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COLLABORAZIONI

In questo Settore vengono riportate notizie e immagini fornite da altri redattori. Nello specifico, i testi sono stati realizzati dal giornalista Giuseppe Massari, che ha trasmesso anche le foto, mentre la grafica e la rielaborazione delle immagini è stata curata da Cartantica.
Per ragioni tecniche di spazi, in Home Page il titolo originale dell'opera è stato modificato in "Benedetto XIII, Cardinale, Arcivescovo, Papa".
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"N.B.: L'Autore prescrive che qualora vi fosse un'utilizzazione per lavori a stampa o per lavori/studi diffusi via Internet, da parte di terzi (sia di parte dei testi sia di qualche immagine) essa potrà avvenire solo previa richiesta trasmessa a Cartantica e citando esplicitamente per esteso il lavoro originale (Autore, Titolo, Periodico) ."

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VIAGGIO NELLA STORIA TRA LE PIETRE VIVE DELLA MEMORIA

RICERCA  STORICO -  ICONOGRAFICA

A CURA  DI  GIUSEPPE MASSARI

SULL’ORSINI CARDINALE, ARCIVESCOVO, PAPA

 

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"Basilica Cattedrale di Gravina in Puglia. Stemma del cardinale Orsini posto sul soffitto del sacro tempio" (Foto Saverio Paternoster)


Introduzione
Dieci anni di intenso lavoro per riportare, idealmente, nella sua città natale, ciò che ha appartenuto, direttamente o indirettamente, all’arcivescovo, cardinale e papa Orsini. Per far conoscere ai suoi cittadini distratti, superficiali, disaffezionati le bellezze nascoste che in molte parti d’Italia, e non solo, vengono conservate gelosamente. Una sorta di album fotografico attraverso un viaggio che mi ha portato a conoscere realtà note e meno note. Un lavoro costellato da molte difficoltà. Non solo perché bisognava ricostruire e coprire un arco di circa sessant’anni di storia, quanto anche per il fatto che molte testimonianze, purtroppo, sono andate distrutte, disperse, lasciate ad un destino di insensibilità ed ignavia, ad un destino iconoclasta, ancora più crudele se sipensa alla sacralità degli oggetti, alla sua appartenenza, ai suoi depositari, a chi doveva fungere da custode, cioè gli ecclesiastici, e non ha vigilato, non ha saputo o voluto conservare intatte tutte quelle memorie che andavano preservate. La cosa è ancor più grave. Nonostante tutto, nonostante gli scettici, che mi hanno scoraggiato, invitandomi a lasciar perdere, tanto erano trascorsi molti anni, a chi poteva interessare uno studio del genere? Io ho proseguito per la mia strada, nonostante questi insani consigli , che mi giungevano, manco a dirlo, da coloro che non volevano scoprire  i loro altarini di vergogna, o i loro scheletri di colpa. Ho tirato dritto per la mia strada, giungendo ad un traguardo da me insperato, perché, fortunatamente, ho trovato gente disponibile e sensibile che ha aperto molti tabernacoli di storia nascosta;  mi ha consegnato documenti, foto, testimonianze, immagini, racconti, aneddoti, libri raccolti in questa ricerca che è diventata storico-iconografica, senza avere la pretesa di riscrivere una nuova biografia orsiniana. Una esperienza esaltante, piena di gratificazioni, di incoraggiamenti, soprattutto da parte di chi ha scorto la novità e l’originalità di un tal lavoro, perché finora nessuno mai si era occupato o preoccupato o spinto o avventurato per battere una pista impervia, un campo minato di ricerca storica ardita e temeraria. Ho voluto sfidare me stesso. Non so se ci sono riuscito. Sono sereno di aver fatto il possibile per recuperare quanti più oggetti a questa causa. Ad altri, certamente, dopo di me, il compito di continuare se vorranno completare quello che manca. Io sono stato animato da una sola convinzione: una ricerca storica non è e non può mai essere esaustiva, per cui, avanti il prossimo a scommettere su di un’impresa che potrà portare alla scoperta di altre novità nascoste, di altri tesori, forse tarlati, di altre testimonianze in attesa di essere riportate alla luce della conoscenza, dell’ammirazione, della giusta e utile fruizione.

Giuseppe Massari,
giornalista di professione,
storico per caso, per passione,
e,  forse, per errore

Firma autografa del Cardinale Vincenzo Maria Orsini

 

LE ORIGINI, LA DINASTIA, LA DISCENDENZA

 

Stemma della città di Gravina in Puglia

 

 

IL PRESAGIO

 

Riproduzione di una stampa
dell’Albero genealogico della Famiglia Orsini

conservata nell'Archivio del Principe Lelio Orsini

Gravina in Puglia (BA), Monastero di Santa Maria delle Domenicane.
Pianeta utilizzata dal Cardinale fra' Vincenzo Maria Orsini per celebrare la prima messa il 24 febbraio 1671. Il paramento fu cucito dalla madre Duchessa Giovanna Frangipane della Tolfa quando il futuro monaco, cardinale e papa era ancora nel suo grembo.

 

 

Questa incisione marmorea si trova a Roma, a Santa Sabina.
Ricorda, tra l’altro, il noviziato svolto presso questa comunità da colui che emise la professione religiosa il 13 febbraio 1669 e che sarebbe divenuto pontefice con il nome di Benedetto XIII. Infatti, e non a caso, questa iscrizione fu posta il 1° marzo 1726 a due anni circa dall’elezione dell’Orsini alla carica papale.

 

Questa scultura si trova presso il Museo di Santa Sabina.
La riproduzione, non a caso è stata suddivisa in due parti Per mettere in evidenza il primo piano del volto e l’iscrizione riportata sulla stola: BEND. XIII

 

Roma Basilica di San Sisto all’Appia.
Di questa Chiesa, frà Vincenzo Maria Orsini, ebbe il titolo cardinalizio e spesse  volte vi soggiornò in un modesto appartamento appositamente costruito.
E non se ne dimenticò da Pontefice. Infatti, nel 1727, cercò di ridare nuovo vigore al sacro tempio, restaurandolo, consolidandolo e rinforzandolo dalle fondamenta, poiché cadente, affidando i lavori al suo architetto di fiducia, Filippo Raguzzini.
Vennero trasformate la facciata principale e quella laterale, modificati il campanile e la scala, il soffitto, il tetto, gli altari, il presbiterio, il coro e la sagrestia. Inoltre, furono aggiunti due altari laterali.
Di più, fece tornare l’acqua che i canonici del Laterano avevano tolta, aggiungendo un’altra oncia alla quantità primitiva.

 

 

A CAPO DELLA CHIESA SIPONTINA

Ritratto del Cardinale Orsini  
conservato presso  la curia di Manfredonia

 

Cattedrale di Manfredonia

Sulla facciata verso ovest, dirimpetto al campanile, si può leggere la seguente iscrizione:

 A BENEDETTO XIII
CARD. ARCIVESCOVO SIPONTINO
AUTORITA' E POPOLO
NEL SECONDO CENTENARIO DELLA MORTE
1730 – 1930

All’interno del duomo, esattamente nella sagrestia, si conservano due lapidi, dettate dall’Orsini, al termine di alcuni lavori di restauro e i cui testi in latino si possono leggere, qui di seguito, nella versione italiana:

D.O.M.
QUESTA BASILICA METROPOLITANA
IN ONORE DI S. LORENZO VESCOVO SIPONTINO
DA CARLO D'ANGIO' UN TEMPO ERETTA
NELL'ANNO 1620 DAI TURCHI RASA AL SUOLO
NELL'ANNO 1640 A CURA DEL POPOLO DEVOTO RICOSTRUITA
NELL'ANNO 1644 DA ANTONIO MARULLO ARCIVESCOVO
SUO PREDECESSORE BEN A RAGIONE CONSACRATA
IN ULTIMO CADENTE PER L'INGIURIA DEL TEMPO
RESTAURO'
LE PORTE IL TETTO IL PAVIMENTO TUTTI GLI ALTARI L'ORGANO
E LE CATTEDRE ARCIVESCOVILI L'UNA NEL CORO E L'ALTRA SUL PULPITO RIFECE
LE PARTI ESTERNE RICOSTRUI' DALLE FONDAMENTA ALLE PARETI DIEDE UN ASPETTO PIU'
DECOROSO L'INTERNO ABBELLI'
AGGIUNGENDO ORNAMENTI INTORNO AI QUADRI E ALLE SCULTURE
A PROPRIE SPESE INSOMMA
(A SOLLIEVO QUESTA VOLTA DEL POPOLO CON LE CUI OFFERTE
SOLTANTO IL BATTISTERO E IL PULPITO FURONO COSTRUITI)
TUTTA LA CHIESA ROVINATA DALL'INGIURIA DEL TEMPO
RIPORTO' A PIU' VIVO SPLENDORE
IL 14 MARZO DELL'ANNO 1677 CON RITO SOLENNE
CONSACRO'
E STABILI' IL 27 MAGGIO COME GIORNO ANNIVERSARIO DA CELEBRARSI OGNI ANNO
FR. VINCENZO M. a ROMANO ORSINI O.P.
CARDINALE RRESBITERO S.R.E. COL TITOLO DI S. SISTO ARCIVESCOVO SIPONTINO
NELL'ANNO 1677 III DEL SUO ARCIVESCOVADO

