Il pranzo - la fila al
Self-Service, la scelta del menu' e dei compagni di
tavolo - ci distrae e ci allieta di nuovo poi ripetiamo
per lo piu' gli stessi gesti, le stesse operazioni
del viaggio d'andata: si va al bar per un caffe',
ci si riposa sulle poltrone, ci si scalda sul ponte
prendendo il sole come Michela, che non s'e' vista
per quasi tutta la traversata, si prende aria come
le ragazze che smaltiscono una breve ebbrezza derivante
dall'aver bevuto un sorso di vino di troppo per imbastire
uno scherzo a Fra' Ignazio ... Come nel viaggio precedente
viene celebrata la Messa sul piccolo Altare rimediato;
i Sacerdoti oggi sono quattro, poiche' a Padre Antonio
e Padre Mario se ne sono uniti altri due, come noi
italiani, come noi provenienti da Medjugorje, uno
sui quarantanni, una folta barba nera, desideroso
di comunicare, l'altro anziano, stempiato, introverso
e un po' rigido.
Durante il pranzo essi s'erano accordati per riunire
prima della Messa, i due gruppi di giovani e provare
i canti, ma poi l'intesa non si e' realizzata, ognuno
ha eseguito il proprio repertorio.
Il sacerdote piu' anziano, nonostante l'ora, inizia
il Rosario con tono quasi autoritario; la Messa quindi
si protrae oltre l'ora consentita - con visibile sofferenza
dei camerieri che gia' debbono preparare per la cena
- anche a causa della lunga omelia del giovane prete
che, pervaso di sacro furore, ci incita a non dimenticare
questa esperienza vissuta a Medjugorje, ci esorta
a far si' che il viaggio che abbiamo compiuto abbia
come fine la conversione ad un modo nuovo di pensare
e di vivere, che sia uno sprone a far meglio nella
vita quotidiana.
E nel dir cio' si esalta, mostrando il turbamento
della sua anima al contatto con la realta' mistica
che abbiamo appena lasciato, quando solo pochi giorni
prima, forse, il suo impegno sacerdotale s'era ridotto
nei limitati binari del vivere giornaliero e delle
incombenze, sopraffatto dalla negligenza degli uomini,
rimpicciolito di fronte al caos e alla follia di questa
societa' contemporanea.
Ora egli ha attinto forza e spiritualita', una nuova
energia fatta di beatitudine e d'allegrezza interiore
ed e' come rinnovato nella Fede, pronto a proseguire
il suo cammino, in compagnia di altri fratelli come
lui arricchiti spiritualmente e desiderosi di migliorare.
Ricomincia poi l'attesa dell'apertura
del Self-Service dove consumiamo anche la cena mentre
alcune notizie sconfortanti ci raggiungono dal piano
superiore, dalla cabina che Aldo ha prenotato per
far si' che sua sorella Edda, sofferente per una recente
malattia, potesse riposare un po' e ridurre al minimo
lo stress del viaggio. Per tutto il giorno Edda ha
lamentato dei disturbi dovuti, come presto si sapra'
non appena l'avra' visitata il medico di bordo, ad
un rialzo improvviso della pressione pericoloso nel
suo stato. Frattanto anche Federica, dal viso minuto
e gentile e dagli inconfondibili capelli lunghi lasciati
liberi sulla schiena, ha accusato malesseri di stomaco
e qualche linea di febbre, ma tutto sembra risolversi
con qualche pasticca che lentamente provoca un miglioramento
nelle condizioni delle due ammalate.
Nell'aria ora c'e' confusione: la
Polizia deve esaminare i passaporti ancor prima di
attraccare ad Ancona, gli organizzatori cercano di
tenere unito il gruppo che si disperde tra la folla
dei passeggeri, Mario urla ordini nel suo roboante
megafono ma e' difficile azzittirci; come una scolaresca
indisciplinata attendiamo un momento di disattenzione
per ciarlare senza posa, per andare alla toilette,
per raggiungere il bar.
Ma anche la prassi burocratica viene finalmente esaurita:
scendiamo per la traballante scaletta che ci porta
a terra, alle 21.30, ad Ancona dove il padre di Eliana
sta' gia' attendendola. Diamo quindi alla piccola
e a sua madre, che ritornano alla natia Salerno, il
nostro saluto d'addio. Passiamo la dogana senza alcun
problema, mentre un cane poliziotto annusa ben benino
il nostro pullman, su cui saliamo per percorrere gli
ultimi chilometri che ci separano da casa.
