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Rubriche di
Patrizia Fontana Roca


SANTE CURIOSITA'

 

LA MADONNA ILVANIA E LA CHIESA DI GHISA
( SAN LEOPOLDO IN FOLLONICA)

 

Di questa Madonna, originalissima e quasi sconosciuta, realizzata in ghisa e situata in una cappella della chiesa di san Leopoldo di Follonica (Gr), non si conosce quasi nulla, tranne che viene attribuita a Leopoldo Arcangeli, già autore di molti bozzetti realizzati dalle Fonderie esistenti sul territorio.

All’inizio del 1800, per impulso del Granduca Leopoldo II, che voleva fare di Follonica il centro dell’industria del ferro, con l’obiettivo di rifornire i vari Stati italiani ed europei di ferro e ghisa, vennero costruiti gli Altiforni – chiamati di San Leopoldo e di Maria Antonia – e la grande fonderia.

Si iniziò con lavori “leggeri”: tubi, lampioni, getti per proiettili e solo 20 anni dopo ci fu un incremento nella produzione del ferro fuso, grazie all’incontro di alte competenze scientifiche e tecnologiche con quelle artigianali, tramandate di generazione in generazione. Vennero realizzati lavori per il Duomo, per il ponte e per la chiesa di San Leopoldo in Firenze, la fonte del pozzo artesiano di Arcidosso e oggetti di corredo urbano vario.
Il trattamento e le fasi della lavorazione siderurgica erano numerose e laboriose: il minerale di ferro proveniente dall’Elba veniva sottoposto ad un primo trattamento di calcinazione e desolforazione per rendere migliore la qualità del ferro fuso. Tale operazione, detta “abbrustolitura” avveniva nel forno delle zingrane a forme rovesciate, costruite con pietra refrattaria e mattoni. Estratto dopo 3 gg., il minerale veniva frantumato e portato al forno, caricato dall’alto con una miscela composta da minerale calcinato e carbone vegetale a cui veniva aggiunto del fondente (terra calcarea). L’aria, necessaria per alimentare la combustione interna, era erogata da una macchina soffiante a pistoni, mossa da una ruota idraulica. Il ferro fuso veniva estratto alla base del forno. Se si voleva ghisa da getti, il fluido veniva raccolto con un cucchiaio di ferro e portato a braccia in un apposito locale dove c’erano delle forme di sabbia o di legno, in cui veniva colato per realizzare le decorazioni.

Ma gli ostacoli per la realizzazione di tale progetto, cioè di creare un grande polo siderurgico nella Maremma, erano molti tra cui il più insidioso era la malaria che decimava gli operai; a un certo punto, quindi, desistendo dalla sua idea iniziale, il Granduca cedette la fonderia ad una società mista diretta da un imprenditore privato (la cointeressata di Pietro Bastogi) e concesse inoltre del terreno a chiunque si fosse impegnato a costruire una modesta abitazione in muratura, quindi salubre, generalmente costituita da quattro stanze.
Si disegnava così il “villaggetto intorno alla Chiesa” che era allora in costruzione.

Nel maggio del 1838, quando si inaugurò la Chiesa, Follonica era descritta come “una nuova ed estesa borgata”, ma per il boom urbano e demografico si dovrà attendere ancora 50 anni.
L’abitato di Follonica faceva parte della Diocesi di Massa e Populonia ed apparteneva alla Pieve del Castello di Valli. Presso la Casa dell’I. e R. Amministrazione delle Miniere e Magona, vi era un piccolo oratorio dedicato alla SS.ma Concezione, che col tempo era diventato insufficiente, sì da rendere necessaria la costruzione di una chiesa parrocchiale vera e propria, più ampia.
Il 31/8/1831, Giuseppe Mancini, Vescovo di Massa e Populonia sollecitò quindi la fabbricazione di una nuova Chiesa a Follonica, per i pastori, i marinai e gli operai del grande Forno; la richiesta venne approvata dal commissario Regio e accolta dal Granduca Leopoldo che, facendo propria quest’istanza, fece un sopraluogo nella zona per definire il punto adatto alla realizzazione del progetto di Alessandro Manetti. Le spese sarebbero gravate sulla Cassa dell’Amministrazione delle Miniere e sulla Fonderia.

La Chiesa, in un unico corpo di travertino, di gusto neoclassico, con pianta a croce latina, venne realizzata dalla collaborazione tra il Manetti - formatosi a Parigi - e il Reishammer, suo genero e portò ad un risultato di eccezionale originalità grazie all’accostamento di materiali e di motivi decorativi diversi ma soprattutto all’utilizzo della ghisa abilmente forgiata in colonne, capitelli, archetti, volute, fantasiose decorazioni floreali o fitomorfe, che si possono vedere soprattutto nel pronao.

All'esterno, lo splendido pronao con eccezionali bassorilievi e sul campanile originali fregi di ghisa. Nel 1837 i lavori iniziarono tra fasi alterne di stasi e nell’inverno ‘37/38 furono ultimate le opere che consentirono la consacrazione della chiesa il 10 maggio del 1838, con una solenne cerimonia alla presenza del Granduca e dei suoi familiari, della corte, delle autorità religiose e maestranze delle Regie fonderie. Si fecero grandi festeggiamenti, coronati da fuochi artificiali e Leopoldo II assegnò 8 doti ad altrettante fanciulle nubili, figlie di operai della fonderia e il tutto si concluse con la benedizione dei navigli che per la prima volta si costruirono sulla spiaggia.
La costruzione non era ancora terminata completamente, ma erano già stati preparati e completati i disegni per le decorazioni del pronao, che al momento della consacrazione era coperto di soli archetti di ghisa e privo di fregi, cornici, ecc.

Ma anche all'interno, la ghisa venne utlizzata ampiamente: per la balaustra del presbiterio, il colonnato intorno all'altare, per i candelabri a sette braccia, in ordine di tre per ogni lato dell'altare, per la base del pulpito, per decorazioni varie e per un'inedita Via Crucis, costituita da formelle in ghisa.
I bozzetti riguardavano i motivi floreali, palmette, cherubini alati che sarebbero fioriti sugli archi e sulla balaustra del pronao, giocando sui trafori che avrebbero alleggerito l’insieme. Vennero realizzati due fregi dallo scultore Lorenzo Nencini con raffigurazioni di San Leopoldo che distribuisce i beni ai poveri: sulla sinistra vi è la consegna dei pani e sulla destra la consegna delle vesti (entrambi gli episodi sono stati scelti con l'intento di celebrare l'illuminata opera di bonifica promossa dal Granduca in Maremma).