D.O.M.
CONDOTTA AL TERMINE QUESTA CHIESA METROPOLITANA
AFFINCHE' A SI' GRAN CORPO NON MANCASSE UN'ANIMA
OLTRE AGLI ALTRI TRE LOCALI DESTINATI A SERVIZI VARI
AGGIUNSE UNA SACRESTIA
SECONDO UN DISEGNO PIU' AMPIO E DECOROSO
E POICHE' IN QUANTO A SUPPELLETTILI
ERA RIDOTTA AD UN INDECOROSO STATO DI ABBANDONO
MENTRE SI RISERVA DI ALCUNE LACERE E CONSUNTE
E A NESSUN USO ADATTE
PER ALLEVIARE TANTA MISERIA E PROVVEDERE A TANTA NECESSITA'
DI TUTTI I PARAMENTI
SECONDO I PRESCRITTI COLORI DEI TEMPI LITURGICI
PER COMPIERE I SACRI RITI
SIA NELLE MESSE CHE IN ALTRE FUNZIONI
O PONTIFICALI O SOLENNI O PRIVATE
NONCHE' ADATTE A CIASCUN ALTARE
LA STESSA CHIESA A MO' DI SPOSA DILETTA
ORNO' ABBELLI' ARRICCHI'
FR. VINCENZO M. a ROMANO ORSINI O.P.
CARDINALE PRESBITERO S.R.E. COL TITOLO DI S. SISTO
ARCIVESCOVO SIPONTINO
NELL'ANNO 1677 III DEL SUO ARCIVESCOVADO

     

Il campanile

Una lastra di pietra calcarea, al sommo della porta, reca un'epigrafe in latino  che, volta in italiano, suona così:

D.O.M.
ALLA SUA BEN ADORNA SPOSA
AFFINCHE' NON MANCASSE LO SPIRITO AL BEL CORPO
AFFINCHE' LA VOCE RISUONASSE ALLE SUE ORECCHIE
QUESTA TORRE FORNITA DI CINQUE SACRE CAMPANE
IN ONORE DI S. CARLO BORROMEO MODELLO DEI PRESULI PORPORATI
DALLE FONDAMENTA DONO'
FRATE VINCENZO MARIA ORSINI ROMANO
DELL'ORDINE DEI PREDICATORI
CARDINALE PRESBITERIO DI SANTA ROMANA CHIESA
COL TITOLO DI S. SISTO
ARCIVESCOVO SIPONTINO
NELL'ANNO 1677 - ANNO III DEL SUO ARCIVESCOVADO.

 

Nell’anno del Giubileo 1675 il 23 giugno, terza domenica dopo la Pentecoste, Vincenzo Maria Orsini: “Archiepiscopus Sipontinus” consacrò, con “solemni ritu” la chiesa e “l’Altare Maius” dedicandoli alla Madre di Dio “Sancta Mariae Maioris de Siponto” e deponendo sotto l’altare le reliquie di due Santi Martiri: Casario e Benvenuto, ed elargendo in quell’occasione, ai fedeli visitanti la chiesa per venerare la Vergine di Siponto “centum dies de vera indulgentia in forma ecclesiae consueta”.
L’epigrafe, come è visibile, è sormontata dallo stemma episcopale dell’Orsini.

 

Il vecchio Seminario, eretto da Vincenzo Maria Orsini Arcivescovo Cardinale di Manfredonia, nella prima metà del 1700

 

 

L’Ex Ospedale Orsini in Manfredonia

Lapide all'interno dell'atrio dell’ex Ospedale Orsini e sua traduzione in italiano

 

D.O.M.
XENODOCHIUM NOVUM
ANTIQUO IN SEMINARIUM REFORMATO
EX DOMO SANCTAE MARIAE CARMELI
NOVIS AERE PROPRIO ADIUNCTIS AEDIBUS
HIC INSTITUIT, CONSTITUIT,
INTEGRA REMANENTE SUBIECTIONE ARCHIEPISCOPIS PRO
TEMPORE
FR. VINCENTIUS MARIA ROMANUS
ORDINIS PRAEDICATORUM TITULI SANCTI XYSTI S.R.E. PRES.
CARDINALIS URSINUS
ARCHIEPISCOPUS
ANN. MDCLXXIX PONTIFICATUS SIPONTINI AN. V

 

D.O.M.
L'Arcivescovo Maria Orsini
Cardinale romano e presbitero
Della Santa Romana Chiesa
Del titolo di San Sisto dell'ordine
Dei predicatori in questo luogo
Innalzò e costituì
Il nuovo Ospizio, trasformato il vecchio in Seminario
Al posto della Sede di Santa Maria del Carmelo
Con l'aggiunta a spese proprie di nuove sale
Sempre sotto la giurisdizione dell'Arcivescovo pro tempore.
Anno 1679 V del suo Arcivescovado.

 

 

Portale d’ingresso della Scuola Media intitolata a Vincenzo Maria Orsini, sormontato da una effige in latino.
La struttura aveva precedentemente  ospitato il vecchio Ospedale. L’Arcivescovo ne fece costruire un nuovo e trasferì qui il Seminario vescovile. (Foto Paolo Caroleo).

Venite figli, ascoltatemi.
Lo Xenodochio dell’anno 1578, avendo raggiunto i cento anni, ormai era di già invecchiato. All’infuori di se stesso non ospitava nessun altro. Quando ormai stava per morire del tutto, grazie al medicamento della sollecitudine del suo Pastore ha ripreso a vivere, perché è stato trasformato in Seminario. Ha cambiato nome, e non già la sua funzione. Creato per tenere lontano dalla Diocesi la peste dell’ignoranza, arricchito dei redditi annui dei luoghi pii, ampliato con diversi altri ambienti, e da ultimo soddisfatto in tutte le sue necessità, (questo Seminario) fa presagire una durata perenne. Così ci si è cautelati dai malesseri spirituali e per di più dai malesseri fisici, essendo stato costruito non molto lontano un nuovo ospedale proprio per questi. Di un’opera così eccezionale in tutti i suoi titoli a proprie spese è stato autore Fr. Vincenzo Maria Romano Orsino dell’Ordine dei Predicatori , per benevolenza della  divinità Cardinale Presbitero della Santa Romana Chiesa con la titolarità di San Sisto, Arcivescovo Sipontino. Nell’anno del Signore 1678, nel IV  anno della sua attività arcivescovile.

 

Epigrafe dettata dallo stesso Pontefice e incisa su una lapide posta nella parte superiore della porta d’ingresso della Cappella delle reliquie, dopo la scala di accesso al Coro seicentesco e prima dell’altare del Santissimo nella Chiesa di San Michele del Gargano.



“A questa chiesa la salute eterna è derivata da Dio,
dal quale sorto il gran sacerdote Michele Arcangelo
la stessa dimora che ha edificato anche ha dedicato alla Santissima Trinità.
O Signore, hai benedetto la tua terra,
quindi hai assolto ai peccati del tuo popolo.
L’Arcangelo inoltre ha santificato la sua dimora,
cioè l’altare innalzato in onore del suo mirabile nome.
Perché in questa celeste Basilica non rimanesse alcunché non santificato
Fra Vincenzo Maria Orsini Romano
dell’ordine dei Predicatori
per divina pietà cardinale prete di Santa Romana Chiesa,
dal titolo di S. Sisto, arcivescovo sipontino,
consacrava in modo solenne,
tutti nella stessa giornata del 28 ottobre 1678
i rimanenti sei altari in precedenza restaurati,
e cioè del Santissimo Corpo di Cristo,
di S. Pietro, del Santissimo Crocifisso,
della Santissima Vergine,
di S. Mattia e di S. Francesco,
e il giorno seguente quello di Santa Croce.
Così chi nei quattro anni del suo arcivescovato
ha consacrato ventisei chiese e diciotto altari,
in aggiunta ai sette appena qui menzionati,
ha offerto, ha sottoposto ogni azione del suo ministero
al Protettore del mondo e a quello particolare di sé e della propria diocesi”.

 

La Chiesa di San Leonardo Abate è la chiesa matrice di San Giovanni Rotondo.
Della sua genesi Medioevale restano ben poche tracce dal momento che nella seconda metà del Seicento l'arcivescovo di Manfredonia Vincenzo Maria Orsini, futuro Papa Benedetto XIII, ne decise l'abbattimento e invitò il popolo sangiovannese a riedificare la chiesa a proprie spese, cessando di praticare usi e costumi superstiziosi.
Il popolo sangiovannese ignora l'interdetto e l'arcivescovo scomunica tutti. In questo frangente si sviluppa un morbo misterioso che attacca i sangiovannesi e provoca circa 500 vittime su una popolazione di 2690 persone.
La popolazione pensa subito ad un castigo di Dio, e l'Arcivescovo monsogno Maria Orsini, decide di revocare la scomunica.
Il 26 ottobre 1678 viene posta la prima pietra della nuova chiesa di San Leonardo.

