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QUINTO GIORNO


Eccoci in piedi alle 7.30 per radunarci dopo poco nel grande refettorio delle Suore della Misericordia dove consumiamo la prima colazione. I volti di tutti appaiono piu' tirati che nei giorni precedenti, quasi tristi, ognuno di noi pensa con malinconia che ci staccheremo tra poco da questa terra, ci allontaneremo sempre piu' da Medjugorje ...

   

Ma poi ci troviamo nell'allegro caos della citta' e del suo porto, c'inoltriamo nell'immenso, imponente palazzo di Diocleziano dove la pietra prende forme di donne, di capitelli, di statue di fattezze squisite.
Ci dividiamo perche' gli interessi sono diversi: chi vuol comprare l'ultimo souvenir, chi vuol scattare foto, chi visitare l'interno dell'edificio, chi girare senza meta nelle viuzze adiacenti, per ritrovarci poi al pullman con cui ci trasferiamo al punto d'imbarco.
Prendiamo d'assalto Jozo che sta per lasciarci, gli chiediamo di pregare per noi, lo esortiamo a raggiungerci presto a Roma, gli imponiamo di star fermo per scattare alcune foto, lo assilliamo, insomma, ma lui sta al gioco docile e gentile.

   
 

Lanciamo un ultimo saluto dalla ripida scaletta della nave a questa citta' a meta' strada tra l'occidente e l'oriente, poi la navigazione ed il paesaggio assorbono tutta la nostra attenzione.
Le isole poco discoste da Spalato ci vengono incontro verdi e ridenti, piccole imbarcazioni da diporto e da pesca tentano di competere con la "Tiziano" in una gara di velocita', il sole continua a splendere in questo cielo terso di questa bella giornata, ma in molti di noi e' costante un'uggia, una nostalgia ...

Il pranzo - la fila al Self-Service, la scelta del menu' e dei compagni di tavolo - ci distrae e ci allieta di nuovo poi ripetiamo per lo piu' gli stessi gesti, le stesse operazioni del viaggio d'andata: si va al bar per un caffe', ci si riposa sulle poltrone, ci si scalda sul ponte prendendo il sole come Michela, che non s'e' vista per quasi tutta la traversata, si prende aria come le ragazze che smaltiscono una breve ebbrezza derivante dall'aver bevuto un sorso di vino di troppo per imbastire uno scherzo a Fra' Ignazio ... Come nel viaggio precedente viene celebrata la Messa sul piccolo Altare rimediato; i Sacerdoti oggi sono quattro, poiche' a Padre Antonio e Padre Mario se ne sono uniti altri due, come noi italiani, come noi provenienti da Medjugorje, uno sui quarantanni, una folta barba nera, desideroso di comunicare, l'altro anziano, stempiato, introverso e un po' rigido.

Durante il pranzo essi s'erano accordati per riunire prima della Messa, i due gruppi di giovani e provare i canti, ma poi l'intesa non si e' realizzata, ognuno ha eseguito il proprio repertorio.
Il sacerdote piu' anziano, nonostante l'ora, inizia il Rosario con tono quasi autoritario; la Messa quindi si protrae oltre l'ora consentita - con visibile sofferenza dei camerieri che gia' debbono preparare per la cena - anche a causa della lunga omelia del giovane prete che, pervaso di sacro furore, ci incita a non dimenticare questa esperienza vissuta a Medjugorje, ci esorta a far si' che il viaggio che abbiamo compiuto abbia come fine la conversione ad un modo nuovo di pensare e di vivere, che sia uno sprone a far meglio nella vita quotidiana.
E nel dir cio' si esalta, mostrando il turbamento della sua anima al contatto con la realta' mistica che abbiamo appena lasciato, quando solo pochi giorni prima, forse, il suo impegno sacerdotale s'era ridotto nei limitati binari del vivere giornaliero e delle incombenze, sopraffatto dalla negligenza degli uomini, rimpicciolito di fronte al caos e alla follia di questa societa' contemporanea.
Ora egli ha attinto forza e spiritualita', una nuova energia fatta di beatitudine e d'allegrezza interiore ed e' come rinnovato nella Fede, pronto a proseguire il suo cammino, in compagnia di altri fratelli come lui arricchiti spiritualmente e desiderosi di migliorare.