 

Progetto

Interessante la soluzione adottata per il ciborio in marmo eseguito da Lorenzo Nencini, sorretto da due angiolini di spalle e sormontato da un arco. Sempre del Nencini due grandi sculture poste sull'alto della facciata, raffiguranti San Leopoldo (illustre predecessore del Granduca) che elargisce doni ai poveri.

La chiesa si può ritenere conclusa nel 1842.
Di essa, come opera del Granduca Leopoldo, si parlò fino al 1850, poi, essendo le fonderie passate a privati e a causa della crisi della siderurgia toscana, si parlò poco o niente tra un ristretto numero di accademici.
Una guida della Provincia di Grosseto del 1895 la ricordava come
“una bella chiesa”.

Solo nel 1970 si ritornò sull’argomento, riconoscendo al Manetti le geniali soluzioni progettuali della costruzione, dopo il ritrovamento dei disegni originali nell’archivio.
Negli anni '80, a causa dell'usura del tempo e dell'aggiunta di elementi esterni, venne compiuto un importante restauro dell'interno della chiesa e dell'esterno del pronao e del campanile, con l'aiuto di tecniche all'avanguardia.
Nel 1991, con decreto del Ministero dei Beni Culturali, la chiesa di San Leopoldo è stata dichiarata "Monumento d'interesse nazionale" ed ogni anno, il 15 di aprile, festa di San Leopoldo, si svolge in Follonica una cerimonia in costume, con corteo e celebrazioni religiose, che rievoca l'inaugurazione della chiesa.

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Come già accennato, in una cappella laterale della Chiesa è custodita la Madonna Ilvania, realizzata dai lavoratori della ghisa di Follonica ( Soc. Ilva) che l'hanno designata loro Patrona e Patrona della città, insieme ad un Croficisso ligneo del XIX secolo.
Accanto all'altare ora si può ammirare anche una bellissima statua di San Leopoldo.

Calice in argento regalato da Leopoldo II alla Chiesa

 

 

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PICCOLA LEZIONE DI LITURGIA

SAPETE COME SI CHIAMANO?

 



1) Il Calice - 2) La Patena - 3) La Palla - 4) Il Velo

Il Calice deve essere di materiale solido e nobile, con l'interno della coppa perfettamente dorata.

La Patena è un piattino fatto dello stesso metallo del Calice.
Quando si prepara per la Messa il Calice, che è già coperto dal Purificatorio (piccolo panno in tela per asciugare il Calice, le labbra e le dita del sacerdote), essa viene poggiata sopra il Calice.

La Palla è un quadrato di tela inamidata che serve a coprire il Calice durante la Messa, il cui nome deriva dal latino Pallium che significa appunto:
piccolo drappo, piccola coperta.

Quando si prepara il Calice per la Messa, la Palla si pone sopra la Patena, nella quale è stata già collocata l'Ostia.

Il Velo, che si chiama anche Sopracalice, è un piccolo drappo (dello stesso colore, di solito, della Pianeta), che serve a ricoprire il Calice con Patena, Palla e Purificatoio.
Il Calice viene tenuto così dall'inizio della Messa sino all'Offertorio.

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1) Il Corporale - 2) La Borsa - 3) Il Leggio - 4)Il Messale - 5) Le Ampolle - 6) Il Campanello

Il Corporale è una piccola tovaglia inamidata che si stende nel mezzo dell'altare per poggiarvi il Calice, la Patena e l'Ostia durante la Messa.
Si chiama così perchè vi si poggia sopra il Corpo di Cristo, l'Ostia consacrata, che deve essere ben custodita, senza perdere nemmeno un piccolissimo frammento che potrebbe rimanervi sopra, senza che il sacerdote se ne accorga.
Perciò il Corporale viene sempre ripiegato con due pieghe da un lato e due dall'altro e poi custodito nella Borsa.

Il Leggio serve per poggiarvi sopra il Messale ed a trasportarlo da una parte all'altra del'altare.
Si può adoperare anche un piccolo cuscino.

Il Messale è il libro che si adopera per celebrare la Messa, in cui sono contenute le preghiere assegnate per ciascun giorno dell'anno, a seconda delle varie feste che si celebrano; vi sono i tratti del Vangelo e delle Epistole per ciascuna Messa, cioè la parte variabile, mentre quella invariabile, chiamata Canone, incomincia dopo il Sanctus e contiene tutte le preghiere che accompagnano la Consacrazione e la Comunione.

Le Ampolle servono a tenere il vino e l'acqua per la celebrazione e si collocano ordinariamente su un piattino che serve a raccogliere l'acqua, quando il sacerdote si lava le dita durante la Messa.
Alle Ampolle si aggiunge un piccolo tovagliolo.

Il Campanello serve a dare l'avviso dei momenti più importanti della Messa, ordinariamente si suona soltanto al Sanctus e all'Elevazione ma talvolta in alcune regioni, all'Offertorio e alla Comunione.

La Borsa, è un doppio cartone quadrato, ricoperto della stessa stoffa della Pianeta, cucito da tre lati e aperto da uno, in modo da formare una specie di busta che serve a custodire il Corporale.Quando si prepara il Calice per la Messa, la Borsa che contiene il Corporale viene posta sul Calice già coperto dal Velo.

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1) L'Amitto - 2) Il Camice - 3) Il Cingolo - 4) Il Manipolo

L' Amitto è un pezzo di tela rettangolare con una piccola croce ricamata al centro e con due legacci ai due angoli superiori.
Il sacerdote prima bacia la croce, poi poggia per un istante l'Amitto sul capo e, facendolo subito scendere sulle spalle, ne aggiusta il lembo superiore intorno al collo, fermandolo infine alla vita con i legacci. Mentre indossa questo capo il sacerdote recita questa preghiera. "Ponete sul mio capo, o Signore, l'elmo della salute, affinchè io respinga gli assalti del demonio.

