Rubriche di
Patrizia Fontana Roca

 

UNA MOSTRA... FRIZZANTE

 

 

 

DAL BAROLO ALLA MORETTI... UNA STORIA FATTA DI ETICHETTE

La storia dell’umanità è strettamente connessa a vicende legate al mondo del vino e della birra. Molti avvenimenti politici e di potere hanno avuto le proprie storie di vino e di birra, più o meno legate agli eventi stessi che hanno delineato il corso della storia.
L'etichetta costituisce una sorta di "Carta d'identità" del vino e della birra, in quanto contiene tutti gli elementi necessari per identificare il prodotto a cui si riferisce.
Un percorso attraverso l’etichette dello scorso secolo per rivivere l’amore che ci lega a queste due bevande che da sempre ci accompagnano.

A cura di www.cartantica.it

 

IL VINO

 


 

STORIA DEL VINO

Il termine "vino", vinum in latino,  deriva dal sanscrito “vena” ("amare"), da cui si origina anche il nome latino della dea Venere (Venus).
Il vino è una bevanda fermentata e alcolica, derivante  dal ribollire (in vari gradi) del frutto della vite, cioè l’uva,  pigiata o no, o del mosto ottenuto  da uve della specie Vitis Vinifera o mescolando il frutto di questa con altre specie del genere Vitis (Vitis labrusca o Vitis rupestris ecc.); in Italia per la produzione del vino si ammettono solo uve della specie Vitis vinifera.

In provincia di Arezzo,  sono stati ritrovati reperti fossili di tralci di vite di circa 2 milioni di anni fa ed altri ritrovamenti datano la presenza della vitis vinifera sin da 300.000 anni. Probabilmente la fermentazione dell’uva avvenne casualmente e naturalmente e sembra esser stata già utilizzata nel Neolitico (tra 9 e 10000 anni fa) nella zona del Caucaso; attorno al Mar Caspio e nella Turchia orientale sono state riscontrate le più antiche coltivazioni di vite.

Nel 1996, nel nord dell’Iran  è stata ritrovato il più antico contenitore di vino, risalente a circa 7000 anni fa, una giara di terracotta che poteva contenere 9 l. di questa bevanda, con residui.

Una vera e propria produzione del vino avverrà più tardi, verso il 3000 a. C. e in Egitto si avranno le prime coltivazioni e produzioni di vino. Tra i Romani dell’età imperiale il vino diventa un prodotto d’uso non solo dei ricchi ma anche del popolo e la coltura della vite si diffonde su quasi tutto il vasto territorio. Ad ogni modo il vino prodotto a quei tempi era molto differente dalla bevanda che conosciamo oggi, era dolciastro ed altamente alcolico e perciò veniva allungato con acqua ed insaporito con miele e spezie per dargli un gusto migliore.

La coltivazione della vite diminuirà con la fine dell’Impero romano, per risalire nel Medioevo grazie anche al lavoro dei monaci benedettini e circestensi, e verranno utilizzate nuove tecniche di coltivazione e produzione che rimarranno le stesse sino al XVIII secolo, periodo in cui l’industrializzazione faciliterà la realizzazione di un prodotto più moderno nel gusto e nella qualità e l’utilizzo di tappi di sughero e di bottiglie di vetro ne renderà più semplice la conservazione e la diffusione e distribuzione al pubblico. Per quanto riguardava invece le malattie a cui potevano essere soggetti i vitigni, come avvenne nel corso del 1800, si provvide all’innesto sui vitigni malati di altre specie di origine americana (Vitis labrusca) e ad utilizzare prodotti fitosanitari come lo zolfo.

Nel 1900, a partire dalla Francia, vennero introdotte leggi che regolamentavano la produzione (origine controllata, ecc.) che porteranno ad una definizione qualitativa più alta del vino.