Ricomincia poi l'attesa dell'apertura del Self-Service dove consumiamo anche la cena mentre alcune notizie sconfortanti ci raggiungono dal piano superiore, dalla cabina che Aldo ha prenotato per far si' che sua sorella Edda, sofferente per una recente malattia, potesse riposare un po' e ridurre al minimo lo stress del viaggio. Per tutto il giorno Edda ha lamentato dei disturbi dovuti, come presto si sapra' non appena l'avra' visitata il medico di bordo, ad un rialzo improvviso della pressione pericoloso nel suo stato. Frattanto anche Federica, dal viso minuto e gentile e dagli inconfondibili capelli lunghi lasciati liberi sulla schiena, ha accusato malesseri di stomaco e qualche linea di febbre, ma tutto sembra risolversi con qualche pasticca che lentamente provoca un miglioramento nelle condizioni delle due ammalate.

Nell'aria ora c'e' confusione: la Polizia deve esaminare i passaporti ancor prima di attraccare ad Ancona, gli organizzatori cercano di tenere unito il gruppo che si disperde tra la folla dei passeggeri, Mario urla ordini nel suo roboante megafono ma e' difficile azzittirci; come una scolaresca indisciplinata attendiamo un momento di disattenzione per ciarlare senza posa, per andare alla toilette, per raggiungere il bar.
Ma anche la prassi burocratica viene finalmente esaurita: scendiamo per la traballante scaletta che ci porta a terra, alle 21.30, ad Ancona dove il padre di Eliana sta' gia' attendendola. Diamo quindi alla piccola e a sua madre, che ritornano alla natia Salerno, il nostro saluto d'addio. Passiamo la dogana senza alcun problema, mentre un cane poliziotto annusa ben benino il nostro pullman, su cui saliamo per percorrere gli ultimi chilometri che ci separano da casa.

Riprendiamo il nostro cammino nella notte, mentre Paolo G., con estrema correttezza ed un pizzico di pignoleria, ci sottopone un resoconto economico: le due bimbe, Francesca ed Eliana sono state esentate dal pagamento della quota, per i due ragazzi al di sotto dei 12 anni, Lino e Dennis, e' stata applicata, sul biglietto della nave, una tariffa dimezzata, quanto e' rimasto sara' destinato a Cosimo, per ringraziarlo delle sue attenzioni. S'era parlato anche di fare un regalo a Jozo, ma viene rimandato tutto alla sua non troppo lontana venuta in Italia.

Terminato il suo rendiconto, Paolo ci invita ad andare al microfono - se ce la sentiamo - per comunicare agli altri la propria personale esperienza ricavata dalla visita a Medjugorje.
L'invito viene raccolto per primo da Francesco che, pur vincendo un naturale imbarazzo, ci confessa che aveva intrapreso questo viaggio piu' per accontentare Lucilla che altro; difatti da anni era in guerra con Dio ed i suoi inviati ed anche il suo vivere quotidiano era segnato d'inquietitudine e di incomprensioni in casa, sul lavoro ... Non sa spiegare neanche lui come sia avvenuto, ma l'impatto con la pace e la serenita' che Medjugorje emanano, hanno provocato nel suo animo una mutazione, una volonta' di cambiare, di sconvolgere, migliorandolo, l'ordine dei valori con cui misurava persone, avvenimenti, affetti del suo mondo quotidiano.
Eppoi, osservare Eliana che con volonta' ed impegno s'e' inerpicata su per il Krizevac quando non aveva mai fatto prima d'allora tanto moto, l'ha spronato a "camminare" verso questa nuova sorprendente dimensione. E, difatti, l'ho intravisto inginocchiato sul selciato dinanzi al confessore, in fila con gli altri in attesa della Comunione e sorridere festante, senza pensieri.

Dopo di lui Franco C. si fa avanti raccontando che lui e Graziella avevano da molto tempo in mente di andare a Medjugorje ma avevano scartato l'idea ritenendola troppo azzardata, temendo fosse un'impresa troppo gravosa da sostenere per Francesca e per loro stessi, dovendo contare solo sulle proprie forze. Ma quando Augusto e Rina li hanno informati del pellegrinaggio organizzato da questi tre laici, le loro titubanze si sono infrante misteriosamente e si sono sentiti disposti ad affrontare quest'esperienza, a condividerla con tante persone sconosciute che provvidenzialmente si sono rivelate amichevoli e pronte alla cooperazione, creando un'atmosfera gioiosa e di intensa spiritualita'
Ci illustra poi la storia di Francesca e della sua malattia, dei viaggi in America per tentare di recuperarla ad una vita piu' normale, all'aiuto prestato giornalmente alla bimba da parte di giovani volontari. Franco parla con serenita' di questi suoi grandi problemi che pero' gli hanno permesso di aiutare altri genitori in condizioni simili alle sue, ringrazia la Madonna del sostegno concesso a tutti durante il viaggio e, poiche' parla anche a nome di Graziella, ambedue ci danno una grande prova di fede e d'amore.

