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Nello specifico, il presente articolo è stato realizzato
dal Prof. Renzo Barbattini dell'Università
di Udine, unitamente ad Anna Gloria Sabatini), che
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Periodico) ."
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IL MIELE E LO SPORT
di Renzo Barbattini* ed Anna Gloria Sabatini**
Notiziario ERSA 1/2007
Apicoltura
*Dipartimento di Biologia applicata alla Difesa
delle Piante – Università di Udine
**Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura
- Istituto Naz.le per l'Apicoltura - Bologna
Fig. 1

Graffito: scena di raccolta
del miele. Matopo
Hills (Zimbabwe)
|
Fig. 2

Disegno rupestre:
scena di raccolta del
miele. Grotta Cueva de la
Araña (Spagna) (ca.
7000 a. C.) |
|
E’ noto che il miele rappresenta nella mitologia classica il cibo degli
dei e che i graffiti rupestri che risalgono a settemila
anni fa, trovati in diversi Paesi, testimoniano il tempo
in cui l’uomo conosceva e consumava il miele (figg.
1 e 2).
Liquido o cristallizzato, millefiori o uniflorale,
di sapore delicato o intenso, dolce, floreale, fruttato,
erbaceo, pungente, amaro, oggi ciascuno ha la possibilità
di scegliere secondo il proprio gusto. Può essere
consumato come tale, a colazione e a merenda, come dolcificante
delle bevande (tè, latte, tisane, succo di limone
e di arancio, caffè, bevande alcoliche). Si accoppia,
oltre che con tutti i tipi di pane, con la frutta, lo
yogurt, il burro e molti formaggi (ricotta, pecorino,
parmigiano, per citarne alcuni).
|
******
USI E PROPRIETÀ DEL MIELE
Moltissimi sono gli usi in cucina, come ingrediente nella
preparazione di dolci: numerosissimi sono ad esempio i dolci
tradizionali regionali che prevedono l’impiego del miele.
Ugualmente diverse ricette utilizzano il miele come ingrediente
di salse e nella preparazione di carni e, in generale, di
cibi salati: i testi specializzati reperibili in commercio
che riportano ricette di cucina in cui è previsto l’uso
del miele sono numerosi.
Non si deve infine dimenticare che oltre al settore alimentare,
il miele ha trovato da sempre largo impiego anche in altri
campi quali la cosmesi e lo sport.
Molti usi del miele sono legati alle proprietà terapeutiche.
In effetti, le virtù terapeutiche attribuite al miele
nel corso del tempo, tramandate dalla medicina popolare, riportate
da testi e riviste più o meno specializzati, riprese
secondo i corsi e i ricorsi della moda, sono numerosissime.
Il miele agirebbe favorevolmente su vari disturbi dell’apparato
respiratorio, circolatorio e digestivo, sul fegato, sulla
dentizione dei bambini favorendo la fissazione del calcio.
L’elenco potrebbe continuare, ma in realtà, anche
se alcune di queste azioni sono state occasionalmente verificate,
manca una sperimentazione clinica in grado di supportare ogni
affermazione. Tale carenza è causata soprattutto dal
fatto che ci si trova di fronte a un prodotto mai uniforme,
mai identico, mai stabile. D’altra parte non risulta
una ricerca approfondita sulla composizione del miele utilizzato
nelle sperimentazioni effettuate.
Allo stesso modo non trova riscontro scientifico la frequente
tendenza ad attribuire ai mieli uniflorali le attività
farmacologiche proprie delle piante da cui derivano.
E’ stata invece verificata un’attività
antibatterica, sia nel miele tal quale (dovuta alla concentrazione
zuccherina e al suo pH acido) che in soluzioni diluite. Quest’ultima
attività, attribuita per lungo tempo a una sostanza
di natura sconosciuta definita col nome generico di “inibina”,
sarebbe dovuta all’azione dell’enzima glucoso
ossidasi che, in particolari condizioni di diluizione, produce
acqua ossigenata e acido gluconico a partire dal glucosio.
Sarebbe l’accumulo di acqua ossigenata (che viene successivamente
distrutta) a conferire attività antibiotica alle soluzioni
di miele.
Questo meccanismo, il cui significato biologico consiste probabilmente
nel proteggere dall’attacco microbico il miele in formazione
(quando ancora non è efficiente il sistema di inibizione
dovuto alla elevata concentrazione zuccherina), sarebbe alla
base di una parte dell’attività antibatterica
esplicata dal miele sulle ferite e potrebbe spiegare anche
alcune altre attività tradizionalmente riferite a questo
prodotto.
Anche altre sostanze presenti nel miele (polifenoli) sembrano