 

ZONE DI PRODUZIONE

Le più importanti zone di produzione nel mondo sono:

- Tutte le regioni d’Italia, Francia, Spagna, Germania, Portogallo, quasi tutti gli Stati dell’Europa dell’Est, Grecia, Cipro,  Libano, Siria, Algeria, California, gran parte dell’America del Sud,  Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica, Cina, India, Giappone…

 

CLASSIFICAZIONE DEI VINI

I vini possono essere classificati sia secondo il vitigno, cioè la varietà di vite, che secondo la zona di produzione. I vitigni più importanti (o "Vitigni internazionali" o "Alloctoni") sono:

- Rossi: Cabernet-Sauvignon, Merlot, Pinot noir, Zinfandel e il Syrah

- Bianchi: Sauvignon, Chardonnay, Muscat e Riesling.

Particolare risalto hanno i:

- vini  a denominazione di origine controllata (DOC), oltre 260 da cui derivano oltre 1500 sottodenominazioni. Il primo vino italiano DOC, è stato il Marsala.

 - vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (DOCG),  pregiati,  riconosciuti DOC da almeno cinque anni. Alcuni di essi sono definiti anche "Classico" (vino prodotto in una zona d’ origine più antica nell' ambito della stessa DOCG o DOC) - "Riserva" (vini sottoposti a periodi di invecchiamento più lunghi) o

"Superiore" (Vini di gradazione alcolica più elevata). Tali denominazioni vengono riportate sulle etichette.

- vini di qualità prodotti in regione determinata (VQPRD, DOC, DOCG) con indicazione della sottozona (comune, frazione, fattoria, podere, vigna)

I DOCG sono:

 - Barolo, Barbaresco, Roero, Dolcetto d’Asti, Dolcetto di Dogliani Sup., Gattinara, Ghemme, Asti, Brachetto d’Acqui, Freisa d’Asti, Gavi o Cortese di Gavi, Grignolino del Monferrato, Grignolino d’Asti, Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato Sup., Dolcetto di Diano d’alba, Ovada, Nebbiolo d’Alba, Ruchè di Castagnole Monferrato, Malvasia di Casorzo d’Asti  per il Piemonte

- Franciacorta, Valtellina Sup., Sforzato della Valtellina, Oltrepò Pavese, Metodo classico, Moscato di Scanzo per la Lombardia

- Bardolino sup. Soave Sup., Recioto di Soave, Prosecco Colli Asolani, Recioto di Gambellara, Piave Malanotte, Amarone della Valpolicella, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene,  per il Veneto

- Ramandolo, Colli Orientali del Friuli Picolit (Friuli Venezia Giulia)

- Albana di Romagna (Emilia Romagna)

- Brunello di Montalcino, Chianti, Chianti cl., Vernaccia di S. Gimignano, Vino nobile di Montepulciano, Carmignano, Morellino di Scansano (Toscana)

- Montefalco Sagrantino, Torgiano rosso ris.a (Umbria)

- Conero ris.a, Vernaccia di Serrapetrona spumante, Verdicchio di Matelica, Verdicchio dei Castelli di Jesi (Marche)

- Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane (Abruzzo)

- Cesanese del Piglio (Lazio)

- Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Taurasi (Campania)

- Cerasuolo di Vittoria (Sicilia)

- Vermentino di Gallura (Sardegna)

TIPI DI VINO

I vini si differenziano sia per il sistema di vinificazione (normali e speciali) che per proprietà organolettiche: retrogusto, colore, profumo, gusto, nonché altri parametri: alcol, acidità, sapidità, sensazione di astringenza (dovuta ai tannini). Possono essere suddivisi in vini tranquilli, frizzanti e spumanti, se sprigionano o no anidride carbonica all'apertura delle bottiglie. Un’ulteriore distinzione (secco, semisecco, dolce), deriva dal contenuto in zuccheri non fermentati. Ognuno è caratterizzato da una  temperatura  ideale per la consumazione e da abbinamenti con determinate pietanze.

Vini normali - Sono quelli immessi al consumo dopo il processo di vinificazione, senza ulteriori aggiunte di altri componenti.

Vino bianco  - Di colore giallo (verdolino, ambrato, paglierino dorato), con profumi floreali e fruttati, va consumato ad una temperatura fra 8 °C e 14 °C; al gusto prevalgono sensazioni di freschezza e acidità. Ottimo con pesce, molluschi, crostacei, verdure, carni bianche, piatti a cottura rapida, sughi poco strutturati.