Al microfono c'e' ora Mario M. che ci aggredisce con la stessa impetuosita' di sempre, per via di quel suo vocione che soverchia ogni altro rumore ma che ora si fa umile, quasi mesta, per scusarsi d'essere stato a volte un po' aggressivo o chiassoso e ringrazia tutti per la comprensione.

E' ora la volta di Paolo R. che quasi si costringe a parlare, tanto e' schivo, per trasmettere a tutti un saluto affettuoso e sottolineare con particolare gratitudine le testimonianze di fede e di volonta' che Franco, Graziella ed Eliana ci hanno regalato in questi pochi giorni.

"E' finita troppo presto! - ci dice ora Katia con voce commossa - Quando siamo partiti ero un po' confusa ne' ero sicura di voler intraprendere questo pellegrinaggio ma, ogni minuto che passava, cambiava anche il mio atteggiamento interiore. A Medjugorje ho ritrovato la serenita' che da qualche tempo non avevo, a Medjugorje mi sono resa conto di come sono stata fortunata!"
Sembra questa la nota dominante nel pensiero delle giovani che ci hanno seguito in quest'esperienza e che nell'animo ora portano impressa un'impronta nuova e vivificante, qualcosa di speciale che forse le diversifichera' dalle loro coetanee.

Poiche' Edda ha manifestato segni evidenti di malessere, ci fermiamo ad un'area di servizio dove gli organizzatori si consultano per poi decidere di deviare per Giulianova, nel cui ospedale faremo controllare la signora indisposta. Intanto, approfittiamo tutti della sosta per sgranchirci le gambe o per ingollare in fretta un caffe'. Al bar mi trovo accanto Vincenzo P., il nostro simpaticissimo napoletano che si da' arie di ateo, frutto piu' delle prove della vita - i lager nazisti, la malattia della moglie - che di una convinzione. Gli chiedo se qualcosa e' cambiato dentro di lui da questo contatto con Medjugorje ed egli, con uno sguardo non piu' tanto faceto su quella faccia clownesca e tragica ad un tempo, mi fa : "Se son rose fioriranno! Certo, ho pregato la Madonna di far alzare Francesca da quella carrozzella, sana e felice, di far camminare speditamente Eliana ... Allora si' avrei creduto! Anzi avrei dato la mia vita in cambio, se fosse servito allo scopo!" E' tutto vero quel che dice, lo vedo chiaramente dal suo sguardo quasi triste e da una piega amara della bocca...

Risaliamo sul pullman e ci dirigiamo lentamente verso Giulianova, mentre Paolo G. prende di nuovo il microfono e raccconta come, essendo gia' stato a Medjugorje per due volte, aveva deciso di non ripetere piu' questa esperienza ma, evidentemente, la Madonna aveva disposto diversamente. L'ha chiamato a guidare questo gruppo formatosi quasi per scommessa, l'ha dolcemente piegato alla Sua volonta' ed ora ecco, siamo sulla via del ritorno con l'animo gonfio di tanti sentimenti. E personalmente, ci confida, che in questo pellegrinaggio ha pregato di piu' che negli altri; tutto e' stato una preghiera continua e sentita: aiutare Eliana o un anziano, vivere gomito a gomito, scalare il Krizevac portando su' anche Francesca e anche tacere, in certi momenti, e' stato preghiera.

