COLLABORAZIONI
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VIAGGIO NELLA STORIA TRA LE PIETRE VIVE DELLA MEMORIA
RICERCA STORICO - ICONOGRAFICA
A CURA DI GIUSEPPE MASSARI
SULL’ORSINI CARDINALE, ARCIVESCOVO, PAPA
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TERZA PARTE
(II)
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INSTANCABILE TIMONIERE SULLA BARCA DI PIETRO
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L’indulgenza di Papa Benedetto XIII (Benedictus PP. XIII) è estesa a tutti coloro che saranno presenti al servizio di culto nella chiesa di Urdonia (Rudamina), nella diocesi di Vilnius (Vrdoniana Vilnen(sis) Dioec(esis)) e si accosteranno alla Santa Comunione durante la festa dell’Assunzione. Roma, 13 marzo 1726.

Il decreto di Papa Benedetto XIII (Benedictus) autorizza il referendario pontificio, canonico di Mileto (eccl(es)ia Militen(sis)) e arcivicario del vescovo, Carlo Cerro (Carolus Cerrus), a trasferire il rettorato della chiesa della Santa Trinità nella diocesi di Mileto al prete della summenzionata chiesa, Francesco Nicolai (Franciſcus Nicolai). Roma, 8 ottobre 1726.
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Roma. Chiesa di Santa Maria delle Grazie alle Fornaci. Presenta una facciata realizzata nel 1727 sotto il pontificato di Benedetto XIII, forse su disegno di Filippo Raguzzini, scandita da lesene, articolate in due ordini sovrapposti, separati tra loro da un cornicione aggettante e conclusa da un coronamento mistilineo.

Nel 1729 la chiesa fu restaurata su progetti di Filippo Barigioni, per incarico di papa Benedetto XIII e data alla Congregazione degli Operai della Divina Pietà, da cui il nome. Andrea Casali vi dipinse San Filippo Neri in estasi e due ovali raffiguranti santi francescani. L’immagine è di Achille Pinelli.
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Roma.
Chiesa di San Gregorio della Divina Pietà detta Gregorietto fu completamente riedificata nel 1729 da Papa Benedetto XIII, che la cedette alla Congregazione degli Operai della Divina Pietà
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Roma, chiesa di Santa Maria della Quercia.
La chiesa fu riedificata su una precedente chiesa dedicata a San Niccolò, per volere di Papa Benedetto XIII, affidandone i lavori, che ebbero inizio nel 1727, a Filippo Raguzzini.
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Roma.
La consacrazione dell’altare, nella cella di san Felice da Cantalice, fu fatta personalmente da Papa Benedetto XIII nel 1726 e ricordata nello scritto inciso sul marmo, come si può leggere di seguito.
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Da Gio. Vittorio de Rossi fu eretta questa chiesa, a cui è unito il convento de’ frati Domenicani, che fu rinnovato da Benedetto XIII. Il quale vi andava spesso a dimorarvi, trattenendosi religiosamente e senza Corte, appunto come uno di quei frati. A tal proposito vale la pena rileggere quello che ha lasciato scritto il padre domenicano Zucchi nelle sue Ricordanze:
“Affezionassi molto a questo luogo l’E.mo Vincenzo M. Orsini del nostro Ordine Arc. Di Benevento quale venuto a Roma volle prima onorare questo piccol convento e anche beneficarlo con una limosina di scudi 100 ed aggradendo il buon tratto dei religiosi non solo volle tornarvi per vederlo, ma si trattenne più giorni e notti per attendere alla sua quiete e farvi gli esercizi spirituali. Venuto poi di bel nuovo a Roma dopo la morte d’Innocenzo XIII et entrato in conclave per eleggere con gli altri il nuovo Pontefice, scrisse a questo Padre Vicario che gli tenesse all’ordine una camera, perché fatto il Papa voleva venire a stare qualche giorno con noi. Dispose il Signore che contro ogni aspettazione fosse egli l’eletto… Successe la di lui elezione il 29 maggio 1724 fra l’ottava di San Filippo Neri, del quale era devotissimo, alla quale piegò le spalle con sparger molte lacrime e assunse il nome di Benedetto XIII. Non scemò con una tanta dignità il suo amore a questo luogo, ma vie più crebbe, ed invece di andare al villaggio di Roma (Castelgandolfo), soleva venire a ritirarsi quassù per attendere all’anima propria e seco non conduceva se non pochi della Corte. I tempi da lui destinati al detto Ritiro erano i dieci o dodici giorni fra il mese di Giugno e Luglio e su la fine di Ottobre. Vi veniva anco altre volte fra l’anno e specialmente correvano le feste de’ nostri Santi per prendervi l’indulgenza. Non portavano tali venute alcun incomodo ai Padri essendosi fatto intendere che non voleva né dare né ricevere soggezione, et esser considerato come un religioso. Veniva al refettorio con gli altri… e si era accomodata una sola stanza… ed è la prima nel dormitorio incominciato per essere vicino al coretto di sotto”.