 

D.      O.      M.
A Fratre Vincentio Maria Vrsino S.R.E Praesbiter
Cardinali S.Sixti Archiepis. Sipontino
Hac ecclesia solernni ritv iam consacrata pridie
Kal.decembris anno ivbilej MDCLXXV
Clernent X Pont. Max. Clervs popvlvsq Pescvtii
Pietati et gloriae eivs
Mernoriam consecravervnt

A Dio Ottimo Massimo
In questa chiesa, già consacrata con solenne rito,
da Fra' Vincenzo Maria Orsini,
Presbitero della Santa Romana Chiesa
e Arcivescovo di Siponto, Cardinale di S. Sisto,
il clero e il popolo di Peschici,
il 30 Novembre dell'anno giubilare 1675,
essendo Pontefice Massimo Clemente X
hanno dedicato [questa lapide]
in memoria alla sua religiosità e alla sua gloria.

La lapide ricorda la consacrazione della Chiesa di Santa Lucia di Peschici (FG), ad opera del cardinale Frà Vincenzo Maria Orsini.

 

Ischitella (FG) Chiesa di S. Maria Maggiore.
Nel 1675 fu riconsacrata dal card. Vincenzo Maria Orsini con il fonte battesimale e otto altari.

 

 

VESCOVO A CESENA

 

Stemma dell’Arcivescovo Cardinale Orsini, riprodotto in uno dei registri di Battesimo.

Olio su tela, di autore sconosciuto, conservato presso l’Aula Capitolare dell’Episcopio di Cesena.

Questa epigrafe orsiniana è, attualmente affissa nel lapidario esterno della cattedrale, ed è dedicata al cardinale cesenate Francesco Albizzi

L’Arcivescovo Cardinale Orsini mise mano ad una radicale ristrutturazione dell’episcopio, che dotò anche di una cappella. Questi lavori sono menzionati in una epigrafe ora custodita nell’ingresso interno del vescovado, a fianco dello scalone

Un’altra testimonianza epigrafica dell’Orsini è contenuta nella vasca battesimale collocata nella cappella da lui voluta come battistero, costruita sul lato sinistro esterno della cattedrale.

"Frater Vincentius Maria Ursnus Romanus Ord(inis) Praed(icatorum) S(anctae) R(omanae) E(cclesiae) Presb(iter) Card(inalis) S(ancti) Xysti Archiepiscopus Sipontinus S(anctae) Caesen(atensis) Eccl(esiae) Pontifex Ravinae An(no) D(omi)ni MDCLXXXII Exculptum"

L’epigrafe è posta all’interno della cattedrale a conclusione dei radicali restauri voluti da mons. Gianfranceschi. Essa sintetizza le vicende dell’edificio, attraverso la ricostruzione storica di altri vescovi e papi che hanno avuto sorte nella Chiesa cesenate, tra i quali anche il nostro.

Questa incisione lapidaria è situata  lungo lo scalone d’accesso all’Episcopio. Essa ricorda i quadriennali lavori di ristrutturazione e sistemazione della casa vescovile, per la quale, pure in precedenza, l’Orsini aveva fatto eseguire lavori di adeguamento e consolidamento.

 

LO SPOSO DI BENEVENTO

 

Bolla di Papa Innocenzo XI con la quale, il cardinale Vincenzo Maria Orsini, viene trasferito alla Chiesa beneventana, in considerazione delle virtù e dei meriti di cui l'Altisssimo  lo  ha insignito e per la lodevole opera svolta nella Chiesa cesenatense.

 

L’ingresso dell’arcivescovo Orsini a Benevento. “Ricorrendo l’ottava dell’Ascensione e fra l’ottava di s. Filippo Neri… entrato in città per la porta del castello, fui processionalmente condotto, a cavallo di bianca chinea, alla Cattedrale dove, dopo le altre sacre funzioni, predicai dal pulpito pontificalmente vestito”. (dal diario dell’Orsini).

 

Rosa d'oro

Palazzo Arcivescovile
Stemma in pietra del Cardinale Orsini

La rosa d’oro donata da Benedetto XIII alla “sua sposa”, durante l’Anno Santo del 1725, da lui stesso indetto e celebrato. Nella parte dell’impugnatura è visibile lo stemma del Pontefice. Lo stesso pontefice, ne fece dono, anche, alla Chiesa metropolitana di Capua nel 1726, (la cui immagine è riprodotta in questa stessa ricerca e ad altra pagina), alla cattedrale di Urbino nel 1728 e alla Chiesa metropolitana di Genova, nel 1729. Nel 1727, risulta essere stata inviata a Violante Beatrice di Baviera.
Relativamente a quella inviata a Genova alcuni testi raccontano che fu donata a mons. Nicola De Franchi “per attestargli la grata riconoscenza che professava al padre maestro Giulio Vincenzo Gentile, zio di lui, che dato avea in Bologna l’abito religioso di S. Domenico ad esso Benedetto, già Vincenzo Maria Orsini”.

 

Entrando nel Duomo, sulla sinistra, c'è questo sarcofago contenente moltissime preziose reliquie di santi a cominciare dal vescovo Gennaro. L’Arcivescovo Orsini valorizzò e utilizzò al massimo questo contenitore per custodire altri resti di santi. 

 

Busto in marmo dell’Orsini, opera attribuita al Bracci, situato all’interno della Biblioteca capitolare

Biblioteca Capitolare, Ms. 72, Breviarum chronologicum Sanctae Beneventanae Ecclesiae Pontificum, anno 1717, stemma dell’Arcivescovo V. M. Orsini.

Biblioteca capitolare. Mobiletto in legno a forma di piccolo organo, voluto dal card. Orsini per contenere 21 tra le più pregevoli e importanti pergamene della Capitolare di Benevento, sul quale pose la scritta: “SI NON SONAT, CANTAT” . Foto G. Bonetti.

Biblioteca Capitolare.
Calamaio dell’Orsini
, opera in maiolica realizzata a Cerreto Sannita.

 

Statua in pietra posta all’ingresso del santuario di Santa Maria delle Grazie

Il Cardinale Orsini incorona la statua della Madonna delle Grazie nella Chiesa Metropolitana il 3 aprile 1723. Nel corso della celebrazione, fu donata, dal presule, una penna d’oro, la stessa con la quale aveva scritto i Sermoni sopra la Beata Vergine

Alcune copertine dei diari delle visite compiute dall’Orsini al santuario Santa Maria delle Grazie

 

Chiesa di San Filippo. La chiesa fu costruita nel 1724 su progetto di Filippo Raguzzini, per volere dell'arcivescovo Vincenzo Maria Orsini. La consacrazione della chiesa e dei tre altari si svolse solennemente nel 1727, durante i giorni del suo ritorno da papa.

Tela di Giuseppe Castellano. Il cardinale Orsini, sotto le macerie dell’Episcopio durante il  terremoto del 5 giugno  1688, salvato da s. Filippo Neri. Il quadro, un tempo conservato presso il Palazzo arcivescovile, andò distrutto nel 1943.

 

Santa Sofia. La chiesa subì gravi danni nei terremoti del 5 giugno 1688 e del 1702. . Il cardinale Orsini, futuro papa Benedetto XIII, volle che la chiesa fosse ricostruita secondo il gusto barocco affidando, nel 1705, i lavori all'ingegniere Carlo Buratti.