La sosta a Giulianova e' piuttosto lunga perche' la visita ad Edda da parte dei medici e' stata accurata ed e' stato appurato che i malesseri derivano da uno stato di stress ipertensivo che consiglierebbe un immediato ricovero. Ma lei vuol proseguire e cosi', dopo aver firmato una liberatoria, riprendiamo l'autostrada, che e' piu' comoda ed agevole, evitando curve e sbandamenti che potrebbero recare danno all'ammalata.
Durante l'attesa forzata, rinunciando persino alle sigarette, sono rimasta sul pullman dove avevo appena imbastito un discorso con Padre Mario e Suor Alba relativo alle differenze, nella terminologia religiosa, tra Padre, Fratello e Don per i sacerdoti e tra Sorella e Madre per le suore. Mi ragguagliano abbondantemente sull'argomento e da qui poi ci ingolfiamo in un intrico di discorsi sui cambiamenti e le innovazioni nella liturgia dopo il Concilio Vaticano Secondo che ha portato modifiche sostanziali nella celebrazione della Messa ed in alcuni Sacramenti.
Laureato in Teologia e psicologia, Father Mario, vive negli Stati Uniti da molto tempo ed ogni anno torna in Italia a passare un mese coi suoi genitori, che conduce con se' in qualche luogo sacro o santuario Mariano. E' capitato quasi per caso in questo pellegrinaggio romano col suo viso comunicativo, simpatico ed il suo abbigliamento giovanile (camicia bianca con ghirigori verdi, scarpe da ginnastica ed una giacca jeans anni '60) che ricorda quegli atletici cinquantenni che di continuo la TV ci propina nei serials televisivi. Ed anche lui si e' sentito contagiato non solo dalla mistica atmosfera di Medjugorje ma anche dallo spirito amichevole che subito s'e' sviluppato tra i componenti del gruppo, etereogenei eppure cosi' amalgamati, da sentirsi accomunati non solo dalla Fede, ma anche da simpatie ed interessi affini. Ha cosi' sfoderato un sorriso aperto ed argomentazioni argute che provocano ilarita', di nuovo immerso in una dimensione umana, cosi' diversa da quella americana, edonistica ed alienata.

Nel buio dell'auto, la maggior parte dei passeggeri se la dorme della grossa: i ragazzi riposano addossati l'uno all'altro, Rina e Graziella sfinite dalla stanchezza per le continue cure prestate a Francesca, sono assopite in un dormiveglia da cui si risvegliano di tanto in tanto, Fra' Ignazio e Mario - quest'ultimo fiaccato dalla continua tensione - ronfano beatamente sognando, forse, un bel piatto di spaghetti all'italiana.
Francesco e' piombato in un sonno sereno, il capo coperto dal nero cappello di paglia, ciondolante sul petto, mentre Leandro e Claudio Cuneo - l'uno col suo tono indolente, a meta' strada tra la pigrizia e l'indifferenza, l'altro con i suoi moti energici - filosofeggiano senza tregua.
Sono cosi' diversi l'uno dall'altro, antitetici per struttura fisica - imponente l'uno, smilzo l'altro - e per carattere - zelante il primo, indisciplinato il secondo - che e' difficile ipotizzare un interesse in comune ad entrambi ... Eppure durante la scalata al Krizevac, ho visto Leandro sobbarcarsi il peso di Eliana finche' lei non ha insistito per proseguire a piedi, ho ascoltato Claudio C. mentre si pregava e si cantava all'unisono: conosce ogni preghiera, ogni parola degli inni sacri.
Intanto Padre Antonio, infaticabile, cerca di tenere sveglio Cosimo e in una breve sosta presso un autogrill, sgambetta insieme a lui intorno al pullman; Aldo e le sorelle pensano preoccupati a quest'epilogo dolente, Maria Grazia ed il marito - il professore goliardico ed inconfondibile con il suo panama bianco - parlottano sereni, mentre gli anziani dormono il sonno del giusto ...

Dopo le ultime peripezie, e' notte fonda quando arriviamo a Roma e ci fermiamo al San Giovanni per una ulteriore visita ad Edda che scende seguita dalle sue sorelle e dai nostri auguri piu' fervidi; poi proseguiamo per fermarci - ormai definitivamente - dinanzi alla chiesa di S. Martino.
Scendiamo ciarlieri nonostante l'ora - sono ormai le 4 passate - temporeggiando per rimandare, anche solo di qualche attimo, il momento dei saluti; ma poi, dispiaciuti e melanconici, ci abbracciamo l'un l'altro con la promessa di rivederci al piu' presto.