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Per ricordare le benemerenze di Benedetto XIII i religiosi nel dormitorio superiore collocarono questa lapide, un busto in bassorilievo di marmo e le insegne pontificie.
Foto di Maria Pia Cosma.

Primi piani del busto e della lapide in cui è visibile lo stemma pontificio
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Sempre da padre Zucchi leggiamo:
“Beneficò anche la chiesa nella quale fece a sue spese il coro d’abbasso quale prima non vi era, stando l’altar maggiore appoggiato al muro nel sito medesimo, ov’è adesso. Fece il detto altare di marmo con le tavole intiere di marmi, e le loro basi agl’altri sei altari alle cappelle, e fece foderar la cupola di piombo per meglio difenderla dalle acque. Finita la fabbrica consacrò in diversi giorni la chiesa e altari come si vede dalla lapide di marmo esistente in chiesa con le debite sacre cerimonie e assistenza di Prelati religiosi…”

Il marmo fu collocato fra i due altari laterali a sinistra. Foto Maria Pia Cosma. |

Il cancello che chiude la balaustra ove sono stati incisi due stemmi: a sinistra quello della famiglia domenicana e a destra quello del benefattore munifico. Foto di Maria Pia Cosma.
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Roma Carcere del Tulliano detto poi Mamertino o più conosciuta come Chiesa di San Pietro in Carcere, dove la tradizione vuole che sia stato rinchiuso San Pietro e forse anche San Paolo. Questo altare fu riconsacrato il 10 novembre 1726 da Benedetto XIII, così come si legge sulla lapide apposta, riprodotta integralmente nella pagina successiva, a cura del Governatore e degli ufficiali dell’Arciconfraternita di San Giuseppe Carpentiere.
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Carcere Mamertino. Iscrizione commemorativa della consacrazione dell’altare.
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Frontespizio della Costituzione papale

La copertina della Costituzione De Archivis In Italia erigendis in cui è inserito il testo della Maxima Vigilantia. circa le norme per il riordino degli archivi ecclesiastici, emessa il 14 giugno 1727 .
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Civitavecchia Porto. Sotto il papato di Benedetto XIII, nel 1726, vengono intrapresi alcuni lavori di spurgo dei fondali, voluti dal pontefice, dopo una serie di incidenti che si erano verificati. Vengono avviati, nel 1728, altresì, lavori di accomodamento all’interno della darsena, esattamente tra la Rocca e Porta Marina, con la costruzione di un porticato che sostiene nel piano elevato alcuni ambienti per la custodia degli ergastolani invalidi e nel piano terra vengono realizzati alcuni locali da adibire a magazzini ed uso commerciale. In questa stessa circostanza vengono ampliati alcuni appartamenti nobili della Rocca.
Il tutto viene abbellito da una porta che chiude la porzione di porticato prospiciente la bocca della Darsena e, quindi, separa questa dal bacino portuale. Sulla facciata di questa porta viene posta una lapide, sormontata dalle armi pontificie, con la seguente iscrizione:
“BENEDICTO XIII PONT. MAX. QUOD SUBLATIS MANCIPIORUM TABERNACULIS. AD FRAUDES ET MALEFICIA OPPORTUNIS. PORTICUM INNOCUO COMMERCIO SUFFECERIT. REMIGIOQ INEPTIS AC DAMNATIS AD OPUS. ERGASTULO SUPEREXTRUCTO. DEFORMEM NAVALIS AREAN. IN PRAESENS DECUS REDEGERIT. CURANTE CAROLO COLLICOLA. AERARIO ET REI MARITIMAE PRAEF. ANNO PONT. III”.
