altamente raccomandate; devozioni ben conosciute sono il Rosario (cioè corona di rose), la Via Crucis, la Lectio Divina, l'Angelus, le Processioni e i cammini dei Sacri Monti.

 

 

 

 

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