Il Camice è una lunga veste di tela bianca che copre tutta la persona dalla testa ai piedi. L'estremità inferiore e l'estremità delle maniche sono ordinariamente ornate di pizzi. Il Camice s'indossa sopra l'Amitto, ma se esso copre pienamente, intorno al collo, l'abito comune, si può evitare di mettere l'Amitto.
Il Camice è la veste sacra comune a tutti i ministri di qualsiasi grado. Esso può essere sostituito dalla Cotta, non però quando si indossano la Casula o la Dalmatica, nè quando si usa la Stola al posto della Casula o della Dalmatica.

Il Cingolo è un cordone, con due fiocchi alle estremità che serve a stringere il Camice ai fianchi. Mentre si mette il Cingolo,
il Sacerdote dice: "Cingetemi, o Signore,
col cingolo della purezza, e spegnete in me la fiamma del vizio, affinchè in me sia stabile la virtù della continenza e della castità".

Il Manipolo è una striscia di stoffa che si allarga lievemente verso le due estremità, ordinariamente ornata o ricamata e alle estremità finisce con una frangia.
Il Sacerdote, prima lo bacia, poi lo poggia sul braccio sinistro, dicendo:
" Possa io meritare, o Signore, di portare il manipolo delle lacrime e del dolore, affinchè con gioia io riceva il premio delle mie fatiche".

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1) La Stola - 2) La Pianeta - 3) La Tunicella - 4)

Il PivialeLa Stola è una striscia di stoffa, quasi uguale al manipolo, ma molto più lunga.
Il Sacerdote bacia la croce che sta nel mezzo, poi si pone la stola sul collo facendola scendere un poco dietro le spalle e infine incrocia i lembi sul petto e ne ferma le estremità alla vita, passandovi sopra quelle del Cingolo.
Mentre indossa la Stola, egli dice:
" Rendetemi, o Signore, la stola dell'immortalità che ho perduto nella prevaricazione del primo padre (Adamo) e, sebbene io sia indegno di avvicinarmi al Vostro santo mistero, possa io tuttavia meritare il gaudio eterno".

La Pianeta è una ricca veste aperta ai fianchi e con un'apertura nel mezzo per il capo, che scende in due parti uguali sul davanti e sul retro fin sul ginocchio.
Un ornato di trine o ricami forma una croce sul davanti e, passando sulle spalle, percorre tutta la parte posteriore. Mentre il Sacerdote la indossa, recita:
"O Signore, che hai detto: Il mio giogo è soave e il mio carico è lieve: fa che io possa portare questo in modo da conseguire la Tua grazia. Cosí sia"

Prima della soppressione del Suddiaconato, per la Messa detta Solenne o Cantata, il Celebrante indossava le stesse vesti, mentre i due assistenti, di solito il Diacono e il Suddiacono, indossavano un'altra veste detta Tunicella..

La Tunicella era una veste somigliante alla Pianeta ma con maniche corte, e all'estremità tagliata in forma rettangolare e non rotonda come quella.

Il Piviale è un grande mantello di ricca stoffa ornata di ricami e di trine, spesso indossata nelle Funzioni Eucaristiche, nelle Processioni e in altre grandi occasioni.

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La differenza dei colori nelle vesti sacre ha lo scopo di esprimere, anche esternamente, i misteri della fede che vengono celebrati.

I colori dei paramenti sacri sono cinque: Bianco,Rosso, Verde, Violaceo, Nero.

Il Bianco esprime la gioia, l'innocenza, la gloria angelica, la verginità, il trionfo dei santi, la Vittoria del Redentore: si usa quindi nelle feste gloriose del Signore (Pasqua, Ascensione, ecc.) nelle feste della Madonna, degli Angeli, dei Pontefici, dei Confessori, delle Vergini, quindi nelle Messe del tempo Pasquale e di quello Natalizio, nella Commemorazione di tutti i Santi, di san Giovanni Battista, ecc.

Il Rosso simboleggia l'amore e il sangue; perciò si usa nelle feste dello Spirito Santo, in quelle che ricordano lo spargimento del sangue di Gesù (la domenica della Passione o delle Palme e in tutte le celebrazioni della Passione, nel Venerdì Santo, nella domenica di Pentecoste, nelle feste degli Apostoli ed Evangelisti e dei Santi Martiri.

Il colore Verde si usa nelle celebrazioni durante ilTtempo Ordinario.
E' simbolo di speranza di raggiungere un giorno la Patria Celeste.

Il colore Viola si usa nei tempi di Quaresima e di Avvento, nelle Vigilie ed è simbolo di umiliazione e di penitenza. Si può usare anche nella celebrazione delle Messe per i Defunti.

Il Nero è simbolo di dolore e di morte. Attualmente è un pò in disuso ma si adopera nelle Messe per i Defunti.

Il colore Rosaceo si può usare nella Terza Domenica di Avvento (Gaudete) e nella IV di Quaresima (Laetare).

Nei giorni più solenni si possono usare vesti sacre anche più preziose, anche se non sono del colore del giorno.

Bibliografia: Cultura Religiosa Popolare - volume dedicato al Sacrificio Eucaristico.

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LA FEDE DI ALESSANDRO MANZONI

Il grande scrittore Alessandro Manzoni, molto pio e perseverante durante la sua età matura, mentre da giovane s'era allontanato dalla religione, fu devotissimo al SS. Sacramento e nella Comunione frequente trovò la forza della coerenza.

Ogni domenica, nella chiesa di S.Fedele, a Milano, egli si accostava alla Comunione con devozione tale da meravigliare tutti. Inoltre, insegnava il Catechismo ai fanciulli della Parrocchia e si dispiaceva immensamente se talvolta qualche contrattempo non gli permetteva di farlo. Alla figlia Vittoria, che si preparava alla Prima Comunione, scrisse una bellissima lettera, inculcandole gli insegnamenti per mantenersi costanti sulla via della virtù.:"... I sentimenti che hai della ineffabile Grazia, che ti prepari a ricevere, mi dà soave fiducia che essa sarà per te un principio di grazie continue e di non interrotte benedizioni... non vi è vero contento se non nell'unione con Dio... chiedi al Signore, con ferma speranza, quello di cui senti già tanto bisogno: chiedigli anticipatamente quello che ti sarà necessario quando il mondo, con le sue lusinghe e con le sue dottrine egualmente bugiarde, ti proporrà, t'intimerà, ti mostrerà in pratica una legge contraria a quella, che ti deve salvare..."