Vino rosato - Di colore tra il rosa tenue, il cerasuolo e il chiaretto, caratterizzato da profumi fruttati, leggera acidità, aromaticità e lieve corposità. Temperatura ottimale fra 10 °C e 14 °C. Ottimo con pesce, paste asciutte con sughi delicati, salumi leggeri.

Vino rosso (dal color porpora al rubino al granato e all'aranciato), caratterizzato da ampia varietà di profumi (fiori, frutta, confettura, erbe, spezie) e da elevata sensazione di morbidezza, corposità e tannicità. Temperatura di servizio fra 14 °C e 20 °C). Ottimo con carni rosse, cacciagione, formaggi e sughi strutturati.

Vino novello ottenuto da macerazione carbonica, poco stabile, ha colore intenso, forti aromi secondari o fermentativi e viene posto sul mercato non prima del 6 novembre di ogni anno, ma deve essere utilizzato entro breve. Ottimo per castagne e dolci a base di farina di castagne.

Vino passito - Ottenuto da uve appassite (naturalmente sulla pianta o artificialmente) lavorate come per una normale vinificazione.

Vin ruspo - Viene fatto con una miscela di vino di Carmignano DOCG attraverso una fermentazione breve che toglie leggermente il colore rosso delle bucce di uva. Spesso è confuso con il vino rosé, o rosato, e come questo si serve a temperature dell'ordine dei 10 °C 14 °C.

Vino barricato - Invecchiato in botti di legno, di rovere ma anche di robinia, ciliegio e altre essenze  da cui assorbe le fibre lignee, che gli conferiscono un prezioso bouquet, un aroma intenso, un odore di tostato, gusto morbido. Le botti di rovere più prestigiose sono le barrique francesi di 225 l., fabbricate esclusivamente con legni di rovere della foresta di Allier. Alcuni produttori vinicoli purtroppo aggiungono al vino trucioli di legno per dargli gusto ed aromi di legni, ma senza conferire le caratteristiche tipiche di un vero invecchiamento in botti di legno pregiato in cui sono presenti le fecce nobili,  base  dell’ evoluzione aromatica del vino e in parte della sua stabilizzazione.

Vini speciali - Dopo il processo di vinificazione vengono sottoposti ad ulteriori interventi tecnici o all'aggiunta di altri componenti. I vini speciali sono:

 

Contenitori
I principali tipi di contenitori in cui può essere contenuto il vino sono:    
- Botte, Barrique, Piece -   Bigoncia -  Damigiana
- Decanter – Flute - Fiasco

 

VINI SPUMANTI E LIQUOROSI

Vino spumante - Dopo la tradizionale  vinificazione, viene aggiunto il cosiddetto Liquer de Tirage ovvero lieviti, zucchero di canna e minerali, per una rifermentazione che può avvenire in bottiglia  (Metodo champenoise o Classico) o in autoclave (metodo Charmat o Martinotti)
Il primo consiste nel provocare in bottiglia una nuova fermentazione dei vini con l'introduzione di zuccheri e lieviti selezionati (liqueur de tirage), il chè consente al vino di acquisire le bolliccine, cioè la pressione giusta provocata dall'anidride carbonica prodotta dalla seconda fermentazione avvenuta nella bottiglia.
Dopo un periodo di stasi, le bottiglie vengono sistemate su dei cavalletti inclinati e rotanti, in modo che i colli delle bottiglie siano più in basso del fondo e la rotazione continua faccia depositare sul tappo le fecce derivanti dalla fermentazione in bottiglia.
La terza ed ultima fase è costituita dalla gelatura del vino presente nel collo della bottiglia e nel togliere il tappo in modo che, a causa della pressione, il sedimento ne esca fuori. Poi al vino viene aggiunto uno sciroppo di vino (spesso invecchiato) e dello zucchero, dalla cui entità derivano le caratteristiche dello spumante, da demi-sec a extra-brut. Altrimenti, senza zucchero, viene prodotto uno spumante molto secco.
A volte al vino di base viene aggiunto del distillato dando al prodotto un chè di "rugginoso"
Lo spumante viene poi chiuso con un tappo a fungo fermato da una intelaiatura metallica.