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IL CARCERE DI CORNETO
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Tarquinia (VT). Alcuni interni di Palazzo Vipereschi, oggi sede dell’Università Agraria, e un tempo sede della Pia casa di penitenza, istituita da Urbano VIII e ripristinata da Benedetto XIIII “per separare dalla vile ciurma delle galere ed altre prigioni, gli ecclesiastici, i quali si erano resi delinquenti, in luoghi diversi dalle carceri comuni”.
L’Orsini, quindi, “come quello che nutriva grande rispetto pei sacerdoti, affinchè i rei di gravi delitti condannati dalla sacra inquisizione o altro tribunale ecclesiastico, non fossero amalgamati nelle galere, rimise in vigore le disposizioni di Urbano VIII e fece fabbricare nella città di Corneto (la vecchia Tarquinia), un carcere, nel 1728, detto l’ergastolo, nel quale sarebbero rinchiusi i delinquenti ecclesiastici e i religiosi senza che per l’avvenire dovessero soggiacere a più gravi pene, fuori da questa prigione”. (G. Moroni. Vedere bibliografia).
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Nel 1727 papa Benedetto XIII istituisce ufficialmente lo Studio del Mosaico vaticano.
All’inizio del XVIII secolo, due nuovi protagonisti si affacciano alla ribalta dell’arte musiva a Roma: Pietro Paolo Cristofari, nominato dalla Reverenda Fabbrica il 19 luglio del 1727, soprintendente e capo di tutti i pittori attivi in San Pietro; e l’ingegnoso romano Alessio Mattioli. Ma quel 1727 fu davvero un anno decisivo anche per un altro motivo: per volontà di papa Benedetto XIII il “laboratorio” coordinato dai due personaggi fu organizzato come istituzione permanente con il nome di “Studio del Mosaico vaticano”. Questa grande invenzione, diretta e protetta dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro, l’ente superiore preposto alla conservazione e alla cura di ogni tipo di intervento a favore della Basilica petrina, permise al Cristofari e collaboratori di rieseguire tutte le pale negli altari di san Pietro che ancora oggi sono ritenute le più belle composizioni in mosaico.
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Controne (SA). Nella sagrestia della chiesa dedicata a san Nicola di Myra, una lapide del 1727, riporta per intero il testo della Bolla del Pontefice, con la quale veniva concesso all’Abate Mitrato di Controne, all’epoca il Cardinale Fabrizio De Capua, di amministrare, autonomamente dal Vescovo diocesano di Capaccio, la tonsura e gli ordini minori ai chierici.
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Il 28 maggio 1728 papa Benedetto XIII emise una “Bolla” con cui conferiva a Ronciglione il titolo di Città, che significava, all’epoca, riconoscimento come sede di Diocesi e, quindi vescovile.
Non poco per quelll’epoca in quanto neanche Viterbo, nella Tuscia meridionale, poteva ancora fregiarsi di tale titolo.
A seguire, le altre pagine originali dello stesso documento.
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Ferrara. Questa iscrizione si trova in località S.Martino, a ricordo del beneficio che il cardinale Tommaso Ruffo, nel 1725, riuscì ad ottenere dall’allora pontefice nel far dichiarare arcidiocesi la sede di Ferrara e a garantirne la libertà da altre soggezioni politico-amministrative eccetto quella del pontefice, secondo la formula immediate subjecta.
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Nocera Umbra. Questa lapide, sia pure, oggi, poco chiara, fu posta, nel 1729, in segno di ringraziamento a papa Benedetto XIII, che aveva concesso in perpetuo alla città la riscossione della gabella sull’acqua:
“BENEDICTO XIII PONT. MAX/ QUOD VECTIGAL OB HANC SALUBREM AQUAM/ AVEHENDAM/ ANNUASQUE PENSIONES EX AEDIBUS VECTIGALI PECUNIA/ EXTRUCTIS/ MUNIFICENTISSIMUS/ DIPLOMATE A.D. MDCCXXVIII/ DIE XXVII IULIJ/ PERPETUO CIVUM COMMODO ADDIXERIT/ ROGANTIBUS/ IOSEPHO RENATO CARD. IMPERIALI S.C.B.R./ PRAEFECTO CIVITATIS/ PROTECTORE/ ET ANNIBALE CARD. ALBANO S.R.E. CAMERARIO/ ORDO POPOLUSQUE NUCERIMUS/ AETERNUM GRATI ANIMI MONUMENTUM POSUIT A. D. MDCCXXIX”.