Scrisse anche alcuni versi, degni di lui, che forse ai nostri orecchi moderni suoneranno un pò arcaici, ma quello che comunque trasmettono è un'immensa e profonda Fede. E questa non ha età::

A Gesù Sacramentato

Si, tu scendi ancor dal cielo:
Sì, tu vivi ancor fra noi:
Solo appar, non è quel velo
Tu l'hai detto, il credo, il so.

Come so che tutto puoi
Che ami ognora i tuoi redenti,
Che si addicono i potenti
A un amor che tutto può.

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Prima della S. Comunione

Ostia umil! - Sangue innocente,
Dio presente, - Dio nascosto,
Figlio d'Eva, - eterno Re!

China il guardo, - o Dio pietoso,
A una polve - che Ti sente,
Che si sperde - innanzi a Te.

Vieni, Signor, riposati,
Regna ne' i nostri petti,
Sgombra da' nostri affetti
Ciò che immortal non è.

Sii nostro: ogni tua visita
Prepari un tuo ritorno,
Fino a quell'aureo giorno
Che ci rapisca in Te.

Vieni, vieni, Gesù mio,
In possesso del mio core,
Tutto infiammalo d'amore,
Onde viva sol per Te.

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Dopo la S. Comunione

Sei mio, con Te respiro,
Vivo di Te, gran Dio!
Confuso, a Te col mio
Offro il tuo stesso amor.

Empi ogni mio desiro,
Parla, chè tutto intende,
Dona, chè tutto attende
Quando ti alberga un cor.

Questo terror divino
Questo secreto ardor,
e' che mi sei vicino,
E' l'aura tua, Signor.
Sospir dell'alma mia.
Sposo, Signor, che fia,
Nel tuo superno amplesso
Quando di Te, Tu stesso
Mi parlerai nel cor?

Con che fidente affetto
Vengo al Tuo santo trono,
Mi atterro al tuo cospetto,
Mio Giudice, mio Re!
Con che ineffabil gaudio
Tremo dinanzi a Te!
Cenere e colpa io sono,
Ma vedi che T'implora,
Chi vuole il tuo perdono,
Chi merita, chi adora
Chi rende grazie in me!

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Bibliografia: Cultura Religiosa Popolare - Le fonti della Grazia - Volume V Gennaio 1933

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LA SPADA NELLA ROCCIA

No, non si tratta della leggenda di Re Artù, bensì di quella relativa ad un santo poco conosciuto, San Galgano. Nato nella prima metà del XII secolo, le notizie sulla sua vita sono poche e confuse; sembra che sin dalla fanciullezza ebbe visioni angeliche, come quella in cui San Michele chiedeva a sua madre di consacrarlo cavaliere. sembra inoltre, che la abbia passato la sua gioventù tra battaglie e dissipazioni, sino a quando un altro angelo gli ordinò di seguirlo al di là di un fiume. Il giovane obbedì e, giunto sul monte Siepi, si trovò dinanzi ad una piccola casa rotonda dove ebbe l'apparizione dei 12 Apostoli che gli consegnarono un libro aperto che però lui non poteva leggere, essendo analfabeta. Ma, alzando gli occhi al cielo, ebbe la visione di Dio. Gli apostoli gli ordinarono poi di costruire una chiesa di forma rotonda là dove si sarebbe fermato il suo cavallo. Il giovane santo, ancora con indosso le sue vesti e la spada da cavaliere, volle piantare in terra la spada, a mò di croce, per pregare ma, invece della nuda terra, fu la pietra, miracolosamente malleabile, ad accoglierla per poi stringerla in una morsa tenacissima. Egli comprese il segno: si sfilò l'abitofino ad allora indossato per combattere e vi fece un foro nel mezzo, trasformandolo in veste monacale e s'inginocchiò in contemplazione, conducendo una vita esemplare che si concluse dopo pochi anni.

Il tempo è passato, ma la spada è sempre lì nella nuda terra, nella piccola chiesetta sul monte Sepi dove si espone, dal lunedì di Pasqua fino alla domenica successiva al Ferragosto, anche il capo di San Galgano, che viene poi riportato nella Chiesa di Chiusdino.

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LACRIME E SORRISI - MADONNE PRODIGIOSE

 

Regina di tutti i santi
- Ancona

Regina di tutti i Santi
- Ancona


Alla vigilia dell'invasione Napoleonica in Italia, nel 1796, fatto unico nella storia del Cristianesimo e nel mondo, si produssero un numero elevatissimo di prodigi mariani, ma non solo, relativamente ad immagini di dipinti ma anche statuette, edicole stradali, ecc.

In quell'anno, le armate di Napoleone arrivarono in Italia saccheggiando, incendiando, violentando, compiendo atti contro la religione, costringendo i pontifici ad un umiliante armistizio, con una clausola - tra le tante - che prevedeva l'occupazione di Ancona, importante centro portuale ed economico, dove i nemici stavano per arrivare. Il panico si diffuse nella città e il popolo si riunì nella Cattedrale - il 25/6/1796 - per chiedere l'intercessione del Beato Fatato, Vescovo anconitano del XV secolo, affinchè liberasse la città da quel flagello.
All'interno della chiesa vi era l'immagine di una Madonna, Regina di tutti i santi, un quadro di piccole dimensioni, a mezzo busto e con gli occhi socchiusi.

D'un tratto la Madonna aprì gli occhi e sorrise. Il caos fu totale tra i fedeli e la notizia si sparse tra la popolazione fulmineamente.
Il fenomeno durò parecchio tempo, fino agli inizi di febbraio dell'anno successivo, interrotto proprio da Napoleone. Infatti, l'8 febbraio 1797, la città venne occupata dai francesi, mentre lui arrivò il 10 e, reso edotto della strana situazione, volle vedere il quadro che suscitava tanto clamore.
Ma al vedere il ritratto rimase interdetto e lo fece ricoprire con un panno. L'immagine venne sottoposta a perizie ed indagini da parte di fisici e di altri luminari e il processo canonico fu piuttosto breve, concludendosi nel novembre 1797, con l'acclamazione della Madonna come Patrona di Ancona. Anche la Santa Sede riconobbe ufficialmente il miracolo e l'immagine venne incoronata ufficialmente da Papa Pio VII.