 

 

 

Le pagine manoscritte (solo alcune), di indiscutibile interesse per la conoscenza delle problematiche antiche del territorio Beneventano, contengono  copie di capitoli, lettere, suppliche, relazioni, riflessioni, "motu propri" fra il Cardinale Vincenzo Orsini, Arcivesc. di Benevento, ed il Card.Panfilio(i)

 

Prospetto di facciata della chiesa di san Bartolomeo apostolo e il particolare del timpano con lo stemma dell’Orsini


 

 

Tela di Giuseppe Castellano, distrutta, purtroppo, durante i bombardamenti bellici del 1943, in cui viene raffigurata la ricognizione del corpo di san Bartolomeo, avvenuta alla presenza del cardinale arcivescovo, l’11 maggio 1698

 


L’urna contenente i resti di san Bartolomeo, che fu portata a spalle dal pontefice il giorno della consacrazione della chiesa, avvenuta  in occasione della sua seconda visita effettuata a Benevento nel 1729

Paliotto dell’altare maggiore con le insegne orsiniane

 

Altare maggiore in cui si conservano le reliquie di san Bartolomeo. Nella parte anteriore, sotto la mensa, vi è la seguente incisione in latino:


QUIESCIT CORPUS S. BARTHOLOMAEI AP. PRINCIPIS PATRONI A BENED. PP. XIII NRO ARCHIEPO SOLEMNI POMPA REPOSITUM/VIII IDUS MAJAS A.D. MDCCXXIX

“Qui riposa il corpo dell’Apostolo San Bartolomeo principale patrono, riposto dal papa Benedetto XIII, nostro arcivescovo, con solenne fasto/ l’otto maggio del 1729”

 

Cattedra episcopale, intagliata in noce a motivi floreali, fortemente stilizzati, su cui campeggia lo stemma dell’Orsini

 

 

Benevento. Chiesa San Salvatore. Il terremoto del 5  giugno del 1688 la danneggiò gravemente, ma venne ristrutturata e nuovamente consacrata dal cardinale Orsini il 18 aprile 1696, come attesta l’epigrafe della lapide murata sulla parete di fondo della navata destra:


“ECCLESIAM HANC SSMO SERVATORIS SACRAM TERRAE / VI AÑO MDCLXXXVIII DIE. V.IUNIJ DEVASTATA / ET PAROCHIANORUM COLLATO AERE, ET ARCHIEPISCOPI / ELEMOSYNIS DECENTIUS REFECTAM, AC CONXINNATA / SOLEMNI RITU DEDICANS DIE XXVIIII. AAPRILIS / MDCXCVI. CV UNICA ARA SACRAVIT FR. VINCENTIUS / MARIA ORD. I REDIC. CARD URSINUS ARCHIEPISCOPUS / ET OMNIBUS FIDBUS IMPSAM VISITANTIBUS DOMENICA II. / POSTA PASCA IN QUAM DEDICAONIS FESTŬ TRANSTULIT / CENTUM INDULGENTIAE DIES CONCESSIT”

 

 

Una pantofola da camera dell’Orsini conservata presso il Museo del Sannio di Benevento

Museo del Sannio. Vasi da farmacia, con lo stemma papale, provenienti dall’Ospedale di San Diodato donati dal Comune di Benevento. Risalgono al periodo post mortem del Papa e sono opera di Giustiniani Domenico. Foto Bonetti Giuseppe.

 

Calice in argento dorato del 1728, così come si deduce dalla incisione riportata lungo il bordo della lastra suppedanea: “BENEDICTUS XIII ORDINIS PRAEDICATORUM AN. D.NI MDCCXXVIII. PONT. SUI AN. V”

 

Ostensorio a raggiera fatto a sfera di rame indorato, tutto ornato di coralli, con la lunetta d’argento dell’esposizione e occhi di cristallo.

L’oggetto fu mandato in dono, da Benedetto XIII,  alla Chiesa metropolitana di Benevento il 2 gennaio 1727, così come si legge sul basamento, e fa parte del tesoro di quella Chiesa cattedrale.

Reliquiario della Sindone in argento, oro, cristallo di rocca, smeraldi.
Anche questo fa parte del tesoro custodito nella cattedrale beneventana. In due cartigli della base si legge Anno Domini MDCCXXVI. Il prezioso oggetto fu donato al Papa da Vittorio Amedeo II di Savoia.

 

Mitria di Benedetto XIII ornata di ricami dorati floreali a rilievo, donata anch’essa alla Chiesa metropolitana di Benevento. Su ciascuna delle due infule è visibile lo stemma del Pontefice.

 

 

 

Questo è il particolare di una pianeta con le insegne papali di Benedetto XIII.
Il parato, attualmente, è custodito presso la comunità delle Madri Orsoline di Benevento, dopo che mons. Francesco Maria Banditi,successore dell’Orsini, ne fece dono alle suore. Esso, presumibilmente, faceva parte di quello più completo donato dal papa, alla Chiesa metropolitana di Benevento, nel 1727, in occasione della sua prima visita, da pontefice, alla sua amata diocesi.
In quella stessa occasione, come si può leggere dall’inventario conservato presso l’archivio - diocesano di Benevento, l’anziano pastore della Chiesa universale, decise di lasciare al capitolo cattedrale il parato utilizzato il 10 dicembre 1726 per la canonizzazione di Turibio di Mongrovejo, Giacomo Della Marca e Agnese da Montepulciano; alla Chiesa arciverscovile di Manfredonia quello indossato il 27 dicembre dello stesso anno in cui furono proclamati santi: Pellegrino Laziosi, Giovanni della Croce, Francesco Solano.
Al capitolo cattedrale di Gravina, sua città natale, inviò l’intera Cappella, di pari bellezza e valore, che gli era servita durante il cerimoniale per la canonizzazione di Luigi Gonzaga e Stanislao Kostka.
Chi, come il sottoscritto, ha avuto il piacere di ammirare ed apprezzare i paramenti presenti nelle altre chiese al di fuori di Gravina, non può che trarre una conclusione: la fattura è la stessa.
Quindi, non è da escludere che siano stati confezionati nello stesso posto e dalla stessa mano, e, per cui, dovrebbe cadere l’ipotesi, circolata e ancora circolante, in base alla quale, il parato gravinese, era stato commissionato dai Gonzaga e regalato al papa che avrebbe dovuto elevare agli onori degli altari un loro congiunto.
I pezzi, così come si trovano raccolti e custoditi presso le tre diverse chiese, sono identici, somiglianti e gemelli.

Interno del Convitto Giannone. Scalinata lungo la quale è posizionata la lapide orsiniana, ripresa più sotto nei suoi particolari

 

Medaglione raffigurante Benedetto XIII e lapide, all’interno del Convitto Giannone, per ricordare la ricostruzione dell’edificio avvenuta ad opera del  cardinale Orsini, a partire dal 1720. I lavori furono ultimati, purtroppo, nel 1736, cioè dopo alcuni anni dalla sua morte, avvenuta il 21 febbraio 1730.

 

 

 

Lo stemma del cardinale arcivescovo posto al di sotto del marmo inciso. Rispetto a quelle classiche o più conosciute,  quest’arma episcopale differisce leggermente dalle altre nella parte sinistra, dove è riportato parte dello stemma della città di Benevento.

 

Villa dei Papi è una costruzione in stile neo-gotico, nella contrada Pacevecchia.
La villa sorge sulle rovine del Convento di Santa Maria della Pace, crollato nel terremoto del 1688. Fu costruita a partire dal 1696 dall’arcivescovo Vincenzo Maria Orsini e utilizzata, come residenza di riposo, in alcuni periodi dell’anno.

Interno di villa dei Papi

 

 

Chiesa dell’Annunziata. Busto di Benedetto XIII, in marmo, collocato nel 1752, per volere delle autorità cittadine, sulla parte superiore della cappella dedicata a San Gennaro, vescovo e patrono della città, fatta realizzare dall’Orsini.( Foto di Ernesto Pietrantonio). Sotto al basamento della statua vi è un cartiglio con la seguente iscrizione:

DIVO IANUARIO
CIVI PRAESULI PATRONO
ET PERPETUA GRATI ANIMI MEMORIA
BENEDICTO XIII PONT.MAXIMO
S.P.Q.B. POSUIT
A.D. MDCCLII

 

 

Piazza Orsini  La statua benedicente di Papa Orsini fatta erigere dal cardinale Banditti nel 1778 per ricordare ai posteri la figura di Vincenzo Maria Orsini già cardinale arcivescovo di Benevento.
I rovinosi eventi bellici del ‘43 sottrassero alla città il monumento, restituito, dopo accurati restauri nel 1992 (21 giugno).
L’intero monumento è sorretto da un basamento arricchito da quattro epigrafi in latino i cui testi tradotti in italiano sono a seguire. Foto di Antonio Citrino.

 

In italiano:


“Alla memoria e al nome che vivrà in eterno di Benedetto XIII O.P. Grandissimo e Ottimo Pontefice, prima cardinale Vincenzo M. Orsini, Arcivescovo di Benevento, il quale per quarantatré anni resse così bene questa diocesi di cento città che non ci fu nessun borgo isolato o difficile da raggiungere che egli non abbia visitato due volte; e, in verità, con grandissima rettitudine, tenne a cuore ogni luogo, consacrando e adornando templi, rimovendo una certa rilassatezza dei costumi, che si era insinuata, vincendo il male di tutta la provincia con un accrescimento del bene e della religione”. 

 

Dal latino in italiano si può leggere così:


“La città, sconquassata da scosse telluriche e quasi rasa al suolo, soprattutto con proprio denaro, due volte ricostruì: a vantaggio dei superstiti, portò, da una sorgente alquanto lontana, fra le mura, acque più salubri con condotte di pietre; costruì ospedali e alloggi per crescere bambini poveri con una offerta annua per essi; istituì un granaio pubblico e un monte di pietà; fece giungere nuovi ordini religiosi e fece costruire, dotandoli del necessario, i loro conventi”.