Il nostro pellegrinaggio si conclude qui, proprio in questa accogliente piazzetta da cui siamo partiti cinque giorni orsono, speranzosi o incerti, dubbiosi o curiosi, entusiasmati da quel poco che ci avevano comunicato coloro che ci avevano preceduto a Medjugorje.
Quasi senza conoscersi, abbiamo vissuto assieme questa "avventura", quest'evento che segnera' forse una tappa storica nell'arco della nostra vita di comuni mortali; abbiamo goduto della compagnia e della simpatia reciproca, abbiamo condiviso disagi, pasti, stanze, le ore liete della comunione dello spirito, dell'allegria, della preghiera. Insieme siamo ritornati quasi innocenti, sorpresi ed ilari, come bambini dinanzi alle meraviglie del creato; ci siamo inginocchiati dinanzi alla Regina della Pace ed abbiamo rinnovato i voti della Fede e della Speranza ...
Ci salutiamo un po' tristi poiche' siamo alla fine di questo pellegrinaggio, ma nel fondo dell'anima sappiamo che non si tratta di una conclusione definitiva.
E' solo una tappa importante, questa, da cui ripartiremo - domani stesso - per un viaggio piu' lungo e arduo che di giorno in giorno ci impegnera' anima e corpo; ma, passo dopo passo, se saremo sempre coerenti giungeremo prima o poi alla nostra meta ultima: alla Medjugorje celeste, all'Eden perduto ed ora ritrovato!


P.S.

Appena due ore e mezzo di sonno per me e Paolo, poiche' stamani abbiamo un altro impegno: un appuntamento con nostro figlio che ha vissuto in questa settimana un'altra esperienza, quella della vita scout. Io, nonostante tutto, mi sento benissimo, carica di vitalita' nel corpo e nello spirito. Medjugorje e' ancora tangibile dentro di me come una cosa viva e pulsante che mi trasmette calore e benessere.
Insieme con Paolo ripercorro qualche momento del nostro pellegrinaggio, mentre usciamo dal Lazio e ci avviamo verso le Marche. La sensazione che mi ha pervaso traversando la mia citta' e' come una bella donna colma di fascino ma priva d'Amore, gretta ed arrogante, corrotta e pervertitrice, presto il suo aspetto si deteriorera' e di essa non resteranno che le vestigia d'un passato splendore.

Ritorno col pensiero a Medjugorje, alla sua Cattedrale imponente, a tutta quella gente che prega incurante degli scherni, delle derisioni del mondo, al suo cielo terso, alla pace che proviene da tutto cio' che la circonda. Alle famiglie, ai volti di quei contadini ed operai che abbiamo incontrato, rubicondi o incavati ma tutti trasfigurati, alla loro pazienza imperturbabile, al loro pregare, alle centinaia di giovani chini a parlare con Dio e la Madonna. Agli anziani che con noi hanno camminato sul sentiero lastricato di pietre aguzze del Krizevac e del Podbrdo, alle due bimbe sfortunate che - ognuna a suo modo, Francesca con la sua tranquillita', Eliana con la sua ferma volonta' - hanno dimostrato che non ci si deve fermare dinanzi agli ostacoli.
Parliamo, io e Paolo, del giovane sacerdote barbuto che ha concelebrato la Messa sulla nave e che nell'omelia ha esultato con noi per la scoperta di Medjugorje; della figura del giovane Jozo, mistica, quasi carismatica eppure cosi' determinata, mentre intorno a noi genitori di altri scout chiacchierano nel linguaggio corrente che domina questa vita di inani corse, di questa esistenza greve e materialistica in cui si parla di moda, di successo, di danaro, di lavoro.
E capisco che non posso rinchiudermi in me stessa, sprofondare nella sensazione di benessere spirituale che la visita a Medjugore ha prodotto nel mio animo; debbo anche agire, altrimenti questo mio pellegrinaggio non dara' che frutti stentati! E' necessario testimoniare ed io lo faccio cosi' - per mezzo di questo dono che Dio mi ha elargito - parlando al cuore di altri uomini con frasi semplici, come una bimba ai primi balbettii, affinche la mia esperienza e quella di altre persone che hanno come me intrapreso questo cammino fino a Medjugorje non venga dimenticata.

Difficile compito questo che mi accingo ad intraprendere, rientrando nell'atmosfera dantesca in cui ho vissuto prima e che comunque e' quella in cui vivro', ed impegnativo sara' il dover affrontare i mille problemi giornalieri.
Ma grazie a questa nuova serenita' - che vorrei poter comunicare non solo a parole, ma con il comportamento e la coerenza agli insegnamenti recepiti - li risolvero', anche se dentro di me vibrera' un desiderio infinito di fuggire e ritornare laggiu' a Medjugorje dove regna l'essenzialita', la pace, la tolleranza, l'amore a cui lo spirito dell'uomo aspira da sempre, poiche' in esso non s'e' mai sopita l'indefinita nostalgia della sua origine celeste.

 

 

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