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Benedetto XIII (1724-1730) – Esempio di Pergamena o Bolla papale completa di bollo plumbeo fuso su laccio. Benedictus XIII su quattro righe al D, i santi Pietro e Paolo sul R.
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Una riproduzione delle insegne pontificie tratta da una edizione delle sue opere a stampa.
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Ad fovendum, immo etiam ad semper augendum cultum beatissimae Virginis Mariae, SS.mus Dominus noster Benedictus Papa XIII iepiù impressum offìcium pro solemnitate B. M. de monte Carmelo adprobavit atque ab omnibus christifidelibus utriusque sexus, qui ad horas canonicas teneantur, in posterum sub ritu duplici maiori pro die 16 julii iepiùa recitari mandavit die 24 septembris 1726 “.
Bull. Carm., t. IV, p. 138.
Papa Benedetto XIII, che aveva introdotto la festa del Carmine negli Stati Pontifici, con bolla del 24 settembre 1726 la estese a tutta la cristianità, con l’officio e la messa approvati per i Carmelitani Scalzi nel 1609.
Con questo decreto la festa della Madonna del Carmine entra definitivamente nella liturgia della Chiesa Universale. |
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Roma, Basilica di San Pietro, a destra dell’altare della confessione.
“Universus Carmelitarum Ordo fundatori suo Sancto Eliae Prophetae. MDCCXXVII” .
Questa iscrizione è leggibile sotto il monumento, fatto realizzare da Benedetto XIII, nel corso del suo pontificato, al santo fondatore dei Carmelitani, sant’Elia profeta. |
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Loreto. Basilica della Santa Casa. Nel 1728, la chiesa fu pregiata del titolo di basilica minore. Gli storici, addirittura, affermano che se la morte non avesse colto all’improvviso l’anziano successore di Pietro, il sacro tempio avrebbe ricevuto un privilegio maggiore: essere riconosciuta basilica patriarcale. |
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Questa è la prima pagina di un prezioso e importante documento che si conserva presso l’Archivo della Santa Casa di Loreto e catalogato sotto la voce Istromenti 83 (1730), cc. 74 – 78.
In sostanza è l’atto notarile riguardante la nicchia d’oro, per il sacello della Santa Casa, commissionata da Benedetto XIII, nel 1729, e realizzata a Roma dall’argentiere Francesco Giardoni. Le foto sono di Bruno Longarini di Loreto
. 
La sequenza delle immagini dello stesso documento non è altro che la descrizione di tutto ciò che riguarda la realizzazione dell’opera, relativamente all’acclusa nota del lavoro e i relativi pezzi in oro e argento, con il loro peso, utilizzati dall’artista. |

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Roma, piazza Sant’Ignazio (1727-1728), così come la concepì e la volle l’architetto Filippo Raguzzini, incaricato da Benedetto XIII.
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IL PAPA PELLEGRINO A VITERBO
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Santuario Madonna della Quercia, già convento retto dai figli di San Domenico. Le due lapidi, realizzate dal maestro scalpellino Camillo Moisè ricordano la visita di Benedetto XIII a questo importante Santuario Mariano, avvenuta il 10 novembre 1727.
La prima, a sinistra è posta nel refettorio dove il Pontefice pranzò insieme ai suoi confratelli domenicani, la seconda, a destra è posta sopra il portone d’ingresso del Convento. Tutte le notizie su questo Santuario sono state tratte dall’opera, in due volumi, del professor Gianfranco Ciprini: “Madonna della Quercia. Una meravigliosa storia di fede”.
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Bolla papale, del 20 febbraio 1726, con la quale Benedetto XIII concedeva l’indulgenza perpetua a chi visitava, con singolare devozione, i sette altari presenti nel santuario.