 

Questa epigrafe, in italiano, è stata tradotta nel modo seguente;:

Consacrato Romano Pontefice, spese tre milioni di scudi per completare questo grande tempio nel quale aveva convocato tutti i capitoli provinciali, arricchendoli di molte sontuosissime suppellettili di oro, di argento, di seta, assegnando un legato perenne per questo fine. Con grande generosità liberò lo Stato dei debiti e, visitando due volte questa città, molto amabilmente appagò il desiderio che aveva lasciato della sua presenza”.

La quarta incisione è stata tradotta, come le precedenti, dal professore Gian Matteo Pallucca nel modo seguente:

“A questo incomparabile Sommo Sacerdote, pio, munifico, sapiente Padre della Patria, soprattutto su iniziativa del cardinale riminese Francesco M. Banditi, fu dedicato questo monumento di marmo di Poro con un piedistallo e la relazione delle cronache, nell’ano 1778”.

 

 

 

Nella stessa piazza dove insiste il maestoso monumento all’Orsini, il 1930, in occasione dei festeggiamenti per ricordare il secondo centenario della morte dell’illustre porporato arcivescovo e papa fu scoperta questa incisione marmorea.

 

 

TRE EPIGRAFI DI RINGRAZIAMENTO
ALL’INTERNO DI PALAZZO PAOLO V A BENEVENTO

 

 

Il testo in italiano è il seguente: “Affinchè le storie non celebrino più del giusto Diomede, re d’Etolia, fondatore di benevento, e d’ora in poi lodino l’arcivescovo, cardinale Orsini, insigne ricostruttore. Infatti dopo il duplice terremoto dell’anno 1688 e 1702, riedificati la cattedrale, l’arcivescovato, le parrocchie, i monasteri, il seminario, l’ospizio per i forestieri, le officine, le osterie e i casini rustici (il terremoto) travolse per la seconda volta Benevento in gran parte ricostruita. E i cittadini, prostrati nell’animo e spogliati degli averi, riaprì alla speranza affinchè ricostruissero le loro case. Seguendo le orme di così illustre prelato, ripararono questo magnifico palazzo, puntellarono il ponte chiamato Santa maria degli Angeli, e, spianato il selciato, resero più agevoli le vie pubbliche alquanto accidentate nell’anno 1705.

Sotto: CLEMENTE XI PONTEFICE OTTIMO MASSIMO. Essendo CUSTODE DELLE PORTE ED EMEREITO GOVERNATORE IL NOBILE NICOLA LERCARO
I CONSOLI: Don Nicola De Soto Carafa Barone di San Nicola Manfredi, Don Oronzo Maurone e Antonio Pisano, Domenico Marano, Salvatore Gagliardo, Iacopo Antonio Buonopane, Tommaso Viglione, Paolo Condò, il Sindaco Bartolomeo Bruno, il Cancelliere Sebastiano Schinosi. Ospite , se ritieni un grande onore del fondatore far sorgere la città, non esitare a stimare pari segno di gloria ricostruire le città distrutte e farle tornare come prima”.

 

Tradotto in italiano, il testo si può leggere così: “Iscrizione dedicata dal Senato e dal Popolo di Benevento all’Eminentissimo e Reverendissimo in Cristo Padre e Signore Don Fra Vincenzo Maria dell’Ordine dei Predicatori, vescovo di Tuscolo, Sua Eminenza Reverendissimo Cardinale orsini per le fontane fatte zampillare nella città di Benevento con la spesa di 8473 ducati. Le generazioni trascorse passino sotto silenzio il sommo sacerdote Simone chiamato il giusto, perché abbellito il tempio di Gerusalemme per primo convogliò in città acque in abbondanza, da ora in poi la posterità celebri copiosamente Fra Vincenzo Maria dell’Ordine dei Predicatori Cardinale Orsini Arcivescovo che, eretti o abbelliti molti templi, riempì in abbondanza questa città di acque grazie alla costruzione di un lungo acquedotto. Sebbene sia più grande della lode umana colui che si fa pregio con opere quasi divine e trabocca di perenne pietà, tuttavia anche solo per le fontane erette merita fiotti di lodi. L’illustre ceto dei patrizi e l’onestissimo popolo di Benevento al generosissimo e beneficentissimo principe posero questa lapide in memoria della loro gratitudine. 1710. Sotto il Governatore Giuseppe Ascanio Cansacco
I Consoli Giovanni Battista Pedicini, Ottavio De Nicastro, Mercurio Tomaselli, Carlo Baldini, Francesco Bertucci, Bartolomeo De Leone, Nicola Perillo, Mattia De Agostini; Il Sindaco Bartolomeo Bruno, Il Cancelliere Sebastiano Schinosi.

 

 

“Dopo molte prove offerte del suo antico affetto verso la città di Benevento, non solo conservato ma anche accresciuto, Benedetto XIII Pontefice Massimo ne ha aggiunta una nuova, in verità grandissima, ai magistrati e ai cittadini di questa città reintegrati nel libero esercizio dell’antica giurisdizione nelle materie pertinenti l’annona. Sicuramente senza aver consultato il Governatore e gli altri magistrati di questa città, (il diritto) di decidere i prezzi delle cose che servono all’uso umano, di proporre editti, fino a comminare una multa e altre pene, di punire i rei con pene secondo quanto meritano e anche con tratti di fune, di attribuire, di diminuire o di condonare pene pecuniarie secondo il loro arbitrato, di usare le carceri e le guardie della curia arcivescovile, del governatore o le proprie.
IL SENATO E IL POPOLO DI BENEVENTO Fortemente si rallegrano, non si meravigliano
E per non sembrare i più ingrati degli uomini ponendo questa lapide hanno dato segno della loro gratitudine.
I CONSOLI
Don Bernardo Alfieri, Don Giovan Battista Dell’Aquila, Bartolomeo Tomaselli, Matteo Orsiglio, Carmine Ventura, Nicola Condò, Ignazio De Stefano, Carlo Antonio Cardone, Il Sindaco Angelo Scalese, Il Segretario Geronimo Fiorenza.

 

LA CONSACRAZIONE DEL VESCOVO FARSETTI

 

Ravenna Museo Diocesano. Olio su tela di Giovan Francesco Buonamici. Benedetto XIII consacra, nella Cattedrale di Benevento, il 14 aprile 1727, Maffeo Farsetti, Arcivescovo eletto di Ravenna.

 

 

Un particolare dello stesso quadro

 

 

Ravenna Tela di Giovanni Francesco Buonamici. La consacrazione episcopale, per le mani di Benedetto XIII, di Mons. Farsetti vescovo eletto di Ravenna, avvenuta nel Duomo di Benevento.

 

 

Olio su tela di Giovanni Francesco Buonamici, sempre sulla consacrazione episcopale di Mons. Farsetti, conservato presso la Basilica di san Bartolomeo a Benevento.

 

Cattedrale di Bergamo
L’iscrizione sul gradino del grande calice lo riconosce quale donazione del Papa domenicano Benedetto XIII (Pier Francesco Orsini 1649-1730), al nobile veneziano Maffeo Nicolao Farsetti, in occasione della sua consacrazione ad Arcivescovo di Ravenna nel 1727. Nella coppa si stende una fila di angioletti sbalzati, riprodotti in atteggiamenti diversi. Lo stesso andamento segue la base del calice che alterna sei lati concavi e convessi conclusi da piede decorato a festoni di piccoli diamanti. Sul fondo granito del piede siedono tre Santi a tutto tondo: San Domenico con accanto il cane con la fiaccola in bocca, un Santo con due gigli ai piedi (forse San Filippo Neri) e San Benedetto. Ognuno di loro è accompagnato da tre stemmi rotondi incorniciati da punte di diamanti e sormontati dai simboli papali, triregno e chiavi. Il fusto è decorato al centro da un nodo traforato con angeli o cariatidi a tutto tondo; nel sottocoppa tra le nubi emergono angeli reggenti i simboli della passione. Sotto il piede è incisa la data di esecuzione: 1726.

 

CONTESTUALMENTE VESCOVO DI FRASCATI E DI PORTO – SANTA RUFINA

 

Particolare di una pianeta rossa, in oro, lavorata a mano, con lo stemma orsiniano e donata dall’Arcivescovo. Il parato è conservato nella cattedrale di Frascati ed è tuttora adoperato.

 

D.O.M.
FR.VINCENTIO M. ORD.PRAED.EP.TUSCUL.
S.R.E. CARD. URSINO BENEVENTANO ARCHIEPISCOPO
PERPETUUM HUIUS ECCLESIAE S.GREGORII MAGNI USUM
CONFRATERNITATI MORTIS ET ORATIONIS
PER D. IOANNEM MARTINEZ DE EARRAGA
ARAGONIE REGNI NOR.HISP. PROTHONOT.
APEICUM (sic)
EIUSDEMQ. CONFR.FUNDATO-REM AG GUBERNATOREM
EEARGITO.NE TANTI.EXCIDE-RET BENEFICE!
MEMORIA CONFRATES GRATI ANIMI MONUMENTUM POSUERE
ANNO D.NI MDCCIII

(A Dio ottimo massimo, a fra Vincenzo Maria dell’ordine dei predicatori e vescovo tuscolano, cardinale di Santa Romana Chiesa ed arcivescovo Orsini, di Benevento, per l’uso perpetuo concesso di questa chiesa di San Gregorio Magno, alla confraternita della Morte ed Orazione, grazie all’intervento di Don Giovanni Martinez de Earraga, nobile spagnolo del Regno d’Aragona e Protonotaro Apostolico della stessa confraternita fondatore e governatore, i confratelli con animo grato di tanta elargizione posero nell’anno del Signore 1703).