Vino liquoroso

Vino aromatizzato

Con il vino si può dar vita anche ad un distillato che, invecchiato per almeno 12 mesi in legno, viene definito Brandy,

   

 

 

LE ETICHETTE DEI VINI

Si può dire che la storia delle etichette dei vini vada di pari passo con la storia dell'uomo.
Difatti, si è riscontrato l'uso - già da tempi antichissimi - di" etichettare" i vini nelle anfore, specificando non solo il contenuto, ma anche il nome del proprietario della vigna o del commerciante, insomma un "identikit" del liquido imbottigliato anche più dettagliato di quanto non sia nei tempi moderni; rara, invece, la precisazione dell'annata.

L'uso delle giare o anfore in terracotta si protrasse sino al 1670 ca; in seguito vennero utilizzati, anche per altre bevande o liquidi,  contenitori in vetro, il chè rendeva necessario l’uso di un'etichetta che riportasse tutte le caratteristiche della bevanda imbottigliata.

La scoperta del metodo di fermentazione "champenois" da parte di Dom Perignon, che consentì allo Champagne e al suo contenitore, di dominare il mondo dei vini, liquori e affini, facendo contemporaneamente nascere anche l'etichettatura con l'indicazione dell'annata, della provenienza e della qualità, decretò il "boom" del vino in bottiglia.

L'utilizzo della stampa a torchio contribuì, ovviamente, alla diffusione delle etichette nei Paesi produttori di vino, dapprima soprattutto in Francia e in Germania e successivamente in Italia.

Le etichette nazionali più antiche sono dei produttori piemontesi, fornitori di Casa Savoia e quelle dei siciliani produttori del Marsala, divenuto ben presto un valido concorrente del Porto, prediletto dagli inglesi.

Le etichette italiane ottocentesche, sia di vini che di liquori, sono spesso curiose poiché in esse veniva dato poco spazio alle caratteristiche organolettiche del vino, privilegiando invece,  il disegno, dai vivaci colori e dagli intenti simbolici, ispirato a tutte le tematiche possibili: moda,costume, eventi bellici, sportivi, politici, gastronomia, personaggi della storia, ecc.
Quindi moltissime sono le tematiche da seguire in un'eventuale collezione, tenendo presente che però ci si può dedicare ad un vino specifico, ad una singola regione di produzione, a una casa vinicola e così via.

Molte, inoltre, le etichette "inventate" da piccoli produttori che, ovviamente, sfuggono a qualsiasi tentativo di catalogazione.

Si può affermare che l’etichetta sia la “Carta d’identità” " del vino; infatti,  vi sono riportati tutti gli elementi utili per identificare il prodotto a cui si riferisce.
Le notizie da riportare sull'etichetta sono stabilite da leggi precise e da disciplinari di produzione che specificano informazioni relative alle analisi chimiche del prodotto,  presenza di anidride solforosa o solfiti, grado alcolico indicazione dei solfiti contenuti, capacità del contenitore, comune di produzione, nome ragione sociale e sede dell'imbottigliatore, nome dell'azienda.

 

IL VINO NEGLI ERINNOFILI

Impruneta
(in Toscana è comunemente chiamata  L'Imprunéta, con l'articolo)