BENEDICTUS PP XIII
Universis Christifidelibus iepiùa litteras inspecturis iepiù et Apostolicam banedictionem. Ad augendam fidelium religionem et animarum iepiù coelestibus Ecclesiae thesauris pia / charitate intenti , omnibus et singulis utiusque sexus Christifidelibus , qui septem Altaria quatenus sita sint in Ecclesia Beatae Mariae Virginis della Quercia / vulgo nuncupata fratrum ordinis Praedicatorum Civitatis Viterbiensis per ordinarium semel tantum designanda duodecim vicibus pro quolibet anno per / eundem ordinarium specificandis annis singulis devote visitaverint, et ibi pro Christianorum Principum Concordia, haeresum extirpatione ac Sanctae Matris / Ecclesiae iepiùano pias ad Deum preces effuderint, qua vice ptarum id egerint , iepiù omes et singulas indulgentias et peccatorum remissiones , ac poeni-/ tentiarum relaxations conseguantur, quas conseguerentur si septem Altaria in Basilica Principis Apostolorum de Urbe sita ad id designate personaliter, et / devote visitarent , auctoritatem Apostolicam tenore presentium concedimus et indulgemus ; Regulam nostrum de non concedendis indulgentiis ad instar, caeterisque contra-/ riis quibuscumque nonostantibus Presentisbus perpetuis futuris temporibus valituris. Datum Romae apud sanctum Petrum sub Annulo Piscatoris die XX / februarii MDCCXXVI Pontificatus Nostri Anno Secundo
Di altra mano
Publica in forma Ecclesiae consueta, et specificamus et designamus Altaria infrascripta nempe Altare Maius in quo Sanctissimum Eucharestiae Sacramentum observatur, Altare Miraculosae Imaginis Sanctissimae Mariae supra iepiù, Altare Sanctissimi Crucifixi, Altare S.Patriarchae Dominici, Altare S.Tomae Aquinatis, Altare S. Vincentij Ferreri et Altare S.Catherinae Senensj, visitanda quolibet tertia dominica cuius libet mensis.
Datum Viterbij ex Palatio Episcopali hac die 10 marzo 1726
…
F.Cardinalis Oliverius
Trascrizione della Bolla papale.
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Viterbo.
E’ il calice, di arte romana degli inizi del XVIII secolo, in argento dorato in lastra, lavorato a sbalzo e cesello, che Benedetto XIII donò al monastero di S. Bernardino, in occasione della sua visita il 10 novembre 1727, effettuata per consacrare l’altare in onore della beata Giacinta Marescotti.
Il calice ha piede modanato, con zoccolo e balaustrino gradinato, e rilievi raffiguranti San Filippo Neri e i domenicani San Giacinto di Polonia e San Domenico da Guzman. Sul nodo a rilievo, compaiono le figure del Redentore benedicente, di San Giovanni Evangelista e dell’Immacolata Concezione.
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Benedetto XIII. Affresco esistente nella sacrestia della Chiesa della Madonna della Quercia attribuito al pittore viterbese Carlo Tacchini 1773.
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Santuario Madonna della Quercia.
Affresco ancora visibile nel chiostro della Cisterna sec.XVIII.
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Santuario Madonna della Quercia. Il 9 novembre 1727, Benedetto XIII volle recarsi personalmente in questo sacro tempio dedicato alla Vergine. Per l’occasione, consacrò l’Arcivescovo di Colonia, grande elettore tedesco, Clemente Augusto Maria, duca di Vestfalia e nipote della gran principessa di Toscana, Violante Beatrice di Baviera. Le immagini riportate in sequenza, a ricordo dell’evento, sono del pittore Francesco Ferdinandi o Fernandi detto l’Imperiali. I dipinti, con le varie fasi della celebrazione, si trovano a BRUHL nel castello di Augustusburg, secondo alcuni o nella Cattedrale di Colonia, secondo altre fonti. |
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Lo stesso quadro, invece, secondo altri, è da attribuire a George Desmarées.
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Nel 1728, ad un anno di distanza dalla visita di Benedetto XIII, il Comune riedifica e abbellisce Porta della Verità, dalla quale il Pontefice era passato più volte, ponendovi una incisione marmorea sovrastata dall’arma pontificia.
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In primo piano la lapide a ricordo dell’evento.
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Questo stemma di papa Orsini è collocato sulla facciata della chiesa del Gonfalone, fatta costruire, nel 1726, dall’omonima Arciconfraternita. |
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IMPEGNO PER LA CRESCITA CULTURALE
E SPIRITUALE DEI CAMERTESI
BENEDICTO XIII
P.O.M.