I miracoli si diffusero a macchia d'olio in tutto lo Stato Pontificio: a Fermo, Rimini, Sant'Agata Feltria, Gubbio, Frascati, Marino, Tolfa, Tuscania ed altre cittadine.

Solo a Roma vi furono più di 100 immagini, per la maggior parte Madonne, ma anche Crocifissi, che lagrimavano, aprivano e chiudevano gli occhi. In taluni casi prendevano un'espressione dolorosa e triste e perfino i colori dei dipinti diventavano più vividi.

Tali fenomeni, durarono per alcuni mesi, ininterrottamente, fin oltre il febbraio del 1797. Tutta la città era in subbuglio e il Papa Pio VI, constatati gli avvenimenti, convocò una Missione straordinaria nelle piazze principali, istruendo poi un procedimento giuridico per accertare i fatti, in cui più di 1000 testimoni prestarono giuramento d'aver visto di persona tali prodigi.


Madonna dell'Archetto

In Roma essi iniziarono il 9 Luglio 1796.

La prima immagine miracolosa fu quella della Madonna dell'Archetto (Mater Misericordiae) che apriva e chiudeva gli occhi sulla folla raccolta.

Nello stesso giorno anche una Madonna di un'edicola stradale, vicino a Fontana di Trevi, detta delle Muratte, alzerà gli occhi al cielo, girandoli sugli astanti, dal 9 luglio al 25.11.

9 Luglio - una Madonna posta nella Stanza della Prenditoria del Lotto, poi trasformata in cappella. E' un mezzo busto che muoverà gli occhi attorno.

9 Luglio - un'Addolorata in strada, vicina a S. Andrea della Valle, posta sopra una bottega di un morsaro che l'aveva lui stesso dipinta e che era sconvolto da quella manifestazione. Era un mezzo busto che chiudeva gli occhi o li girava sulla folla.

9 Luglio - Maria Santissima Consolatrix Afflictorum, nella Chiesa di Santo Stefano de Pinea, detta "del Cacco", mosse gli occhi.

9 Luglio - Madonna della Lampana, chiesa dei Fatebenefratelli, incoronata per un precedente miracolo. La pittura, annerita e confusa, diventa distinta, colorita, gli occhi scintillanti, il volto sembra più grande. Il capo della Vergine si volta e rimane così, sempre aprendo e girando gli occhi, fino alla prima domenica di ottobre. Si racconta di stepitose conversioni.

9 Luglio - Madonna sotto l'arco di Palazzo Bracciano a P.za Santi Apostoli. Dipinto a mezzo busto, di prospetto che muove gli occhi e il volto.

9 Luglio - Madonna sotto l'arco di Palazzo Bracciano a P.za Santi Apostoli. Dipinto a mezzo busto, di prospetto che muove gli occhi e il volto.

9 Luglio - Maria del s. Rosario sul muro, detto Arco della Ciambella.
Tela in cui gli occhi sono rivolti a chi guarda. Chiuderà gli occhi che poi si riapriranno, il volto di Maria si imbellirà e ravviverà.

9 Luglio - Madonna con bambino sul muro del Palazzo della Consulta. Affresco in cui il volto si anima, gli occhi diventano scintillanti.

9 Luglio - Madonna sotto l'arco di Palazzo Bracciano a P.za Santi Apostoli. Dipinto a mezzo busto, di prospetto che muove gli occhi e il volto.

9 Luglio - Madonna con bambino sul muro del Palazzo della Consulta. Affresco in cui il volto si anima, gli occhi diventano scintillanti.

9 Luglio - Madonna di un'edicola vicino a Piazza delle Tartarughe. E' un mezzo busto di prospetto che spalanca gli occhi verso il cielo e poi li porta sui fedeli. L'immagine acquista una nuova bellezza e rimarrà sempre così.

 

 

Maria Santissima Consolatrix Afflictorum

 

Madonna delle Muratte (*)

 

 

Arco della Ciambella

 

9 Luglio - Maria del s. Rosario sul muro, detto Arco della Ciambella.
Tela in cui gli occhi sono rivolti a chi guarda. Chiuderà gli occhi che poi si riapriranno, il volto di Maria si imbellirà e ravviverà.

Madonna del Rosario, statuetta nella Cappella della casa di Ludovico Galli. Alta 5 palmi, di legno, con occhi di vetro e testa, collo, mani e piedi di cera, muove gli occhi dal 9 Luglio.

9 Luglio - Madonna col Bambino, detta "Madonna del latte", sotto l'Arco di Santa Maria in Grottapinta.
Muove gli occhi e durante le Litanie li chiude.

 

Addolorata, statuetta in rilievo, davanti a un Crocifisso dipinto sul muro sotto l'arco del vicolo di fronte a S.ta Maria della Vallicella, detta Chiesa Nuova. Era una Madonna dal manto azzurro, riprodotta a figura intera, alta 2 palmi, intagliata in legno. il 9 Luglio aprirà gli occhi, con uno scintillio che meraviglierà e spaventerà gli astanti.

L'11 Luglio sarà la volta dell'Addolorata dell'Oratorio dell'Arciconfraternita degli Agonizzanti che muoverà gli occhi e così continuerà fino al 2 dicembre.

11 Luglio - Crocifisso dipinto su tela in casa di Giovan Battista Pucci. Era un'immagine appesa al muro nella stanza dei figli. Il Cristo muoverà gli occhi, in cui comparirà come un "oscuramento" simile a quello che si produce in un moribondo. La manifestazione durerà fino al 13.11.

Assunta in Santa Maria in Vallicella, dall'11.7 al 15.8 muoverà gli occhi.

 

 

Madonna Addolorata

15.7 - Addolorata in Piazza Madama, sull'angolo di s. Giovanni degli Spagnoli.
Si verifica il solito movimento degli occhi rivolti al cielo e qualche lacrima. Talvolta il viso assume un'espressione molto più triste.
Venne poi trasferita nella chiesa di San Luigi dei francesi

15.7 - Madonna di Gaudalupe in S. Nicola in Carcere Tulliano.
Le campane si mettono a suonare da sole. Gli occhi del dipinto girano sulla folla, le palpebre semichiuse rimangono aperte, si chiudono di nuovo.

15 Luglio - Madonna delle Grazie dell'Ospedale della Consolazione. E' un mezzo busto che muoverà gli occhi verso l'alto.

 

Madonna del Carmelo,
nella Cappella a lei dedicata in S. Silvestro e Martino ai Monti.