E’ un comune italiano in provincia di Firenze, famoso per l’industria della terracotta ma soprattutto per la “Festa del Vino”, che si tiene a Settembre e che richiama turisti dalla Toscana, dalle altre regioni italiane e dall’estero contribuendo così a rendere il territorio un luogo turistico per eccellenza.
La Festa dell’Uva nasce nel 1926 per pubblicizzare i prodotti delle aziende agricole del paese.  L’organizzazione è molto semplice e caratterizzata dalla “sfilata” di carri trainati da buoi a cui partecipano tutte le fattorie del comprensorio.
Il tempo passa, la cittadina si organizza e nel 1932 nascono le Contrade (4 per l’esattezza) e subito ha inizio una fraterna rivalità contradaiola di cui si ha immediatamente un riscontro nella Festa settembrina : le contrade si confrontano con la sfilata di carri allegorici che hanno come soggetto il vino. Il premio è puramente simbolico (una coppa in terracotta) ma la vittoria dà il via ad una gioiosa presa in giro delle contrade perdenti.   Il tutto naturalmente a favore dei paesani ma soprattutto dei turisti che accorrono numerosi.
La Festa viene interrotta durante la Seconda Guerra Mondiale per riprendere con rinnovato vigore nel 1950.   La preparazione dei carri che prenderanno parte alla sfilata - e quindi alla gara - viene fatta per tutto il mese di settembre da volontari delle singole contrade. Tutta questa attività … annaffiata da un buon bicchiere di vino … anticipa in modo festoso la Festa vera e propria che ha sempre luogo l’ultima domenica di Settembre.
I chiudilettera qui presentati sono uno dei piccoli oggetti editi a Impruneta per divulgare, ma anche per fare memoria degli avvenimenti sopra citati.

Da sempre c’è la disputa se il vino faccia bene o faccia male.  Ma anche qui vale la regola del buon senso:  “Un buon bicchiere di vino fa buon sangue” … a patto che sia uno e che sia buono !!!
Sembra pensarla così anche il grande scienziato Pasteur, fondatore della moderna microbiologia. Infatti come si legge nei chiudilettera qui a fianco egli dichiara: “ Il Vino è la più sana e la più igienica delle bevande “ ! … e se lo dice lui…

Ma una cosa è certa: che il Vino rende “più lieta la vita” come recita il chiudilettera qui sotto emesso proprio per pubblicizzare il vino !

Una menzione la merita anche il “Solfato di rame” storico anticrittogamico da sempre usato come antiparassitario nelle viti.
 In particolare è da ammirare la fattura ed il disegno della vignetta sotto riportata il cui raffinato disegno dà una sensazione di serenità e infonde ottimismo nella futura vendemmia.

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LA BIRRA

 




STORIA DELLA BIRRA

Riguardo al luogo di nascita della birra, c'è chi parla di Mesopotamia, chi di Egitto, chi di isole Orcadi, chi addirittura di Malta, ma è verosimile che il fenomeno della fermentazione sia stato scoperto per caso in diverse parti del mondo più o meno nello stesso periodo e sviluppato in tal senso presso tutte quelle civiltà che coltivavano cereali.

Differenti invece sono stati i modi di sviluppare la bevanda. La Mesopotamia ad esempio è la terra che per prima ha visto comparire la professione del birraio. Il prodotto delle sue fatiche era, difatti, parte della retribuzione dei lavoratori, che veniva corrisposta in birra, già presente in svariate tipologie; c’erano, infatti, birre scure, chiare, rosse, forti, dolci e aromatiche. Si usavano nomi diversi per indicare birre prodotte con cereali diversi.
Pare che sul mercato di Babilonia, la più ricca città della Mesopotamia, fossero disponibili addirittura venti tipi di birra, anche se quelli più diffusi erano quattro: una comune birra d'orzo, una birra scura normale, birra scura di elevata qualità e il prodotto migliore, il bi-kal.

La birra aveva inoltre un significato religioso e rituale, veniva bevuta durante i  funerali, celebrando le virtù del defunto e come offerta alle divinità per garantirgli un tranquillo riposo. Si dice che Ishtar, dea assiro-babilonese della vita, traesse la sua potenza dalla birra, che nemmeno il dio del fuoco Nusku poteva estinguere.

La birra aveva la stessa importanza anche nell’antico Egitto dove era ritenuta una bevanda  mistica, inventata addirittura dal dio Osiride e gli Egizi legavano la birra all’immortalità, tanto che in alcune tombe di ricchi si sono trovate delle birrerie in miniatura.
Ma non solo, la birra non era più solo un prodotto artigianale ma vera industria con fabbriche appartenenti ai faraoni, i cui redditi servivano a pagare tasse e salari.
Fin dall'infanzia si abituavano i bambini a bere la birra che veniva considerata un  alimento ma anche una medicina. Infatti, i piccoli, le cui madri non avevano latte, venivano alimentati con birra a bassa gradazione diluita con acqua e miele. Anche le donne incinte ricorrevano alla birra per offrirla alla dea Ernenunet, che avrebbe fornito  di latte le future nutrici.