FOELICITER REGNANTI
ET OB OMNES ANTECESSORUM VIRTUTES IN SE COLLECTAS
ETIAM SUCCESSORUM TEMPORIBUS EXEMPLO SUO
FOELICIUS AETERNUM REGNATURO
QUOD
PRO SUA SUMMA CLEMENTIA ET LIBERALITATE
ERGA OBSEQUENTISS. CIVITATEM
AD PROMOVENDA AUGENDAQ. IN CIVES
ATQ. EXTEROS LITERARUM STUDIA
UNIVERSITATEM
OMNIUM SCIENTIARUM ET ARTIUM
PER PATRIAE VERE PATRES
PETRUM ANTONIUM CANONICUM VENTURI
PONTIFICI CUBICULI A SECRETIS
ET BONAVENTURA AMICI V.I.D EXCOGITATAM
HUMILITERQ. POSTULATAM
HIC FUNDAVERIT EREXERIT
AMPLISSIMISQ. PRIVILEGIIS COMMUNIVERIT
CAMERTES
IN PRENNE GRATI ANIMI
PRO TAM INGENTI BENEFICIO ARGUMENTUM
INSCRIPTUM LAPIDEM POSUERE
AN. SAL. MDCCXXVIII.
“Benedetto XIII, Pontefice ottimo Massimo, felicemente regnante, e per aver raccolto in se tutte le virtù di coloro che lo hanno preceduto, regnerà più felicemente e in eterno con il suo esempio anche nei tempi dei suoi successori per aver, con grandissima clemenza e generosità verso la devotissima città, qui fondato, eretto e arricchito di importantissimi privilegi, nell’intento di promuovere e sviluppare nei cittadini e stranieri gli studi letterari, un ‘Università di tutte le scienze e arti, ideata e umilmente chiesta dal canonico Pietro Antonio Venturi, cameriere segreto di Sua santità e da Bonaventura Amici, dottore in utroque jure. I camerti, in perenne testimonianza di gratitudine per tanto beneficio, posero questa lapide nell’anno 1728”.
Camerino (MC) Questa incisione in latino, su lastra nera e in una cornice di gesso, è situata nella Sala Grande del Comune di Camerino, per ricordare il beneficio concesso da Benedetto XIII alla città, grazie all’interessamento del canonico Pietro Antonio Venturi, Cameriere segreto Pontificio e Bonaventura Amici, Dottore in Utroque Jure. |
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Quadro di pittore anonimo raffigurante Benedetto XIII con l’epigrafe che ricorda il privilegio concesso dal Pontefice a quell’Ateneo, su sollecitazione del Canonico Pietro Antonio Ventura, patrizio camerte.
Nel Palazzo ducale, attuale sede dell’Università di Camerino – Facoltà di Giurisprudenza Aula Scialoia.
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Camerino (MC) 19 marzo 1991. Giovanni Paolo II inaugura il Centro Culturale Benedetto XIII.
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CONSIDERATO, AMATO PER ESSERE RICORDATO
TESTIMONIANZE IN ITALIA E NEL MONDO |
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Madre Serafina di Dio, Carmelitana, fondatrice di sette monasteri, scrittrice mistica, epistolografa, una voce celebrata e ascoltata, consigliera di Cardinali e Papi come Benedetto XIII e Innocenzo XI.Il SS. Salvatore, a Capri, era la chiesa conventuale dell’antico complesso delle teresiane e quindi le sue origini vanno fatte risalire alla fondazione del convento. Il complesso religioso costituito da chiesa e convento si deve alla tenace volontà di Madre Serafina di Dio, figura tipica di un certo tipo di ascetismo religioso portato all’eccesso. La chiesa venne consacrata nel 1685 dal cardinale Vincenzo Orsini, futuro papa Benedetto XIII, e dal vescovo di Capri Dionisio Petra. |
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Venerabile Antonio da Olivadi (Giuseppe Punteri).
La sua apostolica predicazione missionaria fu incoraggiata da innumerevoli Vescovi del Meridione e in particolare del Cardinale Vincenzo Orsini, Arcivescovo di Benevento, divenuto poi Papa Benedetto XIII e al quale aveva predetto il Pontificato. |
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Immagine tratta da: LE VITE DEGLI ARCADI ILLUSTRI, a cura di Michel Giuseppe Morei. L’Orsini entrò a far parte di questa importante Accademia di letterati con lo pseudonimo di Teofilo Samio dal 1709 e vi restò fino alla morte.