Riprendiamo il nostro cammino nella notte, mentre
Paolo G., con estrema correttezza ed un pizzico di
pignoleria, ci sottopone un resoconto economico: le
due bimbe, Francesca ed Eliana sono state esentate
dal pagamento della quota, per i due ragazzi al di
sotto dei 12 anni, Lino e Dennis, e' stata applicata,
sul biglietto della nave, una tariffa dimezzata, quanto
e' rimasto sara' destinato a Cosimo, per ringraziarlo
delle sue attenzioni. S'era parlato anche di fare
un regalo a Jozo, ma viene rimandato tutto alla sua
non troppo lontana venuta in Italia.
Terminato il suo rendiconto, Paolo
ci invita ad andare al microfono - se ce la sentiamo
- per comunicare agli altri la propria personale esperienza
ricavata dalla visita a Medjugorje.
L'invito viene raccolto per primo da Francesco che,
pur vincendo un naturale imbarazzo, ci confessa che
aveva intrapreso questo viaggio piu' per accontentare
Lucilla che altro; difatti da anni era in guerra con
Dio ed i suoi inviati ed anche il suo vivere quotidiano
era segnato d'inquietitudine e di incomprensioni in
casa, sul lavoro ... Non sa spiegare neanche lui come
sia avvenuto, ma l'impatto con la pace e la serenita'
che Medjugorje emanano, hanno provocato nel suo animo
una mutazione, una volonta' di cambiare, di sconvolgere,
migliorandolo, l'ordine dei valori con cui misurava
persone, avvenimenti, affetti del suo mondo quotidiano.
Eppoi, osservare Eliana che con volonta' ed impegno
s'e' inerpicata su per il Krizevac quando non aveva
mai fatto prima d'allora tanto moto, l'ha spronato
a "camminare" verso questa nuova sorprendente dimensione.
E, difatti, l'ho intravisto inginocchiato sul selciato
dinanzi al confessore, in fila con gli altri in attesa
della Comunione e sorridere festante, senza pensieri.
Dopo di lui Franco C. si fa avanti raccontando che
lui e Graziella avevano da molto tempo in mente di
andare a Medjugorje ma avevano scartato l'idea ritenendola
troppo azzardata, temendo fosse un'impresa troppo
gravosa da sostenere per Francesca e per loro stessi,
dovendo contare solo sulle proprie forze. Ma quando
Augusto e Rina li hanno informati del pellegrinaggio
organizzato da questi tre laici, le loro titubanze
si sono infrante misteriosamente e si sono sentiti
disposti ad affrontare quest'esperienza, a condividerla
con tante persone sconosciute che provvidenzialmente
si sono rivelate amichevoli e pronte alla cooperazione,
creando un'atmosfera gioiosa e di intensa spiritualita'
Ci illustra poi la storia di Francesca e della sua
malattia, dei viaggi in America per tentare di recuperarla
ad una vita piu' normale, all'aiuto prestato giornalmente
alla bimba da parte di giovani volontari. Franco parla
con serenita' di questi suoi grandi problemi che pero'
gli hanno permesso di aiutare altri genitori in condizioni
simili alle sue, ringrazia la Madonna del sostegno
concesso a tutti durante il viaggio e, poiche' parla
anche a nome di Graziella, ambedue ci danno una grande
prova di fede e d'amore.
Al microfono c'e' ora Mario M. che ci aggredisce con
la stessa impetuosita' di sempre, per via di quel
suo vocione che soverchia ogni altro rumore ma che
ora si fa umile, quasi mesta, per scusarsi d'essere
stato a volte un po' aggressivo o chiassoso e ringrazia
tutti per la comprensione.
E' ora la volta di Paolo R. che quasi
si costringe a parlare, tanto e' schivo, per trasmettere
a tutti un saluto affettuoso e sottolineare con particolare
gratitudine le testimonianze di fede e di volonta'
che Franco, Graziella ed Eliana ci hanno regalato
in questi pochi giorni.
"E' finita troppo presto! - ci dice
ora Katia con voce commossa - Quando siamo partiti
ero un po' confusa ne' ero sicura di voler intraprendere
questo pellegrinaggio ma, ogni minuto che passava,
cambiava anche il mio atteggiamento interiore. A Medjugorje
ho ritrovato la serenita' che da qualche tempo non
avevo, a Medjugorje mi sono resa conto di come sono
stata fortunata!"
