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LE BEATE ROMITE AMBROSIANE

 

"Nei Santi, il Signore manifesta vividamente agli uomini la sua presenza e il suo volto" (Lumen Gentium): così il Concilio Vaticano II parla di santità. In un altro documento ci esorta alla santità universale: tutti sono chiamati ad essere santi!

La santità è manifestazione del volto di Cristo: in lui infatti, come dice san Paolo, dobbiamo essere perfetti.

Ogni Chiesa locale ha decine di Santi, meglio “beati”, che sono manifestazione della gloria di Cristo in quella terra, per quel popolo. Anche se “I santi non conoscono le frontiere, le nazioni; non conoscono nessuna divisione né appartenenza. Loro sono al di sopra di tutti e per tutti! I santi sono il legame più forte tra la terra e il cielo, e ancora tra i popoli stessi. Loro sono i nostri rappresentanti davanti al Signore e mediatori tra i popoli. Loro portano pace laddove c’è discordia e degli sconosciuti fanno amici”, come scrive S. B. Stefan, Arcivescovo di Ohrid e di Macedonia.

Tra i santi venerati dalla Chiesa milanese i più ambrosiani, credo, sono le Beate Caterina di Pallanza e Giuliana di Busto.

Le nostre Beate diedero origine all’esperienza monastica delle romite dell’Ordine di sant’Ambrogio ad Nemus di Santa Maria del Monte sopra Varese, dette comunemente Romite ambrosiane.

Già prima del 1400, da secoli, esisteva un luogo di culto alla Beata Vergine Maria, un santuario, legato dalla tradizione a Sant’Ambrogio: qui il Santo Vescovo aveva sconfitto l’ultimo gruppo di ariani.
In questo luogo caro alla storia della Chiesa milanese le due donne vivranno la loro consacrazione verginale al Signore.

La prima fu Caterina, nativa di Pallanza, dalla nobile famiglia dei Morigi, che dopo una lunga ricerca della volontà di Dio, trovò in questo luogo la risposta.  Siamo intorno al 1450. Poi nel 1454 si unì a lei Giuliana Puricelli. Nata nel 1427 a Busto-Verghera, da una povera famiglia.  Giuliana visse all’ombra e alla scuola di Caterina, che la lascio progredire nella sua devozione del Padre nostro e dell’Ave Maria, sviluppando così i suoi carismi di purezza, ubbidienza, povertà, umiltà e carità, e coltivando con lei l’accorata contemplazione della passione di Cristo.
Nel 1460 si aggiunsero a loro altre compagne. Dopo varie tribolazioni e incomprensioni nel 1474 papa Sisto IV con bolla autorizzo l’erezione dell’Ordine, in cui si professa la regola di Sant’Agostino, osservando le costituzioni di Sant’Ambrogio ad Nemus e ufficiando secondo la liturgia ambrosiana.
Caterina morì il 6 aprile 1478, lasciando alla piccola comunità il testamento della carità e dell’ubbiddienza alla volontà di Dio. Giuliana, “giungendo la notte dell’Assunzione della Vergine Maria, volle essere posta sopra la nuda terra e spirò con grandi melodie il 15 agosto 1501”.
Le due romite, che ancora in vita la gente chiamava “beate”, furono venerate dal popolo fin dalla loro morte, come concordi dicono i testimoni dei due processi; e “da tempo immemorabile” al S. Monte la festa di Caterina fu solennizzata il 6 aprile e quella di Giuliana il 15 agosto.
Ai nostri tempi la liturgia ambrosiana, con il nuovo Messale del 1976, ne celebra la memoria il 27 aprile.

Beata Giuliana

Beata Caterina

Concludo con un pensiero del S. P. Ambrogio: “La vita dei santi è norma di vita e noi possiamo seguire sulle loro orme risplendenti, per così dire, una specie di sentiero di integrità, aperto dalla loro virtù”… per arrivare a Cristo, nel quale siamo perfetti!

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