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Fontana che si trova in via Bramante, 28 ad Urbino con il particolare dell’insegna papale posta nella parte sovrastante il monumento
Il testo della lapide tradotto in italiano dal latino: |
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DIO OTTIMO MASSIMO
A BENEDETTO XIII DELL’ORDINE DEI PREDICATORI
RIVENDICANDO ALLA CHIESA DI URBINO
IL SUO DIRITTO DI METROPOLIA
ANCHE SULLA CHIESA DI GUBBIO
INSIGNITO IL CAPITOLO DEGLI ORNAMENTI PONTIFICALI
RESTAURATE LE CHIESE
DIFESI CUSTODITI
MOLTIPLICATI I PRIVILEGI DEL COLLEGIO DEGLI ADOLESCENTI
CONFERMATA LA DIGNITA’ DEI NOBILI PER PONTIFICIO DIPLOMA
ASSEGNATO UN FONDO PER ARRICCHIRE
LA TIPOGRAFIA DI BENEFICI E PRIVILEGI
ED ACCRESCERE IL CULTO DIVINO
I PUBBLICI VANTAGGI E LA STESSA DIGNITA’ DELLA CITTA’
IL COMUNE E IL POPOLO DI URBINO
QUESTO MONUMENTO CON ANIMO GRATO POSE
NELL’ANNO DEL SIGNORE 1729
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Particolare dello stemma papale posto sulla parte alta della fontana. |

Urbino. Questa vistosa testimonianza è visibile nella chiesa di san Domenico, restaurata, tra l’altro, con una cospicua somma elargita da papa Benedetto XIII.
Al termine dei lavori, il 1732, il vescovo cardinale Annibale Albani volle perpetuarne il ricordo e la memoria lasciando ai posteri questa iscrizione di gratitudine nei confronti del pontefice mecenate.
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Urbino. Lapide commemorativa che ricorda l’inizio della costruzione dell’attuale Collegio Raffaello, sotto il papato di Clemente XI.

Urbino. La ultimazione dei lavori del Collegio Raffaello ricordata in memoria del pontefice che proseguì e completò l’opera avviata dal suo predecessore.
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Urbino. Sala delle conferenze all’interno del Collegio Raffaello. Ai lati del tavolo vi sono le statue dei due pontefici che hanno voluto e realizzato l’intero palazzo. A destra, Clemente XI, a sinistra, Benedetto XIII.
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Cattedrale di Urbino. Busto di Papa Benedetto XIII in marmo h. cm. 100 c.a.
Mandato in dono da Roma, dal Card. Annibale Albani, nel 1731, per essere posto
nella sacrestia, quale segno di riconoscenza per i privilegi che Benedetto XIII, nel 1724, aveva concesso al Capitolo Metropolitano. Primo fra questi l’uso della mitra.
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Questo dipinto è situato presso la Basilica cateriniana di san Domenico a Siena.
La riproduzione è stata possibile grazie alla gentile concessione del padre priore, Alfredo Scarciglia o.p.
La Foto è di Federico Muzzi.
Sulla tela, di ignoto autore, si può leggere il nome del pontefice BENEDICTUS XIII in latino e si può scorgere lo stemma con le insegne papali.
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Chiesa di San Othmar a Modlin in Austria.
Particolari del pulpito donato, nel 1725, da Sabine Unterberger.
Tre cherubini e il tondo con l’effige di Benedetto XIII, situato nella parte centrale del pergamo, così come è visibile nelle immagini successive.
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Altri particolari dello stesso manufatto, esattamente la parte superiore.
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Particolare della parte centrale del pulpito.
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Schiffskanzel. Particolare delle armi pontificie poste sullo sfondo di un pulpito a forma di nave, realizzato tra il 1724 – 1725 da Ignaz Hillenbrand.
Foto di Andreas Praefcke.
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L’intero pergamo, donato alla chiesa da Irseer Ursin-Ronsberg, spiega il perché l’opera contiene anche lo stemma papale di Benedetto XIII.
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Splendido e museale manufatto su spessa carta vergellata con preziosi frammenti dei Ceri pasquali dei pontificati di Innocenzo XI, Benedetto XIII e Clemente XI, oltre a insigni reliquie tra le quali un frammento del velo posato sulla testa della Madonna di Loreto, su pregevole collage di rari broccati d’epoca. Provenienza conventuale fiamminga, sec. XVII. Collezione privata Dr. Theo Breugelmans.
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Salisburgo. Barock Museum. L’Incoronazione della Vergine nella gloria del Paradiso di Giuseppe Castellano.