Sembra questa la nota dominante nel pensiero delle
giovani che ci hanno seguito in quest'esperienza e
che nell'animo ora portano impressa un'impronta nuova
e vivificante, qualcosa di speciale che forse le diversifichera'
dalle loro coetanee.
Poiche' Edda ha manifestato segni
evidenti di malessere, ci fermiamo ad un'area di servizio
dove gli organizzatori si consultano per poi decidere
di deviare per Giulianova, nel cui ospedale faremo
controllare la signora indisposta. Intanto, approfittiamo
tutti della sosta per sgranchirci le gambe o per ingollare
in fretta un caffe'. Al bar mi trovo accanto Vincenzo
P., il nostro simpaticissimo napoletano che si da'
arie di ateo, frutto piu' delle prove della vita -
i lager nazisti, la malattia della moglie - che di
una convinzione. Gli chiedo se qualcosa e' cambiato
dentro di lui da questo contatto con Medjugorje ed
egli, con uno sguardo non piu' tanto faceto su quella
faccia clownesca e tragica ad un tempo, mi fa : "Se
son rose fioriranno! Certo, ho pregato la Madonna
di far alzare Francesca da quella carrozzella, sana
e felice, di far camminare speditamente Eliana ...
Allora si' avrei creduto! Anzi avrei dato la mia vita
in cambio, se fosse servito allo scopo!" E' tutto
vero quel che dice, lo vedo chiaramente dal suo sguardo
quasi triste e da una piega amara della bocca...
Risaliamo sul pullman e ci dirigiamo
lentamente verso Giulianova, mentre Paolo G. prende
di nuovo il microfono e raccconta come, essendo gia'
stato a Medjugorje per due volte, aveva deciso di
non ripetere piu' questa esperienza ma, evidentemente,
la Madonna aveva disposto diversamente. L'ha chiamato
a guidare questo gruppo formatosi quasi per scommessa,
l'ha dolcemente piegato alla Sua volonta' ed ora ecco,
siamo sulla via del ritorno con l'animo gonfio di
tanti sentimenti. E personalmente, ci confida, che
in questo pellegrinaggio ha pregato di piu' che negli
altri; tutto e' stato una preghiera continua e sentita:
aiutare Eliana o un anziano, vivere gomito a gomito,
scalare il Krizevac portando su' anche Francesca e
anche tacere, in certi momenti, e' stato preghiera.
La sosta a Giulianova e' piuttosto lunga perche' la
visita ad Edda da parte dei medici e' stata accurata
ed e' stato appurato che i malesseri derivano da uno
stato di stress ipertensivo che consiglierebbe un
immediato ricovero. Ma lei vuol proseguire e cosi',
dopo aver firmato una liberatoria, riprendiamo l'autostrada,
che e' piu' comoda ed agevole, evitando curve e sbandamenti
che potrebbero recare danno all'ammalata.
Durante l'attesa forzata, rinunciando persino alle
sigarette, sono rimasta sul pullman dove avevo appena
imbastito un discorso con Padre Mario e Suor Alba
relativo alle differenze, nella terminologia religiosa,
tra Padre, Fratello e Don per i sacerdoti e tra Sorella
e Madre per le suore. Mi ragguagliano abbondantemente
sull'argomento e da qui poi ci ingolfiamo in un intrico
di discorsi sui cambiamenti e le innovazioni nella
liturgia dopo il Concilio Vaticano Secondo che ha
portato modifiche sostanziali nella celebrazione della
Messa ed in alcuni Sacramenti.
Laureato in Teologia e psicologia, Father Mario, vive
negli Stati Uniti da molto tempo ed ogni anno torna
in Italia a passare un mese coi suoi genitori, che
conduce con se' in qualche luogo sacro o santuario
Mariano. E' capitato quasi per caso in questo pellegrinaggio
romano col suo viso comunicativo, simpatico ed il
suo abbigliamento giovanile (camicia bianca con ghirigori
verdi, scarpe da ginnastica ed una giacca jeans anni
'60) che ricorda quegli atletici cinquantenni che
di continuo la TV ci propina nei serials televisivi.