Il 15 luglio, vigilia della sua festa,
muove gli occhi.

Nella Cappella del Noviziato dello stesso convento c'è un'altra immagine di Maria con le palpebre quasi chiuse.
Si apriranno il 12.7 e si muoveranno velocemente sino al 22.1.1797.

 
 

Immacolata Concezione di S. Niccolò dei Lorenesi. Era un mezzo busto con corona che si scoprì poi anche prima di queste date aveva prodotto tali meraviglie ma i pochi che l'avevano vista, avendo paura di essere tacciati di follia, avevano tenuto per sè l'avvenimento. Le manifestazioni dureranno più di un mese.

Immacolata di s. Silvestro in Capite ed un'altra Madonna esposta nel Cenacolo. Qui, le 2 diverse Madonne muoveranno gli occhi verso l'alto e poi sugli astanti. L'avvenimento si protarrà per una settimana.

Madonna nella Cappella domestica di Palazzo Bolognetti. L'immagine è una copia di un quadro di Guido Reni. L'evento si produce dal 20.8 fino all'8.12.

Crocifisso in S. Giovanni in Ayno
Disegnato a matita rossa su carta, su diversi fogli sovrapposti e incollati su tavola.
Il Cristo ha lo sguardo rivolto al cielo.
La carta si è ingiallita, mentre dopo l'evento prodigioso, tornerà come nuova.
Gli occhi si muovono sino al 2 Gennaio.

6.1.1797 - Addolorata all'angolo di Piazza del Gesù. E' un mezzo busto in cui a volte gli occhi si velano di tristezza

Addolorata di Piazza del Gesù (*)

   

Madonna nella Cappella domestica di Palazzo Bolognetti L'immagine è una copia di un quadro di Guido Reni. L'evento si produce dal 20.8 fino all'8.12.

Madonna della Provvidenza in via delle Botteghe Oscure

Madonna della Pietà del Vicolo delle Bollette

La Madonna dell'arco dei Pantani, nei pressi del Foro di Augusto sembra abbia fatto rifiorire dei gigli ormai secchi.

Madonna dell'Arco dei Pantani (*)

 

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L'elenco non finisce qui poichè è molto più consistente, ma tanto basta per evidenziare la natura estremamente "spettacolare", decisamente insolita e particolarissima del favore dimostrato dalla Vergine e dal Cristo verso i loro fedeli.

Purtroppo per circa due secoli questi importanti avvenimenti sono caduti nell'oblio, forse proprio perchè così spettacolari da dar molto da pensare soprattutto a chi non crede o è scettico di natura. La vastità delle miracolose immagini, che non solo a Roma, ma in tutto lo Stato Pontificio e zone confinanti, si produssero in simili eventi straordinari, faceva forse paura agli uomini, soprattutto appartenenti alle classi più colte, di un secolo dominato dalla razionalità e dall'ateismo.

 

 

Riferimenti bibliografici:

"Gli Occhi di Maria" - di V. Messori e R. Camilleri)

"Roma Arcana" - di Nica Fiori

Le foto con asterisco sono del sito http://www.info.roma.it/

 

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GIOCA COI FANTI...
E LASCIA STARE I SANTI

 

Non così ha fatto una casa editrice di carte da gioco francese - la Edition Dusserre, Parigi -, che ha messo sul mercato un mazzo di carte per il poker o ramino o altro composto da 54 carte, che si chiama " I Santi - Patroni delle Corporazioni e Protettori".

Le carte rappresentano 48 santi tra i più conosciuti e sui quattro 2 del mazzo sono elencati in ordine alfabetico i vari Patronati e protezioni. Le immagini sono a colori e si tratta per lo più di rappresentazioni di statue lignee o di vetrate o dipinti. Davvero curiose e interessanti!

 

 

VARIE

 


I SANTI CEFALOFORI

 

Si chiamano Santi Cefalofori, cioè portatori della propria testa recisa, quei santi, poco raffigurati per la verità e forse non troppo conosciuti, in quanto spesso venerati in ambito locale, tra i quali si possono ricordare, oltre a San Dionigi, San Regolo e San Donnino, i Santi Mitra, Nicasio, Gioventino, Maurino, Miniato, Decumano, Valeria e Felice.
Il culto di tali santi, che ha suscitato varie perplessità fra gli studiosi, nasce da dati effettivi relativi alla decapitazione di molti martiri, tuttavia il fatto di portare in mano la propria testa recisa non è da ritenersi un miracolo ma solo il simbolo della decapitazione subita.

 

 


SAN FELICE CEFALOFORO


 

SAN DIONIGI

 

ll primo santo cefaloforo ricordato è San Dionigi (Saint Denis, in francese), Patrono di Parigi fu il primo Vescovo della città nel III secolo; venne probabilmente decapitato sotto Valeriano, verso il 250-270 e sul luogo di sepoltura vennero edificate prima l'antica basilica e poi l'Abbazia di Saint Denis.
Viene festeggiato il 9 Ottobre - lo stesso giorno in cui viene commemorato anche San Donnino martire, Patrono di Fidenza e anche lui cefaloforo - e ricordatoassieme ad altri martiri compagni, tra cui il sacerdote Rustico e il diacono Eleuterio”.

E' annoverato tra i 14 Santi Ausiliatori




SAN DONNINO VESCOVO

Soldato romano sotto l'imperatore Massimiano, ricopriva a corte un'importante carica. Inviato in Germania, lui ed altri soldati di fede cristiana per evitare le torture inflitte ai seguaci di Gesù, fuggirono dal campo, inseguiti dai commiliton che li raggiunsero sulle rive del torrente Stirone, presso Fidenza e li decapitarono, il 9 ottobre del 293.
Secondo la leggenda egli raccolse la sua testa, guadò il fiume e cadde in un luogo dove secoli più tardi verrà eretta una cattedrale a lui dedicata. Il santo viene spesso ritratto normalmente e con accanto un cane; infatti avrebbe il potere taumaturgico di guarire dal morso dei cani affetti dalla rabbia e dal morso di altri animali velenosi.