Di birra si parla anche nei sacri libri ebraici, il Deteronomio e il Talmud ed è presente in una delle più grandi feste ebraiche, quella degli Azzimi, che ricorda la fuga dall'Egitto, in cui si mangiava per sette giorni il pane senza lievito e si beveva birra.  Tale bevanda è usata anche durante la popolare ricorrenza del Purim.

La Grecia non produceva birra, però ne consumava parecchia, specie in occasione delle feste in onore di Demetra, dea delle messi, tra le quali ovviamente non poteva mancare l'orzo. Si trattava di prodotti importati, per lo più fenici che durante lo svolgimento dei giochi olimpici, in cui non era ammesso il vino, erano le uniche bevande alcoliche ammesse e distribuite.

Serie di figurine della ditta Liebig

Etruschi e Romani erano più portati ad apprezzare il vino ma alcuni ragguardevoli personaggi divennero sostenitori accaniti della birra, tra cui Agricola, governatore della Britannia che tornato a Roma nell'83 d.c., aveva portato  con sè tre mastro birrai da Glevum (Gloucester) ed aveva aperto il primo pub della nostra Penisola.

In Italia, dove la birra veniva preparata da sole donne, nel Medioevo la produzione verrà effettuata soprattutto in monasteri, favorita dall’aggiunta di un nuovo ed  essenziale elemento: il luppolo che le attribuì un gusto più gradevole e corposo e che ne facilitò la diffusione tra tutte le classi sociali.
Nell’Ottocento anche  in  Italia si inizierà la produzione commerciale della birra in fabbriche che avranno grandi sviluppi.

Tra i popoli barbari i consumatori di birra più sfrenati furono i Germani e i Celti. I primi organizzavano feste che sfociavano in sbornie colossali, come la Wappentanz, danza delle spade offerta a Tyr, dio della guerra, e chi sopravviveva beveva…
I Celti, prima in Gallia e Britannia, poi invasero l’Irlanda che vide scorrere fiumi di birra sin dall’inizio dello loro civiltà.

In Gran Bretagna, in modo particolare in Inghilterra, prima produttrice moderna, la bevanda chiamata ale, era fatta in casa dalle donne che, importante garanzia di qualità, bollivano l’acqua utilizzata per la produzione perchè spesso infetta in quei tempi, vendendola in feste parrocchiali e dandone l’incasso a  chiese e conventi. Il luppolo venne introdotto assai tardi nella bevanda.

 

INGREDIENTI DELLA BIRRA

Come noi in Italia spesso produciamo vino a livello familiare, in Germania, Belgio, Inghilterra ed altri paesi nordici, che non possono produrre vino a causa di cattive condizioni climatiche, si usa produrre birra. In Italia si può indifferentemente produrre vino o birra, ma il vino è il più utilizzato, soprattutto per tradizione e di gusto.

La birra, secondo una ricetta millenaria, contiene cereali (soprattutto orzo, ma anche frumento o riso - soprattutto in Oriente - o mais (nelle Americhe) da cui si ottiene il malto, germinati in acqua e poi essiccati, lievito, acqua e luppolo.

L'acqua: è, ovviamente, il principale ingrediente: occorrono 4 l. di acqua pura per avere 1 l. di birra. Le acque dure esaltano la presenza del malto tostato, quelle dolci si adattano a birre più leggere.

Il malto: ottenuto dalla lavorazione di cereali, quali l' orzo - il più utilizzato - il frumento, la segale, l'avena, il mais... In particolare, l'orzo subisce tre fasi di lavorazione: germogliazione, essiccazione e tostatura, fondamentale, quest'ultima per conferire al malto una nota più scura, forte e tostata, oppure più chiara per conferire alla birra un sapore più fresco.