Frascati. Santa Maria in Vivario, prima sede della Confraternita Morte ed Orazione.

 

 

Il 18 marzo 1715 scelse la sede suburbicaria di Porta-SantaRufina e ottenne sempre di conservare l’amministrazione di benjevento. Nella cittadina di Porto, all’interno della chiesa dei SS. Ippolito e Lucia, è conservata una lastra marmorea, arricchita del medaglione raffigurativo e del suo stemma, e voluta, nel 1735, dal cardinale Pietro Ottoboni, memore dei tanti benefici concessi ed elargiti dal suo predecessore.

 

 

NEI PAESI DELLA VASTA DIOCESI BENEVENTANA COMPRESI TRA IL SANNIO, L’IRPINIA E LA PROVINCIA DI CAMPOBASSO

 

 

 

Portale e interno della Cappella dei conti Del Balzo, con incisione latina, nel cartiglio soprastante, a ricordo della visita a Cervinara (AV) di Benedetto XIII.

 

 

Parrocchia di san Bartolomeo a Gambatesa, in provincia di Campobasso, due lapidi a ricordo del solenne rito di consacrazione dell’altare in onore della Beata Vergine Maria, avvenuto il 12 luglio 1707.

La seconda iscrizione ricorda la solenne consacrazione del vecchio altare, avvenuta il 17 settembre 1721, sempre  per mano  del cardinale Fra Vincenzo Maria Orsini.

 

Stemma di Vincenzo Maria Orsini in un quadro custodito nella chiesa di San Nicola di Gambatesa. All’interno del quadro lo stemma cardinalizio dell’Orsini, bandato di argento e di rosso con il capo di argento caricato di una rosa di rosso bottonata di oro e sostenuta da una fascia d’oro caricata a sua volta di un’anguilla ondeggiante di azzurro.

 

 

 

Foglianise (BN), Eremo di San Michele. Lapide che ricorda il cardinale PierFrancesco Orsini, poi papa Benedetto XIII, sulla quale è stata costruita una leggenda. Infatti, a metà della strada che conduce al convento, è situata una croce, che, secondo la credenza, è stata scolpita nella roccia in onore del Cardinale Orsini che, stanco per la faticosa scalata, si riposò su quella pietra; essa è chiamata “Pietra Santa” ed i foglianesari la baciano per devozione al salire e allo scendere dal monte.

 

Durazzano (BN).
Copertina del Libro dei Battezzati dove è stato trovato l’appunto della visita fatta dall’Arcivescovo Orsini.

In Durazzano c’era il convento dei frati domenicani riformati della provincia lombarda, presso i quali il cardinale fu ospite.

Da un manoscritto della Chiesa arcipretale di Santa Maria Capocasale in  Durazzano redatto dall’arciprete Giuseppe Bianco (arciprete dal 1690 al 1724):
“Nell’anno 1698 a 17 Febraro, ad un’hora di notte, giorno di lunedì, si portò in questa terra di Durazzano et proprio nel Monastero dei Padri Domenicani, S. Eminentissimo Cardinale Ursini di detto Ordine et Arcivescovo di Benevento, dove si trattenne per insino al venerdì, et il giovedì mattina passò in Sant’Agata con dimorare alli Padri Bonfratelli, et la sera se ne ritornò in detta terra con delegazione da Roma contro il Vicario Apostolico che risiedeva in detta città per l’assenza di Monsignor Giacomo Circi, chiamato abbate Gioseppe Emanuel per administrare malamente la giustizia”.

 

 

Chiesa Parrocchiale di Santa Croce. La lapide posta a destra di chi entra, ricorda che fu consacrata il 13 luglio 1713 dal Card. Vincenzo M. Orsini, Arcivescovo di Benevento e Visitatore Apostolico di Volturara.

 

 

 

Toro (CB) Il chiostro del convento di Santa Maria di Loreto, affrescato in onore della visita che il cardinale Orsini avrebbe compiuto. Da Giovanni Mascia : “Gli affreschi per il Papa” .
Fino a poco tempo fa era possibile vedere lo stemma dell’Ordine dei Domenicani, cui l’Orsini apparteneva, unito a quello francescano. Il 14 agosto 1701, l’arcivescovo Orsini consacrava la chiesa,, fissava la festa della consacrazione, da celebrarsi il 13 agosto di ogni anno e concedeva cento giorni di indulgenza ai fedeli che si radunavano, in detto giorno, a pregare. Il 1° luglio del 1709, consacrò i quattro altari laterali.

 

Madonna del Rosario, datata 1721 e firmata Nicola Boraglia, dono dell’Orsini, arcivescovo di Benevento e abate di Santa Sofia, e quindi signore spirituale e temporale di Toro, che  amava soggiornare spesso proprio nell’ameno convento.

Toro (CB) Tela del 1729 della Madonna del Rosario di pittore anonimo, sita nella parrocchiale S. Salvatore. In  questo, come nel precedente dipinto si vuole che la mano dell’artista, nel raffigurare il domenicano alla destra della Vergine, abbia voluto fare riferimento all’Orsini, stando al parere di alcuni critici d’arte.

Anche da papa, Benedetto XIII, ebbe particolari attenzioni per il convento.

Inviò in dono una grande tela  posta alla sommità della volta della chiesa. In essa è raffigurata la scena della traslazione della Santa Casa di Loreto.

Sul dipinto si scorgono, anche lo stemma papale e la dedica:

“EX AMORE BENEDICTI XIII” PONTIF. MAX. AN. MDDDXXVII”.

Particolare dello stesso quadro con cartiglio e le parole in latino incise, a conferma del dono fatto dal Pontefice.

 

Frontespizio di un regesto seicentesco conservato presso l’Archivio parrocchiale di Toro recante lo stemma dell’Orsini

 

 

A Monacilioni (CB) viene chiamata “la crocella” quella croce che una volta era sul sagrato della chiesa di S. Reparata che, di antica fondazione extraurbana, fu visitata il 1° di giugno del 1707 dal cardinale Vincenzo Maria Orsini, arcivescovo di Benevento e successivamente papa Benedetto XIII.

 

Monacilioni. Della consacrazione del nuovo altare, dedicato alla Vergine Maria, (oggi scomparso per dare posto ai soliti altari definitivamente provvisori), avvenuta il 1° giugno del 1707, rimane traccia nella lapide che ancora si conserva al suo interno a lato della nicchia di S. Francesco Saverio.

 

 

 

Campolattaro (BN) La Cappella palatina di San Martino, originaria del ‘500, come testimonia una lapide murata all’ingresso, fu riconsacrata nel 1717 dall’ Arcivescovo di Benevento, Cardinale Vincenzo Maria Orsini. Oggi è di proprietà del dottore Gerardo Ciannella.

 

 

 

Lapide all’interno della Cappella palatina nel castello di Campolattaro.

 

 

 

Santuario Madonna della Stella a Rotondi (AV). Targa a ricordo della consacrazione dell’unico altare, avvenuta il 5 novembre 1704

 

Statua nuova della Madonna della Stella, sostituita nel 1705 dal Card. V. Maria Orsini,arcivescovo di Benevento, il quale nella sua visita pastorale al Santuario del 1704, avendo trovato detta statua in condizioni fatiscenti, volle regalarne una nuova al paese.

 

Altavilla Irpina (BN) ex Monastero Verginiano. Situato all’ingresso del paese, il complesso monumentale risale alla seconda metà del XVII secolo e oggi ospita gli uffici comunali. La costruzione fu voluta dal Cardinale Orsini, che visitò più volte la fabbrica, come testimonia una lastra con iscrizione collocata a destra dell’ingresso principale del monastero.

Altavilla Irpina, lapide  collocata nell’atrio dell’attuale Palazzo comunale, a ricordo della consacrazione dell’altare, in onore della Beata Vergine, avvenuta con solenne rito, il 28 settembre 1706, ad opera del Cardinale Orsini.

 

 

Montesarchio (BN) Lapide a ricordo della solenne consacrazione dell’altare, per mano del cardinale Fra Vincenzo Maria Orsini, Arcivescovo, avvenuta il 22 novembre 1706, in onore della SS.ma Trinità, della Beata Vergine Maria, Sant’ Ambrogio, Dottore della Chiesa, Sant’Antonio da Padova e Sant’ Ignazio di Loyola, Confessore, e la concessione di cento giorni di indulgenze, in perpetuo, in occasione della visita nel giorno anniversario della consacrazione.