 

 

Statua di San Lamberto in Zaragoza, Spagna

SAN LAMBERTO

Conservate per innumerevoli anni assieme ad altri corpi nella cripta della chiesa di Encrazia di Saragozza, le reliquie di san Lamberto vennero ritrovate verso la fine del 1300.
Diventarono subito oggetto di molta venerazione dopo che papa Adriano VI recatosi in Saragozza aveva toccato le ossa di una mascella del santo da cui zampillò del sangue che venne raccolto in un recipiente. Proprio il papa approvò il culto del santo e la costruzione, attorno al 1522, di un monastero dell'Ordine della Santissima Trinità sul luogo presunto del martirio. Il monastero venne poi distrutto tre secoli dopo, nella notte tra il 14 ed il 15 di agosto.

Il santo veniva ricordato il 19 di giugno assieme agli altri santi martiri di Saragozza ma poi la ricorrenza venne spostata al 16 aprile.

Secondo la leggenda il santo aveva subìto la decapitazione ma dopo di essa aveva raccolto la sua testa e si era diretto verso un luogo dove erano già stati sepolti altri martiri.

 

 

SAN REGOLO VESCOVO

San Regolo, secondo la leggenda era un arcivesco dell'Africa da cui sarebbe stato costretto a fuggire a causa delle persecuzioni, insieme ad altri pochi compagni, tra cui altri santi Vescovi come Cerbone e Giusto.
Arrivati a Populonia (Volterra) condussero vita eremitica e compirono molti miracoli.
La fama di san Regolo arrivò sino al re ostrogoto Totila che voleva conoscerlo e che gli inviò alcuni dignitari per accompagnarlo.
Il santo si rifiutò e questi lo uccisero per decapitazione, ma egli raccolse la sua testa, portandola per circa 300 metri fino al luogo in cui fu sepolto e dove venne eretta una chiesa a lui dedicata.
Più tardi il suo corpo venne traslato a Lucca e collocato nella cattedrale dove ancora riposa.

 

 

SANT'EMIDIO VESCOVO E MARTIRE

Sant'Emidio Vescovo, anche lui decapitato per non aver voluto sacrificare agli dei, era nato in Germania nel II secolo d.C. e dopo aver abbracciato il Cristianesimo era giunto in Italia assieme ad altri suoi amici convertiti.
Fermatosi con essi a Milano diventò sacerdote, svolgendovi per circa tre anni sopratutto la missione di predicatore.
Durante la persecuzione di Diocleziano lasciò Milano per raggiungere Roma dove pare compisse già in vita alcuni miracoli.
Il Papa Marcellino - almeno questa è la versione più accreditata - lo nominò vescovo di Ascoli dove egli si recò col diacono Euplo per portare in quella zona ancora pagana la Parola di Dio.
Emidio, contrastando l'autorità del prefetto Polimio che gli voleva imporre di sacrificare agli dei e nel contempo gli offriva in sposa la propria figlia - che il Santo riuscì a convertire invece al Cristianesimo - continuò ad evangelizzare la popolazione finchè non venne condannato a morte.
Decapitato, raccolse la propria testa sanguinante e si diresse verso una zona in cui spesso teneva le sacre funzioni.

 

 

SANTA VALERIA DI LIMOGES

Convertita al Cristianesimo da San Marziale assieme alla madre Susanna, la giovane Valeria, promessa sposa ad un giovane partito per la guerra, donò parte della sua cospicua fortuna ai poveri dedicandosi al servizio di Dio e dimenticando la promessa fatta al fidanzato per ben altro Sposo.
Tornato dalla guerra, il giovane messo dinanzi a quella nuova realtà non volle sentir ragioni e in preda all'ira assalì Valeria e le mozzò di netto il capo con la spada.
La leggenda dice che la giovane, benchè morta, abbia raccolto tra le mani la sua testa recisa per portarla ai piedi di San Marziale.
Il giovane davanti a quella scena prodigiosa si sarebbe ravveduto e convertito al Cristianesimo.

 

 

SANT'EUSEBIO DI SANGALLO

Originario dell'Irlanda, si recò in pellegrinaggio in Svizzera, fermandosi presso il monastero di s. Gallo dove più tardi diventò monaco, dedicandosi ad una vita eremitica e trasferendosi sul monte Vittore in Austria.
Probabilmente morì nell'884.
Ma forse è leggenda quel che si dice sulla sua morte causata da un contadino peccatore che il monacoavrebbe cercato di riportare sulla retta via e che in un impeto di rabbia, presa la falce fienaia, gli avrebbe troncato di netto la testa.
Le sue reliquie vennero poi riportate a S. Gallo.

 

SANT'ALBANO DI MAGONZA

Sant'Albano era nato in Italia e durante l'impero di Teodosio, poichè sacerdote, venne inviato in Germania a Magonza da Sant'Ambrogio, assieme ai confratelli Teonesto e Orso, per portare aiuto al Vescovo Aureo di quella città.
Là giunti, però, subirono subito l'invasione dei Vandali che li imprigionarono e li misero a morte.
Albano venne decapitato assieme al vescovo e pur morto, prese tra le mani la sua testa e la portò là dovesembrava volesse esser sepolto.
Carlo Magno sulla sua tomba fece erigere un'abbazia che fu la sede vescovile di Magonza per un certo tempo.
S. Albano è molto venerato in Germania e nella Svizzera tedesca assieme ai suoi due compagni Orso e Teonesto ed è invocato per proteggere da tutte le malattie in genere.


SAN NICASIO

Vissuto presumibilmente nel IV secolo, Nicasio divenne vescovo di Reims, fondando la cattedrale della città dedicata alla Madonna e dedicandosi alle anime che gli erano state affidate. La città venne invasa da torme di Vandali in espansione sul territorio francese ed il santo Vescovo, assieme alla sorella Eutropia, invece di incitare alle armi i cittadini, chiedeva loro di pregare per i nemici e per la salvezza della città.
Per evitare un maggior spargimento di sangue si fece trovare davanti alla chiesa, assieme alla sorella e a due accoliti ed i quattro, assieme ad alcuni fedeli vennero trucidati, mentre lodavano Dio con inni di lode.
Si racconta che mentre cantava gli venne mozzata la testa ma nonostante questo egli seguitò a salmodiare ancora per un pò. I barbari, viasto questo, fuggirono dal terrore.
San Nicasio e la sorella vennero sepolti nella chiesa dapprima dedicata a Sant'Agricola e che successivamente diventò un'abbazia benedettina.
Viene ricordato il 14 dicembre.