Ed anche lui si e' sentito contagiato non solo dalla
mistica atmosfera di Medjugorje ma anche dallo spirito
amichevole che subito s'e' sviluppato tra i componenti
del gruppo, etereogenei eppure cosi' amalgamati, da
sentirsi accomunati non solo dalla Fede, ma anche
da simpatie ed interessi affini. Ha cosi' sfoderato
un sorriso aperto ed argomentazioni argute che provocano
ilarita', di nuovo immerso in una dimensione umana,
cosi' diversa da quella americana, edonistica ed alienata.
Nel buio dell'auto, la maggior parte
dei passeggeri se la dorme della grossa: i ragazzi
riposano addossati l'uno all'altro, Rina e Graziella
sfinite dalla stanchezza per le continue cure prestate
a Francesca, sono assopite in un dormiveglia da cui
si risvegliano di tanto in tanto, Fra' Ignazio e Mario
- quest'ultimo fiaccato dalla continua tensione -
ronfano beatamente sognando, forse, un bel piatto
di spaghetti all'italiana.
Francesco e' piombato in un sonno sereno, il capo
coperto dal nero cappello di paglia, ciondolante sul
petto, mentre Leandro e Claudio Cuneo - l'uno col
suo tono indolente, a meta' strada tra la pigrizia
e l'indifferenza, l'altro con i suoi moti energici
- filosofeggiano senza tregua.
Sono cosi' diversi l'uno dall'altro, antitetici per
struttura fisica - imponente l'uno, smilzo l'altro
- e per carattere - zelante il primo, indisciplinato
il secondo - che e' difficile ipotizzare un interesse
in comune ad entrambi ... Eppure durante la scalata
al Krizevac, ho visto Leandro sobbarcarsi il peso
di Eliana finche' lei non ha insistito per proseguire
a piedi, ho ascoltato Claudio C. mentre si pregava
e si cantava all'unisono: conosce ogni preghiera,
ogni parola degli inni sacri.
Intanto Padre Antonio, infaticabile, cerca di tenere
sveglio Cosimo e in una breve sosta presso un autogrill,
sgambetta insieme a lui intorno al pullman; Aldo e
le sorelle pensano preoccupati a quest'epilogo dolente,
Maria Grazia ed il marito - il professore goliardico
ed inconfondibile con il suo panama bianco - parlottano
sereni, mentre gli anziani dormono il sonno del giusto
...
Dopo le ultime peripezie, e' notte
fonda quando arriviamo a Roma e ci fermiamo al San
Giovanni per una ulteriore visita ad Edda che scende
seguita dalle sue sorelle e dai nostri auguri piu'
fervidi; poi proseguiamo per fermarci - ormai definitivamente
- dinanzi alla chiesa di S. Martino.
Scendiamo ciarlieri nonostante l'ora - sono ormai
le 4 passate - temporeggiando per rimandare, anche
solo di qualche attimo, il momento dei saluti; ma
poi, dispiaciuti e melanconici, ci abbracciamo l'un
l'altro con la promessa di rivederci al piu' presto.
Il nostro pellegrinaggio si conclude
qui, proprio in questa accogliente piazzetta da cui
siamo partiti cinque giorni orsono, speranzosi o incerti,
dubbiosi o curiosi, entusiasmati da quel poco che
ci avevano comunicato coloro che ci avevano preceduto
a Medjugorje.
Quasi senza conoscersi, abbiamo vissuto assieme questa
"avventura", quest'evento che segnera' forse una tappa
storica nell'arco della nostra vita di comuni mortali;
abbiamo goduto della compagnia e della simpatia reciproca,
abbiamo condiviso disagi, pasti, stanze, le ore liete
della comunione dello spirito, dell'allegria, della
preghiera. Insieme siamo ritornati quasi innocenti,
sorpresi ed ilari, come bambini dinanzi alle meraviglie
del creato; ci siamo inginocchiati dinanzi alla Regina
della Pace ed abbiamo rinnovato i voti della Fede
e della Speranza ...
Ci salutiamo un po' tristi poiche' siamo alla fine
di questo pellegrinaggio, ma nel fondo dell'anima
sappiamo che non si tratta di una conclusione definitiva.
E' solo una tappa importante, questa, da cui ripartiremo
- domani stesso - per un viaggio piu' lungo e arduo
che di giorno in giorno ci impegnera' anima e corpo;
ma, passo dopo passo, se saremo sempre coerenti giungeremo
prima o poi alla nostra meta ultima: alla Medjugorje
celeste, all'Eden perduto ed ora ritrovato!
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