 

 

 

Savignano Irpino (AV). Ospizio dei pellegrini, fatto costruire da Benedetto XIII nel 1727. Attuale sede del Palazzo comunale.

 

 

Questo dipinto, del 1705, di Giuseppe Castellano, si conserva nella Basilica di S. Maria di Faifoli.

Un particolare curioso è lo stemma del cardinale Finy, riportato al lato della firma dell’artista, all’epoca stretto collaboratore dell’Orsini, abate commendatario di quella chiesa, che ne fu il committente.
Secondo alcuni critici d’arte, in quest’opera è raffigurato, tra i  personaggi, anche l’Orsini papa. Dovrebbe essere, per somiglianza, colui che tiene il capo coperto con il camauro, con in mano il pastorale, al lato sinistro della Madonna.

 

L’epigrafe, dunque, conferma che la scelta dei santi fu frutto di una precisa scelta che, per una serie di considerazioni, deve essere ricondotta proprio alla figura dell’arcivescovo Vincenzo Maria Orsini che venne da Benevento a consacrare il 5 luglio 1705 di nuovo l’antico edificio a conclusione di una serie di lavori di restauro che nella sostanza cancellarono alla vista molti degli elementi architettonici originali.

 

 

 

La dedicazione dell’altare a Pietro Celestino nella chiesa di S. Angelo Limosano, suo luogo di nascita.

 

 

 

Apollosa (BN) La Chiesa di Santa Maria dell’Assunta. Nell’Inventario Orsini abbiamo rinvenuto una preziosa descrizione del 1712, l’unica che possa darci un’idea di come doveva essere la costruzione originaria, prima delle trasformazioni:

“Si entra a questa chiesa da due parti, la minore laterale, che riguarda occidente. E la maggiore, che riguarda mezzogiorno, sopra di cui è il Nicchio, dove sta dipinta l’Jmmagine di S.Maria dell’Assunta. Dentro la chiesa nei muri laterali, di qua e di là della porta maggiore sono due fonti di pietra ad uso dell’acquasanta ed a man sinistra della stessa porta è la Tribuna di fabbrica con cancelli intorno di legno in torniti. Nel pavimento di detta Tribuna è il Sagrario, e nel muro dipinta l’Imagine di San Giovanni in atto di battezzare Christo Signor nostro, ed uno armadietto di legno entro muro .  La Fonte battesimale esistente in detta Tribuna, con coverchio di rame, cibborio di legno serrato con chiave e foderato di tela bianca ed il canapeo di tela dipinta. Nelle mura laterali vedonsi due sedi confessionali di legno (...) Presso la parte laterale vedesi il pulpito di legno ben condizionato, al quale si ascende per una scala di fabbrica, situata dentro il muro laterale, con portella di legno. (...).  Nel pilastro del corno del Vangelo vedesi un altro armadietto di legno, fabbricato nel muro (...) Sopra il suddetto armadietto vedesi perché iscrizione intagliata sopra marmo. Dietro l’Altare Maggiore, vedesi la sagristia, alla entrasi per due lati di detto Altare (...) dove si conserva una Urna (...) ben serrata e nno rumI dentro della quale vedonsi quattro vasi di vetro con quattro reliquie, cioè di S.Sidronio, S.Silverio, S.Secondino e S. Leucio, nel muro affisso un quadro con stra gallo di legno, sopra dorato e con cornice di stucco, dove veneransi l’Imagini di S.Maria di Costantinopoli, S.Filippo Neri, S.Francesco di Paula, S.Antonio da Paduae S.Francesco d’Assisi. (...) La detta Sagristia è lunga pal. 28, larga pal. 22, compreso il Presbiterio. Questa Chiesa consta di una nave lunga pal.64 e larga pal.30 ed ha il suo pavimento di lastrico, dove stanno due sepolture (per il clero e per i bambini) (...) Detta nave è coverta d’imbrici ed ha il suo suffitto efregi dipinti, ed in mezzo del suffitto vedesi un quadro con cornice di legno sopra dorato, dove venerasi l’Imagine di S.Maria dell’Assunta (...) e li dodici Apostoli. Nel muro del frontespizio vi è una sola finestra con vetriata e rete coll’occhio con millesimo dipinto sopra muro Anno Domini MDCCI”. (...)

 

 

 

Vitulano (BN). La Cappella dei Nobili, che rientra nel complesso monumentale della SS. Trinità, è una delle opere d’arte più belle dell’intera Valle Vitulanese. La cappella fu consacrata nel 1701 dal cardinale Vincenzo M. Orsini e divenne subito la sede della Congrega dei Nobili, la congregazione laicale che raccoglieva la nobiltà locale. I confratelli, oltre a promuovere il culto della Natività di Maria (Madonna dell’8 settembre), si riunivano quotidianamente nella cappella per la celebrazione dei vespri.

 

Vitulano, Stemma orsiniano riprodotto sulla volta della sagrestia della Colleggiata della SS.ma Trinità. Foto Antonio Cusano.

 

Questo calice appartiene ai tesori della Collegiata di Vitulano. Fu donato dal pontefice, presumibilmente il 1725 così come si può evincere dalla data incisa nel fondo del pregevole arredo. Foto Antonio Cusano.

Il fondo del calice. Visibili sono le incisioni dello stemma papale dell’Orsini e dell’anno di costruzione o di donazione: A.D. 1725.

Foto Antonio Cusano.

Vitulano. La porta d’ingresso all’appartamento che ospitò il cardinale Orsini.

In questa casa, di proprietà della famiglia Gallo, secondo p. Domenico Tirone, il 1705, alloggiò, per 15 giorni, affetto da influenza, l’arcivescovo beneventano mentre era impegnato  in una delle sue periodiche visite pastorali.

In basso:

Pareti e soffitto decorati ancora esistenti; infissi dell’epoca.

Foto di Francesco Matarazzo.

 

Lapio (AV) Cappella Madonna delle Grazie.

Incisione a ricordo della consacrazione dell’unico altare, avvenuta il 26 luglio 1704,  per mano del cardinale arcivescovo Frà Vincenzo Maria Orsini.

 

 

Roccabascerana (AV). Affresco nella Cappella del SS. Rosario.
Fu realizzato dal pittore  Alberto Sforza nel 1721 su commissione del Cardinale Vincenzo Maria Orsini. Perfettamente leggibile è la firma del pittore: “Albertus Sforza pictor, humilis serviens eminentissimo Cardinal Ursini hoc opus fecit Annus Domini 1721”.

 

 


Greci (AV) Chiesa parrocchiale San Bartolomeo. Lapide celebrativa della consacrazione dell’altare maggiore avvenuta il 3 luglio 1710. Il sacro tempio, invece, era già stato consacrato dallo stesso cardinale il 22 giugno 1706. A ricordo di questo evento fu apposta una incisione, dettata dallo stesso prelato, perdutasi, purtroppo, nei secoli scorsi. Giovanni Orsogna, studioso di storia locale è riuscito a riprodurla, ricavandola dagli archivi parrocchiali.


AECCLESIAM HANC IN HONOREM DEI
ET SANCTI BARTHOLOMAEI APOSTOLI
UNAM CUM IPSIVS ALTARI MINORI
AD HONORE^ PRINCIPIS DEXTERAM COLLOCATO
IN HONOREM BEATAE VIRGINIS MARIAE DE ROSARIO
SS. DOMINICI , HYACINTI CONFESSORIS, CATHARINAE
SENENSIS
ET ROSAE LIMANAE V. V.
SOLEMNITATU RITU DEDICANS DIE XXI IUNII MDCCVI
SACRAVIT
FRATER VINCENTIUS MARIA ORDINIS PREDICATORUM
EPISCOPUS TUSCULANUS S.R.E. CARDINALIS URSINUS
ARCHIEPISCOPUS
QVI SIMUL ET EODEM TEMPORE ALTERUM E REGIONE
ALTARE IN HONOREM
B.V. MATRIS DEI MARIAE . SS. ANTONII PATAVINI AC
FRANCISCI XAVERII CONFESS.
SACRIS EISDEM MISTERIIS INITIAVIT ET SEGUENTI DIE
RELIQUA HAEC DUO ALTARIA
PRIMVM B.V. MARIA ANNUNCIATAE ET SECUNDUM DIVI
PHILIPPUI NERI
SOLEMNITER ETIAM NUNCUPAVIT. OMNIBUS VERO
FIDELIBUS ECCLESIAM IPSAM VISITANTIBUS
DOMINICA POST FESTUM DEDICATIONIS ISTIUS ECCLESIAE
METROPOLITANAE
CUM QUA ANNIVERSARIAM HUIUS CONSECRATIONIS DICTAE
TRANSTULIT CENTUM INDULGENTIAM DIES PERPETUO CONCESSI

 

 

Alcuni esemplari di parati donati da Benedetto XIII alla Chiesa Santa Maria Assunta di Montecalvo Irpino e alla Chiesa San Bartolomeo di Benevento.