Quest’opera,che sembra diretta ad esaltare il pontificato di Benedetto XIII dovette essergli commissionata dallo stesso Orsini il cui stemma compare nella parte centrale del quadro ma anche sui numerosi volumi che accompagnano i diversi santi.
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Muro Lucano (PZ).
Trono episcopale.
Fu donato, con ogni probabilità, in occasione della riapertura al culto della cattedrale dopo i lavori di ricostruzione, a seguito dell’incendio del 1707, sostenuti da Benedetto XIII, per via del legame che c’era con la città. Infatti, il rappresentante della famiglia che aveva eriditato tutti i titoli nobiliari del casato conservava, tra l’altro, anche quello di conte di Muro.
Archivio fotografico della Soprintendenza alle Gallerie della Basilicata – Matera.
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Muro Lucano (PZ). Particolare del trono episcopale della cattedrale dove è ben visibile lo stemma del nostro.
Archivio fotografico della Soprintendenza alle Gallerie della Basilicata – Matera.
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Lapide celebrativa di un beneficio concesso da Benedetto XIII nel 1729 alla Parrocchia di S. Eusebio e situata nell’ex chiostro di S. Marco a Milano.
Foto Giovanni Dall’Orto.
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Ghilli Antichità Milano. Fregi antichi in cera policroma raffiguranti Papa Benedetto XIII.
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Monza, altarolo dedicato alla Madonna col Bambino in p.za Garibaldi di lato al Tribunale –
Sotto c’è una lapide marmorea con scritto:
“Nell’anno 1729 S.S.Benedetto XIII
ha concesso in perpetuo
200 giorni di indulgenza
a chi reciterà le litanie della
Beata Vergine dell’Aiuto davanti la di Lei immagine”. |

Monza. Ritratto in acquaforte di papa Benedetto XIII conservato presso la Civica Raccolta di Incisioni Serrone Villa Reale.
Come si legge nel basso a sinistra l’autore è De Pietri.
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Chiesa Sant’Anna di Palazzo a Napoli. Medaglione in marmo con l’effige di Benedetto XIII Pontefice massimo dell’Ordine dei Predicatori con l’anno d’elezione al pontificato: 1724.
Foto Lalupa. |

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L’Autore dell’organo Antonio Benedetto Fioretti
e la scuola di Montecarotto in provincia di Ancona.
Scritte dei mantici e della canna di legno
Adi 28 luglio1724 nel anno primo del Pontificato di N.S. Benedetto XIII, Domenicano, che Dio connservi lungamente, io principiai questi due mantici in Monte Carotto sotto la scola del (…) Benedetto Ant. Fioretti.
Angelo Albertini
(Dall’Iscrizione nello sportello interno dei mantici) |
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Rilievo in cera, realizzato dallo scultore Johann Georg Sindler nella prima metà del XVIII secolo.
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Ritratto di Papa Benedetto XIII, presso Alessandro Cesati, Milano di Angelo Sarti, attivo tra il 1713 e il 1741.
Opera databile nella prima metà del XVIII secolo, altorilievo in cera, 34 x 24 x 9,5 cm. |

Roma Basilica dei SS. Ambrogio e Carlo al Corso. Lapide marmorea in ricordo della consacrazione dell’altare maggiore, avvenuta il 14 ottobre 1725, per le mani di Benedetto XIII. |

Roma Chiesa di S. Maria in Traspontina. Cappella di S. Maria Maddalena dei Pazzi. Benedetto XIII, l’11 novembre del 1728 consacrò la chiesa. Al termine del rito il Papa volle anche celebrare la Messa all’altare di S. Maria Maddalena dei Pazzi da lui già consacrato precedentemente. Leggiamo insieme la cronaca della giornata papale dell’11 novembre.
“Questa funzione la fece il Sommo Pontefice Benedetto XIII il dì 11 nov. 1728 e durò dalle ore 14 alle ore 20. E terminata che fu la consacrazione il detto Santo Padre volle ancora celebrare la Messa privata all’altare di S. Maria Maddalena de Pazzis che egli aveva consacrato. Inoltre si fa memoria che nell’Altare dal suddetto Pontefice consagrato furono poste le reliquie dei SS. Martiri Giusto e Celso. E questa nostra Chiesa fu la 378 delle consacrate da quando il detto S. Padre fu Vescovo, Arcivescovo e Papa”. |
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