possedere un’attività di tipo antibiotico.
Verosimilmente la maggior parte dei benefici riconosciuti
dalla tradizione al miele possono essere ricondotti a una
generica azione trofica e all’effetto emolliente, blandamente
lassativo, epato-protettore e detossicante del fruttosio.
Appare più opportuno, comunque, prendere in considerazione
il miele come alimento piuttosto che come farmaco: il suo
valore nutritivo, al pari della sua gradevolezza, è
certamente più sostenibile con validi argomenti, anche
se è necessario ricordare che non è un alimento
completo a causa del trascurabile contenuto in protidi, lipidi
e vitamine.
******
ASPETTI NUTRIZIONALI
La composizione del miele, che comprende glucosio e fruttosio
associati ad acidi organici, sali minerali, enzimi, aromi
e tante altre sostanze, ne fa un alimento unico e del tutto
particolare.
Il miele è un alimento glucidico a elevato potere energetico.
Fornisce 320 calorie/100 g contro le 400 circa del saccarosio
o zucchero di barbabietola. A livello dietetico permette quindi
di realizzare un piccolo risparmio calorico. Essendo poi composto
prevalentemente da zuccheri semplici (glucosio e fruttosio)
presenta una facile digeribilità. Il glucosio, infatti,
entra direttamente in circolo e viene quindi utilizzato immediatamente,
mentre il fruttosio è consumato più lentamente
e funziona da riserva energetica in quanto, prima di essere
utilizzato dall’organismo, deve essere trasformato in
glucosio.
La metabolizzazione avviene esclusivamente a livello epatico.
Il miele offre dunque un immediato apporto energetico, senza
richiedere un processo digestivo e quindi senza appesantire
lo stomaco. Tra gli alimenti energetici, occupa il rimo posto
nell’alimentazione dello sportivo: prima di una gara,
di un allenamento o comunque prima di uno sforzo fisico accresce
l’efficienza muscolare e la sostiene nel tempo. Per
lo stesso motivo è indicato nell’alimentazione
geriatrica e nella dietetica dell’età scolare,
come in tutti i momenti in cui è elevato il fabbisogno
energetico. La presenza, accanto agli zuccheri semplici, di
sali minerali, enzimi, sostanze aromatiche e oligoelementi,
contribuisce ad aumentare le potenzialità nutritive
del miele.
Tra l’altro, negli ultimi anni il miele viene aggiunto
al latte in polvere e in genere agli alimenti destinati alla
prima infanzia, in quanto migliorerebbe la tolleranza al latte
vaccino.
Il potere dolcificante del miele è elevato, superiore
a quello del normale zucchero di barbabietola. Ponendo infatti
a 100 il potere dolcificante del saccarosio, quello del fruttosio
è 173 e quello del glucosio 74.
Il contenuto in minerali, definito anche come “ceneri”
in quanto rappresentano il residuo inorganico non volatile
del miele dopo carbonizzazione, è complessivamente
basso, anche se può variare notevolmente, nei diversi
tipi di miele, dallo 0,02 all’1% circa, e quindi, pur
se importante dal punto di vista nutrizionale, è insufficiente
per il fabbisogno umano. Le sostanze minerali sono rappresentate
prevalentemente da metalli. L’elemento maggiormente
rappresentato è il potassio, che costituisce la metà
o i 3/4 della quantità totale di questa frazione. Sono
inoltre presenti cloro, zolfo, sodio, calcio, fosforo, magnesio,
silicio, ferro, manganese,
rame. Altri elementi compaiono in tracce.
I minerali contenuti nel miele provengono dal terreno in cui
vive la pianta: essi vengono assorbiti dalla pianta stessa
e, attraverso la linfa, raggiungono il nettare e la melata
che l’ape raccoglie. Ricerche specifiche hanno evidenziato
una correlazione tra presenza di elementi rari e origine geografica
di un miele: si è rilevato che mieli di uguale origine
botanica provenienti da diversi territori possono avere un
diverso contenuto di elementi rari.
La quantità di sali minerali è uno dei principali
fattori che determinano il colore del miele. Infatti, sebbene
esso dipenda anche da altri fattori in parte ancora sconosciuti,
generalmente i mieli chiari (provenienti dal nettare di robinia,
rosmarino, agrumi, sulla, rododendro) sono poveri in sostanze
minerali, mentre quelli più scuri, in particolare il
miele di castagno e i mieli di melata (provenienti da sostanze
escrete da insetti ad apparato boccale pungente-succhiante
che si nutrono della linfa delle piante infestate), ne sono
più ricchi.
******
I MIELI DI MELATA
Fig. 3