Il lievito: un insieme di microorganismi - utilizzato anche per la fermentazione del vino - che rendono possibile la trasformazione degli zuccheri del malto e del mosto in alcool. A seconda della temperatura del mosto - a cui è unito il lievito - corrispondono reazioni diverse che determinano birre diverse.

Il luppolo: pianta rampicante i cui fiori femminili contengono luppolina, sostanza fragrante e resinosa che dà alla birra il particolare gusto amarognolo. Il luppolo contiene tannino, oli ed acidi amari che sono antisettici e conservanti. A seconda della fase in cui viene aggiunto, il luppolo agisce a favore della limpidezza e come stabilizzatore della schiuma e, all'inizio dell'ebollizione del mosto è amarognolo, mente alla fine è aromatico.

 

FASI DI LAVORAZIONE E PRODUZIONE

La produzione della birra si svolge in una sala di cottura, che è il cuore della birreria, in cui spesso vengono ancora utilizzate le grandi caldaie di rame di un tempo, rame che è un ottimo conduttore di calore.
La produzione comprende le seguenti fasi:

1) Macerazione di orzo e cereali vari per la produzione del malto

E' la prima fase che deriva dall'utilizzo di cereali qualitativamente ottimi e perfettamente maturati. Selezionato e pulito, l'orzo viene posto in vasche per 3-4 gg. in cui non gli mancheranno acqua (12-15 gradi) che viene costantemente cambiata ed ossigeno necessario per la germinazione.

2) Germinazione e torrefazione del malto

Quando l'orzo ha un punto di umidità giusta, viene posto in un luogo aperto - importante è l'aereazione - o in cassoni di germinazione per una intera settimana. Quando le radici del malto hanno raggiunto i 2/3 della lunghezza del chicco, il malto è ormai pronto per l'essiccazione o torrefazione. La metodologia utilizzata, la tipologia del malto utilizzato e quella della birra da produrre sono determinanti per le lavorazioni successive.

3) - L'ammostatura

L'orzo maltato viene quindi macinato fineper acquistare la consistenza di una farina e viene mescolato ad acqua tiepida, successivamente scaldata a più alte temperature ( 65-68 gradi). Avviene, dunque, la fase chiamata ammostatura, con la trasformazione del malto in mosto, quando l'amido ancora presente si trasforma in maltosio, uno zucchero.

4) - Separazione dalle trebbie e cottura del mosto

Successivamente alla separazione del mosto dai residui insolubili della miscela dalle trebbie, si passa alla cottura tramite immersione in una caldaia e riscaldamento fino ad ebollizione. La bollitura serve come sterilizzazione e per far concentrare il mosto e avviene per mezzo di getti di vapore o tramite getti di acqua bollente ad alta pressione. La temperatura è fondamentale per la trasformazione del mosto.
Il tempo di cottura dipende dal tipo di birra che s'intende produrre, circa un'ora; è raro che cuocia fino a due ore e mezzo.

5) - Aggiunta del luppolo e metodo di cottura tradizionale

L'aggiunta del luppolo, che dà alla birra non solo il sapore amarognolo ma anche l'aroma, è di fondamentale importanza ed avviene durante la cottura. Il mosto viene raffreddato e portato a temperature adatte alla fermentazione: dai 4 ai 6 gradi circa.


 

LA BIRRA NEGLI ERINNOFILI

 

Le origini della birra Dreher risalgono al Seicento, ma è dal 1760 che questa birra iniziò ad essere conosciuta nel resto del mondo ad opera di Franz Anton Dreher, giovane cameriere birraio (detto anche "bierkellner") che giunto a Vienna dalla Boemia si ingegnò per diffondere il suo prodotto. La prima vera fabbrica di birra Dreher venne fondata nel 1773 a Trieste, anno che ancora oggi campeggia sulle etichette della famose birra. Il figlio di Franz Anton, Anton Dreher, nato nel 1810, è considerato uno degli innovatori nella lavorazione della birra; nel 1841 mise a punto la produzione della "Lagerbier", la prima birra al mondo di alta qualità a bassa fermentazione, che risultò quindi più dissetante e digeribile. L'introduzione del luppolo inoltre, permise la conservazione del prodotto per più mesi, senza la perdita del gusto, né delle altre caratteristiche.