SAN LAURIANO

San Lauriano, martire. San Lauriano o laureano è un martire venerato a Vatan nel Berry, in aquitania, Francia.
Ordinato diacono a Milano, fece ogni sforzo per combattere l'eresia ariana che stava dilagando.
Si trasferì a Siviglia di cui diventò vescovo, visitò come pellegrino Roma e Tours, ritirandosi infine nella sua città natale dove continuò a difendere la fede cattolica minacciata dagli ariani.
Fermato dai soldati di Totila, diventato re attorno al 541, venne decapitato e dopo aver raccolto la propria testa la consegnò loro perchè la portassero a Siviglia dov'era in corso una grave carestia.
Viene ricordato il 4 luglio.

 

Tra gli altri santi Cefalofori si ricordano:

 

 

SAN MINIATO

San Miniato, dapprima identificato come un principe armeno - ma probabilmente fiorentino - sottoposto nell'arena di Firenze a vari tipi di martirio da cui riusciva, comunque, a scampare e successivamente ucciso con un colpo di spada che gli recise la testa. Secondo la tradizione dei Santi Cefalofori, anche lui avrebbe preso tra le mani la sua testa mozzata per allontanarsi dal luogo dell'avvenuta morte, per recarsi sulla collina sovrastante Firenze dove poi morì e dove, successivamente, sarebbe stata edificata la basilica a lui dedicata.


SANTI FELICE, REGOLA ED ESSUPERANZIO

I santi Felice, Regola ed Essuperanzio, che si dice appartenuti alla famosa "Legione Tebea" e condannati a morte per non aver voluto uccidere i loro commilitoni cristiani e sacrificare agli dei, fanno parte anch'essi dei "cefalofori".
Felice e Regola assieme al servitore Essuperanzio sarebbero scampati alla decimazione e rifugiatisi in Svizzera, a Zurigo, avrebbero evangelizzato la città ma, scoperti dalle autorità romane, erano poi stati condannati alla decapitazione ma avrebbero raccolto le loro teste mozzate per portarle sino al luogo della loro sepoltura.

SAN DESIDERIO DI GENOVA O DI LANGRES

Desiderio di Genova o di Langres, nacque a Genova nel IV secolo. Partecipò al concilio di Sardica del 343 e a quello di Colonia del 346.
Fu vescovo di Langres (Francia9
La tradizione narra che venne martirizzato dai Vandali che gli tagliarono la testa, ma dopo morto, egli raccolse la propria testa e ritornò a Langres.
Venne spesso confuso con san Desiderio di Vienne.

 

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UN SANTO INESISTENTE - SAN NAPOLEONE

A questo nome, tanto famoso, in realtà non corrisponde alcun santo. Eppure, nelle alterne vicende della storia, quando il Bonaparte era all'apice del potere, qualcuno pensò che bisognava pure trovargli un santo protettore, venne così individuato un san Neopulo martire, il cui nome venne adattato all'augusto personaggio, trasformandolo in san Napoleone e collocando la sua festa nel giorno genetliaco dell'Imperatore, cioè al 15 di Agosto, sostituendolo a quello ben più importante della festività dell'Assunta.

 

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S. GIACOMO IL MAGGIORE DA PESCATORE A CAVALIERE

Nell’alto Medioevo, San Giacomo viene raffigurato come un cavaliere con la spada e a cavallo che sbaraglia i Mori. Come è possibile? Come è potuta accadere una simile trasformazione, quando sappiamo che il seguace di Gesù era un pescatore e successivamente un predicatore? E che cosa ha a che fare con i mori?
Una tradizione da sempre riconosciuta, vuole che S. Giacomo abbia cristianizzato la Spagna e che le sue reliquie fossero state portate a Santiago de Compostela, meta per secoli di pellegrinaggi di devoti. Durante una delle guerre contro i mori, pare che un’invocazione a S. Giacomo abbia del tutto cambiato le sorti della battaglia. Si gridò al miracolo, per aver visto il Santo con la spada sguainata che cavalcava dinanzi alle truppe spagnole. Da quel giorno, dunque, cambiò anche l’iconografia.


Ciò servì anche da spunto a 13 uomini d’arme per costituire un Ordine di cavalieri per la difesa e l’assistenza ai pellegrini diretti a Compostela, in analogia con gli altri Ordini cavallereschi creatisi per gli stessi motivi a Gerusalemme.

Festa 25/7.

San Giacomo è Patrono dei Pellegrini e degli Escursionisti in genere.

 

 

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I 4 EVANGELISTI E LA LORO SIMBOLOGIA

 

 

I 4 Evangelisti vengono quasi sempre rappresentati con un simbolo che ne ha contraddistinto l’iconografia:

San Matteo viene affiancato da un angelo che gli offre una penna o un calamaio, quasi a suggerire il testo del suo vangelo. L’angelo allude all’umanità di Cristo e alla sua Incarnazione. Vista la sua occupazione in vicioè quella di esattore delle imposte per conto dei Romani, il santo è Patrono delle Guardie di Finanza e comunque di chi si occupa della riscossione del denaro pubblico (Banchieri, Cambiavalute, Contabili).

San Luca viene rappresentato assieme a un bue, che allude al Sacrifico del figlio di Dio, alla sua Passione e Morte, oppure viene riprodotto mentre dipinge la Vergine Maria o con la borsetta del medico, come sembra sia stato in vita. Dunque è considerato Patrono delle arti e delle Accademie figurative, nonché dei medici.

San Marco viene affiancato da un leone che rappresenta, oltre che la forza della Resurrezione, anche la forza di chi annuncia la Verità. Il Leone di san Marco è anche rappresentato sulla bandiera di Venezia, di cui è Patrono. E' anche Patrono dei segretari e dei giornalisti.

San Giovanni è rappresentato assieme ad un’aquila che, secondo i bestiari antichi, era l’unico animale a poter fissare il sole. Essa rappresenta la gloria dell’Ascensione, testimoniando anche l’ingegno e l’illuminazione divina. S. Giovanni è protettore dei teologi, degli scrittori e degli stampatori e, essendo rimasto illeso – secondo una leggenda – dal martirio d’essere gettato in una caldaia d’olio bollente, è anche Patrono di tutti i mesteri in cui si è esposti alle ustioni: armaioli, candelai, nonchè degli scrittori.

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