Diversi tipi di miele prodotti in regione.
Il miele più scuro (quasi nero) è quello
ottenuto dalla melata di Metcalfa pruinosa (Foto
Gazziola)
|
|
La gran parte dei mieli di melata sono di colore scuro
(dall’ambra fino quasi al nero), dotati di un
debole potere dolcificante, di sapore forte e lungamente
persistente in bocca; tra questi non fa eccezione quello
derivante dalla melata di Metcalfa pruinosa
(Say) (Homoptera Rhyncota Auchenorrhyncha Flatidae)
(fig. 3).
Questo insetto fitofago (fig. 4), originario dell’America
settentrionale e centrale, è stato introdotto
accidentalmente in Italia alla fine degli anni ‘70.
Esso, grazie alla sua polifagia, alla notevole mobilità
degli adulti e all’assenza di predatori specifici
autoctoni, si è diffuso in breve tempo in molte
regioni italiane. Caratteristica di M. pruinosa è
un’abbondante produzione estiva di melata che
viene raccolta dalle api le quali ne ottengono un caratteristico
miele. |
Fig. 4

Adulti di metcalfa su Robinia pseudacacia
Sulle foglie si nota l’abbondante melata
(Foto Greatti)
|
Grazie a tale risorsa zuccherina nella nostra regione
le api sono state in grado per vari anni di dotarsi
di abbondanti scorte invernali e di fornire agli apicoltori
buone produzioni di miele. Infatti nella seconda metà
degli anni ‘80 e nella prima metà degli
anni ‘90, apicoltori con alveari dislocati nella
pianura friulana hanno prodotto anche oltre 40 kg/alveare
in 50 giorni di raccolto (fig. 5). Negli ultimi anni,
le popolazioni dell’insetto si sono ridotte in
modo significativo durante il mese di luglio al momento
della comparsa degli individui adulti; si sono perciò
verificate limitate infestazioni e, di conseguenza,
una riduzione di melata. Oltre alla scarsa produzione
di miele di melata, si è venuta a creare negli
alveari una ben più grave carenza di scorte glucidiche,
indispensabili all’ottimale svernamento delle
colonie. |
Fig. 5

Stoccaggio di fusti contenenti miele di melata di metcalfa
in un’azienda apistica (Foto Barbattini) |
Le cause della fluttuazione della densità
di popolazione di metcalfa riscontrata potrebbero essere
molteplici e imputabili per lo più a fattori
biologici (ad es. l’attività di limitatori
naturali quali insetti entomofagi: tra questi è
da ricordare il successo dell’introduzione dell’imenottero
Neodryinus typhlocybae), meteorologici (es. estate eccessivamente
calde, piogge intense) o antropici (es. ampio utilizzo
di fitofarmaci). Le caratteristiche chimico-fisiche
del miele di melata sono riportate in tabella 1 e indicano
che si tratta di un prodotto di buona qualità,
molto apprezzato nei Paesi dell’Europa centrale,
tradizionalmente consumatori di mieli scuri. In Italia
l’uso di questo prodotto è meno diffuso,
ma trova particolari sostenitori tra gli sportivi (fig.
6) che lo scelgono soprattutto per l’elevato contenuto
in elementi minerali utili per ripristinare l’equilibrio
idrosalino. In generale,
l’apporto di zuccheri facilmente assimilabili
e di microelementi importanti dal punto di vista nutrizionale
quali il potassio, di cui il miele di melata è
molto ricco, lo rendono un alimento sano e naturale.
Proprio perciò, questo prodotto merita una più
ampia considerazione anche nel nostro Paese e, conosciutene
le proprietà e le caratteristiche, un uso più
diffuso tra gli sportivi e quanti, a vari livelli, praticano
attività fisiche.
Infine, sarebbe opportuno diffondere maggiormente la
conoscenza e l’uso del miele tra i bambini e i
ragazzi che, molto numerosi, praticano attività
sportiva soprattutto a livello dilettantistico: ne acquisterebbero
vantaggi sia nei risultati che nella loro crescita (fig.
7) |
Fig. 6

Il miele di melata, grazie all’elevato
contenuto in elementi minerali è indicato
per l’attività sportiva (Foto Rossi)
|
Fig. 7