Non si può parlare di Birra senza citare l’Oktoberfest!

L'Oktoberfest è un festival popolare che si tiene ogni anno a Monaco di Baviera, in Germania, negli ultimi due fine settimana di Settembre ed il primo di Ottobre.

È l'evento più famoso ospitato della città, nonché la più grande fiera del mondo, con una media di 6 milioni di visitatori ogni anno con un consumo di 7,5 milioni di boccali di birra.

Durante la festa sono servite sei marche di birra storiche di Monaco di Baviera (Paulaner, Spate, Hofbräu, Hacker-pschorr, Augustiner e Löwenbräu) autorizzate a produrre la bevanda per l'occasione.

La festa inizia con lo stappo della botte da parte del Sindaco di Monaco, trasmessa in Eurovisione.
Il primo Oktoberfest si tenne a Monaco dal 12 al 17 ottobre del 1810, in occasione del matrimonio del principe Ludovico di Baviera e della principessa Teresa di Sassonia.

Visto il grande successo, venne ripetuta annualmente.

 

La Birra Moretti   

  Nel 1859 a Udine - città ancora sotto il Dominio Austro-Ungarico - nasceva la prima “Fabbrica di Birra e Ghiaccio” ad opera del Cav. Luigi Moretti. La commercializzazione della Birra ha inizio nel 1860 nel territorio friulano e solo negli anni ’90 inizia la diffusione commerciale in tutta Italia, e successivamente esportata in oltre 40 paesi. L’alta qualità della bevanda permette di aggiudicarsi importanti riconoscimenti in tutto il mondo il  che la rende una delle poche birre competitive con quelle tedesche.
La Birra Moretti è riconosciuta e pubblicizzata dall’uomo baffuto che beve la birra da un boccale. Tale immagine ha una storia vera. Il Comm. Lao Menazzi Moretti era alla ricerca di un personaggio che ne impersonasse le caratteristiche - genuinità, tradizione, autenticità - da utilizzare per reclamizzare la propria birra: nel 1942 vide un simpatico e baffuto vecchietto seduto ad un tavolino della trattoria Boschetti di Tricesimo (Udine),  lo avvicinò, gli chiese il permesso di fotografarlo e che cosa volesse in cambio. "Cal mi dedi di bevi, mi baste" - rispose l'uomo in friulano, ovvero "Mi dia da bere, a me basta"! Le foto furono fatte, ma solo dopo le vicende belliche furono date ad un pubblicista che ne ricavò l’immagine che da allora distingue ed impersonifica la Birra Moretti.
I chiudilettera sopra presentati furono editi nel 1959 per celebrare i 100 anni dalla fondazione.

 

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Dal Barolo alla Moretti....una storia fatta d'etichette

Ringraziamo Cartantica per l'ennesima mostra stupenda che hanno organizzato per noi.

Come al solito consigliamo a tutti di visitare il sito www.cartantica.it. Approfittiamo di questa occasione per allegare una piccola lettera che Patrizia, fondatrice e curatrice di Cartantica, ha scritto per presentare il suo portale....chi meglio di lei può raccontarci qualcosa su Cartantica?

Mauro

 

 

 

 

Bibliografia

http://www.birraperoni.it/la-birra/processoproduttivo.php

http://iritota.altervista.org/pg3.birra.htm

 

 

Altre Mostre al Machiavelli's:


- Mostra sul cioccolato "L'arte nel cioccolato..."

- Mostra sulla Pasta
"Dal chicco di grano al piatto di pasta...una storia tutta italiana"

- Mostra sugli Angeli: Gli Angeli possono volare perchè si sentono leggeri... ovvero Una Mostra... celestiale: Angeli di carta per ogni occasione..


- I Menu del Machiavelli

 

e ancora, sulle etichette

- Parliamo di etichette (Di tutto un pò)

 

 

 

 

 

 

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