 

Piviale, Tunicella e cartiglio con l'incisione: “PRO MONTECALVO A.D. MDCCXXIV“
Lampasso piviale 140 250 cm.; pianeta 119 76 cm.; manifattura romana (attr.) XVIII sec., 1724 Montecalvo Irpino, Chiesa di Santa Maria Assunta

Descrizione del disegno
Gallone: in oro filato su anima di seta gialla, cm. 3; è presente sulla pianeta, sul piviale, sulle tunicelle e al centro e sulle testate di manipoli e stole,
dove forma delle croci. Frange: composte da seta rossa e oro filato su anima di seta gialla, cm.10; bordano, in basso, manipoli, stole,velo omerale e il cappuccio del
piviale, sottolineandone la particolare sagomatura.Trina: oro filato su anima di seta
gialla, cm. 1,5; rifinisce i bordi del piviale, della pianeta, delle tunicelle e del velo omerale. Cartiglio: applicato in basso, sul piviale, sulle tunicelle e sulla pianeta,
presenta la scritta “PRO MONTECALVO A.D. MDCCXXIV“.

 

Piviale,  Tunicella, Lampasso piviale 140 250 cm.; tunicelle 110 70 cm.; manifattura romana (attr.) XVIII sec., 1724 Benevento, Curia Arcivescovile

Descrizione del disegno.
Gallone: in oro filato su anima di seta gialla, cm. 3; è presente sul piviale,sulle tunicelle e al centro e sulle testate del manipolo e della stola, dove forma delle croci Trina: di due tipi, una in oro filato su anima di seta gialla, cm. 1,5, che borda, in basso, manipolo, stola e il piviale con il relativo cappuccio;
un’altra di cotone giallo, cm. 1,5, che rifinisce le due tunicelle. Cartiglio: applicato in basso, sul piviale e sulle tunicelle, presenta la scritta “PRO S. BARTOLOMEO A.D. MDCCXXIV”, poco leggibile. 

Fonti: “Inventario delle Suppellettili Sagre donate dalla Santità di N.ro Sig. re Benedetto Papa XIII fatte à proprie spese dal primo Giugno MDCCXXIV. Biblioteca Capitolare di Benevento, manoscritto 486.
“Registro delle Sante Visite 1724 – 1728”, Archivio Parrocchiale di Montecalvo Irpino.
“Editti e Decreti S. Visita 1686 – 1811”, Archivio Parrocchiale di Paduli.
“Inventario di Suppellettile sacre donata alla Santità di N.ro S.re Benedetto PP. XIII, e da esso donata ad altre chiese, e parte ritenuta per uso proprio dalli 29 maggio 1724. Biblioteca Capitolare di Benevento, manoscritto 487.

 

Il parato donato dal pontefice,  alla cattedrale di Montemarano, uno dei tanti comuni della diocesi.

 

Montemarano (BN). Pianeta viola a racemi Broccatello.

La pianeta fa parte di un ricco parato che comprende numerosissimi pezzi, con analogo in rosso e bianco, fa parte della stessa donazione papale, come dimostra il cartiglio, in basso, nella parte posteriore, con scritta “Anno Jubilei MDCCXXV”.

 

Piviale di damasco rosso Damasco classico. Il piviale conserva finiture originali e reca un cartiglio con scritta: “Anno Jubulei MDCCXXV, l’anno giubilare in cui, Benedetto XIII, era già papa da un anno.

Pianeta in damasco bianco Damasco classico. Anche questo parato, per il cartiglio riproducente la scritta dedicatoria: “Anno Jubilei MDCCXXV” è da attribuire, come dono papale, a Benedetto XIII, il quale provvide a dotare la Chiesa di Montemarano dei paramenti sacri di tutti i colori liturgici.

Quello a destra è l’ultimo esemplare del donativo fatto da Benedetto XIII. Di colore verde, altro colore liturgico.
Anche, sulla parte bassa posteriore della pianeta è leggibile il solito cartiglio che riconduce all’Anno Santo del 1725, celebrato dall’Orsini.

 

 

L’INNAMORATO DI SAN FILIPPO NERI

 

Roma, Santa Maria in Vallicella, Stanze di San Filippo. Miracolo di San Filippo Neri a Vincenzo Maria Orsini, futuro Benedetto XIII. Olio su tela, 99,5 x 74,5 cm. Il dipinto è citato per la prima volta nel 1726 in un inventario di mobili della Chiesa Nuova. Attraverso il cartiglio dorato posto in cima alla cornice apprendiamo che si tratta di un dono offerto agli Oratoriani dal cardinale Pietro Ottoboni (1667 – 1740) a cui il pontefice aveva donato il quadro sapendolo legatissimo alla Comunità presso la quale aveva trascorso un periodo di meditazione spirituale nel 1724.

 

 

Roma. Stanze di san Filippo Neri alla Vallicella. Nella foto una cassa funebre nella quale è stato deposto, per un breve periodo, il corpo del Santo. Sul sarcofago ligneo sono visibili il busto in argento del Neri, eseguito dall’orefice bolognese Pietro Zagnoni (1689) e due urne contenenti alcune reliquie. Sulla parete, come sfondo, un’iscrizione marmorea ricorda l’introduzione della festa di precetto nella diocesi di Roma, il 26 maggio, giorno di s. Filippo Neri, stabilito da Benedetto XIII nel 1725.

 

Ovale, che riproduce una effige di Benedetto XIII, situato nelle stanze di San Filippo alla Vallicella di Roma. L’opera, dai critici d’arte, viene attribuita al Bracci.

 

Roma, Santa Maria in Vallicella, Sacrestia. Piviale in seta laminata in argento e ricami in oro e seta laminata in oro, 135 x 290 cm.
Il piviale è in seta laminata in argento con decorazioni floreali in oro: nel bordo ci sono due stemmi pontifici di papa Orsini e sei scudi con immagini di santi: Caterina, Domenico, Pietro, Paolo, Tommaso e Rosa. Il piviale è ricoperto di ricami a punto a stelo, punto piatto e punto passato con grande profusione di lustrini. Sullo scudo un ricamo che ritrae l’Assunta. Esso fu donato alla Vallicella da Benedetto XIII Orsini (1724-1730) che era particolarmente devoto a San Filippo a cui attribuiva la propria salvezza nel corso del terremoto di Benevento del 5 giugno 1688.

Particolare anteriore basso del piviale con lo stemma papale dell’Orsini.

Altro particolare più ravvicinato dello stesso stemma pontificio.

L’immagine dell’Assunta riprodotta sullo scudo posteriore del sacro arredo.

La parte centrale con particolare dell’intero scudo con l’effige ricamata dell’Assunta.

Il prezioso e pregevole parato visto interamente nella sua parte posteriore.

 

L’altro particolare di questo manufatto è l’effige ricamata che riproduce Santa Caterina da Siena

L’effige qui  riprodotta è quella di San Paolo

In questo riquadro è raffigurato il Principe degli Apostoli

 

L’effige riprodotta su quest’altra parte dello stesso piviale è quella di San Domenico, fondatore dell’Ordine a cui Benedetto XIII apparteneva.

Infine, non poteva mancare l’omaggio al dotto acquinate, San Tommaso, padre della Summa Teologica

L’immagine riprodotta è quella di Santa Rosa da Lima, santa domenicana

 

 

Gravina in Puglia (BA). Chiesa di san Domenico, cappella di san Filippo Neri fatta realizzare dalla mamma del cardinale Orsini, la duchessa Giovanna Frangipane della Tolfa, a ricordo del terremoto di Benevento e dello scampato pericolo a cui sfuggì il figlio, grazie al miracoloso intervento di san Filippo. La cappella, arricchita da questa tela del XVII,  fu consacrata dallo stesso cardinale il 4 maggio 1690, in occasione di una delle periodiche visite che rendeva alla madre, diventata, nel frattempo, suor Maria Battista dello Spirito Santo, essendosi fatta suora dopo la morte del marito, e aver fondato il convento delle domenicane di Santa Maria.

 

 

 

Napoli. Biblioteca dei padri dell’Oratorio. Busto in bronzo, opera dello scultore Giacomo Giardini, e  lo stemma di Papa Benedetto XIII raffigurato nei 4 pennacchi della grande tela della Sala Vico.

 

 

Pianeta donata al Pontefice, nel 1725, dal polacco Michele Krasowski insieme a tutto il resto del parato che, a sua volta, l’Orsini donò ai padri Filippini, detti anche Girolamini, di Napoli. Purtroppo, il resto del parato è andato perso o distrutto, così come è stato trafugato l’abito che indossava al momento del terremoto di Benevento del 1688 e che aveva donato a questa chiesa in segno di gratitudine nei confronti di San Filippo Neri che non lo aveva fatto soccombere sotto le macerie e le rovine del palazzo vescovile crollato.

 

 

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