Miele in formulazione adatta agli sportivi
(Foto Loschi)
|
| |
|
M |
Ds |
|
Acqua
|
g/100 G
|
15,8
|
|
Hmf
|
|
|
|
Diastasi
|
|
|
|
Invertasi
|
NI
|
|
|
Prolina
|
mg/100 G
|
|
|
Conducibilità Elettrica
|
|
|
|
Rotazione specifica |
|
|
|
Colore |
|
|
|
Ph |
|
|
|
Acidità Libera |
meq/Kg |
|
|
Lattoni |
|
|
|
Acidità Totale |
|
41,3 |
|
Fruttosio |
|
|
|
Glucosio |
|
|
|
Saccarosio |
g/100 G |
0,1 |
|
| Maltosio |
g/100 G |
|
|
Isomaltosio |
g/100 G |
2,0 |
|
Fruttosio |
|
55,4 |
4,7 |
Tab. 1 - Caratteristiche
chimico-fisiche del miele ottenuto
dalla melata di metcalfa (da Barbattini e Sabatini,
2003)
Ringraziamenti
Si desidera ringraziare Giovanni Rossi (Copra
volley, Piacenza) per la collaborazione prestata.
Bibliografia consultata
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of metcalfa honeydew honey produced in Italy. Proceedings
of the XXXVIII Apimondia International Apicultural Congress,
Ljubljana, Slovenia, August 24-29, 2003 (cd-rom, poster n.
157).
Barbattini R., Fugazza S., 2006 — L’ape nell’arte
antica. Apitalia, 33 (10): 12-17.
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e l’apicoltura. Atti Accademia Nazionale di Entomologia.
Rendiconti, 49, 149-163.
Barbattini R., Gazziola F., Greatti M., Marizza S., Grillenzoni
F.V., Serra G., Sabatini A.G., Sillani S., 2002 – Metcalfa
pruinosa (Say): biologia e miele derivato dalla melata.
Atti Conv. Finale AMA “Il ruolo della ricerca in apicoltura”,
(a cura di Sabatini, Bolchi Serini, Frilli, Porrini) - Bologna,
14-16 marzo 2002, INA-MIPAF: 313-320.
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Gazziola F., 2002 – I mieli del Friuli Venezia Giulia.
Notiziario ERSA, n.s., 15 (5): 64-68.
Greatti M., Barbattini R.,Marizza S., 2002 – L’interesse
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Lucchi A., 2000 - Interesse apistico. In: La Metcalfa negli
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Legge n. 753 del 12/10/1982 – Recepimento della direttiva
del Consiglio della Comunità economica europea riguardante
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della CEE concernenti il miele. G. U. 19/10/1982: 288.
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Metcalf Z.P., 1957 - General catalogue of Hemiptera. - Fasc.
IV, Fulgoroidea, Part. 13, Flatidae and Hypochthonellidae.
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Persano Oddo L., Sabatini A. G., Accorti M., Colombo R., Marcazzan
G. L., Piana M. L., Piazza M. G., Pulcini P., 2000 –
I mieli uniflorali italiani. Nuove schede di caratterizzazione.
- Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. 107 pp.
Persano Oddo L., Piana L., Sabatini A.G., 2001 - Conoscere
il miele: guida all’analisi sensoriale. Edizioni Avenue
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Persano Oddo L., Piro R., 2004 – Main European unifloral
honeys: descriptive sheet. Apidologie, 35 (Suppl.1), S38-S81.
Piazza M.G., Accorti M., Persano Oddo L., 1986 - Indagine
sulle caratteristiche chimico-fisiche dei mieli italiani di
castagno e di melata. - Apicolt. mod., 77: 47-51.
Sabatini A.G., 2002 – Il miele. In “Apicoltura.
Il Sapore di una Storia. I prodotti dell’apicoltura”
a cura di Sabatini A.G. e Carpana E., Ist. Naz., Apicoltura,
Bologna, Ed. Leader II: 9-30.
Sabatini A.G., Spina D., 1972 - Il miele di foresta (o di
melata). - Monti e boschi, 23 (4): 29-38.
Sillani S., Barbattini R., Greatti M., Zoratti M.L., 1997/1998
- La comparsa di un nuovo prodotto alimentare: aspetti tecnici
ed economici. Il miele di melata di Metcalfa pruinosa.
Agribusiness Paesaggio & Ambiente, 2 (2-3): 226- 307.
Villani A., Zandigiacomo P., 2000 – Successo delle immissioni
dell’entomofago Neodryinus typhlocybae (Ashmead)
contro Metcalfa pruinosa (Say) in Friuli –
Venezia Giulia. Notiziario ERSA, n.s., 13 (3): 41-45.
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